Dipendenza da gioco e altre dipendenze comportamentali

Aggiornata a settembre 2020– a cura di Paola Moriondo

I materiali elencati sono disponibili presso la Biblioteca del Centro Studi, Documentazione e Ricerche del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento della Biblioteca. L’elenco proposto non esaurisce quanto posseduto in biblioteca sul tema in oggetto. Sono presenti anche pubblicazioni scaricabili on line o in PDF. Per quanto riguarda la dipendenza da cibo si veda la bibliografia sui disturbi alimentari.

I percorsi tematici proposti sono i seguenti:

 Studi e ricerche sulle dipendenze da comportamento e i servizi preposti alla cura

cop2005Gianni Morandi, L’esperienza modenese di valutazione delle dipendenze, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 50, n. 2 (primavera 2020), pp. 33-37
Nell’articolo si intende stimare adeguatamente esiti ed effetti dell’esperienza valutativa introdotta nella cartella regionale dipendenze dell’Emilia-Romagna dal 2008. L’utilizzo dello strumento valutativo, che ci permette comparazioni misurabili dei cambiamenti intervenuti nel tempo sull’utenza trattata terapeuticamente, ha fornito risultati positivi, supportando la validità del lavoro degli operatori anche nelle situazioni meno credibili (interruzioni o abbandoni).

Francesca Andronico, Lo psicologo clinico e la Prevenzione delle Dipendenze. Un progetto di intervento nella scuola, in Dal fare al dire, a. 29, n. 1 (2020), pp. 50-54
L’articolo racconta un’attività di prevenzione del disagio giovanile e delle dipendenze, condotta da un’equipe di psicologi clinici presso il liceo statale Orazio di Roma (I e II classi). Il progetto è nato dal convincimento che la scuola, nella società attuale, debba assumere un ruolo diverso da quello esclusivo della didattica, configurandosi come un’istituzione a tutto tondo che diventa luogo di formazione in relazione ai bisogni e alle necessità dei ragazzi, integrando la propria vocazione educativa con l’intervento di esperti esterni. L’intervento è stato formulato secondo i principi della Psicologia di Comunità e attuato attraverso la metodologia della ricerca-azione e della psicoeducazione.

Paola Nardone …[et al.], Gli stili di vita degli adolescenti in Italia: i principali risultati 2018 del Sistema di sorveglianza HBSC (Health Behaviour in School-aged Children), in Notiziario dell’Istituto Superiore di Sanità, n. 12 (dic. 2019) – on line, vol. 32, pp. 3-6
Nel 2018 è stata condotta nelle Regioni italiane un’indagine sugli studenti di 11, 13 e 15 anni nell’ambito dello studio internazionale HBSC (Health Behaviour in School-aged Children). Le classi su cui si è svolta l’indagine sono state la prima e la terza media della scuola secondaria inferiore e la seconda della secondaria superiore. A tutti i soggetti delle classi campionate è stato somministrato un questionario per indagare i loro stili di vita : attività fisica, peso corporeo, alimentazione e comportamenti a rischio, in particolare consumo di tabacco, alcool e sostanze stupefacenti e gioco d’azzardo. La ricerca del 2018 e le precedenti sono consultabili aquesto link.

imagesA cura di Matteo Cornacchia e Sergio Tramma, Vulnerabilità in età adulta. Uno sguardo pedagogico, Carocci, Roma, 2019, pp. 278
A fronte di una consistente produzione pedagogica che, nel tempo, si è occupata delle “potenzialità” dell’apprendimento in età adulta, sembra di constatare come l’attuale condizione adulta sia anche caratterizzata da forme conclamate di disagio o da una diffusa fatica esistenziale nel sostenere i ruoli e le responsabilità che questa fase della vita comporta. Lo sguardo degli autori intende pertanto rivolgersi a questa “zona grigia” che, trovandosi all’incrocio di più ambiti disciplinari, rischia di sfuggire alla dimensione teorica e, di conseguenza, alla possibilità di avere gli opportuni orientamenti per interventi socio-educativi mirati. A tale scopo il libro accoglie contributi dedicati a varie forme di vulnerabilità, a volte inscritte nella stessa condizione adulta, altre volte determinate o amplificate dall’imprevedibilità delle traiettorie di vita.
Collocazione Biblioteca: 18617

Pietro Algisi, Terapia di gruppo: il setting gruppale nel trattamento delle dipendenze, in Mission, a . 14, n. 51 (mar. 2019), pp. 51-58
Nell’articolo vengono presi in considerazione alcuni tipi di terapie gruppali: gruppi centrati sul cambiamento, gruppi orientati alla crescita e al cambiamento individuale, gruppi ad orientamento interpersonale, gruppi psicodinamici ad orientamento processuale. Si considera, inoltre, l’efficacia della terapia di gruppo, i fattori curativi e quelli terapeutici quali: l’infusione di speranza, l’universalità, l’informazione, l’altruismo, la ricapitolazione correttiva del gruppo primario familiare, le tecniche di socializzazione, il comportamento imitativo, l’apprendimento interpersonale, la coesione. Si conclude con un aspetto specifico nella terapia delle dipendenze e con aspetti generali sulla fenomenologia gruppale.

Andrea Valdevit, C’erano una volta le tossicomanie e tossicofilie…uno sguardo fenomenologico al mutamento del paradigma delle dipendenze, in Mission, a. 14, n. 51 (mar. 2019), pp.  65-70
L’articolo rintraccia i cambiamenti nelle abitudini dei “mondi tossici”, del fenomeno del consumo e della dipendenza negli ultimi sessant’anni. Affronta il problema delle nuove dipendenze e dei comportamenti di dipendenza in assenza di sostanze secondo le teorie fenomenologiche.

Mauro Croce, Tra Neurofobici e Neuromaniaci. Note sul Brain Disease Model of Addiction, in Dal fare al dire, a. 28, numero speciale (2019), pp. 8-15
Nell’articolo, l’autore riporta alcune osservazioni sul dibattito, nella comunità scientifica e nel mondo degli operatori, riguardo all’importanza delle neuroscienze nel campo dello studio delle dipendenze. C’è chi vede nelle conquiste delle neuroscienze una minaccia, che distoglie l’attenzione dal contributo della filosofia, della psicologia e della sociologia e chi invece ritiene che solo dalla ricerca neuroscientifica si potrà finalmente arrivare alla comprensione ed alla soluzione di questioni complesse. Sull’argomento si veda anche l’articolo di  Francesco Mancuso, Brain disease model of addiction: neuroscienze e scienze sociali a confronto, in Dal fare al dire, a. 27, n.1 (2018), pp. 6 -8

dal fare al direPietro Paolo Guzzo, La co-genitorialità sociale nelle dipendenze. Proposte di riflessione, in Dal fare al dire, n. 1, 2019, pp. 55-61
La co-genitorialità consiste in una forma di azione collettiva, presa in carico congiunta in chiave anti-addiction tra famiglie, istituzioni pubbliche, agenzie educative, servizi delle dipendenze e società civile. Il tentativo è quello di aiutare le famiglie a recuperare e innovare il loro ruolo genitoriale, inteso come un processo continuo di apprendimento sociale, promuovendo percorsi di partecipazione e co-progettazione sociale e istituzionale di nuovi servizi di prevenzione, gestione e cura delle dipendenze. Pietro Paolo Guzzo è professore a contratto di Politica Sociale dell’Università “Magna Graecia” di Catanzaro.

Valeria Zavan, Elsa Basili, Alberto Arnaudo, Tra il dire e il fare. Il linguaggio e le sue difficoltà nella vita professionale quotidiana. Tra consuetudini e credenze, come sembra difficile cambiare per essere al passo coi tempi, in Dal fare al dire, a. 27, numero speciale (2018), pp. 9-17
Le comunicazioni tra mondi diversi che si trovino a confrontarsi in ambiti dove le interpretazioni non sono univoche né universalmente riconosciute risultano molto complesse. E in ambito di linguaggio nelle dipendenze patologiche, questa complessità si acuisce, colorandosi di connotati ideologici e pregiudiziali. L’articolo propone un approfondimento in merito.

Anna Paola Lacatena, E se pensassimo a servizi più femminili? Donne, consumo e dipendenza patologica, in Animazione Sociale, a. 47, n. 9 / 314 (2017), pp. 96-98
Secondo i dati dell’OEDT (Osservatorio Europeo delle droghe e delle tossicodipendenze), le donne rappresentano soltanto il 20% dei pazienti che si sottopongono a trattamento delle tossicodipendenza e delle dipendenze patologiche (alcolismo, gambling e tabagismo). L’autrice prova a spiegare questa disparità e si chiede se non vi sia un problema di inadeguatezza dei servizi rispetto al target femminile.

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Claudette Portelli, Matteo Papantuono, Le nuove dipendenze. Riconoscerle, capirle e superarle, Cinisello Balsamo (MI), San Paolo, 2017, pp. 189
Il rapido sviluppo della tecnologia – in modo particolare di internet e dei social media – ha agevolato l’uomo in vari ambiti della sua vita. Ma spesso l’uso dell’utile tecnologia sta diventando un abuso che in molti casi si trasforma in dipendenza. In questo saggio gli autori, psicologi e psicoterapeuti, presentano una panoramica sulle nuove patologie catalogate come “dipendenze”: oltre alle dipendenze da internet, in tutte le loro sfaccettature, gli autori parlano di autolesionismo, gambling, dismorfofobia, vigorressia e altre patologie legate all’eccessiva attenzione per il proprio aspetto fisico, dipendenza da lavoro (workaholic), sostanze psicoattive e sigarette elettroniche. Nell’ultimo capitolo il libro presenta la terapia breve strategica come uno strumento efficace per affrontare e superare le nuove forme di dipendenza patologica.
Collocazione Biblioteca: 17807

Luciano Pasqualotto … [et al.], L’ICF e le dipendenze, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 47, n. 4 (2017), pp. 26-29
Nel presente articolo, gli autori affrontano il tema delle dipendenze (da sostanza, alcol o gioco) con la convinzione che sia necessario aggiornare sia il modo di definire la condizione di dipendenza, sia il modo di pensare alla cura e alla riabilitazione. Più che in passato, si riconosce oggi che la dipendenza ha ripercussioni sulla vita quotidiana, oltre che sulla psiche e sulle funzioni del corpo, richiedendo una nuova definizione dei percorsi terapeutici. In questa prospettiva diventa necessario, secondo gli autori, poter disporre di un modello, capace di rappresentare la condizione di dipendenza in tutte le sue manifestazioni e di sostenere la definizione di percorsi riabilitativi evidence based. Da un gruppo di ricerca, di cui fanno parte gli autori, è stata individuata, come fonte di riferimento, la Classificazione ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute) elaborata dall’OMS nel 2001.

Dipendenza da gioco

Si veda anche la bibliografia “Il gioco d’azzardo e il trattamento“.

CatturaLucia Coco, Piero Picchietti, Il gruppo multicoppiale per il disturbo da gioco d’azzardo, in Alcologia, n. 39 (2020) – on line, pp. 64-68
L’articolo racconta l’esperienza di un gruppo di coppie all’interno di un centro per il trattamento per il disturbo da gioco d’azzardo. Obiettivo fondamentale è quello di mirare alla modificazione stabile e profonda nella struttura e nel funzionamento della coppia (sintomo-parte funzionale) e di cambiare le relazioni all’interno della coppia in cui si è manifestato il sintomo del Disturbo da gioco d’azzardo. Nel contempo il gruppo propone alle coppie partecipanti di lavorare per rompere le dinamiche patologiche preesistenti al sintomo, facilitando la presa di coscienza della propria storia personale, di coppia e familiare in relazione alla formazione o al mantenimento del sintomo stesso al fine di ricostruire la connessione emotiva tra i partners.

Giovanni Truono, Francesco Marcatto, Gioco d’Azzardo e ruolo del Regret – Rammarico nel Decision Making. Un’ esperienza con gli studenti delle classi 2° di Istituti di istruzione secondaria, in Dal fare al dire, a. 29, n. 1 (2020), pp. 35-49
Dopo aver presentato le principali ricerche sul tema, l’articolo illustra una ricerca effettuata con studenti minorenni di scuola secondaria superiore (14-15 anni) in merito al regret (rimpianto) legato al comportamento di gioco d’azzardo. Sono stati proposti agli adolescenti divisi in tre sottogruppi, tre scenari di gioco (vincita, perdita e astensione dal gioco) e in seguito i ragazzi sono stati sottoposti ad una versione italiana della Scala del Regret e del Disappointment (RDS) per valutare come il rammarico anticipato motivi il gambling. Vengono esposti e discussi i risultati.

Paolo Jarre, Le attività del Piano Regionale per il contrasto al Gioco d’Azzardo Patologico e il punto sugli effetti protettivi della Legge Regionale 9 del 2016, in Dal fare al dire, a. 29, n. 1 (2020), pp. 55-58
Nel presente articolo il Coordinatore Servizi per il Disturbo da Gioco D’Azzardo della Regione Piemonte illustra le attività del Piano Regionale per il contrasto al Gioco d’Azzardo Patologico previste per gli anni 2016-2020. Espone inoltre i risultati dello studio GAPS del CNR di Pisa per il Piemonte nel 2018 e nel 2019. Si veda anche, dello stesso autore l’articolo L’intesa Stato-Regioni sul gioco d’azzardo di stato. Tutto a posto e niente in ordine, in Dal fare al dire, a. 26, n.3 (2017), pp. 8-12 e, sul medesimo argomento, l’articolo di Gaetano Manna, Legge Regionale n. 9 del 2016 sul gioco d’azzardo patologico. Il punto sulle attività di interesse sanitario in corso in Piemonte, in Dal fare al dire, a. 28, n. 2 (2019), pp. 59-64

Screenshot-2020-02-13-09.05.30Giovanni Martinotti … [et al.], Il disturbo da gioco d’azzardo. Implicazioni cliniche, preventive e organizzative, in Journal of Psychopathology, vol. 26, n. 1 (2020) supplemento – on line, pp. 3-8
Il disturbo da gioco d’azzardo è una condizione psicopatologica con un importante potenziale di danno in termini personali e sociali. Le rilevazioni epidemiologiche nazionali e internazionali hanno permesso di meglio caratterizzare la diffusione del fenomeno, differenziando le forme di gioco sociale, problematico e patologico. Diverse misure sono state proposte dalle società contemporanee per la gestione del fenomeno, ma il loro impatto effettivo merita di essere accuratamente valutato. Attualmente, le risposte al problema del gioco d’azzardo non sono ancora sufficientemente delineate e socialmente soddisfacenti. Sono quindi necessarie strategie preventive, riabilitative e di cura che si basino maggiormente sulle conoscenze psicopatologiche e neuroscientifiche del disturbo. L’articolo è disponibile in PDF (riviste italiane).

Giulia Avancini, Gli anziani e il gioco d’azzardo. Un’ emergenza sommersa, in Lavoro sociale : Metodologie e tecniche per le professioni sociali, vol. 19, n.6 (dic. 2019), pp. 12-17
La dipendenza da gioco d’azzardo è un fenomeno in crescita in tutto il Paese e gli anziani sembrano essere una categoria particolarmente fragile: giocano infatti meno percentualmente rispetto ai giovani e agli adulti, ma sono più a rischio di dipendenza e di gioco problematico. L’articolo, a partire dal rapporto a cura di Auser e Gruppo Abele del 2013 (Coll. Bibl.: H2302), cerca di individuare le cause e le possibili piste di intervento. A proposito di anziani e gioco d’azzardo si consultino:  Mauro Croce, Fabrizio Arrigoni, Gratta e perdi. Anziani, fragilità e gioco d’azzardo, Santarcangelo di Romagna, Maggioli, 2017, pp. 12 (Collocazione Biblioteca: 17891); Annalisa Pistuddi … [et al.], Anziani e gioco d’azzardo: una ricerca su consapevolezza, abitudini e rischi tra gli over 65 anni con il Senior Problem Gambling Questionnaire (SPGQ), in Mission, a. 13, n. 48 (set. 2017), pp. 8-16

Carmela Corleto, La famiglia come risorsa nella cura del gioco d’azzardo patologico, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 49, n. 4 (autunno 2019), pp. 24-27
L’autrice affronta il tema del gioco d’azzardo patologico che si presenta con le caratteristiche di una dipendenza di cui sono elencati i sintomi. Viene, quindi, presentata una ricerca su alcuni casi tramite un questionario. Se la famiglia è informata e si dimostra in grado di fornire un supporto, appare utile coinvolgerla sia per il sostegno psicologico che può fornire che per il controllo economico.

Gioacchino Lavanco, Carolina Messina, Adriana Iozzi, La comunità cinese in Italia meridionale e il gioco d’azzardo patologico, in Alcologia, n.35 (2019), pp. 70-80
I sintomi manifestati dai giocatori di azzardo possono essere classificati in: sintomi psichici, fisici e sociali. Tale classificazione ha permesso di individuare tre classi di giocatori: giocatori non problematici, giocatori problematici e giocatori patologici. Recenti studi hanno messo in discussione questa classificazione a seguito dell’accertamento di un alto tasso di comorbilità tra disturbi da uso di sostanze e gioco di azzardo patologico, quanto detto risulta particolarmente evidente nel gioco d’azzardo on line. Ciò pare legato al coinvolgimento degli stessi sistemi neurologici ed in particolare quelli che presiedono alle funzioni della gratificazione, del controllo degli impulsi, della fissazione dei ricordi di modelli comportamentali e alla reazione agli stress. In relazione a tutto ciò è stato proposto di variare la definizione “gioco patologico” in “gioco d’azzardo disordinato”.

imagesA cura di Uliano Conti, Vite in gioco. Ludopatia e gioco d’azzardo come emergenze sociali, Carocci, Roma, 2019, pp. 111
Il volume analizza la ludopatia e il gioco d’azzardo patologico da differenti prospettive (psicologica, sociologica, economica e giuridica) e guardando ai concetti di etica, libertà e legalità, con particolare attenzione ai problemi sociali che ne derivano e che sfociano anche in condotte criminali quali l’usura e il racket. Particolarità del libro è il dialogo instaurato tra le analisi degli studiosi delle varie discipline e le proposte interpretative degli esperti che quotidianamente si impegnano sul campo nella lotta alla criminalità. Collocazione Biblioteca: 18637

Simone McCarthy … [et al.], Women and gambling-related harm: a narrative literature review and implications for research, policy, and practice, in Harm Reduction Journal, vol. 16,  (mar. 2019) – on line, pp. 1-11
La dipendenza da gioco d’azzardo cresce preoccupantemente nelle donne. Tuttavia, poche pubblicazioni hanno cercato di sintetizzare la letteratura riguardante il danno connesso al gioco d’azzardo femminile e fornire suggerimenti pratici per guidare la ricerca, le politiche e la pratica future, affinché tengano conto delle specifiche sfumature associate al gambling femminile. Nel presente lavoro viene proposta una rassegna della letteratura narrativa per rivedere la base di evidenza dei comportamenti di gioco e delle esperienze di danno nelle donne. Attingendo a strategie usate efficacemente in altre aree della salute pubblica, sono stati identificati gli elementi chiave per un approccio di genere alla prevenzione del danno e sono stati adattati alle strategie pratiche della ricerca sulla salute pubblica, alle politiche sociali e agli interventi di sostegno. Si veda anche l’articolo di Simone McCarthy … [et al.], Women’s gambling behaviour, product preferences, and perceptions of product harm: differences by age and gambling risk status, in Harm Reduction Journal, vol. 15,  (2018) – on line, pp. 1-12

Sara Rolando … [et al.], L’impatto della Legge Regionale sul gioco d’azzardo secondo i giocatori piemontesi, in Dal fare al dire, a. 28, n. 3 (2019), pp. 53-61
Il presente articolo, che illustra una parte dei risultati emersi da una ricerca più ampia, si pone tre obiettivi principali: 1) mostrare come l’accessibilità e i cambiamenti dell’offerta possono influenzare le abitudini di gioco, utilizzando l’approccio delle carriere dei giocatori; 2) analizzare le rappresentazioni e le opinioni dei giocatori sull’impatto della legge regionale e di altre eventuali norme locali; 3) indagare la conoscenza e l’atteggiamento dei giocatori nei confronti dei SerD, i servizi pubblici preposti al trattamento della dipendenza da gioco. Si vedano inoltre gli articoli: Marco Sisti, Niccolò Aimo, Le politiche per la riduzione dell’offerta di gioco d’azzardo in Piemonte. Gli effetti della legge regionale a circa due anni dall’approvazione, in Dal fare al dire, a. 28, n. 1, 2019, pp. 7-15    ; Paolo Jarre, Prime risultanze sull’effetto della restrizione temporale dell’offerta di gioco con apparecchi automatici di gioco in Piemonte, in Alcologia, n. 32 (2018) – on line, pp. 118-130e, dello stesso autore, Attività sovrazonali del Piano Regionale di contrasto al Gioco d’Azzardo Patologico intraprese dall’ASL TO3, in Dal fare al dire, a. 27, n. 3 (2018), pp. 55-61

CatturaPaolo Jarre, I dati del Libro Blu 2018 dei Monopoli di Stato sui volumi del gioco d’azzardo in Italia e le prime risultanze dello studio GAPS del CNR di Pisa. Si conferma l’efficacia della Legge Regionale del Piemonte, in Dal fare al dire, a. 28, numero speciale (2019), pp. 44-48
L’autore commenta i dati, resi disponibili con il Libro Blu 2018 dei Monopoli di Stato, sui volumi di gioco nel 2018 in Italia. Per il gioco offline tali dati sono suddivisi per Regione. Questo permette un confronto tra territori, in particolare tra quanto successo in Piemonte dopo l’emanazione della Legge 9 del 2 maggio 2016 e il resto d’Italia tra lo stesso anno e il 2018. Il confronto non è invece operabile sui volumi del gioco online, rispetto al quale si rileva un consistente aumento in tutta Italia. Si evince comunque che la prevalenza di gioco problematico in Piemonte è inferiore rispetto a quello registrato in Italia. Già disponibile in rete il Libro blu 2019.

Gianfranco Mansi, Francesca Lacerenza, Valentina Monticelli, Clinica del disturbo da gioco d’azzardo. Una possibile declinazione di servizio, La sperimentazione avviata nell’Asl BT, in Dal fare al dire, a. 28, numero speciale (2019), pp. 37-43
Nell’articolo viene presentato un Progetto di sperimentazione di un servizio territoriale a valenza dipartimentale per il contrasto al Gioco d’Azzardo Patologico (GAP), attivato dal Dipartimento per le Dipendenze Patologiche dell’Asl BT a luglio 2018. La sperimentazione prevede di attivare sul territorio provinciale una modalità di interventi integrati multidisciplinari nell’ottica di ottimizzazione delle risorse, sia economiche che di personale, coordinando e rafforzando una rete di istituzioni, il privato sociale e altri servizi. Vengono descritti l’impianto progettuale, l’obiettivo complessivo e i risultati attesi.

Giovanni Truono, Disturbo da gioco d’azzardo e prevenzione: un’esperienza con gli studenti delle scuole medie superiori, in Dal fare al dire, a. 28, n. 2 (2019), pp. 49-58
Studi epidemiologici e clinici hanno rilevato che tra le persone potenzialmente più vulnerabili ai rischi connessi al gioco d’azzardo, un’attenzione specifica va rivolta agli adolescenti. Questi risultati hanno indotto i responsabili delle politiche sanitarie pubbliche ad avviare iniziative di prevenzione finalizzate a promuovere tra gli adolescenti una visione del gioco d’azzardo corretta e consapevole. A questo proposito è stato realizzato il Progetto Fair Gambling, rivolto a studenti minorenni delle scuole secondarie nel territorio di competenza dell’Area Nord dell’ASL Salerno. Sull’argomento si veda anche l’articolo di Maurizio Varese … [et al.] Adolescenti a rischio: il gioco tra attrazione e inganno in Alcologia, n. 35 (2019) – on line, pp. 65-69

FAITESA cura di Ornella De Rosa, Faites vos jeux! Gioco pubblico e società contemporanea: storia, implicazioni, prospettive, Bari, Roma, Laterza, 2019, pp. 485
Negli ultimi anni è cresciuto il dibattito sul gioco pubblico in Italia, alimentato dagli studiosi, dai diversi operatori del settore e dall’avvento delle nuove tecnologie che permettono oggi inedite modalità di raccolta ed elaborazione dei dati sul gambling. Questo libro raccoglie i contributi di studiosi di più discipline – storiche, filosofiche, giuridiche, economiche, letterarie, sociali – che analizzano da diversi punti di vista il gioco pubblico, proponendo percorsi interpretativi che spaziano dalla ricerca sociale fino a giungere alle nuove frontiere del mercato. Il risultato è un quadro aggiornato e completo che fa il punto sul gioco pubblico in Italia oggi.

A cura del Centro Nazionale Dipendenze e Doping, Guida alle risorse territoriali per le problematiche legate al gioco d’azzardo. Aggiornamento novembre 2018, in Notiziario dell’Istituto Superiore di Sanità, Vol. 31, Supplemento 1 al n. 12 (2018), pp. 249
La presente guida, aggiornata al mese di novembre 2018, è un elenco ragionato delle risorse territoriali che si occupano delle problematiche legate al gioco d’azzardo. La guida ha lo scopo di facilitare l’accesso alle strutture agevolando e riducendo i tempi d’incontro fra domanda dell’utente e risposta dei servizi. Il carattere nazionale del presente lavoro e l’uniformità del sistema di rilevazione adottato consentono di disporre di dati omogenei e comparabili tra loro, presupposto fondamentale per lo sviluppo di strategie d’intervento integrate, coordinate ed efficaci. Una mappatura analoga, aggiornata ad aprile 2019 si trova sul sito del Gruppo Abele.

A cura di Onofrio Casciani e Ornella De Luca, Trattamento Psicologico e Psicoterapeutico del Disturbo da Gioco d’Azzardo in una prospettiva multidisciplinare, Publiedit, Cuneo, 2018, pp. 463
Il Disturbo da Gioco d’Azzardo è un problema di salute pubblica di dimensioni sempre più rilevanti a livello internazionale a causa sia della rapida espansione delle opportunità di gioco, sia dall’aumentata accessibilità alle forme interattive in Internet e sui telefoni cellulari. Studi recenti delineano un’eterogeneità fra i giocatori oltre alla natura complessa e multifattoriale del fenomeno. Il libro in forma manualistica offre un quadro aggiornato e completo sullo stato dell’arte delle conoscenze alla luce della letteratura e delle più efficaci e innovative esperienze cliniche, con indicazioni su come replicare i modelli; inoltre propone una comprensione di aspetti attualmente sottovalutati. Il manuale può servire da guida per gli operatori del settore, ma anche per coloro che studiano o sono interessati agli argomenti trattati.
Collocazione Biblioteca: 18563

12954Atte Oksanen … [et al.], Problem gambling and psychological distress: a cross-national perspective on the mediating effect of consumer debt and debt problems among emerging adults in Harm Reduction Journal, vol. 15,  (2018) – on line, pp. 1-11
Si tratta di uno studio sulla relazione tra gioco d’azzardo problematico, problemi di debito e disagio psicologico. In molti paesi occidentali il facile accesso al credito al consumo e agli anticipi di paga possono portare i giovani a difficoltà finanziarie più gravi, compresi l’insolvenza e l’esecuzione del debito, definiti come problemi del debito. Lo studio ipotizza che tali problemi agiscano da mediatori nella relazione fra gioco d’azzardo problematico e disagio psicologico. Secondo gli autori, limitare il debito al consumo nei giovani adulti potrebbe attenuare i costi economici e psicologici del gioco d’azzardo problematico.

Maurizio Fiasco … [et al.], Gambling, società e politiche, in MDD : Medicina delle Dipendenze, a. 8, n. 30 (giu. 2018), pp. 5-63
Il numero monografico della rivista raccoglie contributi di diversi autori sul tema del gioco d’azzardo, affrontato nei suoi aspetti sociali, economici, giuridici, terapeutici. Gli articoli presenti sono: “Per una policy eticamente orientata nella regolazione dell’azzardo. L’Italia faccia come il Piemonte” di Paolo Jarre; “Gioco industriale di massa, economia, pubbliche virtù” di Maurizio Fiasco; “L’economia della manipolazione e dell’inganno” di Gabriele Mandolesi e Vittorio Pelligra; “Lo stigma pubblico verso il gioco d’azzardo problematico” di Nerilee Hing et al.; “Catturati dal gioco d’azzardo” di Murat Yucel et al.; “L’implicazione delle neuroscienze nel trattamento e nelle politiche sul gioco d’azzardo” di Murat Yucel et al.; “Il gioco d’azzardo e la sua policy in Norvegia. Un caso inconsueto” di Ingeborg Rossow e Marianne Bang Hansen; “Profili giuridici della legge regionale piemontese per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico” di Mirella Pocino; “Il gioco d’azzardo e le disuguaglianze sociali e di salute” di Roberto Diecidue e Giuseppe Costa; “Lo Stato Biscazziere e lo Stato Sociale” di Alessandro Del Dotto; “Ethical gambling (gioco d’azzardo etico): la necessità di un nuovo punto di vista sul gioco d’azzardo nelle politiche di salute pubblica” di Mariano Choli.

A cura di Roberta Pacifici, Massimo Giuliani, Liliana La Sala, Disturbo da gioco d’azzardo: risultati di un progetto sperimentale, Roma, ISS, 2018, pp. 147
La presente monografia ha l’obiettivo di fornire aggiornamenti scientifici sul disturbo da gioco d’azzardo, utilizzando una selezione dei risultati, dei materiali e dei contributi originali prodotti all’interno del Progetto “Sistema di sorveglianza nazionale sul disturbo da gioco d’azzardo: progetto sperimentale”. Il progetto è stato coordinato tra il 2015 e il 2016 dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità. La monografia presenta i risultati di alcune indagini originali volte a raccogliere le evidenze scientifiche sul tema e i dati nazionali inerenti la distribuzione delle strutture cliniche di trattamento; la percezione del fenomeno da parte della popolazione generale e dei pazienti; l’impianto legislativo sul gioco d’azzardo oggi vigente in Italia. Questa raccolta tematica riunisce anche alcuni contributi originali di professionisti italiani, basati sulle esperienze di diagnosi e trattamento di pazienti con disturbo da gioco d’azzardo.

lose for lifeA cura di Claudio Forleo e Giulia Migneco, Lose for life. Come salvare un paese in overdose da gioco d’azzardo, Milano, Altreconomia, 2017, pp. 192
Il gioco d’azzardo in Italia è un business da quasi 100 miliardi l’anno per migliaia di imprese e lavoratori, che provoca danni inenarrabili alla società dal punto di vista sanitario, economico e sociale: dietro il caleidoscopio di slot machine e lotterie si nasconde l’inferno delle dipendenze patologiche, la perdita del lavoro e della dignità, la rovina di intere famiglie. Questo testo, scritto da due giornalisti, presenta in appendice una serie di dati riferiti al 2016 e, grazie al contributo di alcuni tra i maggiori esperti del settore, spiega in modo semplice e concreto che cos’è veramente il gioco d’azzardo e cosa si può fare per promuovere efficaci politiche di prevenzione (e plasmare un nuovo approccio culturale), a partire dai territori e dalle esperienze locali. Prende il titolo da “Lose for life”, un progetto di Avviso Pubblico, associazione nazionale degli Enti Locali e delle Regioni per la formazione civile contro le mafie, con il Master in “Analisi prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione” dell’Università di Pisa.
Collocazione Biblioteca: 17942

Onofrio Casciani, … [et al.], Gioco d’azzardo e psicoterapia, in Psicobiettivo, a. 37, n. 3 (dic. 2017), pp. 21-178
Questo numero è dedicato alla psicoterapia del disturbo da gioco d’azzardo (DGA), un fenomeno in costante crescita e di significativa complessità, qui affrontato dal punto di vista di diversi approcci e modelli psicoterapeutici: la terapia cognitivo-comportamentale (Onofrio Casciani e Ornella De Luca), l’approccio psicanalitico (Giuseppe Zanda); il coinvolgimento della famiglia nel percorso terapeutico (Rolando De Luca, Susanna Petri), l’approccio junghiano e la narrazione autobiografica (Valerio Colangeli). Nella monografia troviamo “Una tossicomania senza farmaci” (2000), un intervento di Luigi Cancrini che, a partire da un romanzo di Dostoevskij, analizza il fenomeno del gioco d’azzardo patologico con molteplici chiavi di lettura: individuale, familiare e sociale. Vengono poi presentati e commentati alcuni casi clinici. Infine Fabio Presti e Silvia Ventriglia passano in rassegna i recenti contributi al trattamento delle dipendenze patologiche basati sugli approcci terapeutici della mindfulness e dell’EMDR. Si veda anche l’articolo di  Edoardo Cozzolino, Gianmaria Zita, Approcci clinici al disturbo da gioco d’azzardo, in Mission, a. 13, n. 48 (set. 2017), pp. 58-65

Daniela Capitanucci, Un coordinamento contro l’overdose da gioco d’azzardo, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 47, n. 4 (2017), pp. 34-38
Il Coordinamento contro l’Overdose da Gioco d’Azzardo è nato nel 2011 come rete di Enti locali e Uffici di Piano di Zona per elaborare e proporre sinergie operative condividendo best practice. In particolare si fa riferimento a due progetti che hanno consentito di realizzare “Azioni no slot”.

disturbo di saluteA cura di Mauro Croce, Paolo Jarre, Il disturbo da gioco d’azzardo, un problema di salute pubblica. Indicazioni per la comprensione e per l’intervento,  Publiedit, Cuneo, 2017, pp. 25
Il libro offre un quadro aggiornato e completo che contestualizza il tema del gioco d’azzardo e aiuta il lettore a comprendere il fenomeno nel suo insieme, grazie a numerosi contributi rappresentativi di competenze diverse e complementari, alla luce dei più recenti sviluppi a livello internazionale dell’elaborazione teorica e della pratica sul campo. Sono esposte in modo chiaro ed esaustivo le diverse casistiche proposte (anche in relazione ai modelli possibili di cura) senza pretendere di arrivare a certezze assolute e soluzioni valide per tutti i casi. Anzi, propone agli operatori di sperimentare a loro volta, di aprirsi alle diverse possibilità e alle diverse interpretazioni. Questo volume si rivolge prima di tutto a chi ha a che fare quotidianamente con il gioco d’azzardo e le sue conseguenze, in quanto problema di salute pubblica che richiede l’intervento delle istituzioni e degli specialisti, per contenere i danni agli stessi giocatori e a coloro che li circondano, ma anche agli studenti e a coloro che vogliono approfondire la conoscenza sull’argomento. In appendice troviamo anche una mappa dei servizi in Italia e la descrizione di un nuovo strumento per l’assessment, il Gambling Pathways Questionaire (GPQ).
Collocazione Biblioteca: 17930

Roberta Biolcati, Alessio Plona, Gratta e vinci e slot machine. Uno studio esplorativo su donne e profili di consumo, in Psicologia della Salute, n. 2 (2017), pp. 143-159
Vengono riferiti i risultati di una ricerca su donne dedite al gioco d’azzardo. Si rileva una differenza rispetto agli uomini con una preferenza per il gratta e vinci. Si osserva, inoltre, in queste donne, una insoddisfazione nei confronti della vita familiare.

Dipendenza affettiva e da sesso

imagesPeter C. Kleponis, Uscire dal tunnel. Dalla dipendenza da pornografia all’integrità, D’Ettoris, Crotone, 2019, pp. 396
La pornografia è una delle piaghe sociali meno conosciute. Un gran numero di persone ne diventa dipendente, compromettendo l’integrità delle relazioni coniugali, familiari ed anche lavorative. Gli effetti di una esposizione frequente e prolungata ai video pornografici sono nocivi per la salute fisica e mentale, ma se ne può uscire. Questo libro intende aiutare chi desidera conoscere il problema, informando sulle caratteristiche delle immagini pornografiche, sul loro impatto sul sistema nervoso, sulla dipendenza emotiva e chimica che ne deriva. Inoltre descrive la strada per riacquistare la libertà, riacquistando la propria integrità attraverso l’auto-aiuto, la terapia ed il sostegno dei gruppi d’incontro.
Collocazione Biblioteca: 18453

Rosella De Leonibus, Dipendenza affettiva, il dolore di restare appesi…, in Rocca, a. 78, n. 20 (ott. 2019), pp. 37-39
Quando la dipendenza dal partner è totale e la propria volontà sembra azzerata e perfino i bisogni più basilari sono oscurati dalla paura di restare soli, non si può parlare di rapporto affettivo sano, ma di un quadro simile a quello delle dipendenze che riguardano i comportamenti. Il rapporto affettivo e la persona che lo incarna sono l’oggetto di questa dipendenza. La relazione diventa un terreno dove ogni distanza genera angoscia, paura di essere abbandonati, insicurezza profonda, sentimenti di vuoto e di inadeguatezza.

Emiliano Lambiase, La dipendenza sessuale. Diagnosi e strumenti clinici, Carocci, Roma, 2019, pp. 197
La dipendenza sessuale è un disturbo di cui molto si parla e spesso, in modo inadeguato, vi si ricorre per giustificare condotte patologiche o immorali. Dopo anni di dibattiti scientifici è stata ufficialmente inserita nell’undicesima versione della classificazione internazionale delle malattie dell’Organizzazione mondiale della sanità (ICD-11), all’interno della categoria dei disturbi del controllo degli impulsi, col nome di “compulsive sexual behaviour disorder”. Il libro, dopo aver presentato i più recenti sviluppi diagnostici e le attuali ipotesi psicologiche (attaccamento, funzionamento metacognitivo e meccanismi di apprendimento) e neurologiche, illustra un protocollo terapeutico basato su una lunga esperienza e impostato in modo da poter essere utilizzato da professionisti di qualunque approccio terapeutico. Le spiegazioni teoriche e pratiche sono affiancate dalla descrizione di alcuni casi clinici. L’autore è psicologo e psicoterapeuta.
Collocazione Biblioteca: 18612

orfeoPrimo Lorenzi, La dipendenza amorosa. Da Orfeo alle nuove dipendenze, Roma, Alpes, 2018, pp. 146
Nel libro vengono considerati gli aspetti dipendenti all’interno della passionalità amorosa. Il fenomeno è seguito con un costante riferimento a tre componenti strutturali: un “oggetto” da cui dipendere, un contesto socioambientale che modula le spinte verso la dipendenza e il contributo di diversi tipi di personalità. Tre componenti che reciprocamente interagiscono insieme definendo la complessità del fenomeno, di cui si analizzano anche le criticità criminologiche. Primo Lorenzi è psichiatra e docente a contratto di Psicopatologia presso l’Università di Firenze.
Collocazione Biblioteca: 18195

Maria Chiara Gritti, Dipendiamo. Un trattamento sistemico di gruppo per la cura della dipendenza affettiva, in Terapia familiare, a. 41, n. 117 (lug. 2018), pp. 47-72
La dipendenza affettiva è una delle patologie più diffuse della nostra epoca, tuttavia non sono molti i contributi di orientamento sistemico su questo tema. Questo articolo illustra un trattamento di gruppo a orientamento sistemico per la cura della dipendenza affettiva, attuato sia in un Consultorio Familiare, sia in ambito privato. Il modello, chiamato “Dipendiamo”, si è rivelato efficace ai follow-up e si caratterizza per tre elementi di novità: la promozione sia della dimensione intrapsichica sia di quella interpsichica; l’impiego di tecniche non verbali di matrice sistemica; la strutturazione di un intervento breve e facilmente replicabile.

Massimo Di Grazia … [et al.], Sessualità e web negli adolescenti: riflessioni, in Rivista di sessuologia clinica, a. 24, n. 1 (2018), pp. 36-46
La diffusione del web nel quotidiano delle persone ha fatto emergere problematiche legate al suo eccessivo utilizzo, in particolare la correlazione tra sesso e web e la dipendenza che ne può derivare tra gli adolescenti, i giovani adulti e gli adulti. Quello che attrae è la curiosità verso una sessualità appagante, una alternativa a una sessualità reale deludente, una compensazione alla solitudine relazionale o il libero manifestarsi di orientamenti sessuali latenti e non espressi o socialmente inaccettabili. Occorre, secondo gli autori, comprendere meglio il fenomeno per riuscire a dare risposte a chi entra in questo loop erotico virtuale, concretizzando un programma formativo educativo fin dalle scuole primarie rivolto anche a famiglie e docenti.

Dipendenza da internet

Si veda anche la bibliografia su “Nuove generazioni e tecnologie – Aspetti patologici.

Rosaria Giordano, Hikikomori e dipendenze digitali, in Dal fare al dire, a. 29, n. 1 (2020), pp. 12-21
L’articolo è un’introduzione al fenomeno degli hikikomori e alla relazione tra questo fenomeno e le dipendenze digitali, senza tralasciare le differenze e le assonanze che intercorrono tra i fenomeni, nonchè le possibilità di aggancio e di intervento terapeutico. Di particolare interesse l’associazione con il Disturbo da gioco su Internet (DGI) e la lettura della realtà come inter-realtà che rede possibile concepire il mondo off-line e on-line come interagenti e integrati e favorisce una concettualizzazione dell’esperienza dei ragazzi al passo coi tempi.

unnamedMaria Cristina Gugliandolo, Valeria Verrastro, Francesca Liga, Parenting invalidante e dipendenze tecnologiche: ruolo del controllo psicologico genitoriale, in Maltrattamento e abuso all’infanzia, vol. 21, n. 3 (nov. 2019), pp. 55-74
Recenti studi hanno evidenziato come pratiche genitoriali disfunzionali (quali il controllo psicologico) si correlino con esiti maladattivi nei figli. L’obiettivo del presente studio è indagare i meccanismi che sottendono l’insorgere di un uso dipendente delle nuove tecnologie. E’ stato analizzato un campione di 311 partecipanti, tra i 18 e i 26 anni, ai quali sono stati sottoposti dei questionari. I risultati hanno evidenziato una relazione tra controllo psicologico genitoriale e dipendenza da internet. Nell’articolo sono riportati e commentati i risultati della ricerca.

Franco Fabbro, Manuale di neuropsichiatria infantile, Una prospettiva psicoeducativa, Carocci, Roma, 2019, pp. 459
Questo manuale intende rispondere alle esigenze di insegnanti ed educatori, proponendosi come un compendio di neuropsichiatria dell’età evolutiva. Il volume è organizzato in cinque parti: la prima (La conoscenza del soggetto) illustra l’itinerario diagnostico e gli strumenti più frequentemente utilizzati per la valutazione delle disabilità intellettive, linguistiche, neuropsicologiche e psicopatologiche; le tre parti successive descrivono i più importanti disturbi neurologici, del neurosviluppo e psichiatrici. Infine, l’ultima parte tratta i principali interventi riabilitativi, farmacologici e psicoterapeutici dell’età evolutiva. Si segnala in particolare il cap. 42: Dipendenza da videogiochi e Internet.
Collocazione Biblioteca: 18630

Daniele Giansanti, I giovani e lo smartphone: come lo usano e che rapporto hanno?, in Notiziario dell’Istituto Superiore di Sanità, vol. 32, n. 9 (set. 2019) – on line, pp. 8-12
Lo smartphone sta assumendo un ruolo sempre più importante nella nostra quotidianità. Le sue potenzialità, accompagnate dalle sue caratteristiche di utilizzo user-friendly, lo rendono particolarmente attrattivo per un uso giornaliero, soprattutto da parte dei giovani, particolarmente importante. Ciò espone gli utilizzatori a problematiche da abuso della tecnologia. Tra le problematiche sono presenti quelle posturali, da uso scorretto di App rispetto alla reale destinazione di utilizzo ad altre problematiche psicocognitive, comportamentali e comunicative. Il Centro Nazionale per le Tecnologie Innovative in Sanità Pubblica dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha il ruolo di investigare l’impatto delle nuove tecnologie in sanità pubblica, ha avviato uno studio, basato su strumenti elettronici per la raccolta di dati, per analizzare nello specifico l’impatto dello smartphone sui giovani.

imagesA cura di Matteo Lancini, Il ritiro sociale negli adolescenti. La solitudine di una generazione iperconnessa, Raffaello Cortina, Milano 2019, pp. 334
Il libro traccia il profilo di una generazione cresciuta “nella rete”, inducendo gli adulti a interrogarsi su come distinguere un uso adattivo dei social e dei videogiochi da un sintomo di malessere o dipendenza. Cyberbullismo, sexting, gioco d’azzardo e, in modo particolare, il ritiro sociale sono alcuni dei comportamenti affrontati in questo testo, ricco di indicazioni sui motivi della loro diffusione e sulle modalità di intervento. La rivoluzione digitale ha creato ambienti espressivi nei quali gli adolescenti non solo sperimentano nuove possibilità di realizzazione ma si rifugiano in occasione di gravi crisi evolutive, in una forma di autoricovero che esprime sia il dolore sia un tentativo di risolverlo, come avviene nel ritiro sociale, la più significativa manifestazione del disagio giovanile odierno. A partire dall’esperienza maturata negli ultimi quindici anni, gli autori inquadrano la psicodinamica del ritiro sociale e presentano gli orientamenti clinici che guidano la presa in carico dell’adolescente in una prospettiva evolutiva.
Collocazione Biblioteca: 18439

Giovanni Sabato, Dipendenza da videogame. Manuale Diagnostico OMS, in Rocca, a. 78, n. 9 (mag. 2019) pp. 38-40
L’Organizzazione Mondiale della Sanità risponde sulla questione relativa alle ore passate davanti ai videogiochi dai ragazzi. Per la gran parte dei giocatori non è altro che una cattiva abitudine, ma per altri la situazione è più seria. Si può arrivare a fare una diagnosi di disturbo mentale e di dipendenza. Il “gaming disorder” , dipendenza da videogame, consiste per OMS in abitudini di gioco caratterizzate da una mancanza di controllo sull’attività di gioco, cioè intensità, durata, incapacità di smettere, reazione all’assenza del gioco. Anche se una parte di psicologi consiglia cautela su questa diagnosi.

Giuseppe Lavenia, Mio figlio non riesce a stare senza smartphone, Giunti Edu, Firenze 2019, pp. 127
Questo libro aiuta a: conoscere quali sono i cambiamenti che stanno avvenendo nella società moderna per comprendere il contesto in cui le dipendenze tecnologiche si sviluppano e le forme in cui si manifestano; capire in che cosa consistono Nomofobia, Hikikomori, dipendenza dai videogiochi e tanto altro, quali caratteristiche hanno e come si comportano i ragazzi che ne sono coinvolti; intervenire per aiutare concretamente i propri figli, fornendo suggerimenti e indicazioni operative su come sostenerli, spiegando se e quando chiedere l’intervento degli specialisti.
Collocazione Biblioteca: 18443

hikikomoriAnna Maria Caresta, Generazione Hikikomori. Isolarsi dal mondo fra web e manga, Roma, Castelvecchi, 2018, pp. 115
L’autrice conduce una ricerca su casi clinici in Giappone e in Italia sul fenomeno della dipendenza da internet negli adolescenti. Affronta il problema dal punto di vista sociale e psicologico nei suoi rapporti con l’aggressività, il bullismo, il ritiro sociale e scolastico. Si considerano anche gli aspetti terapeutici di questo tipo di dipendenza, con particolare riguardo all’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, ad esempio il laboratorio dei fumetti che viene condotto in collaborazione con cooperative sociali esterne.
Collocazione Biblioteca: 18004

Giuseppe Lavenia, Dipendenze tecnologiche. Valutazione, diagnosi e cura, Firenze, Giunti, 2018, pp. 105
Il libro affronta il problema della dipendenza dalle tecnologie considerando soprattutto quelle da internet e i fenomeni come il cyberbullismo, la pornografia, il gambling, le chat. Sono considerati diversi aspetti come la diffusione del fenomeno, i contesti, i linguaggi, i fruitori. Nella parte più specifica si considerano le manifestazioni cliniche, gli strumenti di valutazione, i problemi di diagnosi, le relazioni familiari. Quindi si passa alla terapie: setting, tecniche e prescrizioni, narrazione terapeutica. Il libro si conclude con l’esemplificazione di due casi clinici.
Collocazione Biblioteca: 17975

Maria Paola Piccinini … [et al.], Internet: strumento e (s)oggetto di ricerca orientamentieducativa, in Orientamenti pedagogici, n. 3 (lug.-set. 2018), vol. 65, pp. 417-607
La sezione monografica di questo numero presenta le relazioni del Seminario di studio organizzato dalla rivista, svoltosi il 30 Novembre 2017 presso l’Università Pontificia Salesiana. L’obiettivo del Seminario è quello di considerare criticamente le potenzialità che la rete fornisce per la ricerca in campo educativo. Il lavoro si divide in tre parti. La prima parte presenta articoli di carattere generale nei quali vengono individuati punti di forza, utilizzo e rilevanza dell’indagine per le scienze sociali e dell’educazione. Viene inoltre sintetizzato e analizzato il dibattito sulla definizione e sulle caratteristiche dell’internet addiction e del disturbo da gioco su internet. Nella seconda parte viene descritto l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione nella disabilità, nella psicologia sperimentale e nel trattamento clinico. L’ultima parte è dedicata alle sfide pedagogiche che la cultura digitale pone all’apprendimento, alla formazione dei docenti e agli aspetti pedagogici-educativi e pedagogici-pastorali, con un particolare approfondimento all’attenzione della Chiesa alle nuove tecnologie e al loro ruolo nell’educazione dei giovani.

Giuseppe Reale, Nomofobia. Quando lo smartphone rende schiavi. Fenomeno in forte ascesa con rilevanti ricadute sociali. Sono maturi i tempi per l’inserimento nel DSM e nei LEA?, in Dal fare al dire, a. 27, n.1 (2018), pp. 16-18
L’utilizzo eccessivo e prolungato degli smartphone e di altri dispositivi elettronici incide sulla salute delle persone sia per le onde elettromagnetiche sia per l’assuefazione ai dispositivi che ne deriva. Maggiormente a rischio sono adolescenti e preadolescenti. L’articolo prende in esame ricerche americane ed europee su questo fenomeno e si chiede se i tempi siano maturi per l’inserimento della nomofobia (no mobile-fobia: la paura sproporzionata di una persona di rimanere fuori dal contatto di rete mobile) tra i disturbi descritti nel DSM.