Pedagogia, sociologia e psicologia dell’infanzia e dell’adolescenza

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Paolo Iagulli … [et al.], Emozionando(si) educa, in Pedagogika.it, a. 20, n. 2 (apr.-giu. 2016), pp. 9-69
La gestione delle emozioni è un tema trasversale a tutte le fasce d’età, dall’infanzia al mondo adulto: riconoscerle e saperle gestire significa stare meglio nel mondo, con se stessi e con gli altri. E’ molto importante quindi che insegnanti ed educatori comprendano le valenze educative della gestione delle emozioni e a questo tema è dedicato il dossier, che presenta contributi teorici ed esperienze didattiche e laboratoriali. Un’attenzione particolare viene dedicata ai casi di alunni ADHD, alle relazioni tramite Facebook, alla gestione delle paure legate al terrorismo di matrice islamica, alla gestione dei conflitti.

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Massimo Ammaniti,  La famiglia adolescente, Laterza, Bari, 2015, pp. 95
Genitori che faticano a diventare adulti, figli che faticano a crescere. È la famiglia adolescente. Nessuno vuole emanciparsi, nessuno sembra volerlo davvero, perché la famiglia adolescente ha natura vischiosa e il distacco è molto più complesso che nel passato. Si mangia tutti assieme, insieme si guarda la tv. I figli seguono i genitori quando viaggiano, quando vanno fuori con gli amici. Si discute di fronte a loro di quasi ogni argomento e, talvolta, vengono coinvolti nei contrasti coniugali. Genitori e figli condividono i modi di vestire, i gusti, i comportamenti. I genitori difendono i figli con i professori, parlano con loro delle prime esperienze amorose e sessuali. A prima vista sembra una condizione ideale. Ma siamo proprio sicuri che sia così? Massimo Ammaniti è psicoanalista e professore onorario della Sapienza Università di Roma.
Collocazione Biblioteca:17350

Laurence Steinberg, Adolescenti. L’età delle opportunità, Codice, Torino, 2015, pp. 288
La società contemporanea vede e racconta l’adolescenza come un periodo di grande confusione e turbolenza. E in effetti di confusione ce n’è tanta, scrive l’autore, professore di Psicologia presso la Temple University di Filadelfia, ma solo negli occhi di chi i ragazzi li osserva e giudica superficialmente. Uno sguardo lucido e costruttivo deve invece partire da un assunto fondamentale, che però finora è stato quasi del tutto ignorato al di fuori della comunità scientifica: il cervello degli adolescenti è connotato a livello fisico da una plasticità (la possibilità cioè di essere plasmato dall’esperienza) simile a quella del cervello dei neonati. Questo significa cambiare radicalmente segno alla lettura che diamo di questi anni così cruciali: non l’età del rischio, non gli anni a cui cercare di sopravvivere in qualche modo, bensì l’età delle grandi opportunità, che hanno però bisogno di essere riconosciute e stimolate per potersi esprimere al meglio.
Collocazione Biblioteca:17333

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A cura di Roberto Camarlinghi, Maestro è chi insegna l’amore per il sapere. Educare è questo: sospingere verso l’apertura di altri mondi, in Animazione Sociale, a. 45, n. 290 (mar. 2015), pp. 3-14
L’intervista allo psicoanalista Massimo Recalcati riprende i temi del suo ultimo libro, “L’ora di lezione” (Coll. Bibl. 17262), che approfondisce l’idea di educazione, la funzione della scuola, ma soprattutto dell’insegnante: i maestri che hanno lasciato un segno nella nostra vita sono quelli che hanno mobilitato in noi il desiderio di apprendere, e che, amando il sapere, ce lo hanno fatto amare. Inoltre la scuola è luogo di incontri, perciò apre al mondo e quindi apre alla vita.

Caterina Cangià, Generazione tech. Crescere con i nuovi media, Giunti, Firenze, 2014, pp. 143
Caterina Cangià, docente di pedagogia e comunicazione sociale e multimedialità, affronta in questo volume il problema di come educare i ragazzi d’oggi sempre connessi con i media digitali. L’autrice si propone di rispondere a questo interrogativo invitando genitori e insegnanti a conoscere i media digitali e a utilizzarli con e per i ragazzi, offrendo spunti, riflessioni e buone pratiche per accompagnare gli adulti nell’educazione della generazione digitale.
Collocazione Biblioteca:16883

Laura Monte Serrat Barbosa, Educare ai no nella prima infanzia. Insegnare i limiti e promuovere l’autonomia, Erickson, Trento, 2014, pp. 143
Tra le numerose sfide che la modernità ci lancia, quelle che riguardano l’educazione sono forse le più complesse: la globalizzazione impone nuovi discorsi e linguaggi, davanti ai quali i genitori si trovano spesso impreparati e poco attrezzati. Il volume traccia un interessante confronto tra stili educativi del passato e del presente, concentrandosi sugli aspetti fondamentali della genitorialità: dalla crisi dell’autorevolezza alla costruzione di una comunicazione efficace, dalle implicazioni dei nuovi media alla gestione della vita scolastica, dalla promozione dell’autonomia all’insegnamento del senso del limite. Quest’ultimo viene indagato con particolare attenzione, con l’obiettivo di fornire a genitori consigli e strumenti per recuperare la capacità, quando è necessario, di dire «no» ai propri figli, senza paura di perderne per questo l’affetto ma, al contrario, riappropriandosi della missione educativa e insegnando fin dalla prima infanzia ai propri bambini a comprendere il valore dell’autodisciplina, il senso di responsabilità e le regole della convivenza.
Collocazione Biblioteca:16694

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Letizia Bordoni, La favola. Un veicolo speciale per promuovere l’integrazione, Ibiskos, Empoli, 2014, pp. 196
Letizia Bordoni con la sua Tesi di laurea in Scienze della Formazione Primaria, riflette in modo puntuale, critico e riflessivo sul valore della fiaba e della favola, a partire dalla scuola dell’infanzia, individuando nella lettura e/o nell’ascolto di storie, una possibilità straordinaria per sensibilizzare gli alunni all’accettazione dell’altro, di chiunque, di ogni “altro da sé”, per com’è, nella sua unicità, specificità, irripetibilità. Affinché ogni alunno, a scuola possa sentirsi uno dei tanti, invece di un pesce fuor d’acqua, gli insegnanti possono scegliere di leggere spesso letture non solo piacevoli, ma anche significative e dotate di senso in termini di didattica includente.
Collocazione Biblioteca: 17083

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Elvezia Benini, Cecilia Malombra, Giancarlo Malombra, Le fiabe per… andare sereni al nido e a scuola. Per grandi e piccini, Franco Angeli, Milano, 2014, pp. 142
L’asilo nido, la scuola dell’infanzia e poi la scuola primaria costituiscono un passaggio fondamentale per mamme e piccini, che può creare difficoltà nell’affrontare i distacchi. L’utilizzo della fiaba favorisce lo sviluppo psico-affettivo e aiuta a elaborare paure e sofferenze psichiche. I piccoli e grandi lettori, sia quelli più “fragili” sia quelli già “forti”, potranno identificarsi nei vari personaggi e, ritrovando le parti nascoste di sé, potranno recuperare l’energia necessaria a proseguire il cammino. Ogni fiaba si presenta con una veste di facile accessibilità ed immediatezza emotiva per ogni lettore, specialista o non, ed è anticipata e seguita da un’analisi dettagliata che porta la fiaba stessa a essere utile nella vita di ciascuno. Per grandi e piccini, per genitori e insegnanti, per psicologi ed educatori, per ogni persona che crede nell’importanza della comunicazione emotiva, prima ancora che in quella cognitiva e razionale: solo attraverso il cuore si può raggiungere la mente.
Collocazione Biblioteca: 16834

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Richard Linklater, Boyhood, film drammatico, USA, 2014, 163′
Girato in soli 39 giorni, ma in un arco di tempo di ben 12 anni (tra il 2002 e il 2013), Boyhood è un’esperienza cinematografica assolutamente innovativa che ci fa immergere in un modo unico, nella vita ordinaria di una famiglia ordinaria. Il protagonista è Mason (Ellar Coltrane), che insieme con la sorella Samantha, intraprenderà un viaggio emozionante e trascendente attraverso gli anni che vanno dall’infanzia all’età adulta. Sua madre e suo padre (Patricia Arquette e Ethan Hawke), da tempo separati, dovranno invece confrontarsi con le difficoltà dell’essere genitori in un contesto in continua evoluzione. Molto più di un particolare esperimento cinematografico (realizzare un lungometraggio lungo più di una decade, riunendo ogni anno il cast per girare alcune scene e vederli così invecchiare realmente), Boyhood è un grandissimo affresco sull’essere ragazzi americani oggi, partendo dalle radici, dalla formazione individuale, un racconto fondato quasi tutto sul concetto di famiglia, non tanto come nucleo ma come elemento centrale nella “boyhood”, l’età tra gli 8 e i 20 anni. C’è un paese intero e il suo spirito, per come è vivo oggi nella storia – per nulla clamorosa – di Mason.
Collocazione Biblioteca: 02D76

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Ivano De Matteo, I nostri ragazzi, film drammatico, Italia, 2014, 90′
Due fratelli, opposti nel carattere come nelle scelte di vita (uno avvocato di grido, l’altro pediatra impegnato), e le loro rispettive mogli, perennemente ostili l’una all’altra, si incontrano da anni, una volta al mese, in un ristorante di lusso, per rispettare una tradizione. Parlano di nulla: alici alla colatura con ricotta e caponatina di verdure, l’ultimo film francese uscito in sala, l’aroma fruttato di un vino bianco, il politico corrotto di turno. Una sera una telecamera di sicurezza riprende (senza che se ne possa ricostruire l’identità) l’aggressione a calci e pugni da parte di un ragazzo e di una ragazza nei confronti di una mendicante, che finisce inizialmente in coma. Le immagini vengono messe in onda da “Chi l’ha visto?” e in breve tempo le due coppie acquisiscono la certezza che gli autori dell’atto delittuoso sono i reciproci figli. Che fare? Lo spettatore viene posto in una condizione di estraneità al fatto che gli viene consentito di giudicare nella sua dinamica, assegnando torti e ragioni. È quanto accade dopo che invece l’accaduto costringe ognuno a porsi la domanda: io come mi comporterei? La totale amoralità dei due ragazzi può spaventare, spingendoci quasi a rifiutarne le modalità di espressione e il regista ci chiede piuttosto
di guardarla in faccia, senza nascondere la testa sotto la sabbia, perché è su questo piano che ai genitori viene chiesto di intervenire, senza prediche inutili, ma anche senza cedimenti.
Collocazione Biblioteca:02D90

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François Ozon, Giovane e bella, film drammatico, Francia, 2013, 95′, V.M.14
Isabelle è un’attraente studentessa diciassettenne che vive con il fratello minore, la madre e il patrigno. Dopo un’estate al mare, durante la quale ha avuto il suo primo (e insoddisfacente) rapporto sessuale, torna in città e inizia a prostituirsi fissando appuntamenti via internet. Incontra uomini di tutte le età, confrontandosi con le sue pulsioni più nascoste, finchè un evento non previsto sconvolgerà la sua vita. François Ozon torna a suddividere una propria opera in capitoli: sono le stagioni, con il loro procedere dall’estate alla primavera, che segnano qui il passaggio all’età adulta di Isabelle (Lea per i clienti). Per questa indagine, in cui mostra di possedere un’acuta capacità di indagine socio-psicologica, utilizza un elemento della cultura che molti ritengono (spesso a torto) ‘bassa’: la canzone della cosiddetta musica leggera. Così Françoise Hardy torna per la terza volta in un suo film e ne sottolinea l’evolversi con 4 brani del suo repertorio. Ozon mostra e dimostra in questo modo quanto la cosiddetta cultura popolare possa cogliere il difficile tempo dell’adolescenza con la stessa dignità del poema di Arthur Rimbaud “Nessuno è serio a 17 anni” che viene analizzato nel corso delle lezioni che Isabelle frequenta. Il regista la segue attraverso lo sguardo di quattro personaggi: il fratello, un cliente, la madre, il patrigno. Il loro, però è solo uno sguardo temporaneo e dettato da motivazioni diverse. Subito dopo si torna a lei con la sua profonda solitudine, a cui cerca una soluzione, che è umiliante ma che Ozon non giudica. Anche lui, come molti, non può fare altro che assistere impotente al mistero perenne dell’adolescenza che ai nostri giorni è però sottoposta a pressioni che si manifestano in misura esponenziale rispetto al passato. È come se Isabelle avesse bisogno ogni volta di dare un valore (anche materiale) alla propria avvenenza, andando a cercare in figure adulte quella figura paterna che l’ha rifiutata. Ma questa è solo una delle possibili motivazioni.
Collocazione Biblioteca:02D95

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