Dipendenza da gioco e altre dipendenze comportamentali

Aggiornata a febbraio 2018– a cura di Paola Moriondo

I materiali elencati sono disponibili presso la Biblioteca del Centro Studi, Documentazione e Ricerche del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento della Biblioteca. L’elenco proposto non esaurisce quanto posseduto in biblioteca sul tema in oggetto. Sono presenti anche pubblicazioni scaricabili on line o in PDF. Per quanto riguarda la dipendenza da cibo si veda la bibliografia sui Disturbi alimentali.

I percorsi tematici proposti sono i seguenti:

 Studi e ricerche sulle dipendenze da comportamento e i servizi preposti alla cura

Lenuovedipendenze-Portelli-Papantuono-1Claudette Portelli, Matteo Papantuono, Le Nuove dipendenze. Riconoscerle, capirle e superarle, San Paolo, 2017, Cinisello Balsamo (MI), pp. 189
Il rapido sviluppo della tecnologia – in modo particolare di Internet e dei social media – ha agevolato l’uomo in vari ambiti della sua vita. Ma spesso l’uso dell’utile tecnologia sta diventando un abuso che in molti casi si trasforma in dipendenza. In questo saggio gli autori, psicologi e psicoterapeuti, presentano una panoramica sulle nuove patologie catalogate come “dipendenze”: oltre alle dipendenze da internet, in tutte le loro sfaccettature, gli autori parlano di autolesionismo; gambling; dismorfofobia, vigorressia e altre patologie legate all’eccessiva attenzione per il proprio aspetto fisico; dipendenza da lavoro (workholic); sostanze psicoattive e sigarette elettroniche (e-cig). Nell’ultimo capitolo il libro presenta la terapia breve strategica come uno strumento efficace per affrontare e superare le nuove forme di dipendenza patologica.
Collocazione Biblioteca: 17807

Luciano Pasqualotto … [et al.], L’ICF e le dipendenze, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 47, n. 4 (2017), pp. 26-29
Nel presente articolo, gli autori affrontano il tema delle dipendenze (da sostanza, alcol o gioco) con la convinzione che sia necessario aggiornare sia il modo di definire la condizione di dipendenza sia il modo di pensare alla cura e alla riabilitazione. Più che in passato, si riconosce oggi che la dipendenza ha ripercussioni sulla vita quotidiana, oltre che sulla psiche e sulle funzioni del corpo, richiedendo una nuova definizione dei percorsi terapeutici. In questa prospettiva diventa necessario, secondo gli autori, poter disporre di un modello, capace di rappresentare la condizione di dipendenza in tutte le sue manifestazioni e di sostenere la definizione di percorsi riabilitativi evidence based. Da un gruppo di ricerca, di cui fanno parte gli autori, è stata individuata, come fonte di riferimento, la Classificazione ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute) elaborata dall’OMS nel 2001.

Dipartimento Politiche Antidroga, Relazione Annuale al Parlamento 2017 sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, Dipartimento Politiche Antidroga, 2016, Roma, pp. 130
Questa relazione viene redatta annualmente con l’obiettivo di offrire un’istantanea della situazione delle droghe in Italia a partire dalle informazioni istituzionali più recenti. Il fenomeno viene descritto attraverso la lettura tanto del mercato, quanto delle varie dimensioni della domanda di sostanze stupefacenti, nonché delle risposte a livello nazionale in termini di prevenzione, cura e contrasto. In particolare la terza parte illustra l’organizzazione dei servizi pubblici e privati per il trattamento delle persone con dipendenza; la quarta parte è dedicata ai danni correlati al consumo di droghe (ricoveri, malattie infettive, incidenti, mortalità); la quinta parte descrive il contesto normativo e le attività di prevenzione. Conclude la relazione un’appendice su “Donna e dipendenza”. Nella relazione annuale 2016 vi era un approfondimento specifico sul gioco d’azzardo patologico.

07 c salute e societa - la sociologia della saluteA cura di Pietro Paolo Guzzo e Antonietta Fiorita, Il futuro dei servizi per le dipendenze tra consumi socialmente integrati e web society, in Salute e società, a. 15, n. 2 (2016), pp. 15-211
Nato dal costante impegno di studio e ricerca dell’Osservatorio delle Dipendenze dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, il volume si interroga sul senso e sulle possibilità di un nuovo sistema dei servizi di intervento per le dipendenze (vecchie e nuove) nell’odierna web society. Nelle due sezioni (saggi, esperienze) gli autori (medici, sociologi, giuristi, psicologi) analizzano da diverse angolazioni un ampio ventaglio di temi e possibili soluzioni, tra i quali: – i gruppi di auto-mutuo-aiuto come terapia del gioco d’azzardo; – la dipendenza da Internet; -la valutazione di alcuni modelli di intervento nel gambling.

A cura di Roberto Decidue, Romeo Brambilla, Fatti e cifre sulle dipendenze da sostanze e comportamenti in Piemonte. Bollettino 2015, Osservatorio Epidemiologico delle Dipendenze Regione Piemonte, Grugliasco (TO), 2016, pp. 82Il rapporto si articola nelle parti seguenti: Quadro di sintesi; Espad: consumi nella popolazione studentesca; Dipartimenti per le dipendenze: soggetti trattati; Carcere; Decessi per overdose; Ricoveri per abuso e dipendenze da sostanze; Dipartimenti per le dipendenze: personale; Enti accreditati e comunità pubbliche. Quest’anno, per la prima volta, troviamo tabelle sul dosaggio del metadone e della buprenorfina e sulla polidipendenza. Collocazione biblioteca: 70R11 

Paolo Jarre … [et. al.], Riduzione del danno: ambiti, servizi e prospettive, in MDD: Medicina delle Dipendenze, a. 5, n. 19 (set. 2015), pp. 5-63
Il presente è il secondo numero monografico della rivista dedicato alla riduzione del danno nel trattamento delle dipendenze. Vengono affrontati anche alcuni tipi di dipendenze che raramente vengono citate quando si parla di riduzione del danno: il gioco d’azzardo patologico, l’alcolismo, il tabagismo, la dipendenza da sesso. Oltre all’editoriale di Paolo Jarre (primario del Dipartimento delle dipendenze ASL3 della Regione Piemonte), segnaliamo, tra gli altri, i seguenti contributi: “Il gioco responsabile: principi generali e requisiti di minima” di Alex Blaszczynski e altri; “Sex work, sex addiction e riduzione del danno” di P. Covre.

Buhler_A_5Anneke Bühler, Johannes Thrul, Prevention of addictive behaviours. Updated and expanded edition of Prevention of substance abuse, EMCDDA, Lisbona, 2015, pp. 102
Questa pubblicazione è un aggiornamento di un testo pubblicato nel 2007 (vedi nostra collocazione 14329). Come per la versione precedente, si tratta della traduzione di uno studio tedesco che presenta una rassegna sullo stato dell’arte della prevenzione. Sebbene originariamente destinato a un pubblico tedesco, la sua portata, basata sull’evidenza, è globale. La rassegna è ampia nelle sue considerazioni e riguarda non solo il tema dell’abuso di droghe, ma anche di alcol e tabacco, come pure le dipendenze comportamentali come il gioco d’azzardo problematico. Tra più di 5000 risultati di ricerca sono stati selezionati 64 studi, incluse 17 meta-analisi e 38 rassegne sistematiche. Collocazione Biblioteca: 17326

A cura di Emmanuelle Bauchet … [et al.], Giovani e dipendenze: evoluzione dei comportamenti e degli approcci professionali, in La Salute umana, n. 253-254 (gen.-apr. 2015), pp. 21-54
Il consumo problematico di sostanze psicoattive è al centro delle preoccupazioni sulle dipendenze giovanili, nonostante ormai anche le dipendenze immateriali (da schermi, videogiochi) rappresentino un’emergenza non più differibile. Il contesto economico, culturale, tecnologico accelera i cambiamenti degli stili di vita e dunque gli usi degli adolescenti e gli atteggiamenti educativi delle famiglie. Per accompagnare, adattarsi e rispondere al meglio a questi cambiamenti, i professionisti hanno modificato le loro pratiche e ampliato la portata dei loro interventi. L’obiettivo del presente dossier è quello di illustrare i metodi e offrire testimonianze per meglio comprendere come i professionisti possono agire e collaborare per sostenere i giovani e le loro famiglie.

9788821440083Kenneth Paul Rosenberg, Laura Curtiss Feder, Dipendenze comportamentali. Criteri, evidenze, trattamento, Edra, 2015, Milano, pp. 396
Il testo illustra i criteri utilizzati per diagnosticare le dipendenze comportamentali, i dati di ricerca che le sostengono e i possibili trattamenti. Si tratta di una guida per comprendere le scelte operate nel DSM-5 rispetto alle dipendenze comportamentali e per orientarsi rispetto agli indirizzi futuri. Il DSM-5 ha infatti introdotto la categoria clinica chiamata “dipendenza comportamentale” (esplicitamente quella dal gioco d’azzardo, implicitamente le altre, fra cui il gioco online, l’uso di Internet, il cibo, l’attività sportiva, il sesso e lo shopping compulsivo), ponendo immediate esigenze di aggiornamento professionale per psicoterapeuti e psichiatri. Questo testo cerca di dare risposta alle domande seguenti: in cosa differisce una dipendenza comportamentale da un disturbo del controllo degli impulsi? Quali sono i criteri per determinare che alcuni comportamenti sono dipendenze? Che cosa comportano tali differenze in termini di trattamento efficace?
Collocazione Biblioteca: 17332

Alessandro Mantovani, Federica Azzalin, Matteo Fabbri, Dipendenze e modelli operativi dell’attaccamento, in Dal fare al dire, a. 24, n. 2 (2015), pp. 38-47
Secondo gli autori, l’esperienza familiare e sociale di ciascun individuo è determinante nella costruzione della personalità, un processo continuo tra apprendimenti volontari e involontari rispetto ai propri contesti di appartenenza. Questo articolo intende porre attenzione al problema delle dipendenze (con e senza sostanza) stimolando una riflessione sullo sviluppo del soggetto nella relazione a partire da un nodo fondamentale, quello della reciprocità, che si realizza nell’attaccamento. Questa riflessione tra attaccamento e dipendenze ha trovato ulteriore sviluppo in una ricerca che è stata condotta in provincia di Rovigo con 100 individui che condividono l’appartenenza a sistemi familiari con problemi di dipendenze.

www.mondadoristoreA cura di Raimondo Maria Pavarin, Daniele Virginio Corbetta, Dipendenze con e senza sostanze. Teoria, ricerca e modelli di intervento, Franco Angeli, Milano, 2015, pp. 192
L’obiettivo di questo volume è quello di aprire una panoramica sugli stili di vita dei giovani adulti, popolazione nella quale consumi problematici e dipendenze da sostanze (sostanze illegali, alcol, tabacco), dipendenze da comportamenti (gioco d’azzardo, shopping compulsivo, internet addiction), alimentazione e attività fisica si intrecciano e necessitano di essere trattati come elementi integrati nel vivere quotidiano. Il focus è rappresentato dai risultati che emergono da una ricerca multicentrica, condotta su un campione di giovani adulti di Bologna e Treviso e articolata su quattro aree tematiche (sostanze psicoattive, dipendenze senza sostanze, alimentazione e stili di vita), integrati dai contributi di studiosi ed operatori del settore. Nel suo insieme, il volume vuole fornire elementi innovativi ed indicazioni utili a chi si occupa di prevenzione, per dar vita a progetti che non siano più incentrati su singole problematiche, ma capaci di orientarsi sugli stili di vita complessivamente intesi della popolazione cui sono rivolti.
Collocazione Biblioteca: 17342

A cura di Loredana Varveri e Gioacchino Lavanco, Nuove dipendenze ed intervento di comunità, in Psicologia di Comunità, n. 1 (2014), vol. 10, pp. 13-90
La parte monografica di questo numero raccoglie i contributi seguenti: “Dal secolo del sesso al millennio delle addictions? Note su una “nuova sindrome”, di M. Croce; “Il disturbo da acquisto compulsivo: validazione di uno strumento di assessment”, di L. Varveri e S. Di Nuovo; “Overdose da gioco d’azzardo: analisi di profili e nodi critici”, di D. Capitanucci e G. Bellio; “Mobile addiction e prevenzione attraverso il gruppo dei pari”, di G. Lavanco, L. Varveri e C. Messina; “La dipendenza da videogiochi”, di F. Romano e M. Conti; “Cyberbullismo e video peer education”, di G. Lavanco, C. Novara e C. Amoroso.

relazione assolutaA cura di Maria Vittoria Crolle Santi, Giancarlo Pintus, La relazione assoluta. Psicologia della Gestalt e dipendenze patologiche, Aracne, Roma, 2014, pp. 413
Il testo si pone nell’attuale panorama editoriale italiano e internazionale come un contributo organico alla comprensione dell’addiction secondo il modello della Psicoterapia della Gestalt. Non si tratta di un manuale sulle dipendenze patologiche, ma di una riflessione teorica e clinica sul fenomeno dell’addiction in chiave gestaltica. Sono compresi contributi di autori che a diverso titolo e in diversi contesti si occupano di dipendenze. Con riguardo per l’attuale contesto postmoderno sono sviluppati i temi della intercorporeità, la fenomenologia del contatto, la dimensione del tempo vissuto e della relazione terapeutica, il rapporto con le neuroscienze e il significato relazionale del sintomo. (Testo disponibile in pdf- la fotocopiatura non è consentita).
Collocazione Biblioteca: W0420

A cura di Leopoldo Grosso e Francesca Rascazzo, Atlante delle dipendenze, Edizioni Gruppo Abele, 2014, Torino, pp. 687
Si segnala in particolare il capitolo III sulle dipendenze da comportamento.
Collocazione Biblioteca: 16737

A cura di Pietro Fausto D’Egidio e Alfio Lucchini, La società dipendente. Il sistema di competenze e responsabilità per comprendere, decidere e agire, Franco Angeli, Milano, 2014, pp. 122
Il volume raccoglie riflessioni, e in parte aspetti del dibattito, espresse dal V Congresso nazionale FeDerSerD, svoltosi a Roma nell’ottobre 2013. Parlare ancora di normalità e devianza, senso della prevenzione, tutela della salute e malattia, limiti alla cura, ha senso se vengono inseriti in una visone di cambiamento e di ricerca di nuovi paradigmi. Questo l’obiettivo del testo, che offre spazi di approfondimento in un momento veramente cruciale, sia per gli evidenti cambiamenti istituzionali e normativi, sia per le modifiche nell’organizzazione dei servizi, sia per la grave situazione economica, con conseguenti gravi tagli delle risorse dedicate.
Collocazione Biblioteca: 16822

9788891709820Alfio Lucchini, Droghe, comportamenti, dipendenze. Fenomeni norme protagonismo, Franco Angeli, 2014, Milano, pp. 298
Il consumo di sostanze e i comportamenti di addiction fanno ormai parte in modo strutturale della società contemporanea. Il volume definisce, contestualizza e analizza tematiche attuali, ma che spesso ancora sono ignorate, a partire dalla natura dei comportamenti di addiction e degli aspetti patologici delle dipendenze. Vengono proposti approfondimenti e descritti strumenti e pratiche di particolare valore e interesse di applicazione, con grande attenzione al gioco d’azzardo patologico e all’alcolismo, due tipi di dipendenza che sono all’origine di molteplici problematiche, anche sociali. Vasta e aggiornata è anche la rassegna normativa presentata, con le fonti di legge che regolano questo complesso settore, evidenziando lo sviluppo storico e il senso delle normative. Ampio e dettagliato, infine, il capitolo dedicato alle proposte di politiche di settore e al ruolo degli operatori del mondo delle dipendenze.
Collocazione Biblioteca: 17030

Roberto Pani, Astrid Sciuto, Le compulsioni psicopatologiche. Tra controllo degli impulsi e dipendenza, Franco Angeli, Milano, 2014, pp. 155
Gli studi internazionali affermano che le compulsioni sono in costante aumento nel mondo, e non solo tra le giovani generazioni. Si tratta di dipendenze psicologiche legate alla mancanza di controllo degli impulsi che nella loro coazione a ripetere, intensa e costante, diventano patologiche nel comportamento e nell’interiorità delle persone che le praticano. Le compulsioni di nuova generazione si sono fatte sentire prima nel Nord Europa, con i disturbi alimentari. Le vecchie compulsioni sono invece ringiovanite, come ad esempio il gioco d’azzardo, riproposto con varie modalità in vari luoghi. La piromania, la cleptomania, l’autolesionismo e oggi le compulsioni (e non le ossessioni) sono aumentate in varie forme in modo esteso, diventando sempre più numerose. Il volume intende offrire una panoramica delle compulsioni psicopatologiche, utile non solo per gli addetti ai lavori – psichiatri, psicologi clinici, psicoanalisti – ma anche per gli studenti che si avvicinano a queste tematiche.
Collocazione Biblioteca: 16824

Dipendenza da gioco

Si veda anche la bibliografia “Il gioco d’azzardo e il trattamento

DTQAdoaWAAA9p88Onofrio Casciani, … [et al.], Gioco d’azzardo e psicoterapia, in Psicobiettivo, a. 37, n. 3 (dic. 2017), pp. 21-178
Questo numero è dedicato alla psicoterapia del disturbo da gioco d’azzardo (DGA), un fenomeno in costante crescita e di significativa complessità, qui affrontato dal punto di vista di diversi approcci e modelli psicoterapeutici: la terapia cognitivo-comportamentale (Onofrio Casciani e Ornella De Luca), l’approccio psicanalitico (Giuseppe Zanda); il coinvolgimento della famiglia nel percorso terapeutico (Rolando De Luca, Susanna Petri), l’approccio junghiano e la narrazione autobiografica (Valerio Colangeli). Nella monografia troviamo un intervento di Luigi Cancrini, “Una tossicomania senza farmaci” (2000),che, a partire da un romanzo di Dostoevskij, analizza il fenomeno del gioco d’azzardo patologico con molteplici chiavi di lettura: individuale, familiare e sociale. Vengono poi presentati e commentati alcuni casi clinici. Infine Fabio Presti e Silvia Ventriglia passano in rassegna i recenti contributi al trattamento delle dipendenze patologiche basati sugli approcci terapeutici della mindfullness e dell’EMDR.

 Paolo Jarre, L’ intesa Stato-Regioni sul gioco d’azzardo di stato. Tutto a posto e niente in ordine, in Dal fare al dire, a. 26, n.3 (2017), pp. 8-12
L’articolo propone un esame critico del Decreto Legge in via di approvazione sul gioco d’azzardo di Stato. Il documento, sulla falsa riga dell’intesa Stato – Regioni si propone di garantire i migliori livelli di tutela della salute e di prevenire il rischio di accesso al gioco da parte dei minori. L’autore, medico, psicoterapeuta e Direttore del Dipartimento di Psicologia delle dipendenze dell’ASL TO3, analizza le singole proposte e il loro ipotetico impatto, avanzando a sua volta delle proposte, soprattutto sul reperimento di risorse da dedicare alla prevenzione e alla cura del gioco d’azzardo patologico (GAP).

Edoardo Cozzolino, Gianmaria Zita, Approcci clinici al disturbo da gioco d’azzardo, in Mission, a. 13, n. 48 (set. 2017), pp. 58-65
Gli autori, rispettivamente medico internista e psichiatra, riportano alcuni dati sull’epidemiologia, la diagnosi, la comorbilità psichiatrica e le strategie farmacologiche riguardanti il gioco d’azzardo patologico. Inoltre presentano l’approccio metodologico e clinico adottato presso il servizio per le dipendenze Ser.T. 1 di Milano ed evidenziano la necessità di un aggiornamento delle indicazioni cliniche per affrontare e trattare questo disturbo e di una riorganizzazione nella gestione dei trattamenti.

minori-e-giustiziaClaudia Durso, Baby slot: la nuova frontiera delle dipendenze, in Minorigiustizia, n. 4 (2016), pp. 230-235
Questo articolo prende in esame il problema dell’utilizzo delle sale giochi presenti nei luoghi pubblici da parte di bambini e adolescenti in età sempre più precoce. Viene presa in esame la normativa giuridica e i rischi psicologici e neurologici di fenomeni di dipendenza in soggetti molto giovani

Daniela Capitanucci, Un coordinamento contro l’overdose da gioco d’azzardo, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 47, n. 4 (2017), pp. 34-38
Il Coordinamento contro l’Overdose da Gioco d’Azzardo è nato nel 2011 come rete di Enti locali e Uffici di Piano di Zona per elaborare e proporre sinergie operative condividendo best practice. In particolare si fa riferimento a due progetti che hanno consentito di realizzare “Azioni no slot”.

Alberto Grossi, 17 milioni di italiani giocano d’azzardo, in gli asini, a. 7, n. 42-43 (ago.-set. 2017), pp. 18-21
L’articolo fornisce alcuni dati sul gioco d’azzardo in Italia (terzo paese europeo per numero di giocatori e per soldi spesi), descrive le misure contraddittorie prese dallo Stato nelle sue diverse articolazioni per arginare e al contempo favorire il gioco, informa su alcune iniziative della politica e della società civile. L’autore denuncia il costo sociale ed economico del gioco d’azzardo, una specie di tassa sociale che favorisce soltanto la criminalità, e vede una speranza di cambiamento nel crescente numero di volontari impegnati sul fronte dell’informazione e della sensibilizzazione riguardo a questi temi, nella cura delle persone e nel sostegno alle loro famiglie.

Roberta Biolcati, Alessio Plona, Gratta e vinci e slot machine. Uno studio esplorativo su donne e profili di consumo, in Psicologia della Salute, n. 2 (2017), pp. 143-159
Vengono riferiti i risultati di una ricerca su donne dedite al gioco d’azzardo. Si rileva una differenza rispetto agli uomini con una preferenza per il gratta e vinci. Si osserva, inoltre, in queste donne, una insoddisfazione nei confronti della vita familiare.

9788891621566_0_0_0_75Mauro Croce, Fabrizio Arrigoni, Gratta e perdi. Anziani, fragilità e gioco d’azzardo, Maggioli, Santarcangelo di Romagna, 2017, pp. 124
L’“industria” del gioco d’azzardo si regge interamente su una particolare domanda di consumo: un consumo di illusioni, emozioni, eccitazioni e tensione. Gli over 65 hanno acquisito un rilievo sempre maggiore, soprattutto sotto il profilo economico. Le loro illusioni da alimentare, il loro bagaglio emotivo da risvegliare e la loro eccitazione da sostenere costituiscono un’area di mercato (e di prelievo) appetibile e non trascurabile. Il testo, analiticamente molto preciso, mette in evidenza i molteplici aspetti che intrecciano l’azzardo con la terza e quarta età, sgombrando il campo da numerosi equivoci e cliché fuorvianti; ha il coraggio di una denuncia e allo stesso tempo compie lo sforzo di delineare prospettive di prevenzione. Sul tema anziani e gambling si veda anche l’articolo di Annalisa Pistuddi … [et al.], Anziani e gioco d’azzardo: una ricerca su consapevolezza, abitudini e rischi tra gli over 65 anni con il Senior Problem Gambling Questionnaire (SPGQ), in Mission, a. 13, n. 48 (set. 2017), pp. 8-16
Collocazione Biblioteca: 17942

Alessandro Vegliach, Giulia Generoso Quartarone, “Ingranaggi familiari”: una co-progettazione tra regione, azienda sanitaria e associazionismo dedicata ai familiari dei giocatori d’azzardo patologici, in Mission, a. 13, n.47 (mar. 2017), pp. 65-69
La Regione Friuli Venezia Giulia, attraverso i suoi Dipartimenti per le Dipendenze, ha finanziato un bando di co-progettazione in tema di prevenzione e cura delle problematiche correlate al gambling. Al bando possono partecipare privati cittadini, associazioni, privato sociale. L’articolo relaziona sull’esperienza delle associazioni Hyperion e AsTrA, vincitrici del bando per il 2016 con un progetto intitolato “Ingranaggi per il cambio”. Accanto all’approccio terapeutico medico-psicologico, gli autori ritengono importante nel trattamento di tale patologia la formazione di gruppi di auto-aiuto a cui partecipino anche le famiglie.

downloadA cura di Claudio Forleo e Giulia Migneco, Lose for life. Come salvare un paese in overdose da gioco d’azzardo, Altreconomia, Milano, 2017, pp. 192
Il gioco d’azzardo in Italia è un business da quasi 100 miliardi l’anno per migliaia di imprese e lavoratori, che provoca danni inenarrabili alla società dal punto di vista sanitario, economico e sociale: dietro il caleidoscopio di slot machine e lotterie si nasconde l’inferno delle dipendenze patologiche, la perdita del lavoro e della dignità, la rovina di intere famiglie. Questo testo, scritto da due giornalisti, presenta in appendice una serie di dati riferiti al 2016 e, grazie al contributo di alcuni tra i maggiori esperti del settore, spiega in modo semplice e concreto che cos’è veramente il gioco d’azzardo e cosa si può fare per promuovere efficaci politiche di prevenzione (e plasmare un nuovo approccio culturale), a partire dai territori e dalle esperienze locali. Prende il titolo da “Lose for life” , un progetto di Avviso Pubblico, associazione nazionale degli Enti Locali e delle Regioni per la formazione civile contro le mafie, con il Master in “Analisi prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione” dell’Università di Pisa.
Collocazione Biblioteca: 17942

Graziano Bellio, Amelia Fiorin, Il Modello di Valutazione Diagnostica dell’Ambulatorio per il Gioco d’Azzardo Patologico di Castelfranco Veneto, Dipartimento per le dipendenze di Castelfranco Veneto (TV), Castelfranco Veneto (TV), 2017, pp. 36
Il disturbo da gioco d’azzardo è attualmente considerato una forma di dipendenza comportamentale, l’unica inclusa tra i disturbi mentali nella quinta edizione del DSM-5. Questo report illustra i principi teorici e la pratica di assessment in uso presso l’ambulatorio per il gioco d’azzardo problematico di Castelfranco Veneto. Il metodo interpretativo di Blaszczynski e Nower tenta una sintesi di fattori biologici, psicologici e sociali per giungere a determinare tre possibili percorsi patogenetici in grado di portare un soggetto alla condizione di gioco patologico. Partendo da questo metodo e dal modello di intervento integrato, multimodale e multi professionale, tipico dei servizi pubblici per le dipendenze, si è costruita una metodologia di lavoro con i giocatori patologici, incardinata su un processo di valutazione diagnostica routinario e complesso. In questa ricerca viene discussa la metodologia del processo di valutazione diagnostica; sono illustrati gli strumenti di assessment utilizzati e vengono presentati i dati elaborati dei punteggi totali e delle sottoscale ottenuti a partire dal database dei pazienti pervenuti all’ambulatorio GAP; infine viene dimostrata l’utilità del modello di assessment al fine di classificare i giocatori in modo coerente con il modello patogenetico.

9788895425108A cura di Mauro Croce, Paolo Jarre, Il disturbo da gioco d’azzardo, un problema di salute pubblica. Indicazioni per la comprensione e per l’intervento, Publiedit, Cuneo, 2017, pp. 257
Il libro offre un quadro aggiornato e completo che contestualizza il tema del gioco d’azzardo e aiuta il lettore a comprendere il fenomeno nel suo insieme, grazie a numerosi contributi rappresentativi di competenze diverse e complementari, alla luce dei più recenti sviluppi a livello internazionale dell’elaborazione teorica e della pratica sul campo. Sono esposte in modo chiaro ed esaustivo le diverse casistiche proposte (anche in relazione ai modelli possibili di cura) senza pretendere di arrivare a certezze assolute e soluzioni valide per tutti i casi. Anzi, propone agli operatori di sperimentare a loro volta, di aprirsi alle diverse possibilità e alle diverse interpretazioni. Questo volume si rivolge prima di tutto a chi ha a che fare quotidianamente con il gioco d’azzardo e le sue conseguenze, in quanto problema di salute pubblica che richiede l’intervento delle istituzioni e degli specialisti, per contenere i danni agli stessi giocatori e a coloro che li circondano, ma anche agli studenti e a coloro che vogliono approfondire la conoscenza sull’argomento. In appendice troviamo anche una mappa dei servizi in Italia e la descrizione di un nuovo strumento per l’assessment, il Gambling Pathways Questionaire (GPQ).
Collocazione Biblioteca: 17930

Anna Zenarolla, Conformismo, inconsapevolezza e desiderio di denaro in adolescenza: riflessioni a partire dai risultati di una ricerca partecipata sul rapporto tra adolescenti e gioco d’azzardo, in Studi di Sociologia, a. 55, n. 3 (lug.-set. 2017), pp. 281-296
Nell’articolo viene esposta una ricerca condotta su 1936 ragazzi di età compresa fra 14 e 19 anni nella provincia di Udine riguardo il gioco d’azzardo anche su internet. Sono stati osservati: comportamenti problematici e patologici, persistenza nel tempo, attività solitaria che limita la socializzazione, concezione distorta di norme e divieti, presenza di comportamenti passivi, percezione distorta del denaro e facili illusioni di successo, chiusura delle prospettive rivolte al futuro. Anna Zenarolla lavora all’Università di Padova.

RIGSPer Binde, Gambling-related embezzlement in the workplace: a qualitative study, in International Gambling Studies, n. 3 (dic. 2016), vol. 16, pp. 391-407
Questa ricerca studia l’appropriazione indebita di denaro sul luogo di lavoro correlata al gioco d’azzardo, un aspetto del gioco problematico che può gravemente danneggiare il giocatore, altre persone significative e il datore di lavoro. L’appropriazione indebita correlata al gioco d’azzardo procede spesso secondo una caratteristica sequenza modellata da processi specifici in cui i pensieri e le emozioni del giocatore interagiscono sistematicamente con le perdite monetarie causate dal gioco d’azzardo e con l’opportunità concreta di rubare denaro sul luogo di lavoro. In questo studio la teoria criminologica dei reati economici si è utilmente integrata con le teorie psicologiche del gioco d’azzardo problematico. Si conclude che una prospettiva processuale, oltre alla considerazione di fattori psicologici e ambientali, è preziosa per comprendere la progressione verso il gioco d’azzardo problematico grave.

A cura di Roberto Decidue, Romeo Brambilla, Fatti e cifre sulle dipendenze da sostanze e comportamenti in Piemonte. Bollettino 2015, Osservatorio Epidemiologico delle Dipendenze Regione Piemonte, Grugliasco (TO), 2016, pp. 82
Il rapporto si articola nelle parti seguenti: Quadro di sintesi; Espad: consumi nella popolazione studentesca; Dipartimenti per le dipendenze: soggetti trattati; Carcere; Decessi per overdose; Ricoveri per abuso e dipendenze da sostanze; Dipartimenti per le dipendenze: personale; Enti accreditati e comunità pubbliche. Quest’anno, per la prima volta, troviamo tabelle sul dosaggio del metadone e della buprenorfina e sulla polidipendenza.
Collocazioni Biblioteca: 70R11

Esther C. L. Goh … [et al.], The Family exclusion order as a harm-minimisation measure for casino gambling: the case of Singapore, in International Gambling Studies, n. 3 (dic. 2016), vol. 16, pp. 373-390
Singapore è una delle prime giurisdizioni del mondo che ha attuato un modello di minimizzazione del danno basato sull’esclusione richiesta da terzi e conosciuto come Family Exclusion Order (FEO) (Ordine Familiare di Esclusione). A differenza di altre forme di esclusione coinvolgenti terzi praticate in altri paesi, a Singapore i familiari possono richiedere un FEO per impedire a un giocatore di entrare nei casinò, se la famiglia ha avuto danni causati dal suo gioco d’azzardo. In questo studio sono stati scelti come campione 105 richiedenti fra quelli che sono riusciti ad avere un FEO in un periodo di cinque anni. Usando un approccio qualitativo, questo studio cerca di illuminare le complesse vicende vissute dai familiari, che li hanno spinti a richiedere il FEO.

Stéphanie Baggio … [et al.], Co-morbidity of gambling and Internet use among Internet and land-based gamblers: classic and network approaches, in International Gambling Studies, n. 3 (dic. 2016), vol. 16, pp. 500-517
Questo studio ha indagato la concomitanza del gioco d’azzardo e dell’ uso problematico di internet (Problematic Internet Use = PIU) negli adolescenti che giocano su internet o nei luoghi di gioco, con una metodologia innovativa che permette di verificare come si associano molteplici disturbi, mostrando la sovrapposizione e le centralità dei sintomi. Questa metodologia è sembrata una strada promettente per una migliore comprensione dei fenomeni di dipendenza, ma non dovrebbe sostituire l’approccio classico, che ha mostrato accresciuti livelli di comportamenti dipendenti nei giocatori su internet.

bc02866eb3f0bdf9cd00e8b96f6d2431Anna Paola Lacatena, Paola Monopoli e Vincenza Ariano, Donne e gioco d’azzardo, in Studi Zancan, n. 5 (set.-ott. 2016) – on line, pp. 37-47
Dai dati raccolti dall’Unità di Strada Metroland del Dipartimento dipendenze patologiche e dalla somministrazione random del test “Canadian Problem Gambling Index” sulla popolazione giovanile di Taranto (516 soggetti) è emersa una significativa presenza di giocatrici donne. Il contributo intende riflettere se i servizi e gli operatori siano in grado di rispondere alla necessità di interventi mirati all’universo donna.

Mark van der Maas, Problem gambling, anxiety and poverty: an examination of the relationship between poor mental health and gambling problems across socio-economic status, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2016), pp. 281-295
Questo studio mostra che il contesto sociale ha un’influenza importante sulla presunta relazione fra la psicopatologia e i problemi di gioco, che è sottovalutata dall’ attuale ricerca sul gioco problematico. Vista la responsabilità dei fornitori dei giochi e dei legislatori, si effettua un dibattito sulla necessità di una maggiore inclusione del contesto socio-economico quando si fanno supposizioni sui collegamenti fra gioco problematico e disturbi psichiatrici. Lo studio esamina i problemi relativi al gioco in un campione rappresentativo di adulti canadesi usando il 2008 Canadian Community Health Survey (Indagine 2008 sulla salute della comunità canadese).

Yura Loscalzo, … [et al.], Pubblicità e gioco d’azzardo. Uno studio correlazionale su studenti italiani, in Counseling, n. 2 (giu. 2016) – on line, pp. 6
Questa ricerca ha come obiettivo quello di indagare le relazioni tra l’esposizione alle pubblicità sul gioco d’azzardo, gli atteggiamenti sia verso i giochi che verso le pubblicità dei giochi, e l’intenzione di giocare d’azzardo. Sono stati analizzati, in un campione di studenti universitari italiani: tre tipi di gioco: poker, lotterie nazionali e scommesse sportive. I risultati evidenziano che un atteggiamento più positivo verso le pubblicità e i giochi correla con una maggiore intenzione di giocare d’azzardo. I risultati suggeriscono di realizzare ulteriori studi per raccogliere evidenze scientifiche da utilizzare a scopo preventivo in termini di intervento.

www.mondadoristoreA cura di Alfio Lucchini, Il d’azzardo patologico. Esperienze cliniche, strategie operative e valutazione degli interventi territoriali, Franco Angeli, Milano, 2016, pp. 264
Il volume affronta il tema del gioco d’azzardo patologico sotto vari aspetti: vengono aggiornate le conoscenze scientifiche sulla natura del gioco e le caratteristiche che lo possono rendere una patologia (disturbo da gioco d’azzado patologico – GAP); vengono proposti modelli di intervento di sensibilizzazione, prevenzione, formazione che vedono nel territorio la risorsa e il luogo di azione e vengono descritte esperienze e riflessioni di presa in carico e cura delle persone malate di GAP.
Collocazione Biblioteca : 17683

Marco Dari Mattiacci, La dea bendata. Viaggio nella società dell’azzardo, Ecra, Roma, 2015, pp. 79
L’autore, giornalista pubblicista attento ai temi sociali, fornisce nel volume informazioni e dati sul fenomeno del gioco d’azzardo in Italia toccandone diversi aspetti: le caratteristiche del giocatore patologico con il racconto delle esperienze personali di alcuni giocatori, il ritorno economico per lo Stato, il giro d’affari illegale, le reazioni delle amministrazioni locali e della società civile. Collocazione Biblioteca: 17530

A cura di Edvige Mancinelli, Gioco, gioco d’azzardo, gioco d’azzardo patologico. Dossier, in La Salute umana, n. 261 (mag.-giu. 2016), pp. 11-40
L’autrice propone un approfondimento sul gioco d’azzardo e gioco d’azzardo patologico (GAP), recente problema della sanità pubblica. Ne viene proposto uno sguardo d’insieme: significati, dati, normativa, ipotesi di lavoro. Osservare il gioco d’azzardo in una prospettiva di sanità pubblica impone di creare consapevolezza tra i professionisti della salute, esaminare la salute della popolazione e i comportamenti a rischio e di dipendenza, comprendere a fondo le modalità attraverso le quali il gioco colpisce individui, famiglie e comunità, e infine, rafforzare le politiche intersettoriali di tutela della salute della popolazione come dichiarato nella Carta di Ottawa al fine di ridurre al minimo anche gli impatti negativi del gioco d’azzardo.

A cura di Stefano Angeli, Position paper di FeDerSerD sul gioco d’azzardo, in Mission, a. 12, n. 44 (set. 2015), pp. 3-5
Nel breve testo vengono fatte riflessioni sulla necessità di coordinare interventi di enti locali e servizi delle dipendenze per fronteggiare il fenomeno del gioco d’azzardo, inteso come malattia, con tutte le implicazioni che questa associazione solleva. Si auspica, quindi, un potenziamento delle collaborazioni e delle sinergie di programmazione, ricerca, regolazione tra Stato, imprese, enti di ricerca, portatori di interessi della società civile e consumatori, al fine di individuare le migliori e più efficaci strategie per la salvaguardia della salute e degli equilibri sociali della comunità.

cop1509Anna Paola Lacatena, Il grande buio. Riflessioni socio-antropologiche sul gioco d’azzardo, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 45, n. 3.2 (set. 2015), pp. 20-23
Il contributo intende promuovere una riflessione sulla forte presenza della criminalità organizzata nella gestione del gioco d’azzardo (legale e illegale) e sulla capacità di fare cassa e, dunque, sulla funzione economica dello stesso per gli Stati. Dopo un excursus storico tra legalizzazione e proibizionismo, viene analizzato il mercato legale in Italia, i rapporti tra lo Stato e le concessionarie, le modalità dei guadagni della criminalità.

Terry-Lynn Mackay … [et al.], Knowledge translation in gambling research: a scoping review, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2015), vol. 15, pp. 179-195
Questo studio fornisce un esame dello stato attuale delle trasmissione di conoscenza nella letteratura sul gioco d’azzardo e offre raccomandazioni per gli indirizzi futuri. Nella letteratura sul gioco d’azzardo la conoscenza mirata all’azione si trova principalmente nelle seguenti aree: costruzione di consenso fra le parti interessate (es. istituendo le migliori pratiche); trasmissione di informazioni da discipline collegate (es. il campo delle dipendenze); collaborazione o co-progettazione con utenti finali (es. giocatori con disturbi); e lo sviluppo di strumenti e tattiche per assistere i giocatori. Vengono fornite raccomandazioni per far avanzare la trasmissione di conoscenza nel campo del gioco d’azzardo, e per l’applicazione di efficaci strategie di trasmissione di conoscenza provenienti dall’area della salute mentale.

Anna Bussu, Claudio Detotto, The bidirectional relationship between gambling and addictive substances, International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2015), vol. 15, pp. 285-308
Questo studio intende analizzare la concomitanza dell’attività di gioco d’azzardo e il consumo di sostanze che danno dipendenza, quali tabacco, alcol e droghe. Usando un campione di 709 giocatori d’azzardo della Sardegna, si propone un approccio probit multivariato, in quanto consente lo studio simultaneo del grado di correlazione esistente fra il consumo di diverse sostanze. I risultati documentano che, da un lato, scommettere una quantità maggiore di denaro porta ad aumentare il fumo di tabacco durante la partita e, dall’altro lato, la simultanea concomitanza di fumo, alcol e droghe fa aumentare la probabilità di un maggiore coinvolgimento nell’attività di gioco. Secondo gli autori, conoscere gli effetti del positivo rafforzamento appartenenti alle sostanze che danno dipendenza è il primo passo verso la realizzazione della prevenzione e di modalità di trattamento più efficaci per giocatori problematici/patologici. Uno studio analogo svolto negli Stati Uniti: Grace M. Barnes … [et al.], Gambling and substance use: co-occurrence among adults in a recent general population study in the United States, in International Gambling Studies, n. 1 (apr. 2015), vol. 15, pp. 55-71

bc02866eb3f0bdf9cd00e8b96f6d2431Raffaele Bianchetti, Imputabilità penale e disturbo da gioco d’azzardo: quali indicazioni dalla giurisprudenza italiana, in Mission, a. 12, n. 43 (giu. 2015), pp. 9-14
Questo saggio, analizza il delicato tema del gambling in relazione al concetto di imputabilità. Attraverso l’esame delle azioni giudiziarie, questo articolo mostra “come” questo disturbo sia stato considerato dai diversi organi giudiziari: praticamente, se si è considerata una malattia con le caratteristiche di infermità e quindi se, in relazione al tipo di reato commesso, l’imputato sia stato valutato incapace di intendere e volere nel momento in cui è stato commesso il reato. L’autore è avvocato, docente di Criminologia e Criminalistica all’Università degli Studi di Milano e giudice esperto presso il Tribunale di Sorveglianza di Milano.

Ioannis Anifantakis, Arianna Borsacchi, Ilaria Londi, Il Campo dei miracoli: la peer education nella prevenzione del gioco d’azzardo, in Alcologia, n. 22 (apr. 2015), pp. 29-33
L’articolo descrive un progetto innovativo sia per il tema trattato che per la modalità impiegata, la Peer Education, realizzato in due grandi istituti superiori di Prato. Si tratta di un percorso di prevenzione e presa di consapevolezza riguardante il gioco d’azzardo, che sta sempre più prendendo piede tra i giovani e le famiglie, anche a causa della crisi economica e della ricerca di facili guadagni.

Annie-Claude Savard, Joel Tremblay, Daniel Turcotte, Problem gambling among adolescents: toward a social and interactionist reading, in International Gambling Studies, n. 1 (apr. 2015), vol. 15, pp. 39-54
Due aspetti distinguono gli approcci usati per concettualizzare il gioco d’azzardo problematico nell’adolescenza. Il primo aspetto riguarda il tipo di variabili coinvolte nella concettualizzazione del fenomeno: la maggioranza degli approcci integrano variabili di natura individuale nella loro costruzione e danno poca considerazione alle variabili di tipo sociale. Il secondo aspetto riguarda la distinzione fra determinismo e interazionismo. Molti approcci sembrano seguire una linea deterministica di pensiero e pochi considerano le persone come attori sociali che interagiscono nel loro ambiente. Di conseguenza, questo articolo intende preparare il terreno concettuale per studi successivi che adottino un approccio più sociologico e interattivo.

Daniela Capitanucci, Un ambulatorio specialistico sperimentale per il gioco d’azzardo patologico, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 45, n. 1 (inverno 2015), pp. 11-16
L’autrice, psicologa e psicoterapeuta, descrive un progetto di ambulatorio il cui pubblico destinatario erano sia i giocatori d’azzardo patologici che i loro famigliari, considerati “utenti” a pieno titolo in quanto portatori di bisogni propri, correlati all’azzardopatia dei congiunti. Il progetto mirava a: impostare un preciso modello di intervento, creando un’équipe multidisciplinare atta a formulare progetti individualizzati per ciascun utente/famiglia; fornire pacchetti di prestazioni differenziate a seconda della gravità presentata dai pazienti; sperimentare un’unità di offerta specialistica monotematica pluridisciplinare integrata.

9788861534148_0_0_1396_75A cura di Cristina Bertogna e Rodolfo Picciulin, L’azzardo del gioco. Riflessioni sulle ludopatie, La meridiana, 2014, Molfetta (Bari), pp. 140
Per i giocatori d’azzardo il tavolo da gioco diventa un elemento concreto intorno a cui ruota la loro esistenza, come la pallina della roulette. Attraverso il gioco l’uomo realizza una presa di distanza dalla propria vita: “gioca” il lavoro, “gioca” l’amore, “gioca” la lotta e in questo modo si autorappresenta. Nella patologia del gioco si viene a perdere questa distanza e, con essa, anche la capacità di avere un’immagine di sé stessi diversa dal giocatore attaccato al tavolo da gioco o alle slot machine. Questo testo, incrociando letture e competenze diversificate, offre uno sguardo psicoterapeutico completo sulle ludopatie. La postfazione è di Luigi Cancrini.
Collocazione Biblioteca: 16926

Servane Barrault, Aurélie Untans, Isabella Varescon, Special features of poker, in International Gambling Studies, n. 3 (dic. 2014), vol. 14, pp. 492-504
Il poker è ora uno dei tipi più popolari di gioco d’azzardo online, principalmente a causa delle sue particolari caratteristiche strutturali. Questo studio si propone di indagare le rappresentazioni da parte dei regolari giocatori di poker delle caratteristiche speciali di questo gioco, unitamente ai loro probabili collegamenti con il “tilt” (cioè la perdita di controllo durante il gioco) e il gioco d’azzardo problematico. Ventitré giocatori regolari di poker reclutati online hanno preso parte a una intervista i cui argomenti principali erano: fortuna contro abilità, sensazioni ed emozioni collegate al poker, scoperta del poker, tilt, differenze fra gioco online e dal vivo e rischi di coinvolgimento eccessivo nel poker.

PEDAGOGIKA_IT_XVIII_4_COVER-uai-516x729Eugenio Rossi, Il paradosso del gioco d’azzardo, in Pedagogika.it, a. 18, n. 4 (ott.- dic. 2014), pp. 68-72
L’autore, docente di Sociologia all’Università di Milano Bicocca, si interroga sul momento in cui il gioco d’azzardo da attività di svago diventa malattia e dipendenza, in quali istanti dell’esistenza il gioco compulsivo si riconosce socialmente e i giocatori realizzano il loro bisogno di cura. L’impoverimento e la sofferenza dei famigliari sembrano essere i fattori determinanti che innescano il riconoscimento sociale e individuale della ludopatia.

Maurizio Fea, Gioca Responsabile help line e sito web: bilancio di quattro anni di attività, in Sicurezza e scienze sociali, a. 2, n. 3 (ott.-dic. 2014), pp. 146-155
L’articolo descrive le caratteristiche dei giocatori d’azzardo patologici e dei loro famigliari che hanno preso contatto con il servizio Gioca Responsabile. Analizza poi i risultati di quattro anni di attività dell’help-line e del sito web per il sostegno agli affetti da gambling patologico e ai loro famigliari, suggerendo anche terapie cognitivo comportamentali.

Kahil S. Philander, Terry-Lynn MacKay, Online gambling participation and problem gambling severity: is there a causal relationship?, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2014), vol. 14, pp. 214-227
Studi sul gioco d’azzardo su Internet hanno costantemente rilevato che i giocatori online hanno maggiori probabilità di manifestare un comportamento disturbato rispetto a quelli offline. Tuttavia pochi ricercatori hanno accertato se esiste un valido motivo causale a supporto di questa tesi o se questa relazione sia legata ad una o più variabili mancanti. Nel presente lavoro, utilizzando un metodo con dati secondari che corregge la potenziale distorsione da variabili omesse, viene rilevato che la partecipazione al gioco d’azzardo online dello scorso anno è collegata a una diminuzione della gravità del gioco problematico, il che rappresenta l’opposto della posizione diffusa nella letteratura corrente.

Leopoldo Grosso, Monica Reynaudo, Francesca Rascazzo, L’azzardo non è un gioco. Gioco d’azzardo legale e rischio dipendenza tra le persone over 65 incontrate da Auser, Gruppo Abele – Auser – Libera, 2014, pp. 64
L’Auser, in quanto associazione impegnata in favore delle persone anziane, ha promosso la ricerca, intitolata “L’azzardo non è un gioco” in collaborazione con il Gruppo Abele per colmare un vuoto di informazione e offrire un fondamento analitico a tutti coloro che nelle associazioni, negli enti locali, in parlamento e nel sindacato si battono per arginare il proliferare incontrollato del gioco d’azzardo. Si tratta di una ricerca-intervento, che ha permesso ai volontari dell’Auser di avvicinare e coinvolgere anche in esperienze di auto mutuo aiuto molti anziani a rischio di dipendenza da gioco d’azzardo. Nel documento, presentato a Torino il 3 marzo 2014, vengono analizzati i risultati dei questionari (864 quelli considerati validi), tenendo conto delle differenze di regione, età, sesso, reddito, famiglia, ecc.
Collocazione Biblioteca: H2302

Gioco-Malato-marino-arrigone(1)Marzio Marino, Carlo Arrigone, GAP Il gioco malato. Inquadramento teorico, funzionamento generale, approcci, terapia, prevenzione, dati epidemiologico, normativa, Odon, Milano, 2014, pp. 184
Il GAP, come altri tipi di disturbi psicologici, è molto pervasivo nella quotidianità del soggetto coinvolto e tende a compromettere, oltre alla vita personale e familiare del giocatore, anche l’ambito lavorativo nonché lo stato psico-fisico generale. Inoltre molto spesso il momento del gioco viene associato all’abuso di sostanze e alcolici, che tendono ad amplificare la dipendenza diminuendo la capacità di controllo e raziocinio della persona e aumentando l’impulsività e le condotte pericolose. Il libro ha lo scopo di fare luce sul fenomeno del gioco d’azzardo patologico, tentando di mantenere un atteggiamento critico distaccato, avvalendosi dei dati e delle ricerche scientifiche più recenti.
Collocazione Biblioteca: 16831

A cura di Graziano Bellio e Mauro Croce, Manuale sul gioco d’azzardo. Diagnosi, valutazione e trattamenti, Franco Angeli, Milano, 2014, pp. 411
Il volume intende porsi quale strumento di consultazione e di lavoro per operatori dei servizi sanitari, terapeuti liberi professionisti, e anche per gli operatori sociali impegnati nelle comunità terapeutiche, cooperative e associazioni di volontariato che si trovano a fronteggiare i vari problemi che il gioco d’azzardo può presentare. La questione della diagnosi, l’assessment multidimensionale, la gestione della comorbilità, l’individuazione e la gestione del trattamento idoneo, il lavoro con le famiglie, i trattamenti residenziali, sono alcuni dei temi che vengono approfonditi avvalendosi del contributo di molti tra i maggiori esperti di differenti discipline, scuole teoriche e contesti di appartenenza. Vengono altresì discusse alcune specificità del gioco d’azzardo, come per esempio il gioco al femminile, i giovani, gli intrecci con internet o con altre dipendenze.
Collocazione Biblioteca: 16900

Dipendenza affettiva

9788891712936Nicola Ghezzani, L’amore impossibile. Affrontare la dipendenza affettiva maschile e femminile, Franco Angeli, Milano, 2015, pp. 174
La dipendenza affettiva, quella strana miscela di amore, sofferenza e conflitto che caratterizza la vita sentimentale di molti individui e molte coppie, continua ad essere il disturbo dell’affettività più diffuso dell’epoca contemporanea, del quale soffrono sia le donne sia gli uomini. Questo libro spiega la natura del disturbo, in tutte le sue declinazioni, e rende giustizia al dolore di donne e uomini, accomunati da una forma speculare o complementare di patologia. Il decorso che va dalla servitù d’amore all’annichilimento dell’autostima fino al conflitto, alla rivendicazione, alla violenza distruttiva e autodistruttiva viene descritto nel libro con perizia clinica e con profonda umanità. Casi clinici si alternano a esempi tratti dalla letteratura di ogni tempo, accompagnando lo sviluppo dei passaggi teorici. Il nuovo modello teorico-clinico approntato da Nicola Ghezzani – la Psicologia dialettica – spiega con chiarezza le varie fasi del disturbo e mostra per quali vie esso possa essere risolto, restituendo ai pazienti la possibilità del vero amore e di una esistenza rinnovata.
Collocazione Biblioteca: 17198

Annalisa Pistuddi, Reati, affetti, emozioni, impulsi di vita e di morte che iniziano dall’età evolutiva. Una storia di poli-dipendenze: ruolo della dipendenza affettiva, del gioco d’azzardo e della cocaina, in Mission, a. 10, n. 35 (2012), pp. 56-58
L’autrice, psicologa e psicoterapeuta, descrive un complesso caso clinico che presenta comorbilità tra cocaina, dipendenza affettiva e da gioco d’azzardo, in presenza di un grave disturbo di personalità. Si tratta di un caso di doppia diagnosi con comportamento antisociale.

downloadCesare Guerreschi, La dipendenza affettiva. Ma si può morire anche d’amore?, Franco Angeli, Milano, 2011, pp. 158
Pieni di timore per ogni cambiamento, i “drogati d’amore” soffocano lo sviluppo delle capacità individuali e sopprimono ogni desiderio e ogni interesse, condizionando e stravolgendo la loro vita e quella di chi gli sta vicino. L’amore richiede onestà e integrità personale; l’amore è interrelazione dinamica, accrescimento reciproco, scambio tra persone che si amano. Gli affetti che comportano paura, ossessione e dipendenza, tipici dei “love addict”, sono invece destinati a distruggere l’amore. In questo libro, frutto della lunga esperienza dell’autore nello studio e nella cura delle dipendenze comportamentali, si raccontano le esperienze di molte persone che sono riuscite a sconfiggere la dipendenza. Un percorso terapeutico che, operando cambiamenti anche dolorosi, ha permesso a questi “drogati d’amore” di riappropriarsi della loro vita, recuperando le emozioni, la comunicazione emotiva, l’autostima e delle sane relazioni di coppia. Un capitolo è dedicato alla dipendenza affettiva maschile.
Collocazione Biblioteca: 15234

Annalisa Pistuddi, Uber Sossi, Gianlorenzo Beretta, Dipendenza affettiva. Definizioni e manifestazioni, in Mission, a. 9, n. 31 (2010), pp. 6-9
L’articolo esamina il concetto di dipendenza, fenomeno non più circoscritto alla dipendenza da sostanze stupefacenti. La dipendenza affettiva è descritta come un forte bisogno di legame nei confronti di un oggetto da cui dipendere in maniera emotiva e concreta a tal punto da sviluppare un attaccamento totalizzante e una grande paura relativamente alla sua separazione. Competa l’articolo la descrizione di un caso clinico che presenta una comorbilità fra dipendenze: sostanze, affetti, sesso.

Nicola Ghezzani, Quando l’amore è una schiavitù. Come uscire dalla dipendenza affettiva e raggiungere la maturità psicologica, Franco Angeli, Milano, 2006, pp. 124
Esiste nel mondo un numero crescente di individui che si dibatte in dinamiche amorose il cui esito finale è sempre la sconfitta e la sofferenza e che, nonostante ciò, si dedicano all’amore con la stessa dedizione di un religioso per la sua fede. La psicologia contemporanea definisce questa patologia come dipendenza affettiva e, in inglese, “love addiction”. La tesi che l’autore sostiene nel volume è che se la dipendenza affettiva è una patologia, essa lo è in un modo del tutto particolare: dotata in modo estremo (passionale, lo definisce Ghezzani) di risorse di libertà che il soggetto deve solo apprendere a scoprire in se stesso, per renderle infine funzionali alla salute e alla vita.
Collocazione Biblioteca: 13203

Dipendenza da sesso

Michele Spaccarotella, Fabrizio Quattrini, Coito ergo sum. Quando l’intimità diventa ipersessualità, in Psicologia contemporanea, n. 258 (nov.-dic- 2016), pp. 42-46
L’eccessiva attività sessuale può diventare un vero e proprio disturbo quando non è un libero modo di appagare il desiderio, ma un automatismo incontrollabile per dimostrare a noi stessi e agli altri che esistiamo. L’Ipersessualità o Disturbo Ipersessuale (Hypersexual Disorder) si configura come un modello di comportamento persistente e pervasivo nel quale l’individuo perde il proprio controllo su fantasie, spinte e comportamenti sessuali, incorrendo in angoscia e danni personali.

Massimo Oz, Oltre le sbarre… delle dipendenze, in Delta, n. 74 (estate 2016), pp. 10-11
In questo articolo si affronta il tema delle dipendenze da sesso e droga considerate come una prigionia in senso lato. Viene evidenziato come, secondo l’NHS Foundation Trust, il chemsex (sesso praticato, soprattutto in ambito omosessuale, sotto gli effetti di sostanze) debba essere affrontato come un’emergenza sanitaria. Le sostanze maggiormente utilizzate allo scopo sono alcune smart drugs (o droghe da club): mefedrone, metanfetamine e GBL, le cui caratteristiche sono illustrate in apposite tabelle. L’abuso di queste sostanze può essere di tre tipologie: abuso a bassa intensità, abuso binge e abuso ad alta intensità (consumatori speed freaks).

La-rivoluzione-digitale-della-sessualità-umanaA cura di Costantino Cipolla, La rivoluzione digitale della sessualità umana, Franco Angeli, 2015, Milano, pp. 542
In ottica squisitamente sociologica, ma senza rinunciare all’apporto prezioso di altre discipline, il volume vuole rendere conto dei cambiamenti che la diffusione di internet e l’utilizzo del web hanno apportato al nostro modo di vivere, definire e concettualizzare sesso e sessualità. Svariate sono le tematiche affrontate: la dimensione economica, il problema della sicurezza web, la pedopornografia, la violenza, l’adescamento e la prostituzione, la dipendenza da sesso, il fenomeno del dating on line, i siti BDSM e su altri tipi di preferenze sessuali più o meno perverse. L’autore è docente di Sociologia presso l’Università di Bologna.
Collocazione Biblioteca: 17440

 Fabrizio Quattrini, Michele Spaccarotella, Il ruolo del narcisismo nella personalità del dipendente sessuale, in Rivista di sessuologia clinica, n. 2 (dic. 2013), pp. 5-35
Dopo 30 anni dall’uscita del primo libro sull’argomento, ancora oggi, continua ad essere forte il dibattito scientifico sulla possibilità che la ” sexual addiction” possa essere considerata a tutti gli effetti una dipendenza, oppure possa caratterizzarsi come un Disturbo di tipo ossessivo-compulsivo, o ancora un Disturbo del controllo degli impulsi. L’articolo analizza inizialmente le principali teorie di riferimento sul narcisismo, per poi passare all’analisi dei possibili elementi comuni con la “sexual addiction”. Infine, viene proposta l’analisi di un caso clinico.

Irène Codina, Qu’en est-il de la cyberaddiction sexuelle? in Psychotropes, n. 3-4 (2013), vol. 19, pp. 125-148
L’autrice, psicologa, propone un tentativo di comprendere meglio sia la dipendenza sessuale in genere sia la dipendenza sessuale su Internet. L’articolo presenta una storia del concetto di dipendenza sessuale, la sua classificazione e definizione, l’epidemiologia del fenomeno, la fisiologia del comportamento sessuale e il trattamento per il disturbo problematico. Il pensiero dell’autrice è sostenuto dalle riflessioni di P. Carnes espresse nel libro “In the shadows of the net”, che viene analizzato in dettaglio, così come dalla rassegna della ricerca empirica sul tema, condotta da M. Griffiths e, infine, dall’esperienza clinica della stessa autrice.

Dipendenza da internet, social, cellulare, ecc.

Si veda anche la bibliografia su “Nuove generazioni e tecnologie – Aspetti patologici…

Juan Martinez Torvisco, Dario Garcia Rodriguez, New perspectives in Internet addiction. An exploratory study, in Studi di Sociologia, a. 55, n. 3 (lug.-set. 2017), pp. 217-230
Gli autori espongono i risultati di una ricerca condotta su soggetti dipendenti da Internet. Tramite l’uso di questionari hanno evidenziato numerosi dati esposti in modo statistico. Sono state riscontrate mancanza di socializzazione, perdita di ore lavorative o di studio, fuga dai problemi psicologici e sociali.

Mission 45Giuseppe Sacchetto … [et al.], Adolescenti e media digitali. Un’ indagine conoscitiva, in Dal fare al dire, a. 26, n. 2 (2017), pp. 21-29
L’articolo riferisce i dati di una ricerca-azione condotta in provincia di Cuneo allo scopo di rilevare le percezioni e le rappresentazioni che gli adolescenti hanno del loro rapporto con le nuove tecnologie. La ricerca è stata condotta dal Centro di Documentazione Steadycam del Dipartimento Dipendenze dell’ASL CN2 su 740 allievi delle Scuole superiori di Alba e Bra. Vengono esaminati i fenomeni di dipendenza vera e propria, la tendenza all’evasione dalla realtà, l’evasione compensatoria, l’impatto sulla vita reale, la ricerca di nuove emozioni.

Fabio Guerrini … [et al.], Comparazione tra nativi digitali e adulti nell’approccio alla “rete”: analisi delle differenze e del rischio di IAD. Una indagine ASL Milano 1 – CS&L, in Mission, a. 13, n. 45 (mar. 2016), pp. 62-66
Nell’attuale epoca è diventato fisiologico “collegarsi” e sfruttare i vantaggi offerti dalla “rete”, per cui il numero degli utenti è elevatissimo, in particolare tra i giovanissimi o “nativi digitali”. Nel confronto con le generazioni adulte, infatti, essi hanno acquisito l’uso del web in età puberale (ovvero in periodo di grande “plasticità” cerebrale), spesso per fini ricreativi e socializzanti e quindi non solo scolastico-culturali. Questa indagine si propone di misurare le differenze tra adulti e under 18, di cercare un punto di partenza dal quale muovere per parlare veramente di IAD (Internet Addiction Disorder) e di valutare se le abitudini degli adolescenti rivelino un uso più evoluto e più consapevole della “rete” oppure un rischio verosimile di avvicinamento ad un disturbo additivo. Nell’articolo sono riportati e commentati i dati raccolti attraverso un test rivolto ad un gruppo di studenti e ad uno di adulti in merito alle loro abitudini di frequentazione del web.

Yura Loscalzo, Cristian Nannicini, Marco Giannini, Hikikomori: sindrome culturale internalizzante o ritiro volontario?, in Counseling, n. 1 (feb. 2016) – on line, vol. 9, pp. 49-64
Questo articolo ci introduce agli aspetti principali e ai fattori di rischio di una condizione psico-sociale diffusa tra gli adolescenti giapponesi, l’Hikikomori, caratterizzata soprattutto da ritiro sociale. Dopo aver presentato le sue caratteristiche principali e i fattori di rischio, verranno proposte alcune prospettive future per lo studio dell’Hikikomori negli adolescenti italiani. In particolare, verrà fatto riferimento alla necessità di costruire un test per la sua misurazione, e alla possibilità di analizzare la relazione che l’Hikikomori potrebbe avere con il Disturbo d’Ansia Sociale, con il Workaholism (dipendenza dal lavoro) dei genitori e lo Studyholism del ragazzo.

copertina-n-298-1-4-piccola-320x451Anna Paola Lacatena, Dal piacere 2.0 agli Hikikomori: se la dopamina è social. Come leggere le nuove dipendenze senza droga, in Animazione Sociale, a. 46, n. 298 (feb. 2016), pp. 104-108
Non occorre una sostanza perchè nasca una dipendenza. La neuorobiologia sempre più mostra come il sistema della gratificazione funzioni nello stesso modo, sia che venga indotto da una sostanza sia da un comportamento. Tra le dipendenze senza droga, sempre più attenzione suscita l’uso problematico di internet e dei social. Se è vero che un “mi piace” su facebook comporta un’immediata scarica di dopamina, la molecola del piacere alla base dei fenomeni di dipendenza. Con l’avvento dei social media la dimensione virtuale si è imposta, sottraendo elementi emotivi e relazionali alla vita reale. I rischi sono l’isolamento (come nel caso degli Hikikomori) e la dipendenza (Internet Addiction Disorder, in particolare Cyber-relational Addiction).L’autrice è sociologa e dirigente del dipartimento per le dipendenze di Taranto.

Michel Hautefeuille … [et al.], TDAH et addictions, in Psychotropes, n. 4 (2015), vol. 21, pp. 5-78
La monografia propone quattro contributi relativi al disturbo da deficit di attenzione/iperattività (A.D.H.D) e alla sua relazione con fenomeni di dipendenza Nell’ultimo contributo Stéphanie Bioulac esplora i legami tra A.D.H.D e videogiochi. Attingendo da tre studi, uno su A.D.H.D e dipendenza da videogiochi, uno su A.D.H.D e performance, e uno su A.D.H.D e realtà virtuale, l’autrice dimostra il lato a volte positivo a volte deleterio dei videogiochi in un contesto di A.D.H.D.

Jacopo Bernardini, Uso e abuso dello smartphone tra i giovani. Un’ indagine sulla nomofobia, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 45, n. 3 (estate 2015), pp. 28-30
Per nomofobia (abbreviazione della locuzione inglese no-mobile-phone phobia) si intende la fobia da mancanza di telefono cellulare, la paura irrazionale e persistente dovuta al non poter essere connessi a internet tramite il proprio smartphone. La ricerca qui descritta é stata condotta su un campione di giovani digitali (età tra i 18 e i 36 anni) allo scopo di fornire un primo contributo allo studio della nomofobia nello scenario italiano.

Daniela Caso, L’uso di Internet e il benessere psicosociale in adolescenza: uno studio correlazionale, in Psicologia della Salute, n. 2 (lug. 2015), pp. 141-155
Recenti studi hanno sottolineato alcuni aspetti positivi dell’uso di Internet per i giovani internauti (tra questi, l’aumento delle opportunità di contatto con parenti e amici e la riduzione della solitudine attraverso nuove modalità di contatto con i propri pari). L’uso eccessivo, o l’abuso, di Internet può, al contrario, avere effetti negativi sul benessere psicosociale e sfociare anche in forme di dipendenza. Il presente studio esplorativo si è posto l’obiettivo di rilevare i livelli di uso e/o abuso di Internet e il funzionamento psicosociale in termini integrati di salute mentale positiva e malessere mentale di adolescenti campani. Sono anche state indagate le differenze per genere, età e tempo di connessione.

lavolontariareclusione0001Carla Ricci, La Volontaria reclusione. Italia e Giappone: un legame inquietante, Aracne, Roma, 2014, pp. 143
Il testo tratta il tema delle persone in volontaria reclusione, definiti hikikomori. L’antropologa Carla Ricci ce svela i tanti aspetti e la complessità di questo fenomeno, ponendosi come caposcuola di una indagine fuori dai confini nipponici, tramite una innovativa analisi comparativa della realtà italiana con il fenomeno giapponese da cui emergono inquietanti affinità. L’evidenza sottolineata dall’Autrice è che hikikomori, anche in Italia, non può essere considerato l’esito di problemi personali, ma il risultato di molte concause determinate anche da un modo di procedere incauto e confuso che appartiene agli uomini contemporanei e che inevitabilmente influenza bambini e adolescenti. (Testo disponibile in pdf).
Collocazione Biblioteca: W0419

Sandra Juneau, Joane Martel, La “Cyberdépendance”: un phénomène en construction, in Déviance et Société, n. 3 (set. 2014), vol. 38, pp. 285-310
Nel corso degli ultimi anni alcuni attori sociali hanno lottato per far riconoscere l’utilizzo di internet come oggetto potenziale di dipendenza patologica, da inserire nella quinta versione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), mentre altri soggetti non erano dello stesso avviso. Questo articolo riprende in modo critico i principali discorsi degli attori che partecipano alla costruzione sociale della “ciberdipendenza”. Più specificatamente, vengono messi in luce gli scontri, le conciliazioni e i fronti comuni che si costituiscono e si trasformano all’interno delle due importanti sfere di influenza, cioè la scienza e l’intervento sociale.

Annalisa Pistuddi, Alfio Lucchini, Il rischio di sviluppare comportamenti di addiction: tentativo di definizione del ruolo dei Ser.D. nell’infinita realtà virtuale, in Mission, a. 11, n. 40 (2013), pp. 60-66
L’articolo presenta alcune riflessioni teoriche sulla dipendenza da Internet, derivate da esperienze cliniche con pazienti in un Ser. D. Questi pazienti spesso mostrano seri problemi relazionali, sintomi psicopatologici e uso di primitivi meccanismi di difesa, suggerendo così di essere incapaci di esprimere la loro sofferenza psicologica e che l’uso di Internet può nascondere più a lungo questa sofferenza.

malessereAnna Civita, Un malessere sociale: la dipendenza da Internet, Franco Angeli, Milano, 2014, pp. 159
I modelli sempre più sofisticati delle nuove tecnologie hanno stravolto il modo di interagire, di comunicare e di agire, tanto da spingere i ragazzi a trascorrere la maggior parte del loro tempo davanti al computer o con il cellulare. Il rischio è di incorrere nella dipendenza da Internet, o “Internet Addiction Disorder”, dalla quale diventa difficile uscire. Dopo aver fornito un quadro teorico sull’evoluzione di Internet e dei Social Network, è stata condotta un’indagine empirica, sul territorio della città di Andria, che ha visto partecipi tutti gli studenti delle scuole medie superiori. L’obiettivo è di evidenziare come la dipendenza da Internet sia un malessere sociale che può essere curato e come sia importante riuscire a riconoscerla per fornire un adeguato sostegno. In appendice viene riportato il questionario utilizzato per la ricerca, l’Internet and cellular addiction test.
Collocazioni Biblioteca: 17128

Bonnaire Céline, Jean et les jeux vidéo: parcours et prise en charge familiale d’un adolescent inhibé, in Psychotropes, n. 1-2 (2014), pp. 197-215
In un momento in cui rimane molto vivo il dibattito sull’inclusione dei videogiochi nei comportamenti di dipendenza, le domande di consulenza per adolescenti (o adulti) in difficoltà per il loro utilizzo non diminuiscono. La specificità della cura con gli adolescenti è la mancanza di una loro richiesta. In effetti essa proviene dai genitori, il che rende la presa in carico complessa e l’alleanza terapeutica più delicata da costruire. Il caso presentato in questo articolo pone l’attenzione, da un lato, sulla difficoltà di lavorare con un adolescente inibito, che evita qualsiasi conflitto, poco incline all’elaborazione psichica, e dall’altro sulla ricchezza del lavoro terapeutico con le famiglie. In effetti l’inclusione delle famiglie nel follow-up contribuisce al coinvolgimento dell’adolescente nella terapia. Inoltre, per certi adolescenti, la mobilitazione dei genitori permette il confronto e fa emergere la conflittualità a cui l’adolescente tenta di sfuggire con i videogiochi.

9788847028166Federico Tonioni, Psicopatologia web-mediata. Dipendenza di internet e nuovi fenomeni dissociativi, Springer, 2013, Milano, pp. 182
La crescita inarrestabile delle relazioni internet-mediate, destinate nel tempo a prevalere sui contatti “dal vivo”, ha moltiplicato le possibilità di comunicazione tra i giovani e complicato invece le relazioni con la generazione precedente. Il volume esplora la complessità dei quadri psicopatologici che ne scaturiscono, analizzando la dipendenza da internet nel contesto allargato di altre dipendenze comportamentali, come quella del gioco d’azzardo e varie forme di perversione delle condotte sessuali. Una parte del 3° capitolo è dedicata al fenomeno hikikomori.
Collocazione Biblioteca: 17141

A cura di Andrea Marzi, Psicoanalisi, identità e Internet. Esplorazioni nel cyberspace, Franco Angeli, Milano, 2013, pp. 251
Questo volume esplora le conseguenze della realtà virtuale nel campo analitico e le peculiari caratteristiche dell’incontro con la mente degli Internet-addicted mostrando nel dettaglio i percorsi della cura, analitica o psicoterapica, dell’analista con il “navigatore” smarrito nella realtà virtuale. I contributi qui ospitati individuano nelle principali teorie psicoanalitiche gli strumenti adeguati per cogliere le nuove soggettività che si affacciano al mondo attuale, al tempo del cyberspace e di Internet. Il libro si avvale di una introduzione di Andrea Marzi (psichiatra, psicoanalista, dottore di ricerca in deontologia ed etica medica, membro ordinario della SPI e dell’ IPA) che focalizza i principali concetti del libro, li contestualizza e ci spinge a riflettere sui “nuovi setting” per nuove patologie e per nuovi stili di vita.
Collocazione Biblioteca: 16596

A cura di Marco Cacioppo e Sergio Severino, La prossimità a distanza. Contributi psico-sociali per lo studio degli usi, abusi e dipendenze nel Web 2.0, Franco Angeli, Milano, 2013, pp. 175
L’opera, frutto di diversi contributi integrati della psicologia, della sociologia e della psicologia sociale, analizza le potenzialità e i rischi della Rete, fornendo al lettore un quadro ampio del fenomeno e delle sue complesse implicazioni in costante via di sviluppo.
Collocazione biblioteca: 16260

Dipendenza da shopping e accumulo compulsivo

il-disturbo-da-accumulo-1600A cura di Claudia Perdighe e Francesco Mancini, Il disturbo da accumulo, Raffaello Cortina, Milano, 2015, pp. 257
Dal 2013 l’accumulo patologico è stato riconosciuto come disturbo autonomo e inserito con il nome di “disturbo da accumulo” nel DSM-5. Il disturbo è molto diffuso: ne soffre tra il 2 e il 5 per cento della popolazione. Si tratta di persone per le quali “buttare via” è così difficile che esse continuano ad accumulare cose di nessun valore anche quando questo compromette la qualità della vita, la vivibilità della casa, i rapporti con gli altri. La definizione di una nuova categoria diagnostica pone i clinici davanti alla necessità di approfondire la conoscenza e mettere a punto le più efficaci strategie di trattamento. L’ultimo capitolo è dedicato in particolare allo shopping compulsivo.
Collocazione Biblioteca: 17090

Vincenzo Marino, Elisa Barozzi, Carlo Arrigone, Shopping compulsivo. L’ altra faccia dello shopping, Odon, Milano, 2013, pp. 148
L’acquisto di beni materiali è oggi sempre più caricato di significati simbolici che alludono alla conquista di uno status sociale, di una determinata immagine e al raggiungimento di un Sé ideale altrimenti inaccessibile. I recenti orientamenti del marketing esperienziale spingono inoltre il consumatore verso una visione del consumo come esperienza, in cui il processo di acquisto si fonde con stimoli percettivi, sensoriali ed emozionali in grado di modulare gli stati d’animo. Il testo analizza il fenomeno dello shopping e dello shopping patologico attraverso un percorso di analisi multidisciplinare: psicologica, neurobiologica, storico-sociologica ed economica.
Collocazione Biblioteca: 16832

Randy O. Frost, Gail Steketee, Tengo tutto. Perché non si riesce a buttare via niente, Erickson, Trento, 2012, pp. 270
In questo libro gli autori, due clinici tra i massimi esperti di disposofobia (accumulo compulsivo), presentano i casi più curiosi e bizzarri che hanno incontrato nella loro esperienza professionale e rispondono a una domanda che, nell’epoca del consumismo sfrenato, tocca ciascuno di noi: quand’è che smettiamo di possedere gli oggetti e iniziamo ad esserne posseduti? Fino a che punto possiamo parlare di «stranezza», e quando invece un’originale abitudine si trasforma in un’ossessione e diventa un disturbo vero e proprio? Indagando la linea sottile dove normalità e patologia si confondono, i due autori hanno cercato di capire cosa spinge queste persone a circondarsi di oggetti inutili fino a compromettere seriamente la qualità di vita propria e di chi le circonda e hanno aperto così la strada alla ricerca di nuove terapie e trattamenti realmente efficaci.
Collocazione Biblioteca: 15881

Dipendenza da lavoro

Yura Loscalzo, Marco Giannini, Workaholism: cosa c’è di nuovo?, in Counseling, n. 3 (nov. 2015) – on line, vol. 8, pp. 1-8
L’articolo presenta una rassegna sul workaholism e si propone di analizzare le pubblicazioni scientifiche degli ultimi anni sul tema, al fine di evidenziare eventuali aree da approfondire relative alla sua concettualizzazione, alle sue conseguenze, ai suoi antecedenti e agli interventi per il suo trattamento e la sua prevenzione. Gli autori sottolineano come attualmente sia necessario stabilire una definizione condivisa di workaholism che possa permettere una conoscenza maggiormente accurata del fenomeno.

x0221b-G3JNQQDPAndrea Castiello d’Antonio, Ubriachi di lavoro. Il workaholism, Psicologia contemporanea, a. 37, n. 221 (set.-ott. 2010), 21-25
L’autore, psicologo psicoterapeuta, affronta il tema delle condotte lavorative di genere ossessivo-compulsivo, dette anche “workaholism”. Questo disturbo del comportamento può colpire uomini e donne, di qualunque condizione socioeconomica, età e ruolo professionale, e comporta un attivismo incessante fondato sull’esaurimento ricorsivo delle proprie energie, con gravi conseguenze sulla salute e sulla vita di relazione.

Gioacchino Lavanco, Anna Milio, Mauro Croce, Fughe nella dipendenza: la work addiction, in Personalità/Dipendenze, n. 1 (lug. 2008), vol. 14, pp. 9-27
Il lavoro presenta le differenti definizioni della dipendenza da lavoro (workaholism) e una revisione delle ricerche fatte su tale fenomeno, che necessita ancora di approfondimenti. Vengono descritti sinteticamente le scale e i questionari utilizzati nelle ricerche per costruire test adeguati all’individuazione dei fattori predittivi correlati alla dimensione del workaholism.

Gioacchino Lavanco, Avva Milio, Una nuova dipendenza: il “workaholism”. Eccessi di dedizione, in Famiglia Oggi, a. 30, n. 12 (dic. 2007), pp. 49-62
Gli autori di questo dossier riflettono sul “workaholism”, ovvero la dipendenza da lavoro che rientra in quelle forme di dipendenza in cui non necessariamente è implicato l’uso di sostanze psicoattive, ma che sono legate a oggetti o attività presenti nella vita di tutti i giorni. L’eccesso di dedizione e impegno nel lavoro possono condurre all’allontanamento dai valori, nascondere l’insorgere di problemi e modificare le relazioni. Vengono analizzati gli sviluppi e sintomi di tale forma di dipendenza, gli strumenti di diagnosi del fenomeno e le modalità di intervento.

9788834015001_0_0_1403_75Gioacchino Lavanco, Anna Milio, Psicologia della dipendenza dal lavoro. Work addiction e workaholics, Astrolabio, Roma, 2006, pp. 222
Gli autori, a partire dalla definizione terminologica, procedono all’inquadramento teorico della dipendenza dal lavoro e all’individuazione delle sue caratteristiche, della sua evoluzione e dei suoi effetti sull’individuo e sulle sue relazioni. Delineano quindi la figura del “workaholic” e ne presentano le principali tipologie. Non si limitano ad analizzarne le componenti individuali, ma anche il contesto più ampio in cui il soggetto è inserito: la famiglia e l’ambiente professionale in cui lavora il “workaholic”. Viene infine affrontata la questione dell’intervento su questa nuova forma di dipendenza patologica: dal trattamento individuale all’individuazione di tecniche e strategie a livello preventivo.
Collocazione biblioteca: 13284

Dipendenza da sport e da pratiche salutistiche (vigoressia) e ossessione per un corpo perfetto

Dan Véléa, Bigoressia: quando lo sport dà dipendenza, in Psicologia contemporanea, n. 253 (gen.-feb. 2016), pp. 40-43
Si definisce bigoressia la dipendenza da esercizio fisico: la liberazione di endorfina nella pratica atletica procura una sensazione di benessere, un’euforia spesso descritta dagli atleti. Inoltre è rinforzata l’autostima per le prestazioni raggiunte e ci si sente gratificati dalle modificazioni fisiche prodotte dall’attività sportiva. Nella dipendenza l’esercizio diventa compulsivo e su di esso si attua una focalizzazione esclusiva. La bigoressia inoltre si inquadra nel contesto dell’ipernarcisismo che sopravvaluta l’immagine corporea.

vigoressia-cover-bigPierluigi De Pascalis, Vigoressia. Quando il fitness diventa ossessione, Il pensiero scientifico, Roma, 2013, pp. 111
L’autore di questo libro, laureato in Scienze Motorie, indaga sulla dipendenza dall’attività fisica, che smette di esercitare un’influenza positiva su chi la pratica per condurre paradossalmente verso una condizione di estremo pericolo. Le persone vigoressiche, nel tentativo di incrementare in misura sempre maggiori le proprie masse muscolari, entrano in una perversa spirale capace di compromettere l’equilibrio emotivo e le relazioni sociali e affettive, sino a minare gravemente la salute e la funzionalità organica. L’autore affronta il problema da una prospettiva globale, poichè il primo passo per uscire dalla vigoressia è saperla riconoscere e l’obiettivo del libro è quello di fornire gli strumenti per riuscirci. Collocazione Biblioteca: 16709

 Gioacchino Lavanco, Teresa Fumusa, Nuove dipendenze: la chirurgia estetica, in Personalità/Dipendenze, n. 46 (2012), pp. 183-195
La società narcisistica odierna ha concorso alla promozione di un atteggiamento positivo verso la chirurgia estetica, rendendo un intervento del settore un espediente ammissibile al pari di una dieta alimentare o di un’attività fisica. Gli autori passano in rassegna le nuove dipendenze per addentrarsi poi nelle opportunità offerte dalla chirurgia estetica e nel rischio di dipendenza.