Sensibilizzare alle mafie, educare alla cittadinanza e alla legalità

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di Mario Biani

A cura di Roberto Camarlinghi, Educare alla democrazia non è una scelta. Ma come educare alla democrazia se oggi la distanza generazionale è così forte?, in Animazione Sociale, a. 47, n. 310 (giu. 2017), pp. 3-9
L’articolo riporta un’intervista al pedagogista e docente universitario Raffaele Mantegazza sull’educazione alla democrazia. Secondo Mantegazza in una scuola come quella italiana, educare alla democrazia non è una libera scelta di un singolo insegnante ma, dal momento che la scuola è in uno Stato democratico, la Costituzione deve essere a fondamento del modello educativo di tutti gli insegnanti. Ma come trasmettere oggi questo patrimonio ad una generazione che si avverte distante, con altri codici e altri interessi? Valorizzando le differenze generazionali come stimolo per la relazione educativa, l’autore pensa sia possibile trasmettere i valori democratici proprio grazie a questa diversità.

COP_Parlare-di-ISIS-ai-bambini_590-1115-6Fiorella Farinelli, La pedagogia della controversia, in Rocca, a. 76, n. 8 (apr. 2017), pp. 35-37
Diverse scuole stanno sperimentando la “pedagogia della controversia”, indicata da molte riviste pedagogiche come un percorso educativo importante per imparare alcune competenze di base costitutive dell’educazione alla cittadinanza e alla partecipazione democratica. Si tratta in sostanza di sviluppare negli studenti competenze quali saper ascoltare le opinioni altrui, saper argomentare le proprie convinzioni, provare a imparare a convincere: insomma, il sale della democrazia.

Stefania Lorenzini, Imparare a riconoscere e dare un valore alla paura. La prospettiva pedagogica interculturale richiama alla responsabilità di comprendere, in Lavoro sociale, n. 2 (apr. 2017), pp. 42-46
La società moderna è caratterizzata da un aumento del senso di paura per gli avvenimenti di violenza di matrice terroristica e non solo. La paura è sempre stata presente nella storia dell’umanità, ma attualmente appare amplificata dai sistemi d’informazione a rapida diffusione. La scuola viene identificata come uno dei luoghi privilegiati per opporsi a tale tendenza. Stefania Lorenzini lavora presso l’Università di Bologna

downloadA cura di Claudia Ponti, Come la scuola può educare alla cittadinanza?, in Animazione Sociale, a. 47, n. 309 (2017), pp. 36-71
Gli articoli raccolti rielaborano le esperienze in atto in scuole di diverso ordine e grado della provincia di Bergamo, in collaborazione con il Centro servizi per il Volontariato. Insegnanti, dirigenti scolastici, volontari, studenti e amministratori locali raccontano le esperienze di educazione alla cittadinanza svolte a scuola, traendone alcune linee guida.

Marcello Dei. Il cavolo a merenda. Imbrogli a scuola e corruzione, in Il Mulino, a. 66, n. 1 (2017), pp. 126-134
Se si domanda a ragazzi della scuola superiore chi danneggia il copiare i compiti in classe, le risposte sono spesso autoreferenziali:viene colto lo svantaggio per lo studente che copia e che così non si esercita e non impara, ma più raramente viene colto l’aspetto sociale di disonestà. Anche per quanto riguarda la corruzione, la mentalità comune ha una sensibilità del tutto particolare: si ritiene sia corruzione solo quando si tratta di somme di un certo rilievo e di persone importanti, mentre se lo stesso atto riguarda persone comuni e somme trascurabili non viene identificato come corruttivo. L’autore ritiene che sia compito della scuola sensibilizzare gli studenti a questi temi, così come viene fatto in altri Paesi. Marcello Dei insegna Sociologia dell’Educazione all’Università di Urbino.

A cura di Maria Sinatra e Lucia Monacis. Procrastinazione e comunità, in Psicologia di Comunità, n. 1 (2017), vol. 13, pp. 11-80
Si tratta di una monografia composta da cinque articoli che indagano il concetto della procrastinazione (tendenza a rinviare volontariamente una decisione o l’esecuzione di un’attività) in ambito psicologico. Segnaliamo in particolare l’articolo “Autosabotaggio e procrastinazione: strategie di prevenzione del sentire mafioso”, di Gioacchino Lavanco et al., che, partendo dal concetto di legalità analizza il contesto sociale giovanile violento attraverso lo studio di un campione di 956 ragazzi di scuola superiore appartenenti a gruppi e bande giovanili e indaga la relazione tra sentire mafioso e procrastinazione con l’intento di fornire spunti per possibili strategie di intervento.

downloadLuigi Ciotti; illustrazioni di Sonia Maria Luce Possentini, La classe dei banchi vuoti, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2016, pp. 76
Questo testo si propone di «accompagnare i bambini ad aprire gli occhi sul mondo, metterli a conoscenza, con la dovuta delicatezza, anche dei suoi aspetti più brutti e dolorosi, al fine di “prepararli alla vita, porre le basi di una società di persone consapevoli e responsabili”. Ogni capitolo del libro racconta, tra parole e immagini, storie di vite spezzate dalle mafie. Nove storie a rappresentare quelle di troppe altre giovani vittime. Vicende da affidare alla memoria di tutti, anche attraverso l’impegno di chi quotidianamente combatte l’indifferenza e l’illegalità.
Collocazione Biblioteca: MAF.05.96

 Manuela Guardiani, Educazione alla responsabilità sociale: un’analisi psicometrica basata sulle teorie dello sviluppo morale, in Orientamenti pedagogici, n. 3 (lug.-set. 2016), pp. 499-517
Negli ultimi tempi, nelle società occidentali, si è verificata un’esasperazione dei fenomeni individualistici che in Italia si è sovrapposta a una tradizionale carenza di capitale sociale. Si pone quindi il problema dell’educazione dei giovani ai valori di prosocialità, nel cui ambito si è rivelata particolarmente efficace la tecnica del “service learning”, che integra attività di servizio ad alto impatto emotivo con attività riflessive. Il presente lavoro di ricerca rappresenta una delle prime ricognizioni di attività a sfondo sociale in ambito scolastico effettuate in Italia. Una valutazione di questo approccio si trova nell’articolo della stessa autrice: Studio empirico sulle attività scolastiche di educazione alla responsabilità sociale nell’Italia centro-settentrionale, in Orientamenti pedagogici, n. 1 (gen.- mar. 2017), vol. 64, pp. 117-142

COP_Parlare-di-ISIS-ai-bambini_590-1115-6A cura di Dario Ianes, Parlare di ISIS ai bambini, Erickson, Trento, 2016, pp. 147
Il libro è rivolto a insegnanti e genitori, fornisce loro il lessico, gli strumenti, le nozioni e la modalità con cui spiegare a bambini e ragazzi in modo chiaro, semplice e completo cosa è il terrorismo islamico, come e perché nasce, come parlare di avvenimenti difficili da approcciare come le stragi, gli attentati, la paura. All’interno si trovano interventi di Alberto Pellai, Edgar Morin, Riccardo Mazzeo e Marco Montanari.
Collocazione Biblioteca: 17613

Laura Corazza, Alessandro Zanchettin, Educazione alla cittadinanza: promuovere legalità e democrazia. Percorsi formativi per le scuole, Crescere insieme per conoscersi – educazione, scuola, formazione, in Educazione interculturale, n. 2 (mag. 2016) – on line, pp. 11
Grazie alla legge della Regione Emilia Romagna del 9 maggio 2011, n. 3, recante “Misure per l’attuazione coordinate delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine organizzato e mafioso, nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile”, è stata avviata nel 2012 una ricerca che ha portato alla produzione di materiale didattico multimediale e a percorsi formativi per le scuole secondarie di secondo grado. Le finalità di tali percorsi consistono nella stimolazione di riflessioni e di approfondimenti relativi alla cultura mafiosa e nella generazione di comportamenti orientati alla responsabilità sociale e al rispetto dei diritti.

Francesca Farruggia, La percezione della criminalità organizzata tra gli studenti: una ricerca nelle scuole di Latina, in Sicurezza e scienze sociali, a. 4, n.1 (gen.- apr. 2016), pp. 129-139
I crimini mafiosi, nonostante abbiano un profondo impatto sulla vita di comunità, non sono percepiti come minacciosi allo stesso modo di altri reati. Questo articolo presenta i risultati di una ricerca su come gli studenti di scuola secondaria superiore della provincia di Latina percepiscono i fenomeni e l’organizzazione criminale e su come questa percezione sia influenzata dal livello di conoscenza del fenomeno mafioso.

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Vista dal Nord. Educazione antimafia e immaginario mafioso in Piemonte e Lombardia, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2015, pp. 139
Questo libro descrive un percorso di ricerca realizzato nelle scuole secondarie di secondo grado di Piemonte e Lombardia, attento a mettere in evidenza la tipologia e la qualità degli immaginari che i giovani hanno sul fenomeno mafioso. Il lavoro di sensibilizzazione delle giovani generazioni sui temi della legalità e della lotta alle mafie all’interno delle scuole rappresenta una frontiera privilegiata per l’Associazione “Libera”.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.356

Prefazione di Michele Gagliardo, La Costituzione Sentimentale, Leardini Guerrino, 2015, pp. 160
La rete dei percorsi di legalità, costituita da quindici scuole di ogni ordine e grado della provincia di Chieti, ha scelto di affidare alla tecnica della scrittura narrativa il compito di veicolare la storia della democrazia raccontata dai ragazzi, mettendo l’accento sul sentimento di giustizia di cui essi sono testimoni e al tempo stesso interpreti. Il volume propone una “rilettura” dei valori di cittadinanza, a partire dai principi fondamentali della Costituzione italiana, considerata non solo la legge fondamentale dello Stato ma anche uno straordinario documento pedagogico. Collocazione Biblioteca: MAF.06.360

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Marco Rizzo, Lelio Bonaccorso, La mafia spiegata ai bambini. L’invasione degli scarafaggi, Becco Giallo, Verona,  2014, pp. 52
Castelgallo era un paesino tranquillo: una scuola, una gelateria, un panificio, tantissimo sole e un bellissimo mare. Ma un giorno cominciò a circolare tra gli abitanti uno strano morbo, capace di trasformare le persone in scarafaggi. Alcuni chiamarono quella malattia “mafia”. E in pochi, all’inizio, ne volevano parlare… Questo libro parla di mafia, insegna come riconoscerne i sintomi e mostra come si cura. Gli autori, entrambi siciliani, sono rispettivamente giornalista e scrittore (Rizzo) e fumettista e illustratore (Bonaccorso).
Collocazione Biblioteca: MAF.05.85

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Francesco Munzi,  Anime nere, film drammatico, Italia, Francia, 2014, 103′
Leo, figlio inquieto di Luciano, una notte spara alcuni colpi di fucile sulla saracinesca di un bar protetto da un clan locale, in quel di Africo nel cuore dell’Aspromonte. Una provocazione come risposta a un’altra provocazione. Un atto intimidatorio, ma anche un gesto oltraggioso che il ragazzo immagina come prova di coraggio e affermazione d’identità nei confronti del clan rivale e nei confronti del padre, maggiore di tre fratelli, dedito alla cura degli animali e dei morti, e lontano dalla cultura delle faide. I fratelli di Luciano hanno preso altre strade lontano da Africo, in una Milano permeata di affari criminali lungo la rotta della droga tra l’Olanda e la Calabria. Dopo la provocazione notturna, Leo deve e vuole cambiare aria, e raggiunge lo zio Luigi, il più giovane dei tre fratelli, spavaldo nel correre su e giù per l’Europa stingendo patti “commerciali” con cartelli sudamericani, e lo zio Rocco, ormai trapianto a Milano con aria e moglie borghese, arricchito proprio dai proventi di quei traffici internazionali. L’eco della bravata di Leo giunge in quel di Milano e risveglia la mai sopita attrazione per la vendetta, la faida in un misto di orgoglio represso dal benessere, o da esso alimentato sotto mentite spoglie. Il fratello maggiore infatti viene richiamato bonariamente dal boss del clan rivale, e umiliato nel suo essere uomo, primogenito, padre di famiglia. I fratelli si mettono in viaggio verso il loro Sud, la loro terra, sentendo il richiamo di una cultura antica, richiamo fatale a un destino immutabile che punta dritto verso la tragedia, senza scampo. Francesco Munzi torna al cinema firmando con questo suo terzo film, una tragedia “greca”, di fatto calabrese, ispirandosi al romanzo omonimo di Gioacchino Criaco, edito nel 2008 da Rubettino (coraggiosa casa editrice, da sempre attenta all’indagine della cultura calabrese, e non solo). Munzi arriva a questa opera difficile dopo aver sperimentato storia e stile nei suoi due primi film, Saimir e Il resto della notte. Qui si porta nel cuore della Calabria e della sua cultura ancestrale in odore di ‘ndrangheta e lo fa da “straniero”, con sguardo aperto, consapevole del rischio, quello di rappresentare luoghi, storie, personaggi quasi mai raccontati prima (la ‘ndrangheta è misteriosa anche al cinema).
Collocazione Biblioteca:02D89

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Enrico Masi, Stefano Migliore, Muro bassoSe la decrescita è anche uno spazio, documentario, Italia, 2014, 51′
Il documentario è realizzato come un viaggio attraverso l’Italia, cercando e visitando luoghi dove si realizza un’antimafia concreta, fatta non di eroi solitari, ma di giovani che lavorano sui beni confiscati o in centri di aggregazione che hanno come scopo l’educazione alla legalità. Da Torino alla Puglia, incontrando e intervistando persone qualificate, come Manuela Mareso, direttrice di Narcomafie, Michele Gagliardo, di Libera e del Gruppo Abele, don Luigi Ciotti. Dalle teche RAI anche filmati famosi, come l’intervento di papa Wojtyla a Palermo o la lunga intervista realizzata da Enzo Biagi a Luciano Liggio.
Collocazione Biblioteca:02D89

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Pif (Pierfrancesco Diliberto), La mafia uccide solo d’estate, film commedia, Italia, 2013,90′
Il film narra l’educazione sentimentale e civile di un bambino, Arturo, che nasce a Palermo lo stesso giorno in cui Vito Ciancimino, mafioso di rango, è stato eletto sindaco. E’ anche una storia d’amore che racconta i tentativi di Arturo di conquistare il cuore della sua amata Flora, una compagna di banco di cui si è invaghito alle elementari che vede come una principessa. A differenza dei suoi coetanei del nord, Arturo però è costretto a fare i conti con le infiltrazioni e le azioni criminose della mafia nella sua città. Cresciuto in una famiglia passiva, in una città ‘muta’ e tra cittadini incuranti dei crimini che abbattono i suoi eroi in guerra contro la mafia, Arturo prova da solo a produrre un profilo e un senso a quegli uomini contro e gentili che gli offrono un iris alla ricotta (il commissario Boris Giuliano) o gli concedono un’intervista (il Generale Dalla Chiesa). L’unico che proprio non riesce a incontrare, ma di cui ritaglia e colleziona foto dai giornali, è il premier Giulio Andreotti, che da una trasmissione televisiva gli impartisce un’ideale lezione sentimentale da applicare al cuore della piccola Flora. Gli anni passano, la mafia cresce in arroganza e crudeltà e i paladini della giustizia vengono falciati, sparati, esplosi. Soltanto Arturo rimane uguale a se stesso, ossequiante e ‘svenduto’ in una televisione locale e nella campagna elettorale di Salvo Lima. Ma la morte di Giovanni Falcone e quella di Paolo Borsellino lo risveglieranno da un sonno atavico e dentro una città finalmente cosciente.
Collocazione Biblioteca:02D41

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Gibì e Doppiawdi Walter Kostner