Apprendimento, tecnologie e lotta alla dispersione

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cyberbulTeo Benedetti, Davide Morosinotto, Cyberbulli al tappeto. Piccolo manuale per l’uso dei social. Editoriale Scienza, Firenze, 2016, pp. 91
Il libro parla direttamente ai ragazzi mostrando loro i vantaggi dell’articolato mondo di internet, ma anche i pericoli in cui possono incorrere, e affronta così il tema del bullismo on line, Il libro mostra in che cosa si traduce il bullismo in rete (esclusione, offese e insulti, diffusione di informazioni imbarazzanti o false, furto di identità…), come distinguerlo dallo scherzo e quali sono gli strumenti pratici per difendersi. Secondo gli autori infatti, la rete può essere anche un mondo pericoloso popolato da troll, fake hater e stalker, in una parola cyberbulli. Sono il lato oscuro della vita digitale: si nascondono dietro a uno schermo e da lì attaccano con armi micidiali, facili e immediate come un click. Per affrontarli ci vuole un addestramento speciale o, meglio, un manuale per riconoscerli, combaterli e metterli al tappeto.
Collocazione Biblioteca: 17618

Michele Pellerey, La diffusione delle tecnologie digitali a scuola sollecita una rivisitazione della didattica come scienza progettuale. Con un corollario: si evidenzia una più incisiva identità del docente come progettatore di percorsi di apprendimento, in Orientamenti pedagogici, n. 1 (gen.-mar. 2016), vol. 63, pp. 43-68
Lo studio esplora le preoccupazioni che sorgono da una presenza più capillare delle nuove tecnologie, in particolare dei cellulari, nel contesto scolastico e le ricadute che queste potrebbero avere sul progetto educativo. Dal momento che spesso l’uso di queste tecnologie non porta i risultati sperati, è necessario adottare un metodo d’insegnamento ispirato al costruttivismo sociale. Di questo metodo viene esaminata la validità operativa e le evidenze che emergono dalle ricerche disponibili segnalano l’importanza dell’azione dell’insegnante nella progettazione. Infatti non è possibile determinare a priori l’efficacia di un metodo senza tener conto del contesto in cui si opera. In conclusione, a partire dalle ricerche fatte l’articolo propone a docenti e dirigenti scolastici cinque linee d’azione per integrare l’uso del cellulare nei programmi scolastici.

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Anna La Prova, Apprendimento cooperativo in pratica. Proposte operative per attività di gruppo in classe, Erickson, Trento, 2015, pp. 171L’autrice, sulla base della sua lunga esperienza come formatrice in centinaia di scuole italiane, in questo volume fornisce indicazioni puntuali e immediatamente applicabili per progettare le attività di apprendimento cooperativo, formare i gruppi e proporre attività cooperative semplici e complesse, insegnare e sviluppare le abilità sociali, etc. L’apprendimento cooperativo ha dimostrato una formidabile efficacia sia nel promuovere gli apprendimenti scolastici e lo sviluppo di competenze di convivenza civile, sia nello stimolare diverse intelligenze e diversi stili di apprendimento.
Collocazione Biblioteca: 17168

Michele Pellerey, La diffusione delle tecnologie digitali a scuola sollecita una rivisitazione della didattica come scienza progettuale. Con un corollario: si evidenzia una più incisiva identità del docente come progettatore di percorsi di apprendimento, in Orientamenti pedagogici, n. 1 (gen.-mar. 2016), vol. 63, pp. 43-68
Lo studio esplora le preoccupazioni che sorgono da una presenza più capillare delle nuove tecnologie, in particolare dei cellulari, nel contesto scolastico e le ricadute che queste potrebbero avere sul progetto educativo. Dal momento che spesso l’uso di queste tecnologie non porta i risultati sperati, è necessario adottare un metodo d’insegnamento ispirato al costruttivismo sociale. Di questo metodo viene esaminata la validità operativa e le evidenze che emergono dalle ricerche disponibili segnalano l’importanza dell’azione dell’insegnante nella progettazione. Infatti non è possibile determinare a priori l’efficacia di un metodo senza tener conto del contesto in cui si opera. In conclusione, a partire dalle ricerche fatte l’articolo propone a docenti e dirigenti scolastici cinque linee d’azione per integrare l’uso del cellulare nei programmi scolastici.

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A cura di Edvige Mancinelli, Tecnologie dell’informazione e della comunicazione in età evolutiva: una questione di salute, una questione di educazione. Dossier, in La Salute umana, n. 257-258 (set.- dic. 2015), pp. 15-55
Questo dossier intende offrire spunti di riflessione su come le tecnologie dell’informazione e della comunicazione stiano cambiando le modalità di comunicare e apprendere nei contesti quotidiani di vita e di lavoro di ognuno di noi. Vengono presentati alcuni studi che esaminano le possibili conseguenze sulle strutture cerebrali dell’esposizione alle tecnologie digitali mutimediali e i rischi derivanti dal ridotto utilizzo delle forme “tradizionali” di educazione e comunicazione. Il punto di vista educativo, con alcune indicazioni per gli adulti, è espresso in due articoli di F. Falcinelli e nel racconto di un’esperienza di E. Nini nel contesto della scuola in ospedale e dell’istruzione a domicilio, dove gli strumenti digitali hanno il valore aggiunto di essere “un ponte per l’esterno”. Nell’ultima parte del dossier si riportano l’analisi dei consumi mediatici in Italia e le problematiche relative ai sistemi di monitoraggio italiani OKkio alla salute e HBSC, descritti nell’undicesimo rapporto Censis-Ucsi.

Vincenzo Cascino, Competenze creative e intelligenza plurilitica nei nativi digitali. Educazione creativa e Nuove Tecnologie: un contributo di ricerca sperimentale (prima parte)Un contributo di ricerca sperimentale (Seconda parte), in Orientamenti pedagogici, n. 2 (apr.-giu. 2015), vol. 62, pp. 311-337; n. 4 (ott.-dic. 2015), vol. 62, pp. 721-747.
La ricerca, triennale, intende esplorare la relazione esistente tra ecosistemi mediali e competenze creative in bambini della scuola primaria e le sue ricadute in ambito scolastico. In questa prima parte si indaga se sia possibile promuovere le competenze creative nei nativi digitali attraverso l’uso delle nuove tecnologie. Il lavoro intende capire se esiste una relazione tra pensiero convergente (intelligenza plurilitica) e dimensioni del pensiero divergente o creativo (fluidità, flessibilità, originalità ed elaborazione) fino a un certo livello di intelligenza, al di là del quale i due processi cognitivi convergente e divergente diventano indipendenti. Inoltre, intende confrontare i dati delle ricerche internazionali sui bambini pre-digitali (o nativi analogici) con intelligenza monolitica, con i dati dei nativi digitali con intelligenza plurilitica provenienti dalla presente ricerca. Secondo l’autore si tratta della prima ricerca di questo tipo.

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Anna Oliverio Ferraris, Lo strano caso dei ragazzi che non vogliono pensare, in Psicologia contemporanea, n. 252 (nov.-dic. 2015), pp. 44-48
Talvolta le difficoltà di apprendimento di alcuni studenti non dipendono da presunti deficit intellettivi, ma da rigidità emotive, insicurezza caratteriale e condizionamenti ambientali. A un pensiero “aperto” e tollerante questi ragazzi contrappongono spesso una modalità di pensiero dogmatica e anche aggressiva. Secondo l’autrice, per aiutarli ad affrontare i momenti critici costituiti dai momenti in cui si accostano a tematiche nuove, è necessario che gli insegnanti individuino strategie didattiche e atteggiamenti volti a coinvolgerli, valorizzarli e accrescere la loro autostima.

Alain Lieury, Cinque domande chiave sulla motivazione, in Psicologia contemporanea, n. 252 (nov.-dic. 2015), pp. 38-43
Psicologo cognitivo e autore di studi sulla motivazione, l’autore riflette sui fattori che maggiormente possono potenziare la motivazione allo studio e il conseguente successo scolastico. Sia negli animali che negli esseri umani, i rinforzi negativi provocano stress: la performance può migliorare temporaneamente, ma può poi peggiorare. L’articolo si interroga su come poter motivare un bambino a svolgere anche compiti che non gli sono graditi, sull’utilità dei voti e su come ottenere buoni risultati anche senza valutazione.

Massimiliano Anzivino, Cosa è possibile con ragazzi in difficoltà a scuola? Ipotesi di lavoro e interrogativi aperti sul contrasto delle dispersioni, in Animazione Sociale, a. 45, n. 292 (mag.-giu. 2015), pp. 92-102
La dispersione scolastica, ancora allarmante nella scuola italiana, è sicuramente correlata alla disoccupazione giovanile e all’esclusione sociale. Interventi legislativi e riforme per contrastarla hanno portato a disporre di strumenti con cui intervenire, ma anche a confusioni operative. L’articolo illustra il progetto sperimentato per quattro anni nell’istituto professionale Aldrovandi Rubbiani di Bologna, in cui si è cercato di ri-articolare spazi e tempi di lavoro in classe con momenti di vita scolastica ed extrascolastica

Francesco Orsini, L’apprendimento scolastico tra relazione educativa e stili educativiOrientamenti pedagogici, n. 1 (gen.-mar. 2015), pp. 59-78
L’autore, docente nelle scuole superiori, sostiene che la dimensione portante dell’apprendimento scolastico è la relazione educativa che lega docenti e discenti e che assume forme diverse a seconda degli stili educativi utilizzati nel processo di insegnamento-apprendimento. Tali stili influenzano lo sviluppo intellettuale e socio-relazionale dell’alunno durante e dopo il percorso di studi, contribuendo alla strutturazione di un carattere “inerte”, “dipendente”, “dialogante”, a seconda dell’affermarsi di uno stile permissivo, autoritario o democratico.

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Stefano Rossi, Tutti per uno uno per tutti. Il potere formativo della collaborazione, La meridiana, Molfetta (Bari), 2014, pp. 107
Questo testo, solido nel fondamento concettuale e pratico nei suggerimenti educativi e didattici, intende presentare l’apprendimento cooperativo (cooperative learning), una proposta pedagogica concreta e attuale, con cui trasformare la scuola e la classe in una comunità di apprendimento, che costruisce socialmente la conoscenza e promuove l’autorealizzazione reciproca degli studenti. Raccogliendo il contributo di grandi pedagogisti della storia (Dewey, Freire, Freinet), la scuola viene intesa come una palestra di democrazia, in cui gli studenti apprendono insieme e si educano reciprocamente. Insegnare con un approccio cooperativo significa recuperare efficacia e intervenire su temi difficili quali l’individualismo, l’emarginazione, le difficoltà di integrazione, il bullismo e le diverse forme di disagio scolastico. Le strategie pedagogiche presentate sono utilizzabili nella scuola media inferiore e superiore e si integrano facilmente con le lezioni frontali per costruire una scuola   cooperativa.
Collocazione Biblioteca:16933

A cura di Mauro Cozzolino, Motivazione allo studio e dispersione scolastica. Come realizzare interventi efficaci nella scuola, Franco Angeli, Milano, 2014, pp. 237
Il volume si rivolge a insegnanti, psicologi e ai diversi attori del mondo della scuola che si trovano ad affrontare quotidianamente problematiche legate alla dispersione scolastica. La problematica della dispersione scolastica viene dunque inquadrata da un punto di vista teorico e applicativo, partendo da una lettura complessa e circolare del fenomeno in cui assumono particolare importanza variabili contestuali, culturali, aspetti motivazionali ed emotivo/relazionali. Il testo è suddiviso in due parti, una teorico-descrittiva, in cui il fenomeno della dispersione è presentato nella sua rilevanza nazionale ed internazionale e trattato all’interno della cornice della psicologia culturale e del costruzionismo sociale, ed un’altra pratico-applicativa, in cui sono fornite schede operative che consentono al lettore l’acquisizione di differenti metodologie, tese alla riduzione della dispersione scolastica, alla promozione del senso di appartenenza alla scuola e della motivazione allo studio.
Collocazione Biblioteca: 16678

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Roberto Gris, La caverna digitale. Educare alle nuove tecnologie, Erickson, Trento, 2014, pp. 128Le nuove tecnologie fanno ormai parte della nostra esperienza quotidiana e regalano a tutti i soggetti in formazione possibilità di apprendimento senza precedenti, accompagnate tuttavia da rischi di passività nella ricezione dei testi e di perdita di interesse per la conoscenza stessa. Il testo indaga, attraverso riflessioni pedagogiche ed esempi didattici, le odierne prospettive dell’intreccio tra tecnologia e cultura, tra apprendimento individuale e relazioni educative.
Collocazione Biblioteca: 16704

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Spike Jonze, Lei, film commedia, Usa, 2013,126′ Theodore è impiegato di una compagnia che attraverso internet scrive lettere personali per conto di altri, un lavoro grottesco che esegue con grande abilità e a tratti con passione. Da quando si è lasciato con la ragazza che aveva sposato però non riesce a rifarsi una vita, pensa sempre a lei e si rifiuta di firmare le carte del divorzio. Quando una nuova generazione di sistemi operativi, animati da un’intelligenza artificiale sorprendentemente “umana”, arriva sul mercato, Theodore comincia a sviluppare con essa, che si chiama Samantha, una relazione complessa oltre ogni immaginazione. Attraverso la sua versione estrema della società in cui viviamo (sembra ambientato 10 anni da oggi) “Her” supera la dicotomia classica della fantascienza tra spirito e materia, ovvero la lotta che in ogni uomo l’umanità compie per emergere e trionfare sul dominio imposto dalla tecnologia, la lotta dello spirito per emergere aiutata dalla tecnologia e non ostacolata. Ridotto ai minimi termini infatti “Her” mette in scena il lungo processo attraverso il quale viene elaborata la fine di un amore: venire a patti con l’esigenza di andare avanti, lasciare il passato dietro di sè e voltare pagina attraverso esperienze estreme e grottesche. Questo modo di procedere consente al regista di piegare i generi, fondendo fantascienza e melodramma (ma non c’è dubbio che sia il secondo a prevalere) e dipingendo uno stile di vita e un universo animato dalla più evidente contingenza con il tempo presente. Non c’è un briciolo di fobia nella sua visione ma anzi l’amichevole presa in giro da parte di chi con le novità del presente ha un rapporto di confidenza.
Collocazione Biblioteca: 02D91

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