Aspetti patologici: uso problematico, dipendenze, cyberbulling, cyberstalking, sexting, hate speaking, fake news

Per quanto riguarda il gioco d’azzardo online e le dipendenze da internet si veda anche la bibliografia sulle dipendenze da comportamento e quella su gioco d’azzardo e trattamento. Sul cyberbullismo si consulti invece la bibliografia sul bullismo.

41mtZbXSHEL._SX359_BO1,204,203,200_Marco Crepaldi, Hikikomori. Giovani che non escono di casa, Alpes, Roma, 2019, 124 p.
Il termine giapponese hikikomori significa “stare in disparte” e viene utilizzato per riferirsi a coloro che si isolano dal mondo sociale per mesi e anni, autoescludendosi nella propria abitazione e tagliando ogni contatto con l’esterno. Si tratta soprattutto di giovani maschi, fragili a livello relazionale e ipercritici nei confronti di una società nella quale arrivano a non riconoscersi più come parte integrante. In Giappone tale fenomeno ha assunto dimensioni allarmanti, con oltre mezzo milione di casi accertati, ma i numeri sembrano essere in crescita in molte nazioni economicamente sviluppate, tra cui l’Italia, dove si stima ci siano centinaia di migliaia di casi. Nonostante la sua diffusione, il fenomeno è ancora poco conosciuto e coloro che ne soffrono si sentono spesso soli e incompresi nel loro disagio. Nel libro vengono discussi gli ultimi studi in tutto il mondo, elaborando una prima definizione di hikikomori e cercando di offrirne un’interpretazione critica. Inoltre, vengono presentati i risultati della prima indagine statistica nazionale con il coinvolgimento di oltre trecento partecipanti. Si veda anche il testo a cura di Michele Procacci e Antonio Semerari, Ritiro sociale, Psicologia e clinica, Erickson, Trento, 2019, 346 p. (Coll. Bibl: 18334)
Collocazione Biblioteca: 18546

Alice Scavarda, Franca Beccaria, Hikikomori: ragazzi chiusi alle relazioni sociali. Una ricerca sul benessere degli adolescenti cuneesi, in Dal fare al dire, a. 28, n. 2 (2019), pp. 39-48
Il progetto proposto, realizzato dal Comune di Cuneo, nasce per sperimentare prassi di prevenzione di comportamenti a rischio e di promozione della salute degli adolescenti, in particolare dei soggetti più fragili, vulnerabili a episodi di chiusura relazionale (Hikikomori). Nell’ambito del progetto è stata realizzata una ricerca finalizzata ad approfondire lo stato di benessere e malessere dei ragazzi, attraverso la somministrazione di questionari a scuola, ed è stato esplorato il ruolo di Internet e dei social media all’interno della loro vita quotidiana. Nell’articolo proposto sono riportati e commentati i risultati dell’indagine. Sul tema si veda anche l’articolo di Laura Pigozzi, “Il corpo recluso dei giovani. Adolescenze hikikomori“,  in Pedagogika.it, a. 23, n. 3 (lug.-set. 2019), pp. 47-50

Ritanna Armeni, L’intolleranza corre sul web, in Rocca, a.78, n. 22 (nov. 2019), pp. 22-23
L’autrice propone una riflessione sugli episodi di intolleranza e di odio, sempre più frequenti sul web, e su come sarà possibile porvi un freno. Le parole di odio possono essere agilmente diffuse attraverso i social e quindi imitate e ripetute e si sviluppano soprattutto su temi etici e sensibili. Sullo stesso argomento, con un approfondimento particolare sui giovani, nella medesima rivista si può trovare il seguente articolo: “I ragazzini nella chat dell’orrore” di Rosella De Leonibus (pp. 40-42) e nel n. 21 (nov. 2018) l’articolo di Giovanni Sabato, “Facebook e i crimini d’odio”, (pp. 39-41).

4478600_FCOVA cura di Alberto Cevolini e Gérald Bronner, What is New in Fake News? Public Opinion and Second-Order Observation in a Hyperconnected Society, in Sociologia e Politiche Sociali, n. 3 (2018), vol. 21, pp. 9-125
La monografia di questo numero della rivista è dedicata alle Fake News, termine diventato parte del nostro linguaggio quotidiano in quanto può riguardare qualsiasi ambito della società (politica, medicina, mass media, educazione, economia, religione…). Questi gli articoli qui pubblicati: “Credulity and the Cognitive Market: Scientific Distrust and Conspiracy Theories” di G. Bronner e L. Cordonier; “Can the Public Sphere be Transparent? On the Reality of (Dis)Information” di G. Corsi; “From Confirmation Bias to Echo-Chambers: A Data-Driven Approach” di A. Peruzzi et al.; “What is New in Fake News? The Disinhibition of Dissent in a Hyperconnected Society” di A. Cevolini; “Fiction and its Narratives. Fake News between Cultural Codes and Collective Representations” di G. Maestri.

Giovanni Sabato, Dipendenza da videogame. Manuale Diagnostico OMS, in Rocca, a. 78, n. 9 (mag. 2019), pp. 38-40
L’Organizzazione Mondiale della Sanità risponde sulla questione relativa alle ore passate davanti ai videogiochi dai ragazzi. Per la gran parte dei giocatori non è altro che una cattiva abitudine, ma per altri la situazione è più seria. Si può arrivare a fare una diagnosi di disturbo mentale e di dipendenza. Il “gaming disorder”, dipendenza da videogame, consiste per OMS in abitudini di gioco caratterizzate da una mancanza di controllo sull’attività di gioco, cioè intensità, durata, incapacità di smettere, reazione all’assenza del gioco. Anche se una parte di psicologi consiglia cautela su questa diagnosi.

Francesca Gatto, Chiara Panciroli, Maria Chiara Pedroni, Adolescenti, in Lavoro sociale, n. 2 (apr. 2019), vol. 19, pp. 27-45
Il presente focus sugli adolescenti propone tre contributi. Si segnala in particolare “Gli adolescenti e l’hate speech online” di Maria Chiara Pedroni, che presenta il fenomeno in crescita nel mondo giovanile, che si manifesta in molteplici forme di espressione miranti a diffondere o giustificare l’odio razziale, la xenofobia, l’antisemitismo e altre forme di odio fondate sull’intolleranza.

81Xwqv4OrQLGiuseppe Maiolo, Mio figlio tra bullismo e cyberbullismo, vittima, bullo o complice, Giunti Edu, Firenze, 2019, 119 p.
Questo libro aiuta i genitori a: conoscere quali sono i cambiamenti che stanno avvenendo nella società moderna per comprendere meglio il contesto in cui bullismo e cyberbullismo si sviluppano e le forme in cui si manifestano; capire in che cosa consistono bullismo e cyberbullismo, quali sono gli attori coinvolti (il bullo, la vittima, i complici, gli spettatori) e quali caratteristiche hanno; intervenire per aiutare concretamente il proprio figlio, fornendo suggerimenti e indicazioni operative su come sostenerlo, spiegando se e quando chiedere l’intervento degli specialisti.
Collocazione Biblioteca: 18444

Giuseppe Riva, Fake news. Vivere e sopravvivere in un mondo post-verità, Il Mulino, Bologna, 2018, 195 p.
Con l’avvento dei social media è scomparso il solco che divideva mondo reale e mondo virtuale, consentendoci di identificarli abbastanza nettamente. Oggi quello che troviamo on line è un mondo post-verità, al cui interno le notizie deliberatamente false o distorte sono usate per orientare anche in maniera significativa le decisioni individuali, soprattutto in relazione allo scontro politico e alle scelte elettorali. In questo testo, Giuseppe Riva, docente di Psicologia della Comunicazione, indaga su quali siano i meccanismi tecnologici e psicosociali che hanno permesso la nascita e la diffusione di questo fenomeno e suggerisce in che modo possiamo difenderci a livello individuale, sociale ed istituzionale. Si consulti anche il testo di Gabriela Jacomella, Il falso e il vero. Fake news: che cosa sono, chi ci guadagna, come evitarle, Feltrinelli, Milano, 2017, 155 p. (Coll. Bibl.: 18260)
Collocazione Biblioteca: 18574

Giorgia Lauro, Gli incel: un movimento estremista maschile, Psicologiitaliani.it, [s.l.], 2018, 5 p.
Gli Incel sono membri appartenenti ad una sottocultura online che si definiscono incapaci di trovare un partner romantico o sessuale, nonostante ne desiderino uno. Sono per lo più bianchi, maschi ed eterosessuali. Le loro discussioni nei forum sono spesso caratterizzate da risentimento, misantropia, disgusto, misoginia, razzismo, un senso di diritto al sesso e l’approvazione della violenza contro le persone sessualmente attive, in particolare le donne. Giorgia Lauro è Psicologa Clinica e della Salute.

3110957-1Simone Cosimi … [et al.], Cyberbullismo, Città Nuova, Roma, 2018, 99 p.
Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto ripetutamente nel corso del tempo alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni. E il cyberbullismo è qualcosa di più dell’evoluzione del bullismo. Sembrerebbe averne in certe situazioni invertito la vettorialità. In altre parole: alle volte vengono compiuti atti di bullismo solo ed esclusivamente affinché siano “cyber”, se proprio dobbiamo continuare a usare questo prefisso, davvero fuori luogo. Cioè gli strumenti digitali “chiamano” in qualche modo certi contenuti. E quelli di bullismo sono, né più né meno di altri, contenuti che ci si scambia. Dimenticando le sofferenze delle vittime, sovrapponendo realtà e finzione.
Collocazione Biblioteca: 18173

Marisa Marraffino, Cyberbullismo e diagnosi del problema prima che diventi reato, in Pedagogika.it, a. 22, n. 3 (lug.- set. 2018), pp. 84-87
L’autrice, partendo da un’analisi della legge 71/2017 relativa al cyberbullismo, entrata in vigore il 18 giugno scorso, si rivolge ai docenti aiutandoli a evitare un’inerzia educativa e ad essere capaci di individuare fenomeni di disagio in atto nella propria scuola e a intervenire con misure idonee, prima che i comportamenti dei ragazzi diventino veri e propri reati. Si veda anche, per gli aspetti giuridici, l’articolo di Assunta Giordano, Cyberbullismo: profili normativi e giurisprudenziali. Alcune riflessioni sullo stato dell’arte della lotta al cyberbullismo, Studio Cataldi – Il diritto quotidiano, 2019, 6 p.

Massimo Di Grazia … [et al.], Sessualità e web negli adolescenti, in Rivista di sessuologia clinica, a. 24, n. 1 (2018), pp. 36-46
La diffusione del web nel quotidiano delle persone ha fatto emergere problematiche legate al suo eccessivo utilizzo, in particolare la correlazione tra sesso e web e la dipendenza che ne può derivare tra gli adolescenti, i giovani adulti e gli adulti. Quello che attrae è la curiosità verso una sessualità appagante, una alternativa ad una sessualità reale deludente, una compensazione alla solitudine relazionale o il libero manifestarsi di orientamenti sessuali latenti e non espressi o socialmente inaccettabili. Occorre, secondo gli autori, comprendere meglio il fenomeno per riuscire a dare risposte a chi entra in questo loop erotico virtuale, concretizzando un programma formativo educativo fin dalle scuole primarie rivolto anche a famiglie e docenti.

41Yqgy7BexL._SX355_BO1,204,203,200_Anna Maria Caresta, Generazione Hikikomori. Isolarsi dal mondo fra web e manga, Castelvecchi, Roma, 2018, 115 p.
L’autrice conduce una ricerca su casi clinici in Giappone e in Italia sul fenomeno della dipendenza da internet negli adolescenti. Affronta il problema dal punto di vista sociale e psicologico nei suoi rapporti con l’aggressività, il bullismo, il ritiro sociale e scolastico. Si considerano anche gli aspetti terapeutici di questo tipo di dipendenza, con particolare riguardo all’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, ad esempio il laboratorio dei fumetti che viene condotto in collaborazione con cooperative sociali esterne.
Collocazione Biblioteca: 18004

Maria Assunta Zanetti … [et al.], Il cyberbullismo come emergenza sociale: indicazioni per l’intervento alla luce della nuova normativa, in Maltrattamento e abuso all’infanzia, n. 1 (mar. 2018), vol. 20, pp. 7-66
La presente monografia illustra la nuova normativa italiana (legge 71/2017) mirata a combattere il cyberbullismo e presenta un quadro delle conseguenze del cyberbullismo per le vittime, chiarendo alcuni dei meccanismi di rischio connessi a tale fenomeno e offrendo indicazioni per un efficace intervento. In particolare vengono proposti i seguenti contributi: “Educare per prevenire la sofferenza delle cybervittime. Ricadute educative a partire dalla Legge 71/2017” di M.A. Zanetti e R.M. Colangelo; “Attraverso le sofferenze della vittima: tra bullismo, cyberbullismo e proposte di intervento” di S. Dimitri, S. Pedroni, E. Donghi; “Il funzionamento morale come fattore di rischio per il bullismo e il cyberbullismo” di S.C.S Carvita … [et al.]

Giuseppe Reale, Nomofobia. Quando lo smartphone rende schiavi. Fenomeno in forte ascesa con rilevanti ricadute sociali. Sono maturi i tempi per l’inserimento nel DSM e nei LEA?, in Dal fare al dire, a. 27, n. 1 (2018), pp. 16-18
L’utilizzo eccessivo e prolungato degli smartphone e di altri dispositivi elettronici incide sulla salute delle persone sia per le onde elettromagnetiche sia per l’assuefazione ai dispositivi che ne deriva. Maggiormente a rischio sono adolescenti e preadolescenti. L’articolo prende in esame ricerche americane ed europee su questo fenomeno e si chiede se i tempi siano maturi per l’inserimento della nomofobia (no mobile-fobia: la paura sproporzionata di una persona di rimanere fuori dal contatto di rete mobile) tra i disturbi descritti nel DSM.

Giuseppe Lavenia, Dipendenze tecnologiche. Valutazione, diagnosi e cura, Giunti, Firenze, 2018, 105 p.
Il libro affronta il problema della dipendenza dalle tecnologie considerando soprattutto quelle da internet come il cyberbullismo, la pornografia, il gambling, le chat. Sono considerati diversi aspetti come la diffusione del fenomeno, i contesti, i linguaggi, i fruitori. Nella parte più specifica si considerano le manifestazioni cliniche, gli strumenti di valutazione, i problemi di diagnosi, le relazioni familiari. Quindi si passa alla terapie: setting, tecniche e prescrizioni, narrazione terapeutica. Il libro si conclude con l’esemplificazione di due casi clinici.
Collocazione Biblioteca: 17975