Aggiornata a marzo 2020 a cura di Paola Moriondo

I materiali, elencati in ordine decrescente per anno di pubblicazione, sono disponibili presso la Biblioteca del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento della Biblioteca. Si consiglia di consultare anche le bibliografie specifiche su violenza di genere, minoribullismo e mafie. L’elenco proposto non esaurisce quanto posseduto in biblioteca sul tema in oggetto. Ulteriori ricerche sono possibili sul nostro catalogo bibliografico.

I percorsi tematici proposti sono i seguenti:

Studi e ricerche sulle vittime di reato

studisullaquestionecriminalewebTamar Pitch, Andrea Pugiotto, L’odierno protagonismo della vittima. Un dialogo tra Tamar Pitch e Andrea Pugiotto, in Studi sulla questione criminale, a. 14, n.3 (2019), pp. 111-122
L’articolo comprende due interventi che hanno avuto luogo all’interno del seminario “Carcere e Giustizia, Ripartire dalla Costituzione rileggendo Alessandro Margara” (Firenze, 2019), nella sessione dedicata al tema “Moralità e diritto: il protagonismo della vittima”. Nel primo intervento Tamar Pitch tratta della centralità della vittima sia nel discorso pubblico sia nel linguaggio e nella logica penale; vittima che per definizione sembra assumere lo statuto di persona innocente e del tutto passiva rispetto al torto subito. Tratta inoltre del rischio della giustizia riparativa di ricattare e moralizzare vittima e reo (si fa riferimento anche al disegno di legge Pillon). Andrea Pugiotto illustra il concetto di “paradigma vittimario”, ne traccia la genesi e spiega la dilatazione di questo concetto nel caso delle vittime di mafia e di stragi terroristiche. Secondo Pugiotto questo paradigma può condizionare pesantemente anche il diritto punitivo (pena di morte, tortura del reo…). Infine spiega come il paradigma vittimario possa essere strumentalizzato dalle politiche populiste della “tolleranza zero” (“E’ finita la pacchia!”), che mostrano diffidenza verso ogni forma di perdono giudiziario e indifferenza per le sofferenze e il disagio causato dal sovraffollamento delle carceri.

Amnesty International Italia, Hate speech. Conoscerlo e contrastarlo. Guida breve per combattere i discorsi d’odio online, Roma, Amnesty International Italia, 2019, 54 p.
E’ una guida rivolta alla società civile che vuole mobilitarsi contro l’odio in rete. Nella battaglia per il contrasto all’hatespeech è importante che gli utenti del web, persone comuni, facciano ciò che possono per dire no all’odio in rete. Fare qualcosa, non restare a guardare, significa affermare che discriminazione e violenza sul web non sono tollerabili; non far sentire sole le vittime dell’odio; compiere un gesto concreto per promuovere la rimozione dei contenuti ritenuti inaccettabili e proporre una forma di comunicazione civile e costruttiva. Con questa guida, Amnesty International Italia prova a fornire nozioni e indicazioni pratiche per comprendere i meccanismi che generano l’hatespeech, per riconoscerlo e per riuscire a offrire la risposta più adatta. Parte dei contenuti e degli elementi grafici è stata tradotta e adattata dal manuale “Agir contre la désinformation et lesdiscourstoxiques en ligne”, a cura di Amnesty International France.Si veda anche sull’argomento l’articolo di Ritanna Armeni, l’intolleranza corre sul web, a.78, n. 22 (nov. 2019), pp. 22-23. Sul tema si consulti anche Gianni Rufini … [et al.],Barometro dell’odio. Elezioni europee 2019, Amnesty International Italia, 2019, 54 p. Inoltre un video riassuntivo e ulteriori approfondimenti si trovano al link: https://www.amnesty.it/cosa-facciamo/elezioni-europee/

Antonella Baiocchi, La violenza non ha sesso. Alle radici della relazione malata, Alpes, Roma, 2019, 243 p.
Questo libro vuol essere un contributo alla crimino-genesi della violenza nella relazione affettiva. L’autrice indaga su che cosa spinge una persona al di sopra di ogni sospetto, anche appartenente alla propria sfera affettiva (partner, genitori, figli, vicini, colleghi) a trasformarsi in spietato aguzzino, come mai la violenza nelle relazioni affettive è sempre più frequente e perché ad avere la peggio sono, solitamente, le donne. L’autrice ritiene che il nucleo del problema sia nell’Analfabetismo Psicologico, che induce alla gestione dicotomica delle Divergenze, “un vero e proprio programma infetto”, che prevede la prevaricazione di uno dei poli della relazione e il conseguente fallimento del reciproco rispetto. Chiunque gestisce le divergenze in modo dicotomico (indipendentemente dal sesso, dall’età e dallo stato di salute), quando si trova nella posizione di forza (fisica, economica, di ruolo, psicologica), tenderà a prevaricare l’interlocutore in posizione di debolezza: donne ed uomini ‘fragili’, bambini, anziani, animali. L’autrice afferma che la violenza non ha sesso, né età, né cultura, né razza e suggerisce di sostituire la miriade di neologismi che si coniano per specificare i diversi tipi di vittime (femminicidio, femicidio, infanticidio, uxoricidio, etc.) con un neologismo unico rappresentativo di ogni tipologia di vittima: il termine “Debolicidio”, inteso come prevaricazione/uccisione di chi si trova in situazione di debolezza.
Collocazione Biblioteca: 18497

fundamentalrightsreport2019European Union Agency for Fundamental Rights, Fundamental Rights Report 2019, Union Agency for Fundamental Rights, Luxembourg, European Union Agency for Fundamental Rights, 2019, 248 p.
Nel presente documento, il focus di approfondimento esplora l’interrelazione tra diritti umani e gli Obiettivi di sviluppo sostenibili (SDG’s) nel contesto dell’UE. Propone uno sguardo particolarmente attento agli obiettivi legati alla riduzione delle disuguaglianze e alla promozione di pace, giustizia e istituzioni forti. I primi capitoli spiegano che istituzioni come la European Union Agency for Fundamental Rights (FRA), possono mettere in atto politiche di sostegno nei confronti di realtà in difficoltà, fornendo i dati necessari per sviluppare sforzi politici pertinenti e basati su prove. Le restanti sezioni esaminano i principali progressi del 2018 riguardanti: l’uso della Carta dei diritti fondamentali dell’UE; uguaglianza e non-discriminazione; razzismo, xenofobia e intolleranza correlata; integrazione dei rom; asilo, frontiere e migrazione; società dell’informazione, privacy e protezione dei dati; diritti dei minori; accesso alla giustizia, incluso i diritti delle vittime di reato; attuazione della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità. Disponibile in tutte le lingue dell’Unione Europea, il documento fornisce un importante supporto per possibili risposte politiche da parte dei principali attori all’interno dell’UE.

Luca Masera, Lucie ombre nella risposta penale al fenomeno delle malattie professionali, in Medicina Democratica, n. 237-239 (gen.- giu. 2018), pp. 125-129
L’autore, docente di Diritto penale, intende effettuare un bilancio dei procedimenti penali in materia di tutela della salute dei lavoratori, distinguendo l’ambito dei procedimenti per omicidio e lesioni personali colpose e l’ambito del reato di disastro ambientale, emerso con il caso Eternit. L’intervento mette in evidenza la sfasatura tra la conoscenza epidemiologica su cui si basano i processi in questo campo e la necessità della giurisprudenza di identificare individualmente le vittime, che ostacola l’attribuzione di responsabilità penali e genera nei tribunali decisioni contrastanti su situazioni assimilabili. Secondo l’autore, il processo Eternit ha costituito una novità, dando rilievo penale all’evidenza sulla popolazione. Sebbene questa strada non sia più percorribile in questo contesto a causa della prescrizione, resta percorribile in altri contesti.

proteggereibambiniA cura di Elena Buccoliero, Gloria Soavi, Proteggere i bambini dalla violenza assistita. Volume 1., Riconoscere le vittime, Milano, Franco Angeli, 2018, 255 p.
La consapevolezza dei danni che la violenza sulla madre comporta per i bambini che vi assistono, non sono ancora stati adottati adeguati interventi riparativi delle relazioni familiari. L’opera, in due volumi, propone degli strumenti per aiutare i professionisti in questo compito. Il primo volume è dedicato al riconoscimento delle vittime e si divide in due parti. La prima parte, “La violenza assistita”, fa il punto sulla situazione attuale del sostegno alle vittime e indaga sulle ripercussioni della violenza assistita sull’adolescente. La seconda parte, “La complessità della rilevazione”, segue il percorso di valutazione dei casi di violenza, l’accoglienza in ospedale, la complessa costruzione di un percorso di protezione e riparazione e infine il racconto della violenza in sede giudiziaria. Elena Buccoliero, sociologa e counselor, è giudice presso il Tribunale per i Minorenni di Bologna. Gloria Soavi, psicologa e psicoterapeuta sistemico-relazionale, si occupa da 1991 dei traumi da violenza in età evolutiva. Il secondo volume, “Interventi in rete”, è disponibile in biblioteca alla collocazione 18324.
Collocazione Biblioteca: 18323

Matthew Cawvey … [et al.], Personality and victimization in the Americas, in International Review of Victimology, n. 1 (gen. 2018) – on line, vol. 24, pp. 123-139
La vittimizzazione viene associata al danno traumatico, attribuendo intrinseca importanza agli sforzi per comprendere perché essa si verifichi. La passata ricerca ha dimostrato che i fattori economici e demografici influenzano la probabilità che le persone sperimentino corruzione, reati e discriminazione. A partire da ciò, gli autori cercano di elaborare un resoconto più completo e di verificare se le differenze di personalità siano rilevanti o meno nel determinare il rischio di vittimizzazione. Utilizzando i dati di 22 nazioni delle Americhe, i risultati dimostrano che atteggiamenti di apertura ed estroversione aumentano la probabilità di vittimizzazione, mentre atteggiamenti gradevoli la fanno diminuire.

Dana Pugach, Anat Peleg, Natti Ronel, Lingual injury: Crime victims between the criminal justice system and the media, in International Review of Victimology, n. 1 (gen. 2018) – on line, vol. 24, pp. 3-23
Questo studio fenomenologico qualitativo, effettuato in Israele, consiste in interviste con parenti stretti di vittime di omicidio, i cui casi avevano generato l’interesse dei media. La ricerca si focalizza sugli sforzi dei partecipanti per farsi ascoltare sia dal sistema di giustizia penale che dai media, i quali però non riescono a rispondere alla loro esigenza di trasmettere i propri messaggi. I partecipanti hanno subito ‘offese verbali’: il ripudio e il soffocamento del proprio linguaggio in favore di un gergo professionale. L’offesa verbale è un concetto innovativo che descrive aspetti particolari della vittimizzazione secondaria. Lo studio sottolinea l’esigenza di sviluppare strumenti professionali, sia legali che vittimologici, per alleggerire questa situazione.

Lorenzo Fanoli, Francesca Sola, Vittimizzazione e percezione della sicurezza in Umbria, in Studi sulla questione criminale, a. 13, n. 1 (2018), pp. 61-88
Gli autori, ricercatori nel campo rispettivamente delle scienze sociali e giuridiche, riassumono i risultati di una ricerca sulle percezioni e il senso di sicurezza dei cittadini in relazione alla diffusione dei comportamenti illegali nei territori dove vivono. Tramite un approccio qualitativo, ricostruiscono i processi attraverso i quali i reati e i comportamenti illegali vengono percepiti, riconosciuti e denunciati, e illustrano i fenomeni e le tipologie di illegalità che, non denunciate, costituiscono il cosiddetto “numero oscuro” dei reati. In particolare, mettono in luce le dimensioni e le caratteristiche di comportamenti criminali non sempre percepiti nel loro effettivo grado di pericolosità sociale, come violenza sulle donne, lavoro nero, usura, estorsioni, tratta.

rassegnaitalianadicriminologiaAntonino Di Maio, Donato La Muscatella, Il fenomeno del cyberstalking dopo la Novella Legislativa n. 119 del 2013: recenti questioni socio-criminologiche ed attuali contrasti dogmatici, in Rassegna Italiana di Criminologia, a. 12, n. 1 (2018), pp. 43-58
Il contributo analizza il fenomeno del cyberstalking, che si esplica nella realizzazione di una serie di molestie reiterate attraverso l’impiego di Internet o di altri dispositivi simili, con conseguente influenza negativa sulla sfera psichica della vittima. Infatti, l’uso delle nuove tecnologie scientifiche, la velocità di accesso alle informazioni e la possibilità di creare nuove dinamiche relazionali, ha determinato una più agevole intromissione nella vita privata dell’altrui individuo, che molto spesso degenera nella sistematica aggressione del bene giuridico della libertà morale. Il Parlamento Italiano, con legge n. 119 del 15 ottobre 2013, ha previsto l’estensione della circostanza aggravante speciale ad efficacia comune ex. art. 612 bis, comma secondo, c.p. alle ipotesi in cui le molestie assillanti siano compiute mediante strumenti telematici e/o informatici. Tuttavia, tale riforma legislativa è stata elaborata con lo scopo di tranquillizzare la collettività, secondo un’impostazione fondata sulla legislazione simbolica e non sulla corretta osservanza del principio di tassatività dell’illecito penale.

A cura di Marta Bargis e Hervé Belluta, Vittime di reato e sistema penale. La ricerca di nuovi equilibri, Torino, Giappichelli, 2017, 585 p.
Sono trascorsi più di tre lustri da quando l’Europa ha deciso di porre la vittima al centro della propria politica penale. In questi anni il motore europeo ha trainato i molti, spesso disarmonici, interventi legislativi locali, mirati a soddisfare le crescenti richieste di riconoscimento e protezione delle vittime di reato. Il volume si sofferma, nella prima parte, intorno alle fonti sovranazionali; nella seconda, sulle metamorfosi che il processo penale italiano sta vivendo grazie alla (o a causa della) vittima. Infine, nella terza parte, attinge al diritto penale sostanziale e a quei segmenti della giustizia penale che coinvolgono la vittima nella fase di esecuzione della pena e nei delicati ingranaggi della conciliazione e della riparazione.
Collocazione Biblioteca: 18624

Zuzana Podaná, Violent victimization of youth from a cross-national perspective: an analysis inspired by routine activity theory, in International Review of Victimology, n. 3 (set. 2017) – on line, vol. 23, pp. 325–340
L’articolo analizza le variazioni transnazionali nella vittimizzazione giovanile violenta utilizzando i dati dell’indagine ISRD-2 (International Self-Report Delinquency Study) che coinvolge 30 paesi. Viene applicato un approccio a più livelli che tiene conto di fattori individuali delle vittime, di caratteristiche del quartiere dove esse vivono e del contesto del paese in questione. In particolare vengono analizzati gli effetti delle percentuali di omicidio, del coefficiente di Gini e dell’Indice di Sviluppo Umano per i vari paesi. I risultati rivelano che la variazione dei tassi di vittimizzazione violenta tra i paesi è attribuibile solo parzialmente all’eterogeneità dei paesi stessi riguardo alle caratteristiche individuali e alle scelte di stile di vita dei giovani, unitamente alle caratteristiche del quartiere dove vivono. Inoltre, si osserva un effetto significativo per l’Indice di Sviluppo Umano di un paese, dove livelli superiori di sviluppo sono correlati a minore rischio di vittimizzazione, anche quando si tiene conto delle caratteristiche individuali e del quartiere.

Anna Coluccia, Fabio Ferretti, Lore Lorenzi, Immigrati, vittima plurale. Statistiche e pregiudizio, in Rassegna Italiana di Criminologia, a. 46, n. 2 (2017), pp. 145-155
Il lavoro si propone di accostarsi allo straniero oltre l’immagine stereotipata che sovente soprattutto i mass media offrono all’opinione pubblica: «estraneo» alla comunità e minaccia da cui difendersi. Attraverso la lettura del dato statistico ufficiale emerge un profilo sostanzialmente diverso: quello di uno straniero prevalentemente non autore bensì vittima di alcuni tra i reati più socialmente allarmanti. L’analisi consente di mettere a fuoco un momento significativo nella lunga sequenza di vittimizzazione che conduce il migrante dalle terre di provenienza a quelle di destinazione.

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Carolina Villacampa, Jesus Gomez, Online child sexual grooming: empirical findings on victimisation and perspectives on legal requirements, in International Review of Victimology, n. 2 (mag. 2017) – on line, pp. 105-121
L’articolo presenta i risultati di una ricerca quantitativa sull’adescamento online di adolescenti effettuata su un campione di 489 studenti tra i 14 e i 18 anni delle scuole secondarie della Catalogna (Spagna). Oltre a stabilire il tasso di vittimizzazione dei ragazzi per mezzo di questo comportamento, la ricerca identifica il profilo delle vittime e dei colpevoli; inoltre, analizza la dinamica di questi processi, l’interazione vittima-colpevole, il livello di effetto che questo comportamento ha sulle vittime e il modo in cui si è posto fine alla situazione. I risultati non confermano lo stereotipo comune dell’adescamento online di minori da parte di adulti sconosciuti.

Kathryn Benier, The harms of hate. Comparing the neighbouring practices and interactions of hate crime victims, non-hate crime victims and nonvictims, in International Review of Victimology, n. 2 (mag. 2017) – on line, pp. 179-201
Lo studio indaga gli effetti della vittimizzazione sulla coesione sociale, per quanto riguarda reati ispirati dall’odio e dovuti a pregiudizi verso la razza, l’etnia, la religione o le origini della vittima. Viene indagato un campione di 4396 residenti in 148 sobborghi di Brisbane, Australia. La ricerca esamina se i residenti che segnalano reati ispirati dall’odio all’interno del proprio quartiere differiscono nella partecipazione alla vita della comunità, in confronto a vittime di reati non dettati dall’odio o a chi non è stato vittimizzato. I risultati dell’analisi PSM (propensity score matching) indicano che nei tre gruppi esistono differenze significative riguardo ai modelli di partecipazione al vicinato.

Matthew Hall, Criminal redress in cases of environmental victimization: a defence, in International Review of Victimology, n. 2 (mag. 2017) – on line, pp. 203-223
In anni recenti nella letteratura della giustizia ambientale è stata manifestata una crescente preoccupazione riguardo alla capacità dei meccanismi di giustizia penale di affrontare in modo adeguato i danni ambientali, specialmente quando sono perpetrati da grandi imprese. L’autore, docente di diritto penale in Inghilterra, esperto in vittimologia e reati ambientali, sostiene che il dibattito su come meglio rispondere al danno ambientale ha finora trascurato la posizione delle vittime, in particolare le loro esigenze di risarcimento e riparazione del danno. Il documento può fornire una difesa vittimologica del procedimento penale e delle relative sanzioni, nella loro applicazione in cause per danni ambientali.

Lacey Wallace, Beyond self-help: gun ownership and crime reporting in a cross-national survey, in International Review of Victimology, n. 1 (gen. 2017) – on line, vol. 23, pp. 63-79
Molte vittime di crimini non sporgono denuncia alla polizia o ad altre autorità formali. Comprendere la natura del crimine, sia denunciato che non denunciato, è fondamentale per la corretta assegnazione dei finanziamenti e delle risorse della giustizia penale. L’articolo esamina il possesso di armi da fuoco come elemento predittivo della denuncia dei reati, attingendo alla teoria di auto-aiuto di Black come controllo sociale. I dati sono tratti dalle fasi del 2000 e 2004/2005 dell’International Crime Victimization Survey (Indagine Internazionale su Vittimizzazione e Criminalità svolta sugli adulti residenti in diversi paesi del mondo). Sono utilizzati modelli lineari gerarchici per valutare sia la variazione individuale che la variazione interculturale della probabilità di denuncia in relazione al possesso di armi.

Torture e violazioni dei diritti umani

Tiziana Fresu, Valentina Lixi, Forza agenti, metteteci la faccia!, in La Collina, a. 12, n. 2 (apr.-giu. 2019), pp. 22-23
In linea con il Parlamento europeo, Amnesty International Italia sollecita misure di identificazione per le forze dell’ordine che siano impegnate in operazioni di ordine pubblico. Sullo stesso argomento si segnala l’articolo di Luisella Lacu, “Codici identificativi, una battaglia di giustizia” (pag. 24 della rivista), nel quale l’autrice definisce i codici identificativi una misura ragionevole per assicurare alla legge gli agenti che si rendono responsabili di abusi nel corso di manifestazioni pubbliche.

A cura di Adriano Zamperini, Marialuisa Menegatto, Francesca Vianello, Il reato di tortura in Italia, in Studi sulla questione criminale, a. 13, n. 2 (2018), pp. 9-126
Il presente fascicolo, frutto di una Call for papers, è interamente dedicato alla questione della tortura, o meglio a come essa viene definita e punita legalmente. L’introduzione nell’ordinamento italiano del reato di tortura è avvenuto molto tardi, nel luglio del 2017, al termine di un tormentato dibattito interno ed esterno alle aule parlamentari e a continue modifiche del testo. I contributi sono i seguenti: “La questione tortura in Italia” di Adriano Zamperini, Marialuisa Menegatto, Francesca Vianello; “Diritto o violenza. L’impossibile legalizzazione della tortura” di Marina Lalatta Costerbosa; “La legge sulla tortura: il difficile iter parlamentare” di Lorenzo Guadagnucci, Enrica Bartesaghi; “La legge italiana: un profilo giuridico” di Stefania Amato, Michele Passione; “Chiamatela come volete: è sempre tortura. La legge italiana, tra cattivi maestri e principi delle Convenzioni” di Enrico Zucca; “Tortura psicologica e trauma psichico: la legge e la scienza” di Adriano Zamperini, Marialuisa Menegatto; “La tortura in carcere” di Riccardo De Vito; “Tortura oltre i confini” di Roberto Settembre; “Tortura. Due opere a confronto” di Simone Santorso.

1217649-LibyaMigrationReport

United Nations Support Mission in Libya (UNSMIL), Office of the United Nations High Commissioner for Human Rights (OHCHR), Desperate and Dangerous: Report on the human rights situation of migrants and refugees in Libya, New York, United Nations, 2018, 61 p.
Migranti e rifugiati soffrono orrori inimmaginabili durante il loro transito e soggiorno in Libia. Dal momento in cui calpestano il suolo libico, diventano vulnerabili alle uccisioni, alle torture e a ogni tipo di maltrattamento, a detenzione arbitraria e privazione della libertà, stupro e altre forme di violenza sessuale e di genere, schiavitù e lavoro forzato, estorsione e sfruttamento. Pubblicato congiuntamente da UNSMIL e OHCHR, questo rapporto denuncia le gravi violazioni dei diritti umani a danno dei migranti e rifugiati in Libia, da parte di funzionari pubblici, dai miliziani che fanno parte di gruppi armati e dai contrabbandieri e trafficanti di esseri umani, in un contesto di assoluta impunità. La autorità libiche sono, infatti, assolutamente incapaci nel limitare e contrastare questo fenomeno massiccio e nel fornire riparazione alle vittime. I risultati del rapporto si basano su circa 1.300 testimonianze raccolte da funzionari dei diritti umani nell’UNSMIL tra gennaio 2017 e agosto 2018, anche durante visite di monitoraggio regolari a 11 centri di detenzione per immigrati in Libia. Completano il documento le testimonianze di chi è stato rimpatriato in Nigeria e di chi è riuscito ad arrivare in Italia.

Francesco Viviano, Alessandra Ziniti, Non lasciamoli soli, Milano, Chiarelettere, 2018, 181 p.
Quello che l’Italia e l’Europa non vogliono sentire e vedere emerge in maniera drammatica dalle testimonianze raccolte dagli autori del libro, due giornalisti che da anni portano all’attenzione dell’opinione pubblica una situazione che non può lasciare indifferenti. Gli accordi stipulati dal governo italiano con quello di Tripoli e con le tribù locali hanno ridotto gli sbarchi ma hanno intrappolato in Libia centinaia di migliaia di migranti, ridotti a schiavi e soggetti a ogni tipo di tortura. Donne e bambine violentate, costrette a prostituirsi, giovani in fuga dai loro paesi e trasformati in torturatori crudeli, assenza di qualsiasi diritto. I racconti di questo libro arrivano da coloro che sono miracolosamente riusciti a sfuggire ai lager libici, e in alcuni casi a individuare i loro torturatori e ad assicurarli alla giustizia italiana. Ma non c’è giustizia che possa riscattare chi ha perso qualsiasi dignità.
Collocazione Biblioteca: 18493

Balkan Info Van, No Name Kitchen, Sos Team Kladusa, Illegal Pushbacks and Border Violence Reports, Balkan Info Van, 2018, 116 p.
Respingimenti illegali, intimidazioni e violenze nei confronti dei migranti da tempo sono all’ordine del giorno lungo la rotta balcanica. Non più attraverso la Serbia e l’Ungheria, ma attraverso Bosnia e Croazia. Questi sono i dati, raccolti lungo il confine a partire da maggio 2017 e pubblicati nel presente documento da Balkan Info Van, No Name Kitchen e Sos Team Kladusa, associazioni che operano sul territorio. In un anno e mezzo, fino allo scorso dicembre, sono state 356 le espulsioni, singole o collettive, operate dalla polizia croata, prima verso la Serbia e poi, a partire da giugno 2018, verso la Bosnia-Erzegovina. Le denunce di violenze fisiche sono quasi raddoppiate, mentre sono più che quadruplicati i casi di intimidazione verbale e triplicati i furti ai danni dei migranti. A esserne vittime, secondo il report, sono soprattutto giovani uomini in viaggio senza le loro famiglie.

drugpolicyEdiomo-Ubong Nelson, Police crackdowns, structural violence and impact on the well-being of street cannabis users in a Nigerian city, in The International Journal of Drug Policy, (apr. 2018) – on line, vol. 54, pp. 114-122
Questo studio qualitativo ha esplorato gli interventi repressivi della polizia come forma di violenza strutturale e ne ha esaminato l’impatto sul benessere dei consumatori di cannabis per strada in una città nigeriana. I dati sono stati raccolti attraverso interviste individuali approfondite, condotte per sei mesi, a 97 consumatori frequenti di cannabis di età compresa fra i 21 e i 34 anni. Le azioni repressive della polizia comportano brutalità, sequestro di denaro, di droghe e di effetti personali, stigma, discriminazione, arresto e carcerazione, che hanno un impatto negativo sulla salute, sui mezzi di sussistenza e sul benessere dei consumatori di cannabis. Secondo l’autore, il consumo di cannabis dovrebbe essere depenalizzato ‘de facto’ e i consumatori arrestati indirizzati al trattamento e ai programmi di formazione professionale. Il trattamento e i servizi sociali per i consumatori dovrebbero inoltre essere ampliati e si dovrebbero allestire interventi di assistenza legale a loro favore per affrontare le pratiche discriminatorie e le violazioni dei diritti umani. L’articolo è disponibile in pdf.

Medici senza frontiere, Mal di frontiera. Un’analisi della quotidiana sfida dei migranti in transito a Ventimiglia, frontiera tra Italia ed Europa, Roma, MSF, 2018, 24 p.
Il documento presenta i risultati di uno studio svolto da Medici Senza Frontiere sulla popolazione di migranti bloccati alla frontiera tra Italia e Francia vicino a Ventimiglia. L’indagine, effettuata nel corso di un intervento di soccorso di MSF, ha l’obiettivo di documentare i livelli e i tipi di violenza subita dai migranti durante il loro viaggio e alle frontiere, e la possibilità di accesso alle cure. Sulla base di quanto osservato, MSF avanza alcune richieste alle istituzioni italiane ed europee per garantire dignità e assistenza a queste persone. Il documento è disponibile anche in pdf.

Medici per i Diritti Umani, Rapporto sulle condizioni di grave violazione dei diritti umani dei migranti in Libia (2014-2017), Roma, Medici per i Diritti Umani, 2017, 14 p.
Questo rapporto si basa su oltre duemilaseicento testimonianze dirette di migranti transitati dalla Libia, raccolte dagli operatori di Medici per i Diritti Umani (Medu) nell’arco di quattro anni (2014-2017), di cui oltre la metà nel solo 2017. Le informazioni sono state raccolte in particolar modo in Sicilia – nell’Hotspot di Pozzallo, nei centri di accoglienza straordinaria (CAS) della provincia di Ragusa, nel Centro di accoglienza per richiedenti asilo (CARA) di Mineo (Catania), nel Centro polifunzionale di Ragusa- e a Roma, nei luoghi informali di accoglienza e nel Centro Psychè per la riabilitazione delle vittime di tortura. In tutti questi luoghi Medu opera portando supporto socio-sanitario ai migranti, prima assistenza medica, servizi di riabilitazione medico-psicologica per le vittime di tortura e trattamenti inumani e degradanti.

European Union Agency for Fundamental Rights (FRA), Current migration situation in the EU: Torture, trauma and its possible impact on drug use, Luxembourg, FRA, 2017, 24 p.
Il divieto di tortura e di trattamenti o pene inumani o degradanti costituisce un principio fondamentale dei regimi di protezione internazionale ed europea dei diritti umani. Tuttavia, un numero significativo di migranti e richiedenti asilo sperimenta o testimonia di violenza fisica e di maltrattamenti psicologici, disumani o degradanti o sono vittime di altri crimini violenti. La maggior parte di questi casi avviene nei paesi di origine, ma episodi si verificano anche nei paesi di transito e nell’Unione europea (UE). Queste esperienze possono innescare o intensificare il trauma e minare la salute mentale dell’individuo. Il rapporto esamina la prevalenza della tortura e traumi tra gli arrivi e il suo impatto sul consumo di sostanze (ad esempio, alcol, cannabis, sostanze psicotrope). Una parte del Rapporto è dedicata alla presentazione degli interventi di supporto disponibili per le vittime.

Aspetti psicologici e linee di intervento

minorigiustizia3Renata Tambelli, La trasmissione intergenerazionale della violenza: dal genitore al disturbo comportamentale del bambino, in Minorigiustizia, n. 3 (2019), pp. 104-112
L’articolo si pone l’obiettivo di analizzare il ruolo della trasmissione intergenerazionale della violenza alla luce della teoria dell’attaccamento e della moderna psicopatologia evolutiva. Vengono tracciate le traiettorie evolutive che dal trauma e dalla violenza genitoriale portano all’emergere di vissuti sintomatici nel bambino come il disturbo della condotta.

Elisa Martino, Teo Vignoli, Interventi clinici con autori di reato in carico ai servizi dipendenze patologiche. Riflessioni teoriche e pratiche terapeutiche ispirate dalla neurobiologia interpersonale e da logiche di giustizia riparativa, in Dal fare al dire, a. 28, n. 3 (2019), pp. 8-15
Le riflessioni esposte nel presente lavoro nascono dall’esperienza clinica con persone devianti in cura con programmi alternativi alla detenzione presso il Servizio Dipendenze Patologiche di Lugo, o con trattamenti presso la Casa Circondariale di Ravenna o altre carceri dell’Emilia Romagna. I pazienti sono autori di reato e sono dipendenti da alcol o altre sostanze stupefacenti. L’esperienza degli autori è stata elaborata attraverso il confronto con gli aggiornamenti teorici effettuati sui temi della neurobiologia dell’addiction e delle pratiche di intervento in ambito penale, con particolare attenzione a quelle ispirate da logiche di giustizia riparativa. Nell’articolo vengono esposte riflessioni inerenti al costrutto della responsabilità intesa in senso psicosociale ed ecologico e alle basi neurobiologiche dei processi di cambiamento. Vengono argomentati alcuni approfondimenti teorici e illustrati pratiche terapeutiche ritenute utili per il lavoro con persone che fanno uso di sostanze e manifestano comportamenti devianti.

Marco Bernardini … [et al.], Stalking e psicoterapia, in Psicobiettivo, a. 39, n. 1 (gen.-apr. 2019), pp. 11-143
Questo numero è dedicato al complesso tema dello stalking. Con questo termine si indicano comportamenti reiterati, persecutori, ripetuti e intrusivi nei confronti di una vittima, volti alla sorveglianza, al controllo e alla ricerca di contatto. Si tratta infine di condotte vessatorie sotto forma di minaccia, molestia, atti lesivi continuati che inducono nella vittima un senso di disagio derivato dalla minaccia fisica e psichica. Il “grave disagio” recato alla vittima si correla ad un «giustificato timore per la sicurezza personale propria o di una persona vicina» o comunque pregiudica «in maniera rilevante il suo modo di vivere». È perlopiù perpetrato tra le mura domestiche ai danni di un congiunto, ed è spesso un fenomeno sommerso. Al di là della frequenza epidemiologica o della prevalenza del sesso femminile tra le vittime designate, si evidenzia la matrice psichica del disagio nella vittima e del disturbo nello stalker. Nella presente monografia viene dato spazio a differenti approcci che tuttavia convergono nella lettura perlopiù psichica e sfaccettata del fenomeno. Si segnalano inoltre in questo numero gli articoli: “Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci. Relazione perversa e moltiplicazione della realtà” di Caterina Selvaggi Onnis e “Whereismymind? Stalking e relazione” di Giulio Caselli.

Brianna Delker, When Self-Care Is Not Enough: Reflections on How to Make Trauma-Intensive Clinical Work More Sustainable, in Dignity, n. 1 (gen. 2019) – on line, vol. 4, pp. 1-19
L’autrice, psicologa residente nel servizio di consultazione di psichiatria presso un centro traumatologico, propone una riflessione, basata sulla sua esperienza, sulla gestione di casi devastanti di lesioni traumatiche e abusi, che regolarmente si affrontano nel proprio lavoro. In questo articolo, sostiene che un approccio basato sull’attività alla “cura di sé” (self-care) non è sufficiente per chi fa servizio intensivo per il supporto alla vittima di trauma. Occorre una adeguata preparazione ad affrontare l’impatto esistenziale del trauma, anche per chi offre il supporto. Seguono delle considerazioni e consigli sugli iter formativi dei tirocinanti di questo settore. L’articolo è disponibile in PDF.

mobbing-psicopatologia-del-lavoro-155960A cura di Antonio Lo Iacono, Mobbing. Psicopatologia del lavoro, Roma, Alpes, 2018, 283 p.
Il libro affronta il tema del mobbing da un punto di vista fondamentalmente psicopatologico. Si parla di medicina del lavoro, di stress occupazionale, di disagio lavorativo, delle cause bio-psico-sociali, dei possibili interventi psicoterapeutici. Viene affrontato anche l’aspetto legislativo e vengono fornite esperienze effettuate da enti pubblici.
Collocazione Biblioteca: 18157

Andrea Davolo, Tiziana Mancini, L’intervento psicologico con i migranti. Una prospettiva sistemico-dialogica, Bologna, Il Mulino, 2017, 210 p.
Oltre ad aspetti di natura politica, sociale e istituzionale, il fenomeno della migrazione presenta importanti dimensioni psicologiche. Non si tratta soltanto di gestire conseguenze psicologiche traumatiche derivanti dalle guerre da cui si fugge e dalle dolorose peripezie attraversate nel migrare. Molte difficoltà sono legate alle culture di provenienza e ai diversi modi di interpretare la realtà. Il testo, scritto da due psicoterapeuti, è un utile strumento operativo per affrontare, attraverso un approccio sistemico-dialogico, alcune delle sfide che l’intervento psicologico con i migranti pone ai nostri attuali sistemi di cura.
Collocazione Biblioteca: 17897

Anton van Wijk, Ilse van Leiden, Henk Ferwerda, Murder and the long-term impact on co-victims. A qualitative, longitudinal study, in International Review of Victimology, n. 2 (mag. 2017) – on line, pp. 145-157
L’articolo presenta i risultati di una ricerca longitudinale volta a indagare i problemi che i parenti delle vittime di uccisioni e omicidi devono affrontare. I superstiti, in conseguenza dell’assassinio dei loro cari, affrontano problemi pratici, emotivi, psicologici e legali. Un totale di 28 superstiti è stato monitorato per oltre cinque anni (in media 63 mesi). I risultati mostrano che in generale i problemi diminuiscono nel corso del tempo, ma quelli emotivi e psicologici possono peggiorare durante i procedimenti penali e al momento della sentenza. Gli autori ritengono che per queste persone siano necessarie cure e sostegno a lungo termine.

Willem de Lint … [et al.], Crime victims’ self-medication. Findings from a study in South Australia, in International Review of Victimology, n. 2 (mag. 2017) – on line, pp. 159-177
L’articolo esplora il ruolo dell’alcol e delle altre droghe (alcohol and other drugs = AOD) nelle esperienze delle vittime. In particolare indaga il consumo di AOD come automedicazione in relazione al tipo di vittimizzazione, al tipo di rete di supporto dei pari e al tipo di consumo, in un campione di 102 vittime. I risultati indicano che la vittimizzazione è associata positivamente a un aumento considerevole nel consumo di AOD. Gli autori dimostrano la necessità di un ulteriore lavoro empirico per approfondire la comprensione del consumo di AOD da parte delle vittime e accelerare lo sviluppo di politiche di sostegno basate su prove di efficacia.

Aida Hass, Christine Hannis, In their words: a qualitative analysis of the overlap in victimization and offending, in International Review of Victimology, n. 1 (gen. 2017) – on line, vol. 23, pp. 81–94
Nonostante si tenda a considerare separatamente i criminali e le loro vittime, la letteratura scientifica mostra come esista una sovrapposizione tra le due categorie: i criminali hanno maggiori probabilità di divenire vittime e le vittime hanno maggiori probabilità di essere a loro volta autori di reati. Questo studio analizza le esperienze personali di 34 detenute reclutate nel carcere di Greene County, Missouri, che si identificano anche come vittime del crimine. Emerge una sostanziale sovrapposizione di stile di vita e comportamento a rischio delle donne, che aumentano la probabilità di essere sia colpevoli sia vittime di reati. Gli autori ne discutono le implicazioni teoriche e politiche.

Gli autori di reato e la giustizia riparativa

prospettivesocialiCarmen Iadevaia, Riflessioni sull’ambiente in RSA: quando la relazione d’aiuto diventa violenta, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 50, n.1 (inverno 2020), pp. 13-17
L’articolo indaga i meccanismi che trasformano un operatore socio-sanitario in una persona capace di atti violenti nei confronti degli assistiti, riflettendo però anche sul fenomeno inverso: gli assistiti aggressivi e violenti verso gli operatori. Vengono inoltre esaminati alcuni fattori ambientali che nelle RSA possono essere fattori predisponenti alla violenza, quali il modello organizzativo, il contesto, la comunicazione efficace. Mentre l’organizzazione motivante che mette la persona al centro dell’intervento può essere efficace nel prevenire atti di violenza.

Milena Carla Maria Cassano, Per una diversa idea di giustizia. Lavoro sociale ed esecuzione delle misure e sanzioni di comunità: un bilancio fra luci e ombre, in Lavoro sociale, n. 4 (ago 2019), vol. 19, pp. 20-28
L’autrice, assistente sociale, si chiede cosa sia possibile fare per consolidare una cultura della pena orientata verso l’idea di giustizia riparativa. A quarant’anni dall’approvazione della legge 354/75, relativa alle “misure alternative o di comunità”, l’articolo fa il punto della situazione e sostiene la necessità di incrementare la ricerca e la valutazione in questo campo, in base anche a diverse raccomandazioni europee.

A cura di Patrizia Patrizi, La giustizia riparativa. Psicologia e diritto per il benessere di persone e comunità, Roma, Carocci, 2019, 219 p.
Il libro delinea le nuove frontiere della ‘restorative justice’ secondo le prospettive del più recente dibattito nazionale e internazionale. Si tratta di un quadro articolato, come evidenzia il crescente interesse che la giustizia riparativa occupa nella produzione scientifica, che raccoglie riflessioni, progettualità, obiettivi di lavoro verso nuove modalità partecipate di soluzione dei conflitti. La giustizia riparativa è un paradigma che include pratiche di accoglienza e cura delle persone, delle relazioni, delle comunità sociali: tutte in sofferenza a causa del crimine o di altri illeciti e con un bisogno di riparazione del danno, di ricostruzione del senso di fiducia, per risanare le ferite delle persone e le fratture del tessuto sociale. Il libro, caratterizzato da un approfondito dialogo interdisciplinare, evidenzia la varietà dei programmi che rientrano nel paradigma della restorativejustice, la fondamentale presenza della comunità, la trasversalità delle applicazioni della giustizia riparativa nei diversi contesti di vita, l’ottica orientata al benessere di persone e gruppi sociali.
Collocazione Biblioteca: 18619

devianzaecriminalitàFranco Prina, Devianza e criminalità. Concetti, metodi di ricerca, cause, politiche, Roma, Carocci, 2019, 274 p.
Il libro propone, a chi si accosta ai temi e ai problemi oggetto della sociologia della devianza e della criminalità, contenuti utili alla loro conoscenza e alla crescita di una sensibilità critica sui modi di leggerli e affrontarli. Il percorso si sviluppa in quattro tappe. In primo luogo sono introdotti i concetti essenziali della disciplina e le relative definizioni. Segue un’illustrazione di come si possono conoscere – nelle loro dimensioni quantitative e qualitative – i vari fenomeni, dalla costruzione e dal significato delle statistiche ufficiali ai differenti metodi di ricerca sociale. La terza tappa propone le principali spiegazioni e interpretazioni delle cause dei crimini e delle devianze succedutesi nel tempo e presenti nel dibattito odierno. Infine, sono oggetto di analisi le politiche di prevenzione, controllo, repressione e trattamento elaborate in periodi storici diversi, fino a quelle poste in essere nelle società contemporanee. L’autore è docente di Sociologia giuridica e della devianza all’Università di Torino e questo testo è frutto dell’esperienza dei suoi trent’anni di insegnamento.
Collocazione Biblioteca: 18343

Ignazio Grattagliano … [et al.], Preti cattolici abusanti: una revisione di letteratura, in Rassegna Italiana di Criminologia, a. 47, n. 4 (2018), pp. 275-288
Gli autori esaminano il fenomeno degli abusi sessuali sui minori, compiuti da religiosi appartenenti al clero cattolico. Dopo aver passato in rassegna la letteratura scientifica in tema e i dati disponibili sul fenomeno, gli autori soffermano la loro attenzione sulle dinamiche psicologiche e criminologiche dell’abuso, interrogandosi sulle motivazioni ad agire dei preti, sui meccanismi che contribuiscono a determinare le condizioni dell’atto, nonché sui percorsi di vittimizzazione. Conclude la rassegna una riflessione sulle vittime di abuso e sulle conseguenze psicologiche dell’esperienza sofferta

Brunella Lagrotteria … [et al.], Personality disorder treatment in a forensicsetting and itsapplication to the italianscenery, in Rassegna Italiana di Criminologia, a. 12, n. 3 (2018), pp. 215-224
Il lavoro è una revisione della letteratura scientifica attuale rispetto ai trattamenti psicoterapici efficaci per pazienti psichiatrici autori di reato. In particolare, dalla letteratura si rileva che risulta necessario differenziare il piano di trattamento (riabilitazione psichiatrica e penale) del paziente psichiatrico forense su almeno due macro livelli: uno rappresentato da interventi di tipo prettamente “istituzionale”, in pratica una “presa in carico” da parte dei servizi territoriali e psicosociali; e l’altro che riguarda prettamente il piano “clinico”, quindi gli interventi psicologici e psicosociali che coinvolgano il paziente e i familiari. Il lavoro presenterà in una prima parte i dati di letteratura sugli interventi disponibili di tipo comunitario; la seconda parte si focalizzerà sugli interventi psicoterapici efficaci attualmente disponibili con i pazienti autori di reato. Sul tema si veda anche, nel medesimo numero di rivista l’articolo di Francesco Spadaro,Forensicpsychotherapy: a new discipline in italianpsychotherapy and psychiatrictradition, (pp. 190-195)

David Hayes, Proximity, pain, and State punishment, in Punishment & Society, n. 2 (Apr. 2018)– on line, vol. 20, pp. 235-254
Questo articolo esamina la difficoltà nell’elaborare la gravità delle sentenze, quando si tengono in considerazione le differenze delle esperienze individuali dei soggetti penali. Ciò costituisce una sfida chiave alle giustificazioni della punizione basate sulla proporzionalità. L’articolo esplora gli argomenti base pro e contro il riconoscimento dell’esperienza soggettiva, prima di avanzare un modello di severità penale basato sulla vicinanza fra le sofferenze della punizione e le azioni penali dello Stato. Questo modello potrebbe parzialmente risolvere i problemi fondativi delle emissioni delle condanne penali.

medizionepenaleminorileGianluca Tramontano, Davide Barba, La mediazione penale minorile. Un percorso per la giustizia ripartiva, Roma, Carocci, 2017, 97 p.
Il libro presenta una riflessione sulle origini della giustizia riparativa, sulla sua diffusione e sui diversi modelli praticati, con particolare riferimento alla mediazione penale minorile in italia. Il modello riparativo rappresenta una rivoluzione in campo giuridico, sia per il diverso orientamento verso l’opzione penale sia per la posizione riconosciuta a vittima e autore di reato, tornati protagonisti del conflitto, anche se molto resta ancora da fare in termini di chiarificazione teorica e di regolamentazione delle pratiche. Gianluca Tramontano insegna Pedagogia sociale e Sociologia generale all’Università del Molise. Davide Barba è professore straordinario di Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale all’Università del Molise.
Collocazione Biblioteca:18091

A cura di Morris L. Ghezzi … [et al.], Processo penale, cultura giuridica e ricerca empirica, Santarcangelo di Romagna, Maggioli, 2017, 320 p.
Questo volume propone un ventaglio di saggi espressivo della riflessione e della ricerca della sociologia del diritto sul sistema penale oggi in Italia. Il testo delinea un quadro degli approcci attuali, accomunati dal riferimento alla dimensione processuale, utile ad evidenziarne la rilevanza rispetto al quadro internazionale della letteratura, a marcare la specificità disciplinare rispetto ad approcci affini e a indagare le rispettive capacità di interlocuzione e, infine, a esporre lo «stato dell’arte» della materia. Tra i temi trattati si segnalano: il processo penale; la recidiva; la schiavitù e la cultura giuridica; la colonia penale e il sistema penitenziario; i diritti umani e la criminologia critica; la giustizia riparativa e i reati sessuali.
Collocazione Biblioteca: 18344

minori e giovani adultiA cura di Alfredo De Risio … [et al.] ; prefazione di Luigi Cancrini, Minori e giovani adulti autori di reato. Il complicato intreccio tra salute mentale e contesto penale, Roma, Alpes, 2017, 298 p.
Il volume raccoglie contributi di affermati studiosi e professionisti che, a vario titolo, sono chiamati ad un’assunzione di responsabilità nella diversità dei saperi e dei campi di intervento, in risposta al complesso fenomeno della trasgressione e della devianza giovanile. Il libro, pertanto, è un incontro dialettico e operativo tra la società del diritto e le scienze dell’uomo, volto a offrire degli spunti riflessivi e propositivi dell’agire e dell’essere a quanti operano con gli adolescenti e i giovani adulti autori di reato.
Collocazione Biblioteca: 18153

Jane Bolitho, Inside the restorative justice black box: the role of memory reconsolidation in transforming the emotional impact of violent crime on victims, in International Review of Victimology, n. 3 (set. 2017) – on line, pp. 233-255
Scopo dello studio è fare luce sui modi in cui la giustizia riparativa lavora sulle vittime per alleviare gli effetti emotivi del crimine subito, che colpiscono la capacità delle vittime di godere delle attività quotidiane come prima. Dall’analisi di 20 casi di incontri di dialogo e mediazione tra vittima e colpevole, l’autrice mostra come le pratiche di giustizia riparativa permettano la ‘ricostruzione della memoria’, un meccanismo neurobiologico potente e adattivo che riscrive i ricordi emotivi, consentendo alle vittime di correggere radicalmente i ricordi che le danneggiano e ottenere un immediato sollievo emotivo. Secondo l’autrice, si dovrebbe porre maggiore attenzione a modelli di giustizia concentrati sulla vittima; oggi, all’interno dei sistemi occidentali di giustizia penale, tali modelli sono routine solo per la giustizia minorile.

A cura di Giacomo Balduzzi e Davide Servetti, Voglia di democrazia. Progetti di quartiere e deliberazione pubblica a Novara, Novara, Interlinea, 2017, 209 p.
Il tema della democrazia deliberativa viene affrontato sia nei suoi aspetti teorici, sia attraverso un’esperienza a Novara a livello cittadino e di quartiere in cui si sottolinea anche il concetto di giustizia riparativa. Nel progetto SpeDD qui presentato si osserva una maggiore partecipazione alla vita collettiva con un aumento delle iniziative progettuali ed una diminuzione dei sensi di frustrazione e insoddisfazione dei cittadini nei confronti della vita collettiva e delle istituzioni.
Collocazione Biblioteca: 17849