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Banca Dati sul gioco d’azzardo

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Centri di supporto

I servizi a cui chiedere aiuto

Elenco dei centri di supporto per il gioco d’azzardo, sono divisi per regione e per provincia (Servizio Sanitario Nazionale e altri enti pubblici), per ogni regione in fondo all’elenco si trovano inoltre i centri privati accreditati e/o convenzionati.

Le informazioni proposte sono aggiornate a maggio 2019 e a cura di Stefania Bizzarri, Marika De Maria e Lidia Magliano.

Su orari, prestazioni e modalità di fruizione dei singoli servizi si rimanda al contatto diretto con le strutture.
Il Centro Studi è responsabile unicamente delle informazioni fornite a questo livello.

Dal 2 ottobre 2017 è attivo presso l’Istituto Superiore della Sanità un numero verde dedicato a chi ha problemi legati al gioco d’azzardo (TVNGA). Chiamando l’800 55 88 22, è possibile mettersi in contatto con professionisti del settore e chiedere il loro aiuto

Il vostro servizio si occupa di gioco d’azzardo, ma non è nell’elenco?

Per essere inseriti e partecipare così alla raccolta dati, mettetevi in contatto con noi scrivendo a biblioteca@gruppoabele.org o telefonando al numero 011 3841050.

Gioco d’azzardo

Aggiornata a giugno 2016 – a cura di  Paola Moriondo

I materiali, elencati in ordine decrescente per anno di pubblicazione, sono disponibili presso la Biblioteca del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento della Biblioteca. L’elenco proposto non esaurisce quanto posseduto in biblioteca sul tema in oggetto. Ulteriori ricerche sono possibili sul nostro catalogo bibliografico.

A cura di Stefano Angeli, Position paper di FeDerSerD sul gioco d’azzardo, in Mission, a. 12, n. 44 (set. 2015), pp. 3-5
Nel breve testo vengono fatte riflessioni sulla necessità di coordinare interventi di enti locali e servizi delle dipendenze per fronteggiare il fenomeno del gioco d’azzardo, inteso come malattia, con tutte le implicazioni che questa associazione solleva. Si auspica, quindi, un potenziamento delle collaborazioni e delle sinergie di programmazione, ricerca, regolazione tra Stato, imprese, enti di ricerca, portatori di interessi della società civile e consumatori, al fine di individuare le migliori e più efficaci strategie per la salvaguardia della salute e degli equilibri sociali della comunità.

Terry-Lynn Mackay … [et al.], Knowledge translation in gambling research: a scoping review, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2015), vol. 15, pp. 179-195
Questo studio fornisce un esame dello stato attuale delle trasmissione di conoscenza nella letteratura sul gioco d’azzardo e offre raccomandazioni per gli indirizzi futuri. Nella letteratura sul gioco d’azzardo la conoscenza mirata all’azione si trova principalmente nelle seguenti aree: costruzione di consenso fra le parti interessate (es. istituendo le migliori pratiche); trasmissione di informazioni da discipline collegate (es. il campo delle dipendenze); collaborazione o co-progettazione con utenti finali (es. giocatori con disturbi); e lo sviluppo di strumenti e tattiche per assistere i giocatori. Vengono fornite raccomandazioni per far avanzare la trasmissione di conoscenza nel campo del gioco d’azzardo, e per l’applicazione di efficaci strategie di trasmissione di conoscenza provenienti dall’area della salute mentale. L’intenzione di questa rassegna è quella di fornire ai ricercatori specifiche raccomandazioni che valorizzino l’importanza del loro lavoro. Gli autori si augurano che questa rassegna serva a fare ulteriormente progredire l’integrazione della trasmissione di conoscenza nella letteratura sul gioco d’azzardo, e a passare effettivamente dalla ricerca alle politiche e alla pratica.

Mélina Andronicos … [et al.], Do male and female gamblers have the same burden of adversity over their life course?, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2015), vol. 15, pp. 224-238
L’obiettivo di questa ricerca è indagare le differenze di genere e il carico di avversità durante il corso della vita di persone che sviluppano problemi di gioco d’azzardo. Un campione di 86 partecipanti adulti si è dimostrato conforme ai criteri di gioco problematico a rischio negli ultimi 5 anni. I dati sono stati ottenuti da segnalazioni durante interviste dirette semistrutturate usando SCID I e II (Structural Clinical Interview for DSM IV Axis I – II Disorders), SOGS (South Oaks Gambling Scheme), il Modulo K e la metodologia di narrazione delle traiettorie di vita. I risultati hanno rivelato un alto livello di avversità lungo tutte le traiettorie di vita degli uomini e delle donne studiati. I risultati hanno indicato che il maggiore carico di disturbi di salute mentale e la presenza di disturbi legati all’ansia sono più significativi nelle donne.

Anna Bussu, Claudio Detotto, The bidirectional relationship between gambling and addictive substances, International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2015), vol. 15, pp. 285-308
Questo studio intende analizzare la concomitanza dell’attività di gioco d’azzardo e il consumo di sostanze che danno dipendenza, quali tabacco, alcol e droghe. Usando un campione di 709 giocatori d’azzardo della Sardegna, si propone un approccio probit multivariato, in quanto consente lo studio simultaneo del grado di correlazione esistente fra il consumo di diverse sostanze. I risultati documentano che, da un lato, scommettere una quantità maggiore di denaro porta ad aumentare il fumo di tabacco durante la partita e, dall’altro lato, la simultanea concomitanza di fumo, alcol e droghe fa aumentare la probabilità di un maggiore coinvolgimento nell’attività di gioco. Secondo gli autori, conoscere gli effetti del positivo rafforzamento appartenenti alle sostanze che danno dipendenza è il primo passo verso la realizzazione della prevenzione e di modalità di trattamento più efficaci per giocatori problematici/patologici.

Raffaele Bianchetti, Imputabilità penale e disturbo da gioco d’azzardo: quali indicazioni dalla giurisprudenza italiana, in Mission, a. 12, n. 43 (giu. 2015), pp. 9-14
Questo saggio, analizza il delicato tema del gambling in relazione al concetto di imputabilità. Attraverso l’esame delle azioni giudiziarie, questo articolo mostra “come” questo disturbo sia stato considerato dai diversi organi giudiziari: praticamente, se si è considerata una malattia con le caratteristiche di infermità e quindi se, in relazione al tipo di reato commesso, l’imputato sia stato valutato incapace di intendere e volere nel momento in cui è stato commesso il reato. L’autore è avvocato, docente di Criminologia e Criminalistica all’Università degli Studi di Milano e giudice esperto presso il Tribunale di Sorveglianza di Milano.

Annie-Claude Savard, Joel Tremblay, Daniel Turcotte, Problem gambling among adolescents: toward a social and interactionist reading, in International Gambling Studies, n. 1 (apr. 2015), vol. 15, pp. 39-54
Due aspetti distinguono gli approcci usati per concettualizzare il gioco d’azzardo problematico nell’adolescenza. Il primo aspetto riguarda il tipo di variabili coinvolte nella concettualizzazione del fenomeno: la maggioranza degli approcci integrano variabili di natura individuale nella loro costruzione e danno poca considerazione alle variabili di tipo sociale. Il secondo aspetto riguarda la distinzione fra determinismo e interazionismo. Molti approcci sembrano seguire una linea deterministica di pensiero e pochi considerano le persone come attori sociali che interagiscono nel loro ambiente. Di conseguenza, questo articolo intende preparare il terreno concettuale per studi successivi che adottino un approccio più sociologico e interattivo.

Miriam Vanzetta, Elisa Agosti, Paolo Dallago, Insieme contro l’azzardo. L’auto/mutuo aiuto per combattere il gioco d’azzardo patologico, in Lavoro sociale, n. 2 (apr. 2015), vol. 15, pp. 17-21
L’articolo presenta l’esperienza dell’Associazione A.M.A. di Trento, che si occupa dal 1998 di gioco d’azzardo patologico con l’attivazione di gruppi di auto/mutuo aiuto sul territorio. Sono luoghi nei quali le persone accomunate dalla stessa situazione possono esprimersi e condividere le proprie esperienze, riflessioni e difficoltà e mettere in atto strategie comuni per il superamento della dipendenza.

Grace M. Barnes … [et al.], Gambling and substance use: co-occurrence among adults in a recent general population study in the United States, in International Gambling Studies, n. 1 (apr. 2015), vol. 15, pp. 55-71
Questo studio è un esame aggiornato dei comportamenti e anche dei problemi di gioco d’azzardo e la loro relazione con il consumo e l’abuso di sostanze. La ricerca è stata effettuata utilizzando un campione rappresentativo su larga scala di adulti di 18 anni e oltre, negli Stati Uniti. Il metodo adottato è stato quello dell’intervista telefonica, su tutto il territorio nazionale con numeri telefonici scelti a caso, nel periodo compreso tra il 2011 e il 2013. Nel presente articolo vengono descritti e commentati i risultati della ricerca.

Ioannis Anifantakis, Arianna Borsacchi, Ilaria Londi, Il campo dei miracoli: la peer education nella prevenzione del gioco d’azzardo, in Alcologia,  n. 22 (apr. 2015), pp. 29-33
L’articolo descrive un progetto innovativo sia per il tema trattato che per la modalità impiegata, la Peer Education, realizzato in due grandi istituti superiori di Prato. Si tratta di un percorso di prevenzione e presa di consapevolezza riguardante il gioco d’azzardo, che sta sempre più prendendo piede tra i giovani e le famiglie, anche a causa della crisi economica e della ricerca di facili guadagni.

Natale Canale, Alessio Vieno, La grande sfida. Il gioco d’azzardo in adolescenza, in Psicologia contemporanea, n. 247 (gen.-feb. 2015), pp. 47-51
Gli autori, ricercatori universitari, analizzano il gioco d’azzardo come un fenomeno che non può essere compreso analizzandone solo la sua base individuale, come opposta a quella sociale o ambientale. Occorre, essi affermano, adottare una prospettiva più ampia, sensibile anche alle forze sociali, economiche e politiche che condizionano un individuo, soprattutto in fase adolescenziale.

Graziano Bellio, I giocatori d’azzardo problematici: l’ennesima emergenza per i Ser.T?, in Dal fare al dire, a. 24, n. 2 (2015), pp. 3-5
L’articolo descrive le difficoltà organizzative, e spesso anche normative, che i Ser.T devono affrontare per accogliere le persone la cui esistenza e le cui relazioni sono state gravemente danneggiate dal gioco d’azzardo legale. Secondo l’autore, i Ser.T infatti sono carenti di risorse già rispetto al lavoro ordinario di assistenza ai tossicodipendenti e il disturbo da gioco d’azzardo è l’ultimo di una lunga serie di bisogni che hanno via via incrementato il carico di lavoro dei servizi, ma senza un adeguamento delle risorse.

Daniela Capitanucci, Un ambulatorio specialistico sperimentale per il gioco d’azzardo patologico, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 45, n. 1 (inverno 2015), pp. 11-16
L’autrice, psicologa e psicoterapeuta, descrive un progetto di ambulatorio il cui pubblico destinatario erano sia i giocatori d’azzardo patologici che i loro famigliari, considerati “utenti” a pieno titolo in quanto portatori di bisogni propri, correlati all’azzardopatia dei congiunti. Il progetto mirava a: impostare un preciso modello di intervento, creando un’équipe multidisciplinare atta a formulare progetti individualizzati per ciascun utente/famiglia; fornire pacchetti di prestazioni differenziate a seconda della gravità presentata dai pazienti; sperimentare un’unità di offerta specialistica monotematica pluridisciplinare integrata

A cura di Cristina Bertogna e Rodolfo Picciulin, L’azzardo del gioco. Riflessioni sulle ludopatie, La meridiana, 2014, Molfetta (Bari), pp. 140
Per i giocatori d’azzardo il tavolo da gioco diventa un elemento concreto intorno a cui ruota la loro esistenza, come la pallina della roulette. Attraverso il gioco l’uomo realizza una presa di distanza dalla propria vita: “gioca” il lavoro, “gioca” l’amore, “gioca” la lotta e in questo modo si autorappresenta. Nella patologia del gioco si viene a perdere questa distanza e, con essa, anche la capacità di avere un’immagine di sé stessi diversa dal giocatore attaccato al tavolo da gioco o alle slot machine. Questo testo, incrociando letture e competenze diversificate, offre uno sguardo psicoterapeutico completo sulle ludopatie. La postfazione è di Luigi Cancrini.
Collocazione biblioteca: 16926

Maurizio Fea, Valutazione di efficacia degli interventi di prevenzione sul gambling a livello internazionale, in Sicurezza e scienze sociali, a. 2, n. 3 (ott.-dic. 2014), pp. 182-201
L’articolo presenta una rassegna della letteratura internazionale sulla prevenzione del gioco d’azzardo, con una valutazione dell’efficacia delle numerose iniziative riguardanti il gioco d’azzardo patologico. L’autore invita i policy maker a non accontentarsi di analisi frettolose e superficiali, e i ricercatori a sviluppare linee di studio specifiche per tipologie di gioco, di giocatore e di contesti, tenendo conto che le forme regolatrici dei sistemi di gioco hanno forte influenza sui comportamenti della popolazione che gioca e su quella che potrebbe giocare, con tutti gli inevitabili riflessi sulla diffusione di problematicità e di patologie.

Servane Barrault, Aurélie Untans, Isabella Varescon, Special features of poker, in International Gambling Studies, n. 3 (dic. 2014), vol. 14, pp. 492-504
Il poker è ora uno dei tipi più popolari di gioco d’azzardo online, principalmente a causa delle sue particolari caratteristiche strutturali. Questo studio si propone di indagare le rappresentazioni da parte dei regolari giocatori di poker delle caratteristiche speciali di questo gioco, unitamente ai loro probabili collegamenti con il “tilt” (cioè la perdita di controllo durante il gioco) e il gioco d’azzardo problematico. Ventitré giocatori regolari di poker reclutati online hanno preso parte a una intervista i cui argomenti principali erano: fortuna contro abilità, sensazioni ed emozioni collegate al poker, scoperta del poker, tilt, differenze fra gioco online e dal vivo e rischi di coinvolgimento eccessivo nel poker.

Eugenio Rossi, Il paradosso del gioco d’azzardo, in Pedagogika.it, a. 18, n. 4 (ott.- dic. 2014), pp. 68-72
L’autore, docente di Sociologia all’Università di Milano Bicocca, si interroga sul momento in cui il gioco d’azzardo da attività di svago diventa malattia e dipendenza, in quali istanti dell’esistenza il gioco compulsivo si riconosce socialmente e i giocatori realizzano il loro bisogno di cura. L’impoverimento e la sofferenza dei famigliari sembrano essere i fattori determinanti che innescano il riconoscimento sociale e individuale della ludopatia.

Emma I. Brett … [et al.], Do the DSM-5 diagnostic revisions affect the psychometric properties of the Brief Biosocial Gambling Screen?, in International Gambling Studies, n. 3 (dic. 2014), vol. 14, pp. 447-456
Svariati cambiamenti significativi nei criteri diagnostici per il disturbo da gioco d’azzardo si sono verificati con la revisione più recente del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5). Questi cambiamenti intendono semplificare e snellire la diagnosi senza comprometterne la validità. Tuttavia molti degli strumenti usati per individuare e diagnosticare il disturbo si basano sulla quarta edizione precedente del DSM, e non è chiaro come si comportino con i criteri diagnostici rivisti. Lo scopo di questo studio è esaminare le proprietà psicometriche di un comune mezzo di individuazione del gioco d’azzardo patologico, il Brief Biosocial Gambling Screen, nel contesto dei criteri DSM-5 all’interno di un campione in cerca di aiuto. I giocatori che hanno chiamato un numero verde (N=2750) hanno concluso con un medico qualificato un’intervista semi-strutturata che valutava i criteri di gioco patologico DSM-IV dell’anno precedente.

Maurizio Fea, Gioca Responsabile help line e sito web: bilancio di quattro anni di attività, in Sicurezza e scienze sociali, a. 2, n. 3 (ott.-dic. 2014), pp. 146-155
L’articolo descrive le caratteristiche dei giocatori d’azzardo patologici e dei loro famigliari che hanno preso contatto con il servizio Gioca Responsabile. Analizza poi i risultati di quattro anni di attività dell’help-line e del sito web per il sostegno agli affetti da gambling patologico e ai loro famigliari, suggerendo anche terapie cognitivo comportamentali.

Sally M. Gainsbury … [et al.], A taxonomy of gambling and casino games via social media and online technologies, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2014), vol. 14, pp. 196-213
L’accresciuta popolarità dei giochi d’azzardo da casinò sulle piattaforme dei social media ha spinto le giurisdizioni internazionali a valutare quanto questi giochi possono essere simili ad attività di gioco su Internet e quindi soggetti a interventi normativi. I temi del gioco d’azzardo sono popolari nei videogiochi e nei giochi al computer e attività di gioco d’azzardo simulato sono comunemente offerte dagli operatori dei giochi come mezzo per allettare gli utenti a giocare a soldi online. Tuttavia poche ricerche hanno valutato l’impatto della convergenza digitale fra gioco d’azzardo e gioco. La mancanza di una chiara definizione delle attività online aventi come tema il gioco d’azzardo rappresenta un ostacolo significativo nei campi della ricerca su gioco d’azzardo e gioco. Basandosi su una rassegna della letteratura esistente, questo articolo propone una tassonomia per individuare i molti tipi di attività online con un contenuto tematico di gioco d’azzardo. Secondo tale tassonomia le caratteristiche principali che diversificano i giochi d’azzardo online comprendono: la richiesta di un pagamento, il ruolo dell’abilità, il tipo di piattaforma e il tema centrato sul gioco d’azzardo.

Kahil S. Philander, Terry-Lynn MacKay, Online gambling participation and problem gambling severity: is there a causal relationship?, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2014), vol. 14, pp. 214-227
Studi sul gioco d’azzardo su Internet hanno costantemente rilevato che i giocatori online hanno maggiori probabilità di manifestare un comportamento disturbato rispetto a quelli offline. Tuttavia pochi ricercatori hanno accertato se esiste un valido motivo causale a supporto di questa tesi o se questa relazione sia legata ad una o più variabili mancanti. Nel presente lavoro, utilizzando un metodo con dati secondari che corregge la potenziale distorsione da variabili omesse, viene rilevato che la partecipazione al gioco d’azzardo online dello scorso anno è collegata a una diminuzione della gravità del gioco problematico, il che rappresenta l’opposto della posizione diffusa nella letteratura corrente. Le stime di questo studio si sono dimostrate solide per varie forme di gioco d’azzardo online, per variabili di controllo e per strumenti di misurazione del gioco d’azzardo problematico. I risultati sono rimasti costanti anche quando si è utilizzato un campione rappresentativo del Regno Unito e un gruppo di ricerca online dell’Ontario in Canada. Poiché il principale punto di forza contro l’adozione generalizzata del gioco d’azzardo su Internet è stata l’attenzione della sanità pubblica riguardo al gioco problematico, questo studio fornisce l’evidenza che decisioni in materia dovrebbero ricevere una più attenta considerazione dai decisori politici.

Simone N. Rodda, Nerilee Hing, Dan I. Lubman, Improved outcomes following contact with a gambling helpline: the impact of gender on barriers and facilitators, inInternational Gambling Studies, n. 2 (ago. 2014), vol. 14, pp. 318-329
Le linee di assistenza telefonica per il gioco d’azzardo si sono sviluppate in un periodo in cui le testimonianze di ricerca di aiuto si basavano quasi interamente su giocatori maschi e ci sono poche testimonianze che tali linee siano cambiate in risposta all’aumento esponenziale delle giocatrici negli ultimi 20 anni. Lo studio ha voluto esplorare l’impatto di genere sulle chiamate alle linee australiane di assistenza telefonica, comprendendo le caratteristiche di chi chiama, gli ostacoli e le facilitazioni dei contatti, come pure i risultati delle chiamate. Gli autori hanno preso in esame 170 chiamanti (94% giocatori problematici, 61% maschi) circa un mese dopo la loro chiamata e hanno riscontrato differenze di genere in termine di età, tipo di gioco preferito, impiego e fonte di riferimento. I maschi e le femmine avevano le stesse probabilità di ricercare ulteriore aiuto presso risorse formali, informali e mediante auto-aiuto. Considerando che soltanto il 10% di chiamanti non accedeva a un ulteriore aiuto, queste conclusioni sottolineano l’importanza delle linee di assistenza telefonica come principale sostegno sia per gli uomini che le donne con problemi di gioco d’azzardo.

Kevin Harrigan … [et al.], Games of chance or masters of illusion: multiline slots design may promote cognitive distorsions, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2014), vol. 14, pp. 301-317
I giocatori problematici hanno spesso credenze distorte sul gioco d’azzardo, fra cui l’illusione del controllo e l’inganno tipico del giocatore. La maggioranza dei giochi multi linea di slot consentono ai giocatori di regolare il numero di paylines su cui scommettere e l’ammontare della scommessa per linea, e con il tempo questo controllo può avvalorare convinzioni errate e promuovere credenze distorte sul gioco. I ricercatori hanno elaborato dei software per effettuare simulazioni di un popolare gioco slot multi linea e ne hanno esaminato gli effetti quando si scommette su una singola linea rispetto a paylines multiple. Il controllo del giocatore sui giochi multi linea di slot può portare chi gioca frequentemente d’azzardo a conclusioni errate a favore del gioco eccessivo, nonostante le perdite ricorrenti.

Caleb D. Lloyd, Nick Chadwick, Ralph C. Serin, Associations between gambling, substance misuse and recidivism among Canadian offenders: a multifaceted exploration of poor impulse control traits and behaviours, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2014), vol. 14, pp. 279-300
Le correlazioni fra gioco d’azzardo, consumo di sostanze e crimine suggeriscono che ciascuno di questi comportamenti possa essere indicatore di un singolo tratto problematico di base, quale lo scarso controllo degli impulsi. Lo scopo del presente lavoro è quello di indagare se i tratti auto-riferiti fanno prevedere in prospettiva una futura recidività criminale, valutando il passato comportamento criminale di carcerati adulti, il consumo di sostanze e la pratica del gioco d’azzardo. I ricercatori hanno adottato un approccio costituito di più parti per misurare i componenti del controllo degli impulsi, utilizzando tre questionari per valutare la ricerca di sensazioni, la scarsa premeditazione e la sensibilità alla ricompensa. I partecipanti erano maschi volontari, detenuti in due istituzioni federali.

Marcello Esposito, Gioco d’azzardo: qual è la vera posta? Tecnologie che creano dipendenze, in Aggiornamenti Sociali, a. 65, n. 5 (mag. 2014), pp. 392-404
L’autore, docente universitario, esperto di mercati finanziari internazionali, presenta dapprima una fotografia della situazione del gioco d’azzardo in Italia; in seguito, prendendo spunto dal libro “Addiction by Design”, dell’antropologa Natasha Dow Schull, frutto di anni di ricerca sui giocatori di Las Vegas, cerca di comprendere le motivazioni e i desideri dei giocatori, gli elementi che favoriscono la ludopatia, le conseguenze della tecnologia digitale in questo campo, e, infine, le prospettive di riflessione sulle conseguenze sociali e culturali a lungo termine del fenomeno.

Nerilee Hing … [et al.], Stigma and problem gambling: current knowledge and future research directions, in International Gambling Studies, n. 1 (apr. 2014), vol. 14, pp. 64-81
Anche se non ancora sufficientemente indagata, la stigmatizzazione è stata identificata come un importante ostacolo per la ricerca di aiuto, il trattamento e la guarigione dai problemi di gioco d’azzardo. Questo articolo intende fornire informazioni sulla stigmatizzazione associata al gioco d’azzardo problematico, sottolineando le lacune della ricerca esistente e dando indicazioni per quella futura. In questo articolo, per la prima volta, la stigmatizzazione e il gioco d’azzardo problematico sono riuniti e rivisti usando ampie costruzioni e una vasta letteratura, attinte da una serie di nuove fonti basilari. In merito al gioco d’azzardo problematico, le dimensioni della stigmatizzazione, ad eccezione della sua origine, devono ancora essere indagate, come pure i percorsi attraverso i quali viene a crearsi, le sue caratteristiche pubbliche e di percezione, e le strategie usate per gestirla.

Barna Konkoly Thege, David C. Hodgins,   “Light drugs” of gambling? Non-problematic gambling activities of pathological gamblers, in International Gambling Studies, n. 1 (apr. 2014), vol. 14, pp. 29-38
Lo scopo della ricerca era indagare se esistono attività di gioco d’azzardo innocue per giocatori patologici. Attraverso annunci sui media, sono stati reclutati 169 giocatori patologici che avevano da poco smesso di giocare. All’inizio dello studio, ai rispondenti è stato chiesto di riferire qualsiasi attività di gioco d’azzardo che non creasse loro dei problemi, insieme a quelle che invece ne causavano. Le attività di gioco sono state suddivise nelle seguenti categorie: lotteria, gratta e vinci, bingo, scommesse o partite a carte con amici/famiglia, corse dei cavalli, riffa, giochi di casinò e video lotterie. Solo una piccola percentuale (16%) dei rispondenti ha riferito di non avere attività di gioco non problematiche, tuttavia le conclusioni forniscono qualche sostegno all’idea che i giocatori patologici che vogliono abbandonare il gioco d’azzardo possono continuare a effettuare alcuni tipi di gioco d’azzardo; la completa astinenza può non essere indispensabile.

A cura di Leopoldo Grosso e Francesca Rascazzo, Atlante delle dipendenze, Edizioni Gruppo Abele, 2014, Torino, pp. 687
Si segnalano nel capitolo III la voce “Azzardo” di Francesca Rascazzo e nel capitolo V “Disciplina delle droghe legali” di M. Dall’Oglio. Collocazione biblioteca: 16737

Leopoldo Grosso, Monica Reynaudo, Francesca Rascazzo, L’azzardo non è un gioco. Gioco d’azzardo legale e rischio dipendenza tra le persone over 65 incontrate da Auser, Gruppo Abele – Auser – Libera, 2014, pp. 64
L’Auser, in quanto associazione impegnata in favore delle persone anziane, ha promosso la ricerca, intitolata “L’azzardo non è un gioco” in collaborazione con il Gruppo Abele per colmare un vuoto di informazione e offrire un fondamento analitico a tutti coloro che nelle associazioni, negli enti locali, in parlamento e nel sindacato si battono per arginare il proliferare incontrollato del gioco d’azzardo. Si tratta di una ricerca-intervento, che ha permesso ai volontari dell’Auser di avvicinare e coinvolgere anche in esperienze di auto mutuo aiuto molti anziani a rischio di dipendenza da gioco d’azzardo. Nel documento, presentato a Torino il 3 marzo 2014, vengono analizzati i risultati dei questionari (864 quelli considerati validi), tenendo conto delle differenze di regione, età, sesso, reddito, famiglia, ecc.
Collocazione biblioteca: H2302

A cura di Pietro Fausto D’Egidio e Alfio Lucchini, La società dipendente. Il sistema di competenze e responsabilità per comprendere, decidere e agire, Franco Angeli, 2014, Milano, pp. 122
Il volume raccoglie riflessioni, e in parte aspetti del dibattito, espresse dal V Congresso nazionale FeDerSerD, svoltosi a Roma nell’ottobre 2013. Parlare ancora di normalità e devianza, senso della prevenzione, tutela della salute e malattia, limiti alla cura, ha senso se vengono inseriti in una visone di cambiamento e di ricerca di nuovi paradigmi. Questo l’obiettivo del testo, che offre spazi di approfondimento in un momento veramente cruciale, sia per gli evidenti cambiamenti istituzionali e normativi, sia per le modifiche nell’organizzazione dei servizi, sia per la grave situazione economica, con conseguenti gravi tagli delle risorse dedicate. Si segnala il contributo di Fabio Lucchini  “L’evoluzione del concetto di devianza e la sua costruzione sociale: il caso del gioco d’azzardo patologico”.
Collocazione biblioteca: 16822

A cura di Graziano Bellio e Mauro Croce, Manuale sul gioco d’azzardo. Diagnosi, valutazione e trattamenti, Franco Angeli, Milano, 2014, pp. 411
Il volume intende porsi quale strumento di consultazione e di lavoro per operatori dei servizi sanitari, terapeuti liberi professionisti, e anche per gli operatori sociali impegnati nelle comunità terapeutiche, cooperative e associazioni di volontariato che si trovano a fronteggiare i vari problemi che il gioco d’azzardo può presentare. La questione della diagnosi, l’assessment multidimensionale, la gestione della comorbilità, l’individuazione e la gestione del trattamento idoneo, il lavoro con le famiglie, i trattamenti residenziali, sono alcuni dei temi che vengono approfonditi avvalendosi del contributo di molti tra i maggiori esperti di differenti discipline, scuole teoriche e contesti di appartenenza. Vengono altresì discusse alcune specificità del gioco d’azzardo, come per esempio il gioco al femminile, i giovani, gli intrecci con internet o con altre dipendenze.
Collocazione biblioteca: 16900

A cura di Costantino Cipolla, Le implicazioni sociali del gioco d’azzardo, Il caso dell’Emilia-Romagna, Franco Angeli, Milano, 2014
Il volume riporta i risultati di una ricerca biennale, diretta da Costantino Cipolla, riguardante le implicazioni criminologiche e vittimologiche del gioco d’azzardo in Emilia-Romagna. La ricerca, frutto di un protocollo d’intesa tra la Regione Emilia-Romagna e l’Università di Bologna, ha visto il coinvolgimento di giocatori, ex giocatori, figure apicali delle Forze dell’Ordine e operatori delle strutture di recupero di 9 province emiliano-romagnole, concludendosi con un Report nel dicembre 2013. Fra i principali esiti rilevati si evidenzia come l’azzardo, quale “nuova e incentivata forma di consumo”, anche sul web, sia caratterizzato da un aumento assai rilevante del numero dei giocatori così come dei molteplici interessi di natura criminogena sottesi al poliedrico mondo del gambling, ciò in misura direttamente proporzionale all’allargamento dei confini di quest’ultimo. Il volume, partendo dalla comparazione con le realtà e le politiche poste in essere in materia in altri contesti europei e oltreoceano, propone orientamenti per la comprensione dei più recenti trend relativi al mondo dell’azzardo, significative riflessioni sulla correlazione fra gioco d’azzardo e crimine attinenti la realtà locale ed il tessuto sociale dell’Emilia-Romagna, nonché un’analisi delle politiche territoriali volte a contrastare gli effetti dannosi dell’azzardo, con riferimento sia alle condotte patogene che alla sicurezza e alla prevenzione rispetto ad attività illegali e alle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata e mafiosa sul territorio. Costantino Cipolla è professore ordinario di Sociologia e coordinatore del corso di Laurea Magistrale in Scienze criminologiche per l’investigazione e la sicurezza presso l’Università di Bologna.
Collocazione biblioteca: 17031

Massimo Corti, Marco Riglietta, Gioco d’azzardo patologico e clusters personologici. Una proposta di classificazione per possibili interventi differenziati, in Mission, n. 42 (2014), pp. 9-13
In vari studi il Gioco d’Azzardo Patologico viene definito come una modalità mal adattiva di gioco d’azzardo, caratterizzata da perdita di controllo sul comportamento. Si evidenziano correlazioni tra il gioco d’azzardo ed alcuni tratti fragili della personalità quali l’insicurezza, la scarsa autostima, l’impulsività, la rigidità di pensiero, la bassa tolleranza allo stress ed alle frustrazioni, la tendenza all’aggressività, fino ad arrivare a sviluppare vere e proprie patologie come la depressione o il disturbo ossessivo-compulsivo.

Marzio Marino, Carlo Arrigone, GAP Il gioco malato. Inquadramento teorico, funzionamento generale, approcci, terapia, prevenzione, dati epidemiologico, normativa,Odon, Milano, 2014, pp. 184
Il GAP, come altri tipi di disturbi psicologici, è molto pervasivo nella quotidianità del soggetto coinvolto e tende a compromettere, oltre alla vita personale e familiare del giocatore, anche l’ambito lavorativo nonché lo stato psico-fisico generale. Inoltre molto spesso il momento del gioco viene associato all’abuso di sostanze e alcolici, che tendono ad amplificare la dipendenza diminuendo la capacità di controllo e raziocinio della persona e aumentando l’impulsività e le condotte pericolose. Il libro ha lo scopo di fare luce sul fenomeno del gioco d’azzardo patologico, tentando di mantenere un atteggiamento critico distaccato, avvalendosi dei dati e delle ricerche scientifiche più recenti.
Collocazione biblioteca: 16831

A cura di Tiziana Cassese … [et al.], Fare prevenzione sui consumi giovanili di “sostanze”, in Animazione Sociale, a. 44, n. 279 (gen. 2014), pp. 36-79
L’inserto nasce dal constatare come oggi sia importante fare memoria di tutto ciò che l’esperienza ha accumulato in termini di apprendimento sul ‘fare prevenzione’. Tanto più perchè la prevenzione sta rischiando di essere sempre più residuale, in termini di investimenti, mentre nella società le pressioni al consumo sono molto forti. Occorre ricordare anche che alla triade di sostanze psicoattive più comunemente utilizzate da parte dei giovani (alcol, tabacco e cannabis) va aggiunto il gioco d’azzardo, come risultato di una gigantesca esposizione all’offerta. Gli autori dei contributi sono: Mauro Croce, direttore del settore Educazione alla salute dell’ASL VC; Leopoldo Grosso, psicologo e vicepresidente del Gruppo Abele; Tiziana Cassese, Livia Racca e Monica Rupo dell’Associazione Aliseo di Torino.

Alfio Lucchini, Droghe, comportamenti, dipendenze. Fenomeni norme protagonismo, Franco Angeli, 2014, Milano, pp. 298
Il consumo di sostanze e i comportamenti di addiction fanno ormai parte in modo strutturale della società contemporanea. Il volume definisce, contestualizza e analizza tematiche attuali, ma che spesso ancora sono ignorate, a partire dalla natura dei comportamenti di addiction e degli aspetti patologici delle dipendenze. Vengono illustrate le diverse sostanze e i principali comportamenti di addiction; vengono proposti approfondimenti e descritti strumenti e pratiche di particolare valore e interesse di applicazione, con grande attenzione al gioco d’azzardo patologico e all’alcolismo, due tipi di dipendenza che sono all’origine di molteplici problematiche, anche sociali. Vasta e aggiornata è anche la rassegna normativa presentata, con le fonti di legge che regolano questo complesso settore, evidenziando lo sviluppo storico e il senso delle normative. Ampio e dettagliato, infine, il capitolo dedicato alle proposte di politiche di settore e al ruolo degli operatori del mondo delle dipendenze. Alfio Lucchini è medico, direttore di struttura complessa di psichiatria, specialista in psicologia medica, psicoterapeuta, direttore del Dipartimento delle Dipendenze della Asl Milano 2.
Collocazione biblioteca: 17030

Concettina Varango … [et al.], Disturbi della sfera affettiva nel giocatore patologico ed esperienza clinica, in Mission, a. 12, n. 41 (2014), pp. 51-55
L’articolo espone i risultati di uno studio volto a individuare i tratti caratteristici di personalità e a cercare relazioni significative tra genere, età e patologia nei giocatori d’azzardo patologici. Vengono discusse le caratteristiche e il profilo dei giocatori che accedono al Ser.T. di Lodi.

Lucia Coco … [et al.], Il Gruppo di lavoro sul Gambling del Dipartimento Dipendenze di Foligno/Spoleto, in Mission, a. 11, n. 40 (2013), pp. 75-81
Il Dipartimento Dipendenze Foligno/Spoleto presenta il suo Gruppo di lavoro sul Gambling: una squadra interdisciplinare che ha strutturato interventi rivolti a persone affette da gioco d’azzardo patologico con un approccio multidisciplinare (medico, sociale e psicologico). Il trattamento include interventi di tutoraggio finanziario, psicoterapia individuale o di gruppo, psicoterapia “multicoppiale”.

Associazione Aliseo, Gruppo Abele, Storie di vita e di accoglienza, in Animazione Sociale, a. 43, n. 278 (dic. 2013), pp. 103-106
Nella rubrica “I diari dell’operatore” tre storie di vita e di accoglienza. La seconda, dell’area Dipendenze del Gruppo Abele, racconta la vicenda di un giocatore d’azzardo che decide di farsi aiutare per uscire dalla dipendenza e risolvere la sua complicata situazione finanziaria.

Andrew B. Carver, John A. McCarty, Personality and psychographics of three types of gamblers in the United States, in International Gambling Studies, n. 3 (2013), vol. 13, pp. 338-355
Usando i risultati dell’Experian Marketing Services’ Simmons National Consumer Study (NCS), questo studio prende in esame le caratteristiche di tre tipi di giocatori d’azzardo negli USA: quelli che giocano regolarmente alla lotteria, i forti giocatori d’azzardo dei casinò e i giocatori online. Gli autori esaminano ogni tipo di giocatore usando parecchie variabili della personalità e psicografici: impulsività, desiderio di controllo, materialismo, assunzione di rischio, egocentrismo, introversione, ricerca di sensazioni, e prudenza finanziaria. Essi riscontrano che mentre tutti e tre i gruppi hanno alti livelli di impulsività e materialismo rispetto ai non giocatori, i più degni di nota sono i giocatori online, che hanno livelli superiori di assunzione di rischio, desiderio di controllo, egocentrismo e ricerca di sensazioni rispetto ai giocatori dei casinò, ai giocatori alla lotteria e ai non giocatori. Questo studio inoltre enfatizza l’importanza di prendere in considerazione i dati demografici quando si studiano gli psicografici, poiché alcuni di essi – relativi al gioco d’azzardo – sono condizionati dall’età.

A cura di Gioacchino Lavanco, GAP. Il gioco d’azzardo patologico. Orientamenti per la prevenzione e la cura, Pacini, Pisa, 2013
Quando il gioco d’azzardo non è più solo un passatempo, ma lo si fa in maniera compulsiva aumentando progressivamente la frequenza delle giocate e andando incontro a una dipendenza, siamo di fronte al Gioco d’Azzardo Patologico (GAP). Obiettivo di questa pubblicazione è quello di fornire a medici e pediatri di famiglia un focus per affrontare le molteplici criticità della dipendenza da gioco, un’adeguata formazione che consenta loro di evidenziare e segnalare tempestivamente situazioni a rischio, informazioni sui servizi specialistici territoriali competenti a gestire la patologia del GAP, strategie per attivare efficaci interventi di prevenzione.
Collocazione biblioteca: 16695

Alain d’Astous, Marc Di Gaspero, Explaining the performance of online sports bettors, International Gambling Studies, n. 3 (2013), vol. 13, pp. 371-387
Questo articolo riferisce i risultati di una indagine online su un campione di 161 scommettitori sportivi online in cui il rendimento dell’investimento calcolato sulla base delle loro ultime 20 scommesse era usato come la principale variabile dipendente. Un’analisi di regressione ha mostrato che il rendimento dell’investimento dei giocatori online è positivamente associato alla loro esperienza in scommesse sportive, al livello di ricerca e analisi delle informazioni effettuata prima di scommettere, e alla loro propensione a considerare gli eventi che accadono nella loro vita come il risultato delle forze del caso. Questi risultati della ricerca sono discussi nel contesto di un modello teorico generale, in base al quale la prestazione nel gioco è vista come dipendente da quattro tipi di determinanti: l’esperienza, la personalità, la motivazione e le capacità cognitive del giocatore.

Marcello Matté, L’ importante non è vincere ma giocare. Gioco d’azzardo, gioco sporco, in Settimana, n. 38 (ott. 2013), pp. 8-9
Prendendo spunto dalla mostra “Fate il nostro gioco”, organizzata a Bolzano dal Forum Prevenzioni con lo scopo pedagogico di disinnescare l’illusione della fortuna facile attraverso il disvelamento della matematica, l’articolo presenta una serie di dati sul gioco d’azzardo in Italia e sul ruolo ambiguo della politica in questo campo.
Collocazione biblioteca: G5812

Mauro Croce e Francesca Rascazzo, Gioco d’azzardo, giovani e famiglie, Edizioni Gruppo Abele, Firenze, 2013, pp. 217
Il testo affronta il tema del gioco d’azzardo e della dipendenza che da questo comportamento può derivare. Si esplora il tema a partire da alcune nozioni storiche e inerenti la natura dei giochi d’azzardo; si tratta poi della diffusione capillare dell’offerta di gioco d’azzardo pubblico, con riferimento all’economia dell’azzardo e ai rischi di infiltrazione criminale; si descrive, ancora, quali costi economici e sociali comporti la diffusione dell’azzardo tra la popolazione. La parte centrale del volume è dedicata al rapporto tra giovani, famiglie e gioco d’azzardo, con riferimento ai contenuti utilizzabili in contesti educativi e volti alla prevenzione. Segue la trattazione della dipendenza da gioco d’azzardo con riferimento ai meccanismi che caratterizzano questo specifico problema di salute; in chiusura, un capitolo dedicato alle possibilità di cura della dipendenza da gioco d’azzardo e ai servizi preposti.
Collocazione biblioteca: 16486

Simone Feder … [et al.], Azzardopatia: insieme per ritrovare la vita, in Alcologia, n. 17 (set. 2013), pp. 77-78
Per l’elevato numero di slot machine la città di Pavia ha ottenuto il triste primato di “Capitale del gioco d’azzardo in Italia”, per cui si sono svolte nel 2013 tante iniziative pubbliche per proporre una cultura della prevenzione. Intanto dal dicembre 2012 si è organizzata un’esperienza di gruppo di auto aiuto per giocatori e giocatrici d’azzardo, di cui l’articolo descrive il percorso e il funzionamento.

Robert Ladouceur, Annie Goulet, Frank Vitaro, Prevention programmes for youth gambling: a review of the empirical evidence, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2013), vol. 13, pp. 141-159
Questo articolo riesamina in chiave critica la letteratura esistente sull’efficacia dei programmi di prevenzione del gioco d’azzardo per i giovani. Sono presentate due categorie di strategie preventive, tutte universali e per la maggior parte basate sulla scuola: programmi di prevenzione specifici per il gioco d’azzardo e seminari su gioco d’azzardo e abilità connesse. L’età dei partecipanti ai vari studi andava dai 9 ai 20 anni. I risultati mostrano che i programmi di entrambe le categorie sono generalmente efficaci nel ridurre i concetti sbagliati e aumentare la conoscenza del gioco d’azzardo. Tuttavia, la mancanza di follow-up a lungo termine e di misure comportamentali rende difficile trarre chiare conclusioni circa l’efficacia di tali programmi. Vengono suggerite raccomandazioni per migliorare lo sviluppo e la valutazione dei futuri programmi di prevenzione del gioco d’azzardo giovanile.

Daniel R. Lalande … [et al.], Investigating non-gamblers: another step toward identifying potential protective factors against problem gambling, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2013), vol. 13, pp. 176-187
In questo articolo si sostiene che saperne di più sui non-giocatori potrebbe aiutare i ricercatori a scoprire nuovi fattori protettivi contro il gioco d’azzardo problematico. Lo scopo di questo studio era quindi quello di identificare le caratteristiche socio demografiche, psicologiche e comportamentali che sono più prevalenti nei non-giocatori, rispetto ai giocatori. I risultati di un’analisi di regressione logistica con un campione rappresentativo di adulti della provincia del Quebec (Canada) hanno rilevato 12 elementi di predizione significativi di uno stato di assenza di gioco di azzardo. Fra questi elementi, sette erano variabili socio demografiche (cioè luogo di nascita, lingua madre, religione dell’infanzia, stato civile. istruzione, reddito familiare e storia familiare di problemi con il gioco d’ azzardo), quattro erano variabili psicologiche (cioè la percezione della propria situazione finanziaria rispetto agli altri, l’ottimismo sulla propria situazione finanziaria, le credenze riguardanti le possibilità di vincita, le idee suicide), e una variabile era comportamentale (cioè la frequentazione della chiesa). Sono necessarie tuttavia ulteriori ricerche comprendenti diversi tipi di variabili e una comune definizione operativa di non-giocatori per capire meglio questo sottogruppo e il suo potenziale protettivo contro i problemi di gioco d’azzardo.

Federico Tonioni, Psicopatologia web-mediata. Dipendenza di internet e nuovi fenomeni dissociativi, Springer, Milano, 2013, pp. 182
La crescita inarrestabile delle relazioni internet-mediate, destinate nel tempo a prevalere sui contatti “dal vivo”, ha moltiplicato le possibilità di comunicazione tra i giovani e complicato invece le relazioni con la generazione precedente. Il volume esplora la complessità dei quadri psicopatologici che ne scaturiscono, analizzando la dipendenza da internet nel contesto allargato di altre dipendenze comportamentali, come quella del gioco d’azzardo e varie forme di perversione delle condotte sessuali. Una parte del 3° capitolo è dedicata al fenomeno hikikomori. Collocazione biblioteca: 17141

Per Binde, Why people gamble: a model with five motivational dimensions, in International Gambling Studies, n. 1 (apr. 2013), vol. 13, pp. 81-97
L’articolo presenta un modello motivazionale di partecipazione al gioco d’azzardo. Il modello comprende cinque dimensioni motivazionali: 1) il sogno di sbancare il jackpot e trasformare la propria vita, 2) le gratificazioni sociali, 3) la sfida intellettuale, 4) i cambiamenti di umore prodotti dal gioco, e 5) la possibilità di vincere, motivazione fondamentale del gioco d’azzardo. Il modello è applicabile in modo prioritario al gioco d’azzardo ricreativo nelle società occidentali contemporanee, ma aiuta anche a capire il gioco d’azzardo problematico. Il modello integra la grande varietà di motivi personali che spingono le persone verso il gioco d’azzardo e rende possibile comprendere la speciale attrazione che esercita rispetto ad altre attività del tempo libero. Questo tipo di gioco attinge alla biopsicologia umana, suscita facilmente potenti processi psicologici e si collega a profondi significati culturali.

Mohammad R. Hayatbakhsh … [et al.], Early life course predictors of young adults’ gambling, in International Gambling Studies, n. 1 (apr. 2013), vol. 13, pp. 19-36
Questo studio ha esaminato l’associazione esistente fra una vasta gamma di fattori e il gioco d’azzardo di giovani adulti. Lo studio si basa su 3691 persone per le quali erano disponibili dati sul gioco d’azzardo auto-riferito, e sulla spesa di gioco al momento del follow-up al ventunesimo anno. Le variabili indipendenti sono state misurate all’inizio e nel follow-up a 14 anni. Mentre è incerto se interventi precoci per le persone che fanno uso precoce di sostanze o affrontano difficoltà dovute a circostanze familiari abbiano un impatto sulle percentuali di gioco, la ricerca dovrebbe analizzare se i programmi di intervento mirati a fattori modificabili quali il rendimento scolastico e il comportamento esternalizzante riducono il gioco d’azzardo in seguito.

Maurizio Fea, Alfio Lucchini, Analisi dei risultati del servizio Giocaresponsabile: due anni di attività, in Mission, n. 36 (2012), pp. 62-66
L’aumento della domanda di assistenza e la percezione sociale dell’aggravarsi del fenomeno di gambling addiction hanno indotto la FeDerSerD ad attivare il servizio Giocaresponsabile dal novembre 2009. Il servizio è totalmente gratuito e gestito da professionisti che danno consulenza e orientamento sia alle persone che hanno problemi di eccesso di gioco, sia a famigliari e amici. E’ costituito da help line e sito, oltre che da un numero verde gratuito. L’articolo descrive e analizza indicatori di attività del servizio e dati qualitativi relativi all’utenza.

David M. Ledgerwood … [et al.], Who Goes to Treatment? Predictors of Treatment Initiation among Gambling Help-Line Callers, in The American Journal on Addictions, n. 1 (gen.-feb. 2013), vol. 22, pp. 33-38
Lo studio presentato nell’articolo riguarda i fattori predittivi dell’avvio del trattamento nei giocatori patologici che si rivolgono a un servizio di “telefono amico”. Sono stati valutati 143 soggetti reclutati dopo una prima chiamata al servizio e poi ricontattati dopo due mesi. I risultati suggeriscono alcune strategie, focalizzate sui fattori motivazionali, che gli operatori del telefono amico possono adottare per spronare i giocatori a iniziare il trattamento.

Bernardo Dell’Osso, Senza limiti. Gioco, internet, shopping e altri disturbi del controllo degli impulsi, Il Pensiero Scientifico, 2013, Roma, pp. 124
I disturbi del controllo degli impulsi sono alla base di molti comportamenti definiti compulsivi. L’autore, medico psichiatra presso il Policlinico di Milano e ricercatore presso l’Università degli Studi di Milano, fornisce, in modo facilmente accessibile, una puntuale analisi dei principali elementi di classificazione, presentazione clinica e terapia dei vari disturbi del controllo degli impulsi, con ulteriori approfondimenti di attualità dedicati al gioco d’azzardo patologico, alla “Internet addiction”, allo shopping compulsivo e ai comportamenti autolesivi.
Collocazione biblioteca: 16697

Anna Paola Lacatena … [et al.], Gambling e cura, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 43, n. 2 (feb. 2013), pp. 16-20
Le autrici, sulla base della crescita del consumo di gioco da parte della popolazione e degli interventi di cura, intendono promuovere una riflessione multidisciplinare sul gioco d’azzardo, avvalendosi della letteratura internazionale e del dato relativo all’attività del Dipartimento Dipendenze patologiche dell’ASL di Taranto. Consapevoli dell’inefficacia della clinica senza società (pura biopolitica) e della società senza clinica (velleitarismo), esse sostengono che ogni riflessione non può prescindere dai paradigmi esistenti e da una lettura socio-culturale del quotidiano.

Giovanni Serpelloni, Gambling. Gioco d’azzardo problematico e patologico: inquadramento generale, meccanismi fisio-patologici, vulnerabilità, evidenze scientifiche per la prevenzione, cura e riabilitazione. Manuale per i Dipartimenti delle Dipendenze, Dipartimento Politiche Antidroga Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roma,  2013, pp. 172
Il gioco d’azzardo, anche nel nostro Paese, ha assunto dimensioni rilevanti, seppure non ancora ben definite, e una forte spinta commerciale facilmente percepibile dalle innumerevoli pubblicità che sempre più sono presenti sui media. Il gioco d’azzardo porta con sé un rischio che, in particolare gruppi di persone ad alta vulnerabilità, può sfociare in una vera e propria dipendenza comportamentale (Gioco d’Azzardo Patologico – GAP). Questa pubblicazione vuole essere un contributo a focalizzare il problema sulla base delle evidenze scientifiche, al fine di evitare, come purtroppo sta già in parte accadendo, scelte e programmazioni nazionali e regionali, basate sulla spinta emotiva e sul clamore mediatico. In balia, quindi, di tensori politici ed economici che spesso assecondano più politiche di consenso o di reddito che non l’interesse della popolazione e la salute pubblica.

A cura di Bernardo Cattarinussi, Non posso farne a meno. Aspetti sociali delle dipendenze, Franco Angeli, Milano, 2013, pp. 253
La dipendenza può trasformarsi da perenne condizione umana in un qualcosa di imprescindibile e ossessionante. In questi ultimi anni, accanto a forme tradizionali di dipendenza chimica o da sostanze (si pensi a tabagismo, alcolismo, dipendenza da farmaci e droghe), si stanno sviluppando alcune dipendenze collegate alla ripetitività compulsiva di comportamenti normali, quali il gioco, lo sport, il lavoro, il consumo, l’alimentazione, i legami affettivi e sessuali. Anche questa tipologia appare caratterizzata da fenomeni come la compulsione, la perdita di controllo, la reiterazione del comportamento nonostante la consapevolezza delle problematiche connesse, la dominanza su ogni aspetto della vita dell’individuo coinvolto e infine la frequente tendenza alle ricadute. Le nuove dipendenze tuttavia non sembrano condividere lo stigma sociale proprio delle dipendenze derivanti dall’abuso di sostanze, anzi in qualche caso sono, oltre che tollerate, addirittura stimolate. Il volume intende tracciare per ogni dipendenza un breve profilo storico, esaminare i principali approcci teorici che se ne sono occupati, ipotizzare le pur sfuggevoli dimensioni statistiche, riportare le risultanze di eventuali ricerche qualitative e quantitative, mettere in rilievo le dimensioni più propriamente sociali e segnalare alcuni degli strumenti terapeutici più utilizzati. Il curatore insegna Sociologia presso l’Università di Udine.
Collocazione biblioteca: 16285

Gianluca Cuozzo, Gioco d’azzardo. La società dello spreco e i suoi miti, Mimesis, Milano – Udine 2013, pp. 70
Il meccanismo del gioco d’azzardo s’impadronisce totalmente dei giocatori, anima e corpo. Essi vivono una vita da automi: esseri senza una continuità storica vera e propria, esposti al mero caso e alla malia fatale della ripetizione. Questo, a ben vedere, è anche il tempo ipnotico dei consumi, in cui l’ultimo richiamo della moda – con rinnovato appeal mediatico – cerca di occultare il nostro essere inchiodati al demone del sempre-uguale (sempre lo stesso identico nuovo dell’ultimo prodotto immesso sul mercato). Tale mito raggelante è stato descritto magistralmente da Walter Benjamin, Philip K. Dick e Paul Auster; liberarci da esso ci porta inevitabilmente a un confronto serrato con il sogno osceno di benessere instillato dalla merce: dove persino uno shampoo promette la resurrezione.
Collocazione biblioteca: 16654

Dipendenza da gioco e altre dipendenze comportamentali

Aggiornata ad aprile 2019 – a cura di Paola Moriondo

I materiali elencati sono disponibili presso la Biblioteca del Centro Studi, Documentazione e Ricerche del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento della Biblioteca. L’elenco proposto non esaurisce quanto posseduto in biblioteca sul tema in oggetto. Sono presenti anche pubblicazioni scaricabili on line o in PDF. Per quanto riguarda la dipendenza da cibo si veda la bibliografia sui disturbi alimentari.

I percorsi tematici proposti sono i seguenti:

 Studi e ricerche sulle dipendenze da comportamento e i servizi preposti alla cura

dal fare al direPietro Paolo Guzzo, La co-genitorialità sociale nelle dipendenze. Proposte di riflessione, in Dal fare al dire, n. 1, 2019, pp. 55-61
La co-genitorialità consiste in una forma di azione collettiva, presa in carico congiunta in chiave anti-addiction tra famiglie, istituzioni pubbliche, agenzie educative, servizi delle dipendenze e società civile. Il tentativo è quello di aiutare le famiglie a recuperare e innovare il loro ruolo genitoriale, inteso come un processo continuo di apprendimento sociale, promuovendo percorsi di partecipazione e co-progettazione sociale e istituzionale di nuovi servizi di prevenzione, gestione e cura delle dipendenze. Pietro Paolo Guzzo è professore a contratto di Politica Sociale dell’Università “Magna Graecia” di Catanzaro.

Valeria Zavan, Elsa Basili, Alberto Arnaudo, Tra il dire e il fare. Il linguaggio e le sue difficoltà nella vita professionale quotidiana. Tra consuetudini e credenze, come sembra difficile cambiare per essere al passo coi tempi, in Dal fare al dire, a. 27, numero speciale (2018), pp. 9-17
Le comunicazioni tra mondi diversi che si trovino a confrontarsi in ambiti dove le interpretazioni non sono univoche né universalmente riconosciute risultano molto complesse. E in ambito di linguaggio nelle dipendenze patologiche, questa complessità si acuisce, colorandosi di connotati ideologici e pregiudiziali. L’articolo propone un approfondimento in merito.

Francesco Mancuso, Brain disease model of addiction: neuroscienze e scienze sociali a confronto, in Dal fare al dire, a. 27, n.1 (2018), pp. 6 -8
Lavorare nei servizi per le dipendenze in Italia vuol dire confrontarsi con modelli teorici articolati e diversi tra loro, in un equilibrio disciplinare garantito dalla condivisione di un comune centro di gravità: la prospettiva biopsicosociale. In questo articolo l’autore mette a confronto l’approccio biomedico alle dipendenze e quello delle scienze sociali per quanto riguarda il concetto di malattia, il Big Data Management and Analytics (BDMA) e le dipendenze (qui dette addizioni dal termine inglese addiction) intese come possibili condizioni autoindotte.

Dipartimento Politiche Antidroga, Relazione Annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia anno 2018 (dati 2017), Roma, Dipartimento Politiche Antidroga, 2016, pp. 223
Questa relazione viene redatta annualmente con l’obiettivo di offrire un’istantanea della situazione delle droghe in Italia ed è frutto del lavoro di raccolta dei dati relativi all’anno 2017 da parte delle amministrazioni centrali e periferiche che si occupano di questo settore. Quella del 2018 viene preceduta da una presentazione dell’attuale Ministro Lorenzo Fontana che auspica un incremento delle attività di prevenzione (anche precoce), cura e riabilitazione, accanto a quelle di contrasto allo spaccio e al traffico. La relazione si articola in cinque parti. La terza parte, in particolare, illustra l’organizzazione dei servizi pubblici e privati per il trattamento delle persone con dipendenza.

Lenuovedipendenze-Portelli-Papantuono-1

Claudette Portelli, Matteo Papantuono, Le nuove dipendenze. Riconoscerle, capirle e superarle, Cinisello Balsamo (MI), San Paolo, 2017, pp. 189
Il rapido sviluppo della tecnologia – in modo particolare di internet e dei social media – ha agevolato l’uomo in vari ambiti della sua vita. Ma spesso l’uso dell’utile tecnologia sta diventando un abuso che in molti casi si trasforma in dipendenza. In questo saggio gli autori, psicologi e psicoterapeuti, presentano una panoramica sulle nuove patologie catalogate come “dipendenze”: oltre alle dipendenze da internet, in tutte le loro sfaccettature, gli autori parlano di autolesionismo, gambling, dismorfofobia, vigorressia e altre patologie legate all’eccessiva attenzione per il proprio aspetto fisico, dipendenza da lavoro (workaholic), sostanze psicoattive e sigarette elettroniche. Nell’ultimo capitolo il libro presenta la terapia breve strategica come uno strumento efficace per affrontare e superare le nuove forme di dipendenza patologica.
Collocazione Biblioteca: 17807

Luciano Pasqualotto … [et al.], L’ICF e le dipendenze, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 47, n. 4 (2017), pp. 26-29
Nel presente articolo, gli autori affrontano il tema delle dipendenze (da sostanza, alcol o gioco) con la convinzione che sia necessario aggiornare sia il modo di definire la condizione di dipendenza, sia il modo di pensare alla cura e alla riabilitazione. Più che in passato, si riconosce oggi che la dipendenza ha ripercussioni sulla vita quotidiana, oltre che sulla psiche e sulle funzioni del corpo, richiedendo una nuova definizione dei percorsi terapeutici. In questa prospettiva diventa necessario, secondo gli autori, poter disporre di un modello, capace di rappresentare la condizione di dipendenza in tutte le sue manifestazioni e di sostenere la definizione di percorsi riabilitativi evidence based. Da un gruppo di ricerca, di cui fanno parte gli autori, è stata individuata, come fonte di riferimento, la Classificazione ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute) elaborata dall’OMS nel 2001.

07 c salute e societa - la sociologia della salute

A cura di Pietro Paolo Guzzo e Antonietta Fiorita, Il futuro dei servizi per le dipendenze tra consumi socialmente integrati e web society, in Salute e società, a. 15, n. 2 (2016), pp. 15-211
Nato dal costante impegno di studio e ricerca dell’Osservatorio delle Dipendenze dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, il volume si interroga sul senso e sulle possibilità di un nuovo sistema dei servizi di intervento per le dipendenze (vecchie e nuove) nell’odierna web society. Nelle due sezioni, saggi ed esperienze, gli autori (medici, sociologi, giuristi, psicologi) analizzano da diverse angolazioni un ampio ventaglio di temi e possibili soluzioni, tra i quali i gruppi di auto-mutuo-aiuto come terapia del gioco d’azzardo, la dipendenza da Internet e la valutazione di alcuni modelli di intervento nel gambling.

Vincent Dodin, Guarire i giovani dalle dipendenze. 100 domande e risposte, Milano, LSWR, 2016, pp. 224
Attraverso cento domande-risposte, l’autore insegna a orientarsi nel vasto mondo delle dipendenze, cercando di offrire un aiuto sia a chi ne è affetto, sia a chi si trova nella situazione di prestare aiuto anche professionale. Si affrontano diversi temi quali: alcol, sigarette, droghe, medicinali, cyber-dipendenze, disturbi alimentari, gioco patologico, acquisti compulsivi. Vincent Dodin è professore di psichiatria alla facoltà di medicina dell’Università Cattolica di Lille. Collocazione Biblioteca: 18138

Edoardo Giusti, Mara Maglioni, Terapia delle dipendenze. Il percorso verso terapia delle dipl’autonomia e l’interdipendenza, Roma, Sovera, 2016, pp. 183
La dipendenza è un fenomeno naturale per lo sviluppo relazionale umano e qualora venga prolungata oltre il tempo dovuto genera malessere e diverse patologie. Imparare a interdipendere consente di ricercare con gli altri il proprio benessere personale. Il volume esamina il concetto di dipendenza secondo vari approcci (cognitivo-comportamentale, sistemico-relazionale, umanistico, biofunzionale…). Analizza i fattori comuni e le diverse facce della dipendenza e propone infine modelli di trattamento individuale e di gruppo personalizzati. Vengono trattati in particolare lo strumento del colloquio motivazionale e l’impiego della mindfulness per la prevenzione delle ricadute. L’intento è co-costruire un senso di autonomia mediante una metodologia pluralistica integrata con tecniche evidence-based.
Collocazione Biblioteca: 18100

Mario Pollo, La nostalgia dell’uroboros. Contributi a una psicologia culturale delle nuove addiction, Milano, Franco Angeli, 2016, pp. 219
Le nuove dipendenze vengono esplorate come l’espressione più dolorosa e significativa della tendenza emersa nella cultura contemporanea, quella di negare che la coscienza sia il centro della condizione umana. Per comprendere la relazione tra questa tendenza culturale e le dipendenze, il libro propone un percorso conoscitivo che si sviluppa in tre tappe. Nella prima vi sono alcune incursioni nella cosmologia, nella paleoantropologia, nel linguaggio omerico, nella storia e negli archetipi dell’inconscio collettivo. Nella seconda tappa, vengono descritti i motivi per cui l’emersione della coscienza nella vita umana è sempre esposta al rischio di una regressione, di cui le dipendenze sono un esempio incontrovertibile. Tali dipendenze riguardano attività che normalmente fanno parte della vita quotidiana delle persone: il gioco, il sesso, l’attività sportiva, il lavoro, gli acquisti, l’uso di internet, il cibo e gli affetti. Infine, nella terza tappa le nuove dipendenze sono descritte e analizzate da due punti di vista differenti ma complementari: gli aspetti sociologici e quelli psicologici.
Collocazione Biblioteca: 18085

A cura di Teodosio Giacolini e Claudio Leonardi, Adolescenza e dipendenze, Roma, Giovanni Fioriti, 2016, pp. 363
Questo libro offre una descrizione dei disturbi da uso di sostanze e dei comportamenti di addiction che si manifestano in adolescenza, con l’intento di migliorare la nostra comprensione del problema tramite l’utilizzo di diverse prospettive teoriche. I singoli contributi non vogliono, pertanto, corrispondere a una visione univoca del fenomeno in questione, né tantomeno offrire un quadro esplicativo definitivo, ma offrono un punto di riferimento per lo studio, per il trattamento terapeutico e per gli interventi comunitari rivolti ad adolescenti con problematiche connesse all’uso di sostanze o con comportamenti di addiction. Il volume è articolato in tre sezioni: aspetti generali, riferimenti teorici e di ricerca, quadri clinici. In ogni sezione sono presenti contributi di professionisti che hanno una competenza prioritaria nell’adolescenza o nelle dipendenze, da cui emerge anche la diversa prospettiva di osservazione. In appendice un protocollo operativo per la presa in carico e la cura, con relativa modulistica.
Collocazione Biblioteca: 17932

Dipendenza da gioco

Si veda anche la bibliografia “Il gioco d’azzardo e il trattamento“.

FAITESA cura di Ornella De Rosa, Faites vos jeux! Gioco pubblico e società contemporanea: storia, implicazioni, prospettive, Bari, Roma, Laterza, 2019, pp. 485
Negli ultimi anni è cresciuto il dibattito sul gioco pubblico in Italia, alimentato dagli studiosi, dai diversi operatori del settore e dall’avvento delle nuove tecnologie che permettono oggi inedite modalità di raccolta ed elaborazione dei dati sul gambling. Questo libro raccoglie i contributi di studiosi di più discipline – storiche, filosofiche, giuridiche, economiche, letterarie, sociali – che analizzano da diversi punti di vista il gioco pubblico, proponendo percorsi interpretativi che spaziano dalla ricerca sociale fino a giungere alle nuove frontiere del mercato. Il risultato è un quadro aggiornato e completo che fa il punto sul gioco pubblico in Italia oggi.

Marco Sisti, Niccolò Aimo, Le politiche per la riduzione dell’offerta di gioco d’azzardo in Piemonte. Gli effetti della legge regionale a circa due anni dall’approvazione, in Dal fare al dire, a. 28, n. 1, 2019, pp. 7-15
L’articolo riporta numerosi dati statistici a conferma che in concomitanza con l’attuazione delle politiche di regolazione dell’offerta del gioco d’azzardo, secondo quanto stabilito con la legge n. 9, 2016 della Regione Piemonte, i volumi del gioco su rete fisica e le relative perdite si sono ridotte fortemente nel corso del primo semestre 2018. In base a questi primi risultati, si può affermare che le norme introdotte stanno operando come atteso in termini di riduzione delle perdite complessive da gioco d’azzardo.

A cura di Alessandra Smerilli, Noi non ci azzardiamo. Giovani e azzardo. Un approccio educativo e pastorale, in Note di pastorale giovanile, n.7, (nov. 2018), pp. 7-57
La monografia offre tracce per lavorare su prevenzione ed educazione sul tema del gambling fra i più giovani. La prima parte analizza il gambling, proponendo riflessioni sui numeri del fenomeno e sulle politiche e la culture tese a contrastarlo. Inoltre propone una ricerca su azzardo e adolescenti. La seconda parte è intitolata “Pastorale e prevenzione” e contiene un’analisi di Umberto Nizzoli sulle emozioni del gioco, una scheda sull’impegno della Chiesa nella prevenzione, e infine proposte educative per le scuole e i centri di aggregazione.

Fabio Lucchini … [et al.], What predicts outcome of an Internet-delivered therapy? The role of socio-economic status and gambling behaviour, in Mission, a. 14, n. 50 (set. 2018), pp. 7-14
Questo studio ha analizzato i risultati predittivi di una terapia cognitivo-comportamentale fornita da Internet (ICBT) per il gioco d’azzardo problematico, esaminando il profilo socio-economico degli utenti e il comportamento di gioco. La preferenza per i giochi non basati sulla strategia e l’alta frequenza di gioco sono stati individuati come fattori predittivi dell’abbandono della terapia. I risultati di questo studio, sebbene preliminari, suggeriscono che le caratteristiche socio-economiche di alcuni pazienti e il comportamento di gioco possono avere un impatto sul successo o il fallimento di un ICBT e che è necessario adeguare la terapia per quegli individui a rischio. Infatti, rilevare in una fase iniziale della relazione terapeutica quei pazienti con una maggiore propensione all’abbandono può consentire l’implementazione di approcci appropriati e personalizzati.

A cura di Elio Acquas, Cristina Cadoni, Neurobiologia delle dipendenze: lo statomdd dell’arte, in MDD : Medicina delle Dipendenze, a. 8, n. 31 (set. 2018), pp. 4-80
La monografia descrive i meccanismi neuronali che si presentano nei casi di dipendenza sia da sostanze, sia da comportamento Si segnala in particolare l’articolo di Sara Lucia Maria Lo Russo, Francesca Zoratto, Walter Adriani, “Una panoramica sulle attuali conoscenze cliniche nel trattamento del gioco d’azzardo patologico.”

Paolo Jarre, Attività sovrazonali del Piano Regionale di contrasto al Gioco d’Azzardo Patologico intraprese dall’ASL TO3, in Dal fare al dire, a. 27, n. 3 (2018), pp. 55-61
L’articolo presenta le attività finanziate sul fondo per il contrasto al Gioco d’Azzardo Patologico finanziato dalla Regione Piemonte e portate avanti dall’ASL TO3. Per contrastare il Gioco d’Azzardo Patologico esistono diverse iniziative mirate a monitorare per quanto possibile il fenomeno e a formare gli operatori. Le difficoltà maggiori si incontrano nel gioco su internet, mentre nei casi del gioco condotto nei bar e nelle tabaccherie appare utile la prevenzione tramite misure restrittive.

Maurizio Fiasco … [et al.], Gambling, società e politiche, in MDD : Medicina delle Dipendenze, a. 8, n. 30 (giu. 2018), pp. 5-63
Il numero monografico della rivista raccoglie contributi di diversi autori sul tema del gioco d’azzardo, affrontato nei suoi aspetti sociali, economici, giuridici, terapeutici. Gli articoli presenti sono: “Per una policy eticamente orientata nella regolazione dell’azzardo. L’Italia faccia come il Piemonte” di Paolo Jarre; “Gioco industriale di massa, economia, pubbliche virtù” di Maurizio Fiasco; “L’economia della manipolazione e dell’inganno” di Gabriele Mandolesi e Vittorio Pelligra; “Lo stigma pubblico verso il gioco d’azzardo problematico” di Nerilee Hing et al.; “Catturati dal gioco d’azzardo” di Murat Yucel et al.; “L’implicazione delle neuroscienze nel trattamento e nelle politiche sul gioco d’azzardo” di Murat Yucel et al.; “Il gioco d’azzardo e la sua policy in Norvegia. Un caso inconsueto” di Ingeborg Rossow e Marianne Bang Hansen; “Profili giuridici della legge regionale piemontese per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico” di Mirella Pocino; “Il gioco d’azzardo e le disuguaglianze sociali e di salute” di Roberto Diecidue e Giuseppe Costa; “Lo Stato Biscazziere e lo Stato Sociale” di Alessandro Del Dotto; “Ethical gambling (gioco d’azzardo etico): la necessità di un nuovo punto di vista sul gioco d’azzardo nelle politiche di salute pubblica” di Mariano Choli.

istisanA cura di Roberta Pacifici, Massimo Giuliani, Liliana La Sala, Disturbo da gioco d’azzardo: risultati di un progetto sperimentale, Roma, ISS, 2018, pp. 147
La presente monografia ha l’obiettivo di fornire aggiornamenti scientifici sul disturbo da gioco d’azzardo, utilizzando una selezione dei risultati, dei materiali e dei contributi originali prodotti all’interno del Progetto “Sistema di sorveglianza nazionale sul disturbo da gioco d’azzardo: progetto sperimentale”. Il progetto è stato coordinato tra il 2015 e il 2016 dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità. La monografia presenta i risultati di alcune indagini originali volte a raccogliere le evidenze scientifiche sul tema e i dati nazionali inerenti la distribuzione delle strutture cliniche di trattamento; la percezione del fenomeno da parte della popolazione generale e dei pazienti; l’impianto legislativo sul gioco d’azzardo oggi vigente in Italia. Questa raccolta tematica riunisce anche alcuni contributi originali di professionisti italiani, basati sulle esperienze di diagnosi e trattamento di pazienti con disturbo da gioco d’azzardo.

Ben Riley … [et al.], Understanding the business versus care paradox in gambling venues: a qualitative study of the perspectives from gamblers, venue staff and counsellors, in Harm Reduction Journal, (2018) – on line, vol. 15, pp. 1-14
In Australia il 2,5% degli adulti è coinvolto nel gioco d’azzardo problematico, ma solo poche persone cercano aiuto; i locali stessi dove si gioca possono costituire un’opportunità per diffondere informazioni sull’offerta dei servizi di aiuto. L’articolo espone i risultati di uno studio qualitativo che indaga cosa provano i giocatori problematici nel venire identificati come tali e rinviati al trattamento da parte del personale del locale. I partecipanti allo studio erano 22 giocatori problematici, 10 membri del personale del locale e 8 consulenti del gioco problematico. Sono stati condotti 4 gruppi focus e 9 interviste semi-strutturate approfondite, di cui sono state trascritte integralmente le registrazioni audio ed è stata effettuata un’analisi fenomenologica interpretativa. Dai risultati emerge che il conflitto di ruolo vissuto dal personale e dai clienti abituali limita un rinvio efficace al trattamento dei potenziali giocatori problematici. Secondo gli autori, è importante ridurre la necessità per il personale di esprimere un giudizio morale sui comportamenti di gioco di specifici avventori per migliorare l’accettazione di informazioni responsabili e promuovere la ricerca di aiuto. Articolo disponibile in pdf.

Alberto Arnaudo, Disturbo da gioco d’azzardo patologico. Le prime risultanze sull’applicazione della Legge Regionale in Piemonte, in Dal fare al dire, a. 27, numero speciale (2018), pp. 5-8
Il breve articolo propone un’intervista al dott. Paolo Jarre, Direttore del Dipartimento Patologia delle dipendenze ASL TO3, sulle prime risultanze dell’applicazione delle legge regionale 6/2016 per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico. La normativa prevede, fra gli altri provvedimenti di restrizione dell’offerta di gioco, il cosiddetto “distanziometro”, che vieta la collocazione di apparecchi per il gioco in locali che si trovano a una determinata distanza da specifici luoghi pubblici (istituti scolastici, centri di formazione per giovani, luoghi di culto, impianti sportivi, ospedali, strutture ricettive per categorie protette, istituti di credito o sportelli bancomat, movicentro e stazioni ferroviarie).

lose for lifeA cura di Claudio Forleo e Giulia Migneco, Lose for life. Come salvare un paese in overdose da gioco d’azzardo, Milano, Altreconomia, 2017, pp. 192
Il gioco d’azzardo in Italia è un business da quasi 100 miliardi l’anno per migliaia di imprese e lavoratori, che provoca danni inenarrabili alla società dal punto di vista sanitario, economico e sociale: dietro il caleidoscopio di slot machine e lotterie si nasconde l’inferno delle dipendenze patologiche, la perdita del lavoro e della dignità, la rovina di intere famiglie. Questo testo, scritto da due giornalisti, presenta in appendice una serie di dati riferiti al 2016 e, grazie al contributo di alcuni tra i maggiori esperti del settore, spiega in modo semplice e concreto che cos’è veramente il gioco d’azzardo e cosa si può fare per promuovere efficaci politiche di prevenzione (e plasmare un nuovo approccio culturale), a partire dai territori e dalle esperienze locali. Prende il titolo da “Lose for life”, un progetto di Avviso Pubblico, associazione nazionale degli Enti Locali e delle Regioni per la formazione civile contro le mafie, con il Master in “Analisi prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione” dell’Università di Pisa.
Collocazione Biblioteca: 17942

Onofrio Casciani, … [et al.], Gioco d’azzardo e psicoterapia, in Psicobiettivo, a. 37, n. 3 (dic. 2017), pp. 21-178
Questo numero è dedicato alla psicoterapia del disturbo da gioco d’azzardo (DGA), un fenomeno in costante crescita e di significativa complessità, qui affrontato dal punto di vista di diversi approcci e modelli psicoterapeutici: la terapia cognitivo-comportamentale (Onofrio Casciani e Ornella De Luca), l’approccio psicanalitico (Giuseppe Zanda); il coinvolgimento della famiglia nel percorso terapeutico (Rolando De Luca, Susanna Petri), l’approccio junghiano e la narrazione autobiografica (Valerio Colangeli). Nella monografia troviamo “Una tossicomania senza farmaci” (2000), un intervento di Luigi Cancrini che, a partire da un romanzo di Dostoevskij, analizza il fenomeno del gioco d’azzardo patologico con molteplici chiavi di lettura: individuale, familiare e sociale. Vengono poi presentati e commentati alcuni casi clinici. Infine Fabio Presti e Silvia Ventriglia passano in rassegna i recenti contributi al trattamento delle dipendenze patologiche basati sugli approcci terapeutici della mindfulness e dell’EMDR.

Paolo Jarre, L’intesa Stato-Regioni sul gioco d’azzardo di stato. Tutto a posto e niente in ordine, in Dal fare al dire, a. 26, n.3 (2017), pp. 8-12
L’articolo propone un esame critico del Decreto Legge in via di approvazione sul gioco d’azzardo di Stato. Il documento, sulla falsa riga dell’intesa Stato – Regioni, si propone di garantire i migliori livelli di tutela della salute e di prevenire il rischio di accesso al gioco da parte dei minori. L’autore, medico, psicoterapeuta e Direttore del Dipartimento di Psicologia delle dipendenze dell’ASL TO3, analizza le singole proposte e il loro ipotetico impatto, avanzando a sua volta delle proposte, soprattutto sul reperimento di risorse da dedicare alla prevenzione e alla cura del gioco d’azzardo patologico (GAP).

Edoardo Cozzolino, Gianmaria Zita, Approcci clinici al disturbo da gioco d’azzardo, in Mission, a. 13, n. 48 (set. 2017), pp. 58-65
Gli autori, rispettivamente medico internista e psichiatra, riportano alcuni dati sull’epidemiologia, la diagnosi, la comorbilità psichiatrica e le strategie farmacologiche riguardanti il gioco d’azzardo patologico. Inoltre presentano l’approccio metodologico e clinico adottato presso il servizio per le dipendenze Ser.T. 1 di Milano ed evidenziano la necessità di un aggiornamento delle indicazioni cliniche per affrontare e trattare questo disturbo e di una riorganizzazione nella gestione dei trattamenti.

disturbo di saluteA cura di Mauro Croce, Paolo Jarre, Il disturbo da gioco d’azzardo, un problema di salute pubblica. Indicazioni per la comprensione e per l’intervento, Cuneo, Publiedit, 2017, pp. 25
Il libro offre un quadro aggiornato e completo che contestualizza il tema del gioco d’azzardo e aiuta il lettore a comprendere il fenomeno nel suo insieme, grazie a numerosi contributi rappresentativi di competenze diverse e complementari, alla luce dei più recenti sviluppi a livello internazionale dell’elaborazione teorica e della pratica sul campo. Sono esposte in modo chiaro ed esaustivo le diverse casistiche proposte (anche in relazione ai modelli possibili di cura) senza pretendere di arrivare a certezze assolute e soluzioni valide per tutti i casi. Anzi, propone agli operatori di sperimentare a loro volta, di aprirsi alle diverse possibilità e alle diverse interpretazioni. Questo volume si rivolge prima di tutto a chi ha a che fare quotidianamente con il gioco d’azzardo e le sue conseguenze, in quanto problema di salute pubblica che richiede l’intervento delle istituzioni e degli specialisti, per contenere i danni agli stessi giocatori e a coloro che li circondano, ma anche agli studenti e a coloro che vogliono approfondire la conoscenza sull’argomento. In appendice troviamo anche una mappa dei servizi in Italia e la descrizione di un nuovo strumento per l’assessment, il Gambling Pathways Questionaire (GPQ).
Collocazione Biblioteca: 17930

Fabio Lucchini, Stratificazione sociale e gioco d’azzardo. Una rassegna ragionata, in Sicurezza e scienze sociali, a. 5, n. 1 (gen.-apr. 2017), pp. 145-158
L’autore considera la letteratura internazionale sul gioco d’azzardo negli aspetti psicologici, sociali, economici. Si evidenzia una maggiore diffusione fra le classi sociali meno abbienti. Fabio Lucchini lavora presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università Bicocca di Milano.

Daniela Capitanucci, Un coordinamento contro l’overdose da gioco d’azzardo, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 47, n. 4 (2017), pp. 34-38
Il Coordinamento contro l’Overdose da Gioco d’Azzardo è nato nel 2011 come rete di Enti locali e Uffici di Piano di Zona per elaborare e proporre sinergie operative condividendo best practice. In particolare si fa riferimento a due progetti che hanno consentito di realizzare “Azioni no slot”.

Alberto Grossi, 17 milioni di italiani giocano d’azzardo, in gli asini, a. 7, n. 42-43 (ago.-set. 2017), pp. 18-21
L’articolo fornisce alcuni dati sul gioco d’azzardo in Italia (terzo paese europeo per numero di giocatori e per soldi spesi), descrive le misure contraddittorie prese dallo Stato nelle sue diverse articolazioni per arginare e al contempo favorire il gioco, informa su alcune iniziative della politica e della società civile. L’autore denuncia il costo sociale ed economico del gioco d’azzardo, una specie di tassa sociale che favorisce soltanto la criminalità, e vede una speranza di cambiamento nel crescente numero di volontari impegnati sul fronte dell’informazione e della sensibilizzazione riguardo a questi temi, nella cura delle persone e nel sostegno alle loro famiglie.

Roberta Biolcati, Alessio Plona, Gratta e vinci e slot machine. Uno studio esplorativo su donne e profili di consumo, in Psicologia della Salute, n. 2 (2017), pp. 143-159
Vengono riferiti i risultati di una ricerca su donne dedite al gioco d’azzardo. Si rileva una differenza rispetto agli uomini con una preferenza per il gratta e vinci. Si osserva, inoltre, in queste donne, una insoddisfazione nei confronti della vita familiare.

Mauro Croce, Fabrizio Arrigoni, Gratta e perdi. Anziani, fragilità e gioco gratta e perdid’azzardo, Santarcangelo di Romagna, Maggioli, 2017, pp. 124
L’“industria” del gioco d’azzardo si regge interamente su una particolare domanda di consumo: un consumo di illusioni, emozioni, eccitazioni e tensione. Gli over 65 hanno acquisito un rilievo sempre maggiore, soprattutto sotto il profilo economico. Le loro illusioni da alimentare, il loro bagaglio emotivo da risvegliare e la loro eccitazione da sostenere costituiscono un’area di mercato (e di prelievo) appetibile e non trascurabile. Il testo, analiticamente molto preciso, mette in evidenza i molteplici aspetti che intrecciano l’azzardo con la terza e quarta età, sgombrando il campo da numerosi equivoci e cliché fuorvianti; ha il coraggio di una denuncia e allo stesso tempo compie lo sforzo di delineare prospettive di prevenzione. Sul tema anziani e gambling si veda anche l’articolo di Annalisa Pistuddi … [et al.], Anziani e gioco d’azzardo: una ricerca su consapevolezza, abitudini e rischi tra gli over 65 anni con il Senior Problem Gambling Questionnaire (SPGQ), in Mission, a. 13, n. 48 (set. 2017), pp. 8-16
Collocazione Biblioteca: 17891

Alessandro Vegliach, Giulia Generoso Quartarone, “Ingranaggi familiari”: una co-progettazione tra regione, azienda sanitaria e associazionismo dedicata ai familiari dei giocatori d’azzardo patologici, in Mission, a. 13, n.47 (mar. 2017), pp. 65-69
La Regione Friuli Venezia Giulia, attraverso i suoi Dipartimenti per le Dipendenze, ha finanziato un bando di co-progettazione in tema di prevenzione e cura delle problematiche correlate al gambling. Al bando possono partecipare privati cittadini, associazioni, privato sociale. L’articolo relaziona sull’esperienza delle associazioni Hyperion e AsTrA, vincitrici del bando per il 2016 con un progetto intitolato “Ingranaggi per il cambio”. Accanto all’approccio terapeutico medico-psicologico, gli autori ritengono importante nel trattamento di tale patologia la formazione di gruppi di auto-aiuto a cui partecipino anche le famiglie.

Graziano Bellio, Amelia Fiorin, Il modello di valutazione diagnostica dell’Ambulatorio per il Gioco d’Azzardo Patologico di Castelfranco Veneto, Castelfranco Veneto (TV), Dipartimento per le dipendenze di Castelfranco Veneto, 2017, pp. 36
Il disturbo da gioco d’azzardo è attualmente considerato una forma di dipendenza comportamentale, l’unica inclusa tra i disturbi mentali nella quinta edizione del DSM-5. Questo report illustra i principi teorici e la pratica di assessment in uso presso l’ambulatorio per il gioco d’azzardo problematico di Castelfranco Veneto. Il metodo interpretativo di Blaszczynski e Nower tenta una sintesi di fattori biologici, psicologici e sociali per giungere a determinare tre possibili percorsi patogenetici in grado di portare un soggetto alla condizione di gioco patologico. Partendo da questo metodo e dal modello di intervento integrato, multimodale e multi professionale, tipico dei servizi pubblici per le dipendenze, si è costruita una metodologia di lavoro con i giocatori patologici, incardinata su un processo di valutazione diagnostica routinario e complesso. In questa ricerca viene discussa la metodologia del processo di valutazione diagnostica; sono illustrati gli strumenti di assessment utilizzati e vengono presentati i dati elaborati dei punteggi totali e delle sottoscale ottenuti a partire dal database dei pazienti pervenuti all’ambulatorio GAP; infine viene dimostrata l’utilità del modello di assessment al fine di classificare i giocatori in modo coerente con il modello patogenetico.

Anna Zenarolla, Conformismo, inconsapevolezza e desiderio di denaro in adolescenza: riflessioni a partire dai risultati di una ricerca partecipata sul rapporto tra adolescenti e gioco d’azzardo, in Studi di Sociologia, a. 55, n. 3 (lug.-set. 2017), pp. 281-296
Nell’articolo viene esposta una ricerca condotta su 1936 ragazzi di età compresa fra 14 e 19 anni nella provincia di Udine riguardo il gioco d’azzardo anche su internet. Sono stati osservati: comportamenti problematici e patologici, persistenza nel tempo, attività solitaria che limita la socializzazione, concezione distorta di norme e divieti, presenza di comportamenti passivi, percezione distorta del denaro e facili illusioni di successo, chiusura delle prospettive rivolte al futuro. Anna Zenarolla lavora all’Università di Padova.

Per Binde, Gambling-related embezzlement in the workplace: a qualitative study, in International Gambling Studies, n. 3 (dic. 2016), vol. 16, pp. 391-407
Questa ricerca studia l’appropriazione indebita di denaro sul luogo di lavoro correlata al gioco d’azzardo, un aspetto del gioco problematico che può gravemente danneggiare il giocatore, altre persone significative e il datore di lavoro. L’appropriazione indebita correlata al gioco d’azzardo procede spesso secondo una caratteristica sequenza modellata da processi specifici in cui i pensieri e le emozioni del giocatore interagiscono sistematicamente con le perdite monetarie causate dal gioco d’azzardo e con l’opportunità concreta di rubare denaro sul luogo di lavoro. In questo studio la teoria criminologica dei reati economici si è utilmente integrata con le teorie psicologiche del gioco d’azzardo problematico. Si conclude che una prospettiva processuale, oltre alla considerazione di fattori psicologici e ambientali, è preziosa per comprendere la progressione verso il gioco d’azzardo problematico grave.

fatti e cifreA cura di Roberto Decidue, Romeo Brambilla, Fatti e cifre sulle dipendenze da sostanze e comportamenti in Piemonte. Bollettino 2015, Grugliasco (TO), Osservatorio Epidemiologico delle Dipendenze Regione Piemonte, 2016, pp. 82
Il rapporto si articola nelle parti seguenti: Quadro di sintesi; Espad: consumi nella popolazione studentesca; Dipartimenti per le dipendenze: soggetti trattati; Carcere; Decessi per overdose; Ricoveri per abuso e dipendenze da sostanze; Dipartimenti per le dipendenze: personale; Enti accreditati e comunità pubbliche. Quest’anno, per la prima volta, troviamo tabelle sul dosaggio del metadone e della buprenorfina e sulla polidipendenza.
Collocazioni Biblioteca: 70R11

Claudia Durso, Baby slot: la nuova frontiera delle dipendenze, in Minorigiustizia, n. 4 (2016), pp. 230-235
Questo articolo prende in esame il problema dell’utilizzo delle sale giochi presenti nei luoghi pubblici da parte di bambini e adolescenti in età sempre più precoce. Viene presa in esame la normativa giuridica e i rischi psicologici e neurologici di fenomeni di dipendenza in soggetti molto giovani.

Lucia Coco, Il gruppo multicoppiale come risorsa nel trattamento di persone con dipendenza da gioco d’azzardo, in Dal fare al dire, a. 25, n. 2 (2016), pp. 29-37
Il Centro di riferimento Regionale per il gioco d’azzardo di Foligno offre la partecipazione a un gruppo multicoppiale, formato da coppie di cui uno dei due membri ha una dipendenza da gioco d’azzardo, in quanto alcune ricerche indicano che i problemi coniugali sono la causa più frequente di ricaduta. L’articolo descrive l’esperienza, la gestione e la dinamica del gruppo.

Paolo Canova, Diego Rizzuto; scritto in collaborazione con Gabriele Gambassini, Fate ilFate-il-nostro-gioco-Gratta-e-vinci nostro gioco. Gratta e vinci, azzardo e matematica, Torino, Add, 2016, pp. 254
Fate il Nostro Gioco nasce da un obiettivo e da una precisa convinzione. L’obiettivo è quello di svelare le regole, i piccoli segreti e le grandi verità che stanno dietro all’immenso fenomeno del gioco d’azzardo in Italia. La convinzione è che il modo migliore per farlo sia usare la matematica come una specie di antidoto logico, per creare consapevolezza intorno al gioco e svelare i suoi lati nascosti. Fate il Nostro Gioco oltre che un libro è un progetto di formazione e informazione che si fonda su un ampio studio della matematica del gioco d’azzardo, condotto da Paolo Canova e Diego Rizzuto, un matematico e un fisico torinesi, e insegna che i numeri sono una chiave di lettura efficace da cui partire per non cadere nell’inganno del “vincere facile”.
Collocazione Biblioteca: 18017

A cura di A. Iozzi, C. Primi, Quando gli adolescenti si mettono in gioco… d’azzardo, Firenze, Azienda Sanitaria Firenze, Università degli studi di Firenze, 2016, pp. 16
Nell’ambito delle attività di prevenzione della UFM SERT C del Quartiere 5 di Firenze, da Gennaio 2013 è attiva formalmente una collaborazione tra l’UFM SERT C e il Dipartimento NEUROFARBA, Sezione di Psicologia, Università degli Studi di Firenze, finalizzata all’attività progettuale sul gioco d’azzardo denominata: “Gambling e Adolescenti: promuovere un comportamento responsabile”. Tale collaborazione mira ad integrare l’attività di prevenzione e cura del Servizio Pubblico SERT C dell’Azienda Sanitaria di Firenze con l’attività di ricerca nell’ambito del gioco d’azzardo patologico e di altri comportamenti a rischio di dipendenza svolta dal Dipartimento NEUROFARBA. Questo documento raccoglie i risultati della ricerca e descrive l’intervento attuato.

Noemi Comba … [et al.], Le limitazioni imposte dagli enti locali piemontesi all’invasione degli apparecchi automatici di gioco, in Dal fare al dire, a 25, n. 1 (2016), pp. 49-55
L’articolo passa in rassegna i provvedimenti presi fino ad ora dai Comuni piemontesi per intervenire sulle conseguenze negative del Gioco d’Azzardo Patologico. Viene anche dettagliata la storia di alcuni di questi interventi, esemplificativa delle difficoltà, ma anche delle possibilità che la loro realizzazione porta con sé. Si veda anche l’articolo di Federica Devietti Goggia, La Legge Regionale Piemontese per il gioco d’azzardo sul n. 2 (2016), pp. 57-61

Liborio Martino Cammarata, Caterina Raimondi, Elisa Rodolfi, Il colore smascherato. Progetto di terapeutica artistica per giocatori d’azzardo, in Dal fare al dire, a. 25, n. 1 (2016), pp. 39-42
Nell’articolo viene descritto un progetto dell’Ambulatorio per il Gioco d’Azzardo Patologico della ASL di Novara, in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti di Brera, rivolto a un gruppo di dieci utenti in trattamento, con una dipendenza specifica dai cosiddetti “gratta e vinci”. Il tema del progetto è il graffito, colto nelle sue diverse declinazioni tecniche: un gesto che solitamente richiama il comportamento compulsivo patologico che acquista, nel contesto terapeutico, un carattere creativo e artistico.

igsEsther C. L. Goh … [et al.], The Family exclusion order as a harm-minimisation measure for casino gambling: the case of Singapore, in International Gambling Studies, n. 3 (dic. 2016), vol. 16, pp. 373-390
Singapore è una delle prime giurisdizioni del mondo che ha attuato un modello di minimizzazione del danno basato sull’esclusione richiesta da terzi, conosciuto come Family Exclusion Order (FEO – Ordine Familiare di Esclusione). A differenza di altre forme di esclusione coinvolgenti terzi praticate in altri paesi, a Singapore i familiari possono richiedere un FEO per impedire a un giocatore di entrare nei casinò, se la famiglia ha subito danni a causa del gioco d’azzardo. In questo studio sono stati scelti come campione 105 richiedenti fra quelli che sono riusciti ad avere un FEO in un periodo di cinque anni. Usando un approccio qualitativo, questo studio cerca di illuminare le complesse vicende vissute dai familiari, che li hanno spinti a richiedere il FEO.

Mark van der Maas, Problem gambling, anxiety and poverty: an examination of the relationship between poor mental health and gambling problems across socio-economic status, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2016), pp. 281-295
Questo studio mostra che il contesto sociale ha un’influenza importante sulla presunta relazione fra la psicopatologia e i problemi di gioco, che è sottovalutata dall’attuale ricerca sul gioco problematico. Alla luce delle responsabilità dei fornitori di giochi e dei legislatori, ci si interroga sulla necessità di includere maggiormente il contesto socio-economico quando si fanno ipotesi sul collegamento fra gioco problematico e disturbi psichiatrici. Lo studio esamina i problemi relativi al gioco in un campione rappresentativo di adulti canadesi usando il Canadian Community Health Survey (Indagine sanitaria della comunità canadese).

Anna Paola Lacatena, Paola Monopoli e Vincenza Ariano, Donne e gioco d’azzardo, inzancan Studi Zancan, n. 5 (set.-ott. 2016) – on line, pp. 37-47
Dai dati raccolti dall’Unità di Strada Metroland del Dipartimento dipendenze patologiche e dalla somministrazione random del test “Canadian Problem Gambling Index” sulla popolazione giovanile di Taranto (516 soggetti), è emersa una significativa presenza di giocatrici donne. Nell’articolo ci si chiede se i servizi e gli operatori siano in grado di rispondere alla necessità di interventi mirati all’utenza femminile.

Yura Loscalzo … [et al.], Pubblicità e gioco d’azzardo. Uno studio correlazionale su studenti italiani, in Counseling, n. 2 (giu. 2016) – on line, pp. 6
Questa ricerca ha come obiettivo quello di indagare le relazioni tra l’esposizione alle pubblicità sul gioco d’azzardo, gli atteggiamenti sia verso i giochi che verso le pubblicità dei giochi, e l’intenzione di giocare d’azzardo. Sono stati analizzati, in un campione di studenti universitari italiani, tre tipi di gioco: poker, lotterie nazionali e scommesse sportive. I risultati evidenziano che un atteggiamento più positivo verso le pubblicità e i giochi correla con una maggiore intenzione di giocare d’azzardo. I risultati suggeriscono di realizzare ulteriori studi per raccogliere evidenze scientifiche da utilizzare a scopo preventivo in termini di intervento.

A cura di Edvige Mancinelli, Gioco, gioco d’azzardo, gioco d’azzardo patologico. Dossier, in La Salute umana, n. 261 (mag.-giu. 2016), pp. 11-40
L’autrice propone un approfondimento sul gioco d’azzardo e gioco d’azzardo patologico (GAP), recente problema della sanità pubblica. Ne viene proposto uno sguardo d’insieme: significati, dati, normativa, ipotesi di lavoro. Osservare il gioco d’azzardo in una prospettiva di sanità pubblica impone di creare consapevolezza tra i professionisti della salute, esaminare la salute della popolazione e i comportamenti a rischio e di dipendenza, comprendere a fondo le modalità attraverso le quali il gioco colpisce individui, famiglie e comunità, e infine, rafforzare le politiche intersettoriali di tutela della salute della popolazione come dichiarato nella Carta di Ottawa, al fine di ridurre al minimo anche gli impatti negativi del gioco d’azzardo.

A cura di Stefano Angeli, Position paper di FeDerSerD sul gioco d’azzardo, in Mission, a. 12, n. 44 (set. 2015), pp. 3-5
Nel breve testo vengono fatte riflessioni sulla necessità di coordinare interventi di enti locali e servizi delle dipendenze per fronteggiare il fenomeno del gioco d’azzardo, inteso come malattia, con tutte le implicazioni che questa associazione solleva. Si auspica quindi un potenziamento delle collaborazioni e delle sinergie di programmazione, ricerca, regolazione tra Stato, imprese, enti di ricerca, portatori di interessi della società civile e consumatori, al fine di individuare le migliori e più efficaci strategie per la salvaguardia della salute e degli equilibri sociali della comunità.

Dipendenza affettiva e da sesso

orfeoPrimo Lorenzi, La dipendenza amorosa. Da Orfeo alle nuove dipendenze, Roma, Alpes, 2018, pp. 146
Nel libro vengono considerati gli aspetti dipendenti all’interno della passionalità amorosa. Il fenomeno è seguito con un costante riferimento a tre componenti strutturali: un “oggetto” da cui dipendere, un contesto socioambientale che modula le spinte verso la dipendenza e il contributo di diversi tipi di personalità. Tre componenti che reciprocamente interagiscono insieme definendo la complessità del fenomeno, di cui si analizzano anche le criticità criminologiche. Primo Lorenzi è psichiatra e docente a contratto di Psicopatologia presso l’Università di Firenze.
Collocazione Biblioteca: 18195

Maria Chiara Gritti, Dipendiamo. Un trattamento sistemico di gruppo per la cura della dipendenza affettiva, in Terapia familiare, a. 41, n. 117 (lug. 2018), pp. 47-72
La dipendenza affettiva è una delle patologie più diffuse della nostra epoca, tuttavia non sono molti i contributi di orientamento sistemico su questo tema. Questo articolo illustra un trattamento di gruppo a orientamento sistemico per la cura della dipendenza affettiva, attuato sia in un Consultorio Familiare, sia in ambito privato. Il modello, chiamato “Dipendiamo”, si è rivelato efficace ai follow-up e si caratterizza per tre elementi di novità: la promozione sia della dimensione intrapsichica sia di quella interpsichica; l’impiego di tecniche non verbali di matrice sistemica; la strutturazione di un intervento breve e facilmente replicabile.

Massimo Di Grazia … [et al.], Sessualità e web negli adolescenti: riflessioni, in Rivista di sessuologia clinica, a. 24, n. 1 (2018), pp. 36-46
La diffusione del web nel quotidiano delle persone ha fatto emergere problematiche legate al suo eccessivo utilizzo, in particolare la correlazione tra sesso e web e la dipendenza che ne può derivare tra gli adolescenti, i giovani adulti e gli adulti. Quello che attrae è la curiosità verso una sessualità appagante, una alternativa a una sessualità reale deludente, una compensazione alla solitudine relazionale o il libero manifestarsi di orientamenti sessuali latenti e non espressi o socialmente inaccettabili. Occorre, secondo gli autori, comprendere meglio il fenomeno per riuscire a dare risposte a chi entra in questo loop erotico virtuale, concretizzando un programma formativo educativo fin dalle scuole primarie rivolto anche a famiglie e docenti.

Michele Spaccarotella, Fabrizio Quattrini, Coito ergo sum. Quando l’intimitàpsicont diventa ipersessualità, in Psicologia contemporanea, n. 258 (nov.-dic- 2016), pp. 42-46
L’eccessiva attività sessuale può diventare un vero e proprio disturbo quando non è un libero modo di appagare il desiderio, ma un automatismo incontrollabile per dimostrare a noi stessi e agli altri che esistiamo. L’Ipersessualità o Disturbo Ipersessuale (Hypersexual Disorder) si configura come un modello di comportamento persistente e pervasivo nel quale l’individuo perde il proprio controllo su fantasie, spinte e comportamenti sessuali, incorrendo in angoscia e danni personali.

Massimo Oz, Oltre le sbarre… delle dipendenze, in Delta, n. 74 (estate 2016), pp. 10-11
In questo articolo si affronta il tema delle dipendenze da sesso e droga considerate come una prigionia in senso lato. Viene evidenziato come, secondo l’NHS Foundation Trust, il chemsex (sesso praticato, soprattutto in ambito omosessuale, sotto gli effetti di sostanze) debba essere affrontato come un’emergenza sanitaria. Le sostanze maggiormente utilizzate allo scopo sono alcune smart drug (o droghe da club): mefedrone, metanfetamine e GBL, le cui caratteristiche sono illustrate in apposite tabelle. L’abuso di queste sostanze può essere di tre tipologie: abuso a bassa intensità, abuso binge e abuso ad alta intensità (consumatori speed freak).

Dipendenza da internet

Si veda anche la bibliografia su “Nuove generazioni e tecnologie – Aspetti patologici.

hikikomoriAnna Maria Caresta, Generazione Hikikomori. Isolarsi dal mondo fra web e manga, Roma, Castelvecchi, 2018, pp. 115
L’autrice conduce una ricerca su casi clinici in Giappone e in Italia sul fenomeno della dipendenza da internet negli adolescenti. Affronta il problema dal punto di vista sociale e psicologico nei suoi rapporti con l’aggressività, il bullismo, il ritiro sociale e scolastico. Si considerano anche gli aspetti terapeutici di questo tipo di dipendenza, con particolare riguardo all’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, ad esempio il laboratorio dei fumetti che viene condotto in collaborazione con cooperative sociali esterne.
Collocazione Biblioteca: 18004

Giuseppe Lavenia, Dipendenze tecnologiche. Valutazione, diagnosi e cura, Firenze, Giunti, 2018, pp. 105
Il libro affronta il problema della dipendenza dalle tecnologie considerando soprattutto quelle da internet e i fenomeni come il cyberbullismo, la pornografia, il gambling, le chat. Sono considerati diversi aspetti come la diffusione del fenomeno, i contesti, i linguaggi, i fruitori. Nella parte più specifica si considerano le manifestazioni cliniche, gli strumenti di valutazione, i problemi di diagnosi, le relazioni familiari. Quindi si passa alla terapie: setting, tecniche e prescrizioni, narrazione terapeutica. Il libro si conclude con l’esemplificazione di due casi clinici.
Collocazione Biblioteca: 17975

Maria Paola Piccinini … [et al.], Internet: strumento e (s)oggetto di ricerca orientamentieducativa, in Orientamenti pedagogici, n. 3 (lug.-set. 2018), vol. 65, pp. 417-607
La sezione monografica di questo numero presenta le relazioni del Seminario di studio organizzato dalla rivista, svoltosi il 30 Novembre 2017 presso l’Università Pontificia Salesiana. L’obiettivo del Seminario è quello di considerare criticamente le potenzialità che la rete fornisce per la ricerca in campo educativo. Il lavoro si divide in tre parti. La prima parte presenta articoli di carattere generale nei quali vengono individuati punti di forza, utilizzo e rilevanza dell’indagine per le scienze sociali e dell’educazione. Viene inoltre sintetizzato e analizzato il dibattito sulla definizione e sulle caratteristiche dell’internet addiction e del disturbo da gioco su internet. Nella seconda parte viene descritto l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione nella disabilità, nella psicologia sperimentale e nel trattamento clinico. L’ultima parte è dedicata alle sfide pedagogiche che la cultura digitale pone all’apprendimento, alla formazione dei docenti e agli aspetti pedagogici-educativi e pedagogici-pastorali, con un particolare approfondimento all’attenzione della Chiesa alle nuove tecnologie e al loro ruolo nell’educazione dei giovani.

Giuseppe Reale, Nomofobia. Quando lo smartphone rende schiavi. Fenomeno in forte ascesa con rilevanti ricadute sociali. Sono maturi i tempi per l’inserimento nel DSM e nei LEA?, in Dal fare al dire, a. 27, n.1 (2018), pp. 16-18
L’utilizzo eccessivo e prolungato degli smartphone e di altri dispositivi elettronici incide sulla salute delle persone sia per le onde elettromagnetiche sia per l’assuefazione ai dispositivi che ne deriva. Maggiormente a rischio sono adolescenti e preadolescenti. L’articolo prende in esame ricerche americane ed europee su questo fenomeno e si chiede se i tempi siano maturi per l’inserimento della nomofobia (no mobile-fobia: la paura sproporzionata di una persona di rimanere fuori dal contatto di rete mobile) tra i disturbi descritti nel DSM.

Juan Martinez Torvisco, Dario Garcia Rodriguez, New perspectives in Internet addiction. An exploratory study, in Studi di Sociologia, a. 55, n. 3 (lug.-set. 2017), pp. 217-230
Gli autori espongono i risultati di una ricerca condotta su soggetti dipendenti da Internet. Tramite l’uso di questionari hanno evidenziato numerosi dati esposti in modo statistico. Sono state riscontrate mancanza di socializzazione, perdita di ore lavorative o di studio, fuga dai problemi psicologici e sociali.

Giuseppe Sacchetto … [et al.], Adolescenti e media digitali. Un’indagine conoscitiva, in Dal fare al dire, a. 26, n. 2 (2017), pp. 21-29
L’articolo riferisce i dati di una ricerca-azione condotta in provincia di Cuneo allo scopo di rilevare le percezioni e le rappresentazioni che gli adolescenti hanno del loro rapporto con le nuove tecnologie. La ricerca è stata condotta dal Centro di Documentazione Steadycam del Dipartimento Dipendenze dell’ASL CN2 su 740 allievi delle Scuole superiori di Alba e Bra. Vengono esaminati i fenomeni di dipendenza vera e propria, la tendenza all’evasione dalla realtà, l’evasione compensatoria, l’impatto sulla vita reale, la ricerca di nuove emozioni.

aiutoNicola Luigi Bragazzi, Giovanni Del Puente, Aiuto sono sconnesso! No.mo.fobia e altre dipendenze telematiche, Manfredonia, Andrea Pacilli, 2016, pp. 135
Le nuove tecnologie di comunicazione sono così pervasive da modificare i nostri stili di vita: ormai senza “connessione” ci sentiamo persi. Si tratta di una nuova forma di dipendenza di cui solo ora si prende coscienza. Nel presente volume si affronta questa nuova frontiera patologica: si ricostruisce l’evoluzione dei mezzi tecnologici di comunicazione, si parla delle cosiddette tecnopatie e del tecnostress. Questo testo tratta dunque soprattutto delle dipendenze da internet (da social network, da smartphone, da shopping e da sesso on line…), ma anche di ipocondria da web, burn out digitale, phubbing e altre patologie da web.
Collocazione Biblioteca: 18026

A cura di Maura Manca, Generazione hashtag. Gli adolescenti dis-connessi, Roma, Alpes, 2016, pp. 182
La generazione hashtag: la generazione degli adolescenti che comunicano attraverso i tag usando la piattaforma digitale. Lo smartphone è una protesi della loro identità, le chat e i social network un’estensione della personalità, una sorta di hard disk esterno in cui inserire tutta la propria vita. Il concetto di privacy e identità è diventato condiviso e quindi è quasi scontato che utilizzino tutti i mezzi tecnologici a loro disposizione per trovare uno spazio personale, una dimensione che troppe volte non si riesce a creare nel mondo reale. Selfie, grooming, cyberbullismo, sexting, social mode in cui alcol e corpi magrissimi sono i protagonisti stanno diventando i compagni di viaggio di questi adolescenti. Il testo affronta questi temi con un taglio divulgativo ma rigoroso. Vi si trovano anche consigli per i genitori, gli educatori e gli adolescenti stessi.
Collocazione Biblioteca: 18174

Fabio Guerrini … [et al.], Comparazione tra nativi digitali e adulti nell’approccio alla “rete”: analisi delle differenze e del rischio di IAD. Una indagine ASL Milano 1 – CS&L, in Mission, a. 13, n. 45 (mar. 2016), pp. 62-66
Nell’attuale epoca è diventato fisiologico collegarsi e sfruttare i vantaggi offerti dalla rete, per cui il numero degli utenti è elevatissimo, in particolare tra i giovanissimi o “nativi digitali”. Nel confronto con le generazioni adulte, infatti, essi hanno acquisito l’uso del web in età puberale (ovvero in periodo di grande “plasticità” cerebrale), spesso per fini ricreativi e socializzanti e quindi non solo scolastico-culturali. Questa indagine si propone di misurare le differenze tra adulti e under 18, di cercare un punto di partenza dal quale muovere per parlare veramente di IAD (Internet Addiction Disorder) e di valutare se le abitudini degli adolescenti rivelino un uso più evoluto e più consapevole della “rete” oppure un rischio verosimile di avvicinamento a un disturbo additivo. Nell’articolo sono riportati e commentati i dati raccolti attraverso un test rivolto ad un gruppo di studenti e a uno di adulti in merito alle loro abitudini di frequentazione del web.

Anna Paola Lacatena, Dal piacere 2.0 agli Hikikomori: se la dopamina è social.anisoc Come leggere le nuove dipendenze senza droga, in Animazione Sociale, a. 46, n. 298 (feb. 2016), pp. 104-108
Non occorre una sostanza perché nasca una dipendenza. Sempre più la neurobiologia mostra come il sistema della gratificazione funzioni nello stesso modo, sia che venga indotto da una sostanza sia da un comportamento. Tra le dipendenze senza droga, sempre più attenzione suscita l’uso problematico di internet e dei social. Con l’avvento dei social media la dimensione virtuale si è imposta, sottraendo elementi emotivi e relazionali alla vita reale. I rischi sono l’isolamento (come nel caso degli hikikomori) e la dipendenza (Internet Addiction Disorder, in particolare Cyber-relational Addiction). L’autrice è sociologa e dirigente del dipartimento per le dipendenze di Taranto.

Yura Loscalzo, Cristian Nannicini, Marco Giannini, Hikikomori: sindrome culturale internalizzante o ritiro volontario?, in Counseling, n. 1 (feb. 2016) – on line, vol. 9, pp. 49-64
Questo articolo ci introduce agli aspetti principali e ai fattori di rischio di una condizione psico-sociale diffusa tra gli adolescenti giapponesi, l’Hikikomori, caratterizzata soprattutto da ritiro sociale. Dopo aver presentato le sue caratteristiche principali e i fattori di rischio, verranno proposte alcune prospettive future per lo studio dell’Hikikomori negli adolescenti italiani. In particolare, verrà fatto riferimento alla necessità di costruire un test per la sua misurazione, e alla possibilità di analizzare la relazione che l’Hikikomori potrebbe avere con il Disturbo d’Ansia Sociale, con il workaholism (dipendenza dal lavoro) dei genitori e lo studyholism del ragazzo.

Altre dipendenze

Dan Véléa, Bigoressia: quando lo sport dà dipendenza, in Psicologia contemporanea, n. 253 (gen.-feb. 2016), pp. 40-43
Si definisce bigoressia la dipendenza da esercizio fisico: la liberazione di endorfina nella pratica atletica procura una sensazione di benessere, un’euforia spesso descritta dagli atleti. Inoltre è rinforzata l’autostima per le prestazioni raggiunte e ci si sente gratificati dalle modificazioni fisiche prodotte dall’attività sportiva. Nella dipendenza l’esercizio diventa compulsivo e su di esso si attua una focalizzazione esclusiva. La bigoressia inoltre si inquadra nel contesto dell’ipernarcisismo che sopravvaluta l’immagine corporea.

Yura Loscalzo, Marco Giannini, Workaholism: cosa c’è di nuovo?, in Counseling, n. 3 (nov. 2015) – on line, vol. 8, pp. 1-8
L’articolo presenta una rassegna sul workaholism e si propone di analizzare le pubblicazioni scientifiche degli ultimi anni sul tema, al fine di evidenziare eventuali aree da approfondire relative alla sua concettualizzazione, alle sue conseguenze, ai suoi antecedenti e agli interventi per il suo trattamento e la sua prevenzione. Gli autori sottolineano come attualmente sia necessario stabilire una definizione condivisa di workaholism che possa permettere una conoscenza maggiormente accurata del fenomeno.

accuA cura di Claudia Perdighe e Francesco Mancini, Il disturbo da accumulo, Milano, Raffaello Cortina, 2015, pp. 257
Dal 2013 l’accumulo patologico è stato riconosciuto come disturbo autonomo e inserito con il nome di “disturbo da accumulo” nel DSM-5. Il disturbo è molto diffuso: ne soffre tra il 2 e il 5 per cento della popolazione. Si tratta di persone per le quali “buttare via” è così difficile che continuano ad accumulare cose di nessun valore anche quando questo compromette la qualità della loro vita, la vivibilità della casa, i rapporti con gli altri. La definizione di una nuova categoria diagnostica pone i clinici davanti alla necessità di approfondire la conoscenza e mettere a punto le più efficaci strategie di trattamento. L’ultimo capitolo è dedicato in particolare allo shopping compulsivo.
Collocazione Biblioteca: 17090

Sardegna

CAGLIARI

ATS Cagliari Ser.D Cagliari
Via dei Valenzani – 09131 Cagliari
Tel: 070 6096329 / 6522 / 6523
Ref: Dott. Sicia Salvatore

Ser.D Cagliari
Via Liguria, Pad. A – 09127 Cagliari
Tel: 070 47444306 / 4310
Ref: Dott. Manfredi

Ser.D Quartu Sant’Elena
Via Cavour 34 – 09045 Quartu Sant’Elena
Tel: 070 6097667 / 651

 

NUORO

ASL Nuoro Dipartimento della Salute mentale e delle Dipendenze Servizio per le dipendenze
Via Manzoni, 29 – 08100 Nuoro
Tel: 0784 240976
Email: sert.nuoro@atssardegna.it
Ref: Dott.ssa Cicalò Rosalba

Ser. D Macomer
Località Nuraghe Ruiu – 08015 Macomer
Tel: 0785 222358
Mail: sert.macomer@atssardegna.it

Ser. D Lanusei
Piazza Mameli c/o Poliambulatorio – 08045 Lanusei
Tel: 0782 470465
Ref: Maciocco Giovanna

Ogliastra U.O. Ser.D Tortolì
Via Monsignor Carchero 3 c/o poliambulatorio – 08048 Tortolì
Tel: 0782 624725 / 623532
Ref: Dott.ssa Maciocco Giovanna

 

SUD SARDEGNA

Ser.D Iglesias 
Via Trexenta, 1 – 09076 Iglesias
Tel: 0781 22330 / 392271
Email: serd.iglesias@aslcarbonia.it
Ref: Dott. Masia Marco

Ser.D Carbonia Assl Carbonia
Via Trento, 28 – 09013 Carbonia
Tel: 0781 660206 / 671435

ASL Sanluri – Guspini Ser.D Guspini Dipartimento della Salute mentale e delle Dipendenze Ambulatorio Gioco d’azzardo patologico
Via Montale – 09036 Guspini
Tel: 070 97611800
Ref: Dott.ssa Lai

 

ORISTANO

Ser.D Oristano
Via Pira, 46 – 09170 Oristano
Tel: 0783 317539
Email: serd@asloristano.it

 

SASSARI

Ser.D Sassari – Sorso Centro per il trattamento dei disturbi psichiatrici correlati ad alcol e gioco azzardo
c/o Villaggio San Camillo – Piano Terra – 07100 Cagliari
Tel: 079 2490002
E mail: graziellaboi@asl8cagliari.it

Ser.D Sassari- Zanfarino
Via Zanfarino– presso Poliambulatorio – 07100 Sassari
Tel: 079 2062486

Ser.D Alghero
Via degli Orti c/o Poliambulatorio – 07041 Alghero
Tel: 079/9951614

Ser.D Ozieri
Via Trento – 07014 Ozieri
Tel: 079 78s10704
Ref: Immacolata Fois

ASL Olbia – Ser. D Olbia
Via Ghiberti, 54 – 07026 Olbia
Tel: 0789 552296 / 0789 51474
Email: serd.olbia@aslolbia.it

Ser.D Tempio Pausania
Via Sardegna 7 – 07029 Tempio Pausania
Tel: 079 678334
Email: serd.tempio@aslolbia.it

Campania

AVELLINO

Ser.T Avellino 
Corso Europa, 203 – 83100 Avellino
Tel: 0825 36474
Ref: Dott.ssa Romano Filomena

Ser.T Grottaminarda
Via Fontanelle, 17 – 83035 Grottaminarda
Tel: 0825 426326
Email: sert.grottaminarda@mail.aslavellino.it

 

BENEVENTO

Ser.D Benevento 
Via delle Puglie, 1 c/o ex Cpa – 82100 Benevento
Tel: 0824 317423
Email: dipendenzepatologiche.b1@aslbenevento1.it
Ref: Dott. Biancolilli Vincenzo

Ser.D Montesarchio
Via Ignazio Silone, 1 – 82016 Montesarchio
Tel: 0824 890352   -46 – 44
Email:
Ref: Dott. Molinaro Giovanni
Mail: dipendenzepatologiche.ms@aslbenevento1.itdipendenzepatologiche.ms@pec.aslbenevento.it

Ser.D Telese Terme
Via Roma, 161 – 82037 Telese Terme
Tel: 0824 308786
Mail: dipendenzepatologiche.tt@aslbenevento1.it
Ref: Dott.ssa Consoli Ersilia

 

CASERTA

Dipartimento Dipendenze Patologiche Caserta UOS Unità mobile
Via Paul Harris, 79 c/o Palazzo della Salute, 79 – 81100 Caserta
Tel: 0823 445068
Email: uosd.unitamobile@aslcaserta.it
Ref: Dott. Malinconico R.

SerD Caserta
Via Feudo di San Martino 10 – 81100 Caserta
Tel: 0823 350904
Email: giuseppina.marra@aslcaserta1.it
Ref: Dott.ssa Marra Giuseppina

Dipartimento dipendenze Aversa
Via Santa Lucia, 10 – 81031 Aversa
Tel: 081 5001216
Ref: Dott. d’Amore Antonio

Ser.D Capua 
Via R. Mariani, 12 – 81043 Capua
Tel: 0823 961783
Email: sertcapua@gmail.com
Ref: Dott. Marineillo Roberto

Ser.D Santa Maria Capua Vetere
Via Melorio (int, parcheggio ospedaliero) –  81055 Santa Maria Capua Vetere
Tel: 0823 891549 – 802
Email: sertsmcv@gmail.com
Ref: Dott.ssa Nuzzolo Lilia

Ser.D Maddaloni
Via Libertà c/o Presidio Ospedaliero – 80124 Maddaloni
Tel: 0823 400846
Email: sert.maddaloni@alice.it
Ref: Dr. Ferrara S.

Ser.D Marcianise 
Via Gandhi, 52 – 81025 Marcianise
Tel: 0823 518463
Email: sert.marcianise@aslcaserta1.it
Ref: Dott.ssa Anna Pizzirusso

Ser.D Teano
Via XXVI Ottobre ex Macello Corso Italia, 22 – 81057 Teano
Tel: 0823 506240
Email: sert.teano@gmail.com
Ref: Dott. Cardone Giuseppe

Ser.D Piedimonte Matese
Via Nuova Monte Muto –  81016 Piedimonte Matese
Tel: 0823 543058
Email: sert.piedimonte@aslcaserta1.locale.it
Ref: Dott. Parente Enrico

 

NAPOLI

Ser.D NapoliChiaiano Piscinola-Scampia
Viale della Resistenza, 25 – 80145 Napoli Scampia
Tel: 081 2546571 / 584
Email: 3sert48@gmail.com
Ref: Dott. Esempio Camillo

Ser.D NapoliColli Aminei S. Carlo Arena
Via Fontanelle, 66 – 80136 Napoli
Tel: 081 2545174
Ref: Dott.ssa Santonicola Annamaria

Ser.D Napoli Miano Secondiglianoa S. Pietro
Polo area nord Centro DIURNO “ARTETECA” Struttura intermedia Sovradistrettuale VII Municipalità
Via Janfolla, 446 – 80145 Napoli Miano
Tel: 081 2546805 / 824 / 6826
Ref: Dott.ssa Siconolfi Marina

Ser.D NapoliBarra Ponticelli S. Giovanni A. T. Polo Est
Centro diurno “Lilliput” Struttura sovradistrettuale VI Municipalità
Via dei Mosaici, Lotto 0 – 80147 Napoli Ponticelli
Tel: 081 2543916- 17 – 21
Email: sert.ds32@aslnapoli1centro.itcdlilliput@libero.it
Ref: Dott. Delvecchio Ferninando

Ser.D Napoli Arenella Vomero 
Via Mario Fiore c/o Ospedale Cardarelli – 80129 Napoli
Tel: 081 2549774 / 9775/ 9773
Poliambulatorio sul Gioco d’Azzardo patologico
Tel: 081/2549824 – 775
Email: gennaro.pastore@aslnapoli1centro.it
Ref: Dott. Pastore Gennaro

Ser.D Napoli Chiaia Posillipo S. Ferdinando
Via Manzoni, 249 – 80123 Napoli
Tel: 081 2547688 / 7645
Ref: Dott.ssa Scala Marinella

Ser.D Napoli Bagnoli Fuorigrotta
La Piramide – 80125 Napoli
Tel: 081 2548105 / 8118

Ser.D Pianura Soccavo
Via Canonico Scherillo 12 – 80126 Napoli Soccavo
Tel: 081 2548425 / 8426

Ser.D Napoli Poggioreale S. Lorenzo Vicaria 
Vico I Casanova 24 – 80141 Napoli
Tel: 081 2549244 / 49
Ref: Dott. De Matteis Luigi

Poli Gioco Azzardo Patologico
(servizi presa in carico/accompagnamento del giocatore e familiari in percorso pedagogico riabilitativo)

ASL Napoli 1 Centro U.O. Ser.T DS31 Servizio Gap
Via Salita Tarsia 93c/o Ospedale Gesù e Maria – 80135 Napoli
Tel: 081 2542420 – 07 – 35 – 18
Email: sert.ds31@aslnapoli1centro.it
Ref: Dott. De Rosa G.

ASL Napoli 2 Nord Dipartimento Dipendenze Patologiche
Via Corrado Alvaro, 8 – 80078 Monteruscello Pozzuoli
Tel: 081 3196605 – 09

Ser.D Acerra
Via Flavio Gioia, 1 – 80011 Acerra
Tel: 081 3196605 – 09

Ser.D Ischia
Via A. Sogliuzzo 60 – 80077 Ischia
Tel: 081 5070223 – 218

Ser.D Giugliano in Campania
Via Fortunato del Forno 26 – 80014 Giugliano in Campania
Tel: 081 3307911
Mail: sertgiugliano@asl2.napoli.it

Ser.D Pozzuoli
Via Lucilio, 19 – 80078 Pozzuoli
Tel: 081 3000610
Ref: Dott.ssa Vanni Monica

ASL Napoli 2 Nord-Afragola Distretto Sanitario 41
Via De Gasperi, 43 – 80021 Afragola
Tel: 081 8520215
Email: dipendenzecomportamentali@aslnapoli2nord.it

Distretto Sanitario 41
Via San Domenico 75 – 80028 Grumo Nevano
Tel: 081 18840281
Email: dipendenzecomportamentali@aslnapoli2nord.it

Ser.D Sant’Antimo
Viale delle Primule, 18 – 80029 Sant’Antimo
Tel: 081 3983121
Ref: Dott. Liguori Gaetano

Ser.D Casavatore
Via Marconi 181 – 80020 Casavatore
Tel: 081 7052314 – 20
Ref: Dott. D’Auria S.

Ser.D Somma Vesuviana
Via Pomigliano, 8 – 80049 Somma Vesuviana
Tel: 081 5318191 – 523
Ref: Dott. Parisi Nicola

Ser.T Pomigliano d’Arco Servizio Gap
Viale Impero, 1 – 80038 Pomigliano d’Arco
Tel: 081 8842569
Mail: sert.pomigliano@aslnapoli3sud.it
Ref: Dott. Francesco Cassese

ASL Napoli 3 Sud-Nola Ser.T Servizio Gap
Via Anfiteatro Laterizio, 260 – 80035 Nola

Ser.T Nola
Via Seminario 78 c/o Ospedale S. Maria della Pietà – 80035 Nola
Tel: 081 8233757 / 081 8236722
Email: sert.psicosociale@aslnapoli3sud.it

Ser.D ASL Napoli 3 SudCastellamare di Stabia Ser.T Servizio Gap
Via A. De Gasperi, 217 – 80053 Castellamare di Stabia
Tel: 081/8729798

Ser.D ASL Napoli 3 SudTorre Annunciata Ser.T Servizio Gap
Via Pier Delle Vigne, 4 – 80058 Torre Annunziata
Tel: 081 5352305
Email: sert.tann@aslnapoli3sud.it
Ref: Dott.ssa Di Matteo Marina

Ser.D ASL Napoli 3 Sud – Torre del Greco UOC Ser.T Torre del Greco
Via Marconi, 66 – 80059 Torre del Greco
Tel: 081 8490593
Mail: sert.tdg@aslnapoli3sud.it
Ref: Dott. Giocondo Antonio

 

SALERNO

Asl Salerno Dipartimento Dipendenze Progetto “Rete Ipib”
Via M. L. King – 84133 Salerno
Tel: 0893 076317
Email: dip.dipendenze@aslsalerno.it
Ref: Dott.ssa Morelli F.

Ser.D Salerno 
Viale M. De Marco – 84131 Salerno Località Torre Angellara
Tel: 089 695820  -173
Ref: Dott.ssa Grandinetti Antonietta

Ser.D Nocera Inferiore
Via Giordano, 7 – 84014 Nocera Inferiore
Tel: 081 9212668
Email: c.acconcia@aslsalerno.it
Ref: Dott. Acconcia C.

Ser.D Cava de’ Tirreni
Villa Agnetti, Piazza Galdi, 4 III Piano – 84013 Cava de’ Tirreni
Tel: 089 4455432 / 451
Ref: Dott. Armenante Ciro

Ser.D Vallo Della Lucania – Agropoli
Via Salvo D’Acquisto, 1 – 84043 Agropoli
Tel: 0974 828283
Ref: Dott. Nigro Carmine

Ser.D Battipaglia Dipartimento delle Dipendenze
Via Fiorignano c/o Ospedale Civile – 84091 Battipaglia
Tel: 0828 674251 / 68
Ref: Dott. De Luna Antonio
Email: ds65.sert@aslsalerno.it

Ser.D Sala Consilina – Polla
Via Pozzillo – 84036 Sala Consilina
Tel: 0975 373638 – 39 – 40

Ser.D Sapri
Via Verdi c/o Distretto Sanitario 71 – 84073 Sapri
Tel: 0973 391033
Ref: Dott. D’Angelo Annibale

Lascio o raddoppio?

safe_image - Copia

Lascio o raddoppio, il 27, 28 e 29 aprile 2018 si terrà alla Certosa 1515 di Avigliana, un trattamento residenziale breve e intensivo rivolto a giocatori d’azzardo. Il Gruppo Abele propone un’alternativa complementare al trattamento ambulatoriale, che permetta di sostenere la quotidianità lavorativa dei giocatori, ma anche il distacco dal contesto abituale.

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