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Centri di supporto

I servizi a cui chiedere aiuto

Elenco dei centri di supporto per il gioco d’azzardo, divisi per regione.

Le informazioni proposte sono aggiornate al 2008 e sono attualmente in fase di riaggiornamento. Su orari, prestazioni e modalità di fruizione dei singoli servizi si rimanda al contatto diretto con le strutture.

Il Centro Studi è responsabile unicamente delle informazioni fornite a questo livello.

Dal 2 ottobre 2017 è attivo presso l’Istituto Superiore della Sanità un numero verde dedicato a chi ha problemi legati al gioco d’azzardo (TVNGA). Chiamando l’800 55 88 22, è possibile mettersi in contatto con professionisti del settore e chiedere il loro aiuto

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Gioco d’azzardo

Aggiornata a giugno 2016 – a cura di  Paola Moriondo

I materiali, elencati in ordine decrescente per anno di pubblicazione, sono disponibili presso la Biblioteca del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento della Biblioteca. L’elenco proposto non esaurisce quanto posseduto in biblioteca sul tema in oggetto. Ulteriori ricerche sono possibili sul nostro catalogo bibliografico.

A cura di Stefano Angeli, Position paper di FeDerSerD sul gioco d’azzardo, in Mission, a. 12, n. 44 (set. 2015), pp. 3-5
Nel breve testo vengono fatte riflessioni sulla necessità di coordinare interventi di enti locali e servizi delle dipendenze per fronteggiare il fenomeno del gioco d’azzardo, inteso come malattia, con tutte le implicazioni che questa associazione solleva. Si auspica, quindi, un potenziamento delle collaborazioni e delle sinergie di programmazione, ricerca, regolazione tra Stato, imprese, enti di ricerca, portatori di interessi della società civile e consumatori, al fine di individuare le migliori e più efficaci strategie per la salvaguardia della salute e degli equilibri sociali della comunità.

Terry-Lynn Mackay … [et al.], Knowledge translation in gambling research: a scoping review, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2015), vol. 15, pp. 179-195
Questo studio fornisce un esame dello stato attuale delle trasmissione di conoscenza nella letteratura sul gioco d’azzardo e offre raccomandazioni per gli indirizzi futuri. Nella letteratura sul gioco d’azzardo la conoscenza mirata all’azione si trova principalmente nelle seguenti aree: costruzione di consenso fra le parti interessate (es. istituendo le migliori pratiche); trasmissione di informazioni da discipline collegate (es. il campo delle dipendenze); collaborazione o co-progettazione con utenti finali (es. giocatori con disturbi); e lo sviluppo di strumenti e tattiche per assistere i giocatori. Vengono fornite raccomandazioni per far avanzare la trasmissione di conoscenza nel campo del gioco d’azzardo, e per l’applicazione di efficaci strategie di trasmissione di conoscenza provenienti dall’area della salute mentale. L’intenzione di questa rassegna è quella di fornire ai ricercatori specifiche raccomandazioni che valorizzino l’importanza del loro lavoro. Gli autori si augurano che questa rassegna serva a fare ulteriormente progredire l’integrazione della trasmissione di conoscenza nella letteratura sul gioco d’azzardo, e a passare effettivamente dalla ricerca alle politiche e alla pratica.

Mélina Andronicos … [et al.], Do male and female gamblers have the same burden of adversity over their life course?, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2015), vol. 15, pp. 224-238
L’obiettivo di questa ricerca è indagare le differenze di genere e il carico di avversità durante il corso della vita di persone che sviluppano problemi di gioco d’azzardo. Un campione di 86 partecipanti adulti si è dimostrato conforme ai criteri di gioco problematico a rischio negli ultimi 5 anni. I dati sono stati ottenuti da segnalazioni durante interviste dirette semistrutturate usando SCID I e II (Structural Clinical Interview for DSM IV Axis I – II Disorders), SOGS (South Oaks Gambling Scheme), il Modulo K e la metodologia di narrazione delle traiettorie di vita. I risultati hanno rivelato un alto livello di avversità lungo tutte le traiettorie di vita degli uomini e delle donne studiati. I risultati hanno indicato che il maggiore carico di disturbi di salute mentale e la presenza di disturbi legati all’ansia sono più significativi nelle donne.

Anna Bussu, Claudio Detotto, The bidirectional relationship between gambling and addictive substances, International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2015), vol. 15, pp. 285-308
Questo studio intende analizzare la concomitanza dell’attività di gioco d’azzardo e il consumo di sostanze che danno dipendenza, quali tabacco, alcol e droghe. Usando un campione di 709 giocatori d’azzardo della Sardegna, si propone un approccio probit multivariato, in quanto consente lo studio simultaneo del grado di correlazione esistente fra il consumo di diverse sostanze. I risultati documentano che, da un lato, scommettere una quantità maggiore di denaro porta ad aumentare il fumo di tabacco durante la partita e, dall’altro lato, la simultanea concomitanza di fumo, alcol e droghe fa aumentare la probabilità di un maggiore coinvolgimento nell’attività di gioco. Secondo gli autori, conoscere gli effetti del positivo rafforzamento appartenenti alle sostanze che danno dipendenza è il primo passo verso la realizzazione della prevenzione e di modalità di trattamento più efficaci per giocatori problematici/patologici.

Raffaele Bianchetti, Imputabilità penale e disturbo da gioco d’azzardo: quali indicazioni dalla giurisprudenza italiana, in Mission, a. 12, n. 43 (giu. 2015), pp. 9-14
Questo saggio, analizza il delicato tema del gambling in relazione al concetto di imputabilità. Attraverso l’esame delle azioni giudiziarie, questo articolo mostra “come” questo disturbo sia stato considerato dai diversi organi giudiziari: praticamente, se si è considerata una malattia con le caratteristiche di infermità e quindi se, in relazione al tipo di reato commesso, l’imputato sia stato valutato incapace di intendere e volere nel momento in cui è stato commesso il reato. L’autore è avvocato, docente di Criminologia e Criminalistica all’Università degli Studi di Milano e giudice esperto presso il Tribunale di Sorveglianza di Milano.

Annie-Claude Savard, Joel Tremblay, Daniel Turcotte, Problem gambling among adolescents: toward a social and interactionist reading, in International Gambling Studies, n. 1 (apr. 2015), vol. 15, pp. 39-54
Due aspetti distinguono gli approcci usati per concettualizzare il gioco d’azzardo problematico nell’adolescenza. Il primo aspetto riguarda il tipo di variabili coinvolte nella concettualizzazione del fenomeno: la maggioranza degli approcci integrano variabili di natura individuale nella loro costruzione e danno poca considerazione alle variabili di tipo sociale. Il secondo aspetto riguarda la distinzione fra determinismo e interazionismo. Molti approcci sembrano seguire una linea deterministica di pensiero e pochi considerano le persone come attori sociali che interagiscono nel loro ambiente. Di conseguenza, questo articolo intende preparare il terreno concettuale per studi successivi che adottino un approccio più sociologico e interattivo.

Miriam Vanzetta, Elisa Agosti, Paolo Dallago, Insieme contro l’azzardo. L’auto/mutuo aiuto per combattere il gioco d’azzardo patologico, in Lavoro sociale, n. 2 (apr. 2015), vol. 15, pp. 17-21
L’articolo presenta l’esperienza dell’Associazione A.M.A. di Trento, che si occupa dal 1998 di gioco d’azzardo patologico con l’attivazione di gruppi di auto/mutuo aiuto sul territorio. Sono luoghi nei quali le persone accomunate dalla stessa situazione possono esprimersi e condividere le proprie esperienze, riflessioni e difficoltà e mettere in atto strategie comuni per il superamento della dipendenza.

Grace M. Barnes … [et al.], Gambling and substance use: co-occurrence among adults in a recent general population study in the United States, in International Gambling Studies, n. 1 (apr. 2015), vol. 15, pp. 55-71
Questo studio è un esame aggiornato dei comportamenti e anche dei problemi di gioco d’azzardo e la loro relazione con il consumo e l’abuso di sostanze. La ricerca è stata effettuata utilizzando un campione rappresentativo su larga scala di adulti di 18 anni e oltre, negli Stati Uniti. Il metodo adottato è stato quello dell’intervista telefonica, su tutto il territorio nazionale con numeri telefonici scelti a caso, nel periodo compreso tra il 2011 e il 2013. Nel presente articolo vengono descritti e commentati i risultati della ricerca.

Ioannis Anifantakis, Arianna Borsacchi, Ilaria Londi, Il campo dei miracoli: la peer education nella prevenzione del gioco d’azzardo, in Alcologia,  n. 22 (apr. 2015), pp. 29-33
L’articolo descrive un progetto innovativo sia per il tema trattato che per la modalità impiegata, la Peer Education, realizzato in due grandi istituti superiori di Prato. Si tratta di un percorso di prevenzione e presa di consapevolezza riguardante il gioco d’azzardo, che sta sempre più prendendo piede tra i giovani e le famiglie, anche a causa della crisi economica e della ricerca di facili guadagni.

Natale Canale, Alessio Vieno, La grande sfida. Il gioco d’azzardo in adolescenza, in Psicologia contemporanea, n. 247 (gen.-feb. 2015), pp. 47-51
Gli autori, ricercatori universitari, analizzano il gioco d’azzardo come un fenomeno che non può essere compreso analizzandone solo la sua base individuale, come opposta a quella sociale o ambientale. Occorre, essi affermano, adottare una prospettiva più ampia, sensibile anche alle forze sociali, economiche e politiche che condizionano un individuo, soprattutto in fase adolescenziale.

Graziano Bellio, I giocatori d’azzardo problematici: l’ennesima emergenza per i Ser.T?, in Dal fare al dire, a. 24, n. 2 (2015), pp. 3-5
L’articolo descrive le difficoltà organizzative, e spesso anche normative, che i Ser.T devono affrontare per accogliere le persone la cui esistenza e le cui relazioni sono state gravemente danneggiate dal gioco d’azzardo legale. Secondo l’autore, i Ser.T infatti sono carenti di risorse già rispetto al lavoro ordinario di assistenza ai tossicodipendenti e il disturbo da gioco d’azzardo è l’ultimo di una lunga serie di bisogni che hanno via via incrementato il carico di lavoro dei servizi, ma senza un adeguamento delle risorse.

Daniela Capitanucci, Un ambulatorio specialistico sperimentale per il gioco d’azzardo patologico, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 45, n. 1 (inverno 2015), pp. 11-16
L’autrice, psicologa e psicoterapeuta, descrive un progetto di ambulatorio il cui pubblico destinatario erano sia i giocatori d’azzardo patologici che i loro famigliari, considerati “utenti” a pieno titolo in quanto portatori di bisogni propri, correlati all’azzardopatia dei congiunti. Il progetto mirava a: impostare un preciso modello di intervento, creando un’équipe multidisciplinare atta a formulare progetti individualizzati per ciascun utente/famiglia; fornire pacchetti di prestazioni differenziate a seconda della gravità presentata dai pazienti; sperimentare un’unità di offerta specialistica monotematica pluridisciplinare integrata

A cura di Cristina Bertogna e Rodolfo Picciulin, L’azzardo del gioco. Riflessioni sulle ludopatie, La meridiana, 2014, Molfetta (Bari), pp. 140
Per i giocatori d’azzardo il tavolo da gioco diventa un elemento concreto intorno a cui ruota la loro esistenza, come la pallina della roulette. Attraverso il gioco l’uomo realizza una presa di distanza dalla propria vita: “gioca” il lavoro, “gioca” l’amore, “gioca” la lotta e in questo modo si autorappresenta. Nella patologia del gioco si viene a perdere questa distanza e, con essa, anche la capacità di avere un’immagine di sé stessi diversa dal giocatore attaccato al tavolo da gioco o alle slot machine. Questo testo, incrociando letture e competenze diversificate, offre uno sguardo psicoterapeutico completo sulle ludopatie. La postfazione è di Luigi Cancrini.
Collocazione biblioteca: 16926

Maurizio Fea, Valutazione di efficacia degli interventi di prevenzione sul gambling a livello internazionale, in Sicurezza e scienze sociali, a. 2, n. 3 (ott.-dic. 2014), pp. 182-201
L’articolo presenta una rassegna della letteratura internazionale sulla prevenzione del gioco d’azzardo, con una valutazione dell’efficacia delle numerose iniziative riguardanti il gioco d’azzardo patologico. L’autore invita i policy maker a non accontentarsi di analisi frettolose e superficiali, e i ricercatori a sviluppare linee di studio specifiche per tipologie di gioco, di giocatore e di contesti, tenendo conto che le forme regolatrici dei sistemi di gioco hanno forte influenza sui comportamenti della popolazione che gioca e su quella che potrebbe giocare, con tutti gli inevitabili riflessi sulla diffusione di problematicità e di patologie.

Servane Barrault, Aurélie Untans, Isabella Varescon, Special features of poker, in International Gambling Studies, n. 3 (dic. 2014), vol. 14, pp. 492-504
Il poker è ora uno dei tipi più popolari di gioco d’azzardo online, principalmente a causa delle sue particolari caratteristiche strutturali. Questo studio si propone di indagare le rappresentazioni da parte dei regolari giocatori di poker delle caratteristiche speciali di questo gioco, unitamente ai loro probabili collegamenti con il “tilt” (cioè la perdita di controllo durante il gioco) e il gioco d’azzardo problematico. Ventitré giocatori regolari di poker reclutati online hanno preso parte a una intervista i cui argomenti principali erano: fortuna contro abilità, sensazioni ed emozioni collegate al poker, scoperta del poker, tilt, differenze fra gioco online e dal vivo e rischi di coinvolgimento eccessivo nel poker.

Eugenio Rossi, Il paradosso del gioco d’azzardo, in Pedagogika.it, a. 18, n. 4 (ott.- dic. 2014), pp. 68-72
L’autore, docente di Sociologia all’Università di Milano Bicocca, si interroga sul momento in cui il gioco d’azzardo da attività di svago diventa malattia e dipendenza, in quali istanti dell’esistenza il gioco compulsivo si riconosce socialmente e i giocatori realizzano il loro bisogno di cura. L’impoverimento e la sofferenza dei famigliari sembrano essere i fattori determinanti che innescano il riconoscimento sociale e individuale della ludopatia.

Emma I. Brett … [et al.], Do the DSM-5 diagnostic revisions affect the psychometric properties of the Brief Biosocial Gambling Screen?, in International Gambling Studies, n. 3 (dic. 2014), vol. 14, pp. 447-456
Svariati cambiamenti significativi nei criteri diagnostici per il disturbo da gioco d’azzardo si sono verificati con la revisione più recente del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5). Questi cambiamenti intendono semplificare e snellire la diagnosi senza comprometterne la validità. Tuttavia molti degli strumenti usati per individuare e diagnosticare il disturbo si basano sulla quarta edizione precedente del DSM, e non è chiaro come si comportino con i criteri diagnostici rivisti. Lo scopo di questo studio è esaminare le proprietà psicometriche di un comune mezzo di individuazione del gioco d’azzardo patologico, il Brief Biosocial Gambling Screen, nel contesto dei criteri DSM-5 all’interno di un campione in cerca di aiuto. I giocatori che hanno chiamato un numero verde (N=2750) hanno concluso con un medico qualificato un’intervista semi-strutturata che valutava i criteri di gioco patologico DSM-IV dell’anno precedente.

Maurizio Fea, Gioca Responsabile help line e sito web: bilancio di quattro anni di attività, in Sicurezza e scienze sociali, a. 2, n. 3 (ott.-dic. 2014), pp. 146-155
L’articolo descrive le caratteristiche dei giocatori d’azzardo patologici e dei loro famigliari che hanno preso contatto con il servizio Gioca Responsabile. Analizza poi i risultati di quattro anni di attività dell’help-line e del sito web per il sostegno agli affetti da gambling patologico e ai loro famigliari, suggerendo anche terapie cognitivo comportamentali.

Sally M. Gainsbury … [et al.], A taxonomy of gambling and casino games via social media and online technologies, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2014), vol. 14, pp. 196-213
L’accresciuta popolarità dei giochi d’azzardo da casinò sulle piattaforme dei social media ha spinto le giurisdizioni internazionali a valutare quanto questi giochi possono essere simili ad attività di gioco su Internet e quindi soggetti a interventi normativi. I temi del gioco d’azzardo sono popolari nei videogiochi e nei giochi al computer e attività di gioco d’azzardo simulato sono comunemente offerte dagli operatori dei giochi come mezzo per allettare gli utenti a giocare a soldi online. Tuttavia poche ricerche hanno valutato l’impatto della convergenza digitale fra gioco d’azzardo e gioco. La mancanza di una chiara definizione delle attività online aventi come tema il gioco d’azzardo rappresenta un ostacolo significativo nei campi della ricerca su gioco d’azzardo e gioco. Basandosi su una rassegna della letteratura esistente, questo articolo propone una tassonomia per individuare i molti tipi di attività online con un contenuto tematico di gioco d’azzardo. Secondo tale tassonomia le caratteristiche principali che diversificano i giochi d’azzardo online comprendono: la richiesta di un pagamento, il ruolo dell’abilità, il tipo di piattaforma e il tema centrato sul gioco d’azzardo.

Kahil S. Philander, Terry-Lynn MacKay, Online gambling participation and problem gambling severity: is there a causal relationship?, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2014), vol. 14, pp. 214-227
Studi sul gioco d’azzardo su Internet hanno costantemente rilevato che i giocatori online hanno maggiori probabilità di manifestare un comportamento disturbato rispetto a quelli offline. Tuttavia pochi ricercatori hanno accertato se esiste un valido motivo causale a supporto di questa tesi o se questa relazione sia legata ad una o più variabili mancanti. Nel presente lavoro, utilizzando un metodo con dati secondari che corregge la potenziale distorsione da variabili omesse, viene rilevato che la partecipazione al gioco d’azzardo online dello scorso anno è collegata a una diminuzione della gravità del gioco problematico, il che rappresenta l’opposto della posizione diffusa nella letteratura corrente. Le stime di questo studio si sono dimostrate solide per varie forme di gioco d’azzardo online, per variabili di controllo e per strumenti di misurazione del gioco d’azzardo problematico. I risultati sono rimasti costanti anche quando si è utilizzato un campione rappresentativo del Regno Unito e un gruppo di ricerca online dell’Ontario in Canada. Poiché il principale punto di forza contro l’adozione generalizzata del gioco d’azzardo su Internet è stata l’attenzione della sanità pubblica riguardo al gioco problematico, questo studio fornisce l’evidenza che decisioni in materia dovrebbero ricevere una più attenta considerazione dai decisori politici.

Simone N. Rodda, Nerilee Hing, Dan I. Lubman, Improved outcomes following contact with a gambling helpline: the impact of gender on barriers and facilitators, inInternational Gambling Studies, n. 2 (ago. 2014), vol. 14, pp. 318-329
Le linee di assistenza telefonica per il gioco d’azzardo si sono sviluppate in un periodo in cui le testimonianze di ricerca di aiuto si basavano quasi interamente su giocatori maschi e ci sono poche testimonianze che tali linee siano cambiate in risposta all’aumento esponenziale delle giocatrici negli ultimi 20 anni. Lo studio ha voluto esplorare l’impatto di genere sulle chiamate alle linee australiane di assistenza telefonica, comprendendo le caratteristiche di chi chiama, gli ostacoli e le facilitazioni dei contatti, come pure i risultati delle chiamate. Gli autori hanno preso in esame 170 chiamanti (94% giocatori problematici, 61% maschi) circa un mese dopo la loro chiamata e hanno riscontrato differenze di genere in termine di età, tipo di gioco preferito, impiego e fonte di riferimento. I maschi e le femmine avevano le stesse probabilità di ricercare ulteriore aiuto presso risorse formali, informali e mediante auto-aiuto. Considerando che soltanto il 10% di chiamanti non accedeva a un ulteriore aiuto, queste conclusioni sottolineano l’importanza delle linee di assistenza telefonica come principale sostegno sia per gli uomini che le donne con problemi di gioco d’azzardo.

Kevin Harrigan … [et al.], Games of chance or masters of illusion: multiline slots design may promote cognitive distorsions, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2014), vol. 14, pp. 301-317
I giocatori problematici hanno spesso credenze distorte sul gioco d’azzardo, fra cui l’illusione del controllo e l’inganno tipico del giocatore. La maggioranza dei giochi multi linea di slot consentono ai giocatori di regolare il numero di paylines su cui scommettere e l’ammontare della scommessa per linea, e con il tempo questo controllo può avvalorare convinzioni errate e promuovere credenze distorte sul gioco. I ricercatori hanno elaborato dei software per effettuare simulazioni di un popolare gioco slot multi linea e ne hanno esaminato gli effetti quando si scommette su una singola linea rispetto a paylines multiple. Il controllo del giocatore sui giochi multi linea di slot può portare chi gioca frequentemente d’azzardo a conclusioni errate a favore del gioco eccessivo, nonostante le perdite ricorrenti.

Caleb D. Lloyd, Nick Chadwick, Ralph C. Serin, Associations between gambling, substance misuse and recidivism among Canadian offenders: a multifaceted exploration of poor impulse control traits and behaviours, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2014), vol. 14, pp. 279-300
Le correlazioni fra gioco d’azzardo, consumo di sostanze e crimine suggeriscono che ciascuno di questi comportamenti possa essere indicatore di un singolo tratto problematico di base, quale lo scarso controllo degli impulsi. Lo scopo del presente lavoro è quello di indagare se i tratti auto-riferiti fanno prevedere in prospettiva una futura recidività criminale, valutando il passato comportamento criminale di carcerati adulti, il consumo di sostanze e la pratica del gioco d’azzardo. I ricercatori hanno adottato un approccio costituito di più parti per misurare i componenti del controllo degli impulsi, utilizzando tre questionari per valutare la ricerca di sensazioni, la scarsa premeditazione e la sensibilità alla ricompensa. I partecipanti erano maschi volontari, detenuti in due istituzioni federali.

Marcello Esposito, Gioco d’azzardo: qual è la vera posta? Tecnologie che creano dipendenze, in Aggiornamenti Sociali, a. 65, n. 5 (mag. 2014), pp. 392-404
L’autore, docente universitario, esperto di mercati finanziari internazionali, presenta dapprima una fotografia della situazione del gioco d’azzardo in Italia; in seguito, prendendo spunto dal libro “Addiction by Design”, dell’antropologa Natasha Dow Schull, frutto di anni di ricerca sui giocatori di Las Vegas, cerca di comprendere le motivazioni e i desideri dei giocatori, gli elementi che favoriscono la ludopatia, le conseguenze della tecnologia digitale in questo campo, e, infine, le prospettive di riflessione sulle conseguenze sociali e culturali a lungo termine del fenomeno.

Nerilee Hing … [et al.], Stigma and problem gambling: current knowledge and future research directions, in International Gambling Studies, n. 1 (apr. 2014), vol. 14, pp. 64-81
Anche se non ancora sufficientemente indagata, la stigmatizzazione è stata identificata come un importante ostacolo per la ricerca di aiuto, il trattamento e la guarigione dai problemi di gioco d’azzardo. Questo articolo intende fornire informazioni sulla stigmatizzazione associata al gioco d’azzardo problematico, sottolineando le lacune della ricerca esistente e dando indicazioni per quella futura. In questo articolo, per la prima volta, la stigmatizzazione e il gioco d’azzardo problematico sono riuniti e rivisti usando ampie costruzioni e una vasta letteratura, attinte da una serie di nuove fonti basilari. In merito al gioco d’azzardo problematico, le dimensioni della stigmatizzazione, ad eccezione della sua origine, devono ancora essere indagate, come pure i percorsi attraverso i quali viene a crearsi, le sue caratteristiche pubbliche e di percezione, e le strategie usate per gestirla.

Barna Konkoly Thege, David C. Hodgins,   “Light drugs” of gambling? Non-problematic gambling activities of pathological gamblers, in International Gambling Studies, n. 1 (apr. 2014), vol. 14, pp. 29-38
Lo scopo della ricerca era indagare se esistono attività di gioco d’azzardo innocue per giocatori patologici. Attraverso annunci sui media, sono stati reclutati 169 giocatori patologici che avevano da poco smesso di giocare. All’inizio dello studio, ai rispondenti è stato chiesto di riferire qualsiasi attività di gioco d’azzardo che non creasse loro dei problemi, insieme a quelle che invece ne causavano. Le attività di gioco sono state suddivise nelle seguenti categorie: lotteria, gratta e vinci, bingo, scommesse o partite a carte con amici/famiglia, corse dei cavalli, riffa, giochi di casinò e video lotterie. Solo una piccola percentuale (16%) dei rispondenti ha riferito di non avere attività di gioco non problematiche, tuttavia le conclusioni forniscono qualche sostegno all’idea che i giocatori patologici che vogliono abbandonare il gioco d’azzardo possono continuare a effettuare alcuni tipi di gioco d’azzardo; la completa astinenza può non essere indispensabile.

A cura di Leopoldo Grosso e Francesca Rascazzo, Atlante delle dipendenze, Edizioni Gruppo Abele, 2014, Torino, pp. 687
Si segnalano nel capitolo III la voce “Azzardo” di Francesca Rascazzo e nel capitolo V “Disciplina delle droghe legali” di M. Dall’Oglio. Collocazione biblioteca: 16737

Leopoldo Grosso, Monica Reynaudo, Francesca Rascazzo, L’azzardo non è un gioco. Gioco d’azzardo legale e rischio dipendenza tra le persone over 65 incontrate da Auser, Gruppo Abele – Auser – Libera, 2014, pp. 64
L’Auser, in quanto associazione impegnata in favore delle persone anziane, ha promosso la ricerca, intitolata “L’azzardo non è un gioco” in collaborazione con il Gruppo Abele per colmare un vuoto di informazione e offrire un fondamento analitico a tutti coloro che nelle associazioni, negli enti locali, in parlamento e nel sindacato si battono per arginare il proliferare incontrollato del gioco d’azzardo. Si tratta di una ricerca-intervento, che ha permesso ai volontari dell’Auser di avvicinare e coinvolgere anche in esperienze di auto mutuo aiuto molti anziani a rischio di dipendenza da gioco d’azzardo. Nel documento, presentato a Torino il 3 marzo 2014, vengono analizzati i risultati dei questionari (864 quelli considerati validi), tenendo conto delle differenze di regione, età, sesso, reddito, famiglia, ecc.
Collocazione biblioteca: H2302

A cura di Pietro Fausto D’Egidio e Alfio Lucchini, La società dipendente. Il sistema di competenze e responsabilità per comprendere, decidere e agire, Franco Angeli, 2014, Milano, pp. 122
Il volume raccoglie riflessioni, e in parte aspetti del dibattito, espresse dal V Congresso nazionale FeDerSerD, svoltosi a Roma nell’ottobre 2013. Parlare ancora di normalità e devianza, senso della prevenzione, tutela della salute e malattia, limiti alla cura, ha senso se vengono inseriti in una visone di cambiamento e di ricerca di nuovi paradigmi. Questo l’obiettivo del testo, che offre spazi di approfondimento in un momento veramente cruciale, sia per gli evidenti cambiamenti istituzionali e normativi, sia per le modifiche nell’organizzazione dei servizi, sia per la grave situazione economica, con conseguenti gravi tagli delle risorse dedicate. Si segnala il contributo di Fabio Lucchini  “L’evoluzione del concetto di devianza e la sua costruzione sociale: il caso del gioco d’azzardo patologico”.
Collocazione biblioteca: 16822

A cura di Graziano Bellio e Mauro Croce, Manuale sul gioco d’azzardo. Diagnosi, valutazione e trattamenti, Franco Angeli, Milano, 2014, pp. 411
Il volume intende porsi quale strumento di consultazione e di lavoro per operatori dei servizi sanitari, terapeuti liberi professionisti, e anche per gli operatori sociali impegnati nelle comunità terapeutiche, cooperative e associazioni di volontariato che si trovano a fronteggiare i vari problemi che il gioco d’azzardo può presentare. La questione della diagnosi, l’assessment multidimensionale, la gestione della comorbilità, l’individuazione e la gestione del trattamento idoneo, il lavoro con le famiglie, i trattamenti residenziali, sono alcuni dei temi che vengono approfonditi avvalendosi del contributo di molti tra i maggiori esperti di differenti discipline, scuole teoriche e contesti di appartenenza. Vengono altresì discusse alcune specificità del gioco d’azzardo, come per esempio il gioco al femminile, i giovani, gli intrecci con internet o con altre dipendenze.
Collocazione biblioteca: 16900

A cura di Costantino Cipolla, Le implicazioni sociali del gioco d’azzardo, Il caso dell’Emilia-Romagna, Franco Angeli, Milano, 2014
Il volume riporta i risultati di una ricerca biennale, diretta da Costantino Cipolla, riguardante le implicazioni criminologiche e vittimologiche del gioco d’azzardo in Emilia-Romagna. La ricerca, frutto di un protocollo d’intesa tra la Regione Emilia-Romagna e l’Università di Bologna, ha visto il coinvolgimento di giocatori, ex giocatori, figure apicali delle Forze dell’Ordine e operatori delle strutture di recupero di 9 province emiliano-romagnole, concludendosi con un Report nel dicembre 2013. Fra i principali esiti rilevati si evidenzia come l’azzardo, quale “nuova e incentivata forma di consumo”, anche sul web, sia caratterizzato da un aumento assai rilevante del numero dei giocatori così come dei molteplici interessi di natura criminogena sottesi al poliedrico mondo del gambling, ciò in misura direttamente proporzionale all’allargamento dei confini di quest’ultimo. Il volume, partendo dalla comparazione con le realtà e le politiche poste in essere in materia in altri contesti europei e oltreoceano, propone orientamenti per la comprensione dei più recenti trend relativi al mondo dell’azzardo, significative riflessioni sulla correlazione fra gioco d’azzardo e crimine attinenti la realtà locale ed il tessuto sociale dell’Emilia-Romagna, nonché un’analisi delle politiche territoriali volte a contrastare gli effetti dannosi dell’azzardo, con riferimento sia alle condotte patogene che alla sicurezza e alla prevenzione rispetto ad attività illegali e alle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata e mafiosa sul territorio. Costantino Cipolla è professore ordinario di Sociologia e coordinatore del corso di Laurea Magistrale in Scienze criminologiche per l’investigazione e la sicurezza presso l’Università di Bologna.
Collocazione biblioteca: 17031

Massimo Corti, Marco Riglietta, Gioco d’azzardo patologico e clusters personologici. Una proposta di classificazione per possibili interventi differenziati, in Mission, n. 42 (2014), pp. 9-13
In vari studi il Gioco d’Azzardo Patologico viene definito come una modalità mal adattiva di gioco d’azzardo, caratterizzata da perdita di controllo sul comportamento. Si evidenziano correlazioni tra il gioco d’azzardo ed alcuni tratti fragili della personalità quali l’insicurezza, la scarsa autostima, l’impulsività, la rigidità di pensiero, la bassa tolleranza allo stress ed alle frustrazioni, la tendenza all’aggressività, fino ad arrivare a sviluppare vere e proprie patologie come la depressione o il disturbo ossessivo-compulsivo.

Marzio Marino, Carlo Arrigone, GAP Il gioco malato. Inquadramento teorico, funzionamento generale, approcci, terapia, prevenzione, dati epidemiologico, normativa,Odon, Milano, 2014, pp. 184
Il GAP, come altri tipi di disturbi psicologici, è molto pervasivo nella quotidianità del soggetto coinvolto e tende a compromettere, oltre alla vita personale e familiare del giocatore, anche l’ambito lavorativo nonché lo stato psico-fisico generale. Inoltre molto spesso il momento del gioco viene associato all’abuso di sostanze e alcolici, che tendono ad amplificare la dipendenza diminuendo la capacità di controllo e raziocinio della persona e aumentando l’impulsività e le condotte pericolose. Il libro ha lo scopo di fare luce sul fenomeno del gioco d’azzardo patologico, tentando di mantenere un atteggiamento critico distaccato, avvalendosi dei dati e delle ricerche scientifiche più recenti.
Collocazione biblioteca: 16831

A cura di Tiziana Cassese … [et al.], Fare prevenzione sui consumi giovanili di “sostanze”, in Animazione Sociale, a. 44, n. 279 (gen. 2014), pp. 36-79
L’inserto nasce dal constatare come oggi sia importante fare memoria di tutto ciò che l’esperienza ha accumulato in termini di apprendimento sul ‘fare prevenzione’. Tanto più perchè la prevenzione sta rischiando di essere sempre più residuale, in termini di investimenti, mentre nella società le pressioni al consumo sono molto forti. Occorre ricordare anche che alla triade di sostanze psicoattive più comunemente utilizzate da parte dei giovani (alcol, tabacco e cannabis) va aggiunto il gioco d’azzardo, come risultato di una gigantesca esposizione all’offerta. Gli autori dei contributi sono: Mauro Croce, direttore del settore Educazione alla salute dell’ASL VC; Leopoldo Grosso, psicologo e vicepresidente del Gruppo Abele; Tiziana Cassese, Livia Racca e Monica Rupo dell’Associazione Aliseo di Torino.

Alfio Lucchini, Droghe, comportamenti, dipendenze. Fenomeni norme protagonismo, Franco Angeli, 2014, Milano, pp. 298
Il consumo di sostanze e i comportamenti di addiction fanno ormai parte in modo strutturale della società contemporanea. Il volume definisce, contestualizza e analizza tematiche attuali, ma che spesso ancora sono ignorate, a partire dalla natura dei comportamenti di addiction e degli aspetti patologici delle dipendenze. Vengono illustrate le diverse sostanze e i principali comportamenti di addiction; vengono proposti approfondimenti e descritti strumenti e pratiche di particolare valore e interesse di applicazione, con grande attenzione al gioco d’azzardo patologico e all’alcolismo, due tipi di dipendenza che sono all’origine di molteplici problematiche, anche sociali. Vasta e aggiornata è anche la rassegna normativa presentata, con le fonti di legge che regolano questo complesso settore, evidenziando lo sviluppo storico e il senso delle normative. Ampio e dettagliato, infine, il capitolo dedicato alle proposte di politiche di settore e al ruolo degli operatori del mondo delle dipendenze. Alfio Lucchini è medico, direttore di struttura complessa di psichiatria, specialista in psicologia medica, psicoterapeuta, direttore del Dipartimento delle Dipendenze della Asl Milano 2.
Collocazione biblioteca: 17030

Concettina Varango … [et al.], Disturbi della sfera affettiva nel giocatore patologico ed esperienza clinica, in Mission, a. 12, n. 41 (2014), pp. 51-55
L’articolo espone i risultati di uno studio volto a individuare i tratti caratteristici di personalità e a cercare relazioni significative tra genere, età e patologia nei giocatori d’azzardo patologici. Vengono discusse le caratteristiche e il profilo dei giocatori che accedono al Ser.T. di Lodi.

Lucia Coco … [et al.], Il Gruppo di lavoro sul Gambling del Dipartimento Dipendenze di Foligno/Spoleto, in Mission, a. 11, n. 40 (2013), pp. 75-81
Il Dipartimento Dipendenze Foligno/Spoleto presenta il suo Gruppo di lavoro sul Gambling: una squadra interdisciplinare che ha strutturato interventi rivolti a persone affette da gioco d’azzardo patologico con un approccio multidisciplinare (medico, sociale e psicologico). Il trattamento include interventi di tutoraggio finanziario, psicoterapia individuale o di gruppo, psicoterapia “multicoppiale”.

Associazione Aliseo, Gruppo Abele, Storie di vita e di accoglienza, in Animazione Sociale, a. 43, n. 278 (dic. 2013), pp. 103-106
Nella rubrica “I diari dell’operatore” tre storie di vita e di accoglienza. La seconda, dell’area Dipendenze del Gruppo Abele, racconta la vicenda di un giocatore d’azzardo che decide di farsi aiutare per uscire dalla dipendenza e risolvere la sua complicata situazione finanziaria.

Andrew B. Carver, John A. McCarty, Personality and psychographics of three types of gamblers in the United States, in International Gambling Studies, n. 3 (2013), vol. 13, pp. 338-355
Usando i risultati dell’Experian Marketing Services’ Simmons National Consumer Study (NCS), questo studio prende in esame le caratteristiche di tre tipi di giocatori d’azzardo negli USA: quelli che giocano regolarmente alla lotteria, i forti giocatori d’azzardo dei casinò e i giocatori online. Gli autori esaminano ogni tipo di giocatore usando parecchie variabili della personalità e psicografici: impulsività, desiderio di controllo, materialismo, assunzione di rischio, egocentrismo, introversione, ricerca di sensazioni, e prudenza finanziaria. Essi riscontrano che mentre tutti e tre i gruppi hanno alti livelli di impulsività e materialismo rispetto ai non giocatori, i più degni di nota sono i giocatori online, che hanno livelli superiori di assunzione di rischio, desiderio di controllo, egocentrismo e ricerca di sensazioni rispetto ai giocatori dei casinò, ai giocatori alla lotteria e ai non giocatori. Questo studio inoltre enfatizza l’importanza di prendere in considerazione i dati demografici quando si studiano gli psicografici, poiché alcuni di essi – relativi al gioco d’azzardo – sono condizionati dall’età.

A cura di Gioacchino Lavanco, GAP. Il gioco d’azzardo patologico. Orientamenti per la prevenzione e la cura, Pacini, Pisa, 2013
Quando il gioco d’azzardo non è più solo un passatempo, ma lo si fa in maniera compulsiva aumentando progressivamente la frequenza delle giocate e andando incontro a una dipendenza, siamo di fronte al Gioco d’Azzardo Patologico (GAP). Obiettivo di questa pubblicazione è quello di fornire a medici e pediatri di famiglia un focus per affrontare le molteplici criticità della dipendenza da gioco, un’adeguata formazione che consenta loro di evidenziare e segnalare tempestivamente situazioni a rischio, informazioni sui servizi specialistici territoriali competenti a gestire la patologia del GAP, strategie per attivare efficaci interventi di prevenzione.
Collocazione biblioteca: 16695

Alain d’Astous, Marc Di Gaspero, Explaining the performance of online sports bettors, International Gambling Studies, n. 3 (2013), vol. 13, pp. 371-387
Questo articolo riferisce i risultati di una indagine online su un campione di 161 scommettitori sportivi online in cui il rendimento dell’investimento calcolato sulla base delle loro ultime 20 scommesse era usato come la principale variabile dipendente. Un’analisi di regressione ha mostrato che il rendimento dell’investimento dei giocatori online è positivamente associato alla loro esperienza in scommesse sportive, al livello di ricerca e analisi delle informazioni effettuata prima di scommettere, e alla loro propensione a considerare gli eventi che accadono nella loro vita come il risultato delle forze del caso. Questi risultati della ricerca sono discussi nel contesto di un modello teorico generale, in base al quale la prestazione nel gioco è vista come dipendente da quattro tipi di determinanti: l’esperienza, la personalità, la motivazione e le capacità cognitive del giocatore.

Marcello Matté, L’ importante non è vincere ma giocare. Gioco d’azzardo, gioco sporco, in Settimana, n. 38 (ott. 2013), pp. 8-9
Prendendo spunto dalla mostra “Fate il nostro gioco”, organizzata a Bolzano dal Forum Prevenzioni con lo scopo pedagogico di disinnescare l’illusione della fortuna facile attraverso il disvelamento della matematica, l’articolo presenta una serie di dati sul gioco d’azzardo in Italia e sul ruolo ambiguo della politica in questo campo.
Collocazione biblioteca: G5812

Mauro Croce e Francesca Rascazzo, Gioco d’azzardo, giovani e famiglie, Edizioni Gruppo Abele, Firenze, 2013, pp. 217
Il testo affronta il tema del gioco d’azzardo e della dipendenza che da questo comportamento può derivare. Si esplora il tema a partire da alcune nozioni storiche e inerenti la natura dei giochi d’azzardo; si tratta poi della diffusione capillare dell’offerta di gioco d’azzardo pubblico, con riferimento all’economia dell’azzardo e ai rischi di infiltrazione criminale; si descrive, ancora, quali costi economici e sociali comporti la diffusione dell’azzardo tra la popolazione. La parte centrale del volume è dedicata al rapporto tra giovani, famiglie e gioco d’azzardo, con riferimento ai contenuti utilizzabili in contesti educativi e volti alla prevenzione. Segue la trattazione della dipendenza da gioco d’azzardo con riferimento ai meccanismi che caratterizzano questo specifico problema di salute; in chiusura, un capitolo dedicato alle possibilità di cura della dipendenza da gioco d’azzardo e ai servizi preposti.
Collocazione biblioteca: 16486

Simone Feder … [et al.], Azzardopatia: insieme per ritrovare la vita, in Alcologia, n. 17 (set. 2013), pp. 77-78
Per l’elevato numero di slot machine la città di Pavia ha ottenuto il triste primato di “Capitale del gioco d’azzardo in Italia”, per cui si sono svolte nel 2013 tante iniziative pubbliche per proporre una cultura della prevenzione. Intanto dal dicembre 2012 si è organizzata un’esperienza di gruppo di auto aiuto per giocatori e giocatrici d’azzardo, di cui l’articolo descrive il percorso e il funzionamento.

Robert Ladouceur, Annie Goulet, Frank Vitaro, Prevention programmes for youth gambling: a review of the empirical evidence, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2013), vol. 13, pp. 141-159
Questo articolo riesamina in chiave critica la letteratura esistente sull’efficacia dei programmi di prevenzione del gioco d’azzardo per i giovani. Sono presentate due categorie di strategie preventive, tutte universali e per la maggior parte basate sulla scuola: programmi di prevenzione specifici per il gioco d’azzardo e seminari su gioco d’azzardo e abilità connesse. L’età dei partecipanti ai vari studi andava dai 9 ai 20 anni. I risultati mostrano che i programmi di entrambe le categorie sono generalmente efficaci nel ridurre i concetti sbagliati e aumentare la conoscenza del gioco d’azzardo. Tuttavia, la mancanza di follow-up a lungo termine e di misure comportamentali rende difficile trarre chiare conclusioni circa l’efficacia di tali programmi. Vengono suggerite raccomandazioni per migliorare lo sviluppo e la valutazione dei futuri programmi di prevenzione del gioco d’azzardo giovanile.

Daniel R. Lalande … [et al.], Investigating non-gamblers: another step toward identifying potential protective factors against problem gambling, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2013), vol. 13, pp. 176-187
In questo articolo si sostiene che saperne di più sui non-giocatori potrebbe aiutare i ricercatori a scoprire nuovi fattori protettivi contro il gioco d’azzardo problematico. Lo scopo di questo studio era quindi quello di identificare le caratteristiche socio demografiche, psicologiche e comportamentali che sono più prevalenti nei non-giocatori, rispetto ai giocatori. I risultati di un’analisi di regressione logistica con un campione rappresentativo di adulti della provincia del Quebec (Canada) hanno rilevato 12 elementi di predizione significativi di uno stato di assenza di gioco di azzardo. Fra questi elementi, sette erano variabili socio demografiche (cioè luogo di nascita, lingua madre, religione dell’infanzia, stato civile. istruzione, reddito familiare e storia familiare di problemi con il gioco d’ azzardo), quattro erano variabili psicologiche (cioè la percezione della propria situazione finanziaria rispetto agli altri, l’ottimismo sulla propria situazione finanziaria, le credenze riguardanti le possibilità di vincita, le idee suicide), e una variabile era comportamentale (cioè la frequentazione della chiesa). Sono necessarie tuttavia ulteriori ricerche comprendenti diversi tipi di variabili e una comune definizione operativa di non-giocatori per capire meglio questo sottogruppo e il suo potenziale protettivo contro i problemi di gioco d’azzardo.

Federico Tonioni, Psicopatologia web-mediata. Dipendenza di internet e nuovi fenomeni dissociativi, Springer, Milano, 2013, pp. 182
La crescita inarrestabile delle relazioni internet-mediate, destinate nel tempo a prevalere sui contatti “dal vivo”, ha moltiplicato le possibilità di comunicazione tra i giovani e complicato invece le relazioni con la generazione precedente. Il volume esplora la complessità dei quadri psicopatologici che ne scaturiscono, analizzando la dipendenza da internet nel contesto allargato di altre dipendenze comportamentali, come quella del gioco d’azzardo e varie forme di perversione delle condotte sessuali. Una parte del 3° capitolo è dedicata al fenomeno hikikomori. Collocazione biblioteca: 17141

Per Binde, Why people gamble: a model with five motivational dimensions, in International Gambling Studies, n. 1 (apr. 2013), vol. 13, pp. 81-97
L’articolo presenta un modello motivazionale di partecipazione al gioco d’azzardo. Il modello comprende cinque dimensioni motivazionali: 1) il sogno di sbancare il jackpot e trasformare la propria vita, 2) le gratificazioni sociali, 3) la sfida intellettuale, 4) i cambiamenti di umore prodotti dal gioco, e 5) la possibilità di vincere, motivazione fondamentale del gioco d’azzardo. Il modello è applicabile in modo prioritario al gioco d’azzardo ricreativo nelle società occidentali contemporanee, ma aiuta anche a capire il gioco d’azzardo problematico. Il modello integra la grande varietà di motivi personali che spingono le persone verso il gioco d’azzardo e rende possibile comprendere la speciale attrazione che esercita rispetto ad altre attività del tempo libero. Questo tipo di gioco attinge alla biopsicologia umana, suscita facilmente potenti processi psicologici e si collega a profondi significati culturali.

Mohammad R. Hayatbakhsh … [et al.], Early life course predictors of young adults’ gambling, in International Gambling Studies, n. 1 (apr. 2013), vol. 13, pp. 19-36
Questo studio ha esaminato l’associazione esistente fra una vasta gamma di fattori e il gioco d’azzardo di giovani adulti. Lo studio si basa su 3691 persone per le quali erano disponibili dati sul gioco d’azzardo auto-riferito, e sulla spesa di gioco al momento del follow-up al ventunesimo anno. Le variabili indipendenti sono state misurate all’inizio e nel follow-up a 14 anni. Mentre è incerto se interventi precoci per le persone che fanno uso precoce di sostanze o affrontano difficoltà dovute a circostanze familiari abbiano un impatto sulle percentuali di gioco, la ricerca dovrebbe analizzare se i programmi di intervento mirati a fattori modificabili quali il rendimento scolastico e il comportamento esternalizzante riducono il gioco d’azzardo in seguito.

Maurizio Fea, Alfio Lucchini, Analisi dei risultati del servizio Giocaresponsabile: due anni di attività, in Mission, n. 36 (2012), pp. 62-66
L’aumento della domanda di assistenza e la percezione sociale dell’aggravarsi del fenomeno di gambling addiction hanno indotto la FeDerSerD ad attivare il servizio Giocaresponsabile dal novembre 2009. Il servizio è totalmente gratuito e gestito da professionisti che danno consulenza e orientamento sia alle persone che hanno problemi di eccesso di gioco, sia a famigliari e amici. E’ costituito da help line e sito, oltre che da un numero verde gratuito. L’articolo descrive e analizza indicatori di attività del servizio e dati qualitativi relativi all’utenza.

David M. Ledgerwood … [et al.], Who Goes to Treatment? Predictors of Treatment Initiation among Gambling Help-Line Callers, in The American Journal on Addictions, n. 1 (gen.-feb. 2013), vol. 22, pp. 33-38
Lo studio presentato nell’articolo riguarda i fattori predittivi dell’avvio del trattamento nei giocatori patologici che si rivolgono a un servizio di “telefono amico”. Sono stati valutati 143 soggetti reclutati dopo una prima chiamata al servizio e poi ricontattati dopo due mesi. I risultati suggeriscono alcune strategie, focalizzate sui fattori motivazionali, che gli operatori del telefono amico possono adottare per spronare i giocatori a iniziare il trattamento.

Bernardo Dell’Osso, Senza limiti. Gioco, internet, shopping e altri disturbi del controllo degli impulsi, Il Pensiero Scientifico, 2013, Roma, pp. 124
I disturbi del controllo degli impulsi sono alla base di molti comportamenti definiti compulsivi. L’autore, medico psichiatra presso il Policlinico di Milano e ricercatore presso l’Università degli Studi di Milano, fornisce, in modo facilmente accessibile, una puntuale analisi dei principali elementi di classificazione, presentazione clinica e terapia dei vari disturbi del controllo degli impulsi, con ulteriori approfondimenti di attualità dedicati al gioco d’azzardo patologico, alla “Internet addiction”, allo shopping compulsivo e ai comportamenti autolesivi.
Collocazione biblioteca: 16697

Anna Paola Lacatena … [et al.], Gambling e cura, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 43, n. 2 (feb. 2013), pp. 16-20
Le autrici, sulla base della crescita del consumo di gioco da parte della popolazione e degli interventi di cura, intendono promuovere una riflessione multidisciplinare sul gioco d’azzardo, avvalendosi della letteratura internazionale e del dato relativo all’attività del Dipartimento Dipendenze patologiche dell’ASL di Taranto. Consapevoli dell’inefficacia della clinica senza società (pura biopolitica) e della società senza clinica (velleitarismo), esse sostengono che ogni riflessione non può prescindere dai paradigmi esistenti e da una lettura socio-culturale del quotidiano.

Giovanni Serpelloni, Gambling. Gioco d’azzardo problematico e patologico: inquadramento generale, meccanismi fisio-patologici, vulnerabilità, evidenze scientifiche per la prevenzione, cura e riabilitazione. Manuale per i Dipartimenti delle Dipendenze, Dipartimento Politiche Antidroga Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roma,  2013, pp. 172
Il gioco d’azzardo, anche nel nostro Paese, ha assunto dimensioni rilevanti, seppure non ancora ben definite, e una forte spinta commerciale facilmente percepibile dalle innumerevoli pubblicità che sempre più sono presenti sui media. Il gioco d’azzardo porta con sé un rischio che, in particolare gruppi di persone ad alta vulnerabilità, può sfociare in una vera e propria dipendenza comportamentale (Gioco d’Azzardo Patologico – GAP). Questa pubblicazione vuole essere un contributo a focalizzare il problema sulla base delle evidenze scientifiche, al fine di evitare, come purtroppo sta già in parte accadendo, scelte e programmazioni nazionali e regionali, basate sulla spinta emotiva e sul clamore mediatico. In balia, quindi, di tensori politici ed economici che spesso assecondano più politiche di consenso o di reddito che non l’interesse della popolazione e la salute pubblica.

A cura di Bernardo Cattarinussi, Non posso farne a meno. Aspetti sociali delle dipendenze, Franco Angeli, Milano, 2013, pp. 253
La dipendenza può trasformarsi da perenne condizione umana in un qualcosa di imprescindibile e ossessionante. In questi ultimi anni, accanto a forme tradizionali di dipendenza chimica o da sostanze (si pensi a tabagismo, alcolismo, dipendenza da farmaci e droghe), si stanno sviluppando alcune dipendenze collegate alla ripetitività compulsiva di comportamenti normali, quali il gioco, lo sport, il lavoro, il consumo, l’alimentazione, i legami affettivi e sessuali. Anche questa tipologia appare caratterizzata da fenomeni come la compulsione, la perdita di controllo, la reiterazione del comportamento nonostante la consapevolezza delle problematiche connesse, la dominanza su ogni aspetto della vita dell’individuo coinvolto e infine la frequente tendenza alle ricadute. Le nuove dipendenze tuttavia non sembrano condividere lo stigma sociale proprio delle dipendenze derivanti dall’abuso di sostanze, anzi in qualche caso sono, oltre che tollerate, addirittura stimolate. Il volume intende tracciare per ogni dipendenza un breve profilo storico, esaminare i principali approcci teorici che se ne sono occupati, ipotizzare le pur sfuggevoli dimensioni statistiche, riportare le risultanze di eventuali ricerche qualitative e quantitative, mettere in rilievo le dimensioni più propriamente sociali e segnalare alcuni degli strumenti terapeutici più utilizzati. Il curatore insegna Sociologia presso l’Università di Udine.
Collocazione biblioteca: 16285

Gianluca Cuozzo, Gioco d’azzardo. La società dello spreco e i suoi miti, Mimesis, Milano – Udine 2013, pp. 70
Il meccanismo del gioco d’azzardo s’impadronisce totalmente dei giocatori, anima e corpo. Essi vivono una vita da automi: esseri senza una continuità storica vera e propria, esposti al mero caso e alla malia fatale della ripetizione. Questo, a ben vedere, è anche il tempo ipnotico dei consumi, in cui l’ultimo richiamo della moda – con rinnovato appeal mediatico – cerca di occultare il nostro essere inchiodati al demone del sempre-uguale (sempre lo stesso identico nuovo dell’ultimo prodotto immesso sul mercato). Tale mito raggelante è stato descritto magistralmente da Walter Benjamin, Philip K. Dick e Paul Auster; liberarci da esso ci porta inevitabilmente a un confronto serrato con il sogno osceno di benessere instillato dalla merce: dove persino uno shampoo promette la resurrezione.
Collocazione biblioteca: 16654

Dipendenza da gioco e altre dipendenze comportamentali

Aggiornata a febbraio 2018 – a cura di Paola Moriondo

I materiali elencati sono disponibili presso la Biblioteca del Centro Studi, Documentazione e Ricerche del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento della Biblioteca. L’elenco proposto non esaurisce quanto posseduto in biblioteca sul tema in oggetto. Sono presenti anche pubblicazioni scaricabili on line o in PDF. Per quanto riguarda la dipendenza da cibo si veda la bibliografia sui Disturbi alimentari.

I percorsi tematici proposti sono i seguenti:

 Studi e ricerche sulle dipendenze da comportamento e i servizi preposti alla cura

Lenuovedipendenze-Portelli-Papantuono-1Claudette Portelli, Matteo Papantuono, Le Nuove dipendenze. Riconoscerle, capirle e superarle, San Paolo, 2017, Cinisello Balsamo (MI), pp. 189
Il rapido sviluppo della tecnologia – in modo particolare di Internet e dei social media – ha agevolato l’uomo in vari ambiti della sua vita. Ma spesso l’uso dell’utile tecnologia sta diventando un abuso che in molti casi si trasforma in dipendenza. In questo saggio gli autori, psicologi e psicoterapeuti, presentano una panoramica sulle nuove patologie catalogate come “dipendenze”: oltre alle dipendenze da internet, in tutte le loro sfaccettature, gli autori parlano di autolesionismo; gambling; dismorfofobia, vigorressia e altre patologie legate all’eccessiva attenzione per il proprio aspetto fisico; dipendenza da lavoro (workholic); sostanze psicoattive e sigarette elettroniche (e-cig). Nell’ultimo capitolo il libro presenta la terapia breve strategica come uno strumento efficace per affrontare e superare le nuove forme di dipendenza patologica.
Collocazione Biblioteca: 17807

Luciano Pasqualotto … [et al.], L’ICF e le dipendenze, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 47, n. 4 (2017), pp. 26-29
Nel presente articolo, gli autori affrontano il tema delle dipendenze (da sostanza, alcol o gioco) con la convinzione che sia necessario aggiornare sia il modo di definire la condizione di dipendenza sia il modo di pensare alla cura e alla riabilitazione. Più che in passato, si riconosce oggi che la dipendenza ha ripercussioni sulla vita quotidiana, oltre che sulla psiche e sulle funzioni del corpo, richiedendo una nuova definizione dei percorsi terapeutici. In questa prospettiva diventa necessario, secondo gli autori, poter disporre di un modello, capace di rappresentare la condizione di dipendenza in tutte le sue manifestazioni e di sostenere la definizione di percorsi riabilitativi evidence based. Da un gruppo di ricerca, di cui fanno parte gli autori, è stata individuata, come fonte di riferimento, la Classificazione ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute) elaborata dall’OMS nel 2001.

Dipartimento Politiche Antidroga, Relazione Annuale al Parlamento 2017 sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, Dipartimento Politiche Antidroga, 2016, Roma, pp. 130
Questa relazione viene redatta annualmente con l’obiettivo di offrire un’istantanea della situazione delle droghe in Italia a partire dalle informazioni istituzionali più recenti. Il fenomeno viene descritto attraverso la lettura tanto del mercato, quanto delle varie dimensioni della domanda di sostanze stupefacenti, nonché delle risposte a livello nazionale in termini di prevenzione, cura e contrasto. In particolare la terza parte illustra l’organizzazione dei servizi pubblici e privati per il trattamento delle persone con dipendenza; la quarta parte è dedicata ai danni correlati al consumo di droghe (ricoveri, malattie infettive, incidenti, mortalità); la quinta parte descrive il contesto normativo e le attività di prevenzione. Conclude la relazione un’appendice su “Donna e dipendenza”. Nella relazione annuale 2016 vi era un approfondimento specifico sul gioco d’azzardo patologico.

07 c salute e societa - la sociologia della saluteA cura di Pietro Paolo Guzzo e Antonietta Fiorita, Il futuro dei servizi per le dipendenze tra consumi socialmente integrati e web society, in Salute e società, a. 15, n. 2 (2016), pp. 15-211
Nato dal costante impegno di studio e ricerca dell’Osservatorio delle Dipendenze dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, il volume si interroga sul senso e sulle possibilità di un nuovo sistema dei servizi di intervento per le dipendenze (vecchie e nuove) nell’odierna web society. Nelle due sezioni (saggi, esperienze) gli autori (medici, sociologi, giuristi, psicologi) analizzano da diverse angolazioni un ampio ventaglio di temi e possibili soluzioni, tra i quali: – i gruppi di auto-mutuo-aiuto come terapia del gioco d’azzardo; – la dipendenza da Internet; -la valutazione di alcuni modelli di intervento nel gambling.

A cura di Roberto Decidue, Romeo Brambilla, Fatti e cifre sulle dipendenze da sostanze e comportamenti in Piemonte. Bollettino 2015, Osservatorio Epidemiologico delle Dipendenze Regione Piemonte, Grugliasco (TO), 2016, pp. 82Il rapporto si articola nelle parti seguenti: Quadro di sintesi; Espad: consumi nella popolazione studentesca; Dipartimenti per le dipendenze: soggetti trattati; Carcere; Decessi per overdose; Ricoveri per abuso e dipendenze da sostanze; Dipartimenti per le dipendenze: personale; Enti accreditati e comunità pubbliche. Quest’anno, per la prima volta, troviamo tabelle sul dosaggio del metadone e della buprenorfina e sulla polidipendenza. Collocazione biblioteca: 70R11 

Paolo Jarre … [et. al.], Riduzione del danno: ambiti, servizi e prospettive, in MDD: Medicina delle Dipendenze, a. 5, n. 19 (set. 2015), pp. 5-63
Il presente è il secondo numero monografico della rivista dedicato alla riduzione del danno nel trattamento delle dipendenze. Vengono affrontati anche alcuni tipi di dipendenze che raramente vengono citate quando si parla di riduzione del danno: il gioco d’azzardo patologico, l’alcolismo, il tabagismo, la dipendenza da sesso. Oltre all’editoriale di Paolo Jarre (primario del Dipartimento delle dipendenze ASL3 della Regione Piemonte), segnaliamo, tra gli altri, i seguenti contributi: “Il gioco responsabile: principi generali e requisiti di minima” di Alex Blaszczynski e altri; “Sex work, sex addiction e riduzione del danno” di P. Covre.

Buhler_A_5Anneke Bühler, Johannes Thrul, Prevention of addictive behaviours. Updated and expanded edition of Prevention of substance abuse, EMCDDA, Lisbona, 2015, pp. 102
Questa pubblicazione è un aggiornamento di un testo pubblicato nel 2007 (vedi nostra collocazione 14329). Come per la versione precedente, si tratta della traduzione di uno studio tedesco che presenta una rassegna sullo stato dell’arte della prevenzione. Sebbene originariamente destinato a un pubblico tedesco, la sua portata, basata sull’evidenza, è globale. La rassegna è ampia nelle sue considerazioni e riguarda non solo il tema dell’abuso di droghe, ma anche di alcol e tabacco, come pure le dipendenze comportamentali come il gioco d’azzardo problematico. Tra più di 5000 risultati di ricerca sono stati selezionati 64 studi, incluse 17 meta-analisi e 38 rassegne sistematiche. Collocazione Biblioteca: 17326

A cura di Emmanuelle Bauchet … [et al.], Giovani e dipendenze: evoluzione dei comportamenti e degli approcci professionali, in La Salute umana, n. 253-254 (gen.-apr. 2015), pp. 21-54
Il consumo problematico di sostanze psicoattive è al centro delle preoccupazioni sulle dipendenze giovanili, nonostante ormai anche le dipendenze immateriali (da schermi, videogiochi) rappresentino un’emergenza non più differibile. Il contesto economico, culturale, tecnologico accelera i cambiamenti degli stili di vita e dunque gli usi degli adolescenti e gli atteggiamenti educativi delle famiglie. Per accompagnare, adattarsi e rispondere al meglio a questi cambiamenti, i professionisti hanno modificato le loro pratiche e ampliato la portata dei loro interventi. L’obiettivo del presente dossier è quello di illustrare i metodi e offrire testimonianze per meglio comprendere come i professionisti possono agire e collaborare per sostenere i giovani e le loro famiglie.

9788821440083Kenneth Paul Rosenberg, Laura Curtiss Feder, Dipendenze comportamentali. Criteri, evidenze, trattamento, Edra, 2015, Milano, pp. 396
Il testo illustra i criteri utilizzati per diagnosticare le dipendenze comportamentali, i dati di ricerca che le sostengono e i possibili trattamenti. Si tratta di una guida per comprendere le scelte operate nel DSM-5 rispetto alle dipendenze comportamentali e per orientarsi rispetto agli indirizzi futuri. Il DSM-5 ha infatti introdotto la categoria clinica chiamata “dipendenza comportamentale” (esplicitamente quella dal gioco d’azzardo, implicitamente le altre, fra cui il gioco online, l’uso di Internet, il cibo, l’attività sportiva, il sesso e lo shopping compulsivo), ponendo immediate esigenze di aggiornamento professionale per psicoterapeuti e psichiatri. Questo testo cerca di dare risposta alle domande seguenti: in cosa differisce una dipendenza comportamentale da un disturbo del controllo degli impulsi? Quali sono i criteri per determinare che alcuni comportamenti sono dipendenze? Che cosa comportano tali differenze in termini di trattamento efficace?
Collocazione Biblioteca: 17332

Alessandro Mantovani, Federica Azzalin, Matteo Fabbri, Dipendenze e modelli operativi dell’attaccamento, in Dal fare al dire, a. 24, n. 2 (2015), pp. 38-47
Secondo gli autori, l’esperienza familiare e sociale di ciascun individuo è determinante nella costruzione della personalità, un processo continuo tra apprendimenti volontari e involontari rispetto ai propri contesti di appartenenza. Questo articolo intende porre attenzione al problema delle dipendenze (con e senza sostanza) stimolando una riflessione sullo sviluppo del soggetto nella relazione a partire da un nodo fondamentale, quello della reciprocità, che si realizza nell’attaccamento. Questa riflessione tra attaccamento e dipendenze ha trovato ulteriore sviluppo in una ricerca che è stata condotta in provincia di Rovigo con 100 individui che condividono l’appartenenza a sistemi familiari con problemi di dipendenze.

www.mondadoristoreA cura di Raimondo Maria Pavarin, Daniele Virginio Corbetta, Dipendenze con e senza sostanze. Teoria, ricerca e modelli di intervento, Franco Angeli, Milano, 2015, pp. 192
L’obiettivo di questo volume è quello di aprire una panoramica sugli stili di vita dei giovani adulti, popolazione nella quale consumi problematici e dipendenze da sostanze (sostanze illegali, alcol, tabacco), dipendenze da comportamenti (gioco d’azzardo, shopping compulsivo, internet addiction), alimentazione e attività fisica si intrecciano e necessitano di essere trattati come elementi integrati nel vivere quotidiano. Il focus è rappresentato dai risultati che emergono da una ricerca multicentrica, condotta su un campione di giovani adulti di Bologna e Treviso e articolata su quattro aree tematiche (sostanze psicoattive, dipendenze senza sostanze, alimentazione e stili di vita), integrati dai contributi di studiosi ed operatori del settore. Nel suo insieme, il volume vuole fornire elementi innovativi ed indicazioni utili a chi si occupa di prevenzione, per dar vita a progetti che non siano più incentrati su singole problematiche, ma capaci di orientarsi sugli stili di vita complessivamente intesi della popolazione cui sono rivolti.
Collocazione Biblioteca: 17342

A cura di Loredana Varveri e Gioacchino Lavanco, Nuove dipendenze ed intervento di comunità, in Psicologia di Comunità, n. 1 (2014), vol. 10, pp. 13-90
La parte monografica di questo numero raccoglie i contributi seguenti: “Dal secolo del sesso al millennio delle addictions? Note su una “nuova sindrome”, di M. Croce; “Il disturbo da acquisto compulsivo: validazione di uno strumento di assessment”, di L. Varveri e S. Di Nuovo; “Overdose da gioco d’azzardo: analisi di profili e nodi critici”, di D. Capitanucci e G. Bellio; “Mobile addiction e prevenzione attraverso il gruppo dei pari”, di G. Lavanco, L. Varveri e C. Messina; “La dipendenza da videogiochi”, di F. Romano e M. Conti; “Cyberbullismo e video peer education”, di G. Lavanco, C. Novara e C. Amoroso.

relazione assolutaA cura di Maria Vittoria Crolle Santi, Giancarlo Pintus, La relazione assoluta. Psicologia della Gestalt e dipendenze patologiche, Aracne, Roma, 2014, pp. 413
Il testo si pone nell’attuale panorama editoriale italiano e internazionale come un contributo organico alla comprensione dell’addiction secondo il modello della Psicoterapia della Gestalt. Non si tratta di un manuale sulle dipendenze patologiche, ma di una riflessione teorica e clinica sul fenomeno dell’addiction in chiave gestaltica. Sono compresi contributi di autori che a diverso titolo e in diversi contesti si occupano di dipendenze. Con riguardo per l’attuale contesto postmoderno sono sviluppati i temi della intercorporeità, la fenomenologia del contatto, la dimensione del tempo vissuto e della relazione terapeutica, il rapporto con le neuroscienze e il significato relazionale del sintomo. (Testo disponibile in pdf- la fotocopiatura non è consentita).
Collocazione Biblioteca: W0420

A cura di Leopoldo Grosso e Francesca Rascazzo, Atlante delle dipendenze, Edizioni Gruppo Abele, 2014, Torino, pp. 687
Si segnala in particolare il capitolo III sulle dipendenze da comportamento.
Collocazione Biblioteca: 16737

A cura di Pietro Fausto D’Egidio e Alfio Lucchini, La società dipendente. Il sistema di competenze e responsabilità per comprendere, decidere e agire, Franco Angeli, Milano, 2014, pp. 122
Il volume raccoglie riflessioni, e in parte aspetti del dibattito, espresse dal V Congresso nazionale FeDerSerD, svoltosi a Roma nell’ottobre 2013. Parlare ancora di normalità e devianza, senso della prevenzione, tutela della salute e malattia, limiti alla cura, ha senso se vengono inseriti in una visone di cambiamento e di ricerca di nuovi paradigmi. Questo l’obiettivo del testo, che offre spazi di approfondimento in un momento veramente cruciale, sia per gli evidenti cambiamenti istituzionali e normativi, sia per le modifiche nell’organizzazione dei servizi, sia per la grave situazione economica, con conseguenti gravi tagli delle risorse dedicate.
Collocazione Biblioteca: 16822

9788891709820Alfio Lucchini, Droghe, comportamenti, dipendenze. Fenomeni norme protagonismo, Franco Angeli, 2014, Milano, pp. 298
Il consumo di sostanze e i comportamenti di addiction fanno ormai parte in modo strutturale della società contemporanea. Il volume definisce, contestualizza e analizza tematiche attuali, ma che spesso ancora sono ignorate, a partire dalla natura dei comportamenti di addiction e degli aspetti patologici delle dipendenze. Vengono proposti approfondimenti e descritti strumenti e pratiche di particolare valore e interesse di applicazione, con grande attenzione al gioco d’azzardo patologico e all’alcolismo, due tipi di dipendenza che sono all’origine di molteplici problematiche, anche sociali. Vasta e aggiornata è anche la rassegna normativa presentata, con le fonti di legge che regolano questo complesso settore, evidenziando lo sviluppo storico e il senso delle normative. Ampio e dettagliato, infine, il capitolo dedicato alle proposte di politiche di settore e al ruolo degli operatori del mondo delle dipendenze.
Collocazione Biblioteca: 17030

Roberto Pani, Astrid Sciuto, Le compulsioni psicopatologiche. Tra controllo degli impulsi e dipendenza, Franco Angeli, Milano, 2014, pp. 155
Gli studi internazionali affermano che le compulsioni sono in costante aumento nel mondo, e non solo tra le giovani generazioni. Si tratta di dipendenze psicologiche legate alla mancanza di controllo degli impulsi che nella loro coazione a ripetere, intensa e costante, diventano patologiche nel comportamento e nell’interiorità delle persone che le praticano. Le compulsioni di nuova generazione si sono fatte sentire prima nel Nord Europa, con i disturbi alimentari. Le vecchie compulsioni sono invece ringiovanite, come ad esempio il gioco d’azzardo, riproposto con varie modalità in vari luoghi. La piromania, la cleptomania, l’autolesionismo e oggi le compulsioni (e non le ossessioni) sono aumentate in varie forme in modo esteso, diventando sempre più numerose. Il volume intende offrire una panoramica delle compulsioni psicopatologiche, utile non solo per gli addetti ai lavori – psichiatri, psicologi clinici, psicoanalisti – ma anche per gli studenti che si avvicinano a queste tematiche.
Collocazione Biblioteca: 16824

Dipendenza da gioco

Si veda anche la bibliografia “Il gioco d’azzardo e il trattamento

DTQAdoaWAAA9p88Onofrio Casciani … [et al.], Gioco d’azzardo e psicoterapia, in Psicobiettivo, a. 37, n. 3 (dic. 2017), pp. 21-178
Questo numero è dedicato alla psicoterapia del disturbo da gioco d’azzardo (DGA), un fenomeno in costante crescita e di significativa complessità, qui affrontato dal punto di vista di diversi approcci e modelli psicoterapeutici: la terapia cognitivo-comportamentale (Onofrio Casciani e Ornella De Luca), l’approccio psicanalitico (Giuseppe Zanda); il coinvolgimento della famiglia nel percorso terapeutico (Rolando De Luca, Susanna Petri), l’approccio junghiano e la narrazione autobiografica (Valerio Colangeli). Nella monografia troviamo un intervento di Luigi Cancrini, “Una tossicomania senza farmaci” (2000),che, a partire da un romanzo di Dostoevskij, analizza il fenomeno del gioco d’azzardo patologico con molteplici chiavi di lettura: individuale, familiare e sociale. Vengono poi presentati e commentati alcuni casi clinici. Infine Fabio Presti e Silvia Ventriglia passano in rassegna i recenti contributi al trattamento delle dipendenze patologiche basati sugli approcci terapeutici della mindfullness e dell’EMDR.

 Paolo Jarre, L’intesa Stato-Regioni sul gioco d’azzardo di stato. Tutto a posto e niente in ordine, in Dal fare al dire, a. 26, n.3 (2017), pp. 8-12
L’articolo propone un esame critico del Decreto Legge in via di approvazione sul gioco d’azzardo di Stato. Il documento, sulla falsa riga dell’intesa Stato – Regioni si propone di garantire i migliori livelli di tutela della salute e di prevenire il rischio di accesso al gioco da parte dei minori. L’autore, medico, psicoterapeuta e Direttore del Dipartimento di Psicologia delle dipendenze dell’ASL TO3, analizza le singole proposte e il loro ipotetico impatto, avanzando a sua volta delle proposte, soprattutto sul reperimento di risorse da dedicare alla prevenzione e alla cura del gioco d’azzardo patologico (GAP).

Edoardo Cozzolino, Gianmaria Zita, Approcci clinici al disturbo da gioco d’azzardo, in Mission, a. 13, n. 48 (set. 2017), pp. 58-65
Gli autori, rispettivamente medico internista e psichiatra, riportano alcuni dati sull’epidemiologia, la diagnosi, la comorbilità psichiatrica e le strategie farmacologiche riguardanti il gioco d’azzardo patologico. Inoltre presentano l’approccio metodologico e clinico adottato presso il servizio per le dipendenze Ser.T. 1 di Milano ed evidenziano la necessità di un aggiornamento delle indicazioni cliniche per affrontare e trattare questo disturbo e di una riorganizzazione nella gestione dei trattamenti.

minori-e-giustiziaClaudia Durso, Baby slot: la nuova frontiera delle dipendenze, in Minorigiustizia, n. 4 (2016), pp. 230-235
Questo articolo prende in esame il problema dell’utilizzo delle sale giochi presenti nei luoghi pubblici da parte di bambini e adolescenti in età sempre più precoce. Viene presa in esame la normativa giuridica e i rischi psicologici e neurologici di fenomeni di dipendenza in soggetti molto giovani

Daniela Capitanucci, Un coordinamento contro l’overdose da gioco d’azzardo, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 47, n. 4 (2017), pp. 34-38
Il Coordinamento contro l’Overdose da Gioco d’Azzardo è nato nel 2011 come rete di Enti locali e Uffici di Piano di Zona per elaborare e proporre sinergie operative condividendo best practice. In particolare si fa riferimento a due progetti che hanno consentito di realizzare “Azioni no slot”.

Alberto Grossi, 17 milioni di italiani giocano d’azzardo, in gli asini, a. 7, n. 42-43 (ago.-set. 2017), pp. 18-21
L’articolo fornisce alcuni dati sul gioco d’azzardo in Italia (terzo paese europeo per numero di giocatori e per soldi spesi), descrive le misure contraddittorie prese dallo Stato nelle sue diverse articolazioni per arginare e al contempo favorire il gioco, informa su alcune iniziative della politica e della società civile. L’autore denuncia il costo sociale ed economico del gioco d’azzardo, una specie di tassa sociale che favorisce soltanto la criminalità, e vede una speranza di cambiamento nel crescente numero di volontari impegnati sul fronte dell’informazione e della sensibilizzazione riguardo a questi temi, nella cura delle persone e nel sostegno alle loro famiglie.

Roberta Biolcati, Alessio Plona, Gratta e vinci e slot machine. Uno studio esplorativo su donne e profili di consumo, in Psicologia della Salute, n. 2 (2017), pp. 143-159
Vengono riferiti i risultati di una ricerca su donne dedite al gioco d’azzardo. Si rileva una differenza rispetto agli uomini con una preferenza per il gratta e vinci. Si osserva, inoltre, in queste donne, una insoddisfazione nei confronti della vita familiare.

9788891621566_0_0_0_75Mauro Croce, Fabrizio Arrigoni, Gratta e perdi. Anziani, fragilità e gioco d’azzardo, Maggioli, Santarcangelo di Romagna, 2017, pp. 124
L’“industria” del gioco d’azzardo si regge interamente su una particolare domanda di consumo: un consumo di illusioni, emozioni, eccitazioni e tensione. Gli over 65 hanno acquisito un rilievo sempre maggiore, soprattutto sotto il profilo economico. Le loro illusioni da alimentare, il loro bagaglio emotivo da risvegliare e la loro eccitazione da sostenere costituiscono un’area di mercato (e di prelievo) appetibile e non trascurabile. Il testo, analiticamente molto preciso, mette in evidenza i molteplici aspetti che intrecciano l’azzardo con la terza e quarta età, sgombrando il campo da numerosi equivoci e cliché fuorvianti; ha il coraggio di una denuncia e allo stesso tempo compie lo sforzo di delineare prospettive di prevenzione. Sul tema anziani e gambling si veda anche l’articolo di Annalisa Pistuddi … [et al.], Anziani e gioco d’azzardo: una ricerca su consapevolezza, abitudini e rischi tra gli over 65 anni con il Senior Problem Gambling Questionnaire (SPGQ), in Mission, a. 13, n. 48 (set. 2017), pp. 8-16
Collocazione Biblioteca: 17942

Alessandro Vegliach, Giulia Generoso Quartarone, “Ingranaggi familiari”: una co-progettazione tra regione, azienda sanitaria e associazionismo dedicata ai familiari dei giocatori d’azzardo patologici, in Mission, a. 13, n.47 (mar. 2017), pp. 65-69
La Regione Friuli Venezia Giulia, attraverso i suoi Dipartimenti per le Dipendenze, ha finanziato un bando di co-progettazione in tema di prevenzione e cura delle problematiche correlate al gambling. Al bando possono partecipare privati cittadini, associazioni, privato sociale. L’articolo relaziona sull’esperienza delle associazioni Hyperion e AsTrA, vincitrici del bando per il 2016 con un progetto intitolato “Ingranaggi per il cambio”. Accanto all’approccio terapeutico medico-psicologico, gli autori ritengono importante nel trattamento di tale patologia la formazione di gruppi di auto-aiuto a cui partecipino anche le famiglie.

downloadA cura di Claudio Forleo e Giulia Migneco, Lose for life. Come salvare un paese in overdose da gioco d’azzardo, Altreconomia, Milano, 2017, pp. 192
Il gioco d’azzardo in Italia è un business da quasi 100 miliardi l’anno per migliaia di imprese e lavoratori, che provoca danni inenarrabili alla società dal punto di vista sanitario, economico e sociale: dietro il caleidoscopio di slot machine e lotterie si nasconde l’inferno delle dipendenze patologiche, la perdita del lavoro e della dignità, la rovina di intere famiglie. Questo testo, scritto da due giornalisti, presenta in appendice una serie di dati riferiti al 2016 e, grazie al contributo di alcuni tra i maggiori esperti del settore, spiega in modo semplice e concreto che cos’è veramente il gioco d’azzardo e cosa si può fare per promuovere efficaci politiche di prevenzione (e plasmare un nuovo approccio culturale), a partire dai territori e dalle esperienze locali. Prende il titolo da “Lose for life”, un progetto di Avviso Pubblico, associazione nazionale degli Enti Locali e delle Regioni per la formazione civile contro le mafie, con il Master in “Analisi prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione” dell’Università di Pisa.
Collocazione Biblioteca: 17942

Graziano Bellio, Amelia Fiorin, Il Modello di Valutazione Diagnostica dell’Ambulatorio per il Gioco d’Azzardo Patologico di Castelfranco Veneto, Dipartimento per le dipendenze di Castelfranco Veneto (TV), Castelfranco Veneto (TV), 2017, pp. 36
Il disturbo da gioco d’azzardo è attualmente considerato una forma di dipendenza comportamentale, l’unica inclusa tra i disturbi mentali nella quinta edizione del DSM-5. Questo report illustra i principi teorici e la pratica di assessment in uso presso l’ambulatorio per il gioco d’azzardo problematico di Castelfranco Veneto. Il metodo interpretativo di Blaszczynski e Nower tenta una sintesi di fattori biologici, psicologici e sociali per giungere a determinare tre possibili percorsi patogenetici in grado di portare un soggetto alla condizione di gioco patologico. Partendo da questo metodo e dal modello di intervento integrato, multimodale e multi professionale, tipico dei servizi pubblici per le dipendenze, si è costruita una metodologia di lavoro con i giocatori patologici, incardinata su un processo di valutazione diagnostica routinario e complesso. In questa ricerca viene discussa la metodologia del processo di valutazione diagnostica; sono illustrati gli strumenti di assessment utilizzati e vengono presentati i dati elaborati dei punteggi totali e delle sottoscale ottenuti a partire dal database dei pazienti pervenuti all’ambulatorio GAP; infine viene dimostrata l’utilità del modello di assessment al fine di classificare i giocatori in modo coerente con il modello patogenetico.

9788895425108A cura di Mauro Croce, Paolo Jarre, Il disturbo da gioco d’azzardo, un problema di salute pubblica. Indicazioni per la comprensione e per l’intervento, Publiedit, Cuneo, 2017, pp. 257
Il libro offre un quadro aggiornato e completo che contestualizza il tema del gioco d’azzardo e aiuta il lettore a comprendere il fenomeno nel suo insieme, grazie a numerosi contributi rappresentativi di competenze diverse e complementari, alla luce dei più recenti sviluppi a livello internazionale dell’elaborazione teorica e della pratica sul campo. Sono esposte in modo chiaro ed esaustivo le diverse casistiche proposte (anche in relazione ai modelli possibili di cura) senza pretendere di arrivare a certezze assolute e soluzioni valide per tutti i casi. Anzi, propone agli operatori di sperimentare a loro volta, di aprirsi alle diverse possibilità e alle diverse interpretazioni. Questo volume si rivolge prima di tutto a chi ha a che fare quotidianamente con il gioco d’azzardo e le sue conseguenze, in quanto problema di salute pubblica che richiede l’intervento delle istituzioni e degli specialisti, per contenere i danni agli stessi giocatori e a coloro che li circondano, ma anche agli studenti e a coloro che vogliono approfondire la conoscenza sull’argomento. In appendice troviamo anche una mappa dei servizi in Italia e la descrizione di un nuovo strumento per l’assessment, il Gambling Pathways Questionaire (GPQ).
Collocazione Biblioteca: 17930

Anna Zenarolla, Conformismo, inconsapevolezza e desiderio di denaro in adolescenza: riflessioni a partire dai risultati di una ricerca partecipata sul rapporto tra adolescenti e gioco d’azzardo, in Studi di Sociologia, a. 55, n. 3 (lug.-set. 2017), pp. 281-296
Nell’articolo viene esposta una ricerca condotta su 1936 ragazzi di età compresa fra 14 e 19 anni nella provincia di Udine riguardo il gioco d’azzardo anche su internet. Sono stati osservati: comportamenti problematici e patologici, persistenza nel tempo, attività solitaria che limita la socializzazione, concezione distorta di norme e divieti, presenza di comportamenti passivi, percezione distorta del denaro e facili illusioni di successo, chiusura delle prospettive rivolte al futuro. Anna Zenarolla lavora all’Università di Padova.

RIGSPer Binde, Gambling-related embezzlement in the workplace: a qualitative study, in International Gambling Studies, n. 3 (dic. 2016), vol. 16, pp. 391-407
Questa ricerca studia l’appropriazione indebita di denaro sul luogo di lavoro correlata al gioco d’azzardo, un aspetto del gioco problematico che può gravemente danneggiare il giocatore, altre persone significative e il datore di lavoro. L’appropriazione indebita correlata al gioco d’azzardo procede spesso secondo una caratteristica sequenza modellata da processi specifici in cui i pensieri e le emozioni del giocatore interagiscono sistematicamente con le perdite monetarie causate dal gioco d’azzardo e con l’opportunità concreta di rubare denaro sul luogo di lavoro. In questo studio la teoria criminologica dei reati economici si è utilmente integrata con le teorie psicologiche del gioco d’azzardo problematico. Si conclude che una prospettiva processuale, oltre alla considerazione di fattori psicologici e ambientali, è preziosa per comprendere la progressione verso il gioco d’azzardo problematico grave.

A cura di Roberto Decidue, Romeo Brambilla, Fatti e cifre sulle dipendenze da sostanze e comportamenti in Piemonte. Bollettino 2015, Osservatorio Epidemiologico delle Dipendenze Regione Piemonte, Grugliasco (TO), 2016, pp. 82
Il rapporto si articola nelle parti seguenti: Quadro di sintesi; Espad: consumi nella popolazione studentesca; Dipartimenti per le dipendenze: soggetti trattati; Carcere; Decessi per overdose; Ricoveri per abuso e dipendenze da sostanze; Dipartimenti per le dipendenze: personale; Enti accreditati e comunità pubbliche. Quest’anno, per la prima volta, troviamo tabelle sul dosaggio del metadone e della buprenorfina e sulla polidipendenza.
Collocazioni Biblioteca: 70R11

Esther C. L. Goh … [et al.], The Family exclusion order as a harm-minimisation measure for casino gambling: the case of Singapore, in International Gambling Studies, n. 3 (dic. 2016), vol. 16, pp. 373-390
Singapore è una delle prime giurisdizioni del mondo che ha attuato un modello di minimizzazione del danno basato sull’esclusione richiesta da terzi e conosciuto come Family Exclusion Order (FEO) (Ordine Familiare di Esclusione). A differenza di altre forme di esclusione coinvolgenti terzi praticate in altri paesi, a Singapore i familiari possono richiedere un FEO per impedire a un giocatore di entrare nei casinò, se la famiglia ha avuto danni causati dal suo gioco d’azzardo. In questo studio sono stati scelti come campione 105 richiedenti fra quelli che sono riusciti ad avere un FEO in un periodo di cinque anni. Usando un approccio qualitativo, questo studio cerca di illuminare le complesse vicende vissute dai familiari, che li hanno spinti a richiedere il FEO.

Stéphanie Baggio … [et al.], Co-morbidity of gambling and Internet use among Internet and land-based gamblers: classic and network approaches, in International Gambling Studies, n. 3 (dic. 2016), vol. 16, pp. 500-517
Questo studio ha indagato la concomitanza del gioco d’azzardo e dell’uso problematico di internet (Problematic Internet Use = PIU) negli adolescenti che giocano su internet o nei luoghi di gioco, con una metodologia innovativa che permette di verificare come si associano molteplici disturbi, mostrando la sovrapposizione e le centralità dei sintomi. Questa metodologia è sembrata una strada promettente per una migliore comprensione dei fenomeni di dipendenza, ma non dovrebbe sostituire l’approccio classico, che ha mostrato accresciuti livelli di comportamenti dipendenti nei giocatori su internet.

bc02866eb3f0bdf9cd00e8b96f6d2431Anna Paola Lacatena, Paola Monopoli e Vincenza Ariano, Donne e gioco d’azzardo, in Studi Zancan, n. 5 (set.-ott. 2016) – on line, pp. 37-47
Dai dati raccolti dall’Unità di Strada Metroland del Dipartimento dipendenze patologiche e dalla somministrazione random del test “Canadian Problem Gambling Index” sulla popolazione giovanile di Taranto (516 soggetti) è emersa una significativa presenza di giocatrici donne. Il contributo intende riflettere se i servizi e gli operatori siano in grado di rispondere alla necessità di interventi mirati all’universo donna.

Mark van der Maas, Problem gambling, anxiety and poverty: an examination of the relationship between poor mental health and gambling problems across socio-economic status, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2016), pp. 281-295
Questo studio mostra che il contesto sociale ha un’influenza importante sulla presunta relazione fra la psicopatologia e i problemi di gioco, che è sottovalutata dall’attuale ricerca sul gioco problematico. Vista la responsabilità dei fornitori dei giochi e dei legislatori, si effettua un dibattito sulla necessità di una maggiore inclusione del contesto socio-economico quando si fanno supposizioni sui collegamenti fra gioco problematico e disturbi psichiatrici. Lo studio esamina i problemi relativi al gioco in un campione rappresentativo di adulti canadesi usando il 2008 Canadian Community Health Survey (Indagine 2008 sulla salute della comunità canadese).

Yura Loscalzo … [et al.], Pubblicità e gioco d’azzardo. Uno studio correlazionale su studenti italiani, in Counseling, n. 2 (giu. 2016) – on line, pp. 6
Questa ricerca ha come obiettivo quello di indagare le relazioni tra l’esposizione alle pubblicità sul gioco d’azzardo, gli atteggiamenti sia verso i giochi che verso le pubblicità dei giochi, e l’intenzione di giocare d’azzardo. Sono stati analizzati, in un campione di studenti universitari italiani: tre tipi di gioco: poker, lotterie nazionali e scommesse sportive. I risultati evidenziano che un atteggiamento più positivo verso le pubblicità e i giochi correla con una maggiore intenzione di giocare d’azzardo. I risultati suggeriscono di realizzare ulteriori studi per raccogliere evidenze scientifiche da utilizzare a scopo preventivo in termini di intervento.

www.mondadoristoreA cura di Alfio Lucchini, Il d’azzardo patologico. Esperienze cliniche, strategie operative e valutazione degli interventi territoriali, Franco Angeli, Milano, 2016, pp. 264
Il volume affronta il tema del gioco d’azzardo patologico sotto vari aspetti: vengono aggiornate le conoscenze scientifiche sulla natura del gioco e le caratteristiche che lo possono rendere una patologia (disturbo da gioco d’azzado patologico – GAP); vengono proposti modelli di intervento di sensibilizzazione, prevenzione, formazione che vedono nel territorio la risorsa e il luogo di azione e vengono descritte esperienze e riflessioni di presa in carico e cura delle persone malate di GAP.
Collocazione Biblioteca : 17683

Marco Dari Mattiacci, La dea bendata. Viaggio nella società dell’azzardo, Ecra, Roma, 2015, pp. 79
L’autore, giornalista pubblicista attento ai temi sociali, fornisce nel volume informazioni e dati sul fenomeno del gioco d’azzardo in Italia toccandone diversi aspetti: le caratteristiche del giocatore patologico con il racconto delle esperienze personali di alcuni giocatori, il ritorno economico per lo Stato, il giro d’affari illegale, le reazioni delle amministrazioni locali e della società civile. Collocazione Biblioteca: 17530

A cura di Edvige Mancinelli, Gioco, gioco d’azzardo, gioco d’azzardo patologico. Dossier, in La Salute umana, n. 261 (mag.-giu. 2016), pp. 11-40
L’autrice propone un approfondimento sul gioco d’azzardo e gioco d’azzardo patologico (GAP), recente problema della sanità pubblica. Ne viene proposto uno sguardo d’insieme: significati, dati, normativa, ipotesi di lavoro. Osservare il gioco d’azzardo in una prospettiva di sanità pubblica impone di creare consapevolezza tra i professionisti della salute, esaminare la salute della popolazione e i comportamenti a rischio e di dipendenza, comprendere a fondo le modalità attraverso le quali il gioco colpisce individui, famiglie e comunità, e infine, rafforzare le politiche intersettoriali di tutela della salute della popolazione come dichiarato nella Carta di Ottawa al fine di ridurre al minimo anche gli impatti negativi del gioco d’azzardo.

A cura di Stefano Angeli, Position paper di FeDerSerD sul gioco d’azzardo, in Mission, a. 12, n. 44 (set. 2015), pp. 3-5
Nel breve testo vengono fatte riflessioni sulla necessità di coordinare interventi di enti locali e servizi delle dipendenze per fronteggiare il fenomeno del gioco d’azzardo, inteso come malattia, con tutte le implicazioni che questa associazione solleva. Si auspica, quindi, un potenziamento delle collaborazioni e delle sinergie di programmazione, ricerca, regolazione tra Stato, imprese, enti di ricerca, portatori di interessi della società civile e consumatori, al fine di individuare le migliori e più efficaci strategie per la salvaguardia della salute e degli equilibri sociali della comunità.

cop1509Anna Paola Lacatena, Il grande buio. Riflessioni socio-antropologiche sul gioco d’azzardo, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 45, n. 3.2 (set. 2015), pp. 20-23
Il contributo intende promuovere una riflessione sulla forte presenza della criminalità organizzata nella gestione del gioco d’azzardo (legale e illegale) e sulla capacità di fare cassa e, dunque, sulla funzione economica dello stesso per gli Stati. Dopo un excursus storico tra legalizzazione e proibizionismo, viene analizzato il mercato legale in Italia, i rapporti tra lo Stato e le concessionarie, le modalità dei guadagni della criminalità.

Terry-Lynn Mackay … [et al.], Knowledge translation in gambling research: a scoping review, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2015), vol. 15, pp. 179-195
Questo studio fornisce un esame dello stato attuale delle trasmissione di conoscenza nella letteratura sul gioco d’azzardo e offre raccomandazioni per gli indirizzi futuri. Nella letteratura sul gioco d’azzardo la conoscenza mirata all’azione si trova principalmente nelle seguenti aree: costruzione di consenso fra le parti interessate (es. istituendo le migliori pratiche); trasmissione di informazioni da discipline collegate (es. il campo delle dipendenze); collaborazione o co-progettazione con utenti finali (es. giocatori con disturbi); e lo sviluppo di strumenti e tattiche per assistere i giocatori. Vengono fornite raccomandazioni per far avanzare la trasmissione di conoscenza nel campo del gioco d’azzardo, e per l’applicazione di efficaci strategie di trasmissione di conoscenza provenienti dall’area della salute mentale.

Anna Bussu, Claudio Detotto, The bidirectional relationship between gambling and addictive substances, International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2015), vol. 15, pp. 285-308
Questo studio intende analizzare la concomitanza dell’attività di gioco d’azzardo e il consumo di sostanze che danno dipendenza, quali tabacco, alcol e droghe. Usando un campione di 709 giocatori d’azzardo della Sardegna, si propone un approccio probit multivariato, in quanto consente lo studio simultaneo del grado di correlazione esistente fra il consumo di diverse sostanze. I risultati documentano che, da un lato, scommettere una quantità maggiore di denaro porta ad aumentare il fumo di tabacco durante la partita e, dall’altro lato, la simultanea concomitanza di fumo, alcol e droghe fa aumentare la probabilità di un maggiore coinvolgimento nell’attività di gioco. Secondo gli autori, conoscere gli effetti del positivo rafforzamento appartenenti alle sostanze che danno dipendenza è il primo passo verso la realizzazione della prevenzione e di modalità di trattamento più efficaci per giocatori problematici/patologici. Uno studio analogo svolto negli Stati Uniti: Grace M. Barnes … [et al.], Gambling and substance use: co-occurrence among adults in a recent general population study in the United States, in International Gambling Studies, n. 1 (apr. 2015), vol. 15, pp. 55-71

bc02866eb3f0bdf9cd00e8b96f6d2431Raffaele Bianchetti, Imputabilità penale e disturbo da gioco d’azzardo: quali indicazioni dalla giurisprudenza italiana, in Mission, a. 12, n. 43 (giu. 2015), pp. 9-14
Questo saggio, analizza il delicato tema del gambling in relazione al concetto di imputabilità. Attraverso l’esame delle azioni giudiziarie, questo articolo mostra “come” questo disturbo sia stato considerato dai diversi organi giudiziari: praticamente, se si è considerata una malattia con le caratteristiche di infermità e quindi se, in relazione al tipo di reato commesso, l’imputato sia stato valutato incapace di intendere e volere nel momento in cui è stato commesso il reato. L’autore è avvocato, docente di Criminologia e Criminalistica all’Università degli Studi di Milano e giudice esperto presso il Tribunale di Sorveglianza di Milano.

Ioannis Anifantakis, Arianna Borsacchi, Ilaria Londi, Il Campo dei miracoli: la peer education nella prevenzione del gioco d’azzardo, in Alcologia, n. 22 (apr. 2015), pp. 29-33
L’articolo descrive un progetto innovativo sia per il tema trattato che per la modalità impiegata, la Peer Education, realizzato in due grandi istituti superiori di Prato. Si tratta di un percorso di prevenzione e presa di consapevolezza riguardante il gioco d’azzardo, che sta sempre più prendendo piede tra i giovani e le famiglie, anche a causa della crisi economica e della ricerca di facili guadagni.

Annie-Claude Savard, Joel Tremblay, Daniel Turcotte, Problem gambling among adolescents: toward a social and interactionist reading, in International Gambling Studies, n. 1 (apr. 2015), vol. 15, pp. 39-54
Due aspetti distinguono gli approcci usati per concettualizzare il gioco d’azzardo problematico nell’adolescenza. Il primo aspetto riguarda il tipo di variabili coinvolte nella concettualizzazione del fenomeno: la maggioranza degli approcci integrano variabili di natura individuale nella loro costruzione e danno poca considerazione alle variabili di tipo sociale. Il secondo aspetto riguarda la distinzione fra determinismo e interazionismo. Molti approcci sembrano seguire una linea deterministica di pensiero e pochi considerano le persone come attori sociali che interagiscono nel loro ambiente. Di conseguenza, questo articolo intende preparare il terreno concettuale per studi successivi che adottino un approccio più sociologico e interattivo.

Daniela Capitanucci, Un ambulatorio specialistico sperimentale per il gioco d’azzardo patologico, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 45, n. 1 (inverno 2015), pp. 11-16
L’autrice, psicologa e psicoterapeuta, descrive un progetto di ambulatorio il cui pubblico destinatario erano sia i giocatori d’azzardo patologici che i loro famigliari, considerati “utenti” a pieno titolo in quanto portatori di bisogni propri, correlati all’azzardopatia dei congiunti. Il progetto mirava a: impostare un preciso modello di intervento, creando un’équipe multidisciplinare atta a formulare progetti individualizzati per ciascun utente/famiglia; fornire pacchetti di prestazioni differenziate a seconda della gravità presentata dai pazienti; sperimentare un’unità di offerta specialistica monotematica pluridisciplinare integrata.

9788861534148_0_0_1396_75A cura di Cristina Bertogna e Rodolfo Picciulin, L’azzardo del gioco. Riflessioni sulle ludopatie, La meridiana, 2014, Molfetta (Bari), pp. 140
Per i giocatori d’azzardo il tavolo da gioco diventa un elemento concreto intorno a cui ruota la loro esistenza, come la pallina della roulette. Attraverso il gioco l’uomo realizza una presa di distanza dalla propria vita: “gioca” il lavoro, “gioca” l’amore, “gioca” la lotta e in questo modo si autorappresenta. Nella patologia del gioco si viene a perdere questa distanza e, con essa, anche la capacità di avere un’immagine di sé stessi diversa dal giocatore attaccato al tavolo da gioco o alle slot machine. Questo testo, incrociando letture e competenze diversificate, offre uno sguardo psicoterapeutico completo sulle ludopatie. La postfazione è di Luigi Cancrini.
Collocazione Biblioteca: 16926

Servane Barrault, Aurélie Untans, Isabella Varescon, Special features of poker, in International Gambling Studies, n. 3 (dic. 2014), vol. 14, pp. 492-504
Il poker è ora uno dei tipi più popolari di gioco d’azzardo online, principalmente a causa delle sue particolari caratteristiche strutturali. Questo studio si propone di indagare le rappresentazioni da parte dei regolari giocatori di poker delle caratteristiche speciali di questo gioco, unitamente ai loro probabili collegamenti con il “tilt” (cioè la perdita di controllo durante il gioco) e il gioco d’azzardo problematico. Ventitré giocatori regolari di poker reclutati online hanno preso parte a una intervista i cui argomenti principali erano: fortuna contro abilità, sensazioni ed emozioni collegate al poker, scoperta del poker, tilt, differenze fra gioco online e dal vivo e rischi di coinvolgimento eccessivo nel poker.

PEDAGOGIKA_IT_XVIII_4_COVER-uai-516x729Eugenio Rossi, Il paradosso del gioco d’azzardo, in Pedagogika.it, a. 18, n. 4 (ott.- dic. 2014), pp. 68-72
L’autore, docente di Sociologia all’Università di Milano Bicocca, si interroga sul momento in cui il gioco d’azzardo da attività di svago diventa malattia e dipendenza, in quali istanti dell’esistenza il gioco compulsivo si riconosce socialmente e i giocatori realizzano il loro bisogno di cura. L’impoverimento e la sofferenza dei famigliari sembrano essere i fattori determinanti che innescano il riconoscimento sociale e individuale della ludopatia.

Maurizio Fea, Gioca Responsabile help line e sito web: bilancio di quattro anni di attività, in Sicurezza e scienze sociali, a. 2, n. 3 (ott.-dic. 2014), pp. 146-155
L’articolo descrive le caratteristiche dei giocatori d’azzardo patologici e dei loro famigliari che hanno preso contatto con il servizio Gioca Responsabile. Analizza poi i risultati di quattro anni di attività dell’help-line e del sito web per il sostegno agli affetti da gambling patologico e ai loro famigliari, suggerendo anche terapie cognitivo comportamentali.

Kahil S. Philander, Terry-Lynn MacKay, Online gambling participation and problem gambling severity: is there a causal relationship?, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2014), vol. 14, pp. 214-227
Studi sul gioco d’azzardo su Internet hanno costantemente rilevato che i giocatori online hanno maggiori probabilità di manifestare un comportamento disturbato rispetto a quelli offline. Tuttavia pochi ricercatori hanno accertato se esiste un valido motivo causale a supporto di questa tesi o se questa relazione sia legata ad una o più variabili mancanti. Nel presente lavoro, utilizzando un metodo con dati secondari che corregge la potenziale distorsione da variabili omesse, viene rilevato che la partecipazione al gioco d’azzardo online dello scorso anno è collegata a una diminuzione della gravità del gioco problematico, il che rappresenta l’opposto della posizione diffusa nella letteratura corrente.

Leopoldo Grosso, Monica Reynaudo, Francesca Rascazzo, L’azzardo non è un gioco. Gioco d’azzardo legale e rischio dipendenza tra le persone over 65 incontrate da Auser, Gruppo Abele – Auser – Libera, 2014, pp. 64
L’Auser, in quanto associazione impegnata in favore delle persone anziane, ha promosso la ricerca, intitolata “L’azzardo non è un gioco” in collaborazione con il Gruppo Abele per colmare un vuoto di informazione e offrire un fondamento analitico a tutti coloro che nelle associazioni, negli enti locali, in parlamento e nel sindacato si battono per arginare il proliferare incontrollato del gioco d’azzardo. Si tratta di una ricerca-intervento, che ha permesso ai volontari dell’Auser di avvicinare e coinvolgere anche in esperienze di auto mutuo aiuto molti anziani a rischio di dipendenza da gioco d’azzardo. Nel documento, presentato a Torino il 3 marzo 2014, vengono analizzati i risultati dei questionari (864 quelli considerati validi), tenendo conto delle differenze di regione, età, sesso, reddito, famiglia, ecc.
Collocazione Biblioteca: H2302

Gioco-Malato-marino-arrigone(1)Marzio Marino, Carlo Arrigone, GAP Il gioco malato. Inquadramento teorico, funzionamento generale, approcci, terapia, prevenzione, dati epidemiologico, normativa, Odon, Milano, 2014, pp. 184
Il GAP, come altri tipi di disturbi psicologici, è molto pervasivo nella quotidianità del soggetto coinvolto e tende a compromettere, oltre alla vita personale e familiare del giocatore, anche l’ambito lavorativo nonché lo stato psico-fisico generale. Inoltre molto spesso il momento del gioco viene associato all’abuso di sostanze e alcolici, che tendono ad amplificare la dipendenza diminuendo la capacità di controllo e raziocinio della persona e aumentando l’impulsività e le condotte pericolose. Il libro ha lo scopo di fare luce sul fenomeno del gioco d’azzardo patologico, tentando di mantenere un atteggiamento critico distaccato, avvalendosi dei dati e delle ricerche scientifiche più recenti.
Collocazione Biblioteca: 16831

A cura di Graziano Bellio e Mauro Croce, Manuale sul gioco d’azzardo. Diagnosi, valutazione e trattamenti, Franco Angeli, Milano, 2014, pp. 411
Il volume intende porsi quale strumento di consultazione e di lavoro per operatori dei servizi sanitari, terapeuti liberi professionisti, e anche per gli operatori sociali impegnati nelle comunità terapeutiche, cooperative e associazioni di volontariato che si trovano a fronteggiare i vari problemi che il gioco d’azzardo può presentare. La questione della diagnosi, l’assessment multidimensionale, la gestione della comorbilità, l’individuazione e la gestione del trattamento idoneo, il lavoro con le famiglie, i trattamenti residenziali, sono alcuni dei temi che vengono approfonditi avvalendosi del contributo di molti tra i maggiori esperti di differenti discipline, scuole teoriche e contesti di appartenenza. Vengono altresì discusse alcune specificità del gioco d’azzardo, come per esempio il gioco al femminile, i giovani, gli intrecci con internet o con altre dipendenze.
Collocazione Biblioteca: 16900

Dipendenza affettiva

9788891712936Nicola Ghezzani, L’amore impossibile. Affrontare la dipendenza affettiva maschile e femminile, Franco Angeli, Milano, 2015, pp. 174
La dipendenza affettiva, quella strana miscela di amore, sofferenza e conflitto che caratterizza la vita sentimentale di molti individui e molte coppie, continua ad essere il disturbo dell’affettività più diffuso dell’epoca contemporanea, del quale soffrono sia le donne sia gli uomini. Questo libro spiega la natura del disturbo, in tutte le sue declinazioni, e rende giustizia al dolore di donne e uomini, accomunati da una forma speculare o complementare di patologia. Il decorso che va dalla servitù d’amore all’annichilimento dell’autostima fino al conflitto, alla rivendicazione, alla violenza distruttiva e autodistruttiva viene descritto nel libro con perizia clinica e con profonda umanità. Casi clinici si alternano a esempi tratti dalla letteratura di ogni tempo, accompagnando lo sviluppo dei passaggi teorici. Il nuovo modello teorico-clinico approntato da Nicola Ghezzani – la Psicologia dialettica – spiega con chiarezza le varie fasi del disturbo e mostra per quali vie esso possa essere risolto, restituendo ai pazienti la possibilità del vero amore e di una esistenza rinnovata.
Collocazione Biblioteca: 17198

Annalisa Pistuddi, Reati, affetti, emozioni, impulsi di vita e di morte che iniziano dall’età evolutiva. Una storia di poli-dipendenze: ruolo della dipendenza affettiva, del gioco d’azzardo e della cocaina, in Mission, a. 10, n. 35 (2012), pp. 56-58
L’autrice, psicologa e psicoterapeuta, descrive un complesso caso clinico che presenta comorbilità tra cocaina, dipendenza affettiva e da gioco d’azzardo, in presenza di un grave disturbo di personalità. Si tratta di un caso di doppia diagnosi con comportamento antisociale.

downloadCesare Guerreschi, La dipendenza affettiva. Ma si può morire anche d’amore?, Franco Angeli, Milano, 2011, pp. 158
Pieni di timore per ogni cambiamento, i “drogati d’amore” soffocano lo sviluppo delle capacità individuali e sopprimono ogni desiderio e ogni interesse, condizionando e stravolgendo la loro vita e quella di chi gli sta vicino. L’amore richiede onestà e integrità personale; l’amore è interrelazione dinamica, accrescimento reciproco, scambio tra persone che si amano. Gli affetti che comportano paura, ossessione e dipendenza, tipici dei “love addict”, sono invece destinati a distruggere l’amore. In questo libro, frutto della lunga esperienza dell’autore nello studio e nella cura delle dipendenze comportamentali, si raccontano le esperienze di molte persone che sono riuscite a sconfiggere la dipendenza. Un percorso terapeutico che, operando cambiamenti anche dolorosi, ha permesso a questi “drogati d’amore” di riappropriarsi della loro vita, recuperando le emozioni, la comunicazione emotiva, l’autostima e delle sane relazioni di coppia. Un capitolo è dedicato alla dipendenza affettiva maschile.
Collocazione Biblioteca: 15234

Annalisa Pistuddi, Uber Sossi, Gianlorenzo Beretta, Dipendenza affettiva. Definizioni e manifestazioni, in Mission, a. 9, n. 31 (2010), pp. 6-9
L’articolo esamina il concetto di dipendenza, fenomeno non più circoscritto alla dipendenza da sostanze stupefacenti. La dipendenza affettiva è descritta come un forte bisogno di legame nei confronti di un oggetto da cui dipendere in maniera emotiva e concreta a tal punto da sviluppare un attaccamento totalizzante e una grande paura relativamente alla sua separazione. Competa l’articolo la descrizione di un caso clinico che presenta una comorbilità fra dipendenze: sostanze, affetti, sesso.

Nicola Ghezzani, Quando l’amore è una schiavitù. Come uscire dalla dipendenza affettiva e raggiungere la maturità psicologica, Franco Angeli, Milano, 2006, pp. 124
Esiste nel mondo un numero crescente di individui che si dibatte in dinamiche amorose il cui esito finale è sempre la sconfitta e la sofferenza e che, nonostante ciò, si dedicano all’amore con la stessa dedizione di un religioso per la sua fede. La psicologia contemporanea definisce questa patologia come dipendenza affettiva e, in inglese, “love addiction”. La tesi che l’autore sostiene nel volume è che se la dipendenza affettiva è una patologia, essa lo è in un modo del tutto particolare: dotata in modo estremo (passionale, lo definisce Ghezzani) di risorse di libertà che il soggetto deve solo apprendere a scoprire in se stesso, per renderle infine funzionali alla salute e alla vita.
Collocazione Biblioteca: 13203

Dipendenza da sesso

Michele Spaccarotella, Fabrizio Quattrini, Coito ergo sum. Quando l’intimità diventa ipersessualità, in Psicologia contemporanea, n. 258 (nov.-dic- 2016), pp. 42-46
L’eccessiva attività sessuale può diventare un vero e proprio disturbo quando non è un libero modo di appagare il desiderio, ma un automatismo incontrollabile per dimostrare a noi stessi e agli altri che esistiamo. L’Ipersessualità o Disturbo Ipersessuale (Hypersexual Disorder) si configura come un modello di comportamento persistente e pervasivo nel quale l’individuo perde il proprio controllo su fantasie, spinte e comportamenti sessuali, incorrendo in angoscia e danni personali.

Massimo Oz, Oltre le sbarre… delle dipendenze, in Delta, n. 74 (estate 2016), pp. 10-11
In questo articolo si affronta il tema delle dipendenze da sesso e droga considerate come una prigionia in senso lato. Viene evidenziato come, secondo l’NHS Foundation Trust, il chemsex (sesso praticato, soprattutto in ambito omosessuale, sotto gli effetti di sostanze) debba essere affrontato come un’emergenza sanitaria. Le sostanze maggiormente utilizzate allo scopo sono alcune smart drugs (o droghe da club): mefedrone, metanfetamine e GBL, le cui caratteristiche sono illustrate in apposite tabelle. L’abuso di queste sostanze può essere di tre tipologie: abuso a bassa intensità, abuso binge e abuso ad alta intensità (consumatori speed freaks).

La-rivoluzione-digitale-della-sessualità-umanaA cura di Costantino Cipolla, La rivoluzione digitale della sessualità umana, Franco Angeli, 2015, Milano, pp. 542
In ottica squisitamente sociologica, ma senza rinunciare all’apporto prezioso di altre discipline, il volume vuole rendere conto dei cambiamenti che la diffusione di internet e l’utilizzo del web hanno apportato al nostro modo di vivere, definire e concettualizzare sesso e sessualità. Svariate sono le tematiche affrontate: la dimensione economica, il problema della sicurezza web, la pedopornografia, la violenza, l’adescamento e la prostituzione, la dipendenza da sesso, il fenomeno del dating on line, i siti BDSM e su altri tipi di preferenze sessuali più o meno perverse. L’autore è docente di Sociologia presso l’Università di Bologna.
Collocazione Biblioteca: 17440

 Fabrizio Quattrini, Michele Spaccarotella, Il ruolo del narcisismo nella personalità del dipendente sessuale, in Rivista di sessuologia clinica, n. 2 (dic. 2013), pp. 5-35
Dopo 30 anni dall’uscita del primo libro sull’argomento, ancora oggi, continua ad essere forte il dibattito scientifico sulla possibilità che la ” sexual addiction” possa essere considerata a tutti gli effetti una dipendenza, oppure possa caratterizzarsi come un Disturbo di tipo ossessivo-compulsivo, o ancora un Disturbo del controllo degli impulsi. L’articolo analizza inizialmente le principali teorie di riferimento sul narcisismo, per poi passare all’analisi dei possibili elementi comuni con la “sexual addiction”. Infine, viene proposta l’analisi di un caso clinico.

Irène Codina, Qu’en est-il de la cyberaddiction sexuelle? in Psychotropes, n. 3-4 (2013), vol. 19, pp. 125-148
L’autrice, psicologa, propone un tentativo di comprendere meglio sia la dipendenza sessuale in genere sia la dipendenza sessuale su Internet. L’articolo presenta una storia del concetto di dipendenza sessuale, la sua classificazione e definizione, l’epidemiologia del fenomeno, la fisiologia del comportamento sessuale e il trattamento per il disturbo problematico. Il pensiero dell’autrice è sostenuto dalle riflessioni di P. Carnes espresse nel libro “In the shadows of the net”, che viene analizzato in dettaglio, così come dalla rassegna della ricerca empirica sul tema, condotta da M. Griffiths e, infine, dall’esperienza clinica della stessa autrice.

Dipendenza da internet, social, cellulare, ecc.

Si veda anche la bibliografia su “Nuove generazioni e tecnologie – Aspetti patologici…

Juan Martinez Torvisco, Dario Garcia Rodriguez, New perspectives in Internet addiction. An exploratory study, in Studi di Sociologia, a. 55, n. 3 (lug.-set. 2017), pp. 217-230
Gli autori espongono i risultati di una ricerca condotta su soggetti dipendenti da Internet. Tramite l’uso di questionari hanno evidenziato numerosi dati esposti in modo statistico. Sono state riscontrate mancanza di socializzazione, perdita di ore lavorative o di studio, fuga dai problemi psicologici e sociali.

Mission 45Giuseppe Sacchetto … [et al.], Adolescenti e media digitali. Un’indagine conoscitiva, in Dal fare al dire, a. 26, n. 2 (2017), pp. 21-29
L’articolo riferisce i dati di una ricerca-azione condotta in provincia di Cuneo allo scopo di rilevare le percezioni e le rappresentazioni che gli adolescenti hanno del loro rapporto con le nuove tecnologie. La ricerca è stata condotta dal Centro di Documentazione Steadycam del Dipartimento Dipendenze dell’ASL CN2 su 740 allievi delle Scuole superiori di Alba e Bra. Vengono esaminati i fenomeni di dipendenza vera e propria, la tendenza all’evasione dalla realtà, l’evasione compensatoria, l’impatto sulla vita reale, la ricerca di nuove emozioni.

Fabio Guerrini … [et al.], Comparazione tra nativi digitali e adulti nell’approccio alla “rete”: analisi delle differenze e del rischio di IAD. Una indagine ASL Milano 1 – CS&L, in Mission, a. 13, n. 45 (mar. 2016), pp. 62-66
Nell’attuale epoca è diventato fisiologico “collegarsi” e sfruttare i vantaggi offerti dalla “rete”, per cui il numero degli utenti è elevatissimo, in particolare tra i giovanissimi o “nativi digitali”. Nel confronto con le generazioni adulte, infatti, essi hanno acquisito l’uso del web in età puberale (ovvero in periodo di grande “plasticità” cerebrale), spesso per fini ricreativi e socializzanti e quindi non solo scolastico-culturali. Questa indagine si propone di misurare le differenze tra adulti e under 18, di cercare un punto di partenza dal quale muovere per parlare veramente di IAD (Internet Addiction Disorder) e di valutare se le abitudini degli adolescenti rivelino un uso più evoluto e più consapevole della “rete” oppure un rischio verosimile di avvicinamento ad un disturbo additivo. Nell’articolo sono riportati e commentati i dati raccolti attraverso un test rivolto ad un gruppo di studenti e ad uno di adulti in merito alle loro abitudini di frequentazione del web.

Yura Loscalzo, Cristian Nannicini, Marco Giannini, Hikikomori: sindrome culturale internalizzante o ritiro volontario?, in Counseling, n. 1 (feb. 2016) – on line, vol. 9, pp. 49-64
Questo articolo ci introduce agli aspetti principali e ai fattori di rischio di una condizione psico-sociale diffusa tra gli adolescenti giapponesi, l’Hikikomori, caratterizzata soprattutto da ritiro sociale. Dopo aver presentato le sue caratteristiche principali e i fattori di rischio, verranno proposte alcune prospettive future per lo studio dell’Hikikomori negli adolescenti italiani. In particolare, verrà fatto riferimento alla necessità di costruire un test per la sua misurazione, e alla possibilità di analizzare la relazione che l’Hikikomori potrebbe avere con il Disturbo d’Ansia Sociale, con il Workaholism (dipendenza dal lavoro) dei genitori e lo Studyholism del ragazzo.

copertina-n-298-1-4-piccola-320x451Anna Paola Lacatena, Dal piacere 2.0 agli Hikikomori: se la dopamina è social. Come leggere le nuove dipendenze senza droga, in Animazione Sociale, a. 46, n. 298 (feb. 2016), pp. 104-108
Non occorre una sostanza perchè nasca una dipendenza. La neuorobiologia sempre più mostra come il sistema della gratificazione funzioni nello stesso modo, sia che venga indotto da una sostanza sia da un comportamento. Tra le dipendenze senza droga, sempre più attenzione suscita l’uso problematico di internet e dei social. Se è vero che un “mi piace” su facebook comporta un’immediata scarica di dopamina, la molecola del piacere alla base dei fenomeni di dipendenza. Con l’avvento dei social media la dimensione virtuale si è imposta, sottraendo elementi emotivi e relazionali alla vita reale. I rischi sono l’isolamento (come nel caso degli Hikikomori) e la dipendenza (Internet Addiction Disorder, in particolare Cyber-relational Addiction).L’autrice è sociologa e dirigente del dipartimento per le dipendenze di Taranto.

Michel Hautefeuille … [et al.], TDAH et addictions, in Psychotropes, n. 4 (2015), vol. 21, pp. 5-78
La monografia propone quattro contributi relativi al disturbo da deficit di attenzione/iperattività (A.D.H.D) e alla sua relazione con fenomeni di dipendenza Nell’ultimo contributo Stéphanie Bioulac esplora i legami tra A.D.H.D e videogiochi. Attingendo da tre studi, uno su A.D.H.D e dipendenza da videogiochi, uno su A.D.H.D e performance, e uno su A.D.H.D e realtà virtuale, l’autrice dimostra il lato a volte positivo a volte deleterio dei videogiochi in un contesto di A.D.H.D.

Jacopo Bernardini, Uso e abuso dello smartphone tra i giovani. Un’indagine sulla nomofobia, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 45, n. 3 (estate 2015), pp. 28-30
Per nomofobia (abbreviazione della locuzione inglese no-mobile-phone phobia) si intende la fobia da mancanza di telefono cellulare, la paura irrazionale e persistente dovuta al non poter essere connessi a internet tramite il proprio smartphone. La ricerca qui descritta é stata condotta su un campione di giovani digitali (età tra i 18 e i 36 anni) allo scopo di fornire un primo contributo allo studio della nomofobia nello scenario italiano.

Daniela Caso, L’uso di Internet e il benessere psicosociale in adolescenza: uno studio correlazionale, in Psicologia della Salute, n. 2 (lug. 2015), pp. 141-155
Recenti studi hanno sottolineato alcuni aspetti positivi dell’uso di Internet per i giovani internauti (tra questi, l’aumento delle opportunità di contatto con parenti e amici e la riduzione della solitudine attraverso nuove modalità di contatto con i propri pari). L’uso eccessivo, o l’abuso, di Internet può, al contrario, avere effetti negativi sul benessere psicosociale e sfociare anche in forme di dipendenza. Il presente studio esplorativo si è posto l’obiettivo di rilevare i livelli di uso e/o abuso di Internet e il funzionamento psicosociale in termini integrati di salute mentale positiva e malessere mentale di adolescenti campani. Sono anche state indagate le differenze per genere, età e tempo di connessione.

lavolontariareclusione0001Carla Ricci, La Volontaria reclusione. Italia e Giappone: un legame inquietante, Aracne, Roma, 2014, pp. 143
Il testo tratta il tema delle persone in volontaria reclusione, definiti hikikomori. L’antropologa Carla Ricci ce svela i tanti aspetti e la complessità di questo fenomeno, ponendosi come caposcuola di una indagine fuori dai confini nipponici, tramite una innovativa analisi comparativa della realtà italiana con il fenomeno giapponese da cui emergono inquietanti affinità. L’evidenza sottolineata dall’Autrice è che hikikomori, anche in Italia, non può essere considerato l’esito di problemi personali, ma il risultato di molte concause determinate anche da un modo di procedere incauto e confuso che appartiene agli uomini contemporanei e che inevitabilmente influenza bambini e adolescenti. (Testo disponibile in pdf).
Collocazione Biblioteca: W0419

Sandra Juneau, Joane Martel, La “Cyberdépendance”: un phénomène en construction, in Déviance et Société, n. 3 (set. 2014), vol. 38, pp. 285-310
Nel corso degli ultimi anni alcuni attori sociali hanno lottato per far riconoscere l’utilizzo di internet come oggetto potenziale di dipendenza patologica, da inserire nella quinta versione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), mentre altri soggetti non erano dello stesso avviso. Questo articolo riprende in modo critico i principali discorsi degli attori che partecipano alla costruzione sociale della “ciberdipendenza”. Più specificatamente, vengono messi in luce gli scontri, le conciliazioni e i fronti comuni che si costituiscono e si trasformano all’interno delle due importanti sfere di influenza, cioè la scienza e l’intervento sociale.

Annalisa Pistuddi, Alfio Lucchini, Il rischio di sviluppare comportamenti di addiction: tentativo di definizione del ruolo dei Ser.D. nell’infinita realtà virtuale, in Mission, a. 11, n. 40 (2013), pp. 60-66
L’articolo presenta alcune riflessioni teoriche sulla dipendenza da Internet, derivate da esperienze cliniche con pazienti in un Ser. D. Questi pazienti spesso mostrano seri problemi relazionali, sintomi psicopatologici e uso di primitivi meccanismi di difesa, suggerendo così di essere incapaci di esprimere la loro sofferenza psicologica e che l’uso di Internet può nascondere più a lungo questa sofferenza.

malessereAnna Civita, Un malessere sociale: la dipendenza da Internet, Franco Angeli, Milano, 2014, pp. 159
I modelli sempre più sofisticati delle nuove tecnologie hanno stravolto il modo di interagire, di comunicare e di agire, tanto da spingere i ragazzi a trascorrere la maggior parte del loro tempo davanti al computer o con il cellulare. Il rischio è di incorrere nella dipendenza da Internet, o “Internet Addiction Disorder”, dalla quale diventa difficile uscire. Dopo aver fornito un quadro teorico sull’evoluzione di Internet e dei Social Network, è stata condotta un’indagine empirica, sul territorio della città di Andria, che ha visto partecipi tutti gli studenti delle scuole medie superiori. L’obiettivo è di evidenziare come la dipendenza da Internet sia un malessere sociale che può essere curato e come sia importante riuscire a riconoscerla per fornire un adeguato sostegno. In appendice viene riportato il questionario utilizzato per la ricerca, l’Internet and cellular addiction test.
Collocazioni Biblioteca: 17128

Bonnaire Céline, Jean et les jeux vidéo: parcours et prise en charge familiale d’un adolescent inhibé, in Psychotropes, n. 1-2 (2014), pp. 197-215
In un momento in cui rimane molto vivo il dibattito sull’inclusione dei videogiochi nei comportamenti di dipendenza, le domande di consulenza per adolescenti (o adulti) in difficoltà per il loro utilizzo non diminuiscono. La specificità della cura con gli adolescenti è la mancanza di una loro richiesta. In effetti essa proviene dai genitori, il che rende la presa in carico complessa e l’alleanza terapeutica più delicata da costruire. Il caso presentato in questo articolo pone l’attenzione, da un lato, sulla difficoltà di lavorare con un adolescente inibito, che evita qualsiasi conflitto, poco incline all’elaborazione psichica, e dall’altro sulla ricchezza del lavoro terapeutico con le famiglie. In effetti l’inclusione delle famiglie nel follow-up contribuisce al coinvolgimento dell’adolescente nella terapia. Inoltre, per certi adolescenti, la mobilitazione dei genitori permette il confronto e fa emergere la conflittualità a cui l’adolescente tenta di sfuggire con i videogiochi.

9788847028166Federico Tonioni, Psicopatologia web-mediata. Dipendenza di internet e nuovi fenomeni dissociativi, Springer, 2013, Milano, pp. 182
La crescita inarrestabile delle relazioni internet-mediate, destinate nel tempo a prevalere sui contatti “dal vivo”, ha moltiplicato le possibilità di comunicazione tra i giovani e complicato invece le relazioni con la generazione precedente. Il volume esplora la complessità dei quadri psicopatologici che ne scaturiscono, analizzando la dipendenza da internet nel contesto allargato di altre dipendenze comportamentali, come quella del gioco d’azzardo e varie forme di perversione delle condotte sessuali. Una parte del 3° capitolo è dedicata al fenomeno hikikomori.
Collocazione Biblioteca: 17141

A cura di Andrea Marzi, Psicoanalisi, identità e Internet. Esplorazioni nel cyberspace, Franco Angeli, Milano, 2013, pp. 251
Questo volume esplora le conseguenze della realtà virtuale nel campo analitico e le peculiari caratteristiche dell’incontro con la mente degli Internet-addicted mostrando nel dettaglio i percorsi della cura, analitica o psicoterapica, dell’analista con il “navigatore” smarrito nella realtà virtuale. I contributi qui ospitati individuano nelle principali teorie psicoanalitiche gli strumenti adeguati per cogliere le nuove soggettività che si affacciano al mondo attuale, al tempo del cyberspace e di Internet. Il libro si avvale di una introduzione di Andrea Marzi (psichiatra, psicoanalista, dottore di ricerca in deontologia ed etica medica, membro ordinario della SPI e dell’IPA) che focalizza i principali concetti del libro, li contestualizza e ci spinge a riflettere sui “nuovi setting” per nuove patologie e per nuovi stili di vita.
Collocazione Biblioteca: 16596

A cura di Marco Cacioppo e Sergio Severino, La prossimità a distanza. Contributi psico-sociali per lo studio degli usi, abusi e dipendenze nel Web 2.0, Franco Angeli, Milano, 2013, pp. 175
L’opera, frutto di diversi contributi integrati della psicologia, della sociologia e della psicologia sociale, analizza le potenzialità e i rischi della Rete, fornendo al lettore un quadro ampio del fenomeno e delle sue complesse implicazioni in costante via di sviluppo.
Collocazione biblioteca: 16260

Dipendenza da shopping e accumulo compulsivo

il-disturbo-da-accumulo-1600A cura di Claudia Perdighe e Francesco Mancini, Il disturbo da accumulo, Raffaello Cortina, Milano, 2015, pp. 257
Dal 2013 l’accumulo patologico è stato riconosciuto come disturbo autonomo e inserito con il nome di “disturbo da accumulo” nel DSM-5. Il disturbo è molto diffuso: ne soffre tra il 2 e il 5 per cento della popolazione. Si tratta di persone per le quali “buttare via” è così difficile che esse continuano ad accumulare cose di nessun valore anche quando questo compromette la qualità della vita, la vivibilità della casa, i rapporti con gli altri. La definizione di una nuova categoria diagnostica pone i clinici davanti alla necessità di approfondire la conoscenza e mettere a punto le più efficaci strategie di trattamento. L’ultimo capitolo è dedicato in particolare allo shopping compulsivo.
Collocazione Biblioteca: 17090

Vincenzo Marino, Elisa Barozzi, Carlo Arrigone, Shopping compulsivo. L’altra faccia dello shopping, Odon, Milano, 2013, pp. 148
L’acquisto di beni materiali è oggi sempre più caricato di significati simbolici che alludono alla conquista di uno status sociale, di una determinata immagine e al raggiungimento di un Sé ideale altrimenti inaccessibile. I recenti orientamenti del marketing esperienziale spingono inoltre il consumatore verso una visione del consumo come esperienza, in cui il processo di acquisto si fonde con stimoli percettivi, sensoriali ed emozionali in grado di modulare gli stati d’animo. Il testo analizza il fenomeno dello shopping e dello shopping patologico attraverso un percorso di analisi multidisciplinare: psicologica, neurobiologica, storico-sociologica ed economica.
Collocazione Biblioteca: 16832

Randy O. Frost, Gail Steketee, Tengo tutto. Perché non si riesce a buttare via niente, Erickson, Trento, 2012, pp. 270
In questo libro gli autori, due clinici tra i massimi esperti di disposofobia (accumulo compulsivo), presentano i casi più curiosi e bizzarri che hanno incontrato nella loro esperienza professionale e rispondono a una domanda che, nell’epoca del consumismo sfrenato, tocca ciascuno di noi: quand’è che smettiamo di possedere gli oggetti e iniziamo ad esserne posseduti? Fino a che punto possiamo parlare di «stranezza», e quando invece un’originale abitudine si trasforma in un’ossessione e diventa un disturbo vero e proprio? Indagando la linea sottile dove normalità e patologia si confondono, i due autori hanno cercato di capire cosa spinge queste persone a circondarsi di oggetti inutili fino a compromettere seriamente la qualità di vita propria e di chi le circonda e hanno aperto così la strada alla ricerca di nuove terapie e trattamenti realmente efficaci.
Collocazione Biblioteca: 15881

Dipendenza da lavoro

Yura Loscalzo, Marco Giannini, Workaholism: cosa c’è di nuovo?, in Counseling, n. 3 (nov. 2015) – on line, vol. 8, pp. 1-8
L’articolo presenta una rassegna sul workaholism e si propone di analizzare le pubblicazioni scientifiche degli ultimi anni sul tema, al fine di evidenziare eventuali aree da approfondire relative alla sua concettualizzazione, alle sue conseguenze, ai suoi antecedenti e agli interventi per il suo trattamento e la sua prevenzione. Gli autori sottolineano come attualmente sia necessario stabilire una definizione condivisa di workaholism che possa permettere una conoscenza maggiormente accurata del fenomeno.

x0221b-G3JNQQDPAndrea Castiello d’Antonio, Ubriachi di lavoro. Il workaholism, Psicologia contemporanea, a. 37, n. 221 (set.-ott. 2010), 21-25
L’autore, psicologo psicoterapeuta, affronta il tema delle condotte lavorative di genere ossessivo-compulsivo, dette anche “workaholism”. Questo disturbo del comportamento può colpire uomini e donne, di qualunque condizione socioeconomica, età e ruolo professionale, e comporta un attivismo incessante fondato sull’esaurimento ricorsivo delle proprie energie, con gravi conseguenze sulla salute e sulla vita di relazione.

Gioacchino Lavanco, Anna Milio, Mauro Croce, Fughe nella dipendenza: la work addiction, in Personalità/Dipendenze, n. 1 (lug. 2008), vol. 14, pp. 9-27
Il lavoro presenta le differenti definizioni della dipendenza da lavoro (workaholism) e una revisione delle ricerche fatte su tale fenomeno, che necessita ancora di approfondimenti. Vengono descritti sinteticamente le scale e i questionari utilizzati nelle ricerche per costruire test adeguati all’individuazione dei fattori predittivi correlati alla dimensione del workaholism.

Gioacchino Lavanco, Avva Milio, Una nuova dipendenza: il “workaholism”. Eccessi di dedizione, in Famiglia Oggi, a. 30, n. 12 (dic. 2007), pp. 49-62
Gli autori di questo dossier riflettono sul “workaholism”, ovvero la dipendenza da lavoro che rientra in quelle forme di dipendenza in cui non necessariamente è implicato l’uso di sostanze psicoattive, ma che sono legate a oggetti o attività presenti nella vita di tutti i giorni. L’eccesso di dedizione e impegno nel lavoro possono condurre all’allontanamento dai valori, nascondere l’insorgere di problemi e modificare le relazioni. Vengono analizzati gli sviluppi e sintomi di tale forma di dipendenza, gli strumenti di diagnosi del fenomeno e le modalità di intervento.

9788834015001_0_0_1403_75Gioacchino Lavanco, Anna Milio, Psicologia della dipendenza dal lavoro. Work addiction e workaholics, Astrolabio, Roma, 2006, pp. 222
Gli autori, a partire dalla definizione terminologica, procedono all’inquadramento teorico della dipendenza dal lavoro e all’individuazione delle sue caratteristiche, della sua evoluzione e dei suoi effetti sull’individuo e sulle sue relazioni. Delineano quindi la figura del “workaholic” e ne presentano le principali tipologie. Non si limitano ad analizzarne le componenti individuali, ma anche il contesto più ampio in cui il soggetto è inserito: la famiglia e l’ambiente professionale in cui lavora il “workaholic”. Viene infine affrontata la questione dell’intervento su questa nuova forma di dipendenza patologica: dal trattamento individuale all’individuazione di tecniche e strategie a livello preventivo.
Collocazione biblioteca: 13284

Dipendenza da sport e da pratiche salutistiche (vigoressia) e ossessione per un corpo perfetto

Dan Véléa, Bigoressia: quando lo sport dà dipendenza, in Psicologia contemporanea, n. 253 (gen.-feb. 2016), pp. 40-43
Si definisce bigoressia la dipendenza da esercizio fisico: la liberazione di endorfina nella pratica atletica procura una sensazione di benessere, un’euforia spesso descritta dagli atleti. Inoltre è rinforzata l’autostima per le prestazioni raggiunte e ci si sente gratificati dalle modificazioni fisiche prodotte dall’attività sportiva. Nella dipendenza l’esercizio diventa compulsivo e su di esso si attua una focalizzazione esclusiva. La bigoressia inoltre si inquadra nel contesto dell’ipernarcisismo che sopravvaluta l’immagine corporea.

vigoressia-cover-bigPierluigi De Pascalis, Vigoressia. Quando il fitness diventa ossessione, Il pensiero scientifico, Roma, 2013, pp. 111
L’autore di questo libro, laureato in Scienze Motorie, indaga sulla dipendenza dall’attività fisica, che smette di esercitare un’influenza positiva su chi la pratica per condurre paradossalmente verso una condizione di estremo pericolo. Le persone vigoressiche, nel tentativo di incrementare in misura sempre maggiori le proprie masse muscolari, entrano in una perversa spirale capace di compromettere l’equilibrio emotivo e le relazioni sociali e affettive, sino a minare gravemente la salute e la funzionalità organica. L’autore affronta il problema da una prospettiva globale, poichè il primo passo per uscire dalla vigoressia è saperla riconoscere e l’obiettivo del libro è quello di fornire gli strumenti per riuscirci. Collocazione Biblioteca: 16709

 Gioacchino Lavanco, Teresa Fumusa, Nuove dipendenze: la chirurgia estetica, in Personalità/Dipendenze, n. 46 (2012), pp. 183-195
La società narcisistica odierna ha concorso alla promozione di un atteggiamento positivo verso la chirurgia estetica, rendendo un intervento del settore un espediente ammissibile al pari di una dieta alimentare o di un’attività fisica. Gli autori passano in rassegna le nuove dipendenze per addentrarsi poi nelle opportunità offerte dalla chirurgia estetica e nel rischio di dipendenza.

Lascio o raddoppio?

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Lascio o raddoppio, il 27, 28 e 29 aprile 2018 si terrà alla Certosa 1515 di Avigliana, un trattamento residenziale breve e intensivo rivolto a giocatori d’azzardo. Il Gruppo Abele propone un’alternativa complementare al trattamento ambulatoriale, che permetta di sostenere la quotidianità lavorativa dei giocatori, ma anche il distacco dal contesto abituale.

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Gruppi

Aggiornata a dicembre 2017 – a cura di Paola Moriondo e Elisabetta Bosio

I materiali (libri, articoli di riviste e documentazione), elencati in ordine decrescente per anno di pubblicazione, sono disponibili presso la Biblioteca del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento della Biblioteca. L’elenco proposto non esaurisce quanto posseduto in biblioteca sul tema in oggetto.

I percorsi tematici proposti sono i seguenti:

 Studi sui gruppi: aspetti teorici

9788874667604_0_0_1426_75Perna Colamonico, Il gruppo. Apprendere mediante l’esperienza, Carocci Faber, Roma, 2017, pp. 271
Non individui isolati, ma persone in relazione: la vita degli esseri umani dipende dal cibo, dall’aria, dal sonno, dal denaro e necessariamente anche dalle relazioni. È fondamentale assumere consapevolezza di questa interconnessione, perché quando viene a mancare la relazione si crea un vuoto che nuoce a tutta la comunità sociale. Obiettivo del volume è offrire ai professionisti del settore e a tutti coloro che sono interessati ai funzionamenti dinamici e strutturali dei gruppi (amicali, familiari, professionali) le motivazioni per ricercare e cogliere le occasioni relazionali, nel qui e ora, del kairos (opportunità), ossia la possibilità di riconoscere i propri desideri, inizio fondamentale per costruire il bene comune e reti generative. L’autrice è psicologa, psicoterapeuta e gruppoterapeuta.
Collocazione Biblioteca: 17723

Orazio Licciardello, I gruppi. Aspetti epistemologici e ricadute applicative, Franco Angeli, Milano, 2015, pp. 245
Questo libro è dedicato a quanti, ricercatori, professionisti, studenti, sono interessati alla tematica dei gruppi, “oggetto” scientifico e strumento operativo fondamentale nell’ambito delle scienze psicologiche e sociali, molto spesso oggetto di fraintendimenti che ne limitano le potenzialità euristiche e operative. La tematica relativa ai gruppi costituisce uno dei fondamenti delle attuali scienze psico-sociali, investendo l’intera vita di relazione di ogni persona, la costruzione del Self, la formazione di base e in itinere, le dinamiche della convivenza sociale, i processi psico-sociali di fondo delle organizzazioni e delle Istituzioni. Il volume è suddiviso in due parti, una prevalentemente teorica, l’altra applicativa. Le riflessioni proposte, in parte riprese da scritti precedenti e in parte ulteriore sviluppo e integrazione degli stessi, originano dall’esigenza di coniugare il rigore della conoscenza fondata sulla ricerca empirica con la necessità di trovare risposte adeguatamente funzionali alla soluzione dei complessi problemi che l’esperienza sul “campo” sempre più “pro-pone”. L’autore è professore ordinario di Psicologia sociale presso l’Università di Catania.
Collocazione Biblioteca: 17102

studi-di-sociologia-2014-3-254791Piero Dominici, La modernità complessa tra istanze di emancipazione e derive dell’individualismo: la comunicazione per il legame sociale, in Studi di Sociologia, n. 3 (lug.-set. 2014), pp. 281-304
Secondo l’autore, l’individualismo è un processo di emancipazione del soggetto e poi delle masse, caratterizzato da una profonda ambivalenza: da un lato ha accresciuto gli spazi di libertà e ha riconosciuto alcuni diritti fondamentali, dall’altro sembra aver contribuito a indebolire i vincoli e i legami di appartenenza alla comunità. Le società avanzate appaiono sempre più caratterizzate da profonde asimmetrie sociali, processi di individualizzazione e frammentazione. La modernità sembra aver radicalizzato i processi di disancoramento dell’individuo dal gruppo, mettendo in contrapposizione libertà e responsabilità. L’autore lavora presso il dipartimento di Scienze Politiche e l’Università degli Studi di Perugia.

Gianmarco Cifaldi, Gruppi e devianza, in Le Due Città, a. 11, n. 7-8 (lug.-ago. 2010), pp. 51-55
L’autore è docente di Sociologia giuridica e della devianza all’Università G. D’Annunzio di Chieti-Pescara. L’articolo fornisce una panoramica di varie interpretazioni sociologiche del fenomeno della devianza criminale nelle bande, descrivendo identità, ruoli e leadership che caratterizzano le azioni delinquenziali di gruppo.

9788846487049A cura di Barbara Bertani, Mara Manetti, Psicologia dei gruppi. Teoria, contesti e metodologie d’intervento. Nuova edizione aggiornata, Franco Angeli, Milano, 2007, pp. 380
Il volume, curato da una docente di Dinamiche psicologiche e da una docente di Psicologia sociale e di comunità, si articola in tre parti: nella prima viene fornito un inquadramento teorico del concetto di gruppo, dei processi e delle dinamiche che lo definiscono; nella seconda vengono presentati contributi specifici rispetto a metodi di lavoro che richiedono approcci puntuali, quali il lavoro di rete. il mutuo aiuto, le attività nell’ambito dei focus group, l’impostazione di ricerche partecipate e la costruzione di coalizioni di comunità; nella terza parte si considerano i contesti in cui si attua la costruzione dei gruppi: l’azienda, la scuola, l’ambito socio-sanitario, la famiglia.
Collocazione Biblioteca: 13378

 A cura di Guido Sarchielli, Bruna Zani, Persone, gruppi e comunità. Scritti di psicologia sociale in onore di Augusto Palmonari, Il Mulino, Bologna, 2005, pp. 329
Gli autori dei saggi raccolti in questo volume, allievi e collaboratori di Augusto Palmonari, hanno inteso esprimere la loro riconoscenza per la comune esperienza vissuta in tanti anni, presentando il frutto delle loro recenti ricerche in tre ambiti principali: Gruppi e identità sociale; Rappresentazioni sociali e comunicazione; Contesti sociali e comunità. Collocazione Biblioteca: 12718

Giuseppina Speltini, Augusto Palmonari, I gruppi sociali, Il Mulino, Bologna, 1999, pp. 338
Appartenere a gruppi è un’esperienza da tutti condivisa. Compagni di gioco nell’infanzia, compagni di classe a scuola, colleghi nell’ambiente di lavoro: le persone affrontano quotidianamente il complesso gioco delle appartenenze di gruppo, che definiscono l’identità sociale dell’individuo e ne permettono la sua integrazione. Questo volume analizza i fenomeni psicosociali che regolano la vita dei piccoli e grandi gruppi, secondo una prospettiva che non si limita al gruppo, ma tiene in considerazione anche l’individuo. Collocazione Biblioteca: 09230

I gruppi a scuola, nell’educazione e nella formazione

Michele Marmo, Marco Martinetti, Ivana Paganotto, Apprendere con ragazzi curiosi ma distratti. Ragazze e ragazzi “spersi” tra scuola e territorio/2, in Animazione Sociale, a. 47, n. 306 (2017), pp. 34-86
L’inserto del mese continua la riflessione educativa e didattica avviata nel n. 300 del 2016 sui ragazzi che si stanno allontanando dalla scuola, ma che sono marginali anche nei gruppi ludico-sportivi e in altre forme associative. Si segnala in particolare l’articolo di Paola Scalari, “Tutti i ragazzi vanno a scuola con emozioni”, che esplora il nodo cruciale della relazionalità, affettività, gruppalità e del ruolo del docente nel gruppo ‘pensante’.

71LdxfJJYtLAnna La Prova, Apprendimento cooperativo in pratica. Proposte operative per attività di gruppo in classe, Erickson, Trento, 2015
L’autrice, sulla base della sua lunga esperienza come formatrice in centinaia di scuole italiane, in questo volume fornisce indicazioni puntuali e immediatamente applicabili per progettare le attività di apprendimento cooperativo, formare i gruppi e proporre attività cooperative semplici e complesse, insegnare e sviluppare le abilità sociali, etc. L’apprendimento cooperativo ha dimostrato una formidabile efficacia sia nel promuovere gli apprendimenti scolastici e lo sviluppo di competenze di convivenza civile, sia nello stimolare diverse intelligenze e diversi stili di apprendimento.
Collocazione Biblioteca: 17168

A cura di Mario Pollo, Quale relazione tra un animatore e un gruppo giovani? Parole chiave per lavorare con i giovani / 5, in Animazione Sociale, n. 289 (feb. 2015), pp. 42-82
L’inserto di questo mese si sofferma da vicino sul ruolo dell’animatore nel suo relazionarsi con le nuove forme di gruppalità degli adolescenti e dei giovani, che si misurano con il compito di inventare sé stessi, prendendosi cura di un pezzo del mondo in cui vivono. L’inserto raccoglie i seguenti contributi: 1) Passione e metodo nell’agire dell’animatore; 2) Di quale adulto ha bisogno un gruppo di animazione?; 3) La relazione di un animatore con il gruppo; 4) Un gruppo per immergersi nella relazione solidale.

A cura di Tito Baldini … [et al.], Fare gruppo nel lavoro con adolescenti al limite. I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza/8, in Animazione Sociale, n. 295 (nov. 2015), pp. 37-84
Il presente lavoro propone alcuni approfondimenti sulle comunità per ragazzi con storie complicate e sul ruolo del gruppo come valido strumento di aiuto. Occorre fare gruppo tra i ragazzi perché possano accedere a forme di funzionamento mentali più evolute, caratterizzate dal pensiero e dalla condivisione con altri pari. Occorre fare gruppo tra operatori della comunità perché condividano una visione e un metodo, per poter costruire le condizioni affinché i ragazzi, da ospiti della comunità, diventino cittadini del territorio. Occorre fare gruppo tra colleghi dei diversi servizi per coordinare decisioni e responsabilità.

41FSpuvr+UL._SX341_BO1,204,203,200_Davide Fant, Pedagogia hip-hop. Gioco, esperienza, resistenza, Carocci, Roma, 2015, pp. 158
Nella prima parte del testo (“La cultura hip-hop”) viene presentata una panoramica della situazione storico sociale in cui l’hip hop è germinato, passando poi a delinearne uno d’insieme, tratteggiandone storia e fenomenologia. Nella seconda parte (“Pedagogia hip-hop”) si concentrano invece le riflessioni teoriche e si fanno emergere gli aspetti di interesse pedagogico. Nella terza parte (“Esperienze”) sono infine raccolte testimonianze di lavoro educativo attraverso l’hip-hop, che possono rivelarsi utili a chi volesse progettare e sperimentare attività formative nell’ambito della cosiddetta “hip-hop based education”. L’autore è formatore ed educatore.
Collocazione Biblioteca: 17087

A cura di Gian Piero Quaglino, Formazione. I metodi, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014, pp. 989
In questo manuale si trova un’ampia rassegna di modalità di formazione da quelle più tradizionali come la lezione frontale, la conferenza, a quelle più innovative che si rifanno alla narrazione, al teatro, al cinema fino alle attuali tecnologie informatiche. Gian Piero Quaglino ha insegnato Psicologia della Formazione presso l’Università di Torino.
Collocazione Biblioteca: 17859

9788820450564Stefania Ulivieri Stiozzi, Il counseling formativo. Individui, gruppi e servizi educativi tra pedagogia e psicoanalisi, Franco Angeli, Milano, 2013, pp. 135
Il volume affronta il tema della consulenza pedagogica mettendo a fuoco, in particolare, il ruolo del consulente pedagogico, il quale opera nei servizi educativi con funzioni di ricerca, formazione e supervisione. Attraverso un approccio trans-disciplinare il testo indaga la complessità del ruolo consulenziale chiamato a pensare insieme i livelli in cui si declina il mandato di un servizio educativo. Il libro si rivolge agli educatori, ai consulenti in formazione e a tutti quei professionisti che lavorano nell’ambito delle relazioni di cura perché trovino un luogo di auto-riflessione e di elaborazione degli interrogativi che sollecitano la pratica di questa professione nella nostra contemporaneità. L’autrice, ricercatore presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Milano-Bicocca, insegna Teorie e modelli della consulenza pedagogica.
Collocazione Biblioteca: 16677

I gruppi di lavoro nel sociale e nelle organizzazioni

Paola Scalari e Antonello Correale, Imparare a essere gruppo di lavoro, in Animazione Sociale, a. 47, n. 311 (lug. – ago. 2017), pp. 33-65
L’inserto intende rilanciare il tema del gruppo di lavoro e del lavorare in gruppo nei mondi professionali del sociale, dell’educativo, del sanitario e sociosanitario e della scuola. come le riflessioni qui proposte hanno messo in luce, oggi il gruppo anziché essere visto come un dispositivo che alleggerisce le fatiche del lavorare, è percepito come un ulteriore appesantimento. Le difficoltà di relazionarsi tra colleghi, le troppe riunioni che non approdano a nessuna decisione, la debolezza delle funzioni di coordinamento dentro le organizzazioni: tutto ciò contribuisce a depotenziare uno strumento che invece, se solo lo si impara a utilizzare, si rivela straordinariamente potente.

AS_300-320x448Gian Luca Arcomano, Rossana Castagnoli, Margherita Spalletti, Quando separarsi si fa opportunità. L’articolarsi nel tempo di un lavoro pluri-professionale tra mediazione, terapia e gruppo, in Animazione Sociale, a. 46, n. 300 (apr. 2016), pp. 92-102
Questo articolo muove dal desiderio di condividere un’esperienza lavorativa nata dalla sinergia di un gruppo di professionisti coinvolti a vario titolo nei servizi socio-sanitari dei territori di Orbassano e Collegno, nella prima cintura di Torino. L’equipe del centro di mediazione e terapia familiare si è occupata in modo crescente e diversificato di situazioni di conflitto genitoriale, di separazione e malessere del nucleo familiare. Nel corso dei decenni si è assistito a una profonda trasformazione della famiglia che richiedono agli operatori di prendere in carico ciascun nucleo, coppia o persona, nella sua unicità. Nel corso degli anni anche il servizio si è evoluto e sono cambiate le tipologie degli interventi, che si sono diversificati e reinventati in risposta alle problematiche portate dall’utenza.

Francesco Comelli, Intersoggettività fra gruppi e ricerche nel setting. Un’esperienza a gruppi concentrici a diverso gradiente terapeutico nell’esperienza di Basti-Menti, Associazione di promozione sociale, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 46, n. 2.1 (apr. 2016), pp. 27-35
L’autore ha pensato di comunicare un’esperienza di “comunità di pratiche” per pensare a possibili cure e relativi setting, alla luce del rapporto fra cultura e psicopatologia, per pazienti cosiddetti “resistenti” a ciò che la cultura individua come cure. L’esperienza in corso a Milano (Associazione Basti-Menti) sviluppa progetti di gruppo e individuali integrati senza un metodo standard, ma con percorsi pensati per ogni singola persona per riportare alla luce i talenti dimenticati del soggetto o negati da cure conformiste e promuovendo un suo riscatto mediante una valorizzazione delle sue capacità culturali. Tutto ciò non prescinde da un lavoro sul trauma e sul campo familiare e vede il contributo di una équipe composta da psichiatri, psicologi, psicoterapeuti, pazienti, filosofi, pedagogisti, familiari di utenti, persone amiche significative per i pazienti o per gli operatori. Francesco Comelli è psichiatra, psicoanalista SPI, coordinatore scientifico di Basti-Menti Associazione di promozione sociale.

cop1510Ariela Casartelli, Cecilia Guidetti, Un’esperienza formativa di coprogettazione. Il Laboratorio con il Gruppo indagini, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 45, n. 4 (autunno 2015), pp. 3-6
L’articolo presenta l’esperienza formativa svolta per il Progetto “Valorizzazione delle risorse”, avviato nel 2013 e tuttora in corso, che ha coinvolto il Comune di Milano e un’ATI di cooperative del terzo settore. Il progetto è finalizzato a svolgere interventi a sostegno e protezione dei minori e dei loro genitori in presenza di segnalazioni e richieste dell’Autorità Giudiziaria. Il gruppo che ha partecipato alla formazione era costituito da diverse professionalità con appartenenze diverse, risultando perciò un’esperienza interessante.

A cura di Gabriele Profita e Giuseppe Ruvolo, Lavoro, organizzazione e cura, in Narrare i gruppi, n. 2 (ott. 2015) – on line, vol. 10, pp. 105-207
Questo numero monografico affronta, in una prospettiva gruppoanalitica, una riflessione che vede come attori principali il linguaggio letterario e quello scientifico della psicologia. Da una parte vengono rivisitate opere letterarie di autori molto conosciuti come Melville, Kafka e Bukowski, dall’altra le loro opere vengono lette a supporto, e per comprendere meglio, un tema assai caro alla psicologia delle organizzazioni e del lavoro. I contributi sono i seguenti: “ Il riconoscimento, il lavoro, la cura” di G. Profita; “Il senso del lavoro e il suo contesto. Una rilettura di Bartleby lo scrivano di Herman Melville” di G. Ruvolo; “Superfluità e ‘vuoto mentale’ dei lavoratori: una esplorazione attraverso i racconti di Franz Kafka” di L. Ferrari; “Senso e non senso del lavoro in Charles Bukowski” di Giovanni Di Stefano; “L’acrobatica del morire” di L. Rugnone e altri; “Il ruolo del gruppo nella formazione degli Operatori sanitari di un servizio di cure palliative domiciliari” di V. Lenzo e altri.

Manuela Zambianchi, Promuovere l’autoefficacia lavorativa e creativa collettiva nelle organizzazioni, in Counseling, n. 2 (giu. 2015) – on line, vol. 8, pp. 1-11
Il modello teorico della ricerca-azione partecipata, che si fonda sul presupposto di coniugare la ricerca teorica e la partecipazione attiva al cambiamento attraverso un percorso democraticamente scelto da tutti i membri della struttura, è stato utilizzato per potenziare l’autoefficacia lavorativa e creativa del personale di Confcommercio Ascom Lugo, una organizzazione di rappresentanza delle imprese. Sono stati confrontati il livello di autoefficacia collettiva percepita dai membri dell’organizzazione con il livello di autoefficacia collettiva di Ascom come viene percepita da un campione di imprenditori associati. I risultati hanno portato a strutturare tre incontri di laboratorio partecipato da tutto il personale, focalizzati sui temi della creatività di gruppo, l’identità sociale di gruppo, il pensiero complesso e le strategie di coping proattivo.

81EPkpkp-1LMario Perini, L’organizzazione nascosta. Dinamiche inconsce e zone d’ombra nelle moderne organizzazioni, Franco Angeli, Milano, 2015, pp. 219
Ciò che accade nella zona d’ombra della vita di un’impresa o di un’istituzione sociale, e che spesso è invisibile sia ai propri membri sia ai manager che la governano e anche a molti consulenti, rappresenta quella che è stata chiamata “l’organizzazione nascosta”: è la sua dimensione sommersa, dominata dalle emozioni umane, dalle paure e dai desideri delle persone, dai miti e dalle fantasie, dalle ansie individuali e collettive e dalle difese che tentano di annullarle. Il libro intende offrire una puntuale ricognizione sulla natura del lavoro umano nelle organizzazioni, che, ampiamente studiato sotto il profilo socio-economico, normativo, ergonomico e della produttività, resta tuttora abbastanza misterioso sul piano della soggettività. Mario Perini è psichiatra, psicoanalista e consulente d’organizzazione. Collocazione Biblioteca: 17343

A cura di Caterina Gozzoli, Convivere nelle organizzazioni. Rilevanza sociale, forme e strumenti a sostegno di una convivenza generativa, in Narrare i gruppi, n. 3 (dic 2014) – on line, vol. 9, pp. 147-258
Il convivere nelle organizzazioni è da sempre una sfida complessa, infatti, le persone interagiscono, sviluppano relazioni, producono, condividono spazi e tempi senza avere, nella maggior parte dei casi, la possibilità di scegliersi. La necessità di gestire la differenza nelle sue molteplici accezioni e contemporaneamente di produrre al meglio per essere competitivi, sono così da considerarsi oggi due istanze cruciali. Se la convivenza organizzativa si sostanzia, dunque, in una dimensione di vincolo, di costrizione (ci si trova, non ci si sceglie, si è obbligati a…), non va trascurato però che è anche risorsa e opportunità (ci si lega e si sta insieme). È grazie al rapporto con l’alterità che noi cresciamo, che è possibile innovare servizi e prodotti, dare vita a processi creativi, gestire sfide complesse.

Roberto Mazza, Supervisione e lavoro di gruppo nei servizi pubblici, in Terapia familiare, n. 104 (mar. 2014), pp. 47-76
L’articolo vuole sottolineare l’importanza per i servizi pubblici psico-sociali, ma non solo, di avere uno spazio di riflessione periodico all’interno di un gruppo di supervisione interdisciplinare e, se possibile, interistituzionale, dove costruire ponti tra servizi e professionalità diverse, unendo le forze e creando un sistema per la formazione.

Valeria Fabbri, I gruppi e l’intervento sociale. Progettare, condurre, valutare, Carocci, Roma, 2006, pp. 155
Il lavoro sociale, per far fronte alla complessità strutturale del nostro tempo, richiede la capacità di creare connessioni, reti, contesti collaborativi e di scambio: accrescere la cultura del lavoro di gruppo costituisce quindi una sfida ed un investimento. Questo volume prende in esame le tecniche e le metodologie di progettazione, conduzione e valutazione del lavoro di gruppo in ambito sociale, quale strumento per attivare diritti di cittadinanza sociale, accrescere competenze di utenti e cittadini ed avviare percorsi d’integrazione. L’autrice insegna presso il corso di laurea in Scienze del servizio sociale dell’Università di Firenze.
Collocazione Biblioteca: 12962

I gruppi terapeutici e nel lavoro sociale di comunità

Claudia Bellò, Sentirsi genitori migliori. L’esperienza di un gruppo per genitori utenti del Servizio Protezione e Tutela minori in Lavoro sociale, n. 4 (ago. 2017), vol. 17, pp. 42-45
Nell’articolo è descritta l’esperienza di un gruppo per genitori in carico al Servizio di protezione e Tutela minori di Bassano del Grappa, costituito per dare voce alle famiglie affinchè possano mettere in campo le loro esperienze e le loro competenze e per invitare ad una riflessione circolare sul legame con i Servizi sociali, con le paure correlate e le criticità incontrate.

Tiziana Cassese … [et. al.], Tre storie di gruppi. Uno studio su 20 anni di trasformazioni nei trattamenti gruppali, in Rivista Plexus, n. 15-16 (2016) – on line, pp. 5-28
In questo lavoro vengono prese in considerazione le riflessioni svolte da un’équipe multidisciplinare sulle proprie modalità di conduzione dei gruppi terapeutici rivolti ai pazienti alcoldipendenti e ai loro familiari. Il contesto è quello di Aliseo, un’Associazione del privato sociale che da quasi trent’anni è presente sul territorio torinese nella cura e trattamento del disturbo da uso di alcol. L’articolo si propone di esplorare, attraverso l’utilizzo di un’intervista semi-strutturata, qual è la relazione tra i metodi trattamentali utilizzati nella conduzione dei gruppi e i cambiamenti avvenuti all’interno del Servizio di Accoglienza nel corso degli ultimi 20 anni, in termini di équipe e di modelli teorici di riferimento, nella cura dei pazienti alcoldipendenti. Il lavoro di ricerca ha permesso di sistematizzare l’impianto trattamentale rivolto ai gruppi per alcoldipendenti e famigliari che ha trovato una specificità terapeutica nella definizione di “gruppi trasformativi”. Tali considerazioni hanno permesso all’équipe di favorire una revisione del proprio metodo di lavoro attraverso la riqualificazione e ridefinizione dei fattori terapeutici della terapia di gruppo.

Paolo Colavero, Associazioni libere. Elaborazione del trauma e nuovi contenitori comunitari, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 46, n. 4 (2016), pp. 16-19
L’articolo presenta l’esperienza avviata in una piccola comunità della provincia pugliese in seguito al suicidio di tre giovani ragazzi a distanza di pochi mesi. L’intervento presentato, si prefigge di innestare, far nascere e rinforzare la cultura del dialogo, dello scambio e del sostegno reciproco all’interno della comunità colpita da tali eventi.

Sara Vignali, Curarsi la testa in galera. Gruppo terapeutico come luogo per tornare a vivere, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 46, n. 3.1 – 3.2 (lug. 2016) – on line, pp. 18-26
Dopo Freud la pratica e la teoria della psicoanalisi sono cambiate ed è cambiata la concezione della psiche. Secondo René Kaës, alcune forme del disagio contemporaneo possono essere trattate psicanaliticamente a condizione di esplorare i rapporti che intercorrono tra lo spazio psichico del soggetto, lo spazio dei legami intersoggettivi e quello proprio e specifico delle configurazioni psichiche dei gruppi, delle istituzioni e dei gruppi nelle istituzioni. L’articolo descrive l’esperienza dell’autrice, psicologa e psicoterapeuta, che ha condotto un gruppo terapeutico a San Vittore in un centro diurno per la riabilitazione di detenuti con disagio psichico, che erano prossimi alle dimissioni. Lo stesso articolo è disponibile nella versione online della rivista, al numero 3.1 del 2016.

9788898205240_0_0_0_75A cura di Andrea Narracci, Psicoanalisi multifamiliare come esperanto, Antigone, Torino, 2015, pp. 206
In questo volume – avvalendosi anche dei contributi di A. Antonucci, A. G. Maone e F. Russo – A. Narracci presenta il gruppo di psicoanalisi multifamiliare, ideato da J. G. Badaracco. Si tratta di un metodo di cura dei pazienti psicotici gravi nato in Argentina e ormai diffuso a livello internazionale; utilizzato in Italia prevalentemente nelle strutture psichiatriche pubbliche. Nel gruppo di psicoanalisi multifamiliare si fondono saperi provenienti dalla psicoanalisi, dalla psicopatologia, dalla psicoterapia sistemica, dalla psichiatria accademica e da quella anti-istituzionale, producendo una nuova forma di conoscenza, una sorta di “esperanto” utile per affrontare e trattare la psicosi, vista come l’inceppamento di un processo di crescita che coinvolge due o più persone della stessa famiglia appartenenti a generazioni diverse. Andrea Naracci è psichiatra e psicanalista e direttore di un Dipartimento di Salute Mentale a Roma.
Collocazione Biblioteca: 17380

Simone Bruschetta, Vincenzo Bellia, Raffaele Barone, Manifesto per una psicoterapia di comunità a sostegno della partecipazione sociale: la psicoterapia individuale e quella di gruppo rispondono ancora ai bisogni di cura della società?, in Rivista Plexus, n. 14-15 (2015) – on line, pp. 33-47
L’articolo propone una lettura critica dello sviluppo della psicoterapia, attraverso la valutazione dell’efficacia clinica delle sue due tipologie di setting più diffuse; la Psicoterapia Individuale e la Psicoterapia di Gruppo. Gli autori, di scuola gruppo-analitica, evidenziano la sostanziale difficoltà in cui la psicoterapia si ritrova oggi rispetto alle nuove e più pervasive forme di sofferenza mentale. Sulla scia delle recenti ricerche scientifiche sul funzionamento della mente e delle nuove proposte politiche dell’OMS, viene così proposta una forma psicoterapeutica di base, focalizzata sulla qualità della salute mentale di contesti umani definiti, definita Psicoterapia di Comunità. Questa nuova forma psicoterapeutica non va semplicemente intesa come un nuovo setting, ma come uno sfondo politico-culturale e una cornice teorico-metodologica mirata a sostenere l’empowerment delle persone con gravi disagi psicologici nei loro contesti sociali di appartenenza, e la loro guarigione attraverso la partecipazione attiva a tutti quei processi terapeutici che ne sostengono la cura.

libro-gruppo-mente-corpo-copertina-fullA cura di Barbara Rossi, Il gruppo tra mente e corpo. Percorsi terapeutici, Franco Angeli, Milano, 2015, pp. 222
Questo volume descrive le esperienze terapeutiche condotte da professionisti di diversa formazione, intesa come modello di riferimento nell’ambito di intervento. Il testo è una presentazione di alcuni dei tanti modi con cui ci si può avvicinare al senso della cura della sofferenza psichica e fisica; esso esplora il rapporto tra la malattia e la persona e tra la persona e il suo corpo, tra la persona con il suo corpo, il gruppo e l’ambiente. L’autrice è psicologa psicoterapeuta e psicoanalista. Collabora con il centro Italiano Sviluppo Psicologia (Roma).
Collocazione Biblioteca: 17043

A cura di Costanza Marzotto, Gruppi di parola per la cura dei legami familiari, Franco Angeli, Milano, 2015, pp. 203
Il testo – frutto di un serrato confronto all’interno del gruppo di lavoro attivo in diverse città italiane, coordinato dalla curatrice – presenta a operatori psico-sociali ed educatori uno strumento innovativo, dalla forte valenza preventiva, in quanto traduce operativamente una prospettiva di lavoro finalizzata al benessere relazionale del corpo familiare e alla cura dei legami tra le generazioni. Il lavoro in gruppo con bambini o adolescenti che hanno in comune un cambiamento familiare rappresenta uno spazio e un tempo dove è possibile riconoscersi con altri soggetti appartenenti a nuclei familiari divisi, o che vivono l’allontanamento per un affido eterofamiliare, o il lutto per una perdita grave, e trovare un senso a quanto accaduto. Le peculiarità del modello formativo, gli obiettivi e il metodo di questa risorsa, finalizzata a facilitare il riconoscimento tra pari e a riannodare il dialogo con gli adulti con l’aiuto di un professionista esperto, sono documentati nel volume, attraverso l’illustrazione di ciò che avviene dentro la stanza del Gruppo di parola e nell’intreccio con la mediazione familiare e altri interventi a sostegno delle famiglie fragili. Sui gruppi di parola si veda anche l’articolo di Monica Lingua su Animazione sociale, a. 44, n. 280 (feb. 2014), Mettere in parole l’essere figli di genitori separati. Quando parlarsi in un “gruppo di parola” tra pari mette a tacere la censura interiore.
Collocazione Biblioteca: 17103

Teo Vignoli, Elisa Martino, I gruppi in alcologia: un’esperienza clinica che integra tecniche narrative e pratiche di medical management, in Alcologia, n. 20-21 (dic. 2014), pp. 31-36
L’articolo presenta l’esperienza di un gruppo clinico, condotto all’interno di un servizio tossicodipendenze, rivolto a persone con disturbo da uso di alcol. La conduzione del gruppo è pluriprofessionale, con una psicologa e un medico internista. L’obiettivo è di attivare nei partecipanti processi di recovery non solo con l’astensione totale da alcol ma anche attraverso la diminuzione e il controllo del consumo alcolico. Le strategie di conduzione integrano tecniche narrative con strategie di prevenzione della ricaduta e pratiche di medical management. In questo numero della rivista troviamo anche I gruppi informativo-motivazionali e i gruppi ad orientamento cognitivo-comportamentale in alcologia e altrove (pp. 25-30)

Raffaele Mastromarino, La gestione dei gruppi. Le competenze per gestire e facilitare i processi di gruppo, Franco Angeli, Milano, 2013
Il testo, il cui autore è psicoterapeuta e analista transazionale, si rivolge alle persone che lavorano in campo psico-socio-educativo, illustrando le competenze per gestire in modo efficace un gruppo. Il libro è suddiviso in due parti: nella prima viene presentata una breve cornice teorica sullo studio del gruppo, della sua dinamica e per evidenziare come il gruppo favorisca lo sviluppo del Sé dei suoi membri. Nella seconda parte vengono illustrate le competenze per gestire e facilitare i processi di gruppo, suddivise tra quelle riferite al ‘sapere’, al ‘saper fare’ e al ‘saper essere’. A conclusione viene illustrato un intervento per descrivere come il gruppo possa essere uno strumento efficace per la prevenzione del disagio psicologico e la promozione della salute e come può essere utilizzato in psicoterapia secondo il modello dell’Analisi Transazionale.
Collocazione Biblioteca: 16593

I gruppi di psicodramma e artiterapie

E-book FrancoAngeliAurelia Chillemi, Danza comunitaria e sviluppo sociale: il movimento poetico dell’incontro, in Rivista Plexus, n. 15-16 (2016) – on line, pp. 92-114
Questo contributo riporta l’esperienza del progetto di sviluppo psicosociale mediante la Danza Comunitaria realizzato a Buenos Aires nel contesto di una fabbrica recuperata, nella cornice di una sperimentazione didattica e di ricerca della Universidad Nacional de las Artes. L’esperienza si svolge in un gruppo eterogeneo, inclusivo e aperto a tutti, basato sull’interazione a mediazione corporea e sulla produzione collettiva partecipata di opere coreografiche su temi di rilevanza sociale. Il dispositivo si propone finalità di promozione della salute e di prevenzione del disagio e si dimostra particolarmente efficace per realizzare aggregazione ed elaborazione di traumi e lutti personali e collettvi.

Simone Bruschetta, Giuseppe Biagi, Rosa Leonardi, Lo scenodramma comunitario nella scuola primaria: installazione nell’istituzione scolastica di un dispositivo psicoterapeutico comunitario basato sul gioco, in Rivista Plexus, n. 15-16 (2016) – on line, pp. 27-64
L’articolo presenta l’applicazione del dispositivo dello scenodramma a un gruppo classe della scuola primaria. Viene utilizzato un caso esemplificativo di presa in carico di una bambino di 8 anni attraverso un approccio psicoterapeutico di comunità, per il quale è stato attivato l’intervento specifico nella classe del piccolo paziente. L’esperienza presentata permette di descrivere l’organizzazione del dispositivo dello scenodramma comunitario nelle istituzioni e la connessa teoria della tecnica dei gruppi comunitari ad orientamento psicodinamico-analitico nella scuola.

Ilaria Mochen, Esperienza di conduzione di un gruppo a mediazione terapeutica. L’utilizzo delle immagini e della carta di rete, in Gruppi nella Clinica, nelle Istituzioni, nella Società, n. 2 (mag.-ago. 2015), pp. 37-50
L’articolo descrive la metodologia adottata in un gruppo terapeutico formato dagli ospiti di una comunità terapeutica per persone con problemi psichiatrici. La particolarità di questa metodologia è stata l’utilizzo del Fotolinguaggio per l’espressione dei vissuti e della “Carta di rete” come indicatore qualitativo dell’efficacia terapeutica. Ciò ha permesso ai partecipanti di sentirsi sicuri nell’esprimersi e agli operatori di avere uno strumento adeguato di valutazione dell’esperienza.

Michela Gatta … [et al.], Adolescenza e psicodramma analitico: analisi testuale ed effetti a breve termine sui sintomi psichiatrici, in Gruppi nella Clinica, nelle Istituzioni, nella Società, n. 2 (mag.-ago. 2015), pp. 61-83
Questo articolo descrive uno studio effettuato su un ciclo di sedute di psicodramma analitico rivolto ad un gruppo di pazienti adolescenti afferenti al servizio di Psicopatologia dell’Adolescenza del servizio NPI di una azienda sanitaria Padovana, uno spazio strutturato con attività ambulatoriale, educativa e riabilitativa per adolescenti che presentano una importante sofferenza psichica e alterazione dei comportamenti. La ricerca ha operato un confronto con un gruppo molto simile all’interno dello stesso servizio e con un gruppo di controllo trattato con terapia individuale, tramite l’analisi tematica dei verbali delle sedute. I temi sono stati analizzati seguendo quattro categorie che corrispondevano ai principali obiettivi terapeutici: la gestione della sintomatologia, il funzionamento-psicosociale, i processi di mentalizzazione e il perseguimento dei compiti evolutivi.

Massimo Pietrasanta, Un’esperienza di gruppo di psicodramma all’interno di una comunità riabilitativa psichiatrica: la storia di Miriam, in Gruppi nella Clinica, nelle Istituzioni, nella Società, n. 1 (gen.-apr. 2015), pp. 41-51
L’autore, psichiatra esperto di psicodramma, riferisce un’esperienza condotta in una Comunità terapeutica psichiatrica che ospita venti pazienti, quasi tutti autori di reato, in misura alternativa all’Ospedale Psichiatrico Giudiziario, oppure dimessi dopo aver scontato periodi anche lunghi in OPG. In particolare viene analizzato l’intervento condotto con Miriam, attraverso la sequenza dei giochi più significativi rappresentati in gruppo con lo psicodramma.

Patrizia D’Aprile, Licia Versari, Un gruppo di genitori tossicodipendenti in carcere. Ottica psicoanalitica e applicazioni dello psicodramma analitico, in Gruppi nella Clinica, nelle Istituzioni, nella Società, n. 3 (set.-dic. 2009), vol. 11, pp. 77-90
Si tratta di un’esperienza condotta dalle autrici, psicologhe e psicoterapeute, su un piccolo gruppo omogeneo a tempo limitato di genitori tossicodipendenti detenuti nella Casa Circondariale di Forlì. Scopo del lavoro era far emergere i soggetti all’interno di un’istituzione totalizzante, massificante e segregativa, avvalendosi dello psicodramma analitico. Attraverso il lavoro nel gruppo, i detenuti sono giunti a interrogarsi sul proprio ruolo di padri e a ripercorrere il rapporto che essi avevano avuto con la figura paterna.

A cura di Paolo Donzelli, L’inclusione attiva e partecipata attraverso il teatro… dal diario di un’esperienza, Università degli Studi di Catania, Catania, [2008?], pp. 86
Il testo riferisce in merito a un’iniziativa del CinAP, il Centro per l’integrazione attiva e partecipata delle persone con disabilità, facente capo all’Università di Catania. Si tratta di due laboratori teatrali (Il gioco del mondo, La morra cinese) riprodotti nel dvd allegato (coll. 01D12), che hanno inteso offrire agli studenti partecipanti l’opportunità di esprimere il proprio diritto alla creatività e all’esercizio delle proprie potenzialità, stimolando il confronto, la socializzazione, l’integrazione sociale e culturale all’interno del gruppo di lavoro.
Collocazione Biblioteca: 14221

I gruppi di auto aiuto

Silvia Belotti, Vittime di pedofilia. L’esperienza di un gruppo di auto/mutuo aiuto, in Lavoro sociale, n. 3 (giu. 2017), vol. 17, pp. 32-41
Nell’articolo vengono descritte le dinamiche di un gruppo di auto/mutuo aiuto rivolto a vittime di pedofilia e genitori con figli che si sono trovati in tale situazione. Nel gruppo la condivisione delle esperienze permette il superamento dei sensi di colpa e di trovare comprensione e sostegno.

9788894151435_0_0_840_75Allaman Allamani, Dipendere. La Parola per Strada, Firenze, 2016, pp. 158
L’intento dell’autore, psichiatra e coordinatore del Centro Alcologico di un’Asl a Firenze, è quello di avvicinare la dimensione delle dipendenze a “noi non dipendenti”. Secondo Allamani dipendere è un’istanza comune e inevitabile ad ogni essere umano e, apprendendo a guardare gli “altri” come forme di “noi”, possiamo comprendere meglio ciò che limita la nostra libertà e costituisce dunque la nostra dipendenza. Nella prima parte del testo viene spiegata questa concezione, anche spirituale, di dipendenza e troviamo illustrati i dodici passi che caratterizzano il programma degli Alcolisti Anonimi e di altre associazioni simili; nella seconda parte il testo affronta il tema delle dipendenze a partire dalla testimonianza di 12 persone che, attraverso un gruppo di auto mutuo aiuto, sono riuscite ad uscire dalla dipendenza e a raggiungere un maggior equilibrio materiale e spirituale.
Collocazione Biblioteca: 17768

Luigino Pellegrini, Lorenzo Gios, Club di Ecologia Familiare (CEF), Scuola di Ecologia Familiare (SEF) e Corso di sensibilizzazione all’approccio Ecologico Sociale al Benessere nella Comunità. Uno studio pilota in Trentino e valutazione di alcuni strumenti operativi, in Alcologia, n. 25-26-27 (2016), pp. 43-48
Il presente lavoro descrive una sperimentazione di comunità multifamiliari denominate Club di Ecologia Familiare (CEF), avviata a Rovereto e nel distretto della Vallagarina, in provincia di Trento. I gruppi CEF sono stati analizzati utilizzando metodi sia quantitativi che qualitativi, al fine di valutare sostenibilità e funzionamento di tale tipologia di gruppi. La sperimentazione sembra dimostrare che il mettere al centro la persona/famiglia con la multidimensionalità dei suoi disagi (piuttosto che la specificità del singolo problema) rappresenti una strada praticabile ed efficace nei gruppi di auto-mutuo aiuto.

SOS assistenti sociali. Gruppi di sostegno per ritrovare le energie, in Lavoro sociale, n. 2 (apr. 2016), vol. 16, pp. 22-28
Le professioni d’aiuto, come quella di assistente sociale, comportano un notevole carico di lavoro e di stress. Confrontarsi in gruppo con altri colleghi può essere utile per affrontare le criticità, ma anche per riscoprire gli aspetti positivi della professione, con l’aiuto di un facilitatore che può essere anche un membro del gruppo. Nei riquadri sono presentate due esperienze.

Federico Peretti, Ritrovarsi ancora genitori. Quando il gruppo permette ai genitori separati di vivere dignità e responsabilità, in Animazione Sociale, a. 45, n. 293 (lug.-ago. 2015), pp. 84-92
L’autore, educatore professionale, presenta alcune riflessioni relative a una sperimentazione avviata con un gruppo di genitori, accomunati da difficoltà nel lavoro di cura con i figli. L’obiettivo è stato quello di offrire uno spazio dove poter costruire significati e letture inerenti le principali questioni educative, promuovendo inoltre una rete di aiuto tra le persone, facendo leva sulle loro risorse e punti di forza.

cov150hVéronique S. Grazioli … [et al.], Perceptions of twelve-step mutual-help groups and their associations with motivation, treatment attendance and alcohol outcomes among chronically homeless individuals with alcohol problems, in The International Journal of Drug Policy, n. 5 (mag. 2015) – on line, vol. 26, pp. 468–474
I gruppi di mutuo aiuto che fanno riferimento ai “dodici passi” sono fra le forme di sostegno più disponibili per i senzatetto con problemi di alcol. La ricerca qualitativa tuttavia ha suggerito che questa popolazione ha spesso percezioni negative di questi gruppi, e secondo quanto è emerso questo elemento è associato alla scarsa partecipazione. È importante capire le percezioni di questa popolazione rispetto al gruppi di reciproco aiuto e la loro associazione con i risultati rispetto all’alcol, per fornire a questa popolazione una programmazione più appropriata e personalizzata. Le finalità di questo studio trasversale erano: (a) esaminare qualitativamente la percezione di questa popolazione rispetto ai gruppi e (b) valutare quantitativamente la sua associazione con la motivazione, la partecipazione al trattamento e i risultati rispetto al consumo di alcol.

Miriam Vanzetta, Elisa Agosti, Paolo Dallago, Insieme contro l’azzardo, L’Auto/mutuo aiuto per combattere il gioco d’azzardo patologico, in Lavoro sociale, n. 2 (apr. 2015), vol. 15, pp. 17-21
L’articolo presenta l’esperienza dell’Associazione A.M.A. di Trento, che si occupa dal 1998 di gioco d’azzardo patologico con l’attivazione di gruppi di auto/mutuo aiuto sul territorio. Sono luoghi nei quali le persone accomunate dalla stessa situazione possono esprimersi e condividere le proprie esperienze, riflessioni e difficoltà e mettere in atto strategie comuni per il superamento della dipendenza.

Stefano Bertoldi, Sandra Venturelli, Gruppi di auto mutuo aiuto e la prevenzione del suicidio, in Sicurezza e scienze sociali, a. 2, n. 3 (ott.-dic. 2014), pp. 156-166
Nel 2008 nasce in Trentino il progetto “Invito alla vita”, promosso dall’Azienda Provinciale per i servizi sanitari e gestita dall’Associazione AMA Salute mentale. Ne fanno parte molti soggetti sia istituzionali che non, sanitari e sociali. Collaborano insieme per fornire un’adeguata informazione sul fenomeno dei suicidi e per una efficace azione di prevenzione. Due principalmente sono gli strumenti attraverso i quali operano: una help-line (24 ore su 24) e un gruppo di auto mutuo aiuto per persone che hanno tentato il suicidio e per i famigliari che hanno perso i loro cari per suicidio.

imagesAlessandra Augelli, Quando le formiche spostano un elefante… Genitori di gruppi auto-mutuo aiuto raccontano le dipendenze e la cura familiare, Franco Angeli, Milano, 2014, pp. 102
A partire dall’esperienza concreta e dalla storia di un’associazione che lavora da più di trent’anni sull’uso di sostanze e sulle dipendenze, il libro intende mostrare il valore dell’auto-mutuo aiuto attraverso la narrazione dei vissuti di quanti lo hanno sperimentato. Il titolo richiama non solo la fatica di spostare qualcosa di pesante e opprimente, ma anche l’importanza di portare alla luce qualcosa di grosso che, alle volte, la società preferisce non vedere. Schede di lavoro illustrano il percorso di scrittura autobiografico fatto con i genitori e si offrono come spunto formativo. Alessandra Augelli è docente di Pedagogia della famiglia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore – Sede di Piacenza.
Collocazione Biblioteca: 17032

A cura di Sergio Cecchi, La Famiglia e l’alcolismo, Analisi dell’esperienza dei Club degli alcolisti in trattamento, Carocci, Roma, 2014, pp. 190
Il volume illustra i risultati di una ricerca quantitativa condotta su un gruppo di 151 individui con problemi alcolcorrelati inseriti nei programmi dei Club degli alcolisti in trattamento del Friuli Venezia Giulia. La ricerca offre un contributo importante ad una discussione critica sulle peculiarità, le risorse e i limiti dei processi innescati dai movimenti che si richiamano ai principi dell’auto-mutuo aiuto e sulle potenzialità di una loro partnership con il settore pubblico. Tutto ciò è particolarmente significativo in un momento storico nel quale i servizi sanitari e di assistenza sociale si trovano nella necessità di ideare nuove strategie d’intervento in un quadro di riduzione della spesa.
Collocazione Biblioteca: 17009

Maria Giovanna Campus, Dal lavoro di gruppo al gioco di squadra. Breve storia di un’esperienza, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 44, n. 1 (2014), pp. 28-31
L’articolo presenta un’esperienza di un gruppo di auto-mutuo aiuto in funzione dal 1999 in due Centri diurni per disabili. Gli incontri e il riconoscimento reciproco hanno portato i partecipanti a stabilire un’alleanza base per un sostegno creativo e solidale tra pari.

Valentina Calcaterra, Attivare e facilitare i gruppi di auto/mutuo aiuto, Erickson, Trento, 2013, pp. 97
Incontrarsi, confrontarsi e sostenersi a vicenda sono esperienze spontanee dell’essere umano nei momenti di difficoltà. Quella di aiutarsi è quindi una competenza naturale, che va però ricordata e sollecitata. Il testo, rivolto sia ai professionisti che ai volontari, presenta in maniera ragionata la realtà dei gruppi di auto/mutuo aiuto: si concentra sui passi imprescindibili da compiere per chiunque voglia attivare un gruppo e/o vi partecipi come facilitatore, e fornisce indicazioni concrete per gestirlo e favorirne lo sviluppo. Collocazione Biblioteca: 16527

Ottobre 2017

 

Maggioli

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(2015) A cura di Milena Cortigiani, Paolo Marchetti
L’assistente sociale
Società complesse, nuovi bisogni, strategie e modelli di intervento

ss

(2017) Eduardo Barberis, Paolo Boccagni
Il lavoro sociale con le persone immigrate
Strumenti per la formazione e la pratica interculturale nei servizi

conoscenza

(2017) Michele Pezzagno e Anna Richiedei
La conoscenza dei servizi socio-assistenziali e sanitari 
per un una rinnovata attenzione al welfare urbano
Esperienze, strategie e contenuti per l’Augmented Reality

8891621566

(2017) Mauro Croce, Fabrizio Arrigoni
Gratta e perdi
Anziani, fragilità e gioco d’azzardo

 

Edizioni Gruppo Abele

 

Venti-da-NordEst_cover-300x430(
(2017) Mariapia Bonanate
Venti da Nord- Est
Storie di alcolismo e tracce d’uscita

 

 

Da Avviso Pubblico

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(2017) A cura di Claudio Forleo e Giulia Migneco
Lose for life
Come salvare un paese in overdose da gioco d’azzardo

 

 

 

Dall’autrice Grazia Zuffà

Droghe_autoregolazione_copertina

(2017) Grazia Zuffà, Susanna Ronconi
Droghe e autoregolazione
Note per consumatori e operatori

 

 
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