Aggiornata a marzo 2019 – a cura di Paola Moriondo 

I materiali elencati sono disponibili presso la Biblioteca del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento della Biblioteca. L’elenco proposto non esaurisce quanto posseduto in biblioteca sul tema in oggetto. Sono presenti anche pubblicazioni scaricabili on line o in PDF. Per ulteriori approfondimenti, si può consultare il nostro catalogo.

I percorsi tematici proposti sono i seguenti:

 Studi sui gruppi: aspetti teorici

Copertina_Essere-gruppo-di-lavoroA cura di Angela La Gioia, Essere gruppo di lavoro. Mappe ed esercitazioni, in Animazione Sociale, supplemento al n. 316 (2018), pp. 5-224
Questo testo si rivolge agli operatori sociali e dei servizi e raccoglie articoli apparsi negli ultimi anni sulla rivista Animazione Sociale. Esso si pone come una mappa per orientarsi tra i gruppi, osservandone la ricchezza, la risorsa, il limite e le infinite configurazioni. Mai come oggi, nel pubblico come nel privato, diventa importante imparare ad essere gruppo di lavoro, ossia un gruppo capace di pensare e di produrre insieme. Chi oggi è chiamato a coordinare gruppi di lavoro deve saper allenare la loro capacità generativa, perché è nella generatività del gruppo che è custodita la possibilità di scongiurare la routine e inoltrarsi verso le strade dell’invenzione e della sperimentazione. Angela La Gioia è psicologa e psicoterapeuta, docente universitaria di Psicologia del Lavoro e delle organizzazioni e coordina l’Università della Strada del Gruppo Abele.

Roger Mucchielli, Ugo Righi, Enzo Spaltro, Le decisioni in un gruppo di discussione. Esercitazione/6: il dilemma del prigioniero, in Animazione Sociale, n. 320 (2018), pp. 53-61
Si tratta della riproposizione di alcune pagine del volume “La dinamica di gruppo”, di Roger Mucchielli, volume esaurito pubblicato nel 1973 (in biblioteca alla collocazione 00548) e del volume “Giochi psicologici” di Ugo Righi e Enzo Spaltro, del 1986. Il primo contributo dal titolo “Come nascono le decisioni in un piccolo gruppo di discussione” vede i piccoli gruppi come luoghi di apprendimento al pensare e agire democratico; il secondo contributo dal titolo “Se a decidere in gruppo si apprende per prove ed errori” propone il dilemma del prigioniero per evidenziare lo spirito di competitività nelle relazioni sociali. L’articolo fa parte di una serie, tratta dagli scritti di Roger Mucchielli sulle dinamiche e le tecniche di gestione del gruppo (si trovano nei numeri 315-323).

downloadA cura di Ugo Morelli, Mario Pollo, Nostalgici del noi ma gelosi dell’io?, in Animazione Sociale, n. 317 (2018), pp. 76-96
L’immediatezza delle tecnologie della comunicazione e della vita nell’infosfera esalta il possibile, ma nello stesso tempo crea solitudine. Nello spazio virtuale si costruiscono relazioni orizzontali, senza impegno e senza gerarchie apparenti. Ci si aggrega per poi tornare soli, con l’illusione di non aver bisogno di confronti sociali. La tecnologia mostra l’attrazione illusoria dell’immediatezza, mentre la democrazia richiede tempi di mediazione e confronto. Il presente lavoro propone un approfondimento sul tema con due contributi: “Cercasi noi disperatamente. Individui soli e moltitudini senza legame” di Ugo Morelli e “C’è bisogno di gruppo per essere critici e creativi. Cinque chiavi di comprensione della gruppalità” di Mario Pollo. Il tema viene poi ripreso dagli stessi autori nel n. 318 nell’articolo “L’animatore in controtendenza con il leaderismo, in Animazione Sociale, n. 321 (2018), pp. 73-96.

A cura di Calogero Iacolino, Il corpo in relazione, in Narrare i gruppi, n.1 (2018) – on line, vol. 13, pp. 7-124
Questo numero della rivista parla del corpo in relazione nelle attività sportive, del corpo come sede della mente relazionale individuale e familiare e come punto di partenza per una elaborazione simbolica che possiamo riscontrare nei sogni e nei temi onirici presenti nei sogni. Il corpo in relazione necessita di essere pensato, primariamente, nel suo sviluppo affettivo e nelle sue implicazione psicologiche che maggiormente si evincono studiando i disturbi dell’immagine corporea, nonché di quella condizione della mente che usiamo definire come mens sana in corpore sano. Sul tema del rapporto tra la malattia e la persona, tra la persona e il suo corpo, il gruppo e l’ambiente, si consulti anche il testo a cura di Barbara Rossi, Il gruppo tra mente e corpo. Percorsi terapeutici, Franco Angeli, Milano, 2015, pp. 222.
Collocazione Biblioteca: 17043

ImmagineAngelo Silvestri … [et. al.], Large Group in Italia, in Gruppi nella Clinica, nelle Istituzioni, nella Società, n. 2 (lug.-dic. 2017), vol. 17, pp. 26-185
In questa monografia dedicata ai “large group” il direttore della rivista, nella presentazione, tratteggia la complessa articolazione dinamica fra le dimensioni individuali e sociali implicate nel lavoro psicoterapeutico. Nella sezione tematica viene fatto un excursus storico, teorico e metodologico del Gruppo Allargato Analitico, un workshop formativo-esperienziale costituito esclusivamente da sessioni di Large Group in successione, introdotto in Italia nel 1991 da Alice Riccardi von Platen e poi da Leonardo Ancona. Segue la sezione dedicata alle esperienze.

Giuseppe Licari … [et. al], Narrazione, soggettività e cura, in Narrare i gruppi, a.12, n. 1 (2017) – on line, vol. 12, pp. 7-101
Questo numero monografico è centrato sui temi della narrazione e della soggettività e si propone di esplicitare il contributo che essi danno nei processi di conoscenza e nei percorsi di formazione, in ambito psicologico e antropologico. Narrazione e soggettività sempre più spesso si intrecciano e entrano nello studio della diversità culturale, delle regole, delle credenze, del pensiero che troviamo alla base del funzionamento mentale.

Perna Colamonico, Il gruppo. Apprendere mediante l’esperienza, Carocci Faber, Roma, 2017, pp. 271
Non individui isolati, ma persone in relazione: la vita degli esseri umani dipende dal cibo, dall’aria, dal sonno, dal denaro e necessariamente anche dalle relazioni. È fondamentale assumere consapevolezza di questa interconnessione, perché quando viene a mancare la relazione si crea un vuoto che nuoce a tutta la comunità sociale. Obiettivo del volume è offrire ai professionisti del settore e a tutti coloro che sono interessati ai funzionamenti dinamici e strutturali dei gruppi (amicali, familiari, professionali) le motivazioni per ricercare e cogliere le occasioni relazionali, nel qui e ora, del kairos (opportunità), ossia la possibilità di riconoscere i propri desideri, inizio fondamentale per costruire il bene comune e reti generative. L’autrice è psicologa, psicoterapeuta e gruppoterapeuta.
Collocazione Biblioteca: 17723

711QfxpUcWLDavid Croteau, William Hoynes, Emanuele Rossi, Sociologia generale. Temi, concetti, strumenti, McGraw-Hill Education, Milano, 2015, pp. 512
Il libro fornisce numerose informazioni teoriche e pratiche sui grandi temi della sociologia: la ricerca sociale, la cultura, l’azione sociale e il potere, l’interazione fra gruppi e le organizzazioni, le classi sociali e le disuguaglianze, le etnie e le migrazioni, il genere e la sessualità, le famiglie e i processi di socializzazione, la devianza, i media e i consumi, la politica e l’economia, il mutamento sociale, la globalizzazione e i movimenti sociali.
Collocazione Biblioteca: 18068

Orazio Licciardello, I gruppi. Aspetti epistemologici e ricadute applicative, Franco Angeli, Milano, 2015, pp. 245
Questo libro è dedicato a quanti, ricercatori, professionisti, studenti, sono interessati alla tematica dei gruppi, “oggetto” scientifico e strumento operativo fondamentale nell’ambito delle scienze psicologiche e sociali, molto spesso oggetto di fraintendimenti che ne limitano le potenzialità euristiche e operative. La tematica relativa ai gruppi costituisce uno dei fondamenti delle attuali scienze psico-sociali, investendo l’intera vita di relazione di ogni persona, la costruzione del Self, la formazione di base e in itinere, le dinamiche della convivenza sociale, i processi psico-sociali di fondo delle organizzazioni e delle istituzioni. Il volume è suddiviso in due parti, una prevalentemente teorica, l’altra applicativa. Le riflessioni proposte, in parte riprese da scritti precedenti e in parte ulteriore sviluppo e integrazione degli stessi, originano dall’esigenza di coniugare il rigore della conoscenza fondata sulla ricerca empirica con la necessità di trovare risposte adeguatamente funzionali alla soluzione dei complessi problemi che l’esperienza sul “campo” sempre più “pro-pone”. L’autore è professore ordinario di Psicologia sociale presso l’Università di Catania.
Collocazione Biblioteca: 17102

I gruppi a scuola, nell’educazione e nella formazione

Ennio Ripamonti … [et al ], Il gruppo Pedagogico, in Pedagogika.it, a. 22, n. 3 (lug-set. 2018), pp. 8 – 65
Il dossier della rivista parte dal resoconto di una riunione di redazione riguardo alle caratteristiche specifiche di un gruppo che fa un lavoro pedagogico. Il dossier comprende dieci articoli che riguardano gruppi diversi che, pur non avendo una visione univoca, progettano azioni di carattere educativo, condizione essenziale per potersi definire gruppo pedagogico.

41ayPHaqFlL._SX330_BO1,204,203,200_Marina De Rossi, Didattica dell’animazione. Contesti, metodi, tecniche, Carocci, Roma, 2018, pp. 255
L’autrice affronta il tema dell’animazione sociale in un’ampia panoramica comprendente: l’animazione come strumento di sviluppo di empowerment, la funzione e i contesti, l’aggregazione al gruppo, lo sviluppo di rete nella comunità, le competenze dell’animatore sociale, le prospettive didattiche, la definizione degli obiettivi, la valutazione della prassi, i modelli di comunicazione, le strategie per sviluppare le competenze comunicative, le aree metodologiche, l’arte del gioco, i giochi cooperativi, le tecniche narrative, le tecniche di drammatizzazione teatrale, i videogiochi in educazione. Marina De Rossi è professore associato di Didattica e Pedagogia speciale all’Università di Padova.
Collocazione Biblioteca: 18051

Renata Borgato, Massimiliano Moscarda, Erika Cardeti, Cibo per draghi. Come progettare i giochi d’aula e condurre il debriefing nella formazione esperienziale, Franco Angeli, Milano, 2018, pp. 106
Nella formazione esperienziale i discenti sperimentano situazioni che rappresentano metaforicamente la realtà aziendale attraverso il gioco. A seguito della sperimentazione, si dà significato all’esperienza vissuta e alle dinamiche relazionali attraverso il debriefing (valutazione al termine di un processo), attività che consente di riflettere sui punti di forza e le criticità del gruppo e dei singoli. Nel libro sono contenuti giochi d’aula di diverse difficoltà, linee guida per condurre un debriefing adeguato e schede di approfondimento sulle tematiche che i giochi affrontano: dall’ascolto alla comunicazione, dal problem solving allo stress management, dal project management al time management.
Collocazione Biblioteca: 18186

downloadMirko Magri, Nuovi fantastici giochi di gruppo. Divertirsi alla grande per crescere insieme, Mondotroll, Vicenza, 2017, pp. 419
All’interno di questo libro si trova la descrizione dettagliata di oltre centotrenta giochi di gruppo, comprensiva di suggerimenti, riflessioni e strategie per affrontare al meglio le problematiche più frequenti. Alcuni giochi, semplici e immediati, si prestano per ogni tipo di animazione; altri, più strutturati e ambiziosi, possono essere impiegati in un percorso di tipo educativo e psicologico. Un ampio spazio viene inoltre dedicato alle modalità con cui approntare un adeguato contesto di gioco e alla condivisione di alcuni indispensabili principi della comunicazione verbale e non verbale, contemplando una preziosa raccolta di aneddoti psicologici e relazionali, mutuati sia dagli studi che dal lavoro sul campo dell’autore. Il libro è corredato di fotografie, indicazioni rispetto all’utilizzo di svariati brani musicali e link video per visionare su internet i filmati relativi a molti dei giochi descritti. Mirko Magri è psicologo e pedagogista clinico.
Collocazione Biblioteca: 18122

Filippo Pergola, Un insegnante quasi perfetto. Ascoltare la relazione per crescere insieme, Franco Angeli, Milano, 2017, pp. 223
Il libro propone agli insegnanti una metodologia di gruppo come spazio per pensare pensieri e affetti, togliere scheletri dall’armadio, integrare zone d’ombra, intuire nuovi significati e conoscere se stessi. L’insegnante potrà così contribuire a “metabolizzare” quei contenuti mentali che hanno creato smarrimento e blocco negli allievi o in sé stesso (burnout), riuscendo a immedesimarsi nell’altro e a compiere interventi risolutivi su misura: rimedio efficace soprattutto per i BES. Secondo l’autore, educare è cosa di cuore e quel che più conta è insegnare a vivere, allenare cioè alle incertezze, alle competenze per fronteggiare la fatica dell’esistenza, all’empatia per tutte le forme di vita. Diverse sono le tematiche trattate: l’apprendimento come esperienza emotiva, la formazione della mente, l’adolescente errante e camaleontico, i codici affettivi e la funzione dell’insegnante, il controtransfert dell’insegnante, il transfert dell’allievo, le collusioni patologiche, le collusioni evolutive, il gruppo classe, le paure dell’insegnante, l’insegnante di sostegno, i gruppi Balint. Filippo Pergola è docente di Psicologia dinamica dello sviluppo presso l’Università di Roma Tor Vergata.
Collocazione Biblioteca: 18122

COP_Il-gruppo-in-psicomotricitaA cura di Alberto Zatti, Il gruppo in psicomotricità. Mente, corpo, relazioni, Erickson, Trento, 2017, pp. 169
Il libro affronta da un punto di vista pedagogico e psicologico il gruppo di psicomotricità nei suoi aspetti relazionali, soprattutto con i bambini. La capacità di dare fiducia agli altri si acquisisce proprio grazie ai giochi di scambio, condivisione, opposizione e aggiustamento in gruppo, in cui la spontaneità e la pienezza della propria corporeità possono essere esplorate ed espresse: interagire muovendo dalla propria corporeità, sentita e comunicata in circolo con gli altri. Alberto Zatti è Professore Associato di Psicologia delle differenze di genere all’università di Bergamo.
Collocazione Biblioteca: 17969

Michele Marmo, Marco Martinetti, Ivana Paganotto, Apprendere con ragazzi curiosi ma distratti. Ragazze e ragazzi “spersi” tra scuola e territorio/2, in Animazione Sociale, a. 47, n. 306 (2017), pp. 34-86
L’inserto del mese continua la riflessione educativa e didattica avviata nel n. 300 del 2016 sui ragazzi che si stanno allontanando dalla scuola, ma che sono marginali anche nei gruppi ludico-sportivi e in altre forme associative. Si segnala in particolare l’articolo di Paola Scalari, “Tutti i ragazzi vanno a scuola con emozioni”, che esplora il nodo cruciale della relazionalità, affettività, gruppalità e del ruolo del docente nel gruppo ‘pensante’.

Margherita Cardellini, Le parole per nominare i colori della pelle: conversazioni con alunni di scuola primaria, tra 9 e 11 anni, in Educazione interculturale, n. 1 (mag. 2017) – on line, vol. 15, pp. 1-9
L’autrice, pedagogista, presenta alcuni risultati di una ricerca volta ad analizzare stereotipi e pregiudizi legati al colore della pelle nei bambini. Un campione di 225 alunni tra i 9 e gli 11 anni di 5 scuole primarie del bacino bolognese ha partecipato alla ricerca, nel periodo tra novembre 2015 e febbraio 2016. Per comprendere come venissero costruiti ed esplicitati pregiudizi e stereotipi legati al colore della pelle nella dinamica gruppale, sono stati utilizzati 30 focus group audio registrati, durante i quali i bambini hanno riflettuto su quali fossero le parole più adeguate ed educate per parlare dei colori della pelle e quali, al contrario, potessero essere strumento di discriminazione razzista.

71LdxfJJYtLAnna La Prova, Apprendimento cooperativo in pratica. Proposte operative per attività di gruppo in classe, Erickson, Trento, 2015
L’autrice, sulla base della sua lunga esperienza come formatrice in centinaia di scuole italiane, in questo volume fornisce indicazioni puntuali e immediatamente applicabili per progettare le attività di apprendimento cooperativo, formare i gruppi e proporre attività cooperative semplici e complesse, insegnare e sviluppare le abilità sociali, etc. L’apprendimento cooperativo ha dimostrato una formidabile efficacia sia nel promuovere gli apprendimenti scolastici e lo sviluppo di competenze di convivenza civile, sia nello stimolare diverse intelligenze e diversi stili di apprendimento.
Collocazione Biblioteca: 17168

A cura di Tito Baldini … [et al.], Fare gruppo nel lavoro con adolescenti al limite. I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza/8, in Animazione Sociale, n. 295 (nov. 2015), pp. 37-84
Il presente lavoro propone alcuni approfondimenti sulle comunità per ragazzi con storie complicate e sul ruolo del gruppo come valido strumento di aiuto. Occorre fare gruppo tra i ragazzi perché possano accedere a forme di funzionamento mentali più evolute, caratterizzate dal pensiero e dalla condivisione con altri pari. Occorre fare gruppo tra operatori della comunità perché condividano una visione e un metodo, per poter costruire le condizioni affinché i ragazzi, da ospiti della comunità, diventino cittadini del territorio. Occorre fare gruppo tra colleghi dei diversi servizi per coordinare decisioni e responsabilità.

Le equipe e i gruppi di lavoro nel sociale e nelle organizzazioni

cop1805Michela Fanna, I temerari dell’incertezza. Possibili percorsi per fronteggiare la fragilità sociale, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 48, n. 2 (primavera 2018), pp. 8-10
L’assistenza sociale diventa sempre più problematica in una società caratterizzata da fragilità ed instabilità. Nell’articolo viene riferita un’esperienza in cui si sono tentati diversi approcci: realizzazione di percorsi formativi di gruppo, realizzazione di tirocini formativi, attuazione di percorsi educativi personalizzati, formazione di un gruppo di aggregazione, collaborazione con fattorie sociali, coinvolgimento delle associazioni di volontariato. Si segnala anche l’articolo di Chiara Fabris … [et al.], L’intervisione in un servizio di protezione e tutela minori. Percorsi innovativi nei servizi pubblici, pp. 32-34

Cesare Kaneklin, Lavorare in gruppo nelle organizzazioni, Il gruppo: l’elemento base di ricomposizione del lavoro, in Animazione Sociale, a. 47, n. 312 (set.-ott. 2017), pp. 77-88
Il gruppo rappresenta una struttura portante nell’organizzazione del lavoro. Tuttavia, talora, i risultati non sono all’altezza delle aspettative ed il gruppo fallisce con conseguenze psicologiche per i partecipanti. Ciò può verificarsi a causa dell’individualismo, per una scorretta valutazione dei compiti, per incompetenze del conduttore. Per evitare ciò bisogna accrescere la fiducia fra i partecipanti e sull’utilità del lavoro di gruppo. Cesare Kaneklin è professore ordinario di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni presso la Facoltà di psicologia dell’Università Cattolica di Milano.

COP_Educazione-interculturale_ED14A cura di Bruno Riccio e Federica Tarabusi, Dilemmi, mediazioni e opportunità nel lavoro di accoglienza rivolto a rifugiati e richiedenti asilo: un’introduzione, in Educazione interculturale, n. 1 (mag. 2018) – on line, pp. 1-82
Questo numero monografico tratta del lavoro di accoglienza rivolto a rifugiati e richiedenti asilo. Si segnala il contributo di N. Policicchio, psicologo, che esplora la potenzialità del gruppo di supervisione di operatori dei servizi di accoglienza nell’offrire modelli adeguati per la comprensione e l’interazione tra i discorsi pubblici sul tema delle migrazioni forzate. Chiude il numero un articolo che illustra un percorso di co-creazione di una festa all’interno di un C.A.S.

Gaetano Liguori, Vincenzo Prisco, Luigi Stella, Presentazione, analisi e ricaduta di un modello operativo integrato, in Dal fare al dire, pp. 38-47, a. 27, n.1 (2018)
L’articolo espone la sperimentazione nel Ser.D Napoli 2 Nord (tra l’anno 2004 e il 2017) del modello operativo “Oceano”, basato sul lavoro di équipe e periodicamente valutato rispetto a indicatori quali la capacità di tenuta lavorativa degli operatori, quantità e qualità delle prestazioni e benefici per gli utenti. Il team multidisciplinare si è rivelato estremamente utile nella cura delle patologie croniche e multi problematiche, perché permette di offrire all’utenza prestazioni migliori e di garantire agli operatori protezione dal burn out e stimoli positivi per la professione.

cop1701Ugo De Ambrogio, Andrea Dondi, Gianluca Santarelli, Analisi transazionale e cambiamento nelle organizzazioni, in Prospettive Sociali e Sanitarie, n. 1 supplemento (2017), pp. 1-142
Questo volume si pone come opportunità di stimolo, riflessione e confronto e si rivolge ad Analisti Transazionali organizzativi, a titolari d’impresa, amministratori, top manager, responsabili delle risorse umane, formatori e consulenti che intendono avvicinarsi all’AT organizzativa per una sua applicazione pratica. Tale applicazione è utile a fronteggiare l’incertezza che pervade oggi la vita delle aziende, stimolandole ad assumere un’ottica progettuale e strategica, orientata al cambiamento e all’innovazione. Il testo propone alcuni contributi significativi dell’AT organizzativa elaborati di recente. I temi trattati comprendono aspetti rilevanti della vita organizzativa: i ruoli, il coaching, la vita nei gruppi, le diverse culture organizzative, la leadership e, infine, i confini fra il campo organizzativo e gli altri campi di applicazione dell’AT (clinico, educativo e del counselling).

Mauro Melluso, Che cosa fa di un’équipe un gruppo creativo. Scelte metodologiche per operare in una comunità residenziale, in Animazione Sociale, a. 47, n. 311 (lug. – ago. 2017), pp. 66-81
Continuare a fare esperienza e apprendere da essa è irrinunciabile per dare senso al proprio lavoro quotidiano di operatori sociali. Essere immersi in un flusso d’esperienza è tenere insieme cura dell’io e cura del noi in un gruppo coeso, pensante, partecipativo, sempre pronto ad apprendere man mano che le situazioni si evolvono. Inoltrarsi verso questo obiettivo è una scelta soggettiva, che però non matura se manca un humus gruppale di fiducia, un circolo attivo pensiero-azione-pensiero, un coordinamento in grado di cedere potere e far spazio all’apporto di tutta l’équipe. A quel punto la creatività dell’équipe si fa creatività umana e professionale di ogni operatore. Mauro Melluso è psicologo e coordinatore della comunità genitore-bimbo del Gruppo Abele. Nello stesso numero della rivista troviamo anche l’articolo di Paola Scalari e Antonello Correale, Imparare a essere gruppo di lavoro, in Animazione Sociale, a. 47, n. 311 (lug.-ago. 2017), pp. 33-65 sul tema del lavorare in gruppo nei mondi professionali del sociale, dell’educativo, del sanitario e sociosanitario e della scuola.

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A cura di Gabriele Profita e Giuseppe Ruvolo, Lavoro, organizzazione e cura, in Narrare i gruppi, n. 2 (ott. 2015) – on line, vol. 10, pp. 105-207

Questo numero monografico affronta, in una prospettiva gruppoanalitica, una riflessione che vede come attori principali il linguaggio letterario e quello scientifico della psicologia. Da una parte vengono rivisitate opere letterarie di autori molto conosciuti come Melville, Kafka e Bukowski, dall’altra le loro opere vengono lette a supporto, e per comprendere meglio, un tema assai caro alla psicologia delle organizzazioni e del lavoro. I contributi sono i seguenti: “Il riconoscimento, il lavoro, la cura” di G. Profita; “Il senso del lavoro e il suo contesto. Una rilettura di Bartleby lo scrivano di Herman Melville” di G. Ruvolo; “Superfluità e ‘vuoto mentale’ dei lavoratori: una esplorazione attraverso i racconti di Franz Kafka” di L. Ferrari; “Senso e non senso del lavoro in Charles Bukowski” di Giovanni Di Stefano; “L’acrobatica del morire” di L. Rugnone e altri; “Il ruolo del gruppo nella formazione degli Operatori sanitari di un servizio di cure palliative domiciliari” di V. Lenzo e altri.

Manuela Zambianchi, Promuovere l’autoefficacia lavorativa e creativa collettiva nelle organizzazioni, in Counseling, n. 2 (giu. 2015) – on line, vol. 8, pp. 1-11
Il modello teorico della ricerca-azione partecipata, che si fonda sul presupposto di coniugare la ricerca teorica e la partecipazione attiva al cambiamento attraverso un percorso democraticamente scelto da tutti i membri della struttura, è stato utilizzato per potenziare l’autoefficacia lavorativa e creativa del personale di Confcommercio Ascom Lugo, una organizzazione di rappresentanza delle imprese. Sono stati confrontati il livello di autoefficacia collettiva percepita dai membri dell’organizzazione con il livello di autoefficacia collettiva di Ascom come viene percepita da un campione di imprenditori associati. I risultati hanno portato a strutturare tre incontri di laboratorio partecipato da tutto il personale, focalizzati sui temi della creatività di gruppo, l’identità sociale di gruppo, il pensiero complesso e le strategie di coping proattivo.

9788846485670Gareth Morgan, Images. Le metafore dell’organizzazione, Franco Angeli, Milano, 2015, pp. 529
Questo testo è un trattato sulla concezione metaforica delle organizzazioni e offre contributi teorici e prasseologici all’analisi organizzativa con un approccio multiprospettico. La premessa fondamentale su cui si basa l’opera è che il nostro modo di pensare e di concepire la realtà circostante, dunque anche il fenomeno organizzativo, è fondato sull’uso della metafora. L’organizzazione può così essere immaginata come una macchina, un organismo, un cervello, un sistema culturale, un sistema politico, una prigione psichica, un sistema cibernetico, un cambiamento dialettico o, ancora, come uno luogo di scontro per l’ottenimento del potere. I diversi capitoli affrontano campi diversi dello scibile: dalla biologia, alla psicoanalisi, dalla teoria politica ai sistemi cibernetici, dalle teorie dialettiche ai sistemi autopoietici e tanto, tanto altro ancora. In ogni capitolo è analizzata la natura della metafora utilizzata e le concrete implicazioni che da ciò derivano, i punti di forza e di debolezza.
Collocazione Biblioteca: 18189

Mario Perini, L’organizzazione nascosta. Dinamiche inconsce e zone d’ombra nelle moderne organizzazioni, Franco Angeli, Milano, 2015, pp. 219
Ciò che accade nella zona d’ombra della vita di un’impresa o di un’istituzione sociale, e che spesso è invisibile sia ai propri membri sia ai manager che la governano e anche a molti consulenti, rappresenta quella che è stata chiamata “l’organizzazione nascosta”: è la sua dimensione sommersa, dominata dalle emozioni umane, dalle paure e dai desideri delle persone, dai miti e dalle fantasie, dalle ansie individuali e collettive e dalle difese che tentano di annullarle. Il libro intende offrire una puntuale ricognizione sulla natura del lavoro umano nelle organizzazioni, che, ampiamente studiato sotto il profilo socio-economico, normativo, ergonomico e della produttività, resta tuttora abbastanza misterioso sul piano della soggettività. Mario Perini è psichiatra, psicoanalista e consulente d’organizzazione.
Collocazione Biblioteca: 17343

I gruppi terapeutici e nel lavoro sociale di comunità

davC. Amato … [et. al.], L’importanza dell’utilizzo della prassi gruppale in ambito riabilitativo, in Caleidoscopio relazionale, n. 8 (ott. 2018), pp. 121-137
Il lavoro si propone di constatare l’utilità della prassi gruppale in campo riabilitativo, dimostrando quanto la terapia di gruppo a orientamento analitico in tale ambito consenta ai pazienti di vivere un’esperienza emotiva, affettiva e cognitiva che, oltre a riparare il passato e compensare i deficit evolutivi, incrementa l’area relazionale e comunicativa. Omogeneità ed eterogeneità gruppale, infusione di speranza, riepilogo correttivo, tecniche di socializzazione, comportamento imitativo: a intrecciare tutti questi elementi pratici e terapeutici è la ‘relazione’. Nel gruppo terapeutico si assiste a un decentramento dell’egocentrismo e si sperimenta l’importanza dell’impegno con sé stessi a partire da quello con gli altri. Si giunge pertanto alla conclusione che la prassi gruppale in ambito riabilitativo si rivela come una risorsa istituzionale ineludibile ed efficace per fronteggiare le molteplici difficoltà e i bisogni del paziente psichiatrico, il quale necessita di essere reintegrato nella società. La terapia permetterà al paziente di sentirsi accolto in un area relazionale, che lo porterà al rinforzo e sviluppo delle sue abilità fragili.

Maria Gloria Gleijeses, Annamaria Scapicchio, Un’esperienza clinica di gruppo con genitori adottivi di bambini vittime di Esperienze Sfavorevoli Infantili, in Maltrattamento e abuso all’infanzia, n. 3 (nov. 2018), vol. 20, pp. 115-126
Il contributo presenta un’esperienza clinica di gruppo svolta con genitori adottivi di bambini vittime di gravi Esperienze Sfavorevoli Infantili. Il gruppo si pone l’obiettivo di aiutare i genitori a sintonizzarsi con le esperienze traumatiche dei loro bambini, a comprenderne il funzionamento e i loro vissuti post-traumatici; tutto ciò per promuovere la ri-significazione dei loro comportamenti nella loro valenza di reazione post-traumatica. Vengono descritte le varie fasi del percorso di gruppo e le strategie utilizzate. Un’esperienza simile è raccontata da Michela Di Fratta e Paolo Valerio, nell’articolo Osservare, raccontare, condividere l’adozione: il counseling psicodinamico di gruppo nei servizi sociosanitari, in Counseling, n.2 (giu. 2018) – on line, pp. 1-18

Erminia Colella … [et al.], Dare voce ai sibling. Dall’invisibilità a percorsi di supporto in Valle di Susa, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 48, n. 1 (inverno 2018), pp. 32-35
L’articolo descrive un’esperienza realizzata nel territorio della Valle di Susa dal Consorzio Socio-Assistenziale e da alcune cooperative sociali, rivolta a sensibilizzare, accompagnare e supportare i sibling adulti, cioè i fratelli/sorelle di persone con disabilità.

COP_Programma-benessere-emotivo-anziani_590-1528-4Rita Pezzarti … [et al.], Programma benessere emotivo anziani. Attività e giochi per conoscere, esprimere e gestire le emozioni, Erickson, Trento, 2018, pp. 174
In una società in cui i cambiamenti socio-demografici e culturali suscitano nuove attenzioni nei confronti degli anziani, il testo propone un “programma benessere” quale supporto al cambiamento. Presenta un percorso di gruppo completo, strutturato e chiaro, con precise indicazioni per l’operatore e corredato di schede, che in modo ludico e divertente esplora il mondo emotivo, aiutando l’anziano a riconoscere le emozioni, ad ascoltarle e ad accoglierle.
Collocazione Biblioteca: 18040

Katia Bellucci … [et al.], Lavorare con gruppi di strada, in Animazione Sociale, n. 322 (2018), pp. 51-62
La necessità di lavorare in strada, di uscire dal contesto rassicurante e ordinato dell’ambulatorio, di confrontarsi in modo totale con il mondo quotidiano dell’Altro, costituisce per gli operatori dei SerT il superamento della frontiera dell’istituzione e la presenza sul territorio, là dove i problemi si manifestano. Nell’articolo gli autori presentano un progetto di ricerca-azione su strada (Palla in C’entro) attivo nel territorio chiavarese, di cui si descrivono le pratiche operative e alcuni episodi significativi, cercando poi di comunicarne il senso generale e l’obiettivo fondamentale: creare relazione. Nello stesso numero della rivista troviamo l’articolo di Giuseppe Cascone …[et al.], Il gruppo che cura: una risorsa in territori fragili, pp. 73-96

downloadMaria Dettori, Maria Giuseppina Mantione, Eleonora Pietropaoli, Dimensione collaborativa come risorsa per modulare gli esiti psicologici provocati dalla perdita del lavoro, in Psicobiettivo, a. 38, n.2 (mag.-ago. 2018), pp. 139-153
La perdita del lavoro può determinare effetti negativi che investono più livelli: da quello prettamente economico a quello psicologico, emotivo, sociale sino a quello più generale della salute stessa. Gli esiti di prolungate esperienze di sofferenza e di impotenza connesse alla condizione di disoccupazione possono essere, almeno in parte, accostati a quelli di situazione di minaccia e di pericolo per la propria sopravvivenza. Obiettivo di questo lavoro è quello di aprire riflessioni sull’utilità di utilizzare interventi mediati dal sistema cooperativo e guidati dal costrutto di intersoggettività da affiancare a interventi assistenziali e di sostegno che potrebbero rappresentare una risposta parziale alla gravità del fenomeno.

Claudia Bellò, Sentirsi genitori migliori. L’esperienza di un gruppo per genitori utenti del Servizio Protezione e Tutela minori in Lavoro sociale, n. 4 (ago. 2017), vol. 17, pp. 42-45
Nell’articolo è descritta l’esperienza di un gruppo per genitori in carico al Servizio di protezione e Tutela minori di Bassano del Grappa, costituito per dare voce alle famiglie affinchè possano mettere in campo le loro esperienze e le loro competenze e per invitare ad una riflessione circolare sul legame con i Servizi sociali, con le paure correlate e le criticità incontrate.

51dQ18OPx5LAlfredo Ancora, Verso una cultura dell’incontro. Studi per una terapia transculturale, Franco Angeli, Torino, 2017, pp. 302
Questo lavoro è destinato a operatori della salute mentale – infermieri, psicologi, assistenti sociali, psichiatri – che lavorano sul territorio quotidianamente in strutture deputate alla cura e all’accoglienza di rifugiati, richiedenti asilo, migranti, persone che talvolta mettono in difficoltà le griglie conoscitive a cui si è normalmente abituati. Vengono qui riportate ricerche ed esperienze sul campo, per dotare gli operatori di un pensare/agire transculturale capace di rispondere a realtà sempre più complesse con cui vengono a contatto. Attraverso la descrizione di storie individuali, di coppia e di gruppo viene proposto un diverso posizionarsi nel processo d’osservazione, sulla scia di George Devereux e Gregory Bateson, verso una cultura dell’incontro. Il processo di cura diviene allo stesso tempo un viaggio di conoscenza e di aiuto, facendo leva anche su risorse dell’operatore mai esplorate, entusiasmi e curiosità perdute. L’autore è psichiatra e psicoterapeuta. Si veda anche la monografia di Simone Cheli … [et al.], Interculturalità e complessità, in Psicobiettivo, a. 38, n.2 (mag.-ago. 2018), pp. 21-135.
Collocazione Biblioteca: 18193

Tiziana Cassese … [et. al.], Tre storie di gruppi. Uno studio su 20 anni di trasformazioni nei trattamenti gruppali, in Rivista Plexus, n. 15-16 (2016) – on line, pp. 5-28
In questo lavoro vengono prese in considerazione le riflessioni svolte da un’équipe multidisciplinare sulle proprie modalità di conduzione dei gruppi terapeutici rivolti ai pazienti alcoldipendenti e ai loro familiari. Il contesto è quello di Aliseo, un’Associazione del privato sociale che da quasi trent’anni è presente sul territorio torinese nella cura e trattamento del disturbo da uso di alcol. L’articolo si propone di esplorare, attraverso l’utilizzo di un’intervista semi-strutturata, qual è la relazione tra i metodi trattamentali utilizzati nella conduzione dei gruppi e i cambiamenti avvenuti all’interno del Servizio di Accoglienza nel corso degli ultimi 20 anni, in termini di équipe e di modelli teorici di riferimento, nella cura dei pazienti alcoldipendenti. Il lavoro di ricerca ha permesso di sistematizzare l’impianto trattamentale rivolto ai gruppi per alcoldipendenti e famigliari che ha trovato una specificità terapeutica nella definizione di “gruppi trasformativi”. Tali considerazioni hanno permesso all’équipe di favorire una revisione del proprio metodo di lavoro attraverso la riqualificazione e ridefinizione dei fattori terapeutici della terapia di gruppo.

Lucia Coco, Il gruppo multicoppiale come risorsa nel trattamento di persone con dipendenza da gioco d’azzardo, in Dal fare al dire, a. 25, n. 2 (2016), pp. 29-37
Il Centro di riferimento Regionale per il gioco d’azzardo di Foligno offre la partecipazione a un gruppo multicoppiale, formato da coppie di cui uno dei due membri ha una dipendenza da gioco d’azzardo, in quanto alcune ricerche indicano che i problemi coniugali sono la causa più frequente di ricaduta. L’articolo descrive l’esperienza, la gestione e la dinamica del gruppo.

9788898205240_0_0_0_75A cura di Andrea Narracci, Psicoanalisi multifamiliare come esperanto, Antigone, Torino, 2015, pp. 206
In questo volume – avvalendosi anche dei contributi di A. Antonucci, A. G. Maone e F. Russo – A. Narracci presenta il gruppo di psicoanalisi multifamiliare, ideato da J. G. Badaracco. Si tratta di un metodo di cura dei pazienti psicotici gravi nato in Argentina e ormai diffuso a livello internazionale; utilizzato in Italia prevalentemente nelle strutture psichiatriche pubbliche. Nel gruppo di psicoanalisi multifamiliare si fondono saperi provenienti dalla psicoanalisi, dalla psicopatologia, dalla psicoterapia sistemica, dalla psichiatria accademica e da quella anti-istituzionale, producendo una nuova forma di conoscenza, una sorta di “esperanto” utile per affrontare e trattare la psicosi, vista come l’inceppamento di un processo di crescita che coinvolge due o più persone della stessa famiglia appartenenti a generazioni diverse. Andrea Naracci è psichiatra e psicanalista e direttore di un Dipartimento di Salute Mentale a Roma.
Collocazione Biblioteca: 17380

Paolo Colavero, Associazioni libere. Elaborazione del trauma e nuovi contenitori comunitari, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 46, n. 4 (2016), pp. 16-19
L’articolo presenta l’esperienza avviata in una piccola comunità della provincia pugliese in seguito al suicidio di tre giovani ragazzi a distanza di pochi mesi. L’intervento presentato, si prefigge di innestare, far nascere e rinforzare la cultura del dialogo, dello scambio e del sostegno reciproco all’interno della comunità colpita da tali eventi.

Simone Bruschetta, Vincenzo Bellia, Raffaele Barone, Manifesto per una psicoterapia di comunità a sostegno della partecipazione sociale: la psicoterapia individuale e quella di gruppo rispondono ancora ai bisogni di cura della società?, in Rivista Plexus, n. 14-15 (2015) – on line, pp. 33-47
L’articolo propone una lettura critica dello sviluppo della psicoterapia, attraverso la valutazione dell’efficacia clinica delle sue due tipologie di setting più diffuse; la Psicoterapia Individuale e la Psicoterapia di Gruppo. Gli autori, di scuola gruppo-analitica, evidenziano la sostanziale difficoltà in cui la psicoterapia si ritrova oggi rispetto alle nuove e più pervasive forme di sofferenza mentale. Sulla scia delle recenti ricerche scientifiche sul funzionamento della mente e delle nuove proposte politiche dell’OMS, viene così proposta una forma psicoterapeutica di base, focalizzata sulla qualità della salute mentale di contesti umani definiti, definita Psicoterapia di Comunità. Questa nuova forma psicoterapeutica non va semplicemente intesa come un nuovo setting, ma come uno sfondo politico-culturale e una cornice teorico-metodologica mirata a sostenere l’empowerment delle persone con gravi disagi psicologici nei loro contesti sociali di appartenenza, e la loro guarigione attraverso la partecipazione attiva a tutti quei processi terapeutici che ne sostengono la cura.

I gruppi di psicodramma e artiterapie

lo-psicodramma-156042Corinne Gal, Lo psicodramma. Un’esperienza forte quanto la vita stessa, Tecniche Nuove, Milano, 2017
Come aiutare le persone che vivono momenti di grande difficoltà ad affrontare la realtà? Come ridare a coloro che soffrono di disturbi psichici una possibilità di aprirsi alla vita? Lo psicodramma, ossia la drammatizzazione a scopo terapeutico di una situazione o di un problema di uno dei partecipanti al gruppo, è un metodo elaborato a scopo psicoterapeutico da Jacob Levy Moreno, appassionato di teatro e fondatore della psicoterapia di gruppo, liberando nell’individuo la sua autenticità. Lo psicodramma è una tecnica vivace, originale che si basa sul gioco e sul confronto in gruppo e coinvolge la spontaneità, la creatività e la partecipazione altrui. È un approccio unico che si avvale del concorso degli altri per superare determinate paure e tentare di sfuggire al dolore. In questo libro l’autrice, psicologa clinica e psicodrammatista francese, avvicina il lettore al suo lavoro con i pazienti, svelando così una diversa possibilità di cura.
Collocazione Biblioteca: 18215

Alessandro Tolomelli … [et al.], Pratica teatrale interculturale, in Educazione interculturale, n. 2 (nov. 2017) – on line, vol. 15, pp. 1-138
Questo numero della rivista è incentrato sull’attività educativa teatrale in una prospettiva interculturale. Il teatro nasce come un’esperienza di «valicamento», tra divino e umano, tra fisico e immateriale, tra memoria e oblio, non per fissare le identità, ma per rappresentarle come divenire. Il teatro infatti è strutturalmente e atavicamente una zona franca, un luogo d’incontro. Ci si è chiesti quali siano i tratti di un teatro inclusivo e, ancor più, di un teatro che persegue l’obiettivo dell’inclusione/inclusività, attivando processi educativi. Negli articoli di questo numero vengono indicate alcune pratiche e alcuni pensieri che illustrano come il teatro possa rappresentare una soglia extra-ordinaria, uno sconfinamento dentro la tessitura della vita quotidiana, il luogo proprio dove può darsi l’essere-in-comune, dove l’eventualità della comunità diventa attualità. In questo senso si riscontra un’analogia strutturale fra il teatro e la pedagogia interculturale. Tra le esperienze qui presentate e attuate con bambini e adolescenti in diverse parti del mondo, troviamo laboratori di teatro orientale, psicodramma moreniano e teatro dell’oppresso.

Aurelia Chillemi, Danza comunitaria e sviluppo sociale: il movimento poetico dell’incontro, in Rivista Plexus, n. 15-16 (2016) – on line, pp. 92-114
Questo contributo riporta l’esperienza del progetto di sviluppo psicosociale mediante la Danza Comunitaria realizzato a Buenos Aires nel contesto di una fabbrica recuperata, nella cornice di una sperimentazione didattica e di ricerca della Universidad Nacional de las Artes. L’esperienza si svolge in un gruppo eterogeneo, inclusivo e aperto a tutti, basato sull’interazione a mediazione corporea e sulla produzione collettiva partecipata di opere coreografiche su temi di rilevanza sociale. Il dispositivo si propone finalità di promozione della salute e di prevenzione del disagio e si dimostra particolarmente efficace per realizzare aggregazione ed elaborazione di traumi e lutti personali e collettvi.

banner_plexusSimone Bruschetta, Giuseppe Biagi, Rosa Leonardi, Lo scenodramma comunitario nella scuola primaria: installazione nell’istituzione scolastica di un dispositivo psicoterapeutico comunitario basato sul gioco, in Rivista Plexus, n. 15-16 (2016) – on line, pp. 27-64
L’articolo presenta l’applicazione del dispositivo dello scenodramma a un gruppo classe della scuola primaria. Viene utilizzato un caso esemplificativo di presa in carico di una bambino di 8 anni attraverso un approccio psicoterapeutico di comunità, per il quale è stato attivato l’intervento specifico nella classe del piccolo paziente. L’esperienza presentata permette di descrivere l’organizzazione del dispositivo dello scenodramma comunitario nelle istituzioni e la connessa teoria della tecnica dei gruppi comunitari ad orientamento psicodinamico-analitico nella scuola.

Ilaria Mochen, Esperienza di conduzione di un gruppo a mediazione terapeutica. L’utilizzo delle immagini e della carta di rete, in Gruppi nella Clinica, nelle Istituzioni, nella Società, n. 2 (mag.-ago. 2015), pp. 37-50
L’articolo descrive la metodologia adottata in un gruppo terapeutico formato dagli ospiti di una comunità terapeutica per persone con problemi psichiatrici. La particolarità di questa metodologia è stata l’utilizzo del Fotolinguaggio per l’espressione dei vissuti e della “Carta di rete” come indicatore qualitativo dell’efficacia terapeutica. Ciò ha permesso ai partecipanti di sentirsi sicuri nell’esprimersi e agli operatori di avere uno strumento adeguato di valutazione dell’esperienza.

Michela Gatta … [et al.], Adolescenza e psicodramma analitico: analisi testuale ed effetti a breve termine sui sintomi psichiatrici, in Gruppi nella Clinica, nelle Istituzioni, nella Società, n. 2 (mag.-ago. 2015), pp. 61-83
Questo articolo descrive uno studio effettuato su un ciclo di sedute di psicodramma analitico rivolto ad un gruppo di pazienti adolescenti afferenti al servizio di Psicopatologia dell’Adolescenza del servizio NPI di una azienda sanitaria Padovana, uno spazio strutturato con attività ambulatoriale, educativa e riabilitativa per adolescenti che presentano una importante sofferenza psichica e alterazione dei comportamenti. La ricerca ha operato un confronto con un gruppo molto simile all’interno dello stesso servizio e con un gruppo di controllo trattato con terapia individuale, tramite l’analisi tematica dei verbali delle sedute. I temi sono stati analizzati seguendo quattro categorie che corrispondevano ai principali obiettivi terapeutici: la gestione della sintomatologia, il funzionamento-psicosociale, i processi di mentalizzazione e il perseguimento dei compiti evolutivi.

Massimo Pietrasanta, Un’esperienza di gruppo di psicodramma all’interno di una comunità riabilitativa psichiatrica: la storia di Miriam, in Gruppi nella Clinica, nelle Istituzioni, nella Società, n. 1 (gen.-apr. 2015), pp. 41-51
L’autore, psichiatra esperto di psicodramma, riferisce un’esperienza condotta in una Comunità terapeutica psichiatrica che ospita venti pazienti, quasi tutti autori di reato, in misura alternativa all’Ospedale Psichiatrico Giudiziario, oppure dimessi dopo aver scontato periodi anche lunghi in OPG. In particolare viene analizzato l’intervento condotto con Miriam, attraverso la sequenza dei giochi più significativi rappresentati in gruppo con lo psicodramma.

I gruppi di auto aiuto

Maria Luisa Raineri, Cosa sono le conoscenze esperenziali? Un concetto fondamentale per capire i gruppi di auto/mutuoaiuto, e non solo, in Lavoro sociale, n. 2 (apr. 2018), pp. 20-27
Il concetto di conoscenze esperenziali è estremamente importante nel lavoro di qualsiasi operatore sociale che voglia accompagnare i suoi utenti a migliorare la loro situazione. Per spiegarlo l’autrice immagina di condurre un’intervista immaginaria con una studiosa, Thomasina Borkman, che più di 40 anni fa pubblicò un primo studio in merito.

page0001_i2Francesca Corradini, Sosteniamoci nella fatica. L’auto/mutuoaiuto come risorsa nell’assistenza agli anziani non autosufficienti, in Lavoro Sociale, n. 1 (feb. 2018), pp. 24-29
I caregiver o i familiari di persone non autosufficienti e le stesse persone anziane possono ricavare numerosi benefici dalla partecipazione a gruppi di auto/mutuoaiuto, non ultimo il mantenere delle relazioni vitali e vitalizzanti. I partecipanti ai gruppi infatti devono affrontare una stessa problematica o vivono una medesima dolorosa condizione di vita, per cui dal dialogo e dal confronto si sviluppa il cosiddetto principio dell'”helper therapy”: ogni membro del gruppo è allo stesso tempo aiutante e aiutato.

Silvia Belotti, Vittime di pedofilia. L’esperienza di un gruppo di auto/mutuo aiuto, in Lavoro sociale, n. 3 (giu. 2017), vol. 17, pp. 32-41
Nell’articolo vengono descritte le dinamiche di un gruppo di auto/mutuo aiuto rivolto a vittime di pedofilia e genitori con figli che si sono trovati in tale situazione. Nel gruppo la condivisione delle esperienze permette il superamento dei sensi di colpa e di trovare comprensione e sostegno.

Luigino Pellegrini, Lorenzo Gios, Club di Ecologia Familiare (CEF), Scuola di Ecologia Familiare (SEF) e Corso di sensibilizzazione all’approccio Ecologico Sociale al Benessere nella Comunità. Uno studio pilota in Trentino e valutazione di alcuni strumenti operativi, in Alcologia, n. 25-26-27 (2016), pp. 43-48
Il presente lavoro descrive una sperimentazione di comunità multifamiliari denominate Club di Ecologia Familiare (CEF), avviata a Rovereto e nel distretto della Vallagarina, in provincia di Trento. I gruppi CEF sono stati analizzati utilizzando metodi sia quantitativi che qualitativi, al fine di valutare sostenibilità e funzionamento di tale tipologia di gruppi. La sperimentazione sembra dimostrare che il mettere al centro la persona/famiglia con la multidimensionalità dei suoi disagi (piuttosto che la specificità del singolo problema) rappresenti una strada praticabile ed efficace nei gruppi di auto-mutuo aiuto.

9788894151435_0_0_840_75Allaman Allamani, Dipendere. La Parola per Strada, Firenze, 2016, pp. 158
L’intento dell’autore, psichiatra e coordinatore del Centro Alcologico di un’Asl a Firenze, è quello di avvicinare la dimensione delle dipendenze a “noi non dipendenti”. Secondo Allamani dipendere è un’istanza comune e inevitabile ad ogni essere umano e, apprendendo a guardare gli “altri” come forme di “noi”, possiamo comprendere meglio ciò che limita la nostra libertà e costituisce dunque la nostra dipendenza. Nella prima parte del testo viene spiegata questa concezione, anche spirituale, di dipendenza e troviamo illustrati i dodici passi che caratterizzano il programma degli Alcolisti Anonimi e di altre associazioni simili; nella seconda parte il testo affronta il tema delle dipendenze a partire dalla testimonianza di 12 persone che, attraverso un gruppo di auto mutuo aiuto, sono riuscite ad uscire dalla dipendenza e a raggiungere un maggior equilibrio materiale e spirituale.
Collocazione Biblioteca: 17768

SOS assistenti sociali. Gruppi di sostegno per ritrovare le energie, in Lavoro sociale, n. 2 (apr. 2016), vol. 16, pp. 22-28
Le professioni d’aiuto, come quella di assistente sociale, comportano un notevole carico di lavoro e di stress. Confrontarsi in gruppo con altri colleghi può essere utile per affrontare le criticità, ma anche per riscoprire gli aspetti positivi della professione, con l’aiuto di un facilitatore che può essere anche un membro del gruppo. Nei riquadri sono presentate due esperienze.

Federico Peretti, Ritrovarsi ancora genitori. Quando il gruppo permette ai genitori separati di vivere dignità e responsabilità, in Animazione Sociale, a. 45, n. 293 (lug.-ago. 2015), pp. 84-92
L’autore, educatore professionale, presenta alcune riflessioni relative a una sperimentazione avviata con un gruppo di genitori, accomunati da difficoltà nel lavoro di cura con i figli. L’obiettivo è stato quello di offrire uno spazio dove poter costruire significati e letture inerenti le principali questioni educative, promuovendo inoltre una rete di aiuto tra le persone, facendo leva sulle loro risorse e punti di forza.

cov150hVéronique S. Grazioli … [et al.], Perceptions of twelve-step mutual-help groups and their associations with motivation, treatment attendance and alcohol outcomes among chronically homeless individuals with alcohol problems, in The International Journal of Drug Policy, n. 5 (mag. 2015) – on line, vol. 26, pp. 468–474
I gruppi di mutuo aiuto che fanno riferimento ai “dodici passi” sono fra le forme di sostegno più disponibili per i senzatetto con problemi di alcol. La ricerca qualitativa tuttavia ha suggerito che questa popolazione ha spesso percezioni negative di questi gruppi, e secondo quanto è emerso questo elemento è associato alla scarsa partecipazione. È importante capire le percezioni di questa popolazione rispetto al gruppi di reciproco aiuto e la loro associazione con i risultati rispetto all’alcol, per fornire a questa popolazione una programmazione più appropriata e personalizzata. Le finalità di questo studio trasversale erano: (a) esaminare qualitativamente la percezione di questa popolazione rispetto ai gruppi e (b) valutare quantitativamente la sua associazione con la motivazione, la partecipazione al trattamento e i risultati rispetto al consumo di alcol.

Miriam Vanzetta, Elisa Agosti, Paolo Dallago, Insieme contro l’azzardo, L’Auto/mutuo aiuto per combattere il gioco d’azzardo patologico, in Lavoro sociale, n. 2 (apr. 2015), vol. 15, pp. 17-21
L’articolo presenta l’esperienza dell’Associazione A.M.A. di Trento, che si occupa dal 1998 di gioco d’azzardo patologico con l’attivazione di gruppi di auto/mutuo aiuto sul territorio. Sono luoghi nei quali le persone accomunate dalla stessa situazione possono esprimersi e condividere le proprie esperienze, riflessioni e difficoltà e mettere in atto strategie comuni per il superamento della dipendenza.