L’apprendimento e le nuove tecnologie

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di Roberto Mangosi

downloadJimmy Liao, Leggere o non leggere. Questo è il problema, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2019, pp. 128
Le piccole librerie stanno lentamente perdendo importanza e le persone che un tempo amavano intrattenersi tra i loro libri le frequentano sempre meno. Un libraio, appassionato bibliofilo, chiede al figlio di radunare i suoi amici per capire insieme a loro se i ragazzi amano ancora comprare libri e leggerli. Il libraio ha preparato per l’incontro molte citazioni famose sui libri, nella speranza che tutti possano condividere la bellezza della lettura. Ma i partecipanti non sono certi di pensarla allo stesso modo: gli adulti con tutte le loro convinzioni, i ragazzi con tutta la loro fantasia. Si apre così una grande, divertente e profonda disputa sull’eterno dilemma: leggere o non leggere? La lettura è consigliata dai 7 anni. Il libro è scritto e illustrato da Jimmy Liao, noto illustratore taiwanese.
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Fabio Mauthe Degerfeld, Smartphone a scuola? Si può. Una linea infinita di possibilità nel processo di insegnamento-apprendimento, in Psicologia di Comunità, n. 2 (2018), vol. 14, pp. 102-111
Il telefono cellulare è entrato “forzatamente” a far parte della nostra vita quotidiana e non si riesce più a farne a meno. L’autore si pone in mezzo alla diatriba se sia o meno opportuno, in una società post-moderna, studiare in classe anche attraverso lo smartphone. Da un’indagine condotta tra docenti e famiglie si scopre un dato piuttosto inquietante, che qui si cerca di interpretare. Certamente l’accento ricade sull’utilizzo “consapevole” al fine del miglioramento dell’attività in aula di questo strumento. Ci si chiede se lo smartphone aiuti, coinvolga, attragga o distragga rispettivamente gli allievi e i docenti. L’interpretazione dei dati ha poi tenuto conto dei “luoghi comuni”, ricavati dalle interviste ai docenti. Sono state quindi esaminate e sperimentate diverse possibilità d’uso degli smartphone in classe. Sullo stesso tema si segnala l’esperienza raccontata nell’articolo di Mauro Croce … [et al.], Un patentino per lo smartphone? Riflessioni e risultati da un progetto interistituzionale di educazione all’uso consapevole e responsabile, in Dal fare al dire, a. 27, n. 3 (2018)17-29

Fake news a scuola. Imparare a difendersi dalle false notizie, in Rocca, a. 77, n. 1 (gen. 2018), pp. 22-24
L’autrice considera il problema delle notizie false diffuse soprattutto dai mezzi di comunicazione telematici nei loro impatti sociali e politici. Ritiene che un’opera di prevenzione possa essere utilmente effettuata nelle scuole con importanti risvolti pedagogici.

4433653_FCOVMarta Rohani Moaied … [et al.], Photovoice e intervento di comunità, in Psicologia di Comunità, n.2 (2018), vol. 14, pp. 13-66
Photovoice è una metodologia di ricerca-azione partecipata con la quale le persone possono rappresentare alcuni aspetti e contenuti critici delle loro comunità o gruppi di riferimento attraverso la tecnica fotografica. Il photovoice nasce negli anni ’90 con uno studio pionieristico di C. Wang e A. Burris sulla vita di un gruppo di lavoratrici di un villaggio cinese ed è ora diffuso, per la sua versatilità, in molti campi. In questa monografia sono raccolti quattro articoli che spiegano ricerche ed esperienze in cui è stato utilizzato il photovoice con adolescenti per decostruire gli stereotipi di genere, con un gruppo di donne con malattia oncologica al seno, con operatori sociali che lavorano con persone senza fissa dimora e con preadolescenti in un progetto finalizzato ad aumentarne il senso di comunità.

Tiziano Gerosa, Marco Gui, Dall’esclusione digitale al sovrautilizzo: origini sociali, pervasività dello smarthphone e rendimenti scolastici, in Polis, a. 32, n. 3 (set.-dic. 2018), pp. 341-368
La diffusione capillare dello smartphone, il principale strumento adottato dalle nuove generazioni per connettersi a internet, ha contribuito a ridurre sensibilmente il digital divide, ma la sua pervasività nella vita quotidiana ha sollevato non poche preoccupazioni. Nella ricerca qui presentata è stato considerato il rapporto tra l’uso dello smartphone tra i giovani e il rendimento scolastico. Sono presentati numerosi dati statistici che correlano molte variabili come il livello di istruzione, quello dei genitori, l’età, il genere, il livello sociale. Il rendimento scolastico risulta abbassato in soggetti che fanno ampio uso dello smartphone per la connessione a internet. Gli autori lavorano all’Università di Milano-Bicocca.

Maria Paola Piccinini … [et al.], Internet: strumento e (s)oggetto di ricerca educativa, in Orientamenti pedagogici, n. 3 (lug.-set. 2018), vol. 65, pp. 417-607
La sezione monografica di questo numero presenta le relazioni del Seminario di studio organizzato dalla rivista, svoltosi il 30 Novembre 2017 presso l’Università Pontificia Salesiana. L’obiettivo del Seminario è quello di considerare criticamente le potenzialità che la rete fornisce per la ricerca in campo educativo. Il lavoro si divide in tre parti: la prima parte presenta articoli di carattere generale, nei quali, con riferimento all’indagine per le scienze sociali e dell’educazione, vengono individuati punti forza, utilizzo e rilevanza di questa tecnica d’indagine. Viene inoltre sintetizzato e analizzato il dibattito sulla definizione e sulle caratteristiche dell’Internet addiction e del disturbo da gioco su Internet. Nella seconda parte viene descritto l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione nella disabilità, nella psicologia sperimentale e nel trattamento clinico. L’ultima parte è dedicata alle sfide pedagogiche che la cultura digitale pone all’apprendimento e alla formazione dei docenti e agli aspetti pedagogici-educativi e pedagogici-pastorali, con un particolare approfondimento all’attenzione della Chiesa alle nuove tecnologie e al loro ruolo nell’educazione dei giovani.

catalogA cura di Pier Giuseppe Rossi e Lorella Giannandrea, Technologies and trust, Franco Angeli, Milano, 2017, pp. 98
Il libro considera la rilevanza dell’uso delle nuove tecnologie nell’apprendimento. Si considera soprattutto l’ambiente scolastico e l’utilizzo di internet nelle sue varie applicazioni. Una particolare attenzione è rivolta anche al mondo del lavoro e all’apprendimento da parte di persone anziane. Vengono forniti dati anche statistici concernenti il valore di socializzazione e integrazione che nuovi metodi di insegnamento offrono in ambiente scolastico a vari livelli.

Gennaro Piro … [et al.], Robot in educazione, in Pedagogika.it, a. 21, n. 1 (gen.-mar. 2017), pp. 8-91
Questo numero monografico della rivista mostra quale sia lo stato dell’arte della robotica educativa, quali siano i kit robotici presenti sul mercato e come li si può utilizzare in qualità di strumenti didattici, capaci di interagire in campo educativo con ragazzi e ragazze aperti ad una nuova e più complessa visione del mondo.

Francesca Pavan, Alberto Rossetti, It’s complicated. Giovani al tempo del web, in Dal fare al dire, a. 26, n. 2 (2017), pp. 50-57
La Cooperativa Terra Mia onlus ha elaborato il progetto It’s complicated per approfondire l’argomento dell’utilizzo dei social network da parte dei ragazzi, al fine di attuare una prevenzione primaria sui rischi correlati. Attraverso un questionario somministrato ad allievi di una scuola secondaria di primo grado per evidenziare il loro rapporto con internet, il ruolo delle famiglie e della scuola, è emerso che trascorrono troppe ore in rete senza la consapevolezza delle conseguenze. Sono stati evidenziate le tipologie di programmi più seguiti ed il rapporto con il mondo degli adulti, genitori e insegnanti.

Sherry Turkle, La conversazione necessaria. La forza del dialogo nell’era digitale, Einaudi, Torino, 2016, pp. 447
La perdita della capacità di parlare «faccia a faccia» con gli altri – con empatia, imparando nel contempo a sopportare solitudine e inquietudini – rischia di ridurre le nostre capacità di riflessione e concentrazione, portandoci, nei casi estremi, a stati di dissociazione psichica e cognitiva. In questo libro, frutto di anni di interviste e di indagini sul campo, Sherry Turkle, docente di Sociologia della scienza e della tecnologia al MIT di Boston, sottolinea le insidie e gli effetti delle appendici tecnologiche che ci circondano nella società e nella nostra vita quotidiana, per far sí che ognuno ridiventi padrone di se stesso, senza farsene acriticamente dominare.
Collocazione Biblioteca: 18000

8891616449Nicoletta Di Blas, Storytelling digitale. A scuola, Maggioli, Santarcangelo di Romagna (RN), 2016, pp. 141
Questo volume si propone come un manuale pratico per introdurre lo storytelling digitale a scuola come forma di didattica straordinaria (nel senso di non quotidiana). L’impiego delle tecnologie – video, immagini, suoni, audio – per realizzare storie, narrazioni, permette ai ragazzi di sviluppare competenze di comunicazione, di sperimentare il lavoro di gruppo, di conseguire benefici cognitivi legati all’argomento specifico e di acquisire capacità di project-management. Il testo si basa sull’esperienza dell’autrice, ricercatrice in Pedagogia speciale, con PoliCultura, una attività di storytelling digitale in formativo, attiva dal 2006. Ai lettori del volume viene offerto accesso ad uno strumento sviluppato da HOC-LAB del Politecnico di Milano, usato dalle scuole per creare più di 1500 storie nell’ambito di PoliCultura.
Collocazione Biblioteca: 17770

A cura di Maura Manca, Generazione hashtag. Gli adolescenti dis-connessi, Alpes, Roma 2016, pp. 182
La generazione hashtag: la generazione degli adolescenti che comunicano attraverso i tag usando la piattaforma digitale. Lo smartphone è una protesi della loro identità, le chat e i social network un’estensione della personalità, una sorta di hard disk esterno in cui inserire tutta la propria vita. Il concetto di privacy e identità è diventato condiviso e quindi è quasi scontato che utilizzino tutti i mezzi tecnologici a loro disposizione per trovare uno spazio personale, una dimensione che troppe volte non si riesce a creare nel mondo reale. Selfie, grooming, cyberbullismo, sexting, social mode in cui alcol e corpi magrissimi sono i protagonisti stanno diventando i compagni di viaggio di questi adolescenti. Il testo affronta questi temi con un taglio divulgativo, ma rigoroso e vi si trovano anche consigli per genitori, educatori e gli stessi adolescenti.
Collocazione Biblioteca: 18174

A cura di Rosaria Pace, Giuseppina Rita Mangione, Pierpaolo Limone, Dimensione didattica, tecnologica e organizzativa. La costruzione del processo di innovazione a scuola, Franco Angeli, Milano, 2016, pp. 272
Il presente volume rappresenta la prima tappa di un progetto editoriale articolato in due lavori: il primo dedicato alla relazione tra la dimensione metodologico-didattica, quella tecnologica e quella organizzativa nel processo di innovazione scolastica; il secondo dedicato alle figure di accompagnamento e al ruolo delle tecnologie nei servizi di bilancio delle competenze e nell’orientamento professionale. I lavori, seppure differenti per i temi affrontati, si confi gurano come complementari rispetto alla medesima finalità: quella di raccogliere riflessioni, osservare percorsi, supportare processi di introduzione tecnologica nei contesti educativi e formativi. Questo volume si sofferma sui processi di innovazione a scuola, che si concretizzano attraverso forze convergenti, tra le quali la ricerca interdisciplinare, il supporto metodologico, il confronto con le buone pratiche. Il lavoro tratteggia tutti questi aspetti attraverso un coro di contributi eterogenei ma complementari.

Michele Pellerey, La diffusione delle tecnologie digitali a scuola sollecita una rivisitazione della didattica come scienza progettuale. Con un corollario: si evidenzia una più incisiva identità del docente come progettatore di percorsi di apprendimento, in Orientamenti pedagogici, n. 1 (gen.-mar. 2016), vol. 63, pp. 43-68
Lo studio esplora le preoccupazioni che sorgono da una presenza più capillare delle nuove tecnologie, in particolare dei cellulari, nel contesto scolastico e le ricadute che queste potrebbero avere sul progetto educativo. Dal momento che spesso l’uso di queste tecnologie non porta i risultati sperati, è necessario adottare un metodo d’insegnamento ispirato al costruttivismo sociale. Di questo metodo viene esaminata la validità operativa e le evidenze che emergono dalle ricerche disponibili segnalano l’importanza dell’azione dell’insegnante nella progettazione. Infatti non è possibile determinare a priori l’efficacia di un metodo senza tener conto del contesto in cui si opera. In conclusione, a partire dalle ricerche fatte l’articolo propone a docenti e dirigenti scolastici cinque linee d’azione per integrare l’uso del cellulare nei programmi scolastici.

140x200_PerfettiSconosciutiPaolo Genovese, Perfetti sconosciuti, film commedia, Italia, 97′
Perfetti sconosciuti è un film dove tutto è il contrario di tutto, dove ognuno può raccontare la sua esperienza, può fissare dei confini tra cose giuste e sbagliate, corrette e scorrette, disdicevoli o no, parlando di vite segrete, di quello che non possiamo o non vogliamo raccontare. Nel corso di una cena, che riunisce un gruppo di amici, la padrona di casa Eva, ad un certo punto, si dice convinta che tante coppie si lascerebbero se ogni rispettivo partner controllasse il contenuto del cellulare dell’altro. Parte così una sorta di gioco per cui tutti dovranno mettere il proprio telefono sul tavolo e accettare di leggere sms/chat o ascoltare telefonate pubblicamente. Quello che all’inizio sembra un passatempo innocente diventerà man mano un gioco al massacro e si scoprirà che non sempre conosciamo le persone così bene come pensiamo. Paolo Genovese affronta di petto il modo in cui l’allargarsi dei cerchi nell’acqua di questi “giochi” finisca per rivelare la “frangibilità” di tutti: e la scelta stessa di questo vocabolo al limite del neologismo, assai legato alla delicatezza strutturale di strumenti così poco affidabili e per loro stessa natura caduchi come i nuovi media, indica la serietà con cui il team degli sceneggiatori ha lavorato su un argomento che definire spinoso è poco, visto che oggi riguarda (quasi) tutti.
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