Aggiornata a marzo 2019 – a cura di Bruna Berutto e Paola Moriondo

I materiali elencati sono disponibili presso la Biblioteca del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento. L’elenco proposto non esaurisce quanto contenuto nel catalogo bibliografico sul tema in oggetto.

Se interessati si può consultare anche la bibliografia e filmografia su educazione alla legalità e la bibliografia sulla corruzione.

I percorsi tematici proposti sono i seguenti:

Studi e inchieste sulle mafie.

Borrometicoverpiatto-350x551Paolo Borrometi, Un morto ogni tanto. La mia battaglia contro la mafia invisibile, Milano, RSC Media Group, 2018, pp. 264
L’autore, giornalista e presidente di “Articolo 21”, tratta i temi dello sfruttamento e della violenza che si nascondono dietro la filiera del pomodorino Pachino Igp, delle compravendita di voti, del traffico di armi e droga, delle guerre tra i clan per il controllo del territorio. Le inchieste raccontate in questo libro compongono il quadro chiaro e allarmante di una mafia sempre sottovalutata, quella della Sicilia sud-occidentale.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.566

Daniele Poto, Lo sport tradito. 37 storie in cui non ha vinto il migliore, Torino, Edizioni Gruppo Abele, 2019, pp. 206
Il testo illustra vicende note e sconosciute, storie di sport, gare e traguardi in cui non sono stati i migliori a vincere. L’autore, giornalista sportivo, impegnato nell’associazione Libera, passa in rassegna diverse discipline sportive, portando alla luce gli scandali degli ultimi anni: dalle competizioni truccate all’aggiudicazione di Giochi olimpici e di Mondiali di calcio, sino ai casi di doping o di gare truccate.
Collocazione Biblioteca: 18256

Chiara Sasso, Riace, una storia italiana, Torino, Edizioni Gruppo Abele, 2018, pp. 191RiaceNE_coverlight-300x430
Il libro racconta i recenti avvenimenti che hanno coinvolto il sindaco di Riace e la sua lotta contro gli interventi della politica nazionale, con una ricostruzione storica fin dagli anni novanta del secolo scorso. È un resoconto dettagliato e preciso di fatti oggetto di cronaca riferiti dai mezzi d’informazione di stampa e televisivi che hanno suscitato discussioni e polemiche.
Collocazione Biblioteca: 18207

Maurizio Gronchi, Angela Trentini, La speranza oltre le sbarre. Viaggio in un carcere di massima sicurezza, Cinisello Balsamo (Mi), Edizioni San Paolo, 2018, pp. 175
Il libro nasce da un’inchiesta nel super carcere di Sulmona, dove scontano l’ergastolo ostativo i più feroci criminali del nostro Paese, tra i quali la giornalista Angela Trentini ha incontrato alcuni condannati per le stragi e gli omicidi mafiosi più eclatanti. La drammatica esperienza del carcere “senza speranza” viene affrontata anche in alcuni interventi di Papa Francesco, riportati e commentati dal Presbitero della diocesi di Pisa, Maurizio Gronchi. Un capitolo infine dà la parola ai familiari delle vittime: Nando dalla Chiesa, Manfredi Borsellino e Maria Falcone.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.451

Piero Innocenti, La criminalità camorristica vista dalla DIA, in Segno, a. 45, n. 392 (feb. 2018), pp. 77-79
L’articolo riassume brevemente la parte relativa alla camorra presentata nella relazione annuale della DIA. Le mappe sulle presenze dei clan di camorra nelle città e nelle province indicano una situazione di intollerabile condizionamento per lo sviluppo di comunità che aspirano a una vita dignitosa. Traffico/spaccio di stupefacenti, contrabbando di sigarette, gestione e smaltimento dei rifiuti, gioco d’azzardo, truffe ai danni dello Stato, scommesse illegali e usura continuano a essere gli ambiti affaristici delle organizzazioni.

Piero Ferrante … [et al.], Dossier Puglia, in Narcomafie, a. 24, n. 5-6 (set.-dic. 2017), pp. 21-53
Fabbriche abbandonate e terre fertili trasformate in discariche dalle mafie locali. Caporalato, contrabbando, lupare bianche ed estorsioni. Queste sono le immagini di una Puglia lontana dalle cartoline patinate: un territorio in cui per anni si è finto che violenza e omertà fossero “questioni di pastori” e non la pervasività di una mafia sempre più aggressiva. Vi è però, ora, una parte della società civile pronta a riconoscere il fenomeno, a reagire e a ricucire un nuovo tessuto sociale in grado di contrastarlo.

mafia dopo le stragiAttilio Bolzoni … [et al.], La mafia dopo le stragi, Cosa è oggi e come è cambiata dal 1992, Milano, Melampo, 2018, pp. 181
Totò Riina è morto con tutti i suoi segreti e la mafia delle stragi non c’è più: è finita un’epoca. Sono passati più di venticinque anni dalle uccisioni di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, ma oggi sappiamo tutto e niente. Le mafie hanno preso altre forme, sono élite criminali che puntano ad accorciare le distanze fra mondo legale e mondo illegale. Sono diventate apparentemente sempre meno aggressive e sempre più “collusive”, attraenti. Il volume raccoglie una serie di contributi di diversi autori, suddivisi in due parti: 1) L’estate delle bombe; 2) Dov’è? Dove si nasconde?
Si veda anche: Franca Imbergamo, Sciogliere il nodo delle stragi, in Narcomafie, n. 2 (mar.-apr. 2017), pp. 20-23
Collocazione Biblioteca: MAF.01.437

Enzo Ciconte, Dall’omertà ai social. Come cambia la comunicazione della mafia, Pavia, Santa Caterina, 2017, pp. 180
L’autore, docente presso le Università di Roma Tre e di Pavia, analizza pregiudizi e luoghi comuni sulle mafie, spiegando come si sta passando dall’omertà alla comunicazione social, con un’attenzione particolare all’espansione della ‘ndrangheta al nord e all’estero. L’analisi si apre agli aspetti di economia, politica e società con i nuovi ruoli delle donne e dei social network.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.442

Giorgio Mottola, Camorra nostra, Milano, Sperling & Kupfer, 2017, pp. 227
Il giornalista Giorgio Mottola ripercorre nel libro la storia della camorra, seguendo le rivelazioni dell’ex boss del clan dei Corleonesi Franco Di Carlo, considerato uno dei pentiti più attendibili, a cui Totò Riina aveva affidato, insieme ad altri fedelissimi, il compito di gestire negli anni ’70 l’espansione dell’organizzazione siciliana sul continente. Il silenzioso dominio della Cupola cambia il corso del narcotraffico internazionale, espande gli affari nel Nord Italia e traccia un disegno dei rapporti di forza fra le famiglie mafiose che porterà, negli anni ’90, all’egemonia dei Casalesi. Si possono così leggere in una nuova luce vicende storiche famose, affidandosi agli innumerevoli riscontri che l’autore ha ritrovato in migliaia di pagine di atti giudiziari.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.555

Giuseppe Gatti, Sacra corona (dis)unita, in NarcomaCatturafie, n. 2 (mar.-apr. 2017), pp. 10-13
L’autore, sostituto procuratore nella Direzione distrettuale antimafia di Bari, descrive la criminalità organizzata in Puglia. La Sacra corona unita come organizzazione criminale unitaria non esiste più, mentre emergono nuove mafie pugliesi infiltrate nel turismo, nell’edilizia e nell’agricoltura, alleate con Casalesi e uomini di Cosa nostra. I cittadini non le denunciano e non ci sono collaboratori di giustizia.

A cura di Enzo Ciconte, Francesco Forgione, Isaia Sales, Atlante delle mafie. Storia, economia, società, cultura, vol. I-V, Soveria Mannelli (CZ), Rubettino, 5 v.
La presente opera è in 5 volumi. Nel primo volume si esamina il fenomeno delle organizzazioni criminali da un punto di vista storico e come la cultura mafiosa si esplica nel campo della musica, della cucina, dello sport e negli affari. I saggi del secondo volume coprono un ampio spettro di problemi: le descrizioni delle rappresentanze territoriali delle mafie nel Centro e nel Nord, uno studio sulla Basilicata, il racconto delle mafie fatto da alcuni giornali, Tv e magistrati, e altri temi che riguardano i movimenti antimafia, il cosiddetto “partito della mafia”, il riciclaggio, le donne. Nel terzo volume dell’opera si evidenzia che è proprio l’economia il terreno sul quale il nuovo ruolo delle mafie si ridefinisce nell’era della globalizzazione. Il quarto volume dell’opera è dedicato al rapporto tra economia e mafie. Il quinto volume (non ancora disponibile in biblioteca) è dedicato al tema della corruzione e del suo rapporto con le mafie. In fondo ai volumi si trova una cronologia del fenomeno mafioso dal 1735 a oggi.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.425 – 428

Umberto Santino, La mafia dimenticata. La criminalità organizzata in Sicilia dall’Unità d’Italia ai primi del Novecento. Le inchieste, i processi. Un documento storico, Milano, Melampo, 2017, pp. 643
Questo testo traccia un quadro completo della criminalità organizzata dall’Unità d’Italia ai primi del Novecento e del contesto in cui si svolgeva il lavoro investigativo e processuale; contesto in cui maturavano le prime lotte sociali, tra l’accavallarsi dei delitti e l’intrecciarsi delle complicità, anche all’interno delle istituzioni. Eppure per decenni l’esistenza stessa della mafia in Sicilia venne negata e furono dimenticati a lungo negli archivi di Stato i rapporti redatti tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento dal questore di Palermo Ermanno Sangiorgi, che tracciò un profilo della mafia che somiglia molto a quello che sarebbe emerso novant’anni dopo con le rivelazioni dei collaboratori di giustizia: un’associazione strutturata, con capi, gregari e un vasto sistema di relazioni.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.438

mafia del mio stivaleEnzo Ciconte, Mafie del mio stivale. Storia delle organizzazioni criminali italiane e straniere nel nostro Paese, Soleto (LE), Manni, 2017, pp. 171
In questo saggio Enzo Ciconte, storico e membro della commissione parlamentare antimafia, si propone di spiegare il fenomeno mafioso in tutte le sue articolazioni, ricostruendo la storia delle organizzazioni criminali: Cosa nostra, ‘ndrangheta, camorra, Sacra corona unita e anche quelle di origine straniera (cinese, albanese, nigeriana, colombiana, bulgara, romena e altre) da anni attive e stanziali in Italia. Lo storico, partendo dalle origini, che si possono far risalire agli inizi dell’Ottocento, passando dal momento cruciale dell’Unità d’Italia e del fascismo, per arrivare alla Repubblica e alle connessioni sempre vive tra politica e cupole, ci mostra che quella delle mafie non è soltanto una storia criminale, ma sostanzialmente una storia del potere.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.424

Federico Cafiero De Raho, Il sistema delle cosche, in Narcomafie, n. 2 (mar.-apr. 2017), pp. 24-29
L’autore, procuratore capo di Reggio Calabria, descrive la presenza della ‘ndrangheta nella regione e soprattutto a Reggio Calabria, dove esiste ancora oggi un controllo dettagliato e radicato del territorio da parte dell’organizzazione criminale. La ‘ndrangheta riesce a imporre proprie imprese in appalti anche delle città del Nord Italia e a penetrare all’interno delle amministrazioni comunali. L’autore tocca anche il tema dei figli di famiglie di ‘ndrangheta.

A cura di Fabrizio Di Marzio, Agricoltura senza caporalato, Roma, Donzelli, 2017, pp. 202
Il libro propone un’indagine sul fenomeno del caporalato, che, insieme a quello del lavoro nero, è presente soprattutto nel settore agricolo, in tutto il nostro paese, con punte preoccupanti nell’Italia meridionale. La ricerca, affidata a studiosi di varia provenienza, dai giuristi agli storici del lavoro, dagli economisti ai filosofi e ai letterati, con un saggio fotografico appositamente realizzato per questo volume da Fabrizio Sacchetti, consiste in una riflessione a più voci su un fenomeno che interessa la società civile nella sua interezza e nei suoi fondamenti e che richiede di essere posto al centro del dibattito, all’insegna del comune impegno per la costruzione di una comunità di vita in cui i diritti di tutti siano riconosciuti.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.432

Piero Melati, Giorni di mafia. Dal 1950 a oggi: quando, chi, come, Rgiorni-di-mafiaoma, Laterza, 2017, pp. 115
Questo testo racconta cento giorni che hanno cambiato per sempre il volto della Sicilia e dell’Italia intera: da quello della strage di Portella della Ginestra fino a quello della morte di Bernardo Provenzano. L’opera comprende delitti e stragi in gran parte perpetrati in Sicilia, ma emergono anche intrecci che superano decisamente i confini regionali: dall’omicidio come strumento di pressione al traffico internazionale della droga, dalla corruzione elevata a sistema alle speculazioni urbanistiche, dal rapporto conflittuale tra magistratura e politica alle lotte intestine tra apparati dello Stato, dall’uso criminale dell’economia e della finanza al ruolo delle sette segrete, per arrivare al voto di scambio e all’uso spregiudicato dei media. Al centro del libro non ci sono solo cadaveri eccellenti e grandi processi, ma l’intera vita politica, istituzionale e culturale italiana.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.435

Mafia e politica

_Cover SegnoPersonaggi scuri e agenda rossa del giudice Borsellino, in Segno, A. 44, n. 396-397 (giu.-lug. 2018), p. 55-62
La Corte d’Assise di Caltanissetta ha depositato il 30 giugno 2018 le motivazioni della sentenza del quarto processo Borsellino, il magistrato ucciso a Palermo in via D’Amelio, insieme alla sua scorta, nella strage del 19 luglio 1992. L’articolo contiene stralci di queste motivazioni e si sofferma in particolare su quanto viene scritto a proposito della sparizione dell’agenda rossa del magistrato. I giudici non sono ancora completamente venuti a capo di tutta la verità su questo delitto, perché i processi sono stati inquinati da gravi depistaggi ad opera di uomini delle istituzioni.

Franco Nicastro, “La mafia ci minaccia, l’inchiesta continua”, in Segno, A. 44, n. 396-397 (giu.-lug. 2018), pp. 36-42
In Sicilia il ruolo della stampa nel contrasto a Cosa Nostra è stato decisivo. “L’Ora” diretto da Vittorio Nisticò, già negli anni ’50 e poi “Il Giornale di Sicilia”, diretto negli anni ’60 da Delio Mariotti, dissiparono l’alone romantico che copriva allora il volto feroce della mafia e svelarono i segreti, le trame, le trattative e gli stretti legami con la politica e il potere. Da semplice criminalità comune Cosa Nostra viene scoperta come organizzazione criminale di classi dirigenti, causata da sete di denaro e di potere. Viene quindi dato inizio ad una serie di ripercussioni contro i giornalisti, che vanno dalla denuncia all’omicidio, come nei casi, ad esempio di Cosimo Cristina, Mauro De Mauro e Giovanni Spampinato.

Gian Carlo Caselli, Un catalogo infinito, in Rocca, A. 77, n. 10 (mag. 2018), pp. 20-23
Nel breve saggio l’autore sottolinea come nel mondo il numero delle imprese criminali sia in continuo aumento, provocando un continuo e inesorabile avvelenamento dell’economia e della politica. Questo fenomeno pare fortemente sottovalutato a causa della disinformazione e frammentazione dei dati, che causano indifferenza e apatia.

Antonella Beccaria, Giuliano Turone, Il boss. Luciano Liggio: da Corleone aliggio Milano, una storia di mafia e complicità, Roma, Castelvecchi, Lit Edizioni, 2018, pp. 231
Il 1974 fu l’anno in cui non fu più possibile sostenere che la mafia a Milano non esisteva. Non solo esisteva, ma si era pienamente insediata. L’indagine che, partendo dai sequestri di Pietro Torielli e Luigi Rossi di Montelera, condusse alla cattura di Luciano Liggio, la “primula rossa di Corleone”, dimostrò anche altro: l’esistenza di stretti legami con ambienti eversivi e golpisti, la costruzione di solide imprese nell’economia legale e lunghissime latitanze dorate che non avrebbero potuto essere tali senza qualche copertura. Questa è una storia in cui il confine tra crimine e mondo legale può finire per confondersi, fino a non essere più visibile. Il libro racconta la biografia di Luciano Liggio attraverso i crimini compiuti, le indagini giudiziarie che lo hanno coinvolto, l’arresto, il processo, la carcerazione.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.563

Andrea Leccese; introduzione di Davide Mattiello, Massomafia. Sui rapporti tra mafia e massoneria deviata, Roma, Castelvecchi, 2018, pp. 88
La vera forza della delinquenza mafiosa risiede nella sua capacità di creare rapporti con la politica, la pubblica amministrazione e l’imprenditoria. Per la mafia, penetrare in totale segretezza nei circoli massonici è un’enorme fortuna: le logge coperte riuniscono potentissimi imprenditori, banchieri, professionisti, magistrati e dirigenti di vario genere. Grazie alla “massoneria deviata”, i mafiosi cercano di orientare i processi e di allacciare legami con l’alta finanza internazionale per ripulire i capitali illeciti accumulati grazie al monopolio del traffico di droghe.

Guido M. Rey, La mafia come impresa, Analisi del sistema economico criminalela mafia come impresa e delle politiche di contrasto, Milano, Franco Angeli, 2017, pp. 299
Eurostat ha chiesto ai Paesi membri dell’Unione Europea di inserire nei conti nazionali alcune tradizionali attività produttive illegali: droga, sfruttamento della prostituzione, contrabbando di tabacco, ecc. L’internazionalizzazione dei mercati richiede tecnologie complesse, servizi internazionali differenziati e un sistema finanziario multilocalizzato. Questa evoluzione dell’apparato produttivo coinvolge anche le organizzazioni criminali e necessariamente le politiche di contrasto. Le ricerche presenti in questo volume suggeriscono di ricorrere alle tecnologie della conoscenza e allo studio delle relazioni interne ed esterne al sistema economico criminale. Promettenti sviluppi sono inoltre il risultato delle ricerche sulle imprese legali della criminalità organizzata, operanti come supporto alle attività criminali oppure finalizzate all’investimento.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.436

Marco Santoro, Marco Solaroli, Forme di capitale mafioso e risonanza culturale. Studio di un caso regionale e proposta di una strategia concettuale, in Polis, a. 31, n. 3 (dic. 2017), pp. 375-408
Gli autori considerano la diffusione della criminalità organizzata nel Nord Italia, e in particolare in Emilia-Romagna, tramite l’esemplificazione di quattro casi di imprenditori. Si è notato che le mafie risultano offrire servizi che comprendono ingenti capitali mobilitabili, efficacia e rapidità nel recupero crediti, forza lavoro a basso costo. La delinquenza organizzata sembra imporsi nella cultura anche perché svincolata nel Nord Italia dai suoi aspetti più violenti. Marco Santoro e Marco Solaroli lavorano presso il Dipartimento di Filosofia e comunicazione dell’Università di Bologna.

mafie di mezzoVittorio Martone, Le mafie di mezzo. Mercati e reti criminali a Roma e nel Lazio, Roma, Donzelli, 2017, pp. 226
Da diversi decenni operano nel Lazio mafie diverse, gruppi di camorra e ‘ndrangheta, ma anche organizzazioni criminali autoctone, con una pluralità di forme di insediamento nel territorio. Roma è divenuta una sorta di laboratorio a cielo aperto che consente di osservare sia le trasformazioni che stanno interessando le mafie storiche e il loro radicamento in aree esterne a quelle di origine, sia i contesti in cui prendono corpo e si sviluppano forme criminali nuove. Il testo presenta i risultati di un lavoro di ricerca inedita, che oltre alle fonti documentarie approfondisce tre casi di studio a Ostia e sul litorale romano, nel basso Lazio e nella Capitale.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.431

Paola Bellone, Tutti i nemici del Procuratore. L’omicidio di Bruno Caccia, Bari, Laterza, 2017, pp. 227
L’autrice ricostruisce l’omicidio del procuratore Bruno Caccia e il periodo storico sociale della giustizia e della malavita organizzata nel corso della durata dei processi a esso collegati. Quella che emerge è una fitta trama di relazioni pericolose tra alcuni magistrati, alcuni esponenti della criminalità organizzata e gli indagati nelle inchieste “scandalo” che in quel terribile 1983 coinvolgevano esponenti delle istituzioni, Guardia di Finanza, massoni.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.559

Gian Carlo Caselli, Il mercato del cibo, in Rocca, n. 7 (apr. 2017), pp. 34-36
Le mafie si stanno sempre più infiltrando in attività lecite come quella dell’alimentazione, dalla produzione, al trasporto, alla consegna. Ciò avviene in modo “pulito” controllando così vasti settori del mercato. Secondo l’autore l’attuale giurisprudenza appare insufficiente e andrebbe aggiornata per contrastare in modo più adeguato tale fenomeno.

Massimiliano Ferraro, Una presenza (in)visibile. ’Ndrangheta in Liguria, ingiochi sporchi Narcomafie, a. 24, n. 4 (lug.-ago. 2016), pp. 21-23
Questo articolo presenta il libro dello stesso autore, edito da Altraeconomia, “Il confine. Tra Liguria e Toscana, dove le mafie si fanno in quattro”. Nell’articolo viene tratteggiata la storia dell’infiltrazione della criminalità calabrese nel territorio ligure al confine con la Toscana e si offre un quadro aggiornato della situazione. L’autore contesta il fatto che, nonostante la presenza del racket sugli esercizi commerciali e l’infiltrazione della criminalità nella politica siano evidenti, la magistratura non è ancora arrivata a definire il fenomeno come “mafioso”.

Roberto Montà … [et al.], Amministratori sotto tiro. Rapporto 2016, Grugliasco, Avviso Pubblico, 2017, pp. 128
Attraverso dati statistici e interviste ad alcuni amministratori pubblici, il libro intende offrire un rapporto delle minacce da parte della criminalità organizzata di cui sono vittime gli amministratori pubblici in Italia.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.374

Andrea Leccese, Mafia & Co. Riflessioni sul capitalismo criminale, Roma, Armando, 2016, pp. 96
Partendo dalla considerazione che la nostra società del consumo offre l’humus culturale più favorevole all’attecchimento della delinquenza organizzata di tipo mafioso, che può quindi radicare ovunque, l’autore getta luce sulla dimensione economica del fenomeno, allo scopo di individuare concretamente le soluzioni più efficaci per combatterlo.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.397

Aspetti pedagogici, psicologici e sociologici

Marta Quagliuolo, Due o tre cose che ho imparato sulla “cultura mafiosa”.E-book FrancoAngeli Riflessioni antropologiche su un provvedimento giudiziario, in Minorigiustizia, n. 1 (2018), pp. 134-142
Dal 2012 il Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria ha dato avvio a un nuovo orientamento giurisprudenziale, nel tentativo di censurare il modello educativo mafioso. Il presente articolo riporta, in merito, alcune riflessioni antropologiche emerse a partire dalla lettura critica dei documenti giudiziari e dall’ascolto delle voci degli “addetti ai lavori”, sia in ambito giudiziario sia in quello dei servizi. I dati, raccolti nel corso di una ricerca etnografica sul campo, tra Reggio Calabria e Messina, dove è collocata la Comunità Alloggio “Antoniana”, che accoglie minori di ‘ndrangheta, evidenziano la presenza di una vera e propria cultura mafiosa, con uno specifico modello educativo, nel quale il ruolo della madre è quello di trasmettere i valori mafiosi ai figli maschi. Proprio la complicità tra madri e Stato sta portando allo sviluppo di una contro-pedagogia della morte e della violenza.

Mario Cardano, Martina Panzarasa, Mafia, fra biografia, storia e politica, in Rassegna Italiana di Sociologia, A. 59, n. 1 (gen.-mar. 2018), pp. 171-183
Gli autori, sociologi, sviluppano una presentazione critica di due studi sulle mafie: “A colloquio con Gaspare Spatuzza. Un racconto di vita, una storia di stragi” di Alessandra Dino (Il Mulino, 2016) e “Vita di mafia. Amore, morte e denaro nel cuore del crimine organizzato” di Federico Varese (Einaudi, 2017). I due lavori sono accomunati dall’evidenza del legame tra una singola storia di vita e il contesto sociale e storico di cui essa è parte. L’articolo analizza in chiave critica sia l’impianto metodologico che il piano sostantivo dei due libri.

A cura di Calogero Iacolino, Il corpo in relazione, in Narrare i gruppi, n.1 (2018) – on line, vol. 13, pp. 7-124
Questo numero della rivista parla del corpo in relazione nelle attività sportive, del corpo come sede della mente relazionale individuale e familiare e come punto di partenza per una elaborazione simbolica che possiamo riscontrare nei sogni e nei temi onirici presenti nei sogni. Si segnala l’articolo a firma di Girolamo Lo Verso: “Il rapporto mente-corpo-relazione: l’esempio del fondamentalismo mafioso”.

Girolamo Lo Verso, La psicologia mafiosa: un fondamentalismo nostrano,psicologia maf Trapani, Di Girolamo, 2017, 91 p.
Scrutando la struttura di personalità degli uomini di Cosa Nostra, l’autore cerca di cogliere il fondamento psicologico del comportamento mafioso, provando a costruire e “battezzare” categorie scientifiche e analitiche generalmente assenti dagli scaffali. Per far ciò si è servito della sua lunga esperienza in materia e in particolare dello studio di perizie psichiatriche, di gruppi di ricerca-intervento, di esperienze e supervisioni terapeutiche e del lavoro con vittime delle mafie e associazioni che lavorano sul campo. Girolamo Lo Verso, noto per i suoi studi sulla psicologia degli appartenenti a Cosa Nostra, è gruppoanalista e docente all’Università di Palermo.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.446

A cura di Gioacchino Lavanco, Comunità, addio?, in Psicologia di Comunità, n. 1 (2018), vol. 14, pp. 9-88
I contributi raccolti nella monografia propongono riflessioni sul tema del significato della psicologia di comunità nella società odierna, dove il passaggio alle reti e alle aggregazioni on-line mette in dubbio la definizione stessa di comunità. Si segnala “Sistema mafioso e anticomunità. Percorsi per leggere le comunità criminali” di Gioacchino Lavanco et al.

mafia e psiGiuseppe Craparo, Anna Maria Ferraro, Girolamo Lo Verso, Mafia e psicopatologia. Crimine, vittime e storie di straordinaria follia, Milano, Franco Angeli, 2017, pp. 182
La mafia è un’organizzazione psicopatologica oppure no? Articolandosi fra dati di ricerca, esemplificazioni cliniche e riflessioni teoriche sulle organizzazioni mafiose e sulle vittime di mafia, il volume si propone a un ampio pubblico di lettori, non solo specialisti, interessato a comprendere se e quali siano le dinamiche “psicopatologiche” che qualificano il fenomeno mafioso. Nei membri della mafia emergono soprattutto formazioni identitarie noi-centriche che ostacolano qualsiasi forma di crescita emotiva e autonoma: indifferenza relazionale, distacco emotivo, scissione psicologica fra ciò che è buono (la mafia) e ciò che è cattivo (chi si oppone ad essa).
Collocazione Biblioteca: MAF.01.439

Salvatore Casabona, Pedagogia dell’odio e funzione educativa dei genitori. Studio di diritto comparato su mafia e radicalizzazione jihadista, Milano, Giuffrè, 2016, pp. 154
Il libro analizza la responsabilità genitoriale e la funzione educativa nell’ordinamento giuridico italiano rispetto alla questione delle famiglie e dei minori di mafia, paragonandolo al Parental Responsability e educazione all’estremismo violento in Inghilterra, nonché all’Autorité parentale e radicalizzazione jihadista in Francia. Nella conclusione un’analisi della funzione educativa dei genitori rispetto ai temi trattati.
Collocazione Biblioteca: MAF.03.124

A cura di Mario Schermi, Crescere alle mafie. Per una decostruzione della pedagogia mafiosa, Milano, Franco Angeli, 2016, pp. 204
Si cresce pur sempre “a” qualcuno. L’altro è il termine, il luogo, il tempo in cui si viene al mondo. Quasi non si desse altra possibilità di esistere, se non presso qualcun altro. Nascere, crescere a qualcuno ne determina il senso e le possibilità, che solo gesti o movimenti estremi possono mettere in discussione. Crescere alle mafie, per una moltitudine di persone, segna, “quasi” senza rimedio, le biografie singolari e le storie delle comunità. Vi si nasce dentro, senza poterne più uscire e, quindi, in un certo senso, anche vi si muore dentro. Il tentativo di questo libro è di interrogare le premesse, le condizioni, le promesse di un crescere alle mafie che si fa educazione. L’esplorazione e la lettura delle mafie imbastite nel testo consentono a operatori sociali ed educatori di problematizzare gli itinerari necessitati del crescere alle mafie, come pedagogie al limite e di mettersi alla ricerca di possibili piste di intervento educativo, nell’orizzonte di una crescita plurale, nel senso della democrazia.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.372

Giovani e mafie

rinnegaGiovanni Tizian, Rinnega tuo padre, Roma, Laterza, 2018, pp. 208
Per un boss la famiglia conta più dei soldi e del potere. Perché mogli, figli, nipoti garantiscono la continuità dell’impero. La ’ndrangheta – la mafia più potente e ramificata al mondo – fonda la sua forza sui vincoli di sangue. È molto più di un semplice fenomeno criminale: è una cultura intrisa di violenza e di morte che si tramanda di generazione in generazione. Oggi però ammaestrare la prole con le leggi non scritte del crimine ha delle conseguenze irreversibili: l’allontanamento dei minori dal nucleo familiare. È questo il nuovo fronte della lotta alle cosche. Una guerra senza esclusione di colpi, che si combatte dall’ufficio di frontiera del Tribunale dei minorenni di Reggio Calabria. Dal 2012 sono quasi 50 i giovani strappati dai padrini. Questo è il racconto delle loro vite: un viaggio-inchiesta (con documenti e interviste esclusive) nell’abisso di famiglie falcidiate da un distorto senso dell’onore. Storie di figli che rinnegano i padri e di madri coraggiose che hanno scelto di abbandonare al proprio destino i mariti fedeli solo alla legge del clan.
In arrivo in Biblioteca.

Fiorella Farinelli, L’urlo sanguinoso di Napoli. Baby gang, in Rocca, a. 77, n. 4 (feb. 2018), pp. 28-30
L’autrice considera la delinquenza minorile in determinati quartieri di Napoli in relazione anche a recenti fatti di cronaca. Dopo una breve dissertazione sulle cause economiche e sociali, affronta la reazione che si è fatta sentire da parte della popolazione. Oltre a un rinforzo delle forze di polizia come forma di risposta, si riscontra che numerosi centri possono togliere i minori dalle strade: oltre alle scuole, vi sono palestre, corsi di formazione, centri di aggregazione.

ripartireFranca Panuccio, Liberi di scegliere: un progetto per i minori figli di ‘ndrangheta che vivono in situazioni di pericolo, in Lavoro sociale, n. 3 (giu. 2017), vol. 17, pp. 60-61
L’articolo espone brevemente il progetto “Liberi di scegliere” che prevede l’allontanamento dalla Calabria di minori che si trovano in situazioni di pericolosità sociale. Ciò è possibile grazie ad alcune associazioni non governative fra cui “Libera”.

Nando dalla Chiesa, La Forza dirompente dell’università, in Narcomafie, n. 2 (mar.-apr. 2017), pp. 30-34
L’autore, docente universitario, tratta il tema del ruolo dell’università nella lotta alla mafia. Attraverso i docenti, gli studenti e i ricercatori il mondo accademico può proporre corsi e tesi di laurea inerenti alla criminalità organizzata ed esportare anche all’estero sapere antimafioso; secondo l’autore, per combattere la mafia non bastano le “persone con la divisa”, ma servono cittadini adeguatamente formati e disseminati nella classe dirigente del paese.

A cura di Maria Sinatra e Lucia Monacis, Procrastinazione e comunità, in Psicologia di Comunità, n. 1 (2017), vol. 13, pp. 11-80
Si tratta di una monografia composta da cinque articoli che indagano il concetto della procrastinazione (tendenza a rinviare volontariamente una decisione o l’esecuzione di un’attività) in ambito psicologico. Si segnala in particolare: “Autosabotaggio e procrastinazione: strategie di prevenzione del sentire mafioso”, di Gioacchino Lavanco et al. Partendo dal concetto di legalità, nell’articolo si analizza il contesto sociale giovanile violento, attraverso lo studio di un campione di 956 ragazzi di scuola superiore appartenenti a gruppi e bande giovanili, e viene indagata la relazione tra sentire mafioso e procrastinazione, con l’intento di fornire spunti per possibili strategie di intervento. Si veda anche “La percezione del fenomeno mafioso in relazione al disimpegno morale e valoriale in due gruppi di adolescenti siciliani” di Calogero Iacolino e altri, in Narrare i gruppi, a.11, n. 2 (dic. 2016) – on line, pp. 200-211.

Manuela Galletta, La violenza dei baby boss. Boss emergenti, in Narcomafie, n. 3narcomafie inafferrabili (mag.-giu. 2016), pp. 11-14
A Napoli la camorra si fa sempre più spavalda e aggressiva: Secondigliano si fregia del triste primato di ospitare un “nuovo” clan che ricalca sempre più il modello delle gang americane. Sono clan nelle mani di giovanissimi, che si sono fatti largo in città, bruciando tutte le tappe della tradizionale scalata gerarchica (da pusher a boss nel volgere di poco tempo), approfittando del vuoto lasciato da cosche sbriciolate e da clan che hanno perso capi con annesso direttorio.

Fabrizio Feo, Donatella d’Acapito, Napoli ‘O Sistema. Inchiesta, in Narcomafie, a. 23, n. 5 (nov.-dic. 2015), pp. 31-47
A Napoli sono in atto nuove strategie criminali e nuove alleanze. Gli assetti cambiano velocemente e vengono reclutati giovani che preferiscono sparare piuttosto che studiare, allettati dai guadagni facili e dal ‘prestigio’. Sono perciò innumerevoli i fatti di sangue, fatti di fronte ai quali non si può rimanere indifferenti, ma è necessario affiancare alle azioni di contrasto una cultura capace di costruire una società alternativa alle mafie. Gli articoli compresi nell’inchiesta sono: “Territori contesi” e “Affari di clan” di F. Feo; “Giovani boss” e “DNA campano” di D. D’Acapito.

Michela Mancini, Minori di ‘ndrangheta, in Narcomafie, a. 23, n. 1 (gen.-feb. 2015), pp. 27-40
Il destino dei bambini della ‘ndrangheta è quello di crescere in famiglie in cui la violenza è il pane quotidiano, con padri e fratelli in carcere o morti ammazzati, e madri piangenti e gridanti vendetta. Occorre intervenire sulla loro tutela per spezzare il vincolo di sangue che alleva nuove reclute dell’organizzazione. L’inchiesta qui pubblicata analizza tre differenti modi di intervenire sul tema: la ribellione delle madri, che rinnegando la ‘ndrangheta possono dare ai figli la più grande lezione di vita; i provvedimenti del Tribunale dei minori di Reggio Calabria per allontanare provvisoriamente alcuni minori dalle famiglie di ‘ndrangheta; la rete di sostegno per i ragazzi appartenenti a famiglie mafiose creata col progetto “Liberi di scegliere”, che coinvolge magistratura, psicologi, educatori e volontari di Libera, della Caritas, dell’Associazione Giovanni XXIII e di Addio Pizzo Sicilia.

Narcotraffico

Piero Innocenti, Roma e Milano, due piazze appetibili del narcotraffico, in Segno, A. 44, n. 396-397 (giu.-lug. 2018), pp. 43-44
L’articolo sintetizza la situazione del narcotraffico in Italia (in particolare nelle città di Roma e Milano), descritta nella “Relazione Annuale al Parlamento 2017 sullo stato delle tossicodipendenze in Italia” della Direzione centrale per i servizi antidroga.

European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction, Improved drug supply indicators for Europe. Progress report, Lussemburgo, Publications Office of the European Union, 2018, pp. 18
La relazione fornisce una sintesi dei principali risultati della valutazione dei progressi compiuti dagli Stati membri dell’UE, dalla Norvegia e dalla Turchia, in merito all’implementazione degli indicatori sul traffico di droga. Gli indicatori sono stati elaborati e rivisti dall’OEDT in linea con le conclusioni del Consiglio del novembre 2013. La relazione fornisce anche una panoramica dello scopo e degli obiettivi della raccolta di dati sul traffico raccolti dall’OEDT.

A cura di Libera Bologna e Libera Informazione, a cura di Sofia Nardacchione, R.I.G.A. rigaBologna crocevia dei traffici della droga, Bologna, Libera, 2018, 51 p.
L’Emilia Romagna è un importantissimo territorio di transito del narcotraffico e Bologna rappresenta uno degli snodi fondamentali: gli arresti che coinvolgono Bologna non riguardano solo lo spaccio, ma anche traffici internazionali di droga, proveniente da tutte le parti del mondo. R.I.G.A. (Report e Inchiesta del Giornalismo Antimafia) è un lavoro di inchiesta e approfondimento di Libera su quello che accade sul territorio bolognese, un mercato ricchissimo, che richiama e attrae persone che vogliono consumare. Nello specifico il report tratta di spaccio, traffico di cocaina, riciclaggio, riflessioni sul territorio e le politiche. Riga in bolognese significa anche “Basta!” ed è questo il messaggio che Libera vuole trasmettere a proposito di traffico di droga e narcomafie.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.565

Piero Innocenti, Xi Jinping alle prese con corruzione e narcotraffico, in Segno, A. 45, n. 393 (mar. 2018), pp. 44-47
L’attuale presidente cinese ha impresso, sin dal primo mandato, una forte accelerazione al paese e oggi la Cina è la seconda economia al mondo, con una notevole influenza politica e militare. Ma all’interno del paese ci sono seri problemi, che frenano la realizzazione del “sogno cinese”: riciclaggio di denaro sporco e corruzione, il narcotraffico e la tossicodipendenza.

istatIstituto Nazionale di Statistica (ISTAT), L’economia non osservata nei conti nazionali. Anni 2012-2015, ISTAT, 2018, pp. 23
Il Report fornisce informazioni statistiche aggiornate sull’economia non osservata (Non-observed economy – NOE) in Italia nel periodo 2013-2016. Con tale termine, l’ISTAT fa riferimento a tutte quelle attività economiche che, per motivi differenti, sfuggono all’osservazione statistica diretta. Le maggiori componenti della NOE sono rappresentate dal sommerso economico e dall’economia illegale, a loro volta suddivisi in macro-settori; il sommerso statistico e l’economia informale ne completano lo spettro. Per ogni settore preso in considerazione, il report fornisce dati relativi a produzione, valore del prodotto e impiego.

International Narcotic Control Board, Report of the International Narcotics Control Board for 2017, Vienna, United Nations, 2018, pp. 50
Il documento fornisce un resoconto completo della situazione globale della droga, analizza le tendenze dell’abuso di droga e del traffico di droga e suggerisce le necessarie misure correttive. Sono presenti indicazioni per il trattamento, la riabilitazione e il reinserimento sociale per i disturbi da consumo di droga, tutte componenti essenziali della riduzione della domanda di droga; viene spiegato il funzionamento del sistema internazionale di controllo della droga; viene analizzata la situazione del narcotraffico nei cinque continenti e infine vengono riportate le raccomandazioni ai governi, alle Nazioni Unite e ad altre organizzazioni internazionali e regionali competenti.

Alejandro Solalinde con Lucia Capuzzi, I narcos mi vogliono morto, Messico, unnarcos prete contro i trafficanti di uomini, Bologna, Emi,, 2017, pp. 175
Ogni anno in Messico transitano mezzo milione di migranti senza permesso che dal Centro America, in preda alla violenza, tentano di raggiungere gli Stati Uniti in cerca di un futuro migliore. Sulla loro strada trovano la ferocia dei narcos, banditi che – oltre a far soldi con la droga – si arricchiscono sulla pelle dei migranti grazie a rapimenti, traffici di organi, schiavismo e prostituzione. Raccontata per la prima volta in questo libro da Lucia Capuzzi (giornalista di “Avvenire”), la vicenda di padre Alejandro Solalinde, che ha denunciato i soprusi dei trafficanti e vive sotto scorta, si intreccia con quella dei ventimila migranti rapiti ogni anno in Messico, uomini, donne e bambini che spariscono nel nulla, e con quella dei ventimila “indocumentados” accolti da questo prete tenace.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.371

Paolo Nencini, La minaccia stupefacente. La storia politica della droga in Italia, Bologna, Il Mulino, 2017, pp. 360
Paese non produttore, l’Italia rimase al riparo dalla diffusione della droga fino alla Grande Guerra, quando la cocaina si infiltrò nei locali alla moda delle grandi città. Ciò non le impedì di partecipare al processo diplomatico che pose le basi del controllo internazionale sul traffico degli stupefacenti, non solo per accrescere il proprio prestigio internazionale, ma anche per la posizione geografica, che la esponeva al transito tra le zone di produzione e i mercati europei e nordamericani. Attingendo a fonti d’archivio politico diplomatiche e alla letteratura sanitaria, il libro ricostruisce per la prima volta le vicende della droga in Italia tra la fine dell’Ottocento – quando era già ben radicato l’uso voluttuario di oppio, morfina e cocaina al di là delle Alpi – e il 1970, quando esplose la grande epidemia di abuso di eroina.
Collocazione Biblioteca: 17869

Piero Innocenti, Il grande buco nero del narcotraffico internazionale, in Segno, n. 376/377 (giu.-lug. 2016), pp. 77-78
Secondo l’autore l’attività criminale più redditizia al mondo è oggi il mercato delle droghe. La rotta africana si è sviluppata grazie al mancato controllo delle frontiere. Il piatto forte africano sulle droghe riguarda sicuramente le metanfetamine. Attratti da una situazione estremamente favorevole per attività illecite di ogni tipo, anche esponenti delle mafie italiane sono emigrati in Africa e vi si sono insediati stabilmente. L’Unione Europea avrebbe dovuto seguire da tempo il narcotraffico, per contrastare le organizzazioni criminali, locali e straniere, che lo gestiscono spesso con la complicità di organismi e politici locali corrotti.

cocaineEMCDDA, Cocaine trafficking to Europe. Perspectives on drugs, LisbonaEMCDDA, 2016, pp. 6
La cocaina è la droga stimolante illegale consumata più comunemente in Europa, con circa 3,6 milioni di consumatori adulti (di età compresa fra i 15 e i 64 anni) nell’ultimo anno. È la seconda droga più sequestrata in Europa dopo la cannabis. Il traffico di cocaina verso l’Europa è effettuato da gruppi criminali organizzati, le cui caratteristiche sono la diversità e l’adattabilità. Sono gruppi innovativi e abili nel trasferire e modificare sia le rotte del traffico che le modalità operative per aggirare le attività delle forze dell’ordine. Sono rapidi nell’identificare e sfruttare nuove opportunità di narcotraffico, come lo sfruttamento della nuova tecnologia e dei nuovi metodi per facilitare l’accesso ai container marittimi con carichi di cocaina (per esempio inserendola in bagagli all’insaputa dei proprietari degli stessi) e per dissimularla (per esempio incorporando cocaina liquida in materiali per estrarla in un secondo tempo). Inoltre spostano sovente anche le rotte di transito e i punti di immagazzinaggio per sfruttare la presenza di controlli inefficaci alle frontiere e le zone dove l’instabilità e il malgoverno rendono deboli le forze dell’ordine.

Marina Tzvetkova … [et al.], Strategies for a risky business: How drug dealers manage customers, suppliers and competitors in Italy, Slovenia and Germany, in International Journal of Drug Policy, mag. 2016 – on line, pp. 90-98
Il presente lavoro intende indagare sulle attività del traffico di droga, attraverso interviste a spacciatori e trafficanti in carcere in Italia, Slovenia e Germania. Esso attinge a 135 interviste effettuate a detenuti maschi incarcerati per reati connessi alla distribuzione o alla vendita di eroina o cocaina. La maggioranza degli intervistati, appartenenti a differenti nazionalità, sono spacciatori al dettaglio e di strada, ma il campione comprende anche importatori e grossisti. La maggioranza degli spacciatori di ciascuno dei tre paesi riferisce di avere più di un fornitore regolare, in grado di rispondere a periodi di scarsa o abbondante offerta senza perdere la clientela. La ricerca è stata effettuata come parte del Reframing Addictions Project (ALICE-RAP) finanziato dalla Commissione Europea. L’articolo descrive e commenta i dati raccolti.
Disponibile in pdf in Biblioteca.

Educazione alla legalità

Kristian Caiazza e Michele Gagliardo, Sulle tracce dell’educazione. Persone,tracce contesti, relazioni, Torino, Edizioni Gruppo Abele, 2018, pp. 183
L’essere umano, nel suo percorso di crescita, è un esploratore che parte alla ricerca di mondi “sconosciuti”. Per questo l’esperienza di chi educa si alimenta del confronto, della tensione verso ciò che non si conosce, dell’andare altrove per poi tornare e riflettere, rielaborare e contestualizzare ciò che si è appreso. Il testo è dunque un viaggio nei principali contesti educativi – famiglia, scuola, comunità, politica – fatto di interviste, racconti e analisi. Nella seconda parte del libro si trovano infatti alcune esperienze di educativa di strada in contesti permeati dalla mafia, di doposcuola tra pari e di educazione attraverso il modello economico. L’obiettivo è proporre strumenti e stimoli a chi vive l’esperienza dell’educare, per interpretare la realtà in cui opera e promuovere, dove possibile, condizioni di maggior benessere. Gli autori sono rispettivamente il responsabile del Progetto Giovani del Gruppo Abele e il responsabile nazionale per la formazione dell’associazione Libera.
Collocazione Biblioteca: 18205

Vittorio V. Alberti; saggio introduttivo di Giuseppe Pignatone; postfazione di Don Luigi Ciotti, Pane sporco. Combattere la corruzione e la mafia con la cultura, Milano, Rizzoli, 2018, 231 p.
Nella sua appassionata denuncia, Vittorio Alberti affronta alla radice la piaga originaria che consuma la società italiana e mina alle basi qualunque prospettiva di progresso civile. E la radice va ricercata proprio in una cultura che disprezza il merito, la riflessione, la ricerca della bellezza in nome di miopi interessi personali o di gruppo. È contro la cultura della mafia e della corruzione che è indispensabile battersi, come sostengono nel saggio introduttivo il procuratore della repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, e nella postfazione il fondatore dell’associazione Libera, don Luigi Ciotti
Collocazione Biblioteca: MAF.01.449

A cura di Giulia Tosoni e Roberta De Cesare – Ed-Work, Schermi in classe. Mediaschermi in classe literacy ed educazione alla cittadinanza, Torino, Edizioni Gruppo Abele, 2018, pp. 62
“Schermi in classe”, ideato da Cinemovel Foundation, porta il cinema su grande schermo e in formato digitale direttamente agli studenti, allestendo sale multimediali nelle scuole, puntando a restituire al cinema e ai contenuti audiovisivi nati nel web una dimensione di aggregazione sociale. “Percorsi di legalità” è una declinazione tematica di Schermi in classe: Cinemovel ha operato in tre scuole dell’Emilia Romagna, stimolando gli studenti in un racconto partecipativo rivolto alla definizione di un immaginario collettivo sui temi legati alla criminalità organizzata, servendosi innanzi tutto del contributo dell’artista Vito Baroncini. Il libro vuole essere il racconto e il bilancio di cinque anni di attività affidato ad Ed-Work, associazione finalizzata al sostegno della progettazione educativa e formativa. Il libro si avvale anche di contributi, sotto forma di interviste, con formatori ed esperti coinvolti nel progetto. L’introduzione è di Luigi Ciotti.
Collocazione Biblioteca: MAF.06.375

Laura Corazza, Alessandro Zanchettin, Educazione alla cittadinanza: promuovere legalità e democrazia. Percorsi formativi per le scuole. Crescere insieme per conoscersi – educazione, scuola, formazione, in Educazione interculturale, n. 2 (mag. 2016) – on line
Grazie alla legge della Regione Emilia Romagna del 9 maggio 2011, n. 3, recante “Misure per l’attuazione coordinate delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine organizzato e mafioso, nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile”, è stata avviata nel 2012 una ricerca che ha portato alla produzione di materiale didattico multimediale e a percorsi formativi per le scuole secondarie di secondo grado. Le finalità di tali percorsi consistono nella stimolazione di riflessioni e di approfondimenti relativi alla cultura mafiosa e nella generazione di comportamenti orientati alla responsabilità sociale e al rispetto dei diritti.

Antimafia

Egidio Lorito, Intervista a Franco Roberti ex procuratore nazionale dell’Antimafia, in Il Tetto, n. 323-324 (gen.-apr. 2018), pp. 15-23
L’intervista a Franco Roberti, ex procuratore nazionale dell’Antimafia da parte di Egidio Lorito fa il punto della situazione sulla attuale diffusione della ‘ndrangheta e sulle azioni di contrasto.

Alessandro Bergonzoni … [et al.], “Contromafie. Corruzione.” Plenaria 2-4ragazzi sistema febbraio 2018, in Narcomafie, A. 25, n. 1 (gen.-feb. 2018), pp. 7-49
Nella presente monografia vengono proposti alcuni interventi effettuati a Contromafiecorruzione, plenaria tenutasi a Roma dal 2 al 4 febbraio 2018 e promossa da Libera. L’evento rappresenta un momento di confronto tra le istituzioni e la società civile responsabile, un luogo di dialogo e di presa di posizione. Come nelle edizioni passate, ancora una volta è protagonista il movimento antimafia, trasversalmente rappresentato dalle associazioni alle realtà della cooperazione, dal mondo della scuola e dell’università, cittadini di ogni età e professione, tutti tenuti insieme da un filo rosso: avere a cuore la lotta alle mafie e alla corruzione e usare le proprie energie e il proprio impegno per agire il cambiamento necessario, con un occhio di riguardo anche a quanto accade in Europa.

La mafia calabrese è presente dappertutto, in Segno, A. 45, n. 392 (feb. 2018), pp. 51-53
Nelle edizioni precedenti della relazione annuale della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) la parte introduttiva era riservata alla mafia siciliana. Ora, invece, il primato di mafia più potente in Italia e nel mondo è calabrese. Principale fonte di finanziamento resta il traffico internazionale di stupefacenti e praticamente tutte le regioni italiane sono controllate dalla criminalità delle ‘ndrine. Secondo l’autore per intervenire efficacemente, oltre all’impegno di forze di polizia, degli investigatori DIA e delle direzioni antimafia, serve la presenza di una classe politica preparata, che sappia affrontare questa grave situazione.

potereA cura di Giovanna Torre; introduzione di Enzo Ciconte, Il potere relazionato. Dialoghi sulle mafie di ieri e di oggi, Pavia, Santa Caterina, 2018, 143 p.
Che cosa unisce le mafie di ieri e di oggi? Il fatto di essere non un potere alternativo a quello istituzionale, ma relazionato con esso. Ne trattano giornalisti, magistrati, politici e storici (da Bolzoni a Prestipino) in questo volume, che fa anche un bilancio di trentacinque anni della legge 416 bis (con interventi di Rognoni, La Torre e Dalla Chiesa) e affronta le sfide attuali della Procura Nazionale Antimafia nelle parole di chi vi ha dedicato la carriera, Roberti. Una parte è dedicata alle origini delle stragi del ’92 e al Maxiprocesso di Palermo (con testi di Ayala e Guarnotta) e ai venticinque anni di corruzione e anticorruzione, da Tangentopoli all’A.N.AC, con il magistrato Cantone e il giornalista Ferrarella. Perché capire è la migliore arma per combattere la mafia.

Roberto Maria Sparagna, La mafia silente, in Narcomafie, n. 2 (mar.-apr. 2017), pp. 36-47
L’autore, magistrato presso la Direzione distrettuale antimafia della Procura di Torino, tratta il tema della criminalità organizzata nel Nord Italia, dove la sua presenza è più subdola che altrove, manifestandosi non attraverso omicidi, attentati ed estorsioni, ma nell’investimento e sfruttamento delle risorse. In particolare, l’autore tocca il tema della presenza della ‘ndrangheta in Piemonte, descrivendone l’organizzazione e alcune operazioni di contrasto come Minotauro.

Nando dalla Chiesa, Una strage semplice, Milano, Melampo, 2017, pp. 236strage
Il libro vuole ricostruire e ricordare la strage di Capaci e la sua continuazione, via D’Amelio, sulla spinta di una complicata combinazione di sentimenti e di bisogno di testimonianza civile. Procede per sintetici riferimenti storici, seleziona i principali elementi di contesto e prova a coordinarli tra loro chiedendo più volte aiuto alla memoria; una memoria, anche visiva, resa viva dalla partecipazione intensa, a vario titolo, agli avvenimenti di quegli anni e ai duri conflitti che li segnarono. Quella che portò a morte prima Giovanni Falcone e poi Paolo Borsellino fu, secondo l’autore, una strage semplice, frutto di una logica lineare, che vide convergere Sud e Nord, economia e politica.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.561

Giuseppe Di Lello, Il metodo Falcone contro cosa nostra, in Segno, a. 43, n. 386 (giu. 2017), pp. 7-14
L’autore, magistrato, negli anni ’80 ha fatto parte del pool antimafia di Palermo insieme a Falcone e Borsellino, dei quali intende spiegare il metodo di lavoro. In discontinuità con le prassi di allora, il gruppo di magistrati guidati da Chinnici e Caponnetto si impegnò nel colpire il potere di Cosa nostra a Palermo e in Sicilia attraverso un intenso lavoro scientifico che sfatò il mito della mafia imprendibile e motivò il pentitismo degli associati. Secondo l’autore, Falcone fu ucciso per quello che aveva fatto e che avrebbe ancora potuto fare. Si veda anche: Giovanni Falcone, Marcelle Padovani, Falcone, 25 anni dopo, in Segno, a. 7, n. 42-43 (ago.-set. 2017), pp. 100-104 e Franca Imbergamo, Lo Stato delle cose, in Narcomafie, n. 2 (mar.-apr. 2017), pp. 48-49

_impresaGiovanni Maria Mazzanti, Rebecca Paraciani, L’impresa confiscata alle mafie. Strategie di recupero e valorizzazione, Milano, Franco Angeli, 2017, pp. 93
ll crescente numero di imprese confiscate alla criminalità organizzata ha reso sempre più rilevante il tema del loro riutilizzo. Se infatti la confisca è un’affermazione dello Stato sulla criminalità organizzata, il recupero e la valorizzazione dell’impresa rappresentano il successo completo. Il volume presenta alcuni dei casi più significativi, insieme alle scelte istituzionali, imprenditoriali, legislative, procedurali e organizzative in grado di migliorare l’attuale sistema.
Collocazione Biblioteca: MAF.01.433

Sandro De Riccardis, La mafia siamo noi, Trento, Add, Trento, 2016, pp. 238
Spesso si parla di “infiltrazione” delle mafie, come se qualcosa di infetto entrasse in un tessuto sano, ma sono tante le fasce della società invischiate nella zona del compromesso e della contiguità. La mafia è una presenza pervasiva, una rete che tiene insieme le molte figure che fanno funzionare l’economia, la politica, la società. Seguendo il percorso delle inchieste, Sandro De Riccardis, giornalista di Repubblica, disegna una mappa del fenomeno mafioso e del movimento antimafia tra il nord e il sud, raccontando le storie di chi – con «sottile coscienza» – custodisce lo spazio in cui vive e decide di agire. Le storie che racconta questo libro dicono che l’impegno condiviso di cittadini che credono in un progetto di riscatto è più forte della paura e dell’intimidazione.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.557

Ambiente

Gian Carlo Caselli, Dalla pentola dell’agropirateria alla brace delle agromafie, in Rocca, A. 78, n. 1 (gen. 2019), pp. 36-38
La criminalità economica nel settore agroalimentare è sempre di più in mano alla malavita organizzata che si serve molto della comunicazione on-line. La normativa italiana nel settore appare insufficiente ed andrebbe riformata con una maggiore tracciabilità di dati nelle etichette dei prodotti.

Marina Forti, Malaterra. Come hanno avvelenato l’Italia, Roma, Laterza, 2018, pp.mala terra 197
Per decenni gli scarti delle attività industriali sono finiti nella terra che abitiamo. Il fumo delle ciminiere ha impestato l’aria; gli scarichi hanno avvelenato l’acqua. Conviviamo, e conviveremo a lungo, con la diossina nei giardini pubblici, il piombo nei terreni, il Pcb e gli idrocarburi nelle falde idriche. Marina Forti ci porta in alcuni dei luoghi più inquinati d’Italia e ce ne racconta la storia, le bonifiche mancate, la mobilitazione dei cittadini, l’emergere di una coscienza ambientalista, lo scontro tra le ragioni del lavoro e quelle della salute.
In arrivo in Biblioteca.

Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente, Ecomafia 2018. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, Milano, Ambiente, 2018, 242 p.
La rete per la legalità di Legambiente contro la criminalità ambientale aderisce a Libera ed è impegnata contro l’effetto serra, l’inquinamento, le ecomafie e l’abusivismo edilizio. Il libro affronta diversi temi: l’illegalità ambientale, i delitti ambientali: l’applicazione della legge 68/2015, l’impatto della corruzione sul territorio, l’ecomafia: identikit del fenomeno, i ladri di biodiversità, i trafficanti di rifiuti, l’Italia abusiva, le filiere illecite nell’agroalimentare, il saccheggio illecito del patrimonio culturale, gli shopper illegali, ambientalisti sotto tiro.

Tatiana Giannone, Una Puglia di bene, in Narcomafie, a. 25, n. 1 (gen.-feb. 2018), pp. 50-57
Da alcuni anni, Libera sta monitorando la situazione dei beni sequestrati, confiscati, assegnati e destinati. Un lavoro che abbraccia tutte le regioni. Nel presente articolo viene raccontata la storia di alcune realtà riutilizzate socialmente in Puglia.

Gian Carlo Caselli, Dalla terra alla tavola, in Narcomafie, n. 2 (mar.-apr. 2017), pp. 14-19
L’autore, magistrato, attualmente presidente del Comitato scientifico della Fondazione “Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare”, affronta il tema delle agromafie. I mafiosi acquisiscono e consolidano il controllo di ogni segmento della filiera agroalimentare: terreni, acqua, trasporto, distribuzione, ristorazione, orientamento dei gusti e delle preferenze del pubblico. Secondo l’autore la legislazione vigente è carente e lacunosa e deve essere urgentemente riformata per contrastare la crescita della presenza mafiosa nel settore agroalimentare italiano. Un progetto di riforma giace al Consiglio dei ministri in attesa di essere trasmesso al Parlamento.

Narrativa

angeliFederica Angeli, A mano disarmata. Cronaca di millesettecento giorni sotto scorta, Milano, Baldini & Castoldi, 2018, pp. 373
Il testo è una testimonianza di Federica Angeli, cronista di nera per le pagine romane di Repubblica, e racconta le tappe di una vera e propria sfida alla malavita. La giornalista, che spesso per il suo lavoro si è occupata dei clan locali e aveva in passato già subìto gravi minacce, assistette nel 2013 a un episodio criminale e decise di non far finta di niente. Da allora la sua vita e quella della sua famiglia vennero stravolte e le venne assegnata una scorta. La storia giudiziaria di cui è protagonista, fino alle più recenti sentenze, ci parla di una possibile seppur faticosa vittoria, ottenuta con l’unica arma che possiede, la penna.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.568

Jole Garuti, In nome del figlio. Saveria Antiochia, una madre contro la mafia, Milano, Melampo, 2017
Il 6 agosto 1985 la mafia uccide a Palermo Roberto Antiochia, giovane poliziotto. Quel 6 agosto del 1985 cambia radicalmente la vita di Saveria, che nel nome del figlio dedica ogni energia all’impegno antimafia, per far conoscere e diffondere i valori e gli ideali del suo ragazzo. Con fatica fu presente a tutte le udienze dei processi per l’uccisione di Roberto e Ninni Cassarà e la sua testimonianza fu determinante. Saveria non tollerava alcun cedimento dello Stato alla mafia, tanto meno l’ipotesi di una trattativa, ed era subito pronta a prendere la penna o il telefono per far sentire la sua voce fremente e la sua indignazione. Anche lei decise di battersi per ottenere giustizia. E lo fece nelle scuole, dove raccontava la storia del figlio ucciso dalla mafia, i suoi ideali, la sua volontà di difendere i diritti dei più deboli, di lottare per una Italia libera e democratica.
Collocazione Biblioteca: MAF.04.560

Rosario Esposito La Rossa, Fiori d’agave. Storie di straordinaria Scampia, Napoli, Coppolafiori, 2017, pp. 214
Scampia è un quartiere di Napoli noto per la povertà e per le lotte di camorra. L’autore, giovane protagonista delle associazioni culturali di Scampia, in una serie di racconti intende narrare le storia di un quartiere attraverso i suoi protagonisti, ragazzi, mamme, detenuti, tossicodipendenti, bambini, spacciatori, maestri per manifestare la voglia di cambiamento.
Collocazione Biblioteca: MAF.05.102

Piero Ferrante … [et al.], Racconti di mafia, in Narcomafie, n. 6 (nov.-dic. 2016), pp. 3-64
L’ultimo numero di Narcomafie del 2016 raccoglie quattordici racconti più un graphic novel che, raccontando storie, affrontano diversi argomenti: dai reati ambientali alla tratta di esseri umani, dall’abbandono sociale alle diseguaglianze, dal narcotraffico alla solitudine dei testimoni di giustizia.

Roberto Saviano, La paranza dei bambini, Milano, Feltrinelli, 2016, pp. 347
Il testo narra la controversa ascesa di una “paranza” – un gruppo di fuoco legato alla Camorra – e del suo capo, il giovane Nicolas Fiorillo. Il romanzo parla di dieci quindicenni che girano Napoli in scooter, con scarpe firmate, famiglie normali e il nome delle ragazze tatuato sulla pelle; sono adolescenti, che non hanno domani e non temono il carcere né la morte, perché sanno che l’unica possibilità è giocarsi tutto, subito. Sanno che “i soldi li ha chi se li prende” e vanno alla conquista di soldi e potere. A poco a poco ottengono il controllo dei quartieri, sottraendoli alle paranze avversarie, stringendo alleanze con vecchi boss in declino. Paranza è nome che viene dal mare, nome di barche che vanno a caccia di pesci da ingannare con la luce e, come nella pesca a strascico, la paranza va a pescare persone da ammazzare. Roberto Saviano è autore di fama internazionale.
Collocazione Biblioteca: MAF. 05.99

Luigi Ciotti, La classe dei banchi vuoti, Torino, Edizioni Gruppo Abele, 2016, pp. 76banchi
Questo testo si propone di accompagnare i bambini ad aprire gli occhi sul mondo, metterli a conoscenza, con la dovuta delicatezza, anche dei suoi aspetti più brutti e dolorosi, al fine di “prepararli alla vita, porre le basi di una società di persone consapevoli e responsabili”. Ogni capitolo del libro racconta, tra parole e immagini, storie di vite spezzate dalle mafie. Nove storie a rappresentare quelle di troppe altre giovani vittime. Vicende da affidare alla memoria di tutti, anche attraverso l’impegno di chi quotidianamente combatte l’indifferenza e l’illegalità.
Collocazione Biblioteca: MAF.05.96

Ilaria Ferramosca, Chiara Abastanotti, Lea Garofalo. Una madre contro la ‘ndrangheta, Sommacampagna, BeccoGiallo, 2016, pp. 109
Questo volume racconta, a fumetti, la storia coraggiosa di Lea Garofalo, dalla scelta di diventare testimone di giustizia per garantire un futuro diverso alla figlia, al contributo di denuncia dei traffici illeciti della mafia calabrese a Milano, al suo assassinio per volontà del padre di sua figlia.
Collocazione Biblioteca: MAF.05.95