Le relazioni, i conflitti, le emozioni e la sessualità

ditornarescuola1

da “Le vignette del blog”

713fBqGI7cLIacopo Bertacchi, Ilaria Cipriani, Siamo un gruppo, Erickson, Trento, 2019, pp. 95
Il libro narra le vicende di cinque ragazzi di una scuola secondaria di primo grado accomunati dalla passione per la musica. Malgrado le differenze, decidono di unire le proprie competenze e abilità e creare un gruppo musicale per partecipare a un concerto scolastico. Impareranno l’importanza di affrontare assieme paure, emozioni contrastanti e pregiudizi. il libro affronta diversi temi: la costruzione del gruppo, i traguardi a breve e lungo termine, la consapevolezza delle emozioni, l’autocontrollo, cambiare punto di vista, il problem solving e l’abilità di rifiuto, riconoscere le qualità proprie e altrui. Il libro è parte di un percorso per imparare a gestire le problematiche relazionali e promuovere comportamenti prosociali in classe che è illustrato nella guida “Coping power nella scuola secondaria” (coll. Bibl. 18392).
Collocazione Biblioteca: 18391

Sabina La Grutta … [et al.], Lo sviluppo della conoscenza a scuola: attraversare con il gruppo le esperienze emotive, in Psicologia di Comunità, n. 2 (2018), Vol.14, pp. 90-101
La scuola è primariamente il luogo della conoscenza ma la dimensione del conoscere, del pensare e dell’apprendere è radicalmente impregnata dall’affettività, da quella funzione psichica cioè, che regola lo sviluppo sano della personalità, del senso dell’autenticità e della capacità critica del pensiero. La scuola è inoltre un’istituzione a matrice gruppale, dove tutto ciò che accade si svolge in gruppo. Questa ricerca/azione ha come obiettivo valutare il contributo della consapevolezza emotiva e della qualità dell’integrazione in classe sull’apprendimento scolastico e sollecitare, mediante attività laboratoriali, sia la consapevolezza emotiva, sia la qualità dell’integrazione. La ricerca-azione è durata 5 anni e ha coinvolto 40 classi con ragazzi dai 6 ai 12 anni ai quali sono stati somministrati in ingresso e in fase di valutazione alcuni test sia individualmente che collettivamente.

Manuela Guardiani, Educazione alla prosocialità: impatto sulla maturazione dei giovani, problemi aperti e potenziali soluzioni, in Orientamenti pedagogici, n. 1 (gen.-feb.-mar. 2018), vol. 65, pp. 133-144
Negli ultimi tempi l’esacerbarsi dell’individualismo sociale ha portato a un incremento dei comportamenti devianti dei giovani, mettendo in evidenza l’importanza dell’insegnamento della responsabilità sociale in ambito scolastico. Ciò può essere realizzato mediante la pedagogia del “service learning” che combina attività di servizio solidale e attività riflessive, metodo diffuso nel mondo, ma scarsamente conosciuto in Italia. Questo lavoro si inserisce in un progetto più vasto, volto a monitorare gli approcci all’insegnamento della prosocialità nel nostro Paese, valutando la relazione tra programmi di “service learning” e sviluppo del senso di responsabilità sociale negli studenti. Il progetto ha anche sondato il mondo valoriale dei giovani e raccolto impressioni e suggerimenti per il miglioramento di un programma scolastico di attività di servizio sociale attraverso colloqui con gli studenti stessi, comparando le esperienze degli studenti italiani e di quelli di un liceo internazionale.

A cura di Paola Marmocchi, Loretta Raffuzzi e Eleonora Strazzari, Percorsi di educazione affettiva e sessuale per preadolescenti. Il progetto “W L’Amore”, Erickson, Trento, 2018, pp. 218
Nella prima parte il libro considera il quadro legislativo internazionale e nazionale sull’educazione all’affettività e alla sessualità e le indicazioni progettuali e metodologiche per realizzarla. Nella seconda parte alcuni esperti delineano ricerche, riflessioni e modalità di intervento sulle tematiche più complesse (identità e orientamento sessuale, uso consapevole dei nuovi media, pornografia, violenza di genere e nelle giovani coppie). Nella terza parte viene descritto il progetto “W L’amore”, realizzato dagli Spazi Giovani della Regione Emilia-Romagna in collaborazione con le scuole secondarie di primo grado e i contesti educativi extrascolastici.
Collocazione Biblioteca: 18223

downloadEvelyn Schöllmann E Sven Schöllmann, Parlarsi con rispetto. 10 moduli per educare alla comunicazione non violenta nella scuola primaria, Erickson, Trento, 2018, pp. 61
Tutti i bambini si trovano spesso coinvolti in piccoli conflitti con i compagni, senza avere gli strumenti per affrontarli in modo adeguato. È dunque importante sostenerli fin dalle prime classi della scuola primaria, aiutandoli ad apprendere modi comunicativi empatici e rispettosi dell’altro e favorire così la «comunicazione non violenta». Diffusa dagli anni Sessanta da Marshall Rosenberg, la comunicazione non violenta (CNV) promuove il cosiddetto «Linguaggio della giraffa», assertivo ed empatico, in contrapposizione con il «Linguaggio del lupo». E proprio su queste basi è stato costruito il percorso didattico di Parlarsi con rispetto, che propone 10 moduli con attività e carte-gioco illustrate (in allegato), giochi e momenti di riflessione individuale e collettiva. L’opera è concepita in due volumi in cofanetto: alla guida operativa per l’insegnante sono allegate le schede per i bambini.
Collocazione Biblioteca: 18041

A cura di Chiara Cavina, Serena Cavina Gambin, Daniela Ciriello, Incontrare le persone LGB. Strumenti concettuali e interventi in ambito clinico, educativo e legale, Franco Angeli, Milano 2018, pp. 217
Le persone LGB, ovvero lesbiche, gay e bisessuali, nonostante siano ancora oggetto di forti discriminazioni e ostilità sociale, fanno sempre più spesso la scelta di essere visibili. Questa aumentata visibilità, inevitabilmente, si manifesta anche nel contatto con i servizi, siano essi pubblici o privati, e con gli operatori e le operatrici. Attraverso un ricco approccio multidisciplinare, questo testo – guida teorica e insieme pratica – affronta molti temi: dall’adolescenza, alla coppia, alla genitorialità, le storie, le tematiche e le vulnerabilità specifiche portate in consulenza dalle persone LGB. Si segnala in particolare la parte 4: Interventi in ambito scolastico.
Collocazione Biblioteca: 18374

Emanuela Abbatecola, Luisa Stagi, Pink is the new black. Stereotipi di genere nella scuola dell’infanzia, Rosenberg e Sellier, Torino, 2017, pp. 143
“Pinkizzazione” è la recente tendenza a colorare di rosa tutto ciò che appartiene al territorio femminile: rosa i vestiti e i giocattoli delle bambine, rosa gli oggetti e gli accessori delle donne; ma rosa è anche il colore scelto dalle donne in marcia nello sciopero globale dell’8 marzo 2017. La divisione dei colori – rosa per le femmine e blu per i maschi – è uno dei tanti dispositivi per il mantenimento dell’ordine di genere che non prevede sconfinamenti e che ingabbia sia i maschi che le femmine. Attraverso una ricerca sugli stereotipi di genere nelle scuole di infanzia genovesi, si è provato a rispondere a queste e altre domande, entrando nelle scuole, parlando con le insegnanti, facendo osservazioni nelle classi e provando a catturare il punto di vista creativo di bambine e bambini.
Collocazione Biblioteca: 18185

downloadSerena Lecce, Federica Bianco, Mettiti nei miei panni. Programma per promuovere l’empatia e le relazioni con la teoria della mente. Scuola primaria, Erickson, Trento, 2018, pp. 177
“Mettersi nei panni degli altri” è una capacità, nota come teoria della mente, fondamentale per costruire buone relazioni sociali e uscire da una prospettiva autoriferita. Il programma qui proposto è strutturato in sei unità di lavoro (con schede per il bambino e indicazioni per l’adulto) che affrontano attraverso storie e attività coinvolgenti specifici temi, quali la falsa credenza, la persuasione, le gaffe sociali, il sarcasmo, il fraintendimento. Le autrici presentano un test ad uso dei bambini delle elementari per studiare lo sviluppo di diverse caratteristiche psicologiche inerenti l’empatia. Espongono attraverso dati statistici i risultati di una loro ricerca sulla base di un programma elaborato a tale fine. Serena Lecce è professore associato di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione presso l’Università di Pavia. Federica Bianco è assegnista di ricerca presso l’Università di Pavia.
Collocazione Biblioteca: 17981

A cura di Valerie Moretti, Emozioniamoci. Educazione emotiva in classe (12-17 anni), Erickson, Trento, 2017, pp. 345
Come raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’apprendimento delle cosiddette life skills nei bambini e nei ragazzi è indispensabile al fine di gestire le relazioni con gli altri, favorire il benessere e la salute e prevenire comportamenti a rischio. Questo libro, dedicato alla formazione degli adolescenti, rappresenta la conclusione di un progetto sperimentato sul campo dall’ASVA (Associazione Scuole Varese). Nella prima parte si tratta l’adolescenza ed il ruolo degli educatori. Nella seconda parte viene esposto in modo ampio e dettagliato un programma didattico utile per le scuole medie e le superiori. Nella terza parte si affrontano alcuni specifici argomenti verso cui tale programma è indirizzato: malattie a trasmissione sessuale, metodi anticoncezionali, travestitismo e transessualità, sostanze stupefacenti, rapporti genitori-adolescenti.
Collocazione Biblioteca: 17982

A cura di Mariella Pasinati, Insegnare la libertà a scuola. Proposte educative per rendere impensabile la violenza maschile sulle donne, Carocci, Roma 2017, pp. 302
Il volume raccoglie una serie di contributi a sostegno della tesi seguente: la scuola deve farsi protagonista del cambiamento indispensabile per affrontare il problema della violenza maschile sulle donne, segno evidente dell’incapacità maschile di misurarsi con la libertà femminile. Affinché i giovani possano cominciare a sperimentare forme di convivenza civile e non violenta fra i sessi è essenziale un agire educativo non episodico, ma capace di modificare l’assetto su cui tale violenza trova il suo fondamento: una cultura centrata su un unico soggetto, il maschile. A questo fine bisogna ripensare l’intero impianto pedagogico e le discipline insegnate per tutelare e valorizzare la figura femminile nella nostra cultura.
Collocazione Biblioteca: 18050

9788878854734_0_0_626_75Irene Biemmi, Silvia Leonelli, Gabbie di genere. Retaggi sessisti e scelte formative, Rosenberg e Sellier, Torino, 2017, pp. 206
Femmine e maschi frequentano la scuola insieme fino dai primi anni di vita, ma durante il percorso le loro strade tendono a separarsi, come se seguissero dei bivi obbligati che indirizzano le prime verso ambiti di tipo umanistico e i secondi verso percorsi di tipo tecnologico-scientifico. Talvolta si osserva il fenomeno contrario. La ricerca descritta nel libro presenta le storie di giovani donne e giovani uomini che operano decisioni anticonformiste. Le riflessioni educative proposte mirano a decostruire le gabbie culturali, ma ambiscono anche a delineare nuove piste per orientarsi fuori dalle gabbie di genere. Irene Biemmi è docente di Pedagogia sociale presso l’Università di Firenze. Silvia Leonelli è ricercatrice in Pedagogia generale e sociale presso l’Università di Bologna.
Collocazione Biblioteca: 18183

A cura di Fabio Vanni, Come out. Intercettare, orientare ed includere adolescenti difficili nel processo di cura, Regione Emilia Romagna, Bologna, 2017, pp. 201
Nel 2013 in Emilia Romagna, con deliberazione n. 590, sono state approvate le ‘Linee di indirizzo sulla promozione del benessere e la prevenzione del rischio in adolescenza’ che sviluppano in modo diffuso gli interventi di promozione e prevenzione nei vari contesti di vita degli adolescenti, con attenzione agli adulti di riferimento ed al passaggio alla maggiore età. Viene tra l’altro illustrato il progetto “Teseo” che promuove il benessere a scuola. Tra gli interventi sulla cornice concettuale del progetto segnaliamo quello di Gustavo Pietropolli Charmet.
Collocazione Biblioteca: 17941

Adalinda Gasparini, Claudia Chellini, Lupus in fabula. Le fiabe nella relazione educativa, Erickson, Trento, 2017, pp. 263
Fra tutti i generi narrativi l’universo fiabesco è quello che più affonda le radici nella psiche individuale e collettiva, nella complessità delle vicende vissute in differenti tempi e culture, nelle credenze, nei gesti, nei riti da sempre presenti sulle scene dell’esistenza umana. Il volume guida nella geografia di questo immaginario invitando a mostrare ai bambini quello che l’educazione contemporanea tende ad attenuare, se non a nascondere, ovvero la dimensione tragica della vita, con la quale pur sono in contatto fin dalla più tenera età. Le fiabe tradizionali sono le storie dei conflitti che minacciano l’esistenza dei giovani protagonisti, dei rischi e delle prove che devono affrontare, della via che possono trovare per uscire da difficoltà apparentemente insormontabili, a patto che si usi il potere salvifico della parola, si ascoltino coloro che si incontrano lungo il proprio cammino e che si chieda loro aiuto. Le autrici sono una psicoanalista e una ricercatrice esperta in formazione dei docenti; analizzando fiabe classiche e storie contemporanee tratte da cartoni animati e serie televisive, riflettono sulla capacità della fiaba di rivelarci, con i suoi simboli e le sue metafore, nuovi dettagli della nostra identità.
Collocazione Biblioteca: 17971

PEDAGOGIKA_IT_XXI_2_COVERDuccio Demetrio … [et al.], Narrare di sé, in Pedagogika.it, a. 21, n. 2 (apr.-giu. 2017), pp.8-69
Nella monografia di questo numero, gli autori intendono indagare come il narrare di sé possa diventare uno strumento di conoscenza ed essere coltivato in vari campi del sapere, nelle scuole attraverso l’esperienza diretta della scrittura autobiografica. Narrare e narrarsi significa comunicare e l’azione di comunicare implica partecipazione, trasmissione, condivisione e ascolto. Si segnala il contributo di Maurizio Disoteo “Appunti per l’uso dell’autobiografia musicale nella scuola“.

Gabriella Mariani, Mediatori in erba: le competenze relazionali dei bambini, in Caleidoscopio relazionale, n. 5 (ott. 2015), pp. 129-140
I bambini non soltanto subiscono passivamente ma sono costruttori di contesti relazionali. L’autrice esamina il modo in cui il contesto sociale della scuola implica una cornice relazionale caratterizzata da un insieme di atteggiamenti comunemente definiti di “civile convivenza”. La cornice sociale implica doveri, diritti e una gamma di aspettative e modalità piuttosto condivisibili e prevedibili per stare in relazione con gli altri, soprattutto in un contesto educativo. Nell’esperienza raccontata in questo articolo, il mediatore ha permesso ai bambini di muoversi tra due diversi livelli di relazione tra pari, superando il timore nei confronti dei coetanei e anche dell’adulto, di “fare o dire la cosa giusta” per poter identificare dove quando e come la violazione di una regola di civile convivenza diventa offesa personale, attacco all’identità. Il lavoro è poi proseguito sul tema del conflitto e poi su quello della struttura trigenerazionale.

Tiziana Mattei, Maria Rosita Cecilia, Pierpaolo Vittorini, La scuola in tenda come strumento di resilienza nel post sisma. Studio osservazione sui ricordi di alunni, insegnanti e genitori, in Orientamenti pedagogici, n. 1 (gen.- mar. 2017), vol. 64, pp. 143-157
Le “scuole in tenda” sono state istituite nel 2009 in seguito al terremoto all’Aquila e nel territorio circostante. Questo articolo illustra uno studio osservazionale per esplorare, a cinque anni di distanza dal sisma, le difficoltà e i cambiamenti affrontati dagli studenti e le funzioni svolte dalla scuola in questi frangenti. Lo studio riporta che il ricordo del terremoto è ancora vivo, così come le difficoltà incontrate a livello scolastico, emotivo e relazionale, tuttavia la Scuola in Tenda ha assolto a diverse funzioni positive ed è risultata utile per gli insegnanti, piacevole per i genitori e divertente per gli studenti, dal momento che, nel tentativo di ridurre il disagio, ha sviluppato nuovi saperi e nuove forme educative.

xSavagnone-Gender-marziano-268x403.jpg.pagespeed.ic.R23k9p3gHAGiuseppe Savagnone, Il gender spiegato a un marziano, EDB, Bologna, 2017, pp. 108
Nell’attuale contesto di contrapposizione tra chi dipinge la teoria del gender in toni apocalittici, esasperandone gli aspetti, e chi ne nega l’esistenza, riconducendo il problema a una questione di rispetto dei diritti, il libro mostra l’inadeguatezza di entrambe le posizioni andando direttamente alle fonti, costituite sia dagli studi di gender, sia da documenti ufficiali.Una particolare attenzione è riservata al problema della presenza della teoria del gender nella scuola e ai diversi significati che assume il termine «omofobia» nel dibattito attuale.
Collocazione Biblioteca: 17855

Simone Bruschetta, Giuseppe Biagi, Rosa Leonardi, Lo scenodramma comunitario nella scuola primaria: installazione nell’istituzione scolastica di un dispositivo psicoterapeutico comunitario basato sul gioco, in Rivista Plexus, n. 15-16 (2016) – on line, pp. 27-64
L’articolo presenta l’applicazione del dispositivo dello scenodramma a un gruppo classe della scuola primaria. Viene utilizzato un caso esemplificativo di presa in carico di una bambino di 8 anni attraverso un approccio psicoterapeutico di comunità, per il quale è stato attivato l’intervento specifico nella classe del piccolo paziente. L’esperienza presentata permette di descrivere l’organizzazione del dispositivo dello scenodramma comunitario nelle istituzioni e la connessa teoria della tecnica dei gruppi comunitari ad orientamento psicodinamico-analitico nella scuola.

Guglielmo Malizia, Carlo Nanni, Parità di genere e politiche dell’educazione: problemi e prospettive, in Orientamenti pedagogici, n. 4 (ott.- dic. 2016), vol. 63, pp. 839-863
In una prima sezione dell’articolo si esamina l’evoluzione delle teorie del genere al fine di evidenziare la debolezza della relativa ideologia che considera il sesso unicamente come una costruzione sociale, ma al tempo stesso assumere criticamente la prospettiva di genere che consente di scoprire e combattere le gravi disparità di cui soffrono le donne in paragone a gli uomini e anche le discriminazioni che colpiscono quanti presentano un orientamento sessuale difforme rispetto all’ordine binario maschile e femminile socialmente prevalente. Alle teorie del genere si collegano diverse politiche dell’educazione e l’articolo offre degli esempi in relazione all’Italia e in particolare alla legge sulla «Buona Scuola» nel quadro delle tendenze in atto in Europa.

COP_Orientamenti-Pedagogici-2-15_O014Nicola Contegreco, Scrivere di sé nell’adolescenza: autobiografia e memoria a scuola, in Orientamenti pedagogici, n. 3 (lug.-set. 2016), pp. 573-593
Secondo l’autore la scrittura di sè può essere utilizzata come valido strumento all’interno di percorsi formativi nella delicata fase adolescenziale. Pur non rientrando in maniera formale nella programmazione didattica, è proprio a scuola che questa pratica, adeguatamente proposta e strutturata, può agevolare e rendere attivo e significativo il processo di crescita e maturazione nello studente.

Giulia Barbero Vignola e Valeria Duca, Stare bene a scuola, apprendere e crescere in modo positivo, in Studi Zancan, a. 17, n. 3 (mag.-giu. 2016) – on line, pp. 29-38
L’articolo descrive lo studio longitudinale CRESCERE, che ha analizzato e messo in relazione le difficoltà che influiscono sulla motivazione allo studio e i fattori che favoriscono il benessere scolastico nei giovani che frequentano la scuola secondaria di primo grado. Vengono analizzate anche le relazioni familiari e scolastiche con insegnanti e compagni. Comprendere le condizioni che permettono a ogni studente di sentirsi bene a scuola è il primo passo per aiutare i ragazzi nel loro percorso di crescita e apprendimento

Antonella Pugnaghi, Valutare la relazione educativa nella scuola dell’infanzia, Una ricerca in Provincia di Modena, in Orientamenti pedagogici, n.1 (gen -mar 2016), vol. 63, pp. 11-41
La valutazione della qualità della relazione educativa, osservata direttamente all’interno dei diversi contesti prescolari, costituisce un’azione nevralgica per poter garantire ai bambini delle reali opportunità formative fin dalle prime esperienze scolastiche. In tal senso, senza scadere in alcuna logica classificatoria, la ricerca, condotta in venti scuole dell’infanzia pubbliche e non, in Provincia di Modena, mira a esplorare le fisionomie qualitative di tali contesti pre-scolari, analizzandone i profili di qualità relazionale e rintracciandovi specifici pattern educativi, risultato di diversificate connessioni latenti tra variabili organizzative, prassi metodologiche e assunti pedagogici.

locandinaClaude Barras, La mia vita da zucchina, film animazione, Svizzera, Francia 2016, 66′
Zucchina non è un ortaggio ma un bambino (il cui vero nome era Icaro) che pensa di essersi ritrovato solo al mondo quando muore sua madre. Non sa che incontrerà dei nuovi amici nell’istituto per bambini abbandonati in cui viene accolto da Simon, Ahmed, Jujube, Alice e Béatrice. Hanno tutti delle storie di sofferenza alle spalle e possono essere sia scostanti che teneri. C’è poi Camille che in lui suscita un’attenzione diversa. Se si hanno dieci anni, degli amici e si scopre l’amore forse la vita può presentarsi in modo diverso rispetto alle attese. Il film ha trovato il proprio punto di partenza nel libro “Autobiographie de une Courgette” ma è Céline Sciamma, al suo top nella scrittura, che ha saputo fornirgli il giusto equilibrio tra dramma, commozione e speranza. Perché ci viene ricordato quanto sia intensa la sofferenza di un bambino che vive una condizione familiare disastrata. Ci dice però anche che si può sfuggire allo stereotipo cinicamente pessimista secondo il quale ‘tutti’ gli istituti per minori sono luoghi di detenzione in cui trascorrere mesi o anni in cui i soprusi sono pane quotidiano. Ci viene anche detto (e questa consapevolezza viene comunicata ai giovanissimi spettatori) che le prime domande sulla sessualità non sono forse mai state (e oggi lo sono ancor meno) riservate a quel periodo della vita che si chiama pubertà.
Collocazione Biblioteca: 03D52

Ivano De Matteo, I nostri ragazzi, film drammatico, Italia, 2014, 90′
Due fratelli, opposti nel carattere come nelle scelte di vita (uno avvocato di grido, l’altro pediatra impegnato), e le loro rispettive mogli, perennemente ostili l’una all’altra, si incontrano da anni, una volta al mese, in un ristorante di lusso, per rispettare una tradizione. Parlano di nulla: alici alla colatura con ricotta e caponatina di verdure, l’ultimo film francese uscito in sala, l’aroma fruttato di un vino bianco, il politico corrotto di turno. Una sera una telecamera di sicurezza riprende (senza che se ne possa ricostruire l’identità) l’aggressione a calci e pugni da parte di un ragazzo e di una ragazza nei confronti di una mendicante, che finisce inizialmente in coma. Le immagini vengono messe in onda da “Chi l’ha visto?” e in breve tempo le due coppie acquisiscono la certezza che gli autori dell’atto delittuoso sono i reciproci figli. Che fare? Lo spettatore viene posto in una condizione di estraneità al fatto che gli viene consentito di giudicare nella sua dinamica, assegnando torti e ragioni. È quanto accade dopo che invece l’accaduto costringe ognuno a porsi la domanda: io come mi comporterei? La totale amoralità dei due ragazzi può spaventare, spingendoci quasi a rifiutarne le modalità di espressione e il regista ci chiede piuttosto di guardarla in faccia, senza nascondere la testa sotto la sabbia, perché è su questo piano che ai genitori viene chiesto di intervenire, senza prediche inutili, ma anche senza cedimenti.
Collocazione Biblioteca: 02D90

 

lucy-rabbia-peanuts-02

dai Peanuts di Charles Monroe Schulz