Aggiornamento Marzo 2018 – a cura di Annamaria Licastro e Paola Moriondo

I materiali proposti (libri, articoli da riviste e documentazione grigia), elencati per anno di pubblicazione in ordine decrescente, sono disponibili presso la Biblioteca del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento. L’elenco proposto non esaurisce quanto posseduto in biblioteca sul tema in oggetto. Per ulteriori approfondimenti, consultare il catalogo.

Il percorso proposto è articolato in base alle voci seguenti:

N.B. Ricordiamo inoltre che in diversi istituti di pena si pubblicano riviste: hanno spesso una diffusione limitata, ma sono un’occasione per comunicare con il mondo esterno, per esprimere istanze, emozioni e raccontare storie. Elenchiamo qui alcune testate, chi volesse consultarle può rivolgersi alla nostra Biblioteca o direttamente alle redazioni.

Condizioni di vita e di salute dei reclusi

9788891753915Raffaella Sette, Detenuti e prigioni. Sofferenze amplificate e dinamiche di rapporti interpersonali, Franco Angeli, Milano, 2017, pp. 159
Il volume si propone di far emergere vissuti, percezioni e destini sociali di alcuni fra coloro che, un giorno, hanno dovuto confrontarsi con la prigione sotto diversi punti di vista, e si colloca in un periodo storico, come quello attuale, in cui a più livelli fervono attività, dibattiti e progetti uniti dall’obiettivo comune di tentare di ridurre, dal punto di vista qualitativo e quantitativo, lo spazio assegnato al carcere nella nostra società. Raffaella Sette è dottore di ricerca in criminologia e insegna Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale all’Università di Bologna.
Collocazione Biblioteca: 17966

Le duemila detenute invisibili rinchiuse nelle prigioni italiane, in Fuori binario, n. 190 (mag. 2017), pp. 6-6
L’articolo descrive brevemente la situazione carceraria femminile italiana, evidenziando le condizioni di vita problematiche delle detenute, anche con bambini, in istituti di pena che spesso sono stati pensati solo per gli uomini. Questo tema viene sviluppato anche nell’articolo di Sandra Rossetti, La detenzione femminile tra uguaglianza e differenza, in Studi sulla questione criminale, n. 3 (2014), pp. 127-142

Maria Garro … [et al.], Il sistema penitenziario italiano dopo la condanna CEDU. L’opinione dei detenuti, in Psicologia di Comunità, n. 2 (2017), vol. 13, pp. 73-83
Il contributo si focalizza sulle misure che l’Italia ha adottato a seguito della condanna da parte della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo per il trattamento inumano all’interno degli istituti di pena del Paese. La riflessione iniziale sul caso italiano è supportata dall’esito di un’indagine esplorativa che testimonia i problemi e le aspettative che esistono in un carcere di Palermo.

69158dOrnella Favero, Cattivi per sempre? Voci dalle carceri: viaggio nei circuiti di alta Sicurezza, Edizioni Gruppo Abele, 2017, Torino, pp. 175
Ornella Favero – da vent’anni impegnata, con Ristretti Orizzonti, nell’informazione, nella formazione e negli interventi sulle pene e sul carcere – ha compiuto un viaggio nelle sezioni di Alta Sicurezza delle carceri italiane. Ha visitato gli istituti, parlato con i detenuti e il personale, sentito i famigliari. Di quel viaggio e di quell’esperienza questo libro propone qui una sintesi di grande efficacia. A partire da questa ricerca l’autrice conclude che l’impostazione sottostante al regime di Alta Sicurezza è spesso crudele. È tempo allora di cambiare strada, perché anche chi è recluso in queste sezioni per reati mafiosi può essere recuperabile, l’orizzonte della rieducazione è, in concreto, praticabile per tutti. Collocazione Biblioteca:17803

Michele Miravalle [et al.], Torna il carcere. XIII rapporto sulle condizioni di detenzione, Associazione Antigone, 2017, Roma, pp. 197
Il XIII rapporto pubblicato on line dall’associazione Antigone sulle condizioni delle carceri in Italia analizza i dati raccolti dall’ Osservatorio sulle condizioni detentive ed è diviso in quattro parti: “Le politiche e i numeri” è un’analisi della situazione attuale; ne “Le emergenze” (vere o presunte) si affrontano alcune questioni delicate quali il tema della radicalizzazione e quello del terrorismo internazionale; in “Chi vive dentro” e “Chi lavora dentro” troviamo uno sguardo attento e analitico all’umanità dentro le mura.

Claire de Galembert, Marie-Sophie Devresse, Introduction: normativités et réclusion en contexte de demande sécuritaire, in Déviance et Société, n. 4, 2016, pp.. 375-495.
Questa monografia è dedicata alla tensione esistente tra logica di sicurezza e costrizioni giuridiche indagando gli effetti sulla gestione della reclusione. Contiene diversi articoli oltre all’introduzione. 1) Logica di eccezione e logica di sicurezza nel diritto internazionale della detenzione, Damiel Scalia; 2) Tra diritto e competenze professionali. L’azione dei membri del controllore generale dei luoghi di privazione della libertà francese, Nicolas Fischer; 3) Verso una conciliazione tra sicurezza e diritto in prigione? Interrogare la sicurezza dinamica, Valérie Icard; 4) Il nuovo BOSS in prigione: un’alternativa tecnologica alla pratica della perquisizione? Anais Tschanz; 5) L’economia morale della reclusione in Canada, Sandra Lehalle. Claire de Galembert lavora presso il CNRS (Istituto delle scienze sociali del politico). Marie-Sophie Devresse lavora presso la Scuola di criminologia dell’UCL.

page_1Alessandro Maculan, Francesca Vianello, Lucia Ronconi, La Polizia penitenziaria: condizioni lavorative e salute organizzativa negli istituti penitenziari del Veneto, in Rassegna Italiana di Criminologia, n. 1 (2016), pp. 18-31
Con lo studio qui descritto gli autori hanno voluto indagare la salute organizzativa del personale di polizia penitenziaria che lavora presso i nove istituti di pena del Veneto attraverso l’utilizzo del Questionario Multidimensionale della Salute Organizzativa, sottoposto a un campione di 1518 persone, tra cui solo 416 hanno risposto (27,4%). I risultati raccolti dipingono un panorama molto differenziato, dove la tipologia d’istituto insieme ad altre variabili, quali la qualifica, il ruolo ricoperto nell’istituto, gli anni di servizio e la tipologia d’orario lavorativo, vanno ad influire sulle condizioni lavorative.

Gen Sander, Harm ReHIV, HCV, TB and harm reduction in prison. Human Rights, Minimum Standards and Monitoring at the European and International Levels, Harm Reduction International, 2016, pp. 42
Questo rapporto fa parte del progetto co-finanziato dall’UE “Improving Prison Conditions by Strengthening Infectious Disease Monitoring” realizzato sotto la guida di Harm Reduction International nel 2015 e il 2016, con la patnership di altre organizzazioni nazionali, tra cui l’associazione Antigone. Il progetto si propone di mappare le malattie infettive nelle carceri e le correnti pratiche di monitoraggio per la salute e i diritti umani dei detenuti in sette Paesi europei per quanto riguarda le malattie infettive (AIDS, Epatite C e Tubercolosi) nelle carceri. Il report relaziona su come nelle carceri siano garantiti alcuni tra i più importanti diritti umani, sugli standard di salute pubblica e sulle azioni per la riduzione del danno per quanto riguarda queste malattie infettive.

Ornella Favero … [et al.], La rabbia e la pazienza, in Ristretti orizzonti, n. 4 (2015), pp. 1-48
La rivista pubblica gli atti della Giornata nazionale di studi, organizzata dalla Redazione di Ristretti Orizzonti nella Casa di Reclusione di Padova il 22 maggio 2015. Scopo del convegno è stato quello di promuovere un dialogo tra chi vive la carcerazione in prima persona e chi deve ripensare la pena, cioè tra le persone detenute e le istituzioni. Numerosi i contributi sia di detenuti sia di ospiti esterni.

A cura di Francesca Vianello … [et. al.], La recherche en prison, in Déviance et Société, n. 2 (2015), pp. 129-207
Il dossier propone quattro interventi al Seminario sulla “Ricerca in carcere” organizzato dal Gruppo Europeo di ricerche sulle normative (GERN), tenutosi presso l’Università di Padova nell’ottobre 2013. La finalità di questi interventi è proporre un’analisi molto dettagliata dei processi di socializzazione in carcere, delle dinamiche interne e, più in generale, del rapporto tra le condizioni di detenzione e le trasformazioni sociali, per comprendere al meglio i cambiamenti di questi ultimi anni, sia sulla comunità carceraria, sia sulla amministrazione della pena, sia sul rapporto tra prigione e la società esterna.

Carcere e politiche

www.mondadoristoreAnna Paola Lacatena, Giovanni Lamarca, Reclusi. Il carcere raccontato alle donne e agli uomini liberi. Carocci, 2017, Roma, p. 303.
Se il carcere può essere compreso davvero solo da chi ne ha fatto esperienza diretta, ciò non vuol dire che conoscerlo sia impossibile per le donne e gli uomini liberi. Declinare aspetti giuridici e normativi, suggerire riflessioni, raccontare storie e vissuti, proporre domande in grado di mettere in discussione certezze, comunque opinabili, è l’obiettivo di questo libro. Non un manuale ma uno studio analitico per mostrare come la vita ristretta e le sue vicende umane appartengano in realtà a contesti sociali più ampi. Secondo gli autori, infatti, pensare a un “dentro” scisso da ciò che è “fuori” inciderebbe inevitabilmente sulla portata morale e umana della società tutta. A. P. Lacatena è dirigente sociologa presso il Dipartimento Dipendenze Patologiche della ASL di Taranto; G. Lamarca è comandante del Reparto della Polizia penitenziaria della Casa circondariale di Taranto.
Collocazione Biblioteca: 17763

Emanuele Bignamini, Stati Generali dell’esecuzione penale. Grande investimento culturale, in Dal fare al dire, a. 25, n. 1 (2016), pp. 7-13
Da maggio a novembre 2015 si sono svolti i lavori della prima fase degli “Stati generali dell’esecuzione penale”, avviati con decreto del Ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Il ministro ha aperto una consultazione a livello nazionale, cui hanno partecipato docenti e ricercatori accreditati ed esponenti delle realtà più significative a livello nazionale, con lo scopo di portare all’attenzione generale, della politica e della collettività, il tema della pena detentiva, del suo significato e della sua efficacia riabilitativa, nonchè delle alternative ad essa.

A cura di Emanuela Saita. Istituzioni penitenziarie: processi trasformativi e benessere, in Narrare i gruppi, n. 3 (dic 2015) – on line, pp. 227-305.
Il presente lavoro monografico intende focalizzare l’attenzione sui processi trasformativi attualmente in corso presso le istituzioni penitenziarie, attuati in ricerca di una più elevata adeguatezza delle istituzioni all’attuale contesto socioculturale e ai differenti bisogni degli individui, operatori e soggetti in stato di detenzione. Le riflessioni proposte dagli autori si sforzano di individuare strumenti efficaci per evidenziare anche la dimensione inconscia e simbolica delle rappresentazioni, dei vissuti e delle dinamiche psichiche e relazionali che hanno luogo entro le organizzazioni, aspetti fondamentali nel perseguire un reale e fattivo cambiamento organizzativo. I contributi sono i seguenti: “Nuove culture detentive: vissuti e ricadute sul ruolo e sul benessere della polizia penitenziaria”di C. D’Angelo, C. Gozzoli, D. Mezzanotte; “Identità in cambiamento: il ruolo del funzionario della professionalità giuridico pedagogica in carcere” di M. Accordini, E. Saita, M. Tramontano; “Disegnare per ricostruire. Studio pilota sul riconoscimento delle risorse interne ed esterne dei detenuti in una Casa Circondariale” di M. L. Cesana e altri; “ Immagini dietro le sbarre: l’utilizzo della fotografia per lo sviluppo dell’intelligenza emotiva dei detenuti” di E. Saita, M. Accordini, V. Fenaroli.

51oMSGBdm7LLuigi Manconi … [et al.], Abolire il carcere, Chiarelettere, 2015, pp. 128
“Il carcere è amputazione dalla vita sociale tramite restrizione della libertà e soggezione a una disciplina speciale in appositi luoghi a ciò predisposti. Poiché da una tale segregazione nascono sofferenze, si dice che il carcere è una pena e che la pena è una sanzione giustificata dalla violazione della legge.” scrive Zagrebelsky nella postfazione. Questo testo illustra una serie di riforme “ragionate e possibili”, fra queste, la differenziazione delle pene, la depenalizzazione per i reati meno gravi, l’abolizione dell’ergastolo, l’applicazione di misure alternative a largo raggio, le sanzioni pecuniarie, l’esclusione dei minori dal carcere e la concessione dei domiciliari alle detenute con figli fino ai 10 anni. Il testo è stato scritto da Luigi Manconi, docente di Sociologia dei fenomeni politici; Stefano Anastasia ricercatore di Filosofia e sociologia del diritto; Valentina Calderone, direttrice di “A Buon Diritto. Associazione per le libertà” e Federica Resta, avvocato, dottore di ricerca in Diritto penale.

Stefano Anastasia … [et al.], Quali politiche per la sicurezza? / 1, in Studi sulla questione criminale, a. 10, n. 1 (2015), pp. 7-155
Questo numero della rivista pubblica la prima parte degli studi e dei materiali di ricerca presentati lo scorso anno in occasione del Convegno sulle politiche della sicurezza promosso dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Perugia, in collaborazione con la Regione Umbria e la stessa rivista. Nei contributi proposti, la sicurezza viene analizzata nei suoi diversi profili, da quella intesa come sicurezza/insicurezza urbana, alla sicurezza come capitale sociale, alla gestione dell’ordine pubblico e all’affermazione di una vera e propria ragione securitaria, motore delle innovazioni politiche e legislative degli ultimi anni. Il problema della sicurezza, in alcuni degli interventi proposti, è associata al fenomeno migratorio, che impone un confronto con le problematiche ad esso connesse e uno sforzo per superare il binomio, sempre più insito nell’opinione pubblica, migrazione/criminalità. Si auspica, a tal proposito, l’adozione di politiche che favoriscano l’integrazione degli immigrati regolarmente soggiornanti e che contrastino efficacemente l’immigrazione clandestina e lo sfruttamento criminale dei flussi migratori. La monografia continua in Gianluigi Fioriglio … [et al.], Quali politiche per la sicurezza? / 2, in Studi sulla questione criminale, a. 10, n. 2-3 (2015), pp. 7-201

A cura di Ornella Favero, Riflessioni per i Tavoli degli Stati Generali sulle pene e sul carcere, in Ristretti orizzonti, n. 5 (2015), pp. 3-48
Il numero della rivista è dedicato a interventi di detenuti, tecnici ed esperti sui temi della riforma della legge penitenziaria, in vista dei cosiddetti Stati generali sull’esecuzione penale, indetti dal Ministro della Giustizia Orlando, per promuovere un approfondito confronto.

DS_392_L204Fabrice Fernandez … [et al.], Les réformes de l’enfermement en actes, in Déviance et Société, n. 4 (2015), pp. 371-500
Il presente numero si propone, attraverso il contributo di più interventi, e con il supporto di dati empirici, di descrivere concretamente le implicazioni sociali delle riforme del sistema carcerario, identificando gli attori implicati in questo processo, descrivendo le loro pratiche ed i legami che si creano attraverso le trasformazioni della detenzione. Inoltre, dagli interventi proposti traspare la necessità di lasciare, nell’analisi, un posto importante all’incertezza che accompagna le riforme, sia nella loro fase di elaborazione come in quello dell’attuazione. La riforma carceraria appare come un processo aperto, attraversato da tensioni multiple e segnato da pratiche d’innovazione, d’adattamento o di resistenza dei suoi attori che ne orientano ogni volta gli effetti.

Luigi Manconi, Giovanni Torrente; prefazione di Stefano Rodotà, La pena e i diritti. Il carcere nella crisi italiana, Carocci, Roma, 2015, pp. 275
Attraverso un’analisi socio-giuridica della penalità, il libro propone una riflessione su alcune questioni centrali: il rapporto tra strategie di acquisizione del consenso e allarme criminalità; l’incremento delle fattispecie penali e l’espansionismo penitenziario; la tutela dei diritti fondamentali dei reclusi e la dignità della condizione di privazione della libertà; l’autolesionismo e i suicidi in carcere; la recidiva e la reiterazione del reato; una possibile moralità della pena.
Collocazione Biblioteca: 17374

9788849843095_0_0_1418_75Livio Ferrari, No prison. Ovvero il fallimento del carcere, Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ), 2015, pp. 138
Cos’è il carcere, oggi e in Italia? Sono trascorsi 40 anni dall’approvazione della Legge 354, circa 55 dall’inizio della sua gestazione, e secondo l’autore possiamo affermare senza possibilità di smentita che è fallita su tutti i fronti. I dati di questo fallimento sono davanti agli occhi di tutti coloro che a vario hanno a che vedere con il mondo penitenziario, e lo sono sia sotto l’aspetto punitivo, che rieducativo, nonché di sicurezza. È necessario ripensare completamente le modalità di esecuzione delle condanne, eliminando innanzi tutto dal nostro lessico il termine “pena”, che tanto ricorda la gogna e il suo retaggio culturale e corporale nell’afflizione e sofferenza, ridando dignità agli esseri umani coinvolti, sia ai condannati che agli operatori pubblici e privati. Insomma: l’impianto e le convenzioni che ruotano attorno al mondo della giustizia e della conseguente esecuzione sono da resettare e ricostruire dalla radice.
Collocazione Biblioteca: 17160

Anna Paola Lacatena, La rivolta dei corpi immobilizzati nelle carceri senza vita. Oltre la carcerizzazione dei problemi sociali, in Animazione Sociale, n. 286 (2014), pp. 104-107.
Oggetto di grande attenzione da parte delle scienze sociali, il carcere può essere considerato un’istituzione totale con l’obiettivo più o meno manifesto di sanzionare gli individui che hanno commesso un reato, attraverso la detenzione in un luogo chiuso e la limitazione della libertà del condannato. Ma, si chiede l’autrice, quanto riesce ad assolvere all’altro compito che la Costituzione gli assegna, cioè la riabilitazione del detenuto?

Carcere, giustizia ripartiva e misure alternative

9788867056156_0_0_0_75Daniela Ronco, Giovanni Torrente, Pena e ritorno. Una ricerca su interventi di sostegno e recidiva, Ledizioni, 2017, Torino, pp. 137.
Il testo, nato in seguito al monitoraggio del progetto Logos, finanziato dalla Compagnia di San Paolo, segue le varie fasi del processo di criminalizzazione, dalle esperienze antecedenti il carcere, sino al momento della prigione, per poi addentrarsi nella fase successiva alla pena. Dopo un primo capitolo introduttivo sulla descrizione di come è nata la ricerca, nel secondo capitolo lo studio viene inserito nel quadro delle recenti evoluzioni dei paradigmi del controllo penale. Nel terzo capitolo viene proposto un quadro dello status sociale dei fruitori del progetto e delle esperienze lavorative sino al momento della carcerazione. Nel quarto capitolo riflettiamo sul carcere e sull’impatto della prigione sul percorso di vita del condannato per poi giungere, nel quinto capitolo, a narrare dell’incontro fra l’ex detenuto e le agenzie preposte alla risocializzazione dei condannati. Nel sesto capitolo, si affronta il tema della recidiva e del rientro in società dei protagonisti per interrogarci sul rapporto fra un tasso di recidiva sostanzialmente basso ed una condizione attuale, in molti casi, di estrema povertà. Infine, nell’ultimo capitolo gli autori, docenti della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Torino, riflettono più in generale sulla continuità del processo.
Collocazione Biblioteca: 17920

 Stefania Galatro, Percorsi fuori dal carcere, il lavoro sociale con gli attori di reato, in Lavoro sociale, n. 6 (dic. 2017), pp. 49-53
L’autrice, ricercatrice presso l’Università Cattolica di Milano, descrive le funzioni degli operatori sociali che lavorano con gli autori di reato ammessi a beneficiare di misure alternative alla detenzione o della messa alla prova, nel contesto italiano e internazionale.

Human Foundation, L’applicazione di strumenti pay by result per l’innovazione dei programmi di reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute. Studio di fattibilità, Fondazione Sviluppo e Crescita Crt, 2017, [s. l.], pp. 116
Il lavoro presentato è stato realizzato con la collaborazione di Politecnico di Milano, Università di Perugia, KPMG, Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e Istituto Lorusso e Cutugno di Torino. A partire dall’analisi di buone pratiche italiane e straniere è stato elaborato uno studio di fattibilità relativo a progetti di innovazione nel campo del reinserimento sociale e lavorativo di persone detenute; secondo gli autori, data la crescente limitatezza di risorse pubbliche, la collaborazione tra settore privato e Pubblica Amministrazione può rendere possibili nuove politiche per l’inclusione. Obiettivo dell’indagine è comprendere le dinamiche di uno strumento finanziario nato nel contesto culturale e giuridico anglosassone, il Social Impact Bond, e di valutarne la fattibilità nel contesto italiano, a partire da un caso concreto di applicazione.
Collocazione Biblioteca: 17852

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Chiara Fanuele, La libertà su cauzione: un’alternativa alla custodia carceraria, Wolters Kluwer; Cedam, 2016, Milano, pp. 222
Il sovraffollamento delle carceri continua ad essere il principale problema del sistema penale italiano. Le soluzioni offerte di recente dal legislatore appaiono ancora inadeguate a risolvere l’“emergenza carceraria”. In sostanza, gli attuali provvedimenti normativi hanno inteso ridurre in modo sostanziale il ricorso alla detenzione; ma, data la loro portata eccezionale e frammentaria, non sono stati tali da eliminare del tutto un problema che avrebbe richiesto una riforma complessiva del sistema di giustizia penale. Nonostante l’impiego in molti casi della custodia cautelare, continua a essere preoccupante l’incidenza elevata sulla popolazione carceraria del numero dei detenuti “non definitivi”, molti dei quali risultano ancora in attesa della sentenza di primo grado. Il testo, scritto da una docente di Diritto Processuale, dopo aver confrontato l’attuale legislazione italiana con quella di altri Paesi, propone di rivedere l’intero sistema delle misure interinali alternative alla detenzione; prospettando, in particolare, la possibilità di reintrodurre, tra queste, la libertà su cauzione.
Collocazione Biblioteca:17552

Gianpaolo Lacerenza, Misericordia e coscienza morale. Chiesa italiana e recupero della persona che delinque, Cittadella, 2016, Padova, pp. 449
Questo testo è la tesi di dottorato dell’ autore, presbitero e frate minore capuccino, in Teologia Morale. Nel saggio vengono integrati per la prima volta la realtà attuale delle carceri, l’apporto scientifico da parte di vari saperi, la tradizione ecclesiale del magistero dei Papi e il contributo della CEI, insieme ad un approfondimento biblico teologico per una teologia morale nel e del carcere. La proposta intende ridestare la coscienza morale della persona nel tempo della detenzione a partire da una prassi etica della misericordia. La corresponsabilità profetica per la comunità cristiana e la società civile rispetto alla dignità umana e al bene comune è alla base di una società più sicura.
Collocazione Biblioteca:17676

Pietro Buffa, Accompagnare i detenuti alla vita libera, in Animazione Sociale, n. 301 (mag.-giu. 2016), pp. 18-28.
Secondo l’autore, tra chi oggi opera in carcere è diffusa la convinzione che con molti detenuti sia impossibile preparare le dimissioni quando si avvicina il fine pena, ossia progettare percorsi di reinserimento sociale. È una convinzione motivata dal fatto che le persone in carcere appaiono prive di risorse personali, familiari e sociali su cui poter far leva per progettare il dopo. Le pagine di questo articolo documentano come costruire un’altra prospettiva di lavoro e di senso sia possibile.

Ruggero Capra, Il sapere professionale dell’assistente sociale innanzi alle pressioni erosive del welfare state: uno studio di caso nel settore delle misure alternative alla detenzione in Italia, in Autonomie locali e servizi sociali, n. 1 (2015), pp. 107-125
L’articolo si propone di far luce sul possibile divario, o al contrario sulla possibile coerenza esistente, tra gli assunti della professione degli assistenti sociali e quanto accade nella realtà operativa del loro lavoro. Tale domanda viene intrecciata con un’altra che riguarda la trasformazione della società: come reagiscono gli assistenti sociali ai processi di erosione del welfare state? Da un lato si analizzano le caratteristiche del sapere professionale nel settore delle misure alternative alla detenzione in Italia, dall’altro si esplora come il medesimo sapere sia stato utilizzato nell’ipotesi che il neoliberismo rappresenti una forza erosiva del welfare state.

paoline-giustizia-capovoltaFrancesco Ochetta, La Giustizia capovolta. Storie di vittime e detenuti allo specchio della riparazione, Paoline, 2016, Milano, pp. 172
Il volume è un saggio sul tema della giustizia riparativa, attenta cioè non solo a punire, ma anche a tutelare la dimensione umana. Occorre promuovere un’idea di giustizia riparativa che includa la riabilitazione della dignità della vittima, attraverso percorsi di riconciliazione; una giustizia dunque “capovolta” che contrappone alla visione retributiva quella riparativa. Il volume consta di due parti: la prima descrive la salute delle carceri, il fondamento giuridico e biblico della giustizia riparativa e include alcune storie di riconciliazione; la seconda riporta alcuni dialoghi dell’autore con F. Cananzi, appartenente al Consiglio Superiore della Magistratura; D. Marcone, vicepresidente di Libera; G. Chiaretti, presidente dell’associazione di volontariato carcerario Sesta Opera San Fedele; don V. Balducchi, ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane. Il volume, donato usato alla biblioteca, è sottolineato con evidenziatori.
Collocazione Biblioteca: 17489

A cura di Robert Johnson, Susanna Vezzadini, Ultimate sanctions: life sentences, death sentences, and solitary confinement, in Sicurezza e scienze sociali, n. 2 (2015), pp. 9-190.
Sia in meglio che in peggio, ma generalmente in peggio, secondo gli autori l’esposizione al sistema giudiziario e alle sue sanzioni cambia il carattere di chi è punito. Le sanzioni cambiano anche la vita delle persone care di chi è punito, e pesano sulla comunità di provenienza dell’autore del reato e dei suoi cari. Punire è infliggere un dolore e il dolore ha delle conseguenze. È necessario far fronte e migliorare queste conseguenze – per mezzo di interventi alternativi, meno invasivi o con una concentrazione sulla riabilitazione – ma in assenza di fondamentali riforme, la presunzione di danno partecipa a tutte le sanzioni penali. Molte voci di questo numero trattano direttamente l’ergastolo, la pena di morte, la cella di isolamento, condanne che provocano grandi sofferenze, che veramente violano la dignità umana degli autori di reato e costituiscono senza dubbio un caso di tortura.

Carcere e affettività/genitorialità

9788891752666Elisabetta Musi, L’educazione in ostaggio. Sguardi sul carcere, Franco Angeli, Milano, 2017, pp. 187
Entrare in carcere è calarsi in un mondo fatto di umiliazioni, scherni, divieti arbitrari, ricatti e imposizioni, un concentrato di malessere, rabbia, solitudine che le condizioni di reclusione e convivenza coatta in spazi asfittici moltiplicano, rendendo esplosive. Eppure, nonostante studi e statistiche abbiano dimostrato che un maggiore scambio con l’esterno riduce il rischio di recidiva, abbassi il livello di tensione e pericolosità, sul carcere e i suoi ospiti è riservata dall’opinione pubblica scarsa attenzione e soprattutto disprezzo, indifferenza, risentimento. In queste condizioni nessuna pratica di cambiamento è possibile. Si tratta invece di passare dal paradigma della distanza e della reciproca estraneità a quello della prossimità e della contaminazione, per vedere se e come questo cambia l’azione e la considerazione reciproca. Questo è ciò che tenta di fare il volume, dando voce a diversi soggetti che sono venuti a contatto con la realtà carceraria e che riferiscono della caduta di certezze e punti di riferimento fino a poco prima ritenuti ferrei e inattaccabili. La convinzione è che sia possibile ripensare la struttura detentiva con una particolare attenzione al diritto e al vissuto della paternità in carcere.
Collocazione Biblioteca: 17965

Marvita Goffredo … [et al.] La detenzione genitoriale: l’intervento psicoeducativo per il sostegno alle famiglie, in Maltrattamento e abuso all’infanzia, n. 2 (giu. 2017), pp. 101-117.
La detenzione di un genitore è considerata una delle dieci Esperienze Sfavorevoli Infantili. Gli esiti comprendono problematiche a livello cognitivo, emozionale e sociale dello sviluppo del bambino. Il ruolo degli operatori è quello di guidare le famiglie in un percorso psicoeducativo finalizzato ad accrescere la comprensione delle principali reazioni manifestate dai bambini e a promuovere la capacità di gestione per ridurre l’impatto degli esiti negativi sullo sviluppo psico-relazionale.

Andrea Lisi … [et al.]. “Cuore oltre le sbarre”: studio pilota sulla paternità in carcere, in Rassegna Italiana di Criminologia, n. 4 (2016), pp.. 303-311.
Nato all’interno del progetto “Cuore Oltre Le Sbarre”, finanziato nell’ambito dei Progetti Speciali e Innovativi dalla “Fondazione CON IL SUD”, il presente contributo descrive le risultanze scientifiche dell’intervento svolto su 14 padri detenuti nella Casa Circondariale di Turi (BA),. Ai partecipanti del gruppo sperimentale è stata somministrata una batteria psicodiagnostica volta all’accertamento dell’autopercezione del ruolo genitoriale e dell’assetto psicologico, emotivo e relazionale; i risultati sono stati poi confrontati con un gruppo di controllo. La bassa numerosità del campione non consente generalizzazioni di elevata tenuta statistica, ma dallo studio è possibile estrarre considerazioni e promettenti risultati preliminari, che sottolineano l’importanza di promuovere e sostenere la dimensione della paternità per i detenuti e i loro nuclei familiari.

minori-e-giustizia-1024x773A cura di Barbara Ongari, Competenze e responsabilità genitoriali: funzioni da valutare e sostenere, in Minorigiustizia, n. 4 (2016), pp.. 7-213
Questa monografia mira a offrire spunti di approfondimento nei due ambiti fondamentali della tutela dei minori, psicologico/educativo e giuridico. Si segnala in particolare la sezione: La responsabilità dei genitori nelle genitorialità fragili, in cui si affrontano ambiti particolari quali le separazioni conflittuali, i genitori in carcere, genitori immigrati.

Ignazio Grattagliano … [et al.] Essere padri in carcere. Riflessioni su genitorialità e stato detentivo ed una review di letteratura. In Rassegna Italiana di Criminologia, n. 1 (2016), pp. 6-17
Per nessuna delle amministrazioni penitenziarie dell’Unione europea la relazione tra genitori detenuti e figli è una priorità, eppure tutti inseriscono questo tema nelle loro agende di lavoro. L’articolo è focalizzato sul ruolo e sul rapporto tra paternità e carcere, trattato dal punto di vista dei padri detenuti e dei figli che, al di fuori delle istituzioni penitenziarie, vivono tutte le contraddizioni di una genitorialità reclusa.

Sprigionare gli affetti, in Ristretti orizzonti, n. 6 (2015), pp. 14-18
Le testimonianze dei detenuti, dei loro famigliari, degli operatori del carcere e altri soggetti, coordinati da Ornella Favero nella redazione di Ristretti Orizzonti, hanno contribuito a rompere un muro di ipocrisia e di sospetto verso tutto ciò che riguarda la vita dentro e fuori dal carcere. Attraverso l’audizione in video conferenza realizzata il 3 novembre 2015 dalla Commissione Giustizia della Camera, il Parlamento è entrato dentro il carcere e dentro le storie che lo attraversano, storie pulite, quotidiane, piene di ostacoli dovuti alle istituzioni ancora troppo sorde, che per paura delle reazioni dell’opinione pubblica non intervengono per il pieno rispetto dei diritti umani dei detenuti e dei loro cari; storie commosse di un legame affettivo familiare troppe volte spezzato da regole rigide e ormai anacronistiche.

Valeria Sisto, Il diritto alla “genitorialità” del detenuto in una pronuncia della Corte europea dei diritti dell’uomo, in Minorigiustizia, n. 1 (2015), pp. 297-307.
Nel presente articolo viene presentata e commentata la sentenza Dickinson c. Regno Unito del 2007 della Gran Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo. La rilettura della sentenza permette di riflettere sul desiderio di genitorialità, il cui perseguimento è inquadrato tra i diritti della persona al rispetto della propria vita privata e familiare. Secondariamente, essa esamina anche la possibilità giuridica che un detenuto, per la realizzazione di questo diritto, ricorra agli strumenti della genitorialità medicalmente assistita attraverso una inseminazione artificiale della moglie con il suo seme. La Corte si chiede se lo Stato può limitare o vietare l’accesso a tali pratiche come aspetto della pena o per tutela del bambino eventualmente nato, che sarebbe allevato dalla sola madre e privato della presenza del padre.

www.mondadoristoreSusanna Ronconi, Grazia Zuffa, Recluse. Lo sguardo della differenza femminile sul carcere, Ediesse, Roma, 2014, pp. 315.
Le donne sono una percentuale minoritaria dell’intera popolazione detenuta italiana, appena il 4%. Questa loro scarsa presenza, invece di garantire una migliore gestione degli istituti che le ospitano, si traduce spesso in irrilevanza, e porta con sé un’omologazione all’immagine della detenzione maschile che cancella ogni differenza di genere e ogni analisi che la includa. Le autrici compiono un’analisi critica dell’istituzione carcere che guarda a possibili trasformazioni: pur consapevoli dell’inevitabile sofferenza inflitta dalla detenzione, si muovono nel solco di un “riformismo disincantato”, volto a contrastare la quota di “sofferenza aggiuntiva”, inutile e ingiusta, basata su un insufficiente riconoscimento di diritti umani e civili inalienabili. Sul tema, si veda anche Carlo Alberto Romano … [et al.], Donne – madri detenute negli istituti di pena italiani, in Rassegna Italiana di Criminologia, n. 4 (2014), pp. 241-253.
Collocazione Biblioteca: 16963

Ennio Tomaselli, La carta dei figli dei genitori detenuti, in Minorigiustizia, n. 3 (2014), pp. 175-183
L’articolo riporta e commenta il testo della “Carta dei figli dei genitori detenuti”, un Protocollo d’intesa sottoscritto il 21 marzo 2014 dal Ministero della Giustizia, dall’Autorità garante per l’Infanzia e l’Adolescenza e dalla onlus Bambinisenzasbarre. Mancava infatti ancora un documento ufficiale dedicato ai diritti dei figli dei detenuti, sostanzialmente basati sull’esigenza di mantenere i rapporti con i genitori in carcere.

Giovanna Testa, Genitori nell’ombra. La tutela della persona detenuta nella relazione genitore/figlio, Unicopli, Milano, 2013, pp. 29
Il testo è suddiviso in due parti essenziali. Nella prima, si procede all’analisi della riforma penitenziaria del 1975, fino agli adeguamenti normativi più recenti, con particolare riferimento alle disposizioni tese a garantire la tutela dei legami affettivi e familiari delle persone detenute. Nella seconda parte, si riportano gli esiti della ricerca svolta presso i tre istituti penitenziari della regione Molise. L’indagine, in aggiunta ai dati di tipo quantitativo e qualitativo raccolti presso le strutture penitenziarie, ha dato ampio spazio all’esperienza diretta di soggetti che a vario titolo sono coinvolti nella questione relativa alla genitorialità in carcere.
Collocazione Biblioteca: 16703

Carcere e immigrazione

8891622105Eduardo Barberis, Paolo Boccagni, Il lavoro sociale con le persone immigrate, Strumenti per la formazione e la pratica interculturale nei servizi, Maggioli, 2017, Santarcangelo di Romagna, 2017, pp. 204
Lavorare con utenti stranieri, o con famiglie di stranieri, è un’esperienza sempre più frequente tra gli assistenti sociali e gli operatori sociali, anche in Italia, eppure la centralità della protezione sociale per persone vulnerabili o a rischio di marginalità sociale, come molti immigrati, si accompagna alla marginale attenzione verso la diversità etno-culturale nei percorsi formativi e nel dibattito interno alla professione. Questo libro è una guida mirata ad accompagnare gli studenti di Servizio sociale dentro la diversità culturale con cui si confronteranno nelle loro traiettorie professionali. L’obiettivo è contribuire a potenziare le conoscenze, le competenze e soprattutto la riflessività nel lavoro sociale con popolazioni diverse da quelle autoctone. Gli autori sono docenti universitari. Collocazione Biblioteca: 17890

Sandra Vatrella, Corpi docili e pratiche resilienti. Le carriere detentive dei migranti, in Rassegna Italiana di Sociologia, n. 2 (apr.-giu. 2016), pp. 293-320
Basandosi sulla ricerca etnografica condotta in due centri di detenzione, Poggioreale e Secondigliano a Napoli, questo articolo esplora le carriere carcerarie dei detenuti stranieri. Basato sull’idea di Foucault di “continuum carcerario”, l’articolo inizia affrontando il fallimento del progetto di migrazione, prosegue studiando come le condizioni di vita e le pratiche relazionali si svilupp.ano e si conclude indicando il modo in cui carcere produce meccanismi di autocontrollo che a volte sembrano essere in grado di far sviluppare strategie di resistenza e prospettive di uscita.

Marta Roversi, Migliorare si può: percorsi rieducativi dei detenuti stranieri in carcere, in Studi Zancan, n. 4 (2015), pp. 63-68
Il diritto all’istruzione dovrebbe essere garantito a ogni detenuto secondo un percorso individuale e personalizzato, ma nella realtà dei fatti l’istruzione e la formazione non sono di facile attuazione. Tuttavia proprio la presenza di ostacoli e difficoltà può diventare una molla che spinge alla ricerca di nuove soluzioni. Quando ciò accade si è in presenza di attività di sperimentazione che fanno del carcere un vero e proprio laboratorio sociale e culturale. L’articolo riporta alcuni esempi di questo tipo emersi da esperienze in campo educativo e in relazione alle caratteristiche di multiculturalità degli istituti penali.

Franco Scarpa, Vittoria Bonagura, Gli stranieri e le misure di sicurezza, in Rassegna Italiana di Criminologia, n. 4 (2015), pp. 244-250.
L’articolo ipotizza che il numero sempre più grande di stranieri, coinvolti nel sistema penale del nostro Paese, sia fortemente legato a particolari aspetti del fenomeno migratorio, ma anche dipendente da aspetti discriminatori e limiti intrinseci del nostro sistema giuridico. Vi sono ad esempio delle difficoltà peculiari da parte del Consulente Tecnico nella valutazione della capacità di intendere e volere, spesso resa difficile dalla mancanza di adeguate informazioni anamnestiche. Spesso quindi le detenzioni in Ospedali Psichiatrici Giudiziari dipendono, più che dalla gravità della diagnosi, dalle difficoltà di concedere misure alternative come la “libertà vigilata” e di trattare i casi sul territorio. È necessario garantire il diritto individuale a ricevere le cure psichiatriche adeguate, soprattutto nella prospettiva di allestire le nuove strutture residenziali, dove i pazienti, riconosciuti non colpevoli per infermità di mente, saranno ricoverati, e curati, dopo la definitiva chiusura degli attuali O.P.G. Analogamente, è necessario potenziare i Servizi di Salute Mentale negli Istituti Penitenziari ordinari.

9788843040261Simona Materia, Welfare penitenziario e percorso di vita dei migranti, in Studi sulla questione criminale, n. 1-2 (2014), pp. 65-80.
Il carcere è a volte la prima istituzione italiana con cui entrano in contatto i migranti dal momento del loro arrivo in Italia. Proprio al suo interno essi hanno modo di usufruire di alcuni servizi, quali, ad esempio, l’istruzione, l’apprendimento della lingua italiana e la formazione lavorativa, e di avere l’opportunità di lavorare in regola. Nel presente lavoro l’autore analizza, con riferimento agli stranieri di sesso maschile che transitano per il carcere, se questo passaggio attraverso la detenzione rappresenti una tappa del processo di inclusione subordinata dei migranti, o sancisca la loro esclusione dalla società italiana. Per capire se il “welfare penitenziario” giochi un ruolo importante in questo processo di integrazione, l’autore prende in esame i racconti di vita di migranti recidivi e regolarmente residenti intervistati nel 2011 in Umbria, dai quali evince se hanno avuto modo di beneficiare di nuove opportunità – in particolare istruzione e lavoro – e quale sia stata la reale utilità della detenzione ai fini dell’inclusione e dell’inserimento nel mercato del lavoro.

Carlo Alberto Romano, Carceri e stranieri, in Rassegna Italiana di Criminologia, n. 2 (2014), pp. 140-151
La tematica dei detenuti stranieri, connotata da una speciale rilevanza sia se considerata a livello nazionale sia a livello sovranazionale, solleva tutta una serie di questioni connesse al rispetto dei diritti delle persone che si trovano a scontare una pena in un Paese diverso da quello di origine. Tra queste, spiccano quella dell’esposizione alla discriminazione, delle difficoltà di accesso alla giustizia, dell’isolamento relazionale, del reinserimento e dell’impatto dello stato di clandestino. Dinanzi a un siffatto panorama, assumono importanza centrale gli strumenti internazionali a tutela dei detenuti stranieri, in particolare le decisioni-quadro europee, strumenti dall’alto potenziale, ma non ancora compiutamente applicate in tutti gli Stati Membri.

Carcere e tossicodipendenza

capa_menaissueShane Blackman, Rick Bradley, From niche to stigma—Headshops to prison: Exploring the rise and fall of synthetic cannabinoid use among young adults, in The International Journal of Drug Policy, (feb. 2017) – on line, pp. 70-77.
Il presente lavoro ha lo scopo di analizzare il comportamento dei giovani adulti socialmente vulnerabili e della popolazione carceraria, in merito al consumo e alla percezione del piacere e del danno delle nuove sostanze psicoattive a livello nazionale e locale, con particolare attenzione ai prodotti cannabinoidi sintetici nel Kent. Dopo un’analisi della pratica locale, gli autori propongono le risposte politiche del Kent’s Young Persons’ Drug and Alcohol Service e gli interventi di copertura dei media locali sulla pericolosità delle nuove sostanze. Segue una descrizione degli standard locali di commercio e delle operazione di intervento della polizia del Kent per regolamentare gli ‘Headshops’.

Claudio Frasson, Noia, esperienza di un sintomo. Trattamento del tossicodipendente deviante nella prospettiva della psicologia analitica, in Dal fare al dire, a. 25, n. 1 (2016), pp. 30-38
Nel presente articolo l’autore propone un approfondimento sul tema della noia e sul suo significato nella cultura letteraria psicologica. Attinge alle esperienze riportate da psicoterapeuti con i residenti della comunità terapeutica “Arcobaleno” all’interno della casa circondariale “Lorusso e Cotugno” di Torino, dove i detenuti hanno spesso dichiarato di aver fatto ricorso a reati e a sostanze stupefacenti come strumento di difesa per sconfiggere sentimenti di insofferenza, inadeguatezza e noia.

Carlo Bonini. Il corpo del reato. Feltrinelli, Milano, 2016, pp.. 318.
Per un periodo durato sette anni, attraverso la lettura di decine di migliaia di pagine di atti giudiziari, con colloqui con i familiari, tramite lo studio di perizie medico legali, l’autore ha seguito la vicenda giudiziaria di Stefano Cucchi, che è stata anche molto seguita dai mass-media. La vicenda viene qui ricostruita con gli strumenti della narrazione più incalzante, mettendo al centro il testimone primo ed ultimo della verità su quanto accaduto: il corpo del reato, cioè il cadavere di Stefano. Carlo Bonini è inviato speciale del quotidiano La Repubblica. Collocazione Biblioteca:17749

46903_home_coverSarah Elison … [et al.], A qualitative Exploration of U.K. Prisoners’ Experiences of Substance Misuse and Mental Health Difficulties, and the Breaking Free Health and Justice Interventions, in Journal of Drug Issues, n. 3 (lug. 2016) – on line, pp. 198-215
Questo studio qualitativo propone una indagine sulle esperienze dei detenuti riguardo al consumo di sostanze e problemi di salute mentale ed esamina i collegamenti percepiti fra queste due aree e il loro ruolo nei programmi di trattamento Breaking Free Health and Justice (BFHJ, due programmi di cura e recupero basati su fatti concreti e relativi ad abuso di sostanze e comportamento illecito). Le interviste sono state effettuate a 32 detenuti sottoposti a trattamento per consumo di sostanze nell’Inghilterra nord occidentale. I temi emersi nelle interviste riguardano le difficili esperienze di vita dall’infanzia all’età adulta, e come tali esperienze giochino un ruolo nell’emergere delle loro molteplici e complesse difficoltà, e nelle loro esperienze di trattamento e il modo in cui l’attuale coinvolgimento con il sistema di giustizia penale agisca da catalizzatore per un cambiamento positivo, ivi compreso l’impegno con i programmi BFHJ. L’articolo descrive e commenta i risultati della ricerca.

Marina Tzvetkova … [et al.]. Strategies for a risky business: How drug dealers manage customers, suppliers and competitors in Italy, Slovenia and Germany, in International Journal of Drug Policy, mag. 2016 – on line, pp.. 90-98
Il presente lavoro intende indagare sulle attività del traffico di droga, attraverso interviste a spacciatori e trafficanti in carcere in Italia, Slovenia e Germania. Esso attinge a 135 interviste effettuate a detenuti maschi incarcerati per reati connessi alla distribuzione o alla vendita di eroina o cocaina. La maggioranza degli intervistati, appartenenti a differenti nazionalità, sono spacciatori al dettaglio e di strada, ma il campione comprende anche importatori e grossisti. La maggioranza degli spacciatori di ciascuno dei tre paesi riferisce di avere più di un fornitore regolare, in grado di rispondere a periodi di scarsa o abbondante offerta senza perdere la clientela. La ricerca è stata effettuata come parte del Reframing Addictions Project (ALICE-RAP) finanziato dalla Commissione Europea. L’articolo descrive e commenta i dati raccolti.

A cura del Laboratorio Urbano di Vicenza, Coltivare il progetto di una città ospitale. Se la coesione sociale è un guscio fragile, solcato da rischiose linee di frattura, in Animazione Sociale, n. 299 (mar. 2016), pp.. 19-27
Questo documento nasce da un “laboratorio urbano” promosso dall’équipe del Servizio dipendenze (SERD ULSS 6) che interviene presso la casa circondariale di Vicenza. L’ipotesi è che per i servizi di cura sia fondamentale prendersi cura tanto del progetto terapeutico del singolo, quanto del progetto della città, perchè è nella città che gli operatori possono trovare le opportunità per dare sbocchi concreti ai diversi progetti di cura ed è nella città che le vite fragili possono trovare le risorse per costruire la propria vita. Si tratta allora di lavorare avendo in mente il progetto di una città ospitale, sapendo che è anche una città più coesa, più sicura, più felice.

CopertinaGiorgio Bazzerla … [et al.], La salute dei detenuti in Italia. I risultati di uno studio multicentricoARS Toscana, 2015, Firenze, pp. 454. La pubblicazione presenta i risultati della prima indagine epidemiologica sullo stato di salute di un campione di detenuti delle strutture detentive di Toscana, Lazio, Umbria, Veneto, Liguria e dell’Azienda sanitaria di Salerno. Obiettivo dello studio è fornire un quadro dettagliato dei bisogni di salute di oltre 15.000 detenuti presenti in 57 strutture (circa il 30% del totale nazionale degli istituti) e dei trattamenti farmacologici a loro prescritti. Un’attenzione particolare è stata rivolta alla prevenzione del rischio suicidario, allo stato di salute delle persone detenute per la prima volta, ai dati sulla popolazione carceraria minorile.

 Claudio Torrigiani, Al di là del carcere. Percorsi per il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti tossicodipendenti, in Prospettive Sociali e Sanitarie, n. 4 (2015), pp. 7-11
L’articolo presenta l’attività di monitoraggio e valutazione relativa a un percorso motivazionale e formativo rivolto a detenuti tossicodipendenti della Casa Circondariale di Genova Pontedecimo. L’iniziativa mirava a migliorare la qualità di vita dei detenuti con problemi di dipendenza attraverso gruppi motivazionali e moduli di formazione professionale che li riattivassero e riqualificassero in vista di un futuro reinserimento sociale e lavorativo.

Holly Swan, Different patterns of drug use and barriers to continuous HIV care post-incarceration, in Journal of Drug Issues, n. 1 (2015), pp. 38-52
Le persone con una storia di consumo di droga spesso hanno ricadute quando escono dal carcere. Questo articolo esplora i processi per cui un campione di adulti ha avuto una ricaduta dopo la detenzione e di conseguenza anche una interruzione del trattamento per HIV. I dati provengono da interviste con 25 adulti HIV positivi, in precedenza detenuti, con una storia di consumo di droga. Le risultanze rivelano che ogni partecipante ha avuto una ricaduta dopo il rilascio. I ricercatori hanno osservato che la relazione fra il consumo di droga e l’interruzione del trattamento si aggravava quando il partecipante riferiva di avere anche un disturbo mentale e che la cessazione del consumo di droga facilitava l’impegno dei partecipanti nel trattamento per HIV. Si discutono le implicazioni di queste conclusioni per le politiche e la pratica.

 A cura di Roberto Ricci … [et al.], Carriere dei consumatori di droga, fra sistema sanitario e detenzione, UniversItalia, Roma, 2013, pp. 198 Il libro raccoglie importanti contributi di sanitari delle carceri italiane ed esterni, che confermano la necessità di affrontare i problemi dal punto di vista medico con nuovi servizi medici più adeguati e misure alternative alla semplice detenzione. Il quadro che emerge è di grande pericolosità per una situazione, già difficile, nelle carceri italiane e per l’intera collettività, soprattutto per la mancanza di prospettive per il consumatore intensivo che, anche alla fine della detenzione, non riesce ad avere altre alternative rispetto alla criminalità, spinto dal dover finanziare i suoi consumi giornalieri. La ricerca sulle Comunità Terapeutiche e sui Servizi a Bassa Soglia mette in evidenza anche aspetti incoraggianti come il riscontro sulle buone pratiche rilevabili anche in alcune Regioni italiane.
Collocazione Biblioteca: 16675

Carcere e minori

E-book FrancoAngeliGiacomo Scattarreggia, Maria Garro, Crescere in IPM: il trattamento dei giovani adulti autori di reato, in Psicologia di Comunità, n. 1 (2017), pp. 81-90
Gli autori espongono alcune riflessioni riguardo al trattamento dei giovani adulti fino ai 25 anni d’età nelle strutture penitenziarie minorili (IPM) e agli specifici interventi che essi richiedono a partire dalle peculiari caratteristiche che li contraddistinguono.

Loredana Sortino, Ritrovarsi. Storia della relazione clinica con un minore straniero non accompagnato all’interno del carcere per minori, in Rivista Plexus, n. 18 (2017) – on line, pp. 1-87
L’articolo nasce dalla riflessione clinica avvenuta in occasione del convegno sul “Rischio suicidario in adolescenza” svoltosi a Palermo nel settembre 2017. La scelta di presentare la storia di un giovane adolescente, minore straniero non accompagnato, detenuto presso l’istituto penale per i minorenni per circa tre anni, ha permesso di attraversare le fasi di una relazione terapeutica segnata dal “rischio della morte”, dalla solitudine, dal sentirsi vittima di ingiustizia e dal dolore psichico “muto” che gradualmente ha trovato accesso alla possibilità di essere accolto e significato, comunicato e condiviso nell’incontro soggettuale. La riflessione proposta è preceduta da una parte relativa al contesto istituzionale detentivo, fondamentale per l’organizzazione del set/setting in cui è maturata la “relazione di cura”. Sullo sfondo, ma non meno importante, la teoria gruppoanalitica che ha permesso di “so- stare” nell’incertezza, nello sgomento, nel rischio di non farcela, per riscoprire pian piano il miracolo della vita che avviene nell’incontro con l’altro, nella riscoperta di sé e nella possibilità di ri-trovarsi senza più perdersi.

Grazia De Angelis, Mirella Dragone, Dario Bacchini, Regolazione emotiva e distorsioni cognitive: un confronto tra adolescenti autori di reato e controlli, in Rassegna Italiana di Criminologia, n. 4 (2016), pp.. 279-289
L’obiettivo dello studio è stato quello di indagare l’associazione tra condotte delinquenziali in età giovanile da un lato, e abilità di regolazione delle emozioni di rabbia e tristezza e propensione a ricorrere a distorsioni cognitive di auto-giustificazione (self-serving cognitive distortions; DC) dall’altro. Hanno partecipato allo studio settantanove soggetti autori di reato, di genere maschile, detenuti presso l’Istituto Penale per i Minorenni di Airola o sotto diretta sorveglianza del Tribunale per i Minorenni e 242 studenti maschi, iscritti alla scuola secondaria di secondo grado mai coinvolti in problemi con la giustizia. Ai partecipanti è stato somministrato un questionario per la valutazione delle capacità di regolazione emotiva di rabbia e tristezza e un questionario per la valutazione delle DC. I risultati dello studio aprono nuove prospettive in ambito criminologico, mettendo in luce l’effetto congiunto di aspetti emotivi e cognitivi sul coinvolgimento in condotte delinquenziali in età giovanile.

contentA cura di Susanna Marietti, Ragazzi fuori. Terzo Rapporto di Antigone sugli Istituti Penali per Minori, Antigone, 2015, pp. 211
Il Rapporto 2015 sulla situazione delle carceri minorili italiane è un primo risultato della recente collaborazione avviata tra ISFOL e Associazione Antigone che prevede lo sviluppo di comuni indagini nel settore. In questo lavoro, l’ISFOL presenta un approfondimento sugli aspetti della formazione professionale e dell’inserimento lavorativo del target di riferimento ed individua alcune linee di indirizzo strategico per l’implementazione e la messa a sistema degli interventi a favore dei giovani detenuti. Il Rapporto è articolato nei quattro capitoli seguenti: 1) I numeri della detenzione minorile; 2) Minori: una giustizia da promuovere; 3) I percorsi di istruzione; 4) I percorsi di formazione professionale e di inserimento lavorativo. In Appendice: viaggio nei 16 II., PP.MM. d’ Italia. Si veda anche a cura di Isabella Mastropasqua, Maria Stefania Totaro, 2° Rapporto sulla devianza minorile in Italia. I numeri pensati, Gangemi, Roma, 2013, pp. 567 (Collocazione Biblioteca: 66R02)

Patrizia Patrizi … [et al.]. La giustizia che include. Un confronto transnazionale su giustizia e pratiche riparative, in Minorigiustizia, n. 1 (2016), pp. 7-192
Questo numero monografico della rivista raccoglie contributi nell’ambito delle pratiche riparative (ristorative practices), un insieme di strategie di intervento delle scienze sociali ispirate al modello della giustizia riparativa, secondo cui la riparazione di un danno prodotto nei confronti di persone e relazioni è prioritario su qualsiasi altro intervento, ad esempio punitivo. Gli articoli raccolti, pubblicati in lingua originale con riassunto in inglese, riguardano diversi aspetti di questo tema, tra cui: esempi di app.licazione della giustizia riparativa in Europa e in Messico, il sistema italiano, l’istituto della messa alla prova, l’ambito minorile. Le diverse esperienze e i diversi punti di vista presentati forniscono spunti di riflessione sugli strumenti della giustizia riparativa, sia nella forma della mediazione penale, sia negli svilupp.i di pratiche riparative di comunità.

A cura di Micaela Roman, Agua que labra la piedra 1, Hacia un camino restaurativo para la justicia juvenil boliviana, ProgettoMondo Mlal, Ministerio de Justicia, 2015, La Paz, pp. 235.
La giustizia riparativa attua il riconoscimento del danno subito e promuove la partecipazione attiva della vittima e del reo nel processo di risoluzione del conflitto. Questo testo è frutto dello sforzo congiunto del Ministero della Giustizia boliviano e della cooperazione italiana (ProgettoMondo.Mial) e intende contribuire alla riflessione e al dialogo sulla giustizia giovanile raccogliendo gli elementi fondamentali della giustizia riparativa. Nella prima parte descrive lo stato attuale della giustizia riparativa in Bolivia; nella seconda parte espone il pensiero degli esperti internazionali riguardo a questo modello.
Collocazione Biblioteca: 17887

LomunnoMarina Lomunno, Il cortile dietro le sbarre: il mio oratorio al Ferrante Aporti. In dialogo con don Domenico Ricca, salesiano, da 35 anni cappellano al carcere minorile di Torino, Elledici, Torino, 2015, pp. 333
Questo ampio libro-intervista raccoglie le memorie personali del cappellano del carcere minorile torinese inserite nella vasta storia dell’istituzione carceraria minorile. Ne emerge un quadro vivo, toccante pur nella più totale discrezione dovuta, perché sono storie di ragazzi e di adolescenti che hanno bisogno di crescere senza esposizioni mediatiche inutili e dannose. Il libro racconta così anche il sogno di un prete salesiano che cerca di vivere il carcere come un oratorio, fedele all’idea di san Giovanni Bosco che, nella Torino di metà ‘800, visitava i ragazzi detenuti tra le stesse mura.
Collocazione Biblioteca: 17185

 Mario Tagliani, Il maestro dentro. Trent’anni tra i banchi di un carcere minorile, Add, Torino, 2014, pp. 189
L’autore è un maestro, a questo lavoro è arrivato un po’ per caso, un po’ per passione, un po’ per amore. Quando negli anni Ottanta arriva a Torino dalla provincia di Brescia, vince un concorso pubblico e si presenta a scuola per il suo primo giorno da maestro. La direttrice lo guarda, quasi scrutandolo, e poi dice “Che ne pensa del Ferrante Aporti, il carcere minorile della città?”. Comincia così la storia di Mario, il maestro che accompagna sui banchi centinaia di ragazzi che tra quelle mura scontano la loro pena. Il suo è un mondo sconosciuto a chi sta fuori, un mondo di sconfitte e rabbia, ma anche di sorrisi, vittorie e persone che ti cambiano la vita. La prefazione è di Fabio Geda.
Collocazione Biblioteca: 16825

Rosa Vieni, Il suono che parla, Percorso di scrittura creativa ed espressione rap nell’istituto penale minorile di Airola, Sensibili alle foglie, 2014, Roma, pp. 127
Il libro propone un’analisi socio-educativa realizzata all’interno del carcere minorile di Airola, svolta dall’autrice, che lavora istituzionalmente con i ragazzi devianti da venti anni. Attraverso l’osservazione e gli interventi educativi, contemplati nel suo mandato istituzionale, ha sperimentato uno strumento culturalmente e socialmente accettato e apprezzato, gradito ai ragazzi: la musica rap. L’elevato coinvolgimento emotivo prodotto dalla musica rap, da parte di chi crea come da parte di chi fruisce, la rende uno strumento di arricchimento personale e culturale, da utilizzare come un potente mezzo nell’ambito pedagogico e da tenere presente nella programmazione dei piani educativi e trattamentali per i caratteri difficili e devianti, perché “Il suono che parla” spiana la strada ai sentieri identitari ed espressivi degli adolescenti e dei giovani.
Collocazione Biblioteca: 17913

Carcere e salute mentale

copertina-n.-311Daniela Mallardi, Il manicomio non finisce più, Dagli OPG di un tempo alle REMS di oggi, in Animazione Sociale, n. 311 (lug. – ago. 2017), pp. 100-103
Le cosiddette REMS (Residenze per l’esecuzone della misura di sicurezza sanitaria)., pensate come sostituzione degli Ospedali Psichiatrici giudiziari (Opg), dovrebbero essere un percorso di umanizzazione verso il reo con sofferenza psichica. Ad oggi il rischio è che la differenza tra OPG e REMS sia nella dicitura, ma non nel funzionamento. E che l’assetto manicomiale resista come fantasma sociale di una psichiatria coercitiva e repressiva. La psicologa che ha scritto l’articolo, si chiede come scongiurare questo pericolo.

Roberta Paleani, Se un uragano crea movimento in carcere. Come transitare da un disagio pervasivo alla salute psicologica, in Animazione Sociale, n. 307 (feb. 2017), pp.. 89-99
Le riflessioni qui proposte dall’autrice, che si interroga su cosa vuol dire svolgere un ruolo professionale di cambiamento, nascono da due anni di lavoro come psicologa clinica all’interno di un carcere. Secondo l’autrice, non sempre la debolezza è incapacità o deficit di competenza. A volte, come emerge in zone di frontiera come il carcere, è la “debolezza feconda” di chi assume un atteggiamento clinico, di chi si piega su situazioni concrete e prova a individuare possibilità evolutive anche là dove non sembrano esserci.

Omeila Bignami, Dimitris Argiropoulos, Percezione della salute e bisogni relazionali in carcere, in Autonomie locali e servizi sociali, n. 1 (apr. 2016), pp. 111-128
In questo lavoro viene presentata una ricerca sulla percezione della salute e sui bisogni relazionali dei reclusi, condotta nella casa circondariale “G. Dozza” di Bologna, tramite interviste effettuate con detenuti e personale sanitario. Nell’articolo si tenta una definizione di salute e si illustra la storia della riforma della sanità penitenziaria, si affrontano poi il tema dei rischi sanitari, psicologici e sociorelazionali, si individuano le reti sociali delle persone detenute e i loro bisogni relazionali e si delinea il ruolo dei professionisti della salute e dei volontari all’interno del carcere.

cop1610Sara Vignali, Curarsi la testa in galera. Il gruppo terapeutico come luogo per tornare a vivere, in Prospettive Sociali e Sanitarie, n. 3.1 – 3.2 (lug. 2016) – on line, pp. 18-26
Dopo Freud la pratica e la teoria della psicoanalisi sono cambiate ed è cambiata la concezione della psiche. Secondo René Kaës, alcune forme del disagio contemporaneo possono essere trattate psicanaliticamente a condizione di esplorare i rapporti che intercorrono tra lo spazio psichico del soggetto, lo spazio dei legami intersoggettivi e quello proprio e specifico delle configurazioni psichiche dei gruppi, delle istituzioni e dei gruppi nelle istituzioni. L’articolo descrive l’esperienza dell’autrice, psicologa e psicoterapeuta, che ha condotto un gruppo terapeutico a San Vittore in un centro diurno per la riabilitazione di detenuti con disagio psichico, che erano prossimi alle dimissioni.

Martin O. Olsson … [et al.], Predictors of psychiatric hospitalization in ex prisoners with substance-use problems: a data-linkage study, in Journal of Drug Issues, n. 2 (2015), pp. 202-213
Lo studio ha analizzato gli elementi predittivi di ospedalizzazione psichiatrica in ex detenuti con problemi di consumo di sostanze secondo l’Addiction Severity Index (Indice di Gravità della Dipendenza) e ha seguito il periodo successivo al rilascio dopo l’ospedalizzazione con diagnosi psichiatriche (fra cui tentativi di suicidio). Il 34% è stato ospedalizzato, e nella regressione di Cox, molte variabili collegate alle sostanze facevano prevedere l’ospedalizzazione, fra cui il consumo di eroina, sedativi e la policonsumo. Nel presente articolo vengono presentati e commentati i dati raccolti.

la penaGiovanni Torrente e Michele Miravalle, La pena del suicidio. Normalizzazione della sofferenza nelle pratiche penitenziarie, in I quaderni di A buon diritto, n. 4 (sett.2015), Roma, pp. 88
In Italia, il carcere è un luogo dove il rischio che si verifichi un suicidio è tra le 9 e le 21 volte superiore rispetto all’esterno, ma discutere di suicidi, come noto, costituisce un tabù nel nostro Paese. in particolare, il dibattito attorno al principio dell’autodeterminazione dell’individuo in materia di fine vita pare fortemente condizionato da opposte concezioni ideologiche che, sino ad oggi, hanno impedito un intervento del legislatore in materia e contribuito a marginalizzare il dibattito sul tema. Questo documento riporta la situazione dei suicidi nelle carceri italiane: quali sono le strategie e i fattori che facilitano od ostacolano l’adattamento alla vita del carcere e quali caratteristiche presentano coloro che attuano questo comportamento (età, tipo di reato, durata della detenzione, sofferenza psichiatrica, ecc.). Si relaziona inoltre su come l’istituzione reagisca a questo fenomeno e si prende in considerazione il caso particolare degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

Walter Nanni, Dietro le sbarre si annida il male di vivere, in Italia Caritas, n. 1 (2015), pp. 15.
Nei primi mesi del 2014 è tornata ad aumentare la percentuale di suicidi sul numero dei decessi registrati nelle carceri italiane. Tra i detenuti, molto numerosi sono i casi di disturbi psichiatrici. Eppure manca ad oggi un’analisi dettagliata del fenomeno per elaborare risposte adeguate.

Esperienze, progetti e testimonianze

9788842558347_0_0_0_75Chiara Castiglioni, Filosofia dentro. Pratica e consulenza filosofica in carcere. Metodi ed esperienze, Mursia, 2017, Milano, pp. 200
Il fine della filosofia va trovato nel suo ritorno all’origine: l’interrogazione radicale sul senso dell’esistenza. Solo così essa può diventare uno strumento prezioso per costruire il nostro personale modo di stare al mondo. Attraverso le dirette voci di alcuni detenuti, Chiara Castiglioni presenta l’esperienza di pratica e consulenza filosofica da lei ideata e condotta con il progetto «Filosofia come cura di sé. Dialoghi dal carcere», realizzato negli istituti penitenziari di Torino “Ferrante Aporti” e “Lorusso e Cutugno”. Il valore profondo della filosofia, che viene dall’Autrice prima vissuto e poi teorizzato, consiste nella capacità di ampliare gli orizzonti della nostra visione del mondo, sempre parziale e limitata, attraverso la ricerca costante della «saggezza», qui intesa quale percorso del riconoscimento (di sé e del nostro «essere-nel-mondo») e pratica di umanità costruita sul paradigma del dono, disposizione etica che coltiva la comprensione, l’amore e la solidarietà universale tra gli esseri umani.
Collocazione Biblioteca:17804

Anna Draghetti, Teatro in carcere, in Educazione interculturale, n.3 (ott. 2016) – on line, pp. 3
L’autrice, insegnante all’interno della Casa Circondariale «Dozza», descrive la sua esperienza di teatro nel carcere di Bologna, partendo da una riflessione pedagogica relativa al significato di rieducazione e dei detenuti nella società. Si veda anche: Alessandro Tolomelli … [et al.], Pratica teatrale interculturale, in Educazione interculturale, vol. 15, 2 (nov. 2017) – on line, pp. 1-138

Luigi Tribioli, La possibile mediazione dei conflitti. Un’esperienza tra i detenuti, in Rocca, n. 16/17 (ago.-set. 2016), pp. 29-31
L’articolo riferisce in merito a un percorso formativo sulla mediazione dei conflitti rivolto ai detenuti del carcere di Frosinone. Il gruppo di lavoro è stato spinto dalla necessità di uscire da pregiudizi nei confronti dei detenuti, di combattere la cultura dello scarto, di essere vicini alle persone prive di libertà per aver commesso degli errori nella loro vita e aiutarle a compiere un cammino di scoperta di sé e svilupp.are in loro un processo di cambiamento sia della vita interiore e di quella relazionale per prepararle al reinserimento nella società.

Andrea Finessi, Sabrina Gazzetta, Aprire il carcere alla grammatica della cura. Il progetto di una città che cura, in Animazione Sociale, n. 300 (apr. 2016), pp.. 104-107.
Carcere e città sono spesso due corpi che rimangono estranei, anche se sanno di aver bisogno l’uno dell’altro, perché il carcere senza la città diventa istituzione totale, che nega percorsi di cura e riabilitazione. Allo stesso tempo, la città che rimuove da sé il carcere, costruisce una sicurezza illusoria, perché nega opp.ortunità di reinserimento legali nella società. Per questo motivo bisogna guardare con interesse al lavoro di chi, come i servizi per le dipendenze (SerD), prova ad aprire il carcere alla cura e la città all’accoglienza.

Riley Dunlap … [et al.], Produzione di spazi urbani, sostenibilità e partecipazione, in Sociologia urbana e rurale, a. 38, n. 109 (2016), pp. 7-146
Si tratta di una monografia che raccoglie numerosi articoli sul tema dello sviluppo urbano, con esempi di sviluppo sostenibile e partecipato;in particolare sul tema del carcere troviamo: “Agricoltura sociale e detenzione: l’esperienza della Cooperativa 153 nella casa circondariale Capanne di Perugia” di Paola de Salvo e Viviana Calzati.

BibliotecaViventeA cura di Ulderico Maggi, Paola Meardi e Cristian Zanelli, Biblioteca vivente. Narrazioni fuori e dentro il carcere, Altreconomia, Milano, 2016, pp. 144
Questo libro racconta, attraverso narrazioni, approfondimenti e immagini, uno strumento educativo, interculturale e di coesione sociale, leggero e potente, rigoroso e duttile. ABCittà (cooperativa sociale) con Biblioteca Vivente utilizza narrazione e dialogo come strumenti per abbattere pregiudizi. Sono “libri umani” che offrono ai “lettori” le proprie storie di vita: che siano dentro o fuori il carcere, essi hanno la possibilità di attraversare muri e sbarre, infrangendo luoghi comuni e stereotipi.
Collocazione Biblioteca: 17395

Ornella Favero, Raccontare i disastri della vita per insegnare il valore della sconfitta, in Ristretti orizzonti, n. 7 (2015), pp. 7-29.
Nell’ambito del progetto scuole/carcere, iniziativa voluta dalla rivista, nel presente lavoro sono raccolte testimonianze di detenuti, studenti e insegnanti, ognuno dei quali presenta le proprie impressioni e riflessioni, derivate dal confronto tra il mondo della scuola e quello del carcere. Per i detenuti, il progetto costituisce un’occasione per riflettere sugli errori commessi e per confrontarsi con una parte della società; per i ragazzi, un’occasione per capire come si può arrivare a rendersi responsabili di atti criminali, a vedersi spalancare le porte del carcere e per reperire informazioni utili al proprio percorso di vita. Il confronto tra detenuto e studente e l’ascolto reciproco, offrono, inoltre, la possibilità a chi è in carcere di uscire dall’isolamento sociale e di rendersi utile attraverso la propria testimonianza.

Paolo Bellotti, Visti da dentro, Itaca, Castel Bolognese, 2015, pp. 155
In questo libro l’educatore coincide con l’autore, che ha saputo trasformare i dati raccolti per dovere d’ufficio dando vita a racconti di grande efficacia narrativa. L’importante complesso carcerario in cui gli eventi si verificano si trova in una cittadina del nord Italia, in cui hanno soggiornato ladri, assassini, mafiosi, spacciatori, delinquenti abituali, truffatori e politici corrotti. L’autore di questi testi drammatici ha voluto far conoscere, con profonda partecipazione e autentica vocazione narrativa, esperienze umane sperimentate dal vivo come sostanza della sua professione, per farne testimonianza etica pubblicamente usufruibile. Paolo Bellotti dal 1995 è funzionario giuridico pedagogico presso l’Istituto Penale di Alessandria.
Collocazione Biblioteca: 17528