Aggiornata a novembre 2017 – a cura di Chiara Bertini

I materiali elencati (libri, articoli di riviste, audiovisivi e documentazione grigia) appaiono in ordine decrescente per anno di pubblicazione, e sono disponibili presso la Biblioteca del Centro Studi, Documentazione e Ricerche del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento della Biblioteca, oppure scaricabili direttamente da Internet al link fornito. L’elenco proposto non esaurisce quanto posseduto in biblioteca sul tema in oggetto. Ulteriori ricerche sono possibili sul nostro catalogo bibliografico.

I percorsi tematici proposti sono i seguenti:
Dati di contesto sulla povertà
Forme e caratteristiche della povertà
Uscire dalla povertà: politiche, servizi e interventi

Dati di contesto sulla povertà

stolen childhoodsA cura di Tracy Geoghegan, Stolen childhoods. End of childhood report 2017,    Save the Children, 2017, pp. 40
Si tratta di uno studio sulla fine precoce dell’infanzia che ne esplora le principali cause e introduce un parametro, l’Indice della Fine dell’Infanzia, per classificare 172 paesi valutando dove l’infanzia è più intatta e dove è più corrosa. Gli indicatori usati per misurare la fine dell’infanzia sono: mortalità al di sotto dei 5 anni, arresto della crescita da malnutrizione, bambini non iscritti a scuola, lavoro minorile, matrimonio precoce, nascite da adolescenti, spostamenti forzati per conflitti o persecuzioni, arruolamento di bambini soldato e omicidio di minori. L’Indice mostra quali paesi riescono o non riescono a offrire condizioni che nutrono e proteggono i loro cittadini più giovani. Inoltre il documento descrive in particolare alcuni casi di bambini la cui infanzia è stata interrotta.

A cura di Federica De Lauso [et al.], Rapporto 2016 su povertà ed esclusione sociale in Italia e alle porte dell’Europa, Caritas Italiana, Roma, 2016, pp. 120
Il Rapporto 2016 di Caritas Italiana affronta i temi di povertà ed esclusione sociale allargando il proprio sguardo oltre i confini nazionali, cercando di descrivere le interconnessioni che esistono tra la situazione italiana e quello che accade alle sue porte. Il Rapporto è frutto dell’analisi dei dati e delle esperienze quotidiane delle oltre duecento Caritas diocesane operanti su tutto il territorio nazionale, aggiornati al 2016. Un focus particolare è stato dedicato all’analisi dei dati contenuti in vari rapporti di ricerca, prodotti da organismi internazionali e Caritas europee. L’immagine dei vasi comunicanti aiuta a leggere i nessi tra povertà, emergenze internazionali, guerre ed emigrazioni, e al tempo stesso vuole essere l’auspicio per un futuro in cui le gravi disuguaglianze socio-economiche alla base dei movimenti migratori possano annullarsi favorendo un maggiore e più equo livello di benessere per tutti.

Chiara Saturnino … [et al.], Fino all’ultimo bambino. Milioni di bambini senza un domani in Italia e nel mondo: la sfida di Save the Children, Save the Children Italia, Roma, 2016, pp. 72
Si tratta del rapporto di Save the Children riguardante la campagna “Fino all’ultimo bambino”, che estende i progetti già in corso di contrasto alla povertà e di sicurezza alimentare. Dopo una definizione della povertà e una riflessione sulle sfide che comporta per la popolazione infantile, si fa riferimento al carattere multidimensionale e intergenerazionale della povertà e ai meccanismi che la alimentano nei Paesi a basso reddito. Attraverso l’analisi dei dati più recenti si descrive cosa significa per madri e bambini essere vittima di deprivazione e di esclusione sociale in Italia. Un breve paragrafo è infine dedicato alle recenti emergenze e crisi umanitarie, dal conflitto in Siria al terremoto del Centro Italia. Secondo gli autori, gli antidoti alla povertà infantile esistono: si tratta di interventi adottati sia a livello internazionale che nei programmi avviati nel nostro Paese, rivelatisi efficaci.

ending extremeUNICEF and World Bank Group, Ending Extreme Poverty. A Focus on Children. Briefing note, UNICEF and World Bank Group, New York, 2016, pp. 7
Si tratta di una sintesi del rapporto sulla povertà estrema, con un focus particolare sui bambini. Il documento confronta il numero degli adulti e dei bambini in stato di bisogno e illustra in quali zone del mondo la povertà è maggiormente presente. Infine avanza delle proposte di impegno ai governi nazionali per contrastare il fenomeno.

Save the Children, Child poverty. What drives it and what it means to children across the world, Save the Children UK, 2016, pp. 108
Il rapporto prende in esame la situazione dei bambini che vivono in povertà in diversi paesi del mondo. Esamina i fattori chiave su cui si fonda la povertà infantile e le ragioni per cui essa persiste in un ampio raggio di diverse circostanze, sia nei paesi in via di sviluppo a reddito basso o medio, sia nei paesi con le economie più ricche del mondo. Inoltre presenta il punto di vista dei bambini poveri, le cui voci non sono spesso ascoltate. Secondo quanto illustrato nel rapporto, in tutte le circostanze, le privazioni subite nell’infanzia hanno grandi probabilità di portare svantaggi nell’età adulta rinforzando la trasmissione intergenerazionale della povertà; inoltre al di là delle differenze tra le diverse società, esistono alcune fondamentali somiglianze nella povertà infantile in tutti i paesi del mondo e quindi sono comuni anche le soluzioni essenziali.

Maurizio Motta, Quanti sono i poveri? Come misurare la povertà e a quale scopo, in Prospettive Assistenziali, n. 195 (lug.-set. 2016), pp. 8-15
I dati che l’Istat presenta periodicamente sulla povertà in Italia devono essere utilizzati con attenzione al loro significato e al modo con il quale sono stati ricavati. Ad esempio, non sono strumenti adatti per definire quando e quanto erogare un contributo di sostegno al reddito, nè identificano adeguatamente tutte le risorse che compongono la condizione economica di una famiglia, perchè ignorano i patrimoni mobiliari e immobiliari posseduti. Impressionanti le differenze fra le rilevazioni dell’Istat e quelle del Comune di Torino in materia di povertà. L’autore propone una riflessioni su metodi alternativi utilizzabili.

every last childSave the Children, Every last child. The children the world chooses to forget,   Save the children Fund, London, 2016, pp. 95
Il presente lavoro ha come obiettivo quello di raccontare la storia di bambini dimenticati nel mondo e individuare il modo più efficace per raggiungere “ogni ultimo bambino”. Questi bambini non beneficiano del recente progresso globale, del benessere sociale, in particolare salute ed istruzione, perché parte di un mix di povertà e discriminazione. Essi appartengono a gruppi, le cui identità sono state culturalmente svalutate, o vivono in regioni critiche e svantaggiate, senza alcuna rappresentanza politica. I bambini, e le comunità in cui crescono, hanno generalmente poche opportunità di cambiare il loro stato e poca influenza sulle decisioni riguardanti le loro vite. Che un bambino sopravviva o muoia, che studi o no, non accade per caso. Questo è il risultato di scelte che escludono alcuni gruppi di individui, per progetto o per negligenza.

A cura di Giulio Cederna, Atlante dell’infanzia (a rischio). Bambini senza. Origine e coordinate delle povertà minorili, Save the Children, Roma, 2015, pp. 102
Il “senza” del titolo rimanda a una condizione di privazione ed esclusione che tanti, troppi bambini sperimentano ancora oggi nel nostro Paese e che viene esplorata in questo nuovo Atlante, attraverso mappe e grafici. L’inserimento dei dati in un sistema informatico facilmente aggiornabile e flessibile e la loro rappresentazione in forma di mappe e cartogrammi tramite il sistema GIS, consentono una visione simultanea, riassuntiva e comparativa dei fenomeni che aiuta a leggere i bisogni dei territori, a orientare le scelte e i programmi di intervento. Per arricchire il quadro informativo si è scelto di integrare la ricerca con un reportage realizzato dal fotografo Riccardo Venturi che, come l’anno scorso, ha accompagnato Save the Children lungo le strade, i quartieri, i luoghi educativi e di relazione, battuti dall’Atlante. Questi i titoli dei capitoli: La mafia uccide anche i bambini; Corruzione dei minori; Bambini senza stato; La crisi del capitale; Altri senza nell’età dell’innocenza.

Ferruccio Ferrante, Crisi e sistema. Terzo rapporto di Caritas Europa sui paesi deboli dell’U.E., in Il Regno, A. 60, n. 3 (mar. 2015), pp. 191-193
Partendo dall’esame della situazione economica dei paesi deboli dell’U.E. il rapporto di Caritas Europa riporta una serie di dati, testimonianze e raccomandazioni rivolte ai governi nazionali. I problemi maggiori si riscontrano nel settore dell’assistenza socio-sanitaria e nel settore delle politiche educativo-formative, come si rileva dalla domanda sociale che giunge alla Caritas.

disuguaglianza economicaA cura di Luca Ricolfi e Rossana Cima, Disuguaglianza economica in Italia e nel mondo. Dossier 1/2015, Fondazione Hume, 2015, pp. 89
Il dossier della Fondazione David Hume, che analizza più di 50 anni di storia della diseguaglianza in quasi tutti i paesi del mondo, fornisce una base di dati ampia e relativamente completa. Il primo capitolo è una breve rassegna di alcuni dei più importanti e recenti studi sulle disuguaglianze. Il secondo capitolo presenta una nuova stima dell’andamento della disuguaglianza mondiale, tra i paesi e entro i paesi, dal 1950-60 al 2012, ricostruito a partire dalla base dati più esaustiva tra quelle accessibili, sia in termini di nazioni sia in termini di rilevazioni nel tempo. Nel terzo capitolo viene presentata la dinamica dei due gruppi che occupano le posizioni estreme nella distribuzione dei redditi: i super ricchi e le persone in condizione di povertà. Il quarto mostra l’andamento della disuguaglianza in Italia, analizzando dapprima l’evoluzione della disuguaglianza nazionale dei redditi e del numero di famiglie in difficoltà, poi il divario Nord-Sud. La frattura tra Nord e Sud Italia viene esaminata anche nell’ultimo capitolo, dedicato al peso e alla consistenza della cosiddetta Terza società.

Enrico Pugliese, Anziani e poveri, in Il Mulino, A. 64, n. 479 (2015), pp. 487-495
Nel presente articolo, a seguito della pubblicazione del Rapporto sulla situazione economica del Paese del 2014, l’autore propone alcune riflessioni su anziani e povertà, in un contesto di crisi economica. Dalle analisi dei dati pubblicati, la crisi non sembra aver colpito in maniera particolare gli anziani e pensionati, che, anzi, hanno potuto, almeno una parte di essi, aiutare i loro congiunti, “tamponandone” le difficoltà economiche.

Action Aid, Lotta alla povertà. Cos’ha fatto la politica italiana?, Action Aid, Milano, 2015, pp. 18
I dati presentati in questo rapporto di Action Aid confermano che l’inclusione sociale e il contrasto alla povertà assoluta non sembrano essere una priorità per il Parlamento italiano; sicuramente le scelte di Governo, in sede di approvazione di Legge di Stabilità 2015, hanno dato priorità strategica alla creazione di ricchezza e di lavoro. Ciononostante è innegabile che, su questo tema, la distanza fra istituzioni e necessità dei cittadini, soprattutto dei più deboli, si fa sempre più ampia.

Emanuela Ranci Ortigosa … [et al.], La misurazione del benessere per orientare le politiche territoriali, in Prospettive Sociali e Sanitarie, n. 3 (2014), pp. 1-29
Questo numero monografico raccoglie alcuni degli interventi presentati il 26 marzo 2014 a un seminario organizzato da Wellforum, in collaborazione col Comune di Genova, nel corso del quale si è affermato che, per misurare il benessere, occorre un approccio diverso da quello focalizzato solo sullo sviluppo economico, misurabile come PIL. Il benessere è quello delle persone, riguarda la loro condizione di vita; inoltre il benessere a livello sociale e di contesto non è determinato dalla mera somma dei benesseri individuali. Oltre a considerare i vari indicatori di povertà, sviluppo, benessere elaborati da diverse istituzioni internazionali e locali, i contributi pubblicati sono orientati anche a misurare il benessere in relazione alle politiche sociali territoriali, presentando diverse esperienze, come quelle riguardanti le città di Barcellona e di Genova.

rapporto-poverta-2013-santegidio(2)A cura di Stefano Capparucci … [et al.], Rapporto sulla povertà a Roma e nel Lazio, Francesco Mondadori, Milano, 2013, pp. 202
La terza edizione del Rapporto sulla Povertà a Roma, frutto della collaborazione tra la Comunità di Sant’Egidio e la Camera di Commercio di Roma, offre una lettura dal basso a partire dai dati ma anche attraverso le storie di tante persone in difficoltà, non solo per descrivere i fenomeni sociali in atto, ma anche per suggerire dove sono possibili soluzioni di cambiamento e proporre buone pratiche e nuovi modelli di intervento. Nel libro si parla di anziani, immigrati, disabili ma anche di bambini e delle loro famiglie, sulle quali la crisi si è abbattuta pesantemente; si parla anche dei problemi di lavoro, della casa, con un’attenzione al contesto nazionale e agli scenari futuri.
Collocazione Biblioteca: 16759

 Luca Di Censi, Metodologie applicate per la misurazione della povertà urbana, Presentazione di fio.PSD – Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora, Franco Angeli, Milano, 2013, pp. 124
Il volume propone al dibattito sulla conoscenza della povertà l’applicazione di tecniche di ricerca già consolidate a livello internazionale e l’utilizzo di basi di dati amministrative tuttora inesplorate, per consentire una definizione precisa della povertà e replicabile ad altri contesti locali, con l’intento di rendere i servizi di intervento ancora più efficaci. L’autore sperimenta la tecnica statistica “Cattura e Ricattura” ai fini della definizione di una nuova stima del numero delle persone senza dimora a Roma, utilizzando l’archivio degli interventi della Sala Operativa Sociale fornito dal Dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della Salute del Comune di Roma. Vengono inoltre georeferenziate e analizzate a partire dalla loro localizzazione la presenza e gli interventi sul disagio estremo tra i vari Municipi. Ne emerge una fotografia inedita per la dimensione quantitativa (più allargata) e qualitativa (più articolata) del fenomeno. L’autore, sociologo, si occupa di ricerca sociale.
Collocazione Biblioteca: 16564

Forme e caratteristiche della povertà

70908y-PR1B82MPA cura di Livio Pepino, Indicativo futuro: le cose da fare. Materiali per una politica alternativa, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2017, pp. 127
Il libro contiene un insieme di contributi eterogenei destinati alla riflessione e al dibattito sui temi dei diritti e dell’uguaglianza. Gli articoli raccolti sono: “Introduzione. La necessità di voltare pagina” di Livio Pepino; “Attuare la Costituzione” di Anna Falcone; “Fai l’economia giusta” di Mario Pianta; “Tre tesi sull’Europa” di Lorenzo Marsili e Yanis Varoufakis; “Tenere insieme lavoro e libertà” di Federico Martelloni; “Il reddito per tutti: una questione di giustizia” di Giuseppe De Marzo; “Quale scuola? Domande in attesa di risposta” di Christian Raimo; “Migranti: ribaltare il tavolo” di Filippo Miraglia; “Partecipazione e democrazia” di Alessandra Algostino; “Per una nuova sinistra” di Tomaso Montanari.
Collocazione Biblioteca: 17878

Fabio Balocco, Poveri, le voci dell’indigenza. L’esempio di Torino,  Neos, 2017, pp. 104
La povertà è diventata purtroppo tema d’attualità. Improvvisamente il mondo della politica e quello della cultura si sono resi conto della sua esistenza: tanti ne parlano, ma pochi ne sanno davvero qualcosa. Quest’opera è una sorta di discesa agli inferi di casa nostra, un percorso di voci e immagini che si propone di far emergere la realtà dell’indigenza nella sua cruda e spoglia realtà, di migliorarne la conoscenza e la comprensione, di indurre a una riflessione e a una reazione concreta per combatterla. Collocazione Biblioteca: 17909

Elisabetta Grande, Guai ai poveri. La faccia triste dell’America, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2017, pp. 172
L’autrice analizza la povertà negli Stati Uniti, evidenziando come i poveri, considerati dall’opinione pubblica degli sfaticati incapaci di trovare lavoro, siano non solo esclusi dal sistema di welfare statunitense ma, nei casi di povertà estrema, addirittura criminalizzati. Homeless, barboni, mendicanti subiscono continuamente la pressione del diritto, che nei vari Stati punisce con pene anche carcerarie chiunque si ritrovi, suo malgrado, a vivere e sopravvivere in strada senza una casa. La povertà americana, come in altri luoghi nel mondo, è frutto delle scelte politiche e dell’intreccio fra mercato e diritto. Elisabetta Grande insegna Sistemi giuridici comparati all’Università del Piemonte Orientale e da oltre vent’anni studia il sistema giuridico nordamericano e la sua diffusione in Europa.
Collocazione biblioteca: 17697

Rosalee A. Clawson, Ritratti della povertà nei testi di economia, in La ricerca, n. 10 (2016), pp. 34-36
L’articolo propone un’analisi delle immagini illustrative della condizione di indigenza nei manuali di economia più adottati nelle Università americane. Da queste emerge che i bianchi sono poveri perchè sfortunati, i neri perchè colpevoli. L’autrice è docente di Scienze politiche all’Università di Purdue, in Indiana.

66059dDaniele Poto, Italia diseguale. Poveri e ricchi nel Belpaese, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2016, pp. 187
Il libro, partendo dalla povertà che attanaglia l’intero pianeta si addentra nei meandri delle ragioni politiche e strutturali della crisi dell’Italia: un paese di vecchi e nuovi poveri. La questione povertà viene affrontata da molteplici punti di vista: la politica drogata dei derivati, l’accanimento sulle pensioni, la politica fiscale, lo “sfogo” della beneficenza, il mancato reddito di dignità o di cittadinanza, lo scenario internazionale, l’etero-direzione del Brussels Group etc. Daniele Poto, giornalista, scrittore e ricercatore, si occupa di legalità, socialità, sport e gioco d’azzardo.
Collocazione Biblioteca: 17377

Lorenzo Bandera, Chiara Lodi Rizzini e Franca Maino, La povertà alimentare, in  Il Mulino, n. 2 (2016), pp. 259 -267
Il welfare italiano è sottoposto a due grandi pressioni che ne condizionano efficienza ed efficacia: da una parte i vincoli di bilancio, dall’altra l’aumento dell’indigenza, dovuta solo in parte alla crisi del 2008. I dati legati ai consumi alimentari, a dispetto dell’abbondanza di risorse disponibili nei Paesi europei, Italia compresa, dimostrano come sempre più persone riducano gli acquisti alimentari e non siano in grado di accedere ad alimenti in modo sufficiente a garantire una vita sana (povertà alimentare). L’Europa, a partire dal 2014, ha dunque messo a disposizione un Fondo di aiuti Europei agli indigenti (Fead) a cui si affiancano in Italia alcune misure varate con la Legge di stabilità. La povertà alimentare si accompagna però spesso anche ad altri bisogni: di lavoro, salute, contatto umano, bisogni a cui spesso cerca di far fronte il privato sociale insieme ai servizi pubblici. La partnership pubblico-privato sembra dunque tentare di rileggere e ricodificare bisogni, risorse e soluzioni dettate dall’aumento della povertà e, di conseguenza, l’insicurezza alimentare.

Davide Pizzi, Due bambine mendicano per strada. Come non abituarsi alla marginalità e dispersione scolastica dei minori rom, in Animazione Sociale, A. 46, n. 300 (2016), pp. 74-82
L’autore è assistente sociale e parte dalla sua esperienza professionale per ragionare sul tema dell’emarginazione dei minori rom e della loro dispersione scolastica, in Italia ancora elevatissima. Occorre far leva sulla mediazione culturale e sul sostegno alle famiglie, combattendo quella forma di fatalismo per cui ci si abitua a vedere i bambini rom nelle strade a mendicare.

copertina-n-297_web_piccolaA cura di Roberto Camarlinghi, Se la povertà ammala, basta la medicina? Le disuguaglianze di salute, una questione di giustizia sociale, in Animazione Sociale, A. 46, n. 297 (2016), pp. 3-12
Di rado la questione sociale entra a far parte dei temi della sanità e delle discussioni sulla salute. Eppure è fin troppo evidente che la povertà ammala e che di povertà si muore. Il filone della medicina sociale non ha mai smesso di documentare come le disuguaglianze di salute siano determinate dalle disuguaglianze socioeconomiche. E che, per quanto efficiente sia un servizio sanitario e dedito il suo personale, le disuguaglianze di salute persisteranno se i fattori socioeconomici che le determinano restano immutati. In merito a questo argomento, l’articolo riporta un’intervista a Gavino Maciocco, esperto di sanità pubblica.

Roberta Carlini, Quando i figli sono un lusso. Fertility day, in Rocca, n. 19 (ott. 2016), pp. 25-27
Il Fertility day è stata una campagna per la fertilità promossa nel 2016 dal ministro della salute Lorenzin. La campagna, che ha preso spunto dal fatto che nel 2015 la popolazione italiana ha raggiunto il minimo storico, ha suscitato molte polemiche. L’autrice, una giornalista, riflette sul problema della bassa natalità a partire dai temi dell’invecchiamento della popolazione, dei flussi migratori e delle difficoltà sociali delle giovani famiglie.

Livio Pepino, Prove di paura. Barbari, marginali, ribelli, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2015, pp. 191
Livio Pepino, già magistrato, studioso di pratiche di democrazia dal basso, analizza il fantasma della paura che attraversa le società contemporanee. Alla base ci sono la crisi economica, l’impoverimento diffuso, l’incertezza sul futuro, l’ansia della globalizzazione, il disordine sociale, il terrorismo … Ma una politica miope, interessata solo al consenso, scarica tutta la tensione sociale sulla criminalità di strada (peraltro non aumentata) e sui marginali: i migranti, i rom, i ribelli, come già successo tante volte nella storia. Crescono così il razzismo e il carcere.
Collocazione Biblioteca: 17079

lavoro non bastaSaraceno Chiara, Il lavoro non basta. La povertà in Europa negli anni della crisi, Feltrinelli, Milano, 2015, pp. 135
Già prima della crisi avere un’occupazione non aveva sempre garantito dalla povertà, soprattutto a livello familiare, sia perché sono aumentati i cosiddetti “cattivi lavori”, sia perché non sempre un reddito da lavoro in sé adeguato, ma modesto, è sufficiente a mantenere una famiglia. Accanto al reddito da lavoro individuale, fanno la differenza il numero dei percettori di reddito in una famiglia, la sua ampiezza, l’esistenza e la generosità dei trasferimenti sociali. Mentre l’aumento dell’occupazione continua a essere proposto come l’unica via d’uscita dalla povertà, le politiche dell’austerity hanno causato una riduzione dei trasferimenti, in particolare nei confronti della popolazione in età da lavoro. Se questo succede anche in altri paesi europei, in Italia presenta caratteristiche particolarmente gravi, non solo per i livelli di disoccupazione, ma anche per l’ancora troppo basso tasso di occupazione femminile (che determina l’elevata incidenza di famiglie monoreddito) e la debolezza storica del welfare, che si è ulteriormente indebolito e frammentato a seguito della crisi. Sono questi i temi affrontati nel volume, rispetto all’Ue e rispetto alla specifica situazione italiana, sulla scorta dei dati empirici più recenti. Un approfondimento particolare è dedicato a due temi spesso marginali nel dibattito italiano e tuttavia molto importanti per la tenuta di una società e tra loro collegati: la povertà dei minori e la povertà delle famiglie di lavoratori.
Collocazione Biblioteca: 17244

 Michela Braga, I senza dimora tra vecchie e nuove povertà, in Il Mulino, A. 64, n. 479 (2015), pp. 496-504
A partire dal 2007 le nuove povertà hanno colpito in modo inatteso fasce della popolazione precedentemente dotate di vita professionale e sociale stabili, dove la protezione delle politiche sociali era meno efficace e i legami sociali e familiari più deboli. Un numero sempre crescente di individui ha iniziato a sperimentare forme estreme di povertà come l’esclusione sociale e l’assenza di dimora. L’autore prova a riflettere sulle cause di questo allarmante fenomeno.

Orlando De Gregorio, La fatica d’integrarsi in tempi di crisi. Una ricerca qualitativa sulle conseguenze della recessione economica sui corsi di vita degli immigrati non comunitari nella città di Torino, in Mondi migranti, n. 1 (2014), pp. 165-187
Il cuore della ricerca è costituita da un corpus di interviste biografiche a uomini disoccupati non comunitari, realizzate nel contesto di un Centro Territoriale Permanente per la formazione degli adulti, dove l’autore ha condotto uno studio etnografico. L’articolo descrive gli effetti della crisi economica sulle carriere degli intervistati e come la crisi economica abbia investito le diverse dimensioni della loro vita dando luogo a situazioni caratterizzate dalla disoccupazione di lunga durata, dal rischio di perdere lo status di immigrato regolare e da quello di perdere la casa, dalle tensioni interne ai nuclei familiari, ecc. L’autore mette a confronto la condizione di due profili di disoccupati. Il primo profilo è composto da immigrati insediati da diversi anni, i quali avevano avviato progetti familiari e abitativi nella città messi in seguito a repentaglio dalla crisi. Il secondo profilo è composto da immigrati più giovani e di recente insediamento, da poco emersi dalla clandestinità, che a causa della crisi vedono ridursi opportunità e prospettive.

Servizi Sociali Associati, Azienda USL della Romagna, Parole stupefacenti, (2014), pp. 73-83
All’interno della pubblicazione si segnala l’intervento di Leopoldo Grosso, “Di quale welfare abbiamo bisogno tra povertà (vecchie e nuove) e dipendenze (vecchie e nuove)?”, dove l’autore, psicologo e psicoterapeuta, vicepresidente del Gruppo Abele, traccia un quadro della povertà in Italia ed elenca alcune proposte per combatterla, riferendosi in particolare al legame tra povertà e dipendenza.
Collocazione biblioteca: 81R09

A cura di Marco Castrignanò, Quartieri, povertà e cultura, in Sociologia urbana e rurale, n. 103 (2014), pp. 5-114
Il tema della povertà viene arricchito combinando la dimensione ecologica del quartiere con le più recenti acquisizioni della sociologia della cultura, applicata alla questione della povertà urbana.

9788858106525Zygmunt Bauman, La ricchezza di pochi avvantaggia tutti (Falso!), Laterza, Bari, 2013, pp. 100
In quasi tutto il mondo la disuguaglianza sta aumentando, e ciò significa che i ricchi, e soprattutto i molto ricchi, diventano più ricchi, mentre i poveri, e soprattutto i molto poveri, diventano più poveri. Questa è la conseguenza ultima dell’aver sostituito la competizione e la rivalità alla cooperazione amichevole, alla condivisione, alla fiducia, al rispetto. Ma non c’è vantaggio nell’avidità, sostiene l’autore. Nessun vantaggio per nessuno. Eppure abbiamo creduto che l’arricchimento di pochi fosse la via maestra per il benessere di tutti.
Collocazione Biblioteca: 16301

Salvatore Natoli … [et al.], Impoverimento e disuguaglianze tra le condizioni anziane. in Oggi Domani Anziani n.2 (2013), pp. 5-176
La monografia affronta due fondamentali questioni: 1) se esistono, e quali caratteristiche presentano, forme di povertà che riguardano specificatamente le persone anziane; 2) se ci sono politiche di contrasto alla povertà delle persone anziane, quali strategie e quali risultati hanno. La prima parte, “Le tante condizioni anziane”, analizza in diversi contributi i mutamenti antropologici e biologici delle diverse età, i rischi di impoverimento, di crescenti disuguaglianze e nuove povertà, paragonando le situazioni di impoverimento degli anziani in Italia e in Europa, chiudendo infine con un’analisi del responsabile della Caritas Italiana, Walter Nanni, sulle attività dei Centri di Ascolto rivolte agli anziani. La seconda parte della monografia è intitolata “Crisi e politiche di contrasto alla povertà: quale attenzione agli anziani?” e analizza la situazione nei diversi ambiti: europeo, nazionale, regionale e locale. In particolare un contributo è dedicato alle cronicità associate alla non autosufficienza e alle relative politiche di contrasto alla povertà.

A cura di Antonio Sciortino, I nuovi poveri. Vecchie e nuove marginalità, in Famiglia Oggi, n. 5 (set.-ott. 2013), pp. 8-60
La monografia di questo numero intende far riflettere sul quadro di fragilità multidimensionale che attacca l’equilibrio e la sostenibilità dei progetti di vita. In particolare viene sottolineata la crescente difficoltà in cui si trovano persone, famiglie e società in questo inizio di terzo millennio. Vengono presentate storie individuali e familiari che si scontrano con le fatiche della vita quotidiana, sempre più insormontabili per quello che viene definito il “cumulo di eventi critici”: disoccupazione, separazione dal coniuge, malattia di un genitore anziano. Questi stressor (ostacoli) nel tempo minano la resistenza del singolo nucleo familiare, generando così povertà, esclusione sociale, depressione, perdita di fiducia e di progetto. Il tutto in un contesto di welfare in costante arretramento, un clima culturale, economico e politico senza speranza. Nel dossier (pp. 51-60) viene descritta l’iniziativa della diocesi ambrosiana “Ripartire si può”, che ha promosso la nascita di un “Fondo famiglia lavoro”. Vengono riportate alcune esperienze di chi ne ha usufruito.

4fad0e7cover23951Serge Paugam, Le forme elementari della povertà, Il Mulino, Bologna, 2013, pp. 291
La povertà è un fenomeno ingombrante, espressione di una disuguaglianza difficile da accettare In società complessivamente ricche e democratiche. Il destino cui l’Occidente moderno ha creduto di poter sfuggire non è forse rappresentato proprio dai poveri? Questo studio si concentra non tanto sulla povertà in sé, definita attraverso soglie quantitative e misurata con indicatori di vario tipo, quanto piuttosto sulle relazioni tra una società e i “suoi” poveri. Le rappresentazioni sociali della povertà da un lato e, dall’altro, l’esperienza vissuta dagli individui etichettati come poveri consentono di cogliere, oltre le variazioni di intensità del fenomeno, la sua diversa “qualità”, secondo tre principali forme tipiche: povertà integrata, marginale e squalificante. Serge Paugam è Directeur d’études nell’École des hautes études en sciences sociales e Directeur de recherche presso il Cnrs di Parigi.
Collocazione Biblioteca: 16543

Saverio Abruzzese … [et al.], I figli della crisi: infanzia e diritti al tempo della crisi, in Minorigiustizia, n. 4 (2013), pp. 7-211
Il fascicolo è dedicato ai “figli della crisi”, cercando di rispondere all’interrogativo di quali effetti ha e avrà sui minori la crisi che stiamo attraversando. Questi gli argomenti trattati nei diversi capitoli: “Diritti nella crisi”, con analisi sui diritti del fanciullo e in particolare sulla scuola e i suoi compiti nella crisi; “Dimensioni e aspetti della crisi”, con analisi sulla povertà infantile; “La giustizia dei minori e delle famiglie nella crisi”; “Diritti e tutela dei diritti in tempo di crisi”; “A proposito di Pas, minori ammalati o genitori alienanti?”, con riflessioni sulle separazioni ad alta conflittualità e la Sindrome di Alienazione Genitoriale (Pas).

Elisa Matutini, Profili di povertà. Percorsi di teoria, ricerca e politica sociale, Pisa University Press, Pisa, 2013, pp. 226
Questo volume è il risultato di un approfondito e selettivo studio dei principali approcci al tema della povertà. A partire dal contributo teorico derivante dalla prospettiva delle “capabilities” inaugurata da Amartya Sen, il volume si propone di presentare una riflessione sulla natura del concetto di povertà, andando ad investigare i meccanismi che sottostanno alla formazione e alla cronicizzazione della condizione di povero. Tale analisi viene condotta anche attraverso un’indagine empirica sulle abilità di conseguire capacità fondamentali da parte degli utenti dei servizi sociali all’interno di un contesto locale toscano (Capannori, Lucca). Essa intende presentare utili elementi di analisi per una migliore comprensione dei processi di impoverimento e per la costruzione di strategie di contrasto sempre più efficaci, soprattutto con riferimento alla dimensione dell’intervento di aiuto da parte dei servizi sociali.
Collocazione Biblioteca: 16561

poveri a chiEnrica Morlicchio e Andrea Morniroli, Poveri a chi? Napoli (Italia), Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2013, pp. 140
Stiamo diventando un Paese di poveri. La povertà assoluta tocca ormai 5 milioni di persone e quella relativa (corrispondente a una disponibilità economica inferiore a 506 euro mensili) oltre 9 milioni e mezzo di donne e uomini. E la situazione è in costante peggioramento, con un vero e proprio crollo del potere di acquisto delle famiglie. Ancora un anno fa c’era chi dispensava rassicurazioni e considerava l’estendersi della povertà una situazione destinata a rientrare. Oggi non lo sostiene più nessuno. E le persone in carne ed ossa si confrontano con il lavoro che da un giorno all’altro non c’è più, con il salario che non arriva o non basta, con le imprese che chiudono, con i molti negozi sbarrati o vuoti e le mense della Caritas sempre più affollate. I nuovi poveri si affiancano ai marginali di sempre; l’insicurezza sul futuro si tocca ovunque con mano. E l’Italia si scopre unita: Ivrea o Lecco si ritrovano, all’improvviso, simili a Caserta o a Catanzaro. I più non si capacitano, molti si arrangiano, alcuni soccombono. In questa situazione l’analisi del “modello Napoli” proposta da Morlicchio e Morniroli (sociologa la prima, operatore sociale il secondo) costituisce – pur nella sua specificità – una chiave di lettura generale e utile per tutti.
Collocazione Biblioteca: 16550

Roberto Cardaci, Pierluigi Dovis, Paolo Griseri, Poveri nella città. Dove vivono e che cosa chiedono a Torino, Celid, Torino, 2013, pp. 73
La Torino della cultura e dell’innovazione non può ignorare la condizione di disagio e di povertà in cui vivono migliaia di suoi cittadini. Sono quei torinesi che soffrono non solo le conseguenze della crisi Fiat, ma anche le ricadute negative della globalizzazione e la crisi finanziaria del 2008, aggravate dall’insufficienza della risposta politica dei governi. Questa fascia comprende sia i poveri tradizionalmente intesi, sia quelli che vengono definiti “nuovi”. Gli autori, figure diverse ma complementari per formazione e approccio al tema della povertà, impegnati in un reciproco confronto provano con questo libro a fornire una fotografia della povertà a Torino, a partire da due punti di vista: quello della sociologia e quello del volontariato a contatto con la quotidianità dei poveri.
Collocazione Biblioteca: 16316

Tiziana Ciampolini … [et al.], Cerchiamo dimore in Puntidivista, n. 10 (2013), pp. 1-20
Questo numero della rivista è dedicato alla condizione di senza dimora. In Europa si stimano oltre 4 milioni di persone esposte ogni anno a questo rischio per un periodo più o meno lungo, e alla tradizionale figura di homeless – maschio, di mezza età – si aggiungono persone più o meno giovani e più anziane, anche donne e molti migranti. Tra i diversi contributi, un’intervista a monsignor Nosiglia, Vescovo di Torino.

imagesA cura di Matilde Callari Galli, Vedere la povertà. Una ricerca sui processi di impoverimento a Bologna, Unicopli, Milano, 2013, pp. 166
Il volume raccoglie i risultati della ricerca che la Fondazione Gramsci Emilia-Romagna ha svolto nel 2011 a Bologna sul fenomeno delle nuove povertà. La ricerca ha posto a base del suo metodo la convergenza di discipline appartenenti alle diverse scienze sociali ed insieme le testimonianze di chi è a contatto quotidiano con la povertà. Ha così alternato l’analisi etnografica e quella dei dati demografici e statistici, tentando di togliere dall’indeterminatezza i termini stessi di “nuova povertà”. E gli autori dei diversi saggi che con questo volume vogliono darne testimonianza, cercano, con modalità diverse, di rispondere a tre domande, in apparenza semplici ma che rimandano alla complessità di una società che sta vivendo da alcuni decenni trasformazioni dotate di grande dinamicità e imprevedibilità: qual è il significato di nuova marginalità urbana; in che senso essa colpisce uomini e donne che per la loro storia familiare e/o per i loro progetti di vita credevano, sino a qualche anno fa, di essere al riparo dal rischio povertà; quali attori sociali sono più a rischio di altri.
Collocazione Biblioteca: 16443  

Lorenzo Forni, Il peggioramento della condizione economica dei giovani in Italia, in Il Mulino, n. 2 (2013), pp.  237-245
Nell’affrontare il problema dell’impoverimento relativo dei giovani in un’ottica di medio-lungo periodo, l’autore, professore straordinario di Politica economica all’Università di Padova, cerca di argomentare che: a) i giovani in Italia hanno tassi di disoccupazione più elevati che in altri paesi europei e la loro condizione economica è peggiorata negli ultimi vent’anni; b) nello stesso periodo di tempo sono state introdotte varie politiche che hanno tutelato in modo eccessivo i lavoratori maturi protetti, penalizzando i giovani e le generazioni che si dovevano ancora affacciare al mondo del lavoro; c) solo un processo di riforma inclusivo potrà riportare l’Italia su un sentiero di crescita sostenibile, dando però spazio a forze politiche e sociali che abbiano una visione più “lunga” di quelle che hanno finora dominato la politica.

Alberto Violante, Piove sul bagnato. Povertà urbana in una periferia, in Rassegna Italiana di Sociologia, n. 2 (2013), pp. 279-308
La povertà urbana e la povertà in generale sono costante oggetto di dibattito. In questo articolo l’autore analizza l’argomento dentro il campo di osservazione teorica definito dai temi del cambiamento urbano e utilizzando uno studio di caso concreto (il XIII° Municipio di Roma). Il caso analizzato è molto interessante, perchè si tratta di una periferia cresciuta demograficamente dentro una metropoli che ha visto un rapido sviluppo occupazionale così come un altrettanto rapido declino post-crisi.

Enrica Morlicchio, Sociologia della povertà, Il Mulino, Bologna, 2012, pp. 237
Perché ci sono i poveri, chi sono e come si è trasformata storicamente la loro condizione? Come è stata descritta la povertà? Questo volume affronta il tema secondo una prospettiva sociologica, con una particolare attenzione per il caso italiano, illustrando con chiarezza gli strumenti che misurano il fenomeno della povertà nelle sue varie dimensioni. L’autrice insegna Sociologia dello sviluppo presso l’Università di Napoli Federico II.
Collocazione Biblioteca: 15894

Uscire dalla povertà: politiche, servizi e interventi

poveri e cosìFondazione Emanuela Zancan, Poveri e così non sia. La lotta alla povertà. Rapporto 2017, Il Mulino, Bologna, 2017, pp. 180
Il Rapporto raccoglie contributi di diversi autori, ricercatori della Fondazione e docenti universitari, che individuano i passaggi necessari per contrastare la povertà in Italia, pianificano strategie e avanzano proposte per aprire una nuova stagione della programmazione sociale attraverso il welfare generativo, che coinvolge i poveri stessi e valorizza le capacità delle persone.
Collocazione Biblioteca: 33R16

Domenico De Masi, Lavorare gratis, lavorare tutti, Rizzoli, Milano, 2017, pp.257
La disoccupazione giovanile in Italia attualmente è stabile oltre il 40 per cento, ma tutte le soluzioni sperimentate finora, compresi i voucher e il Jobs act, celano, secondo l’autore, l’intento di ampliare a dismisura un esercito di riserva professionalizzato e docile, disponibile a entrare e uscire dal mondo del lavoro secondo le fluttuazioni capricciose del mercato: la disoccupazione non solo non diminuirà, ma è destinata a crescere. Il progresso tecnologico ci procurerà sempre più beni e servizi ma il lavoro umano sarà progressivamente meno richiesto. Occorre quindi trovare criteri radicalmente nuovi per ridistribuire in modo equo la ricchezza. La soluzione secondo De Masi è un nuovo modello di sviluppo e di convivenza. L’autore è professore emerito di Sociologia del lavoro all’Università La Sapienza di Roma.
Collocazione Biblioteca: 17761

Pietro Fantozzi … [et al.], Bisogni e politiche sociali nel Mezzogiorno. Nuovi fermenti in un contesto avverso, in Politiche Sociali, A. 4, n, 2 (mag.-ago. 2017), pp. 211-385
Il numero speciale della rivista è nato allo scopo di verificare le prospettive del welfare state, del welfare locale e comunitario, cercare le buone prassi, conoscere meglio gli attori che si mobilitano e qual è la dimensione politica di questo welfare. Gli autori descrivono esperienze di produzione di benessere che, nonostante la precarietà dei contesti, sono riuscite a dare risposte a bisogni sociali importanti in territori difficili come quelli del Mezzogiorno d’Italia.

b09d8e8c6493fd0bc12db2dcfa532517Cinzia Canali … [et al.], Superare la povertà valorizzando i poveri: indicazioni dalla Sardegna, in Studi Zancan, n. 1 (gen.-feb. 2017) – on line, pp. 31-39
Una ricerca promossa dal Centro Servizi per il Volontariato Sardegna Solidale e realizzata dalla Fondazione Zancan ha indagato i determinanti e le conseguenze della povertà di lunga durata nel territorio sardo, raccogliendo le testimonianze dirette di famiglie fragili e di attori istituzionali e sociali impegnati nel contrasto alla povertà. La ricerca, oltre a indagare le aree di difficoltà e gli aiuti ricevuti o mancati per le famiglie povere incontrate, ha approfondito le risorse che queste famiglie si riconoscono e che possono mettere a frutto per sé e per altri, adottando una prospettiva di welfare generativo.

A cura di Ugo Ascoli e Alessandro Sicora, Il servizio sociale italiano nell’ambito dell’attuale sistema di welfare, in RPS : La rivista delle politiche sociali, n. 1 (gen.-mar. 2017), pp. 9-159
All’interno della monografia si segnala l’articolo di Cinzia Canali, Elisabetta Neve e Tiziano Vecchiato, “Servizio sociale e lotta alla povertà infantile”, dove gli autori illustrano i risultati dell’indagine nazionale rivolta agli assistenti sociali che operano nell’area bambini 0-6 anni. Gli operatori che quotidianamente sono a contatto la povertà infantile evidenziano quali sono i problemi e come migliorare i servizi e gli interventi.

Maurizio Motta, I soldi per i poveri non vanno solo ai poveri, in Prospettive Assistenziali , n. 197 (gen.-mar. 2017), pp. 6-11
Molteplici segnalazioni e ricerche evidenziano come una parte delle integrazioni al reddito come misure di contrasto alla povertà sono in realtà fruite da persone e famiglie che non sono in condizioni economiche disagiate. Le politiche sociali ed economiche in Italia appaiono frammentarie e caotiche per cui i poveri non ricevono in modo adeguato i fondi a loro destinati. La legislazione ed i controlli appaiono carenti, per cui appare opportuno dare maggiori responsabilità agli enti locali.

1120-9488Elisabetta Gualmini, Alessio Sacchi, Come combattere la povertà: tentativi di universalismo nel welfare state italiano, in Polis, A. 30, n.3 (2016), pp. 377-402
Nell’articolo vengono analizzati gli interventi politici dei governi italiani per la lotta alla povertà dal 2000 circa. In particolare si considera il Sostegno per l’inclusione attiva (Sia) esteso a tutto il territorio nazionale nel 2016, valutando la situazione attuale e le prospettive future. Elisabetta Gualmini lavora presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Bologna. Alessio Sacchi lavora presso la scuola IMT Alti Studi di Lucca.

A cura di Gianni Pinto, Paola De Lena, suor Angela Giuliani, Sulle povertà e le risorse. Rapporto Caritas 2016, Caritas Termoli, Termoli Larino (CB), 2016, pp. 102
Il volume illustra, tramite statistiche e narrazioni personali, diverse iniziative della Caritas di Termoli: la mensa Caritas, il servizio docce, la Casetta della Carità, il Centro di Ascolto, il Progetto di microcredito Senapa, il Prestito della Speranza, il Progetto Sprar “Rifugio Sicuro”, il progetto “Protetto. Rifugiato a casa mia”, il Progetto 8×1000 “Famiglie al centro”, il Progetto Policoro, il Progetto Paese per Giovani.
Collocazione biblioteca: 17753

 Paolo Calabrò … [et al.], Vulnerabile a chi?, in Pedagogika.it ,   A. 20, n. 4 (ott.- dic. 2016), pp. 9-69
Vulnerabile, non è tanto chi versa in situazioni di gravi difficoltà ed è perciò già conosciuto dai servizi sociali, ma chi sta per diventare povero, colui che sta rapidamente scivolando verso quella condizione, ma può ancora riprendersi. Si tratta di famiglie con un buon livello culturale e di soggetti che occupano un posto ben preciso e potrebbero essere utili alla comunità, ma chi si trova in queste condizioni tende ad isolarsi, non si fa avanti per chiedere aiuto, da un lato perchè non riconosce di aver bisogno, dall’altro per sfiducia nelle istituzioni, per orgoglio o per vergogna. Gli articoli di questa monografia cercano di fare proposte su come creare progetti, luoghi di incontro, di comunità, che consentano alle persone di uscire dall’isolamento e sentirsi più attive, più utili e più visibili agli altri.

Cop_RPS_2_2016_rivistaGianluca Busilacchi, Paolo R. Graziano, Un reddito per tutti?, in RPS : La rivista delle politiche sociali, n. 2 (apr.-giu. 2016), pp. 230-253
I due articoli della monografia analizzano le situazioni politiche e sociali di diversi paesi per comprendere la fattibilità di un diritto al reddito minimo di base legato alla cittadinanza.

Antonello Caria, Far fronte alle sofferenze urbane, Esiti del “laboratorio urbano” di Cagliari su come aprire strade locali di welfare, in Animazione Sociale, n. 9/305 (dic. 2016), pp. 20-29
L’autore espone alcune esperienze promosse dal “laboratorio urbano” di Cagliari, quali il Caffè Alzheimer Itinerante, il Centro Cottura, la valorizzazione del volontariato e delle eccedenze alimentari, i percorsi di autonomia per ragazzi disabili. Queste iniziative testimoniano l’idea di una città capace di assumere dentro di sè la cura di quanti vivono disagi e sofferenze. L’autore, presidente di Officina Sociale, ritiene che il coinvolgimento di più persone con varie competenze possa alquanto migliorare le condizioni di vita urbane.

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Maria Bezze, Elena Innocenti, Non posso aiutarti senza di te: risultati di pratiche generative, in Studi Zancan, A. 17, n. 4 (lug.-ago. 2016) – on line, pp. 12-18
L’articolo descrive un’esperienza di welfare generativo realizzata a Livorno che, secondo le autrici, contribuisce a evidenziare come sia possibile e praticabile un diverso approccio al contrasto della povertà.

A cura di Elena Granaglia e Michele Raitano, Le disuguaglianze economiche in Italia: andamenti, cause, effetti e politiche di contrasto, in RPS : La rivista delle politiche sociali, n. 3-4 (lug.-dic. 2016), pp. 11-304
La prima parte di questa monografia è dedicata alla messa a fuoco del problema delle diseguaglianze economiche in Italia e alla conoscenza dei principali dati e tendenze di fondo. La seconda parte è invece dedicata al ruolo positivo o negativo delle politiche pubbliche sulle disuguaglianze, con attenzione particolare agli anziani e al loro tenore di vita, al mercato del lavoro, alle donne e alle politiche per le pari opportunità, ai bilanci dei Comuni e al welfare locale.

Tiziano Vecchiato, Valutazione di impatto sociale e lotta alla povertà, in Studi Zancan, n. 5 (set.-ott. 2016) – on line, pp.  5-15
La valutazione di impatto sociale considera situazioni accomunate dall’esigenza di capire che cosa è successo dopo che un’azione o un progetto sono stati realizzati. Servono competenze tecniche per entrare nel merito dei problemi e competenze metodologiche per gestire il rapporto tra misurazione e valutazione. In questo caso, significa chiedersi se il fondo per la lotta alla povertà educativa influirà sulle pratiche familiari, genitoriali, scolastiche e aggregative.

Costruiamo il welfare dei diritti. Ridefinire le politiche sociali su criteri di efficacia e di equità, in Prospettive Sociali e Sanitarie, in a. 46, n. 2 (2016), pp. 1-88
Il numero monografico intende presentare una proposta di riforma per le politiche e le erogazioni nazionali di sostegno alla famiglia e di contrasto alla povertà, quelle di sostegno e promozione delle persone con disabilità e non autosufficienza. La monografia è articolata in due parti: nella prima sono trattati il panorama e le politiche nazionali; nella seconda vengono presentate le proposte per lo sviluppo delle risorse della rete dei servizi e degli interventi sul territorio, come fattore chiave di ogni processo di riforma. L’analisi della situazione nelle sette realtà territoriali coinvolte nella ricerca è disponibile on line

copertina-n-301Piccola-320x447A cura di Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Come contrastare la grave emarginazione adulta. Far fronte alla sofferenza urbana, in Animazione Sociale, A. 46, n. 301 (mag.-giu. 2016), pp. 29-72
Si tratta di un inserto che ospita le “Linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta in Italia” (descritte nel riferimento bibliografico seguente), di recente ratificate dalla Conferenza unificata Stato-Regioni, frutto dell’elaborazione di chi opera a contatto con storie di povertà estrema. La grave emarginazione adulta, un problema sociale in aumento, è un intreccio di povertà di beni materiali, di competenze, di possibilità e capacità, che si combinano in situazioni di fragilità personali multidimensionali e complesse, le quali conducono alla deprivazione e all’esclusione sociale di chi ne è colpito. Varie sono le storie delle persone in povertà estrema che sopravvivono nelle strade delle città. Un disagio sociale profondo, spesso affrontato con logiche emergenziali o residuali.

La nostra proposta di riforma: ostacoli e risultati previsti, in Prospettive Sociali e Sanitarie, A. 46, n. 2.3 (giu. 2016) – on line, pp. 1-13; 43-45
Questo numero prevede ulteriori scritti in merito alla proposta della rivista “Costruiamo il welfare dei diritti. Ridefinire le politiche sociali su criteri di equità ed efficacia” (Prospettive Sociali e Sanitarie n. 2/2016). Nel primo contributo di Massimo Baldini, “Redditi e distribuzione delle prestazioni prima e dopo la riforma” vengono proposti alcuni dati sintetici relativi alla condizione economica delle famiglie italiane e all’attuale distribuzione delle prestazioni sociali nazionali per livelli di Isee. Si passa poi a descrivere la variazione nell’impatto redistributivo di questi trasferimenti che seguirebbe alla riforma proposta dall’Irs, per concludere con alcune considerazioni generali sui benefici conseguiti. Segue un contributo di Cecilia Guerra, senatrice e già viceministro al welfare “Gli ostacoli e i nemici della riforma e le prospettive della sua realizzabilità”; infine troviamo la sintesi ufficiale dell’ “Audizione delle Commissioni riunite XI e XII relativa a “Delega recante norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali”” di Chiara Saraceno.

Alessandro Martelli, Lotta alla povertà e articolazione locale delle policies. Il caso della carta acquisti sperimentale, in Sociologia urbana e rurale, A. 38, n. 110 (2016), pp. 107-123
La Carta acquisti sperimentale, realizzata in 12 Comuni italiani nel periodo 2014-2015, ha proposto una combinazione fra erogazione monetaria e forme di inclusione attiva di tipo socio-lavorativo. L’articolo propone una ricognizione comparativa del processo di implementazione della Carta dei Comuni coinvolti, mettendo in luce le implicazioni e gli aspetti emergenti in relazione a un possibile schema nazionale di reddito minimo che si ponga come livello essenziale delle prestazioni.

A cura di Teresa Bertotti, Valentina Zanetello, Il  servizio sociale di fronte alle nuove povertà. Un percorso di riflessione, in Prospettive Sociali e Sanitarie, n. 1.1 (2016), pp. 30-42
Si tratta di due contributi sul tema della povertà e del ruolo degli assistenti sociali in questo ambito presentati al Convegno “Il servizio sociale di fronte alla sfida delle nuove povertà” (Castiglione Olona, ottobre 2015). Nel primo (“Il servizio sociale di fronte alla sfida delle nuove povertà” di Maria Antonietta Masullo e Valentina Zanetello) le autrici prendono spunto dal codice deontologico della professione di assistente sociale per riflettere sulle sfide che questa deve affrontare di fronte all’emergere di nuove forme di povertà. Nel secondo (“Nuove povertà: sguardi e traiettorie del servizio sociale” di Cecilia Menefiglio e altri), a partire da una riflessione sui diversi significati del termine povertà e sulle conseguenze di esclusione sociale a cui le persone povere vanno incontro, si propone un’analisi dei diversi modi di reagire delle persone alla povertà.

DS_401_L204Annamaria Colombo, Noémie Pulzer, Michel Parazelli, Représentations sociales des sans-abri. La mobilisation des Enfants de Don Quichotte à Paris, in Déviance et Société, n. 1 (2016), pp. 51-77
La mobilitazione di un gruppo di cittadini che si fa chiamare “Les Enfants de Don Quichotte” (EDDQ) nell’inverno 2006-2007 ha avuto lo scopo di attirare l’attenzione politica e pubblica sulle condizioni dei senza tetto a Parigi. Per la sua caratteristica inusuale, ha radicalmente rivoluzionato i rapporti tra gli enti coinvolti nella gestione degli homeless e del disagio abitativo e ha portato ad una nuova presa in carico di questa parte della popolazione. Senza negare gli effetti di questa protesta in territorio francese, il presente articolo, partendo dall’analisi del “caso” , si interessa piuttosto alla rappresentazione sociale dei senza tetto e alle modalità di intervento nei loro confronti.

Generoso Simeone … [et al.], Uno, nessuno, cinquantamila, in Scarp de’ tenis, a. 20, n. 198 (2016), pp. 24-31
Sono cinquantamila le persone senza fissa dimora che vivono in Italia secondo la ricerca realizzata da Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Fio.Psd, Istat e Caritas Italiana. Il documento “Linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta in Italia”, per la prima volta, fissa livelli minimi di assistenza da erogare, stabilisce criteri e progettualità per lo stanziamento delle risorse nel settore della homelessness e invita a sperimentare modelli innovativi di intervento, come l’housing first, che prevede l’ingresso immediato in case e appartamenti a chi vive in strada.

Licia Tassinari, Contratti triangolari per l’affitto, in Prospettive Sociali e Sanitarie, A. 46, n. 4 (2016), pp. 27-35
Il contratto triangolare per l’affitto è uno strumento in risposta al bisogno che contempera gli interessi degli attori e mobilita le risorse comunitarie. Rientra nelle politiche sociali e nasce principalmente per rispondere a bisogni convergenti: il bisogno di case in affitto a canoni sostenibili, il bisogno dei proprietari di immettere sul mercato alloggi potendo avere la ragionevole aspettativa e la garanzia del pagamento del canone stesso e, infine, il bisogno di soluzioni innovative. In apposite tabelle troviamo il quadro normativo e i benefici applicabili. Lo stesso articolo è disponibile nella versione online della rivista, al numero 3.1 del 2016.

Tiziano Vecchiato, Contrasto alla povertà e riordino dei servizi sociali, in Studi Zancan, A. 17, n. 1 (2016) – on line, pp. 5-20
Il testo raccoglie le proposte e la documentazione presentata a Roma dalla Fondazione Zancan nell’audizione delle Commissioni riunite XI (Lavoro) e XII (Affari sociali) del 15 marzo 2016, sul disegno di legge n. 3594 “Delega recante norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali (collegato alla legge di stabilità 2016).

Massimo Baldini, Troppi bambini poveri in Italia, in Prospettive Sociali e Sanitarie, A. 46, n. 3.1 – 3.2 (lug. 2016) – on line, pp. 46-47
In Italia nel 2015 il rischio di povertà è aumentato soprattutto per le coppie con due figli. Sono poveri circa un milione di bambini. Rimane invece sostanzialmente stabile la quota degli anziani. Il fenomeno riguarda tutta l’area euro. Si nota però un cambio di rotta nelle politiche, avvenuto con la delega al governo per il contrasto alla povertà, che prevede la nascita del reddito di inclusione, una forma di reddito minimo per le famiglie in grave povertà, condizionato dalla partecipazione a un percorso di inclusione e per ora riservato a nuclei con minori, disabili o disoccupati anziani.

Giulia Barbero Vignola … [et al.], Povertà educativa: il problema e i suoi volti, in Studi Zancan, A. 17, n. 3 (mag.-giu. 2016) – on line, pp. 5-20
L’articolo tenta una definizione di povertà educativa e ne rintraccia le radici storiche. Gli autori sostengono che la povertà educativa vada messa in relazione non solo agli aspetti economici, ma anche a componenti di disagio che riguardano la salute, le capacità cognitive, le relazioni, i valori e la spiritualità. L’attuale legge di stabilità ha messo in campo un apposito fondo per lottare contro la miseria e sconfiggere sin dai primi anni di vita la povertà educativa.

linee di indirizzoMinistero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta in Italia. Approvate in Conferenza Unificata il 5 novembre 2015, pp. 41
Le Linee di Indirizzo sono il primo documento ufficiale di programmazione nel settore della grave marginalità che Governo, Regioni ed Enti Locali sono chiamati a seguire per investire fondi pubblici in servizi e strategie abitative innovative, in quello che si delinea come il Primo Piano Nazionale di Lotta alla Povertà. Nella prima parte del documento viene analizzato il fenomeno della grave emarginazione attraverso la classificazione ETHOS, acronimo inglese traducibile con “Tipologia europea sulla condizione di senza dimora e sull’esclusione abitativa”, nonché gli approcci per affrontare la grave questione. Nella seconda parte sono presentati gli indirizzi per il contrasto alla grave marginalità, analizzando le diverse tipologie di destinatari, la Residenza, la gestione dell’emergenza, i servizi di strada, le strutture di accoglienza, mense e centri di distribuzione, la presa in carico e le professioni sociali, infine i percorsi housing first e housing led.       

Fondazione Emanuela Zancan, Cittadinanza generativa. La lotta alla povertà. Rapporto 2015, Il Mulino, Bologna, 2015, pp. 181
Il «welfare generativo» prefigura politiche capaci di andare oltre l’assistenzialismo e porre un freno alla dissipazione delle risorse disponibili. La «cittadinanza generativa» è un cambio di paradigma verso nuovi modi di essere società. Chiede ad ogni persona di contribuire alla lotta alla povertà e alla disuguaglianza, mettendo in campo le proprie capacità a «corrispettivo sociale». Chi beneficia di aiuti di welfare può entrare in gioco attivamente e aiutare ad aiutarsi, così da generare dividendo sociale. Il volume si divide in tre parti. Nella prima parte vengono presentati esempi di welfare generativo e degenerativo, evidenziando modi per riconvertire la spesa sociale da costo a investimento. Nella seconda si illustra come valorizzare al meglio le risorse e le capacità a disposizione, facendo della lotta alle disuguaglianze un’area di investimento e sviluppo sociale. La terza parte affronta il tema delle innovazioni giuridiche necessarie per facilitare pratiche di tipo generativo, a livello locale, regionale e nazionale.
Collocazione biblioteca: 33R15

Maurizio Motta. Questioni da non eludere per costruire un reddito minimo, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 45, n. 4.2 ( 2015), pp. 8-12
E’ in corso un vivace dibattito politico riguardo alle misure da prendere contro la povertà e si va nella direzione di promulgare un “Piano nazionale contro la povertà” nella legge di stabilità 2016. L’autore, docente di politiche e servizi sociali, auspica che siano definiti con precisione i meccanismi dell’intervento da costruire e vengano messi a fuoco efficacemente i nodi sui quali esprimere le scelte politiche: come conciliare le nuove misure riguardanti l’istituzione del reddito minimo con le preesistenti; come impostare il tema delle pensioni e degli assegni sociali; come allestire percorsi di inserimento sociale e lavorativo; come misurare la condizione economica (uso dell’ISEE); quali limiti e procedure fissare per usufruire dei servizi garantendo equità.

A cura di Massimo Santinello e Marta Gaboardi, Marginalità estreme, in Psicologia di Comunità, n. 2 (2015), pp. 9-92
La parte monografica di questo numero raccoglie diversi contributi sulla lotta all’emarginazione.: – “Povertà e marginalità: quali strategie in tempo di crisi?”, di F. Disperati, M. Gaboardi, M. Santinello; – “Housing First: successo, modelli e sfide politiche”, di M. Lancione; – “Dalla marginalità verso l’empowerment: le famiglie di Bolognaland”, di D. Corna, Enrica Sibillio, C. Albanesi; – “Percorsi di impoverimento al femminile”, di A. Zenarolla; – “La promozione della salute del territorio per la gestione delle marginalità sociali a fronte della crisi economica. Esperienze progettuali per il riassetto delle interazioni nella comunità”, di G.P. Turchi, D. Cigolini, P. Ferrari; – “Dall’inclusione alla coesione sociale: riflessioni dalla “strada” alla luce del concetto di prosocialità reciprocante”, di V. Rosa, P. Luengo Kanacri.

Cinzia Canali, Devis Geron e Tiziano Vecchiato, Capacità e potenzialità delle famiglie povere con figli, in Studi Zancan, a. 16, n. 4 (2015) – on line, pp. 31-48
L’articolo descrive una ricerca condotta in 7 grandi città italiane (Torino, Milano, Firenze, Roma, Napoli, Bari e Palermo), con l’obiettivo di studiare la povertà “con” le famiglie, nella convinzione della necessità di raccogliere la loro voce, riconoscendone esperienza e originalità. I risultati dello studio mettono a disposizione informazioni su come le famiglie affrontano le difficoltà, sull’utilità percepita degli aiuti che ricevono, sul deficit di rendimento derivante dai mancati aiuti. Sono soprattutto emerse le capacità e le risorse che le famiglie fragili si riconoscono e mettono a disposizione di sè e della comunità. Se meglio incentivate e valorizzate, sono capitale a disposizione (anche) delle famiglie fragili, per lottare contro la povertà e contribuire a una socialità più inclusiva.

c298bbbb3c564ee07756a8efeba2e7e9Fondazione Emanuela Zancan, Fondazione L’Albero della Vita, Io non mi arrendo. Bambini e famiglie in lotta contro la povertà, Il Mulino, Bologna, 2015, pp. 169
In questa ricerca sociale, famiglie povere e fragili con figli minorenni in 7 città italiane hanno raccontato le loro difficoltà e hanno spiegato cosa li aiuta di più e come fanno a farcela. Il loro esempio dimostra che la lotta alla povertà è possibile non solo domandandosi “che cosa serve” e “chi serve”, ma “cosa aiuta” e “come”. Non è un problema di quantità di risorse ma di combinazione di capacità, professionali e non professionali, per meglio finalizzare gli aiuti a disposizione. Il messaggio del titolo “Io non mi arrendo” va inteso come un segnale di libertà e di speranza da parte di chi, pur vivendo in povertà, sa di poter offrire alla comunità qualcosa di importante.
Collocazione Biblioteca: 17402

 Nuove povertà e reinserimento sociale, in Lavoro sociale, n. 6 (2015), pp.51-55
Grazie al contributo di tre studentesse dell’Università Cattolica di Milano, in due strutture di Como – la “Casa Federico Ozanam” e il centro diurno “L’incontro” – sono state avviate esperienze di tipo relazionale, coinvolgendo gli ospiti senza fissa dimora nelle attività, migliorando situazioni che erano diventate critiche, trovando nuove energie e valorizzando le loro esperienze.

 A cura del Forum delle associazioni familiari, Misure di contrasto alla povertà, in Famiglia Oggi, a. 38, n. 3 (2015), pp. 68-74
Il Forum delle associazioni familiari ha da tempo avviato una riflessione per analizzare la condizione in cui versano troppi nuclei familiari e mettere in campo misure per arginare situazioni di scarse risorse per una normale sussistenza, arginando così l’esclusione sociale. Le misure individuate sono tra l’altro già presenti in quasi tutti i Paesi europei.

A cura di Alessandro Martelli, La carta Acquisti Sperimentale per la lotta alla povertà, in Autonomie locali e servizi sociali, n. 3 (2015), pp. 347-497
La lotta alla povertà costituisce uno dei nuclei centrali dei sistemi di welfare e, in questo senso, può dunque essere riconosciuta come missione fondativa delle politiche socio-assistenziali. Nel corso del tempo, la lotta alla povertà ha assunto forme e ha seguito finalità e criteri assai differenziati e variabili, in rapporto all’idea stessa di povertà, alla sua definizione e alla sua misurazione, alla sua genesi e ai fattori intervenienti. Nella monografia i diversi contributi analizzano la Carta Acquisti sperimentale nel suo disegno politico e nella sua attuazione, attraverso i casi di diverse città italiane.

Chiara Agostini, Legge di stabilità: quante risorse per la lotta alla povertà?, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 45, n. 4.1 (2015), pp. 26-27
Nell’intervista a Stefano Sacchi, docente dell’Università di Milano e consigliere del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, viene affrontato il tema dei finanziamenti previsti nella Legge di Stabilità per la lotta alla povertà nell’anno 2016 e negli anni successivi.

v3_s2ew_consultazioneCristiano Gori … [et al.], Dopo la crisi, costruire il welfare. Rapporto 2015 sulle politiche contro la povertà in Italia, Caritas Italiana, Roma, 2015, pp. 123
Il Rapporto si compone di undici capitoli. Ognuno è pensato sia come un contributo a sé su uno specifico tema, leggibile quindi autonomamente, sia come parte del complessivo percorso disegnato per il Rapporto. Tale percorso si articola in quattro passi, ciascuno corrispondente a una parte del presente lavoro. La prima parte intende offrire al lettore il quadro di sfondo nel quale collocare le analisi puntuali proposte successivamente. La seconda parte, la più ampia, esamina le recenti evoluzioni delle politiche contro la povertà nel nostro paese, considerando l’insieme degli interventi che agiscono sul fenomeno e discutendone le conseguenze. Innanzitutto, ci si concentra sul quadro complessivo delle principali politiche legate al contrasto della povertà, cioè quella sociale, e quella economica. La terza parte, invece, è dedicata al dibattito, politico e tecnico, sugli interventi che sarebbe necessario realizzare nel nostro paese. La quarta, e ultima, parte propone uno sguardo complessivo sui risultati del Rapporto. Le analisi compiute si riferiscono al periodo intercorso tra la pubblicazione del precedente rapporto, luglio 2014 e inizio settembre 2015. Di fatto, però, tutte le disamine proposte coprono l’orizzonte temporale dall’entrata in carica del Governo Renzi, marzo 2014, ad inizio settembre 2015, sempre collocandole in uno sguardo temporalmente più esteso.

Pierluigi Dovis, Per carità e per giustizia. Il welfare delle parrocchie, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2015, pp. 139
Il welfare “ecclesiale” tra delega e responsabilità è il tema che attraversa il libro dell’autore, una rassegna documentata sull’evoluzione della povertà che, a seguito della crisi e più in generale della carenza di adeguate politiche di intervento, continua a interessare le comunità. Il testo descrive chi sono i poveri che arrivano alle parrocchie e le loro esigenze, e come le comunità parrocchiali si “inventano” nuovi modi di accompagnare le persone che non trovano risposte in altri servizi. Pierluigi Dovis è Direttore della Caritas diocesana di Torino. Collocazione Biblioteca: 17233

Alberto Peruzzi, Un appello per la dignità, in Counseling, n. 2 (2015) – on line, pp. 1-5
Questo articolo offre una riflessione in chiave filosofica sul tema centrale della recente Conferenza della Chair UNESCO “Lifelong Guidance and Counseling” a Firenze (4-6 giugno 2015) relativo a “How can career and life designing intervention contribute to a fair and sustainable development and to the implementation of decent work over the world?”. La riflessione si richiama all’idea soggiacente alla Decent Work Agenda, cioè che si può ridurre la povertà nel mondo promuovendo condizioni di lavoro che rispettino la dignità dell’uomo. Viene sottolineata l’esigenza di rendere espliciti i principi etici che stanno alla base dell’impegno per la tutela dei diritti umani in ogni paese, al di là di ogni credenza religiosa o ideologia. Se l’intervento delle agenzie internazionali dev’essere coerente con tali principi (così come recepiti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani), l’attuale modello di sviluppo economico non può essere conservato.

Considerazioni in merito alle proposte dell’Alleanza contro la povertà in Italia, in Prospettive Assistenziali, n. 189 (2015), pp. 30-33
Dopo aver presentato la nuova “Alleanza contro la povertà in Italia”, le associazioni e organizzazioni sociali che ne fanno parte e gli obiettivi che si prefigge, l’articolo si sofferma sulla mancanza di informazione sui diritti alle prestazioni domiciliari esigibili dalle persone non autosufficienti, circa un milione nel nostro paese, che spesso versano somme rilevanti a privati per servizi che il settore pubblico dovrebbe garantire.

Alfredo Agustoni, Alfredo Alietti, Roberta Cucca, Neoliberalismo, migrazioni e segregazione spaziale. Politiche abitative e mix sociale nei casi europeo e italiano, in Sociologia urbana e rurale, n. 106 (2015), pp. 118-136
L’articolo, partendo da un discorso generale sull’ambiguo rapporto tra politiche neoliberali, questione abitativa e segregazione in Europa, prende in considerazione il caso italiano, esaminando in primo luogo le caratteristiche del welfare abitativo per metterne in luce le variabili nella spiegazione dei fenomeni di segregazione. Ci si focalizza infine sul caso milanese, con un’analisi dei processi di segregazione e delle limitate e ambivalenti risposte pubbliche, interpretate sempre alla luce del discorso neoliberale sulla città impostosi negli ultimi anni.

A cura di Roberto Camarlinghi, Francesco d’Angella, Ricreare reti di reciprocità in quartieri fragili. Aprire strade locali di welfare/2, in Animazione Sociale, n. 288 (2015), pp. 34-73
L’inserto nasce all’interno del percorso di ricerca promosso dall’Ufficio Pio della Compagnia San Paolo con Animazione Sociale. Ogni giorno operatori sociali e volontari incontrano centinaia di famiglie povere della città di Torino e proprio dal quotidiano faccia a faccia con le persone è nata la proposta qui presentata: allargare l’ottica dell’aiuto dai singoli al contesto di vita, ricreare anticorpi di comunità per far fronte alla povertà e fragilità.

disuguaglianzaAnthony B. Atkinson, Disuguaglianza. Che cosa si può fare?, Raffaello Cortina, Milano, 2014, pp. 392
Secondo l’economista Anthony Atkinson, per combattere la disuguaglianza possiamo fare molto più di quanto immaginano gli scettici. Il punto non è semplicemente che i ricchi stanno diventando più ricchi, ma che non riusciamo a contrastare la povertà e che la rapida trasformazione dell’economia sta lasciando indietro la maggioranza delle persone. Se si vuole ridurre la disuguaglianza, non bastano le proposte di nuove tasse sui più abbienti per finanziare programmi già esistenti, occorrono idee originali. Atkinson raccomanda politiche innovative in cinque campi: la tecnologia, l’occupazione, i sistemi di sicurezza sociale, la condivisione del capitale e la tassazione. La prefazione all’edizione italiana è di Chiara Saraceno.
Collocazione biblioteca: 17650

Fondazione Emanuela Zancan, a cura di Giuseppe Benvegnù-Pasini, Welfare generativo. Responsabilizzare, rendere, rigenerare. La lotta alla povertà. Rapporto 2014, Il Mulino, Bologna, 2014, pp. 200
Il concetto di «welfare generativo», introdotto dalla Fondazione Zancan nel Rapporto 2012, ridefinisce le condizioni per lottare contro la povertà al fine di ridurre le pratiche assistenzialistiche, valorizzare le capacità individuali, investire in nuova socialità, partendo da un presupposto: non si lotta contro la povertà «a prescindere» dalle persone, ma «con» le persone. I trasferimenti economici possono diventare investimenti. I costi possono trasformarsi in rendimenti. Le pratiche degenerative possono essere sostituite con processi generativi di risorse e capacità. Occorre combattere le disuguaglianze che sono ancora troppe e distribuite in tante realtà sociali. A questo proposito il Rapporto dedica ai bambini e ai ragazzi poveri un’attenzione particolare. Il focus sulla spesa pensionistica stima quanti beneficiano del diritto all’integrazione al minimo senza averne bisogno. Responsabilizzare gli individui permette di rigenerare una società con sempre meno solidarietà, ridurre le disuguaglianze, dare dignità ai poveri.
Collocazione biblioteca: 33R14

 A cura di Vito Peragine, Povertà e politiche di inclusione sociale. Differenze e confronti territoriali, Carocci, Roma, 2014, pp. 182
Il volume affronta il tema della povertà e delle politiche di inclusione sociale a partire dal caso-studio della Regione Puglia, ma offrendo analisi di interesse generale. I diversi contributi toccano problemi cruciali e spesso insidiosi che andrebbero affrontati in vista dell’introduzione, anche nel nostro Paese, di una misura universale di contrasto alla povertà, sia essa il reddito minimo o il supporto per l’inclusione attiva o una qualche altra forma di sostegno alle persone e alle famiglie in stato di disagio economico. Affronta il tema di chi sono i poveri, come individuarli e come individuare efficacemente i beneficiari di una politica di inclusione. Intorno a queste domande, che pongono questioni metodologiche, analitiche e normative di non facile natura, si snoda il volume. Collocazione Biblioteca: 17150

Cristiano Gori, Valentina Ghetti, Giselda Rusmini, Rosemarie Tidoli, Il Welfare sociale in Italia. Realtà e prospettive, Carocci, Roma, 2014, pp. 288
Qual è l’attuale situazione del welfare sociale in Italia? Quali ipotesi si prospettano per il suo futuro? Il libro affronta queste domande cruciali riguardanti la realtà e le prospettive degli interventi rivolti perlopiù ad anziani non autosufficienti, persone con disabilità, famiglie in povertà e prima infanzia. La parte prima presenta i principali tratti che contraddistinguono oggi il welfare sociale del nostro paese per poi esaminare gli interventi che hanno contribuito a determinarli. La parte seconda, invece, mette a fuoco le diverse strade che il welfare sociale italiano potrebbe intraprendere nei prossimi anni e discute le opzioni che determineranno quale verrà effettivamente scelta.
Collocazione Biblioteca: 17093

9788891705747A cura di Miriam Castaldo, Anna Filoni, Ignazio Punzi, Safya. Un approccio transdisciplinare alla salute degli homeless in Europa, Franco Angeli, Milano, 2014, pp. 128
La complessità e l’unicità della storia di ogni persona senza dimora chiedono, per poter essere accolte, rispettate e affrontate, un approccio capace di includere e connettere tra loro varie discipline. Il progetto pilota Safya – salute, in lingua swahili – mette al centro la persona e la relazione, e fa dialogare l’operatore con lo studioso, attraverso la sperimentazione di un modello socio-sanitario multidisciplinare e transculturale dei fattori sociosanitari rilevanti e prevalenti nella popolazione senza dimora. Il progetto ha coinvolto i servizi per gli homeless di Roma, Genova, Londra e Copenaghen.
Collocazione Biblioteca: 16767

Chiara Saraceno … [et al.], Il sud Europa nella crisi: povertà e politiche di contrasto, in Politiche sociali, n. 1 (2014), pp. 27-118
Il focus monotematico di questo numero – che raccoglie cinque contributi, alcuni in italiano alcuni in inglese – riguarda la recrudescenza della povertà nel quadro della crisi economico-finanziaria che ha attanagliato l’Europa negli ultimi cinque anni e i limiti delle misure adottate per contrastarla, con particolare riferimento a tre paesi dell’Europa meridionale – Italia, Grecia e Spagna – e alla strategia messa in campo dall’Unione europea.

Walter Baroni, Gabriella Petti, Cultura della vulnerabilità. L’homelessness e i suoi territori, Pearson, Milano, 2014, pp. 198
Il volume è costituito da interviste a operatori sociali, poesie homeless e testi cinematografici, che tratteggia il panorama – solo apparentemente eterogeneo – dei territori dei senza dimora, accomunati dalla coazione alla confessione delle proprie incapacità. La descrizione dei meccanismi di gestione dei poveri senza casa conduce gli autori a mettere a punto l’idea più ampia di “cultura della vulnerabilità”, come insieme di tecniche organizzative e discorsive attraverso le quali l’ampia area delle vite precarie contemporanee può essere governata, e a proporre un’analisi disincantata delle pratiche di cura e di sostegno sociale.
Collocazione Biblioteca: 16805

A cura di Roberto Camarlinghi … [et al.], Adulti fragili dentro città flipper. Come far fronte alle sofferenze urbane, in Animazione Sociale, n. 282 (2014), pp. 38-78
L’inchiesta del mese di questo numero è dedicata alle storie difficili, alle vite fragili, agli ultimi della fila, quelli che vivono il disagio e il peso della propria esistenza. La scelta del tema è determinata dall’impatto che queste vite fragili hanno su servizi e operatori. I contributi qui raccolti mirano a costruire una città rete, capace di collaborare nel far fronte alle sue sofferenze e di portare il suo sistema di risposte all’altezza della complessità delle domande.

non fareFabio Folgheraiter, Non fare agli altri. Il benessere in una società meno ingiusta, Erickson, Trento, 2014, pp. 165
Il volume raccoglie quattro saggi scritti dall’autore, docente di Metodologia del lavoro sociale all’Università Cattolica di Milano, in occasione di convegni sui temi del welfare e della grande crisi che ha colpito la nostra società. La riscoperta della giustizia sociale e di una solidarietà che sia al contempo istituzionale e comunitaria offre una speranza di addolcire la sofferenza diffusa. Viene sottolineato, inoltre, un possibile ruolo degli operatori delle politiche sociali, a vari livelli, quali possibili facilitatori di relazioni sociali costruttive e rigeneranti.
Collocazione Biblioteca: 16733

A cura di Renzo Rozzini, Angelo Bianchetti, Marco Trabucchi, Medicina della fragilità. Manuale di lavoro, Vita e Pensiero, Milano, 2014, pp. 456
Il manuale riunisce i contributi di alcuni autori, diversamente impegnati nelle attività cliniche e assistenziali, attorno al tema della fragilità e delle modalità che permettono di ridurne l’impatto sulla libertà e sulla dignità della persona. Il testo affronta in modo analitico alcune tematiche importanti per una migliore conoscenza del problema della fragilità (dall’abuso di sostanze alle malattie psichiche dell’anziano, dalle malattie trasmissibili alle patologie croniche, dalle modalità valutative delle fragilità all’organizzazione dei servizi di cura), con la finalità di formare chi per la prima volta si avvicina a questi argomenti e, nello stesso tempo, di stimolare la discussione tra coloro che già ne conoscono i temi e che prestano la propria opera professionale in servizi specifici. Collocazione Biblioteca: 16910

Gianluca Busilacchi, Welfare e diritto al reddito. Le politiche di reddito minimo nell’Europa a 27, Franco Angeli, Milano, 2013, pp. 184
Nonostante i moderni sistemi di protezione sociale si siano evoluti notevolmente nel corso del XX secolo, la povertà continua a diffondersi in Europa e garantire il diritto al reddito rimane una chimera. Che cosa non funziona allora nell’efficacia dei sistemi di welfare europei? Perché il tema del contrasto alla povertà, così centrale nella storia del welfare moderno, viene tenuto in disparte nell’agenda politica attuale, soprattutto italiana? Il volume si propone di rispondere a queste domande. I primi capitoli analizzano le peculiarità delle singole politiche sociali e legislazioni dei Paesi europei, tentando di offrire alcune mappe analitiche di sintesi. Il capitolo finale affronta, invece, i ritardi del nostro Paese nell’introduzione di una misura universalistica contro la povertà, ricostruendo le caratteristiche fondamentali del complesso sistema di politiche di mantenimento del reddito e le occasioni perse, come il fallimento dell’esperienza del reddito minimo di inserimento. La proposta finale dell’autore è un tentativo di immaginare un Paese più europeo e moderno nella lotta alla povertà. L’autore è docente di Sociologia del welfare europeo presso l’Università di Macerata.
Collocazione Biblioteca: 16681

Maria Carmela Agodi … [et al.], L’ esperienza del Reddito di Cittadinanza in Campania: cosa può insegnarci per il futuro?, in Autonomie locali e servizi sociali, n. 2 (2013), pp. 199-221
L’articolo analizza la prima esperienza introdotta su scala regionale del Reddito di Cittadinanza (RdC) attraverso una ricerca che ha utilizzato una pluralità di fonti di informazioni: il data base a disposizione della Regione Campania, con le informazioni sul reddito Isee e stimato dei nuclei familiari risultati ammissibili e di quelli beneficiari del RdC per ogni Ambito di zona; informazioni appositamente raccolte su un campione di Ambiti, relative al concreto procedimento di attuazione delle misure; interviste a un campione di referenti dei nuclei beneficiari di quegli Ambiti, sulle storie familiari che avevano condotto il loro nucleo a beneficiare della misura. Sempre in tema di RdC, questo numero pubblica altri due contributi: “Sbagliando si impara. Lezioni dalla sperimentazione del reddito di Cittadinanza campano”, di D. Gambardella (pp. 223-234); “Gli schemi regionali di reddito minimo: davvero una esperienza fallimentare?”, di R. Lumino E. Morlicchio (pp. 235-248).

downloadGennaro Iorio, Interpretazioni di povertà. Come uscire dalla deprivazione, Franco Angeli, Milano, 2013, pp. 173
Il volume ripercorre le interpretazioni della povertà, sistematizzando il modo attraverso il quale i poveri sono stati rappresentati dai diversi punti di vista. Nel lavoro di ricerca si evidenzia che la deprivazione è qualcosa costruita dagli ‘altri’, chiama cioè in causa, in primo luogo, i ‘non poveri’ e le modalità con cui questi ultimi si relazionano al fenomeno e ai soggetti in condizione di deprivazione. Il libro però non si ferma solo a un’interpretazione del fenomeno, ma presenta un caso di intervento sociale contro la povertà. È l’esperienza dell’Economia di Comunione, da annoverare nella tradizione dell’Economia Civile, un sistema di mercato alternativo al sistema di mercato capitalistico, un sistema di imprese creato per inserire nel circuito produttivo i poveri, che sperimentano il poter essere riconosciuti nei loro meriti e nelle capacità lavorative. È una realtà transculturale presente in tutti i continenti che mostra i tratti di un intervento sociale e che consente l’attivazione dei deprivati. Una ricerca, quindi, che propone un approccio inedito all’interpretazione della povertà e i modi concreti per uscire dalla povertà con interventi che destrutturano un modo di interpretare la povertà e di intervenire su di essa.
Collocazione Biblioteca: 16615

A cura della rete Numeri pari, Cittadini, istituzioni, imprese, Un paese fragile, tra povertà e disoccupazione. Fatti, interrogativi e proposte per un’assemblea tra iniziative di contrasto alle povertà, in Animazione sociale, n. 275 (2013), pp. 25-39
La risposta al dramma dell’impoverimento di un’ampia fascia di popolazione e della vulnerabilità diffusa non può essere delegata a responsabilità delle persone, ma a quello pur decisivo delle istituzioni pubbliche. La complessità dei problemi richiede risposte complesse, possibili solo connettendo attori sociali, economici e politici nella ricerca di vie d’uscita ispirate a equità e giustizia, come anche al ripensamento degli stili di vita e della coesione sociale. La fatica della politica e dell’economia chiede ai mondi del sociale di farsi promotori di iniziativa politica, sociale, etica e culturale, sapendo che in gioco è la stessa vita democratica.