Alcol e alcolismo

Aggiornata ad aprile 2017 –  a cura di Paola Moriondo ed Elisabetta Bosio 

I materiali (libri, articoli di riviste e documentazione), elencati in ordine decrescente per anno di pubblicazione, sono disponibili presso la Biblioteca del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento della Biblioteca. L’elenco proposto non esaurisce quanto posseduto in biblioteca sul tema in oggetto.

I percorsi tematici proposti sono i seguenti:

Dati di contesto

ESPAD Report 2015, Results from the European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs, EMCDDA, Lisbona, 2016
Grazie ai dati raccolti nel 2015 su più di novantamila studenti di 15-16 anni in 35 paesi europei, il rapporto presenta un’immagine esauriente della situazione attuale degli adolescenti europei riguardo all’uso di tabacco, alcol, cannabis e altre sostanze, come anfetamine, inalanti o nuove droghe. Esso fornisce inoltre una panoramica delle tendenze del periodo 1995-2015. Questo rapporto differisce dai precedenti rapporti ESPAD perché contiene una selezione di risultati chiave invece della totalità dei dati.

World Health Organisation Regional Office for Europe, The European health report 2015, Targets and beyond – Reaching new frontiers in evidence, World Health Organisation, Copenhagen,  2015, pp. 150
La relazione sulla salute europea, pubblicata ogni tre anni dall’Ufficio regionale dell’Europa dell’OMS, fornisce un’istantanea sulla salute e sul benessere dei cittadini europei; in particolare, mostra il progresso verso gli obiettivi di Salute 2020, le tendenze della politica sanitaria europea e rivela l’esistenza di lacune, diseguaglianze e aree dove è opportuno intervenire. La pubblicazione mostra i miglioramenti avvenuti in tutta la Regione europea, principalmente riguardo alle aspettative di vita e alla mortalità infantile, tuttavia rimangono ampie differenze tra i paesi, specialmente per gli indicatori collegati ai determinanti sociali della salute. Inoltre, il consumo di alcol e tabacco, il sovrappeso e l’obesità restano alti e la Regione Europea ha le percentuali maggiori di consumo di alcol e fumo di tabacco nel mondo. Il confronto con altre regioni dell’OMS sottolinea il vasto potenziale di benefici per la salute legati all’ulteriore riduzione dei livelli di questi fattori di rischio.

Emanuele Scafato … [et al.], Epidemiologia e monitoraggio alcol-correlato in Italia e nelle Regioni. Valutazione dell’Osservatorio Nazionale Alcol-CNESPS sull’impatto del consumo di alcol ai fini dell’implementazione delle attività del Piano Nazionale Alcol e Salute. Rapporto 2016, Rapporti ISTISAN 4/16, Istituto Superiore di Sanità, Roma, 2016, pp. 50
Il consumo di alcol rappresenta un importante problema di salute pubblica responsabile in Europa del 3,8% di tutte le morti e del 4,6% degli anni di vita persi a causa di disabilità attribuibili all’alcol. I danni che ne derivano producono effetti non solo sul bevitore ma anche sulle famiglie e sul contesto sociale allargato. L’Osservatorio Nazionale Alcol del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute (ONA-CNESPS) elabora e analizza ogni anno le basi di dati nazionali svolgendo attività di monitoraggio su mandato del Ministero della Salute e in base a progettualità specifiche del Centro nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattie. Nel Rapporto vengono analizzati i dati relativi al consumo di alcol in Europa,  in Italia e nelle singole regioni italiane. Si analizzano inoltre i comportamenti a rischio, la mortalità alcol-correlata e i consumi di giovani e anziani.

Linda R. Gowing … [et al.], Global statistics on addictive behaviours: 2014 status report, in Addiction, n. 110 (2015), pp. 904-919
Secondo gli autori i comportamenti da dipendenza, come quella da gioco d’azzardo, l’abuso di alcool, tabacco, droghe illegali, ecc. sono da considerarsi tra i più grandi “flagelli” del genere umano. Tramite la ricerca sulle fonti online di informazione a livello globale, regionale e nazionale sulla diffusione e i danni principali collegati al consumo di alcol, tabacco, sostanze psicoattive illegali e gioco d’azzardo, si è rilevato che il consumo più frequente e più dannoso è quello di alcool e tabacco, rispetto ad altre sostanze. Tuttavia è urgente rivedere la qualità dei dati su cui si basano le stime globali e coordinare gli sforzi per ottenere un approccio più coerente al fenomeno.

World Health Organization, Global Status Report on Alcohol and Health 2014, WHO, Luxembourg, 2014, pp.376
Il Rapporto 2014 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità analizza i dati disponibili sul consumo di alcol, le sue conseguenze e gli interventi politici a livello mondiale, nazionale e regionale. Il primo capitolo è dedicato al consumo di alcol (quantità, cambiamento nelle modalità, giovani): il secondo capitolo è dedicato alle conseguenze (sulla salute, sulla società); il terzo alle politiche di prevenzione e agli interventi (sulla pubblicità degli alcolici, sui pericoli della guida di veicoli), il quarto ai profili dei 194 Paesi. In ultimo vengono fornite le appendici statistiche, le fonti dei dati, i metodi utilizzati e i riferimenti bibliografici.

A cura di Roberto Decidue, Romeo Brambilla, Fatti e cifre sulle dipendenze da sostanze e comportamenti in Piemonte. Bollettino 2015, Osservatorio Epidemiologico delle Dipendenze Regione Piemonte, Grugliasco (TO), 2016
Il rapporto si articola nelle parti seguenti: Quadro di sintesi; Espad: consumi nella popolazione studentesca; Dipartimenti per le dipendenze: soggetti trattati; Carcere; Decessi per overdose; Ricoveri per abuso e dipendenze da sostanze; Dipartimenti per le dipendenze: personale; Enti accreditati e comunità pubbliche. Quest’anno, per la prima volta, troviamo tabelle sul dosaggio del metadone e della buprenorfina e sulla polidipendenza.
Collocazione Biblioteca: 70R11

World Health Organization – Regional Office for Europe, European action plan to reduce the harmful use of alcohol 2012–2020, World Health Organization, Ginevra,  2012, pp. 75
Il piano d’azione europeo per ridurre l’uso dannoso di alcol 2012-2020 era approvato da tutti i 53 Stati membri della regione europea dell’OMS nel settembre 2011. Il piano d’azione comprende una serie di opzioni politiche basate sull’evidenza per ridurre i danni connessi all’uso di alcol. Inoltre, questo documento include la risoluzione Comitato Regionale EUR / RC61 / R4, un elenco di indicatori, con le definizioni, utilizzati per il Sistema europeo di informazione su alcol e salute, una lista di controllo e una serie di domande per gli Stati membri. Il piano d’azione è strettamente legato ai 10 settori d’azione della strategia globale per ridurre il consumo dannoso di alcol adottata dalla World Health Assembly nel maggio 2010. Il documento è indirizzato in primo luogo alle autorità nazionali responsabili delle politica sull’alcol, soprattutto ai Ministeri della Salute, ma anche ad altri ministeri tra cui la finanza, l’istruzione, l’assistenza sociale, il trasporto, la giustizia penale e infine alle organizzazioni non governative.

Comportamenti e problemi alcol-correlati

Ingunn Olea Lund, Inger Synnøve Moan, Elisabet E. Storvol, Harm from others’ drinking: How problematic do people with and without experience of harm perceive it to be?, in The International Journal of Drug, dic. 2016 – on line, vol. 38, pp. 43-49
Con il presente studio i ricercatori intendono: a) analizzare quanto le persone ritengano problematico il fatto che una persona sperimenti diversi tipi di danno derivante dal consumo alcolico altrui; b) descrivere come le vittime del danno causato dal bere altrui percepiscano tale esperienza come problematica; c) indagare come le percezioni del danno causato dal consumo alcolico altrui variano a seconda delle caratteristiche demografiche, del proprio consumo alcolico e del danno sperimentato. 2182 persone di età compresa fra 18 e i 69 anni hanno partecipato in Norvegia a un’indagine panel sul web nel 2013. Nel presente articolo sono descritti e commentati i dati della ricerca.

Camilla Morelli, Guida in stato di ebbrezza: alessitimia, regolazione emotiva, ansia sociale e consumo di alcol, in Alcologia, n. 24 (dic. 2015), pp. 36-42
L’articolo descrive una ricerca sulla relazione tra guida in stato di ebbrezza e la presenza di problematiche emotive quali alessitimia, disregolazione emotiva e ansia sociale. La ricerca indaga anche se vi siano differenze nel consumo di alcol tra coloro ai quali è stata ritirata la patente ed un gruppo di controllo.

Joanne Neale, Caral Stevenson, Social and recovery capital amongst homeless hostel residents who use drugs and alcohol, in International Journal of Drug Policy, n. 5 (2015) ,pp.475–483
I senzatetto che consumano droghe e alcol sono stati descritti come uno dei gruppi più emarginati della società. In questo articolo vengono esplorate le relazioni dei senzatetto consumatori di droghe e alcol che vivono in strutture per senzatetto per accertare la natura e la misura del loro capitale sociale e di recupero. I dati sono stati raccolti nel 2013 e nel 2014 in tre strutture. Ciascuna struttura era in una diversa città inglese e variava per dimensione e struttura organizzativa. Si sono effettuate interviste semi-strutturate con 30 residenti (21 uomini; 9 donne) che hanno riferito i loro attuali problemi di alcol e/o droga. Dopo 4-6 settimane si sono completate interviste di follow up con 22 residenti (16 uomini; 6 donne). Registrazioni audio di tutte le interviste sono state trascritte integralmente, codificate sistematicamente e analizzate usando Framework.

Raimondo Maria Pavarin. Risks, substances and consumers. Studies and surveys in the metropolitan area of Bologna, Universitas Studiorum, Mantova, 2015, pp.132
Il volume raccoglie una serie di ricerche qualitative e quantitative realizzate nell’area metropolitana della città di Bologna. Gli aspetti che emergono in modo particolare dai vari studi – mercato, medicalizzazione, rischi, consumatori socialmente integrati, tossicodipendenti poveri – contribuiscono all’interpretazione omogenea del fenomeno del consumo di sostanze.
Collocazione biblioteca: 17058

 Emanuele Scafato, Alcol e danno alla salute, in Alcologia, n. 23 (2015), pp. 17-24
Lectio magistralis tenuta a Bari il 7 novembre 2014 da Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol CNESPS, nell’ambito del Congresso Monotematico “Alcol: tra diritto al lavoro e diritto alla salute . Gli atti del convegno sono pubblicati in questo stesso numero della rivista. Nella Lectio, Scafato spiega come gli studi epidemiologici disponibili in letteratura dimostrino che il consumo di alcolici aumenta considerevolmente il rischio oncologico. Illustra inoltre l’entità del consumo dannoso e dell’alcolismo in Italia, confrontando tra loro i dati delle Regioni e auspica iniziative e programmi identificazione precoce ed intervento breve. Viene infine rilevata l’importanza di politiche rivolte alla prevenzione e alla riduzione del danno.

Reza Abdollahnejad, Paul Delfabbro, Linley Denson, Understanding the relationship between pathological gambling and gambling-related cognition scores: the role of alcohol use disorder and delusion proneness, in International Gambling Studies, n. 2 (2014), pp. 183-195
La ricerca ha confermato un’associazione fra gioco d’azzardo patologico e i punteggi nelle misure psicometriche convalidate relative a cognizioni errate sul gioco. Tuttavia, un potenziale problema di questa letteratura è che i campioni di giocatori patologici hanno un punteggio più alto negli indicatori di comorbidità (es. abuso di sostanze) che vengono anche associati a minore potere decisionale e minore abilità di ragionamento. Nel presente articolo viene riportato uno studio sulle relazione fra gioco d’azzardo patologico e credenze erronee ad esso collegate, in presenza di abuso di alcol. La ricerca è effettuata su un campione di 140 giocatori regolari, sottoposti a una dettagliata valutazione psicologica, relativa alle misure del gioco d’azzardo patologico, predisposizione alla illusione, consumo di alcol e convinzioni riguardanti il gioco d’azzardo. Gli autori commentano i dati della ricerca, che conferma un’evidente associazione fra gioco d’azzardo patologico e un maggiore radicamento di cognizioni errate sul gioco d’azzardo. L’abuso di alcol e la predisposizione a illudersi possono essere fattori che rafforzano questa associazione.

Marianne Goodfellow, Catharine Kilgore, DUI Offenders’ Beliefs About DUI Statutes and DUI Law Enforcement: Implications for Deterrence, in Journal of Drug Issues, n. 3 Stati Uniti (2014), pp. 269-280
Lo sviluppo di un profilo di chi beve e guida è importante per impedire in modo più efficace questo comportamento. Questo studio ha analizzato la propensione a bere e guidare in un campione di 58 trasgressori delle leggi americane DUI (Driving Under the Influence, cioè “guida sotto l’effetto di sostanze”) nel programma di un Tribunale locale. La maggioranza di essi erano bevitori problematici. I risultati mostrano che i trasgressori non erano dissuasi dalle leggi DUI e dalla percezione della loro applicazione. Ne vengono discusse le implicazioni per la teoria della deterrenza e l’ipotesi di legittimità giuridica.

Abuso, dipendenza e trattamento

Emanuele Scafato … [et al.], Epidemiologia e monitoraggio alcol-correlato in Italia e nelle Regioni, Valutazione dell’Osservatorio Nazionale Alcol-CNESPS sull’impatto del consumo di alcol ai fini dell’implementazione delle attività del Piano Nazionale Alcol e Salute. Rapporto 2016. Rapporti ISTISAN 16/4, Istituto Superiore di Sanità, Roma, 2016, pp. 50
Il consumo di alcol rappresenta un importante problema di salute pubblica responsabile in Europa del 3,8% di tutte le morti e del 4,6% degli anni di vita persi a causa di disabilità attribuibili all’alcol. I danni che ne derivano producono effetti non solo sul bevitore ma anche sulle famiglie e sul contesto sociale allargato. L’Osservatorio Nazionale Alcol del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute (ONA-CNESPS) elabora e analizza ogni anno le basi di dati nazionali svolgendo attività di monitoraggio su mandato del Ministero della Salute e in base a progettualità specifiche del Centro nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattie. Nel Rapporto vengono analizzati i dati relativi al consumo di alcol in Europa, in Italia e nelle singole regioni italiane. Si analizzano inoltre i comportamenti a rischio, la mortalità alcol-correlata e i consumi di giovani e anziani.

Tiziana Cassese … [et. al.], Tre storie di gruppi. Uno studio su 20 anni di trasformazioni nei trattamenti gruppali, in Rivista Plexus, n. 15-16 (2016) – on line, pp. 5-28
In questo lavoro vengono prese in considerazione le riflessioni svolte da un’équipe multidisciplinare sulle proprie modalità di conduzione dei gruppi terapeutici rivolti ai pazienti alcoldipendenti e ai loro familiari. Il contesto è quello di Aliseo, un’Associazione del privato sociale che da quasi trent’anni è presente sul territorio torinese nella cura e trattamento del disturbo da uso di alcol. L’articolo si propone di esplorare, attraverso l’utilizzo di un’intervista semi-strutturata, qual è la relazione tra i metodi trattamentali utilizzati nella conduzione dei gruppi e i cambiamenti avvenuti all’interno del Servizio di Accoglienza nel corso degli ultimi 20 anni, in termini di équipe e di modelli teorici di riferimento, nella cura dei pazienti alcoldipendenti. Il lavoro di ricerca ha permesso di sistematizzare l’impianto trattamentale rivolto ai gruppi per alcoldipendenti e famigliari che ha trovato una specificità terapeutica nella definizione di “gruppi trasformativi”. Tali considerazioni hanno permesso all’équipe di favorire una revisione del proprio metodo di lavoro attraverso la riqualificazione e ridefinizione dei fattori terapeutici della terapia di gruppo.

Rachael A. Korcha, Douglas Polcin, Jason Bond, Interaction of motivation and social support on abstinence among recovery home residents, in Journal of Drug Issues, n. 3 (lug. 2016) – on line, vol. 46, pp. 164-177
L’articolo prende in esame alcuni fattori sociali che possono interagire con la motivazione a mantenere l’astinenza da alcol e droghe, con l’obiettivo di identificare i modi attraverso i quali il sostegno sociale può attenuare gli effetti distruttivi della bassa motivazione e i gruppi per i quali la motivazione può essere particolarmente importante. Un campione di 289 residenti ammessi in strutture residenziali di recupero è stato reclutato e seguito dopo 6, 12 e 18 mesi. La motivazione è stata misurata in termini di costi e benefici percepiti dell’astinenza. Due fattori di sostegno sociale interagivano con i benefici percepiti nell’influenzare l’astinenza: il coinvolgimento in programmi di recupero in 12 fasi e il numero di persone della rete sociale. Gli autori danno suggerimenti affinché i servizi di recupero agiscano sui costi e i benefici percepiti e sulle caratteristiche della rete sociale.

Gaspare Jean, I complessi rapporti tra alcolismo e povertà, in Medicina Democratica, n. 225-226 (gen.-apr. 2016), pp. 71-82
Sin dai primi anni del ‘900 si dava per scontato che l’alcolismo fosse causa ed effetto di povertà e dellle sue conseguenze. Questa ricerca vuole verificare se questa tesi è stata valida nel corso degli ultimi due secoli e se lo è ancora, alla luce delle recenti modificazioni socio-economiche. Sono stati analizzati come variabili da correlare alla situazione socio-economica: i consumi delle bevande alcoliche, le patologie e le morti alcol-correlate (PPAC; MAC). La ricerca ha constatato che, malgrado le persone benestanti consumino più alcol, i rischi del bere prevalgono tra le classi meno agiate.

Rosanna Ciarfeo Purich … [et al.], Residenza Intermedia per Alcolisti: da progetto sperimentale a realtà operativa, in Mission, a. 13, n. 45 (mar. 2016), pp. 49-52
L’articolo presenta il progetto RIPA (Residenza Intermedia per Alcolisti) a Trieste, uno dei tanti percorsi terapeutici presenti in territorio triestino, caratterizzato da un’alta presenza di problemi e patologie alcol-correlate. Il progetto ha come finalità la creazione di una struttura residenziale intermedia che funga da risorsa ponte tra il servizio pubblico e un completo reinserimento nel tessuto sociale. Tale soluzione abitativa è destinata a soggetti alcoldipendenti con gravi problematiche psico-sociali, che hanno concluso il trattamento presso la SCDSL(Struttura Complessa Dipendenza da Sostanze Legali) e che necessitano di proseguire il programma terapeutico per riacquisire la capacità di provvedere autonomamente alle esigenze della propria quotidianità, riequilibrare rapporti familiari compromessi, riattivare le proprie risorse e capacità lavorative compromesse, risolvere il problema occupazionale e trovare nuove soluzioni abitative.

Amy Pennay, Sarah MacLean, Georgia Rankin, Hello Sunday Morning: Alcohol, (non)consumption and selfhood, in The International Journal of Drug Policy, feb. 2016 – on line, vol. 28, pp. 67-75
Hello Sunday Morning (HSM) è un programma online che incoraggia le persone a impegnarsi in un periodo di astinenza dall’alcol e a scrivere blog sulle loro esperienze. Lo scopo di questo articolo è esplorare come i membri HSM hanno gestito i loro periodi di astinenza, concentrandosi in particolare sui modi in cui i periodi di mancato consumo di alcol hanno influenzato i loro resoconti di sé. E’ stata effettuata un’analisi tematica di 2844 post di blog di 154 abitanti di Victoria che si sono iscritti a HSM nel 2013 o 2014. L’analisi ha rivelato tre resoconti chiave di sé offerti dai partecipanti: (1) l’astinenza aveva prodotto un senso distorto del sé, (2) il mancato consumo aveva facilitato lo sviluppo di un nuovo sé sano, (3) l’anti-consumo aveva facilitato lo sviluppo di un sé resistente.Le tipologie di sé come ‘non bevitore’ identificate in questo documento potrebbero essere disseminate attraverso piattaforme quali HSM per aiutare le persone che non hanno ancora provato l’astinenza a scegliere le vie per costruire e mettere in atto sensazioni alternative di sé in contesti dove il consumo di alcol è profondamente radicato.

Elodie Marchin, Une recherche clinique et projective sur les psychothérapies en alcoologie, in Psychotropes, n. 4 (2015), vol. 21, pp. 81-103
L’articolo propone una ricerca su psicoterapia e alcolismo: 13 pazienti che soffrono di un problema di abuso di alcool sono seguiti in psicoterapia ed sottoposti a una analisi all’inizio del trattamento e ad uno stadio avanzato di terapia, un anno più tardi. L’esame consiste in un’intervista semi-direttiva e un test di Rorschach. L’autrice descrive e commenta i risultati dello studio.

Maria Raffaella Rossin … [et al.], Il Trattamento Multidisciplinare Breve in un servizio territoriale di alcologia, in Alcologia, n. 24 (dic. 2015), pp. 11-22
In questo articolo viene presentata una ricerca realizzata dal 2009 al 2012 in due Nuclei Operativi di Alcologia, afferenti a due SerT di Milano. L’obiettivo era di valutare, tramite test e questionari, quali variabili sono implicate nell’interruzione non concordata del trattamento multidisciplinare breve e quali nel favorire il completamento del percorso. In appendice anche l’opuscolo informativo “Cosa si fa al NOA per capire e curarsi”.

Vladimir Hudolin, Manuale di Alcologia. Nuova edizione, Salezze D., Erickson, Trento 2015, pp. 455
Hudolin è uno dei massimi esperti di alcooldipendenza, è noto a livello internazionale per aver ideato e sviluppato un programma di trattamento dell’alcoolismo, centrato sui CAT (Club degli Alcoolisti in Trattamento). L’autore illustra il suo innovativo approccio ai problemi dell’alcool, correlati a tutte le tematiche interdisciplinare che costituiscono l’oggetto dell’alcoologia: dalla storia delle bevande alcooliche e dai disturbi fisico psichico sociali legati al bere, all’eziologia e alla diagnostica dell’alcoolismo, alle analisi epidemiologiche e alla prevenzione, alla comparazione ragionata delle diverse teorie e degli svariati metodi di trattamento susseguitesi nella storia. Questa terza edizione del manuale dopo quelle del 1990 (Coll. Bibl. 06186) e 1991, compare a diversi anni dalla morte dell’autore ed è dovuta al gruppo di lavoro dell’AICAT. La struttura del libro nei suoi capitoli ripercorre quella originale. E’ stato fatto un importante lavoro di aggiornamento per quanto riguarda la terminologia, i riferimenti diagnostici, le terapie farmacologiche e psicoterapeutiche. In particolare si è dato ampio spazio all’attuale diffusione ed attività dei Club di trattamento fondati da Hudolin. Dello stesso autore abbiamo inoltre
allegato al volume con collocazione 14572, un DVD che contiene le lezioni tenute nel 1987 a Bari.
Collocazione Bilbioteca: 17776

Douglas L. Polcin … [et al.], Challenges and rewards of conducting research on recovery residences for alcohol and drug disorders, in Journal of Drug Issues, n. 1 (gen. 2016), vol. 46, pp. 51-63
Benché la ricerca dimostri che il trattamento per problemi di alcol e droga possa essere efficace, gli individui che non hanno come riferimento un centro a supporto della loro guarigione sono a rischio di ricaduta. Le centri di recupero per problemi di alcol e droga sono una risposta crescente alla necessità di creare ambienti di vita che favoriscano una duratura ripresa. La ricerca sui centri di recupero offre la possibilità di esaminare come l’integrazione di queste persone in un ambiente di sostegno e rafforzamento abbia impatti benefici sul loro consumo di sostanze, come pure porti benefici per la comunità circostante. Un’attenta ricerca può anche condurre all’identificazione di operazioni e pratiche all’interno delle residenze che ottimizzino i risultati positivi per gli ospiti.

A cura di Maurizio Coletti, Trattamenti attraverso i computer: aumentano gli accessi. Prime analisi di efficacia, in Dal fare al dire, n. 3 (2015), pp. 51-53
Findings affronta il problema dei risultati degli interventi di trattamento attraverso i computer, in aumento grazie ai vantaggi evidenti del poter offrire risorse terapeutiche più economiche a un gruppo più ampio di soggetti. Inoltre l’approccio dell’autoaiuto (sul quale sono basati molti siti web del settore) permette di percepire una sorta di supporto aggiuntivo. Nell’articolo sono riportati e discussi i risultati.

Véronique S. Grazioli … [et al.], Perceptions of twelve-step mutual-help groups and their associations with motivation, treatment attendance and alcohol outcomes among chronically homeless individuals with alcohol problems, in The International Journal of Drug Policy, n. 5 (2015). pp. 468–474
I gruppi di mutuo aiuto che fanno riferimento ai “dodici passi” sono fra le forme di sostegno più disponibili per i senzatetto con problemi di alcol. La ricerca qualitativa tuttavia ha suggerito che questa popolazione ha spesso percezioni negative di questi gruppi, e secondo quanto è emerso questo elemento è associato alla scarsa partecipazione. E’ importante capire le percezioni di questa popolazione rispetto al gruppi di reciproco aiuto e la loro associazione con i risultati rispetto all’alcol, per fornire a questa popolazione una programmazione più appropriata e personalizzata. Le finalità di questo studio trasversale erano: (a) esaminare qualitativamente la percezione di questa popolazione rispetto ai gruppi e (b) valutare quantitativamente la sua associazione con la motivazione, la partecipazione al trattamento e i risultati rispetto al consumo di alcol.

Siddharta Canton … [et al.], La continuità assistenziale in alcologia: realtà, criticità e prospettive dell’esperienza di Addiction Center, in Mission, n. 43 (2015), pp. 49-57
L’Addiction Center (successivamente A.C.) è una Comunità Terapeutica specialistica che promossa nel settembre del 2009 da quattro realtà del privato sociale (Coop. Lotta contro l’Emarginazione, Coop. di Bessimo, Ass. Il Gabbiamo e Ass. Saman,) che in Italia si occupano di dipendenze patologiche sia in termini di prevenzione, che di riduzione del danno e dei rischi e di cura e trattamento. Nell’articolo sono enunciati i requisiti e gli indicatori previsti da Regione Lombardia per questa tipologia di struttura. I risultati della ricerca, che prende in esame l’utenza dell’ Addiction Center dal 1° dicembre 2009 al 31 dicembre 2014, evidenziano come il modello proposto dall’A.C. sembra più adatto a soggetti polidipendenti con prevalenza di abuso di cocaina e alcol; i trattamenti a più lungo termine sembrano sortire migliori esiti; rispetto agli utenti alcolisti, l’alto rischio di cronicizzazione unito all’elevato bisogno assistenziale sono elementi che possono trovare delle risposte solo in programmi terapeutici che prevedano tempi medio lunghi, tali da consentire un lavoro di riabilitazione e di reintegrazione sul territorio; alcune tipologie di utenti, come i cocainomani con un problema di co-abuso alcolico, specie se giovani, tendono a sottovalutare il problema alcologico, con conseguenze negative sia in termini di sviluppo di gravità della dipendenza che sui fattori prognostici

Mauro Cibin … [et al.], Residential treatment of Alcohol Use Disorders: thinking about the future, in Alcologia, n. 22 (2015). pp. 41-47
Secondo gli autori, i trattamenti residenziali per i disturbi da uso di alcol sono un importante elemento della rete di intervento e si articolerebbero su tre tipi di programmi: postraumatici, dipendenze/disturbi di personalità, e riabilitativi. La complessità del setting residenziale rende difficoltoso l’applicazione di modelli rigorosi di ricerca clinica, ma le attuali evidenze validano tuttavia l’efficacia complessiva di questi trattamenti residenziali e l’importanza dei processi motivazionali.

A cura di Sergio Cecchi, La famiglia e l’alcolismo. Analisi dell’esperienza dei Club degli alcolisti in trattamento, Carocci, Roma, 2014, pp. 190
Il volume illustra i risultati di una ricerca quantitativa condotta su un gruppo di 151 individui con problemi alcolcorrelati inseriti nei programmi dei Club degli alcolisti in trattamento del Friuli Venezia Giulia. La ricerca offre un contributo importante ad una discussione critica sulle peculiarità, le risorse e i limiti dei processi innescati dai movimenti che si richiamano ai principi dell’auto-mutuo aiuto e sulle potenzialità di una loro partnership con il settore pubblico. Tutto ciò è particolarmente significativo in un momento storico nel quale i servizi sanitari e di assistenza sociale si trovano nella necessità di ideare nuove strategie d’intervento in un quadro di riduzione della spesa. Collocazione Biblioteca: 17009

Lucia Coco… [et al.], I gruppi informativo-motivazionali e i gruppi ad orientamento cognitivo-comportamentale in alcologia e altrove, in Alcologia, n. 20-21 (2014). pp.25-30
Il presente contributo, i cui autori afferiscono al Dipartimento Dipendenze e Alcologia di Foligno, mostra un modello di intervento in alcologia che valorizza l’integrazione delle competenze e la multidisciplinarietà degli approcci. Viene quindi descritto il lavoro con due tipologie di gruppi, quello informativo-motivazionale e quello ad orientamento cognitivo-comportamentale, due momenti distinti e consequenziali dello stesso percorso. Occorre il superamento del rapporto individuale con le sostanze psicoattive per focalizzare l’attenzione sulla persona nella sua totalità e nella sua complessità, compresi i suoi livelli di integrazione sociale, primo fra tutti quello rappresentato dalla famiglia.

Elisa Martino, Teo Vignoli, Per non ridurre una storia di vita a una storia di alcol. La possibilità di cambiare passa dal produrre sempre nuove narrazioni, in Animazione Sociale, n. 283 (2014). pp. 84-93
Per sostenere quanti si rivolgono ai Sert per problemi di abuso alcolico e per promuovere in loro un reale cambiamento, una possibilità è rappresentata dallo sperimentarsi in un gruppo che abbia nella narrazione il suo metodo portante. Gli autori si interrogano su quanto narrarsi possa aiutare e superare i confini di scomode etichette e ad aprire lo sguardo su inedite risorse e opportunità, e su quale posizione debbano assumere gli operatori per lasciare maggior spazio alle proposte, alle idee e ai desideri delle singole persone e del gruppo.

Alfio Lucchini, Società Consumi Dipendenze. Principi Contesti Servizi, Franco Angeli, Milano 2014, pp. 254
Il volume nasce dalla necessità di comprendere i fenomeni sociali e sanitari legati alle tematiche dei consumi e delle dipendenze patologiche in Italia, analizzando anche le risposte possibili e le attività dei servizi di cura. Obiettivo dell’autore è di proporre elementi di base utili per affrontare il tema, a partire dalla natura dei comportamenti di addiction e degli aspetti patologici delle dipendenze. Vengono inoltre sviluppati focus di approfondimento teorici e proposti strumenti e pratiche di particolare valore e interessi applicativi. Non mancano poi illustrazioni di progetti e sperimentazioni, ampi riferimenti legislativi utili al lavoro quotidiano degli operatori dei servizi. Il volume vuole promuovere un maggiore interesse al tema tra studenti, professionisti e amministratori pubblici.
Collocazione Biblioteca: 16886

Mariagrazia Movalli, Marco Cavicchioli, Camilla Ciliberti, Trattamenti per l’alcol-dipendenza basati sulla mindfulness. in Alcologia n. 20-21 (dic. 2014).pp. 13-20
Nell’ultimo decennio, gli interventi mindfulness-based stanno generando diverse evidenze di efficacia nel trattamento delle dipendenze da alcol e sostanze. Lo scopo di questo lavoro è di presentare alcuni risultati della ricerca empirica prodotti da quattro studi pilota circa l’applicazione dello skills training della Dialectical Behavior Therapy e del programma Mindfulness Based Relapse Prevention al trattamento dell’alcol-dipendenza presso l’Ospedale San Raffaele di Milano.

Livia Racca… [et al.], Una ricerca qualitativa come riflessione terapeutica all’interno di un servizio di alcologia del privato sociale, in Alcologia, n. 20-21 (2014). pp. 21-24
L’équipe del Servizio di Accoglienza dell’Associazione Aliseo propone una riflessione sulle modalità trattamentali adottate nella cura delle problematiche alcol-correlate, in particolare sul trattamento terapeutico individuale. L’obiettivo della ricerca è comprendere come l’analisi differenziale degli aspetti psicopatologici risulti fondamentale per individuare obiettivi terapeutici, strumenti e strategie di intervento. Analizzando un campione di 40 casi sono emerse diverse correlazioni cliniche tra l’esordio della sintomatologia alcolica, le cause alla base della dipendenza e i livelli del trattamento.

L’alcol e le politiche

Mark Monaghan, Henry Yeomans, Mixing drink and drugs: “underclass” politics, the recovery agenda and the partial convergence of English alcohol and drugs policy, in The International Journal of Drug Policy, (nov. 2016) – on line, vol. 37, pp. 122–128
Sebbene le politiche sull’alcol e le sostanze illegali siano tipicamente presentate come separate e diverse nella discussione accademica, secondo gli autori dell’articolo è possibile paragonarle. L’articolo esamina come gli indirizzi delle politiche inglesi degli ultimi vent’anni relativi sia alle droghe che all’alcol, sotto l’egida del “programma di recupero”, sono stati collegati a una più vasta politica comportamentale orientata verso le azioni e gli stili di vita di un sottogruppo apparentemente problematico della popolazione. o “sottoproletariato”. Secondo gli autori, nonostante rimanga intatta la grande separazione normativa, la politica per il sottoproletariato sta contribuendo al maggiore allineamento delle politiche contro le sostanze illegali e l’alcol, specialmente in merito alla rispettiva importanza dell’astinenza.

Alison Ritter … [et al], Comparative policy analysis for alcohol and drugs: Current state of the field, in The International Journal of Drug Policy, mag. 2016 – on line, vol. 31, pp. 39-50
Questo documento esplora lo stato attuale dell’analisi comparativa delle politiche (comparative policy analysis = CPA) riguardo ad alcol e droghe. Gli autori hanno creato un database di articoli di giornali pubblicati fra il 2012 il 2014 usandolo per chiarire, estrarre e analizzare i modi in cui è stata definita la CPA. Si esplorano l’analisi quantitativa e qualitativa dei metodi CPA utilizzati, le aree delle politiche studiate e la differenza fra la CPA per l’alcol e quella per la droga. La vasta maggioranza degli articoli presi in esame descrive un’analisi quantitativa dei dati realizzata con una serie di metodi statistici avanzati. Esiste una differenza significativa nei metodi CPA per l’analisi della politica sull’alcol e quella sulla droga, come pure alcune sfide sostanziali con i metodi attualmente impiegati.

Suzanne Fraser, Articulating addiction in alcohol and other drug policy: A multiverse of habits, in The International Journal of Drug Policy, mag. 2016 – on line, vol. 31, pp. 6-14
Questo articolo si basa su un progetto di ricerca internazionale che sta attualmente esplorando la variazione e il mutamento nei concetti di dipendenza in particolare nel campo del consumo di alcol e altre droghe (Alcohol and Other Drugs = AOD). Prendendo la politica AOD in Australia e in Canada come centro focale empirico, e interviste approfondite con i responsabili politici, i fornitori di servizi e i sostenitori in ogni paese come metodo chiave (N = 60) l’articolo mette a confronto i concetti di dipendenza articolati da professionisti che operano in ciascun ambiente. Attingendo al lavoro teorico di Bruno Latour sul corpo e la sua proposta per una scienza migliore basata sull’”articolazione delle differenze”, l’articolo esplora i resoconti sulla dipendenza offerti dai siti di progetti australiani e canadesi, identificando in tutti una dinamica condivisa: la conciliazione di differenza e unità in discussioni sulla natura della dipendenza, le parti che la compongono e il modo migliore per rispondere ad essa. L’articolo conclude affrontando direttamente questa tensione, scrutando le sue implicazioni pratiche per lo sviluppo delle politiche e dell’erogazione dei servizi in futuro, domandando come si può consentire a un nuovo pensiero e pertanto a nuove opportunità di emergere.

Franca Beccaria, Sara Rolando, The Italian politics of alcohol: the creation of a public arena at the end of the 20th century, in The International Journal of Drug Policy, n. 7 (2015). pp.662-669
Lo scopo principale di questo studio è stato quello di indagare – applicando il quadro teorico di Wiener – il ruolo di diversi soggetti interessati nel processo che ha portato all’approvazione della prima legge quadro sull’alcol nel 2001. Lo studio ha dimostrato che una visione condivisa non è essenziale quanto “unire le forze” per creare un’arena pubblica intorno a un problema sociale. Inoltre persino i dati scientifici non sono essenziali per affrontare un problema, in quanto l’uso della retorica sembra essere più efficace nel costruire ideologie.

Giovanni Pieretti, Enzo Grossi, Dalla drug addiction al benessere dell’individuo quale fenomeno socio-ambientale, in Sociologia urbana e rurale, n. 106 (2015). pp.89-100
Nel presente articolo gli autori descrivono un nuovo modello teorico-interpretativo rispetto al dibattuto tema delle dipendenze patologiche e quindi al correlato ambito della prevenzione, in grado di alterare lo stato psichico e fisico dell’individuo, pregiudicandone il funzionamento sociale ed economico oltre che, lo stato di salute. Gli autori illustrano come sia necessario passare da un approccio tecnicistico ad uno olistico, allargando la visione ad una prospettiva di prevenzione e cura, collegata alla relazione tra ambiente sociale e benessere dell’individuo.

Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool, Alcol e rapporto costo-efficacia delle politiche, in Salute umana, n. 251-252 (2014). pp.7-11
L’articolo riporta l’analisi del caso dell’alcol tratta dal volume “Promuovere la salute e prevenire la malattia: è una questione economica?” di Sherry Merkur, Franco Sassi, David McDaid, nel quale è presentata una rassegna sulle questioni economiche legate agli investimenti nei diversi settori della promozione della salute e di prevenzione delle malattie non trasmissibili.

Prevenzione e riduzione del danno

Alessandra Fermani, Morena Muzi, Mauro Minnozzi, L’educazione fisica sportiva può diventare un veicolo di prevenzione? Una ricerca-azione partecipata con adolescenti per formare alla sicurezza stradale, in Orientamenti pedagogici, n. 2 (apr.- giu. 2016), pp. 289-310
Lo scopo di questo studio è vagliare le percezioni di 409 studenti adolescenti italiani, che hanno partecipato all’esperienza, relativamente alla prevenzione dell’uso di alcool alla guida, partendo dall’assunto che l’attività sportiva possa essere un fattore protettivo e che l’educazione fisica a scuola possa diventare un veicolo di prevenzione. Per raggiungere gli obiettivi di quello che è stato strutturato come intervento di ricerca-azione partecipata sono stati oggettivati tre step: una fase didattica laboratoriale, una raccolta dati tramite questionario e un approfondimento in focus group.

Gerardo Melendez-Torres … [et al.], Positive youth development programmes to reduce substance use in young people: systematic review, in The International Journal of Drug Policy, ott. 2016 – on line, vol. 36, pp. 95–103
Gli interventi di sviluppo positivo per giovani (Positive Youth Development – PYD), che favoriscono la promozione di valori positivi più che la tradizionale riduzione dei rischi costituiscono un possibile approccio per prevenire il consumo di sostanze negli adolescenti. Gli autori si sono proposti di sintetizzare le testimonianze relative a tali tipi di intervento esaminando 21 database di letteratura scientifica, consultando riviste chiave e siti web. Negli studi inclusi, più della metà dei partecipanti avevano fra gli 11 e i 18 anni e gli interventi effettuati secondo la definizione prestabilita di PYD venivano somministrati in ambienti di comunità al di fuori dell’orario scolastico normale e non erano rivolti a genitori o a giovani con situazioni pre-definite. Gli interventi di PYD non hanno avuto alcun effetto significativo a livello statistico o di salute sul consumo di sostanze, il consumo illecito di droga o le conseguenze dell’alcol nei giovani. Gli autori discutono il significato di tali risultati e suggeriscono una valutazione più rigorosa degli interventi di PYD. La ricerca è stata effettuata negli U.S.A.

A cura di Mike Ashton, Drug education yet to match great (preventive) expectations, in Drug and Alcohol Findings, 2016,  [s.l.], pp. 3
Il documento presenta i risultati di una selezione di studi scientifici riguardanti i progetti scolastici di prevenzione dell’uso di sostanze e dei problemi correlati. Tali studi suggeriscono che, nonostante l’ impegno profuso nell’attuare i programmi di prevenzione nelle scuole, i risultati siano scarsi; vengono citati alcuni articoli di discussione su come modificare gli obiettivi di questi programmi per ottenere risultati migliori.

A cura di Franca Beccaria, La rivoluzione del bere, L’alcol come esperienza culturale, Carocci, Roma, 2016, pp. 119
Questa ricerca si pone l’obiettivo di evidenziare, attraverso l’analisi e il confronto dei dati epidemiologici e qualitativi, i fattori di protezione e di rischio che connotano le zone di produzione vitivinicola e quelle a prevalente consumo. In particolare, si vogliono fare emergere i profili di consumo e i meccanismi di controllo delle aree vocate alla produzione vitivinicola, anche al fine di fornire elementi utili per l’elaborazione di misure preventive efficaci fondate sulle peculiarità culturali. Franca Beccaria, dottore di ricerca, sociologa, ha fondato Eclectica, istituto di ricerca di Torino.
Collocazione Biblioteca: 17386

Vanessa Agnoletti, Elena Barbafiera, Giuseppe Corlito, Una ricerca intervento sui consumi di alcol in una scuola media inferiore in Provincia di Grosseto, in Alcologia, n. 24 (dic. 2015), pp. 24-28
A partire dall’ipotesi sostenuta dall’approccio ecologico-sociale di V. Hudolin, che l’alcol sia un problema relazionale e che la famiglia sia parte del problema, la ricerca-intervento descritta in questo articolo ha cercato di mettere in relazione il bere problematico e il funzionamento familiare in una scuola media inferiore in Provincia di Grosseto. Il progetto comprendeva la somministrazione di questionari, la formazione dei docenti per realizzare laboratori di prevenzione con le classi e la comunicazione sul territorio dei risultati della ricerca.

Giovanni Aresi … [et al.], Le bevande alcoliche: evidenze, esperienze, criticità e prospettive per programmare in futuro la salute. Convegno. San Giorgio della Richinvelda (PN), 9 ottobre 2015, in Alcologia, n. 24 (dic. 2015), pp. 47-64
In questo articolo troviamo gli interventi dei relatori del convegno dal medesimo titolo, inserito nell’evento “Le radici del Vino” che si tiene a San Giorgio della Richinvelda (PN), comune a grande vocazione viti-vinicola. Nel convegno sono stati trattati molti aspetti legati alla cultura sociale e sanitaria, al consumo di alcol (vino in particolare), alla prevenzione e alla riduzione del danno, sia in generale sia in particolari situazioni: la percezione dei rischi e il consumo giovanile; il bere alcolico in gravidanza e delle donne in generale; i rapporti con la malattia mentale; i figli di genitori con problemi alcol correlati; la relazione con gli incidenti stradali mortali; ospedalizzazioni e mortalità alcol-correlata

Anneke Bühler, Johannes Thrul, Prevention of addictive behaviours. Updated and expanded edition of Prevention of substance abuse, EMCDDA, Lisbona, 2015, pp.102
Questa pubblicazione è un aggiornamento di un testo pubblicato nel 2007 . Come per la versione precedente, si tratta della traduzione di uno studio tedesco che presenta una rassegna sullo stato dell’arte della prevenzione. Sebbene originariamente destinato a un pubblico tedesco, la sua portata, basata sull’evidenza, è globale. La rassegna è ampia nelle sue considerazioni e riguarda non solo il tema dell’abuso di droghe, ma anche di alcol e tabacco, come pure le dipendenze comportamentali come il gioco d’azzardo problematico. Tra più di 5000 risultati di ricerca sono stati selezionati 64 studi, incluse 17 meta-analisi e 38 rassegne sistematiche.
Collocazione Biblioteca: 14329

Paolo Jarre … [et al.], Riduzione del danno: politiche e pratiche, in MDD, n.18 (2015). pp.5-64
Il presente numero monografico tratta della riduzione del danno nel trattamento delle dipendenze da sostanze. La caratteristica peculiare di questo approccio è quella di mettere pragmaticamente il focus sui danni potenzialmente conseguenti ad un uso problematico di sostanze e oggetti psicoattivi e sulle persone che continuano a farne uso, anziché sulla prevenzione dell’iniziazione e sulla cessazione dell’uso. Esso prescinde pertanto da considerazioni di tipo valoriale riferite alla messa in atto e/o al proseguire del comportamento. Attraverso i diversi articoli il tema è trattato dal punto di vista etico, politico e pratico (efficacia degli interventi e delle terapie). Oltre all’editoriale di Paolo Jarre (primario del Dipartimento delle dipendenze ASL3 della Regione Piemonte), segnaliamo i seguenti contributi: “Che la politica faccia. Per una corretta rappresentazione normativa della riduzione del danno” di S. Anastasia e E. Maresca; “La riduzione del danno nell’Europa Occidentale” di K. Stone… [et al.]; “Ripensare la riduzione del danno” di S. Ronconi.

Giovanni Pieretti, Enzo Grossi, Dalla drug addiction al benessere dell’individuo quale fenomeno socio-ambientale, in Sociologia urbana e rurale, n. 106 (2015). pp.89-100
Nel presente articolo gli autori descrivono un nuovo modello teorico-interpretativo rispetto al dibattuto tema delle dipendenze patologiche e quindi al correlato ambito della prevenzione, in grado di alterare lo stato psichico e fisico dell’individuo, pregiudicandone il funzionamento sociale ed economico oltre che, lo stato di salute. Gli autori illustrano come sia necessario passare da un approccio tecnicistico ad uno olistico, allargando la visione ad una prospettiva di prevenzione e cura, collegata alla relazione tra ambiente sociale e benessere dell’individuo.

Emanuele Scafato … [et al.], Position Paper per l’organizzazione di base degli interventi sui Problemi e le Patologie alcol correlate (PPAC), in Alcologia, n. 23 (2015), pp. 9-16
Questo documento nasce all’interno del direttivo Nazionale della Società Italiana di Alcologia (SIA), anche in risposta alle richieste e agli stimoli pervenuti dagli operatori che lavorano nei servizi territoriali e ospedalieri. La stesura ha visto la collaborazione del Direttivo SIA, del Centro Alcologico Regionale Toscano, del gruppo congiunto formale di lavoro Istituto Superiore di Sanità (ISS) – SIA e si è avvalsa della consulenza tecnico-scentifica dell’Osservatorio Nazionale Alcol dell’ISS. Il Paper descrive le attuali strategie di prevenzione e contrasto dell’abuso di alcol a livello europeo; delinea le linee di indirizzo per l’organizzazione di base degli interventi sui Problemi e le Patologie Alcol Correlate, a livello ospedaliero, territoriale e per quanto riguarda le comunità residenziali e terapeutiche: ipotizza gli interventi di formazione necessari, in ambito clinico, universitario, con operatori e volontari; infine dà indicazioni sulle leggi di riferimento per l’attuazione delle presenti linee programmatiche.

Alcool e giovani

John P. Hoffmann, Cumulative Stress and Substance Use From Early Adolescence to Emerging Adulthood, in Journal of Drug Issues, n. 3 (lug. 2016) – on line, vol. 46, pp. 267-288
Partendo da modelli del processo di stress, questo studio ha esaminato le conseguenze dei livelli cumulativi di eventi di vita stressanti sul consumo compulsivo di alcol, di marijuana e di altre sostanze illegali usando dati provenienti dal Family Health Study ( FHS), e una serie di dati panel relativi a 8 anni. I risultati hanno indicato un’associazione positiva fra i fattori cumulativi di stress e il coinvolgimento nel consumo di sostanze durante questo periodo della vita, specialmente fra i consumatori adolescenti precoci. Nel presente lavoro vengono descritti e commentati i risultati dell’indagine.

Robert Thomson Jr., More than friends and family? Estimating the direct and indirect effects of religiosity on substance use in emerging adulthood, in Journal of Drug Issues, n. 4 (ott. 2016) – on line, vol. 46, pp. 326-346
Scopo dello studio è valutare gli effetti della religiosità sull’uso di sostanze tra gli adolescenti, una popolazione particolarmente a rischio di consumo di tabacco, alcool e marijuana. Basandosi sui dati di 2185 adolescenti americani, l’autore ha cercato di valutare simultaneamente gli effetti diretti e indiretti della religiosità sul consumo di sostanze. I risultati indicano che la religiosità ha un effetto negativo sul consumo di sostanze particolarmente efficace, ma non è essa stessa influenzata da un uso precedente delle stesse. Secondo l’autore, la religiosità può dare vantaggi a breve e lungo termine sulla salute relativamente al consumo di sostanze nella prima età adulta. La ricerca si è svolta negli U.S.A.

Nuria Romo-Avile´… [et al.], Intensive alcohol consumption by adolescents in Southern Spain: The importance of friendship, in The International Journal of Drug Olicy, mag. 2016 – on line, vol. 31, pp. 138-146
Dagli anni ’90 del secolo scorso si è registrato un aumento nel consumo intensivo di alcol da parte degli adolescenti spagnoli, specialmente fra le ragazze, ma tale fenomeno è stato poco studiato. L’obiettivo del presente studio è analizzare i discorsi e le riflessioni degli adolescenti spagnoli sull’assunzione di alcol ad un livello contestuale, relazionale e personale. La ricerca qualitativa è stata effettuata su 96 giovani di età compresa fra 14 e 17 anni con almeno un episodio di consumo smodato nell’anno precedente, conviventi con familiari e non autori di reati o a rischio di esclusione sociale. I partecipanti sono stati reclutati in centri educativi e giovanili in due provincie del sud della Spagna e i dati sono stati raccolti attraverso dieci focus groups e 30 interviste individuali approfondite. Nel presente articolo sono stati riportati e commentati i risultati della ricerca.

Eivind Grip Fjær … [et al.], When is it OK to be drunk? Situational and cultural variations in the acceptability of visible intoxication in the UK and Norway, in The International Journal of Drug Policy, mar. 2016 – on line, vol. 29, pp. 27-32
La ricerca sulle norme che regolano il comportamento di ubriachezza si è tendenzialmente focalizzata sulle differenze fra paesi e culture diversi piuttosto che sulle variazioni interne al paese. Gli studenti di una università del Regno Unito (n = 473) e una norvegese ( n = 472) hanno risposto a un’indagine che comprendeva una serie di domande atte a valutare l’accettabilità dell’ubriachezza visibile in diverse situazioni, quali quelle con amici, colleghi di lavoro, familiari, e situazioni in cui sono presenti bambini. Sono stati anche raccolti dati sul consumo di alcol, sui danni percepiti per tale consumo e l’orientamento dei valori. Le differenze rilevate sottolineano come le norme che regolano il comportamento di ubriachezza si costruiscano su base culturale.

Caroline Protais … [et al.], Evolution of population attending youth addiction outpatient clinic (CJC’s) 2014-2015, in Tendances, n. 107 (mar. 2016), pp. 1-4
Si tratta di una pubblicazione dell’OFDT (Osservatorio francese sulle droghe e le tossicodipendenze) che ha il compito di valutare il sistema degli ambulatori per le dipendenze giovanili CJC (Consultations Jeunes Consommateurs), un’iniziativa lanciata nel 2004 dal Ministero della salute francese. L’articolo espone i risultati di un’indagine volta a osservare l’evoluzione della popolazione che frequenta gli ambulatori in seguito a una campagna d’informazione pubblica condotta nel 2015. I punti principali sono: un aumento dei frequentatori, in particolare minori e utilizzatori di video-game; una diminuzione della proporzione di prese in carico collegate al consumo di cannabis; una conferma della difficoltà a raggiungere i giovani forti consumatori di alcol e le donne.

Michela Barchiesi, Pierluigi Graziani, Maurizio Coletti, Alcolismo e psicoterapia, in Psicobiettivo, a. 35, n. 3 (set.-dic. 2015), pp. 17-74
Questa monografia è composta da tre articoli. Nel primo M. Barchiesi, psichiatra e psicoterapeuta, esamina le implicazioni psicologiche e psicosociali del fenomeno dell’alcolismo giovanile, ponendo l’attenzione sull’enorme complessità e eterogeneità clinica del fenomeno, e descrive i principali strumenti terapeutici ad oggi disponibili, esemplificando poi il tutto con un caso clinico. Nel secondo articolo P. Graziani, psicologo e psicoterapeuta, spiega l’utilità delle terapie cognitivo-comportamentali per dare ai giovani una percezione più realistica del proprio consumo quando è eccessivo o rischioso. In questa fascia d’età l’obiettivo più realistico, raggiungibile tramite una buona alleanza terapeutica, è quello di ridurre il consumo anziché aspirare all’astinenza completa. Nell’ultimo articolo, M. Coletti, psicologo, psicoterapeuta e didatta sistemico, affronta il tema del consumo giovanile di alcol (underage drinking) facendo riferimento in particolare ai dati sul fenomeno e agli effetti che questo ha sulla famiglia. Viene presentato un caso clinico esemplificativo in cui sono presi in carico unicamente i genitori.

A cura di Franca Beccaria, La rivoluzione del bere. L’alcol come esperienza culturale, Carocci, Roma, 2016, pp. 119
Questa ricerca si pone l’obiettivo di evidenziare, attraverso l’analisi e il confronto dei dati epidemiologici e qualitativi, i fattori di protezione e di rischio che connotano le zone di produzione vitivinicola e quelle a prevalente consumo. In particolare, si vogliono fare emergere i profili di consumo e i meccanismi di controllo delle aree vocate alla produzione vitivinicola , anche al fine di fornire elementi utili per l’elaborazione di misure preventive efficaci fondate sulle peculiarità culturali. Franca Beccaria, dottore di ricerca, sociologa, ha fondato Eclectica, istituto di ricerca di Torino.
Collocazione Biblioteca: 17386

Franca Beccaria, Sara Rolando, Binge drinking e ubriachezza. Problemi di definizione culturale, in Psicobiettivo, a. 35, n. 3 (set.-dic. 2015), pp. 77-93
Il termine binge drinking viene usato dalla comunità scientifica per indicare il bere eccessivo e dai media per descrivere lo stile giovanile del bere e una presunta propensione dei giovani ad ubriacarsi. Questa ricerca indaga gli stili di consumo dei giovani attraverso interviste individuali e un forum web rivolto ai giovani. Viene dimostrato che il binge drinking include stili molto differenti e non necessariamente orientati all’ubriachezza. Emerge inoltre che l’ubriachezza è vissuta anche dai giovani come un comportamento negativo e non è quindi corretto parlare di “normalizzazione” del bere eccessivo.

Simone Bobbio, Michele Contel, Il bicchiere è mezzo pieno? Riflessioni ai margini della ricerca Osservatorio – CNR, in La Salute umana, n. 257-258 (set.- dic. 2015), pp. 5-8
Il tema alcool è molto delicato. Resta però difficile capire perchè nel dibattito politico, così come tra molti addetti ai lavori, si continui a perpetuare la convinzione di un allarme crescente, quando i dati sui consumi tra i giovani indicano una riduzione dell’uso e dell’abuso. L’autore indaga sulle ragioni per cui l’alcool associato ai giovani ingrandisce paure e rappresenta angosce talvolta peggiori delle droghe. E prova a chiarire quali sono i motivi per cui commentatori, anche autorevoli, proiettano gli abusi alcolici in modo indiscriminato su tutti i giovani senza approfondire contesti e pratiche, che ricerche serie, anche in ambito italiano, hanno saputo illustrare e spiegare egregiamente: si fa riferimento esplicito alla revisione della ricerca “Il consumo di bevande alcoliche dei giovani in Italia dal 2000 ad oggi” (in Osservatorio News, n. 16 (2015). pp. 2-11), promossa dall’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool e condotta dall’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR.

Maurizio Azzalini, Elisa Bergagna, Sostanze, persona e contesto: significati dell’uso di sostanze in adolescenza, in Dal fare al dire, n. 2 (2015). pp. 29-37
L’articolo descrive l’esperienza realizzata nelle scuole superiori del distretto di Cirié-Lanzo con l’attivazione dello sportello “Fatti bene”, uno spazio di ascolto, informazione e aiuto sull’uso di sostanze e sui comportamenti a rischio connessi alle problematiche di sviluppo in adolescenza, attraverso incontri individuali e con il gruppo classe. L’articolo cerca di delineare le diverse funzioni che le sostanze possono assumere in adolescenza, alla luce di alcune variabili che influenzano l’esito dell’incontro dell’adolescente con le sostanze.

Astrid-Britta Bräker … [et al.], Adolescent alcohol use patterns from 25 European countries, in Journal of Drug Issues, n. 4 (2015). pp.336-350
Lo scopo di questo studio è descrivere I modelli di consumo alcolico giovanile raggruppando gli adolescenti a seconda del loro consumo attraverso la cosiddetta “cluster analysis” (analisi di gruppo). 57.771 studenti (49,4% maschi) di 25 paesi europei sono stati suddivisi in gruppi mediante un raggruppamento gerarchico e algoritmico. Il consumo alcolico è stato misurato secondo la frequenza delle occasioni per bere alcolici nel mese precedente e il numero di bevande alcoliche consumate nell’occasione più recente. Gli autori hanno individuato quattro schemi di consumo: leggero (73,6%), episodico (20,0%), frequente (3,8%) ed episodico pesante (2,5%). Tre dei modelli individuati rispondono ai criteri di forte consumo alcolico e sottolineano l’importanza della prevenzione personalizzata indicata, promuovendo il consumo responsabile

Alessandra Di Pietro, Il Gioco della bottiglia. Alcol e adolescenti, quello che non sappiamo, Add, Torino, 2015, pp.189
L’autrice, giornalista, indaga il fenomeno del consumo alcolico tra i minori attraverso le storie dei diretti protagonisti e gli interventi di psicologi, sociologi, epidemiologi, forze dell’ordine. Si riporta un mosaico di voci per ricostruire come stanno veramente le cose e fornire una guida utile per genitori, insegnanti, operatori sociali.
Collocazione Biblioteca:  17341

Tiziana Cassese, Livia Racca, Adolescenza, assertività e alcol. Una Ricerca che indaga la correlazione tra comunicazione assertiva e il comportamento a rischio legato all’abuso alcolico negli adolescenti, in Dal fare al dire, n. 3 (2015). pp. 30-39
Le autrici sono una psicologa e una psicopedagogista dell’Associazione Aliseo Onlus, nata nel 1987 all’interno delle iniziative del Gruppo Abele. L’Associazione Aliseo, oltre al fondamentale Servizio di Accoglienza rivolto alle persone alcol dipendenti e ai loro famigliari, svolge attività di studio e di prevenzione, quest’ultima specialmente rivolta alla fascia preadolescenziale e adolescenziale. La ricerca qui presentata prende in esame la comunicazione efficace, che non è solo un’abilità linguistica, ma richiede anche varie capacità interpersonali. In adolescenza, quanto maggiori sono le difficoltà nel relazionarsi con l’altro, tanto più vi è il tentativo di ricorrere a strategie di comunicazione poco efficaci, come i comportamenti a rischio quali l’abuso di sostanze alcoliche. A 330 studenti di quinta superiore di quattro Istituti Professionali di Torino sono stati somministrati questionari sui consumi di alcol e sull’assertività

Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool, Adolescenti e alcool. Indagine in cinque città, metropolitane 2014, in Salute umana, n. 253-254 (2015). pp.5-11
L’Osservatorio permanente sui Giovani e l’alcool ha promosso uno studio sul consumo e abuso di bevande alcoliche tra i giovani residenti in 5 città metropolitane (Napoli, Milano, Palermo, Roma, Torino) attraverso un’indagine sulla popolazione studentesca iscritta alla terza classe delle scuole secondarie di I grado, per un totale di 1180 studenti cui è stato somministrato un questionario. Nell’articolo vengono esposti gli obiettivi dell’indagine e vengono presentati e commentati i dati raccolti.

Gabriele Rocca … [et al.] Uso di alcol, delinquenza e vittimizzazione tra i giovani in Europa: analisi preliminare dei risultati di una ricerca multicentrica internazionale (ISRD-2) in Rassegna Italiana di Criminologia, n. 1 (2014), pp. 18-29
L’esistenza di una correlazione significativa tra alcol e criminalità è riconosciuta da anni nella letteratura scientifica e costituisce un importante problema sociale. Per verificare l’esistenza di relazioni significative tra uso di alcol, delinquenza e vittimizzazione in età giovanile è stato elaborato il database relativo all'”International Self-Report Delinquency Study 2″ (ISRD-2), selezionando un campione di giovani di entrambi i sessi e di età compresa fra i 12 e i 16 anni, appartenenti a 25 paesi europei. La ricerca ha focalizzato l’attenzione soprattutto sul problema delle diverse modalità di consumo dell’alcol e ha cercato di analizzare il peso che le diverse situazioni di vita possono avere nella comprensione di tali rapporti. I risultati ottenuti indicano che tra i giovani europei il consumo di alcol è fortemente associato sia con la delinquenza sia con la vittimizzazione.

C. Zulli … [et al.], Indagare il consumo di alcol con i Social Network. Un nuovo modo di fare ricerca?, in Mission, n. 41 (2014). pp.32-38
L’articolo illustra l’utilizzo di Facebook per condurre una ricerca sul consumo di alcol fra adolescenti e giovani, attraverso un questionario inserito in una pagina evento sul social network. Secondo gli autori, Facebook si è rivelato un mezzo efficace sia per il reclutamento sia per la diffusione dell’invito alla compilazione del questionario, superando le limitazioni che spesso sono insite negli studi che reclutano i partecipanti con metodi tradizionali.

Raimondo Maria Pavarin, Minori e sostanze psicoattive: nativi, non nativi e seconda generazione. I risultati di uno studio multicentrico condotto in quattro regioni italiane, in Salute e società, n. 3 (2014), pp. 181-193
La ricerca descrive la fenomenologia del consumo di sostanze psicoattive in un campione di 2095 adolescenti tra i 13 e i 17 anni, reclutati in quattro regioni (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Campania) e divisi in tre diversi gruppi: i nativi, nati in Italia da genitori italiani; i non nativi, nati all’estero e le seconde generazioni, nati in Italia ma con almeno un genitore nato all’estero.

Laura Romano, Sereno variabile. Ascoltare gli adolescenti e capire quando preoccuparsi, Monti, Saronno, 2014, pp. 110
Questo testo, con un linguaggio semplice e chiaro, conduce i genitori, insegnanti, educatori nel mondo degli adolescenti, illustrando i processi di crescita, il ruolo della famiglia, del gruppo di amici, della scuola. Con particolare attenzione l’Autrice esamina i comportamenti “a rischio” nel campo della sessualità, dell’uso di sostanze stupefacenti, delle condotte alimentari, fornendo preziose indicazioni per decodificare i segnali che, attraverso questi comportamenti, in ragazzi inviano agli adulti. Laura Romano, pedagogista, da anni collabora, in qualità di consulente e formatrice, con strutture e servizi per minori e con scuole di diverso ordine e grado.
Collocazione Biblioteca: 17600

Pacifici … [et al.], Studio dei Nuovi Consumi Giovanili e dei comportamenti indotti dall’assunzione di integratori, alcol, energy drink, smart drugs e sostanze psicotrope, Istituto Superiore di Sanità, Roma, 2014, pp. 505
In Europa è reperibile un numero crescente di nuove sostanze psicoattive, spesso progettate per imitare gli effetti delle droghe controllate. Alcune sostanze sono vendute direttamente sul mercato delle sostanze illecite, mentre altre, le cosiddette droghe “legali” vengono vendute più apertamente. Gli sviluppi in questo settore sono rapidi e le sostanze fanno la loro comparsa con ritmi sostenuti. Molti prodotti in vendita contengono miscele di sostanze e la mancanza di dati farmacologici e tossicologici comporta la difficoltà di fare previsioni di lungo periodo sulle implicazioni per la salute di tale consumo. Questa ricerca fa il punto su questo tema al fine di colmare le carenze conoscitive sul consumo di queste sostanze da parte dei giovani 14-35enni. La ricerca è stata svolta in sei città distribuite su tutto il territorio nazionale in contesti di ritrovo giovanile sia diurni sia notturni.
Collocazione Biblioteca: 17506

Franca Beccaria, Alcol e giovani. Riflettere prima dell’uso, Giunti, Firenze, 2013, pp. 235
Il libro inizia esaminando l’evoluzione del consumo di alcol in Italia dal dopoguerra ad oggi, confrontandolo con quello degli altri paesi europei e focalizzandosi in particolare sulle caratteristiche e i mutamenti del bere giovanile nel corso del tempo, anche in dipendenza dalle strategie di marketing dei produttori di alcolici. Successivamente vengono analizzati gli effetti e i rischi dell’abuso di alcol nelle varie circostanze (guida, lavoro ecc.), viene esaminato il problema della dipendenza alcolica dei giovani, la sua evoluzione recente (con la tendenza a un uso combinato di alcol e droghe illegali) e come riconoscerlo e affrontarlo. I capitoli finali sono dedicati alla tematica della prevenzione. L’autrice è sociologa e dottore di ricerca in Alcologia.
Collocazione Biblioteca: 16201

Alcool e donna

Amanda Marie Atkinson, Harry Robin Sumnall, If I don’t look good, it just doesn’t go up, A qualitative study of young women’s drinking cultures and practices on Social Network Sites, in The International Journal of Drug Policy, dic. 2016 – on line, vol. 38, pp. 50-62
E’ molto diffuso il consumo di alcol a scopo di sballo e divertimento tra le giovani donne del Regno Unito. Una nuova tendenza, manifestata di recente, è quella di esporre le proprie esperienze di consumo alcolico nei siti delle reti sociali (Social Network Sites = SNS), e di esibire tipi di femminilità contemporanea, caricando fotografie che mostrano l’assunzione di alcolici. La ricerca qui descritta indaga su questo nuovo fenomeno, mediante interviste di gruppo a 37 donne di età compresa fra i 16 e i 21 anni residenti in una città nel Nord Ovest dell’Inghilterra. Nell’articolo vengono riportati e commentati i dati della ricerca.

Anna Paola Lacatena, Paola Monopoli, Vincenza Ariano, Piaceri di diverso genere. Donne e alcol: risposte non più disattendibili, in Mission, a. 13, n. 46 (ott. 2016), pp. 46-69
La ricerca si propone di verificare se veramente il consumo di sostanze psicotrope da parte delle donne è minore rispetto a quello degli uomini, come risulta dai dati nazionali. Lo studio, condotto negli ultimi 12 mesi dall’Unità di Strada Metroland, in collaborazione con il Dipartimento delle Dipendenze Patologiche della ASL Taranto, attraverso la somministrazione di un questionario MAST (Michigan Alcoholism Screening Test) alla popolazione giovane di Taranto, sembra mettere in dubbio questa certezza. Nell’articolo sono riportati e commentati i dati della ricerca.

Tiziana Sabetta, Walter Ricciardi, Health status of the Italian people: gender inequalities, in Annali dell’Istituto Superiore di Sanità, n. 2 (2016) , pp. 3
Le differenze fra genere maschile e femminile influenzano l’insorgere delle malattie, l’evoluzione e la prognosi. In termini di sopravvivenza, le donne hanno una maggiore aspettativa di vita rispetto agli uomini, con forti differenze a livello regionale (con i valori maggiori nella Regione Autonoma di Trento e quelli inferiori in Campania). Nel breve articolo gli autori analizzano il fumo e il consumo di alcol, il sovrappeso e l’obesità e gli indicatori dell’attività fisica negli uomini e nelle donne. Specialmente negli uomini si nota una riduzione del numero dei fumatori e del numero di sigarette fumate e si rileva un numero maggiore di ex fumatori rispetto alle donne. Per quanto riguarda il consumo di alcol, la prevalenza di consumatori a rischio è maggiore negli uomini che nelle donne. Il sovrappeso e l’obesità prevalgono di più nei primi. Anche la pratica continuativa dello sport presenta differenze a seconda del genere. L’analisi proposta mostra una buona condizione di salute degli italiani, ma è importante essere consapevoli che il genere è una delle caratteristiche essenziali nel campo dell’assistenza sanitaria, indipendentemente dall’età delle persone, insieme a un’efficace politica di prevenzione, spesso carente nel sud-Italia e nelle isole.

Carol Emslie, Kate Hunt, Antonia Lyons, Transformation and time-out: The role of alcohol in identity construction among Scottish women in early midlife, in The International Journal of Drug Policy n. 5 (2015).pp. 437–445
Nonostante l’aumento di consumo alcolico da parte delle donne all’inizio della mezza età, poche ricerche sull’alcol si sono concentrate su questo gruppo. La ricerca esplora come l’alcol sia associato alla costruzione delle identità di genere nelle donne di età compresa fra i 30 e i 50 anni nella Scozia occidentale, attingendo ai dati qualitativi di 11 “focus groups” (cinque di tutte donne e sei misti) con gruppi pre-esistenti di amici e colleghi di lavoro in cui gli uomini e le donne hanno discusso i loro comportamenti nel bere. L’analisi ha dimostrato come consumare alcol rappresentasse per le donne un tempo e uno spazio lontani dal lavoro – pagato e non pagato – permettendo loro di rilassarsi e allentare la pressione. I dati suggeriscono che il consumo di alcol all’inizio della mezza età ruota intorno a nozioni di femminilità ‘idealizzata’ ma allo stesso tempo rappresenta un modo di ottenere una pausa dalle tradizionali responsabilità femminili, quali la cura degli altri. Questi risultati vengono presi in considerazione all’interno di un contesto culturale e sociale più vasto, che comprende il marketing dell’alcol, i ruoli domestici e la maternità, e le loro implicazioni per la promozione della salute.

ASL TO2 Dipartimento Patologia delle Dipendenze “C. Olievenstein”, Consumo e comportamenti di dipendenza con e senza uso di sostanze nel genere femminile: progetto per un percorso conoscitivo nella Regione Piemonte, Rapporto di ricerca , Regione Piemonte, Torino, 2014, pp.343
La Commissione Regionale per la realizzazione delle Pari Opportunità del Piemonte ha individuato l’insufficiente esplorazione di genere all’interno del tema della diffusione del consumo di sostanze psicoattive o di comportamenti di dipendenza, dando mandato a un gruppo di ricercatori del Dipartimento “C. Olievenstein” di concretizzare la ricerca. Questa è costituita da quattro aree di indagine convergenti, precedute nel I capitolo da riflessioni di carattere generale. Il cap. II è dedicato alla raccolta ed elaborazione, basata sulle differenze di genere, dei dati epidemiologici disponibili a livello europeo, nazionale, regionale e locale. Segue nel cap. III un’analisi degli studi e delle ricerche pubblicate negli ultimi dodici anni a livello internazionale. La terza area di indagine (cap. IV) consiste in una rilevazione delle rappresentazioni circa i consumi di sostanze e le dipendenze femminili, anche nei social network e in un forum femminile. L’ultima parte (Cap. V) è dedicata all’area dei servizi sociosanitari e dei loro interventi.
Collocazione Biblioteca: 16908

Livio Giuliano … [et al.], Problematiche alcol correlate al femminile: revisione della letteratura, in Alcologia, n. 20-21 (2014). pp. 55-59
I dati epidemiologici evidenziano che nell’ultimo decennio i problemi alcol correlati sono in rapida espansione anche tra le donne che manifestano alcune tematiche emergenti riguardanti le nuove modalità di assunzione e l’abbassamento dell’età del primo consumo. Scopo del lavoro è presentare i problemi emergenti in clinica e i risultati dei più recenti studi focalizzati sulle differenze di genere.

Mario G.L. De Rosa, Giuseppina Sanza, Alice Sanguigni, L’Alcolismo femminile. Un Analisi psicologica e fenomenologica, Franco Angeli, Milano, 2014, pp.155
Nel volume viene descritta la fenomenologia psicologica dell’alcolismo femminile attraverso l’analisi di diversi casi clinici esemplificativi. E’ considerato in particolare, come fattore favorente il craving alcolico nella donna, la presenza di un desiderio disregolato, senza limiti, di amare ed essere amata derivante da una mancanza nell’individuazione psicologica verificatosi nel corso della relazione d’attaccamento primaria col caregiver. L’approccio dello studio è analitico-fenomenologico e ogni specialista, nel suo settore specifico di ricerca, ha portato le sue riflessioni e conoscenze.
Collocazione Biblioteca: 16887

 Pier Paolo Pani … [et al.], Dipendenze al femminile, in MDD, n. 16 (2014). pp. 5-87
Al di là degli aspetti più strettamente biologici, l’attenzione alla salute della donna con problemi di dipendenza non può trascurare il complesso dei bisogni che sul piano individuale, psicologico, relazionale, dell’immagine e del ruolo sociale ne condizionano l’esistenza. Con questo numero la rivista vuole stimolare l’approfondimento degli aspetti storici, biologici, psicologici e sociali del fenomeno, fortemente gravato dalla disapprovazione sociale, dallo stigma e dalla discriminazione. Si segnalano in particolare i seguenti contributi: – L’efficacia dei farmaci per l’alcolismo nella donna, di AA.VV.; – Trattamento della dipendenza da alcol e oppiacei in donne in gravidanza: una mini-review, di P. A. Spagnolo e L. Leggio; Donne nello specchio della dipendenza: aspetti psicologici e sociali dell’addiction femminile, di I. Delsedime e L. Grosso.

Lara Bini … [et al.] Alcol e donna: indagine conoscitiva sui consumi delle donne in età fertile, in Alcologia, n. 18 (apr. 2014), pp. 32-52 Il presente studio, di tipo conoscitivo, indaga conoscenze e abitudini rispetto all’alcol nelle donne in età fertile, al fine di ipotizzare possibili interventi di prevenzione e formazione anche per gli operatori sanitari dell’area materno-infantile. Il campione, formato da 271 donne di cui 97 in gravidanza e 175 non in gravidanza, è stato intercettato presso i Consultori di Pistoia, Montale e Quarrata e sottoposto a valutazione attraverso un questionario. Dai risultati è emerso che le informazioni sull’alcol sono frammentate e poche e che molte donne in gravidanza continuano a consumare bevande alcoliche. In appendice viene riportato il questionario.

Alcool e lavoro

Alasdair Forsyth, Jemma Lennox, Carol Emslie,  “That’s cool, you’re a musician and you drink”: exploring entertainers’ accounts of their unique workplace relationship with alcohol, in The International Journal of Drug Policy, ott. 2016 – on line, vol. 36, pp. 85-94
Questa ricerca qualitativa indaga le esperienze con l’alcool di persone di spettacolo che lavorano all’interno di locali autorizzati alla vendita di alcool. Studi precedenti, prevalentemente quantitativi, hanno rilevato che queste persone, in particolare i musicisti, sono un gruppo di lavoratori che beve troppo.. Ci sono anche motivazioni a bere legate alla prestazione, prima, durante, dopo lo spettacolo, fra cui l’ansia, l’adattamento del loro livello di ebbrezza a quello del pubblico, e il “bere come gratificazione”. Secondo gli autori, questa ricerca qualitativa conferma la natura unica del legame tra l’alcol e le persone di spettacolo; inoltre, i racconti degli intervistati forniscono qualche spiegazione sulle ragioni per cui queste persone bevono troppo e suggeriscono anche potenziali strategie per evitare le conseguenze negative.

A cura di Lorenzo Canafoglia, A Milano la prevenzione dell’alcol va in azienda. Promuovere l’approccio peer tra i colleghi di lavoro, in Animazione Sociale, a. 46, n. 302 (lug.-ago. 2016), pp. 108-110
L’autore è educatore professionale e coordinatore di “Salute e lavoro” , un progetto attivato in collaborazione da un’ Asl e un Consorzio sociale di Milano, in questo contributo egli illustra un’esperienza di prevenzione dei problemi legati all’uso di alcol e tabacco sul luogo di lavoro. L’intervento si è svolto in un’azienda di medie dimensioni operante nel settore tipografico ed ha utilizzato la metodologia peer.

Ken Pidd, Victoria Kostadinov, Ann Roche, Do workplace policies work? An examination of the relationship between alcohol and other drug policies and workers’ substance use, in The International Journal of Drug Policy, feb. 2016 – on line, vol. 28, pp. 48-54
C’è un crescente interesse nelle politiche sul luogo di lavoro come strategia per prevenire o gestire problemi di alcol o di altre droghe. Questo è il primo studio che esplora la prevalenza e l’ impatto di politiche su alcol e droghe nei posti di lavoro australiani usando una serie di dati rappresentativa a livello nazionale. E’ stata effettuata un’analisi secondaria della ‘2010 National Drug Strategy Household Survey ‘(Indagine Nazionale 2010 sulla strategia della droga per le famiglie) (n = 13.590). Le analisi descrittive hanno esplorato la prevalenza delle politiche riguardanti l’alcol o altre droghe. I risultati forniscono un sostegno empirico riguardante il valore e l’efficacia delle politiche nel ridurre i problemi di alcol e droga.

Peter A. Bamberger, Ayala Cohen, Driven to the bottle: work-related risk factors and alcohol misuse among commercial drivers, in Journal of Drug Issues, n. 2 (2015). pp.180-201
Questo studio esamina il ruolo dei fattori di rischio sul posto di lavoro associati a stress, disponibilità sociale e applicazione delle policy per spiegare la gravità di abuso di alcol nei conducenti di veicoli pesanti e autobus. Usando un campione di 227 autisti commerciali (cioè di veicoli pesanti e autobus) presi a caso fra i dipendenti di otto ditte di trasporto israeliane, i risultati indicano che meno del 6% dei conducenti fa un consumo pericoloso di alcol, con una percentuale molto minore di quelli che ne fanno una abuso più rischioso (es. consumo dannoso o dettato da dipendenza). I fattori chiave collegati al lavoro e associati alla gravità dell’abuso di alcol dei conducenti comprendono la percezione di norme permissive dei compagni di lavoro riguardo al bere, il conflitto di ruolo e abusi da parte della sorveglianza. Nell’articolo vengono presentati e commentati i dati della ricerca.

Regione Puglia – Assessorato Politiche della Salute … [et al.], Alcol: tra diritto al lavoro e diritto alla salute, Congresso monotematico. Bari, 7 novembre 2014, in Alcologia, n. 23 (2015). pp.41-62
Gli atti del convegno si aprono, nella prima sessione, con la lezione magistrale “Alcol: tra diritto al lavoro e diritto alla salute” di A. Guardavilla; segue la tavola rotonda “Gli effetti della crisi sulla salute dei lavoratori”, moderata da G. Di Leone. Nella seconda sessione troviamo la tavola rotonda “Il lavoro di rete in alcologia”, moderata da M.T. Salerno.

Renaud Crespin … [et al.], Travail, santé et usages de substances psychoactives, in Psychotropes n. 1 (2015). pp.5-111
Il dossier di questo numero contiene una parte delle comunicazioni presentate in occasione del I° Congresso dell’Associazione “Addictologie et travail” organizzata il 7 e 8 aprile 2014. I cinque articoli qui raccolti propongono che siano messi in luce i molteplici legami fra lavoro, consumo di sostanze psicoattive, dipendenza, prevenzione e azione pubblica. Storicamente la problematica delle pratiche addittive (o delle dipendenze) sul posto di lavoro è stata costruita intorno al paradigma della dipendenza, esso stesso derivato dal contesto tossicologico e neurobiologico delle scienze mediche. Presentando i risultati dei nuovi studi di sociologia, psicologia del lavoro, etnologia e scienze politiche, questo dossier presenta un approccio teorico più completo sul significato del consumo di prodotti psicoattivi al lavoro e sul modo in cui viene compreso dalle azioni di prevenzione. Uno degli articoli rende conto in particolare di una ricerca sul consumo di alcol, cannabis e cocaina tra i dipendenti di bar, ristoranti e cantieri edili.