Welfare, partecipazione e lavoro di comunità

Rory Hearne, Mary P. Murphy, Participatory Action Research: a Human Rights and Capability Approach. Part 1: The Theory,Maynooth, National University of Ireland Maynooth, 2020, 44 p
L’opera, in due volumi, tratta della PAHRCA (Participatory Action Research: a Human rights and CapabilityApproach) e della sua applicazione nell’approccio ai diritti umani. La PAR, la ricerca sull’azione partecipativa, è un approccio alla ricerca nelle comunità che enfatizza la partecipazione e l’azione. Il primo volume dell’opera tratta la teoria e il metodo, il secondo volume:Participatory Action Research: a Human Rights and CapabilityApproach. Part 2: The Practice (Coll. Bibl. : 18643) espone le sue applicazioni pratiche e lo studio di casi in 13 Paesi europei.
Collocazione Biblioteca: 18642

?????????????????????????????????????????????????????????Ruggero Plebani … [et al.], Welfare di comunità, come si fa?, in Animazione Sociale, n.1/333 (2020), pp. 28-41
Il welfare di comunità appare oggi la formula più convincente per innovare e mandare avanti la storia del lavoro sociale in Italia e per tutelare una idea di convivenza. Nel welfare di comunità – spiega Camerlinghi – la comunità si fa welfare e assume su di sé la cura delle fragilità che la attraversano. I quattro articoli di questa monografia intendono precisare operativamente in cosa consiste il welfare di comunità e nascono dalla riflessione avvenuta nel territorio di Lecco durante gli “Stati Generali del Welfare” del novembre 2019.

Gianfranco Marocchi … [et al.], Il tempo della collaborazione, in Welfare oggi, a. 24, n. 6 (nov.-dic. 2019), pp. 3-38
Il Focus della rivista è dedicato alle esperienze di alcuni enti locali che hanno messo in pratica l’amministrazione collaborativa. Questi gli argomenti dei contributi raccolti: 1) il “Piano di inclusione sociale” del Comune di Torino, presentato per mezzo dell’intervista al vicesindaco Sonia Schellino; 2) la coprogettazione della città di Lecco, unico caso in Italia di impresa sociale compartecipata da comuni e soggetti del Terzo settore per la gestione complessiva dei servizi di welfare del territorio; 3) il progetto “BEN Essere in Valle” del distretto di coesione sociale Valle di Susa e Val Sangone, dove il territorio montano di confine genera bisogni complessi, affrontati con un percorso sperimentale di coprogettazione; 4) l’esperienza della città di Brescia, che ha introdotto un sistema integrato per l’erogazione dei servizi domiciliari con accreditamento di diversi soggetti pubblici e privati; 5) l’esperienza di coprogettazione del Servizio per l’integrazione sociale e scolastica degli alunni con disabilità a Ghedi (BS).Si segnala inoltre l’articolo di Sergio Pasquinelli, Il welfare collaborativo: dinamiche emergenti da una ricerca, nel medesimo n. della rivista, pp. 61-66

Elena Stanchina… [et al.], Lavoro di comunità, in Lavoro sociale, n. 5 (ott. 2019), vol. 18, pp. 27-45
Il Focus di questo numero comprende i seguenti articoli: 1) “Così distanti così vicini” che prende in esame il lavoro di comunità in due realtà, quali Mumbai e Stoccolma, molto diverse tra loro sotto molteplici aspetti, dove un gruppo di studiosi ha compiuto una ricerca comparativa; 2) “Otto principi per la coprogettazione sociale” che propone una visione relazionale dei servizi, visti come bene comune quindi come risorse collettive; 3) “La valutazione nei progetti sociali e di comunità”, l’idea che un processo di valutazione richieda neutralità porta a sottostimare i rischi che questa scelta implica.

A cura di Carlo Andorlini, Luoghi di protagonismo, in Welfare oggi, a. 24, n. 4-5 (lug-ott. 2019), pp. 7-26
Il FOCUS 1 della rivista mette in evidenza l’importanza assunta dai luoghi sia pubblici che privati nei vari ambiti: culturale, sociale, sanitario, sportivo, commerciale, sia per quanto riguarda la funzione che il luogo stesso svolge, sia del suo rilievo simbolico. Si sviluppa su quattro articoli: 1) I Luoghi; 2) Luoghi ad alta intensità relazionale; 3) Luoghi riconsegnati alle comunità; 4) Luoghi dove la densità di relazioni ricompone impresa e società.

cop210Sergio Cecchi, Il servizio sociale di comunità. Uno strumento di organizzazione politica della cittadinanza, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 49, n. 2 (primavera 2019), pp. 14-17
Secondo l’autore, il “community work” non è soltanto una tecnica di intervento. Esso è, infatti, un “modo” di leggere la genesi e la risoluzione dei problemi umani e di interpretare il ruolo di assistente sociale come un facilitatore di connessioni e di catalizzatore di processi “politici”, intendendo con questo termine un’azione collettiva capace di contribuire a delineare gli indirizzi di politica sociale in merito alla tipologia, alla quantità, ai destinatari e ai criteri di accesso alle risorse di welfare. Il lavoro di comunità prende avvio dal coinvolgimento dei cittadini nella risoluzione di problemi personali e delle loro comunità, per innescare processi partecipativi che possono dare vita a gruppi, associazioni, comitati e coalizioni che hanno lo scopo di motivare i cittadini a partecipare alla gestione dei loro sistemi locali di welfare.

Ennio Ripamonti, Davide Boniforti, Immaginare il cambiamento scommettendo sul positivo, in Tecniche di collaborazione / 6: l’AppreciativeInquiry, in Animazione Sociale, n. 6/329 (2019), pp. 48-60
L’articolo descrive la sesta tappa di un percorso volto a esplorare gli strumenti del lavoro sociale di comunità. Viene descritto l’AppreciativeInquiry, uno strumento che ha ispirato diversi gruppi, organizzazioni e comunità locali, animate dal desiderio di dare forma al cambiamento sociale. Consiste in una metodologia di lavoro innovativa, che si focalizza su quanto di buono, efficiente, funzionante già esiste all’interno di un gruppo, di un’organizzazione o di una comunità, favorendone così lo sviluppo. L’elemento di novità che assicura il successo di questo approccio è il superamento del concetto tradizionale del problemsolving: con l’Appreciative Inquiry non ci si focalizza sul problema, ma sulle migliori aspettative possibili, fondandole sul positivo già esistente. Gli individui sviluppano così al meglio le loro capacità in un clima di fiducia e di apertura, condizioni essenziali per garantire una visione comune all’interno dell’organizzazione stessa. Un’altra tecnica interessante di promozione della partecipazione e del dialogo si trova nell’articolo di Ennio Ripamonti, Davide Boniforti, Allestire situazioni per un dialogo aperto e plurale. Tecniche di collaborazione/2: World Cafè, in Animazione Sociale, n. 2/325 (2019), pp. 50-60

A cura di Rosangela Lodigiani e Martina Visentin, Nuovi territori del welfare tra partecipazione, beni comuni e community building, in Sociologia e Politiche Sociali, n. 1 (2019), vol. 22, pp. 9-131
La monografia raccoglie diversi contributi che mostrano come il territorio possa rappresentare un laboratorio di innovazione per le pratiche di partecipazione, produzione dei beni comuni e community building. Gli articoli raccolti sono: “Contrattazione sociale territoriale e welfare locale: una sinergia rinnovata” di Rosangela Lodigiani e Egidio Riva; “I distretti per la famiglia della provincia autonoma di Trento: culture e strutture reticolari di una governance territoriale” di Riccardo Prandini e Luigi Tronca; “Alternanza scuola-lavoro e pubblica amministrazione. Prime riflessioni su un’indagine di welfare digitale” di Martina Visentin; “Urban commons and commoning in Amsterdam East. The role of liquidcommunities and the localgovernment” di Peer Smets e FiroezAzarhoosh; “Piattaforme di mobilitazione, human network e organizzazioni decentralizzate. Collaborazione in ambiente fisico-digitale” di Daniele Bucci e Valeria Loreti.

welfareoggi210Cristina Malvi, Maria Valeria Sardu, Narrare insieme costruisce legami. Alleanza per gli anziani fragili che diventa comunità di pratica a Bologna, in Welfare oggi, a. 24, n. 2 (mar.-apr. 2019), pp. 67-72
Un laboratorio linguistico come quello descritto nell’articolo è una pratica di comunità e funziona se allo stesso tavolo si siedono cittadini, professionisti, ex operatori, caregiver. Si propone i seguenti obiettivi: circoscrivere, con il concorso di cittadini e organizzazioni, il bisogno di alfabetizzazione sanitaria; identificare uno o più strumenti per rappresentare ai professionisti la difficoltà che si ha se non si è “del mestiere” ed accompagnarli al cambiamento di lessico, ad esempio con opportuni percorsi formativi; definire strumenti comunicativi per la semplificazione dei termini tipici del linguaggio delle organizzazioni sociali e sanitarie che sono di ostacolo alla comprensione per i cittadini; organizzare percorsi di formazione in collaborazione con le associazioni di rappresentanza delle professioni sanitarie affidando ai volontari un ruolo di facilitatori nella comprensione dei messaggi e delle politiche di salute; verificare con le associazioni di pazienti e con i comitati consultivi misti l’efficacia delle scelte, anche con prove ed esercizi sul campo.

A cura di Franco Floris, Abitare un paese è camminare per arrivarci. Un’ amministrazione è locale se mette al lavoro le forze generative, in Animazione Sociale, n. 2/325 (2019), pp. 6-18
Come cittadini siamo preoccupati per la qualità del vivere in paesi e città. Alcuni erigono muri, molti si chiedono come mettere in gioco le proprie risorse, altri sperimentano vie di uscita dai problemi attivando “beni comuni”. Tutti invocano la capacità di amministrare un paese in forma partecipata. L’intervista a Paolo Pezzana, sindaco di Sori (GE) e presidente nazionale della Federazione Italiana Organismi per le persone senza fissa dimora, cerca di ragionare su tutto questo.

Angela Galasso, Silvia Paolini, L’agricoltura sociale, una pratica innovativa?, in Aggiornamenti Sociali, a. 69, n. 10 (ott. 2018), pp. 643-652
Le autrici, esperte di agricoltura sociale, spiegano questa forma di produzione dei beni alimentari che è affiancata dalla creazione di bene comune. inteso come qualità della vita delle persone e delle comunità, e coniuga funzione produttiva, relazionale e di cura. Secondo le autrici, spetta alle istituzioni trovare la chiave per sostenere questo approccio innovativo e definirne il futuro.

generatividitutto210Mauro Magatti, Chiara Giaccardi, Generativi di tutto il mondo, unitevi! Manifesto per la società dei liberi, 6. ed., Milano, Feltrinelli, 2018, 118 p.
Secondo gli autori, docenti di sociologia, la società contemporanea si è liberata dalle costrizioni e dalle inibizioni ed è una “società dei liberi”. In realtà, trasformando il desiderio in godimento, siamo diventati schiavi della performance e prigionieri della potenza: quella dei grandi apparati tecno-economici e quella della volontà di potenza soggettiva, in continua espansione. Arrivando a negare la realtà, il senso, l’altro da noi, la vita, si diventa violenti, insoddisfatti, depressi, pieni di cose, ma perfettamente vuoti e disuguali. Esiste però un’altra libertà: la “libertà generativa”. Una libertà che insegue una speranza e sta in relazione con la realtà, con l’altro da sé. Un generare che è biologico e simbolico. Come movimento antropologico originario, speculare al consumo, la generatività si manifesta nell’arte, nel lavoro cooperativo, nel volontariato, in certa imprenditorialità, nell’artigianato e si realizza in quattro tempi: desiderare, mettere al mondo, prendersi cura e, infine, lasciar andare. In questo testo si prospetta dunque la generatività come nuovo immaginario della libertà che ci libera da noi stessi, un nuovo modello di sviluppo e di democrazia che supera l’individualismo della società dei consumi.
Collocazione Biblioteca: 18258

Giulio Sensi, Il valore sociale delle storie, in Welfare oggi, a. 23, n. 4-5 (lug.-ott. 2018), pp. 83-87
L’efficacia delle politiche sul welfare è anche legata alla capacità di essere raccontate, comprese e condivise dalle comunità di riferimento. Le storie sono uno strumento importante per parlare di welfare ai cittadini e costruire cultura. Inserite in una strategia di comunicazione consapevole, colpiscono le emozioni ma al tempo stesso stimolano la riflessione, che dalla narrazione di un caso rimanda a una realtà più ampia.

A cura di Andrea Marchesi, Michele Marmo, Cose da fare con i giovani. Parole chiave tra comprendere e intraprendere, in Animazione Sociale, supplemento al n. 321 (2018), 320 p.
Il volume, rivolto agli operatori sociali che lavorano con i giovani in vari ambiti, è una raccolta di articoli apparsi nella rivista “Animazione sociale”. Si propone di aiutare gli operatori a “comprendere ciò che sta già accadendo, qui e ora, nelle esperienze di chi sta provando ad aprirsi un varco nel futuro, nonostante l’incertezza di una crisi senza fine”. Non si tratta dunque di considerare i giovani oggetto di studio, ma di riflettere sui metodi, sul che fare e come fare, provando ad aprire prospettive di azione nella realtà. Tra gli autori degli articoli troviamo, oltre a molti operatori del privato sociale, Kristian Caiazza del Gruppo Abele, Michele Gagliardo di Libera Formazione, Mario Pollo, esperto di animazione socio-culturale, Vincenza Pellegrino e Ivo Lizzola, docenti universitari

A cura di Giulia Galera, Comunità accoglienti e sviluppo locale, in Welfare oggi, a. 23, n. 4-5 (lug.-ott. 2018), pp. 8-44
Il Focus di questo numero affronta il tema dell’immigrazione, tema al centro come non mai del dibattito politico del nostro paese. Secondo gli autori il dibattito politico si fonda su posizioni che argomentano l’insostenibilità dell’accoglienza vista su piani quali i costi economici, la sicurezza, la perdita di identità. Mentre questo focus vuole raccontare, a partire dai casi pratici e concreti, ciò che effettivamente sta avvenendo nel nostro Paese. La ricetta vincente associa fattori quali: un’attenzione ai numeri sostenibili e equilibrati sul territorio; coinvolgimento collaborativo di istituzioni locali, società civile, terzo settore; un’idea di futuro e sviluppo locale.

psicologiadicomunita210Marta Rohani Moaied … [et al.], Photovoice e intervento di comunità, in Psicologia di Comunità, n.2 (2018), vol. 14, pp. 13-66
Photovoice è una metodologia di ricerca-azione partecipata con la quale le persone possono rappresentare alcuni aspetti e contenuti critici delle loro comunità o gruppi di riferimento attraverso la tecnica fotografica. Sta conoscendo una popolarità sempre maggiore, grazie alla diffusione del linguaggio fotografico e alla facilità con cui si possono produrre, scambiare e modificare le immagini con gli smartphone. Proprio per questo però, una tecnica che aveva il suo punto di forza nella capacità persuasiva dello stimolo visivo, rischia di diventare meno efficace in un contesto in cui si è sovraesposti alle immagini. Il photovoice nasce negli anni ’90 con uno studio pionieristico di C. Wang e A. Burris sulla vita di un gruppo di lavoratrici di un villaggio cinese ed è ora diffuso, per la sua versatilità, in molti campi. In questa monografia sono raccolti quattro articoli che spiegano ricerche ed esperienze in cui è stato utilizzato il photovoice con adolescenti per decostruire gli stereotipi di genere, con un gruppo di donne con malattia oncologica al seno, con operatori sociali che lavorano con persone senza fissa dimora e con preadolescenti in un progetto finalizzato ad aumentarne il senso di comunità.

Andrea Bernardoni, Innovare il welfare partendo dai diritti, in Welfare oggi, a. 23, n. 2 (mar.-apr. 2018), pp. 75-80
Considerare gli interventi sociali come un ambito di mercato nasconde il pericolo di uno slittamento del welfare centrato sui diritti ad un welfare centrato sulla domanda. Nell’articolo si propone al contrario una visione in cui la partecipazione attiva dei cittadini e del Terzo settore in sinergia con le istituzioni è parte di una strategia per l’allargamento dei diritti dei cittadini. A questo proposito si veda anche l’articolo di Ugo De Ambrogio, Costruire il welfare nei territori. Un premio per promuovere esperienze virtuose e resistere alle tentazioni di passività, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 47, n. 1 (2017), pp. 5-7

Emanuele Polizzi, Costruire il welfare dal basso. Il coinvolgimento del terzo settore nelle politiche locali, Sesto San Giovanni, Mimesis, 2018, 120 p.
Le politiche di welfare adottate in Italia dopo la crisi iniziata nel 2008 hanno spesso privilegiato misure emergenziali o erogazioni monetarie, trascurando la costruzione di programmi e interventi sociali più complessi ma più capaci di interpretare i problemi del territorio e di declinare le risposte più adeguate alle sue caratteristiche. In molte amministrazioni locali, in particolare, si è disinvestito dai luoghi e dagli strumenti di programmazione partecipata, come i Piani di Zona, nei quali valorizzare il patrimonio di conoscenze e di relazioni di chi sta “in basso”, cioè i soggetti della cittadinanza e del terzo settore. Questo testo ha lo scopo di riportare l’attenzione su questo tema e sulla sua attualità, a partire dall’analisi di quanto avvenuto nelle esperienze di programmazione sociale del territorio milanese. L’autrice è sociologa e si occupa in particolare del terzo settore, partecipazione associativa e politiche sociali.
Collocazione Biblioteca: 18249

larivistadiserviziosociale210Laura Pinto, Cinzia Spriano, Maria Grazia Carlotto, Promozione del benessere in una collettività: una prospettiva di contrasto alla povertà attraverso il lavoro sociale di comunità, in La Rivista di Servizio Sociale, a. 58, n. 1 (2018), pp. 12-20
L’articolo è frutto delle riflessioni, del confronto e della partecipazione ad attività di formazione da parte di assistenti sociali, provenienti da esperienze di lavoro diverse, ma tutte afferenti ai servizi pubblici e al servizio sociale territoriale. Nell’ambito di un percorso denominato “Contrasto e riduzione della povertà e dell’esclusione sociale”, si sono costituiti due sottogruppi, uno dei quali orientato all’approfondimento sulla metodologia del lavoro di comunità. Oltre a un copioso approfondimento teorico e bibliografico, è stato affrontato un lavoro di indagine esplorativa attraverso l’elaborazione di alcune delle domande di un questionario somministrato dall’Ordine regionale ai suoi iscritti. Ciò che è emerso ha suggerito al gruppo tracce di percorsi di approfondimento possibili e questioni rilevanti sulle quali è necessario intervenire. Nella medesima rivista si veda anche l’articolo di Angela Bonanni, Pratiche partecipative, immigrazione e servizio sociale: la (s)volta buona tra mito e realtà, pp. 45-52