Aspetti educativi e didattici

Si veda anche la bibliografia sulla scuola

Ariel Hochstadt, The ultimate Parent Guide for Protecting Your Child on the Internet, [s.n.], [s.l.], 2018, pp. 18
È indubbio il forte impatto della tecnologia sulle vite quotidiane di ciascuno di noi, ma si tende a volte a sottovalutare l’influsso che le stesse hanno sull’infanzia. I minori ricevono infatti il loro primo smartphone ad un’età sempre più precoce e anche nella scuola la tecnologia è sempre più presente. Spesso però non si pensa al rischio che questo avvicinamento precoce alla tecnologia può costituire per i minori; uno studio recente negli U.S. A. ad esempio, ha rivelato che il 68% dei genitori non controlla mai l’attività online dei propri figli. Per molti minori tuttavia, il mondo online è più reale del mondo reale ed è cruciale per il loro benessere essere consapevoli di cosa incontrano nel mondo virtuale. Questo testo si propone come una guida per i genitori , divisa in otto aree alle quali prestare attenzione: gli smartphone, le smartTV, i videogiochi, i social, il cyber bullismo, questioni di privay e di sicurezza, i contenuti inappropriati e la pedofilia on-line. L’autore è marketing manager di Google a livello globale

downloadA cura di Giulia Tosoni e Roberta De Cesare – Ed-Work, Schermi in classe. Media literacy ed educazione alla cittadinanza, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2018, pp. 62
“Schermi in classe”, ideato da Cinemovel Foundation, porta il cinema su grande schermo e in formato digitale direttamente agli studenti, allestendo sale multimediali nelle scuole, puntando a restituire al cinema e ai contenuti audiovisivi nati nel web una dimensione di aggregazione sociale. “Percorsi di legalità” è una declinazione tematica di Schermi in classe: Cinemovel ha operato in tre scuole dell’Emilia Romagna, stimolando gli studenti in un racconto partecipativo rivolto alla definizione di un immaginario collettivo sui temi legati alla criminalità organizzata, servendosi innanzi tutto del contributo dell’artista Vito Baroncini. Il libro vuole essere il racconto e il bilancio di cinque anni di attività affidato ad Ed-Work, associazione finalizzata al sostegno della progettazione educativa e formativa. Il libro si avvale anche di contributi, sotto forma di interviste, con formatori ed esperti coinvolti nel progetto. L’introduzione è di Luigi Ciotti.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.375

Simone Cosimi, Alberto Rossetti, Nasci, cresci e posta. I social network sono pieni di bambini: chi li protegge?, Città Nuova, Roma, 2017, pp. 110
Il testo affronta il fenomeno dei social network raccontato dal punto di vista dei minori e dei genitori e può essere una guida per gli adulti, utile a capire, ad esempio, le policy – cioè le regole – che sovrintendono la presenza dei bambini e degli adolescenti sulle piattaforme digitali. Viene raccontato il processo di costruzione dell’identità nel mondo digitale contemporaneo, illustrando come i bambini e gli adolescenti utilizzino i social network per puntellare il proprio sviluppo. E come queste piattaforme, certo ricche di opportunità, possano in realtà partorire effetti collaterali importanti: dal cyberbullismo all’ipersuggestione fino alla sovrapposizione assoluta fra dispositivo e social, strumento e social. Vengono passate in rassegna alcune delle principali piattaforme espressamente pensate per i bambini, sottolineandone i meccanismi di funzionamento e i possibili punti deboli. La tesi che accompagna tutte le pagine è che i minori sono il bersaglio quasi prevalente e più ambito dalla maggior parte di queste piattaforme e gli strumenti per difenderne la presenza online sono piuttosto assenti e deludenti. Cosimi è un giornalista, Rossetti è psicologo, psicoterapeuta e psicanalista.
Collocazione Biblioteca: 17945

Silvia Bonino, Asocial media, in Psicologia contemporanea, n. 263 (set.-ott. 2017), pp. 56-59
Silvia Bonino, nota docente di Psicologia dello sviluppo all’Università di Torino, illustra in questo articolo gli effetti di un uso massiccio di strumenti di relazione virtuali nell’infanzia e nell’adolescenza, in particolare per quanto riguarda l’empatia. L’esperta spiega che le esperienze sociali on line, per essere costruttive, devono essere a servizio delle esperienze reali, non sostituirle.

CatturaRosella De Leonibus, Come leggono i pollicini, in Rocca, a. 76, n.10 (mag. 2017), pp. 36-38
Vengono definiti pollicini i ragazzi che imparano a usare gli smartphone con grande abilità. Ciò comporta l’abitudine a pensare in modo parallelo piuttosto che sequenziale, considerato che leggono molto poco, con una riduzione della capacità di riflessione. La didattica dovrebbe abituarsi a tale nuova competenza, ma ricuperare e adattare attività di insegnamento in modo da mantenere vivi schemi mentali adatti alla vita reale e non solo virtuale.

Alessandra Romano, Extended learning in formal contexts: two case studies, in Orientamenti pedagogici, n. 3 (lug.-set. 2017), pp. 605-621
L’uso dei social network all’interno di contesti educativi formali, come l’università, si riferisce alla teoria dell’apprendimento cooperativo. Questa ricerca, a partire da una rassegna sulle principali teorie dello sviluppo degli spazi dell’apprendimento virtuale, indaga il loro potenziale educativo all’interno dei contesti sociali. Vengono presi in esame due casi nel contesto di Facebook, il social più popolare, che illustrano come queste tecnologie possano essere usate per connettere apprendimento formale e informale e come anche i social possano rappresentare un valido strumento per promuovere l’apprendimento esteso.

Francesco Cappa, L’ occasione educativa del lavoro materiale, in Animazione Sociale, a. 47, n. 309 (2017), pp. 23-35
L’autore, pedagogista, riflette sulla connessione tra mano e mente, tra agire materiale e agire mentale come occasione educativa rilevante. Il mondo dei “makers lab”, versione moderna su base tecnologica del bricolage, può fornire occasioni di esperienze stimolanti ed educative per le nuove generazioni, riproponendo in chiave nuova le potenzialità formative dell’apprendistato. Inoltre, secondo l’autore, una forte connessione tra mano e mente apre a modi di vivere ispirati a una trasformazione non violenta del mondo.

tetA cura di Pier Giuseppe Rossi e Lorella Giannandrea, Technologies and trust, Franco Angeli, Milano, 2017, pp. 98
[Testo disponibile on line e in PDF] Il libro considera la rilevanza dell’uso delle nuove tecnologie nell’apprendimento. Si considera soprattutto l’ambiente scolastico e l’utilizzo di internet nelle sue varie applicazioni. Una particolare attenzione è rivolta anche al mondo del lavoro e all’apprendimento da parte di persone anziane. Vengono forniti anche dati statistici concernenti il valore di socializzazione e integrazione che nuovi metodi di insegnamento offrono in ambiente scolastico a vari livelli.

Gennaro Piro … [et al.], Robot in educazione, in Pedagogika.it, a. 21, n. 1 (gen.-mar. 2017), pp. 8-91
Questo numero monografico della rivista mostra quale sia lo stato dell’arte della robotica educativa, quali siano i kit robotici presenti sul mercato e come li si può utilizzare in qualità di strumenti didattici, capaci di interagire in campo educativo con ragazzi e ragazze aperti ad una nuova e più complessa visione del mondo.

Alberto Pellai, Iperconnessi e bisognosi di legami. Quali relazioni tra gli adolescenti di oggi?, in Aggiornamenti Sociali, a. 67, n. 12 (dic. 2016), pp. 806-816
L’articolo affronta le complesse problematiche in età adolescenziale fra socializzazione reale e virtuale, mettendo in rilievi gli aspetti positivi e negativi ed il ruolo che genitori, insegnanti, psicoterapeuti possono avere per rafforzare i primi e ridurre i secondi. Alberto Pellai è ricercatore presso il Dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Milano.

coverA cura di Rosaria Pace, Giuseppina Rita Mangione, Pierpaolo Limone, Dimensione didattica, tecnologica e organizzativa. La costruzione del processo di innovazione a scuola, Franco Angeli, 2016, Milano, pp. 272
[Testo disponibile on line e in PDF] Il presente volume rappresenta la prima tappa di un progetto editoriale articolato in due lavori: il primo dedicato alla relazione tra la dimensione metodologico-didattica, quella tecnologica e quella organizzativa nel processo di innovazione scolastica; il secondo dedicato alle figure di accompagnamento e al ruolo delle tecnologie nei servizi di bilancio delle competenze e nell’orientamento professionale. I lavori, seppure differenti per i temi affrontati, si configurano come complementari rispetto alla medesima finalità: quella di raccogliere riflessioni, osservare percorsi, supportare processi di introduzione tecnologica nei contesti educativi e formativi. Questo volume si sofferma sui processi di innovazione a scuola, che si concretizzano attraverso forze convergenti, tra le quali la ricerca interdisciplinare, il supporto metodologico, il confronto con le buone pratiche. Il lavoro tratteggia tutti questi aspetti attraverso un coro di contributi eterogenei ma complementari.

Chiara Bille, Giovanni Tagliaferro, Marco Volante, I nuovi adolescenti e la fuga nel virtuale. Genitori, educatori e insegnanti di fronte alle nuove tecnologie, EDB, Bologna, 2015, pp. 213
I nuovi media, in particolare Internet e il cellulare, svolgono un ruolo importante nella vita dei giovani e aprono a un mondo di relazioni che offre opportunità di crescita senza precedenti. Un territorio affascinante, sconfinato e facilmente accessibile dove, tuttavia, possono trovare spazio anche contenuti e comportamenti potenzialmente dannosi. Se da un lato la rete dà spazio allo scambio, dall’altro rischia di divenire luogo della solitudine che relega in secondo piano la dimensione fisica, il dialogo verbale e non verbale, la trasmissione delle emozioni tipica dei veri rapporti interpersonali. Nascono al contempo nuovi fenomeni come il cyberbullismo, le molestie, le «droghe sonore», che sono frequenze scaricabili da Internet a basso costo capaci di agire sul cervello sollecitando l’attività cerebrale in modo simile alle sostanze stupefacenti. Oppure la diffusione di siti, blog e forum di persone accomunate dalla stessa ossessione per il cibo e colpite da anoressia o bulimia. Siamo di fronte a nuovi modi di apprendere: più per immagini che per concetti, più attenti al concreto che a ciò che sembra astratto, più per logiche binarie che razionali. Gli autori sono psicologi clinici e di comunità.
Collocazione Biblioteca: 17854

9788891616449_0_0_1555_80Nicoletta Di Blas, Storytelling digitale. A scuola, Maggioli, Milano, 2016, pp. 141
Questo volume si propone come un manuale pratico per introdurre lo storytelling digitale a scuola come forma di didattica straordinaria (nel senso di non quotidiana). L’impiego delle tecnologie – video, immagini, suoni, audio – per realizzare storie, narrazioni, permette ai ragazzi di sviluppare competenze di comunicazione, di sperimentare il lavoro di gruppo, di conseguire benefici cognitivi legati all’argomento specifico e di acquisire capacità di project-management. Il testo si basa sull’esperienza dell’autrice, ricercatrice in Pedagogia speciale, con PoliCultura, una attività di storytelling digitale in formativo, attiva dal 2006. Ai lettori del volume viene offerto accesso ad uno strumento sviluppato da HOC-LAB del Politecnico di Milano, usato dalle scuole per creare più di 1500 storie nell’ambito di PoliCultura. Collocazione Biblioteca: 17770

Alberto Pellai, Iperconnessi e bisognosi di legami. Quali relazioni tra gli adolescenti di oggi?, in Aggiornamenti Sociali, a. 67, n. 12 (dic. 2016), pp. 806-816
L’articolo affronta le complesse problematiche in età adolescenziale fra socializzazione reale e virtuale, mettendo in rilievi gli aspetti positivi e negativi ed il ruolo che genitori, insegnanti, psicoterapeuti possono avere per rafforzare i primi e ridurre i secondi. Alberto Pellai è ricercatore presso il Dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Milano.

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Andrea Valente … [et al.], Infanzia e tecnologie, in Pedagogika.it, a. 20, n. 1 (gen.-mar. 2016), pp. 9-73
Il dossier si interroga sul sempre più massiccio uso degli strumenti di tecnologia digitale (software, app, cellulari, tablet) da parte di bambini/e in età dai 3 ai 10 anni, periodo durante il quale si definiscono nello sviluppo alcune importanti architetture cerebrali e relative competenze e abitudini. Che ruolo hanno quindi le tecnologie digitali nello sviluppo cognitivo e comportamentale? Quanto e come vengono utilizzate in famiglia e a scuola? A questi interrogativi intendono rispondere i diversi contributi qui raccolti.

Michele Pellerey, La diffusione delle tecnologie digitali a scuola sollecita una rivisitazione della didattica come scienza progettuale. Con un corollario: si evidenzia una più incisiva identità del docente come progettatore di percorsi di apprendimento, in Orientamenti pedagogici, n. 1 (gen.-mar. 2016), vol. 63, pp. 43-68
Lo studio esplora le preoccupazioni che sorgono da una presenza più capillare delle nuove tecnologie, in particolare dei cellulari, nel contesto scolastico e le ricadute che queste potrebbero avere sul progetto educativo. Dal momento che spesso l’uso di queste tecnologie non porta i risultati sperati, è necessario adottare un metodo d’insegnamento ispirato al costruttivismo sociale. Di questo metodo viene esaminata la validità operativa e le evidenze che emergono dalle ricerche disponibili segnalano l’importanza dell’azione dell’insegnante nella progettazione. Infatti non è possibile determinare a priori l’efficacia di un metodo senza tener conto del contesto in cui si opera. In conclusione, a partire dalle ricerche fatte l’articolo propone a docenti e dirigenti scolastici cinque linee d’azione per integrare l’uso del cellulare nei programmi scolastici.

4571Filippo Ceretti, Massimiliano Padula, Umanità mediale. Teoria sociale e prospettive educative, Edizioni ETS, Pisa, 2016, pp. 77
Siamo immersi in un impetuoso processo di trasformazione dell’universo comunicativo. È impossibile comprenderlo se continuiamo a pensare ai media come a strumenti che utilizziamo, pròtesi che potenziano i nostri sensi, psicotecnologie che modificano i nostri cervelli, o ambienti in cui stabiliamo contatti. Abbiamo bisogno di un nuovo punto di vista sui media per capire che cosa stia accadendo davvero all’umanità mediale. Il libro propone con chiarezza alcune linee di riflessione: i media sono proiezioni dell’essere umano e non dispositivi separati da lui; l’uomo non usa i media, ma è i media; il web non è un ambiente in cui l’uomo comunica, ma è la riflessione della sua stessa qualità etica. In questa prospettiva la media education può assumersi il compito di educare i media (perché i media siamo noi), formando persone e non solo competenze digitali.
Collocazione Biblioteca: 17558

Domenico Simeone, Educare ai tempi del multiculturale e tecnologico, in Famiglia Oggi, a. 37, n. 5 (set.-ott. 2015), pp. 24-29
Secondo l’autore, educare è un processo avvincente ma in alcuni casi davvero esigente. Lo conferma l’attuale scenario sociale, trapuntato da fenomeni in crescita come l’avanzamento mediale, tecnologico e l’incontro con lingue, usi e costumi differenti. Domenico Simeone è docente di Pedagogia all’Università Cattolica di Brescia.

A cura di Edvige Mancinelli, Tecnologie dell’informazione e della comunicazione in età evolutiva: una questione di salute, una questione di educazione. Dossier, in La Salute umana, n. 257-258 (set.-ott.-nov.-dic. 2015), pp. 15-55
Questo dossier intende offrire spunti di riflessione su come le tecnologie dell’informazione e della comunicazione stiano cambiando le modalità di comunicare e apprendere nei contesti quotidiani di vita e di lavoro di ognuno di noi. Vengono presentati alcuni studi che esaminano le possibili conseguenze sulle strutture cerebrali dell’esposizione alle tecnologie digitali mutimediali e i rischi derivanti dal ridotto utilizzo delle forme “tradizionali” di educazione e comunicazione. Il punto di vista educativo, con alcune indicazioni per gli adulti, è espresso in due articoli di F. Falcinelli e nel racconto di un’esperienza di E. Nini nel contesto della scuola in ospedale e dell’istruzione a domicilio, dove gli strumenti digitali hanno il valore aggiunto di essere “un ponte per l’esterno”. Nell’ultima parte del dossier si riportano l’analisi dei consumi mediatici in Italia e le problematiche relative ai sistemi di monitoraggio italiani OKkio alla salute e HBSC, descritti nell’undicesimo rapporto Censis-Ucsi.

9788823019843_0_0_1269_80Vincenzo Moretti … [ et al.], Il coltello e la rete, Per un uso civico delle tecnologie digitali, Ediesse, Roma, 2015, pp. 208
In modo divulgativo e narrativo vengono esposte diverse esperienze didattiche svolte in una scuola elementare, in un istituto superiore ed in un corso universitario di Napoli rivolte alla sperimentazione di un uso consapevole della tecnologia. Il libro offre osservazioni concrete, riflessioni teoriche e consigli pratici circa l’insegnamento e l’organizzazione dei sistemi informatici.
Collocazione Biblioteca: 17677

A cura di Abele Bianchi e Anna Ostinelli, Formazione e gap generazionale. Dossier, in Oppinformazioni, a. 42, n.118, pp. 1-76
Nonostante vi sia una abbondanza di ricerche sui giovani, è diffusa la percezione che la società attuale, e in particolare la famiglia e la scuola, facciano fatica a comprendere cosa significa l’«essere giovani» oggi. Secondo gli autori, è necessario evitare un certo determinismo tecnologico e recuperare il ruolo propositivo della scuola e della professionalità dei docenti per riaffermare i presupposti pedagogici e didattico-metodologici che offrono sostegno e base teorica all’uso delle tecnologie. A questa tematica è stato dedicato il seminario annuale svoltosi presso la sede OPPI di Milano dal 17 al 19 luglio 2014. Tra gli interventi segnaliamo: “Nativi postmediali” di R. Eugeni; “Target generazionali, metacognizione e uso del web nella didattica” di A. Ostinelli; “Scuola e tecnologie innovative” di A. Bianchi; “Cultura digitale e dialogo intergenerazionale” di F. Cortimiglia; “Gap generazionale. Da Platone ai Social Network” di R. Gagliardi; “Dal gettone alla protesi: Nativi digitali e cellulare” di A. Varani.

9788859007814-500x500Matteo Lancini, Adolescenti navigati. Come sostenere la crescita dei nativi digitali, Erickson, Trento, 2015, pp. 172
L’uso intensivo di internet, la penetrazione profonda delle nuove tecnologie nella vita di tutti i giorni, l’aumento vertiginoso delle relazioni virtuali hanno modificato profondamente il profilo degli adolescenti contemporanei, lasciando gli adulti quasi sempre sgomenti e impreparati a gestire la sfida della crescita dei propri figli o dei propri studenti. Adolescenti navigati, nato dalla lunga esperienza dell’autore come psicoterapeuta di numerosi ragazzi e delle loro famiglie, suggerisce, attraverso esempi e indicazioni estremamente pratiche, strategie educative autorevoli ed efficaci per rispondere alle esigenze evolutive dei nativi digitali. Rivolto a genitori, insegnanti, educatori e counselor, il libro aiuta a comprendere e sostenere preadolescenti e adolescenti nella fase più delicata della loro crescita, trovando soluzioni alle difficoltà più comuni.
Collocazione Biblioteca: 17165

Alberto Pellai, Tutto troppo presto. L’educazione sessuale dei nostri figli nell’era di Internet, De Agostini, Novara, 2015, pp. 220
Secondo l’autore, la tecnologia rende accessibili in un click contenuti ed esperienze che spesso i giovanissimi non sono in grado di capire e gestire. Questo volume, attraverso “case histories”, analisi, consigli, video e film, può aiutare i genitori ad affrontare e prevenire eventuali problemi senza reticenze e tabù, in un’atmosfera di dialogo aperto e costruttivo, in cui gli adulti, sappiano riconquistare un ruolo educativo. Il terzo capitolo è dedicato al nuovo fenomeno del sexting. Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, è ricercatore presso il dipartimento di scienze bio-mediche dell’Università di Milano.
Collocazione Biblioteca: 17123

Caterina Cangià, Generazione tech. Crescere con i nuovi media, Giunti, Firenze, 2014, pp. 143
Caterina Cangià, docente di pedagogia e comunicazione sociale e multimedialità, affronta in questo volume il problema di come educare i ragazzi d’oggi sempre connessi con i media digitali. L’autrice si propone di rispondere a questo interrogativo invitando genitori e insegnanti a conoscere i media digitali e a utilizzarli con e per i ragazzi, offrendo spunti, riflessioni e buone pratiche per accompagnare gli adulti nell’educazione della generazione digitale.
Collocazione Biblioteca: 16883

9788857524917_0_0_300_80Barbieri Gianluca, Il laboratorio delle identità. Dire io nell’epoca di internet, Mimesis, Sesto San Giovanni (Milano), 2014, pp. 218
Cosa accade quando diciamo io? L’identità individuale è una questione prima di tutto grammaticale. Mio, nel gioco intricato e molteplice con il tu e l’egli, dà vita a un “senso di sé” intrinsecamente relazionale e complesso, dotato di aspetti consci e inconsci, somatici e psichici, dinamici e statici, narrativi e logici, sostanziali e simbolici. Ma, ci si chiede, tutto ciò è valido ancora in una realtà come quella odierna, in cui l’identità tende da un lato a fluidificarsi fino a evaporare e dall’altro a cristallizzarsi come in alcune psicopatologie? Possiamo uscire indenni dai giochi di mascheramento e di simulazione innescati dall’uso dei nuovi media? In che modo il nostro corpo può confrontarsi con la dimensione virtuale del web? E la struttura del nostro cervello risente di tutto ciò? Nel libro si cerca di dare una risposta a queste e ad altre domande, facendo dialogare diverse discipline tra le quali la psicoanalisi, la psicologia dello sviluppo, le neuroscienze, la linguistica e la letteratura.
Collocazione Biblioteca: 17126