Bibliografia sul Carcere

A cura di Anna Maria Licastro e Silvia Randino - aggiornata a Maggio 2012.

I materiali proposti (libri, articoli da riviste e documentazione grigia), elencati per anno di pubblicazione in ordine decrescente, sono disponibili presso la Biblioteca del Centro Studi, Documentazione e Ricerche del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento della Biblioteca. L’elenco proposto non esaurisce quanto posseduto in biblioteca sul tema in oggetto. Per ulteriori approfondimenti, consultare il catalogo.

Il percorso proposto è articolato in base alle voci seguenti:

N.B. Ricordiamo inoltre che in diversi istituti di pena si pubblicano riviste: hanno spesso una diffusione limitata, ma sono un'occasione per comunicare con il mondo esterno, per esprimere istanze, emozioni e raccontare storie. Elenchiamo qui alcune testate, chi volesse consultarle può rivolgersi alla nostra Biblioteca o direttamente alle redazioni.

Carcere

Fabio Fiorentin
Dallo svuota carceri all'efficienza del processo civile: in campo le prime misure contro i mali di settore
In Guida al Diritto Il Sole 24 Ore: settimanale di documentazione giuridica, n. 3 (gen. 2012) pp. 10-15
L'articolo prende in esame il quadro degli interventi in materia di giustizia civile e penale approvato dal Consiglio dei Ministri il 16 dicembre 2011. I provvedimenti si concentrano in particolare sulla riduzione del sovraffollamento carcerario, affrontato con un decreto legge di immediata vigenza (Dl 22 dicembre 2011 n. 211) e sul recupero di efficienza del processo penale e civile.

A cura di Daniela Ronco, Alessio Scandurra, Giovanni Torrente
Le prigioni malate. Ottavo rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia
Edizioni dell'asino, 2011
L'ottava edizione del Rapporto condizioni di detenzione in Italia è frutto del lavoro dell'Osservatorio di Antigone che da oltre quindici anni entra in tutti gli istituti di pena italiani per restituire una fotografia del sistema penitenziario. Dal primo rapporto, "Il carcere trasparente", la filosofia di fondo del lavoro non è cambiata: nessun luogo pubblico deve mai rimanere oscuro, e tanto meno il carcere. Dai numeri alle cause del sovraffollamento, dai diritti negati ai detenuti alle riflessioni sull'edilizia penitenziaria, il Rapporto è uno strumento indispensabile per affrontare i problemi e farsi domande sul sistema carcerario, una parte della società che non può essere ignorata.
Collocazione Centro Studi: 26R08

Vincenzo Ruggiero
Il delitto, la legge, la pena. La contro-idea abolizionista
Edizioni Gruppo Abele, 2011
Il carcere scoppia in ogni parte del mondo. Il numero dei detenuti aumenta ovunque in modo esponenziale pur in una sostanziale stabilità del numero dei reati. Parallelamente cresce il senso di insicurezza dei cittadini dimostrato, tra l'altro, dal boom degli acquisti di armi per difesa personale. In questo contesto ripensare la natura, la funzione e la filosofia della pena non è una fuga in avanti ma un necessario esercizio di realismo. È questo il senso del volume di Ruggiero, professore di Sociologia presso la Middlesex University di Londra, che esamina criticamente, partendo dai classici, le idee che stanno alla base dei sistemi penali moderni e della stessa concezione dei delitti e delle pene. Le domande sono quelle di sempre: chi punire? Perché punire? Come punire? L'approccio è quello "abolizionista" dove per abolizionismo si intende non tanto un programma compiuto di interventi quanto "un approccio, una prospettiva, una metodologia, uno specifico angolo di osservazione" alternativi al pensiero unico repressivo e finalizzati alla individuazione di "qualcosa di meglio" dell'attuale sistema penale.
Collocazione Centro Studi:  15242

Luigi Manconi, Valentina Calderone
Quando hanno aperto la cella; Stefano Cucchi e gli altri
Il Saggiatore, 2011
In Italia in carcere si muore. Alcuni sono suicidi, alcuni no. Si muore durante un arresto, una manifestazione di piazza, un trattamento sanitario obbligatorio. Dietro le informazioni istituzionali spesso c'è un'altra storia. Un uomo che muore in carcere è il massimo scandalo dello Stato di diritto. Gli autori ascoltano, raccolgono e portano alla luce storie di persone, spesso giovani, che entrano nelle carceri, nelle caserme e nei reparti psichiatrici e ne escono morte. In ognuna di queste morti, la morte dello Stato di diritto.
Collocazione Centro Studi: 15231

A cura di Ornella Favero
Parliamo di trattamenti inumani e degradanti; Intervista a Mauro Palma
In Ristretti orizzonti : Periodico di informazione e cultura dal Carcere Due Palazzi di Padova, n. 1 (gen.-feb. 2011), pp. 2-13
L'articolo riporta una lunga intervista a Mauro Palma, Presidente del Comitato Europeo per la Prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti. Partendo dal ruolo del Comitato vengono affrontati vari problemi che riguardano le carceri, come il sovraffollamento, l'assistenza sanitaria e i diritti dei detenuti.

Antonio Salvati
Proposte di riforma dell'ordinamento penitenziario e del sistema sanzionatorio negli ultimi anni  
In La Rivista di Servizio Sociale: Studi di Scienze Sociali applicate e di Pianificazione sociale, n. 3 (ott. 2011), pp. 3-23.
L'articolo sottolinea come negli ultimi anni, nel nostro Paese, l'interesse per la realtà del carcere si è sviluppata a causa della dilagante retorica sicuritaria promossa dalle varie classi politiche: il carcere viene indicato come soluzione ai più variegati fenomeni sociali, dalla droga alla clandestinità. Non sono mancate proposte di revisione della disciplina delle misure alternative alla detenzione e del sistema sanzionatorio, aventi in comune la doppia finalità di attuare una pena dai contenuti rieducativi che riesca a garantire il recupero del condannato e ad assicurare maggiore sicurezza alla collettività.

Franco Corleone
Il carcere e la crisi della giustizia
In Il Mulino:rivista bimestrale di cultura e di politica, n. 6 (2011), pp. 956-964
L'autore, già parlamentare e sottosegretario al ministero della Giustizia, è garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze. Nell'articolo egli propone una riflessione sul tema del sovraffollamento carcerario inteso non come affollamento delle celle, ma come eccessivo numero di detenuti, incompatibile con lo Stato di diritto. La riflessione è quindi più ampia e riguarda la giustizia, il suo funzionamento, i suoi scopi e i suoi risultati che si depositano nel carcere. Secondo l'autore, una riforma del carcere non può prescindere da una riforma della giustizia, a cominciare da un nuovo Codice Penale, che dovrebbe prevedere pene alternative e riservare il carcere a chi attenta alla vita, alla persona, all'ambiente, alla criminalità organizzata e dei colletti bianchi, dimezzando così il numero dei detenuti.

Pietro Buffa
La profezia penitenziaria: se il carcere diventa un laboratorio sociale.
In Rassegna Italiana di Criminologia:Organo ufficiale della società di Criminologia, n. 3 (2011), pp.49-64.
L'autore, dirigente penitenziario del carcere Lorusso e Cotugno di Torino presenta un excursus storico dell'evoluzione del carcere sia in termini di finalità ad esso sottese, sia di condizioni di vita al suo interno; egli fotografa, inoltre, l'attuale condizione di perenne sovraffollamento, anche descrivendo le caratteristiche di un'ampia fetta di popolazione penitenziaria, a causa delle quali l'accesso alle misure alternative e la predisposizione di un proficuo programma di reinserimento sul territorio divengono, praticamente, impossibili. Particolare attenzione viene concessa tanto ai temi connessi alla recidiva quanto a quelli riguardanti il difficile operato degli agenti di custodia, del personale dell'area di trattamento e di quella sanitaria.

Salvatore Verde
Il carcere manicomio. Le carceri in Italia fra violenza, pietà, affari e camicie di forza
Sensibili alle foglie, 2011
Il libro denuncia la proliferazione di nuovi luoghi dell’internamento, indotta dal precipitare verso la forma carcere-manicomio del vasto panorama di istituzioni sociali nate con l’affermarsi dello stato sociale con il compito di governare il disagio, la sofferenza, la devianza, la diversità. Poiché si tratta di una dinamica estesa - che dalla prigione e verso la prigione costruisce nuovi saperi e poteri di gestione della crisi sociale contemporanea - secondo l'autore bisogna moltiplicare le vigilanze democratiche, le azioni di tutela, le pratiche di aiuto nei confronti delle persone che soffrono di disagio mentale.
Collocazione Centro Studi: 15488

A cura di Livio Pepino
Giustizia; La parola ai magistrati
Laterza, 2010
In queste pagine, sedici magistrati offrono un vocabolario di base per capire cos'è concretamente la giustizia e come funziona. Un'agile cassetta degli attrezzi per muoversi fra norme, leggi e codici. Parlare di giustizia analizzando alcune parole che caratterizzano il dibattito pubblico sul punto e il senso delle stesse è, secondo il curatore, un'operazione di chiarezza e di trasparenza.
Collocazione Centro Studi: 15248

Livio Ferrari
Di giustizia e non di vendetta. L’ incontro con esistenze carcerate 
Edizioni Gruppo Abele, 2010
Il volume si compone sostanzialmente di tre parti: la prima riguarda le vite carcerate, brevi biografie di persone incontrate dall'autore. La seconda parte è composta da una serie di riflessioni che toccano il mondo del carcere in una società che aumenta l'esclusione sociale, trattando il tema del lavoro, del ruolo degli operatori sociali, dell'incidenza della carcerazione sulle persone immigrate, delle scelte politiche e sociali che si possono evocare nello scenario futuro della società. L'ultima parte (Nuove leggi, perché non sia vendetta) raccoglie delle riflessioni sulla necessità di nuove normative in materia di esecuzione penale e una proposta di legge.
Collocazione Centro Studi: 13126

Giuseppe Certomà
Il carcere discarica e il tramonto del servizio sociale della giustizia
Sensibili alle foglie, 2010
Secondo l'autore, ricercatore e studioso dei problemi del servizio sociale, la sicurezza è il valore che ha aperto la strada allo smantellamento dello stato sociale e che ha contribuito alla formazione della stato social-penale, basato sulla tolleranza zero. Il volume raccoglie una serie di saggi, articoli e interventi sull'istituzione penitenziaria e sul lavoro sociale della giustizia, che l'autore ha elaborato in momenti e tempi diversi, e che esprimono il suo pensiero radicale.
Collocazione Centro Studi:15283

FFrancesco Cascini 
Il carcere. I numeri, i dati, le prospettive
In Questione Giustizia : bimestrale promosso da Magistratura democratica,n. 1 (2010), pp. 50-59
L'autore sottolinea come, per discutere della situazione carceraria, occorra tener conto della complessità del carcere e della necessaria organicità e sistematicità che dovrebbero caratterizzare eventuali interventi. Per questo motivo egli parte da alcuni dati - relativi al sovraffollamento e ai detenuti - che gli consentono di formulare qualche riflessione e di tracciare alcune prospettive per il futuro.

Christian G. De Vito
Camosci e gira chiavi. Storia del carcere in Italia 1943 – 2007
Laterza, Bari, 2009
L'autore, esperto di storia sociale dell'Italia repubblicana, parte dalla considerazione che il carcere è un'istituzione in continua trasformazione, sempre pronta a celarsi agli occhi di sguardi estranei. Nonostante il suo mutarsi nel tempo, esistono comunque determinati elementi che permangono, meccanismi che ne influenzano il funzionamento quotidiano. Nel gergo carcerario, "camosci" sono i detenuti e "girachiavi" gli agenti di custodia. Dagli istituti penitenziari, l'autore osserva la fase conclusiva della Seconda guerra mondiale ed il Dopoguerra, raccontando la storia di un miracolo economico sfocato, in quanto vissuto dietro le sbarre. Infine, analizza anche l'attuale situazione carceraria in Italia e le più recenti trasformazioni legate ai flussi migratori globali ed alle politiche fondate sulla sicurezza.
Collocazione Centro Studi: 14405

Lucia Castellano, Donatella Stasio
Diritti e castighi. Storie di umanità cancellata in carcere
il Saggiatore,  Milano, 2009
Dal 1990 ad oggi, nonostante i vari indulti, in Italia la popolazione dietro le sbarre è aumentata di oltre il doppio e si stima che presto toccherà quota 70.000. Il sovraffollamento produce condizioni igienico sanitarie disumane, violenza e abbrutimento, sprechi di risorse economiche e sociali. In aggiunta a tutto questo, esso è causa di politiche schizofreniche che producono carcere e poi cercano di correre ai ripari, che proclamano la tolleranza zero e rivendicano la certezza della pena ma non promuovono né legalità, né sicurezza. Le autrici, rispettivamente direttrice del carcere di Bollate e giornalista de Il Sole 24 Ore, si concentrano sul concetto e le motivazioni del sovraffollamento e su come esso possa ripercuotersi sull'identità del singolo detenuto e sul comportamento che mette in atto con gli altri.
Collocazione Centro Studi: 14543

Ettore Sutti ... [et al.]
L’occasione sciupata
In Scarp de' tenis : il mensile della strada, n. 120 (apr. 2008), pp.12-22
La rivista pubblica una serie di brevi contributi sulla situazione carceraria e sulle alternative alla detenzione, anche a seguito del provvedimento di indulto preso nell'estate 2006. Si segnala in particolare l'articolo "Una casa per riparare", riguardante l'iniziativa "Tzedaqah" che prenderà il via a Genova, per ospitare persone sottoposte a misure alternative e coinvolte in un percorso di reinserimento sociale. Si tratta di un risultato concreto del percorso di giustizia riparativa incominciato da un paio di anni.

Fabrizio Dentini
Detenzione e percezione della pena. Indagine sociologica sugli effetti del trattamento penitenziario
In SEAC Notizie : bimestrale di informazione, n. 1-2 (gen.-apr. 2008), pp.36-53
L'articolo riporta i risultati analitici di una indagine sociologica condotta nell'estate del 2006 (in seguito all'indulto) sugli effetti del trattamento penitenziario. Le interviste sono state somministrate a 20 persone di entrambi i sessi (su 70 contattate), con trascorso detentivo, alle quali è stato chiesto di raccontare il tipo di esperienza detentiva vissuta e il senso ad essa attribuito da ciascuno.

Assunto Quadrio
Oltre a sorvegliare e punire. Esperienze e riflessioni di operatori su trattamento e cura in carcere
Giuffrè, Milano, 2008
L'opinione pubblica si occupa di carcere solo a fronte di episodi definiti eclatanti, che suffragano l'idea comune che in carcere sussistano buone condizioni di vita, nella convinzione vigente che i soggetti devianti siano assolutamente da isolare, più che da sottoporre ad un adeguato percorso riabilitativo. Il testo cerca di dare voce a diversi operatori sulle principali problematiche della vita detentiva e della condizione del detenuto in carcere, nonché sulla condizione degli operatori penitenziari. I temi sono affrontati sia con inquadramenti generali che con dettagli specialistici. Il volume è articolato in quattro capitoli: 1) Pena, detenuti e condizione carceraria nell'ottica della psicologia sociale; 2) Psicologia, psicologi e ambiti d'intervento; 3) Gesti autolesivi in carcere; 4) Carcere e immigrazione. In particolare, alcuni paragrafi sono dedicati ai temi seguenti: giustizia riparativa e mediazione penale, trattamento dei "sex offenders", pedofilia tra condizione clinica e trattamento, etnopsichiatria e carcere.
Collocazione Centro Studi: 14356

Jaume Martin Barberan
Le pratiche di giustizia riparativa come alternativa alle attuali tendenze punitive
In Mediares: semestrale sulla mediazione, n. 12 (lug.-dic. 2008), pp. 100-108
Gli autori, nell'ambito del tema della prevenzione della delinquenza in Europa, dove si fanno sempre più pressanti le richieste di rafforzamento degli apparati repressivi, descrivono la pratica della giustizia riparativa. Partendo dalla presentazione di un caso specifico in Catalogna, presentano un’alternativa alle attuali tendenze punitive, soprattutto nell'ambito della giustizia minorile. Attraverso programmi di mediazione, consistenti nella riparazione da parte dell'autore del danno causato alla vittima, insieme a servizi e lavoro socialmente utili, la giustizia riparativa ha come priorità, invece che un fine compensativo della sanzione, la possibilità di recuperare le cose danneggiate al loro stato originale e la risoluzione del conflitto, coinvolgendo anche la comunità in una soluzione ragionevole ed adeguata, basata sul dialogo e sull'incontro con la persona e con il sistema giudiziario.

Cosimo Scaglioso
Il carcere, le vie dell'educazione
Guerra, Perugia, 2008
Secondo l'autore, ordinario di Educazione degli adulti presso l'Università per stranieri di Siena, il carcere è un segno del controllo sociale e una risposta alla paura e alla domanda di sicurezza della popolazione, anzichè un percorso lungo il quale il detenuto può mostrare il proprio profilo di persona e di cittadino e aprirsi a un dignitoso e positivo reinserimento sociale. Nella direzione di un carcere più umano, come auspicato dall'art. 27 della Carta Costituzionale, sono chiamate a dare un fattivo contributo iniziative di istruzione ed educazione, fermo restando che va regolata anche la società affinché, invece di creare condizioni di malessere, disagio, marginalità e povertà, produca uomini, posti di lavoro, percorsi di solidarietà e condizioni che favoriscano relazioni positive tra i cittadini. Il volume è arricchito da una rassegna tipologica dei complessi penitenziari più significativi, con immagini e notazioni non solo di ordine storico.
Collocazione Centro Studi: 08610

A cura di Luca Massari, Andrea Molteni
Alternative al cielo a scacchi
Franco Angeli, Milano 2006
Il volume ha origine dalla riflessione che si è sviluppata intorno all'esperienza di un progetto di accoglienza abitativa rivolto a persone sottoposte a misure penali. La prima parte del testo definisce il problema abitativo nell'ambito del sistema penale; la seconda e la terza parte presentano il progetto sopra citato, mentre l'ultima parte propone alcune riflessioni a partire dal testo biblico. Entrambi gli autori collaborano con l'Area carcere e giustizia della Caritas Ambrosiana.
Collocazione Centro Studi: 13154

Stefano Anastasia, Patrizio Gonnella
Patrie galere
Carocci, Roma 2005
Il testo descrive un viaggio nelle carceri italiane nell'epoca di una nuova grande trasformazione. Gli autori cercano di trasmetterne le mura, le sbarre, la fatica di viverci e quella di lavorarci. Dall'immatricolazione all'uscita, le ansie, le speranze, le storie di chi è costretto in galera in nome della legge e per conto di una società sofferente, che chiede alla pena e al carcere di essere rassicurata dalle paure che la tormentano. Il testo contiene anche appunti di filmografia e di siti Internet.
Collocazione Centro Studi: 12241

A cura di Giorgio Concato, Salvatore Rigione
Per non morire di carcere
Franco Angeli, Milano 2005
Il libro riapre la questione del malessere prodotto o aggravato dalla condizione detentiva ed illustra iniziative intraprese per individuarlo e contrastarlo, evitandone gli esiti estremi e più tragici: autolesionismi, tentati suicidi, suicidi. In una prima parte vengono presentate le iniziative di aiuto più significative realizzate dagli operatori del settore, mentre in una seconda parte queste vengono valutate da studiosi di questioni penitenziarie.
Collocazione Centro Studi: 12303

A cura di Franco Corleone, Alessandro Margara, Nicola Solimano
La detenzione sociale
In La nuova città, n. 8/9/10 (2004/2005), pp. 141-177
Molti dei materiali contenuti all'interno della rivista provengono dal convegno "Del carcere: solo questo sappiamo ciò che non è ciò che non vogliamo", tenuto a Firenze il 3 e 4/12/2004. La presente sezione comprende quattro articoli: "Carcere e territorio" revisited, di Massimo Pavarini; Un carcere senza bussola sociale, di Emilio Santoro; Il lavoro e il carcere, di Francesco Maisto; Carcere e tossicodipendenza, ovvero la retorica della galera dei "poveracci", di Grazia Zuffa.

Adriano Morrone
Il trattamento penitenziario e le alternative alla detenzione
Cedam, Padova, 2003
Il volume offre, nella prima parte, un quadro del sistema sanzionatorio vigente e dei suoi fondamenti teorici, e successivamente analizza il sistema penitenziario nella prospettiva della risocializzazione del condannato. Il tema del trattamento viene approfondito con particolare riferimento all'ideologia ad esso sottesa, e agli strumenti di intervento trattamentale in carcere; segue la trattazione delle misure alternative alla detenzione. Nella seconda parte, l'autore si sofferma sul trattamento dei detenuti stranieri e delle persone tossicodipendenti, nonché sulla tutela della salute del detenuto. Infine, sono trattate le problematiche penitenziarie dell'autore di condotte pedofile.
Collocazione Centro Studi: 11159

Mathiesen T.
Perchè il carcere?
Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1996
L'autore, norvegese, professore di sociologia del diritto presso l'Università di Oslo, è tra i rappresentanti più autorevoli della scuola penologica definita abolizionista. Dal volume emerge su tutte l'idea che "abolizionismo è soprattutto una prospettiva, un metodo di indagine e di milizia applicate a un oggetto, il sistema della giustizia criminale, che si intende depotenziare e tendenzialmente abolire" (dall'introduzione di Vincenzo Ruggiero). Il volume si avvale anche della prefazione di Amedeo Cottino.
Collocazione Centro Studi: 03465

Gonin D.
Il corpo incarcerato
Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1994
Il libro di Daniel Gonin, esponente di punta della medicina carceraria europea, è uno dei primi testi in Europa ad affrontare in modo scientifico e articolato, raccogliendo i frutti di una lunga esperienza, la sofferenza della detenzione e i mali che colpiscono il corpo recluso nel corso della segregazione.
Collocazione Centro Studi: 04854

Nils Christie
Abolire le pene? Il paradosso del sistema penale
Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1985
Nel volume Nils Christie, docente di criminologia presso l'Università di Oslo, assume una ferma posizione a favore di una riduzione drastica all'impiego delle pene intenzionalmente inflitte come mezzo di disciplina sociale. Sulla base di esperienze di alcuni sistemi sociali dove il ricorso alla pena è limitatissimo, egli ricava alcune condizioni generali che garantiscano una soglia minima alla sofferenza legale; la sua riflessione si spinge, poi, fino ad ipotizzare la sparizione della pena come castigo per il crimine commesso (il malum passionis ob malum actionis del retribuzionismo classico), in uno scenario sociale utopico, ove regnano umanità e generosità.
Collocazione Centro Studi: 03301

Carcere e lavoro

Gabriele Sapienza
Una nuova forza lavoro
In Le Due Città: rivista dell'amministrazione penitenziaria, n. 10 (ott. 2011), pp. 20-27
L'autore affronta il tema del lavoro penitenziario prendendo spunto da uno studio elaborato dalla Camera di commercio di Monza e Brianza, il quale stabilisce che il lavoro dei detenuti, in Italia, potrebbe valere più di 700 milioni di euro se lavorassero tutti i detenuti che hanno i requisiti per accedere al lavoro

A cura di Paola Marchett
La creatività femminile che resiste. Storia del marchio FUMNE
In Ristretti orizzonti : Periodico di informazione e cultura dal Carcere Due Palazzi di Padova, n. 11 (gen.-feb. 2011) , pp. 26-29
L'articolo riporta un'intervista a Monica Gallo, dell'associazione La casa di Pinocchio onlus, responsabile, insieme a Sara Battaglino, di un laboratorio per le detenute nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino. Il laboratorio produce oggetti, accessori femminili, artigianato con il marchio FUMNE (donna, in piemontese) ed è nato per strappare le donne detenute all'abbrutimento che la detenzione porta con sé, affinché la loro femminilità non venga persa. I prodotti vengono venduti in alcuni negozi di Torino e Milano e on-line.

A cura di Assunta Borzachiell
"Tessere" legami per riconquistare dignità
In Le Due Città : rivista dell'amministrazione penitenziaria, n. 2 (feb. 2011), pp. 28-31
Sempre più spesso carcere e territorio si trovano a comunicare e a interagire con una duplice finalità: il miglioramento del primo e lo sviluppo del secondo. In questa prospettiva rientra la linea della cooperativa L'Arcolaio di Siracusa, che realizza corsi di formazione professionale, soprattutto nel settore agricolo. Si è poi passati all'idea più concreta di un corso di formazione per panificazione, che ha dato vita a una nuova cooperativa orientata alla produzione biologica di pasticceria, che ha come ingrediente principale la mandorla di Avola. Da qui il marchio "Dolci Evasioni", che associa la caratteristica di fare dei dolci al sogno di libertà.

Florence Dufaux
L’emploi des personnes incarcérées en prison: pénurie, fléxibilité et précariat. Une normalisation?
In Déviance et Société : trimestriel, n. 3 (set. 2010) , pp.299-324
Nel considerare l’universo carcerario come un microcosmo che riflette in modo esacerbato i rapporti di forza presenti in seno alla società, l'autrice chiede ragione dell’assenza legislativa riguardo al lavoro dei detenuti, dal momento che dal 2005 esiste in Belgio una legge che conferisce diritti e doveri ai reclusi – una legge che già nei lavori preliminari prevedeva la creazione di una previdenza sociale per le persone in carcere. Lo studio si basa sull'osservazione empirica realizzata in un periodo di oltre un anno in quattro istituti carcerari, dove sono state realizzate conversazioni informali e interviste non strutturate. Con un approccio alla Foucalt, il lavoro viene qui considerato come strumento di potere e si cerca, da un lato, di chiarire ciò che esso porta ai detenuti e all’istituzione penitenziaria e, dall’altro, di comprendere il senso dell’assenza di legislazione in materia, nonché le possibili analogie fra lavoro interno e lavoro esterno al carcere.

Silvia Baldassarre
Carcere più aperto, carcere più sicuro
In Le Due Città : rivista dell'amministrazione penitenziaria, n. 1 (gen. 2011), pp. 36-41
L'articolo informa sulla tavola rotonda organizzata dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria per un confronto tra Amministrazione stessa, aziende e cooperative in merito al lavoro penitenziario. Dall'incontro è emerso che solo il 21% dell'intera popolazione carceraria del nostro Paese lavora all'interno dei penitenziari e che il lavoro qualificato e l'alta specializzazione sono la congiunzione tra il dentro e il fuori.

A cura di Carmen Bertolazzi ... [et al.]
Lavorare dentro e fuori dal carcere
O.P.E.N., Verona, 2008, pp. 54
L'opuscolo è stato realizzato da membri di due Partnership legate a O.P.E.N., una rete nazionale per l'inclusione sociale e lavorativa di adulti e minori in stato di detenzione. Vengono fornite - in forma di domanda e risposta - le informazioni necessarie per trovare lavoro sia mentre si è ancora in carcere sia quando se ne uscirà, come effettuare un recupero scolastico, come frequentare corsi di formazione professionale, a quali enti e associazioni rivolgersi per la ricerca di un lavoro, a quali istituzioni pubbliche presenti sul territorio., come prepararsi a sostenere un colloquio, come compilare il curriculum, etc.
Collocazione Centro Studi: 13830

Carcere e donna

Daniele Autier
Carcere donna
In Le Due Città:rivista dell'amministrazione penitenziaria, n. 2 (feb. 2011), pp. 46-51
Un Rapporto dell'Unione Europea rivela che il tasso di crescita del numero delle donne che entrano in carcere è superiore a quello degli uomini. La maggior parte delle donne sconta pene brevi, legate al possesso di stupefacenti, creando un continuo turn over della popolazione carceraria e una serie di criticità che richiedono una rapida soluzione: la popolazione carceraria femminile è infatti composta da madri, da anziane, da tossicodipendenti e da straniere. Per far fronte a questo fenomeno l'Unione Europea si è posta una serie di obiettivi al fine di fornire una risposta moderna e civile alla detenzione femminile: tra questi il ricorrere il più possibile alle misure alternative, soprattutto per donne incinte e per chi ha figli piccoli, e considerare come primario l'interesse del bambino quando è coinvolto nella detenzione della madre.

Gianfranco Doni
Migliorano le condizioni delle mamme detenute ma la partita si gioca sulle strutture alternative
In Guida al Diritto Il Sole 24 Ore : settimanale di documentazione giuridica , n. 17 (apr. 2011), pp.9-10
Il fenomeno della detenzione dei bambini con le madri ha ampie dimensioni statistiche e assume una cruciale importanza per i diritti dei fanciulli e la dignità della persona. Il disegno di legge 2568, modificativo del codice di procedura penale e della legge 354/1975, eleva da tre a sei anni di età del figlio minore la soglia di esclusione alla detenzione in carcere per la madre e crea le condizioni, almeno sulla carta, per una concreta alternativa alla prigione. Entro sei mesi il Ministero della Giustizia però dovrà allestire appositi "istituti a custodia attenuata" e "case famiglia protette".

Women and HIV in prison settings
Unaids; Unodc, 2008, pp. 6
Il documento presenta in sintesi la drammatica situazione delle donne in carcere nel mondo in relazione al'infezione da HIV. Il carcere è infatti un ambiente ad alto rischio per la diffusione del virus e troppo poco viene fatto per rispondere agli specifici bisogni delle donne incarcerate, che rappresentano il 5% della popolazione carceraria nel mondo.
Collocazione Centro Studi: H2301

Augusta Roscioli
La condizione della donna detenuta
In Autonomie locali e servizi sociali:vademecum a schede, n. 3 (dic. 2007), pp. 459-466
L'articolo propone alcuni cenni storici sulla condizione delle donne detenute per proseguire con le caratteristiche attuali e affrontare il tema da una prospettiva di genere. In conclusione vengono brevemente analizzati i rapporti con la polizia penitenziaria e la maternità in carcere.

Cooperativa Sociale Verso Casa
Donne e carcere
Franco Angeli, Milano 2006, pp. 112
Nel testo sono raccolte le principali risultanze di un'indagine condotta su di un campione di detenute e di operatrici delle case circondariali dell'Emilia Romagna che, attraverso l'analisi delle condizioni e delle necessità delle detenute e di quante operano all'interno e attorno alle strutture carcerarie, si è posta l'obiettivo di individuare gli elementi di sostegno per il reinserimento dei soggetti nella realtà sociale
Collocazione Centro Studi: 13153

Carcere e affettività/genitorialità

Alain Bouregba
Figli e genitori ancora
Bambinisenzasbarre, 2011, pp. 31
Nel presente volume viene riportata la trascrizione integrale degli interventi tenuti dal professor Alain Bouregba (Presidente della Federazione dei Relais Enfant-Parents di Parigi e Presidente di Eurochips) ai convegni organizzati da Bambinisenzasbarre dal 2005 in poi. Sono interventi di sensibilizzazione sull'importanza del mantenimento della relazione genitoriale in detenzione e le implicazioni più delicate per il genitore detenuto, i figli e il nucleo familiare, senza tralasciare il ruolo degli operatori penitenziari e il loro possibile sostegno alla relazione.
Collocazione Centro Studi: 15351

Affetti negati
In Ristretti orizzonti: Periodico di informazione e cultura dal Carcere Due Palazzi di Padova, n. 1 (gen.-feb. 2010), pp. 2-37
Questo numero della rivista è quasi interamente dedicato agli affetti spezzati, consumati, umiliati dal carcere, in particolare le relazioni con i figli e i famigliari più cari. Vengono riportate alcune esperienze di famiglie con figli tossicodipendenti detenuti.

Giovanna Perricone ... [et al.
La percezione della competenza genitoriale nei luoghi di detenzione 
In  Minorigiustizia: rivista interdisciplinare di studi giuridici, psicologici, n. 1 (2010),  pp. 203-215
Le autrici, dell'Università di Palermo, presentano uno studio sui due principali fattori della relazione madre-bambino all'interno del contesto della detenzione: in che misura le donne detenute presentano una rappresentazione di sé come madri competenti e da quale profilo psicologico sono caratterizzate. Utilizzando il confronto tra un gruppo di otto madri detenute insieme al figlio di età 0-3 anni, e un gruppo di madri non detenute, si è somministrato un test di personalità e si è proceduto a una specifica tecnica di osservazione di tipo descrittivo.

Valeria Cosini
Bambini invisibili
In Le Due Città: rivista dell'amministrazione penitenziaria, n. 10 (ott. 2011), pp. 44-45
L'articolo sintetizza gli argomenti principali affrontati nel convegno nazionale "Genitorialità in carcere e diritti dei figli dei detenuti", organizzato dalla Cooperativa Cecilia, in collaborazione con l'Associazione A Roma Insieme e con il supporto del DAP. La cooperativa Cecilia è da anni impegnata per aiutare i bambini che hanno un genitore detenuto, fenomeno che in Italia interessa migliaia di minori, attraverso proposte per il miglioramento delle attuali condizioni di vita dei detenuti e delle loro famiglie.

Susanna Altieri
Salviamo gli affetti
In Le Due Città:rivista dell'amministrazione penitenziaria, n. 3 ( mar.2007), pp. 32-35
L'affettività e il rapporto tra genitori e figli, quale aspetto della detenzione carceraria, è stato il tema di una Tavola Rotonda tenutasi a Roma il 26 marzo scorso. L'incontro è stato promosso dall'Associazione "La Caramella Buona". Tra gli aspetti definiti fondamentali: i colloqui con i famigliari, in particolare con i figli minori ancora piccoli, e le attività sportive e culturali. L'affettività rappresenta un aspetto di un unico obiettivo: il reinserimento sociale del detenuto, la possibilità di voltare pagina che si costruisce dentro il carcere.

Lidia Galletti
Il caso dei detenuti padri: problematiche e possibili interventi
in Autonomie locale e servizi sociali, n. 2 (ago. 2005), pp. 219-229
La problematica dei detenuti padri sconta un deficit di attenzione che non appare giustificato rispetto alla rilevanza delle dinamiche implicate - sia per i minori, sia per gli stessi detenuti - ai fini del percorso di esecuzione della pena. Questo articolo approfondisce la situazione nel carcere milanese di San Vittore, ne analizza il fenomeno e le ipotesi di intervento dei servizi sociali. 

Carcere e immigrazione

Elena Bocci
Sbarre dentro e fuori il carcere ,Con particolare riferimento agli immigrati
Aracne, 2011, pp. 217
Il volume prende a riferimento i risultati di uno studio condotto in una Casa Circondariale del Lazio, commentandoli alla luce del più ampio contesto nazionale. La trattazione pone l'accento sui detenuti ed ex detenuti, con particolare riferimento agli immigrati; sono stati inoltre sentiti alcuni testimoni privilegiati e si è lasciato spazio sia ad alcuni provvedimenti governativi che alla società, per la quale i detenuti stranieri risultano spesso un mondo distante ed ignoto. La ricerca, finalizzata allo studio della rappresentazione del carcere e dei suoi ospiti immigrati, alla promozione dei loro diritti, al miglioramento delle condizioni di vita, alla socializzazione ed al loro recupero, si configura come ricerca-intervento, volta a coniugare la ricerca scientifica con la prassi. Il confronto tra le rappresentazioni dei testimoni privilegiati e dei detenuti, stimola la riflessione sull'utilità di progetti volti a favorire pratiche di familiarizzazione con l'"altro da noi" nell'attuale clima di insicurezza sociale. In Appendice, il focus sugli immigrati detenuti e il testo del Questionario sottoposto agli immigrati detenuti. L'autrice è ricercatrice di Psicologia sociale presso la Facoltà di Psicologia dell'Università La Sapienza di Roma.
Collocazione Centro Studi: 15480

Daniele Autieri
Fantasmi
In Le Due Città:rivista dell'amministrazione penitenziaria, n. 11-12 (nov.-dic. 2011), pp. 6-13
L'articolo fotografa, innanzitutto, la situazione degli immigrati nelle carceri italiane - il cui numero sfiora i 25 mila - molti dei quali non hanno documenti nè identità e, scontata la pena, saranno espulsi; racconta, inoltre, l'esperienza di due istituti penitenziari (Brescia e Firenze) che si sono attivati per favorire il multiculturalismo e l'alternativa all'espulsione; ricorda, infine, che la Convenzione di Strasburgo riconosce ai detenuti stranieri il diritto di scontare la condanna nel Paese d'origine.

Mohammed Khalid Rhazzal
LIslam in carcere; L’esperienza religiosa dei giovani musulmani nelle prigioni italiane
Franco Angeli, 2010, pp. 251
La ricerca descritta in questo libro dedica ampia attenzione alla dimensione collettiva della presenza musulmana nelle carceri, ma si concentra in modo particolare sulla ricostruzione dei modi in cui la religione opera nella dimensione soggettiva del detenuto. In carcere la religione si presenta ai giovani musulmani che vivono una condizione di avvilimento, di sconfitta esistenziale e di mortificazione nell'istituzione totale, come una possibilità di ricostituzione di un'autostima e come accesso a una ritrovata esperienza d'ordine nell'organizzazione della vita, oltre che come affermazione identitaria. L'autore è dottore di ricerca in Sociologia dei processi comunicativi e interculturali presso l'Università di Padova.
Collocazione Centro Studi: 14900

Daniele Autieri
Torino carcere multietnico
In Le Due Città : rivista dell'amministrazione penitenziaria, n. 4 (apr. 2010) , pp. 4-11
L'articolo presenta l'esperienza di integrazione in atto nell'Istituto Lorusso Cotugno di Torino, dove la maggioranza dei detenuti è composta da stranieri. L'istituto è diviso in padiglioni destinati a differenti finalità: osservazione dei detenuti con problemi psichiatrici e per persone affette da AIDS, un polo didattico, un centro per la disintossicazione, una sezione destinata ai "sex offenders" e una sezione distaccata dell'Università di Torino di Giurisprudenza e Scienze Politiche aperto a detenuti provenienti da tutta Italia. L'integrazione è intesa come stile di vita quotidiano, che passa dal rispetto per la religione di appartenenza per la preparazione dei pasti all'insegnamento di una professione per un'integrazione efficace nella società al termine della pena detentiva.

Anna Rosa Favretto ... [et al.]
Carriere morali e costruzione di identità nel carcere minorile: un'ipotesi di ricerca
In  Minorigiustizia : rivista interdisciplinare di studi giuridici, psicologici, n. 1 (2010), pp. 216-227
Dopo aver passato in rassegna l'evoluzione dei diversi modelli di carcere minorile, l'articolo si sofferma sulla situazione attuale, caratterizzata dalla detenzione frequente di minorenni stranieri, mentre i minorenni italiani sono più facilmente avviati alle misure alternative alla detenzione. Gli autori, docenti dell'Università del Piemonte Orientale e di quella di Parma, sostengono quindi l'esigenza di avviare ricerche sui meccanismi che regolano le interazioni sociali all'interno di un carcere minorile, che è diventato "contenitore temporaneo" di ragazzi stranieri e nomadi, con la funzione prevalente di neutralizzarne la pericolosità sociale. 

Helen Alford
Il carcere degli esclusi
San Paolo, Milano 2005, pp. 197
Il testo costituisce il prodotto conclusivo di una ricerca sociologica per descrivere le condizioni civili dei detenuti stranieri nelle carceri italiane, per spiegare i meccanismi di riabilitazione sociale e per indicare le strade utili al superamento delle contraddizioni in atto.
Collocazione Centro Studi: 12400

Roberta Ricucci
Carcere e immigrazione in Piemonte
in Informa Ires, n. 1 (mag. 2005), pp. 51-53
L’autrice riporta una sintesi della ricerca realizzata dall’Ires nel 2003 sulla situazione delle carceri piemontesi e, in particolare, sulla popolazione straniera detenuta. L’articolo sottolinea in particolar modo le sollecitazioni che il fenomeno della criminalità immigrata pone alle politiche della gestione dell’immigrazione e dei rapporti internazionali con i paesi d’origine, nonchè alle politiche relative all’ordine pubblico e all’amministrazione della giustizia.

Carcere e tossicodipendenza

A cura di Franco Prina
Consumo di droghe e sanzioni amministrative. Un bilancio sull'applicazione dell'art. 75 del DPR 309/90 Franco Angeli, 2011, Milano, pp. 319
Tra i molti tasselli che compongono le politiche italiane in materia di droghe, quanto previsto dall'art. 75 del DPR 309/90 (riformato parzialmente nel 2006) ha senza dubbio una rilevanza e una significatività non marginali. La norma prevede la possibilità di applicazione, da parte delle prefetture, di sanzioni amministrative (sospensione della patente e/o di altri documenti) ai soggetti che fanno uso personale di sostanze psicoattive illegali. La sua "messa in opera" ha impegnato, in questi anni, molte risorse organizzative e professionali e ha intercettato un numero sicuramente consistente di consumatori di droghe (dal 1990 al 2010 circa 750.000). Il volume trae origine da una ricerca empirica, condotta in un campione di province, sulle modalità di attuazione e implementazione dell'art. 75 e sul suo impatto sui consumatori di sostanze psicoattive illegali. Saggi sulla disciplina delle misure amministrative, sul processo istitutivo dei Nuclei operativi tossicodipendenze nel contesto evolutivo dell'organizzazione e delle funzioni delle prefetture, sui problemi inerenti la valutazione delle politiche in materia di droghe, accompagnano il nucleo centrale del lavoro: da un lato, l'analisi di meccanismi organizzativi, prassi attuative, sperimentazioni innovative, critiche e proposte di modifica del dettato normativo; dall'altro, la ricerca su grado di conoscenza, esperienze vissute, significati attribuiti e conseguenze nelle opinioni dei soggetti implicati nel procedimento. In allegato sono riportati i questionari utilizzati negli studi di caso.
Collocazione Centro Studi: 15586

Livio Ferrari
Perchè un tossicodipendente non deve andare in carcere; Per una nuova stagione dell'ideale riabilitativo
In Animazione Sociale : Mensile per gli operatori sociali, n. 250 (feb. 2011), pp. 103-104
Oggi si stima che circa un detenuto su tre sia tossicodipendente. La legge Fini-Giovanardi, in combinazione con la ex-Cirielli, dispone la non applicazione dei percorsi alternativi alla detenzione per i recidivi (cioè la gran parte dei detenuti tossicodipendenti). Secondo l'autore, direttore del Centro francescano di ascolto di Rovigo e garante dei diritti delle persone provate della libertà, il carcere smette così di essere "extrema ratio" per diventare contenitore di vite di scarto, aumentando la loro emarginazione e la loro sofferenza.

A cura di Franco Corleone, Alessandro Margara
Lotta alla droga; I danni collaterali. L'impatto sul carcere e sulla giustizia della legge contro gli stupefacenti in Toscana
Polistampa, Firenze, 2010, pp. 203
La ricerca, svolta da Forum Droghe con la collaborazione della Fondazione Michelucci e sostenuta dalla Regione Toscana (Assessorato per il Diritto alla Salute), valuta l'impatto della recente normativa penale antidroga sull'insieme delle attività delle forze dell'ordine, degli apparati giudiziari e sul carcere. Considerato che nella politica delle droghe la valutazione ha finora trovato poco spazio, soprattutto per l'aspetto penale, il lavoro è nuovo e importante quantomeno dal punto di vista metodologico. Non solo perché si parte dal "basso", dal territorio della Toscana: il che permette di raccogliere dati più affidabili per la vicinanza delle fonti e di valorizzare il punto di vista degli attori coinvolti. Inoltre, rispetto ai dati nazionali, lo studio inizia a lavorare il terreno per una valutazione dell'azione antidroga: interpretando i pochi dati disponibili ma soprattutto indicando le incongruenze fra i dati provenienti da diverse amministrazioni ed evidenziando quelli che mancano: prefigurando insomma una griglia di valutazione dell'impatto delle politiche penali in materia di droga. La raccolta dati riguarda i detenuti di sesso maschile negli istituti penitenziari di Prato, Pisa, Livorno, Arezzo.
Collocazione Centro Studi: 15067

Anna Paola Lacatena
Dal tossicodipendente de jure alla persona de facto; Tossicodipendenti, carcere, metadone e indulto
Giuseppe Laterza, 2010, pp. 182
L'autrice, Dirigente Sociologa del Dipartimento delle Dipendenze Patologiche della ASL TA e docente incaricata di Antropologia e Sociologia generale presso l'Università degli Studi di Bari, descrive una ricerca condotta tra il 2005 e il 2009 sulla popolazione tossicodipendente in trattamento farmacologico sostitutivo nel Carcere di Taranto in relazione al beneficio dell'Indulto - Lex n. 241/2006. La ricerca ha coinvolto una coorte di 1087 soggetti distribuita su 1531 passaggi.
Collocazione Centro Studi: 15258

Claudio Sarzotti ... [et al.
La cura vale la pena? ; Una ricerca sulle misure alternative per i tossicodipendenti
In Antigone:quadrimestrale di critica del sistema penale e penitenziario, n. 2-3 (2010), pp. 7-331
La ricerca empirica di cui si presentano qui i principali risultati ha cercato di spiegare le ragioni del fallimento della legge Fini-Giovanardi (l. 49/2006) come strumento di deflazione carceraria. Il gruppo di ricerca, costituito da alcuni tra i più autorevoli studiosi di sociologia del crimine italiani, ha cercato di fare emergere le dinamiche socio-istituzionali che hanno impedito, o reso difficile, l'accesso alle misure alternative. Per farlo, sono state ricostruite le complesse relazioni tra gli attori istituzionali del campo giuridico dell'esecuzione penale, cioè il campo che comprende tutte le organizzazioni che a vario titolo collaborano alle attività di accesso e di gestione delle misure alternative per persone tossicodipendenti. La ricerca, commissionata nel 2008 dal Ministero della Solidarietà Sociale, ha utilizzato metodi sia quantitativi che qualitativi.

Paolo Ugolini …[et al.]
Sbarreaperte
In Sestante : rivista scientifica a carattere divulgativo della rete dei servizi per le dipendenze patologiche in Area Vasta Romagna, n. 28 (gen. 2008), pp. 1-28
La monografia presentata in questo numero affronta i nodi relativi al carcere in relazione non solo ai consumi di sostanze, ma al più vasto “sistema detentivo”, denunciandone le drammatiche lacune, ingiustizie, arretratezze. I primi tre interventi (P. Gonnella, S. Margara, E. Frisoni – M. Signorini) affrontano la questione del legame tra carcere e povertà e delle pene alternative per persone tossicodipendenti, fornendo una panoramica della situazione e il parere di alcuni esperti e diretti interessati (magistrati, psicologi, poliziotti e detenuti). Segue un contributo sulla tutela della salute in carcere (A. Fiorotti); uno sulla consultazione terapeutica per minori autori di reato (S. Costa); i tre interventi successivi descrivono tre realtà di alternativa al carcere per detenuti tossicodipendenti (la comunità “Il Pungiglione” in Toscana; il progetto SEATT della Casa Circondariale di Rimini; il progetto Technè della C.C. di Forlì); sono infine brevemente descritti i risultati di una ricerca sull’incidenza della “doppia diagnosi” tra i carcerati, effettuata in 19 carceri italiane.

Achille Orsenigo
Tra coazione e cura. Quale trattamento delle dipendenze patologiche nel sistema penitenziario?
In Animazione Sociale : Mensile per gli operatori sociali, n. 4 (apr. 2007), pp. 83-90
Questo articolo è dedicato agli operatori del settore penitenziario, in particolare a quelli impegnati nelle tossicodipendenze. L’autore discute se si possa o no considerare il carcere come parte del processo di cura, dato che repressione, coazione, riduzione delle libertà individuali sono per lo più connotate negativamente nei contesti dei servizi alla persona. Curare una dipendenza in assenza di libertà è visto come impossibile, se non controproducente. Questa contrapposizione tra cura e coazione, per quanto semplicistica, influenza fortemente i modelli professionali e organizzativi. Abbiamo così da un lato le professioni che aiutano (medici, psicologi, assistenti sociali, educatori) e dall’altro le professioni.

Daniele Donati … [et al.]
Doppia diagnosi e programmi terapeutici in ambiente penitenziario
in Salute e prevenzione, n. 43 (2006), pp. 45-58
Il lavoro prende in considerazione tutte le persone in trattamento con agonisti degli oppiacei che nello spazio di un anno hanno ricevuto terapia con metadone o buprenorfina, presso l’Istituto penitenziario di Rimini. Tale gruppo è stato confrontato con quello dei detenuti tossicodipendenti che nello stesso periodo hanno effettuato un programma intramurario riabilitativo e con il totale dei detenuti tossicodipendenti di nazionalità italiana ristretti nel carcere di Rimini nel 2003. I soggetti sono stati ripartiti in classi di diagnosi psichiatrica associate alla tossicodipendenza.

Carcere e minori

Chiara Scivoletto
Sistema penale e minori
Carocci Faber, Roma 2012 , pp. 143
Il testo analizza sinteticamente il sistema della giustizia penale minorile, osservato congiuntamente sia dalla prospettiva delle scienze giuridiche che da quella delle scienze sociali. Vengono descritti i più rilevanti interventi normativi e giurisprudenziali riguardanti il minore autore di reato, dai quali emerge il ruolo significativo assegnato alla professionalità dei servizi socio-assistenziali. Il volume è specificamente pensato per venire incontro alle esigenze della didattica nei corsi di laurea. L'autrice è professore associato di Sociologia giuridica, della devianza e del mutamento presso l'Università di Parma.
Collocazione Centro Studi: 15659

Filippo Dettori
Giustizia minorile e integrazione sociale
Franco Angeli, 2010, pp. 158
La giustizia minorile si realizza mediante l'attivazione di processi di integrazione e inclusione sociale di bambini e ragazzi che hanno vissuto nell'incuria, nel disadattamento, nella sofferenza e nell'abbandono. Il suo ruolo si esplicita anche nel sostegno dato a famiglie multiproblematiche per assolvere ai loro compiti educativi, di sostegno e supporto alla prole. L'autore, giudice onorario presso il tribunale per i minorenni di Sassari, parte dall'esame di singole storie di bambini e ragazzi dalle quali traspare dolore, sofferenza, disagio e che, allo stesso tempo, denunciano l'incapacità degli adulti di educare, guidare e sostenere i minori durante la crescita e che può portare in alcuni casi anche alla destituzione dalla potestà genitoriale. Le diverse situazioni più volte richiamate nel testo mostrano il delicato ruolo del tribunale per i minorenni: assicurare i fondamentali diritti educativi personali di bambini, adolescenti e adulti partendo dai loro bisogni educativi speciali. Il libro approfondisce quindi alcuni temi ritenuti dall'autore particolarmente importanti per la comprensione del ruolo della giustizia minorile nel processo di integrazione sociale della persona: la competenza penale, civile e amministrativa del tribunale per i minorenni, i bisogni educativi del bambino e dell'adolescente in stato di deprivazione, le caratteristiche della devianza giovanile, il ruolo educativo della comunità per minorenni e dell'istituto penale minorile nel recupero del minore autore di reato.
Collocazione Centro Studi: 15084

A cura di Isabella Mastropasqua, Roberta Rao
EducArte; 1° Catalogo sull'Archivio Multimediale della Giustizia Minorile in Italia 
Gangemi, 2011, pp. 269
Il volume presenta la documentazione multimediale prodotta dai Servizi Minorili della Giustizia. Esso rappresenta una prima raccolta significativa dei supporti digitali tratti dall'Archivio Multimediale del Centro Europeo di Nisida sulle attività e le esperienze educative, principalmente di espressività artistica, realizzate dai ragazze e dalle ragazze che sono entrati nel circuito penale minorile sul territorio nazionale, La documentazione è costituita prevalentemente da immagini che riprendono e catturano alcuni momenti essenziali delle esperienze artistiche ed educative alle quali hanno partecipato i minori della Giustizia Minorile. Tali esperienze, narrate principalmente attraverso immagini, offrono al lettore la possibilità di costruire e ricostruire il senso e il significato delle storie vissute e dei percorsi di disagio rappresentati e raccontati nel catalogo.
Collocazione Centro Studi: 15228

Lurent Solini, Gérard Neyrand, Jean-Charles Basson
Le surcodage sexué en établissement pénitentiaire pour mineurs ; Une socialisation en train de se faire
In Déviance et Société: trimestriel , n. 2 (giu. 2011) , pp. 195-215
Le ricerche sociali che si interessano all’ universo carcerario sembrano avere spostato di recente l’attenzione sull’esperienza carceraria del giovane detenuto allo scopo di analizzare la socializzazione indotta dai dispositivi disciplinari del carcere. Gli autori effettuano un’analisi dei processi di socializzazione dei detenuti incarcerati in un Istituto penitenziario per minori. Collocando i tempi collettivi al centro del proprio sistema di detenzione, questo “nuovo” carcere presenta in effetti un terreno favorevole allo studio del processo di socializzazione in corso. Questi tempi collettivi, di cui gli adolescenti detenuti in parte si riappropriano attraverso pratiche definite “surcodage sexué”, portano a rappresentazioni esacerbate di genere, spesso proibite, ma legate alle configurazioni generate dal nuovo sistema di detenzione promosso dagli istituti minorili.

Carlo Silvano
Liberi reclusi; Storie di minori detenuti
Del Noce, 2011, pp. 101
Conoscere le storie di minori detenuti per riflettere sugli stili di vita e i comportamenti dei giovani di oggi: è questo, in sintesi, l'obiettivo che l'autore si è proposto col suo ultimo libro intitolato "Liberi reclusi", dove riporta i colloqui avuti con gli adolescenti rinchiusi nell'Istituto penale per i minorenni del Triveneto, e le interviste e le riflessioni di alcuni specialisti che operano fuori e dentro la struttura. Se per un certo periodo di tempo contenere in un istituto un giovane che non ha regole - o che le ha comunque infrante - può rivelarsi fondamentale per la sua crescita, non è il ragazzo detenuto "il male" della nostra società, ma ne rappresenta piuttosto la sconfitta, così come sostengono anche insegnanti, volontari, psicologi e sacerdoti coinvolti nella stesura del libro. "Liberi reclusi" è un volume indirizzato al grande pubblico, con una particolare attenzione ai giovani e a quanti operano, a diverso titolo, con i minori.
Collocazione Centro Studi: 15515

Francesco Chiavarini
Italiani ragazzi difficili; Carceri minorili. I "nostri" tornano ad essere più degli stranieri
In Scarp de' tenis : il mensile della strada, n. 139 (mar. 2010), pp. 10-19
L'inchiesta di questo numero si concentra sulla provenienza dei giovani detenuti negli istituti minorili e parte dalla constatazione che, per la seconda volta in 15 anni, il numero degli italiani ha superato quello degli stranieri (un quarto dei baby-carcerati sono campani). I ragazzi in carcere sono un sintomo di una crisi etica e civile di una società che indica nei soldi, nella fama e nel successo gli unici valori di riferimento ed in alcune aree del paese non offre nulla. Per contro, occorre sottolineare il successo di molte comunità di recupero, fiore all'occhiello della giustizia minorile in Italia, e della buona percentuale di inserimento di extracomunitari nella nostra società. Seguono alcuni approfondimenti su specifiche esperienze in carceri minorili, sulle difficoltà oggi di educare i giovani e sul dibattito riguardo al Piano Carceri, che prevede la costruzione di nuovi istituti giudiziari per fare fronte al sovraffollamento.

Anna Rosa Favretto ... [et al.]
Carriere morali e costruzione di identità nel carcere minorile: un'ipotesi di ricerca
In Minorigiustizia:rivista interdisciplinare di studi giuridici,psicologici, n. 1 (2010) , pp. 216-227
Dopo aver passato in rassegna l'evoluzione dei diversi modelli di carcere minorile, l'articolo si sofferma sulla situazione attuale, caratterizzata dalla detenzione frequente di minorenni stranieri, mentre i minorenni italiani sono più facilmente avviati alle misure alternative alla detenzione. Gli autori, docenti dell'Università del Piemonte Orientale e di quella di Parma, sostengono quindi l'esigenza di avviare ricerche sui meccanismi che regolano le interazioni sociali all'interno di un carcere minorile, che è diventato "contenitore temporaneo" di ragazzi stranieri e nomadi, con la funzione prevalente di neutralizzarne la pericolosità sociale.

Franco Prina
Che cosa è il carcere minorile oggi?
In Minorigiustizia : rivista interdisciplinare di studi giuridici, psicologici,  n. 1 (2010) , pp. 39-45
L'autore, docente di Sociologia della Devianza all'Università di Torino, si interroga sulla funzione attuale degli istituti penali minorili e su problemi e nodi critici del sistema penitenziario minorile. Si tratta del primo articolo della sezione "La pena del carcere. Il confronto con la realtà" di questo numero della rivista, cui fanno seguito altri contributi: "Carcere minorile: una risposta educativa ancora possibile? La vita in istituto raccontata dai ragazzi detenuti" di G. F. Dettori; "Italiani e stranieri: una convivenza difficile in un carcere minorile della Sicilia" di P. Asero; "Minori stranieri in istituto penale: la realtà bolognese" di F. Abbiati; "Una visita al carcere" di S: Abruzzese; "La valutazione dei minori sottoposti a procedimento penale inseriti in comunità di pronto intervento" di V. Suigo e M. Di Lorenzo; "La risposta 'mite' della mediazione nel processo penale del Tribunale per i minorenni di Bari" di A. Abruzzese.

Gaetano di Tommaso, Chiara D'Alfonso, M. Licia Paglione
Sulle tracce del dono nel sistema giuridico italiano. Un'ipotesi teorica a partire dall'osservazione della mediazione penale minorile come luogo (ri)creativo dei "valori di legame"
In Mediares : semestrale sulla mediazione, n. 14 (lug.-dic. 2009), pp. 25-41
Nell'articolo ci si auspica che attraverso la mediazione penale vengano inseriti nel sistema giuridico - solitamente retto da logiche di equivalenza - elementi di gratuità (o di perdono), capaci di creare "valori di legame", al fine di sostenere dinamiche sociali non solo riparative di un danno o di un'offesa materiale, ma anche (ri)creative di legami di solidarietà sociale. A tal proposito, l'articolo propone una prima bozza di progetto di ricerca che permetta di avviare un percorso di approfondimento empirico dell'ipotesi teoricamente sostenuta. 

Francesca Ierardi
Voci dal carcere. Un diario
La Rondine, Catanzaro, 2008, pp. 93
Basandosi su una serie di interviste a vari carcerati, in particolare minori, l’autrice affronta il tema della reclusione da un punto di vista prettamente emozionale. Ad essere il centro di attenzione dell’intero volume sono infatti proprio le emozioni, divergenti e contrastanti tra loro, che animano il singolo detenuto, le sue certezze o, meglio, quel senso di vuoto e di incertezza che lo devasta, lo destabilizza, che lo rende disarmato davanti ad una realtà chiusa, a sé stante. Il tutto si concentra, in particolar modo, sulla fascia d’età dell’adolescenza, periodo durante il quale i conflitti interiori si fanno sempre più accesi. E’ infatti la devianza giovanile la faccia del fenomeno ove tali contrasti si fanno più dirompenti, soprattutto in una situazione come quella del carcere.
Collocazione Centro Studi: 14280

Carcere e salute mentale

Salvatore Verde
Il carcere manicomio; Le carceri in Italia fra violenza, pietà, affari e camicie di forza
Sensibili alle foglie, Roma, 2011, pp. 79
Il libro denuncia la proliferazione di nuovi luoghi dell’internamento, indotta dal precipitare verso la forma carcere-manicomio del vasto panorama di istituzioni sociali nate con l’affermarsi dello stato sociale con il compito di governare il disagio, la sofferenza, la devianza, la diversità. Poiché si tratta di una dinamica estesa - che dalla prigione e verso la prigione costruisce nuovi saperi e poteri di gestione della crisi sociale contemporanea - secondo l'autore bisogna moltiplicare le vigilanze democratiche, le azioni di tutela, le pratiche di aiuto nei confronti delle persone che soffrono di disagio mentale.
Collocazione Centro Studi: 15488 

Marion Vacheret, Denis Lafortune
Prisons et santé mentale, les oubliés du système
In Déviance et Société : trimestriel , n. 4 (dic. 2011), pp. 485-501
Da molti anni le istituzioni carcerarie devono far fronte al problema della presenza, dietro le loro mura, di una popolazione che presenta seri disturbi di salute mentale. Ma la presa in carico di tale popolazione sembra scontrarsi con numerose difficoltà, difficoltà che gli autori hanno analizzato a partire da uno studio effettuato in diversi istituti correzionali del Québec. E’ quindi chiaro che nonostante la denuncia ricorrente della vulnerabilità di questo gruppo, i condannati con problemi di salute mentale si ritrovano inseriti in un cerchio di controllo e dipendenza ancora più marcato di quello del condannato senza problemi particolari. Ignorati, dimenticati, resi infantili, questi detenuti si ritrovano in una situazione di seria precarietà. In mancanza di mezzi, senza alloggiamenti adeguati, gli interventi realizzati con questa popolazione, i cui disturbi sono anche individuati raramente, sono generalmente ridotti a una semplice distribuzione di farmaci. Tali interventi accentuano ancora di più l’isolamento e l’esclusione a cui tutta la popolazione carceraria si trova sottoposta.

Angela Giannetto, Nunzio Cosentino
La violenza che uccide; Per una comprensione della psiche e dell'internamento del folle-reo
Aracne, Roma 2010, pp. 201
Adottando un approccio multidisciplinare gli autori di questo saggio esplorano i percorsi psichici e gli assetti personologici degli individui che presentano condotte distruttive. Il volume tratta anche del binomio tra crimine violento e follia, tracciando le coordinate storiche e teoriche della misura di sicurezza del ricovero in Ospedale Psichiatrico Giudiziario, le innovazioni giurisprudenziali e i tentativi di riforma in materia. Il testo è arricchito con ricostruzioni psicobiografiche di alcuni casi di soggetti internati per reato di omicidio.
Collocazione Centro Studi: 15233

Cristiano Barbieri, Alessandro Luzzago
Restrizione della libertà ed espiazione della colpa. La riabilitazione anche come presa in carico del reato
In Rassegna Italiana di Criminologia: Organo ufficiale della società di Criminologia, n. 2 (2010), pp. 311-325
Gli autori intendono valutare il significato che può assumere un periodo di restrizione della libertà in OPG nel percorso di elaborazione della colpa in donne autrici di un omicidio a matrice simbiotica, cioè un crimine, in genere violento, che viene motivato da uno stato mentale di tipo fusionale esistente tra la vittima e il suo aggressore. A titolo esemplificativo si riporta una casistica di donne degenti in OPG per omicidio di ascendenti o discendenti, le quali, rimesse in libertà, si sono suicidate.

Nunzio Cosentino, Angela Giannetto
Sui folli - rei: una ricerca comparata
In Rassegna Italiana di Criminologia : Organo ufficiale della società di Criminologia, n. 3 (2009), pp. 517-546
Gli autori affrontano la tematica della misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, focalizzando l'attenzione sul presupposto del precetto normativo. Viene poi descritta un'indagine che ha preso in considerazione l'intera popolazione dei prosciolti per vizio totale (ex art. 222, c.p.) ricoverati dall'1 gennaio al 31 dicembre 2007 presso l'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), attraverso l'analisi dei dati raccolti nelle cartelle personali conservate presso l'Ufficio Matricola, l'Area Trattamentale e la Direzione Sanitaria. L'obiettivo della ricerca è stato quello di rilevare le loro caratteristiche e valutare la durata della misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario e l'eventuale numero di ordinanze che ne hanno disposto la proroga. I risultati ottenuti sono poi stati confrontati con quelli emersi nel corso di uno studio simile effettuato nello stesso opg su 232 imputati di reato prosciolti per vizio di mente, e con alcune ricerche svolte negli ultimi anni presso gli opg italiani.

Davide Motto ... [et al.]
Scarcerando. La salute mentale tra carcere e territorio
Franco Angeli, Milano, 2008, pp. 141
La ricerca/intervento presentata nel volume è imperniata sul progetto Scarcerando, attivo dal 2006 sul territorio dell'ASL 3 di Monza, in sinergia con gli operatori della Casa Circondariale di Monza, avente come obiettivo la sperimentazione di un modello di intervento e di presa in carico integrata delle persone con disagio psichico detenute presso la casa Circondariale di Monza e una valutazione orientata a raccogliere informazioni e ad elaborare riflessioni utili a fini operativi (mantenere la continuità terapeutica e, ove possibile, reinserire sul territorio le persone giunte a fine pena). Le interviste, realizzate utilizzando l'approccio narrativo, ricostruiscono i percorsi di vita delle persone, restituendo il punto di vista dei diretti interessati.
Collocazione Centro Studi: 13965

Jean Louis Senon; A cura di Luigi Ferrannini, Paolo Francesco Peloso
La salute mentale in carcere
Centro Scientifico Editore, Torino 2006, pp. 140
Questo libro è la traduzione del saggio di Jean Louis Senon, docente di Psichiatria clinica e forense all'Università di Poitiers, sull'esperienza della psichiatria nelle carceri francesi e sul modello della psichiatria di collegamento. Il documento è integrato da capitoli introduttivi relativi alla situazione della psichiatria nelle carceri italiane e completato da una bibliografia relativa al materiale disponibile in Italia.
Collocazione Centro Studi: 13151

Carcere, leggi e sentenze 

Corte di Cassazione - Sezione III penale
Sentenza 20 gennaio-1 febbraio 2012 n. 4377 ; Stupro di gruppo: va considerata la possibilità di misure alternative alla custodia in carcere
In Guida al Diritto Il Sole 24 Ore : settimanale di documentazione giuridica, n. 11 (mar. 2012), pp. 55-63
Al testo della sentenza fa seguito il commento di Piero Gaeta, dal titolo: "Una legittima estensione dei principi della Consulta che ha provocato uno sgradevole scirocco mediatico"

Legge 21 aprile 2011, n. 62 ; Modifiche al codice di procedura penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e altre disposizioni a tutela del rapporto fra detenute madri e figli minori
In Guida al Diritto Il Sole 24 Ore : famiglia e minori, n. 6 (giu. 2011), pp. 18-30
Al testo della legge fanno seguito: l'appendice "Tutte le norme modificate del Codice di procedura penale" e il commento di Nadia Laface, "Fino a sei anni del bambino custodia cautelare solo in casi eccezionali". 

Corte di Giustizia dell'Unione europea
Sentenza 28 aprile 2011 - Causa C-61/11; Incompatibile con le regole comunitarie applicare in automatico misure detentive
In Guida al Diritto Il Sole 24 Ore: settimanale di documentazione giuridica, n. 20 (mag. 2011), pp.16-33
La sezione "Primo piano" di questo numero riporta, oltre al testo della sentenza, alcuni articoli relativi a: le novità, l'analisi della decisione, i profili interni e le prospettive della difesa.

Corte Costituzionale
Sentenza 19-22 luglio 2011 n. 231. Cade la presunzione di colpevolezza assoluta per la custodia in carcere dei narcotrafficanti
In Guida al Diritto Il Sole 24 Ore : settimanale di documentazione giuridica, A. 18, n. 33-34 (ago. 2011), pp. 52-63
Al testo della sentenza fa seguito il commento di Sergio Lorusso: "Il variegato panorama del vincolo associativo impedisce di formulare una regola d'esperienza".

Decreto Legge 22 dicembre 2011, n. 211;  Conversione in Legge, con modificazioni, del Decreto-Legge 22 dicembre 2011, n. 211, recante interventi urgenti per il contrasto della tensione detentiva determinata dal sovraffollamento delle carceri
In Guida al Diritto Il Sole 24 Ore : settimanale di documentazione giuridica, n. 10 (mar. 2012),  pp.10-54
Al testo del Decreto Legge sul sovraffollamento delle carceri fanno seguito i commenti di Giuseppe Amato (sulle novità del Decreto e l'arresto), Sergio Beltrani (sulle sanzioni per i magistrati) e Fabio Fiorentin (sulla detenzione domiciliare, l'accesso alle strutture e i malati mentali).

Decreto legislativo 7 settembre 2010 n. 161; Dal 5 dicembre 2011 i detenuti stranieri Ue potranno espiare la condanna nel proprio Paese
In Guida al Diritto Il Sole 24 Ore : settimanale di documentazione giuridica, A. 17, n. 42 (ott. 2010), pp. 34-54
Al testo del Decreto, approvato per dare attuazione alla Decisione quadro dell'Ue n. 909 del 2008, fa seguito il commento di Eugenio Selvaggi: "Esecuzione della pena: spetta alla Corte d'Appello verificare se è favorito il reinserimento sociale". Viene riportata una tabella con le presenze di detenuti stranieri nelle carceri italiane al 30 settembre 2010, suddivise per nazionalità e genere.