L’istruzione universitaria

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Carlo Alberto Romano … [et al.], Il diritto allo studio universitario in carcere e l’emergenza Covid-19, in Rassegna Italiana di Criminologia, n. 4 (2020), pp. 305-318
L’istruzione in carcere è una condizione essenziale perché la pena assolva alla sua funzione rieducativa: l’articolo 17 dell’ordinamento penitenziario sancisce, infatti, la necessità di partecipazione della comunità esterna e di soggetti pubblici e privati, per portare a compimento l’azione rieducativa e risocializzante di detenuti e internati. Necessità, che, per l’attuale crisi sanitaria, ha rischiato di essere compromessa. A partire da riflessioni sul diritto allo studio in Carcere e sulla storia dell’attenzione della Criminologia al trattamento dell’autore di reato e, quindi, allo studio nel settore dell’esecuzione della pena, l’articolo proposto presenta i dati di una ricognizione sullo stato dell’arte dello studio universitario effettuata dalla Conferenza Nazionale dei Delegati dei Rettori per i Poli Universitari Penitenziari, presso le strutture penitenziarie dove esse sono istituite, durante la pandemia da Coronavirus.

A cura di Luca Decembrotto, Adultità fragili, fine pena e percorsi inclusivi. Teorie e pratiche di reinserimento sociale, Milano, Franco Angeli, 2020, 190 p.
Il percorso tracciato in questo testo ha l’intento di descrivere lo stato dell’arte e problematizzare, da diversi punti di vista, il significato odierno dei progetti di reinserimento sociale per le persone detenute, mettendo a confronto la teoria pedagogica, sociologica e giuridica con le prassi sviluppate da enti pubblici e privati in diverse città dell’Emilia-Romagna. L’insieme eterogeneo di prospettive disciplinari e di linguaggi arricchisce il discorso sulle carceri per gli adulti, ponendo al centro della riflessione il loro essere aderenti al mandato costituzionale di creare opportunità, anziché produrre isolamento ed esclusione sociale. L’Emilia-Romagna è stata scelta come sfondo di questi ragionamenti, in quanto territorio ricco di esperienze cui attingere per sviluppare considerazioni più ampie all’interno di una attenta analisi del fenomeno locale e, pertanto, ancorate sia alle progettualità concrete, sia ai vissuti personali e collettivi. L’obiettivo complessivo del testo è quello di fornire una riflessione aggiornata e multidisciplinare per gli operatori del settore, per gli studenti universitari e coloro che si stanno formando per essere futuri specialisti in ambito detentivo, attivi in carcere o sui territori, ma anche per i ricercatori, fornendo loro diverse possibili prospettive di ricerca.

Franco Prina, L’ impegno delle Università nelle istituzioni universitarie: diritto dei detenuti agli studi universitari, ricerca e terza missione, in Autonomie locali e servizi sociali, n.1 (apr. 2020), pp. 209-212
Da alcuni anni la presenza delle Università italiane nelle carceri è cresciuta, assumendo notevole rilevanza e costituendo all’interno degli istituti penitenziari delle sezioni dedicate, definite PUP, Poli Universitari Penitenziari. L’articolo riferisce i dati e i contorni dell’esperienza in atto, il coordinamento nato presso la Conferenza dei Rettori e indaga come negli istituti penitenziari possano esprimersi tutte e tre le missioni del sistema universitario: didattica, ricerca e terza missione, cioè impegno sociale, quale iniziative culturali, formazione del personale della polizia penitenziaria, supporto ai progetti di reinserimento lavorativo e sociale per chi ha concluso la pena.

Fiorella Farinelli, Lavoro. Scarto qualitativo tra domanda e offerta, in Rocca, n. 5 (mar. 2020), pp. 20-22
Unioncamere, nel suo rapporto sui fabbisogni professionali delle imprese (2020-22), lancia un allarme sul mismatch, cioè sullo scarto qualitativo tra domanda e offerta di lavoro. Sono infatti molti i profili professionali difficili da individuare e reclutare, per lo più tecnici dell’area Stem (scienze, tecnologie, matematica), legati all’industria innovativa 4.0, ma anche figure trasversali come segretari, contabili, ragionieri. Le maggiori carenze si riscontrano nella fascia d’età tra i 24 e 30 anni, peraltro giovani con un livello di istruzione superiore a quello di altre fasce d’età. Per spiegare il fenomeno l’autrice cita il saggio recente di Luca Ricolfi, “La società signorile”, che ipotizza una società signorile di massa in cui le aspettative sono molto più alte della reale offerta di lavoro. Altre spiegazioni possono essere trovate nel fatto che molti giovani Neet posseggono solo la licenza media, che gli abbandoni nell’università italiana sono molto frequenti e che c’è uno scarso investimento nei percorsi tecnico-professionali. Una risposta adeguata potrebbe essere data attraverso un sistema Vet Vocational Education and Training, ampiamente diffuso nel resto d’Europa, che permette l’integrazione tra istruzione tecnica, istruzione professionale e formazione in contesti lavorativi ed ha pari dignità coi percorsi liceali.

Eleonora Maglia, Asset-building contro il fenomeno NEET, in Prospettive Sociali e Sanitarie, n.1 (inverno 2020), pp. 18-20
In considerazione dell’influenza decisiva, secondo studi precedenti, delle classi sociali familiari sulla condizione NEET dei giovani (Not in Education, Employment or Training), una rete di attori sociali ha avviato in Provincia di Torino un progetto di sostegno allo studio, finalizzato a finanziare e supportare l’iscrizione e la frequenza universitaria di studenti provenienti da famiglie a basso reddito. L’articolo riferisce sull’andamento del progetto e sulla valutazione dei risultati.

A cura di Maja Antonietti, Bambini competenti, in Bambini, n. 7 (set. 2019), pp. 27-54
Essere educatori e insegnanti attenti al presente, ai cambiamenti e alle emergenze socio-politiche significa aprire lo sguardo a piste di approfondimento e traiettorie indicate a livello internazionale, non per applicarle come meri esecutori, ma per conoscerne il senso con spirito critico, coglierne le implicazioni e le possibilità. Sono questi i principi ispiratori del percorso di approfondimento sul tema delle competenze, che ha inteso mettere al centro della riflessione le competenze a partire dalla Raccomandazione del 2018 sulle Competenze chiave europee per
l’apprendimento permanente. Nell’articolo proposto sono riportati contributi di docenti universitari, insegnanti e coordinatori, che si occupano di alcune competenze chiave in differenti specificità professionali, declinandole in progettualità per la scuola dell’infanzia.

Michele Rostan, L’albero e i suoi frutti. Il sistema universitario italiano e la sua trasformazione, in Polis, a. 33, n. 1 (apr. 2019), pp. 123-140
L’autore confronta quattro libri recentemente pubblicati circa il sistema universitario italiano: 1) Gilberto Capano, Marino Regini e Matteo Turri, “Changing governance in Universities. Italian higher education in comparative perspective”. London, Palgrave Macmillian, 2016; 2) Gilberto Capano, Marino Regini e Matteo Turri, “Salvare l’Università italiana. Oltre i miti e i tabù”. Bologna, Il Mulino, 2017; 3) A cura di Gianfranco Viesti, ” Università in declino. Un’indagine sugli atenei da Nord a Sud.” Roma, Donzelli, 2016; 4) Gianfranco Viesti. “La laurea negata. Le politiche contro l’istruzione universitaria”. Roma-Bari, Laterza, 2018.

A cura di Valeria Friso, Luca Decembrotto, Università e carcere, Il diritto allo studio tra vincoli e progettualità, Milano, Angelo Guerini e Associati, 2018, 270 p.
Il libro presenta una riflessione corale e multidisciplinare sulla presenza delle università all’interno delle carceri, approfondendo teoria, ricerche e pratiche, attraverso alcune esperienze europee e sudamericane. Nella prima parte viene approfondito il senso educativo dell’accesso agli studi universitari da parte di persone private della libertà, a partire da una più ampia riflessione dell’educazione in tale contesto. Nella seconda parte sono presentate le esperienze italiane dei Poli universitari penitenziari (PUP), recentemente coordinati dalla Conferenza nazionale dei Delegati dei Rettori per i Poli universitari penitenziari (CNUPP). Uno spazio particolare è stato riservato agli atenei di Bologna, Padova e Torino. Nell’ultima parte sono proposte quattro esperienze internazionali. Sullo stesso tema si veda anche il testo di  Maria Teresa Pichetto, Se la cultura entra in carcere. Dalle riforme carloalbertine al Polo universitario per studenti detenuti, Cantalupa (TO), Effatà, 2018, 125 p. (Coll. Bib.: 18299)
Collocazione Biblioteca: 18300

Cristina Scrima, Relazione tra procrastinazione accademica e due costrutti psicologici: locus of control ed emowerment, in Psicologia di Comunità, n. 2 (2018), vol. 14, pp. 137-152
Il presente studio rivolge l’attenzione al fenomeno della procrastinazione accademica, esaminando in un campione di studenti universitari la relazione tra questo comportamento problematico e due costrutti psicologici: locus of control ed empowerment, mettendo in relazione anche le caratteristiche socio-demografiche dei genitori.

Alessandra Ricciardi Serafino de Conciliis, Paolo Valerio, Il counseling psicodinamico per studenti universitari con disabilità. L’importanza dell’équipe multidisciplinare e le inevitabili variazioni del setting, in Counseling, n. 1 (feb. 2018) – on line, pp. 7
Questo lavoro nasce dall’esigenza di riflettere sull’esperienza clinica maturata nell’ambito degli interventi di counseling psicologico per studenti universitari con disabilità. Gli autori si soffermano sull’importanza di lavorare all’interno di un’équipe multidisciplinare e sulle caratteristiche del setting adatto alle persone con disabilità. Nell’articolo vengono illustrati gli accorgimenti necessari per rendere un servizio psicologico effettivamente accessibile. Gli autori rintracciano le peculiarità di questo intervento, così come è andato delineandosi nel tempo, con la presentazione di alcune vignette cliniche.

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Lo stile di vita dello studente universitario secondo i Peanuts