Sensibilizzare alle mafie, educare alla cittadinanza e alla legalità e fare memoria

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Laura Corazza, Alessandro Zanchettin, Educazione alla cittadinanza: promuovere legalità e democrazia. Percorsi formativi per le scuole, Crescere insieme per conoscersi – educazione, scuola, formazione, in Educazione interculturale, n. 2 (mag. 2016) – on line, pp. 11
Grazie alla legge della Regione Emilia Romagna del 9 maggio 2011, n. 3, recante “Misure per l’attuazione coordinate delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine organizzato e mafioso, nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile”, è stata avviata nel 2012 una ricerca che ha portato alla produzione di materiale didattico multimediale e a percorsi formativi per le scuole secondarie di secondo grado. Le finalità di tali percorsi consistono nella stimolazione di riflessioni e di approfondimenti relativi alla cultura mafiosa e nella generazione di comportamenti orientati alla responsabilità sociale e al rispetto dei diritti.

Francesca Farruggia, La percezione della criminalità organizzata tra gli studenti: una ricerca nelle scuole di Latina, in Sicurezza e scienze sociali, a. 4, n.1 (gen.- apr. 2016), pp. 129-139
I crimini mafiosi, nonostante abbiano un profondo impatto sulla vita di comunità, non sono percepiti come minacciosi allo stesso modo di altri reati. Questo articolo presenta i risultati di una ricerca su come gli studenti di scuola secondaria superiore della provincia di Latina percepiscono i fenomeni e l’organizzazione criminale e su come questa percezione sia influenzata dal livello di conoscenza del fenomeno mafioso.

A cura di Dario Ianes, Parlare di ISIS ai bambini, Erickson, Trento, 2016, pp. 147
Il libro è rivolto a insegnanti e genitori, fornisce loro il lessico, gli strumenti, le nozioni e la modalità con cui spiegare a bambini e ragazzi in modo chiaro, semplice e completo cosa è il terrorismo islamico, come e perché nasce, come parlare di avvenimenti difficili da approcciare come le stragi, gli attentati, la paura. All’interno si trovano interventi di Alberto Pellai, Edgar Morin, Riccardo Mazzeo e Marco Montanari. Collocazione Biblioteca:17613

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Vista dal Nord. Educazione antimafia e immaginario mafioso in Piemonte e Lombardia, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2015, pp. 139
Questo libro descrive un percorso di ricerca realizzato nelle scuole secondarie di secondo grado di Piemonte e Lombardia, attento a mettere in evidenza la tipologia e la qualità degli immaginari che i giovani hanno sul fenomeno mafioso. Il lavoro di sensibilizzazione delle giovani generazioni sui temi della legalità e della lotta alle mafie all’interno delle scuole rappresenta una frontiera privilegiata per l’Associazione “Libera”.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.356

Prefazione di Michele Gagliardo, La Costituzione Sentimentale, Leardini Guerrino, 2015, pp. 160
La rete dei percorsi di legalità, costituita da quindici scuole di ogni ordine e grado della provincia di Chieti, ha scelto di affidare alla tecnica della scrittura narrativa il compito di veicolare la storia della democrazia raccontata dai ragazzi, mettendo l’accento sul sentimento di giustizia di cui essi sono testimoni e al tempo stesso interpreti. Il volume propone una “rilettura” dei valori di cittadinanza, a partire dai principi fondamentali della Costituzione italiana, considerata non solo la legge fondamentale dello Stato ma anche uno straordinario documento pedagogico. Collocazione Biblioteca: MAF.06.360

A cura di Marco Santoro, Riconoscere le mafie. Cosa sono, come funzionano, come si muovono, Il Mulino, Bologna, 2015, pp. 362
Con il contributo dei maggiori studiosi ed esperti in materia, questo volume analizza le mafie (soprattutto italiane, ma non solo), muovendo dal problema del loro riconoscimento: cosa sono le mafie, ovvero come sono state storicamente identificate e quali questioni (giuridiche, politiche ma anche epistemologiche) solleva la loro identificazione; Il volume spiega come funzionano, come si muovono e si espandono nello spazio, mimetizzandosi e trasformando l’ambiente. Il mondo variegato e complesso delle mafie emerge da questo volume come un grande e incompiuto puzzle, una sfida alle nostre categorie cognitive e morali, la cui soluzione presuppone adeguate strategie intellettuali su cui fondare efficaci interventi politici: perché è solo dal riconoscimento delle mafie in tutta la loro complessità culturale, politica e sociale che possiamo sperare di vederle e quindi combatterle e contrastarle.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.388

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Ilaria Ferramosca, Gian Marco De Francisco, Ragazzi di scorta. Rocco, Vito, Antonio: gli agenti di scorta di Giovanni Falcone, BeccoGiallo, Sommacampagna, 2015, pp. 125
Gli autori raccontano in forma fumettistica la vita di Antonio e Rocco, i ragazzi della scorta di Giovanni Falcone che hanno vissuto i sogni, le speranze, le preoccupazioni, i dubbi della loro età; che hanno sentito il bisogno di amare e di essere amati, e l’assillo, affacciandosi alla vita adulta, di trovare una strada conforme ai loro desideri, alle loro legittime aspettative. Strada che Rocco e Antonio, come altri uomini e donne delle forze di polizia uccisi nello svolgimento del dovere hanno trovato, oltre che negli affetti, in una professione vissuta con autentica etica di servizio, consapevoli che la ricerca della felicità personale e dei propri cari passa anche attraverso l’impegno per il bene comune, l’essere cittadini non a intermittenza ma in ogni istante della propria vita. Ilaria Ferramosca è pugliese, laureata in giurisprudenza; Gian Marco De Francisco è architetto e fumettista tarantino. Il libro si avvale della postfazione di don Luigi Ciotti.
Collocazione Biblioteca: MAF.05.095

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Marco Rizzo, Lelio Bonaccorso, La mafia spiegata ai bambini. L’invasione degli scarafaggi, Becco Giallo, Verona,  2014, pp. 52
Castelgallo era un paesino tranquillo: una scuola, una gelateria, un panificio, tantissimo sole e un bellissimo mare. Ma un giorno cominciò a circolare tra gli abitanti uno strano morbo, capace di trasformare le persone in scarafaggi. Alcuni chiamarono quella malattia “mafia”. E in pochi, all’inizio, ne volevano parlare… Questo libro parla di mafia, insegna come riconoscerne i sintomi e mostra come si cura. Gli autori, entrambi siciliani, sono rispettivamente giornalista e scrittore (Rizzo) e fumettista e illustratore (Bonaccorso).
Collocazione Biblioteca: MAF.05.85

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Raffaele Mantegazza, Diventare testimoni. Riflessioni e percorsi per la Giornata della Memoria a scuola, Junior, Parma, 2014, pp. 191Il 27 gennaio (data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz) di ogni anno ricorre la celebrazione della Giornata della Memoria e in questa occasione si organizzano, in modo particolare nelle scuole, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati italiani nei campi nazisti. L’autore di questo libro, professore di pedagogia interculturale, si domanda se nella scuola odierna ha ancora senso dedicare un giorno alla riflessione sulla Shoah, analizzando il rischio che che la Giornata della Memoria si riduca a un ritualismo poco significativo se non viene considerata come una sorta di visore critico da applicare a tutta l’esperienza scolastica degli studenti. La ritualizzazione e la calendarizzazione della memoria servono per far crescere un reale interesse da parte dei ragazzi o rischiano di essere semplicemente un obbligo da assolvere?
Collocazione Biblioteca: 16763

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Francesco Munzi,  Anime nere, film drammatico, Italia, Francia, 2014, 103′
Leo, figlio inquieto di Luciano, una notte spara alcuni colpi di fucile sulla saracinesca di un bar protetto da un clan locale, in quel di Africo nel cuore dell’Aspromonte. Una provocazione come risposta a un’altra provocazione. Un atto intimidatorio, ma anche un gesto oltraggioso che il ragazzo immagina come prova di coraggio e affermazione d’identità nei confronti del clan rivale e nei confronti del padre, maggiore di tre fratelli, dedito alla cura degli animali e dei morti, e lontano dalla cultura delle faide. I fratelli di Luciano hanno preso altre strade lontano da Africo, in una Milano permeata di affari criminali lungo la rotta della droga tra l’Olanda e la Calabria. Dopo la provocazione notturna, Leo deve e vuole cambiare aria, e raggiunge lo zio Luigi, il più giovane dei tre fratelli, spavaldo nel correre su e giù per l’Europa stingendo patti “commerciali” con cartelli sudamericani, e lo zio Rocco, ormai trapianto a Milano con aria e moglie borghese, arricchito proprio dai proventi di quei traffici internazionali. L’eco della bravata di Leo giunge in quel di Milano e risveglia la mai sopita attrazione per la vendetta, la faida in un misto di orgoglio represso dal benessere, o da esso alimentato sotto mentite spoglie. Il fratello maggiore infatti viene richiamato bonariamente dal boss del clan rivale, e umiliato nel suo essere uomo, primogenito, padre di famiglia. I fratelli si mettono in viaggio verso il loro Sud, la loro terra, sentendo il richiamo di una cultura antica, richiamo fatale a un destino immutabile che punta dritto verso la tragedia, senza scampo. Francesco Munzi torna al cinema firmando con questo suo terzo film, una tragedia “greca”, di fatto calabrese, ispirandosi al romanzo omonimo di Gioacchino Criaco, edito nel 2008 da Rubettino (coraggiosa casa editrice, da sempre attenta all’indagine della cultura calabrese, e non solo). Munzi arriva a questa opera difficile dopo aver sperimentato storia e stile nei suoi due primi film, Saimir e Il resto della notte. Qui si porta nel cuore della Calabria e della sua cultura ancestrale in odore di ‘ndrangheta e lo fa da “straniero”, con sguardo aperto, consapevole del rischio, quello di rappresentare luoghi, storie, personaggi quasi mai raccontati prima (la ‘ndrangheta è misteriosa anche al cinema).
Collocazione Biblioteca:02D89

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Enrico Masi, Stefano Migliore, Muro bassoSe la decrescita è anche uno spazio, documentario, Italia, 2014, 51′
Il documentario è realizzato come un viaggio attraverso l’Italia, cercando e visitando luoghi dove si realizza un’antimafia concreta, fatta non di eroi solitari, ma di giovani che lavorano sui beni confiscati o in centri di aggregazione che hanno come scopo l’educazione alla legalità. Da Torino alla Puglia, incontrando e intervistando persone qualificate, come Manuela Mareso, direttrice di Narcomafie, Michele Gagliardo, di Libera e del Gruppo Abele, don Luigi Ciotti. Dalle teche RAI anche filmati famosi, come l’intervento di papa Wojtyla a Palermo o la lunga intervista realizzata da Enzo Biagi a Luciano Liggio.
Collocazione Biblioteca:02D89

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Pif (Pierfrancesco Diliberto), La mafia uccide solo d’estate, film commedia, Italia, 2013,90′
Il film narra l’educazione sentimentale e civile di un bambino, Arturo, che nasce a Palermo lo stesso giorno in cui Vito Ciancimino, mafioso di rango, è stato eletto sindaco. E’ anche una storia d’amore che racconta i tentativi di Arturo di conquistare il cuore della sua amata Flora, una compagna di banco di cui si è invaghito alle elementari che vede come una principessa. A differenza dei suoi coetanei del nord, Arturo però è costretto a fare i conti con le infiltrazioni e le azioni criminose della mafia nella sua città. Cresciuto in una famiglia passiva, in una città ‘muta’ e tra cittadini incuranti dei crimini che abbattono i suoi eroi in guerra contro la mafia, Arturo prova da solo a produrre un profilo e un senso a quegli uomini contro e gentili che gli offrono un iris alla ricotta (il commissario Boris Giuliano) o gli concedono un’intervista (il Generale Dalla Chiesa). L’unico che proprio non riesce a incontrare, ma di cui ritaglia e colleziona foto dai giornali, è il premier Giulio Andreotti, che da una trasmissione televisiva gli impartisce un’ideale lezione sentimentale da applicare al cuore della piccola Flora. Gli anni passano, la mafia cresce in arroganza e crudeltà e i paladini della giustizia vengono falciati, sparati, esplosi. Soltanto Arturo rimane uguale a se stesso, ossequiante e ‘svenduto’ in una televisione locale e nella campagna elettorale di Salvo Lima. Ma la morte di Giovanni Falcone e quella di Paolo Borsellino lo risveglieranno da un sonno atavico e dentro una città finalmente cosciente.
Collocazione Biblioteca:02D41

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Pepe Danquart, Corri ragazzo corri, film drammatico, Germania, Francia, 2013, 108′
Fuggito dal ghetto di Varsavia con l’aiuto del padre, Srulik, un bambino ebreo di otto anni, si finge un orfano polacco per scampare alle truppe naziste. Con il nome fittizio di Jurek, tenta in ogni modo di sopravvivere e di essere coraggioso, attraverso la foresta e oltre, in cerca di una casa o di una fattoria dove avere cibo in cambio del proprio lavoro. Sarà anche consegnato ai nazisti, da cui riuscirà fortunosamente a svignarsela, continuando una dolorosa fuga verso la libertà: nel suo cammino, in cui si avvicendano le stagioni, entrerà in contatto con uomini e donne disposti ad aiutarlo oppure decisi ad ucciderlo, fino alla fine della guerra. È la storia di una perdita di identità quella raccontata nel commovente film di Pepe Danquart, un lento e progressivo allontanamento dalle proprie radici compiuto da un bambino che ha giurato al proprio padre di sopravvivere, contro tutto e tutti. Ispirandosi al best seller “Corri ragazzo, corri” di Uri Orlev, che racconta la storia vera di Yoram Friedman, il regista fa del suo battagliero protagonista, un simbolo della libertà e dell’intelligenza, uniche armi possibili contro l’abominio nazista e segue dappresso un’odissea che non può non finire con un ritorno, con buona aderenza visiva al tempo del racconto e attenzione nel mostrare il circostante attraverso gli occhi di un bambino di otto anni.
Collocazione Biblioteca:02D84

dibus