Aggiornata a dicembre 2021 – a cura di  Paola Moriondo

I materiali (libri, articoli di riviste e risorse on-line), elencati in ordine decrescente per anno di pubblicazione, sono disponibili presso la Biblioteca del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento della Biblioteca. L’elenco proposto, aggiornato a Dicembre 2021, non esaurisce quanto posseduto in biblioteca sul tema in oggetto. Sono escluse ad esempio dalla presente bibliografia le numerose tesi sull’argomento.
Ulteriori ricerche sono possibili sul nostro
catalogo bibliografico.

I percorsi tematici proposti sono i seguenti:

La carta di Certaldo e altri documenti fondativi del lavoro di strada

manif-certaldo-1A cura di Simona Baracco … [et al.], Certaldo 2019. 25 anni dalla Carta di Certaldo. Operatori a confronto, in Pagine. n. 2 (2019), pp. 3-68
A 25 anni dalla Carta di Certaldo, che per la prima volta elaborò le strategie e le tecniche di intervento del lavoro di strada, si è tenuto il convegno “Certaldo 2019”, in cui si è affrontato il tema del lavoro di strada da diversi punti di vista: mass media, salute, prevenzione, cura, limitazione dei rischi, riduzione del danno, giustizia e norma, garanzia di diritti. La rivista riporta le relazioni, gli interventi e materiale informativo sulle esperienze in atto.

A cura di Francesco Langella, Come sta oggi il lavoro di strada?, in Animazione Sociale n. 324 (2019), pp. 34-43
L’articolo cerca ripercorre 25 anni di esperienza del lavoro di strada dalla sua concettualizzazione con la Carta di Certaldo del 1994 (Coll. Bibl.: D2513). L’operatore di strada è un mediatore capace di inventarsi e coltivare la relazione in ambiti in cui non è espressa alcuna domanda formale di aiuto. In strada non ci si può muovere con una logica di “colonizzazione” del territorio, ma sempre di esplorazione, alla stregua di “antropologi”. Tuttavia, in questi anni, si sono visti naufragare molti tentativi di dare corpo alla figura professionale dell’operatore sociale di strada. Interventi di Lorenzo Camoletto, Stefano Bertoletti, Claudio Cippitelli.

Centro Nazionale di Documentazione e Analisi sull’Infanzia e l’Adolescenza, In strada con bambini e ragazzi, Istituto degli Innocenti, Firenze, 1999, 388 p.
Il volume fa parte della collana di Quaderni “Pianeta Infanzia” del Centro Nazionale di Documentazione ed Analisi per l’Infanzia e l’Adolescenza (Istituto degli Innocenti di Firenze) e raccoglie una serie di contributi, esperienze e progetti relativi al lavoro di strada (in particolare di tipo educativo) rivolto a bambini ed adolescenti. Il quesito principale, filo conduttore dei vari interventi è il seguente: come è possibile educare in un luogo aperto quale è la strada? Nell’ultima parte del testo sono riportati appelli, dichiarazioni e sintesi di convegni e seminari in materia (comprese le carte di Certaldo, Candia e Bologna), deliberazioni e atti degli Enti locali e indirizzi dei siti Internet riguardanti l’argomento.
Collocazione Biblioteca: 29R12

La carta di Bologna degli operatori di strada, Comune di Bologna, 1999, 1 p.
La “Carta di Bologna” è frutto del lavoro dell’incontro nazionale degli operatori delle Unità di Strada, tenutosi a Bologna il 15 e 16 marzo 1999 e organizzato dal Servizio Politiche per l’Accoglienza e si propone di individuare sei “presupposti comuni” del lavoro di strada. Il documento è tratto dal libro di Celeste Franco Giannotti, Dipendenze: la qualità della cura nei servizi, Franco Angeli, Milano, 2004, pp. 232-233 (coll. Bibl. : 11534).

candiaCarta di Candia, M.A.I.S., Torino, 1996, 5 p.
Il documento è frutto dei contributi presentati da operatori di strada di molte organizzazioni del Nord e del Sud del mondo e del percorso sviluppatosi nel due seminari di interscambio (Torino, 25-28 settembre 1995 e Candia, 14-16 ottobre 1996, organizzati dal MAIS (Movimento per l’Autosviluppo, l’Interscambio e la Solidarietà). Il documento evidenzia gli elementi di vicinanza e diversità tra le esperienze di strada in vari Paesi soprattutto per quanto riguarda le finalità, il significato della strada, i saperi espressi, la relazione educativa e il lavoro di rete, il protagonismo dei bambini e dei ragazzi di strada, il rapporto con le istituzioni e il tema del conflitto, la formazione degli operatori e la valutazione degli interventi. Il documento è tratto da “Il lavoro di strada come sviluppo della comunità locale, Esperienze del Nord e del Sud del Mondo a confronto”, Mais, Torino, 1996, pp. 46-53  (Coll. Bibl.: E2515).

Carta di Certaldo, Certaldo, 1994, 4 p.
La documentazione contiene la “Carta di Certaldo”, redatta durante un seminario di aggiornamento per operatori di strada tenutosi a Certaldo nei giorni 13, 14 e 15/01/1994, sulle più importanti linee guida del lavoro di strada e la presentazione dei progetti realizzati dalle diverse realtà che vi hanno partecipato.  Sono stati presi in considerazione aspetti quali la dimensione metodologica, i contenuti essenziali del lavoro di strada e la professionalità dell’operatore.
Collocazione Biblioteca: D2513

L’educativa di strada con adolescenti e giovani

9788867607594_0_536_0_75Tommaso Farina, Ritrovare la strada. L’educazione di strada con i gruppi informali di adolescenti, Pensa Multimedia, Lecce ; Rovato, 2020, 189 p.
Il volume muove dal duplice intento di fornire, da un lato, un agile strumento di lettura delle dinamiche relazionali tipiche dei gruppi di adolescenti in contesti non formali sulla base di specifiche coordinate socio-spaziali; dall’altro, una possibile prospettiva teorico-pratica per la progettazione di interventi educativi in strada attraverso un approccio all’osservazione dell’ambiente come spazio educante e al patrimonio culturale come potenziale fattore di sviluppo territoriale e comunitario. nel secondo capitolo dedicato all’educazione di strada si riportano esperienze effettuate in varie città italiane, fra cui l’educativa di strada del Gruppo Abele di Torino. L’autore svolge la sua attività di ricerca nell’ambito della Pedagogia generale e sociale, dedicandosi in particolare al tema della performatività in età adolescenziale.
Collocazione Biblioteca: 18719

Angela Rinaldi, Una migrazione che dà speranza. I minori non accompagnati in Italia, Mimesis, Milano ; Udine, 2020, 394 p.
Questo libro vuole raccontare l’esperienza migratoria dei minori non accompagnati diretti in Italia e mostrarne alcuni tratti essenziali, osservando il fenomeno da diversi punti di vista. Il soggetto centrale nel corso dell’intera opera è il minore, persona vulnerabile per definizione ma, nello stesso tempo, costruttrice del proprio futuro, oltre che attore dello sviluppo. Mediante un’attenzione ai principi etici comunemente condivisi, la dignità della persona umana, la sussidiarietà e la cooperazione, il libro vuole proporre un modello etico di riferimento – chiamato cooperazione sussidiaria allo sviluppo – a cui l’azione degli stakeholder potrebbe ispirarsi, nel rispetto delle particolarità contestuali, affinché l’accoglienza e l’integrazione dei minori non accompagnati in Italia sia duratura e fruttuosa.
[In arrivo in Biblioteca]

Giulia Pozzebon, Figlie dell’immigrazione. Prospettive educative per le giovani con background migratorio, Carocci, Roma, 2020, 115 p.
Le giovani donne con background migratorio interrogano la pedagogia e il lavoro educativo. Nelle loro biografie si intrecciano processi contraddittori, che interessano simultaneamente le dinamiche di genere, le dimensioni interculturali e i rapporti tra generazioni. L’analisi pedagogica delle biografie delle nuove generazioni di italiane non può che essere condotta coniugando molteplici livelli di attenzione: ai cambiamenti sociali che condizionano l’esperienza di essere giovani, donne e con una storia di migrazione nella contemporaneità; ai nuovi compiti dei servizi educativi, continuamente sollecitati ad un ripensamento delle proprie metodologie e prassi di intervento; al riconoscimento della complessità e dell’unicità di ogni singola storia di vita, mai riducibile a letture semplificatorie e generalizzanti. Di particolare interesse per l’argomento il paragrafo  “Intervento educativo e territorio: la frammentarietà ed eterogeneità del panorama educativo” nel capitolo 3.
[In arrivo in Biblioteca]

downloadA cura di Nicola Basile, Sconfinare e ibridarsi per diversificarsi. Oltre l’autosufficienza degli operatori per aprire strade locali con i giovani, in Animazione Sociale, n. 323 (2018), pp. 43-53
Le riflessioni proposte dall’articolo nascono da un intenso tour sul lavoro con i giovani in Toscana, nell’ambito del progetto “Youth worker di nuova generazione”, che viene riletto nei suoi contenuti salienti offrendo spunti di riflessione a tutti gli operatori che lavorano con i giovani, a cominciare dall’esigenza di uscire dai confini entro cui essi, non meno dei giovani, spesso si (auto)confinano.

Katia Bellucci … [et al.], Lavorare con gruppi di strada, in Animazione Sociale, n. 322 (2018), pp. 51-62
La necessità di lavorare in strada, di uscire dal contesto rassicurante e ordinato dell’ambulatorio, di confrontarsi in modo totale con il mondo quotidiano dell’Altro, costituisce per gli operatori dei SerT il superamento della frontiera dell’istituzione e la presenza sul territorio, là dove i problemi si manifestano. Nell’articolo gli autori presentano un progetto di ricerca-azione su strada (Palla in C’entro) attivo nel territorio chiavarese, di cui si descrivono le pratiche operative e alcuni episodi significativi, cercando poi di comunicarne il senso generale e l’obiettivo fondamentale: creare relazione.

Kristian Caiazza e Michele Gagliardo, Sulle tracce dell’educazione. Persone, contesti, relazioni, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2018, 183 p.
L’essere umano nel suo percorso di crescita è un esploratore che parte alla ricerca di mondi “sconosciuti”. Per questo l’esperienza di chi educa si alimenta del confronto, della tensione verso ciò che non si conosce, dell’andare altrove per poi tornare e riflettere, rielaborare e contestualizzare ciò che si è appreso. Il testo è dunque un viaggio nei principali contesti educativi – famiglia, scuola, comunità, politica – fatto di interviste, racconti e analisi. Nella seconda parte del libro si trovano infatti alcune esperienze di educativa di strada in contesti permeati dalla mafia, di doposcuola tra pari e di educazione attraverso il modello economico. L’obiettivo è proporre strumenti e stimoli a chi vive l’esperienza dell’educare, per interpretare la realtà in cui opera e promuovere, laddove possibile, condizioni di maggior benessere.
Collocazione Biblioteca: 18205

Nicola Bogo e Anna Lugaresi, Abbattere i muri grazie alla condivisione. Un’esperienza di mediazione sociale a Ferrara, in Lavoro sociale, n. 3 (giu. 2018), pp. 48-51
Viene descritta un’esperienza attivata dal Centro di Mediazione sociale del Comune di Ferrara (gestito dalla cooperativa sociale Camelot) nel quartiere Giardino, una zona caratterizzata da fenomeni di degrado, microcriminalità e vandalismo. Il progetto, attuato da un’équipe multidisciplinare, prevedeva una ricerca-azione volta prima di tutto ad indagare le caratteristiche del fenomeno, attraverso la presenza in quartiere dell’educativa di strada, di incontri informali individuali con i ragazzi del quartiere e a incontri di gruppo, rivolti a tutti i cittadini. Attraverso il coinvolgimento di tutte le componenti sociali del quartiere si è riusciti ad approfondire la conoscenza del territorio e a rafforzare i legami di conoscenza reciproca e di appartenenza.

9788891770523_0_536_0_75A cura di Andrea Traverso, Infanzie movimentate. Ricerca pedagogica e progettazione nei contesti di emergenza per minori stranieri non accompagnati, Franco Angeli, Milano, 2018, 251 p.
Troppo spesso il lavoro educativo con i minori stranieri non accompagnati si trasforma nel tentativo di definire e comprendere una categoria sociale o giuridica, quando è invece necessario che si apra, con vocazione pedagogica e didattica, a una riflessione più ampia sull’infanzia nel contesto di una società interculturale. La realtà dei minori non accompagnati necessita di essere compresa nelle istanze e nel bisogno di comunità, nelle storie di vita che devono incontrarsi in una prospettiva inclusiva. Il libro riporta molte esperienze nazionali di ricerca e progettazione realizzati da gruppi di lavoro universitari e da enti del Terzo Settore. Riporta inoltre uno studio comparato con l’attuale modello di accoglienza/intervento svedese. Andrea Traverso è ricercatore di Pedagogia sperimentale presso il Dipartimento di Scienze della formazione dell’Università di Genova.
Collocazione Biblioteca: 18236

Alberto Arnaudo … [et al.], Cantiere adolescenti. Un progetto di lavoro integrato tra servizi sanitari e sociali per l’intercettamento precoce e la presa in carico di adolescenti a rischio, in Dal fare al dire, n.1 (2018), pp. 19-26
L’articolo descrive il progetto “Cantiere adolescenti” attivato dall’asl CN1 di Mondovì – Cuneo dal 2015 per l’individuazione precoce e la presa in carico degli adolescenti in difficoltà. Il progetto, nato dalla collaborazione di tre diversi dipartimenti (Salute Mentale, Dipendenze e Neuropsichiatria infantile), prevede le seguenti azioni: servizi educativi e di comunità del territorio (centri di aggregazione, educativa di strada, progetti adolescenti e giovani…), spazio di ascolto adolescenti, spazio di filtro diagnostico, ricoveri ospedalieri e UMVD (Unità Multidisciplinari Valutazione Disabilità). Il progetto prevede anche momenti formativi comuni a tutti gli operatori.

David Guazzoni, Valentina Ledono, Educare in strada con i ragazzi tra noia e voglia di esserci. Parole chiave per lavorare con i giovani / 8, in Animazione Sociale, a. 47, n. 9 / 314 (2017), pp. 37-71
Gli autori presentano alcune riflessioni e approfondimenti in merito a una esperienza di educazione di strada intrapresa nel 2015 con il progetto Hashtag 7. Tre cooperative milanesi, Comunità Progetto, Tuttinsieme e Azione solidale, hanno svolto un lavoro di strada, in connessione con altre iniziative di “adolescenti sicuri # cittadini attivi”, presenti sul territorio. Le finalità del progetto sono state: prevenzione e contrasto a fenomeni di insicurezza, degrado, conflitto intergenerazionale e pratiche illegali; realizzazioni di attività ricreative, promozione e attivazione di relazioni educative con ragazzi e ragazze grazie a spazi di ascolto; relazione, scambio, sviluppo di competenze e utilizzo delle risorse personali a partire dalla cultura, dagli interessi e caratteristiche dei ragazzi; laboratori mirati alla formazione e lavoro e al supporto ai gruppi per i rischi socio-sanitari.

9788821312656_0_536_0_75Andrea Zampetti, La strada educativa. Un approccio sistemico al lavoro educativo di strada, Las, Roma, 2016,  324 p.
La strada, oggi, appare come una grande opportunità che viene valorizzata come uno spazio di protagonismo sociale per riscoprire i valori dell’appartenenza e della comunità. La strada però è anche luogo che rivela il profondo disagio e il rischio di emarginazione. Non è luogo di transito, di passaggio, di incontro, di condivisione, di reciprocità e solidarietà, ma una “casa” senza ponti né protezioni, luogo di sfruttamento e di accumulo di “scarti”. Questa situazione può riguardare soggetti diversi, che hanno estremo bisogno di essere aiutati per un recupero di dignità, di speranza e di reintegrazione sociale. L’autore è docente della facoltà di Scienze dell’Educazione.
Collocazione Biblioteca: 17757

Roberto Camarlinghi, Tra le case popolari di Barriera di Milano, in Animazione Sociale, n. 300 (apr. 2016), pp. 109-110
L’articolo descrive una giornata dell’educativa di strada del Gruppo Abele che lavora a Torino, nel quartiere di Barriera di Milano, a contatto con ragazzi italiani e stranieri che vivono il disagio delle periferie. Le attività dell’educativa, composta da un’équipe di educatori e mediatori culturali, sono inserite nel progetto NOMIS (Nuove Opportunità per Minori Stranieri).

Il lavoro di strada con le vittime di tratta

Don Gianpaolo Carrara … [et al], Corpi e cuori a tratta. Le prostitute nigeriane in Italia, Fondazione GEDAMA onlus, Bergamo, 2021, 221 p.
La Fondazione GEDAMA è stata costituita per lavorare ai fini della liberazione delle vittime di tratta e delle schiave della prostituzione coatta, nonché per l’accompagnamento all’autonomia di ragazze e donne gravate da nuove situazioni di povertà ed emarginazione. Il volume racconta l’esperienza sul campo, partendo da alcune note essenziali sulla Nigeria e sulla tratta delle ragazze nigeriane in Italia. Seguono storie e interviste di alcune protagoniste.
Collocazione Biblioteca: 18847

page_1Fondazione Caritas, Vite in affitto. Ricerca-Azione sulla Tratta degli Esseri Umani – Progetto AGAR Oltre la strada. Comunità Storie Interventi, Fondazione Caritas, Pescara, 2014, 165 p.
Il progetto AGAR (Accoglienza Governance Assistenza e Ricerca) ha attivato un’unità di strada multidisciplinare, che ha svolto animazione e intervento in strada, ha azionato uno sportello informazione e orientamento, ha accolto alcune donne rifugiate che, coinvolte/segnalate quali vittime di sfruttamento, presentavano i criteri della relazione duale tratta/richiedente asilo. Ha informato, formato e sensibilizzato addetti ai lavori e comunità su questo tema, invitando ad attivarsi. La pubblicazione descrive le azioni svolte nel corso dei 18 mesi di progetto.
Collocazione Biblioteca: 17099

L’arte di raggiungere gli utenti “difficili”. Come far arrivare le persone bisognose ai servizi, in Lavoro sociale, n. 3 (giu. 2014), vol. 14, pp. 16-20
Non tutte le persone si rivolgono spontaneamente ai servizi sociali, anzi, coloro che ne hanno più bisogno spesso ne stanno lontani. In un’intervista a Bjorn Andersson, docente universitario a Gothenburg, vengono esposti alcuni metodi efficaci di “outreach”, volti a stabilire un contatto con queste persone e farle arrivare ai Servizi.

Stefano Maltese, Sex workers, rent boys, marchettari: pedagogia di un incontro, in Pedagogika.it, a. 17, n. 3 (lug.-set. 2013), pp. 89-93
Il presente contributo è costruito su dati raccolti attraverso una ricerca esplorativa di natura etnografica, svolta presso l’unità mobile di strada della Cooperativa di solidarietà sociale Dedalus, che da più di un decennio svolge interventi in favore di persone vittime di tratta e sfruttamento, con particolare attenzione alla realtà della prostituzione femminile, transessuale e maschile nelle aree urbane della città di Napoli.

Alessio Zamboni, prostituzione: non si tratta di libertà. Con i volontari dell’unità di strada per incontrare il mondo della notte, in Sempre, a. 35, n. 3 (mar. 2012), pp. 12-17
L’articolo descrive l’esperienza di volontari della strada, che portano supporto e conforto a prostitute nella notte. L’autore denuncia la diffusione sempre più estesa di questo fenomeno, definito dalla Convenzione delle Nazioni Unite per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione come un “male incompatibile con la dignità della persona umana, perché mette in pericolo il bene dell’individuo, della famiglia e della comunità”.

largepreviewA cura di Patrizia Farina e Sabrina Ignazi, Catene invisibili. Strumenti e dati per comprendere la prostituzione straniera e promuovere percorsi emancipativi – Rapporto 2011, Fondazione ISMU, Milano, 2012, 154 p.
Il volume è il prodotto di una fruttuosa collaborazione tra differenti competenze, chiamate a esprimersi sugli aspetti salienti del fenomeno della tratta in Lombardia. Dopo una premessa sulla genesi dell’Osservatorio Regionale per l’Integrazione e la Multietnicità (ORIM) e un’introduzione definitoria, il libro si articola in due parti distinte. La prima offre una lettura complessa della riduzione in schiavitù e della prostituzione in chiave storica e illustra gli strumenti giuridici di contrasto a disposizione. La seconda parte restituisce preziose informazioni quali-quantitative del fenomeno così come si può evincere dal monitoraggio delle attività delle Unità di strada e delle Accoglienze. Gli archivi utilizzati hanno consentito di mettere in luce le caratteristiche delle persone contattate sulla strada e quelle in accoglienza, i mutamenti in corso e l’efficienza del sistema messo in atto dalla rete lombarda.
Collocazione Biblioteca: 15900

A cura di Vincenzo Castelli, Rosa Angela Ciarrocchi, Dangerous liaisons. The connection between prostitution and drug abuse. Ricerca-intervento, Associazione On the Road, San Benedetto del Tronto, 2011
Il cd-rom contiene tre file in formato pdf, relativi al progetto di ricerca “Dangerous Liaisons”, sviluppato in quattro paesi europei (Italia, Bulgaria, Spagna, Portogallo), il cui oggetto è stata l’analisi delle relazioni esistenti tra prostituzione e uso di sostanze psicotrope, illegali e non. Tale analisi ha presupposto la strutturazione di un lavoro necessariamente realizzato sul campo, sui luoghi dove le persone si prostituiscono, o dove i servizi socio-sanitari operano. Il primo elemento di difficoltà derivante da questi studi è l’analisi dei fenomeni complessi: se l’uso di sostanze viene messo in relazione con l’esercizio della prostituzione, con cui ha in comune le caratteristiche di mutamento, dinamicità e trasformazione, le problematicità relative all’analisi, all’intervento e alla ricerca aumentano e diventano più complesse. I file, relativi all’ambito italiano, contengono: 1) la descrizione della ricerca, della metodologia e degli strumenti utilizzati (p. 58); 2) il rapporto di ricerca (p. 33); una scheda sintetica del progetto (p. 2).

A cura di Mirta Da Pra Pocchiesa, Leopoldo Grosso, Un metodo in continuo divenire. Prostituzione e tratta delle persone, in Pagine, n. 3 (2011), pp. 6-176
Il presente lavoro mette a disposizione materiali e strumenti per operare con professionalità e determinazione nel settore della prostituzione e tratta. Il volume presenta e descrive il fenomeno sotto diversi aspetti, ne indaga le cause e le sue continue evoluzioni e propone interventi: il lavoro di rete per far emergere il fenomeno, il ruolo delle mediatrici culturali, il colloquio nelle varie fasi di accoglienza, l’inserimento lavorativo e altri. La prefazione è di Luigi Ciotti, che racconta l’impegno del Gruppo Abele in questo settore e i notevoli progressi ottenuti, malgrado le esigue risorse messe a disposizione per aiutare le vittime, grazie anche alla collaborazione e al confronto con le molte realtà con cui il Gruppo si è trovato in contatto.

312SBPuNTZLALA Milano Onlus, La prostituzione transessuale. Analisi e apprendimenti di un intervento, UNI Service, Trento, 2008, 183 p.
Il libro in questione ripercorre i nodi critici che hanno fatto seguito all’esperienza dell’equipe del progetto “Transiti, oltre i confini della persona”, finalizzato a contrastare il rischio di emarginazione sociale subita dalle persone transessuali, dedite alla prostituzione a Milano. Il progetto è stato promosso da ALA Milano Onlus, con la collaborazione dell’associazione “Crisalide Azione Trans ONLUS” dell’Asl. La pubblicazione raccoglie dati e riflessioni relativi ad alcuni livelli di intervento del progetto: un’indagine conoscitiva dell’utenza; le attività dell’Unità Mobile; l’azione sperimentale negli appartamenti; un corso di formazione per operatrici pari; le strategie adoperate per l’integrazione lavorativa; alcune riflessioni sull’azione di inserimento abitativo.
Collocazione Biblioteca: 14432

Roberto Lavanna … [et al.], Lotta alla tratta in Capitanata. Dalla strada al chiuso: i risultati di una ricerca, Provincia di Foggia, Foggia,  2011, 61 p.
Questo testo è stato pubblicato nell’ambito dei progetti “Roxana 12” e “Aquilone 6”, indirizzati alla lotta allo sfruttamento, la schiavitù e la tratta, dei quali viene presentato un resoconto relativo agli 11 anni di attività. Vengono inoltre resi noti i risultati di una ricerca sulla prostituzione al chiuso, quella “sommersa”, promossa attraverso annunci personali, impliciti o espliciti, pubblicati sulla stampa e sui siti internet di incontri “specializzati”.
Collocazione Biblioteca: 15853

Lavoro di strada e riduzione del danno nelle dipendenze

Gruppo Abele, La persona oltre la sostanza. Un nuovo sguardo alle politiche sulle droghe. VI Conferenza Nazionale sulle Dipendenze Genova – 27/28 novembre 2021. Gruppo Abele, Torino, 2021, 19 p.
Di droga in Italia si continua a soffrire, si continua a morire, eppure il tema è scomparso dall’attenzione pubblica, risospinto nel privato delle case, nelle periferie reali ed esistenziali e dietro le sbarre del carcere. Nei 12 anni trascorsi dall’ ultima Conferenza Nazionale sulle Dipendenze la società italiana è cambiata, sono cambiate le sostanze psicotrope in circolazione e le forme del consumo. Per questo motivo, in occasione della VI Conferenza Nazionale sulle Dipendenze, il Gruppo Abele in questo documento ha voluto affrontare i principali nodi critici, riscontrati in questi anni nel quadro dell’ impegno profuso sulla strada e nel quotidiano confronto con gli operatori del pubblico e del privato sociale. Lo scopo è quello di riportare questo tema al centro del dibattito pubblico e politico e presentare proposte concrete di cambiamento sul piano normativo, operativo, educativo e culturale. Serve infatti con urgenza una riforma delle norme in vigore che vada nel senso della depenalizzazione dell’uso di sostanze, ma anche un capovolgimento del paradigma culturale, per porre al centro dell’attenzione non le droghe, ma le persone e i loro diritti.

3efaf078-9c42-4506-9ecc-1c8b17b23c31Teo Vignoli … [et al.], Dipendenze patologiche a 30 anni dalla 309/90. Vol. 1 Politiche e prospettive, in Sestante, n. 09/1 (giu. 2020) – on line, pp. 1-52
La crisi globale da Covid-19 può fornire opportunità di cambiamento e ci interroga su quali siano i valori fondamentali su cui abbiamo costruito i nostri servizi. Questo numero di Sestante, diviso in due volumi, cerca di rivisitare la legge quadro sulle dipendenze 309/90 a 30 anni dalla sua emanazione. Che sia una legge ampiamente superata ed inadeguata ai tempi ce lo sottolinea il prof. Gerra nella sua lettura magistrale, dove spicca il passaggio in cui l’OMS riconosce la Dipendenza Patologica come “un disordine complesso multifattoriale” e non come “una attitudine criminale, un comportamento problematico auto-acquisito”, concludendo con la inaccettabilità di “atteggiamenti coercitivi o punitivi da parte delle istituzioni”. Su questo aspetto seguono approfondimenti sul trattamento dei pazienti con dipendenza patologica in carcere, in pena alternativa o segnalate dalle Forze dell’Ordine (art. 121). Proprio dal focus sul carcere, e in particolare dalla criminalizzazione dell’uso di sostanze stupefacenti, partono le riflessioni di Leopoldo Grosso, che arriva a criticare integralmente l’impalcatura della legge attuale e ad identificare i punti fondamentali per sostituirla: tra gli altri, il passaggio da “servizi di attesa” a “servizi di iniziativa”. Seguono alcune esperienze di prevenzione, di servizi di prossimità e riduzione del danno, sul rapporto tra clinica dell’HIV e clinica delle dipendenze e sugli interventi innovativi rivolti ai giovani.

A cura di Francesco d’Angella, E’ di nuovo tempo di abitare la strada?, in Animazione Sociale, n. 3/326 (2019), pp. 29-35
Abitare la strada significa tutelare la salute delle persone marginali, promuovere le loro competenze, stare vicino ai mondi di povertà e dipendenza. Nei testi qui raccolti di Marco Battini e Andrea Bellini con Margherita Scarafiotti si prosegue il percorso di riflessione sul lavoro di strada.

Workshop Seen Project. Skills Exchange Educators Network, Gruppo Abele, Torino, 2017, 11 p.
Il progetto SEEN (Skills Exchange Educators Network) è un progetto finanziato dalla Comunità Europea, all’interno del programma Erasmus+. Il Gruppo Abele è coordinatore di un partenariato composto da quattro associazioni internazionali: Associazione Gruppo Abele Onlus – Italia (Coordinator); Foundation The Raimbow Group FRG (Stiching De Regenboog Groep) – Olanda; APDES (Agenzia Piaget para o desenvolvimento) – Portogallo; Fondazione Villa Maraini Onlus – Italia. Il documento contiene il materiale informativo prodotto per il workshop che si è tenuto a Torino il 4 Maggio 2017. Altre notizie sul progetto si possono trovare sul sito del Gruppo Abele: Seen: Allarga i tuoi orizzonti e su quello di SEEN (Skills Exchange Educators Network).

Emanuele Bignamini … [et al.], La riabilitazione nel diversificarsi di consumi e dipendenze, in Animazione Sociale, n. 310 (giu. 2017), pp. 29-78
Questa monografia verte su come la complessità dei problemi generati dalle nuove forme di consumo sia una sfida per i servizi (Ser.D), chiamati a nuovi compiti affrontabili solo con uno sguardo ampio sulla dimensione sociale e politica del problema e con una metodologia di lavoro sperimentale e multi professionale. Si segnalano in particolare i contributi: “Il lavoro del Serd al passo con i nuovi consumi” e “Educatori nel riabilitare storie di dipendenza”.

9788895425061

A cura di Pietro Casella, Aldo Calderone, Dai progetti al sistema di cura. Un progetto possibile e necessario. Dipendenze patologiche, l’esperienza della ASL Roma E, Publiedit, Cuneo, 2016, 177 p.
Nella regione Lazio il sistema dei servizi pubblici e privati nel settore delle dipendenze patologiche é stato largamente sostenuto nel corso degli ultimi 25 anni da una pluralitá di progetti che hanno via via assorbito stabilmente i bisogni dei pazienti. Questo é accaduto in un contesto di costante evoluzione dei consumi e dell’utenza che nel tempo é molto cambiata. I progetti, quindi, hanno dato risposta alle necessitá di assistenza e hanno contribuito a sviluppare notevoli conoscenze e competenze individuali e di equipe, favorendo anche positive sinergie tra Ser.D e Privato sociale. Questo volume presenta la molteplicità dei progetti svolta dal Serd presso la ASL Roma E, al fine di offrire un quadro utile ai decisori istituzionali e all’opinione pubblica per comprendere il valore clinico scientifico e innovativo del lavoro svolto, anche in termini di efficacia ed efficienza economica; inoltre intende proporre a chi lavora nell’ambito delle dipendenze spunti di riflessione e conoscenza. Se i progetti oggi non sono più la soluzione giusta, occorre che ci si evolva verso un sistema di cura che salvaguardi le competenze, i progressi clinici e soprattutto l’utenza.
Collocazione Biblioteca: 18937

Augusto Consoli, Angelo Giglio, Sara Selvatico, Le azioni di limitazione del danno in Piemonte. Can Go – 20 anni dell’Unità di strada di Torino, in Dal fare al dire, n. 3 (2015), pp. 57-61
L’articolo ricostruisce l’esperienza ventennale del progetto Can Go, diventato operativo nel 1994 col nome di Unità di Strada. Il servizio nasce dall’esigenza di avviare iniziative pragmatiche per la riduzione dei rischi e dei danni per le persone che fanno uso di droga, uscendo dalle sedi stanziali dei servizi e muovendosi e intervenendo direttamente nei luoghi da loro frequentati. L’articolo descrive negli anni l’evoluzione dei consumi e dei luoghi d’uso, le novità intervenute nel servizio e le interazioni con altri servizi. Descrive inoltre l’attuale organizzazione e le attività svolte.

Joana Marques … [et al.], Professional Profile of the Outreach Worker in Harm Reduction,  Apdes, Lisbona, 2013, 137 p.
Ogni giorno un lavoratore di outreach affronta nuove situazioni, nuove persone, diverse dal giorno precedente. Per poter gestire questo, ha bisogno di avere un repertorio di approcci diversi, di avere conoscenze e competenze. Spesso inoltre manca una descrizione dettagliata e chiara del lavoro e procedure particolareggiate per affrontare le situazioni reali. Ogni situazione infatti è unica e va gestita sul momento, con l’aiuto delle esperienze pregresse proprie e degli operatori più esperti. Questo testo si propone di dare risposte a molte delle domande che potrebbero essere poste su ciò che un lavoratore di outreach effettivamente fa: quali atteggiamenti dovrebbe acquisire, le diverse attività svolte e le conoscenze, abilità e attitudini necessarie. Il manuale descrive anche l’importanza di essere in grado di intrecciare relazioni con gli utenti del servizio e di fare rete con altri servizi, al fine di supportare gli utenti e creare per loro opportunità di cambiamento. [Testo disponibile in pdf.]

workingAnniken Sand, Working with young people. A practical manual to early intervention, outreach, peer work, focus groups, motivational interviewing,  De Regenboorg Group, Amsterdam, 2011, 147 p.
Questo libro si propone come un manuale ad uso di chi, a diverso titolo professionale, si trova a lavorare con giovani a rischio di devianza sociale, in particolare di dipendenza da sostanze. Si dà una definizione di categoria a rischio e quindi si affronta il problema della preparazione degli operatori. Grande importanza viene assegnata ai gruppi e al loro metodo di lavoro. In particolare ci si sofferma sull’importanza del lavoro con i “pari”, cioè i coetanei non a rischio. Il libro presenta una ricca appendice di informazioni di metodo e di organizzazione del lavoro, soprattutto per quanto concerne il livello motivazionale e sui gruppi di supervisione.

Augusto Consoli … [et al.], Il consumo di sostanze nelle “piazze” di Torino. Cenni storici, attuale configurazione del fenomeno e nuove progettualità, in Dal fare al dire, n. 1 (2009), pp. 3-6
L’articolo dà conto della situazione delle “piazze” di spaccio di Torino quale esempio di come gli interventi di prossimità e riduzione del danno debbano modularsi sull’evoluzione delle realtà cittadine, spesso esposte a influenze socio-politiche esterne, anche imprevedibili e occasionali, ma tali da costringere ad una continua ri-progettazione delle attività. L’articolo presenta, infine, il “Progetto itinerante per i tossicodipendenti attivi – CAN GO” attuato dall’ASL Torino 2.

A cura di Leopoldo Grosso e Lorenzo Camoletto, Oltre i confini dei raves. Le spirali del divertimento tra rischio e pregiudizio,  Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2011,  189 p.
Per molti ragazzi, per cui il tempo notturno del fine settimana costituisce un’occasione di divertimento irrinunciabile, le nuove mode giovanili, le culture musicali e gli stili di vita adottati, i condizionamenti di gruppo e di contesto possono avviare a comportamenti a rischio e a consumi alterati. Dalla conseguente necessità di interventi protettivi per il contenimento dei rischi e la riduzione del danno nasce il progetto Neutravel, realizzato in Piemonte in collaborazione tra servizio pubblico e privato sociale. Il libro vuole restituire l’esperienza del progetto, attraverso i contributi di vari operatori. Allegato il dvd omonimo (02D17).
Collocazione Biblioteca: 15298

Il lavoro di strada in altri contesti sul territorio

imagesA cura di Marisa Musaio, Ripartire dalla città. Prossimità educativa e rigenerazione delle periferie, Vita e Pensiero, Milano, 2021, 150 p.
Il volume è espressione di un progetto interdisciplinare che vede l’Università Cattolica del Sacro Cuore impegnata nella sintesi riflessiva e operativa sui processi di riqualificazione urbana degli spazi, sulle dinamiche di rigenerazione umana e formativa, per il delinearsi di un’imprenditoria sociale e per l’intensificarsi di iniziative educative che vedono le comunità al centro. Guardare al bene comune nella città significa prendere atto di un rinnovato senso di partecipazione e imparare a costruire alleanze tra persone, soggetti istituzionali, servizi e associazioni che operano in sinergia per il bene di tutti.
[In arrivo in Biblioteca]

A cura di Marisa Musaio, Il pedagogista nei servizi alla persona e nelle politiche giovanili, Vita e Pensiero, Milano,  2019, 114 p.
Il volume raccoglie riflessioni e contributi che nascono da un approfondimento del ruolo e dei compiti pedagogici di una società che cambia e dalla responsabilità di realizzare un ambito di studio e di formazione nei servizi alla persona. In tempi di complessità sociale e di crescenti bisogni e fragilità delle persone, occorre fornire risposte non improvvisate ai diversi mondi educativi, prestando attenzione alle dimensioni relazionali che si sviluppano all’interno dei servizi. Il volume analizza il ruolo chiave esercitato da educatori e pedagogisti sia nell’ambito dei servizi alla persona, sia nel contesto degli interventi a favore dei giovani e delle loro creatività. Il profilo multidimensionale del pedagogista come professionista chiamato a operare in ambiti differenti risulta centrale per affrontare le molteplici sfide educative dei nostri giorni e per approntare modalità operative sempre più inclusive e promozionali.
Collocazione Biblioteca: 18625

Massimiliano Arena, Io, avvocato di strada, Baldini e Castoldi, Milano, 2018,  151 p.
Dopo alcune esperienze in Bolivia e in Guinea Bissau, l’autore fonda nel 2005 a Foggia uno sportello di Avvocati di Strada. Insieme a tanti giovani colleghi, presta assistenza legale gratuita a migliaia di esclusi dalla società, immigrati senza documenti o sfruttati come schiavi nelle campagne, persone che hanno un passato di umiliazione e dolore. Il libro racconta la sua esperienza.
Collocazione Biblioteca: 18182

Copertina RivistaSabina Licursi, Giorgio Marcello, Dal lavoro in strada alla sperimentazione dell’Housing First: pratica professionale ed empowerment delle persone senza dimora nell’esperienza di una cooperativa sociale del sud, in La Rivista di Servizio Sociale, n. 2 (2017), pp. 49-5
La cooperativa sociale oggetto dello studio è attiva dal 2012 in una cittadina del sud: per le persone senza dimora ha avviato un’unità di strada, uno sportello sociale e un servizio di Housing First. L’incontro con le persone senza fissa dimora ha messo alla prova le capacità degli operatori di costruire delle relazioni di aiuto. La scelta di scendere in strada portando solo la disponibilità all’ascolto e all’interazione con l’altro ha consentito di stabilire legami significativi con molti homeless e di esplorare l’homelessness nello spazio urbano. Solo quando si sono misurati con i limiti del contesto e hanno adottato strategie di coping, gli operatori sono riusciti a innescare pratiche di empowerment degli homeless accompagnati nei servizi o inseriti in abitazioni. Sabina Licursi è professore associato di Sociologia presso il Dipartimento di Scienze politiche e Sociali dell’Università della Calabria. Giorgio Marcello è ricercatore di Sociologia presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università della Calabria.

Tatiana Saruis, Operatori sociali nel nuovo welfare. Tra discrezionalità e responsabilità, Carocci, Roma 2015, 134 p.
Il volume si concentra sugli effetti dei cambiamenti, verificatisi negli ultimi decenni nei sistemi di welfare europei, sulla fase di implementazione delle politiche e in particolare sul punto d’incontro fra il sistema di welfare e i cittadini. Attori cruciali di questo processo sono gli assistenti sociali e gli altri operatori che lavorano alle frontiere dello “street-level”. Attraverso una comparazione tra due casi studio svolti nei servizi sociali di Bologna e Copenaghen, si evidenzia come il ruolo di queste figure stia cambiando e come esse prendano parte al riadattamento del welfare.
Collocazione Biblioteca: 18711

L’arte di raggiungere gli utenti “difficili”. Come far arrivare le persone bisognose ai servizi, in Lavoro sociale, n. 3 (giu. 2014), vol. 14, pp. 16-20
Non tutte le persone si rivolgono spontaneamente ai servizi sociali, anzi, coloro che ne hanno più bisogno spesso ne stanno lontani. In un’intervista a Bjorn Andersson, docente universitario a Gothenburg, vengono esposti alcuni metodi efficaci di “outreach”, volti a stabilire un contatto con queste persone e farle arrivare ai Servizi.

Bjorn Andersson, L’outreach: agganciare gli utenti difficili. L’azione proattiva del lavoro sociale, in Lavoro sociale, n. 2 (set. 2012), vol. 12, pp. 161-178
Nell’ambito dei servizi sociali e sanitari esistono categorie di potenziali utenti difficili da raggiungere. Si tratta spesso di persone che vivono in condizioni di emarginazione e che non conoscono i servizi, o ne hanno paura, o ancora hanno vissuto esperienze negative con gli operatori e con gli interventi che sono stati proposti loro. Gli ambiti più a rischio sono quelli delle persone senza fissa dimora, delle dipendenze, dei disturbi mentali, dei problemi giovanili e della prostituzione. Come far arrivare queste persone ai servizi e aiutarle a iniziare un percorso di cambiamento? L’articolo presenta la figura dell’operatore di outreach, che si occupa di “andare a scovare” le persone che, pur avendo bisogno di aiuto, per vari motivi restano escluse dall’assistenza. In particolare, viene distinto il lavoro di outreach da altri tipi di lavoro sociale.

9788891779410_0_536_0_75A cura di Laura Cerrocchi e Liliana Dozza, Contesti educativi per il sociale. Approcci e strategie per il benessere, Erickson, Trento, 2010,  274 p.
Il volume si rivolge ai professionisti impegnati in compiti di educazione e formazione. Nella prima parte pone attenzione al tema dell’educazione nella società della globalizzazione, di contesti educativi dove l’organizzazione interna è caratterizzata da una sana relazionalità, impegnata a comunicare senza escludere. Nella seconda parte analizza e propone strategie e contesti di prevenzione, educazione e recupero rivolti alle differenti età della vita, per il benessere individuale e di comunità, entrando nello specifico dei setting e degli approcci relativi al lavoro di rete, dei servizi di formazione, delle strutture socio-educative di affido dei minori, dei setting dei Ser.T., del lavoro di strada e della cooperazione internazionale, di “avvocato di strada” e Polizia di Stato per la tutela dei diritti di cittadinanza.
Collocazione Biblioteca: 15391

Katia Bandini … [et al.], Lavoro educativo intergenerazionale: prove di comunità a Bologna, in Autonomie locali e servizi sociali, a. 33, n. 1 (apr. 2010), pp. 167-178
Il contributo fa conoscere un percorso recente di trasformazione delle pratiche educative con adolescenti e giovani, italiani e non, in tre zone periferiche di Bologna, non esenti da problemi di disagio giovanile e, soprattutto, da difficoltà di coesione sociale. Tale percorso sta cambiando il modello di intervento, attraverso la sperimentazione e la riflessione comune degli operatori, anche trasversalmente ai quartieri.

Greta Rondoni, Accanto a Sara. Esperienza con l’Unità Mobile Diurna milanese, in Lavoro sociale, n. 3 (dic. 2009), vol. 9, pp. 401-404
L’articolo descrive brevemente il progetto dell’Unità Mobile Diurna nella città di Milano e l’esperienza realizzata con una donna senza dimora incontrata nel corso dell’attività nei luoghi in cui i senza dimora si stabiliscono di notte.

imagesA cura di Gioacchino Lavanco, Maria Isabel Hombrados Mendieta, Lavoro di comunità e intervento sociale interculturale, Franco Angeli, Milano, 2009, 190 p.
Gli interventi di sviluppo di comunità consistono nell’accrescere la partecipazione attiva dei cittadini, dalla quale consegue un aumento del potere e del controllo sulle proprie condizioni di vita. A partire da questa considerazione due gruppi di lavoro, uno in Spagna e uno a Palermo, hanno confrontato modelli di ricerca e di intervento, progettualità, percorsi formativi, letture di problemi e processi, migliori pratiche. Il testo è suddiviso in due parti: 1) Modelli e metodi; 2) Ricerche-intervento e lavoro sociale interculturale. Collocazione Biblioteca: 14969

A cura di Diego Abenante, Incerti viaggi. Storie di educazione itinerante, Milano, Unicopli, Milano, 2007, 166 p.
La Cooperativa sociale Comunità Progetto è un gruppo di lavoro composto da educatori professionali che si confrontano quotidianamente con il disagio e la sofferenza. Le strutture ospitanti sono i luoghi della città: le case, i quartieri, le piazze, gli ambienti della vita quotidiana. Il libro presenta nella prima parte delle narrazioni che convergono verso vicende di individui toccati da uno stato di emarginazione materiale o psicologica. La seconda parte è invece dedicata alla ‘pedagogia dell’itineranza’ e alla metodologia della narrazione dell’educazione.
Collocazione Biblioteca: 18269

Chiara Giustini, L’educatore sociale fra i Servizi e l’intervento di strada, in RPD : Ricerche di Pedagogia e Didattica, n. 2 (2007), pp. 193-212
L’autrice, pedagogista, si sofferma sulla figura dell’educatore sia all’interno dei Servizi rivolti ai senza dimora, sia nel lavoro di strada nella città di Bologna. L’articolo affronta il tema dell’accompagnamento sociale, le diverse tipologie del lavoro di strada, le motivazioni e i rischi correlati.

A cura di Vincenzo Castelli, Ragionare con i piedi… Saperi e pratiche del lavoro di strada, Franco Angeli, Milano, 2007, 295 p.
Il libro è il risultato finale del Convegno internazionale “Prototipi di welfare spaziale”, tenutosi a Bolzano nel giugno 2006. I contributi sono stati raccolti con l’intento di ottenerne un testo di riferimento per chi si misura con il lavoro di strada, nel cui ambito sono state sviluppate negli anni capacità, competenze e pratiche che spesso sono rimaste confinate nelle aree di nicchia di organizzazioni non profit. Il testo intende dare organicità al lavoro di strada, cercando di risintonizzarsi con le nuove fenomenologie presenti in strada, nonché presentare alcune pratiche positive messe in atto in questi anni. Suddiviso in quattro parti, il libro tratta successivamente di scenari del lavoro di strada, di metodologie e pratiche sociali, di lavoro di strada nei vari mondi (Europa, America latina), e infine dell’operatore di strada. L’ultima parte include le “Raccomandazioni” provenienti dal convegno di Bolzano.
Collocazione Biblioteca: 13715

Un metodo di ricerca-azione:  il photovoice

9781544355474_0_536_0_75Jean M. Breny, Shannon L. McMorrow, Photovoice for social justice. Visual representation in action,  Sage, Thousand Oaks, 2021, 101 p.
l libro descrive il metodo photovoice, un metodo di ricerca-azione partecipata che, attraverso una combinazione di fotografia e discussioni di gruppo, consente di attivare i membri della comunità in modo da identificare i loro punti di vista e utilizzarli come leve per il cambiamento sociale. Intento degli autori è fornire gli strumenti attraverso i quali ricercatori e studenti di questo campo possano ideare, mettere in pratica, analizzare e presentare un progetto photovoice.
Collocazione Biblioteca: 18738

Wouter Vanderplasschen … [et al.], Mechanisms and mediators of addiction recovery. Special Issue, in Drugs : Education, Prevention and Policy, n. 5 (2021) – on line, 385-531
Il “recovery” dalla dipendenza è un processo di cambiamento complesso, dinamico e non lineare, soprattutto rispetto al consumo di sostanze. Mentre le prime definizioni identificavano il recupero con “remissione”, “astinenza” o assenza di sintomi di dipendenza, le concettualizzazioni successive hanno anche enfatizzato l’importanza della salute, del benessere, della qualità della vita, della cittadinanza e della partecipazione sociale. Questo numero monografico è dedicato all’argomento. Tra gli articoli di cui è disponibile on line solo l’abstract si segnala una ricerca qualitativa belga effettuata con il metodo photovoice sui percorsi di vita di 8 donne tossicodipendenti: “Photovoicing interconnected sources of recovery capital of women with a drug use history”.

Marta Rohani Moaied … [et al.], Photovoice e intervento di comunità, in Psicologia di Comunità, n.2 (2018), vol. 14, pp. 13-66
Photovoice è una metodologia di ricerca-azione partecipata con la quale le persone possono rappresentare alcuni aspetti e contenuti critici delle loro comunità o gruppi di riferimento attraverso la tecnica fotografica. Sta conoscendo una popolarità sempre maggiore, grazie alla diffusione del linguaggio fotografico e alla facilità con cui si possono produrre, scambiare e modificare le immagini con gli smarthphone. Proprio per questo però, una tecnica che aveva il suo punto di forza nella capacità persuasiva dello stimolo visivo, rischia di diventare meno efficace in un contesto in cui si è sovraesposti alle immagini. Il photovoice nasce negli anni ’90 con uno studio pionieristico di C. Wang e A. Burris sulla vita di un gruppo di lavoratrici di un villaggio cinese ed è ora diffuso, per la sua versatilità, in molti campi. In questa monografia sono raccolti quattro articoli che spiegano ricerche ed esperienze in cui è stato utilizzato il photovoice con adolescenti per decostruire gli stereotipi di genere, con un gruppo di donne con malattia oncologica al seno, con operatori sociali che lavorano con persone senza fissa dimora e con preadolescenti in un progetto finalizzato ad aumentarne il senso di comunità.

9788865482742_0_536_0_75Philippe Bourgois, Jeff Schonberg, Stefania De Pretis, Reietti e fuorilegge. Antropologia della violenza nella metropoli americana, DeriveApprodi, Roma, 2019, 411 p.
“Reietti e fuorilegge” è una documentazione etnografica sulla vita di un gruppo di eroinomani homeless di San Francisco. È il frutto di una ricerca durata oltre dieci anni, durante i quali gli autori hanno seguito i protagonisti del racconto nelle loro attività quotidiane e documentato le loro strategie di sopravvivenza – dai furti all’elemosina, dal lavoro a giornata alla raccolta dei rifiuti. A dispetto delle condizioni di insicurezza e precarietà imposte da una feroce politica di gestione punitiva della povertà estrema, ciò che emerge dalle pagine di questo lavoro è il quadro di una comunità strutturata, con le proprie gerarchie ed economie di scambio, amicizie e abusi, meschinità e amori. Questo libro trascina il lettore nei devastanti e sconvolgenti meandri della vita quotidiana di una comunità di persone costretta a vivere in quella che Primo Levi avrebbe definito una “zona grigia”. L’abilità narrativa degli autori è una descrizione a tutto tondo della vita di questi “reietti” della metropoli: dai matrimoni ai funerali, dagli accampamenti urbani al carcere, passando per i reparti.
[In arrivo in Biblioteca]

A cura di Alessandro Migliardi … [et al.], Lavorare con i gruppi. Una raccolta di tecniche di partecipazione,  Dors, Torino, 2019, 49 p.
Il lavoro con i gruppi è una parte importante della pratica della prevenzione e promozione della salute, e più in generale della sanità pubblica, poiché è il mezzo attraverso il quale le persone possono diventare capaci di costruire un’azione collettiva. Inoltre il lavoro con i gruppi fornisce all’operatore più opportunità di coinvolgere le persone e permette agli utenti di organizzarsi e mobilitarsi meglio per rispondere ai propri bisogni, valorizzando sia le proprie conoscenze e risorse, sia quelle della comunità. Questo documento è una raccolta non esaustiva delle tecniche usate nell’ambito della prevenzione e promozione della salute, composta dalle tecniche partecipative sperimentate sul campo e applicate in progetti dal DoRS (Centro Regionale di Documentazione per la Promozione della salute) e da operatori e decisori con cui il Centro è venuto in contatto. Viene descritta anche la tecnica del  photovoices.

Ennio Ripamonti, Davide Boniforti, Dotarsi di strumenti per l’ascolto della comunità locale. Tecniche di collaborazione /1: Photovoice, in Animazione Sociale, n. 1/324 (2019), pp. 51-62
In un quartiere di Milano Photovoice, un tecnica di collaborazione sociale il cui metodo viene qui presentato, ha offerto l’occasione per attivare gli abitanti e promuovere appartenenza e dialogo. Sono stati ascoltati diversi racconti, fotografando alcuni luoghi simbolo che hanno segnato la storia locale. Sono emerse alcune tematiche: il desiderio di maggiore socializzazione nei caseggiati popolari, la necessità di una migliore illuminazione in alcune aree, la cura dell’ambiente e degli spazi pubblici, la valorizzazione di occasioni di solidarietà e aggregazione.

downloadMichele Jarldorn, Photovoice Handbook for Social Workers. Method, Practicalities and Possibilities for Social Change, Palgrave Macmillan, Cham, 2019, 139 p.
Con un approccio completamente originale, questo libro esamina i vantaggi dell’utilizzo di Photovoice come strumento di emancipazione per le comunità. La forza di questo libro risiede nel modo in cui combina l’impegno critico con la teoria e gli aspetti pratici e riesce ad attingere alla conoscenza dei membri emarginati delle comunità, le cui voci sono state messe a tacere in molti modi. Il. Photovoice è un metodo di ricerca-azione qualitativo e partecipativo, basato sul lavoro di comunità e Jarldorn ne illustra il valore con esempi tratti dalla propria ricerca. Al centro della discussione, l’autrice pone il potenziale creativo e trasformativo di questo metodo e la capacità di coinvolgere attivamente i partecipanti. Costruito su solide basi teoriche e fondato su principi etici, il Photovoice è un approccio basato sull’arte che fornisce agli operatori sociali un metodo in grado di coinvolgere le persone nella ricerca-azione partecipativa, con il potenziale di influenzare la politica e l’opinione pubblica. Il Photovoice è anche considerato un metodo allineato con le prospettive femministe e radicali del lavoro sociale, che ha un grande potenziale trasformativo, come illustra l’autrice attingendo ad un suo progetto di ricerca con ex detenuti.
Collocazione Biblioteca: 18938

Amanda O. Latz, Photovoice Research in Education and Beyond. A Practical Guide from Theory to Exhibition, Routledge, New York, 2017, 194 p.
Photovoice è una forma di ricerca-azione partecipativa, che, sin dal suo inizio a metà degli anni ’90, ha cominciato a diffondersi sempre di più. Nelle ricerche che impiegano questa metodologia, i partecipanti sono invitati a documentare aspetti della loro vita attraverso la fotografia e a fornire resoconti scritti o orali delle immagini che creano. Progettato per valorizzare i partecipanti come esperti delle loro vite ed esperienze, il photovoice può essere un approccio potente e profondo, in grado di cambiare le politiche. In questo libro, la metodologia del photovoice è concettualizzata come composta da otto passaggi: identificazione, invito, educazione, documentazione, narrazione, ideazione, presentazione e conferma. Ciascuno dei passaggi è spiegato e ampliato, e le intuizioni sono tratte dalla letteratura esistente sul photovoice e dall’esperienza personale dell’autore. Inoltre, l’attenzione è rivolta alla storia della fotografia e della ricerca, ai fondamenti teorici e agli obiettivi della metodologia, alle considerazioni etiche, ai metodi e alle procedure, agli approcci all’analisi dei dati del photovoice.
Collocazione Biblioteca: 18730