Aggiornata a marzo 2018 – a cura di Paola Moriondo e Marina Villone

I materiali elencati sono disponibili presso la Biblioteca del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento. L’elenco proposto non esaurisce quanto contenuto nel catalogo bibliografico sul tema in oggetto.

Se interessati si può consultare anche la bibliografia e filmografia su Educazione alla legalità e la bibliografia sulla Corruzione

I percorsi tematici proposti sono i seguenti:

Studi e inchieste sulle mafie.

mafia dopo le stragiAttilio Bolzoni … [et al.], La mafia dopo le stragi, Cosa è oggi e come è cambiata dal 1992, Melampo, Milano, 2018, pp. 181
Totò Riina è morto con tutti i suoi segreti e la mafia delle stragi non c’è più: è finita un’epoca. Sono passati più di venticinque anni dalle uccisioni di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, ma oggi sappiamo tutto e niente. Le mafie hanno preso altre forme, sono élite criminali che puntano ad accorciare le distanze fra mondo legale e mondo illegale. Sono diventate apparentemente sempre meno aggressive e sempre più “collusive”, attraenti. Il volume raccoglie una serie di contributi di diversi autori, suddivisi in due parti: 1) L’estate delle bombe; 2) Dov’è? Dove si nasconde?
Si veda anche: Franca Imbergamo, Sciogliere il nodo delle stragi, in Narcomafie, n. 2 (mar.-apr. 2017), pp. 20-23
Collocazione Biblioteca: MAF.01.437

Enzo Ciconte, Dall’omertà ai social. Come cambia la comunicazione della mafia, Edizioni Santa Caterina, Pavia, 2017, pp. 180
L’autore, docente presso le Università di Roma Tre e di Pavia, analizza pregiudizi e luoghi comuni sulle mafie, spiegando come si sta passando dall’omertà alla comunicazione social, con un’attenzione particolare all’espansione della ‘ndrangheta al nord e all’estero. L’analisi si apre agli aspetti di economia, politica e società con i nuovi ruoli delle donne e dei social network.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.442

Giorgio Mottola, Camorra nostra, Sperling & Kupfer, Milano, 2017, pp. 227
Il giornalista Giorgio Mottola ripercorre nel libro la storia della camorra, seguendo le rivelazioni dell’ex boss del clan dei Corleonesi Franco Di Carlo, considerato uno dei pentiti più attendibili, a cui Totò Riina aveva affidato, insieme ad altri fedelissimi, il compito di gestire negli anni ’70 l’espansione dell’organizzazione siciliana sul continente. Il silenzioso dominio della Cupola cambia il corso del narcotraffico internazionale, espande gli affari nel Nord Italia e traccia un disegno dei rapporti di forza fra le famiglie mafiose che porterà, negli anni ’90, all’egemonia dei Casalesi. Si possono così leggere in una nuova luce vicende storiche famose, affidandosi agli innumerevoli riscontri che l’autore ha ritrovato in migliaia di pagine di atti giudiziari.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.555

Piero Innocenti, Mafia ‘ndrangheta camorra nelle mappe della Dia, in Segno, a.43, n. 387-388 (lug.-ago. 2017), pp. 23-27
Nell’articolo vengono esposti i più importanti risultati delle indagini della Dia presentati al Parlamento nel luglio 2017. La mafia siciliana risulta molto attiva: conserva le sue abilità nel settore delle opere pubbliche e nella pubblica amministrazione, negli affari agro-silvo-pastorali, nell’imposizione di mezzi di trasporto nei cantieri, nella macellazione clandestina, nel contrabbando di carburanti, nelle estorsioni etc. La ‘ndrangheta calabrese dispone di un immenso potere e la criminalità campana è costituita da un indefinito numero di famiglie. Le mappe tracciate dalla Dia indicano un soffocante condizionamento per lo sviluppo del paese.

Giuseppe Gatti, Sacra corona (dis)unita, in NarcomaCatturafie, n. 2 (mar.-apr. 2017), pp. 10-13
L’autore, sostituto procuratore nella Direzione distrettuale antimafia di Bari, descrive la criminalità organizzata in Puglia. La Sacra corona unita come organizzazione criminale unitaria non esiste più, mentre emergono nuove mafie pugliesi infiltrate nel turismo, nell’edilizia e nell’agricoltura, alleate con Casalesi e uomini di Cosa nostra. I cittadini non le denunciano e non ci sono collaboratori di giustizia

A cura di Enzo Ciconte, Francesco Forgione, Isaia Sales, Atlante delle mafie. Storia, economia, società, cultura, vol. I-V, Rubettino, Soveria Mannelli (CZ), 2012, 2013, 2015, 2016, 2017 pp. 458, 301, 494, 419, 414
La presente opera è in 5 volumi. Il primo volume è diviso in due parti. Nella prima si esamina il fenomeno delle organizzazioni criminali da un punto di vista storico. Nella seconda parte vengono esaminati come la cultura mafiosa si esplica nel campo della musica, della cucina, dello sport e negli affari (si fa l’esempio della Liguria). I saggi del secondo volume coprono un ampio spettro di problemi: le descrizioni delle rappresentanze territoriali delle mafie nel Centro e nel Nord, uno studio sulla Basilicata, il racconto delle mafie fatte da alcuni giornali, Tv e magistrati, ed altri temi che riguardano i movimenti antimafia, il cosiddetto “partito della mafia”, il riciclaggio, le donne. Il terzo volume dell’opera, si evidenzia che è proprio l’economia il terreno sul quale il nuovo ruolo delle mafie si ridefinisce nell’era della globalizzazione. Il quarto volume dell’Atlante delle mafie è dedicato al rapporto tra economia e mafie. Il quinto volume (in arrivo in biblioteca) è dedicato al tema della corruzione e del suo rapporto con le mafie. In fondo ai volumi si trova una cronologia del fenomeno mafioso dal 1735 ad oggi.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.425 – 428

Umberto Santino, La mafia dimenticata. La criminalità organizzata in Sicilia dall’Unità d’Italia ai primi del Novecento. Le inchieste, i processi. Un documento storico, Melampo, Milano, 2017, pp. 643
Questo testo traccia un quadro completo della criminalità organizzata dall’Unità d’Italia ai primi del Novecento e del contesto in cui si svolgevano il lavoro investigativo e processuale; contesto in cui maturavano le prime lotte sociali, tra l’accavallarsi dei delitti e l’intrecciarsi delle complicità, anche all’interno delle istituzioni. Eppure per decenni l’esistenza stessa della mafia in Sicilia venne negata e furono dimenticati a lungo negli archivi di Stato i rapporti redatti tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento dal questore di Palermo Ermanno Sangiorgi, che tracciò un profilo della mafia che somiglia molto a quello che sarebbe emerso novant’anni dopo con le rivelazioni dei collaboratori di giustizia: un’associazione strutturata, con capi, gregari e un vasto sistema di relazioni. Nel libro, oltre a tutti questi, viene pubblicato anche un documento che si riteneva introvabile: la “bolla di componenda” con cui la Chiesa cattolica condonava i reati dietro versamento di una somma di denaro. Umberto Santino è il fondatore e il direttore del Centro siciliano di documentazione sulla mafia “Giuseppe Impastato” di Palermo.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.438

mafia del mio stivaleEnzo Ciconte, Mafie del mio stivale. Storia delle organizzazioni criminali italiane e straniere nel nostro Paese, Manni, Soleto (LE), 2017, pp. 171
In questo saggio Enzo Ciconte, storico e membro della commissione parlamentare antimafia, si propone di spiegare il fenomeno mafioso in tutte le sue articolazioni, ricostruendo la storia delle organizzazioni criminali: Cosa nostra, ‘ndrangheta, camorra, Sacra corona unita e anche quelle di origine straniera (cinese, albanese, nigeriana, colombiana, bulgara, romena e altre) da anni attive e stanziali in Italia. Lo storico, partendo dalle origini, che si possono far risalire agli inizi dell’Ottocento, passando dal momento cruciale dell’Unità d’Italia e del fascismo, per arrivare alla Repubblica e alle connessioni sempre vive tra politica e cupole, ci mostra che quella delle mafie non è soltanto una storia criminale, ma sostanzialmente una storia del potere. Questo studio approfondito del fenomeno mafioso si indirizza soprattutto alle giovani generazioni perché dalla conoscenza possa nascere un futuro di riscatto.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.424

Federico Cafiero De Raho, Il sistema delle cosche, in Narcomafie, n. 2 (mar.-apr. 2017), pp. 24-29L’autore, procuratore capo di Reggio Calabria, descrive la presenza della ‘ndrangheta nella regione e soprattutto a Reggio Calabria, dove esiste ancora oggi un controllo dettagliato e radicato del territorio da parte dell’organizzazione criminale. La ‘ndrangheta riesce a imporre proprie imprese in appalti anche delle città del Nord Italia e a penetrare all’interno delle amministrazioni comunali. L’autore tocca anche il tema dei figli di famiglie di ‘ndrangheta.

A cura di Fabrizio Di Marzio, Agricoltura senza caporalato, Donzelli, Roma, 2017, pp. 202
Il libro propone un’indagine sul fenomeno del caporalato, che, insieme a quello del lavoro nero, è presente soprattutto nel settore agricolo, in tutto il nostro paese, con punte preoccupanti nell’Italia meridionale. La ricerca, affidata a studiosi di varia provenienza, dai giuristi agli storici del lavoro, dagli economisti ai filosofi e ai letterati, con un saggio fotografico appositamente realizzato per questo volume da Fabrizio Sacchetti, consiste in una riflessione a più voci su un fenomeno che interessa la società civile nella sua interezza e nei suoi fondamenti e che richiede di essere posto al centro del dibattito, all’insegna del comune impegno per la costruzione di una comunità di vita in cui i diritti di tutti siano riconosciuti.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.432

Piero Melati, Giorni di mafia. Dal 1950 a oggi: quando, chi, come, Laterza, Rgiorni-di-mafiaoma, 2017, pp. 115
Questo testo racconta cento giorni che hanno cambiato per sempre il volto della Sicilia e dell’Italia intera: da quello della strage di Portella della Ginestra fino a quello della morte di Bernardo Provenzano. Tutta la nostra storia repubblicana, infatti, può essere letta anche attraverso la chiave dei fatti di mafia, perché molti dei nodi irrisolti dell’attualità italiana trovano lì la loro radice. L’opera comprende delitti e stragi in gran parte perpetrati in Sicilia, ma emergono anche intrecci che superano decisamente i confini regionali: dall’omicidio come strumento di pressione al traffico internazionale della droga, dalla corruzione elevata a sistema alle speculazioni urbanistiche, dal rapporto conflittuale tra magistratura e politica alle lotte intestine tra apparati dello Stato, dall’uso criminale dell’economia e della finanza al ruolo delle sette segrete, per arrivare al voto di scambio e all’uso spregiudicato dei media. Al centro del libro non ci sono solo cadaveri eccellenti e grandi processi, ma l’intera vita politica, istituzionale e culturale italiana. Piero Melati è un giornalista palermitano, per molti anni viceredattore capo de “Il Venerdì” di Repubblica.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.435

Gaetano Nanula, La lotta alla mafia. Strumenti giuridici, strutture di coordinamento, legislazione vigente, Giuffrè Editore, Milano, 2016 pp. 469
La nuova edizione dell’opera conferma le finalità pratiche d’indirizzo e di guida per quanti debbano applicare la complessa normativa antimafia. Il libro considera la legislazione italiana antimafia con particolare riguardo alla confisca dei beni, l’attività di contrabbando, le infiltrazioni politiche, la protezione dei collaboratori, le intercettazioni telefoniche, il carcere duro, i controlli finanziari, il coordinamento tra le forze di polizia. L’autore, generale di corpo d’armata, docente universitario, è consulente della Commissione d’inchiesta sul fenomeno mafia.
Collocazione Biblioteca: MAF.03.14

Cesare Sirignano, Casalesi e non solo, in Narcomafie, n. 2 (mar.-apr. 2017), pp. 6-9
L’autore, magistrato impegnato nella Direzione distrettuale antimafia, descrive come la presenza mafiosa intacchi la politica, le istituzioni, la società e l’imprenditoria, sia controllando il territorio e avvalendosi dell’intimidazione nei confronti della collettività, sia adottando la strategia dell’inabissamento e della mimetizzazione nel tessuto sociale. Secondo l’autore, le organizzazioni criminali continuano a esercitare il loro potere favorite dalla persistenza della povertà, mentre l’assenza di una decisa azione sul territorio, che abbia al centro la lotta alla corruzione, contrasta il progetto di trasformazione culturale attivato dalla magistratura e dalla cittadinanza.

non sono affariA cura di Giovanna Torre, Non sono affari loro. Dialoghi sulle mafie nell’economia italiana, Santa Caterina, Pavia, 2017
Il saggio raccoglie interventi di persone che conoscono le mafie e le sue ramificazioni nel mondo dell’economia, per averle studiate, sfidate o subite. Infatti, oltre a magistrati come Prestipino, procuratore aggiunto presso la Procura di Roma, e Federico Cafiero de Raho, procuratore della Dda di Reggio, giornalisti come Serena Uccello, Toni Mira e Giovanni Bianconi, il libro ospita interventi di imprenditori come Gaetano Safiotti e come lo chef Filippo Cogliandro, che hanno saputo opporsi al pizzo e alle minacce della ‘ndrangheta. Nei diversi interventi si copre un ambito molto vasto del business che oggi interessa le mafie, al nord come al sud, dagli appalti edili, al commercio, all’agricoltura, fino al settore, sempre più in crescita del gioco d’azzardo. Dalle pagine del libro emerge la presenza di una parte della società, costituita da individui insospettabili (imprenditori, liberi professionisti, impiegati e funzionari dello Stato, ma anche di magistrati e di appartenenti alle forze dell’ordine), che lavorano al servizio della mafia. C’è chi nel proprio settore si piega per ragioni di convenienza a rapporti con le organizzazioni mafiose, mettendo a disposizione di esse il proprio “know how” specialistico, scaricando sulla società intera il prezzo delle attività criminali.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.422

Michele Albanese … [et al.], Focus Calabria, in Narcomafie, a. 26, n. 1 (gen.-feb. 2017), pp. 32-53
Questo focus costituisce uno spazio d’approfondimento dedicato alla Calabria, con un’intervista al procuratore di Reggio, Federico Cafiero De Raho; le parole di mons. Franco Oliva, vescovo di Geraci; le esperienze positive che hanno radici nella regione jonica; il punto sull’utilizzo dei beni confiscatii e le criticità di un territorio piagato.

Alessia Candito, La Mafia nera, in Narcomafie, a. 24, n. 5 (set.-ott. 2016), pp.18-24
La Dda di Reggio Calabria, con l’inchiesta “Mammasantissima” la definisce, per la prima volta, “commissione nazionale” delle mafie: un unico organismo, impastato di massoneria, Stato, affari e sangue, che da decenni governa e coordina l’agire di mafia, ‘ndrangheta, camorra e Sacra corona unita sul territorio nazionale. Un potere, costituito di contatti, relazioni, favori e obblighi, che nel tempo ha conquistato un posto di diritto al tavolo di ogni trattativa politica, economica, finanziaria o istituzionale.

Nando dalla Chiesa, Passaggio a Nord. La colonizzazione mafiosa, Edizioni Gruppopassaggio a nord Abele, Torino, 2016, pp. 268
Nel libro l’autore esplicita i concetti e le prospettive teoriche elaborate progressivamente sul fenomeno mafioso; cerca di mettere a fuoco la vera identità della mafia al Nord, soffermandosi sulla sua evoluzione, diffusione territoriale e le sue strategie di sviluppo; richiama direttamente le responsabilità dello Stato, della politica e della società civile. Nando dalla Chiesa è ordinario di Sociologia della criminalità organizzata all’Università degli Studi di Milano.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.390

A cura di Marco Santoro, L’espansione mafiosa: forme, effetti, resistenze, in Polis, a. 29, n. 3 (dic. 2015), pp. 303-413
Il numero monografico della rivista raccoglie quattro saggi su altrettante declinazioni del fenomeno mafioso, così come esso si presenta oggi allo sguardo degli studiosi. Sono presenti analisi sulla camorra, la ‘ndrangheta e la criminalità organizzata nigeriana, in luoghi un tempo estranei ai fenomeni mafiosi, come la Romagna, la Lombardia, Torino e Genova, dove la presenza delle mafie appare oggi evidente. I titoli degli articoli sono: “Cosa non solo loro. L’espansione delle mafie nella riviera romagnola” di Vincenzo Scalia; “I confini del capitale sociale tra mafia e antimafia. Riutilizzo dei beni confiscati e riconversione dell’economia locale nel feudo dei casalesi” di Vittorio Martone; “Il racket della prostituzione nigeriana a Torino e Genova. Strutture, strategie e trasformazioni” di Federica Cabras; “La geografia degli incontri di ‘ndrangheta in Lombardia” di Ilaria Meli.

Giuseppe Baldessarro, ‘Ndrangheta oltreoceano, in Narcomafie, n. 2 (mar.-apr. 2015), pp. 27-49
Questa inchiesta è dedicata alla ndrangheta negli Stati Uniti, dove questo gruppo criminale sta radicandosi sempre più, prendendo il posto di Cosa nostra.

rotte-criminali-300A cura di Giovanna Torre, Rotte criminali. Viaggio tra le mafie italiane, Edizioni Santa Caterina, Pavia, 2015, pp. 175
Il libro riproduce gli interventi tenuti da vari e competenti professionisti durante le serate che il Collegio Santa Caterina di Pavia ha organizzato per fornire un contributo originale alla cittadinanza e agli studenti del corso di “Storia delle mafie italiane”. Il filo conduttore è quello di connettere le organizzazioni mafiose ai contesti territoriali dove sono nate e a quelli dove si sono espanse, trattando anche temi centrali quali la cattura di Bernardo Provenzano o la centralità di un problema quale la corruzione, che trova sempre più collegamenti e intrecci tra le varie mafie e soggetti legati da atti corruttivi.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.441

Isaia Sales, Storia dell’Italia mafiosa. Perchè le mafie hanno avuto successo, Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ), 2015, pp. 444
Questo saggio rappresenta un’importante innovazione nello studio e nell’analisi dei fenomeni mafiosi in Italia: per la prima volta viene ricostruita in maniera unitaria la storia della mafia, della ‘ndrangheta e della camorra dalla nascita nel Mezzogiorno borbonico, allo sviluppo nell’Italia post unitaria, al definitivo affermarsi in età repubblicana, fino ai nostri giorni. Il testo individua le ragioni di fondo di un modello criminale il cui successo dura ininterrottamente da duecento anni e rappresenta un contributo significativo al superamento delle interpretazioni dominanti delle mafie come frutto esclusivo del Mezzogiorno, della sua arretratezza economica e sociale, di una cultura omertosa e complice. L’autore dimostra come quel racconto, pressoché immutato da due secoli, continui a costituire un grande ostacolo alla comprensione delle mafie. L’autore svela perché le mafie, nonostante gli auspici di tanti, non siano state sconfitte dalla «modernità», anzi si siano trovate pienamente a loro agio dentro di essa.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.420

A cura di Bartolomeo Romano, Le Associazioni di tipo mafioso, Wolters Kluwer; UTET, Torino, 2015 pp. 609
Il volume affronta, in modo organico e completo, le tematiche giuridiche poste dalle associazioni di tipo mafioso. Viene compiuta una sistematizzazione generale dei reati associativi, ponendoli al cospetto dei princìpi generali costituzionalmente garantiti e di quelli penalisticamente riconosciuti, si trova poi un approfondimento dei temi relativi a competenza, custodia cautelare, cautele patrimoniali, regime delle intercettazioni, operazioni sotto copertura, requisiti della prova e deroghe al processo penale, che fanno parlare di un vero e proprio “doppio binario” in materia di processi di criminalità organizzata. Nel volume si trattano, ancora, i temi legati alle conseguenze giuridiche dei reati di criminalità organizzata, con il discusso regime di cui all’art. 41-bis dell’ordinamento penitenziario. Particolare attenzione, infine, è riservata alle misure di prevenzione, alla luce dell’entrata in vigore del nuovo codice antimafia: dalla confisca di prevenzione alle relative impugnazioni, ai delicati rapporti tra processo penale e processo di prevenzione.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.412

Mafia e politica

Guido M. Rey, La mafia come impresa, Analisi del sistema economico criminalela mafia come impresa e delle politiche di contrasto, Franco Angeli, Milano, 2017, pp. 299
Eurostat ha chiesto ai Paesi membri dell’Unione Europea di inserire nei conti nazionali alcune tradizionali attività produttive illegali: droga, sfruttamento della prostituzione, contrabbando di tabacco, ecc. L’internazionalizzazione dei mercati richiede tecnologie complesse, servizi internazionali differenziati e un sistema finanziario multilocalizzato. Questa evoluzione dell’apparato produttivo coinvolge anche le organizzazioni criminali e necessariamente le politiche di contrasto. Esiste un’indubbia e prevedibile difficoltà di comprensione dei modelli adottati dalle organizzazioni criminali e le ricerche presenti in questo volume suggeriscono di ricorrere alle tecnologie della conoscenza e allo studio delle relazioni interne ed esterne al sistema economico criminale. Un esito di queste ricerche è uno schema che definisce il conto satellite dell’economia criminale da integrare con gli analoghi schemi relativi all’economia sommersa e all’economia legale. Promettenti sviluppi sono inoltre il risultato delle ricerche sulle imprese legali della criminalità organizzata, operanti come supporto alle attività criminali oppure finalizzate all’investimento.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.436

Giuseppe Pignatone, Etica e economia, mafie e corruzione, in Segno, a. 45, n. 392 (feb. 2018), pp. 5-16
La mafia è attraversata da cambiamenti, ma conserva sempre l’essenza criminale. Alla bruta violenza del sangue preferisce metodi corruttivo/collusivi. Ha bisogno dell’area grigia della società, nella quale stringe alleanze con le imprese, politici, amministratori e pubblici funzionari; soggetti indispensabili per deviare denaro, distribuire risorse, fare affari e ottenere, in parlamento, leggi e benefici. Ma contro la corruzione non basta la repressione penale. È indispensabile un cambiamento etico radicale della società, ma prima ancora dell’individuo.

Marco Santoro, Marco Solaroli, Forme di capitale mafioso e risonanza culturale. Studio di un caso regionale e proposta di una strategia concettuale, in Polis, a. 31, n. 3 (dic. 2017), pp. 375-408
Gli autori considerano la diffusione della criminalità organizzata nel Nord Italia e in particolare in Emilia-Romagna tramite l’esemplificazione di quattro casi di imprenditori. Si è notato che le mafie risultano offrire servizi che comprendono ingenti capitali mobilitabili, efficacia e rapidità nel recupero crediti, forza lavoro a basso costo. La delinquenza organizzata sembra imporsi nella cultura anche perché svincolata nel Nord Italia dai suoi aspetti più violenti. Marco Santoro e Marco Solaroli lavorano presso il Dipartimento di Filosofia e comunicazione dell’Università di Bologna.

mafie di mezzoVittorio Martone, Le mafie di mezzo. Mercati e reti criminali a Roma e nel Lazio, Donzelli, Roma, 2017, pp. 226
Da diversi decenni operano nel Lazio mafie diverse, gruppi di camorra e ‘ndrangheta, ma anche organizzazioni criminali autoctone, con una pluralità di forme di insediamento nel territorio. Roma è divenuta una sorta di laboratorio a cielo aperto che consente di osservare sia le trasformazioni che stanno interessando le mafie storiche e il loro radicamento in aree esterne a quelle di origine, sia i contesti in cui prendono corpo e si sviluppano forme criminali nuove. Il testo presenta i risultati di un lavoro di ricerca inedita, che oltre alle fonti documentarie approfondisce tre casi di studio a Ostia e sul litorale romano, nel basso Lazio e nella Capitale.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.431

Paola Bellone, Tutti i nemici del Procuratore. L’omicidio di Bruno Caccia, Laterza, Bari, 2017, pp. 227
L’autrice ricostruisce l’omicidio del procuratore Bruno Caccia ed il periodo storico sociale della giustizia e della malavita organizzata nel corso della durata dei processi ad esso collegati. Quello che emerge è una fitta trama di relazioni pericolose tra alcuni magistrati, alcuni esponenti della criminalità organizzata e gli indagati nelle inchieste “scandalo” che in quel terribile 1983 coinvolgevano esponenti delle istituzioni, Guardia di Finanza, massoni.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.559

Roberto Montà … [et al.], Amministratori sotto tiro. Rapporto 2016, Avviso Pubblico, Grugliasco, 2017, pp. 128
Attraverso dati statistici e interviste ad alcuni amministratori pubblici, il libro intende offrire un rapporto delle minacce da parte della criminalità organizzata di cui sono vittime gli amministratori pubblici in Italia.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.374

Gian Carlo Caselli, Il mercato del cibo, in Rocca, n. 7 (apr. 2017), pp. 34-36
Le mafie si stanno sempre più infiltrando in attività lecite come quella dell’alimentazione, dalla produzione, al trasporto, alla consegna. Ciò avviene in modo “pulito” controllando così vasti settori del mercato. Secondo l’autore l’attuale giurisprudenza appare insufficiente e andrebbe aggiornata per contrastare in modo più adeguato tale fenomeno

Massimiliano Ferraro, Una presenza (in)visibile. ’Ndrangheta in Liguria, ingiochi sporchi Narcomafie, a. 24, n. 4 (lug.-ago. 2016), pp. 21-23
Questo articolo presenta il libro dello stesso autore, edito da Altraeconomia, “Il confine. Tra Liguria e Toscana, dove le mafie si fanno in quattro”. Nell’articolo vengono tratteggiati la storia dell’infiltrazione della criminalità Calabrese nelle territorio ligure al confine con la Toscana e un quadro aggiornato della situazione. L’autore contesta il fatto che, nonostante la presenza del racket sugli esercizi commerciali e l’infiltrazione della criminalità nella politica siano evidenti, la magistratura non è ancora arrivata a definire il fenomeno come “mafioso”.

Andrea Leccese, Mafia & Co. Riflessioni sul capitalismo criminale, Armando, Roma, 2016, pp. 96
Partendo dalla considerazione che la nostra società del consumo offre l’humus culturale più favorevole all’attecchimento della delinquenza organizzata di tipo mafioso, che può quindi attecchire ovunque, l’autore getta luce sulla dimensione economica del fenomeno, allo scopo di individuare concretamente le soluzioni più efficaci per combatterlo.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.397

Enrico Bellavia, Sbirri e padreterni. Storie di morti e fantasmi, di patti e ricatti, di trame e misteri, Laterza, Bari, 2016, pp. 309
Questo libro racconta la duratura, stabile alleanza tra un pezzo delle istituzioni e Cosa Nostra, il permanente canale di comunicazione aperto da settori del nostro apparato di intelligence e di sicurezza e della politica con l’universo delle coppole. È la storia sottotraccia, con nomi e cognomi, della recente lotta alla mafia, che passa per la stagione delle stragi e la loro intima ragione, tracciando il profilo di chi ha fatturato il risultato di quell’orrore.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.553

sindacoMarcello Ravveduto; prefazione di don Luigi Ciotti, Il sindaco gentile. Gli appalti, la camorra e un uomo onesto. La storia di Marcello Torre, Melampo, Milano, 2015, pp. 287
Questo libro ha il merito di restituire la figura del sindaco di Pagani Marcello Torre, vittima di camorra, in tutta la sua complessità; ricostruisce, con un grande lavoro di archivio, documenti, articoli, testimonianze, scritture e corrispondenze private, il percorso politico, professionale e famigliare di Marcello. Torre si stava opponendo da sindaco al tentativo della camorra di mettere le mani sui lavori della ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia. Marcello Ravveduto è docente a contratto di Public e Digital History presso l’Università di Salerno.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.352

A cura di Gaetano Savatteri e Francesco Grignetti, Mafia capitale. L’atto di accusa della procura di Roma, Melampo, Milano, 2015, pp. 326
Il libro è il racconto, in presa diretta, dei magistrati della procura di Roma che hanno scoperchiato l’associazione mafiosa che governava gli affari della Città Eterna. Una storia che parte dagli anni Ottanta, con la banda della Magliana, i suoi intrecci e i suoi affari con il terrorismo nero e gli uomini di Cosa Nostra, per arrivare ai crimini di oggi. Al centro di tutte le trame torbide e incontrastate di Massimo Carminati, crocevia di una fittissima ragnatela di interessi e relazioni, snodo essenziale tra il “mondo di sopra” dei colletti bianchi e il “mondo di sotto” dei criminali di strada.
Si veda anche: Giuseppe Baldessarro, Il Sacco di Roma. Inchiesta, in Narcomafie, n.3 (mag.-giu. 2015), pp. 25-38
Collocazione Biblioteca: MAF.01.374

Sebastiano Ardita, Catania Bene. Storia di un modello mafioso che è diventatocataniabene905-675x905 dominante, Mondadori, Milano, 2015, pp. 192
Sebastiano Ardita, magistrato in prima linea nel contrasto al fenomeno mafioso, ci conduce nelle viscere di Catania dove i ragazzi abbandonati al loro destino sono facile preda del reclutamento malavitoso. È in questa realtà che Nitto Santapaola, vincitore della guerra interna alla mafia catanese combattuta tra il 1978 e il 1982, elabora la sua linea operativa nei confronti delle istituzioni. Gli uomini di Cosa nostra catanese si accreditavano come garanti dell’ordine pubblico, fino ad attuare una vera e propria «co-gestione» con le autorità. Tramontato il dominio dei Corleonesi, il modello ideato dai catanesi si è rivelato vincente e adesso, dopo essersi esteso all’intera Sicilia, ha un progetto ancora più ambizioso, che punta a stravolgere la stessa democrazia. Partendo dalla Catania di ieri, il saggio di Ardita denuncia con coraggio e lucidità i pericoli che incombono sull’Italia di oggi.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.547

Giorgio Bongiovanni … [et al.], Se fosse Stato. Quegli “ibridi connubi” che minano la democrazia, (Arti Grafiche Picene), Maltignano (AP), 2015, pp. 148. Fa parte di: Antimafia Duemila, A. XV N. 1 (2015)
Dopo l’editoriale di G. Bongiovanni, “Gli invisibili, i veri capi della mafia”, il numero pubblica le inchieste sulla metamorfosi mafiosa e i dossier “Dietro le quinte”, riportando storie e analisi di fatti e circostanze, frutto di indagini svolte dai magistrati impegnati contro le mafie.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.359

Nino Di Matteo, Salvo Palazzolo, Collusi. Perchè politici, uomini delle istituzioni e manager continuano a trattare con la mafia, RCS Libri, Milano, 2015, pp. 186
Da oltre vent’anni Nino Di Matteo è in prima linea nella lotta a Cosa nostra. Le indagini che ha diretto e continua a dirigere, ritenute scomode persino da alcuni uomini delle istituzioni, lo hanno reso il bersaglio numero uno dei boss più influenti: Totò Riina e Matteo Messina Denaro. Con una semplicità unica, Di Matteo condivide con il lettore la propria profonda comprensione del fenomeno mafioso di oggi. Così, tra denunce e proposte, questo libro permette di gettare uno sguardo ai meccanismi con cui Cosa nostra si è insinuata nelle logiche economiche, sociali e politiche del nostro Paese. Un’opera che si rivolge a tutti, perché è dalle azioni di ciascuno che deve partire il contrasto alla criminalità.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.399

Aspetti pedagogici, psicologici e sociologici

mafia e psiGiuseppe Craparo, Anna Maria Ferraro, Girolamo Lo Verso, Mafia e psicopatologia. Crimine, vittime e storie di straordinaria follia, Franco Angeli, Milano, 2017, pp. 182
La mafia è un’organizzazione psicopatologica oppure no? Articolandosi fra dati di ricerca, esemplificazioni cliniche e riflessioni teoriche sulle organizzazioni mafiose e sulle vittime di mafia, il volume si propone a un ampio pubblico di lettori, non solo specialisti, interessato a comprendere se e quali siano le dinamiche “psicopatologiche” che qualificano il fenomeno mafioso. Nei membri della mafia emergono soprattutto formazioni identitarie noi-centriche che ostacolano qualsiasi forma di crescita emotiva e autonoma: indifferenza relazionale, distacco emotivo, scissione psicologica fra ciò che è buono (la mafia) e ciò che è cattivo (chi si oppone ad essa).
Collocazione Biblioteca: MAF.01.439

Salvatore Casabona, Pedagogia dell’odio e funzione educativa dei genitori. Studio di diritto comparato su mafia e radicalizzazione jihadista, Giuffrè Editore, Milano, 2016, pp. 154
Il libro analizza la responsabilità genitoriale e la funzione educativa nell’ordinamento giuridico italiano rispetto alla questione delle famiglie e dei minori di mafia, paragonandolo al Parental Responsability e educazione all’estremismo violento in Inghilterra, nonché all’Autorité parentale e radicalizzazione jahadista in Francia. Nella conclusione un’analisi della funzione educativa dei genitori rispetto ai temi trattati.
Collocazione Biblioteca: MAF.03.124

A cura di Mario Schermi, Crescere alle mafie. Per una decostruzione della pedagogia mafiosa, Franco Angeli, Milano, 2016, pp. 204
Si cresce pur sempre “a” qualcuno. L’altro è il termine, il luogo, il tempo in cui si viene al mondo. Quasi non si desse altra possibilità di esistere, se non presso qualcun altro. Nascere, crescere a qualcuno ne determina il senso e le possibilità, che solo gesti o movimenti estremi possono mettere in discussione. Crescere alle mafie, per una moltitudine di persone, segna, “quasi” senza rimedio, le biografie singolari e le storie delle comunità. Vi si nasce dentro, senza poterne più uscire e, quindi, in un certo senso, anche vi si muore dentro. Il tentativo di questo libro è di interrogare le premesse, le condizioni, le promesse di un crescere alle mafie che si fa educazione. L’esplorazione e la lettura delle mafie imbastite nel testo consentono a operatori sociali ed educatori di problematizzare gli itinerari necessitati del crescere alle mafie, come pedagogie al limite e di mettersi alla ricerca di possibili piste di intervento educativo, nell’orizzonte di una crescita plurale, nel senso della democrazia.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.372

A cura di Serena Giunta, Girolamo Lo Verso, Giuseppe Mannino, Il mondo mafioso: tra pratica clinica e interventi nella polis. Quaderno report n. 18- C.S.R. C.O.I.R.A.G. – Centro Studi e Ricerche “Ermete Ronchi”, ARPANet, [s.l.], 2016, pp.145
Il Quaderno CSR numero 18 è il secondo quaderno C.O.I.R.A.G. dedicato allo psichismo mafioso. Il lavoro di coloro che affrontano questo tema, a partire da diverse esperienze e professionalità, ci aiuta a comprendere come la mafia non sia soltanto un fenomeno isolato e circoscrivibile, ma una potenza capace di insinuarsi nei gruppi sociali e di sedurre ad una mentalità perversa. In modo ancora più evidente che nel precedente quaderno, è mostrato come il fenomeno mafioso riguardi sì un’attività criminale, ma sia anche una patologia di tipo psicosociale, nella quale sono attivi meccanismi non nevrotici o psicotici ma chiaramente perversi. Per questo motivo, il fenomeno mafioso è esemplare per illustrare i fenomeni di perversione delle funzioni di un gruppo sociale, grazie a una capacità di seduzione che fa leva su elementi nascosti dell’individuo e che rende complici di un comportamento che, illusoriamente orientato al benessere, è in realtà finalizzato alla distruzione.

A cura di Luciano Brancaccio e Carolina Castellano, Affari di camorra. Famiglie,affari di camorra imprenditori e gruppi criminali, Donzelli, Roma, 2015, pp. 329
Questo testo parla di camorra, soffermandosi in particolare sui fattori di genesi e di riproduzione dei clan, sul modo in cui essi si formano e crescono all’interno del tessuto sociale ed economico. In queste pagine un team interdisciplinare di studiosi (storici, sociologi, economisti, giuristi, psicologi), impegnati da anni nell’analisi dello specifico camorristico, si propone di ampliare la prospettiva e di affrontare tali temi in maniera critica, rifiutando l’uso di definizioni onnicomprensive e smitizzando le consuete letture dicotomiche del fenomeno. Gli autori ricostruiscono storicamente l’evoluzione di figure, attività e forme criminali nelle loro molteplici dimensioni territoriali (urbana, provinciale e internazionale) e inquadrando gli attori e le dinamiche del fenomeno camorrista negli ambienti da cui traggono origine e alimento: dai magliari al narcotraffico, dagli imprenditori violenti ai boss, dai professionisti conniventi al business dei videopoker, dal ruolo delle donne al complesso rapporto tra affiliati e gruppi fino all’uso specializzato della violenza.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.411

Mafia e Sanità. Summer School 2015, in Narcomafie, n. 6 (2015), pp. 5-64
La monografia riporta il tema della terza edizione della Summer School 2015 “Mafia e sanità”. Il sistema sanitario è un settore molto appetibile per la criminalità organizzata. Le infiltrazioni possono avvenire attraverso diversi varchi, come la conoscenza di persone compiacenti, l’aggiudicazione di appalti, il conflitto di interessi. Questo fa sì che, in ambito sanitario, la corruzione insieme ad altre forme di illegalità, abbia molteplici effetti deleteri. Tra questi, la sottrazione di risorse all’assistenza con immediate conseguenze sull’offerta di prestazioni e servizi sanitari, sulla salute delle persone, sulla qualità delle strutture e dei materiali che mettono a repentaglio la sicurezza. Sul tema mafia e salute mentale si segnala il seguente contributo: “Mafiosi, malati immaginari” di Corrado De Rosa (pp. 52-55).

Alessandra Dino, Tra ambiguità e malinteso: schermaglie di una “battaglia per l’identità” in una conversazione tra mafiosi, in Polis, a. 19, n. 1 (apr. 2015), pp. 33-58
L’autrice sottopone ad analisi il confronto nelle aule del Tribunale di Firenze tra Gaspare Spatuzza, ex mafioso oggi collaboratore di giustizia, e Filippo Graviano, che è stato il capo del mandamento di Brancaccio. Obiettivo del lavoro è quello di offrire un contributo conoscitivo allo studio dei processi comunicativi, dei codici linguistici e dei modelli di interazione in uso presso i soggetti appartenenti a Cosa nostra, facendo luce su alcune dinamiche interne al mondo mafioso e sulle relazioni col mondo esterno.

dialoghiA cura di Simona Melorio e Marcello Ravveduto, Dialoghi sulle mafie, Rubbettino, Catanzaro, 2015, pp. 175
Questo volume offre al lettore un approccio critico per andare oltre gli stereotipi e comprendere fino in fondo i meccanismi sociali, economici e culturali che hanno permesso alle mafie di sopravvivere e svilupparsi in oltre centocinquanta anni di storia nazionale: vengono infatti pubblicati gli interventi alla quattro giorni di Dialoghi sulle mafie, tenutisi a Napoli dal 5 all’8 novembre 2014. Simona Melorio è dottore di ricerca in Criminologia. Marcello Ravveduto è componente del comitato scientifico della rivista Narcomafie.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.391

A cura di Marco Santoro, Riconoscere le mafie. Cosa sono, come funzionano, come si muovono, Il Mulino, Bologna, 2015, pp. 362
Dalla ricostruzione storica delle numerose idee di mafia elaborate nei primi decenni dell’unità alla questione della loro “accertabilità” in sede giudiziaria, dalle modalità di circolazione e radicamento sul territorio di gruppi e organizzazioni mafiose ai rapporti simbiotici tra mafiosi e politici, dal ruolo dei legami di sangue nei gruppi di mafia alla fenomenologia della violenza mafiosa sino alla diffusione spaziale di pratiche omicide ed estorsive, il mondo variegato e complesso delle mafie emerge da questo volume come un grande e incompiuto puzzle, una sfida alle nostre categorie cognitive e morali la cui soluzione presuppone adeguate strategie intellettuali su cui fondare efficaci interventi politici: perché è solo dal riconoscimento delle mafie in tutta la loro complessità culturale, politica e sociale che possiamo sperare di vederle e quindi combatterle e contrastarle.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.388

Alessandra Dino, Il linguaggio delle donne fuoriuscite dalla mafia, in Segno, a. 41, n. 362 (feb. 2015), pp. 72-84
Riti, linguaggi, simboli e processi comunicativi costituiscono da sempre elementi strategici per le organizzazioni mafiose, all’interno delle quali è ben radicato il nesso linguaggio/potere. L’analisi qui svolta parte dall’interrogativo su che cosa comporta, in termini linguistici e comunicativi, la fuoriuscita dal sodalizio mafioso, in particolare quando a parlare sono donne di mafia, diventate collaboratrici di giustizia.

Amedeo Pamparoni, Il culto del lusso nei mafiosi, in Narcomafie, a. 23, n. 1 (gen.-feb. 2015), pp. 9-18
L’articolo contiene una breve analisi sul rapporto tra mercato del lusso, appartenenza alla classe agiata e affiliazione mafiosa. Tradizionalmente capimafia e adepti siciliani e calabresi erano attenti ad esibire una falsa povertà in pubblico, mostrandosi morigerati e dimessi. L’ostentazione è invece sempre stata caratteristica del camorrista. A partire dalla seconda metà degli anni ottanta esplodono i consumi vistosi degli appartenenti alle organizzazioni criminali.

Filippo Di Forti, Immaginario della Coppola storta. Approccio psicoanaliticocoppola# alla mafia, Solfanelli, Chieti, 2014, pp. 173
La mafia è oscenità del potere, rifiuto del cambiamento e ha un viscerale rapporto con il territorio. Negazione del padre, sacralizzazione dell’immagine materna, mammasantissima, si struttura in una famiglia governata da un matriarcato perverso nella coesione tra fratelli per cui è nota anche come “fratellanza”. Ribelle, conformista, fustigatore di costumi e, a un tempo, spacciatore di droga violento, feroce killer. Per il mafioso non ci sono spazi per i sentimenti, sostiene che per vivere ci vuole fegato. Le radici della mafia discoprono un immaginario della coppola storta, che rinasce sempre di nuovo da Maranzano a Matteo Messina Denaro.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.407

A cura di Girolamo Lo Verso, Giuseppe Licari, Antonino Giorgi, La psicologia del fenomeno mafioso. Ricerche e studi sulla Mafia, sulla ‘Ndrangheta e sulla Camorra, in Narrare i Gruppi, n. 1-2 (2014), pp. 5-142
La rivista on line “Narrare i gruppi” propone una monografia introdotta dal “Focus sul pensiero mafioso” di Roberto Scarpinato, cui fanno seguito altri contributi: “Il boss ieri e oggi. Caratteristiche psicologiche e dati di ricerca” di C. Giordano e G. Lo Verso; “Le strategie comunicative di Cosa Nostra. Una ricerca empirica” di G. Mannino et al.; “Crescere in terre di mafia” di M. Di Blasi et al.; “Psicodinamica del fenomeno mafioso” di G. Mannino e S. Giunta; “Segni della ‘ndrangheta in Lombardia: studio di un artefatto culturale” di C. Gozzoli et al.; “La ‘ndrangheta e la strada” di E. Coppola e I.Formica; “Le vittime del racket. Imprenditori e commercianti alle prese con Cosa nostra, ‘Ndrangheta e Camorra” di F. Giannone e A. Ferraro; “Lo sviluppo economico e della persona in contesti mafiosi: il ruolo dei beni relazionali” di A. Giorgi et al.

Giovani e mafie

ripartireFranca Panuccio, Liberi di scegliere: un progetto per i minori figli di ‘ndrangheta che vivono in situazioni di pericolo, in Lavoro sociale, n. 3 (giu. 2017), vol. 17, pp. 60-61
L’articolo espone brevemente il progetto “Liberi di scegliere” che prevede l’allontanamento dalla Calabria di minori che si trovano in situazioni di pericolosità sociale. Ciò è possibile grazie ad alcune associazioni non governative fra cui “Libera”.

Nando dalla Chiesa, La Forza dirompente dell’università, in Narcomafie, n. 2 (mar.-apr. 2017), pp. 30-34
L’autore, docente universitario, tratta il tema del ruolo dell’università nella lotta alla mafia. Attraverso i docenti, gli studenti e i ricercatori il mondo accademico può proporre corsi e tesi di laurea inerenti alla criminalità organizzata ed esportare anche all’estero sapere antimafioso; secondo l’autore, per combattere la mafia non bastano le “persone con la divisa”, ma servono cittadini adeguatamente formati e disseminati nella classe dirigente del paese.

A cura di Maria Sinatra e Lucia Monacis, Procrastinazione e comunità, in Psicologia di Comunità, n. 1 (2017), vol. 13, pp. 11-80
Si tratta di una monografia composta da cinque articoli che indagano il concetto della procrastinazione (tendenza a rinviare volontariamente una decisione o l’esecuzione di un’attività) in ambito psicologico. Si segnala in particolare: “Autosabotaggio e procrastinazione: strategie di prevenzione del sentire mafioso”, di Gioacchino Lavanco et al., partendo dal concetto di legalità analizza il contesto sociale giovanile violento attraverso lo studio di un campione di 956 ragazzi di scuola superiore appartenenti a gruppi e bande giovanili e indaga la relazione tra sentire mafioso e procrastinazione con l’intento di fornire spunti per possibili strategie di intervento. Si veda anche “La percezione del fenomeno mafioso in relazione al disimpegno morale e valoriale in due gruppi di adolescenti siciliani” di Calogero Iacolino e altri, in Narrare i gruppi, a.11, n. 2 (dic. 2016) – on line, pp. 200-211

Manuela Galletta, La violenza dei baby boss. Boss emergenti, in Narcomafie, n. 3narcomafie inafferrabili (mag.-giu. 2016), pp. 11-14
A Napoli la camorra si fa sempre più spavalda e aggressiva: Secondigliano si fregia del triste primato di ospitare un “nuovo” clan che ricalca sempre più il modello delle gang americane. Sono clan nelle mani di giovanissimi, che si sono fatti largo in città, bruciando tutte le tappe della tradizionale scalata gerarchica (da pusher a boss nel volgere di poco tempo), approfittando del vuoto lasciato da cosche sbriciolate e da clan che hanno perso capi con annesso direttorio.

Fabrizio Feo, Donatella d’Acapito, Napoli ‘O Sistema. Inchiesta, in Narcomafie, a. 23, n. 5 (nov.-dic. 2015), pp. 31-47
A Napoli sono in atto nuove strategie criminali e nuove alleanze. Gli assetti cambiano velocemente e vengono reclutati giovani che preferiscono sparare piuttosto che studiare, allettati dai guadagni facili e dal ‘prestigio’. Sono perciò innumerevoli i fatti di sangue, fatti di fronte ai quali non si può rimanere indifferenti, ma è necessario affiancare alle azioni di contrasto una cultura capace di costruire una società alternativa alle mafie. Gli articoli compresi nell’inchiesta sono: “Territori contesi” e “Affari di clan” di F. Feo; “Giovani boss” e “DNA campano” di D. D’Acapito.

Michela Mancini, Minori di ‘ndrangheta, in Narcomafie, a. 23, n. 1 (gen.-feb. 2015), pp. 27-40
Il destino dei bambini della ‘ndrangheta è quello di crescere in famiglie in cui la violenza è il pane quotidiano, con padri e fratelli in carcere o morti ammazzati, e madri piangenti e gridanti vendetta. Occorre intervenire sulla loro tutela per spezzare il vincolo di sangue che alleva nuove reclute dell’organizzazione. L’inchiesta qui pubblicata analizza tre differenti modi di intervenire sul tema: la ribellione delle madri, che rinnegando la ‘ndrangheta possono dare ai figli la più grande lezione di vita; i provvedimenti del Tribunale dei minori di Reggio Calabria per allontanare provvisoriamente alcuni minori dalle famiglie di ‘ndrangheta; la rete di sostegno per i ragazzi appartenenti a famiglie mafiose creata col progetto “Liberi di scegliere”, che coinvolge magistratura, psicologi, educatori e volontari di Libera, della Caritas, dell’Associazione Giovanni XXIII e di Addio Pizzo Sicilia.

ragazzi sistemaIrene Pastore, Ragazzi di sistema, in Narcomafie, a. 22, n. 2 (feb. 2014), pp. 21-47
In un contesto socio-economico precario come Napoli e la sua periferia, la camorra – sempre attiva nel ridisegnare le proprie mappe di influenza – ha saputo sfruttare pienamente degrado e depressione, non adeguatamente fronteggiati dallo Stato, coinvolgendo giovani anche esterni alle famiglie mafiose nelle attività illegali. Intolleranti ad ogni forma di controllo, attratti da rapide carriere negli ambienti malavitosi, questo esercito invisibile di minori non è semplicemente manovalanza ma l’ossatura per gestire le principali attività di estorsione, narcotraffico e gioco d’azzardo. E l’organizzazione di interventi rieducativi e trattamentali in ambito penale diventa ancora più difficile.

Monica Tedesco, “Ragazzi di sistema” a Nisida. Identità e identificazione all’interno della criminalità organizzata, in Minorigiustizia, n. 2 (2012), pp. 201-207
L’autrice è psicologa e dirige il Servizio psicologico dell’Istituto penale per i minorenni di Nisida. Nell’articolo riferisce della sua esperienza con i ragazzi detenuti a Nisida, quasi tutti in contatto, anche marginale, con la camorra. Mentre alcuni sono figli di boss o comunque appartengono a famiglie affiliate a gruppi camorristi, altri sono stati avvicinati dalla camorra e usati come manovalanza. È con questi che si può tentare un percorso di educazione alla legalità e di recupero, purchè si sia consapevoli dei processi di costruzione dell’identità, dei miti e della loro trasmissione transgenerazionale, coinvolgendo attivamente la famiglia nel progetto di cambiamento del minore.

Narcotraffico

International Narcotic Control Board, Report of the International Narcotics Control Board for 2017, United, Nations, 2018, Vienna, pp. 50
Il documento fornisce un resoconto completo della situazione globale della droga, analizza le tendenze dell’abuso di droga e del traffico di droga e suggerisce le necessarie misure correttive. Sono presenti indicazioni per il trattamento, la riabilitazione e il reinserimento sociale per i disturbi da consumo di droga: componenti essenziali della riduzione della domanda di droga; viene spiegato il funzionamento del sistema internazionale di controllo della droga; viene analizzata la situazione del narcotraffico nei cinque continenti e infine vengono riportate le raccomandazioni ai governi, alle Nazioni Unite e ad altre organizzazioni internazionali e regionali competenti.

Alejandro Solalinde con Lucia Capuzzi, I narcos mi vogliono morto, Messico, unnarcos prete contro i trafficanti di uomini, Emi, Bologna, 2017, pp. 175
Ogni anno in Messico transitano mezzo milione di migranti senza permesso che dal Centro America, in preda alla violenza, tentano di raggiungere gli Stati Uniti in cerca di un futuro migliore. Sulla loro strada trovano la ferocia dei narcos, banditi che – oltre a far soldi con la droga – si arricchiscono sulla pelle dei migranti grazie a rapimenti, traffici di organi, schiavismo e prostituzione. Alejandro Solalinde non è rimasto a guardare: ha denunciato i soprusi dei trafficanti, le connivenze della politica, la corruzione della polizia. Per questo i narcos hanno messo sulla sua testa una taglia di un milione di dollari e padre Alejandro è stato messo sotto scorta perché sotto minaccia e vittima di tentati omicidi. La vicenda di padre Alejandro, raccontata per la prima volta in questo libro da Lucia Capuzzi (giornalista di “Avvenire”), si intreccia con quella dei ventimila migranti rapiti ogni anno in Messico, uomini, donne e bambini che spariscono nel nulla e con quella dei ventimila “indocumentados” accolti da questo prete tenace.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.371

Paolo Nencini, La minaccia stupefacente. La storia politica della droga in Italia, Il Mulino, Bologna, 2017, pp. 360
Paese non produttore, l’Italia rimase al riparo dalla diffusione della droga fino alla Grande Guerra, quando la cocaina si infiltrò nei locali alla moda delle grandi città. Ciò non le impedì tuttavia di partecipare al processo diplomatico che pose le basi del controllo internazionale sul traffico degli stupefacenti, non solo per accrescere il proprio prestigio internazionale, ma anche per la posizione geografica, che la esponeva al transito tra le zone di produzione e i mercati europei e nordamericani, traffico al quale già allora partecipava attivamente la malavita italoamericana. Iniziò così una scalata di provvedimenti repressivi che continuò nel secondo dopoguerra, non riuscendo tuttavia a impedire che il traffico di stupefacenti raggiungesse livelli di efficienza sempre maggiori. Attingendo a fonti d’archivio politico diplomatiche e alla letteratura sanitaria, il libro ricostruisce per la prima volta le vicende della droga in Italia tra la fine dell’Ottocento − quando era già ben radicato l’uso voluttuario di oppio, morfina e cocaina al di là delle Alpi − e il 1970, quando esplose la grande epidemia di abuso di eroina.
Collocazione Biblioteca: 17869

Piero Innocenti, Potenza della ‘ndrangheta e debolezza dello Stato, in Segno, n. 378/379 (ago.-ott. 2016), pp. 88-90
Secondo l’autore l’organizzazione calabrese ‘ndrangheta viene indicata come cluster criminale di primaria importanza a dimensione transnazionale. Essa è presente in quasi tutte le ragioni del centro e del nord Italia. Ha creato solide basi in Australia, Canada, Venezuela, Usa, ecc. Il narcotraffico è l’ambito del suo maggiore interesse. Ha subìto sequestri di beni per miliardi, ma continua a espandersi grazie alla sua unitarietà e affidabilità, nonchè alla disponibilità di professionisti e operatori economici e della finanza.

Piero Innocenti, Il grande buco nero del narcotraffico internazionale, in Segno, n. 376/377 (giu.-lug. 2016), pp. 77-78
Secondo l’autore l’attività criminale più redditizia al mondo è oggi il mercato delle droghe. La rotta africana si è sviluppata grazie al mancato controllo delle frontiere. Il piatto forte africano sulle droghe riguarda sicuramente le metamfetamine. Attratti da una situazione estremamente favorevole per attività illecite di ogni tipo, anche esponenti delle mafie italiane sono emigrati in Africa e vi si sono insediati stabilmente. L’unione europea avrebbe dovuto seguire da tempo il narcotraffico, per contrastare le organizzazioni criminali, locali e straniere, che lo gestiscono spesso con la complicità di organismi e politici locali corrotti.

cocaineEMCDDA, Cocaine trafficking to Europe. Perspectives on drugsEMCDDA, Lisbon (P), 2016, pp. 6
La cocaina è la droga stimolante illegale consumata più comunemente in Europa, con circa 3,6 milioni di consumatori adulti (di età compresa fra i 15 e i 64 anni) nell’ultimo anno. È la seconda droga più sequestrata in Europa dopo la cannabis. Il traffico di cocaina verso l’Europa è effettuato da gruppi criminali organizzati, le cui caratteristiche sono la diversità e l’adattabilità. Sono gruppi innovativi e abili nel trasferire e modificare sia le rotte del traffico che le modalità operative per aggirare le attività delle forze dell’ordine. Sono rapidi nell’identificare e sfruttare nuove opportunità di narcotraffico, come lo sfruttamento della nuova tecnologia e dei nuovi metodi per facilitare l’accesso ai container marittimi con carichi di cocaina (per esempio inserendola in bagagli all’insaputa dei proprietari degli stessi) e per dissimularla (per esempio incorporando cocaina liquida in materiali per estrarla in un secondo tempo). Inoltre spostano sovente anche le rotte di transito e i punti di immagazzinaggio per sfruttare la presenza di controlli inefficaci alle frontiere e le zone dove l’instabilità e il malgoverno rendono deboli le forze dell’ordine.

Marina Tzvetkova … [et al.], Strategies for a risky business: How drug dealers manage customers, suppliers and competitors in Italy, Slovenia and Germany, in International Journal of Drug Policy, mag. 2016 – on line, pp. 90-98
Il presente lavoro intende indagare sulle attività del traffico di droga, attraverso interviste a spacciatori e trafficanti in carcere in Italia, Slovenia e Germania. Esso attinge a 135 interviste effettuate a detenuti maschi incarcerati per reati connessi alla distribuzione o alla vendita di eroina o cocaina. La maggioranza degli intervistati, appartenenti a differenti nazionalità, sono spacciatori al dettaglio e di strada, ma il campione comprende anche importatori e grossisti. La maggioranza degli spacciatori di ciascuno dei tre paesi riferisce di avere più di un fornitore regolare, in grado di rispondere a periodi di scarsa o abbondante offerta senza perdere la clientela. La ricerca è stata effettuata come parte del Reframing Addictions Project (ALICE-RAP) finanziato dalla Commissione Europea. L’articolo descrive e commenta i dati raccolti.

Jane Mounteney … [et al.], Recent changes in Europe’s MDMA/ecstasy market. Results from an EMCDDA trendspotter study. April 2016, EMCDDA, Lisbon (P), 2016, pp. 16
Recentemente, sono stati segnalati nuovi sviluppi critici del mercato dell’MDMA/ecstasy in Europa, tra cui maggiore produzione e disponibilità di MDMA, apertura di nuovi mercati online, crescita del consumo, lancio di allarmi sia per pillole ad alto dosaggio che per pillole adulterate, aumento di ricoveri ospedalieri e, in alcuni paesi, aumento di decessi collegati all’MDMA. Questa pubblicazione riassume i rilevamenti e le conclusioni di uno studio “trendspotter” su questo argomento, intrapreso dall’EMCDDA e culminato in una riunione di esperti a Lisbona il 22-23 ottobre 2015. La metodologia dello studio “trendspotter” comprende diversi approcci investigativi e una raccolta di dati provenienti da molteplici fonti, tra cui indagini di esperti sul web, una rassegna della letteratura internazionale, i dati di monitoraggio disponibili, i rapporti di informatori chiave e delle forze dell’ordine, producendo una visione approfondita di un fenomeno in rapido mutamento.
Collocazione Biblioteca: 17642

Piero Innocenti, Venezuela Bolivia Brasile, tre paradisi della cocaina, in Segno, a. 42, n. 373 (mar. 2016), pp. 73-78
Secondo l’autore la criminalità collegata al narcotraffico è sempre più arrogante e coinvolge anche alti ufficiali del Cartello del sole. Secondo stime dell'”Observatorio venezolano de violencia” oltre il 90% degli omicidi degli ultimi tre anni è rimasto impunito. Per i narcotrafficanti la Bolivia è ancora una “pacchia”, per una legislazione antidroga inadeguata, per l’assenza di una normativa antiriciclaggio e per un sistema giudiziario e di polizia deficitari. Il Brasile è un paese consumatore di consistenti quantitativi di coca andina e un importante corridoio del traffico verso l’Africa occidentale e centrale, l’Europa e il Sud Africa.

European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction, Europol, EU Drug Marketseu drug Report. In-depth Analysis 2016, EMCDDA, Lisbon (P), 2016, pp. 188
Questo rapporto tratta il mercato illegale della droga all’interno del contesto più vasto dei modelli mutevoli di consumo, dei fattori culturali e sociali e dei legami con la criminalità. I mercati della droga continuano ad essere una delle aree più redditizie per i gruppi della criminalità organizzata e grande è l’impatto che hanno sull’economia e sulla società: tossicodipendenza, ma anche attività criminali, imprese commerciali, terrorismo, corruzione… I tre temi dominanti che emergono da questa analisi sono: la crescente complessità tecnica e organizzativa; l’alta variabilità del mercato dovuta alla globalizzazione e alle tecnologie; la concentrazione delle attività in un certo numero di località geografiche. La prima parte del testo tratta il mercato delle droghe e le sue ramificazioni, la seconda illustra nello specifico il mercato delle principali sostanze illegali commercializzate, e la terza le politiche di contrasto. Si veda anche: EMCDDA, Europol, EU Drug Markets Report. Strategic overview 2016, Publications Office of the European Union, Lussemburg (L), 2016, pp. 32
Collocazione Biblioteca: 17503; 17529

Fabrizio Maccaglia, Marie-Anne Matard-Bonucci, Le mafie in 100 mappe. Attori, traffici e mercati criminali nel mondo, Libreria Editrice Goriziana, Gorizia, 2015, pp. 188
Con un taglio storico, sociologico, finanziario e logistico attraverso un centinaio di mappe e grafici, questo libro analizza la complessità del crimine e del suo mercato che ha ramificazioni in tutto il mondo. Il libro, dopo aver dato una definizione di mafia, spiega le caratteristiche delle principali organizzazioni mafiose italiane e straniere; illustra il commercio internazionale e lo spaccio di eroina, cocaina e cannabis, il traffico di esseri umani, il contrabbando, le contraffazioni commerciali, la pirateria, il traffico di rifiuti, la penetrazione della mafia nell’economia e nella politica, la corruzione e la lotta istituzionale e sociale al crimine organizzato. In appendice: la mafia nel cinema; luoghi e non luoghi della memoria; alcuni testi storici. La prima copertina è leggermente staccata in alto a sinistra.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.408

oro biancoNicola Gratteri e Antonio Nicaso, Oro bianco. Storie di uomini, traffici e denaro dall’impero della cocaina, Mondadori, Milano, 2015, pp. 263
In queste pagine, frutto di un lavoro di ricerca sul campo senza precedenti, gli autori ricostruiscono i grandi traffici di cocaina nel mondo, in un viaggio dalla Colombia alla Calabria, seguendo le tappe del business planetario che arricchisce i narcotrafficanti, impoverisce e uccide i tossicodipendenti, contamina il sistema bancario, corrompe le classi dirigenti. Hanno visitato le piantagioni di coca in Colombia, dove per coltivare un ettaro di arbusti se ne disboscano quattro di foresta, con gravissimi danni all’ambiente, sono entrati nei laboratori dove dalla foglia della pianta viene ricavata la pasta base. Hanno proseguito per l’America Latina, Stati Uniti, Australia, Africa, Europa, hanno intervistato giornalisti ed esperti.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.379

Siddharth Chandra, Johnathan Joba, Transnational cocaine and heroin flow networks in western Europe: A comparison, in The International Journal of Drug Policy, n. 8 (ago. 2015) – on line, pp. 772-780
L’articolo fornisce un confronto tra le caratteristiche delle reti riguardanti il flusso di cocaina ed eroina in 17 paesi dell’Europa occidentale, allo scopo di comprendere le implicazioni delle loro somiglianze e differenze per la politica antidroga. I dati del flusso di droga per le reti di cocaina ed eroina sono stati analizzati usando il pacchetto software UCINET. Sono state computerizzate e messe a confronto per le due reti: le caratteristiche a livello di paese, fra cui i punteggi del sistema di ricerca/collegamento internet, l’appartenenza al nucleo e alla periferia, la centralità, e le caratteristiche relative alle reti stesse, fra cui la densità, e l’idoneità finale della struttura nucleo-periferia della rete.

Educazione alla legalità

A cura di Giulia Tosoni e Roberta De Cesare – Ed-Work, Schermi in classe. Mediaschermi in classe literacy ed educazione alla cittadinanza, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2018, pp. 62
“Schermi in classe”, ideato da Cinemovel Foundation, porta il cinema su grande schermo e in formato digitale direttamente agli studenti, allestendo sale multimediali nelle scuole, puntando a restituire al cinema e ai contenuti audiovisivi nati nel web una dimensione di aggregazione sociale. “Percorsi di legalità” è una declinazione tematica di Schermi in classe: Cinemovel ha operato in tre scuole dell’Emilia Romagna, stimolando gli studenti in un racconto partecipativo rivolto alla definizione di un immaginario collettivo sui temi legati alla criminalità organizzata, servendosi innanzi tutto del contributo dell’artista Vito Baroncini. Il libro vuole essere il racconto e il bilancio di cinque anni di attività affidato ad Ed-Work, associazione finalizzata al sostegno della progettazione educativa e formativa. Il libro si avvale anche di contributi, sotto forma di interviste, con formatori ed esperti coinvolti nel progetto. L’introduzione è di Luigi Ciotti.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.375

Vista dal Nord. Educazione antimafia e immaginario mafioso in Piemonte e Lombardia, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2015, pp. 139
Questo libro descrive un percorso di ricerca realizzato nelle scuole secondarie di secondo grado di Piemonte e Lombardia, attento a mettere in evidenza la tipologia e la qualità degli immaginari che i giovani hanno sul fenomeno mafioso. Il lavoro di sensibilizzazione delle giovani generazioni sui temi della legalità e della lotta alle mafie all’interno delle scuole rappresenta una frontiera privilegiata per l’Associazione “Libera”.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.356

Laura Corazza, Alessandro Zanchettin, Educazione alla cittadinanza: promuovere legalità e democrazia. Percorsi formativi per le scuole. Crescere insieme per conoscersi – educazione, scuola, formazione, in Educazione interculturale, n. 2 (mag. 2016) – on line
Grazie alla legge della Regione Emilia Romagna del 9 maggio 2011, n. 3, recante “Misure per l’attuazione coordinate delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine organizzato e mafioso, nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile”, è stata avviata nel 2012 una ricerca che ha portato alla produzione di materiale didattico multimediale e a percorsi formativi per le scuole secondarie di secondo grado. Le finalità di tali percorsi consistono nella stimolazione di riflessioni e di approfondimenti relativi alla cultura mafiosa e nella generazione di comportamenti orientati alla responsabilità sociale e al rispetto dei diritti.

rosarnoSerena Uccello, Generazione Rosarno, Melampo, Milano, 2015, pp. 258
Le pagine di questo libro sono un viaggio di speranza e meraviglia in quella parte di Calabria che i clan più potenti considerano da sempre loro regno incontrastato. A Rosarno vive e pulsa una scuola superiore in cui vengono abbattuti antichi e nuovi pregiudizi e privilegi, dove non esistono figli di boss né figli di collaboratori o di testimoni di giustizia, dove mille ragazzi e ragazze si ritrovano ogni mattina tutti uguali, senza dover sopportare il peso delle storie personali e dove una leggerezza gentile e sconosciuta è capace di generare nuova cultura. Serena Uccello è giornalista de “Il Sole 24 Ore”.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.533

Maria Pia Fontana, Come a scuola educare alla legalità. Se non abbiamo altre vie che l’educare per contrastare seriamente le mafie, in Animazione Sociale, a. 45, n. 294 (set.-ott. 2015), pp. 80-90
L’autrice intende valutare l’esperienza degli ultimi venti anni di educazione alla legalità nelle scuole, recuperando molte indicazioni su come proseguire il lavoro con studenti e docenti, a partire dal fatto che questa educazione non vada considerata come altra rispetto all’intervento educativo.

Vista dal Nord. Educazione antimafia e immaginario mafioso in Piemonte e Lombardia, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2015, pp. 139
Questo libro descrive un percorso di ricerca realizzato nelle scuole secondarie di secondo grado di Piemonte e Lombardia, attento a mettere in evidenza la tipologia e la qualità degli immaginari che i giovani hanno sul fenomeno mafioso. Il lavoro di sensibilizzazione delle giovani generazioni sui temi della legalità e della lotta alle mafie all’interno delle scuole rappresenta una frontiera privilegiata per l’Associazione “Libera”.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.356

A cura di Piergiorgio Reggio, Alessandro Pozzi, Carla Castelli, Costruire legalità.legalità Strategie, percorsi ed esperienze educative, Guerini e Associati, Milano, 2014, pp. 250
Il volume presenta modalità, sistemi e percorsi sul tema dell’educazione alla legalità in Lombardia, partendo da varie esperienze che si sono sviluppate negli ultimi anni nella società civile. L’educazione come lotta alla criminalità e per la crescita del tessuto sociale lombardo e una diffusione di un sistema di conoscenze affinchè i soggetti istituzionali e sociali possano essere sempre più agenti di “buon governo” per la Lombardia e per il Paese. Carla Castelli è dirigente della Struttura Area territoriale di Eupolis Lombardia. Pergiorgio Reggio è docente di Competenze socio-educative presso la facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e direttore dell’Istituto italiano di Valutazione. Alessandro Pozzi è ricercatore senior dell’Istituto italiano di Valutazione.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.346

Antimafia

Giuseppe Di Lello, Il metodo Falcone contro cosa nostra, in Segno, a. 43, n. 386 ( giu. 2017), pp. 7-14
L’autore, magistrato, negli anni ’80 ha fatto parte del pool antimafia di Palermo insieme a Falcone e Borsellino dei quali intende spiegare il metodo di lavoro. In discontinuità con le prassi di allora, il gruppo di magistrati guidati da Chinnici e Caponnetto si impegnò nel colpire il potere di Cosa nostra a Palermo e in Sicilia attraverso un intenso lavoro scientifico che sfatò il mito della mafia imprendibile e motivò il pentitismo degli associati. Secondo l’autore, Falcone fu ucciso per quello che aveva fatto e che avrebbe ancora potuto fare. Si veda anche: Giovanni Falcone, Marcelle Padovani, Falcone, 25 anni dopo, in Segno, a. 7, n. 42-43 (ago.-set. 2017), pp. 100-104 e Franca Imbergamo, Lo Stato delle cose, in Narcomafie n. 2 (mar.-apr. 2017), pp. 48-49

Roberto Maria Sparagna, La mafia silente, in Narcomafie, n. 2 (mar.-apr. 2017), pp. 36-47
L’autore, magistrato presso la Direzione distrettuale antimafia della Procura di Torino, tratta il tema della criminalità organizzata nel Nord Italia, dove la sua presenza è più subdola che altrove, manifestandosi non attraverso omicidi, attentati ed estorsioni, ma nell’investimento e sfruttamento delle risorse. In particolare, l’autore tocca il tema della presenza della ‘ndrangheta in Piemonte, descrivendone l’organizzazione e alcune operazioni di contrasto come Minotauro.

memoriaDaniela Marcone … [et al.], Memoria viva, memoria collettiva, in Narcomafie, a. 26, n. 1 (gen.-feb. 2017), pp. 3-30
Il 21 Marzo di ogni anno, ormai per legge, è la giornata della memoria e dell’impegno per le vittime di mafia. Dal 1995 tutti gli anni Libera in questa giornata promuove manifestazioni in tutta Italia dove vengono letti i più di 900 nomi delle vittime. Nel 2017 i luoghi della speranza, testimoni di bellezza, saranno quattromila e la piazza principale sarà Locri, in Calabria. In questa rivista troviamo gli articoli sul tema di Marika Demaria, Carlo Lucarelli, Antonio Campo Dall’Orto e Flavia Montini. Quest’ultima ci parla di Vivi, un archivio multimediale in cui sono raccolte tutte le storie delle vittime di mafia. (vivi.libera.it). Segue un viaggio virtuale nei luoghi degli appuntamenti in Italia e in Europa. Infine troviamo un articolo di Daniela Marcone, responsabile memoria di Libera, che racconta la storia di Hyso Telharaj, bracciante albanese ucciso in Puglia per essersi ribellato alla logica di sopraffazione dei caporali.

Nando dalla Chiesa, Una strage semplice, Melampo, 2017, pp. 236
Il libro vuole ricostruire e ricordare la strage di Capaci e la sua continuazione, via D’Amelio, sulla spinta di una complicata combinazione di sentimenti e di bisogno di testimonianza civile. Procede per sintetici riferimenti storici, seleziona i principali elementi di contesto e prova a coordinarli tra loro chiedendo più volte aiuto alla memoria; una memoria, anche visiva, resa viva dalla partecipazione intensa, a vario titolo, agli avvenimenti di quegli anni e ai duri conflitti che li segnarono. Quella che portò a morte prima Giovanni Falcone e poi Paolo Borsellino fu, secondo l’autore, una strage semplice, frutto di una logica lineare, che vide convergere Sud e Nord, economia e politica. Che prese la rincorsa all’inizio degli anni Ottanta per conto della mafia palermitana e giunse all’appuntamento di dieci anni dopo in rappresentanza delle paure e ostilità di un intero sistema illegale. Su tutto, l’incubo che il giudice più odiato da Cosa Nostra potesse guidare una struttura nazionale di indagini, da lui ideata, e colpire i crescenti rapporti tra gruppi imprenditoriali d’avventura e capitalismo mafioso; tra mafia e appalti, tra criminalità finanziaria e complicità politiche.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.561

Giovanni Maria Mazzanti, Rebecca Paraciani, L’impresa confiscata alle mafie. Strategie di recupero e valorizzazione, Franco Angeli, Milano, 2017, pp. 93
ll crescente numero di imprese confiscate alla criminalità organizzata ha reso sempre più rilevante il tema del loro riutilizzo. Se infatti la confisca è un’affermazione dello Stato sulla criminalità organizzata, il recupero e la valorizzazione dell’impresa rappresentano il successo completo. Il volume presenta alcuni dei casi più significativi, insieme alle scelte istituzionali, imprenditoriali, legislative, procedurali e organizzative in grado di migliorare l’attuale sistema.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.433

Gaetano Nanula, La Lotta alla mafia. Strumenti giuridici, strutture dilotta coordinamento, legislazione, Giuffrè Editore, Milano, 2016, pp. 469
La nuova edizione dell’opera conferma le finalità pratiche d’indirizzo e di guida per quanti debbano applicare la complessa normativa antimafia. Il libro considera la legislazione italiana antimafia con particolare riguardo alla confisca dei beni, l’attività di contrabbando, le infiltrazioni politiche, la protezione dei collaboratori, le intercettazioni telefoniche, il carcere duro, i controlli finanziari, il coordinamento tra le forze di polizia. L’autore, generale di corpo d’armata, docente universitario, è consulente della Commissione d’inchiesta sul fenomeno mafia.
Collocazione Biblioteca: MAF.03.14

Sandro De Riccardis, La mafia siamo noi, Add, Trento, 2016, pp. 238
Spesso si parla di “infiltrazione” delle mafie, come se qualcosa di infetto entrasse in un tessuto sano, ma sono tante le fasce della società invischiate nella zona del compromesso e della contiguità. La mafia è una presenza pervasiva, una rete che tiene insieme le molte figure che fanno funzionare l’economia, la politica, la società: piccoli e grandi imprenditori, uomini di chiesa, professionisti, manovalanza, funzionari, pedine mute che lasciano che le cose accadano, senza reagire. La mafia siamo noi che non ci chiediamo cosa accade dietro le quinte, cosa provocano i nostri consumi, le nostre serate in discoteca e nei ristoranti alla moda, chi finanziano e quale sistema rafforzano. Il primo passo è conoscere la realtà che ci circonda, farci carico dei problemi del nostro territorio. Seguendo il percorso delle inchieste, Sandro De Riccardis, giornalista di “La Repubblica”, disegna una mappa del fenomeno mafioso e del movimento antimafia tra il nord e il sud, raccontando le storie di chi – con «sottile coscienza» – custodisce lo spazio in cui vive e decide di agire. Le storie che racconta questo libro dicono che l’impegno condiviso di cittadini che credono in un progetto di riscatto è più forte della paura e dell’intimidazione. Collocazione Biblioteca: MAF.04.557

Davide Mattiello, L’onere della prova. Stragi di mafia e politica: una questione aperta, Melampo, Milano, 2015, pp. 170
L’autore, impegnato nell’associazionismo e nel volontariato, con la Onlus ACMOS, la Fondazione Benvenuti in Italia e l’associazione Libera, deputato, membro delle Commissioni giustizia e antimafia, propone un approfondimento sulla relazione della Commissione parlamentare antimafia del 1993, XI Legislatura, presieduta da Luciano Violante, dedicata ai rapporti tra mafia e politica. Il volume è suddiviso in tre parti: la prima (“Diario di un commissario antimafia”) è centrata sull’esperienza dell’autore; la seconda (“I cinque anni che sconvolsero l’Italia”) è un saggio di Nando dalla Chiesa sul periodo 1989-1994; la terza (“Che cosa raccontano gli atti”) contiene stralci della relazione con annotazioni storiche dell’autore.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.421

bene confiscatoDal bene confiscato al bene comune. Chiesa italiana e storie riuscite di nuovo umanesimo, Multiprint, Roma, 2015, pp.166
Il percorso “Libera il bene – Dal bene confiscato al bene comune” si ispira ai principi della nota pastorale “Educare alla legalità” del 1991 e del documento “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno” del 2010. Il testo presenta le schede descrittive dei beni confiscati alla criminalità organizzata e riutilizzati a fini sociali in 11 regioni italiane.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.351

A cura di Laura Galesi, Appalti pubblici e sindacato. Buone pratiche contro mafia e illegalità, Ediesse, Roma, 2015, pp. 123
Il libro illustra l’esperienza realizzata attraverso le Linee Guida Antimafia e i Protocolli di Legalità sorti dalla collaborazione tra il Comitato di Coordinamento per l’Alta Sorveglianza delle Grandi Opere e le organizzazioni sindacali per gli edili CGIL, CISL e UIL al fine di controllare l’attribuzione e l’esecuzione dei grandi appalti pubblici contro le infiltrazioni di origine mafiosa.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.415

Laura Cirella, Beni confiscati e fondi pubblici. Critica dell’antimafia, in gli asini, a. 5, n. 30 (nov.-dic. 2015), pp. 78-86
Questa breve ricerca intende approfondire una riflessione rispetto alle criticità del mondo del sociale quando si parla di “antimafia”. Se è vero che si conoscono numeri e andamenti delle mafie, in Italia e all’estero, è ancor più vero che il mondo dell’antimafia appare variegato, spesso spaccato, non sempre adeguato, anche se con brillanti esempi d’impegno e di riscatto sociale. Il territorio di riferimento è quello di Reggio Calabria, città e provincia; partendo dai dati relativi ai beni confiscati alle mafie la riflessione si dipana sulle cifre destinate all’antimafia e sul giro economico che essa produce sino ai suoi reali effetti sulla collettività, la percezione che hanno i cittadini, i risultati auspicati e quelli ottenuti.

Davide Pati, Beni confiscati, storie di umanità nuova, in Italia Caritas, a. 48, n. 1caritas (feb. 2015), pp. 11-14
Secondo un’indagine di Libera, in Italia più di 450 realtà del terzo settore gestiscono proprietà sottratte alle mafie. Un centinaio di queste esperienze sono legate alla Chiesa, con il forte contributo della Caritas.

A cura di Mario Lancisi, Cento passi verso un’altra Italia, Piemme, Casale Monferrato, 2015, pp. 140
Per raccontare vent’anni di “Libera” non basta un solo libro, ce ne vorrebbero tanti, per quante sono le storie, le persone che durante questi vent’anni hanno contribuito con corresponsabilità a combattere mafie e corruzione nel nostro Paese. Storie di donne e uomini, che hanno dato gambe, corpo, cuore e cervello per costruire quel “Noi” che si ribella all’indifferenza e alla rassegnazione. Non è stato possibile dare voce a tutte le iniziative, ai momenti e alle persone che meritavano un ricordo o una citazione. ma questo libro non va considerato un punto di arrivo. La cultura della legalità e la giustizia sociale camminano sulle gambe dell’impegno civile e della partecipazione, su quelle pratiche quotidiane di cittadinanza che costruiscono e fondano una comunità in cui vivere insieme, con la consapevolezza che la strada è in salita, ma ne vale sempre la pena.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.353

Nando Dalla Chiesa, La scelta Libera. Giovani nel movimento antimafia, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2014, pp. 284
Il libro parte da un’esigenza di analisi e interpretazione dell’esperienza accumulata in quasi venti anni da Libera e, più in generale, dal movimento per la legalità. L’analisi parte dalla ricostruzione storica del più generale movimento antimafia in cui Libera si inscrive, per entrare poi nella storia dell’associazione, nella sua inconsueta struttura organizzativa, nell’analisi dell’identità sociale dei suoi attivisti e sostenitori, nella riflessione sulle sue specificità e criticità, per interrogarsi infine sui cambiamenti in atto anche nel contesto generale. L’ultimo capitolo raccoglie una completa bibliografia sul movimento antimafia. L’autore è docente di Sociologia della criminalità organizzata all’Università degli Studi di Milano, nonché presidente onorario di Libera.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.343

Ferdinando Ofria, Piero David, L’economia dei beni confiscati, Franco Angeli, Milano, 2014, pp. 137
L’ipotesi di partenza di questa ricerca, confermata dai risultati econometrici, è che vi sia da alcuni anni, nei territori dove sono presenti beni confiscati riutilizzati ai fini sociali, un senso di riscatto nei confronti della criminalità organizzata da parte della “società civile”. Non a caso, in molti Comuni del Mezzogiorno, caratterizzati da esperienze di riutilizzo sociale dei beni immobili confiscati alla criminalità, i risultati elettorali per l’elezione del Sindaco hanno premiato partiti e/o movimenti civici alternativi a quelli tradizionali. Il volume è articolato nelle parti seguenti: 1) Nascita ed evoluzione della normativa sui beni confiscati; 2) I numeri dei beni confiscati; 3) Confisca e capitale sociale: un’analisi empirica.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.368

Ambiente

Gian Carlo Caselli, Dalla terra alla tavola, in Narcomafie, n. 2 (mar.-apr. 2017), pp. 14-19
L’autore, magistrato, attualmente presidente del Comitato scientifico della Fondazione “Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare”, affronta il tema delle agromafie. I mafiosi acquisiscono e consolidano il controllo di ogni segmento della filiera agroalimentare: terreni, acqua, trasporto, distribuzione, ristorazione, orientamento dei gusti e delle preferenze del pubblico. Secondo l’autore la legislazione vigente è carente e lacunosa e deve essere urgentemente riformata per contrastare la crescita della presenza mafiosa nel settore agroalimentare italiano. Un progetto di riforma giace al Consiglio dei ministri in attesa di essere trasmesso al Parlamento.

Carmine Gazzanni, Terra violata, in Narcomafie, a. 24, n. 4 (lug.-ago. 2016), pp. 11-19
Si stenta a credere che la regione Molise sia luogo di passaggio e di conquista della criminalità organizzata campana e foggiana. Eppure fonti istituzionali e indagini raccontano una verità di estorsioni, spaccio, traffico illecito di rifiuti e falsi pentiti.Il Molise risulta essere un crocevia importante per lo spaccio di stupefacenti ad opera della camorra e i referenti locali per i piccoli consumatori sono generalmente rom. Il traffico illecito dei rifiuti è controllato dal clan camorrista dei Casalesi così come la più nota “Terra dei Fuochi” campana. Molti sono anche gli affari illeciti locali ad opera della ‘ndrangheta, soprattutto nel campo della prostituzione e dello spaccio. L’articolo successivo: “L’ex boss e le villette costruite sulla discarica” racconta delle tonnellate di rifuti tossici seppelliti sotto le fondamenta di alcune villette costruite a Giugliano negli anni Ottanta del Novecento.

Luca Ferrari, Nello Trocchia, Monika Dobrowolska Mancini, Io, morto per dovere,morto Chiarelettere, Milano, 2016, pp. 150
Questo volume racconta la storia di un uomo che sapeva già tutto del disastro ambientale nella cosiddetta Terra dei fuochi: vent’anni fa conosceva nomi e trame di un sistema criminale composto da una cricca affaristica in combutta con la feccia peggiore della malavita organizzata e con le eminenze grigie della massoneria. Aveva scritto un’informativa rimasta per anni chiusa in un cassetto e ritenuta non degna di approfondimenti, ha continuato il suo impegno depositando, nell’ultimo periodo della sua vita, un’altra informativa. Quest’uomo si chiamava Roberto Mancini, è morto il 30 aprile 2014, ucciso da un cancro. Sarà riconosciuto dal ministero dell’Interno come “vittima del dovere”. Luca Ferrari è giornalista, documentarista e fotografo. Nello Trocchia è giornalista e scrittore. Monica Dobrowolska Mancini è la vedova di Roberto Mancini.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.534

A cura dell’Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente, Ecomafia 2015. Corrotti, clan e inquinatori. I ladri di futuro all’assalto del Bel Paese, Marotta & Cafiero ; Legambiente, Napoli, 2015, pp. 185
A 21 anni dalla prima edizione, il Rapporto Ecomafia cambia veste. Senza trascurare i numeri, che ci restituiscono l’immagine concreta della criminalità ambientale nel nostro Paese, viene messo a fuoco il tema della corruzione, analizzandone le dinamiche nei settori ecocriminali, dedicando maggiore attenzione alle strategie, agli “schemi di gioco”, piuttosto che alle singole inchieste che hanno contraddistinto l’ultimo anno. Usando questa lente, l’assalto all’ambiente, all’economia, al tessuto sociale del Belpaese appare in tutta la sua forza devastatrice. Clan e faccendieri, ma anche imprenditori senza scrupoli, funzionari dello Stato infedeli e colletti bianchi sono i veri protagonisti di queste pagine. La loro azione trova spazio tra uffici pubblici e sedi di società private, violando o addomesticando le leggi, mettendo olio negli ingranaggi della macchina burocratica. Ma esiste una rete che ha dimostrato di essere più forte: è quella delle forze che accanto a Legambiente hanno serrato le fila per arrivare a maggio 2015 all’approvazione della legge che introduce cinque delitti contro l’ambiente nel codice penale. Le vicende riportate compaiono nelle carte delle inchieste giudiziarie, nei documenti istituzionali, nei rapporti delle forze dell’ordine e nelle cronache degli organi di stampa.
Collocazione Biblioteca: 15R12

Massimiliano Ferraro, La cava dell’Orco, in Narcomafie, a. 21, n. 6 (giu. 2014), pp. 4-7
Nel novembre del 1994 la polizia scopre casualmente fusti di rifiuti tossici in una cava torinese. Appena qualche mese dopo, inizia a circolare un’altra verità: il giacimento è stato scelto in accordo tra esponenti di Cosa nostra e industriali del Nord Italia. Eppure, dopo vent’anni di misteri, enigmi, faccendieri occulti e molti omissis, la verità stenta a emergere.

Narrativa

figlioJole Garuti, In nome del figlio. Saveria Antiochia, una madre contro la mafia, Melampo, Milano, 2017
Il 6 agosto 1985 la mafia uccide a Palermo Roberto Antiochia, giovane poliziotto. Quel 6 agosto del 1985 cambia radicalmente la vita di Saveria, che nel nome del figlio dedica ogni energia all’impegno antimafia, per far conoscere e diffondere i valori e gli ideali del suo ragazzo. Con fatica fu presente a tutte le udienze dei processi per l’uccisione di Roberto e Ninni Cassarà e la sua testimonianza fu determinante. Saveria non tollerava alcun cedimento dello Stato alla mafia, tanto meno l’ipotesi di una trattativa, ed era subito pronta a prendere la penna o il telefono per far sentire la sua voce fremente e la sua indignazione. Anche lei decise di battersi per ottenere giustizia. E lo fece nelle scuole, dove raccontava la storia del figlio ucciso dalla mafia, i suoi ideali, la sua volontà di difendere i diritti dei più deboli, di lottare per una Italia libera e democratica.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.560

Rosario Esposito La Rossa, Fiori d’agave. Storie di straordinaria Scampia, Coppola editore, Napoli, 2017, pp. 214
Scampia è un quartiere di Napoli noto per la povertà e per le lotte di camorra. L’autore, giovane protagonista delle associazioni culturali di Scampia, in una serie di racconti intende narrare le storia di un quartiere attraverso i suoi protagonisti, ragazzi, mamme, detenuti, tossicodipendenti, bambini, spacciatori, maestri per manifestare la voglia di cambiamento.
Collocazione Biblioteca: MAF.05.102

 Piero Ferrante … [et al.], Racconti di mafia, in Narcomafie, n. 6 (nov.-dic. 2016), pp. 3-64
L’ultimo numero di Narcomafie del 2016 raccoglie quattordici racconti più un graphic novel che, raccontando storie, affrontano diversi argomenti: dai reati ambientali alla tratta di esseri umani, dall’abbandono sociale alle diseguaglianze, dal narcotraffico alla solitudine dei testimoni di giustizia.

Luigi Ciotti, La classe dei banchi vuoti, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2016, pp. 76banchi
Questo testo si propone di accompagnare i bambini ad aprire gli occhi sul mondo, metterli a conoscenza, con la dovuta delicatezza, anche dei suoi aspetti più brutti e dolorosi, al fine di “prepararli alla vita, porre le basi di una società di persone consapevoli e responsabili”. Ogni capitolo del libro racconta, tra parole e immagini, storie di vite spezzate dalle mafie. Nove storie a rappresentare quelle di troppe altre giovani vittime. Vicende da affidare alla memoria di tutti, anche attraverso l’impegno di chi quotidianamente combatte l’indifferenza e l’illegalità.
Collocazione Biblioteca: MAF.05.96

Ilaria Ferramosca, Chiara Abastanotti, Lea Garofalo. Una madre contro la ‘ndrangheta, BeccoGiallo, Sommacampagna, 2016, pp. 109
Questo volume racconta, a fumetti, la storia coraggiosa di Lea Garofalo, dalla scelta di diventare testimone di giustizia per garantire un futuro diverso alla figlia, al contributo di denuncia dei traffici illeciti della mafia calabrese a Milano, al suo assassinio per volontà del padre di sua figlia.
Collocazione Biblioteca: MAF.05.95

Roberto Saviano, La paranza dei bambini, Feltrinelli, Milano, 2016, pp. 347
Il testo narra la controversa ascesa di una “paranza” – un gruppo di fuoco legato alla Camorra – e del suo capo, il giovane Nicolas Fiorillo. Il romanzo parla di dieci quindicenni che girano Napoli in scooter, con scarpe firmate, famiglie normali e il nome delle ragazze tatuato sulla pelle; sono adolescenti, che non hanno domani e non temono il carcere né la morte, perché sanno che l’unica possibilità è giocarsi tutto, subito. Sanno che “i soldi li ha chi se li prende” e vanno alla conquista di soldi e potere. A poco a poco ottengono il controllo dei quartieri, sottraendoli alle paranze avversarie, stringendo alleanze con vecchi boss in declino. Paranza è nome che viene dal mare, nome di barche che vanno a caccia di pesci da ingannare con la luce e, come nella pesca a strascico, la paranza va a pescare persone da ammazzare. Roberto Saviano è autore di fama internazionale.
Collocazione Biblioteca: MAF. 05.99

picchiare#Francesco Minervini, Non la picchiare così. Sola contro la mafia, La Meridiana, Molfetta (BA), 2015, pp. 84
Maria è una testimone di giustizia. Non una pentita. Non una collaboratrice. Non ha commesso reati, non è stata complice di niente, non ha sbagliato davanti alla legge. Ha solo visto l’impossibile, l’incredibile che non ha voluto accettare subito, l’impensabile per una ragazza innamorata. È fuggita e ha deciso di vivere di nuovo. E ha subito violenza, tanta, sino a quando ha detto basta, decidendo di vivere di nuovo. L’autore è un docente di lettere.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.531

Edward Follis con Douglas Century, I Signori della droga. Il legame fatale tra narcotraffico e terrorismo internazionale nel racconto di un insider, Newton Compton, Roma, 2015, pp. 314
Scritto da Edward Follis, agente della DEA, in collaborazione con un giornalista che collabora col “New York Times”, il testo racconta la carriera trentennale di Follis come agente antidroga e infiltrato nell’ambiente della criminalità di alto livello. Egli ha infatti intrattenuto relazioni strettissime con uomini che non solo controllavano il narcotraffico, ma erano anche membri di spicco di al Qaeda, Hezbollah, Hamas o del cartello messicano. Grazie a lui la guerra agli stupefacenti ha potuto svolgersi a un livello più complessivo. Se, infatti, negli anni Novanta le operazioni sotto copertura si svolgevano quasi esclusivamente per le strade delle metropoli USA – nel regno dei piccoli trafficanti e degli spacciatori di quartiere – ora si tratta di vere e proprie missioni globali di alto spionaggio, che spaziano tra cinque continenti e sono finalizzate a spezzare l’intreccio mortale tra i grandi signori della droga e altri settori della criminalità organizzata, primo fra tutti il terrorismo internazionale.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.385

Ilaria Ferramosca, Gian Marco De Francisco, Ragazzi di scorta. Rocco, Vito, Antonio: gli agenti di scorta di Giovanni Falcone, BeccoGiallo, Sommacampagna, 2015, pp. 125
Gli autori raccontano in forma fumettistica la vita di Antonio e Rocco, i ragazzi della scorta di Giovanni Falcone che hanno vissuto i sogni, le speranze, le preoccupazioni, i dubbi della loro età; che hanno sentito il bisogno di amare e di essere amati, e l’assillo, affacciandosi alla vita adulta, di trovare una strada conforme ai loro desideri, alle loro legittime aspettative. Strada che Rocco e Antonio, come altri uomini e donne delle forze di polizia uccisi nello svolgimento del dovere hanno trovato, oltre che negli affetti, in una professione vissuta con autentica etica di servizio, consapevoli che la ricerca della felicità personale e dei propri cari passa anche attraverso l’impegno per il bene comune, l’essere cittadini non a intermittenza ma in ogni istante della propria vita. Ilaria Ferramosca è pugliese, laureata in giurisprudenza; Gian Marco De Francisco è architetto e fumettista tarantino. Il libro si avvale della postfazione di don Luigi Ciotti.
Collocazione Biblioteca: MAF.05.95

Gianluca Ferraris, A Milano nessuno è innocente, Novecento, Milano, 2015, pp. 329milano#
Mentre Milano corre contro il tempo per inaugurare l’Expo, uno degli avvocati più noti della città viene ritrovato morto in un’aiuola di viale Umbria. Un cronista di nera si imbatte per caso nell’inchiesta che potrebbe valergli un avanzamento di carriera. Il cadavere, attorno al quale si muovono sbirri, colletti bianchi, tossici e boss improbabili, è legato a doppio filo a quei cantieri che proprio non possono fermarsi.
Collocazione Biblioteca: MAF. 05.88

Mario Quattrucci, Nelle immediate vicinanze, Robin, Roma, 2014, pp. 238
Seguendo l’indagine per omicidio del vecchio commissario Maré si viene a conoscere da vicino persone e situazioni “tipici” del nostro tempo, scoprendo parte rilevante della realtà di Roma, quella cresciuta dopo le “bombe del ’93”, inquinata dal malaffare e dalle distorsioni del potere, penetrata nel profondo dalle mafie, tarata dal vizio e dalla decadenza culturale.
Collocazione Biblioteca: MAF.05.90

Marco Rizzo, Lelio Bonaccorso, La mafia spiegata ai bambini. L’invasione degli scarafaggi, Becco Giallo, Padova, 2014, pp. 52
Castelgallo era un paesino tranquillo: una scuola, una gelateria, un panificio, tantissimo sole e un bellissimo mare. Ma un giorno cominciò a circolare tra gli abitanti uno strano morbo, capace di trasformare le persone in scarafaggi. Alcuni chiamarono quella malattia “mafia”. E in pochi, all’inizio, ne volevano parlare… Questo libro parla di mafia, insegna come riconoscerne i sintomi e mostra come si cura. Gli autori, entrambi siciliani, sono rispettivamente giornalista e scrittore (Rizzo) e fumettista e illustratore (Bonaccorso).
Collocazione Biblioteca: MAF. 05.85

loroMaria Stefanelli con Manuela Mareso, Loro mi cercano ancora, Il coraggio di dire no alla ‘ndrangheta e il prezzo che ho dovuto pagare, Mondadori, Milano, 2014, pp. 201
L’autrice narra la propria esperienza di testimone di giustizia contro la ‘ndrangheta dal 1998, essendo entrata in un programma di protezione. Il libro è un’importante testimonianza di fatti, relazioni, vissuti, di chi ha avuto il coraggio di denunciare l’organizzazione criminale dentro cui è nata e cresciuta.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.558