Alcool e alcolismo

Aggiornata a luglio 2018 – a cura di Paola Moriondo 

I materiali elencati sono in ordine decrescente per anno di pubblicazione e sono disponibili presso la Biblioteca del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento della Biblioteca. L’elenco proposto non esaurisce quanto posseduto in biblioteca sul tema in oggetto. Ulteriori ricerche sono possibili sul nostro catalogo bibliografico. Sono anche presenti documenti scaricabili on line.

I percorsi tematici proposti sono i seguenti:

Dati di contesto

addictionAmy Peacock … [et al.], Global statistics on alcohol, tobacco and illicit drug use : 2017 status report, in Addiction, vol. 113, n. 6 (2018), pp. 1-22
Questo report costituisce una fonte aggiornata di informazioni su alcool, tabacco e uso di droghe illecite, la mortalità correlata e le malattie associate. I dati sono stati ottenuti principalmente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine e dall’Institute for Health Metrics and Evaluation. Secondo questo rapporto, nel 2015 l’uso di alcool e il consumo di tabacco sono costate alla popolazione umana più di un quarto di un miliardo di anni di vita di disabilità, le droghe illegali altre decine di milioni. In Europa il danno è proporzionalmente ancora maggiore, ma in termini assoluti il tasso di mortalità è maggiore nei paesi a basso e medio reddito con grandi popolazioni. In futuro però saranno necessari metodi standardizzati più rigorosi per la raccolta dei dati.

Emanuele Scafato … [et al.], Epidemiologia e monitoraggio alcol-correlato in Italia e nelle Regioni. Valutazione dell’Osservatorio Nazionale Alcol sull’impatto del consumo di alcol ai fini dell’implementazione delle attività del Piano Nazionale Alcol e Salute, Istituto Superiore di Sanità, Roma, 2018, pp. 64
Il consumo di alcool è un importante problema di salute pubblica, classificato in Europa come terzo fattore di rischio di malattia e morte prematura dopo il fumo e l’ipertensione arteriosa. I danni che ne derivano producono effetti non solo sul bevitore ma anche sulle famiglie e sul contesto sociale allargato. L’Osservatorio Nazionale Alcol del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute (ONA-CNESPS) elabora e analizza ogni anno i dati nazionali, svolgendo attività di monitoraggio su mandato del Ministero della Salute e in base a progettualità specifiche del Centro nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattie. Nel Rapporto vengono analizzati le politiche europee riguardanti il consumo e l’abuso di alcool, i dati relativi al consumo di alcool in Italia e nelle singole regioni italiane, i comportamenti a rischio, i tassi di mortalità e il consumo di alcool tra i giovani e tra gli anziani.

Ministero della salute – Dipartimento della prevenzione e della comunicazione – Direzione generale della prevenzione sanitaria, Relazione del Ministro della salute al Parlamento sugli interventi realizzati ai sensi della legge 30/3/2001 n. 125 “Legge quadro in materia di alcol e problemi alcolcorrelati”, Anno 2017, Ministero della salute, Roma, 2017, pp. 152
La presente Relazione, trasmessa dal Ministro della salute al Parlamento, illustra il quadro epidemiologico che descrive il fenomeno correlato al consumo di bevande alcoliche nel nostro Paese aggiornato al 2016, i modelli di trattamento per l’alcoldipendenza e la capacità di assistenza dei Servizi alcologici con le eventuali criticità emerse, e inoltre illustra gli interventi e le iniziative intraprese dal Ministero della Salute nell’anno 2017. Nella relazione emerge che il fenomeno relativo al consumo di bevande alcoliche nella popolazione italiana, negli anni più recenti, sta decisamente mostrando un profilo nuovo rispetto agli ultimi decenni soprattutto se si considera che, a fronte di una riduzione del consumo di vino durante i pasti, si registra un progressivo aumento di consumo di bevande alcoliche occasionale e al di fuori dei pasti, condizione ancor più dannosa per le patologie e le problematiche correlate. Nella I parte della relazione viene tracciato un quadro epidemiologico (consumi, dipendenze, morbilità e mortalità correlate, spesa farmaceutica). Nella II parte si illustrano le caratteristiche e le criticità dei servizi sanitari preposti al trattamento. Nella III parte vengono descritte le politiche e gli interventi. Nella IV e ultima parte troviamo i consumi alcolici e i modelli di consumo nelle regioni e viene spiegato il “Progetto Nazionale Alcol”.

Ue-Stato-salute-italia-2017-268x365.jpg.pagespeed.ce.xiKcrdXUR-European Observatory on Health Systems and Policies, Organisation for Economic Co-operation and Development, State of Health in the EU: Italia. Profilo della sanità 2017, European Observatory on Health Systems and Policies, Bruxelles, 2017, pp. 20
La speranza di vita degli italiani è tra le più alte d’Europa, sebbene si riscontrino disparità a livello regionale e socioeconomico. Nonostante gli stringenti vincoli di bilancio, l’Italia è riuscita a riformare e ampliare il pacchetto delle prestazioni sanitarie nazionali. Il rapporto fornisce informazioni sul consumo di tabacco e di alcool, sul tasso di obesità infantile e su altri fattori di rischio per la salute. Un confronto con i profili di altre nazioni europee può essere fatto consultando il “Companion Report 2017. State of Health in the EU” (riportato di seguito).

European Observatory on Health Systems and Policies, Organisation for Economic Co-operation and Development. Companion Report 2017, State of Health in the EU, Luxembourg Publications Office of the European Union, 2017, n. 72
Questo rapporto traccia, a partire un profilo sullo stato di salute di ciascun Paese europeo, cinque conclusioni chiave: 1) spostare l’attenzione sulla prevenzione e sui determinanti sociali della salute; 2) guidare i pazienti attraverso il sistema sanitario con forti cure primarie; 3) integrare l’assistenza per un servizio sostenibile ed efficace; 4) formare un personale sanitario resiliente alle sfide future; 5) affrontare un’importante lacuna di conoscenza con dati migliori e centrati sul paziente. Il sistema sanitario italiano ha reso importanti contributi alla salute della popolazione e ha aumentato significativamente la speranza di vita. I tassi di mortalità in Italia sono tra i più bassi nei paesi dell’UE, principalmente a causa della costante riduzione della mortalità per malattie cardiovascolari. Il numero di decessi correlati all’alcool è tra i più bassi nell’UE; il consumo di alcool e la frequenza del comportamento di binge drinking sono infatti relativamente bassi, se confrontati con la media europea. Maggiori informazioni si trovano nel rapporto “State of Health in the EU: Italia. Profilo della sanità 2017” (sopra riportato)

2012-04-11_bingedrinkingIstat, Il consumo di alcol in Italia. Anno 2016, Istat, Roma, 2017, pp. 21
Si tratta di una sintesi dei risultati dell’indagine condotta dall’Istat – Istituto nazionale di Statistica, sul consumo di alcool in Italia nell’anno 2016. I dati descrivono il consumo tenendo conto di vari parametri: fascia d’età, genere, ripartizione geografica, titolo di studio, tipo di bevanda, quantità consumata, correlazione col fumo, legame tra binge drinking e socializzazione; in evidenza i dati riguardanti l’influenza delle abitudini familiari di consumo sui giovani e il legame tra incidenti stradali e consumo di alcool.

Massimo Corti, Guido Ferreri Ibbadu, Passano i tempi, cambiano i luoghi, mutano le norme. Sostanze psicotrope dall’antichità ai giorni nostri: un uso tra il voluttuario, il sanitario ed il sacro-rituale, in Mission, a. 13, n. 47 (mar. 2017), pp. 59-64
Nell’articolo viene presentata una sintesi degli aspetti storici, culturali e legali delle sostanze psicotrope, legali ed illegali. Vengono prese in considerazione diversi tipi di sostanze psicotrope, dalle più diffuse alle meno conosciute, per tracciare un quadro storico del loro uso e abuso in vari paesi del mondo in base alle loro legislazioni.

Antonella Camposeragna … [et al.], Cochrane reviews 2016, in MDD : Medicina delle Dipendenze, a. 7, n. 25 (mar. 2017), pp. 5-92
Le dipendenze patologiche sono un fenomeno in continua evoluzione, in termini di pattern di uso e di popolazione. Costante rimane però l’associazione tra uso di sostanze, comorbidità, problemi relazionali e sociali. Numerosi sono gli interventi disponibili per la prevenzione e il trattamento dell’abuso/dipendenza da sostanze e la conoscenza delle relative prove di efficacia è essenziale per la scelta delle diverse strategie di intervento. I clinici, i pazienti e i decisori politici necessitano di un’informazione accessibile, aggiornata e obiettiva relativamente agli interventi disponibili. La Cochrane è un’organizzazione internazionale no profit, fondata nel 1992 nel Regno Unito, che ha l’obiettivo di produrre, aggiornare e diffondere revisioni sistematiche della letteratura scientifica nei diversi ambiti dell’assistenza sanitaria e ha avuto un’influenza enorme nel modificare la pratica clinica in numerosi Paesi. Le revisioni Cochrane sono il risultato di un processo complesso che include il formulare una domanda appropriata, cercare in modo esaustivo gli studi disponibili, selezionare in modo obiettivo gli studi, valutarne la qualità, estrarre i dati e sintetizzare i risultati.

espad-2015-thumbnailESPAD Report 2015, Results from the European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs, EMCDDA, Lisbona, 2016
Grazie ai dati raccolti nel 2015 su più di novantamila studenti di 15-16 anni in 35 paesi europei, il rapporto presenta un’immagine esauriente della situazione attuale degli adolescenti europei riguardo all’uso di tabacco, alcool, cannabis e altre sostanze, come anfetamine, inalanti o nuove droghe. Esso fornisce inoltre una panoramica delle tendenze del periodo 1995-2015. Questo rapporto differisce dai precedenti rapporti ESPAD perché contiene una selezione di risultati chiave invece della totalità dei dati.

A cura di Roberto Decidue, Romeo Brambilla, Fatti e cifre sulle dipendenze da sostanze e comportamenti in Piemonte. Bollettino 2015, Osservatorio Epidemiologico delle Dipendenze Regione Piemonte, Grugliasco (TO), 2016
Il rapporto si articola nelle parti seguenti: Quadro di sintesi; Espad: consumi nella popolazione studentesca; Dipartimenti per le dipendenze: soggetti trattati; Carcere; Decessi per overdose; Ricoveri per abuso e dipendenze da sostanze; Dipartimenti per le dipendenze: personale; Enti accreditati e comunità pubbliche. Quest’anno, per la prima volta, troviamo tabelle sul dosaggio del metadone e della buprenorfina e sulla polidipendenza.
Collocazione Biblioteca: 70R11

Linda R. Gowing … [et al.], Global statistics on addictive behaviours: 2014 status report, in Addiction, n. 110 (2015), pp. 904-919
Secondo gli autori i comportamenti da dipendenza, come quella da gioco d’azzardo, l’abuso di alcool, tabacco, droghe illegali, ecc. sono da considerarsi tra i più grandi “flagelli” del genere umano. Tramite la ricerca sulle fonti online di informazione a livello globale, regionale e nazionale sulla diffusione e i danni principali collegati al consumo di alcool, tabacco, sostanze psicoattive illegali e gioco d’azzardo, si è rilevato che il consumo più frequente e più dannoso è quello di alcool e tabacco, rispetto ad altre sostanze. Tuttavia è urgente rivedere la qualità dei dati su cui si basano le stime globali e coordinare gli sforzi per ottenere un approccio più coerente al fenomeno.

cover-331x451World Health Organisation Regional Office for Europe, The European health report 2015, Targets and beyond – Reaching new frontiers in evidence, World Health Organisation, Copenhagen, 2015, pp. 150
La relazione sulla salute europea, pubblicata ogni tre anni dall’Ufficio regionale dell’Europa dell’OMS, fornisce un’istantanea sulla salute e sul benessere dei cittadini europei; in particolare, mostra il progresso verso gli obiettivi di Salute 2020, le tendenze della politica sanitaria europea e rivela l’esistenza di lacune, diseguaglianze e aree dove è opportuno intervenire. La pubblicazione mostra i miglioramenti avvenuti in tutta la Regione europea, principalmente riguardo alle aspettative di vita e alla mortalità infantile, tuttavia rimangono ampie differenze tra i paesi, specialmente per gli indicatori collegati ai determinanti sociali della salute. Inoltre, il consumo di alcool e tabacco, il sovrappeso e l’obesità restano alti e la Regione Europea ha le percentuali maggiori di consumo di alcool e fumo di tabacco nel mondo. Il confronto con altre regioni dell’OMS sottolinea il vasto potenziale di benefici per la salute legati all’ulteriore riduzione dei livelli di questi fattori di rischio.

World Health Organization, Global Status Report on Alcohol and Health 2014, WHO, Luxembourg, 2014, pp. 376
Il Rapporto 2014 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità analizza i dati disponibili sul consumo di alcool, le sue conseguenze e gli interventi politici a livello mondiale, nazionale e regionale. Il primo capitolo è dedicato al consumo di alcool (quantità, cambiamento nelle modalità, giovani): il secondo capitolo è dedicato alle conseguenze (sulla salute, sulla società); il terzo alle politiche di prevenzione e agli interventi (sulla pubblicità degli alcolici, sui pericoli della guida di veicoli), il quarto ai profili dei 194 Paesi. In ultimo vengono fornite le appendici statistiche, le fonti dei dati, i metodi utilizzati e i riferimenti bibliografici.

40511170World Health Organization – Regional Office for Europe, European action plan to reduce the harmful use of alcohol 2012–2020, World Health Organization, Ginevra, 2012, pp. 75
Il piano d’azione europeo per ridurre l’uso dannoso di alcool 2012-2020 era approvato da tutti i 53 Stati membri della regione europea dell’OMS nel settembre 2011. Il piano d’azione comprende una serie di opzioni politiche basate sull’evidenza per ridurre i danni connessi all’uso di alcool. Inoltre, questo documento include la risoluzione Comitato Regionale EUR / RC61 / R4, un elenco di indicatori, con le definizioni, utilizzati per il Sistema europeo di informazione su alcool e salute, una lista di controllo e una serie di domande per gli Stati membri. Il piano d’azione è strettamente legato ai 10 settori d’azione della strategia globale per ridurre il consumo dannoso di alcool adottata dalla World Health Assembly nel maggio 2010. Il documento è indirizzato in primo luogo alle autorità nazionali responsabili delle politica sull’alcool, soprattutto ai Ministeri della Salute, ma anche ad altri ministeri tra cui la finanza, l’istruzione, l’assistenza sociale, il trasporto, la giustizia penale e infine alle organizzazioni non governative.

Comportamenti e problemi alcol-correlati

cover201712bAndrea Poli … [et al.], Alcol e salute, in MDD: Medicina delle dipendenze, a. VII, n. 28 (dic. 2017), pp. 5-54
Si tratta di una monografia sul tema degli effetti sulla salute del consumo moderato di alcool. I contributi riguardano gli effetti positivi e negativi del consumo, l’interazione con farmaci e il trattamento farmacologico dell’alcolismo. Gli articoli presenti sono: “Effetti di salute di un consumo moderato di alcool” di Andrea Poli; “Consumo moderato di alcool: effetto protettivo?” di Roberta Agabio; “Interazioni tra alcool e farmaci: revisione sistematica della letteratura” di Francesco Traccis e Roberta Agabio; “Efficacia dei farmaci per l’alcolismo: il ruolo della genetica” di Claudia Pisanu e Roberta Agabio; “Naltrexone nel trattamento del disturbo da uso di alcool: effetti collaterali e interazioni” di Gioia Baggiani e Roberta Agabio.

Inger Synnøve Moan … [et al.], Worries about others’ substance use—Differences between alcohol, cigarettes and illegal drugs?, in The International Journal of Drug Policy, (ott. 2017) – on line, vol. 48, pp. 108-114
Gli autori hanno indagato lo stress psicologico associato al consumo altrui di sostanze, per descrivere le preoccupazioni prevalenti per il consumo di alcool, sigarette e droga da parte di altri ed esaminare come tali preoccupazioni variano secondo i fattori demografici, il proprio consumo e l’esperienza del danno derivato dal consumo altrui. È stata effettuata un’indagine su 1667 norvegesi dai 16 ai 64 anni. I risultati indicano che la preoccupazione per il consumo altrui di alcool e droga si collega principalmente a un danno acuto, mentre la preoccupazione per il fumo altrui di sigarette è maggiormente legata a un danno cronico

Isabella Del Sedime … [et al.], Alcoldipendenza e malnutrizione. Un percorso di formazione e intervento nel dipartimento patologia delle dipendenze Asl To4, in Dal fare al dire, a. 26, n. 3 (2017), pp. 45-53
L’articolo descrive il percorso formativo promosso dal Gruppo dipartimentale Alcologia (formato da operatori dei servizi, comunità terapeutiche e associazioni di volontariato che operano sul territorio dell’Aslto4 nell’ambito della dipendenza da alcool) e rivolto agli operatori del settore. Il seminario, articolato in tre giornate di lavoro e intercalato da incontri di sensibilizzazione individuale, familiare e di gruppo, è stato preceduto da un’ampia riflessione sulla relazione tra l’alcoldipendenza e l’alimentazione e su come l’abuso di alcool si accompagni spesso a sottoalimentazione, malnutrizione, inadeguatezza e trascuratezza alimentare. Nell’articolo si trova anche una disamina della letteratura sul tema

E-book FrancoAngeliClaudia Venuleo, Piergiorgio Mossi, Tiziana Marinaci, Meaning and risk. The role of subjective cultures in the evaluation of hazardous behaviours, in Psicologia della Salute, n. 1 (2017), pp. 48-54
Scopo dello studio descritto in questo articolo è verificare l’ipotesi che le culture soggettive con cui le persone interpretano il proprio ruolo e il proprio ambiente sociale impattino la grandezza del rischio percepito in relazione a differenti comportamenti: consumo di sostanze (alcool, droghe pesanti, marijuana o nicotina), uso di internet e gioco d’azzardo. A 198 studenti universitari del sud-est d’Italia è stato chiesto di valutare il rischio connesso a ciascun comportamento target in tre domini: salute, relazione (comportamenti socializzanti o non socializzanti) e approvazione/stigma sociale (comportamenti leciti o illeciti). Per rilevare le culture soggettive è stato somministrato il questionario sull’interpretazione dell’ambiente sociale. Dalle analisi statistiche emerge l’idea che differenze culturali nel modo di valutare l’ambiente sociale corrispondono a diverse valutazioni del rischio associato alle differenti tipologie di comportamento. Nell’articolo vengono discusse le implicazioni per le tipologie di intervento.

Willem de Lint … [et al.], Crime victims’ self-medication. Findings from a study in South Australia, in International Review of Victimology, n. 2 (mag. 2017) – on line, vol. 23, pp. 159-177
L’articolo esplora il ruolo dell’alcool e delle altre droghe (alcohol and other drugs = AOD) nelle esperienze delle vittime. In particolare indaga il consumo di AOD come automedicazione in relazione al tipo di vittimizzazione, al tipo di rete di supporto dei pari e al tipo di consumo in un campione di 102 vittime. I risultati indicano che la vittimizzazione è associata positivamente a un aumento considerevole nel consumo di AOD. Gli autori dimostrano la necessità di un ulteriore lavoro empirico per approfondire la comprensione del consumo di AOD da parte delle vittime e accelerare lo sviluppo di politiche di sostegno basate su prove di efficacia.

Giuseppe Corlito, Il mito della dipendenza e il futuro dell’alcologia, in Alcologia, n. 25-26-27 (2016), pp. 5-8
L’articolo propone alcune brevi riflessioni sul concetto di dipendenza legata al consumo di alcool e sulla sua evoluzione nella letteratura internazionale di settore.

Luigino Pellegrini, Approccio ecologico sociale ai problemi alcol correlati o approccio ecologico sociale alla vita?, in Alcologia, n. 25-26-27 (2016), pp. 9-12
L’approccio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati (metodo Hudolin) ha rappresentato un’esperienza significativa per l’alcologia e la medicina di comunità a partire dagli anni ottanta. Nel presente articolo l’autore prova ad esplorare alcune possibili estensioni di questo approccio dai problemi alcolcorrelati alla multidimensionalità del disagio. Nell’articolo viene descritta l’esperienza fatta dal 2011 al 2015 in Trentino con i “Corsi di sensibilizzazione all’approccio ecologico sociale al benessere nella comunità”. Esso è risultato un valido contenitore nel quale favorire, nei territori, incontri tra mondi diversi, aggiornamento e messa in discussione per operatori socio-sanitari, integrazione socio-sanitaria, spazio di confronto intergenerazionale, percorsi di sostegno per persone in difficoltà, spazi per immaginare il welfare generativo del futuro.

dioniso-alcol-e-disturbi-correlati-concettualizzazione-e-trattamento-secondo-lorientamento-cognit-9788891727855Tullio Scrimali, Dioniso: alcol e disturbi correlati. Concettualizzazione e trattamento secondo l’orientamento cognitivo, Franco Angeli, Milano, 2016, pp. 289
Il volume presenta una sintesi delle attuali conoscenze in alcologia e descrive un modello cognitivo complesso per i disturbi correlati all’alcool, nonché le strategie di prevenzione e di cura, individuate in molti anni di ricerca, di didattica e di lavoro clinico dell’autore nell’ambito dell’alcologia. Si rivolge principalmente a studenti, ricercatori e operatori della sanità e della salute mentale, ma per il suo linguaggio chiaro e discorsivo, il libro più essere utilizzato anche ai fini della psicoeducazione e della informazione nei confronti di persone non addette ai lavori. Tullio Scrimali, psichiatra, psicoterapeuta e neuroscienziato è docente di Psicologia Clinica e Psicologia Clinica delle Dipendenze presso l’Università di Catania.
Collocazione Biblioteca: 17964

Ingunn Olea Lund, Inger Synnøve Moan, Elisabet E. Storvol, Harm from others’ drinking: How problematic do people with and without experience of harm perceive it to be?, in The International Journal of Drug, dic. 2016 – on line, vol. 38, pp. 43-49
Con il presente studio i ricercatori intendono: a) analizzare quanto le persone ritengano problematico il fatto che una persona sperimenti diversi tipi di danno derivante dal consumo alcolico altrui; b) descrivere come le vittime del danno causato dal bere altrui percepiscano tale esperienza come problematica; c) indagare come le percezioni del danno causato dal consumo alcolico altrui variano a seconda delle caratteristiche demografiche, del proprio consumo alcolico e del danno sperimentato. 2182 persone di età compresa fra 18 e i 69 anni hanno partecipato in Norvegia a un’indagine panel sul web nel 2013. Nel presente articolo sono descritti e commentati i dati della ricerca.

Joanne Neale, Caral Stevenson, Social and recovery capital amongst homeless hostel residents who use drugs and alcohol, in International Journal of Drug Policy, n. 5 (2015), pp. 475–483
I senzatetto che consumano droghe e alcool sono stati descritti come uno dei gruppi più emarginati della società. In questo articolo vengono esplorate le relazioni dei senzatetto consumatori di droghe e alcool che vivono in strutture per senzatetto per accertare la natura e la misura del loro capitale sociale e di recupero. I dati sono stati raccolti nel 2013 e nel 2014 in tre strutture. Ciascuna struttura era in una diversa città inglese e variava per dimensione e struttura organizzativa. Si sono effettuate interviste semi-strutturate con 30 residenti (21 uomini; 9 donne) che hanno riferito i loro attuali problemi di alcool e/o droga. Dopo 4-6 settimane si sono completate interviste di follow up con 22 residenti (16 uomini; 6 donne). Registrazioni audio di tutte le interviste sono state trascritte integralmente, codificate sistematicamente e analizzate usando Framework.

alcologiaCamilla Morelli, Guida in stato di ebbrezza: alessitimia, regolazione emotiva, ansia sociale e consumo di alcol, in Alcologia, n. 24 (dic. 2015), pp. 36-42
L’articolo descrive una ricerca sulla relazione tra guida in stato di ebbrezza e la presenza di problematiche emotive quali alessitimia, disregolazione emotiva e ansia sociale. La ricerca indaga anche se vi siano differenze nel consumo di alcool tra coloro ai quali è stata ritirata la patente ed un gruppo di controllo.

Raimondo Maria Pavarin. Risks, substances and consumers. Studies and surveys in the metropolitan area of Bologna, Universitas Studiorum, Mantova, 2015, pp. 132
Il volume raccoglie una serie di ricerche qualitative e quantitative realizzate nell’area metropolitana della città di Bologna. Gli aspetti che emergono in modo particolare dai vari studi – mercato, medicalizzazione, rischi, consumatori socialmente integrati, tossicodipendenti poveri – contribuiscono all’interpretazione omogenea del fenomeno del consumo di sostanze.
Collocazione biblioteca: 17058

 Emanuele Scafato, Alcol e danno alla salute, in Alcologia, n. 23 (2015), pp. 17-24
Lectio magistralis tenuta a Bari il 7 novembre 2014 da Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol CNESPS, nell’ambito del Congresso Monotematico “Alcol: tra diritto al lavoro e diritto alla salute. Gli atti del convegno sono pubblicati in questo stesso numero della rivista. Nella Lectio, Scafato spiega come gli studi epidemiologici disponibili in letteratura dimostrino che il consumo di alcolici aumenta considerevolmente il rischio oncologico. Illustra inoltre l’entità del consumo dannoso e dell’alcolismo in Italia, confrontando tra loro i dati delle Regioni e auspica iniziative e programmi identificazione precoce ed intervento breve. Viene infine rilevata l’importanza di politiche rivolte alla prevenzione e alla riduzione del danno.

Abuso, dipendenza e trattamento

Cattura-attiIn direzione ostinata. I 30 anni di Aliseo, Aliseo, Torino, 2018, pp. 65
Il testo raccoglie gli atti del convegno “In direzione ostinata. I 30 anni di Aliseo”, che si è tenuto in occasione del trentennale dell’associazione Aliseo il 29 novembre 2017 presso la Fabbrica delle “E” del Gruppo Abele. Dopo l’apertura di Antonio Matarozzo (Direttore Asl Torino), Leopoldo Grosso e Livia Racca (Gruppo Abele e Aliseo), troviamo l’intervista di M. P. Bonanate (presidente e fondatrice di Aliseo) a Luigi Ciotti (presidente del Gruppo Abele e fondatore di Libera). Seguono numerosi interventi sull’evoluzione del fenomeno e il trattamento dell’alcolismo. Il convegno si è articolato in due sessioni: I) Consumi, prevenzione e buone prassi (con interventi di Cristina Mosso, e Peter Koler); II) Trattamenti, interventi integrati e metodologie (con interventi di Tiziana Cassese, Paola Giraudo, Augusto Consoli e Alfio Luchini). Alla tavola rotonda sono intervenuti: Paola Damiano, Giuseppe Scarzella, Alessandro Jaretti Sodano e Ivana De Micheli. Le conclusioni sono di Leopoldo Grosso.
Collocazione Biblioteca: 18047

Giovanni Aquilino … [et al.], Maestro visionario. Vladimir Hudolin e il Metodo Ecologico Sociale, in Lavoro sociale, n. 1 (feb. 2018), pp. 8-23
La monografia è dedicata allo scienziato e psichiatra croato Vladimir Hudolin, cui si deve il Metodo Ecologico Sociale utilizzato dapprima con efficacia per affrontare i problemi alcolcorrelati e complessi, evolvendosi poi in una sorta di filosofia di vita, un modello culturale con cui guardare non più la specificità del disagio ma le persone e le loro potenzialità. Concetti e prassi propri di questa metodologia sono stati introdotti poi nei servizi sanitari e sociali. Al centro della rivista c’è anche un inserto con l’ultimo discorso di Vladimir Hudolin del 1997

Maria Neufeld, Jürgen Rehm, Effectiveness of policy changes to reduce harm from unrecorded alcohol in Russia between 2005 and now, in The International Journal of Drug Policy, (gen. 2018) – on line, vol. 51, pp. 1-9
Il consumo di alcool non registrato (alcool non tassato e non riportato nelle statistiche ufficiali) è uno dei maggiori fattori di mortalità prematura attribuibile all’alcool in Russia. L’articolo espone i risultati di una rassegna delle politiche russe di riduzione del danno relativo all’alcool nel periodo fra il 2005 e il 2017, come pure dell’impatto di tali politiche sul consumo di alcool registrato e non registrato, e sul mercato dello stesso. Ne emerge che esistono provvedimenti efficaci per ridurre il consumo di alcool non registrato e il danno a esso attribuibile, attraverso una strategia su più livelli che dovrebbe essere perseguita rigorosamente.

9788891761194Mario G. L. De Rosa, Alcologia clinica. L’esperienza di un Servizio delle dipendenze, Franco Angeli, Milano, 2018, pp. 184
L’alcologia è una disciplina specialistica relativamente giovane che ha visto negli ultimi anni lo sforzo degli operatori del settore per definirne più esaustivamente le peculiarità cliniche. In questa prospettiva la ricerca delle cause, del quadro sintomatologico, del trattamento e della prognosi delle problematiche alcol-correlate è un terreno di studio e di confronto costante tra le figure professionali che si interessano e lavorano per curare le tante persone che ogni giorno necessitano di aiuto per uscire dall’alcolismo. Il volume descrive in maniera pratica come si lavora in un Servizio che si occupa di clinica alcologica. In particolare, si espone la modalità con cui viene effettuata la valutazione e la terapia in una prospettiva procedurale: il processo clinico da quando il paziente afferisce al Servizio fino alla definizione del trattamento e del suo follow-up. Un capitolo del libro viene dedicato all’analisi del senso dell’abuso alcolico nei giovani: è ormai evidente come il “fenomeno alcool” si manifesti con specifiche peculiarità nel mondo giovanile, acquisendo un significato che trae origine da modelli esistenziali profondamente cambiati a livello sociale e di conseguenza, per molti aspetti, presenti manifestazioni cliniche diverse dall’alcolismo dell’adulto. L’autore è medico, psichiatra, psicoterapeuta e direttore di un Servizio per le Dipendenze Patologiche nelle Marche.
Collocazione Biblioteca: 18084

Mattia Morone … [et al.], Trattamento riabilitativo dei pazienti alcolisti in casa di cura. Caratteristiche socio-demografiche, cliniche e decorso a 3, 6 e 12 mesi di follow- up, in Dal fare al dire, a. 26, n. 3 (2017), pp. 37-44
Lo studio esamina gli esiti del trattamento per persone dipendenti da alcool, confrontando gli esiti dei trattamenti ambulatoriali con quelli che hanno previsto il ricovero, per quanto riguarda le variabili: miglioramento dell’insight, motivazione e adesione alle cure.

Fabio Lugoboni … [et al.], Terapie agoniste: una ricerca dai SerD italiani, in MDD : Medicina delle Dipendenze, a. 7, n. 27 (set. 2017), pp. 5-64
Nel corso degli ultimi 30 anni i SerD hanno accumulato un notevole know-how rispetto alla cura delle dipendenze e in particolare al trattamento con agonisti. Questo patrimonio di conoscenze tuttavia raramente si è tradotto in pubblicazioni scientifiche. Per ovviare almeno in parte a questo, è nato oltre 20 anni fa il GICS (Gruppo InterSerD di Collaborazione Scientifica), il cui obiettivo è la promozione della ricerca scientifica nei SerD in maniera diffusa e “dal basso”, con un modello organizzativo di pari dignità tra operatori del territorio e ricercatori. Nel presente lavoro vengono raccolti i risultati delle più recenti ricerche promosse dal GICS, con particolare riferimento ai trattamenti agonisti

Venti-da-NordEst_cover-530x800Mariapia Bonanat, Venti da Nord-Est. Storie di alcolismo e tracce d’uscita, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2017, pp. 126
Le parole di Luigi Ciotti all’inizio del volume e quelle di Mariapia Bonanate nell’appendice delineano la storia di Aliseo, dai suoi primi passi fino alla costituzione di una comunità terapeutica a Roletto, alle porte di Torino: «Negli anni Ottanta, l’alcolismo era un fenomeno sommerso, una realtà negata, nascosto da una cultura che celebrava ed esaltava il bere, non ne indicava i pericoli». A dare corpo al libro, però, è la raccolta di dodici storie, testimonianze dirette e indirette dell’abuso di alcool e di altre sostanze. Raccontando i dettagli del funzionamento del percorso terapeutico, il saggio è un testo consultivo diretto sia agli operatori sociali sia a chiunque voglia conoscere la realtà, senza filtri, della dipendenza da alcool.
Collocazione Biblioteca: 17892

Francesco Balducci, Tatiana Saruis, Uno studio di caso sui senza dimora: profili, caratteristiche e interazione fra le problematiche, in Sociologia e Politiche Sociali, n. 2, 2017, vol. 20, pp. 139-158
L’articolo propone uno studio di caso su oltre 700 senza dimora i cui dati sono stati forniti dal centro di Ascolto della Caritas di Ancona. I risultati sono stati incrociati fra loro in modo da ottenere un profilo sociale della popolazione più povera della città indagando problematiche come disabilità, dipendenza, immigrazione, salute, occupazione. Si è riscontrato che si tratta in maggioranza di soggetti maschi giovani. Francesco Balducci lavora presso l’Istituto Nazionale di Statistica, Tatiana Saruis lavora presso l’Università di Urbino Carlo Bo.

Michael Savic … [et al.], “What constitutes a ‘problem’?” Producing ‘alcohol problems’ through online counselling encounters, in The International Journal of Drug Policy, (ago. 2017) – on line, vol. 46, pp. 79-89
L’articolo esamina quali problemi emergono, e come, nell’ambito del counseling online per il consumo di alcool, e in particolare si focalizza sull’interazione tra operatori e utenti e sulle pratiche deduttive adottate. Secondo gli autori la politica sanitaria, la pratica clinica e la ricerca vedono i problemi correlati all’alcool e alle droghe come questioni oggettive che aspettano di essere scoperte, diagnosticate e curate; tuttavia, poiché la natura presunta del problema influenza il trattamento che le persone ricevono in risposta, è importante sottoporre le pratiche cliniche della formulazione del problema a un’analisi critica, considerando che spesso le persone giungono al trattamento con molteplici difficoltà psico-sociali, ma solo un singolo ‘problema’ associato al consumo di alcool o droghe è considerato utilizzabile. Attingendo ad approcci post-strutturali alla problematizzazione, gli autori rintracciano i ‘problemi’ e gli effetti prodotti.

Mission 45Augusto Consoli … [et al.], Il Progettto Co.sa.t Alcotra. Un’esperienza di cooperazione sanitaria transfrontaliera, in Dal fare al dire, a. 26, n. 3 (2017), pp. 29-36
L’articolo descrive le attività messe in atto all’interno del progetto Co.sa.t Alcotra, promosso dall’Asl Città di Torino (Italia) e dalla fondazione E. Seltzer (Francia). L’obiettivo generale del progetto è quello migliorare il controllo sanitario delle persone che vivono nelle zone rurali montane di confine, alle prese con il problema della dipendenza da alcool, gioco d’azzardo e cannabinoidi. In particolare il progetto si propone di migliorare la qualità dei servizi sanitari e sociali di prevenzione e cura delle dipendenze patologiche e favorirne l’accesso delle fasce deboli della popolazione sul territorio transfrontaliero.

Oliver Stanesby … [et al.], Experience of harm from others’ drinking and support for stricter alcohol policies: analysis of the Australian National Drug Strategy Household Survey, in The International Journal of Drug Policy, (lug. 2017) – on line, vol 45, pp. 25-32
Ricerche precedenti indicano che chi ha subito danni causati dal consumo alcolico di altri ha maggiori probabilità di sostenere politiche severe di controllo sull’alcool. Questo studio indaga l’associazione fra i tipi di danni subiti e il sostegno a politiche severe utilizzando i dati di 20.570 australiani maggiorenni. I danni considerati sono l’essere messi in una situazione di paura e subire una violenza fisica o verbale. I risultati indicano che la paura e non l’esperienza del danno stesso è associata al sostegno dato dalle persone a politiche rigorose sull’alcool. Secondo gli autori, percepire l’ubriachezza di altri come pericolosa per sé stessi può costituire una motivazione per sostenere politiche più severe in materia.

danno-lavoro-correlato-cop-695x1024Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), Manuale di interventi per la riduzione del danno alcol-correlato, Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), 2017, pp. 67
Questo manuale, edito in inglese nel 2009, nel 2017 è stato tradotto in italiano ed è indirizzato principalmente a coloro che operano nei ministeri della salute o che sono responsabili, a livello regionale o locale, dello sviluppo di strategie e piani d’intervento volti a ridurre il danno alcol-correlato. Il manuale evidenzia in apertura le infrastrutture necessarie per un valido piano di azione sull’alcool, per poi descrivere le 10 aree di azione fondamentali per un intervento efficace: il prezzo di vendita, la disponibilità, la commercializzazione (marketing), la produzione illegale e irregolare di alcolici, l’alcool e la guida, i contesti in cui si beve, gli interventi socio-sanitari, la sensibilizzazione pubblica, le azioni di comunità e gli interventi nei luoghi di lavoro, il monitoraggio e la valutazione delle azioni. Per ciascuna area, il manuale delinea le strategie specifiche, elenca una serie di questioni da prendere in considerazione, formula le opzioni di intervento, individua le collaborazioni necessarie e fornisce spunti bibliografici per l’individuazione di strumenti e materiali di supporto.

Giulia Calamai, Uso e abuso di sostanze. Capire e affrontare le dipendenze da alcool e droghe, Eclipsi, Firenze, 2017, p. 109
Il libro presenta una panoramica sulle sostanze stupefacenti di largo uso offrendo informazioni farmacologiche e cliniche dettagliate per le varie sostanze maggiormente usate. Ampio spazio viene riservato ai trattamenti farmacologici e soprattutto a quelli psicologici individuali e di gruppo. Nell’ultima parte vengono fornite informazioni molto pratiche rivolte ai tossicodipendenti, ad amici e famigliari, per riconoscere sintomi di astinenza o di sovradosaggio e intervenire in modo sollecito e per rivolgersi alle strutture deputate alla cura per ricevere aiuto in modo consapevole.
Collocazione Biblioteca: 18032

 Sophie Roche, Le rôle de la honte dans l’alcoolodépendance: une revue de la littérature, in Psychotropes, n. 1 (2017), vol. 23, pp. 47-58
Lo studio del rapporto con l’alcool nella popolazione si focalizza generalmente su fattori sociali, familiari e ambientali, ma poche ricerche in Francia prendono in considerazione l’emotività come fattore associato a tale consumo. L’obiettivo principale di questo lavoro consiste, in relazione a una revisione della letteratura, nel mettere in evidenza l’importanza dei fattori emotivi che sono la vergogna e il senso di colpa nel consumo problematico di alcool e discutere di conseguenza la presa in carico. I risultati mettono in risalto la vergogna come fattore di vulnerabilità e fattore aggravante nella dipendenza dall’alcool. La vergogna è riconosciuta come fattore nella comparsa e nel mantenimento del consumo problematico di alcool, mentre il senso di colpa appare come un fattore protettivo. Un intervento focalizzato sul miglioramento della capacità dell’individuo di regolare le proprie emozioni attraverso lo sviluppo di mezzi di adattamento potrebbe essere efficace per la prevenzione o il trattamento della dipendenza dall’alcool.

PSYT_232_L204Isabelle Tamian, Le lien familial dans la problématique alcoolique, in Psychotropes, n. 1 (2017), vol. 23, pp. 59-87
Si tratta qui di considerare la dimensione familiare della dipendenza dall’alcool attraverso dei punti di riferimento concettuali provenienti sia da lavori di ispirazione psicanalitica che sistemica. La teoria del legame in psicanalisi applicata al gruppo familiare permetterà di pensare alla problematica della persona dipendente dall’alcool. Saranno ugualmente definite la nozione di codipendenza emersa nel malfunzionamento familiare alcolico come pure le diverse regole familiari disfunzionali che permettono di cogliere la dinamica del sistema familiare alcolico. Un episodio clinico illustra il lavoro effettuato con le famiglie in una istituzione per la cura delle dipendenze.

Paola Giraudo, Livia Racca, “Cascina Nuova” Associazione Aliseo: le riflessioni di una comunità modificata, in Alcoologia, n. 25-26-27 (2016), pp. 66-70
In questi ultimi anni le comunità terapeutiche hanno attuato importanti trasformazioni. L’équipe della Comunità Terapeutica Cascina Nuova ha riflettuto sui cambiamenti avvenuti relativamente al proprio progetto. L’obiettivo della ricerca è quello di provare a mettere ordine in una metodologia che, anche se in continua evoluzione, presenta cornici diverse da quelle delineate in passato. La riflessione proposta cerca di chiarire quali sono le caratteristiche degli utenti della comunità, qual è l’impatto della nuova utenza sulla vita comunitaria e sugli strumenti utilizzati, con quali obiettivi e modalità la proposta terapeutica della comunità risponde alla richiesta di cura sia delle persone alcoldipendenti che dei servizi invianti. Infine, quale utilità terapeutica assume oggi il progetto riabilitativo che la comunità propone.

Tiziana Cassese … [et. al.], Tre storie di gruppi. Uno studio su 20 anni di trasformazioni nei trattamenti gruppali, in Rivista Plexus, n. 15-16 (2016) – on line, pp. 5-28
In questo lavoro vengono prese in considerazione le riflessioni svolte da un’équipe multidisciplinare sulle proprie modalità di conduzione dei gruppi terapeutici rivolti ai pazienti alcoldipendenti e ai loro familiari. Il contesto è quello di Aliseo, un’Associazione del privato sociale che da quasi trent’anni è presente sul territorio torinese nella cura e trattamento del disturbo da uso di alcool. L’articolo si propone di esplorare, attraverso l’utilizzo di un’intervista semi-strutturata, qual è la relazione tra i metodi trattamentali utilizzati nella conduzione dei gruppi e i cambiamenti avvenuti all’interno del Servizio di Accoglienza nel corso degli ultimi 20 anni, in termini di équipe e di modelli teorici di riferimento, nella cura dei pazienti alcoldipendenti. Il lavoro di ricerca ha permesso di sistematizzare l’impianto trattamentale rivolto ai gruppi per alcoldipendenti e famigliari che ha trovato una specificità terapeutica nella definizione di “gruppi trasformativi”. Tali considerazioni hanno permesso all’équipe di favorire una revisione del proprio metodo di lavoro attraverso la riqualificazione e ridefinizione dei fattori terapeutici della terapia di gruppo.

Rachael A. Korcha, Douglas Polcin, Jason Bond, Interaction of motivation and social support on abstinence among recovery home residents, in Journal of Drug Issues, n. 3 (lug. 2016) – on line, vol. 46, pp. 164-177
L’articolo prende in esame alcuni fattori sociali che possono interagire con la motivazione a mantenere l’astinenza da alcool e droghe, con l’obiettivo di identificare i modi attraverso i quali il sostegno sociale può attenuare gli effetti distruttivi della bassa motivazione e i gruppi per i quali la motivazione può essere particolarmente importante. Un campione di 289 residenti ammessi in strutture residenziali di recupero è stato reclutato e seguito dopo 6, 12 e 18 mesi. La motivazione è stata misurata in termini di costi e benefici percepiti dell’astinenza. Due fattori di sostegno sociale interagivano con i benefici percepiti nell’influenzare l’astinenza: il coinvolgimento in programmi di recupero in 12 fasi e il numero di persone della rete sociale. Gli autori danno suggerimenti affinché i servizi di recupero agiscano sui costi e i benefici percepiti e sulle caratteristiche della rete sociale.

mdGaspare Jean, I complessi rapporti tra alcolismo e povertà, in Medicina Democratica, n. 225-226 (gen.-apr. 2016), pp. 71-82
Sin dai primi anni del ‘900 si dava per scontato che l’alcolismo fosse causa ed effetto di povertà e delle sue conseguenze. Questa ricerca vuole verificare se questa tesi è stata valida nel corso degli ultimi due secoli e se lo è ancora, alla luce delle recenti modificazioni socio-economiche. Sono stati analizzati come variabili da correlare alla situazione socio-economica: i consumi delle bevande alcoliche, le patologie e le morti alcol-correlate (PPAC; MAC). La ricerca ha constatato che, malgrado le persone benestanti consumino più alcool, i rischi del bere prevalgono tra le classi meno agiate.

Rosanna Ciarfeo Purich … [et al.], Residenza Intermedia per Alcolisti: da progetto sperimentale a realtà operativa, in Mission, a. 13, n. 45 (mar. 2016), pp. 49-52
L’articolo presenta il progetto RIPA (Residenza Intermedia per Alcolisti) a Trieste, uno dei tanti percorsi terapeutici presenti in territorio triestino, caratterizzato da un’alta presenza di problemi e patologie alcool-correlate. Il progetto ha come finalità la creazione di una struttura residenziale intermedia che funga da risorsa ponte tra il servizio pubblico e un completo reinserimento nel tessuto sociale. Tale soluzione abitativa è destinata a soggetti alcoldipendenti con gravi problematiche psico-sociali, che hanno concluso il trattamento presso la SCDSL (Struttura Complessa Dipendenza da Sostanze Legali) e che necessitano di proseguire il programma terapeutico per riacquisire la capacità di provvedere autonomamente alle esigenze della propria quotidianità, riequilibrare rapporti familiari compromessi, riattivare le proprie risorse e capacità lavorative compromesse, risolvere il problema occupazionale e trovare nuove soluzioni abitative.

Amy Pennay, Sarah MacLean, Georgia Rankin, Hello Sunday Morning: Alcohol, (non)consumption and selfhood, in The International Journal of Drug Policy, feb. 2016 – on line, vol. 28, pp. 67-75
Hello Sunday Morning (HSM) è un programma online che incoraggia le persone a impegnarsi in un periodo di astinenza dall’alcool e a scrivere blog sulle loro esperienze. Lo scopo di questo articolo è esplorare come i membri HSM hanno gestito i loro periodi di astinenza, concentrandosi in particolare sui modi in cui i periodi di mancato consumo di alcool hanno influenzato i loro resoconti di sé. È stata effettuata un’analisi tematica di 2844 post di blog di 154 abitanti di Victoria che si sono iscritti a HSM nel 2013 o 2014. L’analisi ha rivelato tre resoconti chiave di sé offerti dai partecipanti: (1) l’astinenza aveva prodotto un senso distorto del sé, (2) il mancato consumo aveva facilitato lo sviluppo di un nuovo sé sano, (3) l’anti-consumo aveva facilitato lo sviluppo di un sé resistente. Le tipologie di sé come ‘non bevitore’ identificate in questo documento potrebbero essere disseminate attraverso piattaforme quali HSM per aiutare le persone che non hanno ancora provato l’astinenza a scegliere le vie per costruire e mettere in atto sensazioni alternative di sé in contesti dove il consumo di alcool è profondamente radicato.

Elodie Marchin, Une recherche clinique et projective sur les psychothérapies en alcoologie, in Psychotropes, n. 4 (2015), vol. 21, pp. 81-103
L’articolo propone una ricerca su psicoterapia e alcolismo: 13 pazienti che soffrono di un problema di abuso di alcool sono seguiti in psicoterapia ed sottoposti a una analisi all’inizio del trattamento e a uno stadio avanzato di terapia, un anno più tardi. L’esame consiste in un’intervista semi-direttiva e un test di Rorschach. L’autrice descrive e commenta i risultati dello studio.

Maria Raffaella Rossin … [et al.], Il Trattamento Multidisciplinare Breve in un servizio territoriale di alcologia, in Alcologia, n. 24 (dic. 2015), pp. 11-22
In questo articolo viene presentata una ricerca realizzata dal 2009 al 2012 in due Nuclei Operativi di Alcologia, afferenti a due SerT di Milano. L’obiettivo era di valutare, tramite test e questionari, quali variabili sono implicate nell’interruzione non concordata del trattamento multidisciplinare breve e quali nel favorire il completamento del percorso. In appendice anche l’opuscolo informativo “Cosa si fa al NOA per capire e curarsi”.

6762678_1959318Vladimir Hudolin, Manuale di Alcologia. Nuova edizione, Erickson, Trento 2015, pp. 455
Hudolin è uno dei massimi esperti di alcoldipendenza, noto a livello internazionale per aver ideato e sviluppato un programma di trattamento dell’alcolismo, centrato sui CAT (Club degli Alcoolisti in Trattamento). L’autore illustra il suo innovativo approccio ai problemi dell’alcool, correlati a tutte le tematiche interdisciplinare che costituiscono l’oggetto dell’alcologia: dalla storia delle bevande alcoliche e dai disturbi fisico psichico sociali legati al bere, all’eziologia e alla diagnostica dell’alcolismo, alle analisi epidemiologiche e alla prevenzione, alla comparazione ragionata delle diverse teorie e degli svariati metodi di trattamento susseguitesi nella storia. Questa terza edizione del manuale, dopo quelle del 1990 (Coll. Bibl. 06186) e 1991, compare a diversi anni dalla morte dell’autore ed è dovuta al gruppo di lavoro dell’AICAT. La struttura del libro nei suoi capitoli ripercorre quella originale. È stato fatto un importante lavoro di aggiornamento per quanto riguarda la terminologia, i riferimenti diagnostici, le terapie farmacologiche e psicoterapeutiche. In particolare si è dato ampio spazio all’attuale diffusione ed attività dei Club di trattamento fondati da Hudolin. Dello stesso autore abbiamo inoltre un DVD che contiene le lezioni tenute nel 1987 a Bari, allegato al volume con collocazione 14572.
Collocazione Bilbioteca: 17776

Douglas L. Polcin … [et al.], Challenges and rewards of conducting research on recovery residences for alcohol and drug disorders, in Journal of Drug Issues, n. 1 (gen. 2016), vol. 46, pp. 51-63
Benché la ricerca dimostri che il trattamento per problemi di alcool e droga possa essere efficace, gli individui che non hanno come riferimento un centro a supporto della loro guarigione sono a rischio di ricaduta. Le centri di recupero per problemi di alcool e droga sono una risposta crescente alla necessità di creare ambienti di vita che favoriscano una duratura ripresa. La ricerca sui centri di recupero offre la possibilità di esaminare come l’integrazione di queste persone in un ambiente di sostegno e rafforzamento abbia impatti benefici sul loro consumo di sostanze, come pure porti benefici per la comunità circostante. Un’attenta ricerca può anche condurre all’identificazione di operazioni e pratiche all’interno delle residenze che ottimizzino i risultati positivi per gli ospiti.

Daniele Carraro, Davide Boraso, Mindfulness nei percorsi di cura e riabilitazione residenziale per tossicodipendenti e alcoldipendenti: un’esperienza sul campo, in Dal fare al dire, n. 1 (2015), pp. 1-5
In questo articolo viene descritta un’esperienza di applicazione di pratiche mindfulness, condotta nelle strutture terapeutiche “Il Punto di Bioglio” e il “Punto di Magnano”. Si sono realizzati due gruppi pilota che hanno coinvolto 14 utenti affetti da tossicodipendenza (poliabusatori) e alcol-dipendenza per un periodo di 6 settimane, per indagare la possibilità di realizzare nuovi protocolli basati sulla mindfulness all’interno del trattamento residenziale in strutture terapeutico-riabilitative. Vengono illustrate le motivazioni della scelta, le modalità operative e le valutazioni espresse dai soggetti interessati.

page_1_thumb_largeA cura di Maurizio Coletti, Trattamenti attraverso i computer: aumentano gli accessi. Prime analisi di efficacia, in Dal fare al dire, n. 3 (2015), pp. 51-53
Findings affronta il problema dei risultati degli interventi di trattamento attraverso i computer, in aumento grazie ai vantaggi evidenti del poter offrire risorse terapeutiche più economiche a un gruppo più ampio di soggetti. Inoltre l’approccio dell’auto aiuto (sul quale sono basati molti siti web del settore) permette di percepire una sorta di supporto aggiuntivo. Nell’articolo sono riportati e discussi i risultati.

Véronique S. Grazioli … [et al.], Perceptions of twelve-step mutual-help groups and their associations with motivation, treatment attendance and alcohol outcomes among chronically homeless individuals with alcohol problems, in The International Journal of Drug Policy, n. 5 (2015). pp. 468–474
I gruppi di mutuo aiuto che fanno riferimento ai “dodici passi” sono fra le forme di sostegno più disponibili per i senzatetto con problemi di alcool. La ricerca qualitativa tuttavia ha suggerito che questa popolazione ha spesso percezioni negative di questi gruppi, e secondo quanto è emerso questo elemento è associato alla scarsa partecipazione. È importante capire le percezioni di questa popolazione rispetto al gruppi di reciproco aiuto e la loro associazione con i risultati rispetto all’alcool, per fornire a questa popolazione una programmazione più appropriata e personalizzata. Le finalità di questo studio trasversale erano: (a) esaminare qualitativamente la percezione di questa popolazione rispetto ai gruppi e (b) valutare quantitativamente la sua associazione con la motivazione, la partecipazione al trattamento e i risultati rispetto al consumo di alcool.

Siddharta Canton … [et al.], La continuità assistenziale in alcologia: realtà, criticità e prospettive dell’esperienza di Addiction Center, in Mission, n. 43 (2015), pp. 49-57
L’Addiction Center (successivamente A.C.) è una Comunità Terapeutica specialistica promossa nel settembre del 2009 da quattro realtà del privato sociale (Coop. Lotta contro l’Emarginazione, Coop. di Bessimo, Ass. Il Gabbiano e Ass. Saman) che in Italia si occupano di dipendenze patologiche sia in termini di prevenzione, che di riduzione del danno e dei rischi e di cura e trattamento. Nell’articolo sono enunciati i requisiti e gli indicatori previsti da Regione Lombardia per questa tipologia di struttura. I risultati della ricerca, che prende in esame l’utenza dell’Addiction Center dal 1° dicembre 2009 al 31 dicembre 2014, evidenziano come il modello proposto dall’A.C. sembra più adatto a soggetti polidipendenti con prevalenza di abuso di cocaina e alcool; i trattamenti a più lungo termine sembrano sortire migliori esiti; rispetto agli utenti alcolisti, l’alto rischio di cronicizzazione unito all’elevato bisogno assistenziale sono elementi che possono trovare delle risposte solo in programmi terapeutici che prevedano tempi medio lunghi, tali da consentire un lavoro di riabilitazione e di reintegrazione sul territorio; alcune tipologie di utenti, come i cocainomani con un problema di co-abuso alcolico, specie se giovani, tendono a sottovalutare il problema alcologico, con conseguenze negative sia in termini di sviluppo di gravità della dipendenza che sui fattori prognostici.

Mauro Cibin … [et al.], Residential treatment of Alcohol Use Disorders: thinking about the future, in Alcologia, n. 22 (2015). pp. 41-47
Secondo gli autori, i trattamenti residenziali per i disturbi da uso di alcool sono un importante elemento della rete di intervento e si articolerebbero su tre tipi di programmi: postraumatici, dipendenze/disturbi di personalità, e riabilitativi. La complessità del setting residenziale rende difficoltoso l’applicazione di modelli rigorosi di ricerca clinica, ma le attuali evidenze validano tuttavia l’efficacia complessiva di questi trattamenti residenziali e l’importanza dei processi motivazionali.

L’alcool e le politiche

indIstituto Superiore di Sanità, Osservatorio Nazionale Alcol, Centro Nazionale Dipendenze e Doping, World Health Organization, Opinioni e atteggiamenti degli italiani nei confronti delle politiche adottate sul consumo di bevande alcoliche. Istituto Superiore di Sanità, 2017, Istituto Superiore di Sanità, Roma, 2018, pp. 2
In Europa 19 Paesi con abitudini di consumo tra loro molto diverse, hanno partecipato all’indagine del RARHA SEAS (Standardized European Alcohol Survey) finanziata nell’ambito del Secondo Programma di Azione Comunitaria in materia di Salute nell’ambito della Joint Action. L’indagine ha evidenziato che la maggioranza degli intervistati, sia in Italia che negli altri Paesi Europei, è a favore di maggiori restrizioni legate alla vendita e commercializzazione delle bevande alcoliche e a un maggior controllo da parte delle forze dell’ordine sulla guida in stato di ebbrezza e sulla disponibilità di bevande alcoliche. La riluttanza che invece si osserva nello sviluppare e applicare politiche sull’alcool basate sull’evidenza, potrebbe essere attribuita a numerosi fattori, in primo luogo agli interessi economici acquisiti, in cui gli interessi privati dell’industria dell’alcool sono combinati e rafforzati da considerazioni economiche e fiscali.

Peter Miller … [et al.], The need for accuracy and validity in research on nightlife and drinking: a commentary on Devilly et al. and recommendations for future research, The International Journal of Drug Policy (dic. 2017) – on line, vol. 50, pp. 36-40
Partendo da un articolo pubblicato in precedenza dalla rivista (Devilly et al. 2017, SmartStart: results of a large point of entry study into preloading alcohol and associated behaviours), gli autori discutono dell’accuratezza e della validità degli studi sul consumo di alcool in contesti di vita notturna, riscontrando in quell’articolo ambiguità e discussioni fuorvianti che ostacolano il confronto con la letteratura. Gli autori sottolineano l’importanza di alcuni punti: una definizione di pre-drinking (cioè la pratica di bere alcool a casa prima di uscire) che permetta di confrontare studi diversi, la misurazione della concentrazione di alcool nel sangue conforme ad altri lavori, l’indicazione del consumo di bevande energetiche e l’attenta considerazione dei metodi di campionamento. Ciò è importante per fornire alla comunità informazioni attendibili sulla cui base prendere decisioni politiche, in un campo dove attori portatori di legittimi interessi possono cercare di mettere in dubbio i risultati della ricerca sulla salute pubblica

 Scott Burris, Theory and methods in comparative drug and alcohol policy research: Response to a review of the literature, in The International Journal of Drug Policy, (mar. 2017) – on line, vol. 41, pp. 126-131
L’analisi comparata delle politiche su droga e alcool (Comparative drug and alcohol policy analysis = CPA), grazie alle recenti elaborazioni di fonti alternative allo stretto divieto, fornisce stimolanti opportunità di ricerca. Come pratica multidisciplinare tuttavia, tale analisi deve affrontare parecchie sfide metodologiche. Questo commento si basa su una recente revisione della CPA di Ritter [et al.] per sostenere che la pratica è ostacolata da una nebulosa definizione delle politiche, che porta a una confusione nella specificazione e misurazione dei fenomeni in corso di studio. L’articolo propone quindi alcune soluzioni, affinché tale pratica abbia l’impatto sulle politiche che la buona ricerca può fornire.

Enrico Tempesta, Michele Contel, Per una presa di posizione che non riduca il dibattito alcologico ai soli temi epidemiologici, in Mission, a. 13, n. 47 (mar. 2017), pp. 9-13
Viene presentato un documento di proposta che affronta tre temi: 1) innalzamento dell’età minima legale per l’acquisto e il consumo di bevande alcoliche da 18 a 25 anni; 2) definizione di un consumo non a rischio; 3) grandezza accettabile del rischio di bere rispetto ad altri rischi.

Mark Monaghan, Henry Yeomans, Mixing drink and drugs: “underclass” politics, the recovery agenda and the partial convergence of English alcohol and drugs policy, in The International Journal of Drug Policy, (nov. 2016) – on line, vol. 37, pp. 122–128
Sebbene le politiche sull’alcool e le sostanze illegali siano tipicamente presentate come separate e diverse nella discussione accademica, secondo gli autori dell’articolo è possibile paragonarle. L’articolo esamina come gli indirizzi delle politiche inglesi degli ultimi vent’anni relativi sia alle droghe che all’alcool, sotto l’egida del “programma di recupero”, siano stati collegati a una più vasta politica comportamentale orientata verso le azioni e gli stili di vita di un sottogruppo apparentemente problematico della popolazione, o “sottoproletariato”. Secondo gli autori, nonostante rimanga intatta la grande separazione normativa, la politica per il sottoproletariato sta contribuendo al maggiore allineamento delle politiche contro le sostanze illegali e l’alcool, specialmente in merito alla rispettiva importanza dell’astinenza.

09553959Alison Ritter … [et al], Comparative policy analysis for alcohol and drugs: Current state of the field, in The International Journal of Drug Policy, mag. 2016 – on line, vol. 31, pp. 39-50
Questo documento esplora lo stato attuale dell’analisi comparativa delle politiche (Comparative Policy Analysis = CPA) riguardo ad alcool e droghe. Gli autori hanno creato un database di articoli di giornali pubblicati fra il 2012 il 2014 usandolo per chiarire, estrarre e analizzare i modi in cui è stata definita la CPA. Si esplorano l’analisi quantitativa e qualitativa dei metodi CPA utilizzati, le aree delle politiche studiate e la differenza fra la CPA per l’alcool e quella per la droga. La vasta maggioranza degli articoli presi in esame descrive un’analisi quantitativa dei dati realizzata con una serie di metodi statistici avanzati. Esiste una differenza significativa nei metodi CPA per l’analisi della politica sull’alcool e quella sulla droga, come pure alcune sfide sostanziali con i metodi attualmente impiegati. Nello stesso fascicolo troviamo l’articolo di Suzanne Fraser, Articulating addiction in alcohol and other drug policy: A multiverse of habits, pp. 6-14

Franca Beccaria, Sara Rolando, The Italian politics of alcohol: the creation of a public arena at the end of the 20th century, in The International Journal of Drug Policy, n. 7 (2015). pp. 662-669
Lo scopo principale di questo studio è stato quello di indagare – applicando il quadro teorico di Wiener – il ruolo di diversi soggetti interessati nel processo che ha portato all’approvazione della prima legge quadro sull’alcool nel 2001. Lo studio ha dimostrato che una visione condivisa non è essenziale quanto “unire le forze” per creare un’arena pubblica intorno a un problema sociale. Inoltre persino i dati scientifici non sono essenziali per affrontare un problema, in quanto l’uso della retorica sembra essere più efficace nel costruire ideologie.

Giovanni Pieretti, Enzo Grossi, Dalla drug addiction al benessere dell’individuo quale fenomeno socio-ambientale, in Sociologia urbana e rurale, n. 106 (2015). pp. 89-100
Nel presente articolo gli autori descrivono un nuovo modello teorico-interpretativo rispetto al dibattuto tema delle dipendenze patologiche e quindi al correlato ambito della prevenzione, in grado di alterare lo stato psichico e fisico dell’individuo, pregiudicandone il funzionamento sociale ed economico oltre che lo stato di salute. Gli autori illustrano come sia necessario passare da un approccio tecnicistico ad uno olistico, allargando la visione a una prospettiva di prevenzione e cura, collegata alla relazione tra ambiente sociale e benessere dell’individuo.

Prevenzione e riduzione del danno

Claudio Annovi … [et al.], Newsletter “Clinica dell’Alcolismo”, in Mission, a. 14, n. 49 (gen. 2018), pp. 23-50
Il consumo di alcool e il crescente fenomeno di comportamenti a rischio legati all’assunzione di bevande alcoliche è diventato oggetto di studio di primaria importanza per l’elaborazione di politiche di prevenzione efficaci. A questo proposito vengono presentati nell’articolo i seguenti approfondimenti: “Studio sulla valutazione di esito dei corsi info-educativi svolti nella Regione Emilia-Romagna per i conducenti con infrazione dell’art. 186 e 186 bis del Codice della Strada “Guida in stato di ebbrezza” di Claudio Annovi [et al.]; “Una riflessione sull’efficacia delle politiche preventive di controllo dei consumi di bevande alcoliche” di Allaman Allamani [et al.]; “Consumo di alcool e tabacco negli studenti infermieri: uno studio osservazionale” di Francesco Galli [et al.]

studi-di-sociologia-2018-2-346007Gabriele Manella, Alla ricerca dell’efficacia collettiva: un progetto di prevenzione ambientale nel quartiere di San Donato di Bologna, in Studi di Sociologia, 55, n. 1 (gen.-mar. 2017), pp. 45-63
Il contributo evidenzia la persistente importanza della dimensione di quartiere nella città di oggi, con particolare attenzione al concetto di efficacia collettiva proposto da Robert Sampson. Questi sottolinea l’importanza della condivisione di aspettative e della dimensione organizzativa per renderlo “migliore”, cioè con una maggiore presenza e qualità dei servizi nonché un maggiore livello di sicurezza e controllo sociale. Nel presente lavoro è descritto un progetto di prevenzione all’abuso di alcool svolto nel quartiere di San Donato di Bologna. Il lavoro è svolto in tre parti: nella prima l’autore affronta alcune problematiche della città moderna, evidenziando come la dimensione spaziale sia determinante per combattere queste criticità; nella seconda parte, l’autore propone un breve inquadramento storico-statistico del quartiere San Donato e del progetto di prevenzione ambientale messo in atto; nella terza parte illustra e commenta i risultati di un lavoro sul campo.

A cura di Claudia Gandin … [et al.], Principi di buone pratiche per le linee guida sul consumo di alcol a basso rischio: le attività della Joint Action europea RARHA (Reducing Alcohol Related Harm). Rapporti ISTISAN 17/2, Istituto Italiano di Sanità, Roma, 2017, pp. 86
Il documento sintetizza il lavoro svolto nell’ambito della Joint Action RARHA (Reducing Alcohol Related Harm), co-finanziata dall’Unione Europea, sulla riduzione del danno alcol-correlato, volto a identificare i principi di buone pratiche per l’utilizzo di linee guida sul consumo di alcool a basso rischio come strumento di salute pubblica. L’azione è finalizzata a sostenere la collaborazione tra gli Stati Membri al fine di migliorare la comparabilità dei dati sul consumo, il rischio e il danno alcool-correlato e favorire approcci comuni d’informazione e sensibilizzazione efficace rivolti alla popolazione. Le attuali linee guida nei Paesi europei mostrano considerevoli variazioni delle quantità di alcool consumato considerate a basso rischio. Il lavoro della Joint Action RARHA è stato svolto per far luce sui fattori alla base di tale variazione e per esplorare la possibilità di raggiungere un certo grado di consenso. I principi e le conclusioni derivanti da questo lavoro possono essere utilizzate per informare eventuali azioni future e per lo sviluppo di politiche.

NxoDZfQOCtar-mbAlessandra Fermani, Morena Muzi, Mauro Minnozzi, L’educazione fisica sportiva può diventare un veicolo di prevenzione? Una ricerca-azione partecipata con adolescenti per formare alla sicurezza stradale, in Orientamenti pedagogici, n. 2 (apr.- giu. 2016), pp. 289-310
Lo scopo di questo studio è vagliare le percezioni di 409 studenti adolescenti italiani, che hanno partecipato all’esperienza, relativamente alla prevenzione dell’uso di alcool alla guida, partendo dall’assunto che l’attività sportiva possa essere un fattore protettivo e che l’educazione fisica a scuola possa diventare un veicolo di prevenzione. Per raggiungere gli obiettivi di quello che è stato strutturato come intervento di ricerca-azione partecipata sono stati oggettivati tre step: una fase didattica laboratoriale, una raccolta dati tramite questionario e un approfondimento in focus group.

Gerardo Melendez-Torres … [et al.], Positive youth development programmes to reduce substance use in young people: systematic review, in The International Journal of Drug Policy, ott. 2016 – on line, vol. 36, pp. 95–103
Gli interventi di sviluppo positivo per giovani (Positive Youth Development – PYD), che favoriscono la promozione di valori positivi più che la tradizionale riduzione dei rischi costituiscono un possibile approccio per prevenire il consumo di sostanze negli adolescenti. Gli autori si sono proposti di sintetizzare le testimonianze relative a tali tipi di intervento esaminando 21 database di letteratura scientifica, consultando riviste chiave e siti web. Negli studi inclusi, più della metà dei partecipanti avevano fra gli 11 e i 18 anni e gli interventi effettuati secondo la definizione prestabilita di PYD venivano somministrati in ambienti di comunità al di fuori dell’orario scolastico normale e non erano rivolti a genitori o a giovani con situazioni pre-definite. Gli interventi di PYD non hanno avuto alcun effetto significativo a livello statistico o di salute sul consumo di sostanze, il consumo illecito di droga o le conseguenze dell’alcool nei giovani. Gli autori discutono il significato di tali risultati e suggeriscono una valutazione più rigorosa degli interventi di PYD. La ricerca è stata effettuata negli U.S.A.

A cura di Mike Ashton, Drug education yet to match great (preventive) expectations, in Drug and Alcohol Findings, 2016, [s.l.], pp. 3
Il documento presenta i risultati di una selezione di studi scientifici riguardanti i progetti scolastici di prevenzione dell’uso di sostanze e dei problemi correlati. Tali studi suggeriscono che, nonostante l’impegno profuso nell’attuare i programmi di prevenzione nelle scuole, i risultati siano scarsi; vengono citati alcuni articoli di discussione su come modificare gli obiettivi di questi programmi per ottenere risultati migliori.

Giovanni Aresi … [et al.], Le bevande alcoliche: evidenze, esperienze, criticità e prospettive per programmare in futuro la salute. Convegno. San Giorgio della Richinvelda (PN), 9 ottobre 2015, in Alcologia, n. 24 (dic. 2015), pp. 47-64
In questo articolo troviamo gli interventi dei relatori del convegno dal medesimo titolo, inserito nell’evento “Le radici del Vino” che si tiene a San Giorgio della Richinvelda (PN), comune a grande vocazione viti-vinicola. Nel convegno sono stati trattati molti aspetti legati alla cultura sociale e sanitaria, al consumo di alcool (vino in particolare), alla prevenzione e alla riduzione del danno, sia in generale sia in particolari situazioni: la percezione dei rischi e il consumo giovanile; il bere alcolico in gravidanza e delle donne in generale; i rapporti con la malattia mentale; i figli di genitori con problemi alcol-correlati; la relazione con gli incidenti stradali mortali; ospedalizzazioni e mortalità alcol-correlata. Nella stessa rivista troviamo l’articolo di Vanessa Agnoletti, Elena Barbafiera, Giuseppe Corlito, Una ricerca intervento sui consumi di alcol in una scuola media inferiore in Provincia di Grosseto, in Alcologia, n. 24 (dic. 2015), pp. 24-28

Buhler_A_5Anneke Bühler, Johannes Thrul, Prevention of addictive behaviours. Updated and expanded edition of Prevention of substance abuse, EMCDDA, Lisbona, 2015, pp. 102
Questa pubblicazione è un aggiornamento di un testo pubblicato nel 2007. Come per la versione precedente, si tratta della traduzione di uno studio tedesco che presenta una rassegna sullo stato dell’arte della prevenzione. Sebbene originariamente destinato a un pubblico tedesco, la sua portata, basata sull’evidenza, è globale. La rassegna è ampia nelle sue considerazioni e riguarda non solo il tema dell’abuso di droghe, ma anche di alcool e tabacco, come pure le dipendenze comportamentali come il gioco d’azzardo problematico. Tra più di 5000 risultati di ricerca sono stati selezionati 64 studi, incluse 17 meta-analisi e 38 rassegne sistematiche.
Collocazione Biblioteca: 14329

Paolo Jarre … [et al.], Riduzione del danno: politiche e pratiche, in MDD: Medicina delle dipendenze, n. 18 (2015). pp. 5-64
Il presente numero monografico tratta della riduzione del danno nel trattamento delle dipendenze da sostanze. La caratteristica peculiare di questo approccio è quella di mettere pragmaticamente il focus sui danni potenzialmente conseguenti ad un uso problematico di sostanze e oggetti psicoattivi e sulle persone che continuano a farne uso, anziché sulla prevenzione dell’iniziazione e sulla cessazione dell’uso. Esso prescinde pertanto da considerazioni di tipo valoriale riferite alla messa in atto e/o al proseguire del comportamento. Attraverso i diversi articoli il tema è trattato dal punto di vista etico, politico e pratico (efficacia degli interventi e delle terapie). Oltre all’editoriale di Paolo Jarre (primario del Dipartimento delle dipendenze ASL3 della Regione Piemonte), segnaliamo i seguenti contributi: “Che la politica faccia. Per una corretta rappresentazione normativa della riduzione del danno” di S. Anastasia e E. Maresca; “La riduzione del danno nell’Europa Occidentale” di K. Stone… [et al.]; “Ripensare la riduzione del danno” di S. Ronconi.

Giovanni Pieretti, Enzo Grossi, Dalla drug addiction al benessere dell’individuo quale fenomeno socio-ambientale, in Sociologia urbana e rurale, n. 106 (2015). pp. 89-100
Nel presente articolo gli autori descrivono un nuovo modello teorico-interpretativo rispetto al dibattuto tema delle dipendenze patologiche e quindi al correlato ambito della prevenzione, in grado di alterare lo stato psichico e fisico dell’individuo, pregiudicandone il funzionamento sociale ed economico oltre che, lo stato di salute. Gli autori illustrano come sia necessario passare da un approccio tecnicistico ad uno olistico, allargando la visione ad una prospettiva di prevenzione e cura, collegata alla relazione tra ambiente sociale e benessere dell’individuo.

Emanuele Scafato … [et al.], Position Paper per l’organizzazione di base degli interventi sui Problemi e le Patologie alcol correlate (PPAC), in Alcologia, n. 23 (2015), pp. 9-16
Questo documento nasce all’interno del direttivo Nazionale della Società Italiana di Alcologia (SIA), anche in risposta alle richieste e agli stimoli pervenuti dagli operatori che lavorano nei servizi territoriali e ospedalieri. La stesura ha visto la collaborazione del Direttivo SIA, del Centro Alcologico Regionale Toscano, del gruppo congiunto formale di lavoro Istituto Superiore di Sanità (ISS) – SIA e si è avvalsa della consulenza tecnico-scentifica dell’Osservatorio Nazionale Alcol dell’ISS. Il paper descrive le attuali strategie di prevenzione e contrasto dell’abuso di alcool a livello europeo; delinea le linee di indirizzo per l’organizzazione di base degli interventi sui problemi e le patologie alcol-correlate, a livello ospedaliero, territoriale e per quanto riguarda le comunità residenziali e terapeutiche: ipotizza gli interventi di formazione necessari, in ambito clinico, universitario, con operatori e volontari; infine dà indicazioni sulle leggi di riferimento per l’attuazione delle presenti linee programmatiche.

Alcool e giovani

Claire Thompson … [et al.], Down the local: a qualitative case study of daytime drinking spaces in the London Borough of Islington, in The International Journal of Drug Policy, (feb. 2018) – on line, vol. 52, pp. 1-8
Si tratta di uno studio qualitativo sulle pratiche diurne di consumo alcolico in aree di economie notturne gestite. In particolare è stato esplorato il distretto londinese di Islington, un’area di rapida riqualificazione borghese con un’economia notturna fortemente regolata. Lo studio intende caratterizzare gli spazi del consumo diurno di alcool e teorizzare come questi spazi, le pratiche e le attività al loro interno si collocano all’interno di tendenze economiche e sociali più vaste. Sono stati visitati 39 locali autorizzati a Islington ed effettuate osservazioni in loco fra le ore 24 e le 6 del mattino usando una guida semi-strutturata all’osservazione. Gli autori discutono i risultati e concludono che l’intreccio di un habitus hipster in espansione e degli sforzi dell’autorità locale di affrontare l’ebbrezza voluta costituisce lo scenario di proliferazione di locali ibridi, con effetti contrastanti, che possono alimentare nell’attuale industria delle bevande alcoliche strategie di promozione del bere che confondono le divisioni fra lavoro e svago per produrre divisioni temporali e socialmente classificate del consumo alcolico.

Loredana Benedetto … [et al.], Credenze metacognitive e propensione al bere negli adolescenti, in Psicologia della Salute, n. 1 (2018), pp. 38-62
Scopo della ricerca qui descritta è provare l’ipotesi che gli adolescenti a rischio alcolico evidenziano livelli maggiori di meta-credenze positive e negative sull’alcool e indagare il peso di alcune caratteristiche individuali e di contesto (coetanei e famiglia) nel predirne il consumo. I 347 adolescenti che hanno partecipato alla ricerca hanno compilato la “Positive Alcohol Metacognitions Scale” e la “Negative Alcohol Metacognitions Scale”, l’AUDIT-C per il rischio alcolico, alcuni item inerenti fattori di rischio/protezione di tipo individuale, familiare e dei pari.

repSpora Sinergies, ALLCOOL – Raising awareness and action-research on Heavy Episodic Drinking among low income youth and young adults in Southern Europe, AllCool, 2017, n. 52
AllCool” è un progetto di ricerca finanziato dall’Unione Europea che vede la collaborazione di 3 paesi del sud Europa (Italia, Portogallo e Spagna), con l’obiettivo di studiare e proporre degli interventi sul tema dell’Heavy Episodic Drinking (HED, grandi bevute occasionali) tra i giovani. Il progetto prende come riferimento tre città, Bologna, Porto e Tarragona. Per l’Italia la ricerca è svolta dall’Osservatorio Metropolitano di Bologna della Usl Emilia Romagna, guidato da Raimondo Maria Pavarin. Il documento presenta i dati ottenuti nelle tre diverse città e riguardanti le modalità di consumo dell’alcool, le caratteristiche socio demografiche dei consumatori, i comportamenti a rischio o protettivi associati, le conseguenze e gli effetti del consumo, gli interventi messi in atto per informare i giovani sul problema. Una versione semplificata per non addetti ai lavori si trova a questo link.

Valentina Ferrari … [et al.], Acculturazione e consumo di alcolici negli studenti italiani in mobilità internazionale. Uno studio mixed methods, in Psicologia della Salute, n. 3 (2017), pp. -25-51
Lo studio indaga il ruolo dell’acculturazione e dell’adjustment socio culturale e psicologico nel fenomeno dell’aumento del consumo di alcool tra gli studenti che studiano all’estero. La ricerca ha utilizzato un questionario online anonimo somministrato in due tempi (prima e durante il soggiorno all’estero) ad un campione di 231 studenti di un’università milanese, di cui 30 sono stati successivamente intervistati al rientro in Italia. Gli autori discutono i risultati e concludono che i modelli teorici sviluppati sulla popolazione immigrata non paiono adeguati a interpretare il fenomeno del consumo di alcool tra questi studenti.

Fabio Venturella … [et al.], Rilevazione statistica della diffusione dei fenomeni di binge drinking, drunkoressia e gambling tra gli adolescenti palermitani, in Mission, a. 13, n. 48 (set. 2017), pp. 47-51
L’articolo descrive alcuni comportamenti diffusi tra i giovani: bere per ubriacarsi (binge drinking), modificare l’alimentazione per compensare l’introito calorico dell’alcool (drunkoressia) e giocare d’azzardo (gambling). Gli autori hanno analizzato questi comportamenti attraverso un questionario anonimo somministrato a 2831 studenti palermitani tra i 13 e i 20 anni, fascia d’età nella quale c’è maggior propensione ad assumere condotte pericolose per la propria salute. I risultati indicano una grande diffusione di questi comportamenti tra la popolazione giovanile. Gli autori ritengono necessari adeguati sistemi di monitoraggio e propongono alcune azioni di prevenzione primaria e di promozione della salute. Questa ricerca viene riportata nella Newsletter “Clinica dell’Alcolismo”.

9788891741653Valeria Giordano, Paola Panarese, Stefania Parisi, Rischio, trasgressione, avventura. Esperienza e percezione del limite tra gli adolescenti, Franco Angeli, Milano, 2017, pp. 169
Obiettivo di questo volume è il tentativo di decostruzione degli stereotipi sulle pratiche a rischio, condotto a partire dalla restituzione della parola ai giovanissimi. Un’indagine realizzata presso alcuni Istituti superiori della città di Roma, su un campione di circa 1.200 studenti di età compresa tra i 14 e i 20 anni, costituisce infatti il punto di partenza per il superamento del carattere di “eccezionalità della notizia”, legato alla rappresentazione mediatica dei giochi pericolosi, e suggerisce spunti per nuove e più documentate interpretazioni di questi comportamenti, in apparenza insensati e in realtà rispondenti a specifiche domande di senso. All’analisi delle condotte a rischio più note (balconing, binge drinking, choking game, eyeballing, surfing suicide), la trattazione affianca una valutazione della conoscenza, della percezione, dell’esperienza e delle motivazioni di un’idea di divertimento che presuppone la trasgressione di una norma o il superamento di un limite socialmente imposto.
Collocazione Biblioteca: 17931

Viktor Lushin … [et al.], Vocational education paths, youth activities, and underage drinking in Russia: how early does the trouble start?, in The International Journal of Drug Policy, (lug. 2017) – on line, vol. 45, pp. 48-55
La ricerca indaga il consumo di alcool tra i ragazzi minorenni russi, in particolare i futuri studenti delle scuole tecniche e professionali, dove il consumo di alcool è triplo rispetto agli studenti di altre scuole. Un gruppo di 1269 studenti delle scuole medie russe, di 14-15 anni d’età, sono stati intervistati attraverso un questionario; i risultati indicano che i ragazzi orientati verso le scuole tecniche o professionali consumano più alcool già durante la frequenza della scuola media, prima di entrare alle scuole superiori, e che c’è un legame tra il consumo di alcool e il modo in cui i ragazzi trascorrono il tempo fuori dalla scuola, in particolare relativamente alla lettura. Gli autori discutono le implicazioni di questi risultati per la ricerca e le politiche sociali.

Alice Berti … [et al.], Clustering dei comportamenti e stili di vita di un campione di adolescenti toscani, in MDD : Medicina delle Dipendenze, a. 7, n. 26 (giu. 20107), pp. 44-51
Lo scopo della ricerca è quello di indagare e analizzare l’esistenza di eventuali modelli di comportamento a rischio per la salute all’interno di un gruppo selezionato di adolescenti consumatori ricreazionali di droghe. Si considerano diversi comportamenti a rischio quali l’uso di alcolici, di sigarette, il bullismo, l’infortunistica stradale, oltre ad alcuni stili di vita che riguardano l’alimentazione, l’attività fisica ecc., attraverso l’analisi dei cluster di tipo gerarchico

unesco300UNODC, Education sector responses to the use of alcohol, tobacco and drugs. Good policy and practice in health education, UNESCO, Parigi 2017, pp. 69
Il documento fornisce il contesto e gli strumenti per il miglioramento delle risposte del settore dell’istruzione in merito al consumo di alcool, tabacco e droghe nei ragazzi e nei giovani, con particolare attenzione ai settori dell’istruzione primaria e secondaria. Presenta politiche e pratiche attuate in regioni diverse del mondo che, secondo la ricerca scientifica, si sono dimostrati efficaci. Il fascicolo suggerisce anche argomenti che il settore dell’istruzione dovrebbe prendere in considerazione per sostenere e migliorare gradualmente approcci e programmi efficaci nell’affrontare il consumo di sostanze da parte dei giovani.

Claudia Marino … [et al.], L’efficacia della peer-education per i peer-educator: un progetto di prevenzione dell’uso e abuso di bevande alcoliche in adolescenza, in Alcologia, n. 25-26-27 (2016), pp. 49-57
Questo studio ha come obiettivo la valutazione di un progetto di prevenzione sul consumo ed abuso di bevande alcoliche in adolescenza in un gruppo di peer educator. Hanno partecipato al progetto 33 studenti. Al termine delle attività formative e degli interventi nelle classi dei peer educator, i risultati evidenziano un aumento significativo dell’autoefficacia nella soluzione dei problemi, nella comunicazione interpersonale e nella capacità di resistere alle pressioni sociali dei compagni. Anche tra i peer educator aumenta la percentuale di ragazzi che non ha bevuto negli ultimi 30 giorni, diminuisce il numero di occasioni di consumo di bevande alcoliche ed aumenta la consapevolezza riguardo alle conseguenze del consumo di alcool.

Chillemi Eleonora … [et al.], The “Binge drinking” phenomenon: an observational study in a sample of adolescents and young adults, in Alcologia, n. 25-26-27 (2016), pp. 82-85
Il “binge drinking” viene definito come il consumo di numerose unità di alcool in un breve arco di tempo. Questa modalità di consumo risulta essere strettamente associata a problematiche e conseguenze mediche e sociali. La ricerca qui descritta indaga la diffusione di questo fenomeno in una popolazione di giovani adulti italiani tra i 16 e i 24 anni. È stato loro somministrato un questionario sull’uso di bevande alcoliche e altre sostanze e sul sul tempo trascorso giornalmente in rete. La percentuale di chi pratica il binge drinking è risultata significativamente alta. Questo fenomeno, probabilmente ancora sottovalutato, risulta essere in costante aumento e sembra coinvolgere soprattutto gli adolescenti e i giovani adulti. Per questo motivo si auspica un costante e attento monitoraggio, associato a misure preventive adeguate.

46903_home_coverJohn P. Hoffmann, Cumulative Stress and Substance Use From Early Adolescence to Emerging Adulthood, in Journal of Drug Issues, n. 3 (lug. 2016) – on line, vol. 46, pp. 267-288
Partendo da modelli del processo di stress, questo studio ha esaminato le conseguenze dei livelli cumulativi di eventi di vita stressanti sul consumo compulsivo di alcool, di marijuana e di altre sostanze illegali usando dati provenienti dal Family Health Study (FHS), e una serie di dati panel relativi a 8 anni. I risultati hanno indicato un’associazione positiva fra i fattori cumulativi di stress e il coinvolgimento nel consumo di sostanze durante questo periodo della vita, specialmente fra i consumatori adolescenti precoci. Nel presente lavoro vengono descritti e commentati i risultati dell’indagine.

Nuria Romo-Avile´… [et al.], Intensive alcohol consumption by adolescents in Southern Spain: The importance of friendship, in The International Journal of Drug Policy, mag. 2016 – on line, vol. 31, pp. 138-146
Dagli anni ’90 del secolo scorso si è registrato un aumento nel consumo intensivo di alcool da parte degli adolescenti spagnoli, specialmente fra le ragazze, ma tale fenomeno è stato poco studiato. L’obiettivo del presente studio è analizzare i discorsi e le riflessioni degli adolescenti spagnoli sull’assunzione di alcool ad un livello contestuale, relazionale e personale. La ricerca qualitativa è stata effettuata su 96 giovani di età compresa fra 14 e 17 anni con almeno un episodio di consumo smodato nell’anno precedente, conviventi con familiari e non autori di reati o a rischio di esclusione sociale. I partecipanti sono stati reclutati in centri educativi e giovanili in due provincie del sud della Spagna e i dati sono stati raccolti attraverso dieci focus groups e 30 interviste individuali approfondite. Nel presente articolo sono stati riportati e commentati i risultati della ricerca.

Eivind Grip Fjær … [et al.], When is it OK to be drunk? Situational and cultural variations in the acceptability of visible intoxication in the UK and Norway, in The International Journal of Drug Policy, mar. 2016 – on line, vol. 29, pp. 27-32
La ricerca sulle norme che regolano il comportamento di ubriachezza si è tendenzialmente focalizzata sulle differenze fra paesi e culture diversi piuttosto che sulle variazioni interne al paese. Gli studenti di una università del Regno Unito (n = 473) e una norvegese (n = 472) hanno risposto a un’indagine che comprendeva una serie di domande atte a valutare l’accettabilità dell’ubriachezza visibile in diverse situazioni, quali quelle con amici, colleghi di lavoro, familiari, e situazioni in cui sono presenti bambini. Sono stati anche raccolti dati sul consumo di alcool, sui danni percepiti per tale consumo e l’orientamento dei valori. Le differenze rilevate sottolineano come le norme che regolano il comportamento di ubriachezza si costruiscano su base culturale.

en.ofdtCaroline Protais … [et al.], Evolution of population attending youth addiction outpatient clinic (CJC’s) 2014-2015, in Tendances, n. 107 (mar. 2016), pp. 1-4
Si tratta di una pubblicazione dell’OFDT (Osservatorio francese sulle droghe e le tossicodipendenze) che ha il compito di valutare il sistema degli ambulatori per le dipendenze giovanili CJC (Consultations Jeunes Consommateurs), un’iniziativa lanciata nel 2004 dal Ministero della salute francese. L’articolo espone i risultati di un’indagine volta a osservare l’evoluzione della popolazione che frequenta gli ambulatori in seguito a una campagna d’informazione pubblica condotta nel 2015. I punti principali sono: un aumento dei frequentatori, in particolare minori e utilizzatori di video-game; una diminuzione della proporzione di prese in carico collegate al consumo di cannabis; una conferma della difficoltà a raggiungere i giovani forti consumatori di alcool e le donne.

Michela Barchiesi, Pierluigi Graziani, Maurizio Coletti, Alcolismo e psicoterapia, in Psicobiettivo, a. 35, n. 3 (set.-dic. 2015), pp. 17-74
Questa monografia è composta da tre articoli. Nel primo M. Barchiesi, psichiatra e psicoterapeuta, esamina le implicazioni psicologiche e psicosociali del fenomeno dell’alcolismo giovanile, ponendo l’attenzione sull’enorme complessità e eterogeneità clinica del fenomeno, e descrive i principali strumenti terapeutici ad oggi disponibili, esemplificando poi il tutto con un caso clinico. Nel secondo articolo P. Graziani, psicologo e psicoterapeuta, spiega l’utilità delle terapie cognitivo-comportamentali per dare ai giovani una percezione più realistica del proprio consumo quando è eccessivo o rischioso. In questa fascia d’età l’obiettivo più realistico, raggiungibile tramite una buona alleanza terapeutica, è quello di ridurre il consumo anziché aspirare all’astinenza completa. Nell’ultimo articolo, M. Coletti, psicologo, psicoterapeuta e didatta sistemico, affronta il tema del consumo giovanile di alcool (underage drinking) facendo riferimento in particolare ai dati sul fenomeno e agli effetti che questo ha sulla famiglia. Viene presentato un caso clinico esemplificativo in cui sono presi in carico unicamente i genitori.

cop-rivoluzione-bere-beccaria-203x300A cura di Franca Beccaria, La rivoluzione del bere. L’alcol come esperienza culturale, Carocci, Roma, 2016, pp. 119
Questa ricerca si pone l’obiettivo di evidenziare, attraverso l’analisi e il confronto dei dati epidemiologici e qualitativi, i fattori di protezione e di rischio che connotano le zone di produzione vitivinicola e quelle a prevalente consumo. In particolare, si vogliono fare emergere i profili di consumo e i meccanismi di controllo delle aree vocate alla produzione vitivinicola, anche al fine di fornire elementi utili per l’elaborazione di misure preventive efficaci fondate sulle peculiarità culturali. Franca Beccaria, dottore di ricerca, sociologa, ha fondato Eclectica, istituto di ricerca di Torino.
Collocazione Biblioteca: 17386

Franca Beccaria, Sara Rolando, Binge drinking e ubriachezza. Problemi di definizione culturale, in Psicobiettivo, a. 35, n. 3 (set.-dic. 2015), pp. 77-93
Il termine binge drinking viene usato dalla comunità scientifica per indicare il bere eccessivo e dai media per descrivere lo stile giovanile del bere e una presunta propensione dei giovani ad ubriacarsi. Questa ricerca indaga gli stili di consumo dei giovani attraverso interviste individuali e un forum web rivolto ai giovani. Viene dimostrato che il binge drinking include stili molto differenti e non necessariamente orientati all’ubriachezza. Emerge inoltre che l’ubriachezza è vissuta anche dai giovani come un comportamento negativo e non è quindi corretto parlare di “normalizzazione” del bere eccessivo.

Simone Bobbio, Michele Contel, Il bicchiere è mezzo pieno? Riflessioni ai margini della ricerca Osservatorio – CNR, in La Salute umana, n. 257-258 (set.- dic. 2015), pp. 5-8
Il tema alcool è molto delicato. Resta però difficile capire perché nel dibattito politico, così come tra molti addetti ai lavori, si continui a perpetuare la convinzione di un allarme crescente, quando i dati sui consumi tra i giovani indicano una riduzione dell’uso e dell’abuso. L’autore indaga sulle ragioni per cui l’alcool associato ai giovani ingrandisce paure e rappresenta angosce talvolta peggiori delle droghe. Inoltre prova a chiarire quali sono i motivi per cui commentatori, anche autorevoli, proiettano gli abusi alcolici in modo indiscriminato su tutti i giovani senza approfondire contesti e pratiche, che ricerche serie, anche in ambito italiano, hanno saputo illustrare e spiegare egregiamente: si fa riferimento esplicito alla revisione della ricerca “Il consumo di bevande alcoliche dei giovani in Italia dal 2000 ad oggi” (in Osservatorio News, n. 16 (2015). pp. 2-11), promossa dall’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool e condotta dall’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR.

Maurizio Azzalini, Elisa Bergagna, Sostanze, persona e contesto: significati dell’uso di sostanze in adolescenza, in Dal fare al dire, n. 2 (2015). pp. 29-37
L’articolo descrive l’esperienza realizzata nelle scuole superiori del distretto di Cirié-Lanzo con l’attivazione dello sportello “Fatti bene”, uno spazio di ascolto, informazione e aiuto sull’uso di sostanze e sui comportamenti a rischio connessi alle problematiche di sviluppo in adolescenza, attraverso incontri individuali e con il gruppo classe. L’articolo cerca di delineare le diverse funzioni che le sostanze possono assumere in adolescenza, alla luce di alcune variabili che influenzano l’esito dell’incontro dell’adolescente con le sostanze.

WEB-di-pietro-gioco-della-bottigliaAlessandra Di Pietro, Il gioco della bottiglia. Alcol e adolescenti, quello che non sappiamo, Add, Torino, 2015, pp. 189
L’autrice, giornalista, indaga il fenomeno del consumo alcolico tra i minori attraverso le storie dei diretti protagonisti e gli interventi di psicologi, sociologi, epidemiologi, forze dell’ordine. Si riporta un mosaico di voci per ricostruire come stanno veramente le cose e fornire una guida utile per genitori, insegnanti, operatori sociali.
Collocazione Biblioteca: 17341

Astrid-Britta Bräker … [et al.], Adolescent alcohol use patterns from 25 European countries, in Journal of Drug Issues, n. 4 (2015). pp. 336-350
Lo scopo di questo studio è descrivere i modelli di consumo alcolico giovanile raggruppando gli adolescenti a seconda del loro consumo attraverso la cosiddetta “cluster analysis” (analisi di gruppo). 57.771 studenti (49,4% maschi) di 25 paesi europei sono stati suddivisi in gruppi mediante un raggruppamento gerarchico e algoritmico. Il consumo alcolico è stato misurato secondo la frequenza delle occasioni per bere alcolici nel mese precedente e il numero di bevande alcoliche consumate nell’occasione più recente. Gli autori hanno individuato quattro schemi di consumo: leggero (73,6%), episodico (20,0%), frequente (3,8%) ed episodico pesante (2,5%). Tre dei modelli individuati rispondono ai criteri di forte consumo alcolico e sottolineano l’importanza della prevenzione personalizzata indicata, promuovendo il consumo responsabile.

Tiziana Cassese, Livia Racca, Adolescenza, assertività e alcol. Una ricerca che indaga la correlazione tra comunicazione assertiva e il comportamento a rischio legato all’abuso alcolico negli adolescenti, in Dal fare al dire, n. 3 (2015). pp. 30-39
Le autrici sono una psicologa e una psicopedagogista dell’Associazione Aliseo Onlus, nata nel 1987 all’interno delle iniziative del Gruppo Abele. L’Associazione Aliseo, oltre al fondamentale Servizio di Accoglienza rivolto alle persone alcool dipendenti e ai loro famigliari, svolge attività di studio e di prevenzione, quest’ultima specialmente rivolta alla fascia preadolescenziale e adolescenziale. La ricerca qui presentata prende in esame la comunicazione efficace, che non è solo un’abilità linguistica, ma richiede anche varie capacità interpersonali. In adolescenza, quanto maggiori sono le difficoltà nel relazionarsi con l’altro, tanto più vi è il tentativo di ricorrere a strategie di comunicazione poco efficaci, come i comportamenti a rischio quali l’abuso di sostanze alcoliche. A 330 studenti di quinta superiore di quattro Istituti Professionali di Torino sono stati somministrati questionari sui consumi di alcool e sull’assertività

giovOsservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool, Adolescenti e alcool. Indagine in cinque città, metropolitane 2014, in Salute umana, n. 253-254 (2015). pp. 5-11
L’Osservatorio permanente sui Giovani e l’alcool ha promosso uno studio sul consumo e abuso di bevande alcoliche tra i giovani residenti in 5 città metropolitane (Napoli, Milano, Palermo, Roma, Torino) attraverso un’indagine sulla popolazione studentesca iscritta alla terza classe delle scuole secondarie di I grado, per un totale di 1180 studenti cui è stato somministrato un questionario. Nell’articolo vengono esposti gli obiettivi dell’indagine e vengono presentati e commentati i dati raccolti.

Alcool e donna

Laurence Simmat-Durand, Stéphanie Toutain, La recomposition de la norme du “zéro alcool pendant la grossesse” dans le contexte du binge drinking, in Psychotropes, n. 1 (2017), vol. 23, pp. 33-46
I nuovi comportamenti di consumo di alcool delle giovani donne, con lo sviluppo di grandi picchi di abuso alcolico o “binge drinking”, implicano rischi riguardanti la gravidanza sia per la madre che per il nascituro. I dati quantitativi per misurare questo “binge drinking” intorno all’età media delle maternità – dai 25 ai 34 anni – in Francia, sono lacunosi. L’analisi dei forum di scambio su Internet fa emergere che le donne tendono a ricomporre la norma conciliando il “binge drinking” all’inizio della gravidanza prima di scoprire di essere incinte, e zero alcool una volta che la gravidanza è nota. Questa ricomposizione della norma è legittimata da un lato dai discorsi degli operatori sanitari che forniscono un messaggio di moderazione piuttosto che di astinenza. E d’altro lato, tale questione non è neppure investita dalla prevenzione o dalle politiche pubbliche che faticano già a ottenere consenso riguardo alla norma dell’astinenza “Zero alcool durante la gravidanza”

Elisa Martino, Teo Vignoli, Simona Brunetti, Donne in rinascita. L’esperienza di un gruppo psicosociale narrativo rivolto a donne adulte con problematiche alcol-correlate, in Dal fare al dire, a. 26, n. 2 (2017), pp. 43-49
Viene riferita un’esperienza terapeutica basata sulla narrazione e rivolta a donne affette da abuso di alcool. Vengono esposte alcune caratteristiche di tale terapia i cui obiettivi sono promuovere le competenze narrative, aumentare le competenze comunicative, ampliare le reti sociali.

SAF-Grávida-287x300Thierry Fillaut, Juliette Hontebeyrie, Florence Douguet, Un Pédiatre nantais “découvreur” du syndrome d’alcoolisation fœtale: le Dr Paul Lemoine (1917-2006), in Psychotropes, n. 1 (2017), vol. 23, pp. 9-29
Paul Lemoine (1917-2006) è ritenuto il primo a descrivere la sindrome di alcolismo fetale sull’Ouest Medical nel 1968. Tuttavia, non sembra che il suo percorso e la sua scoperta abbiano ricevuto in Francia la considerazione che ci si potrebbe aspettare. Questa retrospettiva intende situare tale scoperta nel suo contesto storico. La prima parte fornisce una collocazione dell’autore (Biografia di Paul Lemoine) e del suo lavoro (l’articolo dell’Ouest Medical su “I bambini di genitori alcolisti”, tesi del suo esterno J.P.Borteyru sullo stesso argomento). La seconda propone alcune tracce esplicative della mancanza di interesse verso questa scoperta e il suo scopritore negli anni 1970 e 1980 (lavori dell’epoca in Francia sui discendenti di alcolisti; comunicazione maldestra; condizioni che hanno permesso un cambiamento di visione sulla questione dell’alcolismo fetale).

Amanda Marie Atkinson, Harry Robin Sumnall, If I don’t look good, it just doesn’t go up. A qualitative study of young women’s drinking cultures and practices on Social Network Sites, in The International Journal of Drug Policy, dic. 2016 – on line, vol. 38, pp. 50-62
È molto diffuso il consumo di alcool a scopo di sballo e divertimento tra le giovani donne del Regno Unito. Una nuova tendenza, manifestata di recente, è quella di esporre le proprie esperienze di consumo alcolico nei siti delle reti sociali (Social Network Sites = SNS) e di esibire tipi di femminilità contemporanea, caricando fotografie che mostrano l’assunzione di alcolici. La ricerca qui descritta indaga su questo nuovo fenomeno, mediante interviste di gruppo a 37 donne di età compresa fra i 16 e i 21 anni residenti in una città nel Nord Ovest dell’Inghilterra. Nell’articolo vengono riportati e commentati i dati della ricerca.

Anna Paola Lacatena, Paola Monopoli, Vincenza Ariano, Piaceri di diverso genere. Donne e alcol: risposte non più disattendibili, in Mission, a. 13, n. 46 (ott. 2016), pp. 46-69
La ricerca si propone di verificare se veramente il consumo di sostanze psicotrope da parte delle donne è minore rispetto a quello degli uomini, come risulta dai dati nazionali. Lo studio, condotto negli ultimi 12 mesi dall’Unità di Strada Metroland, in collaborazione con il Dipartimento delle Dipendenze Patologiche della ASL Taranto, attraverso la somministrazione di un questionario MAST (Michigan Alcoholism Screening Test) alla popolazione giovane di Taranto, sembra mettere in dubbio questa certezza. Nell’articolo sono riportati e commentati i dati della ricerca.

healtTiziana Sabetta, Walter Ricciardi, Health status of the Italian people: gender inequalities, in Annali dell’Istituto Superiore di Sanità, n. 2 (2016), pp. 3
Le differenze fra genere maschile e femminile influenzano l’insorgere delle malattie, l’evoluzione e la prognosi. In termini di sopravvivenza, le donne hanno una maggiore aspettativa di vita rispetto agli uomini, con forti differenze a livello regionale (con i valori maggiori nella Regione Autonoma di Trento e quelli inferiori in Campania). Nel breve articolo gli autori analizzano il fumo e il consumo di alcool, il sovrappeso e l’obesità e gli indicatori dell’attività fisica negli uomini e nelle donne. Specialmente negli uomini si nota una riduzione del numero dei fumatori e del numero di sigarette fumate e si rileva un numero maggiore di ex fumatori rispetto alle donne. Per quanto riguarda il consumo di alcool, la prevalenza di consumatori a rischio è maggiore negli uomini che nelle donne. Il sovrappeso e l’obesità prevalgono di più nei primi. Anche la pratica continuativa dello sport presenta differenze a seconda del genere. L’analisi proposta mostra una buona condizione di salute degli italiani, ma è importante essere consapevoli che il genere è una delle caratteristiche essenziali nel campo dell’assistenza sanitaria, indipendentemente dall’età delle persone, insieme a un’efficace politica di prevenzione, spesso carente nel sud-Italia e nelle isole.

Carol Emslie, Kate Hunt, Antonia Lyons, Transformation and time-out: The role of alcohol in identity construction among Scottish women in early midlife, in The International Journal of Drug Policy n. 5 (2015).pp. 437–445
Nonostante l’aumento di consumo alcolico da parte delle donne all’inizio della mezza età, poche ricerche sull’alcool si sono concentrate su questo gruppo. La ricerca esplora come l’alcool sia associato alla costruzione delle identità di genere nelle donne di età compresa fra i 30 e i 50 anni nella Scozia occidentale, attingendo ai dati qualitativi di 11 focus group (cinque di tutte donne e sei misti) con gruppi pre-esistenti di amici e colleghi di lavoro, in cui gli uomini e le donne hanno discusso i loro comportamenti nel bere. L’analisi ha dimostrato come consumare alcool rappresentasse per le donne un tempo e uno spazio lontani dal lavoro – pagato e non pagato – permettendo loro di rilassarsi e allentare la pressione. I dati suggeriscono che il consumo di alcool all’inizio della mezza età ruota intorno a nozioni di femminilità ‘idealizzata’ ma allo stesso tempo rappresenta un modo di ottenere una pausa dalle tradizionali responsabilità femminili, quali la cura degli altri. Questi risultati vengono presi in considerazione all’interno di un contesto culturale e sociale più vasto, che comprende il marketing dell’alcool, i ruoli domestici e la maternità, e le loro implicazioni per la promozione della salute.

ASL TO2 Dipartimento Patologia delle Dipendenze “C. Olievenstein”, Consumo e comportamenti di dipendenza con e senza uso di sostanze nel genere femminile: progetto per un percorso conoscitivo nella Regione Piemonte, Rapporto di ricerca, Regione Piemonte, Torino, 2014, pp. 343
La Commissione Regionale per la realizzazione delle Pari Opportunità del Piemonte ha individuato l’insufficiente esplorazione di genere all’interno del tema della diffusione del consumo di sostanze psicoattive o di comportamenti di dipendenza, dando mandato a un gruppo di ricercatori del Dipartimento “C. Olievenstein” di concretizzare la ricerca. Questa è costituita da quattro aree di indagine convergenti, precedute nel I capitolo da riflessioni di carattere generale. Il cap. II è dedicato alla raccolta ed elaborazione, basata sulle differenze di genere, dei dati epidemiologici disponibili a livello europeo, nazionale, regionale e locale. Segue nel cap. III un’analisi degli studi e delle ricerche pubblicate negli ultimi dodici anni a livello internazionale. La terza area di indagine (cap. IV) consiste in una rilevazione delle rappresentazioni circa i consumi di sostanze e le dipendenze femminili, anche nei social network e in un forum femminile. L’ultima parte (Cap. V) è dedicata all’area dei servizi sociosanitari e dei loro interventi.
Collocazione Biblioteca: 16908

Alcool e lavoro

9788843075522A cura di Maurizio Giambalvo e Giuseppe Mattina, Imprenditorialità, lavoro e innovazione sociale. Percorsi di uscita dalla marginalità e dalle dipendenze patologiche, Carocci, Roma, 2016, pp. 139
Gli autori presentano una ricerca condotta nella cornice di tre progetti in cui metodi e strumenti maturati nel contesto dell’innovazione sociale e tecnologica sono sperimentati nel lavoro sociale con soggetti svantaggiati: Peripatos, LiscaBianca e “Cotti in fragranza”. Attraverso interviste e focus con testimoni privilegiati (fruitori dei servizi, operatori, referenti dei Ser.T., rappresentanti istituzionali, imprenditori), il volume esplora le rappresentazioni ricorrenti sui vincoli di contesto, le resistenze personali, la percezione dei rischi e l’efficacia degli attuali strumenti operativi. Gli autori riflettono inoltre sull’autoimprenditorialità e l’accesso a percorsi di incubazione come ipotesi praticabili per la riuscita dei progetti di reinserimento.
Collocazione Biblioteca: 17838

Alasdair Forsyth, Jemma Lennox, Carol Emslie, “That’s cool, you’re a musician and you drink”: exploring entertainers’ accounts of their unique workplace relationship with alcohol, in The International Journal of Drug Policy, ott. 2016 – on line, vol. 36, pp. 85-94
Questa ricerca qualitativa indaga le esperienze con l’alcool di persone di spettacolo che lavorano all’interno di locali autorizzati alla vendita di alcool. Studi precedenti, prevalentemente quantitativi, hanno rilevato che queste persone, in particolare i musicisti, sono un gruppo di lavoratori che beve troppo. Ci sono anche motivazioni a bere legate alla prestazione, prima, durante, dopo lo spettacolo, fra cui l’ansia, l’adattamento del loro livello di ebbrezza a quello del pubblico, e il “bere come gratificazione”. Secondo gli autori, questa ricerca qualitativa conferma la natura unica del legame tra l’alcool e le persone di spettacolo; inoltre, i racconti degli intervistati forniscono qualche spiegazione sulle ragioni per cui queste persone bevono troppo e suggeriscono anche potenziali strategie per evitare le conseguenze negative.

Ken Pidd, Victoria Kostadinov, Ann Roche, Do workplace policies work? An examination of the relationship between alcohol and other drug policies and workers’ substance use, in The International Journal of Drug Policy, feb. 2016 – on line, vol. 28, pp. 48-54
C’è un crescente interesse nelle politiche sul luogo di lavoro come strategia per prevenire o gestire problemi di alcool o di altre droghe. Questo è il primo studio che esplora la prevalenza e l’impatto di politiche su alcool e droghe nei posti di lavoro australiani usando una serie di dati rappresentativa a livello nazionale. È stata effettuata un’analisi secondaria della “2010 National Drug Strategy Household Survey” (Indagine Nazionale 2010 sulla strategia della droga per le famiglie) (n = 13.590). Le analisi descrittive hanno esplorato la prevalenza delle politiche riguardanti l’alcool o altre droghe. I risultati forniscono un sostegno empirico riguardante il valore e l’efficacia delle politiche nel ridurre i problemi di alcool e droga.

copertina-n-302_piccolaA cura di Lorenzo Canafoglia, A Milano la prevenzione dell’alcol va in azienda. Promuovere l’approccio peer tra i colleghi di lavoro, in Animazione Sociale, a. 46, n. 302 (lug.-ago. 2016), pp. 108-110
L’autore è educatore professionale e coordinatore di “Salute e lavoro”, un progetto attivato in collaborazione da un’Asl e un Consorzio sociale di Milano. In questo contributo illustra un’esperienza di prevenzione dei problemi legati all’uso di alcool e tabacco sul luogo di lavoro. L’intervento si è svolto in un’azienda di medie dimensioni operante nel settore tipografico e ha utilizzato la metodologia peer.

Peter A. Bamberger, Ayala Cohen, Driven to the bottle: work-related risk factors and alcohol misuse among commercial drivers, in Journal of Drug Issues, n. 2 (2015). pp. 180-201
Questo studio esamina il ruolo dei fattori di rischio sul posto di lavoro associati a stress, disponibilità sociale e applicazione delle policy per spiegare la gravità di abuso di alcool nei conducenti di veicoli pesanti e autobus. Usando un campione di 227 autisti commerciali (cioè di veicoli pesanti e autobus) presi a caso fra i dipendenti di otto ditte di trasporto israeliane, i risultati indicano che meno del 6% dei conducenti fa un consumo pericoloso di alcool, con una percentuale molto minore di quelli che ne fanno un abuso più rischioso (es. consumo dannoso o dettato da dipendenza). I fattori chiave collegati al lavoro e associati alla gravità dell’abuso di alcool dei conducenti comprendono la percezione di norme permissive dei compagni di lavoro riguardo al bere, il conflitto di ruolo e abusi da parte della sorveglianza. Nell’articolo vengono presentati e commentati i dati della ricerca.

Regione Puglia – Assessorato Politiche della Salute … [et al.], Alcol: tra diritto al lavoro e diritto alla salute, Congresso monotematico. Bari, 7 novembre 2014, in Alcologia, n. 23 (2015). pp. 41-62
Gli atti del convegno si aprono, nella prima sessione, con la lezione magistrale “Alcol: tra diritto al lavoro e diritto alla salute” di A. Guardavilla; segue la tavola rotonda “Gli effetti della crisi sulla salute dei lavoratori”, moderata da G. Di Leone. Nella seconda sessione troviamo la tavola rotonda “Il lavoro di rete in alcologia”, moderata da M.T. Salerno.

Renaud Crespin … [et al.], Travail, santé et usages de substances psychoactives, in Psychotropes n. 1 (2015). pp. 5-111
Il dossier di questo numero contiene una parte delle comunicazioni presentate in occasione del I° Congresso dell’Associazione “Addictologie et travail” organizzata il 7 e 8 aprile 2014. I cinque articoli qui raccolti propongono che siano messi in luce i molteplici legami fra lavoro, consumo di sostanze psicoattive, dipendenza, prevenzione e azione pubblica. Storicamente la problematica delle pratiche additive (o delle dipendenze) sul posto di lavoro è stata costruita intorno al paradigma della dipendenza, esso stesso derivato dal contesto tossicologico e neurobiologico delle scienze mediche. Presentando i risultati dei nuovi studi di sociologia, psicologia del lavoro, etnologia e scienze politiche, questo dossier presenta un approccio teorico più completo sul significato del consumo di prodotti psicoattivi al lavoro e sul modo in cui viene compreso dalle azioni di prevenzione. Uno degli articoli rende conto in particolare di una ricerca sul consumo di alcool, cannabis e cocaina tra i dipendenti di bar, ristoranti e cantieri edili.

Alcool e anziani

www.mondadoristoreBeatrice Longoni, Maria Raffaella Rossin, Antonio Andrea Sarassi, Alcol e anziani. Perché e come prendersi cura, Erickson, Trento, 2016, pp. 238
L’allungamento della vita e la solitudine spesso presente in età anziana rendono necessario dedicare un’attenzione consapevole e competente al tema del consumo e dell’abuso di alcool in tarda età. L’abitudine moderata al bere interessa una fascia importante della popolazione anziana, spesso inconsapevole dei rischi di un’assunzione contenuta, ma quotidiana e protratta nel tempo. Ugualmente sottovalutato è il ricorso all’alcool per lenire la propria sofferenza da parte di chi non riesce ad affrontare adeguatamente le difficoltà e le criticità tipiche dell’invecchiare: l’alcolismo tardivo è molto diffuso e rappresenta un’emergenza ignorata; tuttavia, anche in questi casi il trattamento ha grandi possibilità di successo. Chi invece, ormai anziano, ha iniziato la propria carriera alcolica fin da giovane o da adulto, pone ai servizi alcologici, ai gruppi di auto-aiuto e ai medici di famiglia le specificità di problematiche che, per essere affrontate, necessitano di strumenti diversi da quelli utilizzati con gli alcolisti non anziani. Il volume affronta questi temi con un taglio psico-socio-sanitario integrato. Scritto da un medico, una psicologa psicoterapeuta e un’assistente sociale specialista, il testo, rivolto agli operatori, propone nozioni teoriche, dati epidemiologici e statistici, riferimenti normativi, spunti di riflessione, strategie operative, strumenti, testimonianze, consigli pratici di comportamento, siti web e recapiti telefonici utili.
Collocazione Biblioteca: 17883

Pascal Menecier, Rachel Rezard, Représentations de l’usage d’alcool par des ainés dans la publicité de la premiére moitié du XX siécle, in Psychotropes, n. 1 (2016), vol. 22, pp. 49-63
Durante il XX secolo le immagini dell’uso di alcool sono profondamente cambiate, parallelamente ai modi e alle quantità di assunzione di bevande alcoliche. Se, prima della seconda guerra mondiale, l’immagine delle persone anziane poteva essere associata all’atto di assumere alcool in alcune rappresentazioni pittoriche, queste evocazioni sembrano successivamente essere totalmente scomparse. L’autore con il presente lavoro propone una riflessione sull’evoluzione delle rappresentazioni sociali che richiamano una relazione tra alcool e invecchiamento, con lo scopo di migliorare le relazioni tra gli attuali fornitori di assistenza sanitaria e gli anziani.