Vittime di reato

Aggiornata a Luglio 2017 a cura di  Elisabetta Bosio e Paola Moriondo

I materiali, elencati in ordine decrescente per anno di pubblicazione, sono disponibili presso la Biblioteca  del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento della Biblioteca. si consiglia di consultare anche le bibliografie specifice su violenza di genere, minoribullismo e mafie. L’elenco proposto non esaurisce quanto posseduto in biblioteca sul tema in oggetto. Ulteriori ricerche sono possibili sul nostro catalogo bibliografico.

I  percorsi tematici proposti sono i seguenti:

Studi e ricerche sulle vittime di reato

DS_384_L204Philippe Robert, Renée Zauberman, Fadoua Jouwahri , Un actor méconnu: la victime entre sa victimation et la police, in Déviance et Société, n. 3 (2016), pp 273-304
Il presente lavoro studia i fattori che spingono la vittima di un reato a denunciare l’incidente alla polizia. Generalmente la denuncia è un fatto molto raro. E’ comunque il modo più comune con il quale le istituzioni di controllo del crimine sono informate riguardo a reati come furti e aggressioni. Partendo dai dati di vittimizzazione raccolti nell’Ile de France, lo studio combina regressioni logistiche, percorsi e tipologie di analisi. Indaga la relazione tra la gravità del danno ricevuto e il ricorso alle forze dell’ordine. Inoltre, la gravità del danno, talvolta, dà spazio ad altre determinanti o nasconde altri meccanismi: esistono casi paradossali dove una maggiore gravità del danno porta ad un’assenza di denuncia. Infine, gli autori dimostrano che è il ricorso all’assicurazione che determina la regolarizzazione del contatto con la polizia in una formale denuncia.

Shelly Jackson, Thomas Hafemeister, Theory-based models enhancing the understanding of four types of elder mal treatment, in International Review of Victimology, n. 3 (set. 2016) – on line, vol. 22, pp. 289-320
L’articolo riguarda il tema del maltrattamento agli anziani e delle ragioni perchè esso sia un problema diffuso che la società non riesce ad affrontare adeguatamente. Secondo gli autori, poca attenzione è stata data alla strutturazione di un fondamento teorico per spiegare il verificarsi di tale fenomeno, che possa a sua volta spiegare perché gli sforzi della società abbiano avuto poco successo. Sono qui presentati quattro modelli distinti di maltrattamento agli anziani, che riflettono le diverse eziologie, i fattori di rischio, le dinamiche interpersonali, i correlati e le conseguenze, e che a loro volta necessitano di risposte sociali distinte. Benché l’applicazione di questi modelli non sia stata ancora testata empiricamente, secondo gli autori la loro articolazione dovrebbe migliorare la comprensione del maltrattamento agli anziani, promuovere nuove linee per la relativa ricerca come pure le risposte della società.

Matt Hopkins, Business, victimisation and victimology: Reflections on contemporary patterns of commercial victimisation and the concept of businesses as ‘ideal victims’, in International Review of Victimology, n. 2 (2016) – on line, vol. 22, pp. 161-178
La recente pubblicazione della prima English/Welsh Commercial Victimisation Survey (CVS) (Indagine sulla Vittimizzazione Commerciale Inglese, Irlandese) in più di 10 anni rappresenta un buon momento per considerare sia i ‘crimini contro le aziende’ che la posizione delle vittime commerciali all’interno della disciplina della vittimologia. Usando la nozione di Christie di vittima ideale come dispositivo euristico, si indaga se le attività commerciali possano mai essere viste come vittime ‘ideali’ e perché possa essere importante acquisire la condizione di vittima. Infine, vengono considerate alcune aree proficue per la futura ricerca.

John Van Kesteren, Assessing the risk and prevalence of hate crime victimization in Western Europe, in International Review of Victimology, n. 2 (mag. 2016) on line, vol. 22, pp. 139-160
Questo articolo presenta i risultati di analisi multivariate e multilivello di dati sulla vittimizzazione per crimini dettati dall’odio in 14 nazioni dell’Europa occidentale. Nonostante la composizione etnica delle comunità di immigrati mostri considerevoli variazioni, in tutte le nazioni gli immigrati sono esposti in modo sproporzionato a crimini dettati da odio. I maggiori fattori di rischio risultano essere la giovane età, la residenza in una grande città, un basso reddito e uno stile di vita fuori casa. Secondo l’autore, i risultati della ricerca suggeriscono che nell’Europa occidentale i crimini dettati dall’odio sono guidati da tensioni culturali fra abitanti tradizionali ed immigrati (ipotesi di difesa della comunità), piuttosto che dalla tensione vissuta dai responsabili dei reati (ipotesi della minaccia economica). Viene discussa l’inaspettata scoperta che i livelli di istruzione delle regioni europee sono associati a livelli superiori di vittimizzazione.

International_Review_of_Victimology_journal_front_cover_imageÅsa K Cater, Anna-Karin Andershed, Henrik Andershed, Victimized as a child or youth: To whom is victimization reported and from whom do victims receive professional support?, in International Review of Victimology, n. 2 (mag. 2016) – on line, vol. 22, pp. 179-194
Essere vittime nell’infanzia o in giovane età aumenta il rischio di problemi emotivi e comportamentali e può richiedere la denuncia ad autorità e un sostegno professionale. Questo studio indaga la frequenza con cui gli adulti, maschi e femmine in una popolazione generale scelta casualmente in Svezia hanno denunciato e a chi i diversi tipi di vittimizzazione subiti nell’infanzia o in giovane età. Inoltre la ricerca indaga da chi hanno ricevuto un sostegno professionale, se era più comune ricevere un sostegno professionale per coloro che erano stati vittime più volte di diversi tipi di crimine e se esisteva un collegamento fra denuncia e sostegno. Nell’articolo proposto vengono riportati e commentati i dati raccolti.

Iain R. Brennan, When is violence not a crime? Factors associated with victims’ labelling of violence as a crime, in International Review of Victimology, n. 1 (gen. 2016), pp. 3-23
Molte persone non considerano la violenza contro di loro come un reato, ma non si conoscono i fattori che influenzano questa risposta. Comprendere come viene interpretata la “valenza criminale” della violenza permette di comprendere il senso che le vittime danno alla loro esperienza, come le comunità influenzano gli atteggiamenti verso la vittimizzazione, e le denunce del crimine alla polizia. La ricerca qui descritta ha usato un campione trasversale aggregato di rispondenti alla Crime Survey for England and Wales (Indagine sui reati per l’Inghilterra e il Galles) per individuare i fattori associati alla decisione di etichettare o no un incidente violento come reato.

Kim Me Lens … [et al], Observers’ reactions to victim impact statements: a preliminary study into the affective and cognitive responses, in International Review of Victimology, n. 1 (gen. 2016), pp. 45-53
La recente ricerca nel campo della vittimologia sostiene che le percezioni e i giudizi delle persone riguardo alle vittime siano influenzati negativamente quando vengono deluse le loro aspettative rispetto al comportamento emotivo della vittima stessa. In altre parole, la delusione delle aspettative può portare a una vittimizzazione secondaria: le vittime possono essere giudicate meno credibili, soffrire di livelli più alti di svilimento e ricevere minore solidarietà come risultato della delusione delle aspettative. In questo studio sono state approfondite le conseguenze affettive ed esaminate le possibili conseguenze cognitive delle aspettative deluse attraverso il coinvolgimento di 64 studenti in qualità di osservatori.

9788854886780BCiro D’Auria, Quando la vittima è il criminale, Aracne, Roma, 2015, pp. 112
Il testo nasce da un’analisi attenta dei processi e delle dinamiche che riguardano la vittimologia e, riflettendo su quegli aspetti poco noti che possono giocare un ruolo attivo nelle “dinamiche criminose”, mette in discussione l’assioma che la vittima sia sempre innocente. L’autore, criminologo, mette in luce come la vittima stessa possa farsi artefice del reato provocando o istigando il reo. Il libro, che tratta anche di come supportare chi è allo stesso tempo vittima e reo, è dedicato a coloro che operano nel campo delle vittime e a chi vuole approfondire questo argomento. (Testo disponibile in pdf – la fotocopiatura non è consentita)

Gilda Scardaccione, Le vittime e la vittimologia. Teorie e applicazioni, Franco Angeli, Milano, 2015, pp. 231
La vittimologia, sin dalle sue origini, si è imposta come disciplina orientata alla rivoluzione delle vittime, sviluppandosi in diverse aree di interesse in una prospettiva interdisciplinare che coinvolge l’ambito penalistico, sociologico e psicologico. Il volume ripercorre questa evoluzione rilevando in modo particolare i fattori di vulnerabilità che facilitano i processi di vittimizzazione, con particolare riferimento alle vittime di età minore e alla violenza di genere, indicando anche le possibili cautele per evitare negli interventi giudiziari e istituzionali fenomeni di vittimizzazione secondaria.
Collocazione Biblioteca: 1744 

Cassandra Cross, No laughing matter: blaming the victim of online fraud, in International Review of Victimology, n. 2 (mag. 2015), pp. 188-204
Un forte senso di negatività è associato alla vittimizzazione per le frodi online. Nonostante una crescente consapevolezza, la comprensione della realtà delle esperienze di vittimizzazione non è evidente. Anzi, le vittime delle frodi online sono concepite come avide e credulone e c’è un senso schiacciante di biasimo e responsabilità rivolto verso di loro per le azioni che hanno condotto alle loro perdite. Sulla base di 85 interviste a persone anziane, destinatarie di email fraudolente nel Queensland, Australia, questo articolo mostra che il discorso del biasimo nei confronti delle vittime è straordinariamente potente. Identificare e sfidare di biasimo per le vittime, è un primo passo per facilitare la ripresa della vittima e il suo benessere futuro.

Roger Matthews, Female prostitution and victimization: a realist analysis, in International Review of Victimology, n. 1 (gen. 2015), vol. 21, pp. 85-100
Le donne coinvolte nella prostituzione sono fra i gruppi più vittimizzati della società. Tuttavia vi sono alcuni commentatori che presentano la prostituzione come un reato senza vittima. Benché soggette a molteplici forme di vittimizzazione, le prostitute sono spesso non considerate dalle autorità come “vere vittime”, persino chi è oggetto di tratta a fini sessuali. La questione della vittimizzazione solleva il problema della coercizione e della misura in cui le donne coinvolte nella prostituzione, si può dire, esprimano il loro pieno consenso quando forniscono servizi sessuali a pagamento.

Corinne Funnel, Racist hate crime and the mortified self: an ethnographic study of the impact of victimization, in International Review of Victimology, n. 1 (gen. 2015), vol. 21, pp. 71-83
Questo articolo fornisce un esame criminologico unico della situazione sociale delle vittime di reati dettati da odio razzista, concentrandosi specificatamente sulle conseguenze della vittimizzazione. Sulla base di dati osservativi e derivati da interviste, raccolti in due anni e mezzo, il progetto di ricerca ha indagato fra l’altro come le vittime e gli assistenti sociali hanno definito i reati e gli episodi dettati da odio razzista e quali significati hanno dato a quelle esperienze. La ricerca etnografica ha rivelato come erano percepite le relazioni strette nel generare un “rischio” per le vittime e come, in risposta, queste ultime sviluppavano una gamma di strategie di modificazione comportamentale.

Adie Nelson, Frederick J. Desroches, ‘Heroes’ and victims: Incarcerated bank robbers’ accounts of victims and victimization, in International Review of Victimology, n. 2 (2014), vol. 20, pp. 211-226
Questo articolo si basa su interviste condotte con 80 rapinatori di banca in carcere ed esamina i loro concetti di “vittime” e “vittimizzazione”. In particolare i loro racconti capovolgono le concezioni convenzionali su chi è il colpevole e chi è la vittima, considerando la rapina in banca come un reato non violento e senza vittime; rappresentando chi è vittimizzato dai loro reati come aspirante “eroe” sconsiderato e irresponsabile, e collocando se stessi in una posizione di persone oggetto, più che soggetto, di colpe. Tuttavia questi racconti possono indicare un comportamento riparatore per salvare la faccia e rappresentare un tentativo, da parte dei colpevoli, di delegittimare chi applica le regole e/o altri che pretenderebbero lo status di vittima come oppositori credibili.

downloadA cura di Anna Maria Casale, Paolo De Pasquali, Maria Sabina Lembo, Vittime di crimini violenti. Aspetti giuridici, psicologici, psichiatrici, medico-legali, sociologici e criminologici, Maggioli, Roma, 2014, pp. 377
L’ambito di indagine della presente opera riguarda la vittimologia criminale e, in particolare, le sole vittime di delitti “comuni” contro la persona, aventi natura dolosa ed intenzionale. L’analisi delle problematiche è condotta con modalità interdisciplinare, non solo sul piano giuridico (normativo e giurisprudenziale), ma anche da un punto di vista psichiatrico, psicologico, sociologico e vittimologico. Il testo si pone l’obiettivo di fornire anche preziosi spunti e direttrici per una possibile prevenzione e per una riduzione dei danni subiti dalle vittime di crimini violenti. Con il contributo di molte professionalità diverse vengono trattati argomenti quali: abuso sessuale intrafamiliare, violenza assistita, femminicidio, stalking, gaslithing, circonvenzione nelle sette, bullismo, criminal profiling e autopsia psicologica, persone scomparse.
Collocazione Biblioteca: 17275

Gianluca Amadori … [et al.], Con gli occhi dell’altro, del nemico, del diverso, in Ristretti orizzonti, a. 16, n. 2 (mar.-apr. 2014), pp. 2-48
Questo numero raccoglie i contenuti emersi nel corso del seminario di formazione per i giornalisti (professionisti, praticanti e pubblicisti) organizzato dalla Redazione di Ristretti Orizzonti e dall’Ordine dei giornalisti del Veneto allo scopo di rivendicare, per chi sta scontando una pena, il rifiuto di essere considerati “non persone”. Il numero è articolato in quattro capitoli: 1) Con gli occhi della paura; 2) Con gli occhi delle vittime; 3) Con gli occhi delle donne; 4) Con gli occhi della Costituzione. Ogni capitolo si apre con la testimonianza di alcune persone detenute, cui fanno seguito le relazioni dei “tecnici”.

Leslie Sebba, Tamar Berenblum, Victimology and the sociology of new disciplines: a research agenda, in International Review of Victimology, n. 1 (2014), vol. 20, pp. 7-30
Concentrandosi sulla letteratura riguardante la sociologia delle conoscenze scientifiche, l’articolo intende esplorare la misura in cui i suoi schemi concettuali si possono applicare al campo della vittimologia. Gli autori considerano lo sviluppo storico della vittimologia avvalendosi anche di dati riguardanti il trattamento dei temi della vittimologia negli articoli accademici dal 1960 al 2012. L’ articolo cerca di promuovere un programma di ricerca derivante dal collegamento del settore vittimologia con la sociologia delle conoscenze scientifiche, stimolando pertanto nuovi modi di critica di questo settore.

Matthew Hall, Environmental harm and environmental victims: scoping out a ‘green victimology’, in International Review of Victimology, n. 1 (2014), vol. 20, pp. 129-143
L’articolo esamina le possibilità che una ‘vittimologia verde’ completi il campo in via di sviluppo della ‘criminologia verde’, considerandone il contesto teorico, il probabile campo di applicazione e le questioni chiave. L’articolo offre un approccio critico e interdisciplinare al problema delle vittime ambientali che prende atto degli sviluppi nel campo dei diritti umani e ambientali. L’articolo esamina anche l’ambito dei ‘danni ambientali’ e la ‘vittimizzazione ambientale’, concludendo che, come altri gruppi di vittime, le vittime ambientali non sono omogenee, e richiama la necessità di accertare i punti di vista e le esigenze delle vittime ambientali stesse.

Daniela Savy, La vittima dei reati nell’Unione Europea. Le esigenze di tutela dei diritti fondamentali e la complementarietà della disciplina penale e civile, Giuffrè, Milano, 2013, pp. 171
Il volume ribadisce l’importanza della tutela della vittima nell’Unione europea; sottolinea quali sono i diritti delle vittime dei reati alla luce della Carta dei diritti fondamentali e del diritto derivato dell’Unione europea; evidenzia lo statuto della vittima e la necessaria complementarietà della cooperazione civile e penale nell’ordinamento europeo. Da segnalare in allegato gli Atti normativi, la Giurisprudenza e le Direttive del Parlamento europeo.
Collocazione Biblioteca: 16668

Vittime di tortura

Marialuisa Menegatto, Adriano Zamperini, Curare le vittime di tortura, in Psicologia contemporanea, n. 253 (gen.-feb. 2016), pp. 58-65
Il contributo intende approfondire il tema delle vittime di tortura da un punto di vista terapeutico. I primi programmi di riabilitazione si svilupparono in America Latina negli anni ’70 a seguito delle violenze perpetrate da varie dittature. Da allora il numero di centri specializzati è cresciuto in tutto il mondo, mettendo a punto diverse metodologie terapeutiche: la terapia della testimonianza, la Terapia cognitivo-comportamentale focalizzata sul trauma, la desensibilizzazione e rielaborazione attraverso movimenti oculari (EMDR), tutti metodi qui illustrati.

9788807173103_quarta Carlo Bonini, Il corpo del reato, Feltrinelli, Milano, 2016, pp. 318
Per un periodo durato sette anni, attraverso la lettura di decine di migliaia di pagine di atti giudiziari, con colloqui con i familiari, tramite lo studio di perizie medico legali, l’autore ha seguito la vicenda giudiziaria di Stefano Cucchi, che è stata anche molto seguita dai mass-media. La vicenda viene qui ricostruita con gli strumenti della narrazione più incalzante, mettendo al centro il testimone primo ed ultimo della verità su quanto accaduto: il corpo del reato, cioè il cadavere di Stefano. Carlo Bonini è inviato speciale del quotidiano La Repubblica.
Collocazione Biblioteca: 17759

 Massimo Montebove, I fatti di Genova. La preparazione delle Forze dell’Ordine, in Psicologia contemporanea, n. 251 (set.-ott. 2015), pp. 46-51
In seguito alla recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che ha condannato l’Italia per i reati di tortura consumatisi al G8 di Genova, l’autore riapre la discussione sulla preparazione delle Forze di Polizia e la necessità di avere donne e uomini in divisa “pronti” anche dal punto di vista psicologico. Massimo Montebove è giornalista, pubblicista, cultore di psicologia e dirigente del Sindacato autonomo di polizia.

Adriano Zamperini, La bestia dentro di noi. Smascherare l’aggressività, Il Mulino, Bologna, 2014, pp. 179
Torturare un prigioniero in guerra, incendiare automobili, rompere vetrine durante una manifestazione, sparare sui compagni di scuola sono eventi diversi accomunati dall’idea che dentro gli esseri umani vi sia una bestia sempre pronta a esplodere, l’aggressività. Secondo l’autore non è affidandosi a una concezione universale e pessimistica dell’aggressività, o all’idea di una separazione tra natura e cultura e tra individuo e società che si può comprendere la violenza e i conflitti umani, bensì cogliendo le ricchissime compenetrazioni che esistono tra organismo e ambiente. Adriano Zamperini è professore di Psicologia della violenza, di Psicologia del disagio sociale e di Relazioni interpersonali all’Università di Padova.
Collocazione Biblioteca: 17609

A cura di Massimiliano Aragona, Salvatore Geraci, Marco Mazzetti, Quando le ferite sono invisibili. Vittime di tortura e di violenza: strategie di cura, Pendrangon, Roma, 2014, pp. 139
Il testo presenta le difficili esperienze, i bisogni di salute, i fattori di resilienza e di vulnerabilità, e le possibilità di cura dei migranti vittime di violenze intenzionali. Molti di loro hanno sofferto violenze o torture, cui spesso si sono accompagnate esperienze traumatiche legate a difficili percorsi migratori. Nel libro sono descritti i principali problemi psichici che possono svilupparsi in questi contesti, basati su una revisione della letteratura scientifica, sull’esperienza clinica degli operatori del servizio “Ferite invisibili” della Caritas di Roma e sui risultati dell’attività di ricerca dello stesso gruppo. Sono in particolare analizzati e descritti i fattori in grado di svolgere un ruolo protettivo sulla salute psichica dei migranti forzati e quelli che invece possono avere una funzione aggravante.
Collocazione Biblioteca:17084

Aspetti psicologici e linee di intervento

8891613660Cristina Galavotti, Vittime fragili e servizio sociale. Teorie, percorsi e prassi operative per l’assistenza sociale, Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna (RN), 2016
L’assistente sociale dovrà confrontarsi sempre più con le vittime di violenza. Dopo un esame della legislazione internazionale ed italiana, l’autrice si concentra sulla necessità di acquisire specifiche capacità nel condurre i colloqui con le vittime a seconda della loro tipologia. Questa è varia: l’abuso sessuale sui minori, il bullismo, la violenza di genere, quella domestica, lo stalking, gli anziani e i malati psichiatrici come vittime di truffe. Cristina Galavotti è assistente sociale ed è docente presso l’Università di Pisa. Collocazione Biblioteca: 17842

Rob Mawby, Victim support in England and Wales: the end of an era?, In International Review of Victimology, n. 3 (2016) – on line, pp. 203–221
L’articolo riguarda l’organizzazione benefica inglese Victim Support che si occupa del sostegno alle vittime della criminalità e di avvenimenti traumatici. Nata negli anni 70, l’organizzazione si è affermata come servizio nazionale in questo campo, ottenendo finanziamenti pubblici. Tuttavia, dal 2011 il governo ha avviato una politica di maggiore concorrenza per i contributi governativi e di appalto dei servizi a livello locale, con significative implicazioni per il futuro di Victim Support. L’autore dell’articolo si interroga sulla possibilità che questo segni la fine di un’epoca per questa organizzazione, ne analizza lo sviluppo nel tempo, valutandone la struttura organizzativa, il contatto con le vittime, la popolazione a cui si rivolge e la natura dei servizi offerti. Questo caso inglese può fornire lezioni per il futuro di simili servizi sviluppatisi più tardi in altri paesi.

 Jo Bryce … [et al.], A qualitative examination of engagement with support services by victims of violent crime, in International Review of Victimology, n. 3 (2016) – on line, pp. 239-255
Precedenti ricerche suggeriscono che le vittime di reati violenti indirizzate ai servizi di sostegno hanno un livello generalmente basso di impegno con tali servizi, rischiando di sviluppare una sintomatologia da trauma ed effetti psicologici negativi associati. L’articolo presenta un lavoro di ricerca condotto attraverso 17 interviste semistrutturate a vittime di reati violenti, durante un periodo di sei mesi, in un corpo di polizia in Inghilterra e nel Galles. I partecipanti che si sono impegnati con i servizi di sostegno alle vittime hanno riferito di avere avuto significativi benefici, tuttavia il livello di impegno era generalmente basso. L’analisi ha identificato diversi fattori associati alla mancanza di impegno, coerenti con i risultati di ricerche precedenti. Gli autori discutono le implicazioni dello studio per lo sviluppo di strategie più efficaci ad aumentare l’impegno delle vittime, con modalità coerenti con le attuali politiche locali, nazionali ed europee.

Fare luce sulla violenza. Quando la mediazione non è possibile, in Lavoro sociale, n. 3 (giu. 2015), pp. 5-9
L’articolo delinea un quadro della violenza sulle donne e sulle strategie degli aggressori, definito grazie alla voce delle vittime e al lavoro degli operatori. Per contrastare il fenomeno e garantire protezione servono cultura e formazione. La mediazione tra un uomo violento e una donna vittima è molto difficile; secondo alcuni ricercatori addirittura contraria ai diritti umani delle donne.

Pietro Ciliberti … [et. al.] I mutamenti organizzativi dei dipartimenti di salute mentale per la presa in carico dei pazienti autori di reato, in Rassegna Italiana di Criminologia, n. 2 (2015), pp. 127-133
L’applicazione delle nuove norme in tema di trattamento dei pazienti autori di reato apre problemi e criticità nell’organizzazione dei DSM, soprattutto in alcune aree di intervento: costruzione di rapporti continuativi di supporto e collaborazione con la Magistratura; organizzazione del Dipartimento che consenta di avere un punto di riferimento stabile con compito di regia di tutti i percorsi di cura e di supporto agli operatori a vario titolo coinvolti; attivazione di programmi psicoeducazionali per i famigliari/vittime ed orientati ai processi di recovery e di inclusione sociale; processi formativi continuativi che mettano in relazione la dimensione clinica con quella giuridica; percorsi di cura ai vari livelli con sistemi di monitoraggio che prevedano anche il coinvolgimento di tutta l’èquipe; attivazione di sistemi di supervisione e audit clinico sui casi complessi.

imagesDina Guglielmi, Mobbing, Il Mulino, Bologna, 2015, pp. 135
L’autrice analizza il mobbing, un fenomeno considerato come una minaccia ai diritti civili e al buon funzionamento delle organizzazioni, che ha molte facce, nelle aule di tribunale, nei luoghi di lavoro e nella vita quotidiana. Il libro ci aiuta a identificarle e a comprenderle, evocando casi, storie vere e situazioni tratte da film. Dina Guglielmi insegna Psicologia del lavoro e Psicologia dell’Orientamento presso la Scuola di Psicologia e Scienze della Formazione dell’Università di Bologna.
Collocazione Biblioteca: 17344

A cura di Luca Luparia, Lo Statuto europeo delle vittime di reato, Modelli di tutela tra diritto dell’Unione e buone pratiche nazionali, Wolters Kluwer-Cedam, San Giuliano Milanese (MI), 2015, pp. 346
Il testo, frutto del progetto europeo “Good practices for protecting victims inside and outside the criminal process”, offre una serie di linee interpretative sulla figura della vittima del reato, alla luce delle esperienze interne (Francia, Italia e Spagna in particolare) e della Direttiva dell’Unione n. 29 del 2012. I contributi, a firma di professori e ricercatori europei, sono suddivisi nelle parti seguenti: Vittime di reato e giustizia penale: indicazioni sovranazionali e problemi di fondo; La posizione della vittima nei sistemi processuali europei; Le norme contenute nella direttiva 29/2012 e le risposte nazionali: un’analisi comparativa. La parte finale mira a declinare, sul piano delle risposte nazionali e del contesto riparativo, quattro specifici aspetti affrontati dalle fonti europee: la giustizia riparativa, la violenza di genere, le condizioni di vulnerabilità, il diritto all’indennizzo.
Collocazione Biblioteca: 17229

9788867601707_0_0_300_80Paolo De Pasquali, Rolando Paterniti, Stalking. Dall’analisi criminologica degli atti persecutori all’intervento psicologico su autore e vittima, Pensa Multimedia, Lecce, 2014, pp. 133
Gli autori definiscono il fenomeno dello stalking e lo quantificano; quindi individuano le tipiche modalità di comportamento persecutorio (incluso il cyberstalking), inquadrando le diverse tipologie di stalker e delle loro vittime all’interno di precise categorie psicocomportamentali, richiamandosi anche alla letteratura internazionale. Il volume descrive anche l’iter legislativo e giudiziario della nuova legge anti-stalking, con le recenti modifiche.
Collocazione Biblioteca: 16799

A cura di Luigi Colombo, Laura Emiletti, I’ll never leave you alone. Stalking, Maltreatment and Abuse: Strategies and Intervention Models, Franco Angeli, Milano, 2013, pp. 156
Il libro contiene gli atti del convegno organizzato dal CIPM (Centro Italiano per la Promozione della Mediazione) nel settembre 2011 a Milano, all’interno di un progetto sulla violenza da stalking finanziato dall’Unione Europea. I contributi provengono da criminologi, psicologi, avvocati, magistrati e vari esperti internazionali. Tra gli argomenti affrontati troviamo: il progetto di un centro anti-stalking, i conflitti e i reati intrafamiliari, il trattamento degli autori (i cosiddetti sex offenders) e delle vittime di reati sessuali e gli aspetti legali collegati, le donne autrici di omicidio del partner violento. In appendice, alcuni dati statistici riguardanti autori e vittime di reati sessuali, raccolti nelle carceri di Milano.
Collocazione Biblioteca: 16808

Cristina Galavotti, Chiara Nerelli, Quando gli anziani subiscono violenza, in La Rivista di Servizio Sociale, a. 53, n. 2/3 (ott. 2013), pp. 13-23
L’indebolimento fisico e mentale degli anziani rende più facile il compimento di reati nei loro confronti, con forti ripercussioni emotive, come sentimento di abbandono, di solitudine, di dipendenza dagli altri. Si tratta in particolare di abusi contro la persona (abusi fisici, trascuratezza, privazioni) e di reati a scopo patrimoniale (privazione di beni o istituzionalizzazione forzata). Gli autori analizzano le vulnerabilità dell’età senile e sottolineano il ruolo della società e dell’assistenza socio-sanitaria nell’individuare fattori di rischio e nell’indirizzare le politiche territoriali verso azioni (e non solo campagne informative) capaci di incidere negli ambiti della prevenzione, della cura e della riabilitazione.

9788865790632_0_0_751_80Vincenzo Tancredi, Io non abbocco. Storie di anziani e truffatori, Torino, Edizioni Gruppo Abele, 2013, pp. 124
Le truffe a danno delle persone anziane costituiscono un numero oscuro di proporzioni allarmanti: ridotto nelle statistiche, per la vergogna a denunciare che spesso caratterizza le vittime, il fenomeno appare nella sua effettiva grandezza se solo si sentono i racconti di amici e conoscenti. La risposta non può essere chiudersi in casa, accentuando così la sensazione di solitudine che spesso caratterizza la vita degli anziani. Iniziare a conoscere il fenomeno è un primo passo verso una soluzione diversa. L’autore è poliziotto, sovrintendente di polizia a Torino. La prefazione è di Marco Bertoluzzo.
Collocazione Biblioteca: 16461

Cinzia Mammoliti, I serial killer dell’anima. I manipolatori sono tra noi: come riconoscerli, come evitarli, come difenderci da loro, Sonda, Casale Monferrato (AL), 2013, pp. 149
Chi sono i serial killer dell’anima? Come agiscono? Perché certi uomini si presentano in un modo e poi si rivelano completamente diversi? Cosa induce molte donne a farsi maltrattare? Perché a fronte di molestie, umiliazioni e vessazioni costanti anziché fuggire rimangono accanto al loro persecutore? Spesso il crimine non viene neppure denunciato perché compiuto proprio dalle persone che più si amano, e che si sentono così autorizzate a continuare a delinquere nel silenzio di chi viene abusato. Il più delle volte infatti le vittime non prendono in considerazione le proprie esigenze e i propri diritti, ma consentono al manipolatore di molestarle, opprimerle, umiliarle. Paure e sensi di colpa inutili concorrono poi a peggiorare la situazione, e la vittima cade in relazioni dolorose e destabilizzanti dalle quali liberarsi rappresenta, a volte, un’impresa titanica.
Collocazione Biblioteca: 16371

Victim Support Europe, Manifesto 2014-2019. Towards a union of freedom, security and justice for victims of crime, VSE, 2013, pp. 15
La rete europea dei servizi per il sostegno alle vittime di reato presenta le sue dieci richieste di intervento al fine di realizzare gli standard richiesti dalla direttiva europea in merito.
Collocazione Biblioteca: H9010         

La giustizia riparativa

Patrizia Patrizi … [et al.], La giustizia che include. Un confronto transnazionale su giustizia e pratiche riparative, in Minorigiustizia, n. 1 (2016), pp. 7-192
Questo numero monografico della rivista raccoglie contributi nell’ambito delle pratiche riparative (restorative practices), un insieme di strategie di intervento delle scienze sociali ispirate al modello della giustizia riparativa, secondo cui la riparazione di un danno prodotto nei confronti di persone e relazioni è prioritario su qualsiasi altro intervento, ad esempio punitivo. Gli articoli raccolti, pubblicati in lingua originale con riassunto in inglese, riguardano diversi aspetti di questo tema, tra cui: esempi di applicazione della giustizia riparativa in Europa e in Messico, il sistema italiano, l’istituto della messa alla prova, l’ambito minorile. Le diverse esperienze e i diversi punti di vista presentati forniscono spunti di riflessione sugli strumenti della giustizia riparativa, sia nella forma della mediazione penale, sia negli sviluppi di pratiche riparative di comunità.

downloadFrancesco Ochetta, La giustizia capovolta. Storie di vittime e detenuti allo specchio della riparazione, Paoline, 2016, Milano, pp. 172§
Il volume è un saggio sul tema della giustizia riparativa, attenta cioè non solo a punire, ma anche a tutelare la dimensione umana. Occorre promuovere un’idea di giustizia riparativa che includa la riabilitazione della dignità della vittima, attraverso percorsi di riconciliazione; una giustizia dunque “capovolta” che contrappone alla visione retributiva quella riparativa. Il volume consta di due parti: la prima descrive la salute delle carceri, il fondamento giuridico e biblico della giustizia riparativa e include alcune storie di riconciliazione; la seconda riporta alcuni dialoghi dell’autore con F. Cananzi, appartenente al Consiglio Superiore della Magistratura; D. Marcone, vicepresidente di Libera; G. Chiaretti, presidente dell’associazione di volontariato carcerario Sesta Opera San Fedele; don V. Balducchi, ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane.
Collocazione Biblioteca: 17489

Jonathan Doak, Enriching trial justice for crime victims in common law systems. Lessons from transitional environments, in International Review of Victimology, n. 2 (mag. 2015), pp. 139-160
Il ruolo delle vittime nel processo penale è stato oggetto di considerevoli critiche in anni recenti. Questo articolo sostiene che la cultura e la politica che regolano il trattamento delle vittime e dei testimoni nei processi penali ‘ordinari’ all’interno di società ‘stabili’ possono essere sostanzialmente arricchite traendo insegnamento dai ruoli e dalle pratiche riguardanti le vittime nelle società che sono uscite da un conflitto. Questo articolo attinge tanto alla teoria che alla prassi in merito al ruolo delle vittime all’interno della giustizia di transizione, e asserisce che la giustizia del processo nei sistemi di “common law” può essere arricchita centrando i procedimenti su tre temi chiave comunemente messi in evidenza nei contesti della giustizia di transizione, che sono: 1) il ripristino della verità; 2) la partecipazione della vittima; e 3) la riparazione.

Joanna Shapland, Implications of growth: challenges for restorative justice in International Review of Victimology, n. 1 (2014), pp. 111-127
L’articolo affronta il tema dello sviluppo della giustizia riparativa nel mondo, dei suoi fondamenti teorici e segnala il crescente interesse e bisogno di giustizia riparativa parallelamente alla giustizia criminale.

John R. Blad , David J. Cornwell , Martin Wright, “Civilizzare” la giustizia penale. Principi, filosofia e prassi della Restorative Justice secondo una prospettiva internazionale e interdisciplinare in Mediares, n. 20 (gen.-giu. 2013), pp. 141-165
Questo articolo presenta un volume “Civilizing Criminal Justice”, volutamente costruito intorno alla possibilità di una duplice interpretazione: da un lato l’allusione all’avvicinamento del diritto penale al diritto civile, già altre volte individuato come una delle possibili istanze della “restorative justice”, e dall’altro lato una “sfida di civiltà” di ben ampio respiro, ovvero l’urgenza di una globale riforma dei sistemi penali vigenti in molti stati democratici.

Maria Pia Giuffrida, Giustizia riparativa e mediazione penale. Un percorso sperimentale fra trattamento e responsabilizzazione del condannato, in Autonomie locali e servizi sociali, n. 3 (dic. 2013), pp. 491-507
L’articolo presenta una breve ricognizione delle iniziative di giustizia riparativa sviluppatesi in Italia nel settore penale per cercare di individuare in maniera chiara modelli teorici di riferimento, di valenza scientificamente fondata, modelli formativi e operativi congrui e soprattutto interventi normativi e regolamentari che disciplinino in maniera organica la giustizia riparativa e la tutela della vittima. Nel 2009 è stato istituito, presso il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, l’Osservatorio permanente sulla giustizia riparativa e la mediazione penale, la cui attività si è caratterizzata non solo per la sperimentazione di programmi di mediazione penale, ma piuttosto per un ricorso ad altri programmi di giustizia riparativa, allargando l’attenzione dal binomio reo-vittima anche ad altri soggetti lesi dal reato, come la comunità, e ad altre esigenze cui riparare fuori dal concetto penalistico di persona offesa.

Mario Abrate, Quale giustizia minorile continuare a costruire? Ragazzi che commettono reati, in Animazione Sociale, a. 43, n. 277 (nov. 2013), pp. 102-105
L’articolo prosegue la riflessione sulle nuove frontiere della giustizia minorile in Italia, soffermando l’attenzione sulla giustizia riparativa che, favorendo un processo di mediazione tra autore e vittima di reato, aiuta l’imputato a sentire la responsabilità delle proprie azioni e restituisce dignità alla sofferenza della persona offesa.

9788861534025_0_0_2114_80John R. Blad , David J. Cornwell , Martin Wright, “Civilizzare” la giustizia penale. Principi, filosofia e prassi della Restorative Justice secondo una prospettiva internazionale e interdisciplinare in Mediares, n. 20 (gen.-giu. 2013), pp. 141-165
Questo articolo presenta un volume “Civilizing Criminal Justice”, volutamente costruito intorno alla possibilità di una duplice interpretazione: da un lato l’allusione all’avvicinamento del diritto penale al diritto civile, già altre volte individuato come una delle possibili istanze della “restorative justice”, e dall’altro lato una “sfida di civiltà” di ben ampio respiro, ovvero l’urgenza di una globale riforma dei sistemi penali vigenti in molti stati democratici.

Virginia Martelli, Un esperimento di giustizia riparativa in Italia, in Mediares, n. 20 (gen.-giu. 2013), pp. 225-231
L’articolo presenta un esperimento di giustizia riparativa in Italia, attraverso la presentazione della Cooperativa di Solidarietà sociale L’Ovile, che nasce nel 1993 a Reggio Emilia, con l’obiettivo di costruire percorsi di riabilitazione e di promozione per persone in stato di bisogno o disagio. L’ultimo progetto che la cooperativa ha avviato nel 2012 è quello di un Centro per la giustizia riparativa a servizio del territorio della Provincia di Reggio Emilia

Piercarlo Pazé … [et al.], Ripensare le misure penali come aiuto a percorsi di cambiamento , in Minorigiustizia, n. 1 (2013), pp. 7-248
La monografia di questo numero intende esaminare quanto è stato acquisito e quanto è rimasto incompiuto nel nuovo processo penale minorile, a venticinque anni dall’emanazione delle nuove disposizioni del 1988, che ponevano al centro i bisogni educativi e di crescita dei ragazzi autori di reato. I diversi contributi sono articolati nelle sezioni seguenti: 1. Per una attribuzione di senso alle misure; 2. Significati, forme e contenuti delle misure penali; 3. L’accompagnamento dei minori in misura penale. 4. L’attenzione per la vittima. 5. L’accompagnamento nel carcere minorile; 6. Percorsi educativi nel carcere minorile; 7. Soggetti deboli, inadempimenti e danni.

Gherardo Colombo, Il perdono responsabile. Perché il carcere non serve a nulla, Ponte alle Grazie, Milano, 2013, pp. 130
L’autore, per molti anni pubblico ministero e poi giudice di Cassazione, indaga le basi di un nuovo concetto e di nuove pratiche di giustizia, la cosiddetta giustizia riparativa, che lentamente emergono negli ordinamenti internazionali e nel nostro. Pratiche che non riguardano solamente i tribunali e le carceri, ma incoraggiano un sostanziale rinnovamento nel tessuto profondo della nostra società: riguardano l’essenza stessa della convivenza civile.
Collocazione Biblioteca: 16356

000503350Daniela Savy, La vittima dei reati nell’Unione Europea. Esigenze di tutela dei diritti fondamentali e la complementarietà della disciplina penale e civile, Giuffrè, Milano, 2013, pp. 171
Il volume ribadisce l’importanza della tutela della vittima nell’Unione europea; sottolinea quali sono i diritti delle vittime dei reati alla luce della Carta dei diritti fondamentali e del diritto derivato dell’Unione europea; evidenzia lo statuto della vittima e la necessaria complementarietà della cooperazione civile e penale nell’ordinamento europeo. Da segnalare in allegato gli Atti normativi, la Giurisprudenza e le Direttive del Parlamento europeo.
Collocazione Biblioteca: 16668