Aggiornata a marzo 2018 – a cura di Marina Villone

I materiali, elencati in ordine decrescente per anno di pubblicazione, sono disponibili presso la Biblioteca del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento della Biblioteca. L’elenco proposto, aggiornato a marzo 2018, non esaurisce quanto posseduto in biblioteca sul tema in oggetto. Ulteriori ricerche sono possibili sul nostro catalogo bibliografico.

Vengono proposti i seguenti percorsi:

La condizione dei minori in Italia e nel mondo: dati e rapporti

1063344-NORDIC 28 LOWRESKevin Byrne and Claus Bech Hansen, Protected on Paper? An analysis of Nordic country responses to asylum-seeking children, UNICEF, Firenze, 2018, pp.108
Nonostante detengano il record mondiale di impegno nei confronti dei diritti dell’infanzia, i paesi nordici non riescono a fornire l’intera gamma di protezione e servizi richiesti ai bambini richiedenti asilo. Questo rapporto rileva che, nonostante siano ampiamente in vigore misure legali e procedurali, i fallimenti nella loro attuazione, nonché le lacune nei servizi di protezione, assistenza sanitaria e istruzione, espongono a rischi significativi molti bambini richiedenti asilo in Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia.

Elena Camilletti, Realizing an Enabling Environment for Adolescent Well-being: An inventory of laws and policies for adolescents in South Asia. Miscellanea, UNICEF, Firenze, 2018, pp. 6
Questo documento fa il punto sulle leggi e le politiche per gli adolescenti negli otto paesi dell’Asia meridionale: Afghanistan, Bangladesh, Bhutan, India, Maldive, Nepal, Pakistan e Sri Lanka. Questi paesi presentano una ricca diversità di istituzioni culturali, storiche, politiche, sociali ed economiche, che si riflettono nei loro quadri giuridici e sulle politiche nazionali per gli adolescenti. Vengono messe in luce le somiglianze e le differenze tra i paesi dell’Asia meridionale per quanto riguarda l’applicazione del diritto internazionale dei diritti umani nei loro quadri normativi nazionali.

Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. 3° Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, anno 2016-2017, Save the Children, 2016, Roma, pp. 210
In occasione dell’esame dell’Italia del prossimo anno presso il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza le 96 associazioni del Gruppo CRC pubblicano il 3° Rapporto Supplementare di monitoraggio dell’attuazione della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC) in Italia e dei suoi Protocolli Opzionali. Il rapporto con 157 raccomandazioni si rivolge a rappresentanti del Governo, agli Enti Locali, nonché ai parlamentari auspicando che ogni istituzione possa, nel proprio ambito di intervento, adoperarsi al fine di risolverle e di migliorare le politiche per l’infanzia e l’adolescenza in Italia

ix_rapporto_crc-_i_diritti_dellinfanzia_e_delladolescenza_in_italiaGruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. 9° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia 2014-2015. Save the Children, 2016, Roma, pp. 204
Il 9° Rapporto di aggiornamento il Gruppo CRC mette in evidenza come, a 25 anni dalla ratifica della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, tanti principi da questa enunciati non abbiano ancora trovato piena applicazione nel nostro Paese. Le 143 raccomandazioni inserite alla fine di ogni capitolo del rapporto riguardano i seguenti temi: diritti civili e libertà; ambiente familiare e misure alternative; salute e assistenza; educazione, gioco e attività culturali; misure speciali per la tutela dei minori.

A cura di Christian Morabito … [et al.] Liberare i bambini dalla povertà educativa: a che punto siamo? Un’analisi regionale, Save the Children Italia, Roma, 2016, pp. 31
In Italia più di un milione di minori vive in condizioni di povertà assoluta. Sono bambine e bambini, ragazzi e ragazze, nati e cresciuti in contesti di privazione economica e materiale, sui quali spesso grava una “mancanza” più difficile da catturare e in larga misura sottovalutata: la povertà “educativa”. La definizione di povertà educativa, (affrontata da Save the Children, in occasione della Campagna “Illuminiamo il Futuro” lanciata nel maggio 2014) indica l’impossibilità per i minori di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni. La povertà educativa ha carattere “multi-dimensionale”: si manifesta in un non adeguato sviluppo delle competenze cognitive, fondamentali per crescere e vivere nella società contemporanea dell’innovazione e della conoscenza, con un impatto sullo sviluppo delle competenze cosiddette “non-cognitive”, quali le capacità emotive, di relazione con gli altri, di scoperta di se stessi e del mondo. Il rapporto analizza l’Indice di Povertà educativa 2016 in Italia per regione; riferisce inoltre dell’esperienza portata avanti da Save the Children con i Punti Luce.

Save the Children, Atlante dell’infanzia a rischio. Lettera alla scuola, Save the Children, Roma, 2017, pp. 20
A cinquanta anni dalla scomparsa di Don Lorenzo Milani, che ha lottato perché i suoi studenti non fossero svantaggiati per la loro condizione economica, le diseguaglianze sociali continuano a riflettersi sul rendimento scolastico degli alunni.
In un’Italia in cui le famiglie con minori in povertà assoluta in dieci anni sono quintuplicate, che si trova a fare i conti con gli effetti della recessione sulla motivazione dei giovanissimi e che è sempre più vecchia, con oltre 165 anziani ogni 100 bambini, alunni e studenti spesso non trovano nella scuola risposte efficaci alle sfide di oggi. A cinquanta anni dalla scomparsa di Don Lorenzo Milani, che ha lottato affinché la scuola offrisse pari opportunità ai suoi studenti indipendentemente dalla loro condizione economica, nel sistema scolastico nazionale le diseguaglianze sociali continuano a riflettersi sul rendimento degli alunni. È da qui, dalla scuola, luogo dell’infanzia che dovrebbe superare le diseguaglianze, offrendo pari opportunità, coltivando l’istruzione, l’educazione all’affettività e alla socialità dei bambini per allontanarli dai fattori di rischio, che si snoda il viaggio di questo rapporto.

page_1Chiara Saturnino … [et al.], Fino all’ultimo bambino. Milioni di bambini senza un domani in Italia e nel mondo: la sfida di Save the Children, Save the Children Italia Onlus, Roma, 2016, pp. 72
Si tratta del rapporto di Save the Children riguardo alla campagna “Fino all’ultimo bambino”, che estende i progetti già in corso di contrasto alla povertà e di sicurezza alimentare. Il primo capitolo si apre con la definizione di povertà e con una riflessione sulle sfide che comporta per la popolazione infantile; si fa riferimento al carattere multidimensionale e intergenerazionale della povertà e ai meccanismi che la alimentano. La seconda parte si incentra sulle conseguenze della grave deprivazione nei Paesi a basso reddito e sulle cause che fanno sì che parte della popolazione non venga raggiunta dai processi di sviluppo. L’ultimo capitolo apre una finestra sulla povertà in Italia, proponendo, attraverso l’analisi dei dati più recenti, una lettura su cosa significa per madri e bambini essere vittima di deprivazione e di esclusione sociale nel nostro Paese. Un breve paragrafo è infine dedicato alle recenti emergenze e crisi umanitarie, dal conflitto in Siria al terremoto del Centro Italia. Il rapporto si chiude con un messaggio positivo degli autori: gli antidoti alla povertà infantile esistono e si tratta di interventi adottati sia a livello internazionale che nei programmi avviati nel nostro Paese, rivelatisi efficaci.

A cura di Giulio Cederna. Atlante dell’infanzia (a rischio). Bambini senza. Origine e coordinate delle povertà minorili. Save the Children, 2015, Roma, pp. 102
Il “senza” del titolo rimanda a una condizione di privazione ed esclusione che tanti, troppi bambini sperimentano ancora oggi nel nostro paese e che viene esplorata in questo nuovo Atlante, attraverso mappe e grafici. L’inserimento dei dati in un sistema informatico facilmente aggiornabile e flessibile e la loro rappresentazione in forma di mappe e cartogrammi tramite il sistema GIS, consentono una visione simultanea, riassuntiva e comparativa dei fenomeni che aiuta a leggere i bisogni dei territori, a orientare le scelte e i programmi di intervento. Per arricchire il quadro informativo si è scelto di integrare la ricerca con un reportage realizzato dal fotografo Riccardo Venturi che, come l’anno scorso, ha accompagnato Save the Children lungo le strade, i quartieri, i luoghi educativi e di relazione, battuti dall’Atlante. Questi i titoli dei capitoli: La mafia uccide anche i bambini; Corruzione dei minori; Bambini senza stato; La crisi del capitale; Altri senza nell’età dell’innocenza.

A cura di Susanna Marietti, Ragazzi fuori. Terzo Rapporto di Antigone sugli Istituti Penali per Minori, Antigone, 2015, pp. 211
Il Rapporto 2015 sulla situazione delle carceri minorili italiane è un primo risultato della recente collaborazione avviata tra ISFOL e Associazione Antigone che prevede lo sviluppo di comuni indagini nel settore. In questo lavoro, l’ISFOL presenta un approfondimento sugli aspetti della formazione professionale e dell’inserimento lavorativo del target di riferimento ed individua alcune linee di indirizzo strategico per l’implementazione e la messa a sistema degli interventi a favore dei giovani detenuti. Il Rapporto è articolato nei quattro capitoli seguenti: 1) I numeri della detenzione minorile; 2) Minori: una giustizia da promuovere; 3) I percorsi di istruzione; 4) I percorsi di formazione professionale e di inserimento lavorativo. In Appendice: viaggio nei 16 II.PP.MM. d’Italia. È inoltre disponibile on-line l’aggiornamento: Guardiamo Oltre. Quarto Rapporto di Antigone sugli Istituti Penali per MinoriAntigone, 2017.

Abuso sessuale, pedofilia e maltrattamento

E-book FrancoAngeliSerena Grumi, Eleonora Mascheroni, Padri maltrattanti coinvolti nella Tutela Minorile: un focus sui fattori di rischio e di protezione, in Maltrattamento e abuso all’infanzia, n. 3 (nov. 2017), pp. 11-123
Obiettivo dello studio è l’esplorazione dei possibili fattori discriminativi delle figure paterne maltrattanti, valutate come pregiudizievoli per la sicurezza del minore. In particolare, sono stati indagati 34 fattori di rischio o di protezione, consultate 247 cartelle psicosociali relative a nuclei familiari segnalati ai servizi sociali e individuati retrospettivamente i dati di 163 padri. Le autrici discutono i risultati emersi.

Paola Miano, Federica Astorino, La strutturazione del legame di attaccamento in minori sottoposti a violenza domestica, in Maltrattamento e abuso all’infanzia, n. 2 (giu. 2017), pp. 81-99
Viene riferita una ricerca sull’attaccamento in una famiglia in cui i figli erano testimoni di violenza domestica del padre nei confronti della moglie. Alla madre è stato somministrato L’Adult Attachment Interview e ai figli il Separation Anxiety Test. I risultati hanno evidenziato un attaccamento insicuro nella madre e nella figlia più piccola e un attaccamento sicuro nei tre figli maschi. Paola Miano è professore associato di Psicologia dinamica all’Università di Palermo. Federica Astorino è psicologa.

A cura di Vittorio Ardino e Rosalba Rombaldoni, Adverse childhood experiences: Healthcare policy and economics implications, in Maltrattamento e abuso all’infanzia, n. 2 (giu. 2017), pp. 7-79
Questa monografia comprende quattro articoli che affrontano il problema del maltrattamento infantile da un punto di vista economico e sociale per quanto riguarda il sistema assistenziale. Si considerano i problemi relativi alla definizione e quantificazione di tale fenomeno comparando studi internazionali, l’uso dei sistemi di cura da parte dei minori abusati, la violenza domestica, la formazione degli operatori, il ruolo della scuola e degli insegnanti, l’immagine sociale e la carcerazione dei colpevoli soprattutto se genitori. Vengono forniti numerosi dati statistici per quanto riguarda l’impatto socio-economico di tale fenomeno.

lavoro socialeSilvia Belotti, Vittime di pedofilia. L’esperienza di un gruppo di auto/mutuo aiuto, in Lavoro sociale, n. 3 (giu. 2017), pp. 32-41
Nell’articolo vengono descritte le dinamiche di un gruppo di auto/mutuo aiuto rivolto a vittime di pedofilia e genitori con figli che si sono trovati in tale situazione. Nel gruppo la condivisione delle esperienze permette il superamento dei sensi di colpa e di trovare comprensione e sostegno.

Carolina Villacampa, Jesus Gomez, Online child sexual grooming: empirical findings on victimisation and perspectives on legal requirements, in International Review of Victimology, n. 2 (mag. 2017) – on line
L’articolo presenta i risultati di una ricerca quantitativa sull’adescamento online di adolescenti effettuata su un campione di 489 studenti tra i 14 e i 18 anni delle scuole secondarie della Catalogna (Spagna). Oltre a stabilire il tasso di vittimizzazione dei ragazzi per mezzo di questo comportamento, la ricerca identifica il profilo delle vittime e dei colpevoli; inoltre, analizza la dinamica di questi processi, l’interazione vittima-colpevole, il livello di effetto che questo comportamento ha sulle vittime e il modo in cui si è posto fine alla situazione. I risultati non confermano lo stereotipo comune dell’adescamento online di minori da parte di adulti sconosciuti

Luigi Cancrini, Ascoltare i bambini. Psicoterapia delle infanzie negate, Raffaello Cortina, Milano, 2017, pp. 310
In questo libro l’autore propone cinque storie cliniche presentate in prima persona e nel modo in cui sono emerse, all’interno di una situazione terapeutica. Sono storie di bambini maltrattati o infelici a cui l’autore riesce a dare voce, mettendo in risalto la complessità dolorosa delle situazioni in cui sono costretti a crescere. Il testo, che è il seguito naturale del precedente lavoro di Cancrini, “La cura delle infanzie infelici” (coll. 16252) integra le esperienze elaborate dagli psicoanalisti dell’infanzia, da Klein a Winnicott fino a Bowlby, con quelle dei terapeuti sistemici della famiglia. L’autore è uno psichiatra e psicoterapeuta di formazione psicoanalitica e sistemica, direttore di una scuola di Psicoterapia e del Centro di Aiuto al Bambino Maltrattato e alla Famiglia e sostiene in questo libro la necessità di riconoscere il diritto alla psicoterapia per tutti i bambini che soffrono troppo, evitando lo sviluppo di quelli che sarebbero, in mancanza di questo intervento, i gravi disturbi di personalità dell’adulto.
Collocazione Biblioteca: 17795

X6253BAntonella Lia, Figli maltrattati, in Psicologia contemporanea, n. 253 (2016), pp. 20-29
Nel presente contributo viene fatta una riflessione sugli abusi di cui possono essere vittime i minori all’interno delle famiglie. Sono abusi, oltre all’illecito sessuale, anche i maltrattamenti, l’incuria e la violenza psicologica, che altro non è che un abuso emotivo, una forma di sopraffazione, una mancanza di rispetto della persona, a volte un vero e proprio ricatto affettivo. Dopo un confronto sulle normative presenti in Italia e negli altri Paesi d’Europa, l’autrice presenta degli studi sulle conseguenze del maltrattamento e degli abusi sui minori, che saranno i genitori del domani.

Francesco Vitrano … [et al.], I sistemi di cura nell’abuso all’infanzia, in Minorigiustizia, n. 2 (2016), pp.7-144;174-179
Dopo l’editoriale di F. Vitrano “Serve ancora parlare dei sistemi di cura per i minori che hanno vissuto esperienze sfavorevoli infantili?”, la monografia si articola in quattro capitoli: 1) I sistemi di cura per le persone di età minore; 2) I sistemi di cura per le famiglie maltrattanti; 3) I sistemi di cura per gli aggressori; 4) La vittima nel procedimento giudiziario. Nella rivista si trova anche la “Dichiarazione di consenso in tema di abuso sessuale”, un documento a cura del coordinamento Italiano Servizi contro il Maltrattamento e l’abuso dell’Infanzia (Cismai).

Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Indagine nazionale sul maltrattamento dei bambini e degli adolescenti in Italia. Risultati e Prospettive, Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza – CISMAI – Fondazione Terre des Hommes Italia, Roma, 2015, pp. 49
Questo lavoro di ricerca svolto dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, con la collaborazione di CISMAI e Fondazione Terre des Hommes, è utile per misurare e analizzare, fino in fondo, la portata del maltrattamento e della violenza su bambini e adolescenti. La conoscenza del fenomeno e il monitoraggio del maltrattamento minorile si è rivelato di particolare importanza e costituisce una prima tappa significativa nel tentativo di riempire un vuoto informativo. La raccolta dei dati e il monitoraggio sul fenomeno del maltrattamento all’infanzia costituiscono uno strumento indispensabile per la conoscenza del fenomeno, l’adozione di efficaci politiche di contrasto e prevenzione, la misurazione dei risultati di queste politiche.

page_1Ignazio Grattagliano … [et al.], Lo scandalo del doppio abuso, in Rassegna Italiana di Criminologia, n. 4 (2015), pp. 269-275
Attraverso un approccio multilivellare, il testo descrive e analizza un caso di abuso sessuale continuato e perpetrato in danno di cinque minori, giunto alla osservazione degli autori in ambito peritale, commesso da un soggetto che “si spacciava” per sacerdote cattolico. I vari aspetti considerati (psichiatrico, psicologico, forense, etno-antropologico e comunicativo) lasciano trasparire dinamiche, situazioni e significati peculiari, cosicché solo l’interazione tra punti di vista diversi ma complementari può portare ad una profonda comprensione della singolarità del caso esaminato, che illustra in modo esemplare la fitta trama di turbamenti provocati da una duplice irrisione della fiducia quale relazione primaria della socialità umana

Giulia Savarese, Luna Campinelli, Educazione sessuale e prevenzione degli abusi sessuali sui minori: esiti ed intervento di una ricerca-azione, in Maltrattamento e abuso all’infanzia, n. 2 (2015), pp. 117-128
Nella prospettiva di prevenzione del rischio psico-sociale, è stato effettuato un progetto sull’educazione sessuale e gli abusi sessuali sui minori. Con metodologie diverse, si sono condotti incontri di formazione in alcune classi scolastiche di Istituti secondari superiori della Campania e si è attivato uno sportello di counseling psicologico. In seguito alla rilevazione e alla presa in carico di tre casi di violenza, è stato fondamentale elaborare strategie di intervento sia con la famiglia, sia con la scuola, per far emergere la violenza taciuta. Il contesto scolastico è stato importante per il perseguimento di interventi volti al rilevamento precoce della violenza e alla decodifica delle richieste di aiuto delle vittime.

Benedetta Verrini, Diagnosi precoce di maltrattamenti e abusi sui più piccoli, in Famiglia Oggi, n. 3 (2015), pp. 81-83
La Fondazione Terre des Hommes ha promosso un progetto per affrontare con concretezza il problema del maltrattamento dei bambini: nasce così a Milano, presso l’Università Statale, il primo corso di perfezionamento universitario riservato ai laureati in Medicina e chirurgia. Un corso per offrire a medici e pediatri di famiglia e di pronto soccorso l’insieme di competenza medico-legali e giuridiche per riconoscere e diagnosticare precocemente maltrattamenti e abusi sui minori.

270774A cura di Anna Maria Casale … [et al.], Vittime di crimini violenti. Aspetti giuridici, psicologici, psichiatrici, medico-legali, sociologici e criminologici, Maggioli, Roma, 2014, pp. 377
L’ambito di indagine della presente opera riguarda la vittimologia criminale e, in particolare, le sole vittime di delitti “comuni” contro la persona, aventi natura dolosa ed intenzionale. L’analisi delle problematiche è condotta con modalità interdisciplinare, non solo sul piano giuridico (normativo e giurisprudenziale), ma anche da un punto di vista psichiatrico, psicologico, sociologico e vittimologico. Il testo si pone l’obiettivo di fornire anche preziosi spunti e direttrici per una possibile prevenzione e per una riduzione dei danni subiti dalle vittime di crimini violenti. Con il contributo di molte professionalità diverse vengono trattati argomenti quali: abuso sessuale intrafamiliare, violenza assistita, femminicidio, stalking, gaslithing, circonvenzione nelle sette, bullismo, criminal profiling e autopsia psicologica, persone scomparse. Collocazione Biblioteca: 17275

Annalisa Vicari e Lucia Monicchi, Tutelandia. Schede e percorsi per l’intervento psicologico con minori vittime di abuso e di maltrattamento, Erickson, Trento, 2015, pp. 218
Tutelandia si propone di essere uno strumento utile di uso quotidiano, a tutela dell’efficacia professionale degli operatori e di tutti gli adulti (anche genitori adottivi o affidatari) che cercano di comprendere, proteggere e curare bambine e bambini vittime di maltrattamento o abuso. Questo libro consente di accompagnare il bambino nella comprensione di ciò che ha vissuto e sta vivendo, con l’obiettivo di aiutarlo a trovare il modo migliore per superare il trauma. Il volume è composto da una breve introduzione teorica e da numerose schede operative, organizzate in percorsi tematici corrispondenti alle diverse fasi della tutela minorile (rilevazione, valutazione, progettazione, terapia). Ogni scheda richiede la partecipazione attiva del bambino, a cui viene richiesto di disegnare, raccontare una storia, rispondere a domande importanti, e permette di costruire un «diario di bordo» personalizzato. Si può proporre tutto il percorso dall’inizio alla fine o attingere alle schede a seconda del proprio ruolo professionale, della fase d’intervento, del proprio modello operativo di riferimento o delle esigenze del caso specifico di cui ci si sta occupando.
Collocazione Biblioteca:17327

Cercando famiglia: adozione, affidamento, comunità residenziali

E-book FrancoAngeliChiara Benini, Adozione e ricerca delle origini ai tempi di Facebook, in Terapia familiare, A. 40, n. 115 (nov. 2017), pp. 27-45
La massiccia diffusione dei social network nel mondo unitamente al crescere dell’età di adozione, pone sempre più spesso le famiglie nell’impossibilità di gestire la ricerca dei familiari biologici dei propri figli soltanto attraverso i canali ufficiali e secondo i tempi previsti dalla nostra legislazione. L’autrice propone alcune riflessioni sui rischi e sulle possibilità legate a queste dinamiche e sulle sfide a cui le famiglie devono essere preparate per prevedere e governare le complesse situazioni e le potenti emozioni che irrompono nella vita dei figli (e nelle loro) quando l’adozione chiusa diventa improvvisamente aperta.

Silvia Di Lisi, Cinzia Novara, L’Italia degli “ancora no”: la ricerca di origini e l’adozione aperta, in Minorigiustizia, n. 2 (2017), pp. 146-164
L’apertura e il diritto dei bambini a sapere sulla loro provenienza genetica sono diventate questioni chiave nei dibattiti circa l’adozione e nel contesto politico si è verificato un significativo cambiamento verso la trasparenza. Tuttavia, la possibilità dell’adozione aperta trova ancora vincoli e limitazioni evidenti nella legge sull’adozione italiana, che tutela il diritto della madre all’anonimato anziché il diritto di origine e l’identità dei bambini. Le pedagogiste autrici dell’articolo, sulla base di ricerche recenti, sostengono l’importanza di parlare con onestà e sincerità ai propri figli riguardo alle loro origini, per permettere loro di riappropriarsi del proprio patrimonio biologico e biografico.

A cura di Elisa Ceccarelli, Joelle Long, Le “nuove” famiglie, in Minorigiustizia, n. 1 (2017), pp.7-179
Obiettivo della presente monografia è riflettere sul ruolo della giustizia minorile di fronte alle trasformazioni dei modelli familiari. Oggetto di attenzione sono soprattutto le famiglie di origine e di accoglienza coinvolte negli affidamenti familiari e nelle adozioni di minori abbandonati. Con riferimento all’affido si analizzano gli effetti della legge n. 173/2015 (sul diritto alla continuità affettiva dei bambini in affido familiare), anche dando la parola direttamente alle famiglie affidatarie. Inoltre si riflette sulla formazione e sulla valutazione dell’idoneità degli aspiranti genitori adottivi e sulla trasformazione e adattamento del nucleo conseguenti all’accoglienza del minore. Con riferimento alle famiglie ricomposte, si esamina il ruolo della mediazione familiare per individuare gli accordi che consentano una coordinazione il più possibile fluida dell’azione dei genitori “di origine” e acquisiti. Inoltre è presentata una ricerca sulle famiglie in valutazione ai servizi per l’adozione del figlio del coniuge, anche dando conto del ruolo giocato dalla variabile culturale. Infine uno specifico focus è dedicato alle famiglie omogenitoriali e al dibattito in giurisprudenza in tema di “step child adoption”. È proposto un’approfondimento sulla valutazione delle competenze genitoriali delle coppie dello stesso sesso e sulla connessione tra le dinamiche familiari nelle famiglie “same sex” e un adeguato sviluppo dei bambini.

copertina-n.-306Francesco Cerrato, La comunità educativa che allevia il trauma, in Animazione Sociale, n. 306 (2017), pp. 87-98
L’autore, responsabile di una comunità residenziale per minori di Torino, afferma che i danni prodotti dai traumi infantili vengono a volte enfatizzati al punto da concludere che non è possibile ripararli. In realtà è possibile interrogarsi sulla forza generativa dell’educare e dei luoghi comunitari dell’educare. Occorre innanzi tutto un ambiente idoneo, solidamente alternativo a quello di provenienza, fondato su aspetti quali la casa come strumento di lavoro, le azioni a favore degli ospiti, l’orientamento nelle relazioni, il gruppo di lavoro e la sua organizzazione, il coinvolgimento delle famiglie.

Ondina Greco, Ivana Comelli, Fratelli in affido: una famiglia o più famiglie?, Vita e Pensiero, Milano, 2017, pp. 132
Le autrici, psicologhe e psicoterapeute, presentano una ricerca qualitativa sull’affido congiunto e disgiunto di fratelli, con l’intento di evidenziare le peculiarità di ciascuna tipologia e di individuarne punti di forza e di rischio. L’apparato di ricerca utilizzato è multi metodo e multi strumento e fornisce spunti di riflessione utilizzabili non solo dal punto di vista scientifico, ma anche in un’ottica operativa. Il testo è diretto agli operatori psicosociali e giuridici nel campo dell’affidamento familiare e agli studenti.
Collocazione Biblioteca: 17874

Paola Ricchiardi, Per una didattica inclusiva degli alunni affidati, in Prospettive Assistenziali, n.197 (gen.-mar. 2017), pp. 19-26
L’autrice ha compiuto una ricerca documentata con dati statistici sulle difficoltà di apprendimento a livello scolastico di minori affidati. Queste sono dovute ai percorsi compiuti da questi giovani dalle famiglie di provenienza, agli istituti, alle famiglie affidatarie. Appare importante un coinvolgimento di minori, famiglie, scuole per elaborare progetti condivisi basati su aspetti improntati a maggiore creatività. Paola Ricchiardi è Professore Associato presso il Dipartimento di Filosofia e Scienza dell’Educazione dell’Università di Torino.

COP_L-affido-partecipato_590-1286-3Maria Luisa Raineri, Valentina Calcaterra, L’affido partecipato nelle voci dei protagonisti. Una ricerca valutativa, Erickson, Trento, 2017, pp. 452
L’Affido Partecipato è una procedura per realizzare l’affidamento familiare di un minore in maniera collaborativa, dando ascolto e spazio decisionale al bambino, ai suoi genitori e alla famiglia che lo accoglie, pur nel contesto dei provvedimenti giudiziari. Questo volume presenta una ricerca sulle esperienze di Affido Partecipato realizzate in Lombardia da un’organizzazione di Terzo settore. Le autrici hanno realizzato una revisione delle ricerche internazionali in tema di affido, estrapolandone le indicazioni operative. Tali indicazioni sono poi state messe a confronto con la procedura, sia «in astratto», sia per come essa è stata concretamente percepita dai diretti interessati, il cui punto di vista è stato raccolto attraverso 40 interviste effettuate con i minori in affido, i loro genitori biologici, gli affidatari e i loro figli. Sul piano della social work research, il volume è uno dei rari esempi italiani in cui la letteratura internazionale di settore è stata utilizzata per validare una prassi e per individuarne i possibili ulteriori sviluppi: un esempio di come la ricerca e la pratica professionale di lavoro sociale possano effettivamente connettersi. Maria Luisa Raineri e Valentina Calcaterra sono Assistenti sociali e ricercatrici presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, nelle sedi di Milano e Brescia.
Collocazione Biblioteca 17777

 A cura di Barbara Ongari, Competenze e responsabilità genitoriali: funzioni da valutare e sostenere, in Minorigiustizia, n. 4 (2016), pp. 7-213
Questa monografia mira a offrire spunti di approfondimento nei due ambiti fondamentali della tutela dei minori, psicologico/educativo e giuridico. Comprende diversi contributi raccolti nelle seguenti sezioni: 1) La competenza genitoriale un concetto psicologico o giuridico? 2) La responsabilità dei genitori nelle genitorialità fragili, in cui si affrontano ambiti particolari quali le separazioni conflittuali, i genitori in carcere, genitori immigrati. 3) Competenze genitoriali ed evoluzione sociale. 4) Competenze e responsabilità genitoriali nei percorsi di adozione e affidamento familiare. 5) Questioni di metodo.

Donata Micucci e Frida Tonizzo. La tutela del diritto alla continuità affettiva dei minori in affidamento familiare: approvata la legge n. 173/2015, in Prospettive Assistenziali. n.193 (2016), pp. 26-31.
Il Coordinamento nazionale servizi affidi e le associazioni di questo settore si sono attivamente impegnati per l’approvazione della legge 19 ottobre 2015 n. 173 “Modifica alla legge 4 maggio 1983 n. 184 sul diritto alla continuità affettiva dei bambini e delle bambine in affido familiare” con cui viene finalmente affermato un diritto, ancora oggi talvolta negato dalle istituzioni preposte. La legge, i cui punti principali vengono esaminati nell’articolo, non si limita ad affermare la possibilità che un minore affidato, se dichiarato adottabile, possa, a tutela del suo prioritario interesse, essere adottato dagli affidatari, ma sottolinea anche la necessità di assicurare, sempre nel suo interesse, “la continuità delle positive relazioni socio-affettive consolidatesi durante l’affidamento” con gli affidatari anche quando egli “fa ritorno nella famiglia di origine o sia dato in affidamento ad un’altra famiglia o sia adottato da altra famiglia”.

aaaaaaaaaa_2Emanuela Cioccolanti … [et al.], L’esperienza adottiva. Un contesto sicuro per curare i traumi di un’infanzia difficile?, in Psicobiettivo, A. 36, n. 2 (mag.-ago. 2016), pp. 135-157
Il presente lavoro propone una riflessione sui fattori di rischio e i fattori di protezione che caratterizzano la formazione del legame genitore-bambino nel contesto adottivo, sottolineando di quest’ultimo gli aspetti trasformativi, individuali e relazionali, che facilitano tale processo. A partire dalla conoscenza della formazione in età precoce dei Modelli Operativi Interni del bambino, e supportati dai dati delle ultime ricerche empiriche che applicano i concetti della teoria dell’attaccamento al contesto adottivo, gli autori si interrogano sulla possibilità e sulla modalità con cui l’inserimento del bambino in un contesto familiare nuovo possa garantire un ripensamento e una riorganizzazione dei pattern comportamentali e relazionali disfunzionali, derivanti da esperienze infantili avverse.

Lisa Cerantola, Bambini e adolescenti “coinvolti di diritto”. Esperienza italiana realizzata mediante il progetto europeo Daphne “Involved by right“, in Lavoro sociale, n.1 (2016), pp. 42-45
Il tema centrale del progetto europeo Daphne “Involved by right” è stato l’ascolto di bambini e adolescenti che si trovano nei percorsi di accoglienza e la rappresentanza dei loro interessi (advocacy) nelle scelte che riguardano il loro progetto di vita. Il progetto, a cura di tre Ussl venete, ha promosso una serie di occasioni di incontro e socializzazione nei quali ragazze/i in affido o in comunità, con l’aiuto di due facilitatori, hanno potuto esprimere la loro esperienza, confrontarsi con gli altri e dare consigli e indicazioni per il miglioramento delle pratiche di accoglienza e protezione. L’articolo successivo, “Di solito noi ascoltiamo gli adulti, ma stavolta è stato diverso”, racconta il punto di vista dei ragazzi coinvolti sul progetto

Cinzia Novara, Consuelo Serio, Immagini dalla scuola: il minore e la famiglia adottiva visti dagli insegnanti, in Psicologia di Comunità, n. 2 (2015), pp. 95-108
La ricerca descritta nell’articolo utilizza un metodo qualitativo per esplorare le rappresentazioni sociali che guidano il lavoro educativo di 286 insegnanti di otto scuole elementari, relative ai minori adottati internazionalmente e alle loro famiglie. I risultati mostrano una rappresentazione ambivalente e semplicistica della famiglia adottiva. È necessario che vi sia un’assunzione di responsabilità condivisa tra famiglia, scuola e servizi educativi, allo scopo di diffondere una cultura dell’adozione, attenta all’inclusione e al benessere degli studenti adottati.

41L8p+LtmyL._SX335_BO1,204,203,200_Laura Carla Galante, Nico Gizzi, Bruno Valenti, Il fare clinico nell’adozione. Modello di valutazione-intervento in psicologia clinica, Franco Angeli, 2015, Milano, pp. 175
Il volume propone un modello di valutazione-intervento per le coppie che dichiarano la propria disponibilità ad adottare un bambino. Il modello operativo e la metodologia danno rilievo alla qualità e alle caratteristiche della “relazione psicologo-coppia” nel processo valutativo e spostano l’asse di interesse dalla formulazione del “giudizio di idoneità” alla “costruzione di un contesto” in cui la coppia possa diventare un “soggetto attivo” nell’osservare e riconoscere gli aspetti relazionali e simbolici della domanda di adozione. Laura Carla Galante è sociologa, psichiatra e psicoterapeuta. Nico Gizzi è psicologo, psicoterapeuta, dottore di ricerca. Bruno Valenti è psicologo e dottore di ricerca. Collocazione Biblioteca: 17349

Marco Chistolini ; prefazione di Dante Ghezzi, Affido sine die e tutela dei minori. Cause, effetti e gestione, Franco Angeli, 2015, Milano, pp. 179.
Oltre la metà degli affidi in corso in Italia ha carattere di definitività, benché si continui a parlare dell’affido familiare come di un intervento temporaneo che può durare al massimo 24 mesi. L’autore, mettendo a frutto un’esperienza trentennale di lavoro nel campo dell’affido familiare, propone un’articolata analisi delle cause degli affidi sine die e avanza numerose e precise proposte per gestire correttamente questa specifica declinazione dell’affido mirando a superare la discrasia attuale tra realtà e principi teorici. Mario Chistolini è psicologo e psicoterapeuta familiare.
Collocazione Biblioteca: 17443

Roberto Maurizio, L’accoglienzadei minori fuori dalla famiglia in Emilia-Romagna, in Studi Zancan, n. 5 (2015) – on line, pp. 27-48
La ricerca qui presentata, promossa dalla Regione Emilia-Romagna, è nata dalla necessità di valutare i processi di lavoro tra servizi sociali e sanitari, comunità, famiglie di accoglienza e affidatarie, per rendere più efficaci i collocamenti dei minori fuori famiglia. È stata un’occasione per identificare buone prassi nel campo delle accoglienze e riproporle in altri contesti territoriali. Sono state raccolte proposte, suggerimenti, sollecitazioni che consentono alla Regione di disporre di indicazioni su tre livelli: regionale, degli ambiti territoriali, dei servizi sociali.

coverfo_02_955397Paola Milani … [et al.], Famiglie che aiutano famiglie. Disagi, fragilità e solitudine: affiancare attraverso le relazioni, l’accoglienza e la solidarietà, in Famiglia Oggi, n. 2 (2015), pp. 6-55
La monografia tenta di dare risposte all’esigenza di prevenire gli allontanamenti dei bambini dalle famiglie vulnerabili e in difficoltà. Partendo dalle diverse definizioni di vulnerabilità, compie un percorso attento e aggiornato, evidenziando luci e ombre dell’affido, per esplorare poi diverse pratiche attuate dai servizi sociali. Si esamina specialmente il Progetto P.I.P.P.I., attraverso il quale il bambino, i genitori, gli operatori e la comunità interagiscono per far fronte insieme al disagio delle famiglie vulnerabili, attraverso l’affiancamento familiare, come “Una famiglia per una famiglia”, che prevede una famiglia solidale a fianco di un nucleo in difficoltà.

Aiutare i genitori per tutelare i minori. Un approccio per favorire una collaborazione paritaria, in Lavoro sociale, n. 2 (apr. 2015), pp. 40-45
L’articolo propone una riflessione sui provvedimenti che comportano l’allontanamento di un minore dalla sua famiglia e sul disagio che ne deriva per genitori e figli. In Italia in passato sono stati riorganizzati istituti in piccoli nuclei abitativi e sono state costituite comunità alloggio per minori a partire dagli anni settanta. Oggi la pratica più diffusa è l’affido familiare, che però provoca, per le famiglie di minori presi in carico dai Servizi, uno stato di stress continuo. Partendo dall’analisi di questo percorso, l’autore sottolinea l’esigenza di arrivare ad una nuova cultura che ponga sullo stesso piano le persone coinvolte e che abbassi le barriere che ostacolano un incontro autentico tra i soggetti, mettendo in primo piano la relazione, attraverso una collaborazione paritaria tra operatori, genitori e minori.

Roberto Maurizio … [et al.], Una famiglia per una famiglia: un’esperienza di supporto alla genitorialità, in Minorigiustizia, n. 1 (2015), pp. 256-263
Gli autori presentano il progetto “Una famiglia per una famiglia”, promosso per la prima volta dall’Assessorato ai Servizi sociali del Comune di Torino, in collaborazione con l’Ufficio politiche familiari, e successivamente testato in altre aree italiane. Il progetto sperimenta un approccio innovativo, che sposta la centralità dell’intervento dal bambino all’intero nucleo familiare: una famiglia solidale sostiene e aiuta un’altra famiglia in situazione di temporanea difficoltà, coinvolgendo tutti i componenti di entrambi in nuclei. Il progetto nasce con la finalità di intervenire precocemente sulle problematiche familiari: è un intervento di carattere preventivo, che offre un sostegno temporaneo a famiglie fragili con minori e include tra i suoi obiettivi quello di diminuire i fattori di rischio che potrebbero portare ad altri interventi maggiormente invasivi per la famiglia, quali l’allontanamento del bambino.

Lavoro minorile e sfruttamento

missing_childrenMissing Children Europe, Best practices and key challenges on interagency cooperation to safeguard unaccompanied children from going missing. Summit Report, Missing Children Europe, Brussels, 2016, pp. 110
A Gennaio 2016, l’Ufficio Europeo di Polizia (Europol) ha comunicato che 10.000 minori, dopo essere arrivati in Europa, risultano scomparsi. Il timore è che siano stati presi da organizzazioni criminali con lo scopo di sfruttamento e abuso per fini sessuali o di lavoro. Mentre dati sistematici e completi sulla scomparsa di minori non accompagnati in Europa non sono ad oggi disponibili, è comunque chiaro che il numero di bambini scomparsi dalle strutture di assistenza è sconcertante ed è destinato ad aumentare vertiginosamente nell’attuale contesto migratorio. Il progetto SUMMIT coordinato da Missing Children Europe, in collaborazione con l’Università di Portsmouth (UK), NIDOS (NL), Defence for bambini – ECPAT (NL), Tusla (IR), KMOP (EL) e Child Circle (BE), e con il sostegno della Commissione europea, ha lo scopo di contribuire al miglioramento della cooperazione tra agenzie che si occupano della tutela dei minori non accompagnati. La presente relazione si basa sull’analisi dei dati raccolti attraverso interviste condotte in 7 Paesi membri dell’Unione Europea, che evidenziano ampi settori nei quali occorre ancora intervenire, ma anche diverse buone pratiche adottate, che potrebbero fungere da modello o ispirazione per altri Stati.

Save the Children, The every last child. Children the world chooses to forget, Save the children Fund, London, 2016, pp. 95
Il presente lavoro ha come obiettivo quello di raccontare la storia di bambini dimenticati nel mondo e individuare il modo più efficace per raggiungere “ogni ultimo bambino”. Questi bambini non beneficiano del recente progresso globale, del benessere sociale, in particolare salute ed istruzione, perchè parte di un mix di povertà e discriminazione. Essi appartengono a gruppi, le cui identità sono state culturalmente svalutate, o vivono in regioni critiche e svantaggiate, senza alcuna rappresentanza politica. I bambini, e le comunità in cui crescono, hanno generalmente poche opportunità di cambiare il loro stato e poca influenza sulle decisioni riguardanti le loro vite. Che un bambino sopravviva o muoia, che studi o no, non accade per caso. Questo è il risultato di scelte che escludono alcuni gruppi di individui, per progetto o per negligenza.
Collocazione Biblioteca:W0297

piccoli_schiavi_invisibili_coverSave the Children, Piccoli schiavi invisibili. I minori stranieri vittime di tratta e sfruttamento, Save the Children, Roma, 2017, pp. 98
Il rapporto presenta un’analisi dettagliata delle principali vulnerabilità vissute dalle vittime e offre una disamina aggiornata dei soggetti criminali che lucrano su di loro. Strutturato in cinque capitoli, il rapporto si apre con un focus sul quadro normativo internazionale, europeo e nazionale sulla tratta e il grave sfruttamento. A seguire, vengono presentati i profili aggiornati delle vittime di tratta e sfruttamento in Italia, facendo luce sulle connessioni tra i nuovi trend migratori e le diverse tipologie di abuso e sfruttamento subite dai minori.

Sarah Di Giglio … [et al.], Protection First. Strumento destinato a operatori di comunità per minori per l’emersione di potenziali vittime di tratta o sfruttamento in Italia, Save the Children, Roma 2014, pp. 20Prodotto nell’ambito del Progetto europeo “Protection First: identificazione, prevenzione ed assistenza a minori vittime e a rischio di tratta e sfruttamento”, questa pubblicazione vuole essere uno “strumento di lavoro” che supporti l’operatore di case famiglia o comunità che accolgano ragazzi migranti nel difficile compito di cogliere e individuare i segnali che possono evidenziare situazioni in cui i minori accolti siano coinvolti in situazioni di tratta (o lo siano stati), oppure corrano seri rischi di cadere in tale condizione. Vengono quindi chiariti alcuni concetti chiave, presentati indicatori specifici, indicazioni per la presa in carico e infine forniti i contatti di enti specializzati che fanno parte di reti locali. Collocazione Biblioteca:W0131

Minori e giustizia

Francesco Vitrano … [et al.], Sistema giustizia e servizi, in Minorigiustizia, n. 2 (2017), pp. 5-145
Questa monografia tratta di come il sistema giustizia e servizi sappia interpretare i bisogni dei soggetti di cui si occupa, sostenendo l’acquisizione dei diritti, la tutela e la cura, affinché a ciascun individuo sia consentito di essere se stesso come persona e come cittadino; un principio che sta alla base dello stato sociale. La monografia si articola in tre parti: 1) sistema giustizia e servizi: prospettive concentriche (con contributi di Elisabetta Lamarque, Maria Francesca Pricoco, Leonardo Luzzato, Laura Dutto e Mauro Tomè); 2) lavorare in rete, la sfida dell’interdisciplinarietà: esperienze concrete (con esperienze attinenti ai gruppi d’ascolto e di parola per figli di coppie divise, alla messa alla prova di minori autori di reato e alle consulenze tecniche d’ufficio in ambito civile); 3) prassi e strumenti operativi nel percorso adottivo (con un contributo di Chiara Tunini sulle prassi operative nell’adozione, uno di Loredana Paradiso sulle linee guida per il collocamento di fratelli in affido o in adozione e la presentazione di uno strumento di valutazione dell’adottabilità a cura di un gruppo di psicologi piemontesi).

Carolina Antonucci, Storia della giustizia minorile in Italia. Dall’Unità agli Stati Generali dell’Esecuzione Penale, Associazione Antigone, Roma, 2017, pp.25
In questo articolo viene esposto l’attuale sistema giuridico italiano riguardante i carceri minorili. Viene compiuto un’esame dell’evoluzione di tale istituzione a partire dall’unità d’Italia fino ai nostri giorni con particolare riguardo dall’inizio dell’istituzione repubblicana. L’articolo è molto ricco di dati storici e giuridici e rappresenta un materiale informativo assai importante.

child rightA cura di Chiara Segrado … [et al.], Child rights and juvenile justice. Best practices and lesson learned from Save the Children Italy national and international programs, Save the Children Italia Onlus, Roma, 2016, pp. 55
Il documento fornisce una panoramica del lavoro di Save the Children Italia (SCIT) nel settore dei diritti dell’infanzia e della giustizia giovanile e ne presenta l’approccio metodologico. Nel primo capitolo viene data la definizione di giustizia giovanile e dei concetti correlati; vengono presentati i principi base e le strategie che inquadrano e guidano gli interventi di Save the Children nel campo della giustizia giovanile, con una riflessione su come la teoria del cambiamento (TOC) di Save the Children possa essere applicata a questo settore di intervento. Nel secondo capitolo viene presentato il metodo di Save the Children applicato alla progettazione di programmi di giustizia giovanile, viene illustrato come sono sviluppati i programmi nelle principali aree di intervento e come vengono svolti il monitoraggio e la valutazione dei programmi. Il terzo capitolo esplora l’esperienza di Save the Children Italia nella giustizia giovanile sia a livello nazionale sia internazionale, con progetti su: diritti dell’infanzia, prevenzione del crimine, accesso alla giustizia, mediazione sociale, misure alternative per i bambini a contatto con la legge. L’esperienza svolta in Italia è stata il punto di partenza per la proposta e lo sviluppo di interventi nel contesto internazionale.

Grazia De Angelis, Mirella Dragone, Dario Bacchini, Regolazione emotiva e distorsioni cognitive: un confronto tra adolescenti autori di reato e controlli, in Rassegna Italiana di Criminologia A. 45, n. 4 (2016), pp. 279-289
L’obiettivo dello studio è stato quello di indagare l’associazione tra condotte delinquenziali in età giovanile da un lato, e abilità di regolazione delle emozioni di rabbia e tristezza e propensione a ricorrere a distorsioni cognitive di auto-giustificazione (self-serving cognitive distortions; DC) dall’altro. Hanno partecipato allo studio settantanove soggetti autori di reato, di genere maschile, detenuti presso l’Istituto Penale per i Minorenni di Airola o sotto diretta sorveglianza del Tribunale per i Minorenni e 242 studenti maschi, iscritti alla scuola secondaria di secondo grado mai coinvolti in problemi con la giustizia. Ai partecipanti è stato somministrato un questionario per la valutazione delle capacità di regolazione emotiva di rabbia e tristezza e un questionario per la valutazione delle DC. I risultati hanno evidenziato che gli autori di reato presentavano punteggi più elevati di DC, nonché di coping efficace e inibizione della tristezza. Per comprendere i nessi che legano regolazione emotiva, DC e condotta delinquenziale, è stato testato un modello di equazioni strutturali, da cui è emerso che la tendenza ad utilizzare determinate modalità disadattive di regolazione della rabbia è associata ad un maggiore ricorso alle DC che, a loro volta, rappresentano un predittore altamente significativo della condotta delinquenziale. I risultati dello studio aprono nuove prospettive in ambito criminologico, mettendo in luce l’effetto congiunto di aspetti emotivi e cognitivi sul coinvolgimento in condotte delinquenziali in età giovanile.

Luigi Barone … [et al.], Giovani in contesti criminali: misure e pratiche di prevenzione, in Minorigiustizia, n. 3 (2016), pp. 7-260
Questo volume monografico ragiona intorno alla condizione e al vissuto dei giovani socialmente e culturalmente più vulnerabili (giovani ‘ndranghetisti, giovani radicalizzati, giovani jihadisti) esposti al rischio di scelte estremiste violente, di percorsi criminali, di marginalità ed esclusione sociale. Nel nostro paese il problema maggiore è rappresentato dai minori di ‘ndrangheta o provenienti da famiglie malavitose di stampo mafioso: il Tribunale dei Minori di Reggio Calabria dal 2012 ha adottato misure giurisprudenziali all’avanguardia per la tutela e il recupero di minori potenzialmente malavitosi. Attraverso il contributo di più interventi, il presente lavoro traccia uno scenario delle risorse mobilitate dai sistemi giudiziari, socio educativi e dal volontariato per dare a questi figli l’opportunità di crescere da uomini e donne liberi, padroni della propria vita e di costruire famiglie in cui parole come “rispetto” e “onore” recuperino il senso profondo della dignità dell’uomo.

Valentina Calcaterra, L’Advocacy nella tutela minorile. Prime esperienze italiane del lavoro del portavoce professionale, in Minorigiustizia, n. 2 (2016), pp. 155-162
Dopo una descrizione dei riferimenti normativi che regolano il diritto dei minori ad essere ascoltati nei contesti giuridici, l’autrice descrive il processo che va dall’audizione del minore alla possibilità che essa diventi un momento utile al bambino per comprendere e consapevolizzare ciò che sta accadendo nella sua vita. Il contributo, inoltre esprime delle riflessioni sulle difficoltà che intercorrono nella relazione di ascolto tra minori e operatori. Viene descritto, l’advocacy come pratica professionale utile a favorire la partecipazione attiva del minore nelle decisioni che lo riguardano. Si riportano le prime esperienze italiane.

minori-e-giustizia-1024x773Joelle Long … [et al.]. Il diritto minorile tra passato prossimo e futuro. In Minorigiustizia, n. 4 (2015), pp. 7-220
La monografia è dedicata all’evoluzione del diritto civile minorile in Italia negli ultimi anni, come risultato di un forte impulso proveniente sia dal diritto internazionale ed europeo (effetti della ratifica della Convenzione dell’Aja del 1996 sulla protezione internazionale dei minori per esempio), sia dalle istanze sociali. Questi i capitoli della monografia, ognuno composto da diversi contributi: 1) La legge sul diritto alla continuità affettiva dei bambini e delle bambine in affido familiare; 2) La ratifica della Convenzione dell’Aja del 1996 e l’attuazione della Direttiva 2013/33/UE; 3) Il diritto dell’adottato alla conoscenza delle origini familiari e genetiche; 4) Unioni civili e minori; 5) Le riforme processuali. Seguono altri contributi in Esperienze sociali e giudiziarie, Documenti, Giurisprudenza minorile e familiare.

A cura di Rossella Procaccia, L’ascolto del minore vittima di violenza tra esigenze cliniche e giuridiche, in Maltrattamento e abuso all’infanzia, n 2 (giu. 2016), pp. 7-69
Il presente focus monotematico si è posto l’obiettivo di individuare gli elementi critici degli interventi di valutazione e di ascolto dei minori vittime di abuso sessuale nell’iter giudiziario. Il primo contributo, “La valutazione del minore nelle perizie in ipotesi di abuso” di P. Capri, mette in evidenza la complessità degli accertamenti nei casi di ipotesi di abuso sessuale, suggerendo l’esigenza di trovare una sintesi tra il paradigma psicologico e quello giudiziario, nel rispetto della specificità di entrambi. Il secondo intervento, “Linee guida e protocolli per l’intervista del minore sessualmente abusato: una rassegna” di C. Scolari, fornisce una visione complessiva della prassi da seguire nella conduzione di interviste a minori presunte vittime di abuso sessuale, offrendo una disamina dei principali protocolli di intervista redatti in ambito nazionale e internazionale. L’ultimo articolo, “Analisi comunicativa dell’audizione del minore vittima di abuso sessuale: il ruolo dell’età”, ha analizzato l’interazione comunicativa domanda-risposta con una specifica attenzione all’età del minore e all’influenza che questa può avere sulla qualità e sull’adeguatezza dello scambio verbale.

Ennio Tomaselli. Giustizia e ingiustizia minorile. Tra profonde certezze e ragionevoli dubbi, Franco Angeli, Milano, 2015, pp. 255.
Ingiustizia è termine sgradevole, scomodo ma è un rischio che spinge l’autore del volume a interrogarsi e a indagare a fondo sulle radici, spesso antiche, talvolta inconsce, di certe prassi, disfunzioni, abitudini mentali, metodiche di giudizio, con riferimento sia al settore civile, di peculiare delicatezza, che a quello penale dei procedimenti minorili. Ennio Tomaselli è stato giudice del Tribunale per i minorenni di Torino e pubblico ministero.
Collocazione Biblioteca: 17315

Flores Reggiani … [et al.], Tutela della persone minori d’età e rispetto delle relazioni familiari, tra interventi di sostegno e cura ed affermazione dei diritti fondamentali, in Minorigiustizia, n. 3 (2015), pp. 20-160
La parte monografica di questo numero raccoglie una serie di contributi articolati in 5 parti: 1) I sistemi di protezione dell’infanzia dal ‘600 al ‘900: tra storia e modernità dell’intervento; 2) Il dialogo tra le corti in tema di relazioni familiari e riconoscimento dei diritti delle persone di età minore; 3) Dalla diagnosi del trauma per il minore alla costruzione di modelli di intervento possibile. La cura dei legami e la tutela dei minori fuori dalla famiglia; 4) I minori più vulnerabili davanti al giudici; 5) I rischi evolutivi dei bambini coinvolti nelle procedure separative.

lav so 2015Marcello D’Amico, Dirittidei minori: le politiche europee per la loro tutela. Tutte le iniziative messe in campo dall’UE per la protezione di bambini e adolescenti, in Lavoro sociale, n. 1 (feb. 2015), pp. 56-59.
Nel 2011 la Commissione europea ha adottato l’agenda europea per i diritti dei minori; è stato anche istituito il Forum sui diritti dei minori che raccoglie esperti e organizzazioni per lo scambio di buone pratiche ed esperienze in specifiche aree di interesse per le politiche dell’infanzia. Oltre a queste informazioni, l’articolo fornisce anche indicazioni sulle iniziative legislative sul tema nell’Unione europea.

Elena Cabiati. Le forme di gestione dei Servizi Tutela Minori in Lombardia: un’indagine alla luce dei processi isomorfici. In Autonomie locali e servizi sociali, n.3 (dic. 2015), pp. 517-536.
In questo articolo vengono esposti e analizzati i risultati di un lavoro di ricerca dedicato alla organizzazione dei Servizi di tutela minorile in ambito regionale lombardo, con particolare riferimento alle forme di gestione delle relative organizzazioni realizzate nei diversi Comuni.

Marina Castellaneta, La giustizia a misura di minore in uno studio dell’Agenzia UE sui diritti fondamentali, in Minorigiustizia, n. 3 (2015), pp. 169-180
L’autrice, professore di diritto internazionale presso l’Università di Bari, presenta lo studio redatto dall’Agenzia europea dei diritti fondamentali in collaborazione con la Commissione UE dal titolo “Giustizia a misura di minore: prospettive ed esperienze dei professionisti”, che contiene le risposte fornite da 570 giudici, procuratori, avvocati, psicologi ecc. a contatto quotidiano con i minori coinvolti in procedimenti giudiziari come vittime di crimine, o perché interessati nel divorzio dei genitori o per fattispecie analoghe.

Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia, Per una giustizia a misura di minore, in Minorigiustizia, n. 2 (2015), pp. 176-185
Il documento qui pubblicato è stato discusso e approvato nella riunione del Consiglio direttivo dell’Aimmf (Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia) del 22 febbraio 2013. Si tratta di una vera e propria proposta per il legislatore per realizzare un efficace intervento di riforma della giustizia minorile, sia a livello ordinamentale che processuale.

Si veda anche la bibliografia sul carcere per quanto riguarda Carcere e minori

Il lavoro con e per i minori

9788874667666_0_0_0_75Paola Ciceri, Il lavoro con i minori e le famiglie. Costruire interventi partecipati, Carocci Faber, Roma, 2017, pp. 119
È sempre più frequente sentire parlare di “partecipazione” in relazione al lavoro dell’assistente sociale con i minori e le famiglie. Da più parti arrivano sollecitazioni a coinvolgere le persone nella definizione dei progetti e degli interventi a loro destinati, anche nei casi di tutela dei minori. La partecipazione e il coinvolgimento favoriscono l’attivazione di interventi più adeguati alle situazioni specifiche e quindi più efficaci. Questo testo spiega cosa voglia dire per l’assistente sociale lavorare in quest’ottica, quali sono gli effetti di questo approccio nella sua relazione con le persone e quali le implicazioni per il suo ruolo professionale. Il volume propone degli spunti di riflessione e indica alcune possibili strategie operative che adottano un’ottica partecipativa come metodo di lavoro degli assistenti sociali.
Collocazione Biblioteca 17947

Marvita Goffredo … [et al.], La detenzione genitoriale: l’intervento psicoeducativo per il sostegno alle famiglie, in Maltrattamento e abuso all’infanzia, n. 2 (giu. 2017), pp.101-117
La detenzione di un genitore è considerata una delle dieci Esperienze Sfavorevoli Infantili. Gli esiti comprendono problematiche a livello cognitivo, emozionale e sociale dello sviluppo del bambino. Il ruolo degli operatori è quello di guidare le famiglie in un percorso psicoeducativo finalizzato ad accrescere la comprensione delle principali reazioni manifestate dai bambini e a promuovere la capacità di gestione per ridurre l’impatto degli esiti negativi sullo sviluppo psico-relazionale.

Francesco Cerrato, La comunità educativa che allevia il trauma, in Animazione Sociale, A. 47, n. 306 (2017), pp. 87-98
L’autore, responsabile di una comunità residenziale per minori di Torino, afferma che i danni prodotti dai traumi infantili vengono a volte enfatizzati al punto da concludere che non è possibile ripararli. In realtà è possibile interrogarsi sulla forza generativa dell’educare e dei luoghi comunitari dell’educare. Occorre innanzi tutto un ambiente idoneo, solidamente alternativo a quello di provenienza, fondato su aspetti quali la casa come strumento di lavoro, le azioni a favore degli ospiti, l’orientamento nelle relazioni, il gruppo di lavoro e la sua organizzazione, il coinvolgimento delle famiglie.

adoLuca Chianura, Vittoria Quondamatteo, Adolescenza e pseudoadolescenza. Nuove emergenze e nuove prospettive, Franco Angeli, Milano, 2017, pp.155
Questo volume raccoglie riflessioni e pensieri originati dall’esperienza di un variegato gruppo di figure professionali che da anni, in diversi contesti terapeutici e riabilitativi, incontra ragazze e ragazzi il cui percorso evolutivo e autobiografico si è interrotto alle soglie dell’adolescenza o nella prima adolescenza. Questa interruzione si manifesta, il più delle volte, con il clamore dell’urgenza psichiatrica e con una apparente varietà di sintomi e forme di sofferenza fisica e mentale. Il percorso, spesso molto lungo, deve procedere verso la nascita di una libera curiosità per la mente dell’altro e della consapevolezza che dall’altro si possa imparare qualcosa. Vengono descritti alcuni progetti e servizi rivolti a minori all’interno del circuito penale, minori stranieri non accompagnati, minori rom, ecc. Due capitoli sono inoltre dedicati rispettivamente all’arteterapia e alla “sand play therapy” con gli adolescenti.
Collocazione Biblioteca: 17935

Marco Castelli … [et al.], L’efficacia delle comunità di accoglienza, in Minorigiustizia, n. 4 (2016), pp. 214-222
Gli autori riferiscono di una ricerca condotta in Lombardia volta a valutare l’efficacia delle comunità di accoglienza rivolte ad adolescenti con problematiche di comportamento trasgressivo e antisociale. Le opinioni dei ragazzi e degli operatori concordano sulla validità dell’esperienza svolta in comunità, mettendo in evidenza le difficoltà sociali e psicologiche.

Marzia Saglietti, I ragazzi crescono partecipando. Il quotidiano co-evolversi di educatori e ragazzi costruendo comunità per minori, in Animazione Sociale, A. 46, n. 302 (lug.-ago. 2016), pp. 90-98
L’autrice, psicologa, affronta il tema della partecipazione in contesti di accoglienza, in particolare nelle comunità educative per minori, dove a volte non si vede la specificità delle diverse età, le loro attese e diffidenze partecipative e si ingiunge una partecipazione che diventa solo formale e rituale. L’autrice si interroga su come rendere sensata e feconda la partecipazione, ponendo al centro la progressiva autonomia e responsabilità dei bambini, ragazzi e adolescenti nella ricerca di come vivere.

lav soc 2016Impariamo a lavorare insieme. Intervista doppia a un assistente sociale e un avvocato. Per una collaborazione professionale in tutela minori, in Lavoro sociale, 2 (2016), pp. 5-13
Il rapporto tra avvocati e assistenti sociali nell’ambito della tutela dei minori è piuttosto controverso, tuttavia può essere molto costruttivo e in alcuni contesti è già una realtà. In questa intervista a un avvocato e a un’assistente sociale si riflette su questo tema e si sostiene che sia d’aiuto la formazione e l’abbandono di una logica di contrapposizione. Molto utile sarebbe anche acquisire un linguaggio comune e saper mettersi anche dalla prospettiva professionale dell’altro, in modo da lavorare in modo collaborativo per il bene del minore.

Un ponte verso il futuro. Ripensare le comunità per i minori attraverso un’alleanza con le famiglie, in Lavoro sociale, n. 6 (2015), pp. 11-14
Secondo l’autore, l’allontanamento dalla famiglia di un bambino o di un ragazzo può essere un intervento utile alla sua crescita. Il collocamento in comunità può contribuire a dare ai bambini e ai ragazzi un luogo di decantazione da una situazione di sofferenza, ma può anche rappresentare uno spazio di crescita e di rafforzamento della propria identità in un contesto favorevole al riconoscimento, alla valorizzazione di sé e alla rielaborazione della propria storia.

Un tutor speciale. Si chiama mentoring: un modello che affianca a un minorenne problematico un giovane adulto che ha vissuto le stesse difficoltà, in Lavoro sociale, n. 5 (2015), pp. 10-14
Il mentoring è un metodo che si affianca all’operato degli educatori professionali e degli assistenti sociali e che ha come obiettivo quello di creare un sostegno informale per ragazzi fragili, affiancando una persona più adulta che abbia in passato affrontato le stesse problematiche che il ragazzo sta affrontando. Rimane comunque fondamentale il ruolo di guida degli operatori professionisti.

270774Giammatteo Secchi, Lavorare con le famiglie nelle comunità per minori, Erickson, Trento, 2015, pp. 119
Gli operatori sociali in tutela minori si confrontano ogni giorno con situazioni delicate e complesse, in particolare quando un minore viene allontanato dalla famiglia d’origine. In questi casi la conflittualità tra operatori e famigliari può essere molto alta, con ulteriori danni per i bambini e ragazzi coinvolti. Il testo mostra come l’inserimento di un minore in comunità di accoglienza possa lasciar spazio alla promozione di una reale prospettiva di cambiamento della situazione familiare, attraverso il coinvolgimento della famiglia nella definizione e realizzazione degli interventi di accoglienza. L’autore fornisce esempi e consigli pratici su come gli operatori impegnati nell’accudimento del minore possano riconoscere le competenze dei famigliari e coinvolgerli nella definizione del progetto educativo.
Collocazione Biblioteca:17396

Devis Geron … [et al.], Welfare generativo: approfondimenti ed esperienze, in Studi Zancan, n. 3 (2015) – on line, pp. 39-91
La sezione monografica di questo numero è dedicata al welfare generativo, un nuovo approccio al welfare che si basa sulla responsabilizzazione di ogni persona in una logica di attivazione di capacità e di rigenerazione delle risorse disponibili a beneficio collettivo. Tra i contributi raccolti in questa monografia si segnalano: Verso un welfare generativo con giovani in uscita da percorsi di tutela, di F. Zullo; Il servizio sociale di comunità: una proposta generativa a sostegno dei minori, di S. Savietto.

Minori stranieri non accompagnati

Si rimanda alla bibliografia Immigrati e integrazione.

Sitografia

ANFAA-Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie

Associazione Telefono Azzurro ONLUS

Biblioteca Innocenti Library

Centro Nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza

ECPAT Italia – END CHILD PROSTITUTION PORNOGRAPHY AND TRAFFICKING

Gruppo di lavoro per la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Il quotidiano dell’infanzia inascoltata

Istituto degli Innocenti

Missing Children Europe 

Network europeo degli osservatori nazionali sull’infanzia e l’adolescenza

Organizzazione Save the Children

Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza

ILO – Organizzazione internazionale del lavoro

Terre des homes

UNICEF