Aggiornamento Febbraio 2021 – a cura di Annamaria Licastro e Nadia Zito

I materiali (libri, articoli di riviste e risorse on-line), elencati in ordine decrescente per anno di pubblicazione, sono disponibili presso la Biblioteca del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento della Biblioteca. L’elenco proposto non esaurisce quanto posseduto in biblioteca sul tema in oggetto. Ulteriori ricerche sono possibili sul nostro  catalogo.

Vengono proposti i seguenti percorsi:

N.B. Ricordiamo inoltre che in diversi istituti di pena si pubblicano riviste: hanno spesso una diffusione limitata, ma sono un’occasione per comunicare con il mondo esterno, per esprimere istanze, emozioni e raccontare storie. Elenchiamo qui alcune testate, chi volesse consultarle può rivolgersi  direttamente alle redazioni.

Condizioni di vita e di salute dei reclusi

download (2)Francesco Chiavarini … [et al.], Chiusi dentro, in Scarp de’ tenis, A. 26, n. 247 (feb. 2021), pp. 24-33
La pandemia ha peggiorato le condizioni in cui una buona parte dei detenuti in Italia sconta la propria pena. Per limitare i contagi, gli istituti di detenzione si sono isolati, chiudendo le porte a parenti, operatori e volontari e revocando le uscite lavorative, con la conseguenza che quasi tutti i detenuti hanno perso il loro lavoro, la maggior parte non può seguire le lezioni scolastiche e molti non hanno vestiti adeguati alla stagione e il necessario per la loro pulizia personale.

A cura di Giada Maslovaric, EMDR di gruppo, Insieme verso il BenEssere. Protocolli di intervento, Roma, ApertaMenteWeb, 2020, 414 p.
La curatrice, psicologa, psicoterapeuta, coordinatrice degli interventi clinici per l’Associazione EMDR Italia (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) durante disastri naturali ed emergenze, presenta l’applicazione di gruppo di questa terapia, utile per il trattamento di disturbi causati da eventi stressanti o traumatici. Nella prima parte del volume vengono descritte le fondamenta del protocollo di gruppo, con riflessioni e schede di lavoro per orientare il clinico, a cui si rivolge. La seconda parte è dedicata alle declinazioni dell’EMDR di gruppo nelle diverse fasce d’età, mentre la terza approfondisce l’utilizzo della terapia nel gruppo famiglia su traumi specifici. La quarta parte è dedicata ai contesti emergenziali, con i contributi di diversi autori che hanno partecipato agli interventi di supporto, ad esempio, per gli operatori sanitari in occasione della pandemia di Covid-19, nei centri di accoglienza per migranti, ai minori orfani siriani. Infine, la quinta parte esplora alcune potenzialità di applicazione della terapia con gruppi omogenei di pazienti, ad esempio oncologici, carcerati, colleghi di una persona suicida, o persone con dipendenze patologiche.
Collocazione Biblioteca: 18707

Fiorella Farinelli, Carcere: provvedere è tutela della salute di tutti, in Rocca, n. 7/8 (apr. 2020), pp. 31-33
L’autrice denuncia la pericolosità delle attuali condizioni carcerarie in tempo di epidemia da Covid-19. Il sovraffollamento infatti potrebbe favorire oltremodo il contagio e pregiudicare perciò, oltre alla salute dei detenuti, anche quelle del personale che vi lavora e quindi della popolazione generale. L’autrice ipotizza alcune misure da adottare o incrementare con coraggio per arginare l’emergenza.

Roberta Paleani, Caterina Benelli, Tra dentro e fuori il carcere. Costruire una mappa interna per ri-orientarsi in situazioni ristrette, in Animazione Sociale, n. 5/337 (2020), pp. 44-56
L’articolo ha l’obiettivo di focalizzare gli apprendimenti acquisiti in una breve ma significativa esperienza realizzata presso il carcere maschile di Pistoia, allo scopo di implementare la salute psicologica dei detenuti. Attraverso il lavoro di gruppo e la scelta di un approccio autobiografico, si è cercato di aiutare i detenuti a ritagliarsi uno spazio mentale ed emotivo dove delineare nuove “mappe interne”, capaci di sostenerli nella fase di uscita con un nuovo progetto di vita.

Alfredo De Risio, Federica Lai, Giacomo Salvanelli, Manuale per l’intervento psicologico in ambito penitenziario. Modelli teorici e prassi operative, Roma, Alpes Italia, 2019, 184 p.
Gli autori intendono rivolgersi ai giovani professionisti in ambito psicologico che intervengono in un penitenziario. Il volume è concepito come un manuale, una “bussola” che li aiuti a orientarsi nel loro percorso di studio e di lavoro, dovendosi confrontare con professionisti di diversi ambiti (psicologico, sanitario, pedagogico giuridico e sociale) e con “detenuti-pazienti-persone”. Il volume è articolato in tre parti: 1) Excursus storico, evoluzione normativa e genesi della psicologia penitenziaria 2) tutela del diritto e diritto alla tutela 3) il SSN e i bisogni di salute reclusi. Seguono una riflessione di sintesi “non conclusiva” e una fitta bibliografia. Quattro appendici normative sono scaricabili sul sito della casa editrice. Segnaliamo in particolare il capitolo sette sugli stranieri in carcere ed alcuni paragrafi sulle dipendenze patologiche, sulla salute dei minori ristretti, sui bisogni della popolazione femminile.
Collocazione Biblioteca: 18688

Nasrul Ismail, Rolling back the prison estate: the pervasive impact of macroeconomic austerity on prisoner health in England, in Journal of Public Health, (2019) fdz058 – on line, pp. 1-8
L’articolo intende valutare come le politiche di austerità, riemerse dopo la crisi finanziaria globale del 2008, mettano a rischio l’impegno verso il miglioramento della salute fisica e mentale tra i detenuti. Vengono utilizzati dati sulla salute nelle carceri di Inghilterra e Galles dal 2010 al 2018. Secondo l’autore, la politica di austerity ha bloccato l’accesso dei detenuti all’assistenza sanitaria, esacerbato il degrado delle loro condizioni di vita, impedito le loro attività significative e li ha assoggettati a un crescente livello di violenza; egli ritiene necessario individuare alternative alla detenzione, iniziare una politica di ripresa economica meglio informata e contare su organizzazioni transnazionali e nazionali per esaminare attentamente il diritto dei detenuti alla salute. L’autore ritiene che queste soluzioni sistemiche potrebbero agire come trampolino di lancio per discussioni sulle politiche in forum nazionali e internazionali sul miglioramento della salute dei detenuti come richiesto anche dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 2030. L’articolo è disponibile in formato pdf.

61EOjhGF0+LA cura di Matteo Cornacchia e Sergio Tramma, Vulnerabilità in età adulta. Uno sguardo pedagogico, Roma, Carocci, 2019, 278 p.
A fronte di una consistente produzione pedagogica che, nel tempo, si è occupata delle “potenzialità” dell’apprendimento in età adulta, sembra di constatare come l’attuale condizione adulta sia anche caratterizzata da forme conclamate di disagio o da una diffusa fatica esistenziale nel sostenere i ruoli e le responsabilità che questa fase della vita comporta. Lo sguardo degli autori intende pertanto rivolgersi a questa “zona grigia” che, trovandosi all’incrocio di più ambiti disciplinari, rischia di sfuggire alla dimensione teorica e, di conseguenza, alla possibilità di avere gli opportuni orientamenti per interventi socio-educativi mirati. A tale scopo il libro accoglie contributi dedicati a varie forme di vulnerabilità, a volte inscritte nella stessa condizione adulta, altre volte determinate o amplificate dall’imprevedibilità delle traiettorie di vita.
Collocazione  Biblioteca: 18617

Francesca Vianello, Sociologia del carcere, Roma, Carocci, 2019, 107 p.
Il testo illustra le quattro principali prospettive teoriche impegnate nell’analisi sociologica dell’istituzione penitenziaria: l’approccio storico-sociale, che ricostruisce le origini del carcere e i suoi successivi modelli di sviluppo; l’approccio sociologico-giuridico, che affronta in una prospettiva critica i principi fondativi della pena detentiva; l’approccio etnografico, che studia il carcere come mondo sociale e analizza le dinamiche della vita detentiva; infine, una panoramica sulla composizione sociale della popolazione detenuta e sul recente emergere del tema dei diritti dei detenuti.

Giannino Piana, Una norma inumana. Ergastolo ostativo, in Rocca, n. 22 (nov. 2019), pp. 19-21
L’articolo propone una riflessione sulla norma relativa all’ergastolo ostativo, dichiarato illegittimo da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo e incostituzionale dalla Corte costituzionale italiana. Molte delle critiche sollevate da ambedue i provvedimenti appaiono, secondo l’autore, contrassegnate da allarmi eccessivi, dettati da disinformazione o da interpretazioni precipitose. L’autore nel breve articolo prova a fare chiarezza. Si veda anche Carte Europea dei Diritti dell’Uomo, Sezione I, Sentenza 13 giugno 2019 – Caso Marcello Viola c. Italia (N. 2) (Ricorso 77633/16). La sentenza della CEDU sull’ergastolo ostativo pone un problema importante: dalle presunzioni assolute a quelle relative, 44 p.

A cura di Rosanna Mancinelli, Marcello Chiarotti, Sandro Libianchi, Salute nella polis carceraria: evoluzione della medicina penitenziaria e nuovi modelli operativi, Roma,  Istituto Superiore di Sanità, 2019, 206 p.
L’applicazione della medicina in ambito penitenziario è oggi caratterizzata da una grande varietà di prestazioni sanitarie che non può garantire a ciascuno la stessa appropriatezza di diagnosi, giudizio e intervento. Per colmare le diseguaglianze di salute e tutelare pazienti, operatori e decisori è necessario mettere a punto strumenti e procedure multidisciplinari e condivise. L’Accordo di collaborazione scientifica stipulato tra Istituto Superiore di Sanità, Università Cattolica di Roma, Università Sapienza, Università di Tor Vergata, e Associazione onlus Coordinamento Nazionale Operatori per la Salute nelle Carceri Italiane, si è preso carico di questa area-problema con l’obiettivo di sviluppare il dialogo tra sanità e giustizia per realizzare gli obiettivi dell’una e dell’altra. Il presente volume nasce nell’ambito dell’Accordo grazie al contributo di eminenti esperti in ambiti disciplinari diversi che hanno accettato di rendersi disponibili a collaborare a questo obiettivo. Il risultato è uno strumento di lavoro importante perché dimostra che dialogare insieme è possibile e proficuo per migliorare conoscenze e strumenti operativi.

downloadA cura di Michele Miravalle e Alessandro Scandurra, Il carcere secondo la Costituzione. XV Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione, Roma, Antigone, 2019, 160 p.
Questo XV rapporto sulle condizioni di detenzione nelle carceri italiane, pubblicato on line, analizza i dati raccolti dall’Osservatorio sulle condizioni detentive dell’Associazione Antigone. Emerge un tasso di affollamento che sfiora attualmente il 120% ed è ancora in crescita. Diminuisce invece in numeri assoluti e in percentuale quello degli stranieri in carcere, a conferma di quanto non esista alcun connubio immigrazione-criminalità. Altro aspetto che viene evidenziato nel Rapporto è come il crescere del numero dei detenuti presenti negli istituti di pena italiani corrisponda una diminuzione dei reati, in costante calo negli ultimi anni. Nel rapporto inoltre si denuncia un clima carcerario dove regna il malessere, come testimonia l’elevato numero di suicidi (67 nel 2018) e l’elevato numero di detenuti in cura psichiatrica (28,7%). Il rapporto si chiude auspicando che la questione carceraria sia posta al centro delle attenzioni, in tutti i livelli istituzionali. Il rapporto è corredato di una cartella stampa riassuntiva. Sono consultabili sul sito anche i rapporti precedenti, in particolare: Un anno in carcere (2018) e Torna il carcere (2017)

Ludovico Grasso, Dentro le pratiche di autolesionismo in carcere. Come comprendere e superare i blocchi della soggettività?, in Animazione Sociale, n. 324 (2019), pp. 44-50
L’autore, psicologo esperto di sostegno ai detenuti, sostiene che comprendere gesti autolesivi, come ingoiare lamette o procurarsi tagli, è impossibile se non si entra in contatto con i blocchi della soggettività che sperimentano quanti vivono le loro giornate in carcere, senza trovare un filo di riflessioni per orientarsi a un futuro ‘altro’. Laddove ogni risorsa di elaborazione psichica è venuta meno, il corpo assume la funzione di ultimo e disperato rimedio: il dolore fisico auto-procurato lenisce, almeno temporaneamente, quello psicologico.

Sergio Abis, Suicidi in carcere: società più sicura?, in La Collina, n. 2 (apr.-giu. 2019), pp. 20-21
L’autore riflette sul grave fenomeno dei suicidi in carcere. L’Italia è, nel mondo occidentale, il paese in cui è maggiore il divario fra la frequenza dei suicidi in carcere e in libertà. E le persone che si tolgono la vita non sono i delinquenti più pericolosi, o i boss mafiosi, che mettono in conto di finire in galera, come rischio del mestiere e che dal carcere escono rafforzati. Sono, invece, piccoli ladri, drogati, extracomunitari e persone con handicap mentali.

Maurizio Gronchi, Angela Trentini, La speranza oltre le sbarre. Viaggio in un carcere di massima sicurezza, Cinisello Balsamo (Mi), Edizioni San Paolo, 2018, 175 p.
Il libro nasce da un’inchiesta nel super carcere di Sulmona, dove scontano l’ergastolo ostativo i più feroci criminali del nostro Paese, tra i quali la giornalista Angela Trentini ha incontrato alcuni condannati per le stragi e gli omicidi mafiosi più eclatanti. La drammatica esperienza del carcere “senza speranza” viene affrontata anche in alcuni interventi di Papa Francesco, riportati e commentati dal Presbitero della diocesi di Pisa, Maurizio Gronchi. Un capitolo infine dà la parola ai familiari delle vittime: Nando dalla Chiesa, Manfredi Borsellino e Maria Falcone.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.451

71mxwfpspZLAlessandra Caciolo, Stefania Zanda, I limoni non possono entrare. Storie di donne dal carcere, Aprilia (LT), Ortica, 2018, 212 p.
Il libro riporta tredici storie di donne ospiti nel carcere romano di Rebibbia che raccontano la loro quotidianità: il “blindo”, la “battitura”, l’affettività e l’amore, la paura e la solidarietà, le piccole conquiste e le grandi emozioni. Storie di donne che si sono messe a nudo, che si sono commosse ed emozionate pensando ai loro figli e ai loro cari, unite da esperienze sempre troppo simili. Si tratta di ricordi, episodi, aneddoti, stati d’animo: una rappresentazione della vita in carcere emozionante e coinvolgente. Sul tema della carcerazione femminile si consultino anche l’articolo di Carlo Alberto Romano, Luisa Ravagnani, Nicoletta Policek, Percorsi di vittimizzazione e detenzione femminile, in Rassegna Italiana di Criminologia, n. 2 (2017), pp. 115-122 e il testo a cura di Tiziana Bartolini e Paola Ortensi, A mano libera. Donne tra prigioni e libertà, Roma, Cooperativa Libera Stampa, 2017, 76 p. (Coll. Bibl.: 18284)
Collocazione Biblioteca: 18411

Daniela Ronco, Cura sotto controllo. Il diritto alla salute in carcere, Roma, Carocci, 2018, 142 p.

Il libro affronta il tema della tutela della salute in carcere da una prospettiva socio-giuridica. Partendo da un’esperienza di ricerca sul campo, il libro propone una riflessione sulle criticità che accompagnano i tentativi di riforma dell’istituzione totale volti a promuovere i diritti delle persone detenute. L’accesso alle cure sanitarie, la relazione medico-paziente, le stesse definizioni di salute e di prevenzione subiscono una ristrutturazione nel contesto carcerario, dovuta anche all’ingerenza di forme di controllo su ogni aspetto della quotidianità detentiva, salute compresa. Daniela Ronco è assegnista di ricerca in Filosofia del diritto presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino. Sul tema si veda anche l’articolo di Carlotta Cherchi, L’Ippocrate incarcerato. Riflessioni su carcere e salute, in Studi sulla questione criminale , n. 3 (2017), pp. 79-100
Collocazione Biblioteca: 18095

Giovanni Torrente, Le regole della galera. Pratiche penitenziarie, educatori e processi di criminalizzazione, Torino, L’Harmattan Italia, 2018, 185 p.
Il libro presenta una ricerca etnografica fatta dall’autore, ricercatore universitario, all’interno di un carcere, utilizzando un periodo lavorativo da educatore penitenziario. Il carcere in questione è da lui definito “punitivo” e la ricerca si svolge in una fase storica in cui il nostro sistema carcerario è caratterizzato da un processo riformatore innescato dalla nota sentenza Torreggiani con cui la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato lo Stato Italiano per le condizioni inumane e degradanti delle sue prigioni. L’originalità del lavoro risiede nella sua capacità di verificare come grandi eventi che coinvolgono attori esterni al campo giuridico penitenziario del contesto italiano producano effetti a livello micro, in un istituto di media grandezza del Settentrione della Penisola. Attualmente l’autore è ricercatore universitario. Sull’importanza della ricerca etnografica in carcere si consulti anche l’articolo di Francesca Vianello, Com’è possibile l’ordine sociale? Il contributo dell’etnografia carceraria allo studio del potere e delle resistenze, in Rassegna Italiana di Sociologia , n. 4 (ott.-dic. 2018), pp. 831-838
Collocazione Biblioteca: 18204

Carcere e politiche

Daniela Mariotti, Sorvegliare o punire?, in L’altrapagina, n. 5 (mag. 2020), pp. 48-49
L’articolo riporta alcuni dati sul sovraffollamento delle carceri e un’intervista a Ornella Favero, presidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia sulla situazione dopo i provvedimenti presi in seguito alla pandemia di Covid-19 che limita molto gli scambi con l’esterno, anche per quanto riguarda il volontariato. Favero suggerisce che nella fase 2 bisognerebbe mantenere e incrementare il contatto con i familiari attraverso le videochiamate. Spiega inoltre l’importanza di tener a mente il fine rieducativo, più che punitivo della carcerazione e come, a suo parere, i provvedimenti che tutelano la salute non riguardino in alcun modo i detenuti in regime di 41 bis e non inficino la sicurezza sociale.

imagesFranco Prina, Devianza e criminalità. Concetti, metodi di ricerca, cause, politiche, Roma, Carocci, 2019, 274 p.
Il libro propone, a chi si accosta ai temi e ai problemi oggetto della sociologia della devianza e della criminalità, contenuti utili alla loro conoscenza e alla crescita di una sensibilità critica sui modi di leggerli e affrontarli. Di particolare interesse la quarta tappa dove sono oggetto di analisi le politiche di prevenzione, controllo, repressione e trattamento elaborate in periodi storici diversi, fino a quelle poste in essere nelle società contemporanee.
Collocazione Biblioteca: 18343

Stefano Anastasìa, Patrizio Gonnella, Carcere e politiche sociali, in RPS : Rivista delle politiche sociali, n. 4 (ott. – dic. 2019), pp. 159-188
La sezione Attualità è composta da due articoli: “Il carcere come questione sociale e le sue politiche”, in cui Stefano Anastasìa analizza le recenti tendenze del sistema penitenziario italiano, causate dal mutamento della percezione di sicurezza e dalla accresciuta domanda sociale di controllo e sanzione penale prodotta dall’ideologia neoliberale. Il secondo articolo, “Il welfare territoriale penitenziario e l’egemonia custodiale dello Stato” di Patrizio Gonnella, analizza le competenze che Regioni e Comuni hanno nel welfare penitenziario in materia di salute, lavoro e integrazione sociale, sostenendo che andrebbero gestite strategicamente in funzione dell’articolo 27 della Costituzione e non in modo condizionato dall’egemonia carceraria statale basata sul management della sicurezza.

Giannino Piana, Una norma inumana. Ergastolo ostativo, in Rocca, a. 78, n. 22 (nov. 2019), pp. 19-21
L’articolo propone una riflessione sulla norma relativa all’ergastolo ostativo, dichiarato illegittimo da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo e incostituzionale dalla Corte costituzionale italiana. Molte delle critiche sollevate da ambedue i provvedimenti appaiono, secondo l’autore, contrassegnate da allarmi eccessivi, dettati da disinformazione o da interpretazioni precipitose. L’autore nel breve articolo prova a fare chiarezza.

A cura di Adriano Zamperini, Marialuisa Menegatto, Francesca Vianello, Il reato di tortura in Italia, in Studi sulla questione criminale, n. 2 (2018), pp. 9-126
Il presente fascicolo, frutto di una Call for papers, è interamente dedicato alla questione della tortura, o meglio a come essa viene definita e punita legalmente. L’introduzione nell’ordinamento italiano del reato di tortura è avvenuto molto tardi, nel luglio del 2017, al termine di un tormentato dibattito interno ed esterno alle aule parlamentari e a continue modifiche del testo. Si segnala in particolare il capitolo sulla tortura in carcere.

imagesA cura di Carlo Pennisi … [et al.], Amministrazione, cultura giuridica e ricerca empirica, Santarcangelo di Romagna, Maggioli, 2018, 474 p.
Il volume presenta una serie di saggi accomunati dagli usi del concetto di cultura giuridica come chiave di lettura dei mutamenti che hanno investito la dimensione amministrativa delle politiche attraverso le pratiche strutturate dagli operatori nella fase di implementazione. Si segnala in particolare il capitolo di Franco Prina “Il penitenziario come campo di osservazione privilegiato delle sfide dell’amministrare” e la Parte IV “Amministrare il penitenziario”, con contributi di Giovanna Fanci, Alvise Sbraccia, Chiara Scivoletto, Maria Letizia Zanier e Alessia Bertolazzi.
Collocazione Biblioteca: 18345

Antonio Di Tullio D’Elisiis, Riformato l’ordinamento penitenziario: vediamo come, Milano, Diritto.it, 2018, 21 p.
L’autore commenta la riforma dell’ordinamento penitenziario, pubblicata il 26 ottobre del 2018 sulla G.U. (D.L. 2 ottobre 2018, n. 123).

Emanuela Saita, Penitentiary institutions: Transforming processes and well-being, Routledge, 2018, in World Futures, n. 74 (2018) – on line, pp. 355-359
Benché i penitenziari siano luoghi la cui funzione è limitare l’anomia e la devianza, un sistema organizzativo chiuso e gestito formalmente inibisce la capacità di effettuare cambiamenti, senza i quali queste organizzazioni possono diventare ‘inadeguate o alienanti’. L’autrice rileva la necessità di una ‘riorganizzazione culturale’, sviluppata in stretta collaborazione con le risorse umane dell’organizzazione, che implichi modifiche della normativa istituzionale e dei ruoli e identità del personale penitenziario qualificato. Lo scopo di queste trasformazioni è fare in modo che istituzioni penitenziarie siano più adeguate a servire la comunità, dato l’attuale contesto socio-culturale e le diverse esigenze sia degli operatori che dei detenuti.

Vincenzo Di Mino, La matrice penale della disciplina. Un percorso tra la storia e l’attualità …, in Studi sulla questione criminale, n.1 (2018), pp. 117-126
L’autore, ricercatore indipendente in Teoria politica, giuridica e sociale, presenta alcune riflessioni sull’insieme dispositivo penale a partire da due volumi: – Sociétés Carcérales. Relecture(s) de “Surveiller e Punir”, a cura di Isabelle Fouchard e Daniele Lorenzini; – Carceral Spatiality. Dialogues between Geography and Criminology, a cura di Dominique Moran e Anna Schliehe. I temi affrontati riguardano la genealogia storica della forma-prigione e degli apparati penali, gli spazi della pena, le tecniche di controllo, e quelle che l’autore definisce come “resistenze oggettive” alla logica del carcere. Secondo l’autore, il diritto penale viene oggi ripensato nell’ottica della gestione emergenziale delle problematiche sociali.

A cura di Valeria Friso, Luca Decembrotto, Università e carcere. Il diritto allo studio tra vincoli e progettualità, Milano, Angelo Guerini e Associati, 2018, 270 p.
Il libro presenta una riflessione corale e multidisciplinare sulla presenza delle università all’interno delle carceri, approfondendo teoria, ricerche e pratiche, attraverso alcune esperienze europee e sudamericane. Nella prima parte viene approfondito il senso educativo dell’accesso agli studi universitari da parte di persone private della libertà, a partire da una più ampia riflessione dell’educazione in tale contesto. Nella seconda parte sono presentate le esperienze italiane dei Poli universitari penitenziari (PUP). Uno spazio particolare è stato riservato agli atenei di Bologna, Padova e Torino. Nell’ultima parte sono proposte quattro esperienze internazionali, effettuate in Argentina, Uruguay, Gran Bretagna e Belgio, afferenti ad altrettanti approcci di collaborazione fra università e carcere. Sullo stesso tema si consulti anche il testo di Maria Teresa Pichetto, Se la cultura entra in carcere. Dalle riforme carloalbertine al Polo universitario per studenti detenuti, Cantalupa (TO), Effatà, 2018, p. 125 (Coll.Bibl.: 18299).
Collocazione Biblioteca: 18300

Giustizia riparativa, misure alternative e reinserimento

download (4)Damiano Aliprandi, Suicidi, poveri e senza fissa dimora: quando il carcere non è la soluzione, in Fuori binario, n. 217 (gen. – feb. 2020), pp. 13-13
A dicembre, 4 degli 8 che si sono tolti la vita in cella non avevano un domicilio. Il 29 dicembre un altro detenuto si è ammazzato, facendo salire a 53 le vittime dell’anno. In galera ci sono circa 5000 persone senza fissa dimora che stanno scontando una pena tra zero e due anni. Se da una parte c’è un problema evidente di disuguaglianze, dall’altra c’è il carcere che rischia di diventare il contenitore di queste problematiche. L’autore auspica un maggiore ricorso alle pene alternative. L’articolo è comparso anche su Il dubbio il 3 Gennaio 2020

A cura di Ariela Casartelli, Il carcere al tempo del coronavirus, Welforum.it, 2020, Milano, 6 p.
Il 22 maggio 2020 è uscito il XVI Rapporto sulle condizioni di detenzione, “Il carcere al tempo del coronavirus” dell’Associazione Antigone per i diritti e le garanzie nel sistema penale, presentato sui social network. L’uscita del rapporto, frutto dell’attività dell’Osservatorio sulle condizioni di detenzione in Italia, assume una particolare valenza in questi tempi di emergenza, in quanto le carceri sono state ulteriormente avvolte dal silenzio e le porte si sono chiuse a tutti gli accessi. L’autrice ha colto l’occasione, in prossimità dell’uscita del report, per intervistare Perla Allegri, una delle autrici del rapporto e osservatrice del Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta e Lombardia per l’associazione Antigone ma anche ricercatrice per il laboratorio dei diritti fondamentali di Vladimiro Zagrebelsky.

Gian Carlo Caselli, Boss ai domiciliari. Una falla nell’antimafia, in Rocca, n. 12 (giu. 2020), pp. 28-30
L’autore, già magistrato e Procuratore della Repubblica commenta le scarcerazioni di appartenenti alle mafie avvenute per motivi sanitari durante il periodo del Covid-19. Il pericolo del contagio è particolarmente forte in carcere a causa del sovraffollamento, tuttavia per i detenuti al 41-bis, le condizioni di vita sono diverse, a causa dell’isolamento imposto da quel regime, non si giustifica dunque la necessità della scarcerazione. E’ necessario garantire il diritto alla salute, ma anche la sicurezza sociale e i diritti delle vittime, oltre a quelle dei detenuti. Si veda anche: Lirio Abbate, Se con il Covid circola anche il boss. I boss al 41 bis possono sfruttare l’emergenza coronavirus per tornare liberi, in L’Espresso, (apr. 2020), pp. 27-27

Corte Costituzionale, Sentenza 04/12/2019, n. 253. Giudizi di legittimità costituzionale dell’art. 4-bis, comma 1, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull’ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), 30 p.
La Corte Costituzionale dichiara: 1) l’illegittimità costituzionale dell’art. 4-bis, comma 1, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull’ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), nella parte in cui non prevede che, ai detenuti per i delitti di cui all’art. 416-bis del codice penale e per quelli commessi avvalendosi delle condizioni previste dallo stesso articolo ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni in esso previste, possano essere concessi permessi premio anche in assenza di collaborazione con la giustizia a norma dell’art. 58-ter del medesimo ordin. penit., allorché siano stati acquisiti elementi tali da escludere, sia l’attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, sia il pericolo del ripristino di tali collegamenti; 2) in via consequenziale, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), l’illegittimità costituzionale dell’art. 4-bis,comma 1, della legge n. 354 del 1975, nella parte in cui non prevede che ai detenuti per i delitti ivi contemplati, diversi da quelli di cui all’art. 416-bis cod. pen. e da quelli commessi avvalendosi delle condizioni previste dallo stesso articolo ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni in esso previste, possano essere concessi permessi premio anche in assenza di collaborazione con la giustizia a norma dell’art. 58-ter del medesimo ordinamento penitenziario, allorché siano stati acquisiti elementi tali da escludere, sia l’attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva, sia il pericolo del ripristino di tali collegamenti.

Giuseppina Sansica … [et al.], Realtà carcerarie milanesi e il sistema bibliotecario urbano: prove di alleanza, in Biblioteche oggi, n.8 (nov. 2019), pp. 19-44
L’articolo illustra diverse fasi e aspetti del lavoro che i bibliotecari milanesi compiono a favore della popolazione detenuta per creare opportunità di permeabilità tra interno ed esterno per aiutare a superare muri e pregiudizi. Scritto da varie mani su suggerimento del collega brasiliano Edilenice Passos, questo documento contiene un’introduzione alla realtà delle carceri milanesi, un focus sull’esperienza a San Vittore e si conclude con la narrazione di un progetto che prevede la comunicazione e lo scambio di gruppi di lettura all’interno e al di fuori di questi luoghi di detenzione. Contiene inoltre la sintesi di un progetto testato a San Vittore attraverso il quale – grazie a una convenzione che costruisce una rete di alleanze tra diversi soggetti che operano in carcere – sono state impiegate risorse e competenze orientate a costruire un servizio bibliotecario adattato alle esigenze di detenuti. In appendice il protocollo di intesa.

download (5)A cura di Patrizia Patrizi, La giustizia riparativa. Psicologia e diritto per il benessere di persone e comunità, Roma, Carocci, 2019, 219 p.
Il libro delinea le nuove frontiere della ‘restorative justice’ secondo le prospettive del più recente dibattito nazionale e internazionale. Si tratta di un quadro articolato, come evidenzia il crescente interesse che la giustizia riparativa occupa nella produzione scientifica, che raccoglie riflessioni, progettualità, obiettivi di lavoro verso nuove modalità partecipate di soluzione dei conflitti. La giustizia riparativa è un paradigma che include pratiche di accoglienza e cura delle persone, delle relazioni, delle comunità sociali: tutte in sofferenza a causa del crimine o di altri illeciti e con un bisogno di riparazione del danno, di ricostruzione del senso di fiducia, per risanare le ferite delle persone e le fratture del tessuto sociale. Il libro, caratterizzato da un approfondito dialogo interdisciplinare, evidenzia la varietà dei programmi che rientrano nel paradigma della restorative justice, la fondamentale presenza della comunità, la trasversalità delle applicazioni della giustizia riparativa nei diversi contesti di vita, l’ottica orientata al benessere di persone e gruppi sociali.
Collocazione  Biblioteca: 18619

Milena Carla Maria Cassano, Per una diversa idea di giustizia. Lavoro sociale ed esecuzione delle misure e sanzioni di comunità: un bilancio fra luci e ombre, in Lavoro sociale, n. 4 (ago 2019), Vol. 19, pp. 20-28
L’autrice, assistente sociale, si chiede cosa sia possibile fare per consolidare una cultura della pena orientata verso l’idea di giustizia riparativa. A quarant’anni dall’approvazione della legge 354/75, relativa alle “misure alternative o di comunità”, l’articolo fa il punto della situazione e sostiene la necessità di incrementare la ricerca e la valutazione in questo campo, in base anche a diverse raccomandazioni europee.

Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, Relazione sull’attività svolta 2018/2019, Bologna, Comune di Bologna, Ufficio del Garante, 2019, 73 p.
Il documento, presente in PDF, è la relazione dl Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Bologna per l’anno 2018-2019. Dopo la presentazione dell’attività istituzionale e della riforma dell’ordinamento penitenziario, si passa a trattare questioni legate al carcere La Dozza, al Carcere Minorile Il Pratello, ai Rems e ad altre strutture di detenzione. L’ultimo capitolo è destinato alle misure alternative alla detenzione.

Giulia Cella, Quando la pena non si sconta in carcere. Il punto sulle misure alternative, in Aggiornamenti Sociali, n. 02 (feb. 2019), pp. 129-136
Le misure alternative al carcere, previste dal nostro ordinamento penitenziario, puntano sul reinserimento del reo nel tessuto sociale e fanno leva sulle risorse della società civile. L’articolo analizza alcune esperienze e le prospettive aperte oggi sulle misure alternative, considerate un investimento sulla dignità umana e sulla capacità di ricostruire legami sociali compromessi.

Ruggero Capra, I giovani e il nuovo istituto giuridico della messa alla prova: esiti di uno studio sulle rappresentazioni di efficacia degli assistenti sociali mediante l’analisi narrativa, in La Rivista di Servizio Sociale, n. 2 (2019), pp. 86-98
L’articolo tratta il tema delle rappresentazioni di efficacia nel settore della messa alla prova (probation) e si propone di contribuire a iniziare a riempire un vuoto conoscitivo della letteratura italiana mediante uno studio esplorativo sul tema. Tale obiettivo è stato perseguito attraverso una ricerca in uno degli UEPE, ossia in uno degli uffici che si occupano di eseguire sia le misure alternative alla detenzione, sia la recente “messa alla prova”. La strategia della ricerca prevede l’analisi narrativa dei racconti degli assistenti sociali su casi di messa alla prova di giovani adulti conclusisi con l’annullamento del processo.

imagesGiuseppina Boeddu, Il servizio sociale della giustizia per gli adulti. Dimensioni per il singolo, il gruppo e la comunità, Roma, Carocci Faber, 2019, 131 p.
Il libro propone una riflessione teorica sulla metodologia d’intervento del servizio sociale della giustizia per gli adulti, riferita alle diverse dimensioni dell’intervento: individuale, di gruppo, di comunità. Nell’attuale cornice storica e legislativa, il servizio sociale della giustizia per adulti ha davanti a sé sfide operative di rilievo nella gestione delle misure alternative, storicamente legate alla riforma penitenziaria e nelle più recenti misure di probation e sanzioni di comunità. Al servizio sociale è anche affidato il compito di favorire lo sviluppo di forme di giustizia che, partendo da rinnovate necessità inclusive e riparative, coinvolga come attore protagonista la comunità.
Collocazione Biblioteca: 18568

A cura di Hassan Bassi e Riccardo Poli, Year book 2018. La pena oltre il carcere, Roma, Comunità, 2019, 231 p.
Questa pubblicazione nasce come conclusione del progetto “La pena oltre il carcere”, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e avviato nel 2017 dal CNCA (Coordinamento Nazionale comunità di accoglienza), in collaborazione col CICA (Coordinamento Italiano delle Case Alloggio per le persone con Hiv/Aids). Nel primo capitolo, a cura di Cecco Bellosi e Riccardo De Facci, viene descritto il progetto, che ha previsto non solo la costruzione di un senso comune fra operatori del pubblico e del privato ed una promozione territoriale della giustizia riparativa, ma anche azioni concrete sui territori: dalla fornitura di alloggi ai percorsi di inclusione sociolavorativa, fino alla sperimentazione di percorsi di giustizia riparativa e mediazione penale collettivi e individuali. Nei capitoli successivi si tratta l’argomento della giustizia riparativa in ambito minorile, con persone con HIV e negli aspetti culturali, normativi e di prassi; vengono citate esperienze e storie di giustizia riparativa e vengono proposti strumenti per valutare l’impatto sociale di questo tipo di scelta. In allegato l’elenco delle associazioni appartenenti rispettivamente al CNCA e al CICA ed un dossier documentale sulla giustizia riparativa, il cui testo completo è on line a questo link.

Livio Ferrari, Massimo Pavarini, Basta dolore e odio. No prison, Adria, Apogeo, 2018, 354 p.
Il libro argomenta un secco no al carcere, quella gabbia di esseri umani istituzionalizzata in risposta a reali o supposte violazioni del contratto sociale. Dire no al sistema carcerario deve essere compreso nel senso che la prigione non è parte della soluzione al problema del crimine ma è parte del crimine stesso. Non ci sono alternative morali all’abolizione del carcere perché la crudeltà della condanna al carcere è un fatto innegabile. Un altro fatto innegabile è che non si può trovare la verità sulla prigione nelle relazioni governative e nelle promesse elettorali. La verità sulle prigioni sta nella conoscenza della carcerazione vissuta in tutto il mondo, dall’esperienza della stragrande maggioranza dei più di dieci milioni di carcerati del pianeta, costretti in spazi angusti, con gabinetti sporchi e posti scadenti, in condizioni che alimentano la cattiveria, le malattie e la paura costante.
Collocazione Biblioteca: 18416

Oriana Binik … [et al.], La messa alla prova per adulti nel territorio di Milano. Analisi dell’applicazione di una misura innovativa nel panorama sanzionatorio italiano, in Rassegna Italiana di Criminologia , n. 1 (2018), pp. 16-31
La legge delega n. 67 del 2014 ha introdotto nell’ordinamento italiano l’istituto della messa alla prova per adulti. Dopo una breve descrizione del contesto in cui si colloca l’introduzione della misura e dopo averne messo in luce le caratteristiche innovative, si analizzano e discutono i risultati di una ricerca valutativa partecipata dagli attori coinvolti a vario titolo nella gestione dei casi di messa alla prova per adulti nell’ambito territoriale del Tribunale di Milano. Basata su 23 interviste, la ricerca illustra i punti di forza e di debolezza, le minacce e le opportunità legate all’applicazione della misura. Alla luce di quanto emerso, l’articolo si conclude con la presentazione di un vademecum di interventi prioritari per migliorare l’efficacia dell’istituto.

9788843092000_0_221_0_75Omid Firouzi, Michele Miravalle, Giovanni Torrente, Al di fuori della prigione. I risultati dell’osservatorio europeo sulle alternative al carcere, in Studi sulla questione criminale, n.1 (2018), pp. 89-115
L’articolo presenta alcuni dati provenienti dall’Osservatorio Europeo sulle Alternative alla Detenzione, un progetto realizzato negli anni 2014-2015 nell’ambito di un programma europeo sulla giustizia penale. Gli autori si focalizzano sulla relazione tra carcere e libertà vigilata per indagare in che misura le variazioni della popolazione carceraria europea dipendano dalle fluttuazioni nell’assegnazione delle alternative alla detenzione. Inoltre, esplorano le misure cautelari alternative in una più ampia prospettiva culturale e ne discutono l’efficacia riguardo all’obiettivo della riabilitazione, evidenziando come esse siano sempre più orientate verso un mero controllo.

Axelle Francois, Anne Marie Nolet, Carlo Morselli, Sociabilité carcérale et réinsertion, in Déviance et Société, n.2 (2018) – on line,  pp. 389-419
Gli autori operano all’università di Montreal. Basandosi sulle ricerche attuali nel campo del trattamento della delinquenza e mettendo in atto l’analisi dei social media, questo articolo indaga sull’influenza della socialità carceraria sulle percezioni individuali nei confronti del reinserimento. I risultati di un’inchiesta condotta presso 22 residenti di una “maison de transition” (un’organizzazione di servizi sociali) situata a Montréal suggeriscono che più il livello di socialità carcerale è alto, più i residenti hanno una visione negativa del loro reinserimento, e vice versa. Coerentemente con il fenomeno generale di istituzionalizzazione, questo risultato e lo studio nel suo insieme, autorizzano una riflessione sugli interventi messi in atto presso chi delinque. L’articolo è disponibile in Pdf

A cura di Paolo Beccegato, Renato Marinaro, Rifarsi una vita. Storie oltre il carcere, Bologna, EDB, 2018, 141 p.
Il libro racconta storie di persone che hanno sbagliato per i motivi più diversi: l’educazione (non) ricevuta, l’ambiente di vita, il miraggio dei soldi facili, gli eventi traumatici improvvisi, le violenze domestiche, i momenti di rabbia o di follia, l’incapacità di uscire da situazioni difficili. Racconta anche storie di donne e uomini che hanno avuto la possibilità di un riscatto morale, civile o spirituale, grazie alle pene alternative al carcere, al conforto di chi ha dato loro fiducia, alle famiglie che hanno saputo aspettare e offrire una ragione di speranza, alle comunità che le hanno accolte senza giudicare. Gli autori sono responsabili di diversi settori della Caritas Italiana.
Collocazione Biblioteca: 18371

Ruggero Capra, Come gli assistenti sociali rappresentano la sicurezza sociale quando si diffondono penali “punitive” nel settore dell’esecuzione penale esterna?, in La Rivista di Servizio Sociale, n. 1 (2018), pp. 21-27
Secondo l’autore, dottore di ricerca in Sociologia e Ricerca sociale, la relazione tra welfare state e valori del servizio sociale può essere studiata anche empiricamente, a condizione che venga opportunamente circoscritta. L’articolo affronta in particolare il tema della sicurezza sociale e studia come tale concezione muti con l’erosione del welfare state, creando nuovi scenari operativi per l’assistente sociale. Il contesto specifico in cui è esplorata la nozione di sicurezza sociale è stata la cosiddetta vicenda Mastella e le sue motivazioni in termini sociali e politici. L’analisi compiuta evidenzia la tendenza a rappresentare la sicurezza come se fosse orientata a garantire l’ordine pubblico, piuttosto che la promozione del benessere sociale, percepito in declino nella società.

Carcere e affettività/genitorialità

125322__u20_lavoro-socialeDaniela Stabile,  Lavorare con i figli dei detenuti al 41-bis, in Lavoro sociale, n. 3 (giu. 2019), pp. 58-60
Nel regime carcerario istituito per reati legati alle mafie (41-bis) la clausola di severità prevista per il detenuto colpisce anche il nucleo famigliare, in particolare i figli che si trovano a poter interagire col genitore per 12 ore all’anno: un colloquio mensile di un’ora con vetro che separa i corpi e impedisce il contatto. Gli effetti per gli adolescenti possono essere molto profondi, per cui in ragione degli obiettivi di riabilitazione previsti dal carcere, la legge italiana inserisce un percorso di supporto, anche di tipo psicoterapeutico, rivolto ai familiari e in particolare ai figli dei detenuti.

Tribunale per i minorenni di Caltanissetta, Decreto 18/01/2019. Responsabilità genitoriale: il padre resta tale anche in carcere, p. 7
Per il Tribunale dei Minori di Caltanissetta il minore ha diritto alla bigenitorialità anche se il padre è detenuto, se ha sempre adempiuto ai suoi doveri

Roberto Bezzi, Francesca Oggionni, Alessia Valentini, Transiti nell’età adulta…in carcere, in Pedagogika.it, n. 2 (apr.-giu. 2019), pp. 79-93
L’adultità di oggi è perennemente in fieri, anche nell’età matura; è, dunque, un continuo divenire in un rispecchiamento perenne con se stessi e con gli altri. La rivista Pedagogika, in collaborazione con il gruppo di ricerca NUSA-Nuove Soggettività Adulte, nella monografia proposta si occupa di analizzare, secondo lo sguardo dell’educazione degli adulti, il transito delle soggettività adulte nel contesto carcerario. I contributi proposti sono i seguenti: “Detenzione, mantenimento dei rapporti affettivi, necessità di emancipazione. Una questione educativa” di Roberto Bezzi; “Identità adulte in transito detentivo” di Francesca Oggionni; “Donne in carcere: se la privazione diventa una possibilità di ricercare il proprio sé” di Alessia Valentini.

Walter Nanni, Crescere in carcere? Un’alternativa c’è, in Italia Caritas documentazione, n. 8 (nov. 2018), pp. 12-15
L’articolo affronta il problema delle donne incarcerate con i loro figli, mettendo in evidenza le gravi condizioni sociali e psicologiche in cui vivono i piccoli. Un’alternativa viene offerta dalla chiesa cattolica che ha iniziato ad offrire dal 2012 un progetto “Donne con prole”, basato sull’accoglienza offerta da dieci piccole comunità diffuse sul territorio italiano.
Collocazione Biblioteca: 9950D

0001-1Ignazio Grattagliano … [et al.], Percezione ed autorappresentazione della paternità ed esperienze detentive: risultati di una ricerca negli istituti penitenziari della Puglia e della Emilia Romagna, in Rassegna Italiana di Criminologia, n. 1 (2018), pp. 6-15
L’esperienza della detenzione comporta spesso l’isolamento affettivo, relazionale, culturale, del soggetto ristretto, contribuendo a sgretolare le relazioni familiari e rendendo particolarmente difficile il mantenimento di rapporti affettivi, in un ambiente, quale quello detentivo, caratterizzato da grandi restrizioni. La letteratura non ha mancato di rilevare i riflessi della esecuzione della pena sui diritti fondamentali della personalità ed, in particolare, della genitorialità. Lo stato detentivo, infatti, impedendo l’esercizio, la pratica e l’esperienza sui quali la genitorialità si fonda, porta i genitori a sperimentare costantemente un sentimento di fallimento e di inadeguatezza. Questo articolo esamina la figura del padre detenuto, tentando di misurare e verificare la percezione e le rappresentazioni che hanno di sé come padri, soggetti ristretti. E’ opinione degli autori, alla luce dei risultati della ricerca, che l’esercizio della genitorialità e la sua tutela, nei detenuti, rappresentino un valore aggiunto nei programmi e progetti di rieducazione e trattamento nelle carceri.

Tiziana Montecchiari, Bambinisenzasbarre: la tutela dei minori figli di genitori detenuti, in Minorigiustizia, n. 1 (2018), pp. 107-120
La ricerca propone il tema dei rapporti fra i minori figli di genitori detenuti e questi ultimi, ponendo in luce i profili critici di tali relazioni, psicologico-emozionali e giuridici, soprattutto dal punto di vista dei figli. Gli autori analizzano la normativa rivolta a disciplinare tale settore e indagano se questa sia in grado di realizzare una adeguata tutela non solo del diritto al mantenimento delle relazioni genitoriali, e del diritto della madre detenuta in particolare, ma soprattutto la tutela del diritto dei figli minori di crescere all’interno di una famiglia e non all’interno di una struttura carceraria. A questo proposito per la prima volta in Europa e in Italia è stata siglata, il 21 marzo 2014, la Carta dei figli dei genitori detenuti, sottoscritta dal Garante insieme al Ministro della Giustizia e all’Associazione Bambinisenzasbarre onlus, che riconosce formalmente il diritto dei figli alla continuità del proprio legame affettivo con il genitore detenuto e, al contempo, ribadisce il diritto alla genitorialità.

Ada Cigala … [et al.], La socializzazione emotiva in famiglia: quando il contesto presenta fattori di rischio psicosociale, in Maltrattamento e abuso all’infanzia, n. 2 (giu. 2018), pp. 7-64
Il nucleo monotematico di questo numero si propone di approfondire le caratteristiche dei processi di socializzazione emotiva (intesa come l’insieme delle modalità attraverso le quali è possibile trasmettere i significati e i comportamenti connessi alle emozioni) in alcune situazioni familiari particolarmente critiche, evidenziando il ruolo primario che hanno questi processi nello sviluppo dei bambini, in particolare della loro capacità di comprendere le emozioni e di saperle regolare in modo adeguato. Segnaliamo in particolare l’intervento di Antonella Reho e Laura Fruggeri, “Genitorialità in carcere: le strategie di mantenimento del rapporto coi figli attraverso le narrazioni di padri detenuti”.

Carcere e immigrazione

Ilaria Penzo, Diaspora e devianza: una ricerca etnografica sulla sottocultura delle migrazioni irregolari dal West-Africa, in Studi sulla questione criminale, a. 15, n. 3 (2020), pp. 84-104
L’autrice indaga i legami tra i reati attribuiti agli immigrati provenienti dall’Africa occidentale, secondo le statistiche italiane, e la rinascita globale della lotta politica nelle comunità africane e afrodiscendenti. Attraverso una ricerca etnografica, basata su osservazione partecipante, indagine qualitativa e interviste biografiche, i reati degli africani occidentali sono analizzati come una forma di devianza legata alla sottocultura giovanile di ribellione contro i meccanismi di controllo sociale e di criminalizzazione. Secondo l’autrice, tali manifestazioni devianti persisteranno finché gli obiettivi di questa nuova generazione non saranno riconosciuti come legittimi e portati a compimento.

download (6)A cura di Michele Miravalle e Alessandro Scandurra, Il carcere secondo la Costituzione. XV Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione, Roma, Antigone, 2019, 160 p.
Questo XV rapporto sulle condizioni di detenzione nelle carceri italiane, pubblicato on line, analizza i dati raccolti dall’Osservatorio sulle condizioni detentive dell’Associazione Antigone. Emerge un tasso di affollamento che sfiora attualmente il 120% ed è ancora in crescita. Diminuisce invece in numeri assoluti e in percentuale quello degli stranieri in carcere, a conferma di quanto non esista alcun connubio immigrazione-criminalità. Altro aspetto che viene evidenziato nel Rapporto è come il crescere del numero dei detenuti presenti negli istituti di pena italiani corrisponda una diminuzione dei reati, in costante calo negli ultimi anni. Nel rapporto inoltre si denuncia un clima carcerario dove regna il malessere, come testimonia l’elevato numero di suicidi (67 nel 2018) e l’elevato numero di detenuti in cura psichiatrica (28,7%). Il rapporto si chiude auspicando che la questione carceraria sia posta al centro delle attenzioni, in tutti i livelli istituzionali. Il rapporto è corredato di una cartella stampa riassuntiva: https://www.antigone.it/upload2/uploads/docs/CS15Rapporto.pdf

Alessandra Losito, Decreto sicurezza e immigrazione: pdf, testo, riassunto e cosa prevede. Legge, 04/10/2018 n. 113, Guidafisco.it, 2019, p. 35
È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 281 del 3 dicembre 2018 la Legge 1° dicembre 2018, n. 132 di “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Delega al Governo in materia di riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze di polizia e delle Forze armate”. Si segnalano in particolare una serie di disposizioni volte a rafforzare tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza urbana. Tra queste: il depotenziamento del sistema Sprar e stanziamenti per il miglioramento della sicurezza e funzionalità delle strutture penitenziarie.

European Asylum Support Office, Detention of carcereeeeapplicants for international protection in the context of the Common European Asylum System, La Valletta, EASO, 2019, 82 p.
Lo scopo di questa analisi giudiziaria è mettere a disposizione dei tribunali, che si occupano di questioni di detenzione relative ai casi di protezione internazionale, uno strumento utile per una corretta applicazione della legge, secondo le direttive del Common European Asylum System (CEAS) e il diritto dell’UE in generale. È infatti riconosciuto che non tutti gli Stati membri hanno adottato le direttive pertinenti e che i singoli Stati regolamentano la detenzione con diverse modalità. Il documento mira a stabilire lo stato attuale della legge in un formato chiaro, leggibile e di facile utilizzo.

European Union Agency for Fundamental Rights (FRA), Migration to the EU: five persistent challenges, February 2018, Vienna, FRA, 2018, 24 p.
Risposte legali e pratiche degli Stati membri dell’UE a migranti e rifugiati implicano molti dei loro diritti fondamentali, come sancito dalla Carta di Diritti fondamentali dell’Unione europea. L’Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali (Agency for Fundamental Rights = FRA) ha regolarmente segnalato su questi temi da settembre 2015. Il Rapporto proposto evidenzia tendenze e preoccupazioni persistenti tra ottobre 2016 e dicembre 2017 e si concentra su cinque aree, in particolare: accesso al territorio, condizioni di accoglienza, procedure di asilo, minori non accompagnati e detenzione per immigrazione. Della stessa organizzazione si consulti anche Current migration situation in the EU: impact on local communities (update), Vienna, FRA, 2018, pp. 25

Carcere e tossicodipendenza, carcere e AIDS/HIV

A cura di Alberto Arnaudo … [et al.], Il sistema dei Servizi e del Privato Sociale alla prova della Covid19, in Dal fare al dire, n. 2 (2020), pp. 5-64
La monografia è dedicata all’emergenza Covid19 in relazione ai mutamenti intercorsi nelle modalità di erogazione dei servizi e ai processi di adattamento degli utenti di fronte a una realtà senza precedenti, partendo dalle testimonianze raccolte dagli operatori del pubblico e del privato sociale. In particolare vengono affrontati temi quali la gestione dei farmaci oppioidi sostitutivi, gli effetti del lockdown sui consumi del gioco d’azzardo e sull’accesso ai servizi per DGA, la situazione nelle carceri, l’uso dei collegamenti da remoto per sostituire gli incontri di gruppo degli Alcolisti Anonimi, le lezioni a distanza pensate per dipendenti da sostanze. Al termine un articolo su alcune iniziative per gestire il lockdown realizzate in Piemonte.

Teo Vignoli … [et al.], Dipendenze patologiche a 30 anni dalla 309/90. Vol. 1 Politiche e prospettive, in Sestante, n. 09/1 (giu. 2020) – on line, pp. 1-52
La crisi globale da Covid-19 può fornire opportunità di cambiamento e ci interroga su quali sono i valori fondamentali su cui abbiamo costruito i nostri servizi. Questo numero di Sestante, diviso in due volumi, cerca di rivisitare la legge quadro sulle dipendenze 309/90 a 30 anni dalla sua emanazione Che sia una legge ampiamente superata ed inadeguata ai tempi ce lo sottolinea il prof. Gerra nella sua lettura magistrale, dove spicca il passaggio in cui l’OMS riconosce la Dipendenza Patologica come “un disordine complesso multifattoriale” e non come “una attitudine criminale, un comportamento problematico auto-acquisito” concludendo con la inaccettabilità di “atteggiamenti coercitivi o punitivi da parte delle istituzioni”. Su questo aspetto seguono approfondimenti sul trattamento dei pazienti con dipendenza patologica in carcere, in pena alternativa o segnalate dalle Forze dell’Ordine (art. 121). Proprio dal focus sul carcere, e in particolare dalla criminalizzazione dell’uso di sostanze stupefacenti, partono le riflessioni di Leopoldo Grosso, che arriva a criticare integralmente l’impalcatura della legge attuale e ad identificare i punti fondamentali per sostituirla: tra gli altri, il passaggio da “servizi di attesa” a “servizi di iniziativa”. Seguono alcune esperienze di prevenzione, di servizi di prossimità e riduzione del danno, sul rapporto tra clinica dell’HIV e clinica delle dipendenze e sugli interventi innovativi rivolti ai giovani. Per il vol 2 si veda: Paolo Ugolini … [et al.], Dipendenze patologiche a 30 anni dalla 309/90. Vol. 2 Best Practices e innovazioni, in Sestante, n. 09/2 (giu.2020) – on line, pp. 1-84

download (7)The ASAM, National practice guideline. For the Treatment of Opioid Use Disorder. 2020 Focused Update, Rockville, ASAM American Society of Addiction Medicine, 2020, 95 p.
Queste linee guida dell’American Society of Addiction Medicine (ASAM) sono un importante aggiornamento per i clinici, gli amministratori dei sistemi sanitari, gli amministratori dei sistemi di giustizia penale, soprattutto in questo momento di emergenza COVID-19, che minaccia l’accesso dei pazienti al trattamento. Il documento è infatti un aggiornamento del precedente NPG rilasciato nel 2015 (Coll. Bibl. W1392) e include importanti revisioni a 35 raccomandazioni, insieme all’aggiunta di 13 nuove indicazioni.

A cura di Elisa Martino Grazia Zuffa … [et al.], Libro bianco sulle droghe. Decima edizione – Giugno 2019. La guerra dei trent’anni, in Fuori Luogo, 2019, 114 p.
Quest’anno viene riproposto il Libro Bianco, il Decimo, in coincidenza con i trenta anni e più dell’inizio della “War on drugs” in Italia. Tanti anni sono passati da quando Bettino Craxi, reduce da un viaggio negli Stati Uniti, alzò il vessillo della tolleranza zero contro la droga e fece compiere ai socialisti italiani la scelta del proibizionismo e della repressione contro contro i giovani consumatori di sostanze stupefacenti. Il Libro Bianco rappresenta, soprattutto quest’anno, uno strumento di lotta politica e culturale, con un appuntamento di mobilitazione che vede protagonisti i giovani, i consumatori, gli avvocati, i magistrati democratici, gli operatori del pubblico e del privato sociale, uniti nel respingere la deriva proibizionista e punitiva, per conquistare diritti e responsabilità. E’ possibile consultare on line le edizioni precedenti del Libro Bianco sul sito di Fuoriluogo.

Sabrina Iuliano, Sandro Libianchi, Alterazioni del controllo degli impulsi nei consumatori di sostanze stupefacenti e fattori limitanti del suo trattamento sanitario in carcere, in Dal fare al dire, numero speciale (2019), pp. 19-29
Il trattamento sanitario dei soggetti consumatori di sostanze stupefacenti in carcere è un tema delicato e controverso a causa dei diversi fattori che ne possono condizionare sia lo svolgimento che gli stessi esiti. I fattori limitanti sono rappresentati dalla non volontarietà della permanenza in carcere, dalla scarsa o assente possibilità di scelta del terapeuta e dai modi di cura subordinati all’Ordinamento Penitenziario. Perciò, secondo gli autori, al fine di avere una visione più ampia e funzionale, il tema va trattato sia dal punto di vista della patologia da dipendenza vera e propria, sia dal punto di vista delle variabili limitative ambientali al trattamento sanitario e delle politiche terapeutiche.

dal fare

Elisa Martino, Teo Vignoli, Interventi clinici con autori di reato in carico ai servizi dipendenze patologiche. Riflessioni teoriche e pratiche terapeutiche ispirate dalla neurobiologia interpersonale e da logiche di giustizia ripartiva, in Dal fare al dire, a. 28, n. 3 (2019), pp. 8-15
Le riflessioni esposte nel presente lavoro nascono dall’esperienza clinica con persone devianti in cura con programmi alternativi alla detenzione presso il Servizio Dipendenze Patologiche di Lugo, o con trattamenti presso la Casa Circondariale di Ravenna o altre carceri dell’Emilia Romagna. I pazienti sono autori di reato e sono dipendenti da alcol o altre sostanze stupefacenti. L’esperienza degli autori è stata elaborata attraverso il confronto con gli aggiornamenti teorici effettuati sui temi della neurobiologia dell’addiction e delle pratiche di intervento in ambito penale, con particolare attenzione a quelle ispirate da logiche di giustizia riparativa. Nell’articolo vengono esposte riflessioni inerenti al costrutto della responsabilità intesa in senso psicosociale ed ecologico e alle basi neurobiologiche dei processi di cambiamento. Vengono argomentati alcuni approfondimenti teorici e illustrati pratiche terapeutiche ritenute utili per il lavoro con persone che fanno uso di sostanze e manifestano comportamenti devianti.

A cura di Giuseppe Chemello … [et al.], Curare la dipendenza nel tempo della pena, in Animazione Sociale, n. 325 (2019), pp. 69-96
Il focus dedicato alla dipendenza in carcere si compone di quattro articoli: “Quale cura per le persone dipendenti che entrano nel circuito penale?”; “L’alternativa al carcere per le persone dipendenti”; “La nuova frontiera è la messa alla prova”; “Storie tra carcere e territorio”.

HIV, HCV e TBC la situazione in carcere, in Esse più, n. 5 (nov.-dic. 2019), pp. 6-7
L’articolo fornisce alcuni dati sulla diffusione dell’infezione da HIV, dell’epatite C e della tubercolosi nelle carceri italiane.

Vincenzo Amendolagine, Argomenti di metodologie educative in comunità. L’ educatore professionale e la comunità, Tricase (LE), Libellula, 2018, 245 p.
L’educatore professionale ha il compito di predisporre ed attuare, per i soggetti in difficoltà, un progetto educativo riabilitativo per favorire il recupero e il reinserimento psicosociale. Il libro aiuta il futuro educatore in questa operatività, fornendo gli strumenti per lavorare nei contesti comunitari relativi alla disabilità, alla tossicodipendenza, al disagio dell’età evolutiva, alla terza e quarta età e alla realtà carceraria. Ogni capitolo è corredato da storie di vita che favoriscono l’applicazione delle metodologie educative apprese.
Collocazione  Biblioteca: 18570

Emanuele Pontali … [et al.], Treatment with direct-acting antivirals in a multicenter cohort of HCV infected inmates in Italy, in The International Journal of Drug Policy, n. (set. 2018) – on line, pp. 50-53
Le persone in carcere hanno una prevalenza significativamente maggiore di infezione da HCV rispetto alla popolazione generale. Dato il loro comportamento ad alto rischio esse rappresentano un bacino di infezione da HCV per l’intera comunità. Nello studio proposto i ricercatori hanno valutato tutte le persone detenute in 25 carceri italiani e contagiate da HCV che hanno iniziato il trattamento con antivirali ad azione diretta (direct acting antivirals = DAAs) fra maggio 2015 e ottobre 2016. Hanno raccolto informazioni sulle caratteristiche demografiche, la malattia del fegato, aspetti collegati all’HCV, trattamento anti HCV e una concomitante infezione per HIV o HBV. Il campione analizzato era composto da 142 detenuti trattati con DAA, principalmente italiani (93,7 %) e maschi (98,6%), di età media 50 anni. Nell’articolo sono riportati e commentati i risultati dell’indagine. Il tema è affrontato a livello europeo nell’articolo di  Rob Bielen … [et al.], Harm reduction and viral hepatitis C in European prisons: a cross-sectional survey of 25 countries, in Harm Reduction Journal, n. (2018), pp. 1-10 – on line

Italian Conference on AIDS and Antiviral Research. 10° Congresso Nazionale. Roma, 22-24 maggio, in Delta, n. 82 (estate 2018) – on line, pp. 10-12
L’articolo propone alcuni studi presentati al Congresso dalla comunità scientifica e dalle associazioni dei pazienti, sui nuovi farmaci, sui dati relativi alle nuove infezioni, specificatamente riguardanti donne in carcere o migranti. Viene pubblicata inoltre la lettura in apertura del Congresso della lettera dell’Associazione Nadir sulla necessità di riconsiderare i criteri per la misurazione della qualità della vita in HIV.

Paola Musu, Laura Rosio, Collaborazione SER.D carcere. Un’esperienza pluriennale di progetti informativi, in Dal fare al dire , a. 27, n. 3 (2018), pp. 49-54
Da alcuni anni presso il carcere di Fossano vengono attuati incontri informativi rivolti ai detenuti per aumentare la consapevolezza dei rischi che l’uso e l’abuso di alcol comportano sulla salute e sul comportamento. Si hanno caratteristiche diverse in relazione alla provenienza etnica dei carcerati e negli ultimi anni si osserva un aumento della dipendenza da gioco e da cannabis.

cop1801Alessandro Battistella, Fabio Perocco, L’HIV in carcere. Risultati di una ricerca-intervento in dieci carceri italiane, in Prospettive Sociali e Sanitarie, n. 1 (inverno 2018), pp. 14-18
L’articolo presenta i principali risultati di una ricerca-intervento finalizzata a indagare la conoscenza dell’HIV nelle carceri italiane, realizzata nel 2016-2017 nell’ambito del Progetto “Free to live well with HIV in prison”.

Douglas L. Polcin, Role of recovery residences in criminal justice reform, in The International Journal of Drug Policy, (mar. 2018) – on line, vol. 53, pp. 32-36
Nell’ultimo decennio i ricercatori delle politiche sulla droga hanno espresso una chiara opinione generale secondo cui la pratica di incarcerare le persone per reati di droga è stata controproducente. Come risultato, la politica USA sulla giustizia penale sta dando sempre maggior rilievo alle disposizioni alternative alla carcerazione per gli arresti connessi alla droga. E sempre di più, le persone attualmente in carcere per reati legati alla droga vengono mandate in comunità. Esistono tuttavia serie questioni riguardo a dove queste persone vivranno una volta rilasciate e come accederanno ai necessari servizi. Le strutture residenziali di recupero nella comunità sono una buona opzione per chi vuole perseguire l’astinenza dalle droghe poichè forniscono un ambiente di vita senza alcol e droghe unitamente a un sostegno sociale all’astinenza. Questo documento esamina le recenti modifiche alla politica della droga negli Stati Uniti e descrive la varietà di opzioni delle strutture di recupero disponibili.

Laura Bottero, La messa alla prova per gli imputati maggiorenni. Quali metodi e pratiche nei confronti degli adulti messi alla prova con problematiche di dipendenza patologica?, in Dal fare al dire, numero speciale (2018), pp. 18-21
Nell’articolo viene presentato, con particolare riferimento a detenuti con problemi di dipendenza patologica, il progetto “Messa alla prova – percorsi progettuali e operativi nella provincia di Cuneo”, nato con l’intento di offrire a istituzioni e operatori percorsi di approfondimento e riflessione sul nuovo paradigma riparativo insito nelle finalità e nelle norme introdotte dalla Legge 67/2014. Destinata a maggiorenni, la legge prevede la sospensione del procedimento penale durante la fase decisoria di primo grado su istanza della persona imputata per reati minori, con l’obbligo di svolgere un programma di trattamento, che comporta lo svolgimento di un lavoro di pubblica utilità.

Ben Mostyn, Helen Gibbon, Transnational social movement theory and the waning war on drugs: case studies from UNGASS 2016, in The International Journal of Drug Policy, n. (gen. 2018) – on line, pp. 148-155
L’ONU ha una lunga preferenza normativa per la penalizzazione del possesso di droga. Tuttavia, con UNGASS 2016 (United Nations General Assembly Special Session on the world drug problem), la Sessione Speciale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sui problemi mondiali della droga, si è posto l’accento sulla concessione di pene alternative per i reati di possesso di droga. Applicando la teoria del movimento sociale transnazionale, gli autori analizzano le dichiarazioni di importanti funzionari ONU ricavate da documenti creati nella preparazione di UNGASS 2016, per valutare se i responsabili della gestione della politica globale  hanno intenzione di riformare la legislazione in materia e se si stanno aprendo nuove  opportunità politiche che consentano di perseguire ulteriori riforme. Gli autori discutono i risultati ottenuti.

posiFelice Alfonso Nava … [et al.], Per un programma di eliminazione della Epatite C nella popolazione a rischio dei consumatori di sostanze e dei detenuti, in Mission, n. 49 (gen. 2018), pp. 56-61
I dati recentemente pubblicati nella letteratura scientifica identificano nell’abuso di sostanze il più importante fattore di rischio per la trasmissione della epatite C. Un’altra popolazione a rischio è rappresentata da detenuti, molti dei quali presentano una storia di abuso di sostanze. Il trattamento della popolazione a rischio deve diventare, secondo gli autori, una priorità per il sistema sanitario sia per assicurare facilità di accesso alla cura, sia per conseguire l’obiettivo di eliminazione dell’epatite C. Occorre seguire un programma multidisciplinare, supportato da procedure e linee-guida, che includano azioni di riduzione del danno, come suggerito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Emanuele Bignamini … [et al.], Carcere e clinica delle dipendenze. Quali le sfide da affrontare per mantenere terapeutico un sistema di cura?, in Mission, n. 49 (gen. 2018), pp. 16-19
Dopo una breve analisi delle dinamiche relazionali e di contesto presenti nelle strutture detentive, gli autori indagano sulla compatibilità dei trattamenti clinici per i detenuti con le condizioni del sistema penitenziario. In particolare l’articolo si concentra sul detenuto tossicodipendente.

Carcere e minori

Marta Zanella, Food in carcere: cucinare aiuta ad essere liberi, in Scarp de’ tenis, n. 238 (feb. 2020), pp. 28-30
Quello alimentare è un campo in cui è piuttosto semplice dare una formazione professionale ed è anche un campo in costante espansione, per questo si stanno moltiplicando nelle carceri italiane i laboratori che garantiscono produzioni artigianali. Laboratori diretti soprattutto a persone con una bassa scolarizzazione e nessuna qualifica. Il lavoro in carcere è uno dei pilastri educativi del nostro ordinamento e i risultati, per quanto riguarda la riabilitazione sono davvero incoraggianti, ma purtroppo le disponibilità sono ancora molto limitate. Segue l’articolo “Cotti in fragranza un’occasione per i più giovani”, che parla di un progetto nel carcere minorile Malaspina (pp. 30-31), brevi descrizioni di altre esperienze e l’intervista ad un ex detenuto minorile, ora pizzaiolo.

Roberto Camarlinghi … [et al.], Per una costituente del lavoro sociale, in Animazione Sociale, n. 4/336 (2020), pp. 6-16
Questo numero esce dopo i tre precedenti dedicati alla pandemia e prosegue il percorso di rielaborazione avviato. Il lavoro sociale, educativo, di cura è chiamato a riposizionarsi, a dare il proprio contributo alla costruzione della «nuova normalità». È una grande occasione per ridirsi gli orientamenti di fondo, rilanciare la propria funzione, ridisegnare le strategie e parlare con voce autorevole, un progetto che potrebbe essere chiamato «per una costituente del lavoro sociale ed educativo». Dopo un’intervista a Duccio Demetrio e un articolo di Ivo Lizzola, si trovano alcuni articoli sul rigenerare solidarietà nei territori (con interventi di Franca Olivetti Manoukian) e la descrizione del progetto Anemmu, un progetto di giustizia riparativa diretto a minori di reato. Seguono alcune esperienze e riflessioni di educatori professionali e un focus dal titolo “Spunti per un tempo aperto”, riflessioni sulla pandemia e sul prossimo futuro.

Ettore Cannavera, Non abbandoniamo quei ragazzi, in La Collina, n. 2 (apr.-giu. 2019), pp. 18-19
L’articolo propone un intervento dell’autore, pronunciato nel corso dell’XI Assemblea Nazionale della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, “70 volte 7”, tenutasi a Roma l’8 giugno 2018. L’autore riflette sull’incapacità della società di sapere riconoscere una richiesta di aiuto da parte di giovani che delinquono. E certamente rispondere con il carcere non fa altro che peggiorare la loro situazione, poichè, in mancanza di proposte educative adeguate, spesso cercano una loro identità nelle gang criminali. Occorrono interventi educativi e culturali da parte della società, da educatori e volontari per proporre alternative efficaci al regime carcerario. Un esempio è la comunità La collina, fondata dall’autore, impostata sul lavoro, che garantisce al giovane uno stipendio e un riconoscimento.

9788865313169A cura di Sonia Moretti, Cira Stefanelli, Rileggere adolescenze e devianze. Fare sicurezza e trattamento negli Istituti Penali e nei Servizi minorili, Roma, Alpes, 2018, 256 p.
Il libro affronta il tema della devianza in età adolescenziale sotto diversi aspetti: l’educazione, la sicurezza, il contributo della psicoanalisi, l’immigrazione, la tossicodipendenza, il branco antisociale, il ruolo della Polizia Penitenziaria, la legislazione, la collaborazione tra diverse figure professionali. L’intento è quello di restituire l’importanza del saper entrare in relazione con quei minori arrivati all’incontro con la Giustizia minorile, di offrire quindi un contributo a tutte le professionalità che lavorano con adolescenti problematici.
Collocazione Biblioteca: 18158

Marco Schneider, Quando il rischio è il carcere: la psicoterapia con i giovani autori di reato, in Terapia familiare, n. 118 (nov. 2018), pp. 5-26
A partire dalla propria esperienza clinica, l’autore propone una classificazione sia delle motivazioni individuali alla base del gesto criminale compiuto dal minore che delle possibili reazioni della famiglia. Inoltre, propone una metodologia di intervento che ridisegna in modo strategico le regole della gestione della privacy sui contenuti dei colloqui, la considerazione della committenza e l’utilizzo della strumentalità del paziente in terapia.

Prevenzione agli adolescenti in stato detentivo, in Delta, n. 83 (inverno 2018) – on line, pp. 10-11
Il Circolo Mario Mieli, in collaborazione con la ASL Roma 1, ha iniziato un programma di interventi di prevenzione contro l’HIV, altre infezioni sessualmente trasmissibili e contro l’uso di sostanze presso l’Istituto Penale per minorenni Casal di Marmo di Roma.

Valentina Calcaterra … [et al.], Speciale Convegno “Prendiamoci cura di me”. Rimini, 9-10 novembre 2018, in Lavoro sociale, n. 5 (ott. 2018), pp. 21-41
La monografia, finalizzata al Convegno sui servizi sociali rivolti ai minori, comprende anche l’articolo “Dare fiducia e educare alla legalità in un carcere minorile”.

Claudio Cottatellucci … [et al.], Le ragioni della giustizia minorile e la lunga attesa dell’ordinamento penitenziario, in Minorigiustizia, n. 1 (2018), pp. 5-87
Nella presente monografia vengono proposte alcune riflessioni sulla riforma dell’ordinamento penitenziario, in particolare di quello minorile, le cui sorti sono ancora molto incerte. Gli autori cercano di riprendere il filo dell’iter legislativo e di comprendere quali sono le ragioni della sua mancata attuazione, individuando resistenze e progetti che la riforma sostiene e mobilita. Tra i punti di forza della riforma emerge l’esigenza del superamento dell’idea della pena come sofferenza ritorsiva e l’impegno a rendere disponibili percorsi di recupero personalizzati. Viene previsto, inoltre, un nuovo modo di concepire l’intervento educativo rivolto ai minori di reato, attraverso un “progetto educativo individualizzato”, che richiede l’interazione tra servizi minorili e risorse presenti sul territorio.

8891627827_1Isabella Mastropasqua, L’assistente sociale nella giustizia minorile e di comunità. Argomenti e parole chiave, Santarcangelo di Romagna, Maggioli, 2018, 197 p.
Il libro prende in esame lo sguardo sui processi di trasformazione in atto all’interno del Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità, sulle innovazioni culturali e professionali che lo stanno attraversando, per suscitare la riflessione e porre in evidenza i temi di maggiore rilevanza che il servizio sociale della giustizia deve affrontare in un momento di grandi trasformazioni normative, sociali e culturali che assegnano proprio al Servizio Sociale un compito chiave, quello di essere generativo e rigenerativo nella comunità di risorse che necessitano di essere riconosciute, sostenute e accompagnate, per diventare opportunità di riscatto sociale per chi ha commesso un reato; così come di legami da riparare, di fiducia istituzionale e comunitaria da ricostruire.
Collocazione Biblioteca: 18241

Carcere e malattia mentale

La galera ha i confini dei vostri cervelli, Castel Bolognese (RA), Itaca, 2019, 138 p.
Nel celebre dipinto “La ronda dei carcerati”, Van Gogh ha rappresentato i detenuti che girano in tondo in un cortile stretto e angusto sotto l’osservanza austera di tre funzionari carcerari. Il loro girare a vuoto a testa china è senza senso e senza tempo. Quand’era direttore di carcere, l’autore (attualmente direttore generale del personale e delle risorse presso il dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria in Roma) teneva appesa alla sua parete una riproduzione di questo quadro come monito di ciò che il carcere non dovrebbe mai essere e come invito a ricercare le piccole e grandi cose quotidiane che possono rendere più umana la vita dei detenuti. L’autore raccoglie in questo libro una serie di episodi e di storie sul variegato universo di umanità e personaggi che negli anni hanno popolato il carcere.
Collocazione  Biblioteca: 18628

Ester di Giacomo, Massimo Clerici, Psychiatric illness in incarcerated population, in Rassegna Italiana di Criminologia,  n. 3 (2018), pp. 225-230
La popolazione psichiatrica in carcere è aumentata in modo imponente negli ultimi anni. La maggior parte di loro risulta senza fissa dimora ed affetta da psicosi, spesso in comorbidità con abuso di sostanze. La psicopatologia, così come l’effetto delle sostanze o l’astinenza dalle stesse, mediano la possibilità di commettere nuovamente crimini dopo il rilascio ed il percorso carcerario. In questo contributo vengono presentati i possibili trattamenti attualmente disponibili in ambito carcerario, sia per psicopatologia che per detossificazione da sostanze ed alcool, ed efficacia degli stessi. Inoltre si evidenziano le particolarità di due popolazioni particolari, ovvero donne ed adolescenti che affrontano la dimensione carceraria, e un approfondimento rispetto al fenomeno del suicidio e dell’autolesività.

Roberto Catanesi … [et al.], REMS. Report nazionale e osservazioni dal territorio, in Rassegna Italiana di Criminologia, n. speciale (2019), pp. 6-94
Questo numero speciale è un rapporto scientifico sulle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, in acronimo REMS, strutture di accoglienza per gli di reato affetti da disturbi mentali e socialmente pericolosi. I 30 REMS esistenti sono strutture residenziali di comunità regionali con non più di 20 pazienti ciascuna, progettate per realizzare uno scopo terapeutico / riabilitativo preminente, con durata limitata del trattamento e assenza di agenti di polizia. Questo studio mira a descrivere le caratteristiche cliniche, criminologiche e terapeutiche della popolazione di pazienti REMS tra giugno 2017 e giugno 2018. In due diversi articoli vengono analizzate in particolare la REMS Minerva di Palombara Sabina e quella di San Nicola Baronia. In quest’ultima si praticano diversi interventi innovativi, tra cui un progetto che prevede l’impiego della realtà virtuale immersiva (RVI). In altri articoli sono illustrate le realtà venete e casertane. Due articoli mettono in relazione le funzioni cognitive frontali e i livelli di impulsività nei pazienti psichiatrici di reato. L’ultimo articolo riflette sull’impatto delle esperienze traumatiche sui percorsi di cura dei pazienti. Chiude il numero la lettera della responsabile della REMS di Bra (CN).

homepageImage_it_ITA cura di Pierluca Massaro, Anna Civita, La salute in carcere, in Salute e società, n. 1 (2018), pp. 7-140
Nel presente numero della rivista vengono individuati e approfonditi alcuni tra i più importanti nodi problematici relativi alla questione salute all’interno delle carceri e Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Gli interventi proposti sono i seguenti: “Un’analisi delle disuguaglianze di salute dei detenuti attraverso il “quadrilatero” di Ardigò” di Pierluca Massaro; “Sessualità negate? L’eros negli istituti penitenziari” di Giuseppe Masullo e Vulca Fidolini; “La salute degli immigrati in carcere” di Mara Tognetti Bordogna; “The discretionary treatment of drug addiction in prison” di Alessia Bertolazzi e Maria Letizia Zanier; “Il lavoro sociale nelle Rems: uno studio empirico sulla presa in carico del folle reo” di Maurizio Esposito; “Il suicidio nelle carceri: un’analisi sociologica del fenomeno” di Anna Civita; “Il corpo incarcerato: l’insalubrità carceraria specchio di una immanente cultura dell’afflittività vendicativa della pena in Italia” di Armando Saponaro; “La dismissione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari” di Andrea Antonilli.

Luciana Cozzi … [et al.], Malingering e Sindrome di Ganser nell’ambito penitenziario: un’analisi clinico-forense dei sintomi atipici della malattia e della personalità dei detenuti, in Rassegna Italiana di Criminologia, n.2 (2018), pp. 170-177
La simulazione di malattia conosciuta anche come sindrome di Ganser nelle sue manifestazioni più gravi è relativamente diffusa in ambito penitenziario. A tale proposito l’articolo riferisce di una ricerca condotta tramite questionari su un campione di detenuti nel carcere di Palermo. Vengono riportati diversi dati statistici che evidenziano come il disturbo sia associato a tratti disadattivi di personalità con disregolazione emotiva e appiattimento affettivo.

Esperienze, progetti e testimonianze

Sonia Maria Bracciale ; prefazione di Alba Piolanti, Il canto di Yemaja. Poesie dal carcere, Roma, Sensibili alle foglie, 2020, 88 p.
La poesia come risorsa per sopravvivere alla reclusione, ma anche per intraprendere un percorso di ricerca dell’identità. Un’identità ferita, in cerca di un suo posto nel mondo, sospesa sull’abisso, tra ciò che è stato e ciò che non è ancora. La stessa sospensione che caratterizza la condizione delle 2663 donne a oggi detenute nelle carceri italiane. Le poesie si susseguono con il passare degli anni, dal 2012 al 2019, e mostrano l’urgenza espressiva di una donna “con le cicatrici indelebili, sfregiata nell’anima”, che cerca di stare vicina a se stessa e di superare le sbarre che la circondano offrendoci le sue parole e quanto della sua difficile esperienza esse ci svelano. “Ti ritrovi a essere colpevole perché hai subito violenza” scrive l’Autrice, attualmente detenuta presso il carcere “Rocco D’Amato” di Bologna, sovrapponendosi alle voci di quelle 15300 donne che, nei primi nove mesi dello scorso anno, si sono rivolte al 1522 per chiedere aiuto e sostegno contro le violenze subite in famiglia.

lavialibera_n5Francesca Dalrì, “Vado in carcere per fare teatro, non la carità”. Intervista ad Armando Punzo, direttore della Compagnia della Fortezza, in La Via Libera, n. 5 (set. – ott. 2020), pp. 71-75
Nell’intervista Armando Punzo racconta la sua esperienza come fondatore e tuttora regista della trentennale Compagnia della Fortezza, prima sperimentazione strutturata di teatro in un istituto penitenziario. Oggi nella Compagnia sono impegnati un’ottantina di detenuti, coinvolti a vario  in tutti i mestieri del teatro, dalla recitazione alla scenotecnica ai costumi e trucchi di scena.

Luca Ansini, Benedetta Fani, Il setting di Cammino per giovani in messa alla prova. Un progetto pilota, in Minorigiustizia, n. 1 (2020), pp. 204-212
Nell’articolo viene descritto un progetto educativo pilota realizzato dalla Onlus “Setting in cammino” nell’ambito di tre progetti di messa alla prova già in corso: tre giovani sono stati accompagnati da due educatori per un cammino lungo la via Francigena di 140 km, per complessivi sette giorni. Infine è stata realizzata una giornata di studi conclusiva con la presenza dei rappresentanti delle istituzioni coinvolte.

Franco Prina, L’ impegno delle Università nelle istituzioni universitarie: diritto dei detenuti agli studi universitari, ricerca e terza missione, in Autonomie locali e servizi sociali, n.1 (apr. 2020), pp. 209-212
Da alcuni anni la presenza delle Università italiane nelle carceri è cresciuta, assumendo notevole rilevanza e costituendo all’interno degli istituti penitenziari delle sezioni dedicate, definite PUP, Poli Universitari Penitenziari. L’articolo riferisce i dati e i contorni dell’esperienza in atto, il coordinamento nato presso la Conferenza dei Rettori e indaga come negli istituti penitenziari possano esprimersi tutte e tre le missioni del sistema universitario: didattica, ricerca e terza missione, cioè impegno sociale, quale iniziative culturali, formazione del personale della polizia penitenziaria, supporto ai progetti di reinserimento lavorativo e sociale per chi ha concluso la pena.

Fabrizia Brocchieri, Elena Galliena, Giacinto Siciliano, L’ accoglienza del nuovo giunto come baseline del progetto trattamentale individualizzato, in Rassegna Italiana di Criminologia, n. 2 (2020), pp. 133 – 144
Nell’ambito delle progettualità finanziate da Regione Lombardia riguardo agli “Interventi di accompagnamento all’inclusione socio lavorativa delle persone sottoposte a provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria”, la Coop. Soc. Officina Lavoro Onlus ha progettato e realizzato un’azione volta a favorire l’aggancio precoce dei detenuti condannati con sentenza definitiva, in ingresso nell’Istituto penitenziario di Milano-Opera, a integrazione delle attività di accoglienza già presenti. Viene qui descritto il dispositivo di accoglienza progettato e sperimentato che consente una conoscenza puntuale da parte dell’Amministrazione Penitenziaria del nuovo giunto e la costruzione di una prima ipotesi di progetto trattamentale individualizzato. Tale dispositivo nasce dal vaglio della normativa che regola la fase di accoglienza e dall’osservazione delle prassi e degli strumenti già in uso negli Istituti, in particolare in quello di Milano-Opera.

11750_9A cura di Luca Decembrotto, Adultità fragili, fine pena e percorsi inclusivi. Teorie e pratiche di reinserimento sociale, Milano, Franco Angeli, 2020, 190 p.
Il percorso tracciato in questo testo ha l’intento di descrivere lo stato dell’arte e problematizzare, da diversi punti di vista, il significato odierno dei progetti di reinserimento sociale per le persone detenute, mettendo a confronto la teoria pedagogica, sociologica e giuridica con le prassi sviluppate da enti pubblici e privati in diverse città dell’Emilia-Romagna. L’insieme eterogeneo di prospettive disciplinari e di linguaggi arricchisce il discorso sulle carceri per gli adulti, ponendo al centro della riflessione il loro essere aderenti al mandato costituzionale di creare opportunità, anziché produrre isolamento ed esclusione sociale. L’Emilia-Romagna è stata scelta come sfondo di questi ragionamenti, in quanto territorio ricco di esperienze cui attingere per sviluppare considerazioni più ampie all’interno di una attenta analisi del fenomeno locale e, pertanto, ancorate sia alle progettualità concrete, sia ai vissuti personali e collettivi. L’obiettivo complessivo del testo è quello di fornire una riflessione aggiornata e multidisciplinare per gli operatori del settore, per gli studenti universitari e coloro che si stanno formando per essere futuri specialisti in ambito detentivo, attivi in carcere o sui territori, ma anche per i ricercatori, fornendo loro diverse possibili prospettive di ricerca. [Testo disponibile on line e in PDF]

Paola Iannello … [et al.], L’Educazione finanziaria per potenziare le competenze di progettazione dei soggetti autori di reato, in Psicologia di Comunità, n. 2 (2020), Vol. 16, pp. 123-143
Il presente articolo descrive un percorso di educazione economica e finanziaria, “Nulla osta per una progettazione consapevole”, ideato per la popolazione carceraria che attraverso l’utilizzo di una metodologia interattiva e di un gioco di società (Projetto), ha l’intento di promuovere la consapevolezza dei soggetti autori di reato nella progettazione del loro futuro lavorativo, favorendo l’autovalutazione e l’automonitoraggio delle condizioni di fattibilità di un proprio progetto personale. L’articolo presenta anche una descrizione sintetica della prima realizzazione di tale percorso presso la sezione maschile della casa di reclusione di Bollate e le riflessioni emerse in conclusione.

A cura di Ida Castiglioni, Alberto Giasanti, Lorenzo Natali, Il carcere in città. La voce, il gesto, il tratto e la parola, ovvero l’arte come evasione comune, Milano, Franco Angeli, 2019, 161 p.
Il libro espone tre esperienze basate sull’uso dell’arte in ambito carcerario. Nel carcere di San Vittore si è svolta l’esperienza del Coro de La Nave, attraverso canti e musiche con la collaborazione di carcerati tossicodipendenti, operatori e volontari. Nel carcere di Opera si è attuato un percorso di scrittura teatrale “Giochi di luci e ombre”. In quello di Bollate i detenuti hanno presentato i loro lavori di fotografia e pittura.
Collocazione Biblioteca: 18415

imagesBarbara Bellettini, Giulia Fruzzetti e Flavio Langone, Ore d’aria. Esperienze di Interventi Assistiti con gli Animali in carcere, Trento, Erickson, 2019, 206 p.
Il libro presenta un viaggio unico e straordinario nelle vite di chi, immerso in una dimensione detentiva, ritrova attraverso la mediazione dell’animale il valore della propria esistenza. Gli autori, validi e appassionati professionisti nel campo degli Interventi Assistiti con gli Animali, aiutano a comprendere il senso che muove le azioni e le emozioni di chi vive esperienze di pet-therapy in carcere, spiegando come il rapporto con il cane abbia una forte valenza riabilitativa e rieducativa. Attraverso le parole dei detenuti, il libro racconta una realtà complessa, che, sullo sfondo del luogo di chiusura per antonomasia, parla di un ritorno, anche se momentaneo, alla libertà.
Collocazione Biblioteca:  18423

Condizione detentiva e situazione generale dell’Istituto di Sollicciano. Il resoconto della delegazione, in Fuori binario, n. 213 (set. 2019), pp. 7-10
L’articolo contiene la relazione redatta in occasione della visita di una delegazione composta da alcuni attivisti e alcuni consiglieri comunali fiorentini al carcere di Sollicciano il giorno di Ferragosto del 2019; la visita era coordinata dal Partito Radicale e dall’Osservatorio Carceri dell’Unione Camere Penali. I visitatori denunciano, tra l’altro, sovraffollamento della struttura, carenza di addetti rispetto al numero previsto, difficoltà da parte dei detenuti a ottenere incontri con educatori, mediatori e personale medico, scarsa qualità del cibo, condizioni igieniche scadenti, disagio anche per il personale di polizia penitenziaria.

Maria Teresa Santaguida, Giacinto Siciliano. “La bellezza salva le persone. Anche dentro il carcere”, in Scarp de’ tenis, n. 236 (nov. 2019), pp. 40-41
L’articolo consiste in una intervista a Giacinto Siciliano, Direttore del carcere milanese di San Vittore, il quale afferma che un miglioramento della qualità della vita dei carcerati derivi dall’incontro con le manifestazioni culturali e, in particolare, da una prevista ristrutturazione del carcere stesso che tenga presente l’apporto dell’arte.

Beppe Giunti e fratelli briganti, Padre nostro che sei in galera. I carcerati commentano la preghiera di Gesù, Padova, Messaggero, 2019, 118 p.
Il libro racconta un’esperienza attuata presso il carcere di Alessandria in cui un gruppo di carcerati guidati da un frate francescano leggono e commentano il Padre Nostro. Al di là delle sbarre, in galera, la preghiera del Padre Nostro risuona più ricca, più dolorosa, forse più vera e incarnata nella nostra umanità, perché tutti siamo fratelli e briganti.

Katya Maugeri, Liberaci dai nostri mali. Inchiesta nelle carceri italiane: dal reato al cambiamento, Catania, Villaggio Maori, 2019, 107 p.
Una giornalista armata di taccuino e coraggio attraversa i corridoi di una casa di detenzione e si mette in ascolto. Si siede, non giudica e assorbe, tra pentimento e dolore, le storie di sette detenuti che hanno attraversato un personale processo di redenzione. Katya Maugeri indaga le vite dietro le sbarre di chi, oltre agli errori commessi e l’etichetta di «carcerato», rimane un essere umano. Non c’è assoluzione nelle riflessioni dell’autrice: nelle sue «ore d’aria» annota le sue emozioni di intervistatrice e riesce a raccontare le difficili condizioni psichiche di chi ha commesso un reato, e di chi, fuori da una cella, ha lasciato rimpianti e sogni. Liberaci dai nostri mali non è solo un’inchiesta: è il racconto di una realtà di cui bisognerebbe avere coscienza, superando sbarre, muri e pregiudizi.
Collocazione  Biblioteca: 18653

Stefania Murari, Laura Vinci, Elena Zizioli, “Controvento”. La lettura si fa percorso ri-educativo, in Biblioteche oggi, n. n.1 (gen.-feb. 2019), pp. 37-41
Nell’articolo sono esposti i risultati di una ricerca condotta all’Istituto Penitenziario Femminile di Rebibbia (Roma), tramite l’uso di libri di sole immagini senza parole con due obiettivi: favorire la lettura fra carcerati, soprattutto fra quelli con livello culturale minore, e rendere la stanza di lettura uno spazio dove costruire un gruppo per favorire un senso di controllo sulle proprie vite da parte dei carcerati stessi.

Anna Paola Lacatena, Giovanni Lamarca, Il carcere? Che opera d’arte! Un percorso partecipativo e interattivo nella realtà carceraria italiana, in Prospettive Sociali e Sanitarie, n. 4 (autunno 2018), pp. 16-19
L’articolo descrive il Progetto artistico e culturale “L’altra città”, un percorso partecipativo e interattivo nella realtà carceraria italiana, svoltosi dal 6 maggio al 31 dicembre 2017 presso la casa circondariale “Carmelo Magli” di Taranto. Il percorso artistico, culturale e sociale, realizzato nella sezione femminile del carcere, vuole rappresentare una sorta di ponte tra la città e il carcere, un luogo che appartiene ad essa, ma che ancora da molti è vissuto come uno spazio a sé, marginale e distante, “altro” proprio perchè sconosciuto.

cover_issue_63_it_ITLuisa Marquardt, La biblioteca come parte integrante del penitenziario e del processo di rieducazione. Delegazione IFLA in visita al carcere di Wroclaw (Polonia), in Biblioteche oggi,  n. 7 (Ott. 2018), pp. 46-51
L’articolo descrive in generale il sistema carcerario polacco ed in particolare un progetto di integrazione sociale dei detenuti. Ciò avviene a diversi livelli come quello lavorativo e scolastico. La biblioteca rientra in tale progetto, articolandosi in una sede centrale dentro il carcere ed in altre più piccole sparse in diverse strutture come i laboratori occupazionali. Luisa Marquardt lavora presso l’Università di Roma Tre.

Consuelo Busetti … [et al.], Sviluppo di empowerment nella popolazione detenuta. L’efficacia dei gruppi informativo-motivazionali all’interno della Casa Circondariale di Bergamo. Analisi del triennio 2015-2017, in Mission, n. 50 (set. 2018), pp. 43-46
L’articolo descrive l’esperienza triennale nello sviluppo di gruppi di informazione educativa all’interno della Casa Circondariale di Bergamo. Questa iniziativa, inizialmente progettata per trasmettere informazioni sulle attività sociali e di salute all’interno del carcere, ha evidenziato come il gruppo possa diventare uno strumento di empowerment per la popolazione in prigione. In realtà, il gruppo è diventato non solo uno strumento di informazione, ma di efficiente, propositivo e critico ascolto e ha permesso di migliorare l’adeguatezza delle richieste per il personale incaricato all’assistenza sanitaria.

Anna C. Baldry, Amalia Rodontini, L’intervento terapeutico in ambito penitenziario: limiti e opportunità con detenuti sex offender, in Rassegna Italiana di Criminologia, n. 1 (2018), pp. 32-42
Il lavoro qui presentato nasce all’interno di progetti atti a promuovere e istituire percorsi di intervento terapeutico per i detenuti condannati per reati sessuali (ex art. 609 bis c.p. e segg.) per il fine ultimo di riduzione del rischio di recidiva. Nel lavoro sono discussi alcuni dei principali elementi da considerare nella implementazione di piani terapeutici grazie a modelli cognitivo-comportamentali attraverso la realizzazione di interventi trattamentali in ambito carcerario, alla luce anche di un’esperienza sul territorio campano presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, sezione ‘protetti’. Si consulti anche l’articolo di Paolo Giulini, Laura Emiletti, Treatment for sex offenders in prison. The Experience of the intensified treatment unit in Milano-Bollate prison, in Rassegna Italiana di Criminologia, n. 3 (2018), pp. 247-253

Film

Claudio Amendola, Il permesso. 48 ore fuori, film thriller, Italia, 2017, 91’  
Dal carcere di Civitavecchia escono con un permesso di 48 ore 4 detenuti: Rossana, 25 anni, arrestata in aeroporto per traffico di cocaina; il cinquantenne Luigi condannato per duplice omicidio che ha già scontato 17 anni di pena; Angelo, venticinquenne finito in prigione per una rapina compiuta con complici che non ha mai denunciato; Donato, 35 anni, condannato pur essendo innocente. Le due giornate verranno utilizzate da ognuno di loro per cercare di ritrovare e ritrovarsi nelle realtà che hanno lasciato da tempo. Claudio Amendola al suo secondo film ha deciso di affrontare una modalità di narrazione che sta fra il noir e l’analisi sociale. I suoi quattro protagonisti hanno storie, età e culture differenti ma sono uniti dal luogo che, seppure temporaneamente, stanno lasciando. C’è chi ne conosce da lungo tempo la dura realtà e chi, perché più giovane, vede nell’uscita un’occasione per metterselo non solo idealmente alle spalle.  
Collocazione Biblioteca: 03D57

locandinaMarco Simon Puccioni,  Come il vento, film drammatico, Francia, Italia, 2013, 110′
Il film di Marco Simon Puccioni racconta la vita e la morte di una donna che diventa direttore di carcere negli anni Novanta per inseguire il sogno di cambiare il mondo e di renderlo un posto migliore. Ispirato alla storia vera di Armida Miserere, “Come il vento” è un film asciutto e robusto che alterna momenti di intensa commozione ad altri in cui respira il senso di tragedia che incombe sulla storia. 
Collocazione Biblioteca: 02D87