Area penale

invito-250x282_editedHuman Foundation. L’Applicazione di strumenti pay by result per l’innovazione dei programmi di reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute. Studio di fattibilità, Fondazione Sviluppo e Crescita Crt, [s. l.], 2017, pp. 116
Il lavoro presentato è stato realizzato con la collaborazione di Politecnico di Milano, Università di Perugia, KPMG, Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e Istituto Lorusso e Cutugno di Torino. A partire dall’analisi di buone pratiche italiane e straniere è stato elaborato uno studio di fattibilità relativo a progetti di innovazione nel campo del reinserimento sociale e lavorativo di persone detenute; secondo gli autori, data la crescente limitatezza di risorse pubbliche, la collaborazione tra settore privato e Pubblica Amministrazione può rendere possibili nuove politiche per l’inclusione. Obiettivo dell’indagine è comprendere le dinamiche di uno strumento finanziario nato nel contesto culturale e giuridico anglosassone, il Social Impact Bond, e di valutarne la fattibilità nel contesto italiano, a partire da un caso concreto di applicazione.
Collocazione Biblioteca: 17872

Luigi Barone … [et al.], Giovani in contesti criminali: misure e pratiche di prevenzione, in Minorigiustizia, n. 3 (2016), pp. 7-260
Questo volume monografico ragiona intorno alla condizione e al vissuto dei giovani socialmente e culturalmente più vulnerabili (giovani ‘ndranghetisti, giovani radicalizzati, giovani jihadisti) esposti al rischio di scelte estremiste violente, di percorsi criminali, di marginalità ed esclusione sociale. Nel nostro paese il problema maggiore è rappresentato dai minori di ‘ndrangheta o provenienti da famiglie malavitose di stampo mafioso: il Tribunale dei Minori di Reggio Calabria dal 2012 ha adottato misure giurisprudenziali all’avanguardia per la tutela e il recupero di minori potenzialmente malavitosi. Attraverso il contributo di più interventi, il presente lavoro traccia uno scenario delle risorse mobilitate dai sistemi giudiziari, socio educativi e dal volontariato per dare a questi figli l’opportunità di crescere da uomini e donne liberi, padroni della propria vita e di costruire famiglie in cui parole come “rispetto” e “onore” recuperino il senso profondo della dignità dell’uomo.

copertina-n-301PiccolaPietro Buffa, Accompagnare i detenuti alla vita libera, in Animazione Sociale, a. 46, n. 301 (mag.-giu. 2016), pp. 18-28
Secondo l’autore, tra chi oggi opera in carcere è diffusa la convinzione che con molti detenuti sia impossibile preparare le dimissioni quando si avvicina il fine pena, ossia progettare percorsi di reinserimento sociale. E’ una convinzione motivata dal fatto che le persone in carcere appaiono prive di risorse personali, familiari e sociali su cui poter far leva per progettare il dopo. Le pagine di questo articolo documentano come costruire un’altra prospettiva di lavoro e di senso sia possibile.

Giorgia Stefani, Dalla certezza della pena alla certezza del recupero. Misure alternative: i primi risultati della ricerca, in Sempre, a. 39, n.3 (mar. 2016), pp. 36-38
L’articolo illustra i primi risultati del progetto “Reducing prison population: advanced tools of justice in Europe”, inserito nel progetto europeo Criminal Justice e coordinato dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, un progetto finalizzato al miglioramento delle conoscenze e allo scambio di misure innovative sulle pratiche alternative alla detenzione, sia nella fase pre che post processuale. Dal punto di vista di questa associazione, pensare alle alternative al carcere non significa solamente ridurre la popolazione carceraria, ma progettare percorsi integrali di recupero. Ne sono un esempio la “Comunità educante con i carcerati” e il progetto “Acero” rivolto a detenuti da ospitare in comunità perché senza casa e famiglia. Segue un’intervista a S. Zanni, coordinatrice del progetto sulla funzione riabilitativa della pena. Altro materiale sul progetto si trova al link: http://www.reducingprison.eu/

Ruggero Capra, Il sapere professionale dell’assistente sociale innanzi alle pressioni erosive del welfare state: uno studio di caso nel settore delle misure alternative alla detenzione in Italia, in Autonomie locali e servizi sociali, a. 38, n. 1 (apr. 2015), pp. 107-125
L’articolo si propone di far luce sul possibile divario, o al contrario sulla possibile coerenza esistente, tra gli assunti della professione degli assistenti sociali e quanto accade nella realtà operativa del loro lavoro. Tale domanda viene intrecciata con un’altra che riguarda la trasformazione della società: come reagiscono gli assistenti sociali ai processi di erosione del welfare state? Da un lato si analizzano le caratteristiche del sapere professionale nel settore delle misure alternative alla detenzione in Italia, dall’altro si esplora come il medesimo sapere sia stato utilizzato nell’ipotesi che il neoliberismo rappresenti una forza erosiva del welfare state.

1828-4973Simona Materia, Welfare penitenziario e percorso di vita dei migranti, in Studi sulla questione criminale, a. 9, n. 1-2 (2014), pp. 65-80
Il carcere è a volte la prima istituzione italiana con cui entrano in contatto i migranti dal momento del loro arrivo in Italia. Proprio al suo interno essi hanno modo di usufruire di alcuni servizi, quali, ad esempio, l’istruzione, l’apprendimento della lingua italiana e la formazione lavorativa, e di avere l’opportunità di lavorare in regola. Nel presente lavoro l’autore analizza, con riferimento agli stranieri di sesso maschile che transitano per il carcere, se questo passaggio attraverso la detenzione rappresenti una tappa del processo di inclusione subordinata dei migranti, o sancisca la loro esclusione dalla società italiana. Per capire se il “welfare penitenziario” giochi un ruolo importante in questo processo di integrazione, l’autore prende in esame i racconti di vita di migranti recidivi e regolarmente residenti intervistati nel 2011 in Umbria, dai quali evince se hanno avuto modo di beneficiare di nuove opportunità – in particolare istruzione e lavoro – e quale sia stata la reale utilità della detenzione ai fini dell’inclusione e dell’inserimento nel mercato del lavoro.

Consultare anche le bibliografie su: il carcere, vittime di reato“La conduzione di gruppi di rielaborazione del reato in carcere”, sex offender