Area lavoro

22008327_10214067492030552_5941414920289471199_nRoberta Carlini, Stefano Zamagni, Lavoro. In discussione l’intero modello di ordine sociale, in Rocca, a. 76, n. 12 (giu. 2017), pp. 29-36
Muovendo da un’opinione espressa da Papa Francesco sull’importanza del lavoro rispetto al reddito di cittadinanza, gli autori, considerando anche le proposte di legge in Italia, ritengono più utile parlare di “reddito di inserimento” collegato alla ricerca di un lavoro. Viene anche esposta una sintetica rassegna della letteratura in ambito economico a livello internazionale. Roberta Carlini è economista e giornalista, Stefano Zamagni è docente di Economia politica presso l’Università di Bologna. Sul numero precedente della rivista troviamo un articolo sullo stesso argomento di  Fiorella Farinelli, Un nuovo modello di sviluppo che si adatti alle persone e non viceversa (pp. 27-29).

Cosma Orsi, Reddito di base: le radici di un’idea, in Aggiornamenti Sociali, a. 67, n. 4 (apr. 2016), pp. 306-315
In questo articolo vengono sinteticamente prese in in considerazione alcune concezioni inerenti il concetto di reddito di base partendo dal Rinascimento fino ai nostri giorni in Europa e nel mondo, esponendo alcune iniziative politiche proposte o intraprese. Cosma Orsi è docente di Storia del pensiero economico all’Università Cattolica di Milano.

Paolo Roberto Graziano … [et al.], Le politiche per l’occupazione giovanile in Europa, in Politiche Sociali, a. 3, n. 2 (mag.-ago 2016), pp. 219-310
Questo focus monografico raccoglie i seguenti contributi: “Youth unemployment policies: beyond school-to-work transition policies”, di P. R. Graziano, P. Vesan; “Plus ca change…? Innovation and continuity in UK employment policy during the Great Recession”, di A. Tassinari, K. Hadjivassiliou, S. Swift; “NEETs. Can the Dutch meet their needs?”, di S. Bekker, S. Klosse; “Per uno schema europeo di sostegno alle transizioni attive: prime riflessioni a partire dalle politiche per l’occupazione giovanile in Italia”, di P. Vesan; “Le prospettive occupazionali dei giovani al termine dei percorsi di istruzione e formazione in Italia e in Europa alla luce dell’indicatore europeo sulla transizione scuola-lavoro”, di R. Cascioli. Sullo stesso tema anche l’articolo a cura di Alessandro Martelli, Le politiche giovanili in Europa: sviluppo, articolazione e recenti tendenze, in Autonomie locali e servizi sociali, a. 37, n. 3 (dic. 2014), pp. 373-490.

Cop_RPS_2_2016_rivistaGianluca Busilacchi, Paolo R. Graziano, Un reddito per tutti?, in RPS : La rivista delle politiche sociali, n. 2 (apr.-giu. 2016), pp. 230-253
La monografia comprende due articoli: 1) Perchè occorre prendere sul serio il diritto al reddito. 2) Le virtù del reddito di base. Vengono analizzate le situazioni politiche e sociali di diversi paesi per comprendere la fattibilità di un diritto al reddito minimo di base legato alla cittadinanza.

Carlo Carboni, Lavoro ed evoluzione tecnologica, in Il Mulino, n. 2 (2016), vol. 65, pp. 346-354
Secondo l’autore, docente di Sociologia, in Europa la crisi dei ceti medi è imputabile maggiormente al declino del Welfare piuttosto che all’avvento delle tecnologie. Il mercato dei social media necessita ad esempio di un basso apporto di lavoro umano e spinge una maggior concentrazione di ricchezza in poche mani contribuendo all’aumento delle disuguaglianze, tuttavia il fatto che l’avvento delle nuove tecnologie abbia inciso negativamente sull’occupazione, è controverso. Il futuro del lavoro si presenta incerto soprattutto in alcuni grandi Paesi europei (Germania, Francia e Italia), mentre nei Paesi anglosassoni, Stati Uniti e Regno Unito la tecnologizzazione ha portato all’aumento di reddito e occupazione. Secondo l’autore sarebbe compito dei governati europei varare una politica espansiva nei settori high tech, altamente vantaggiosi per quanto riguarda la creazione di posti di lavoro e l’aumento della qualità della vita.

NEETLuciano Abburrà, Luisa Donato, Carla Nanni, Né a scuola, né al lavoro. Chi sono i Neet? Una ricognizione in Piemonte e in provincia di Torino, in Informa Ires, n. 2 (giu. 2016), pp77-85
L’acronimo “Neet” (Neither in Employment, nor in Education or Training) identifica i giovani che non lavorano e al contempo non sono più in formazione o istruzione, con l’obiettivo di circoscrivere soggetti a rischio di esclusione sociale verso i quali indirizzare le politiche di contrasto all’emarginazione. L’Ires Piemonte ha pubblicato un ampio dossier statistico sul tema: in Italia, nel 2014, oltre un giovane su quattro si trova nella condizione di essere definito Neet; in Piemonte mostra nel biennio 2012-13 un incremento più consistente rispetto ad altre regioni come la Lombardia e Veneto.

Isabella Crespi, Maria Letizia Zanier, Condizione femminile, percorsi di vita e politiche sociali: nuove diseguaglianze nell’età anziana, in Sociologia e Politiche Sociali , n. 1 (2015), vol. 18,  pp. 103-123 .
Lo status sociale delle donne e il loro ruolo è profondamente mutato negli ultimi decenni in direzione di una maggiore equità, ma ci sono ambiti ancora non abbastanza rivoluzionati. L’articolo esamina il divario pensionistico di genere in Europa, analizzando le ragioni dello svantaggio femminile. I congedi per maternità, la cura delle persone anziane della famiglia interrompono spesso i cicli lavorativi e non sempre il sistema di welfare nei paesi europei supporta le donne in queste circostanze.

COP_Orientamenti-Pedagogici-2-15_O014Guglielmo Malizia, Carlo Nanni, Welfare e Educazione. Le politiche del governo Renzi: la Buona Scuola, il Jobs Act, in Orientamenti pedagogici, n. 4 (ott.-dic. 2015), pp. 793-817
L’articolo esamina le relazioni tra sistemi nazionali di welfare e di educazione, cercando di delineare l’evoluzione nei modelli e nei rapporti che li caratterizzano. In particolare concentra l’analisi su un paradigma di Stato sociale attivo, dinamico e promozionale che pone al centro le politiche del capitale umano. Segue un’esemplificazione di questo andamento negli orientamenti dell’attuale governo: l’esame si focalizza soprattutto sugli interventi costituiti dal DDL 2994, “La Buona Scuola”, e dal cosiddetto “Jobs Act”. L’articolo si conclude con un confronto tra modelli e politiche concrete e cerca di trarre indicazioni operative per il futuro.

Chiara Saraceno, Povertà senza governo, in Il Mulino , n. 3 (2015),  pp. 505-513
Nel presente lavoro l’autrice propone una riflessione su povertà e mancanza di lavoro. In questo contesto, indaga sul ruolo che rivestono alcuni fattori, determinanti per individuare l’incidenza del rischio di povertà: l’età degli individui, le condizioni famigliari, il ruolo delle politiche del lavoro e dell’accesso all’occupazione.