Area lavoro

mulino_2018_2_cop_homepageGiuliano Cazzola, Le politiche del lavoro e del welfare, in Il Mulino, a. 67, n. 2 (2018), pp. 288-295
L’autore, sindacalista, politico e docente universitario, riassume le politiche italiane in materia di lavoro e welfare dal 2008 in poi e presenta le proprie riflessioni su possibili riforme future.

Valentino Gandolfi, Rivoluzione tecnologica, lavoro e investimenti pubblici. Lavoro e nuovo modello di sviluppo, in Rocca, a. 76, n. 24 (dic. 2017), pp. 30-33
L’autore affronta i rischi del lavoro automatizzato, della nuova disoccupazione tecnologica, della difficile redistribuzione del lavoro, degli investimenti pubblici soprattutto nel sistema di distribuzione idrica in Italia. Valentino Gandolfi è docente di economia e gestione delle imprese.

A cura di Elena Macchioni, Ariane Ollier-Malaterre, I working carers: culture, diritti e polizie, in Sociologia e Politiche Sociali, n. 3 (2017), vol. 20, pp. 5-91
La presente monografia si focalizza sul ruolo dei working carer, quei lavoratori che la letteratura descrive e analizza come impegnati quotidianamente nel conciliare il lavoro retribuito con le attività di cura volontaria e informale nella rete familiare. Vengono approfonditi i seguenti argomenti: il quadro europeo delle culture e delle politiche pubbliche sui working carers e la loro articolazione nei vari regimi di welfare; le diverse logiche di contrattazione aziendale in Europa con un focus specifico sugli interventi di work-life balance per i caregiver; l’analisi del caso italiano, in particolare attraverso un focus sulle caratteristiche della contrattazione e sulla valutazione di una politica nazionale volta a sostenere i lavoratori con compiti di cura.

Marco Accorinti, Alessandro Gentile, Crisi e modello sociale in Europa, in RPS : La rivista delle politiche sociali, n. 4 (ott.-dic. 2017), pp. 207-227
Questa monografia prende lo spunto dal libro di Luis Moreno Fernandez “L’Europa Asociale”, Aracne, 2017. Il primo articolo prende in considerazione le politiche sociali europee nel contesto dell’attuale situazione di crisi economica. Il secondo articolo si concentra maggiormente sul sistema economico con particolare attenzione al fenomeno del precariato, avvertito nel libro di Moreno come la vera crisi europea attuale.

psDavide Pizzi, Assistenti sociali: a quando il concreto riconoscimento dei diritti degli utenti come priorità?, in Prospettive Assistenziali, n. 200 (ott.-dic. 2017), pp. 37-40
L’autore propone una riflessione sulla formazione degli assistenti sociali. La carenza di una adeguata preparazione, che senza escludere aspetti giuridici e amministrativi della professione, deve comprendere anche temi pratici vicini all’operatività quotidiana, si ripercuote in maniera dannosa sugli utenti e sui loro familiari.

A cura di Andrea Ciarini e Laura Pennacchi, Quale destino per i diritti sociali in Europa?, in RPS : La rivista delle politiche sociali, n. 3 (lug.-set. 2017), pp. 9-278
Si segnalano i seguenti articoli in particolare: “Digitalizzazione e lavoro: nuove sfide per il social investment approach” di Maria Concetta Ambra e Fabrizio Pirro; “Lavoro e welfare: il sindacato e il Pilastro europeo dei diritti sociali”, di Fausto Durante e “Cambiare verso? Spunti di riflessione su imposte, spesa e futuro del welfare” di Gilberto Turati.

Rossana Trifiletti, La conciliazione vita/lavoro, un genus ambiguo delle politiche sociali, in particolare nell’approccio degli investimenti sociali, in Autonomie locali e servizi sociali, n. 2 (ago. 2017), pp. 349-362
Il lavoro propone un’analisi del dibattito, presente a livello europeo, sulle politiche di conciliazione tra attività professionale e vita familiare, in un contesto di aumento, in quasi tutti i paesi dell’unione, del welfare effort in direzione di servizi di cura, sia per la prima infanzia che per le cure di lungo periodo.

Pietro Fantozzi … [et al.], Bisogni e politiche sociali nel Mezzogiorno. Nuovi fermenti in un contesto avverso, in Politiche Sociali, a. 4, n, 2 (mag.-ago. 2017), pp. 211-385
Il numero speciale della presente rivista è nato per verificare le prospettive del welfare state, del welfare locale e comunitario in territori difficili come quelli del Mezzogiorno d’Italia. L’intento degli autori è descrivere esperienze di produzione di benessere, che, nonostante la precarietà dei contesti, sono riuscite a dare risposte a bisogni sociali importanti. In alcuni casi, anche per capire se emergono delle best practices, per conoscere meglio gli attori che si mobilitano e qual è la dimensione politica di questo welfare. Si segnalano in particolare i seguenti contributi: “Il programma di Garanzia Giovani: tra ri-centralizzazione e specificità meridionale” di Maurizio Cerruto e Manuel Marocco; “Le politiche del lavoro e i servizi per l’impiego: eredità passate e opportunità di innovazione” di Maurizio Avola, Laura Azzolina, Marco Cuttone; “La negoziazione delle politiche sociali e del lavoro in Calabria” di Maria Mirabelli, Vincenzo Fortunato; “Social investment e Mezzogiorno: il caso della Puglia” di Lucia Ferrara … [et al].

rpsA cura di Matteo Jessoula, Welfare occupazionale e welfare state: incastri virtuosi?, in RPS : La rivista delle politiche sociali, n. 2 (apr.-giu. 2017), pp. 9-167
Questa monografia analizza gli incastri, più o meno virtuosi, tra welfare occupazionale e welfare pubblico. Sulla scorta della letteratura esistente, specialmente di taglio comparato, la sezione fornisce una griglia analitica volta a cogliere le sfide emergenti dall’espansione del welfare occupazionale, nel quadro della più ampia trasformazione del welfare mix italiano. Al fine di valutare, accanto alle promesse anche i rischi, i profili di criticità e le sfide potenzialmente innescate dall’espansione del welfare occupazionale – in specie nella variante contrattuale – ci si concentra da un lato sui tratti caratteristici del welfare state «all’italiana»; dall’altro, sulle specificità dei diversi settori di politica sociale, al fine di analizzare i possibili «incastri» tra le forme preesistenti di welfare pubblico e i nuovi schemi occupazionali

Elena Macchioni, Familyaudit nelle imprese trentine: una survey sui benefici prodotti da una politica locale di conciliazione famiglia lavoro, in Autonomie locali e servizi sociali, n. 1 (apr. 2017), pp. 159-182
L’autrice presenta il progetto Familyaudit attuato nella Provincia di Trento a partire dal 2009, nell’ambito di una integrazione fra esigenze delle famiglie e delle aziende. Sono stati ricercati e studiati con strumenti statistici diversi aspetti la sfera del benessere personale, della cura dei famigliari, dell’inserimento lavorativo. Si è riscontrato in modo particolare un miglioramento per le donne in relazione alla flessibilità degli orari di lavoro. Inoltre, sono stati osservati diversi parametri come le tecnologie informatiche, gli aiuti monetari, l’attività di formazione.

Roberta Carlini, Stefano Zamagni, Lavoro. In discussione l’intero modello di ordine sociale, in Rocca, a. 76, n. 12 (giu. 2017), pp. 29-36
Muovendo da un’opinione espressa da Papa Francesco sull’importanza del lavoro rispetto al reddito di cittadinanza, gli autori, considerando anche le proposte di legge in Italia, ritengono più utile parlare di “reddito di inserimento” collegato alla ricerca di un lavoro. Viene anche esposta una sintetica rassegna della letteratura in ambito economico a livello internazionale. Roberta Carlini è economista e giornalista, Stefano Zamagni è docente di Economia politica presso l’Università di Bologna. Sul numero precedente della rivista troviamo un articolo sullo stesso argomento di Fiorella Farinelli, Un nuovo modello di sviluppo che si adatti alle persone e non viceversa (pp. 27-29).

NEETLuciano Abburrà, Luisa Donato, Carla Nanni, Né a scuola, né al lavoro. Chi sono i Neet? Una ricognizione in Piemonte e in provincia di Torino, in Informa Ires, n. 2 (giu. 2016), pp77-85
L’acronimo “Neet” (Neither in Employment, nor in Education or Training) identifica i giovani che non lavorano e al contempo non sono più in formazione o istruzione, con l’obiettivo di circoscrivere soggetti a rischio di esclusione sociale verso i quali indirizzare le politiche di contrasto all’emarginazione. L’Ires Piemonte ha pubblicato un ampio dossier statistico sul tema: in Italia, nel 2014, oltre un giovane su quattro si trova nella condizione di essere definito Neet; in Piemonte mostra nel biennio 2012-13 un incremento più consistente rispetto ad altre regioni come la Lombardia e Veneto.

Paolo Roberto Graziano … [et al.], Le politiche per l’occupazione giovanile in Europa, in Politiche Sociali, a. 3, n. 2 (mag.-ago 2016), pp. 219-310
Questo focus monografico raccoglie i seguenti contributi: “Youth unemployment policies: beyond school-to-work transition policies”, di P. R. Graziano, P. Vesan; “Plus ca change…? Innovation and continuity in UK employment policy during the Great Recession”, di A. Tassinari, K. Hadjivassiliou, S. Swift; “NEETs. Can the Dutch meet their needs?”, di S. Bekker, S. Klosse; “Per uno schema europeo di sostegno alle transizioni attive: prime riflessioni a partire dalle politiche per l’occupazione giovanile in Italia”, di P. Vesan; “Le prospettive occupazionali dei giovani al termine dei percorsi di istruzione e formazione in Italia e in Europa alla luce dell’indicatore europeo sulla transizione scuola-lavoro”, di R. Cascioli. Sullo stesso tema anche l’articolo a cura di Alessandro Martelli, Le politiche giovanili in Europa: sviluppo, articolazione e recenti tendenze, in Autonomie locali e servizi sociali, a. 37, n. 3 (dic. 2014), pp. 373-490.

Carlo Carboni, Lavoro ed evoluzione tecnologica, in Il Mulino, n. 2 (2016), vol. 65, pp. 346-354
Secondo l’autore, docente di Sociologia, in Europa la crisi dei ceti medi è imputabile maggiormente al declino del welfare piuttosto che all’avvento delle tecnologie. Il mercato dei social media necessita ad esempio di un basso apporto di lavoro umano e spinge una maggior concentrazione di ricchezza in poche mani contribuendo all’aumento delle disuguaglianze, tuttavia il fatto che l’avvento delle nuove tecnologie abbia inciso negativamente sull’occupazione, è controverso. Il futuro del lavoro si presenta incerto soprattutto in alcuni grandi Paesi europei (Germania, Francia e Italia), mentre nei Paesi anglosassoni, Stati Uniti e Regno Unito la tecnologizzazione ha portato all’aumento di reddito e occupazione. Secondo l’autore sarebbe compito dei governati europei varare una politica espansiva nei settori high tech, altamente vantaggiosi per quanto riguarda la creazione di posti di lavoro e l’aumento della qualità della vita.