Aggiornata a marzo 2020 – a cura di Paola Moriondo 

I materiali elencati sono disponibili presso la Biblioteca del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento della Biblioteca. L’elenco proposto non esaurisce quanto posseduto in biblioteca sul tema in oggetto. Sono presenti anche pubblicazioni scaricabili on line o in PDF. Per ulteriori approfondimenti, si può consultare il nostro catalogo.

I percorsi tematici proposti sono i seguenti:

 Studi sui gruppi: aspetti teorici

31SpcW9T41L._SX332_BO1,204,203,200_Serena Giunta, Girolamo Lo Verso, Fare gruppi. Indicazioni per la clinica, la formazione e la ricerca, Il Mulino, Bologna, 2019, 184 p.
Come funziona il lavoro psicoterapeutico, e più ampiamente clinico? Che cosa lo caratterizza? Che cosa può produrre il cambiamento terapeutico? Sulla base di tali interrogativi il volume esplora a fondo tutte le potenzialità del dispositivo gruppale nelle diverse declinazioni dell’intervento terapeutico (gruppo di psicoterapia analitica, psicodramma, terapia istituzionale), ma anche della formazione, della riabilitazione, della crescita personale, fino all’impiego del gruppo nelle attività di prevenzione e nell’accompagnamento psicologico per i pazienti di medicina generale. L’intento è quello di esplorare il «fare gruppi» come dimensione delle relazioni umane, definendo le condizioni ottimali perché il dispositivo gruppale sia efficace e risponda ai bisogni per i quali è stato attivato.
Collocazione biblioteca: 18626

A cura di Franco Floris, Animare la ricerca di vie d’uscita dal malessere diffuso. Tematiche per un confronto sull’animazione, in Animazione Sociale, n. 9/332 (2019), pp. 6-17
L’animazione ha sempre a che fare con l’esigenza di trasformare i modi di vivere e convivere arroccati in se stessi, per inoltrarsi in percorsi di gruppo che sollecitino le persone -gli adulti prima ancora che i giovani- a prendere coscienza di sé nel prendere coscienza del mondo e averne cura insieme. L’articolo è un’intervista a Mario Pollo, già professore di Pedagogia generale e sociale al dipartimento di Scienze umane dell’Università Lumsa di Roma.

Didier Anzieu, Il gruppo e l’inconscio. L’immaginario gruppale, Raffaello Cortina, Milano, 2019, 281 p.
In questo saggio, un classico della psicanalisi, Didier Anzieu incentra il discorso sulla nozione di immaginario gruppale: il gruppo ha la propria psicologia, diversa da quella degli individui che lo compongono. Per far luce su tale psicologia, l’autore parte dall’analogia tra il gruppo e il sogno e descrive molti processi immaginari che sottendono la vita dei gruppi: l’illusione gruppale, il gruppo-bocca, i fantasmi di rottura, il gruppo macchina, la resistenza paradossale autodistruttiva, le perturbazioni provocate dalla prevalenza dell’imago paterna o del Super-io. Vengono così individuati degli “organizzatori psichici inconsci” che strutturano l’immaginario gruppale, come i fantasmi originari o l’immagine del proprio corpo.

Peter Griffiths, Robert D. Hinshelwood, Indagare una cultura dell’indagine, in Terapia di Comunità, a 18, n.64 (ott. 2018) – on line, pp. 1-13
Questo articolo prende in esame il concetto di cultura dell’indagine e gli aspetti problematici implicati in una simile pratica riflessiva. Si spiega come questo concetto sia un tratto distintivo di una comunità terapeutica e in particolare si esamina il caso del Cassel Hospital (Struttura con un orientamento psicoanalitico deputata alla cura di pazienti con gravi disturbi di personalità). Secondo Main cultura dell’indagine non è una struttura particolare ma una cultura umana vivente, che indaga i problemi personali, interpersonali e intrasistemici che affliggono la cultura, gli impulsi dei suoi membri, e le difese e relazioni che si esprimono nel gruppo sociale. Quello che intendeva mettere in luce era che le organizzazioni di assistenza dispongono solitamente di personale estremamente ben intenzionato, che non di rado sviluppa progetti innovativi. Ciò nonostante spesso nel corso del tempo qualcosa subentra e trasforma questo servizio in qualcosa di vecchio, istituzionalizzato e che verosimilmente manca di umanità; le organizzazioni si muovono dal possedere un’idea all’essere posseduti da questa idea. La cultura dell’indagine deve contrastare in modo puntuale questa istituzionalizzazione sempre più invadente.

Copertina_Essere-gruppo-di-lavoroA cura di Angela La Gioia, Essere gruppo di lavoro. Mappe ed esercitazioni, in Animazione Sociale, supplemento al n. 316 (2018), pp. 5-224
Questo testo si rivolge agli operatori sociali e dei servizi e raccoglie articoli apparsi negli ultimi anni sulla rivista Animazione Sociale. Esso si pone come una mappa per orientarsi tra i gruppi, osservandone la ricchezza, la risorsa, il limite e le infinite configurazioni. Mai come oggi, nel pubblico come nel privato, diventa importante imparare ad essere gruppo di lavoro, ossia un gruppo capace di pensare e di produrre insieme. Chi oggi è chiamato a coordinare gruppi di lavoro deve saper allenare la loro capacità generativa, perché è nella generatività del gruppo che è custodita la possibilità di scongiurare la routine e inoltrarsi verso le strade dell’invenzione e della sperimentazione. Angela La Gioia è psicologa e psicoterapeuta, docente universitaria di Psicologia del Lavoro e delle organizzazioni e coordina l’Università della Strada del Gruppo Abele.

Roger Mucchielli, Ugo Righi, Enzo Spaltro, Le decisioni in un gruppo di discussione. Esercitazione/6: il dilemma del prigioniero, in Animazione Sociale, n. 06/320 (2018), pp. 53-61
Si tratta della riproposizione di alcune pagine del volume “La dinamica di gruppo”, di Roger Mucchielli, volume esaurito pubblicato nel 1973 (in biblioteca alla collocazione 00548) e del volume “Giochi psicologici” di Ugo Righi e Enzo Spaltro, del 1986. Il primo contributo dal titolo “Come nascono le decisioni in un piccolo gruppo di discussione” vede i piccoli gruppi come luoghi di apprendimento al pensare e agire democratico; il secondo contributo dal titolo “Se a decidere in gruppo si apprende per prove ed errori” propone il dilemma del prigioniero per evidenziare lo spirito di competitività nelle relazioni sociali. L’articolo fa parte di una serie, tratta dagli scritti di Roger Mucchielli sulle dinamiche e le tecniche di gestione del gruppo (si trovano nei numeri 315-323).

downloadA cura di Ugo Morelli, Mario Pollo, Nostalgici del noi ma gelosi dell’io?, in Animazione Sociale, n. 317 (2018), pp. 76-96
L’immediatezza delle tecnologie della comunicazione e della vita nell’infosfera esalta il possibile, ma nello stesso tempo crea solitudine. Nello spazio virtuale si costruiscono relazioni orizzontali, senza impegno e senza gerarchie apparenti. Ci si aggrega per poi tornare soli, con l’illusione di non aver bisogno di confronti sociali. La tecnologia mostra l’attrazione illusoria dell’immediatezza, mentre la democrazia richiede tempi di mediazione e confronto. Il presente lavoro propone un approfondimento sul tema con due contributi: “Cercasi noi disperatamente. Individui soli e moltitudini senza legame” di Ugo Morelli e “C’è bisogno di gruppo per essere critici e creativi. Cinque chiavi di comprensione della gruppalità” di Mario Pollo. Il tema viene poi ripreso dagli stessi autori nel n. 318 nell’articolo “L’animatore in controtendenza con il leaderismo, in Animazione Sociale, n. 321 (2018), pp. 73-96.

A cura di Calogero Iacolino, Il corpo in relazione, in Narrare i gruppi, n.1 (2018) – on line, vol. 13, pp. 7-124
Questo numero della rivista parla del corpo in relazione nelle attività sportive, del corpo come sede della mente relazionale individuale e familiare e come punto di partenza per una elaborazione simbolica che possiamo riscontrare nei sogni e nei temi onirici presenti nei sogni. Il corpo in relazione necessita di essere pensato, primariamente, nel suo sviluppo affettivo e nelle sue implicazione psicologiche che maggiormente si evincono studiando i disturbi dell’immagine corporea, nonché di quella condizione della mente che usiamo definire come mens sana in corpore sano. Sul tema del rapporto tra la malattia e la persona, tra la persona e il suo corpo, il gruppo e l’ambiente, si consulti anche il testo a cura di Barbara Rossi, Il gruppo tra mente e corpo. Percorsi terapeutici, Franco Angeli, Milano, 2015, 222 p.

ImmagineAngelo Silvestri … [et al.], Large Group in Italia, in Gruppi nella Clinica, nelle Istituzioni, nella Società, n. 2 (lug.-dic. 2017), vol. 17, pp. 26-185
In questa monografia dedicata ai “large group” il direttore della rivista, nella presentazione, tratteggia la complessa articolazione dinamica fra le dimensioni individuali e sociali implicate nel lavoro psicoterapeutico. Nella sezione tematica viene fatto un excursus storico, teorico e metodologico del Gruppo Allargato Analitico, un workshop formativo-esperienziale costituito esclusivamente da sessioni di Large Group in successione, introdotto in Italia nel 1991 da Alice Riccardi von Platen e poi da Leonardo Ancona. Segue la sezione dedicata alle esperienze.

Giuseppe Licari … [et al.], Narrazione, soggettività e cura, in Narrare i gruppi, a.12, n. 1 (2017) – on line, vol. 12, pp. 7-101
Questo numero monografico è centrato sui temi della narrazione e della soggettività e si propone di esplicitare il contributo che essi danno nei processi di conoscenza e nei percorsi di formazione, in ambito psicologico e antropologico. Narrazione e soggettività sempre più spesso si intrecciano e entrano nello studio della diversità culturale, delle regole, delle credenze, del pensiero che troviamo alla base del funzionamento mentale.

Perna Colamonico, Il gruppo. Apprendere mediante l’esperienza, Carocci Faber, Roma, 2017, 271 p.
Non individui isolati, ma persone in relazione: la vita degli esseri umani dipende dal cibo, dall’aria, dal sonno, dal denaro e necessariamente anche dalle relazioni. È fondamentale assumere consapevolezza di questa interconnessione, perché quando viene a mancare la relazione si crea un vuoto che nuoce a tutta la comunità sociale. Obiettivo del volume è offrire ai professionisti del settore e a tutti coloro che sono interessati ai funzionamenti dinamici e strutturali dei gruppi (amicali, familiari, professionali) le motivazioni per ricercare e cogliere le occasioni relazionali, nel qui e ora, del kairos (opportunità), ossia la possibilità di riconoscere i propri desideri, inizio fondamentale per costruire il bene comune e reti generative. L’autrice è psicologa, psicoterapeuta e gruppoterapeuta.
Collocazione Biblioteca: 17723

I gruppi a scuola, nell’educazione e nella formazione

cover_issue_39_it_ITA cura di Monica Perrone, Processi comunicativi in ambito socio-educativo e sanitario, in Narrare i gruppi, n. 2 (dic. 2019) – on line, vol. 14, pp. 139 -244
Questo numero monografico presenta cinque articoli che da diversi punti di osservazione e riflessione si occupano della funzione del processo narrativo nella relazione con l’Altro. Il filo conduttore che lega i vari contributi è rappresentato dall’importanza delle idee che un individuo sviluppa circa gli aspetti della realtà, intese come il risultato di un’interazione continua tra la dimensione soggettiva, individuale e quella collettiva, dimensioni indispensabili per comporre ciò che identifichiamo come società, e che non possono essere pensate come indipendenti l’una dall’altra. Si segnala in particolare l’articolo “Tre forme di comunicazione nei processi formativi: narrativa, empatica e assertiva di Giuseppe Licari”.

A cura di Valeria Dellabiancia, Simona Martinini, Giulia De Marini, I genitori: soggetti competenti, in Bambini, a. 35, n. 6 (giu. 2019), pp. 56-61
Pensare alla famiglia come soggetto debole al quale dare sostegno è un luogo comune ripetuto, che spesso caratterizza anche l’atteggiamento dei professionisti. La famiglia ha invece una sua dignità di autore di educazione, ha competenze educative e conoscenze specifiche ed è produttrice di sapere. Sicuramente oggi è più isolata rispetto al passato ed è quindi necessario creare un’alleanza, un patto educativo tra scuola o nido e famiglia. Da questo presupposto e dalla partecipazione al corso formativo “Costruire il patto, l’alleanza tra istituzioni educative con le famiglie” promosso dal comune di Riccione, è nata l’idea di attivare un gruppo di narrazione per i bambini del nido aziendale “Il Maggiolino”. Nell’articolo è descritta l’esperienza del gruppo educativo.

unnahhmedStefania Murari, Laura Vinci, Elena Zizioli, “Controvento”. La lettura si fa percorso ri-educativo, in Biblioteche oggi, n.1 (gen.-feb. 2019), pp. 37-41
Nell’articolo sono esposti i risultati di una ricerca condotta all’Istituto Penitenziario Femminile di Rebibbia (Roma), tramite l’uso di libri di sole immagini senza parole con due obiettivi: favorire la lettura fra carcerati, soprattutto fra quelli con livello culturale minore, e rendere la stanza di lettura uno spazio dove costruire un gruppo per favorire un senso di controllo sulle proprie vite da parte dei carcerati stessi.

Iacopo Bertacchi, Consuelo Giuli, Ilaria Cipriani, Coping power nella scuola secondaria. Gestire le problematiche relazionali e promuovere comportamenti prosociali in classe, Erickson, Trento, 2019, 280 p.
Questo manuale nasce dall’esigenza di creare un progetto di prevenzione e intervento sulle problematiche di condotta in alunni di età preadolescenziale, favorendo al tempo stesso le dinamiche prosociali in ambiente scolastico ed extrascolastico. Dopo un’introduzione teorica sul programma Coping Power Scuola e sulla sua applicazione, vengono presentati i sette moduli di cui è composto il percorso didattico, percorso che si articola lungo l’intero anno scolastico, e una serie di schede operative e spunti di riflessione da elaborare in classe, individualmente o in piccoli gruppi. A ciascun modulo corrispondono uno o più capitoli della storia illustrata “Siamo un gruppo” (coll. bibl. 18391).
Collocazione Biblioteca: 18392

Sabina La Grutta … [et al.], Sviluppo della conoscenza a scuola: attraversare con il gruppo le esperienze emotive, in Psicologia di Comunità, n. 2 (2018), vol. 14, pp. 90-101
La scuola è primariamente il luogo della conoscenza ma la dimensione del conoscere, del pensare e dell’apprendere è radicalmente impregnata dall’affettività, da quella funzione psichica cioè, che regola lo sviluppo sano della personalità, del senso dell’autenticità e della capacità critica del pensiero. La scuola è inoltre un’istituzione a matrice gruppale, dove tutto ciò che accade si svolge in gruppo. Questa ricerca/azione ha come obiettivo valutare il contributo della consapevolezza emotiva e della qualità dell’integrazione in classe sull’apprendimento scolastico e sollecitare, mediante attività laboratoriali, sia la consapevolezza emotiva, sia la qualità dell’integrazione. La ricerca-azione è durata 5 anni e ha coinvolto 40 classi con ragazzi dai 6 ai 12 anni ai quali sono stati somministrati in ingresso e in fase di valutazione alcuni test sia individualmente che collettivamente.

Ennio Ripamonti … [et al.], Il gruppo Pedagogico, in Pedagogika.it, a. 22, n. 3 (lug-set. 2018), pp. 8 – 65
Il dossier della rivista parte dal resoconto di una riunione di redazione riguardo alle caratteristiche specifiche di un gruppo che fa un lavoro pedagogico. Il dossier comprende dieci articoli che riguardano gruppi diversi che, pur non avendo una visione univoca, progettano azioni di carattere educativo, condizione essenziale per potersi definire gruppo pedagogico.

41ayPHaqFlL._SX330_BO1,204,203,200_Marina De Rossi, Didattica dell’animazione. Contesti, metodi, tecniche, Carocci, Roma, 2018, 255 p.
L’autrice affronta il tema dell’animazione sociale in un’ampia panoramica comprendente: l’animazione come strumento di sviluppo di empowerment, la funzione e i contesti, l’aggregazione al gruppo, lo sviluppo di rete nella comunità, le competenze dell’animatore sociale, le prospettive didattiche, la definizione degli obiettivi, la valutazione della prassi, i modelli di comunicazione, le strategie per sviluppare le competenze comunicative, le aree metodologiche, l’arte del gioco, i giochi cooperativi, le tecniche narrative, le tecniche di drammatizzazione teatrale, i videogiochi in educazione. Marina De Rossi è professore associato di Didattica e Pedagogia speciale all’Università di Padova.
Collocazione Biblioteca: 18051

Renata Borgato, Massimiliano Moscarda, Erika Cardeti, Cibo per draghi. Come progettare i giochi d’aula e condurre il debriefing nella formazione esperienziale, Franco Angeli, Milano, 2018, 106 p.
Nella formazione esperienziale i discenti sperimentano situazioni che rappresentano metaforicamente la realtà aziendale attraverso il gioco. A seguito della sperimentazione, si dà significato all’esperienza vissuta e alle dinamiche relazionali attraverso il debriefing (valutazione al termine di un processo), attività che consente di riflettere sui punti di forza e le criticità del gruppo e dei singoli. Nel libro sono contenuti giochi d’aula di diverse difficoltà, linee guida per condurre un debriefing adeguato e schede di approfondimento sulle tematiche che i giochi affrontano: dall’ascolto alla comunicazione, dal problem solving allo stress management, dal project management al time management.
Collocazione Biblioteca: 18186

Filippo Pergola, Un insegnante quasi perfetto. Ascoltare la relazione per crescere insieme, Franco Angeli, Milano, 2017, 223 p.
Il libro propone agli insegnanti una metodologia di gruppo come spazio per pensare pensieri e affetti, togliere scheletri dall’armadio, integrare zone d’ombra, intuire nuovi significati e conoscere se stessi. L’insegnante potrà così contribuire a “metabolizzare” quei contenuti mentali che hanno creato smarrimento e blocco negli allievi o in sé stesso (burnout), riuscendo a immedesimarsi nell’altro e a compiere interventi risolutivi su misura: rimedio efficace soprattutto per i BES. Secondo l’autore, educare è cosa di cuore e quel che più conta è insegnare a vivere, allenare cioè alle incertezze, alle competenze per fronteggiare la fatica dell’esistenza, all’empatia per tutte le forme di vita. Diverse sono le tematiche trattate: l’apprendimento come esperienza emotiva, la formazione della mente, l’adolescente errante e camaleontico, i codici affettivi e la funzione dell’insegnante, il controtransfert dell’insegnante, il transfert dell’allievo, le collusioni patologiche, le collusioni evolutive, il gruppo classe, le paure dell’insegnante, l’insegnante di sostegno, i gruppi Balint. Filippo Pergola è docente di Psicologia dinamica dello sviluppo presso l’Università di Roma Tor Vergata.
Collocazione Biblioteca: 18122

COP_Il-gruppo-in-psicomotricitaA cura di Alberto Zatti, Il gruppo in psicomotricità. Mente, corpo, relazioni, Erickson, Trento, 2017, 169 p.
Il libro affronta da un punto di vista pedagogico e psicologico il gruppo di psicomotricità nei suoi aspetti relazionali, soprattutto con i bambini. La capacità di dare fiducia agli altri si acquisisce proprio grazie ai giochi di scambio, condivisione, opposizione e aggiustamento in gruppo, in cui la spontaneità e la pienezza della propria corporeità possono essere esplorate ed espresse: interagire muovendo dalla propria corporeità, sentita e comunicata in circolo con gli altri. Alberto Zatti è Professore Associato di Psicologia delle differenze di genere all’università di Bergamo.
Collocazione Biblioteca: 17969

Michele Marmo, Marco Martinetti, Ivana Paganotto, Apprendere con ragazzi curiosi ma distratti. Ragazze e ragazzi “spersi” tra scuola e territorio/2, in Animazione Sociale, a. 47, n. 1/306 (2017), pp. 34-86
L’inserto del mese continua la riflessione educativa e didattica avviata nel n. 300 del 2016 sui ragazzi che si stanno allontanando dalla scuola, ma che sono marginali anche nei gruppi ludico-sportivi e in altre forme associative. Si segnala in particolare l’articolo di Paola Scalari, “Tutti i ragazzi vanno a scuola con emozioni”, che esplora il nodo cruciale della relazionalità, affettività, gruppalità e del ruolo del docente nel gruppo ‘pensante’.

Margherita Cardellini, Le parole per nominare i colori della pelle: conversazioni con alunni di scuola primaria, tra 9 e 11 anni, in Educazione interculturale, n. 1 (mag. 2017) – on line, vol. 15, pp. 1-9
L’autrice, pedagogista, presenta alcuni risultati di una ricerca volta ad analizzare stereotipi e pregiudizi legati al colore della pelle nei bambini. Un campione di 225 alunni tra i 9 e gli 11 anni di 5 scuole primarie del bacino bolognese ha partecipato alla ricerca, nel periodo tra novembre 2015 e febbraio 2016. Per comprendere come venissero costruiti ed esplicitati pregiudizi e stereotipi legati al colore della pelle nella dinamica gruppale, sono stati utilizzati 30 focus group audio registrati, durante i quali i bambini hanno riflettuto su quali fossero le parole più adeguate ed educate per parlare dei colori della pelle e quali, al contrario, potessero essere strumento di discriminazione razzista.

Le equipe e i gruppi di lavoro nel sociale e nelle organizzazioni

unnakkmedEnnio Ripamonti, Davide Boniforti, Narrare per generare alternative. Tecniche di collaborazione/8: Future Search, in Animazione Sociale, n. 8/331 (2019), pp. 49-60
L’articolo è l’ottava parte del percorso già avviato nei numeri precedenti della rivista, dedicato ai metodi di collaborazione sociale, strumenti del lavoro sociale di comunità. Il Future Search è un metodo per costruire senso e visione d’insieme di un determinato progetto e/o intervento, nonché per definire gli ambiti entro cui fare convergere il pensiero e l’azione dei diversi stakeholders. Altri metodi descritti negli articoli precedenti sono: Community Visioning [n.7/330 (2019)], Restorative circe [n. 4/327 (2019)], Open Space Technology [n. 3/326 (2019)], World Cafè [n. 2/325 (2019)], Photovoice [n. 1/324 (2019)].

Roberto Mazza, Alessio Zoppi, Lo spazio di holding come potenziale terapeutico nella comunità per minori, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 49, n. 2 (primavera 2019), pp. 18-20
Attraverso l’esposizione di un caso clinico, viene considerata la potenzialità terapeutica rivestita dal concetto di “Holding” secondo Winnicott, per cui l’équipe curante assume il ruolo di un gruppo che sostiene i minori ricoverati in comunità, creando uno spazio “familiare” che accoglie e rieduca.

A cura di Marianella Sclavi, Lawrence Susskind, Il confronto creativo sblocca e attiva l’invenzione sociale. Questioni di approccio e indicazioni per l’azione (prima parte), in Animazione Sociale, n. 5/328 (2019), pp. 61-96
Il focus di questo numero affronta il tema della strategia di confronto creativo per i gruppi di lavoro. In ogni gruppo sperimentiamo quanto sia difficile raggiungere una decisione condivisa partendo da esigenze e punti di vista diversi. Il focus fornisce tecniche di leadership per facilitare il decidere insieme e risolvere i problemi complessi secondo modalità inclusive e collaborative.

cop1805Michela Fanna, I temerari dell’incertezza. Possibili percorsi per fronteggiare la fragilità sociale, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 48, n. 2 (primavera 2018), pp. 8-10
L’assistenza sociale diventa sempre più problematica in una società caratterizzata da fragilità ed instabilità. Nell’articolo viene riferita un’esperienza in cui si sono tentati diversi approcci: realizzazione di percorsi formativi di gruppo, realizzazione di tirocini formativi, attuazione di percorsi educativi personalizzati, formazione di un gruppo di aggregazione, collaborazione con fattorie sociali, coinvolgimento delle associazioni di volontariato. Si segnala anche l’articolo di Chiara Fabris … [et al.], L’intervisione in un servizio di protezione e tutela minori. Percorsi innovativi nei servizi pubblici, pp. 32-34

Gaetano Liguori, Vincenzo Prisco, Luigi Stella, Presentazione, analisi e ricaduta di un modello operativo integrato, in Dal fare al dire, a. 27, n.1 (2018), pp. 38-47
L’articolo espone la sperimentazione nel Ser.D Napoli 2 Nord (tra l’anno 2004 e il 2017) del modello operativo “Oceano”, basato sul lavoro di équipe e periodicamente valutato rispetto a indicatori quali la capacità di tenuta lavorativa degli operatori, quantità e qualità delle prestazioni e benefici per gli utenti. Il team multidisciplinare si è rivelato estremamente utile nella cura delle patologie croniche e multi problematiche, perché permette di offrire all’utenza prestazioni migliori e di garantire agli operatori protezione dal burn out e stimoli positivi per la professione.

A cura di Bruno Riccio e Federica COP_Educazione-interculturale_ED14Tarabusi, Dilemmi, mediazioni e opportunità nel lavoro di accoglienza rivolto a rifugiati e richiedenti asilo: un’introduzione, in Educazione interculturale, n. 1 (mag. 2018) – on line, pp. 1-82
Questo numero monografico tratta del lavoro di accoglienza rivolto a rifugiati e richiedenti asilo. Si segnala il contributo di N. Policicchio, psicologo, che esplora la potenzialità del gruppo di supervisione di operatori dei servizi di accoglienza nell’offrire modelli adeguati per la comprensione e l’interazione tra i discorsi pubblici sul tema delle migrazioni forzate. Chiude il numero un articolo che illustra un percorso di co-creazione di una festa all’interno di un C.A.S.

Cesare Kaneklin, Lavorare in gruppo nelle organizzazioni, Il gruppo: l’elemento base di ricomposizione del lavoro, in Animazione Sociale, a. 47, n. 7/312 (set.-ott. 2017), pp. 77-88
Il gruppo rappresenta una struttura portante nell’organizzazione del lavoro. Tuttavia, talora, i risultati non sono all’altezza delle aspettative ed il gruppo fallisce con conseguenze psicologiche per i partecipanti. Ciò può verificarsi a causa dell’individualismo, per una scorretta valutazione dei compiti, per incompetenze del conduttore. Per evitare ciò bisogna accrescere la fiducia fra i partecipanti e sull’utilità del lavoro di gruppo. Cesare Kaneklin è professore ordinario di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni presso la Facoltà di psicologia dell’Università Cattolica di Milano.

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Ugo De Ambrogio, Andrea Dondi, Gianluca Santarelli, Analisi transazionale e cambiamento nelle organizzazioni, in Prospettive Sociali e Sanitarie, n. 1 supplemento (2017), pp. 1-142
Questo volume si pone come opportunità di stimolo, riflessione e confronto e si rivolge ad Analisti Transazionali organizzativi, a titolari d’impresa, amministratori, top manager, responsabili delle risorse umane, formatori e consulenti che intendono avvicinarsi all’AT organizzativa per una sua applicazione pratica. Tale applicazione è utile a fronteggiare l’incertezza che pervade oggi la vita delle aziende, stimolandole ad assumere un’ottica progettuale e strategica, orientata al cambiamento e all’innovazione. Il testo propone alcuni contributi significativi dell’AT organizzativa elaborati di recente. I temi trattati comprendono aspetti rilevanti della vita organizzativa: i ruoli, il coaching, la vita nei gruppi, le diverse culture organizzative, la leadership e, infine, i confini fra il campo organizzativo e gli altri campi di applicazione dell’AT (clinico, educativo e del counseling).

Mauro Melluso, Che cosa fa di un’équipe un gruppo creativo. Scelte metodologiche per operare in una comunità residenziale, in Animazione Sociale, a. 47, n. 311 (lug. – ago. 2017), pp. 66-81
Continuare a fare esperienza e apprendere da essa è irrinunciabile per dare senso al proprio lavoro quotidiano di operatori sociali. Essere immersi in un flusso d’esperienza è tenere insieme cura dell’io e cura del noi in un gruppo coeso, pensante, partecipativo, sempre pronto ad apprendere man mano che le situazioni si evolvono. Inoltrarsi verso questo obiettivo è una scelta soggettiva, che però non matura se manca un humus gruppale di fiducia, un circolo attivo pensiero-azione-pensiero, un coordinamento in grado di cedere potere e far spazio all’apporto di tutta l’équipe. A quel punto la creatività dell’équipe si fa creatività umana e professionale di ogni operatore. Mauro Melluso è psicologo e coordinatore della comunità genitore-bimbo del Gruppo Abele. Nello stesso numero della rivista troviamo anche l’articolo di Paola Scalari e Antonello Correale, Imparare a essere gruppo di lavoro, in Animazione Sociale, a. 47, n. 311 (lug.-ago. 2017), pp. 33-65 sul tema del lavorare in gruppo nei mondi professionali del sociale, dell’educativo, del sanitario e sociosanitario e della scuola.

I gruppi terapeutici e psicoeducativi

Pietro Algisi, Terapia di gruppo: il setting gruppale nel trattamento delle dipendenze, in Mission, a. 14, n. 51 (mar. 2019), pp. 51-58
Nell’articolo vengono presi in considerazione alcuni tipi di terapie gruppali: gruppi centrati sul cambiamento, gruppi orientati alla crescita e al cambiamento individuale, gruppi ad orientamento interpersonale, gruppi psicodinamici ad orientamento processuale. Si considera, inoltre, l’efficacia della terapia di gruppo, i fattori curativi e quelli terapeutici quali: l’infusione di speranza, l’universalità, l’informazione, l’altruismo, la ricapitolazione correttiva del gruppo primario familiare, le tecniche di socializzazione, il comportamento imitativo, l’apprendimento interpersonale, la coesione. Si conclude con un aspetto specifico nella terapia delle dipendenze e con aspetti generali sulla fenomenologia gruppale.

9788865313244_0_0_626_75A cura di Francesca Natascia Vasta, Salvatore Gullo, Raffaella Girelli, Psicoterapia psicodinamica di gruppo e ricerca empirica. Una guida per il clinico, Alpes, Roma, 2019, 213 p.
Il testo rappresenta un primo tentativo di fornire delle indicazioni utili al lavoro clinico coniugato con la ricerca empirica sui gruppi. Presenta una sintesi condivisa delle attuali conoscenze e opinioni degli esperti, frutto del lavoro sviluppato dal Network italiano per la ricerca sui gruppi. Partendo dall’iniziale riflessione sui parametri per orientarsi nella qualificazione dei dispositivi gruppali (premessa indispensabile a ogni ragionamento clinico e di ricerca), il volume descrive le fasi della vita di un gruppo psicoterapeutico, fornendo informazioni sui metodi e gli strumenti ad oggi più indicati per la selezione dei partecipanti, il monitoraggio dei processi, la valutazione degli outcomes. Questo lavoro si rivolge a professionisti e a colleghi in formazione per sostenere l’aggiornamento professionale, nonché la programmazione di nuove ricerche clinico-scientifiche.
Collocazione Biblioteca: 18500

Emanuele Prosepe, Marco Piccinini, Psicoanalisi e campo gruppale. Riflessioni ferencziane, Alpes, Roma, 2019, 336 p.
Questo lavoro trae origine dalla pratica terapeutica gruppale e dalla riflessione su quali siano i fattori che la rendono possibile a contatto con le condizioni proprie dello spettro relativo agli stati limite e a quello psicotico. Partendo da un confronto fra Sigmund Freud e Sándor Ferenczi si cerca di scorgere in che modo questi e altri psicoanalisti ne abbiano posto le basi. Allo scopo di fornire un adeguato ascolto terapeutico in tale contesto si rendono necessari alcuni cambiamenti, visti attraverso una rilettura di Ferenczi e di aspetti quali identificazione, dinamiche introiettive, legame e relazione. La comprensione del gruppo può essere perciò, secondo gli autori, proficuamente ricollegata alla concezione del campo clinico proposta dall’analista ungherese. Completa il libro uno studio sui pionieri della psicoterapia gruppale: una densa ricerca che, grazie a documenti di difficile reperimento, ha permesso un punto di vista privilegiato. Il continuo dialogo fra clinica e teoria si è così dimostrato costituire un terreno dal quale può svilupparsi una fertile riflessione sul lavoro terapeutico gruppale e sulla sofferenza psichica.       
Collocazione Biblioteca: 18499

A cura dell’équipe del Servizio Onda 1 dell’ASL Città di Torino, Come motivare al cambiamento giovani consumatori? Tra letture da aggiornare e dispositivi gruppali capaci di motivare, in Animazione Sociale, n. 9/332 (2019), pp. 64-94
Un servizio per giovani consumatori (14-30 anni) di sostanze psicoattive incontra oggi varie tipologie: ci sono gli sperimentatori slatentizzati, i narcisi prestativi, i congelati, gli inconsapevoli, le donne ammaccate, infine i genitori. Nell’articolo vengono descritte tali tipologie anche attraverso casi clinici e viene considerato l’approccio terapeutico centrato sullo stage residenziale motivazionale e sui percorsi individuali.

Nadia Tralli, Come lavorare con famiglie multiproblematiche? L’approccio multifamiliare come proposta educativa, in Animazione Sociale, n. 2/325 (2019), pp. 37-49
L’articolo racconta come la terapia multifamiliare di gruppo ha dato risultati su quelle famiglie così definite “multiproblematiche” che agli occhi dei professionisti parevano impossibili da cambiare. Le famiglie coinvolte nel gruppo in realtà, confrontandosi su problemi simili, imparano le une dalle altre e riescono ad aiutarsi reciprocamente per trovare nuove soluzioni, condividendo idee e offrendo feedback.

41tQ5UWwMzL._SX345_BO1,204,203,200_Mary Marden Velasquez … [et al.], Terapia di gruppo per abuso di sostanze. Manuale per un percorso a stadi, Il Mulino, Bologna, 2018, 366 p.
Questo manuale presenta un percorso per il trattamento in gruppo della tossicodipendenza che è fortemente orientato alla praticità di utilizzo ed è basato sul modello transteorico del cambiamento e sui processi esperienziali e comportamentali ad esso connessi. Il programma presentato permette di facilitare il movimento della persona tra gli stadi del cambiamento, mediante il supporto al cliente in numerosi compiti fondamentali, tra cui il riconoscimento degli elementi problematici dei propri comportamenti, la maturazione della decisione di agire, e lo sviluppo e la realizzazione di un piano di cambiamento. Il manuale costituisce una guida passo dopo passo nella realizzazione di 35 sessioni, assieme alle strategie necessarie per aumentare la motivazione del cliente. Il volume include anche 58 schede utilizzabili nella terapia, divise nelle varie sessioni. 
Collocazione Biblioteca: 18342

A cura di Monica Dondoni, Relazioni e sviluppo della persona, in Narrare i gruppi, n. 2 (dic. 2018) – on line, vol. 13, pp. 131-298
Questo numero della rivista si apre con l’ articolo di Angela Sordano “La funzione triadica del conduttore nei gruppi con genitori adottivi. Una risposta operativa ad un cambio di paradigma nell’adozione”.

davConcetta Amato … [et. al.], L’importanza dell’utilizzo della prassi gruppale in ambito riabilitativo, in Caleidoscopio relazionale, n. 8 (ott. 2018), pp. 121-137
Il lavoro si propone di constatare l’utilità della prassi gruppale in campo riabilitativo, dimostrando quanto la terapia di gruppo a orientamento analitico in tale ambito consenta ai pazienti di vivere un’esperienza emotiva, affettiva e cognitiva che, oltre a riparare il passato e compensare i deficit evolutivi, incrementa l’area relazionale e comunicativa. Omogeneità ed eterogeneità gruppale, infusione di speranza, riepilogo correttivo, tecniche di socializzazione, comportamento imitativo: a intrecciare tutti questi elementi pratici e terapeutici è la ‘relazione’. Nel gruppo terapeutico si assiste a un decentramento dell’egocentrismo e si sperimenta l’importanza dell’impegno con sé stessi a partire da quello con gli altri. Si giunge pertanto alla conclusione che la prassi gruppale in ambito riabilitativo si rivela come una risorsa istituzionale ineludibile ed efficace per fronteggiare le molteplici difficoltà e i bisogni del paziente psichiatrico, il quale necessita di essere reintegrato nella società. La terapia permetterà al paziente di sentirsi accolto in un area relazionale, che lo porterà al rinforzo e sviluppo delle sue abilità fragili.

Maria Gloria Gleijeses, Annamaria Scapicchio, Un’esperienza clinica di gruppo con genitori adottivi di bambini vittime di Esperienze Sfavorevoli Infantili, in Maltrattamento e abuso all’infanzia, n. 3 (nov. 2018), vol. 20, pp. 115-126
Il contributo presenta un’esperienza clinica di gruppo svolta con genitori adottivi di bambini vittime di gravi Esperienze Sfavorevoli Infantili. Il gruppo si pone l’obiettivo di aiutare i genitori a sintonizzarsi con le esperienze traumatiche dei loro bambini, a comprenderne il funzionamento e i loro vissuti post-traumatici; tutto ciò per promuovere la ri-significazione dei loro comportamenti nella loro valenza di reazione post-traumatica. Vengono descritte le varie fasi del percorso di gruppo e le strategie utilizzate. Un’esperienza simile è raccontata da Michela Di Fratta e Paolo Valerio, nell’articolo “Osservare, raccontare, condividere l’adozione: il counseling psicodinamico di gruppo nei servizi sociosanitari”, in Counseling, n.2 (giu. 2018) – on line, pp. 1-18

COP_Programma-benessere-emotivo-anziani_590-1528-4Rita Pezzati … [et al.], Programma benessere emotivo anziani. Attività e giochi per conoscere, esprimere e gestire le emozioni, Erickson, Trento, 2018, 174 p.
In una società in cui i cambiamenti socio-demografici e culturali suscitano nuove attenzioni nei confronti degli anziani, il testo propone un “programma benessere” quale supporto al cambiamento. Presenta un percorso di gruppo completo, strutturato e chiaro, con precise indicazioni per l’operatore e corredato di schede, che in modo ludico e divertente esplora il mondo emotivo, aiutando l’anziano a riconoscere le emozioni, ad ascoltarle e ad accoglierle.
Collocazione Biblioteca: 18040

Claudia Bellò, Sentirsi genitori migliori. L’esperienza di un gruppo per genitori utenti del Servizio Protezione e Tutela minori, in Lavoro sociale, n. 4 (ago. 2017), vol. 17, pp. 42-45
Nell’articolo è descritta l’esperienza di un gruppo per genitori in carico al Servizio di protezione e Tutela minori di Bassano del Grappa, costituito per dare voce alle famiglie affinché possano mettere in campo le loro esperienze e le loro competenze e per invitare ad una riflessione circolare sul legame con i Servizi sociali, con le paure correlate e le criticità incontrate.

Elisa Martino, Teo Vignoli, Le terapie di gruppo in alcologia: due interventi sostitutivi ed integrativi dei percorsi individuali presso un Servizio Dipendenze Patologiche, in Alcologia, n. 31 (2017) – on line, pp. 25-32
Il presente articolo descrive e confronta due esperienze di conduzione di gruppi con persone con un “disturbo da uso di alcol” (DSM V), realizzate presso il Servizio Dipendenze Patologiche di Lugo, Ravenna (AUSL della Romagna). Il “gruppo clinico alcol” è un intervento condotto da medico e psicologa, orientato a obiettivi di trattamento, a parziale o totale sostituzione dei programmi terapeutici individuali. Il “gruppo donne in rinascita” è un intervento genere-specifico, condotto da psicologa e assistente sociale, orientato a obiettivi di tipo relazionale e all’ampliamento dei contatti con il territorio, a integrazione dei programmi terapeutici individuali. Entrambi i trattamenti sono aperti, con cadenza settimanale, durata indeterminata e continuità nel tempo. L’articolo è disponibile in Pdf.

I gruppi nel lavoro di comunità

A cura di Carlo Andorlini, Luoghi di protagonismo, in Welfare oggi, a. 24, n. 4-5 (lug-ott. 2019), pp. 7-26
Il FOCUS 1 della rivista mette in evidenza l’importanza assunta dai luoghi sia pubblici che privati nei vari ambiti : culturale, sociale, sanitario, sportivo, commerciale, sia per quanto riguarda la funzione che il luogo stesso svolge, sia del suo rilievo simbolico. Si sviluppa su quattro articoli: 1) I Luoghi ; 2) Luoghi ad alta intensità relazionale; 3) Luoghi riconsegnati alle comunità; 4) Luoghi dove la densità di relazioni ricompone impresa e società.

41qKkIMbG4L._SX351_BO1,204,203,200_A cura di Renzo De Stefani e Jacopo Tomasi, Le parole ritrovate. La rivoluzione dolce del fareassieme nella salute mentale, Erickson, Trento, 2019, 157 p.
“Le Parole ritrovate” sono un movimento che negli ultimi vent’anni ha cercato di rivoluzionare la salute mentale in Italia. Lo ha fatto in maniera “dolce”, attraverso la passione e l’impegno di migliaia di persone. La rivoluzione di Le Parole ritrovate si ispira a un principio: fare in modo che anche utenti e familiari abbiano voce e ruolo e siano coinvolti nelle decisioni che contano, attraverso l’approccio diventato noto in tutta Italia come ‘fareassieme’. Questo libro racconta tante esperienze, spesso piccole, ma che unite dipingono un quadro di fiducia e speranza e raccontano di un cambiamento possibile, per una salute mentale più umana e più giusta.
Collocazione Biblioteca: 18037

Cristina Malvi, Maria Valeria Sardu, Narrare insieme costruisce legami. Alleanza per gli anziani fragili che diventa comunità di pratica a Bologna, in Welfare oggi, a. 24, n. 2 (mar.-apr. 2019), pp. 67-72
Un laboratorio linguistico come quello descritto nell’articolo è una pratica di comunità e funziona se allo stesso tavolo si siedono cittadini, professionisti, ex operatori, caregiver. Si propone i seguenti obiettivi: circoscrivere, con il concorso di cittadini e organizzazioni, il bisogno di alfabetizzazione sanitaria; identificare uno o più strumenti per rappresentare ai professionisti la difficoltà che si ha se non si è “del mestiere” ed accompagnarli al cambiamento di lessico, ad esempio con opportuni percorsi formativi; definire strumenti comunicativi per la semplificazione dei termini tipici del linguaggio delle organizzazioni sociali e sanitarie che sono di ostacolo alla comprensione per i cittadini; organizzare percorsi di formazione in collaborazione con le associazioni di rappresentanza delle professioni sanitarie affidando ai volontari un ruolo di facilitatori nella comprensione dei messaggi e delle politiche di salute; verificare con le associazioni di pazienti e con i comitati consultivi misti l’efficacia delle scelte, anche con prove ed esercizi sul campo.

4433653_FCOVMarta Rohani Moaied … [et al.], Photovoice e intervento di comunità, in Psicologia di Comunità, n.2 (2018), vol. 14, pp. 13-66
Photovoice è una metodologia di ricerca-azione partecipata con la quale le persone possono rappresentare alcuni aspetti e contenuti critici delle loro comunità o gruppi di riferimento attraverso la tecnica fotografica. Sta conoscendo una popolarità sempre maggiore, grazie alla diffusione del linguaggio fotografico e alla facilità con cui si possono produrre, scambiare e modificare le immagini con gli smarthphone. Proprio per questo però, una tecnica che aveva il suo punto di forza nella capacità persuasiva dello stimolo visivo, rischia di diventare meno efficace in un contesto in cui si è sovraesposti alle immagini. In questa monografia sono raccolti quattro articoli che spiegano ricerche ed esperienze in cui è stato utilizzato il photovoice. Sull’argomento si consulti anche il testo di Pamela Mastrilli, Roberta Nicosia, Massimo Santaniello, Photovoice. Dallo scatto fotografico all’azione sociale, Franco Angeli, 2015, 143 p. (Coll. Bibl. : 18558)

Erminia Colella … [et al.], Dare voce ai sibling. Dall’invisibilità a percorsi di supporto in Valle di Susa, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 48, n. 1 (inverno 2018), pp. 32-35
L’articolo descrive un’esperienza realizzata nel territorio della Valle di Susa dal Consorzio Socio-Assistenziale e da alcune cooperative sociali, rivolta a sensibilizzare, accompagnare e supportare i sibling adulti, cioè i fratelli/sorelle di persone con disabilità.

Katia Bellucci … [et al.], Lavorare con gruppi di strada, in Animazione Sociale, n. 08/322 (2018), pp. 51-62
La necessità di lavorare in strada, di uscire dal contesto rassicurante e ordinato dell’ambulatorio, di confrontarsi in modo totale con il mondo quotidiano dell’Altro, costituisce per gli operatori dei SerT il superamento della frontiera dell’istituzione e la presenza sul territorio, là dove i problemi si manifestano. Nell’articolo gli autori presentano un progetto di ricerca-azione su strada (Palla in C’entro) attivo nel territorio chiavarese, di cui si descrivono le pratiche operative e alcuni episodi significativi, cercando poi di comunicarne il senso generale e l’obiettivo fondamentale: creare relazione. Nello stesso numero della rivista troviamo l’articolo di Giuseppe Cascone … [et al.], Il gruppo che cura: una risorsa in territori fragili, pp. 73-96

downloadMaria Dettori, Maria Giuseppina Mantione, Eleonora Pietropaoli, Dimensione collaborativa come risorsa per modulare gli esiti psicologici provocati dalla perdita del lavoro, in Psicobiettivo, a. 38, n.2 (mag.-ago. 2018), pp. 139-153
La perdita del lavoro può determinare effetti negativi che investono più livelli: da quello prettamente economico a quello psicologico, emotivo, sociale sino a quello più generale della salute stessa. Gli esiti di prolungate esperienze di sofferenza e di impotenza connesse alla condizione di disoccupazione possono essere, almeno in parte, accostati a quelli di situazione di minaccia e di pericolo per la propria sopravvivenza. Obiettivo di questo lavoro è quello di aprire riflessioni sull’utilità di utilizzare interventi mediati dal sistema cooperativo e guidati dal costrutto di intersoggettività da affiancare a interventi assistenziali e di sostegno che potrebbero rappresentare una risposta parziale alla gravità del fenomeno.

Alfredo Ancora, Verso una cultura dell’incontro. Studi per una terapia transculturale, Franco Angeli, Torino, 2017, 302 p.
Questo lavoro è destinato a operatori della salute mentale – infermieri, psicologi, assistenti sociali, psichiatri – che lavorano sul territorio quotidianamente in strutture deputate alla cura e all’accoglienza di rifugiati, richiedenti asilo, migranti, persone che talvolta mettono in difficoltà le griglie conoscitive a cui si è normalmente abituati. Vengono qui riportate ricerche ed esperienze sul campo, per dotare gli operatori di un pensare/agire transculturale capace di rispondere a realtà sempre più complesse con cui vengono a contatto. Attraverso la descrizione di storie individuali, di coppia e di gruppo viene proposto un diverso posizionarsi nel processo d’osservazione, sulla scia di George Devereux e Gregory Bateson, verso una cultura dell’incontro. Il processo di cura diviene allo stesso tempo un viaggio di conoscenza e di aiuto, facendo leva anche su risorse dell’operatore mai esplorate, entusiasmi e curiosità perdute. L’autore è psichiatra e psicoterapeuta. Si veda anche la monografia di Simone Cheli … [et al.], Interculturalità e complessità, in Psicobiettivo, a. 38, n.2 (mag.-ago. 2018), pp. 21-135.
Collocazione Biblioteca: 18193

I gruppi di psicodramma e artiterapie

Stefano Padoan, Invito alla festa. Facilitare i gruppi con lo psicodramma, Alpes, Roma, 2020, 147 p.
Questo manuale presenta in modo completo l’approccio estetico-relazionale per i facilitatori di gruppi di psicodramma. Lo psicodramma estetico-relazionale è una pratica consulenziale ideata dall’autore per promuovere relazioni positive e generative nei gruppi attraverso l’uso della messa in scena teatrale dei vissuti personali e l’utilizzo creativo dello (s)mascheramento, del lavoro somatico sui gesti spontanei, dell’uso estetico delle forme e delle immagini. Il manuale fornisce un chiaro inquadramento metodologico ed indicazioni operative per condurre gruppi di psicodramma in vari ambiti di intervento. Dopo una prima parte introduttiva al linguaggio espressivo dello psicodramma viene descritta la metodologia, il ruolo del facilitatore e le più importanti strategie registiche per la conduzione del gruppo, concludendo infine con la descrizione di esperienze di applicazione dell’approccio estetico-relazionale nella facilitazione aziendale, nella formazione sanitaria e nella clinica.
Collocazione Biblioteca: 18631

lo-psicodramma-156042Corinne Gal, Lo psicodramma. Un’esperienza forte quanto la vita stessa, Tecniche Nuove, Milano, 2018, 232 p.
Come aiutare le persone che vivono momenti di grande difficoltà ad affrontare la realtà? Come ridare a coloro che soffrono di disturbi psichici una possibilità di aprirsi alla vita? Lo psicodramma, ossia la drammatizzazione a scopo terapeutico di una situazione o di un problema di uno dei partecipanti al gruppo, è un metodo elaborato a scopo psicoterapeutico da Jacob Levy Moreno, appassionato di teatro e fondatore della psicoterapia di gruppo, liberando nell’individuo la sua autenticità. Lo psicodramma è una tecnica vivace, originale che si basa sul gioco e sul confronto in gruppo e coinvolge la spontaneità, la creatività e la partecipazione altrui. È un approccio unico che si avvale del concorso degli altri per superare determinate paure e tentare di sfuggire al dolore. In questo libro l’autrice, psicologa clinica e psicodrammatista francese, avvicina il lettore al suo lavoro con i pazienti, svelando così una diversa possibilità di cura.
Collocazione Biblioteca: 18215

Alessandro Tolomelli … [et al.], Pratica teatrale interculturale, in Educazione interculturale, n. 2 (nov. 2017) – on line, vol. 15, pp. 1-138
Questo numero della rivista è incentrato sull’attività educativa teatrale in una prospettiva interculturale. Il teatro nasce come un’esperienza di «valicamento», tra divino e umano, tra fisico e immateriale, tra memoria e oblio, non per fissare le identità, ma per rappresentarle come divenire. Il teatro infatti è strutturalmente e atavicamente una zona franca, un luogo d’incontro. Ci si è chiesti quali siano i tratti di un teatro inclusivo e, ancor più, di un teatro che persegue l’obiettivo dell’inclusione/inclusività, attivando processi educativi. Negli articoli di questo numero vengono indicate alcune pratiche e alcuni pensieri che illustrano come il teatro possa rappresentare una soglia extra-ordinaria, uno sconfinamento dentro la tessitura della vita quotidiana, il luogo proprio dove può darsi l’essere-in-comune, dove l’eventualità della comunità diventa attualità. In questo senso si riscontra un’analogia strutturale fra il teatro e la pedagogia interculturale. Tra le esperienze qui presentate e attuate con bambini e adolescenti in diverse parti del mondo, troviamo laboratori di teatro orientale, psicodramma moreniano e teatro dell’oppresso.

banner_plexusSimone Bruschetta, Giuseppe Biagi, Rosa Leonardi, Lo scenodramma comunitario nella scuola primaria: installazione nell’istituzione scolastica di un dispositivo psicoterapeutico comunitario basato sul gioco, in Rivista Plexus, n. 15-16 (2016) – on line, pp. 27-64
L’articolo presenta l’applicazione del dispositivo dello scenodramma a un gruppo classe della scuola primaria. Viene utilizzato un caso esemplificativo di presa in carico di una bambino di 8 anni attraverso un approccio psicoterapeutico di comunità, per il quale è stato attivato l’intervento specifico nella classe del piccolo paziente. L’esperienza presentata permette di descrivere l’organizzazione del dispositivo dello scenodramma comunitario nelle istituzioni e la connessa teoria della tecnica dei gruppi comunitari ad orientamento psicodinamico-analitico nella scuola.

Aurelia Chillemi, Danza comunitaria e sviluppo sociale: il movimento poetico dell’incontro, in Rivista Plexus, n. 15-16 (2016) – on line, pp. 92-114
Questo contributo riporta l’esperienza del progetto di sviluppo psicosociale mediante la Danza Comunitaria realizzato a Buenos Aires nel contesto di una fabbrica recuperata, nella cornice di una sperimentazione didattica e di ricerca della Universidad Nacional de las Artes. L’esperienza si svolge in un gruppo eterogeneo, inclusivo e aperto a tutti, basato sull’interazione a mediazione corporea e sulla produzione collettiva partecipata di opere coreografiche su temi di rilevanza sociale. Il dispositivo si propone finalità di promozione della salute e di prevenzione del disagio e si dimostra particolarmente efficace per realizzare aggregazione ed elaborazione di traumi e lutti personali e collettivi.

I gruppi di auto aiuto

Patrizia Balbinot … [et al.], Associazioni di Auto-Aiuto e disturbi da uso di alcol, in Alcologia, n.36 (2019) – on line, pp. 23-33
L’efficacia dei gruppi di auto-mutuo-aiuto è ben dimostrata. In caso di costante frequenza i risultati clinici sono significativamente superiori a breve e lungo termine. I professionisti della salute hanno il dovere di segnalare tali realtà e lo sviluppo dei gruppi di auto aiuto deve essere interpretato come un parametro di qualità dei servizi. L’azione dei gruppi di auto-mutuo-aiuto è accreditata in numerose raccomandazioni internazionali sia su base di consenso, sia in base alle evidenze della letteratura. Sul significato terapeutico degli approcci spirituali nella cura dei disturbi da uso di alcol e sostanze e dei comportamenti additivi vi è infatti un ampio consenso. [Questo numero della rivista è in PDF]

Maria Luisa Raineri, Cosa sono le conoscenze esperienziali? Un concetto fondamentale per capire i gruppi di auto/mutuoaiuto, e non solo, in Lavoro sociale, n. 2 (apr. 2018), pp. 20-27
Il concetto di conoscenze esperienziali è estremamente importante nel lavoro di qualsiasi operatore sociale che voglia accompagnare i suoi utenti a migliorare la loro situazione. Per spiegarlo l’autrice immagina di condurre un’intervista immaginaria con una studiosa, Thomasina Borkman, che più di 40 anni fa pubblicò un primo studio in merito.

page0001_i2Francesca Corradini, Sosteniamoci nella fatica. L’auto/mutuoaiuto come risorsa nell’assistenza agli anziani non autosufficienti, in Lavoro Sociale, n. 1 (feb. 2018), pp. 24-29
I caregiver o i familiari di persone non autosufficienti e le stesse persone anziane possono ricavare numerosi benefici dalla partecipazione a gruppi di auto/mutuoaiuto, non ultimo il mantenere delle relazioni vitali e vitalizzanti. I partecipanti ai gruppi infatti devono affrontare una stessa problematica o vivono una medesima dolorosa condizione di vita, per cui dal dialogo e dal confronto si sviluppa il cosiddetto principio dell'”helper therapy”: ogni membro del gruppo è allo stesso tempo aiutante e aiutato.

Alcolisti anonimi. La storia di come migliaia di uomini e donne si sono recuperate dall’alcolismo, 3. ed., Alcolisti anonimi, Roma, 2017, 414 p.
La decima edizione italiana (indicata come 3a in frontespizio), compare dopo sessanta anni dalla prima americana. Costituisce un aggiornamento sul gruppo di autoaiuto degli Alcolisti Anonimi tramite la narrazione di numerosi casi clinici che sono riusciti a superare il problema della dipendenza. Il libro rappresenta una preziosa testimonianza che può aiutare persone affette dall’alcoolismo e le loro famiglie.
Collocazione Biblioteca: 18448

Silvia Belotti, Vittime di pedofilia. L’esperienza di un gruppo di auto/mutuo aiuto, in Lavoro sociale, n. 3 (giu. 2017), vol. 17, pp. 32-41
Nell’articolo vengono descritte le dinamiche di un gruppo di auto/mutuo aiuto rivolto a vittime di pedofilia e genitori con figli che si sono trovati in tale situazione. Nel gruppo la condivisione delle esperienze permette il superamento dei sensi di colpa e di trovare comprensione e sostegno.