Sensibilizzare alle mafie, educare alla cittadinanza e alla legalità

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di Mario Biani

51GHKrQHtjL._SR600,315_PIWhiteStrip,BottomLeft,0,35_PIAmznPrime,BottomLeft,0,-5_SCLZZZZZZZ_Carlotta Leonori e Francesco Cadelano ; Associazione Italiana Persone Down, Informarsi, capire e votare: l’importante è partecipare. Informazioni e strumenti per essere un cittadino attivo, Erickson, Trento, 2019, pp. 133
Questo testo nasce dall’esperienza dei Percorsi di educazione all’autonomia dell’Associazione Italiana Persone Down (AIPD). Il volume si rivolge in primo luogo a tutte le persone con disabilità intellettiva, ma anche gli altri giovani della scuola secondaria che si affacciano per la prima volta al tema dell’educazione alla cittadinanza potranno trovare indicazioni chiare e sintetiche. Attraverso attività e storie illustrate, i personaggi guida accompagneranno i lettori alla scoperta dei concetti fondamentali del mondo della politica: come formarsi un’opinione personale e indipendente ed esercitare i propri diritti, come funzionano le principali istituzioni politiche in Italia e in Europa, qual è il ruolo di associazioni, partiti e sindacati e in che modo si può farne parte. Vengono quindi forniti consigli utili per poter agire in qualità di cittadini attivi, esercitando i propri diritti ed esprimendo liberamente le proprie scelte. In allegato è fornita la guida per educatori e genitori.
Collocazione Biblioteca: 18361

Cristina Siddiolo, A scuola di eroi: educare alla resilienza, in Psicologia di Comunità, n. 2 (2018), vol. 14, pp. 130-136
Uno dei più importanti psicologi sociali, Philip Zimbardo, ha studiato soprattutto la “psicologia del male”, da cui è nato il progetto Heroic Imagination Project, un training per educare all’eroismo e a una maggiore consapevolezza della propria e altrui umanità e integrità.

Alberto Pellegrino, Importanza sociale e politica dell’educazione civica, in Rocca, a. 78, n. 7 (apr. 2019), pp. 38-40
L’autore affronta il problema dell’educazione civica nella scuola soffermandosi su alcuni temi: il ruolo della famiglia e della scuola, il peso dell’educazione civica nella scuola italiana, l’educazione del cittadino, sottolineando che tale tipo di educazione dovrebbe essere riportato nelle chiese, nelle biblioteche, nelle sedi dei sindacati e dei partiti.

A cura di Mauro Maggi, Patrizia Primomo, Tratti-Amo la tratta a scuola, in Pagine, n. 1 (2018), pp. 3-65
Gli autori intendono fornire un’opportunità per chi opera nell’ambito educativo per avvicinare le persone, e in particolare i giovani, a tematiche sociali anche “difficili” e sviluppare il proprio senso critico, non basato su luoghi comuni e stereotipi, ma su esperienze e situazioni concrete. In particolare gli autori descrivono il progetto della Fondazione Caritas, in partenariato con il Gruppo Abele, “Trattia-Amo/Conoscere-Informare-Agire”, finalizzato alla sensibilizzazione e al contrasto del fenomeno della tratta per sfruttamento sessuale. Il manuale presenta concretamente il lavoro svolto nei laboratori scolastici durante il progetto, perché possa essere un supporto di riflessione e di stimolo per gli insegnanti per percorsi da proporre al gruppo classe.

Outlook-p3pgctr5A cura di Giulia Tosoni e Roberta De Cesare – Ed-Work, Schermi in classe. Media literacy ed educazione alla cittadinanza, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2018, pp. 62
“Schermi in classe”, ideato da Cinemovel Foundation, porta il cinema su grande schermo e in formato digitale direttamente agli studenti, allestendo sale multimediali nelle scuole, puntando a restituire al cinema e ai contenuti audiovisivi nati nel web una dimensione di aggregazione sociale. “Percorsi di legalità” è una declinazione tematica di Schermi in classe: Cinemovel ha operato in tre scuole dell’Emilia Romagna, stimolando gli studenti in un racconto partecipativo rivolto alla definizione di un immaginario collettivo sui temi legati alla criminalità organizzata, servendosi innanzi tutto del contributo dell’artista Vito Baroncini. Il libro vuole essere il racconto e il bilancio di cinque anni di attività affidato ad Ed-Work, associazione finalizzata al sostegno della progettazione educativa e formativa. Il libro si avvale anche di contributi, sotto forma di interviste, con formatori ed esperti coinvolti nel progetto. L’introduzione è di Luigi Ciotti.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.375

Marta Quagliuolo, Due o tre cose che ho imparato sulla “cultura mafiosa”. Riflessioni antropologiche su un provvedimento giudiziario, in Minorigiustizia, n. 1 (2018), pp. 134-142
Dal 2012 il Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria ha dato avvio a un nuovo orientamento giurisprudenziale, nel tentativo di censurare il modello educativo mafioso. Il presente articolo riporta, in merito, alcune riflessioni antropologiche emerse a partire dalla lettura critica dei documenti giudiziari e dall’ascolto delle voci degli “addetti ai lavori”, sia in ambito giudiziario sia in quello dei servizi. I dati, raccolti nel corso di una ricerca etnografica sul campo, tra Reggio Calabria e Messina, dove è collocata la Comunità Alloggio “Antoniana”, che accoglie minori di ‘ndrangheta, evidenziano la presenza di una vera e propria cultura mafiosa, con uno specifico modello educativo, nel quale il ruolo della madre è quello di trasmettere i valori mafiosi ai figli maschi. Proprio la complicità tra madri e Stato sta portando allo sviluppo di una contro-pedagogia della morte e della violenza.

Roberto Cavarra, Piera Rella, Ludovica Rossotti, La legalità in gioco. I giovani di fronte all’illegalità degli adulti, Franco Angeli, Milano, 2017, pp. 157
Gli autori espongono i risultati di una ricerca finalizzata a verificare se famiglie difficili e scuole poco accoglienti abbiano effetti negativi su atteggiamenti e comportamenti relativi alla legalità e provochino una percezione distorta di questo valore. La ricerca è stata svolta a Roma e Cagliari su un campione di studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori, mediante un questionario semi strutturato. Il volume è corredato da un allegato on line disponibile nell’area Biblioteca multimediale del sito www.francoangeli.it.
Collocazione Biblioteca: 18094

COP_Parlare-di-ISIS-ai-bambini_590-1115-6Fiorella Farinelli, La pedagogia della controversia, in Rocca, a. 76, n. 8 (apr. 2017), pp. 35-37
Diverse scuole stanno sperimentando la “pedagogia della controversia”, indicata da molte riviste pedagogiche come un percorso educativo importante per imparare alcune competenze di base costitutive dell’educazione alla cittadinanza e alla partecipazione democratica. Si tratta in sostanza di sviluppare negli studenti competenze quali saper ascoltare le opinioni altrui, saper argomentare le proprie convinzioni, provare a imparare a convincere: insomma, il sale della democrazia.

A cura di Roberto Camarlinghi, Educare alla democrazia non è una scelta. Ma come educare alla democrazia se oggi la distanza generazionale è così forte?, in Animazione Sociale, a. 47, n. 310 (giu. 2017), pp. 3-9
L’articolo riporta un’intervista al pedagogista e docente universitario Raffaele Mantegazza sull’educazione alla democrazia. Secondo Mantegazza in una scuola come quella italiana, educare alla democrazia non è una libera scelta di un singolo insegnante ma, dal momento che la scuola è in uno Stato democratico, la Costituzione deve essere a fondamento del modello educativo di tutti gli insegnanti. Ma come trasmettere oggi questo patrimonio ad una generazione che si avverte distante, con altri codici e altri interessi? Valorizzando le differenze generazionali come stimolo per la relazione educativa, l’autore pensa sia possibile trasmettere i valori democratici proprio grazie a questa diversità.

Stefania Lorenzini, Imparare a riconoscere e dare un valore alla paura. La prospettiva pedagogica interculturale richiama alla responsabilità di comprendere, in Lavoro sociale, n. 2 (apr. 2017), pp. 42-46
La società moderna è caratterizzata da un aumento del senso di paura per gli avvenimenti di violenza di matrice terroristica e non solo. La paura è sempre stata presente nella storia dell’umanità, ma attualmente appare amplificata dai sistemi d’informazione a rapida diffusione. La scuola viene identificata come uno dei luoghi privilegiati per opporsi a tale tendenza. Stefania Lorenzini lavora presso l’Università di Bologna

downloadA cura di Claudia Ponti, Come la scuola può educare alla cittadinanza?, in Animazione Sociale, a. 47, n. 309 (2017), pp. 36-71
Gli articoli raccolti rielaborano le esperienze in atto in scuole di diverso ordine e grado della provincia di Bergamo, in collaborazione con il Centro servizi per il Volontariato. Insegnanti, dirigenti scolastici, volontari, studenti e amministratori locali raccontano le esperienze di educazione alla cittadinanza svolte a scuola, traendone alcune linee guida.

Marcello Dei, Il cavolo a merenda. Imbrogli a scuola e corruzione, in Il Mulino, a. 66, n. 1 (2017), pp. 126-134
Se si domanda a ragazzi della scuola superiore chi danneggia il copiare i compiti in classe, le risposte sono spesso autoreferenziali:viene colto lo svantaggio per lo studente che copia e che così non si esercita e non impara, ma più raramente viene colto l’aspetto sociale di disonestà. Anche per quanto riguarda la corruzione, la mentalità comune ha una sensibilità del tutto particolare: si ritiene sia corruzione solo quando si tratta di somme di un certo rilievo e di persone importanti, mentre se lo stesso atto riguarda persone comuni e somme trascurabili non viene identificato come corruttivo. L’autore ritiene che sia compito della scuola sensibilizzare gli studenti a questi temi, così come viene fatto in altri Paesi. Marcello Dei insegna Sociologia dell’Educazione all’Università di Urbino.

A cura di Maria Sinatra e Lucia Monacis, Procrastinazione e comunità, in Psicologia di Comunità, n. 1 (2017), vol. 13, pp. 11-80
Si tratta di una monografia composta da cinque articoli che indagano il concetto della procrastinazione (tendenza a rinviare volontariamente una decisione o l’esecuzione di un’attività) in ambito psicologico. Segnaliamo in particolare l’articolo “Autosabotaggio e procrastinazione: strategie di prevenzione del sentire mafioso”, di Gioacchino Lavanco et al., che, partendo dal concetto di legalità analizza il contesto sociale giovanile violento attraverso lo studio di un campione di 956 ragazzi di scuola superiore appartenenti a gruppi e bande giovanili e indaga la relazione tra sentire mafioso e procrastinazione con l’intento di fornire spunti per possibili strategie di intervento.

downloadLuigi Ciotti; illustrazioni di Sonia Maria Luce Possentini, La classe dei banchi vuoti, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2016, pp. 76
Questo testo si propone di «accompagnare i bambini ad aprire gli occhi sul mondo, metterli a conoscenza, con la dovuta delicatezza, anche dei suoi aspetti più brutti e dolorosi, al fine di “prepararli alla vita, porre le basi di una società di persone consapevoli e responsabili”. Ogni capitolo del libro racconta, tra parole e immagini, storie di vite spezzate dalle mafie. Nove storie a rappresentare quelle di troppe altre giovani vittime. Vicende da affidare alla memoria di tutti, anche attraverso l’impegno di chi quotidianamente combatte l’indifferenza e l’illegalità.
Collocazione Biblioteca: MAF.05.96

Manuela Guardiani, Educazione alla responsabilità sociale: un’analisi psicometrica basata sulle teorie dello sviluppo morale, in Orientamenti pedagogici, n. 3 (lug.-set. 2016), pp. 499-517
Negli ultimi tempi, nelle società occidentali, si è verificata un’esasperazione dei fenomeni individualistici che in Italia si è sovrapposta a una tradizionale carenza di capitale sociale. Si pone quindi il problema dell’educazione dei giovani ai valori di prosocialità, nel cui ambito si è rivelata particolarmente efficace la tecnica del “service learning”, che integra attività di servizio ad alto impatto emotivo con attività riflessive. Il presente lavoro di ricerca rappresenta una delle prime ricognizioni di attività a sfondo sociale in ambito scolastico effettuate in Italia. Una valutazione di questo approccio si trova nell’articolo della stessa autrice: Studio empirico sulle attività scolastiche di educazione alla responsabilità sociale nell’Italia centro-settentrionale, in Orientamenti pedagogici, n. 1 (gen.- mar. 2017), vol. 64, pp. 117-142

Laura Corazza, Alessandro Zanchettin, Educazione alla cittadinanza: promuovere legalità e democrazia. Percorsi formativi per le scuole, Crescere insieme per conoscersi – educazione, scuola, formazione, in Educazione interculturale, n. 2 (mag. 2016) – on line, pp. 11
Grazie alla legge della Regione Emilia Romagna del 9 maggio 2011, n. 3, recante “Misure per l’attuazione coordinate delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine organizzato e mafioso, nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile”, è stata avviata nel 2012 una ricerca che ha portato alla produzione di materiale didattico multimediale e a percorsi formativi per le scuole secondarie di secondo grado. Le finalità di tali percorsi consistono nella stimolazione di riflessioni e di approfondimenti relativi alla cultura mafiosa e nella generazione di comportamenti orientati alla responsabilità sociale e al rispetto dei diritti.

51lSZeVDl2LA cura di Dario Ianes, Parlare di ISIS ai bambini, Erickson, Trento, 2016, pp. 147
Il libro è rivolto a insegnanti e genitori, fornisce loro il lessico, gli strumenti, le nozioni e la modalità con cui spiegare a bambini e ragazzi in modo chiaro, semplice e completo cosa è il terrorismo islamico, come e perché nasce, come parlare di avvenimenti difficili da approcciare come le stragi, gli attentati, la paura. All’interno si trovano interventi di Alberto Pellai, Edgar Morin, Riccardo Mazzeo e Marco Montanari.
Collocazione Biblioteca: 17613

Francesca Farruggia, La percezione della criminalità organizzata tra gli studenti: una ricerca nelle scuole di Latina, in Sicurezza e scienze sociali, a. 4, n.1 (gen.- apr. 2016), pp. 129-139
I crimini mafiosi, nonostante abbiano un profondo impatto sulla vita di comunità, non sono percepiti come minacciosi allo stesso modo di altri reati. Questo articolo presenta i risultati di una ricerca su come gli studenti di scuola secondaria superiore della provincia di Latina percepiscono i fenomeni e l’organizzazione criminale e su come questa percezione sia influenzata dal livello di conoscenza del fenomeno mafioso.

Francesco Munzi, Anime nere, film drammatico, Italia, Francia, 2014, 103′
Leo, figlio inquieto di Luciano, una notte spara alcuni colpi di fucile sulla saracinesca di un bar protetto da un clan locale, in quel di Africo nel cuore dell’Aspromonte. Una provocazione come risposta a un’altra provocazione. Un atto intimidatorio, ma anche un gesto oltraggioso che il ragazzo immagina come prova di coraggio e affermazione d’identità nei confronti del clan rivale e nei confronti del padre, maggiore di tre fratelli, dedito alla cura degli animali e dei morti, e lontano dalla cultura delle faide. I fratelli di Luciano hanno preso altre strade lontano da Africo, in una Milano permeata di affari criminali lungo la rotta della droga tra l’Olanda e la Calabria. Dopo la provocazione notturna, Leo deve e vuole cambiare aria, e raggiunge lo zio Luigi, il più giovane dei tre fratelli, spavaldo nel correre su e giù per l’Europa stingendo patti “commerciali” con cartelli sudamericani, e lo zio Rocco, ormai trapianto a Milano con aria e moglie borghese, arricchito proprio dai proventi di quei traffici internazionali. L’eco della bravata di Leo giunge in quel di Milano e risveglia la mai sopita attrazione per la vendetta, la faida in un misto di orgoglio represso dal benessere, o da esso alimentato sotto mentite spoglie. Il fratello maggiore infatti viene richiamato bonariamente dal boss del clan rivale, e umiliato nel suo essere uomo, primogenito, padre di famiglia. I fratelli si mettono in viaggio verso il loro Sud, la loro terra, sentendo il richiamo di una cultura antica, richiamo fatale a un destino immutabile che punta dritto verso la tragedia, senza scampo.
Collocazione Biblioteca:02D89

Enrico Masi, Stefano Migliore, Muro bassoSe la decrescita è anche uno spazio, documentario, Italia, 2014, 51′
Il documentario è realizzato come un viaggio attraverso l’Italia, cercando e visitando luoghi dove si realizza un’antimafia concreta, fatta non di eroi solitari, ma di giovani che lavorano sui beni confiscati o in centri di aggregazione che hanno come scopo l’educazione alla legalità. Da Torino alla Puglia, incontrando e intervistando persone qualificate, come Manuela Mareso, direttrice di Narcomafie, Michele Gagliardo, di Libera e del Gruppo Abele, don Luigi Ciotti. Dalle teche RAI anche filmati famosi, come l’intervento di papa Wojtyla a Palermo o la lunga intervista realizzata da Enzo Biagi a Luciano Liggio.
Collocazione Biblioteca:02D89

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Pif (Pierfrancesco Diliberto), La mafia uccide solo d’estate, film commedia, Italia, 2013,90′
Il film narra l’educazione sentimentale e civile di un bambino, Arturo, che nasce a Palermo lo stesso giorno in cui Vito Ciancimino, mafioso di rango, è stato eletto sindaco. È anche una storia d’amore che racconta i tentativi di Arturo di conquistare il cuore della sua amata Flora, una compagna di banco di cui si è invaghito alle elementari che vede come una principessa. A differenza dei suoi coetanei del nord, Arturo però è costretto a fare i conti con le infiltrazioni e le azioni criminose della mafia nella sua città. Cresciuto in una famiglia passiva, in una città ‘muta’ e tra cittadini incuranti dei crimini che abbattono i suoi eroi in guerra contro la mafia, Arturo prova da solo a produrre un profilo e un senso a quegli uomini contro e gentili che gli offrono un iris alla ricotta (il commissario Boris Giuliano) o gli concedono un’intervista (il Generale Dalla Chiesa). L’unico che proprio non riesce a incontrare, ma di cui ritaglia e colleziona foto dai giornali, è il premier Giulio Andreotti, che da una trasmissione televisiva gli impartisce un’ideale lezione sentimentale da applicare al cuore della piccola Flora. Gli anni passano, la mafia cresce in arroganza e crudeltà e i paladini della giustizia vengono falciati, sparati, esplosi. Soltanto Arturo rimane uguale a se stesso, ossequiante e ‘svenduto’ in una televisione locale e nella campagna elettorale di Salvo Lima. Ma la morte di Giovanni Falcone e quella di Paolo Borsellino lo risveglieranno da un sonno atavico e dentro una città finalmente cosciente.
Collocazione Biblioteca:02D41

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Gibì e Doppiawdi Walter Kostner