Aspetti patologici: uso problematico, dipendenze, cyberbulling, cyberstalking e sexting

ImmagineRoberto Natale, Bufale, interessi e violenza digitale, in Rocca, a. 76, n. 4 (feb. 2017), pp. 35-37
Tema dell’articolo è il cosiddetto “hate speech”, il discorso dell’odio, veicolato dalla rete e dai social network, la violenza verbale che ha come bersaglio singoli o gruppi. L’autore identifica diversi livelli di intervento per affrontare e risolvere questo problema: un intervento giudiziario, un’assunzione di responsabilità da parte dei gestori dei social network e un lavoro culturale che possa cambiare i modi di pensare ed esprimersi radicati, rivolto soprattutto ai giovani perché possano crescere cittadini consapevoli.

Therese Enarsson, Markus Naarttijarvi, Is it all part of the game? Victim differentiation and the normative protection of victims of online antagonism under the European Convention on Human Rights, in International Review of Victimology, n. 2 (mag. 2016) – on line, pp. 123-138

L’articolo affronta l’argomento dell’antagonismo online (definito come molestie antagonistiche, diffamazione, insulti e minacce online) e degli obblighi positivi degli stati per contrastare questo comportamento secondo la Convenzione Europea dei Diritti Umani, da una prospettiva legale e vittimologica. Gli autori illustrano come, all’interno del quadro di riferimento della Convenzione, il bilanciamento fra gli obblighi positivi di tutelare la privacy e la tutela della libertà di parola dia adito a livelli diversi di protezione che dipendono dalla vittima e dal tipo di vittimizzazione in questione; questo può influenzare le possibilità per le vittime di ottenere un risarcimento legale, in particolare l’accesso al sistema di giustizia penale. Effettuando confronti con l’attuale contesto legislativo svedese, l’articolo sottolinea alcuni percorsi legislativi per migliorare la protezione per alcuni gruppi. Infine conclude che la mancata protezione delle vittime dell’antagonismo online attraverso il diritto penale può indebolire ipso facto le fondamenta della comunicazione pubblica che l’articolo 10 della Convenzione dovrebbe proteggere, il che dovrebbe essere preso in considerazione nel bilanciare i diritti in questione

712LVUSBkILTeo Benedetti, Davide Morosinotto, Cyberbulli al tappeto. Piccolo manuale per l’uso dei social, Editoriale Scienza, Firenze, 2016, pp. 91
Il libro parla direttamente ai ragazzi mostrando loro i vantaggi dell’articolato mondo di internet, ma anche i pericoli in cui possono incorrere, e affronta così il tema del bullismo on line, Il libro mostra in che cosa si traduce il bullismo in rete (esclusione, offese e insulti, diffusione di informazioni imbarazzanti o false, furto di identità, ecc.), come distinguerlo dallo scherzo e quali sono gli strumenti pratici per difendersi. Secondo gli autori infatti, la rete può essere anche un mondo pericoloso popolato da troll, fake hater e stalker, in una parola cyberbulli. Sono il lato oscuro della vita digitale: si nascondono dietro a uno schermo e da lì attaccano con armi micidiali, facili e immediate come un click. Per affrontarli ci vuole un addestramento speciale o, meglio, un manuale per riconoscerli, combatterli e metterli al tappeto. Collocazione Biblioteca: 17618

 Anna Paola Lacatena, Dal piacere 2.0 agli Hikikomori: se la dopamina è social. Come leggere le nuove dipendenze senza droga, in Animazione Sociale, a. 46, n. 298 (feb. 2016), pp. 104-108
Non occorre una sostanza perchè nasca una dipendenza. La neuorobiologia sempre più mostra come il sistema della gratificazione funzioni nello stesso modo, sia che venga indotto da una sostanza sia da un comportamento. Tra le dipendenze senza droga, sempre più attenzione suscita l’uso problematico di internet e dei social. Se è vero che un “mi piace” su facebook comporta un’immediata scarica di dopamina, la molecola del piacere alla base dei fenomeni di dipendenza. Con l’avvento dei social media la dimensione virtuale si è imposta, sottraendo elementi emotivi e relazionali alla vita reale. I rischi sono l’isolamento (come nel caso degli Hikikomori) e la dipendenza (Internet Addiction Disorder, in particolare Cyber-relational Addiction).L’autrice è sociologa e dirigente del dipartimento per le dipendenze di Taranto.

lodio-online-2277Giovanni Ziccardi, L’odio online, Violenza verbale e ossessioni in rete, Raffaello Cortina, Milano, 2016, pp. 256
L’autore, docente di Informatica giuridica presso l’Università di Milano, affronta il tema della violenza verbale e della sua diffusione nell’era tecnologica da un punto di vista giuridico, filosofico e politico. All’interno del dialogo ininterrotto, reso possibile dalla diffusione di Internet, sui blog, sui forum, nelle chat ecc., sono approdate le espressioni di odio razziale e politico, le offese, i comportamenti ossessivi nei confronti di altre persone, le molestie e il bullismo. Nel libro si esaminano quindi le espressioni d’odio (hate speech), l’odio online e l’utilizzo delle nuove tecnologie, i bersagli e le vittime, il cyberterrorismo e gli strumenti di contrasto a disposizione degli utenti della rete e dei diversi sistemi giudiziari nei diversi Stati.
Collocazione Biblioteca: 17648

Jon Ronson, I giustizieri della rete, Codice, Torino, 2016, pp. 238
Questo testo, scritto con il linguaggio usato in Rete, tratta della violenza psicologica e della pubblica umiliazione, operate tra persone adulte tramite i social media, spesso con giustificazioni moralistiche. Twitter e Facebook hanno un lato oscuro: possono alimentare i peggiori istinti moralizzatori delle persone, dando vita a una versione moderna e violentissima della gogna pubblica. Il bersaglio può essere chiunque, il perfetto sconosciuto come il personaggio famoso, con l’accusa, ad esempio, di frequentare prostitute, di praticare perversioni sessuali o di avere determinate opinioni, la reputazione viene pubblicamente rovinata e le conseguenze possono essere anche gravi sul piano personale, pubblico e lavorativo. J. Ronson è uno scrittore, giornalista e sceneggiatore inglese.
Collocazione Biblioteca: 17387

9788891712752_0_0_300_80A cura di Roberta Spiniello, Antonio Piotti, Davide Comazzi, Il corpo in una stanza. Adolescenti ritirati che vivono di computer, Franco Angeli, Milano, 2015, pp. 300
Di solito gli adolescenti vorrebbero essere sempre fuori casa con gli amici, ma ce ne sono alcuni che invece si muovono in una direzione opposta: sono gli adolescenti ritirati. Ragazzi che smettono di andare a scuola e non riescono a esibirsi sul palcoscenico sociale; passano i pomeriggi e le serate chiusi nella loro stanza perché soffrono di bruttezza immaginaria, si vergognano, si sentono inadeguati, deboli e goffi. Molti di loro, tuttavia, pur confinati nella loro camera, riescono a oltrepassarne le pareti: si collegano alla Rete ed entrano in mondi lontani. Il fenomeno del ritiro sociale – degli “hikikomori” – viene da anni studiato in Giappone. In Italia, invece, è ancora poco conosciuto, ma sempre più diffuso. Il gruppo degli autori appartiene al Consultorio Gratuito del Minotauro, e presenta in questo libro l’esito di un lavoro che, per la sua completezza e organicità, rappresenta uno strumento indispensabile per tutti coloro – psicologi, psichiatri, insegnanti e genitori – che desiderano avere un quadro esaustivo sulla teoria e sul trattamento del ritiro sociale in Italia.
Collocazione Biblioteca: 17178

A cura di Raimondo Maria Pavarin, Daniele Virginio Corbetta, Dipendenze con e senza sostanze. Teoria, ricerca e modelli di intervento, Franco Angeli, Milano, 2015, pp. 192
L’obiettivo di questo volume è quello di aprire una panoramica sugli stili di vita dei giovani adulti, popolazione nella quale consumi problematici e dipendenze da sostanze (sostanze illegali, alcol, tabacco), dipendenze da comportamenti (gioco d’azzardo, shopping compulsivo, internet addiction), alimentazione e attività fisica si intrecciano e necessitano di essere trattati come elementi integrati nel vivere quotidiano. Il focus è rappresentato dai risultati che emergono da una ricerca multicentrica, condotta su un campione di giovani adulti di Bologna e Treviso e articolata su quattro aree tematiche (sostanze psicoattive, dipendenze senza sostanze, alimentazione e stili di vita), integrati dai contributi di studiosi ed operatori del settore. Nel suo insieme, il volume vuole fornire elementi innovativi ed indicazioni utili a chi si occupa di prevenzione, per dar vita a progetti che non siano più incentrati su singole problematiche, ma capaci di orientarsi sugli stili di vita complessivamente intesi della popolazione cui sono rivolti.
Collocazione Biblioteca: 17342

2e5345cbc105adbebede270edb5c701d_640x480Kenneth Paul Rosenberg, Laura Curtiss Feder, Dipendenze comportamentali. Criteri, evidenze, trattamento, Edra, Milano, 2015, pp. 396
Il testo illustra i criteri utilizzati per diagnosticare le dipendenze comportamentali, i dati di ricerca che le sostengono e i possibili trattamenti. Si tratta di una guida per comprendere le scelte operate nel DSM-5 rispetto alle dipendenze comportamentali e per orientarsi rispetto agli indirizzi futuri. Il DSM-5 ha infatti introdotto la categoria clinica chiamata “dipendenza comportamentale” (esplicitamente quella dal gioco d’azzardo, implicitamente le altre, fra cui il gioco online, l’uso di Internet, il cibo, l’attività sportiva, il sesso e lo shopping compulsivo), ponendo immediate esigenze di aggiornamento professionale per psicoterapeuti e psichiatri. Questo testo cerca di dare risposta alle domande seguenti: in cosa differisce una dipendenza comportamentale da un disturbo del controllo degli impulsi? Quali sono i criteri per determinare che alcuni comportamenti sono dipendenze? Che cosa comportano tali differenze in termini di trattamento efficace?
Collocazione Biblioteca: 17332

Alberto Pellai, Incontri pericolosi. L’adescamento online: conoscerlo per prevenirlo, in Psicologia contemporanea, a. 41, n. 249 (mag.-giu. 2015), pp. 34-38
L’adescamento online rappresenta, fra tutti i rischi che i minori possono incontrare navigando nel web (sexting, uso massiccio della pornografia online, cyberbullismo), quello che maggiormente spaventa i genitori e che, più di ogni altro, mette a repentaglio il benessere psicofisico. Secondo l’autore, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, occorre conoscerlo a fondo il fenomeno per prevenirlo.

cop1507Jacopo Bernardini, Uso e abuso dello smartphone tra i giovani. Un’ indagine sulla nomofobia in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 45, n. 3 (estate 2015), pp. 28-30
Per nomofobia (abbreviazione della locuzione inglese no-mobile-phone phobia) si intende la fobia da mancanza di telefono cellulare, la paura irrazionale e persistente dovuta al non poter essere connessi a internet tramite il proprio smartphone. La ricerca qui descritta é stata condotta su un campione di giovani digitali (età tra i 18 e i 36 anni) allo scopo di fornire un primo contributo allo studio della nomofobia nello scenario italiano.

A cura di Emmanuelle Bauchet … [et al.], Giovani e dipendenze: evoluzione dei comportamenti e degli approcci professionali, in La Salute umana, n. 253-254 (gen.-apr. 2015), pp. 21-54
Il consumo problematico di sostanze psicoattive è al centro delle preoccupazioni sulle dipendenze giovanili, nonostante ormai anche le dipendenze immateriali (da schermi, videogiochi) rappresentino un’emergenza non più differibile. Il contesto economico, culturale, tecnologico accelera i cambiamenti degli stili di vita e dunque gli usi degli adolescenti e gli atteggiamenti educativi delle famiglie. Per accompagnare, adattarsi e rispondere al meglio a questi cambiamenti, i professionisti hanno modificato le loro pratiche e ampliato la portata dei loro interventi. L’obiettivo del presente dossier è quello di illustrare i metodi e offrire testimonianze per meglio comprendere come i professionisti possono agire e collaborare per sostenere i giovani e le loro famiglie.

coverAntonella Napoli, Generazioni online. Processi di ri-mediazione identitaria e relazionale nelle pratiche comunicative web-based, Franco Angeli, Milano, 2015, pp. 173
Nell’affrontare un tema di grande attualità come le pratiche comunicative e di consumo del social web, il volume adotta la prospettiva della sociologia delle generazioni. Il testo segue i punti cardinali della costruzione dell’identità tra online e offline, della riflessività, dello spazio e della memoria, osservando da vicino il social web come contesto di connessione quotidiano in cui i pubblici (anche generazionali) comunicano, si relazionano, manipolano informazione e contenuti, si autorappresentano. Nell’affrontare un tema di grande attualità come le pratiche comunicative e di consumo del social web, il volume adotta la prospettiva della sociologia delle generazioni. Il testo segue i punti cardinali della costruzione dell’identità tra online e offline, della riflessività, dello spazio e della memoria, osservando da vicino il social web come contesto di connessione quotidiano in cui i pubblici (anche generazionali) comunicano, si relazionano, manipolano informazione e contenuti, si autorappresentano. L’autrice si occupa di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università di Salerno.
Collocazione Biblioteca: 17436

Jennifer Pettalia, Joanna Pozzulo, Bullies on trial: mock jurors’ perceptions of a bully, in International Review of Victimology, n. 2 (mag. 2015), pp. 205-216
Lo scopo di questo studio è stato esaminare le decisioni di finti giurati nell’affrontare il caso di un bullo accusato della morte per suicidio di una vittima. I finti giurati hanno letto un resoconto giudiziario immaginario in cui si raccontavano nei dettagli gli ultimi mesi di vita della vittima, in cui la vittima stessa, di 16 anni, veniva ripetutamente sottoposta ad atti di bullismo da parte dell’imputato di 18 anni. Gli aspetti presi in esame includevano: il sesso della vittima e dell’imputato (cioè erano entrambi femmine o entrambi maschi), la natura del bullismo (cioè minacciando direttamente la vittima di ucciderla, o incitandola indirettamente a uccidersi) e il mezzo usato dal bullo (cioè non c’è stato bullismo online oppure esso si è verificato in qualche forma con l’uso di internet).

9788891709004Anna Civita, Malessere sociale: la dipendenza da Internet, Franco Angeli, Milano, 2014, pp. 159
I modelli sempre più sofisticati delle nuove tecnologie hanno stravolto il modo di interagire, di comunicare e di agire, tanto da spingere i ragazzi a trascorrere la maggior parte del loro tempo davanti al computer o con il cellulare. Il rischio è di incorrere nella dipendenza da Internet, o “Internet Addiction Disorder”, dalla quale diventa difficile uscire. Il volume mira a illustrare i pericoli di tale dipendenza e come essa si rifletta sui giovani. A tal proposito, dopo aver fornito un quadro teorico sull’evoluzione di Internet e dei Social Network, è stata condotta un’indagine empirica, sul territorio della città di Andria, che ha visto partecipi tutti gli studenti delle scuole medie superiori. L’obiettivo è di evidenziare come la dipendenza da Internet sia un malessere sociale che può essere curato e come sia importante riuscire a riconoscerla per fornire un adeguato sostegno. In appendice viene riportato il questionario utilizzato per la ricerca, l’Internet and cellular addiction test. L’autrice è ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze della Formazione, Psicologia, Comunicazione dell’Università degli Studi di Bari, dove insegna Sociologia Generale.
Collocazione Biblioteca: 17128

A cura di Loredana Varveri e Gioacchino Lavanco, Nuove dipendenze ed intervento di comunità, in Psicologia di Comunità, n.1 (2014), vol. 10, pp. 13-90
La parte monografica di questo numero si segnalano i contributi seguenti: “Mobile addiction e prevenzione attraverso il gruppo dei pari”, di G. Lavanco, L. Varveri e C. Messina; “La dipendenza da videogiochi”, di F. Romano e M. Conti; “Cyberbullismo e video peer education”, di G. Lavanco, C. Novara e C. Amoroso

Save the Children, Safer Internet Day Study. Il cyberbullismo, Ipsos, 2014, Roma, pp. 35
La ricerca qui presentata ha coinvolto 458 adolescenti con interviste online tramite tecnica CAWI sui seguenti argomenti: tecnologie utilizzate, utilizzo di Internet, percezione dei pericoli, relazione con gli altri, caratteristiche dei ragazzi ‘presi di mira’, livello di conoscenza del problema da parte dei genitori, strategie di contrasto.

4132ta3UyULFederico Tonioni, Psicopatologia web-mediata. Dipendenza di internet e nuovi fenomeni dissociativi, Springer, Milano, 2013, pp. 182
La crescita inarrestabile delle relazioni internet-mediate, destinate nel tempo a prevalere sui contatti “dal vivo”, ha moltiplicato le possibilità di comunicazione tra i giovani e complicato invece le relazioni con la generazione precedente. Il volume esplora la complessità dei quadri psicopatologici che ne scaturiscono, analizzando la dipendenza da internet nel contesto allargato di altre dipendenze comportamentali, come quella del gioco d’azzardo e varie forme di perversione delle condotte sessuali. Una parte del 3° capitolo è dedicata al fenomeno hikikomori.
Collocazione Biblioteca: 17141

Mami Suwa, Kumifumi Suzuki, The phenomenon of “hikikomori” (social withdrawal) and the socio-cultural situation in Japan today. Il fenomeno del ritiro sociale “hikikomori” e la situazione socio-culturale in Giappone oggi, in Journal of Psychopathology, vol. 19, n. 1 (marz. 2013), pp. 191-198.
In Giappone oggi si ritiene che ci siano un milione di giovani adulti che si rifiutano di lavorare e che evitano il contatto sociale. Questo fenomeno, conosciuto come “Hikikomori” (ritiro sociale), è diventato un problema socio-psicologico grave in tutto il paese. Tuttavia, non vi è stata nessuna discussione dettagliata della diagnosi. In questo articolo, si indaga il fenomeno da un prospettiva psichiatrica introducendo il concetto di ” Hikikomori primario”e illustrandolo con un caso clinico. Si esamina inoltre il rapporto di questo fenomeno con i recenti cambiamenti nella società giapponese.

9788820419509_0_0_1491_80Maria Luisa Genta, Antonella Brighi e Annalisa Guarini, Cyberbullismo. Ricerche e strategie di intervento, Franco Angeli, Milano, 2013, pp. 191
La prima parte del volume propone una riflessione sull’uso positivo e negativo delle tecnologie, analizzando in particolare, fra i possibili fattori di rischio, la nuova forma di aggressione elettronica chiamata cyberbullismo. Dopo una rassegna della letteratura più recente sul tema, vengono riportati dati di ricerca che ne illustrano le principali caratteristiche e i suoi rapidi cambiamenti. La seconda parte del volume offre una panoramica europea di buone pratiche, utile per confrontarsi con i problemi che l’uso del web oggi comporta per adolescenti e adulti, descrivendo strategie di prevenzione ed esperienze scientificamente fondate.
Collocazione Biblioteca: 16290

Cinzia Amoroso, Bella senz’anima: prospettive di indagine e di intervento sulle candy girl, in Psicologia di Comunità : gruppi, ricerca-azione e modelli formativi, n. 2 (2013), pp. 73-78
Le candy girl sono ragazze tra i 12 e i 17 anni che mettono in rete le proprie foto di nudo (sexting) in cambio di vestiti firmati, ricariche telefoniche ecc. La ricerca azione si pone l’obiettivo di indagare, attraverso un campione di 243 soggetti tra i 12 e i 17 anni, l’uso di Internet e dei social network tra i giovani coinvolti; esplorare eventuali casi a rischio, comprendere le principali motivazioni psicologiche; coinvolgere i soggetti in attività di prevenzione, promozione e strategie di coping ed empowerment.

9788820414320A cura di Marco Cacioppo e Sergio Severino, La Prossimità a distanza. Contributi psico-sociali per lo studio degli usi, abusi e dipendenze nel Web 2.0, Franco Angeli, Milano, 2013, pp. 175
Negli ultimi anni il Web 2.0 ha avuto un’enorme diffusione, determinando l’ennesima rivoluzione nel campo della comunicazione, della cultura e nelle interazioni sociali; al contempo, stiamo assistendo alla comparsa di strutture sociali a volte “paradossali”: villaggio globale, globalizzazione, disaggregazione,…. I rapporti sociali sono “tirati fuori” dai contesti locali di interazione e riannodati su archi di spazio-tempo lontani e indefiniti: la disaggregazione ossia lo sradicamento della compresenza fisica, fa riferimento a un contesto d’interazione reso possibile dai nuovi mezzi di comunicazione tipici del Web 2.0. L’opera, frutto di diversi contributi integrati della psicologia, della sociologia e della psicologia sociale, analizza le potenzialità e i rischi della Rete, fornendo al lettore un quadro ampio del fenomeno e delle sue complesse implicazioni in costante via di sviluppo. Collocazione Biblioteca: 16260

A cura di Gloria Soavi e Silvia Allegri, L’abuso sessuale online: tra prassi di intervento consolidate e nuove sfide, in Maltrattamento e abuso all’infanzia: rivista interdisciplinare, vol. 14, n. 3 (nov. 2012), pp. 5-71
L’utilizzo abituale da parte di bambini e ragazzi delle nuove tecnologie, e di Internet in particolare, si è rivelato lo scenario di possibili forme di violenza, anche molto gravi come l’abuso sessuale. Il focus monografico vuole essere un momento di riflessione su questo fenomeno, offrendo tre prospettive: quella dei servizi, attraverso i risultati di una ricerca sui casi di abuso online giunti ai servizi specializzati nel maltrattamento all’infanzia; quella della presa in carico delle vittime, approfondendo gli aspetti specifici dell’intervento psicologico e psicoterapeutico con il minore vittima e la famiglia; quella dei giovani, attraverso una ricerca internazionale sui comportamenti online di alcuni gruppi di adolescenti, considerati come più vulnerabili agli abusi online, e sulla loro capacità di resilienza.

9788820405113_0_0_300_80Antonio Piotti, Il banco vuoto. Diario di un adolescente in estrema reclusione, Franco Angeli, Milano, 2012, pp. 127
I fatti descritti in questo libro sono frutto dell’immaginazione dell’autore, che tuttavia intende, attraverso tali fatti, presentare un caso clinico. Lo fa scegliendo la forma del diario di un adolescente che non ce la fa a vivere nel nostro contesto sociale. Si tratta di una forma di disagio mentale definita come “ritiro sociale acuto” (già individuato in Giappone dove si usa il termine “hikikomori”, cioè i reclusi). Enrico, il protagonista di questo diario, si è confinato per anni, giorno e notte, nella sua stanza, connesso continuamente al computer e immerso in un’esistenza virtuale. Il libro vuole analizzare i perchè di questi comportamenti estremi e le modalità di interazione con il contesto familiare e scolastico. L’autore è psicoterapeuta e docente presso la scuola di psicoterapia ARPAD Minotauro. Collocazione biblioteca: 15856

Masaru Tateno… [et. Al.], Hikikomori as a possible clinical term in psychiatry: a questionnaire survey, in Psychiatry, vol. 12 , n. 169 (ott. 2012), pp. 12-169.
La parola hikikomori, che indica un anormale evitamento dei contatti sociali, è diventato sempre più noto. Tuttavia non è ancora stata discussa accuratamente una definizione di tale fenomeno. Lo scopo di questo studio è quello di ottenere una migliore comprensione della percezione di hikikomori tra gli studenti di facoltà connesse alla salute e professionisti e di esplorare le possibili diagnosi psichiatriche sottostantiL’ipotesi conclusiva è che il termine hikikomori possa essere usato per descrivere un grave ritiro sociale nel contesto di una serie di disturbi psichiatrici.

Valerio Belotti … [et al.], Ragazze e ragazzi nel mondo digitale, in Minorigiustizia, n. 4 (2012), pp. 7-151
La monografia di questo numero è dedicata al mondo digitale e allo speciale legame che con esso hanno i giovani, tanto che può essere analizzato come significativo del rapporto tra le generazioni nella tarda modernità. Nella prima sezione, “Interazioni e relazioni digitali”, si analizza la socializzazione vissuta attraverso i social networks; la seconda è dedicata a “Media ed educazione”; la terza, “Corpo e sessualità digitale”, affronta anche i temi della pornografia in rete, del sexting, del cyberbullismo, i siti che trattano i disturbi alimentari. La quarta sezione è intitolata “Sicurezza e tutela nel web”; la quinta “Convergenze tra media”.

ImmagineRosella De Leonibus, Il mondo in una stanza, in Rocca. n. 24 (2011), pp. 35-37
L’articolo pone l’accento sul fenomeno “hikikomori” – dal giapponese “hiku” (indietreggiare) e “komoru” (isolarsi) – una forma molto marcata di ritiro sociale, dove i confini del mondo coincidono con quelli rassicuranti della propria camera e il contatto con esso resta appeso al web. Maschi per l’80%, ma forse per le ragazze la cosa è più sfumata e meno evidente, le ragioni che spingono all’autoisolamento sono tante e di natura culturale e sociale.

Lia Mastropaolo, Nuove patologie adolescenziali o nuove emergenze sociali? L’hikikomori è solo giapponese?, in Terapia familiare, n. 97 (nov. 2011), pp. 31-55
Negli ultimi anni della sua attività clinica l’autrice si è trovata frequentemente a lavorare con giovani adulti che presentano particolari sintomatologie, quali: chiudersi in casa, passare la giornata a navigare in Internet, crearsi una vita virtuale parallela o vivere nella stanza/tana. Ponendosi la domanda se queste sono nuove patologie o nuove emergenze sociali, l’autrice confronta il fenomeno giapponese dell’hikikomori con quello italiano, analizzando tre casi clinici in cui si è applicata la “terapia fluttuante”, il lavoro sul sé.

31DVN2qS4rL._BO1,204,203,200_A cura di Giulia Sagliocco, Hikikomori e adolescenza: fenomenologia dell’autoreclusione.Seminario di studi e approfondimenti per un’ipotesi di cura, Mimesis, Milano – Udine, 2011, pp. 150
Ragazzi che si isolano dal mondo, auto-reclusi tra le pareti della loro stanza, circondati da videogiochi, computer e fumetti. Tra i comportamenti adolescenziali che creano disagio psichico in chi li pratica e in chi sta loro vicino, senza dubbio l’“Hikikomori” – che in giapponese significa “isolarsi, ritirarsi” – e, più in generale, l’Autoreclusione, stanno diventando, negli ultimi anni, oggetto di riflessione e di studi. Questo studio rilegge la sintomatologia Hikikomori non solo come forma di lotta contro il male di vivere, ma anche in un’ottica trans-culturale, inquadrandolo nelle complesse coordinate dell’onore e della vergogna della cultura giapponese. Il libro è articolato in tre parti: nella prima sono riportati gli atti di una giornata seminariale in cui l’antropologa Carla Ricci, che lavora a Tokyo, ha illustrato i suoi approfonditi studi sull’Hikikomori; la seconda parte analizza il fenomeno con una prospettiva teorica e clinica; la terza parte contiene il racconto di esperienze cliniche e di intervento. Giulia Sagliocco è psichiatra, psicoterapeuta, docente e ricercatore di psicologia dell’età evolutiva. Collocazione Biblioteca: 17527

Michael Zielenziger, Non voglio più vivere alla luce del sole. Il disgusto per il mondo esterno di una nuova generazione perduta, Elliot, Roma, 2008, pp. 408
L’autore, ricercatore all’Università di Berkeley, dove si occupa dell’impatto della globalizzazione nei paesi asiatici, dal 2003 è stato corrispondente da Tokyo per un’agenzia di stampa. Egli ha fatto conoscere per primo ai lettori occidentali il fenomeno “hikikomori” (cioè “confinato”, “chiamato fuori”), che dal Giappone si sta espandendo e viene ora studiato da team internazionali di psichiatri e sociologi come sindrome dello “shut-in” (il “recluso”). Si tratta di giovani, soprattutto maschi, che, di fronte a un mondo sempre più veloce e a una società sempre più competitiva, provano una sorta di disgusto e si chiudono in un bozzolo che porta frequentemente all’ospedalizzazione coatta o al suicidio. Tale fenomeno sta arrivando anche in America e in Europa, a partire dai paesi del nord (Svezia, Finlandia, Danimarca). Collocazione biblioteca: 14257

51iLnKT7rEL._SX322_BO1,204,203,200_Carla Ricci, Hikikomori: adolescenti in volontaria reclusione, Franco Angeli, Milano, 2008, pp.88
L’autrice è antropologa culturale e conduce da anni ricerca sociale in Giappone, dove ha conosciuto ed esplorato il fenomeno dell’isolamento volontario, detto appunto “hikikomori”, che riguarda più di un milione di giovani giapponesi che abbandonano scuola, amici, relazioni sociali e si rinchiudono nella propria stanza. Il libro esplora il fenomeno cercandone le cause, le connessioni con la famiglia e con la società del Giappone, considerandolo cioè un’espressione di sofferenza sociale. Nella prefazione, Antonio Piotti riporta l’hikikomori ad esperienze con adolescenti italiani, al ruolo di Internet e delle relazioni virtuali, affrontando il tema delle possibili terapie. Collocazione biblioteca: 14060