Area penale

page_1_thumb_largeOriana Binik … [et al.], La messa alla prova per adulti nel territorio di Milano. Analisi dell’applicazione di una misura innovativa nel panorama sanzionatorio italiano, in Rassegna Italiana di Criminologia, a. 12, n. 1 (2018), pp. 16-31
La legge delega n. 67 del 2014 ha introdotto nell’ordinamento italiano l’istituto della messa alla prova per adulti. Dopo una breve descrizione del contesto in cui si colloca l’introduzione della misura e dopo averne messo in luce le caratteristiche innovative, si analizzano e discutono i risultati di una ricerca valutativa partecipata dagli attori coinvolti a vario titolo nella gestione dei casi di messa alla prova per adulti nell’ambito territoriale del Tribunale di Milano. Basata su 23 interviste, la ricerca illustra i punti di forza e di debolezza, le minacce e le opportunità legate all’applicazione della misura. Alla luce di quanto emerso, l’articolo si conclude con la presentazione di un vademecum di interventi prioritari per migliorare l’efficacia dell’istituto.

Stefania Galatro, Percorsi fuori dal carcere, Il lavoro sociale con gli autori di reato, in Lavoro sociale, n. 6 (dic. 2017), vol. 17, pp. 49-53
L’autrice, ricercatrice presso l’Università Cattolica di Milano, descrive le funzioni degli operatori sociali che lavorano con gli autori di reato ammessi a beneficiare di misure alternative alla detenzione o della messa alla prova, nel contesto italiano e internazionale.

studiodifattibilita_1Human Foundation. L’Applicazione di strumenti pay by result per l’innovazione dei programmi di reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute. Studio di fattibilità, Fondazione Sviluppo e Crescita Crt, [s. l.], 2017, pp. 116
Il lavoro presentato è stato realizzato con la collaborazione di Politecnico di Milano, Università di Perugia, KPMG, Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e Istituto Lorusso e Cutugno di Torino. A partire dall’analisi di buone pratiche italiane e straniere è stato elaborato uno studio di fattibilità relativo a progetti di innovazione nel campo del reinserimento sociale e lavorativo di persone detenute; secondo gli autori, data la crescente limitatezza di risorse pubbliche, la collaborazione tra settore privato e Pubblica Amministrazione può rendere possibili nuove politiche per l’inclusione. Obiettivo dell’indagine è comprendere le dinamiche di uno strumento finanziario nato nel contesto culturale e giuridico anglosassone, il Social Impact Bond, e di valutarne la fattibilità nel contesto italiano, a partire da un caso concreto di applicazione.
Collocazione Biblioteca: 17872

Luigi Barone … [et al.], Giovani in contesti criminali: misure e pratiche di prevenzione, in Minorigiustizia, n. 3 (2016), pp. 7-260
Questo volume monografico ragiona intorno alla condizione e al vissuto dei giovani socialmente e culturalmente più vulnerabili (giovani ‘ndranghetisti, giovani radicalizzati, giovani jihadisti) esposti al rischio di scelte estremiste violente, di percorsi criminali, di marginalità ed esclusione sociale. Nel nostro paese il problema maggiore è rappresentato dai minori di ‘ndrangheta o provenienti da famiglie malavitose di stampo mafioso: il Tribunale dei Minori di Reggio Calabria dal 2012 ha adottato misure giurisprudenziali all’avanguardia per la tutela e il recupero di minori potenzialmente malavitosi. Attraverso il contributo di più interventi, il presente lavoro traccia uno scenario delle risorse mobilitate dai sistemi giudiziari e socio educativi e dal volontariato per dare a questi figli l’opportunità di crescere da uomini e donne liberi, padroni della propria vita e di costruire famiglie in cui parole come “rispetto” e “onore” recuperino il senso profondo della dignità dell’uomo.

copertina-n-301PiccolaPietro Buffa, Accompagnare i detenuti alla vita libera, in Animazione Sociale, a. 46, n. 301 (mag.-giu. 2016), pp. 18-28
Secondo l’autore, tra chi oggi opera in carcere è diffusa la convinzione che con molti detenuti sia impossibile preparare le dimissioni quando si avvicina il fine pena, ossia progettare percorsi di reinserimento sociale. È una convinzione motivata dal fatto che le persone in carcere appaiono prive di risorse personali, familiari e sociali su cui poter far leva per progettare il dopo. Le pagine di questo articolo documentano come costruire un’altra prospettiva di lavoro e di senso sia possibile.

Giorgia Stefani, Dalla certezza della pena alla certezza del recupero. Misure alternative: i primi risultati della ricerca, in Sempre, a. 39, n.3 (mar. 2016), pp. 36-38
L’articolo illustra i primi risultati del progetto “Reducing prison population: advanced tools of justice in Europe”, inserito nel progetto europeo Criminal Justice e coordinato dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, un progetto finalizzato al miglioramento delle conoscenze e allo scambio di misure innovative sulle pratiche alternative alla detenzione, sia nella fase pre che post processuale. Dal punto di vista di questa associazione, pensare alle alternative al carcere non significa solamente ridurre la popolazione carceraria, ma progettare percorsi integrali di recupero. Ne sono un esempio la “Comunità educante con i carcerati” e il progetto “Acero” rivolto a detenuti da ospitare in comunità perché senza casa e famiglia. Segue un’intervista a S. Zanni, coordinatrice del progetto sulla funzione riabilitativa della pena. Altro materiale sul progetto si trova al link: http://www.reducingprison.eu/

Consultare anche le bibliografie su: il carcere, vittime di reato“La conduzione di gruppi di rielaborazione del reato in carcere”, sex offender.