Educazione alla salute e all’ambiente

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di Bruno D’Alfonso

A cura di Federica Buglioni, Cibo plurale, in Bambini, n. 8 (ott. 2019), pp. 25-56
L’approfondimento di questo numero raccoglie una serie di articoli riguardanti contesti ed esperienze educative dove il cibo è lo spunto per creare un senso di comunità, coinvolgere le famiglie, scardinare pregiudizi, prendersi cura non solo del corpo, ma anche del pianeta. I contributi raccolti sono: “Il gioco dei plurali” di Federica Buglioni; “Nutrimento è/e relazione” di Ambra Scolari; “Il cammino degli eroi” di Francesca Lanocita; “La mensa che vale” di Claudia Paltrinieri; “Cibo e scuola” di Maria De Biase; “Il cibo è un laboratorio”; di Emanuele Breveglieri e Roberta Barzaghi.

Cristina Birbes, Ripensare l’educazione in un pianeta che cambia. Sviluppo sostenibile, povertà, resilienza, in Orientamenti pedagogici, n. 1 (gen.-mar. 2019), vol. 66, pp. 89-99
Da un punto di vista pedagogico si esplorano la possibilità e i significati dell’educazione allo sviluppo sostenibile, quale strumento per elaborare conoscenze e azioni tese a sconfiggere la povertà, garantendo migliore qualità della vita per tutti. La sfida della sostenibilità può offrire un motivo di fiducia nel futuro, quale bussola per elevare le capacità umane di elaborare progetti ed idee atte a costruire reti solidali capaci di favorire una presa di coscienza globale. In questo processo l’educazione gioca un ruolo insostituibile.

Richard Midford … [et al.], Relationship between Australian harm minimisation alcohol education and student uptake, consumption and harm, in The International Journal of Drug Policy,  (feb. 2018) – on line, vol. 52, pp. 25-31
Lo studio analizza i dati sull’alcol provenienti dalle indagini ASSAD (Australian Secondary Students Alcohol and Drug surveys) 2011 e 2014, allo scopo di esaminare la relazione fra la quantità di informazioni sull’alcol che gli studenti segnalano di avere ricevuto, i loro modelli di consumo e il danno subito. I dati riguardano più di 48000 studenti di età compresa fra i 12 e i 17 anni. Secondo gli autori, l’informazione sull’alcool non ha persuaso gli studenti ad astenersi dal consumo, ma piuttosto il contrario. Tuttavia, essa ha avuto parzialmente successo influendo sulla diminuzione del consumo da parte degli studenti, in particolare di quelli con livelli più rischiosi di consumo, ma non ha ridotto direttamente i danni subiti dai ragazzi quando bevono. Gli autori auspicano che le scuole forniscano esplicitamente strumenti pratici e pertinenti per la riduzione dei danni immediati derivanti dal consumo di alcool.

A cura di Eugenio Rossi, Percezione del gioco d’azzardo e modalità di prevenzione. Un’indagine sugli stili educativi dei genitori, Milano, Bruno Mondadori, 2018, 194 p.
L’età in cui si inizia a giocare d’azzardo incide in maniera significativa sullo sviluppo di quella che oggi è considerata una vera e propria dipendenza, al pari delle sostanze stupefacenti. Il gioco d’azzardo, proponendosi con notevole visibilità e costanza sulla scena della vita quotidiana, coinvolge in maniera consistente anche le nuove generazioni, che si configurano come vittime perfette del mercato del gioco. L’adolescenza rappresenta il momento in cui si lotta per costruirsi un’identità, si cerca di emergere e di farsi accettare. Proprio questa età di passaggio rappresenta il target principale del gioco d’azzardo, che stimola i ragazzi ad abbracciare l’illusione di poter evadere da una quotidianità ostile, oppure di sentirsi capaci e protagonisti. Il rischio è che il gioco d’azzardo diventi parte della struttura della loro personalità e ne pregiudichi seriamente il futuro. A partire da una ricerca che indaga quanto i genitori siano consapevoli della vulnerabilità dei propri figli di fronte alla realtà virtuale dell’azzardo, questo libro muove delle riflessioni nella prospettiva della prevenzione, con il fine di far comprendere alle giovani generazioni i pericoli del gioco d’azzardo.
Collocazione Biblioteca: 18341

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di Lo Scherzatore

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