Aggiornata a dicembre 2017 –  a cura di Paola Moriondo e Elisabetta Bosio

I materiali (libri, articoli di riviste e documentazione), elencati in ordine decrescente per anno di pubblicazione, sono disponibili presso la Biblioteca del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento della Biblioteca. L’elenco proposto non esaurisce quanto posseduto in biblioteca sul tema in oggetto.

I percorsi tematici proposti sono i seguenti:

 Studi sui gruppi: aspetti teorici

9788874667604_0_0_1426_75Perna Colamonico, Il gruppo. Apprendere mediante l’esperienza, Carocci Faber, Roma, 2017, pp. 271
Non individui isolati, ma persone in relazione: la vita degli esseri umani dipende dal cibo, dall’aria, dal sonno, dal denaro e necessariamente anche dalle relazioni. È fondamentale assumere consapevolezza di questa interconnessione, perché quando viene a mancare la relazione si crea un vuoto che nuoce a tutta la comunità sociale. Obiettivo del volume è offrire ai professionisti del settore e a tutti coloro che sono interessati ai funzionamenti dinamici e strutturali dei gruppi (amicali, familiari, professionali) le motivazioni per ricercare e cogliere le occasioni relazionali, nel qui e ora, del kairos (opportunità), ossia la possibilità di riconoscere i propri desideri, inizio fondamentale per costruire il bene comune e reti generative. L’autrice è psicologa, psicoterapeuta e gruppoterapeuta. Collocazione Biblioteca: 17723

Orazio Licciardello, I gruppi. Aspetti epistemologici e ricadute applicative, Franco Angeli, Milano, 2015, pp. 245
Questo libro è dedicato a quanti, ricercatori, professionisti, studenti, sono interessati alla tematica dei gruppi, “oggetto” scientifico e strumento operativo fondamentale nell’ambito delle scienze psicologiche e sociali, molto spesso oggetto di fraintendimenti che ne limitano le potenzialità euristiche e operative. La tematica relativa ai gruppi costituisce uno dei fondamenti delle attuali scienze psico-sociali, investendo l’intera vita di relazione di ogni persona, la costruzione del Self, la formazione di base e in itinere, le dinamiche della convivenza sociale, i processi psico-sociali di fondo delle organizzazioni e delle Istituzioni. Il volume è suddiviso in due parti, una prevalentemente teorica, l’altra applicativa. Le riflessioni proposte, in parte riprese da scritti precedenti e in parte ulteriore sviluppo e integrazione degli stessi, originano dall’esigenza di coniugare il rigore della conoscenza fondata sulla ricerca empirica con la necessità di trovare risposte adeguatamente funzionali alla soluzione dei complessi problemi che l’esperienza sul “campo” sempre più “pro-pone”. L’autore è professore ordinario di Psicologia sociale presso l’Università di Catania. Collocazione Biblioteca: 17102

studi-di-sociologia-2014-3-254791Piero Dominici, La modernità complessa tra istanze di emancipazione e derive dell’individualismo: la comunicazione per il legame sociale, in Studi di Sociologia, n. 3 (lug.-set. 2014), pp. 281-304
Secondo l’autore, l’individualismo è un processo di emancipazione del soggetto e poi delle masse, caratterizzato da una profonda ambivalenza: da un lato ha accresciuto gli spazi di libertà e ha riconosciuto alcuni diritti fondamentali, dall’altro sembra aver contribuito a indebolire i vincoli e i legami di appartenenza alla comunità. Le società avanzate appaiono sempre più caratterizzate da profonde asimmetrie sociali, processi di individualizzazione e frammentazione. La modernità sembra aver radicalizzato i processi di disancoramento dell’individuo dal gruppo, mettendo in contrapposizione libertà e responsabilità. L’autore lavora presso il dipartimento di Scienze Politiche e l’Università degli Studi di Perugia.

Gianmarco Cifaldi, Gruppi e devianza, in Le Due Città, a. 11, n. 7-8 (lug.-ago. 2010), pp. 51-55
L’autore è docente di Sociologia giuridica e della devianza all’Università G. D’Annunzio di Chieti-Pescara. L’articolo fornisce una panoramica di varie interpretazioni sociologiche del fenomeno della devianza criminale nelle bande, descrivendo identità, ruoli e leadership che caratterizzano le azioni delinquenziali di gruppo.

9788846487049A cura di Barbara Bertani, Mara Manetti, Psicologia dei gruppi. Teoria, contesti e metodologie d’intervento. Nuova edizione aggiornata, Franco Angeli, Milano, 2007, pp. 380
Il volume, curato da una docente di Dinamiche psicologiche e da una docente di Psicologia sociale e di comunità, si articola in tre parti: nella prima viene fornito un inquadramento teorico del concetto di gruppo, dei processi e delle dinamiche che lo definiscono; nella seconda vengono presentati contributi specifici rispetto a metodi di lavoro che richiedono approcci puntuali, quali il lavoro di rete. il mutuo aiuto, le attività nell’ambito dei focus group, l’impostazione di ricerche partecipate e la costruzione di coalizioni di comunità; nella terza parte si considerano i contesti in cui si attua la costruzione dei gruppi: l’azienda, la scuola, l’ambito socio-sanitario, la famiglia. Collocazione Biblioteca: 13378

 A cura di Guido Sarchielli, Bruna Zani, Persone, gruppi e comunità. Scritti di psicologia sociale in onore di Augusto Palmonari, Il Mulino, Bologna, 2005, pp. 329
Gli autori dei saggi raccolti in questo volume, allievi e collaboratori di Augusto Palmonari, hanno inteso esprimere la loro riconoscenza per la comune esperienza vissuta in tanti anni, presentando il frutto delle loro recenti ricerche in tre ambiti principali: Gruppi e identità sociale; Rappresentazioni sociali e comunicazione; Contesti sociali e comunità. Collocazione Biblioteca: 12718

Giuseppina Speltini, Augusto Palmonari, I gruppi sociali, Il Mulino, Bologna, 1999, pp. 338
Appartenere a gruppi è un’esperienza da tutti condivisa. Compagni di gioco nell’infanzia, compagni di classe a scuola, colleghi nell’ambiente di lavoro: le persone affrontano quotidianamente il complesso gioco delle appartenenze di gruppo, che definiscono l’identità sociale dell’individuo e ne permettono la sua integrazione. Questo volume analizza i fenomeni psicosociali che regolano la vita dei piccoli e grandi gruppi, secondo una prospettiva che non si limita al gruppo, ma tiene in considerazione anche l’individuo. Collocazione Biblioteca: 09230

I gruppi a scuola, nell’educazione e nella formazione

Michele Marmo, Marco Martinetti, Ivana Paganotto, Apprendere con ragazzi curiosi ma distratti. Ragazze e ragazzi “spersi” tra scuola e territorio/2, in Animazione Sociale, a. 47, n. 306 (2017), pp.34-86
L’inserto del mese continua la riflessione educativa e didattica avviata nel n. 300 del 2016 sui ragazzi che si stanno allontanando dalla scuola, ma che sono marginali anche nei gruppi ludico-sportivi e in altre forme associative. Si segnala in particolare l’articolo di Paola Scalari, “Tutti i ragazzi vanno a scuola con emozioni”, che esplora il nodo cruciale della relazionalità, affettività, gruppalità e del ruolo del docente nel gruppo ‘pensante’.

71LdxfJJYtLAnna La Prova, Apprendimento cooperativo in pratica. Proposte operative per attività di gruppo in classe, Erickson, Trento, 2015
L’autrice, sulla base della sua lunga esperienza come formatrice in centinaia di scuole italiane, in questo volume fornisce indicazioni puntuali e immediatamente applicabili per progettare le attività di apprendimento cooperativo, formare i gruppi e proporre attività cooperative semplici e complesse, insegnare e sviluppare le abilità sociali, etc. L’apprendimento cooperativo ha dimostrato una formidabile efficacia sia nel promuovere gli apprendimenti scolastici e lo sviluppo di competenze di convivenza civile, sia nello stimolare diverse intelligenze e diversi stili di apprendimento.
Collocazione Biblioteca: 17168

A cura di Mario Pollo, Quale relazione tra un animatore e un gruppo giovani? Parole chiave per lavorare con i giovani / 5, in Animazione Sociale, n. 289 (feb. 2015), pp. 42-82
L’inserto di questo mese si sofferma da vicino sul ruolo dell’animatore nel suo relazionarsi con le nuove forme di gruppalità degli adolescenti e dei giovani, che si misurano con il compito di inventare sé stessi, prendendosi cura di un pezzo del mondo in cui vivono. L’inserto raccoglie i seguenti contributi: 1) Passione e metodo nell’agire dell’animatore; 2) Di quale adulto ha bisogno un gruppo di animazione?; 3) La relazione di un animatore con il gruppo; 4) Un gruppo per immergersi nella relazione solidale.

A cura di Tito Baldini … [et al.], Fare gruppo nel lavoro con adolescenti al limite. I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza/8, in Animazione Sociale, n. 295 (nov. 2015), pp. 37-84
Il presente lavoro propone alcuni approfondimenti sulle comunità per ragazzi con storie complicate e sul ruolo del gruppo come valido strumento di aiuto. Occorre fare gruppo tra i ragazzi perchè possano accedere a forme di funzionamento mentali più evolute, caratterizzate dal pensiero e dalla condivisione con altri pari. Occorre fare gruppo tra operatori della comunità perchè condividano una visione e un metodo, per poter costruire le condizioni affinchè i ragazzi, da ospiti della comunità, diventino cittadini del territorio. Occorre fare gruppo tra colleghi dei diversi servizi per coordinare decisioni e responsabilità.

41FSpuvr+UL._SX341_BO1,204,203,200_Davide Fant, Pedagogia hip-hop. Gioco, esperienza, resistenza, Carocci, Roma, 2015, pp. 158
Nella prima parte del testo (“La cultura hip-hop”) viene presentata una panoramica della situazione storico sociale in cui l’hip hop è germinato, passando poi a delinearne uno d’insieme, tratteggiandone storia e fenomenologia. Nella seconda parte (“Pedagogia hip-hop”) si concentrano invece le riflessioni teoriche e si fanno emergere gli aspetti di interesse pedagogico. Nella terza parte (“Esperienze”) sono infine raccolte testimonianze di lavoro educativo attraverso l’hip-hop, che possono rivelarsi utili a chi volesse progettare e sperimentare attività formative nell’ambito della cosiddetta “hip-hop based education”. L’autore è formatore ed educatore.
Collocazione Biblioteca: 17087

A cura di Gian Piero Quaglino, Formazione. I metodi, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014, pp. 989
In questo manuale si trova un’ampia rassegna di modalità di formazione da quelle più tradizionali come la lezione frontale, la conferenza, a quelle più innovative che si rifanno alla narrazione, al teatro, al cinema fino alle attuali tecnologie informatiche. Gian Piero Quaglino ha insegnato Psicologia della Formazione presso l’Università di Torino.
Collocazione Biblioteca: 17859

9788820450564Stefania Ulivieri Stiozzi, Il counseling formativo. Individui, gruppi e servizi educativi tra pedagogia e psicoanalisi, Franco Angeli, Milano, 2013, pp. 135
Il volume affronta il tema della consulenza pedagogica mettendo a fuoco, in particolare, il ruolo del consulente pedagogico, il quale opera nei servizi educativi con funzioni di ricerca, formazione e supervisione. Attraverso un approccio trans-disciplinare il testo indaga la complessità del ruolo consulenziale chiamato a pensare insieme i livelli in cui si declina il mandato di un servizio educativo. Il libro si rivolge agli educatori, ai consulenti in formazione e a tutti quei professionisti che lavorano nell’ambito delle relazioni di cura perché trovino un luogo di auto-riflessione e di elaborazione degli interrogativi che sollecitano la pratica di questa professione nella nostra contemporaneità. L’autrice, ricercatore presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Milano-Bicocca, insegna Teorie e modelli della consulenza pedagogica.
Collocazione Biblioteca: 16677

I gruppi di lavoro nel sociale e nelle organizzazioni

Paola Scalari e Antonello Correale, Imparare a essere gruppo di lavoro, in Animazione Sociale, a. 47, n. 311 (lug. – ago. 2017), pp.  33-65
L’inserto intende rilanciare il tema del gruppo di lavoro e del lavorare in gruppo nei mondi professionali del sociale, dell’educativo, del sanitario e sociosanitario e della scuola. come le riflessioni qui proposte hanno messo in luce, oggi il gruppo anziché essere visto come un dispositivo che alleggerisce le fatiche del lavorare, è percepito come un ulteriore appesantimento. Le difficoltà di relazionarsi tra colleghi, le troppe riunioni che non approdano a nessuna decisione, la debolezza delle funzioni di coordinamento dentro le organizzazioni: tutto ciò contribuisce a depotenziare uno strumento che invece, se solo lo si impara a utilizzare, si rivela straordinariamente potente.

AS_300-320x448Gian Luca Arcomano, Rossana Castagnoli, Margherita Spalletti, Quando separarsi si fa opportunità. L’ articolarsi nel tempo di un lavoro pluri-professionale tra mediazione, terapia e gruppo, in Animazione Sociale, a. 46, n. 300 (apr. 2016), pp. 92-102
Questo articolo muove dal desiderio di condividere un’esperienza lavorativa nata dalla sinergia di un gruppo di professionisti coinvolti a vario titolo nei servizi socio-sanitari dei territori di Orbassano e Collegno, nella prima cintura di Torino. L’equipe del centro di mediazione e terapia familiare si è occupata in modo crescente e diversificato di situazioni di conflitto genitoriale, di separazione e malessere del nucleo familiare. Nel corso dei decenni si è assistito a una profonda trasformazione della famiglia che richiedono agli operatori di prendere in carico ciascun nucleo, coppia o persona, nella sua unicità. Nel corso degli anni anche il servizio si è evoluto e sono cambiate le tipologie degli interventi, che si sono diversificati e reinventati in risposta alle problematiche portate dall’utenza.

Francesco Comelli, Intersoggettività fra gruppi e ricerche nel setting. Un’esperienza a gruppi concentrici a diverso gradiente terapeutico nell’esperienza di Basti-Menti, Associazione di promozione sociale, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 46, n. 2.1 (apr. 2016), pp.   27-35
L’autore ha pensato di comunicare un’esperienza di “comunità di pratiche” per pensare a possibili cure e relativi setting, alla luce del rapporto fra cultura e psicopatologia, per pazienti cosiddetti “resistenti” a ciò che la cultura individua come cure. L’esperienza in corso a Milano (Associazione Basti-Menti) sviluppa progetti di gruppo e individuali integrati senza un metodo standard, ma con percorsi pensati per ogni singola persona per riportare alla luce i talenti dimenticati del soggetto o negati da cure conformiste e promuovendo un suo riscatto mediante una valorizzazione delle sue capacità culturali. Tutto ciò non prescinde da un lavoro sul trauma e sul campo familiare e vede il contributo di una équipe composta da psichiatri, psicologi, psicoterapeuti, pazienti, filosofi, pedagogisti, familiari di utenti, persone amiche significative per i pazienti o per gli operatori. Francesco Comelli è psichiatra, psicoanalista SPI, coordinatore scientifico di Basti-Menti Associazione di promozione sociale.

cop1510Ariela Casartelli, Cecilia Guidetti, Un’ esperienza formativa di coprogettazione. Il Laboratorio con il Gruppo indagini, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 45, n. 4 (autunno 2015), pp. 3-6
L’articolo presenta l’esperienza formativa svolta per il Progetto “Valorizzazione delle risorse”, avviato nel 2013 e tuttora in corso, che ha coinvolto il Comune di Milano e un’ATI di cooperative del terzo settore. Il progetto è finalizzato a svolgere interventi a sostegno e protezione dei minori e dei loro genitori in presenza di segnalazioni e richieste dell’Autorità Giudiziaria. Il gruppo che ha partecipato alla formazione era costituito da diverse professionalità con appartenenze diverse, risultando perciò un’esperienza interessante.

A cura di Gabriele Profita e Giuseppe Ruvolo, Lavoro, organizzazione e cura, in Narrare i gruppi, n. 2 (ott. 2015) – on line, vol. 10, pp. 105-207
Questo numero monografico affronta, in una prospettiva gruppoanalitica, una riflessione che vede come attori principali il linguaggio letterario e quello scientifico della psicologia. Da una parte vengono rivisitate opere letterarie di autori molto conosciuti come Melville, Kafka e Bukowski, dall’altra le loro opere vengono lette a supporto, e per comprendere meglio, un tema assai caro alla psicologia delle organizzazioni e del lavoro. I contributi sono i seguenti: “ Il riconoscimento, il lavoro, la cura” di G. Profita; “Il senso del lavoro e il suo contesto. Una rilettura di Bartleby lo scrivano di Herman Melville” di G. Ruvolo; “Superfluità e ‘vuoto mentale’ dei lavoratori: una esplorazione attraverso i racconti di Franz Kafka” di L. Ferrari; “Senso e non senso del lavoro in Charles Bukowski” di Giovanni Di Stefano; “L’acrobatica del morire” di L. Rugnone e altri; “Il ruolo del gruppo nella formazione degli Operatori sanitari di un servizio di cure palliative domiciliari” di V. Lenzo e altri.

Manuela Zambianchi, Promuovere l’autoefficacia lavorativa e creativa collettiva nelle organizzazioni, in Counseling, n. 2 (giu. 2015) – on line, vol. 8, pp. 1-11
Il modello teorico della ricerca-azione partecipata, che si fonda sul presupposto di coniugare la ricerca teorica e la partecipazione attiva al cambiamento attraverso un percorso democraticamente scelto da tutti i membri della struttura, è stato utilizzato per potenziare l’autoefficacia lavorativa e creativa del personale di Confcommercio Ascom Lugo, una organizzazione di rappresentanza delle imprese. Sono stati confrontati il livello di autoefficacia collettiva percepita dai membri dell’organizzazione con il livello di autoefficacia collettiva di Ascom come viene percepita da un campione di imprenditori associati. I risultati hanno portato a strutturare tre incontri di laboratorio partecipato da tutto il personale, focalizzati sui temi della creatività di gruppo, l’identità sociale di gruppo, il pensiero complesso e le strategie di coping proattivo.

81EPkpkp-1LMario Perini, L’organizzazione nascosta. Dinamiche inconsce e zone d’ombra nelle moderne organizzazioni, Franco Angeli, Milano, 2015, pp. 219
Ciò che accade nella zona d’ombra della vita di un’impresa o di un’istituzione sociale, e che spesso è invisibile sia ai propri membri sia ai manager che la governano e anche a molti consulenti, rappresenta quella che è stata chiamata “l’organizzazione nascosta”: è la sua dimensione sommersa, dominata dalle emozioni umane, dalle paure e dai desideri delle persone, dai miti e dalle fantasie, dalle ansie individuali e collettive e dalle difese che tentano di annullarle. Il libro intende offrire una puntuale ricognizione sulla natura del lavoro umano nelle organizzazioni, che, ampiamente studiato sotto il profilo socio-economico, normativo, ergonomico e della produttività, resta tuttora abbastanza misterioso sul piano della soggettività. Mario Perini è psichiatra, psicoanalista e consulente d’organizzazione. Collocazione Biblioteca: 17343

A cura di Caterina Gozzoli, Convivere nelle organizzazioni. Rilevanza sociale, forme e strumenti a sostegno di una convivenza generativa, in Narrare i gruppi, n. 3 (dic 2014) – on line, vol. 9, pp. 147-258
Il convivere nelle organizzazioni è da sempre una sfida complessa, infatti, le persone interagiscono, sviluppano relazioni, producono, condividono spazi e tempi senza avere, nella maggior parte dei casi, la possibilità di scegliersi. La necessità di gestire la differenza nelle sue molteplici accezioni e contemporaneamente di produrre al meglio per essere competitivi, sono così da considerarsi oggi due istanze cruciali. Se la convivenza organizzativa si sostanzia, dunque, in una dimensione di vincolo, di costrizione (ci si trova, non ci si sceglie, si è obbligati a…), non va trascurato però che è anche risorsa e opportunità (ci si lega e si sta insieme). È grazie al rapporto con l’alterità che noi cresciamo, che è possibile innovare servizi e prodotti, dare vita a processi creativi, gestire sfide complesse.

Roberto Mazza, Supervisione e lavoro di gruppo nei servizi pubblici, in Terapia familiare, n. 104 (mar. 2014), pp. 47-76
L’articolo vuole sottolineare l’importanza per i servizi pubblici psico-sociali, ma non solo, di avere uno spazio di riflessione periodico all’interno di un gruppo di supervisione interdisciplinare e, se possibile, interistituzionale, dove costruire ponti tra servizi e professionalità diverse, unendo le forze e creando un sistema per la formazione.

Valeria Fabbri, I gruppi e l’intervento sociale. Progettare, condurre, valutare, Carocci, Roma,  2006, pp. 155
Il lavoro sociale, per far fronte alla complessità strutturale del nostro tempo, richiede la capacità di creare connessioni, reti, contesti collaborativi e di scambio: accrescere la cultura del lavoro di gruppo costituisce quindi una sfida ed un investimento. Questo volume prende in esame le tecniche e le metodologie di progettazione, conduzione e valutazione del lavoro di gruppo in ambito sociale, quale strumento per attivare diritti di cittadinanza sociale, accrescere competenze di utenti e cittadini ed avviare percorsi d’integrazione. L’autrice insegna presso il corso di laurea in Scienze del servizio sociale dell’ Università di Firenze.
Collocazione Biblioteca: 12962

I gruppi terapeutici e nel lavoro sociale di comunità

Claudia Bellò, Sentirsi genitori migliori. L’esperienza di un gruppo per genitori utenti del Servizio Protezione e Tutela minori in Lavoro sociale, n. 4 (ago. 2017), vol. 17, pp. 42-45
Nell’articolo è descritta l’esperienza di un gruppo per genitori in carico al Servizio di protezione e Tutela minori di Bassano del Grappa, costituito per dare voce alle famiglie affinchè possano mettere in campo le loro esperienze e le loro competenze e per invitare ad una riflessione circolare sul legame con i Servizi sociali, con le paure correlate e le criticità incontrate.

Tiziana Cassese … [et. al.], Tre storie di gruppi. Uno studio su 20 anni di trasformazioni nei trattamenti gruppali, in Rivista Plexus, n. 15-16 (2016) – on line, pp. 5-28
In questo lavoro vengono prese in considerazione le riflessioni svolte da un’équipe multidisciplinare sulle proprie modalità di conduzione dei gruppi terapeutici rivolti ai pazienti alcoldipendenti e ai loro familiari. Il contesto è quello di Aliseo, un’Associazione del privato sociale che da quasi trent’anni è presente sul territorio torinese nella cura e trattamento del disturbo da uso di alcol. L’articolo si propone di esplorare, attraverso l’utilizzo di un’intervista semi-strutturata, qual è la relazione tra i metodi trattamentali utilizzati nella conduzione dei gruppi e i cambiamenti avvenuti all’interno del Servizio di Accoglienza nel corso degli ultimi 20 anni, in termini di équipe e di modelli teorici di riferimento, nella cura dei pazienti alcoldipendenti. Il lavoro di ricerca ha permesso di sistematizzare l’impianto trattamentale rivolto ai gruppi per alcoldipendenti e famigliari che ha trovato una specificità terapeutica nella definizione di “gruppi trasformativi”. Tali considerazioni hanno permesso all’équipe di favorire una revisione del proprio metodo di lavoro attraverso la riqualificazione e ridefinizione dei fattori terapeutici della terapia di gruppo.

Paolo Colavero, Associazioni libere. Elaborazione del trauma e nuovi contenitori comunitari, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 46, n. 4 (2016), pp. 16-19
L’articolo presenta l’esperienza avviata in una piccola comunità della provincia pugliese in seguito al suicidio di tre giovani ragazzi a distanza di pochi mesi. L’intervento presentato, si prefigge di innestare, far nascere e rinforzare la cultura del dialogo, dello scambio e del sostegno reciproco all’interno della comunità colpita da tali eventi.

Sara Vignali, Curarsi la testa in galera. Gruppo terapeutico come luogo per tornare a vivere, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 46, n. 3.1 – 3.2 (lug. 2016) – on line, pp. 18-26
Dopo Freud la pratica e la teoria della psicoanalisi sono cambiate ed è cambiata la concezione della psiche. Secondo René Kaës, alcune forme del disagio contemporaneo possono essere trattate psicanaliticamente a condizione di esplorare i rapporti che intercorrono tra lo spazio psichico del soggetto, lo spazio dei legami intersoggettivi e quello proprio e specifico delle configurazioni psichiche dei gruppi, delle istituzioni e dei gruppi nelle istituzioni. L’articolo descrive l’esperienza dell’autrice, psicologa e psicoterapeuta, che ha condotto un gruppo terapeutico a San Vittore in un centro diurno per la riabilitazione di detenuti con disagio psichico, che erano prossimi alle dimissioni. Lo stesso articolo è disponibile nella versione online della rivista, al numero 3.1 del 2016.

9788898205240_0_0_0_75A cura di Andrea Narracci, Psicoanalisi multifamiliare come esperanto, Antigone, Torino, 2015, pp. 206
In questo volume – avvalendosi anche dei contributi di A. Antonucci, A. G. Maone e F. Russo – A. Narracci presenta il gruppo di psicoanalisi multifamiliare, ideato da J. G. Badaracco. Si tratta di un metodo di cura dei pazienti psicotici gravi nato in Argentina e ormai diffuso a livello internazionale; utilizzato in Italia prevalentemente nelle strutture psichiatriche pubbliche. Nel gruppo di psicoanalisi multifamiliare si fondono saperi provenienti dalla psicoanalisi, dalla psicopatologia, dalla psicoterapia sistemica, dalla psichiatria accademica e da quella anti-istituzionale, producendo una nuova forma di conoscenza, una sorta di “esperanto” utile per affrontare e trattare la psicosi, vista come l’inceppamento di un processo di crescita che coinvolge due o più persone della stessa famiglia appartenenti a generazioni diverse. Andrea Naracci è psichiatra e psicanalista e direttore di un Dipartimento di Salute Mentale a Roma.
Collocazione Biblioteca: 17380

Simone Bruschetta, Vincenzo Bellia, Raffaele Barone, Manifesto per una psicoterapia di comunità a sostegno della partecipazione sociale: la psicoterapia individuale e quella di gruppo rispondono ancora ai bisogni di cura della società?, in Rivista Plexus, n. 14-15 (2015) – on line, pp. 33-47
L’articolo propone una lettura critica dello sviluppo della psicoterapia, attraverso la valutazione dell’efficacia clinica delle sue due tipologie di setting più diffuse; la Psicoterapia Individuale e la Psicoterapia di Gruppo. Gli autori, di scuola gruppo-analitica, evidenziano la sostanziale difficoltà in cui la psicoterapia si ritrova oggi rispetto alle nuove e più pervasive forme di sofferenza mentale. Sulla scia delle recenti ricerche scientifiche sul funzionamento della mente e delle nuove proposte politiche dell’OMS, viene così proposta una forma psicoterapeutica di base, focalizzata sulla qualità della salute mentale di contesti umani definiti, definita Psicoterapia di Comunità. Questa nuova forma psicoterapeutica non va semplicemente intesa come un nuovo setting, ma come uno sfondo politico-culturale e una cornice teorico-metodologica mirata a sostenere l’empowerment delle persone con gravi disagi psicologici nei loro contesti sociali di appartenenza, e la loro guarigione attraverso la partecipazione attiva a tutti quei processi terapeutici che ne sostengono la cura.

libro-gruppo-mente-corpo-copertina-fullA cura di Barbara Rossi, Il gruppo tra mente e corpo. Percorsi terapeutici, Franco Angeli, Milano, 2015, pp. 222
Questo volume descrive le esperienze terapeutiche condotte da professionisti di diversa formazione, intesa come modello di riferimento nell’ambito di intervento. Il testo è una presentazione di alcuni dei tanti modi con cui ci si può avvicinare al senso della cura della sofferenza psichica e fisica; esso esplora il rapporto tra la malattia e la persona e tra la persona e il suo corpo, tra la persona con il suo corpo, il gruppo e l’ambiente. L’autrice è psicologa psicoterapeuta e psicoanalista. Collabora con il centro Italiano Sviluppo Psicologia (Roma).
Collocazione Biblioteca: 17043

A cura di Costanza Marzotto, Gruppi di parola per la cura dei legami familiari, Franco Angeli, Milano, 2015, pp. 203
Il testo – frutto di un serrato confronto all’interno del gruppo di lavoro attivo in diverse città italiane, coordinato dalla curatrice – presenta a operatori psico-sociali ed educatori uno strumento innovativo, dalla forte valenza preventiva, in quanto traduce operativamente una prospettiva di lavoro finalizzata al benessere relazionale del corpo familiare e alla cura dei legami tra le generazioni. Il lavoro in gruppo con bambini o adolescenti che hanno in comune un cambiamento familiare rappresenta uno spazio e un tempo dove è possibile riconoscersi con altri soggetti appartenenti a nuclei familiari divisi, o che vivono l’allontanamento per un affido eterofamiliare, o il lutto per una perdita grave, e trovare un senso a quanto accaduto. Le peculiarità del modello formativo, gli obiettivi e il metodo di questa risorsa, finalizzata a facilitare il riconoscimento tra pari e a riannodare il dialogo con gli adulti con l’aiuto di un professionista esperto, sono documentati nel volume, attraverso l’illustrazione di ciò che avviene dentro la stanza del Gruppo di parola e nell’intreccio con la mediazione familiare e altri interventi a sostegno delle famiglie fragili. Sui gruppi di parola si veda anche l’articolo di Monica Lingua su Animazione sociale, a. 44, n.280 (feb. 2014), Mettere in parole l’essere figli di genitori separati. Quando parlarsi in un “gruppo di parola” tra pari mette a tacere la censura interiore.
Collocazione Biblioteca: 17103

Teo Vignoli, Elisa Martino, I gruppi in alcologia: un’esperienza clinica che integra tecniche narrative e pratiche di medical management, in Alcologia, n. 20-21 (dic. 2014), pp.  31-36
L’articolo presenta l’esperienza di un gruppo clinico, condotto all’interno di un servizio tossicodipendenze, rivolto a persone con disturbo da uso di alcol. La conduzione del gruppo è pluriprofessionale, con una psicologa e un medico internista. L’obiettivo è di attivare nei partecipanti processi di recovery non solo con l’astensione totale da alcol ma anche attraverso la diminuzione e il controllo del consumo alcolico. Le strategie di conduzione integrano tecniche narrative con strategie di prevenzione della ricaduta e pratiche di medical management. In questo numero della rivista troviamo anche I gruppi informativo-motivazionali e i gruppi ad orientamento cognitivo-comportamentale in alcologia e altrove (pp. 25-30)

Raffaele Mastromarino, La gestione dei gruppi. Le competenze per gestire e facilitare i processi di gruppo, Franco Angeli, Milano, 2013
Il testo, il cui autore è psicoterapeuta e analista transazionale, si rivolge alle persone che lavorano in campo psico-socio-educativo, illustrando le competenze per gestire in modo efficace un gruppo. Il libro è suddiviso in due parti: nella prima viene presentata una breve cornice teorica sullo studio del gruppo, della sua dinamica e per evidenziare come il gruppo favorisca lo sviluppo del Sé dei suoi membri. Nella seconda parte vengono illustrate le competenze per gestire e facilitare i processi di gruppo, suddivise tra quelle riferite al ‘sapere’, al ‘saper fare’ e al ‘saper essere’. A conclusione viene illustrato un intervento per descrivere come il gruppo possa essere uno strumento efficace per la prevenzione del disagio psicologico e la promozione della salute e come può essere utilizzato in psicoterapia secondo il modello dell’Analisi Transazionale.
Collocazione Biblioteca: 16593

I gruppi di psicodramma e artiterapie

E-book FrancoAngeliAurelia Chillemi, Danza comunitaria e sviluppo sociale: il movimento poetico dell’incontro, in Rivista Plexus, n. 15-16 (2016) – on line, pp. 92-114
Questo contributo riporta l’esperienza del progetto di sviluppo psicosociale mediante la Danza Comunitaria realizzato a Buenos Aires nel contesto di una fabbrica recuperata, nella cornice di una sperimentazione didattica e di ricerca della Universidad Nacional de las Artes. L’esperienza si svolge in un gruppo eterogeneo, inclusivo e aperto a tutti, basato sull’interazione a mediazione corporea e sulla produzione collettiva partecipata di opere coreografiche su temi di rilevanza sociale. Il dispositivo si propone finalità di promozione della salute e di prevenzione del disagio e si dimostra particolarmente efficace per realizzare aggregazione ed elaborazione di traumi e lutti personali e collettvi.

Simone Bruschetta, Giuseppe Biagi, Rosa Leonardi, Lo scenodramma comunitario nella scuola primaria: installazione nell’istituzione scolastica di un dispositivo psicoterapeutico comunitario basato sul gioco, in Rivista Plexus, n. 15-16 (2016) – on line, pp.  27-64
L’articolo presenta l’applicazione del dispositivo dello scenodramma a un gruppo classe della scuola primaria. Viene utilizzato un caso esemplificativo di presa in carico di una bambino di 8 anni attraverso un approccio psicoterapeutico di comunità, per il quale è stato attivato l’intervento specifico nella classe del piccolo paziente. L’esperienza presentata permette di descrivere l’organizzazione del dispositivo dello scenodramma comunitario nelle istituzioni e la connessa teoria della tecnica dei gruppi comunitari ad orientamento psicodinamico-analitico nella scuola.

Ilaria Mochen, Esperienza di conduzione di un gruppo a mediazione terapeutica. L’utilizzo delle immagini e della carta di rete, in Gruppi nella Clinica, nelle Istituzioni, nella Società, n. 2 (mag.-ago. 2015), pp. 37-50
L’articolo descrive la metodologia adottata in un gruppo terapeutico formato dagli ospiti di una comunità terapeutica per persone con problemi psichiatrici. La particolarità di questa metodologia è stata l’utilizzo del Fotolinguaggio per l’espressione dei vissuti e della “Carta di rete” come indicatore qualitativo dell’efficacia terapeutica. Ciò ha permesso ai partecipanti di sentirsi sicuri nell’esprimersi e agli operatori di avere uno strumento adeguato di valutazione dell’esperienza.

Michela Gatta … [et al.], Adolescenza e psicodramma analitico: analisi testuale ed effetti a breve termine sui sintomi psichiatrici, in Gruppi nella Clinica, nelle Istituzioni, nella Società, n. 2 (mag.-ago. 2015), pp. 61-83
Questo articolo descrive uno studio effettuato su un ciclo di sedute di psicodramma analitico rivolto ad un gruppo di pazienti adolescenti afferenti al servizio di Psicopatologia dell’Adolescenza del servizio NPI di una azienda sanitaria Padovana, uno spazio strutturato con attività ambulatoriale, educativa e riabilitativa per adolescenti che presentano una importante sofferenza psichica e alterazione dei comportamenti. La ricerca ha operato un confronto con un gruppo molto simile all’interno dello stesso servizio e con un gruppo di controllo trattato con terapia individuale, tramite l’analisi tematica dei verbali delle sedute. I temi sono stati analizzati seguendo quattro categorie che corrispondevano ai principali obiettivi terapeutici: la gestione della sintomatologia, il funzionamento-psicosociale, i processi di mentalizzazione e il perseguimento dei compiti evolutivi.

Massimo Pietrasanta, Un’esperienza di gruppo di psicodramma all’interno di una comunità riabilitativa psichiatrica: la storia di Miriam, in Gruppi nella Clinica, nelle Istituzioni, nella Società, n. 1 (gen.-apr. 2015), pp. 41-51
L’autore, psichiatra esperto di psicodramma, riferisce un’esperienza condotta in una Comunità terapeutica psichiatrica che ospita venti pazienti, quasi tutti autori di reato, in misura alternativa all’Ospedale Psichiatrico Giudiziario, oppure dimessi dopo aver scontato periodi anche lunghi in OPG. In particolare viene analizzato l’intervento condotto con Miriam, attraverso la sequenza dei giochi più significativi rappresentati in gruppo con lo psicodramma.

Patrizia D’Aprile, Licia Versari, Un gruppo di genitori tossicodipendenti in carcere. Ottica psicoanalitica e applicazioni dello psicodramma analitico, in Gruppi nella Clinica, nelle Istituzioni, nella Società, n. 3 (set.-dic. 2009), vol. 11, pp. 77-90
Si tratta di un’esperienza condotta dalle autrici, psicologhe e psicoterapeute, su un piccolo gruppo omogeneo a tempo limitato di genitori tossicodipendenti detenuti nella Casa Circondariale di Forlì. Scopo del lavoro era far emergere i soggetti all’interno di un’istituzione totalizzante, massificante e segregativa, avvalendosi dello psicodramma analitico. Attraverso il lavoro nel gruppo, i detenuti sono giunti a interrogarsi sul proprio ruolo di padri e a ripercorrere il rapporto che essi avevano avuto con la figura paterna.

A cura di Paolo Donzelli, L’inclusione attiva e partecipata attraverso il teatro… dal diario di un’esperienza, Università degli Studi di Catania, Catania, [2008?], pp.86
Il testo riferisce in merito a un’iniziativa del CinAP, il Centro per l’integrazione attiva e partecipata delle persone con disabilità, facente capo all’Università di Catania. Si tratta di due laboratori teatrali (Il gioco del mondo, La morra cinese) riprodotti nel dvd allegato (coll. 01D12 ), che hanno inteso offrire agli studenti partecipanti l’opportunità di esprimere il proprio diritto alla creatività e all’esercizio delle proprie potenzialità, stimolando il confronto, la socializzazione, l’integrazione sociale e culturale all’interno del gruppo di lavoro.
Collocazione Biblioteca: 14221

I gruppi di auto aiuto

Silvia Belotti, Vittime di pedofilia. L’esperienza di un gruppo di auto/mutuo aiuto, in Lavoro sociale, n. 3 (giu. 2017), vol. 17, pp. 32-41
Nell’articolo vengono descritte le dinamiche di un gruppo di auto/mutuo aiuto rivolto a vittime di pedofilia e genitori con figli che si sono trovati in tale situazione. Nel gruppo la condivisione delle esperienze permette il superamento dei sensi di colpa e di trovare comprensione e sostegno.

9788894151435_0_0_840_75Allaman Allamani, Dipendere. La Parola per Strada, Firenze, 2016, pp. 158
L’intento dell’autore, psichiatra e coordinatore del Centro Alcologico di un’Asl a Firenze, è quello di avvicinare la dimensione delle dipendenze a “noi non dipendenti”. Secondo Allamani dipendere è un’istanza comune e inevitabile ad ogni essere umano e, apprendendo a guardare gli “altri” come forme di “noi”, possiamo comprendere meglio ciò che limita la nostra libertà e costituisce dunque la nostra dipendenza. Nella prima parte del testo viene spiegata questa concezione, anche spirituale, di dipendenza e troviamo illustrati i dodici passi che caratterizzano il programma degli Alcolisti Anonimi e di altre associazioni simili; nella seconda parte il testo affronta il tema delle dipendenze a partire dalla testimonianza di 12 persone che, attraverso un gruppo di auto mutuo aiuto, sono riuscite ad uscire dalla dipendenza e a raggiungere un maggior equilibrio materiale e spirituale.
Collocazione Biblioteca: 17768

Luigino Pellegrini, Lorenzo Gios, Club di Ecologia Familiare (CEF), Scuola di Ecologia Familiare (SEF) e Corso di sensibilizzazione all’approccio Ecologico Sociale al Benessere nella Comunità. Uno studio pilota in Trentino e valutazione di alcuni strumenti operativi, in Alcologia, n. 25-26-27 (2016), pp. 43-48
Il presente lavoro descrive una sperimentazione di comunità multifamiliari denominate Club di Ecologia Familiare (CEF), avviata a Rovereto e nel distretto della Vallagarina, in provincia di Trento. I gruppi CEF sono stati analizzati utilizzando metodi sia quantitativi che qualitativi, al fine di valutare sostenibilità e funzionamento di tale tipologia di gruppi. La sperimentazione sembra dimostrare che il mettere al centro la persona/famiglia con la multidimensionalità dei suoi disagi (piuttosto che la specificità del singolo problema) rappresenti una strada praticabile ed efficace nei gruppi di auto-mutuo aiuto.

SOS assistenti sociali. Gruppi di sostegno per ritrovare le energie, in Lavoro sociale, n. 2 (apr. 2016), vol. 16, pp. 22-28
Le professioni d’aiuto, come quella di assistente sociale, comportano un notevole carico di lavoro e di stress. Confrontarsi in gruppo con altri colleghi può essere utile per affrontare le criticità, ma anche per riscoprire gli aspetti positivi della professione, con l’aiuto di un facilitatore che può essere anche un membro del gruppo. Nei riquadri sono presentate due esperienze.

Federico Peretti, Ritrovarsi ancora genitori. Quando il gruppo permette ai genitori separati di vivere dignità e responsabilità, in Animazione Sociale, a. 45, n. 293 (lug.-ago. 2015), pp. 84-92
L’autore, educatore professionale, presenta alcune riflessioni relative a una sperimentazione avviata con un gruppo di genitori, accomunati da difficoltà nel lavoro di cura con i figli. L’obiettivo è stato quello di offrire uno spazio dove poter costruire significati e letture inerenti le principali questioni educative, promuovendo inoltre una rete di aiuto tra le persone, facendo leva sulle loro risorse e punti di forza.

cov150hVéronique S. Grazioli … [et al.], Perceptions of twelve-step mutual-help groups and their associations with motivation, treatment attendance and alcohol outcomes among chronically homeless individuals with alcohol problems, in The International Journal of Drug Policy, n. 5 (mag. 2015) – on line, vol.26, pp. 468–474
I gruppi di mutuo aiuto che fanno riferimento ai “dodici passi” sono fra le forme di sostegno più disponibili per i senzatetto con problemi di alcol. La ricerca qualitativa tuttavia ha suggerito che questa popolazione ha spesso percezioni negative di questi gruppi, e secondo quanto è emerso questo elemento è associato alla scarsa partecipazione. E’ importante capire le percezioni di questa popolazione rispetto al gruppi di reciproco aiuto e la loro associazione con i risultati rispetto all’alcol, per fornire a questa popolazione una programmazione più appropriata e personalizzata. Le finalità di questo studio trasversale erano: (a) esaminare qualitativamente la percezione di questa popolazione rispetto ai gruppi e (b) valutare quantitativamente la sua associazione con la motivazione, la partecipazione al trattamento e i risultati rispetto al consumo di alcol.

Miriam Vanzetta, Elisa Agosti, Paolo Dallago, Insieme contro l’azzardo, L’ Auto/mutuo aiuto per combattere il gioco d’azzardo patologico, in Lavoro sociale, n. 2 (apr. 2015), vol. 15, pp. 17-21
L’articolo presenta l’esperienza dell’Associazione A.M.A. di Trento, che si occupa dal 1998 di gioco d’azzardo patologico con l’attivazione di gruppi di auto/mutuo aiuto sul territorio. Sono luoghi nei quali le persone accomunate dalla stessa situazione possono esprimersi e condividere le proprie esperienze, riflessioni e difficoltà e mettere in atto strategie comuni per il superamento della dipendenza.

Stefano Bertoldi, Sandra Venturelli, Gruppi di auto mutuo aiuto e la prevenzione del suicidio, in Sicurezza e scienze sociali, a. 2, n. 3 (ott.-dic. 2014), pp. 156-166
Nel 2008 nasce in Trentino il progetto “Invito alla vita”, promosso dall’Azienda Provinciale per i servizi sanitari e gestita dall’Associazione AMA Salute mentale. Ne fanno parte molti soggetti sia istituzionali che non, sanitari e sociali. Collaborano insieme per fornire un’adeguata informazione sul fenomeno dei suicidi e per una efficace azione di prevenzione. Due principalmente sono gli strumenti attraverso i quali operano: una help-line (24 ore su 24) e un gruppo di auto mutuo aiuto per persone che hanno tentato il suicidio e per i famigliari che hanno perso i loro cari per suicidio.

imagesAlessandra Augelli, Quando le formiche spostano un elefante… Genitori di gruppi auto-mutuo aiuto raccontano le dipendenze e la cura familiare, Franco Angeli, Milano, 2014, pp. 102
A partire dall’esperienza concreta e dalla storia di un’associazione che lavora da più di trent’anni sull’uso di sostanze e sulle dipendenze, il libro intende mostrare il valore dell’auto-mutuo aiuto attraverso la narrazione dei vissuti di quanti lo hanno sperimentato. Il titolo richiama non solo la fatica di spostare qualcosa di pesante e opprimente, ma anche l’importanza di portare alla luce qualcosa di grosso che, alle volte, la società preferisce non vedere. Schede di lavoro illustrano il percorso di scrittura autobiografico fatto con i genitori e si offrono come spunto formativo. Alessandra Augelli è docente di Pedagogia della famiglia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore – Sede di Piacenza.
Collocazione Biblioteca: 17032

A cura di Sergio Cecchi, La Famiglia e l’alcolismo, Analisi dell’esperienza dei Club degli alcolisti in trattamento, Carocci, Roma, 2014, pp. 190
Il volume illustra i risultati di una ricerca quantitativa condotta su un gruppo di 151 individui con problemi alcolcorrelati inseriti nei programmi dei Club degli alcolisti in trattamento del Friuli Venezia Giulia. La ricerca offre un contributo importante ad una discussione critica sulle peculiarità, le risorse e i limiti dei processi innescati dai movimenti che si richiamano ai principi dell’auto-mutuo aiuto e sulle potenzialità di una loro partnership con il settore pubblico. Tutto ciò è particolarmente significativo in un momento storico nel quale i servizi sanitari e di assistenza sociale si trovano nella necessità di ideare nuove strategie d’intervento in un quadro di riduzione della spesa.
Collocazione Biblioteca: 17009

Maria Giovanna Campus, Dal lavoro di gruppo al gioco di squadra. Breve storia di un’esperienza, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 44, n. 1 (2014), pp. 28-31
L’articolo presenta un’esperienza di un gruppo di auto-mutuo aiuto in funzione dal 1999 in due Centri diurni per disabili. Gli incontri e il riconoscimento reciproco hanno portato i partecipanti a stabilire un’alleanza base per un sostegno creativo e solidale tra pari.

Valentina Calcaterra, Attivare e facilitare i gruppi di auto/mutuo aiuto, Erickson, Trento, 2013, pp. 97
Incontrarsi, confrontarsi e sostenersi a vicenda sono esperienze spontanee dell’essere umano nei momenti di difficoltà. Quella di aiutarsi è quindi una competenza naturale, che va però ricordata e sollecitata. Il testo, rivolto sia ai professionisti che ai volontari, presenta in maniera ragionata la realtà dei gruppi di auto/mutuo aiuto: si concentra sui passi imprescindibili da compiere per chiunque voglia attivare un gruppo e/o vi partecipi come facilitatore, e fornisce indicazioni concrete per gestirlo e favorirne lo sviluppo. Collocazione Biblioteca: 16527