Area povertà ed esclusione sociale

9788899612306_0_0_0_75Emanuele Ranci Ortigosa, Contro la povertà. Analisi economica e politiche a confronto, Brioschi, Milano, 2018, pp. 171
Secondo le stime europee, in Italia 17,5 milioni di persone sono a rischio di povertà, nessun altro paese ne ha così tanti. Per l’Istat un italiano ogni dodici è assolutamente povero, cioè non in grado di vivere una vita umanamente dignitosa. Negli anni della crisi, tale stima è aumentata di due volte e mezzo, mentre il nostro sistema assistenziale è risultato impotente. La consistenza e drammaticità della povertà, soprattutto in una congiuntura elettorale, interpella tutte le forze politiche. Con il reddito di inserimento dell’attuale governo entrano in competizione il reddito di cittadinanza promesso dai Cinque Stelle e il reddito di dignità proposto da Berlusconi. Quanto si differenziano queste proposte? Al di là delle diverse posizioni partitiche, l’adozione di uno strumento di contrasto alla povertà che sia realmente efficace rimane imprescindibile. L’autore è presidente emerito e direttore scientifico dell’IRS, nonché direttore della rivista Prospettive Sociali e Sanitarie.
Collocazione Biblioteca: 17995

Ottavia Mermoz, Periferie, Il servizio sociale nei quartieri di edilizia pubblica, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 48, n. 2 (primavera 2018), pp. 4-7
Dopo un’introduzione storica sull’edilizia pubblica, l’attenzione viene centrata sulla realtà di Ivrea dove, dopo la crisi industriale, si è creata una situazione di crescente povertà. In particolare si affronta il lavoro dell’assistente sociale nelle periferie, constatando che si rende necessario il coinvolgimento di altre figure professionali con diverse competenze. È stata aperta un’infermeria rivolta soprattutto agli anziani e si è dato spazio a uno sportello di informazione sociale, così come risultano molto importanti le visite domiciliari.

Liliana Leone, Cosa abbiamo imparato dalla valutazione del SIA. Per la messa a regime del REI, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 48, n. 1 (inverno 2018), pp. 3-5
Il Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA) ha rappresentato una misura ponte di accompagnamento e messa a regime di uno schema di contrasto alla povertà denominato Reddito di Inclusione (REI): entrambe le misure sono caratterizzate da un trasferimento monetario soggetto a condizionalità. Nell’articolo si delinea una valutazione delle esperienze fin qui svolte.

9515bc67227da801db27f5cb5b9689d4Fondazione Emanuela Zancan, Se questo è welfare. La lotta alla povertà – Rapporto 2018, Il Mulino, Bologna, 2018, pp. 175
Il Rapporto 2018 della Fondazione Zancan, attraverso il contributo di più interventi, entra nel merito delle scelte istituzionali possibili e degli strumenti giuridici per innovare la lotta alla povertà, scelte anticipate da territori e da comunità innovative, generative di valore umano e sociale. Mettere al centro le persone e le loro capacità, e non soltanto i loro bisogni, è una sfida per professionisti, volontari, operatori di servizi pubblici e privati, soggetti con responsabilità politiche, per superare le pratiche assistenzialistiche e dotare chi vive in povertà non soltanto di supporti economici, ma di strumenti utili a migliorare le proprie condizioni di vita.
Collocazione Biblioteca: 33R17

Roberto Rossini, Tiziano Vecchiato, Cristiano Gori, Reddito di inclusione: è lotta alla povertà?, in RPS: rivista delle Politiche sociali, n. 4 (ott.-dic. 2017), pp. 157-205
La monografia espone riflessioni e dati circa il reddito di inclusione. Vengono proposte varie considerazioni sugli aspetti più generali dell’applicazione e sulle prospettive future. Quindi si affrontano le problematiche inerenti i metodi di studio e di valutazione. Vengono forniti numerosi dati statistici inerenti la distribuzione del reddito, considerando aspetti quali: il territorio, le caratteristiche della famiglia, il numero dei figli, la condizione occupazionale, l’età ai fini di una definizione del concetto di povertà nei suoi aspetti teorici e pratici.

Alberto Ardissone, Giuseppe Monteduro, Il Welfare bolognese nella lotta alla povertà tra esternalizzazione e innovazione, in Sociologia e Politiche Sociali, n. 3 (2017), vol. 20, pp. 93-115
L’articolo descrive una ricerca sulle iniziative di contrasto alla povertà nella città di Bologna, affrontando due nodi importanti: il problema abitativo e quello alimentare. La povertà viene osservata attraverso l’analisi del rapporto tra attore pubblico e attori di terzo settore con lo scopo di comprendere quale modello di welfare si sta affermando nel capoluogo emiliano. Lo studio si poggia metodologicamente su 21 interviste a key actors, selezionati sulla base della significatività sul piano istituzionale e su quello della presenza sociale nell’ambito del contrasto alla povertà. Nell’articolo sono presentati e commentati i risultati dell’indagine.

homelssCesare Bianciardi, Homelessness. Indagine ricognitiva sul territorio della Città metropolitana di Torino, Città metropolitana di Torino, Torino, 2017, pp. 37
Con questa indagine ricognitiva si è cercato di indagare il fenomeno dei senza fissa dimora sul territorio di Città metropolitana di Torino. Attraverso il prezioso lavoro degli Enti gestori dei servizi sociali si è rilevata l’entità numerica degli senza dimora e si sono mappati i servizi e le strutture che a vario titolo si occupano di loro. Ne emerge un quadro illuminante quanto sconosciuto, dove si rilevano diverse difficoltà ad affrontare il fenomeno in un’ottica non strettamente emergenziale ma strutturale. Rispetto a Torino, comune capoluogo, i territori metropolitani faticano a creare sinergie tra attori pubblici ed organizzazioni del terzo settore e a porre in essere interventi coordinati e adeguati per la presa in carico globale degli homeless. L’indagine apre quindi il campo a interessanti riflessioni, sia per ripensare il ruolo di coordinamento di Città metropolitana di Torino, sia per cominciare a ragionare su nuovi strumenti di policy per affrontare efficacemente il fenomeno. Cesare Bianciardi è un ricercatore sociale. L’indagine contiene anche un contributo della docente universitaria Antonella Meo. [Testo disponibile anche in pdf]

Alberto Ardissone, “Dimissioni Protette” per persone senza dimora a Bologna. Un Case Study sull’integrazione socio-sanitaria per la povertà estrema, in Studi di Sociologia, a. 55, n. 3 (lug.-set. 2017), pp. 265-280
Dopo una parte introduttiva sull’integrazione socio-sanitaria per la povertà estrema, viene presentato un progetto realizzato a Bologna riguardante la dimissione dagli ospedali cittadini di soggetti senza dimora. Fanno parte del progetto strutture di accoglienza, erogazione dei pasti, assistenza sociale, assistenza infermieristica presso i dormitori, assistenza medica. Vengono esposti anche dati statistici riguardanti l’esperienza. Alberto Ardissone lavora presso l’Università di Bologna.

Davide Pizzi, Se il minimo vitale non basta a sopravvivere, in Animazione Sociale, a. 47, n. 311 (lug. – ago. 2017), pp. 104-106
È compito dell’assistente sociale del comune valutare le istanze di richiesta di assistenza economica da parte degli utenti. Per far questo si deve attenere a determinati parametri e tabelle, che però non sempre risultano adeguati. Quando è necessario comunicare all’utente che la sua richiesta non può essere accolta, spesso l’assistente sociale è in imbarazzo. L’articolo mette in evidenza le criticità dei nuovi strumenti (Sia, Red e Rei) per stabilire i criteri di accesso e gli importi dei contributi economici

copertina-n.-311Franco Canè … [et al.], Da fragilità sociali a risorse per città disorientate. Costruire laboratori di comunità partendo dalle persone senza dimora, in Animazione Sociale, a. 47, n. 311 (lug. – ago. 2017), pp. 66-81
Da sempre la “sofferenza urbana” è anche il luogo dove si formano gruppi e reti solidali, dove si scommette sul costruire comunità partendo da chi da quella comunità è stata messa ai margini. Alla base la convinzione che il proprio sapere accumulato da chi vive l’esclusione può essere tessuto prezioso per rigenerare trame di socialità utili alle fatiche di tutti. Anche oggi, dentro città disorientate e fragili, si stanno sperimentando percorsi in cui intrecciare storie di vita diverse che possono incontrarsi e accogliersi reciprocamente. Una sfida che richiede agli operatori innovativi modelli di pensiero e di azione, prima ancora che organizzazioni animate da leggerezza, fiducia, intraprendenza.

Donatella Aimi … [et al.], Valutazione delle azioni generative di contrasto alla povertà, in Studi Zancan, a. 17, n. 3 (mag.-giu. 2017) – on line, pp. 49-58
Per verificare gli esiti e l’impatto sociale della propria azione di contrasto alla povertà, la Fondazione Cariparma ha sottoposto a valutazione specifica otto progetti finanziati. Dall’indagine sono emersi i risultati conseguiti per i beneficiari dei progetti e a vantaggio delle comunità di riferimento.

Elena Ostanel, Spazi fuori dal comune. Rigenerare, includere, innovare, Franco Angeli, Milano, 2017, pp. 177
Il libro, attraverso una ricostruzione teorica e l’analisi di diverse strutture di quartiere in Italia e Spagna, sostiene che la rigenerazione urbana è un processo sociale e di policy che deve essere capace di produrre effetti contestuali e duraturi nel tempo su spazio e società. Perché si possa parlare di rigenerazione urbana è necessario che si produca apprendimento sia nelle istituzioni sia nei diversi attori sociali che vi hanno preso parte. È al centro la relazione tra innovazione e inclusione sociale: in particolare in quartieri ad alto tasso di differenziazione sociale è necessario inserire una prospettiva di giustizia per generare e distribuire le esternalità positive alle popolazioni più vulnerabili e allo stesso tempo controllarne i possibili meccanismi di esclusione.
Collocazione Biblioteca: 18118

Luigi Colombini, Il barbonismo e la sua tipologia, I Servizi sociali e il terzo settore, in La Rivista di Servizio Sociale, a. 56, n. 2 (dic. 2016), pp. 28-34
L’autore considera le difficoltà sociali del barbonismo: la fragilità, la vulnerabilità, l’esclusione, l’emarginazione, il degrado. Oltre al fenomeno tradizionale, viene considerato il barbonismo domestico dovuto a situazioni di grande povertà di soggetti che vivono da soli in un alloggio. Vengono evidenziati il ruolo dei servizi sociali e quello del Terzo Settore dalle cooperative al volontariato.

v3_s2ew_consultazioneCaritas Italiana, Non fermiamo la riforma. Rapporto 2016 sulle politiche contro la povertà in Italia, Caritas Italiana, Roma, 2016, pp. 36
Nel presente rapporto, con il contributo di più interventi, viene analizzato il percorso di approvazione del “Disegno di legge delega in materia di contrasto alla povertà” e commentate le decisioni in merito al Piano nazionale contro la povertà e agli stanziamenti da rendere disponibili nella nuova Legge di Bilancio. L’invito alle Autorità, che si coglie nel rapporto, è quello di evitare la tentazione di pensare che il nodo principale e risolutivo consista nell’ammontare degli stanziamenti aggiuntivi per i prossimi anni. Occorre, invece, pianificare e concentrare gli impegni sulla creazione di un progetto di nuovo welfare rivolto i poveri.

Salyanna de Souza Silva, I sistemi della politica dell’assistenza sociale e gli interventi per il contrasto alla povertà in Brasile e in Italia, La Rivista di Servizio Sociale, a. 57, n. 1 (2017), pp. 29-44
Il presente articolo ha come obiettivo il confronto tra il sistema assistenziale brasiliano e quello italiano. La ricerca in oggetto analizza le differenti politiche socio-assistenziali, in modo particolare quelle mirate al contrasto alla povertà, attuate nella città di Fortaleza e nella città di Roma.

Cinzia Canali … [et al.], Superare la povertà valorizzando i poveri: indicazioni dalla Sardegna, in Studi Zancan, n. 1 (gen.-feb. 2017) – on line, pp. 31-39
Una ricerca promossa dal Centro Servizi per il Volontariato Sardegna Solidale e realizzata dalla Fondazione Zancan ha indagato i determinanti e le conseguenze della povertà di lunga durata nel territorio sardo, raccogliendo le testimonianze dirette di famiglie fragili e di attori istituzionali e sociali impegnati nel contrasto alla povertà. La ricerca, oltre a indagare le aree di difficoltà e gli aiuti ricevuti o mancati per le famiglie povere incontrate, ha approfondito le risorse che queste famiglie si riconoscono e che possono mettere a frutto per sé e per altri, adottando una prospettiva di welfare generativo.

4133302_FCOVA cura di Rossana Galdini, L’abitare in tempo di crisi: individui, spazi, pratiche sociali. Housing in a time of crisis: people, spaces and social practices, in Sociologia urbana e rurale, a. 39, n. 112 (2017), pp. 7-126
Il numero monografico della rivista propone riflessioni sul tema delle politiche abitative, sollecitate dai problemi collegati all’aumento dell’emergenza abitativa, in particolare i processi di marginalizzazione e di esclusione, allo scopo di stimolare una discussione tra studiosi provenienti da diversi contesti e ambiti disciplinari. Gli autori dei contributi affrontano il tema dell’abitare in tempo di crisi da varie prospettive e secondo approcci differenti, basandosi su riflessioni teoriche e indagini sia locali che nazionali, sia generali che particolari. Questi diversi percorsi convergono nella visione delle città come vettori fondamentali per il superamento della crisi economico finanziaria e per l’attivazione di nuovi processi di sviluppo che interessano non solo lo spazio fisico, ma anche il sistema di relazioni. Gli autori auspicano un rinnovato intervento pubblico sull’abitazione che promuova nuove forme di abitare e nuovi modelli culturali nello sviluppo urbano territoriale e che possa garantire quel “diritto alla vita urbana” che la crisi nega a quote crescenti di popolazione.

Vanna Riva, Silvia Volontè, Un progetto di Housing sociale. Fondo di garanzia per la morosità, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 47, n. 1 (2017), pp. 8-11
Negli ultimi anni è emersa una “nuova povertà abitativa” che interessa la popolazione con un reddito troppo alto per accedere alle politiche abitative pubbliche, ma troppo basso per affrontare i costi del libero mercato. Si sono così sviluppati in Europa diversi approcci all’housing sociale, inteso come insieme di attività utili a fornire alloggi adeguati a coloro che hanno difficoltà a soddisfare, alle condizioni di mercato, il proprio bisogno abitativo perché incapaci di ottenere credito o perché colpiti da problematiche particolari. A fronte del disagio abitativo esistente nell’ambito territoriale di Carate Brianza si è attivato, in collaborazione con una Cooperativa ed un’Associazione del territorio, il Fondo di garanzia per la morosità: un progetto di housing sociale territoriale rivolto a persone, coppie e famiglie che dispongono di redditi propri e non presentano situazioni di grave indebitamento, con l’obiettivo di facilitare l’incontro della domanda abitativa con l’offerta di locazione del mercato privato.

Stefania Ferraro, La configurazione spaziale delle politiche sociali in alcune aree del disagio napoletano, in Sociologia urbana e rurale, a. 38, n. 111 (2016), pp. 117-133
Partendo dal presupposto che la conformazione urbana è una dimensione topica della politica del welfare, l’autore riporta i risultati di una ricerca svolta in alcune aree disagiate del centro storico di Napoli (rione Sanità, borgo dei Vergini e lago dei Miracoli), per dimostrare che le politiche sociali progettate e implementate in tali aree, essendo fortemente connesse alla “governamentalità”, non sono neutrali rispetto allo stato di crisi dei suddetti spazi napoletani.

Barbara Giullari, Francesco Bertoni, La conoscenza nella programmazione sociale. L’esperienza dell’Osservatorio sul bisogno dell’area metropolitana bolognese, in Politiche Sociali, a. 3, n. 3 (set.-dic. 2016), pp. 479-498
Basato su uno studio di caso dell’area metropolitana bolognese, il saggio esplora le trasformazioni delle basi cognitive dell’azione pubblica: quale tipo di conoscenza e in che modo essa innerva i processi decisionali, le politiche e la costruzione delle basi informative da cui esse traggono fondamento. In particolare il lavoro si concentra su un processo di messa a punto di basi informative a fondamento della programmazione del welfare locale. A tal scopo viene descritta la ricostruzione del processo di implementazione del sistema informativo socio-sanitario previsto dalla normativa di settore della regione Emilia-Romagna in supporto all’accesso ai servizi sociali territoriali promosso dalla provincia di Bologna.

downloadValentina Porcellana. Dal bisogno al desiderio. Antropologia dei servizi per adulti in difficoltà e senza dimora a Torino, Franco Angeli, Milano, 2016, pp. 216
Frutto di un lungo percorso di ricerca-azione all’interno dei servizi di accoglienza per adulti in difficoltà e senza dimora, il volume descrive le trasformazioni che hanno caratterizzato le politiche a contrasto dell’homelessness a Torino dagli anni Ottanta a oggi. La descrizione etnografica dei servizi di accoglienza e l’analisi antropologica del contesto socioculturale, economico e politico, inserite all’interno di un quadro nazionale e internazionale, permettono di ricostruire uno scenario complesso e in continua evoluzione. Il testo presenta gli esiti di una riflessione interdisciplinare che può essere ricondotta agli obiettivi della terza missione dell’accademia, cioè quella del public engagement, che vede l’università operare a fianco degli altri attori istituzionali con lo scopo di innovare pratiche e politiche a favore dei cittadini, in particolare di quelli più fragili. Mettendo l’accento sulle capacità e sulle aspirazioni delle persone, è possibile ribaltare la visione culturale che relega intere fasce di popolazione nell’ambito del bisogno, riconoscendo capacità di agency e restituendo dignità a ciascuno. Valentina Porcellana è ricercatrice presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino.
Collocazione Biblioteca: 17839

Tiziano Vecchiato, Valutazione di impatto sociale e lotta alla povertà, in Studi Zancan, n. 5 (set.-ott. 2016) – on line, pp. 5-15
La valutazione di impatto sociale considera situazioni accomunate dall’esigenza di capire che cosa è successo dopo che un’azione o un progetto sono stati realizzati. Servono competenze tecniche per entrare nel merito dei problemi e competenze metodologiche per gestire il rapporto tra misurazione e valutazione. Nello specifico del tema proposto significa chiedersi se il fondo per la lotta alla povertà educativa influirà sulle pratiche familiari, genitoriali, scolastiche e aggregative.

Maurizio Motta, Quanti sono i poveri? Come misurare la povertà e a quale scopo, in Prospettive Assistenziali, n. 195 (lug.-set. 2016), pp. 8-15
I dati che l’Istat presenta periodicamente sulla povertà in Italia (quante sono le famiglie povere e qual’è la soglia di povertà) devono essere utilizzati con attenzione al loro significato e al modo con il quale sono stati ricavati. Ad esempio, non sono strumenti adatti per definire quando e quanto erogare un contributo di sostegno al reddito, né identificano adeguatamente tutte le risorse che compongono la condizione economica di una famiglia, perché ignorano i patrimoni mobiliari e immobiliari posseduti. Impressionanti le differenze fra le rilevazioni dell’Istat e quelle del Comune di Torino in materia di povertà. L’autore propone una riflessioni su metodi alternativi utilizzabili.

Massimo Baldini, Troppi bambini poveri in Italia, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 46, n. 3.1 – 3.2 (lug. 2016) – on line, pp. 46-47
In Italia nel 2015 il rischio di povertà è aumentato soprattutto per le coppie con due figli. Sono poveri circa un milione di bambini. Rimane invece sostanzialmente stabile la quota degli anziani. Il fenomeno riguarda tutta l’area euro. Si nota però un cambio di rotta nelle politiche, avvenuto con la delega al governo per il contrasto alla povertà, che prevede la nascita del reddito di inclusione, una forma di reddito minimo per le famiglie in grave povertà, condizionato dalla partecipazione a un percorso di inclusione e per ora riservato a nuclei con minori, disabili o disoccupati anziani.

copertina_linee-220x300A cura di Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Direzione generale per l’inclusione e le politiche sociali, Come contrastare la grave emarginazione adulta. Far fronte alla sofferenza urbana, in Animazione Sociale, a. 46, n. 301 (mag.-giu. 2016), pp. 29-72
Questo inserto ospita le “Linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta in Italia. Approvate in Conferenza Unificata il 5 novembre 2015 ” (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali), indicazioni preziose, frutto dell’elaborazione di chi opera a contatto con storie di povertà estrema. La grave emarginazione adulta è un problema sociale in aumento. Essa è un intreccio di povertà di beni materiali, di competenze, di possibilità e capacità, che si combinano in situazioni di fragilità personali multidimensionali e complesse, le quali conducono alla deprivazione e all’esclusione sociale di chi ne è colpito. Varie sono le storie delle persone in povertà estrema che sopravvivono nelle strade delle città. Un disagio sociale profondo, ancora troppe volte affrontato con logiche emergenziali o residuali. Sul tema si veda anche l’articolo di Caterina Cortese, Anna Zenarolla, Housing First: una sfida per il contrasto alla grave marginalità e l’accesso alla casa anche in Italia, in Autonomie locali e servizi sociali, a. 39, n. 1 (apr. 2016), pp. 179-193

A cura di Teresa Bertotti, Valentina Zanetello, Il servizio sociale di fronte alle nuove povertà. Un percorso di riflessione, in Prospettive Sociali e Sanitarie, n. 1.1 (2016), pp. 30-42
Si tratta di due contributi sul tema della povertà e del ruolo degli assistenti sociali in questo ambito, presentati al Convegno “Il servizio sociale di fronte alla sfida delle nuove povertà” (Castiglione Olona, ottobre 2015). Nel primo (“Il servizio sociale di fronte alla sfida delle nuove povertà” di Maria Antonietta Masullo e Valentina Zanetello) le autrici prendono spunto dal codice deontologico della professione di assistente sociale per riflettere sulle sfide che questa deve affrontare di fronte all’emergere di nuove forme di povertà. Nel secondo (“Nuove povertà: sguardi e traiettorie del servizio sociale” di Cecilia Menefiglio e altri), a partire da una riflessione sui diversi significati del termine povertà e sulle conseguenze di esclusione sociale a cui le persone povere vanno incontro, si propone un’analisi dei diversi modi di reagire delle persone alla povertà.

Lorenzo Bandera, Chiara Lodi Rizzini e Franca Maino, La povertà alimentare, in Il Mulino, n. 2 (2016), vol. 65, pp. 259 -267
Il welfare italiano è sottoposto a due grandi pressioni che ne condizionano efficienza ed efficacia: da una parte i vincoli di bilancio, dall’altra l’aumento dell’indigenza, dovuta solo in parte alla crisi del 2008. I dati legati ai consumi alimentari, a dispetto dell’abbondanza di risorse disponibili nei Paesi europei, Italia compresa, dimostrano come sempre più persone riducano gli acquisti alimentari e non siano in grado di accedere ad alimenti in modo sufficiente a garantire una vita sana (povertà alimentare). L’Europa, a partire dal 2014, ha dunque messo a disposizione un Fondo di aiuti Europei agli indigenti (Fead) a cui si affiancano in Italia alcune misure varate con la Legge di stabilità. La povertà alimentare si accompagna però spesso anche ad altri bisogni: di lavoro, salute, contatto umano, bisogni a cui spesso cerca di far fronte il privato sociale insieme ai servizi pubblici. La partnership pubblico-privato sembra dunque tentare di rileggere e ricodificare bisogni, risorse e soluzioni dettate dall’aumento della povertà e, di conseguenza, l’insicurezza alimentare.

cop1602Daniela Mesini .. [et al.], Il nuovo ISEE nei servizi sociali, in Prospettive Sociali e Sanitarie, n. 1.1 (2016), pp. 1-24
Si tratta di una raccolta di tre articoli sul tema del nuovo ISEE (indicatore della situazione economica equivalente, DPCM 159/2013), tratti dal seminario Welforum tenutosi a Milano il 13 novembre 2015. Nel primo articolo (“Stato di recepimento dell’ISEE e adempimenti necessari” di Daniela Mesini) l’autrice, economista dell’Istituto per la Ricerca Sociale, informa sullo stato di applicazione del nuovo indicatore e pone l’accento sui problemi incontrati dagli enti erogatori di prestazioni sociali o socio-sanitarie nell’adeguamento alla nuova normativa. Nel secondo articolo (“ISEE: principali questioni applicative e punti di attenzione” di Maurizio Motta) l’autore, docente universitario ed esperto di welfare, analizza i principali nodi applicativi dell’ISEE utilizzando le informazioni raccolte da Regioni e Comuni attraverso un questionario. Infine l’ultimo articolo (“Nuovo ISEE e servizi sociosanitari e socio-assistenziali a Firenze” di Andrea Francalanci e Raffaele Uccello) illustra l’esperienza dell’applicazione del nuovo indicatore alle prestazioni sociali erogate dal Comune di Firenze dove gli autori sono amministratori.

Alessandro Martelli, Lotta alla povertà e articolazione locale delle policies. Il caso della carta acquisti sperimentale, in Sociologia urbana e rurale, a. 38, n. 110 (2016), pp. 107-123
La Carta acquisti sperimentale, realizzata in 12 Comuni italiani nel periodo 2014-2015, ha proposto una combinazione fra erogazione monetaria e forme di inclusione attiva di tipo socio-lavorativo. L’articolo propone una ricognizione comparativa del processo di implementazione della Carta dei Comuni coinvolti, mettendo in luce le implicazioni e gli aspetti emergenti in relazione a un possibile schema nazionale di reddito minimo che si ponga come livello essenziale delle prestazioni.

Consultare anche la bibliografia sulla povertà.