L’apprendimento e le nuove tecnologie

ditorre

di Roberto Mangosi

Per un ulteriore approfondimento sulla didattica a distanza si veda anche la Bibliografia “La didattica ai tempi della pandemia“, aggiornata a giugno 2021

Damiano Felini, Le Tecnologie a scuola: strumento e materia di studio, in Aggiornamenti Sociali, n. 2 (feb. 2021), pp. 115-122
Le nuove tecnologie entrano nel mondo della scuola, non soltanto come supporto per l’insegnamento, ma anche come oggetto di studio e di riflessione, in modo da fornire ai giovani di oggi gli strumenti per comprenderne la portata sociale e il significato culturale. L’autore indaga sulle modalità con le quali la scuola italiana sta affrontando questo compito e sulle possibili strategie da mettere in gioco.

Roberto Maffeo, Appunti educativi. Riflessione sul digital device nei servizi educativi, in Bambini, n. 6 (giu. 2020), pp. 62-65
L’autore, a partire dalla sua esperienza di coordinatore pedagogico di asili nido e da una ricerca fatta dall’Università di Bologna, riflette sull’impiego dei tablet negli asili nido. La ricerca prevedeva anche il coinvolgimento di genitori e insegnanti. Emerge l’esigenza di una formazione specifica degli adulti coinvolti su questi temi.

Stefano Camasta, Anche a distanza. Ragionare di didattica a partire dalla sperimentazione di questi mesi, in Il Regno, n. 10/1324 (mag. 2020), pp. 270-271
L’autore, docente di lettere della scuola secondaria di primo grado, ritiene che una seria riflessione sulla didattica a distanza (DaD) possa offrire l’occasione di cogliere le recenti novità introdotte per necessità e pro-tempore nel nostro sistema come utili a modificare prassi e rigidità obsolete, pur salvaguardando e valorizzando pienamente la dimensione relazionale insita in ogni autentico processo di insegnamento-apprendimento.

Guglielmo Trentin, Didattica con e nella rete, Milano, Franco Angeli, 2020, 105 p.
La possibilità della costante connessione in rete consente a ciascuno di noi di agire in nuovi spazi, sospesi fra il reale e il virtuale, e per questo definiti ibridi. Questo inevitabilmente produce effetti sui processi di insegnamento-apprendimento, potenziandone le componenti non-formali e informali attraverso le interazioni con i pari e l’uso autonomo di ciò che è reperibile in rete. Offrendo suggestioni e indicando possibili modalità applicative, il volume intende stimolare una riflessione su come la rete possa diventare veicolo di innovazione didattico-pedagogica, proponendosi quindi come testo introduttivo e non di approfondimento metodologico, né tantomeno teorico, sull’uso educativo delle tecnologie di rete. L’intenzione è guidare il lettore nell’esplorazione dell’uso formativo della rete da due diverse angolature: la rete come supporto e/o ospite del processo di insegnamento-apprendimento; la rete come strumento per l’apprendimento continuo e la crescita professionale del personale della scuola.

Antonio Guerrini … [et al.], Il tempo nuovo, in L’altrapagina, n.4 (apr. 2020), pp. 3-19
La prima parte della rivista è dedicata al periodo del confinamento da Covid-19 che ha preceduto l’uscita di questo numero e contiene tre editoriali sulle criticità delle politiche italiane e del confinamento e alcuni articoli su come il Paese sta reagendo alla pandemia. Questi ultimi mettono in luce soprattutto risorse positive come quella del volontariato. Seguono poi due articoli sulla scuola a distanza e articoli che raccontano l’epidemia in Spagna e in Gran Bretagna. In conclusione un articolo di Gianni Brunacci, “Come ci cambia la vita”.

Marco Gallizioli, Didattica a distanza. Se l’alunno ti cerca ha bisogno di te, in Rocca, n. 6 (mar. 2020), pp. 25-27
A partire dalla sua esperienza di docente di scuola secondaria, l’autore spiega come il periodo di confinamento e di didattica a distanza dovuto al covid-19 abbia indotto in lui alcune riflessioni sul modo di pensare comune riguardo ai ragazzi; si è infatti accorto che i suoi studenti si sono rivelati molto meno fragili di quanto avrebbe pensato, ma anche meno esperti e capaci di utilizzare le tecnologie. Conclude l’articolo argomentando il bisogno di una guida adulta delle giovani generazioni e l’importanza del contatto umano nella didattica. Precede il presente articolo un intervento a cura di Fiorenza Farinelli, “il vaccino che serve” (pp. 22-24), sulla lettera aperta del preside del liceo Volta di Milano. Lo scritto, che affronta ciò che sta avvenendo e come provare ad uscirne con una riflessione colta e matura, ha avuto una grande diffusione mediatica.

Marco Rossi Doria … [et al.], Una nuova scuola si può fare, in Vita, (set. 2020), pp. 19-71
La monografia di questo numero, dedicata all’innovazione scolastica in tempi di Covid, ma non solo, è suddivisa in tre parti: 1) Quelli che la scuola la cambiano da dentro; 2) Quelli che la scuola la cambiano da fuori; 3) Le parole che cambiano la scuola (Istruzione, Didattica, Maestro, Classe, Banco, Desiderio, Autonomia).

A cura di Animazione Sociale, Per una scuola del territorio. Collaborare per il nostro domani, in Animazione Sociale, n. 8/340 (2020), pp. 6-14
Intervista a Franca Olivetti Manoukian, psicosociologa, la quale offre le sue riflessioni da una Collocazione Biblioteca:esterna alla scuola, ma vicina alle vicende e alle relazioni che collegano le scuole ai territori e alle famiglie. La scuola, infatti, non può fare a meno della ricchezza sociale e culturale della comunità locale, che a sua volta perde di senso se non si mette in gioco con la propria scuola.

Cosimo Di Bari, La Media Education nei servizi 0-6. Teorie, strategie e pratiche, in Bambini, n. 1 (gen. 2020), pp. 19-23
Da tempo ormai la tv e le tecnologie fanno parte integrante della vita dei bambini sin dalla prima infanzia e la pedagogia ne ha ormai preso atto e ha studiato come questo influenzi l’educazione e la vita dei bambini. Occorre quindi tenere in considerazione effetti e rischi di questa grande esposizione e attuare un’educazione ai media rivolta soprattutto ai genitori. Nei servizi per l’infanzia invece, secondo l’autore, non ci sarebbe alcun bisogno delle tecnologie, ma occorrerebbe invece usare gli strumenti tradizionali per permettere al bambino di fare esperienza diretta dell’ambiente circostante e sviluppare le capacità cognitive adeguate all’età.

Simone Lanza, Perché limitare il tempo schermo, in Pedagogika.it, n. 4 (ott.-dic. 2019), pp. 61-65
L’esposizione prolungata agli schermi di bambini/e in età di sviluppo è pericolosa. Mentre gli opinionisti si dividono tra fautori e detrattori delle nuove tecnologie digitali, tutti gli studi scientifici hanno dimostrato che una sovraesposizione agli schermi nell’età delle sviluppo compromette la memoria, l’attenzione, la concentrazione, l’autocontrollo e il linguaggio.

Jimmy Liao, Leggere o non leggere. Questo è il problema, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2019, pp. 128
Le piccole librerie stanno lentamente perdendo importanza e le persone che un tempo amavano intrattenersi tra i loro libri le frequentano sempre meno. Un libraio, appassionato bibliofilo, chiede al figlio di radunare i suoi amici per capire insieme a loro se i ragazzi amano ancora comprare libri e leggerli. Il libraio ha preparato per l’incontro molte citazioni famose sui libri, nella speranza che tutti possano condividere la bellezza della lettura. Ma i partecipanti non sono certi di pensarla allo stesso modo: gli adulti con tutte le loro convinzioni, i ragazzi con tutta la loro fantasia. Si apre così una grande, divertente e profonda disputa sull’eterno dilemma: leggere o non leggere? La lettura è consigliata dai 7 anni. Il libro è scritto e illustrato da Jimmy Liao, noto illustratore taiwanese.
Collocazione Biblioteca:18355

A cura di Maddalena Colombo e Andrea Varani, Crescere attraverso il conflitto, in OPPInformazioni, n. 127 (lug.-dic. 2019), pp. 1-67
Il dossier di questo numero assume come punto di partenza che il conflitto sia parte di qualsiasi sitema umano e che la capacità di affrontarlo e gestirlo positivamente può e deve essere appresa, in particolare nella scuola, dove l’insegnante incrocia quotidianamente situazioni problematiche, caratterizzate da instabilità e conflitti di valore. Il dossier raccoglie i contributi seguenti: Aggressività e malessere a scuola: i conflitti come risorsa educativa, di M. Colombo e A. Varani; I conflitti a scuola: un quadro d’insieme, di A. Varani; La crisi della competenza e dell’autorità alla base della violenza scolastica, di M. Colombo; I problemi di comportamento in età evolutiva, di A. Maggiolini; Relazioni online e disinibizione tossica: educare alla responsabilità “onlife”, di S. Pasta; Assenza di futuro e materialità dei conflitti nel XXI secolo. L’ascolto attivo a scuola, di M. Sclavi; Il conflitto a scuola e la mediazione scolastica fra pari, di I. Marchetti; Litigare bene, di D. Novara.

Fabio Mauthe Degerfeld, Smartphone a scuola? Si può. Una linea infinita di possibilità nel processo di insegnamento-apprendimento, in Psicologia di Comunità, n. 2 (2018), vol. 14, pp. 102-111
Il telefono cellulare è entrato “forzatamente” a far parte della nostra vita quotidiana e non si riesce più a farne a meno. L’autore si pone in mezzo alla diatriba se sia o meno opportuno, in una società post-moderna, studiare in classe anche attraverso lo smartphone. Da un’indagine condotta tra docenti e famiglie si scopre un dato piuttosto inquietante, che qui si cerca di interpretare. Certamente l’accento ricade sull’utilizzo “consapevole” al fine del miglioramento dell’attività in aula di questo strumento. Ci si chiede se lo smartphone aiuti, coinvolga, attragga o distragga rispettivamente gli allievi e i docenti. L’interpretazione dei dati ha poi tenuto conto dei “luoghi comuni”, ricavati dalle interviste ai docenti. Sono state quindi esaminate e sperimentate diverse possibilità d’uso degli smartphone in classe. Sullo stesso tema si segnala l’esperienza raccontata nell’articolo di Mauro Croce … [et al.], Un patentino per lo smartphone? Riflessioni e risultati da un progetto interistituzionale di educazione all’uso consapevole e responsabile, in Dal fare al dire, a. 27, n. 3 (2018)17-29

Marta Rohani Moaied … [et al.], Photovoice e intervento di comunità, in Psicologia di Comunità, n.2 (2018), vol. 14, pp. 13-66
Photovoice è una metodologia di ricerca-azione partecipata con la quale le persone possono rappresentare alcuni aspetti e contenuti critici delle loro comunità o gruppi di riferimento attraverso la tecnica fotografica. Il photovoice nasce negli anni ’90 con uno studio pionieristico di C. Wang e A. Burris sulla vita di un gruppo di lavoratrici di un villaggio cinese ed è ora diffuso, per la sua versatilità, in molti campi. In questa monografia sono raccolti quattro articoli che spiegano ricerche ed esperienze in cui è stato utilizzato il photovoice con adolescenti per decostruire gli stereotipi di genere, con un gruppo di donne con malattia oncologica al seno, con operatori sociali che lavorano con persone senza fissa dimora e con preadolescenti in un progetto finalizzato ad aumentarne il senso di comunità.

Tiziano Gerosa, Marco Gui, Dall’esclusione digitale al sovrautilizzo: origini sociali, pervasività dello smarthphone e rendimenti scolastici, in Polis, a. 32, n. 3 (set.-dic. 2018), pp. 341-368
La diffusione capillare dello smartphone, il principale strumento adottato dalle nuove generazioni per connettersi a internet, ha contribuito a ridurre sensibilmente il digital divide, ma la sua pervasività nella vita quotidiana ha sollevato non poche preoccupazioni. Nella ricerca qui presentata è stato considerato il rapporto tra l’uso dello smartphone tra i giovani e il rendimento scolastico. Sono presentati numerosi dati statistici che correlano molte variabili come il livello di istruzione, quello dei genitori, l’età, il genere, il livello sociale. Il rendimento scolastico risulta abbassato in soggetti che fanno ampio uso dello smartphone per la connessione a internet. Gli autori lavorano all’Università di Milano-Bicocca.

Maria Paola Piccinini … [et al.], Internet: strumento e (s)oggetto di ricerca educativa, in Orientamenti pedagogici, n. 3 (lug.-set. 2018), vol. 65, pp. 417-607
La sezione monografica di questo numero presenta le relazioni del Seminario di studio organizzato dalla rivista, svoltosi il 30 Novembre 2017 presso l’Università Pontificia Salesiana. L’obiettivo del Seminario è quello di considerare criticamente le potenzialità che la rete fornisce per la ricerca in campo educativo. Il lavoro si divide in tre parti: la prima parte presenta articoli di carattere generale, nei quali, con riferimento all’indagine per le scienze sociali e dell’educazione, vengono individuati punti forza, utilizzo e rilevanza di questa tecnica d’indagine. Viene inoltre sintetizzato e analizzato il dibattito sulla definizione e sulle caratteristiche dell’Internet addiction e del disturbo da gioco su Internet. Nella seconda parte viene descritto l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione nella disabilità, nella psicologia sperimentale e nel trattamento clinico. L’ultima parte è dedicata alle sfide pedagogiche che la cultura digitale pone all’apprendimento e alla formazione dei docenti e agli aspetti pedagogici-educativi e pedagogici-pastorali, con un particolare approfondimento all’attenzione della Chiesa alle nuove tecnologie e al loro ruolo nell’educazione dei giovani.

Fake news a scuola. Imparare a difendersi dalle false notizie, in Rocca, a. 77, n. 1 (gen. 2018), pp. 22-24
L’autrice considera il problema delle notizie false diffuse soprattutto dai mezzi di comunicazione telematici nei loro impatti sociali e politici. Ritiene che un’opera di prevenzione possa essere utilmente effettuata nelle scuole con importanti risvolti pedagogici.

 

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