Dipendenza da gioco e altre dipendenze comportamentali

Aggiornata a gennaio 2017 – a cura di Paola Moriondo

I materiali elencati sono disponibili presso la Biblioteca del Centro Studi, Documentazione e Ricerche del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento della Biblioteca. L’elenco proposto non esaurisce quanto posseduto in biblioteca sul tema in oggetto. Sono presenti anche pubblicazioni scaricabili on line o in PDF. Per quanto riguarda la dipendenza da cibo si veda la bibliografia sui Disturbi alimentali.

I percorsi tematici proposti sono i seguenti:

 Studi e ricerche sulle dipendenze da comportamento e i servizi preposti alla cura

A cura di Pietro Paolo Guzzo e Antonietta Fiorita, Il futuro dei servizi per le dipendenze tra consumi socialmente integrati e web society, in Salute e società, a. 15, n. 2 (2016), pp. 15-211
Nato dal costante impegno di studio e ricerca dell’Osservatorio delle Dipendenze dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, il volume si interroga sul senso e sulle possibilità di un nuovo sistema dei servizi di intervento per le dipendenze (vecchie e nuove) nell’odierna web society. Nelle due sezioni (saggi, esperienze) gli autori (medici, sociologi, giuristi, psicologi) analizzano da diverse angolazioni un ampio ventaglio di temi e possibili soluzioni, tra i quali: – i gruppi di auto-mutuo-aiuto come terapia del gioco d’azzardo; – la dipendenza da Internet;  -la valutazione di alcuni modelli di intervento nel gambling.

Caroline Protais … [et al.], The evolution of population attending youth addiction outpatient clinic (CJC’s) 2014-2015, in Tendances, n. 107 (mar. 2016), pp. 1-4
Si tratta di una pubblicazione dell’OFDT (Osservatorio francese sulle droghe e le tossicodipendenze). L’articolo espone i risultati di un’indagine volta a osservare l’evoluzione della popolazione che frequenta gli ambulatori in seguito a una campagna d’informazione pubblica condotta nel 2015 contro il consumo di sostanze e le dipendenze comportamentali. I punti principali sono: un aumento dei frequentatori, in particolare minori e utilizzatori di video-game; una diminuzione della proporzione di prese in carico collegate al consumo di cannabis; una conferma della difficoltà a raggiungere i giovani forti consumatori di alcol e le donne.

A cura di Roberto Decidue, Romeo Brambilla, Fatti e cifre sulle dipendenze da sostanze e comportamenti in Piemonte. Bollettino 2015, Osservatorio Epidemiologico delle Dipendenze Regione Piemonte, Grugliasco (TO), 2016, pp. 82Il rapporto si articola nelle parti seguenti: Quadro di sintesi; Espad: consumi nella popolazione studentesca; Dipartimenti per le dipendenze: soggetti trattati; Carcere; Decessi per overdose; Ricoveri per abuso e dipendenze da sostanze; Dipartimenti per le dipendenze: personale; Enti accreditati e comunità pubbliche. Quest’anno, per la prima volta, troviamo tabelle sul dosaggio del metadone e della buprenorfina e sulla polidipendenza. Collocazione biblioteca: 70R11 

Paolo Jarre … [et. al.], Riduzione del danno: ambiti, servizi e prospettive, in MDD : Medicina delle Dipendenze, a. 5, n. 19 (set. 2015), pp. 5-63
Il presente è il secondo numero monografico della rivista dedicato alla riduzione del danno nel trattamento delle dipendenze. Vengono affrontati anche alcuni tipi di dipendenze che raramente vengono citate quando si parla di riduzione del danno: il gioco d’azzardo patologico, l’alcolismo, il tabagismo, la dipendenza da sesso. Oltre all’editoriale di Paolo Jarre (primario del Dipartimento delle dipendenze ASL3 della Regione Piemonte), segnaliamo, tra gli altri, i seguenti contributi: “Il gioco responsabile: principi generali e requisiti di minima” di Alex Blaszczynski e altri;  “Sex work, sex addiction e riduzione del danno” di P. Covre.

Anneke Bühler, Johannes Thrul, Prevention of addictive behaviours. Updated and expanded edition of Prevention of substance abuse, EMCDDA, Lisbona, 2015, pp. 102
Questa pubblicazione è un aggiornamento di un testo pubblicato nel 2007 (vedi nostra collocazione 14329). Come per la versione precedente, si tratta della traduzione di uno studio tedesco che presenta una rassegna sullo stato dell’arte della prevenzione. Sebbene originariamente destinato a un pubblico tedesco, la sua portata, basata sull’evidenza, è globale. La rassegna è ampia nelle sue considerazioni e riguarda non solo il tema dell’abuso di droghe, ma anche di alcol e tabacco, come pure le dipendenze comportamentali come il gioco d’azzardo problematico. Tra più di 5000 risultati di ricerca sono stati selezionati 64 studi, incluse 17 meta-analisi e 38 rassegne sistematiche. Collocazione Biblioteca: 17326

Kenneth Paul Rosenberg, Laura Curtiss Feder, Dipendenze comportamentali. Criteri, evidenze, trattamento, Edra, 2015, Milano, pp. 396
Il testo illustra i criteri utilizzati per diagnosticare le dipendenze comportamentali, i dati di ricerca che le sostengono e i possibili trattamenti. Si tratta di una guida per comprendere le scelte operate nel DSM-5 rispetto alle dipendenze comportamentali e per orientarsi rispetto agli indirizzi futuri. Il DSM-5 ha infatti introdotto la categoria clinica chiamata “dipendenza comportamentale” (esplicitamente quella dal gioco d’azzardo, implicitamente le altre, fra cui il gioco online, l’uso di Internet, il cibo, l’attività sportiva, il sesso e lo shopping compulsivo), ponendo immediate esigenze di aggiornamento professionale per psicoterapeuti e psichiatri. Questo testo cerca di dare risposta alle domande seguenti: in cosa differisce una dipendenza comportamentale da un disturbo del controllo degli impulsi? Quali sono i criteri per determinare che alcuni comportamenti sono dipendenze? Che cosa comportano tali differenze in termini di trattamento efficace?
Collocazione Biblioteca: 17332

A cura di Emmanuelle Bauchet … [et al.], Giovani e dipendenze: evoluzione dei comportamenti e degli approcci professionali, in La Salute umana, n. 253-254 (gen.-apr. 2015), pp. 21-54
Il consumo problematico di sostanze psicoattive è al centro delle preoccupazioni sulle dipendenze giovanili, nonostante ormai anche le dipendenze immateriali (da schermi, videogiochi) rappresentino un’emergenza non più differibile. Il contesto economico, culturale, tecnologico accelera i cambiamenti degli stili di vita e dunque gli usi degli adolescenti e gli atteggiamenti educativi delle famiglie. Per accompagnare, adattarsi e rispondere al meglio a questi cambiamenti, i professionisti hanno modificato le loro pratiche e ampliato la portata dei loro interventi. L’obiettivo del presente dossier è quello di illustrare i metodi e offrire testimonianze per meglio comprendere come i professionisti possono agire e collaborare per sostenere i giovani e le loro famiglie.

Alessandro Mantovani, Federica Azzalin, Matteo Fabbri, Dipendenze e modelli operativi dell’attaccamento, in Dal fare al dire, a. 24, n. 2 (2015), pp. 38-47
Secondo gli autori, l’esperienza familiare e sociale di ciascun individuo è determinante nella costruzione della personalità, un processo continuo tra apprendimenti volontari e involontari rispetto ai propri contesti di appartenenza. Questo articolo intende porre attenzione al problema delle dipendenze (con e senza sostanza) stimolando una riflessione sullo sviluppo del soggetto nella relazione a partire da un nodo fondamentale, quello della reciprocità, che si realizza nell’attaccamento. Questa riflessione tra attaccamento e dipendenze ha trovato ulteriore sviluppo in una ricerca che è stata condotta in provincia di Rovigo con 100 individui che condividono l’appartenenza a sistemi familiari con problemi di dipendenze.

A cura di Raimondo Maria Pavarin, Daniele Virginio Corbetta, Dipendenze con e senza sostanze. Teoria, ricerca e modelli di intervento, Franco Angeli, Milano, 2015, pp. 192
L’obiettivo di questo volume è quello di aprire una panoramica sugli stili di vita dei giovani adulti, popolazione nella quale consumi problematici e dipendenze da sostanze (sostanze illegali, alcol, tabacco), dipendenze da comportamenti (gioco d’azzardo, shopping compulsivo, internet addiction), alimentazione e attività fisica si intrecciano e necessitano di essere trattati come elementi integrati nel vivere quotidiano. Il focus è rappresentato dai risultati che emergono da una ricerca multicentrica, condotta su un campione di giovani adulti di Bologna e Treviso e articolata su quattro aree tematiche (sostanze psicoattive, dipendenze senza sostanze, alimentazione e stili di vita), integrati dai contributi di studiosi ed operatori del settore. Nel suo insieme, il volume vuole fornire elementi innovativi ed indicazioni utili a chi si occupa di prevenzione, per dar vita a progetti che non siano più incentrati su singole problematiche, ma capaci di orientarsi sugli stili di vita complessivamente intesi della popolazione cui sono rivolti.
Collocazione Biblioteca: 17342

 A cura di Maria Vittoria Crolle Santi, Giancarlo Pintus, La relazione assoluta. Psicologia della Gestalt e dipendenze patologiche, Aracne, Roma, 2014, pp. 413
Il testo si pone nell’attuale panorama editoriale italiano e internazionale come un contributo organico alla comprensione dell’addiction secondo il modello della Psicoterapia della Gestalt. Non si tratta di un manuale sulle dipendenze patologiche, ma di una riflessione teorica e clinica sul fenomeno dell’addiction in chiave gestaltica. Sono compresi contributi di autori che a diverso titolo e in diversi contesti si occupano di dipendenze. Con riguardo per l’attuale contesto postmoderno sono sviluppati i temi della intercorporeità, la fenomenologia del contatto, la dimensione del tempo vissuto e della relazione terapeutica, il rapporto con le neuroscienze e il significato relazionale del sintomo. (Testo disponibile in pdf- la fotocopiatura non è consentita).
Collocazione Biblioteca: W0420

A cura di Loredana Varveri e Gioacchino Lavanco, Nuove dipendenze ed intervento di comunità, in Psicologia di Comunità, n. 1 (2014), vol. 10, pp. 13-90
La parte monografica di questo numero raccoglie i contributi seguenti: “Dal secolo del sesso al millennio delle addictions? Note su una “nuova sindrome”, di M. Croce; “Il disturbo da acquisto compulsivo: validazione di uno strumento di assessment”, di L. Varveri e S. Di Nuovo; “Overdose da gioco d’azzardo: analisi di profili e nodi critici”, di D. Capitanucci e G. Bellio; “Mobile addiction e prevenzione attraverso il gruppo dei pari”, di G. Lavanco, L. Varveri e C. Messina; “La dipendenza da videogiochi”, di F. Romano e M. Conti; “Cyberbullismo e video peer education”, di G. Lavanco, C. Novara e C. Amoroso.

A cura di Pietro Fausto D’Egidio e Alfio Lucchini,  La società dipendente. Il sistema di competenze e responsabilità per comprendere, decidere e agire, Franco Angeli, Milano, 2014, pp. 122
Il volume raccoglie riflessioni, e in parte aspetti del dibattito, espresse dal V Congresso nazionale FeDerSerD, svoltosi a Roma nell’ottobre 2013. Parlare ancora di normalità e devianza, senso della prevenzione, tutela della salute e malattia, limiti alla cura, ha senso se vengono inseriti in una visone di cambiamento e di ricerca di nuovi paradigmi. Questo l’obiettivo del testo, che offre spazi di approfondimento in un momento veramente cruciale, sia per gli evidenti cambiamenti istituzionali e normativi, sia per le modifiche nell’organizzazione dei servizi, sia per la grave situazione economica, con conseguenti gravi tagli delle risorse dedicate.
Collocazione Biblioteca: 16822

A cura di Leopoldo Grosso e Francesca Rascazzo, Atlante delle dipendenze, Edizioni Gruppo Abele, 2014, Torino, pp. 687
Si segnala in particolare il capitolo III sulle dipendenze da comportamento.
Collocazione Biblioteca: 16737

Alfio Lucchini, Droghe, comportamenti, dipendenze. Fenomeni norme protagonismo, Franco Angeli, 2014, Milano, pp. 298
Il consumo di sostanze e i comportamenti di addiction fanno ormai parte in modo strutturale della società contemporanea. Il volume definisce, contestualizza e analizza tematiche attuali, ma che spesso ancora sono ignorate, a partire dalla natura dei comportamenti di addiction e degli aspetti patologici delle dipendenze. Vengono proposti approfondimenti e descritti strumenti e pratiche di particolare valore e interesse di applicazione, con grande attenzione al gioco d’azzardo patologico e all’alcolismo, due tipi di dipendenza che sono all’origine di molteplici problematiche, anche sociali. Vasta e aggiornata è anche la rassegna normativa presentata, con le fonti di legge che regolano questo complesso settore, evidenziando lo sviluppo storico e il senso delle normative. Ampio e dettagliato, infine, il capitolo dedicato alle proposte di politiche di settore e al ruolo degli operatori del mondo delle dipendenze.
Collocazione Biblioteca: 17030

Jean Claude Maes … [et al.], Différentes figures de l’addiction, in Psychotropes, n. 1-2 (2014), vol. 20, pp. 11-151
Il 31 gennaio e il 1° febbraio 2014 si è tenuto a Bruxelles un convegno organizzato da J.C. Maes sulle diverse configurazioni della dipendenza. Questo convegno proponeva la presentazione di undici dipendenze diverse, allo scopo di definirne i punti in comune e le differenze. E’ partendo da alcune comunicazioni di questo incontro che la rivista ha deciso di pubblicare il dossier di questo numero.
Collocazione Biblioteca: 7079D

 Roberto Pani, Astrid Sciuto, Le compulsioni psicopatologiche. Tra controllo degli impulsi e dipendenza, Franco Angeli, Milano, 2014, pp. 155
Gli studi internazionali affermano che le compulsioni sono in costante aumento nel mondo, e non solo tra le giovani generazioni. Si tratta di dipendenze psicologiche legate alla mancanza di controllo degli impulsi che nella loro coazione a ripetere, intensa e costante, diventano patologiche nel comportamento e nell’interiorità delle persone che le praticano. Le compulsioni di nuova generazione si sono fatte sentire prima nel Nord Europa, con i disturbi alimentari. Le vecchie compulsioni sono invece ringiovanite, come ad esempio il gioco d’azzardo, riproposto con varie modalità in vari luoghi. La piromania, la cleptomania, l’autolesionismo e oggi le compulsioni (e non le ossessioni) sono aumentate in varie forme in modo esteso, diventando sempre più numerose. Il volume intende offrire una panoramica delle compulsioni psicopatologiche, utile non solo per gli addetti ai lavori – psichiatri, psicologi clinici, psicoanalisti – ma anche per gli studenti che si avvicinano a queste tematiche.
Collocazione Biblioteca: 16824

Fabio Lugoboni … [et al.], Un’ unità di degenza interamente dedicata all’addiction. L’ attività di medicina delle dipendenze del Policlinico di Verona, in Dal fare al dire, a. 22, n. 1 (gen.-mar. 2013), pp. 26-31
L’articolo presenta brevemente l’esperienza in atto nel Policlinico dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, dove è pienamente funzionante dal 2000 l’Unità Operativa di Medicina delle Dipendenza. E’ una delle pochissime strutture in Italia ad avere posti letto interamente dedicati alla cura di qualsiasi dipendenza, sia lecita che illecita. In tutti i casi, alla detossificazione segue un periodo di riabilitazione, che va dalla psicoterapia, al soggiorno in comunità residenziali e ad altre forme di supporto anche farmacologico.

A cura di Bernardo Cattarinussi, Non posso farne a meno. Aspetti sociali delle dipendenze, Franco Angeli, Milano, 2013, pp. 253
La dipendenza può trasformarsi da perenne condizione umana in un qualcosa di imprescindibile e ossessionante. In questi ultimi anni, accanto a forme tradizionali di dipendenza chimica o da sostanze (si pensi a tabagismo, alcolismo, dipendenza da farmaci e droghe), si stanno sviluppando alcune dipendenze collegate alla ripetitività compulsiva di comportamenti normali, quali il gioco, lo sport, il lavoro, il consumo, l’alimentazione, i legami affettivi e sessuali. Anche questa tipologia appare caratterizzata da fenomeni come la compulsione, la perdita di controllo, la reiterazione del comportamento nonostante la consapevolezza delle problematiche connesse, la dominanza su ogni aspetto della vita dell’individuo coinvolto e infine la frequente tendenza alle ricadute. Le nuove dipendenze tuttavia non sembrano condividere lo stigma sociale proprio delle dipendenze derivanti dall’abuso di sostanze, anzi in qualche caso sono, oltre che tollerate, addirittura stimolate. Il volume intende tracciare per ogni dipendenza un breve profilo storico, esaminare i principali approcci teorici che se ne sono occupati, ipotizzare le pur sfuggevoli dimensioni statistiche, riportare le risultanze di eventuali ricerche qualitative e quantitative, mettere in rilievo le dimensioni più propriamente sociali e segnalare alcuni degli strumenti terapeutici più utilizzati. Il curatore insegna Sociologia presso l’Università di Udine. Collocazione Biblioteca: 16285

Dipendenza da gioco

Dipartimento Politiche Antidroga, Relazione Annuale al Parlamento 2016 sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, Dipartimento Politiche Antidroga, Roma, 2016, pp. 497
La Relazione 2016 è articolata in cinque parti, a loro volta suddivise in capitoli e paragrafi. La Quinta parte approfondisce alcuni argomenti tra i quali il gioco d’azzardo patologico. La Relazione prevede anche in allegato un dossier nel quale sono riportati alcuni contributi predisposti da Organizzazioni del Privato Sociale accreditato che operano in ambito nazionale nel settore delle tossicodipendenze e che hanno partecipato al tavolo Interistituzionale costituito presso il Dipartimento Politiche Antidroga.

Mark van der Maas, Problem gambling, anxiety and poverty: an examination of the relationship between poor mental health and gambling problems across socio-economic status, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2016), pp. 281-295
Questo studio mostra che il contesto sociale ha un’influenza importante sulla presunta relazione fra la psicopatologia e i problemi di gioco, che è sottovalutata dall’ attuale ricerca sul gioco problematico. Vista la responsabilità dei fornitori dei giochi e dei legislatori, si effettua un dibattito sulla necessità di una maggiore inclusione del contesto socio-economico quando si fanno supposizioni sui collegamenti fra gioco problematico e disturbi psichiatrici. Lo studio esamina i problemi relativi al gioco in un campione rappresentativo di adulti canadesi usando il 2008 Canadian Community Health Survey (Indagine 2008 sulla salute della comunità canadese).

Yura Loscalzo, … [et al.], Pubblicità e gioco d’azzardo. Uno studio correlazionale su studenti italiani, in Counseling, n. 2 (giu. 2016) – on line, pp. 6
Questa ricerca ha come obiettivo quello di indagare le relazioni tra l’esposizione alle pubblicità sul gioco d’azzardo, gli atteggiamenti sia verso i giochi che verso le pubblicità dei giochi, e l’intenzione di giocare d’azzardo. Sono stati analizzati, in un campione di studenti universitari italiani: tre tipi di gioco: poker, lotterie nazionali e scommesse sportive. I risultati evidenziano che un atteggiamento più positivo verso le pubblicità e i giochi correla con una maggiore intenzione di giocare d’azzardo. I risultati suggeriscono di realizzare ulteriori studi per raccogliere evidenze scientifiche da utilizzare a scopo preventivo in termini di intervento.

A cura di Edvige Mancinelli, Gioco, gioco d’azzardo, gioco d’azzardo patologico. Dossier, in La Salute umana, n. 261 (mag.-giu. 2016), pp. 11-40
L’autrice propone un approfondimento sul gioco d’azzardo e gioco d’azzardo patologico (GAP), recente problema della sanità pubblica. Ne viene proposto uno sguardo d’insieme: significati, dati, normativa, ipotesi di lavoro. Osservare il gioco d’azzardo in una prospettiva di sanità pubblica impone di creare consapevolezza tra i professionisti della salute, esaminare la salute della popolazione e i comportamenti a rischio e di dipendenza, comprendere a fondo le modalità attraverso le quali il gioco colpisce individui, famiglie e comunità, e infine, rafforzare le politiche intersettoriali di tutela della salute della popolazione come dichiarato nella Carta di Ottawa al fine di ridurre al minimo anche gli impatti negativi del gioco d’azzardo.

Mélina Andronicos … [et al.], Male gamblers – suicide victims and living controls: comparison of adversity over the life course, International Gambling Studies, n. 1 (apr. 2016), vol. 16, pp. 140-155
L’obiettivo di questa ricerca è indagare la possibile differenza fra le avversità accumulate nel corso della vita da giocatori defunti e da giocatori in vita, usati come gruppo di controllo nella provincia del Quebec, Canada. Un campione di 90 uomini adulti, 41 in vita e 49 deceduti per suicidio, sono rientrati nei criteri di gioco d’azzardo a rischio e gioco problematico negli ultimi cinque anni. I dati sono stati ottenuti da informatori nel caso dei suicidi e direttamente dal gruppo di controllo delle persone vive durante interviste semi-strutturate faccia a faccia che hanno utilizzato strumenti come SCID I e II, SOGS, il modulo K, e una metodologia basata sul racconto delle traiettorie di vita.

Mark van der Maas, An exploration of gender differences in the relationship between work family conflict and gambling problems, in International Gambling Studies, n. 1 (apr. 2016), vol. 16, pp. 156-174
Questo studio propone un esame delle differenze di genere nel vissuto di problemi causati dal gioco d’azzardo. Utilizzando l’inquadramento del conflitto lavoro-famiglia, questo studio ha messo a confronto uomini e donne riguardo ai modi in cui la loro partecipazione alla vita sul lavoro e in famiglia si collega ai loro problemi di gioco, secondo l’indice Problem Gambling Severity Index (Indice di gravità del gioco d’azzardo problematico).

A cura di Alfio Lucchini; prefazione di Mario Nicola Francesco Alparone; postfazione di Maurizio Fea, Il d’azzardo patologico. Esperienze cliniche, strategie operative e valutazione degli interventi territoriali, Franco Angeli, Milano, 2016, pp. 264
Il volume affronta il tema del gioco d’azzardo patologico sotto vari aspetti: vengono aggiornate le conoscenze scientifiche sulla natura del gioco e le caratteristiche che lo possono rendere una patologia (disturbo da gioco d’azzado patologico – GAP); vengono proposti modelli di intervento di sensibilizzazione, prevenzione, formazione che vedono nel territorio la risorsa e il luogo di azione e vengono descritte esperienze e riflessioni di presa in carico e cura delle persone malate di GAP.
Collocazione Biblioteca : 17683

Lucia Romo … [et al.], Jeux d’argent et de hasard et troubles attentionnels chez des jeunes, in Psychotropes, n. 1 (2016), vol. 22, pp. 91-108
L’articolo illustra una ricerca che si è svolta in otto scuole secondarie di secondo grado di Ile-de-France. Lo scopo di questo studio era verificare se vi fosse una correlazione positiva tra la presenza di ADHD (Sindrome da deficit di attenzione e iperattività, in francese TDAH) e il gioco d’azzardo problematico e correlare questi disturbi con l’autostima e il rendimento scolastico.

Toni Mira, Se lo Stato scommette sull’azzardo, in Narcomafie, a. 23, n. 5 (nov.-dic. 2015), pp. 64
La preoccupazione del Governo italiano in tema di azzardo sembra solo quella di fare cassa. Nella Legge di Stabilità 2016 si prevede di incassare più di un miliardo di euro dall’aumento del Preu (la tassazione) su slot e Vlt e dalle nuove gare per i centri scommesse. Alle gare potranno partecipare anche i Ctd illegali, collegati a server all’estero e operanti senza concessione. Per questi centri è infatti previsto un condono, come già era successo nella scorsa legge di stabilità. L’iniziativa appare discutibile e da un’inchiesta giudiziaria (inchiesta “Gambling”), emerge che di sicuro sono molto interessati e informati su queste sanatorie e sulla nuova gara alcuni imprenditori legati alla ’ndrangheta e alla camorra.

Lena C. Quilty, Janine Robinson, Alexander Blaszczynski, Responsible gambling training in Ontario casinos: employee attitudes and experiences, in International Gambling Studies, n. 3 (dic. 2015), pp. 361-376
Identificare e rispondere a giocatori d’azzardo che mostrano comportamenti indicativi di rischio di gioco problematico all’interno dei locali è fondamentale per lo sviluppo efficace di strategie di intervento precoce in loco. Gli impiegati del settore possono offrire inestimabile competenza nello sviluppo e realizzazione di strategie tempestive di intervento in vivo. L’attuale studio aveva l’obiettivo di valutare i punti di vista dei dipendenti dei casinò con o senza funzioni manageriali, nel riconoscere e rispondere ai segnali di difficoltà di gioco.

Marco Dari Mattiacci, La dea bendata. Viaggio nella società dell’azzardo, Ecra, Roma, 2015, pp. 79
L’autore, giornalista pubblicista attento ai temi sociali, fornisce nel volume informazioni e dati sul fenomeno del gioco d’azzardo in Italia toccandone diversi aspetti: le caratteristiche del giocatore patologico con il racconto delle esperienze personali di alcuni giocatori, il ritorno economico per lo Stato, il giro d’affari illegale, le reazioni delle amministrazioni locali e della società civile. Collocazione Biblioteca: 17530

 Dipartimento Politiche Antidroga, Relazione Annuale al Parlamento 2015 sullo stato delle tossicodipendenze in Italia. Dipartimento Politiche Antidroga, Roma, 2015, pp. 691
La parte conclusiva della Relazione è dedicata agli approfondimenti su alcune tematiche, quali le Comunità Terapeutiche, i Servizi a bassa soglia, gli incidenti stradali per assunzione di sostanze, il tabagismo e il disturbo da gioco d’azzardo.

A cura di Stefano Angeli, Position paper di FeDerSerD sul gioco d’azzardo, in Mission, a. 12, n. 44 (set. 2015), pp. 3-5
Nel breve testo vengono fatte riflessioni sulla necessità di coordinare interventi di enti locali e servizi delle dipendenze per fronteggiare il fenomeno del gioco d’azzardo, inteso come malattia, con tutte le implicazioni che questa associazione solleva. Si auspica, quindi, un potenziamento delle collaborazioni e delle sinergie di programmazione, ricerca, regolazione tra Stato, imprese, enti di ricerca, portatori di interessi della società civile e consumatori, al fine di individuare le migliori e più efficaci strategie per la salvaguardia della salute e degli equilibri sociali della comunità.

Anna Paola Lacatena, Il grande buio. Riflessioni socio-antropologiche sul gioco d’azzardo, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 45, n. 3.2 (set. 2015), pp. 20-23
Il contributo intende promuovere una riflessione sulla forte presenza della criminalità organizzata nella gestione del gioco d’azzardo (legale e illegale) e sulla capacità di fare cassa e, dunque, sulla funzione economica dello stesso per gli Stati. Dopo un excursus storico tra legalizzazione e proibizionismo, viene analizzato il mercato legale in Italia, i rapporti tra lo Stato e le concessionarie, le modalità dei guadagni della criminalità.

Terry-Lynn Mackay … [et al.], Knowledge translation in gambling research: a scoping review, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2015), vol. 15, pp. 179-195
Questo studio fornisce un esame dello stato attuale delle trasmissione di conoscenza nella letteratura sul gioco d’azzardo e offre raccomandazioni per gli indirizzi futuri. Nella letteratura sul gioco d’azzardo la conoscenza mirata all’azione si trova principalmente nelle seguenti aree: costruzione di consenso fra le parti interessate (es. istituendo le migliori pratiche); trasmissione di informazioni da discipline collegate (es. il campo delle dipendenze); collaborazione o co-progettazione con utenti finali (es. giocatori con disturbi); e lo sviluppo di strumenti e tattiche per assistere i giocatori. Vengono fornite raccomandazioni per far avanzare la trasmissione di conoscenza nel campo del gioco d’azzardo, e per l’applicazione di efficaci strategie di trasmissione di conoscenza provenienti dall’area della salute mentale.

Anna Bussu, Claudio Detotto, The bidirectional relationship between gambling and addictive substances, International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2015), vol. 15, pp. 285-308
Questo studio intende analizzare la concomitanza dell’attività di gioco d’azzardo e il consumo di sostanze che danno dipendenza, quali tabacco, alcol e droghe. Usando un campione di 709 giocatori d’azzardo della Sardegna, si propone un approccio probit multivariato, in quanto consente lo studio simultaneo del grado di correlazione esistente fra il consumo di diverse sostanze. I risultati documentano che, da un lato, scommettere una quantità maggiore di denaro porta ad aumentare il fumo di tabacco durante la partita e, dall’altro lato, la simultanea concomitanza di fumo, alcol e droghe fa aumentare la probabilità di un maggiore coinvolgimento nell’attività di gioco. Secondo gli autori, conoscere gli effetti del positivo rafforzamento appartenenti alle sostanze che danno dipendenza è il primo passo verso la realizzazione della prevenzione e di modalità di trattamento più efficaci per giocatori problematici/patologici. Uno studio analogo svolto negli Stati Uniti: Grace M. Barnes … [et al.], Gambling and substance use: co-occurrence among adults in a recent general population study in the United States, in International Gambling Studies, n. 1 (apr. 2015), vol. 15, pp. 55-71

Raffaele Bianchetti, Imputabilità penale e disturbo da gioco d’azzardo: quali indicazioni dalla giurisprudenza italiana, in Mission, a. 12, n. 43 (giu. 2015), pp. 9-14
Questo saggio, analizza il delicato tema del gambling in relazione al concetto di imputabilità. Attraverso l’esame delle azioni giudiziarie, questo articolo mostra “come” questo disturbo sia stato considerato dai diversi organi giudiziari: praticamente, se si è considerata una malattia con le caratteristiche di infermità e quindi se, in relazione al tipo di reato commesso, l’imputato sia stato valutato incapace di intendere e volere nel momento in cui è stato commesso il reato. L’autore è avvocato, docente di Criminologia e Criminalistica all’Università degli Studi di Milano e giudice esperto presso il Tribunale di Sorveglianza di Milano.

Ioannis Anifantakis, Arianna Borsacchi, Ilaria Londi, Il Campo dei miracoli: la peer education nella prevenzione del gioco d’azzardo, in Alcologia, n. 22 (apr. 2015), pp. 29-33
L’articolo descrive un progetto innovativo sia per il tema trattato che per la modalità impiegata, la Peer Education, realizzato in due grandi istituti superiori di Prato. Si tratta di un percorso di prevenzione e presa di consapevolezza riguardante il gioco d’azzardo, che sta sempre più prendendo piede tra i giovani e le famiglie, anche a causa della crisi economica e della ricerca di facili guadagni.

Annie-Claude Savard, Joel Tremblay, Daniel Turcotte, Problem gambling among adolescents: toward a social and interactionist reading, in International Gambling Studies, n. 1 (apr. 2015), vol. 15, pp. 39-54
Due aspetti distinguono gli approcci usati per concettualizzare il gioco d’azzardo problematico nell’adolescenza. Il primo aspetto riguarda il tipo di variabili coinvolte nella concettualizzazione del fenomeno: la maggioranza degli approcci integrano variabili di natura individuale nella loro costruzione e danno poca considerazione alle variabili di tipo sociale. Il secondo aspetto riguarda la distinzione fra determinismo e interazionismo. Molti approcci sembrano seguire una linea deterministica di pensiero e pochi considerano le persone come attori sociali che interagiscono nel loro ambiente. Di conseguenza, questo articolo intende preparare il terreno concettuale per studi successivi che adottino un approccio più sociologico e interattivo.

Maurizio Fiasco, Rapporto conclusivo in materia di gioco d’azzardo, infiltrazioni della criminalità organizzata e promozione della legalità, Cnel, Roma, 2015, pp. 73
Questo documento è il rapporto conclusivo al Consiglio Nazionale Economia e Lavoro dell’incarico di collaborazione professionale specialistica in materia di gioco d’azzardo, criminalità organizzata e promozione della legalità. Il rapporto illustra come si presenta il gioco d’azzardo nelle dimensioni materiali e nei riflessi sociali, il rilievo che la questione assume nella crisi italiana e nell’abbozzo di politica economica per la crescita; i dati quantitativi monetari; le tipologie di gioco e come sono cambiate nel tempo; le implicazioni sulla vita personale e sociale dei giocatori e delle loro famiglie; i rischi; il rapporto con la criminalità, etc.

Daniela Capitanucci, Un ambulatorio specialistico sperimentale per il gioco d’azzardo patologico, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 45, n. 1 (inverno 2015), pp. 11-16
L’autrice, psicologa e psicoterapeuta, descrive un progetto di ambulatorio il cui pubblico destinatario erano sia i giocatori d’azzardo patologici che i loro famigliari, considerati “utenti” a pieno titolo in quanto portatori di bisogni propri, correlati all’azzardopatia dei congiunti. Il progetto mirava a: impostare un preciso modello di intervento, creando un’équipe multidisciplinare atta a formulare progetti individualizzati per ciascun utente/famiglia; fornire pacchetti di prestazioni differenziate a seconda della gravità presentata dai pazienti; sperimentare un’unità di offerta specialistica monotematica pluridisciplinare integrata.

A cura di Cristina Bertogna e Rodolfo Picciulin, L’azzardo del gioco. Riflessioni sulle ludopatie, La meridiana, 2014, Molfetta (Bari), pp. 140
Per i giocatori d’azzardo il tavolo da gioco diventa un elemento concreto intorno a cui ruota la loro esistenza, come la pallina della roulette. Attraverso il gioco l’uomo realizza una presa di distanza dalla propria vita: “gioca” il lavoro, “gioca” l’amore, “gioca” la lotta e in questo modo si autorappresenta. Nella patologia del gioco si viene a perdere questa distanza e, con essa, anche la capacità di avere un’immagine di sé stessi diversa dal giocatore attaccato al tavolo da gioco o alle slot machine. Questo testo, incrociando letture e competenze diversificate, offre uno sguardo psicoterapeutico completo sulle ludopatie. La postfazione è di Luigi Cancrini.
Collocazione Biblioteca: 16926

Servane Barrault, Aurélie Untans, Isabella Varescon, Special features of poker, in International Gambling Studies, n. 3 (dic. 2014), vol. 14, pp. 492-504
Il poker è ora uno dei tipi più popolari di gioco d’azzardo online, principalmente a causa delle sue particolari caratteristiche strutturali. Questo studio si propone di indagare le rappresentazioni da parte dei regolari giocatori di poker delle caratteristiche speciali di questo gioco, unitamente ai loro probabili collegamenti con il “tilt” (cioè la perdita di controllo durante il gioco) e il gioco d’azzardo problematico. Ventitré giocatori regolari di poker reclutati online hanno preso parte a una intervista i cui argomenti principali erano: fortuna contro abilità, sensazioni ed emozioni collegate al poker, scoperta del poker, tilt, differenze fra gioco online e dal vivo e rischi di coinvolgimento eccessivo nel poker.

Eugenio Rossi, Il paradosso del gioco d’azzardo, in Pedagogika.it, a. 18, n. 4 (ott.- dic. 2014), pp. 68-72
L’autore, docente di Sociologia all’Università di Milano Bicocca, si interroga sul momento in cui il gioco d’azzardo da attività di svago diventa malattia e dipendenza, in quali istanti dell’esistenza il gioco compulsivo si riconosce socialmente e i giocatori realizzano il loro bisogno di cura. L’impoverimento e la sofferenza dei famigliari sembrano essere i fattori determinanti che innescano il riconoscimento sociale e individuale della ludopatia.

Maurizio Fea, Gioca Responsabile help line e sito web: bilancio di quattro anni di attività, in Sicurezza e scienze sociali, a. 2, n. 3 (ott.-dic. 2014), pp. 146-155
L’articolo descrive le caratteristiche dei giocatori d’azzardo patologici e dei loro famigliari che hanno preso contatto con il servizio Gioca Responsabile. Analizza poi i risultati di quattro anni di attività dell’help-line e del sito web per il sostegno agli affetti da gambling patologico e ai loro famigliari, suggerendo anche terapie cognitivo comportamentali.

Kahil S. Philander, Terry-Lynn MacKay, Online gambling participation and problem gambling severity: is there a causal relationship?, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2014), vol. 14, pp. 214-227
Studi sul gioco d’azzardo su Internet hanno costantemente rilevato che i giocatori online hanno maggiori probabilità di manifestare un comportamento disturbato rispetto a quelli offline. Tuttavia pochi ricercatori hanno accertato se esiste un valido motivo causale a supporto di questa tesi o se questa relazione sia legata ad una o più variabili mancanti. Nel presente lavoro, utilizzando un metodo con dati secondari che corregge la potenziale distorsione da variabili omesse, viene rilevato che la partecipazione al gioco d’azzardo online dello scorso anno è collegata a una diminuzione della gravità del gioco problematico, il che rappresenta l’opposto della posizione diffusa nella letteratura corrente.

Simone N. Rodda, Nerilee Hing, Dan I. Lubman, Improved outcomes following contact with a gambling helpline: the impact of gender on barriers and facilitators, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2014), vol. 14, pp. 318-329
Le linee di assistenza telefonica per il gioco d’azzardo si sono sviluppate in un periodo in cui le testimonianze di ricerca di aiuto si basavano quasi interamente su giocatori maschi e ci sono poche testimonianze che tali linee siano cambiate in risposta all’aumento esponenziale delle giocatrici negli ultimi 20 anni. Lo studio ha voluto esplorare l’impatto di genere sulle chiamate alle linee australiane di assistenza telefonica, comprendendo le caratteristiche di chi chiama, gli ostacoli e le facilitazioni dei contatti, come pure i risultati delle chiamate. Un’esperienza italiana di help line viene descritta nell’articolo: Maurizio Fea, Gioca Responsabile help line e sito web: bilancio di quattro anni di attività, in Sicurezza e scienze sociali, a. 2, n. 3 (ott.-dic. 2014), pp. 146-155

Marcello Esposito, Gioco d’azzardo: qual è la vera posta? Tecnologie che creano dipendenze, in Aggiornamenti Sociali, a. 65, n. 5 (mag. 2014), pp. 392-404
L’autore, docente universitario, esperto di mercati finanziari internazionali, presenta dapprima una fotografia della situazione del gioco d’azzardo in Italia; in seguito, prendendo spunto dal libro “Addiction by Design”, dell’antropologa Natasha Dow Schull, frutto di anni di ricerca sui giocatori di Las Vegas, cerca di comprendere le motivazioni e i desideri dei giocatori, gli elementi che favoriscono la ludopatia, le conseguenze della tecnologia digitale in questo campo, e, infine, le prospettive di riflessione sulle conseguenze sociali e culturali a lungo termine del fenomeno.

Barna Konkoly Thege, David C. Hodgins,   “Light drugs” of gambling? Non-problematic gambling activities of pathological gamblers, in International Gambling Studies, n. 1 (apr. 2014), vol. 14, pp. 29-38
Lo scopo della ricerca era indagare se esistono attività di gioco d’azzardo innocue per giocatori patologici. Attraverso annunci sui media, sono stati reclutati 169 giocatori patologici che avevano da poco smesso di giocare. All’inizio dello studio, ai rispondenti è stato chiesto di riferire qualsiasi attività di gioco d’azzardo che non creasse loro dei problemi, insieme a quelle che invece ne causavano. Le attività di gioco sono state suddivise nelle seguenti categorie: lotteria, gratta e vinci, bingo, scommesse o partite a carte con amici/famiglia, corse dei cavalli, riffa, giochi di casinò e video lotterie. Solo una piccola percentuale (16%) dei rispondenti ha riferito di non avere attività di gioco non problematiche, tuttavia le conclusioni forniscono qualche sostegno all’idea che i giocatori patologici che vogliono abbandonare il gioco d’azzardo possono continuare a effettuare alcuni tipi di gioco d’azzardo; la completa astinenza può non essere indispensabile.

Leopoldo Grosso, Monica Reynaudo, Francesca Rascazzo, L’azzardo non è un gioco. Gioco d’azzardo legale e rischio dipendenza tra le persone over 65 incontrate da Auser, Gruppo Abele – Auser – Libera, 2014, pp. 64
L’Auser, in quanto associazione impegnata in favore delle persone anziane, ha promosso la ricerca, intitolata “L’azzardo non è un gioco” in collaborazione con il Gruppo Abele per colmare un vuoto di informazione e offrire un fondamento analitico a tutti coloro che nelle associazioni, negli enti locali, in parlamento e nel sindacato si battono per arginare il proliferare incontrollato del gioco d’azzardo. Si tratta di una ricerca-intervento, che ha permesso ai volontari dell’Auser di avvicinare e coinvolgere anche in esperienze di auto mutuo aiuto molti anziani a rischio di dipendenza da gioco d’azzardo. Nel documento, presentato a Torino il 3 marzo 2014, vengono analizzati i risultati dei questionari (864 quelli considerati validi), tenendo conto delle differenze di regione, età, sesso, reddito, famiglia, ecc.
Collocazione Biblioteca: H2302

A cura di Graziano Bellio e Mauro Croce, Manuale sul gioco d’azzardo. Diagnosi, valutazione e trattamenti, Franco Angeli, Milano, 2014, pp. 411
Il volume intende porsi quale strumento di consultazione e di lavoro per operatori dei servizi sanitari, terapeuti liberi professionisti, e anche per gli operatori sociali impegnati nelle comunità terapeutiche, cooperative e associazioni di volontariato che si trovano a fronteggiare i vari problemi che il gioco d’azzardo può presentare. La questione della diagnosi, l’assessment multidimensionale, la gestione della comorbilità, l’individuazione e la gestione del trattamento idoneo, il lavoro con le famiglie, i trattamenti residenziali, sono alcuni dei temi che vengono approfonditi avvalendosi del contributo di molti tra i maggiori esperti di differenti discipline, scuole teoriche e contesti di appartenenza. Vengono altresì discusse alcune specificità del gioco d’azzardo, come per esempio il gioco al femminile, i giovani, gli intrecci con internet o con altre dipendenze.
Collocazione Biblioteca: 16900

A cura di Costantino Cipolla, Le implicazioni sociali del gioco d’azzardo, Il caso dell’Emilia-Romagna, Franco Angeli, Milano, 2014
Il volume riporta i risultati di una ricerca biennale, diretta da Costantino Cipolla, riguardante le implicazioni criminologiche e vittimologiche del gioco d’azzardo in Emilia-Romagna. La ricerca, frutto di un protocollo d’intesa tra la Regione Emilia-Romagna e l’Università di Bologna, ha visto il coinvolgimento di giocatori, ex giocatori, figure apicali delle Forze dell’Ordine e operatori delle strutture di recupero di 9 province emiliano-romagnole, concludendosi con un Report nel dicembre 2013. Costantino Cipolla è professore ordinario di Sociologia e coordinatore del corso di Laurea Magistrale in Scienze criminologiche per l’investigazione e la sicurezza presso l’Università di Bologna.
Collocazione Biblioteca: 17031

Marzio Marino, Carlo Arrigone, GAP Il gioco malato. Inquadramento teorico, funzionamento generale, approcci, terapia, prevenzione, dati epidemiologico, normativa, Odon, Milano, 2014, pp. 184
Il GAP, come altri tipi di disturbi psicologici, è molto pervasivo nella quotidianità del soggetto coinvolto e tende a compromettere, oltre alla vita personale e familiare del giocatore, anche l’ambito lavorativo nonché lo stato psico-fisico generale. Inoltre molto spesso il momento del gioco viene associato all’abuso di sostanze e alcolici, che tendono ad amplificare la dipendenza diminuendo la capacità di controllo e raziocinio della persona e aumentando l’impulsività e le condotte pericolose. Il libro ha lo scopo di fare luce sul fenomeno del gioco d’azzardo patologico, tentando di mantenere un atteggiamento critico distaccato, avvalendosi dei dati e delle ricerche scientifiche più recenti.
Collocazione Biblioteca: 16831

Dipendenza affettiva

Nicola Ghezzani, L’amore impossibile. Affrontare la dipendenza affettiva maschile e femminile, Franco Angeli, Milano, 2015, pp. 174
La dipendenza affettiva, quella strana miscela di amore, sofferenza e conflitto che caratterizza la vita sentimentale di molti individui e molte coppie, continua ad essere il disturbo dell’affettività più diffuso dell’epoca contemporanea, del quale soffrono sia le donne sia gli uomini. Questo libro spiega la natura del disturbo, in tutte le sue declinazioni, e rende giustizia al dolore di donne e uomini, accomunati da una forma speculare o complementare di patologia. Il decorso che va dalla servitù d’amore all’annichilimento dell’autostima fino al conflitto, alla rivendicazione, alla violenza distruttiva e autodistruttiva viene descritto nel libro con perizia clinica e con profonda umanità. Casi clinici si alternano a esempi tratti dalla letteratura di ogni tempo, accompagnando lo sviluppo dei passaggi teorici. Il nuovo modello teorico-clinico approntato da Nicola Ghezzani – la Psicologia dialettica – spiega con chiarezza le varie fasi del disturbo e mostra per quali vie esso possa essere risolto, restituendo ai pazienti la possibilità del vero amore e di una esistenza rinnovata.
Collocazione Biblioteca: 17198

Annalisa Pistuddi, Reati, affetti, emozioni, impulsi di vita e di morte che iniziano dall’età evolutiva. Una storia di poli-dipendenze: ruolo della dipendenza affettiva, del gioco d’azzardo e della cocaina, in Mission, a. 10, n. 35 (2012), pp. 56-58
L’autrice, psicologa e psicoterapeuta, descrive un complesso caso clinico che presenta comorbilità tra cocaina, dipendenza affettiva e da gioco d’azzardo, in presenza di un grave disturbo di personalità. Si tratta di un caso di doppia diagnosi con comportamento antisociale.

Cesare Guerreschi, La dipendenza affettiva. Ma si può morire anche d’amore?, Franco Angeli, Milano, 2011, pp. 158
Pieni di timore per ogni cambiamento, i “drogati d’amore” soffocano lo sviluppo delle capacità individuali e sopprimono ogni desiderio e ogni interesse, condizionando e stravolgendo la loro vita e quella di chi gli sta vicino. L’amore richiede onestà e integrità personale; l’amore è interrelazione dinamica, accrescimento reciproco, scambio tra persone che si amano. Gli affetti che comportano paura, ossessione e dipendenza, tipici dei “love addict”, sono invece destinati a distruggere l’amore. In questo libro, frutto della lunga esperienza dell’autore nello studio e nella cura delle dipendenze comportamentali, si raccontano le esperienze di molte persone che sono riuscite a sconfiggere la dipendenza. Un percorso terapeutico che, operando cambiamenti anche dolorosi, ha permesso a questi “drogati d’amore” di riappropriarsi della loro vita, recuperando le emozioni, la comunicazione emotiva, l’autostima e delle sane relazioni di coppia. Un capitolo è dedicato alla dipendenza affettiva maschile.
Collocazione Biblioteca: 15234

Annalisa Pistuddi, Uber Sossi, Gianlorenzo Beretta, Dipendenza affettiva. Definizioni e manifestazioni, in Mission, a. 9, n. 31 (2010), pp. 6-9
L’articolo esamina il concetto di dipendenza, fenomeno non più circoscritto alla dipendenza da sostanze stupefacenti. La dipendenza affettiva è descritta come un forte bisogno di legame nei confronti di un oggetto da cui dipendere in maniera emotiva e concreta a tal punto da sviluppare un attaccamento totalizzante e una grande paura relativamente alla sua separazione. Competa l’articolo la descrizione di un caso clinico che presenta una comorbilità fra dipendenze: sostanze, affetti, sesso.

Nicola Ghezzani, Quando l’amore è una schiavitù. Come uscire dalla dipendenza affettiva e raggiungere la maturità psicologica, Franco Angeli, Milano, 2006, pp. 124
Esiste nel mondo un numero crescente di individui che si dibatte in dinamiche amorose il cui esito finale è sempre la sconfitta e la sofferenza e che, nonostante ciò, si dedicano all’amore con la stessa dedizione di un religioso per la sua fede. La psicologia contemporanea definisce questa patologia come dipendenza affettiva e, in inglese, “love addiction”. La tesi che l’autore sostiene nel volume è che se la dipendenza affettiva è una patologia, essa lo è in un modo del tutto particolare: dotata in modo estremo (passionale, lo definisce Ghezzani) di risorse di libertà che il soggetto deve solo apprendere a scoprire in se stesso, per renderle infine funzionali alla salute e alla vita.
Collocazione Biblioteca: 13203

Dipendenza da sesso

Michele Spaccarotella, Fabrizio Quattrini, Coito ergo sum. Quando l’intimità diventa ipersessualità, in Psicologia contemporanea, n. 258 (nov.-dic- 2016), pp. 42-46
L’eccessiva attività sessuale può diventare un vero e proprio disturbo quando non è un libero modo di appagare il desiderio, ma un automatismo incontrollabile per dimostrare a noi stessi e agli altri che esistiamo. L’Ipersessualità o Disturbo Ipersessuale (Hypersexual Disorder) si configura come un modello di comportamento persistente e pervasivo nel quale l’individuo perde il proprio controllo su fantasie, spinte e comportamenti sessuali, incorrendo in angoscia e danni personali.

Massimo Oz, Oltre le sbarre… delle dipendenze, in Delta, n. 74 (estate 2016), pp. 10-11
In questo articolo si affronta il tema delle dipendenze da sesso e droga considerate come una prigionia in senso lato. Viene evidenziato come, secondo l’NHS Foundation Trust, il chemsex (sesso praticato, soprattutto in ambito omosessuale, sotto gli effetti di sostanze) debba essere affrontato come un’emergenza sanitaria. Le sostanze maggiormente utilizzate allo scopo sono alcune smart drugs (o droghe da club): mefedrone, metanfetamine e GBL, le cui caratteristiche sono illustrate in apposite tabelle. L’abuso di queste sostanze può essere di tre tipologie: abuso a bassa intensità, abuso binge e abuso ad alta intensità (consumatori speed freaks).

A cura di Costantino Cipolla, La rivoluzione digitale della sessualità umana, Franco Angeli, 2015, Milano,  pp. 542
In ottica squisitamente sociologica, ma senza rinunciare all’apporto prezioso di altre discipline, il volume vuole rendere conto dei cambiamenti che la diffusione di internet e l’utilizzo del web hanno apportato al nostro modo di vivere, definire e concettualizzare sesso e sessualità. Svariate sono le tematiche affrontate: la dimensione economica, il problema della sicurezza web, la pedopornografia, la violenza, l’adescamento e la prostituzione, la dipendenza da sesso, il fenomeno del dating on line, i siti BDSM e su altri tipi di preferenze sessuali più o meno perverse. L’autore è docente di Sociologia presso l’Università di Bologna.
Collocazione Biblioteca: 17440

 Fabrizio Quattrini, Michele Spaccarotella, Il ruolo del narcisismo nella personalità del dipendente sessuale, in Rivista di sessuologia clinica, n. 2 (dic. 2013), pp. 5-35
Dopo 30 anni dall’uscita del primo libro sull’argomento, ancora oggi, continua ad essere forte il dibattito scientifico sulla possibilità che la ” sexual addiction” possa essere considerata a tutti gli effetti una dipendenza, oppure possa caratterizzarsi come un Disturbo di tipo ossessivo-compulsivo, o ancora un Disturbo del controllo degli impulsi. L’articolo analizza inizialmente le principali teorie di riferimento sul narcisismo, per poi passare all’analisi dei possibili elementi comuni con la “sexual addiction”. Infine, viene proposta l’analisi di un caso clinico.

Irène Codina, Qu’en est-il de la cyberaddiction sexuelle? in Psychotropes, n. 3-4 (2013), vol. 19, pp. 125-148
L’autrice, psicologa, propone un tentativo di comprendere meglio sia la dipendenza sessuale in genere sia la dipendenza sessuale su Internet. L’articolo presenta una storia del concetto di dipendenza sessuale, la sua classificazione e definizione, l’epidemiologia del fenomeno, la fisiologia del comportamento sessuale e il trattamento per il disturbo problematico. Il pensiero dell’autrice è sostenuto dalle riflessioni di P. Carnes espresse nel libro “In the shadows of the net”, che viene analizzato in dettaglio, così come dalla rassegna della ricerca empirica sul tema, condotta da M. Griffiths e, infine, dall’esperienza clinica della stessa autrice.

Dipendenza da internet, social, cellulare, ecc.

Fabio Guerrini … [et al.], Comparazione tra nativi digitali e adulti nell’approccio alla “rete”: analisi delle differenze e del rischio di IAD. Una indagine ASL Milano 1 – CS&L, in Mission, a. 13, n. 45 (mar. 2016), pp. 62-66
Nell’attuale epoca è diventato fisiologico “collegarsi” e sfruttare i vantaggi offerti dalla “rete”, per cui il numero degli utenti è elevatissimo, in particolare tra i giovanissimi o “nativi digitali”. Nel confronto con le generazioni adulte, infatti, essi hanno acquisito l’uso del web in età puberale (ovvero in periodo di grande “plasticità” cerebrale), spesso per fini ricreativi e socializzanti e quindi non solo scolastico-culturali. Questa indagine si propone di misurare le differenze tra adulti e under 18, di cercare un punto di partenza dal quale muovere per parlare veramente di IAD (Internet Addiction Disorder) e di valutare se le abitudini degli adolescenti rivelino un uso più evoluto e più consapevole della “rete” oppure un rischio verosimile di avvicinamento ad un disturbo additivo. Nell’articolo sono riportati e commentati i dati raccolti attraverso un test rivolto ad un gruppo di studenti e ad uno di adulti in merito alle loro abitudini di frequentazione del web.

Yura Loscalzo, Cristian Nannicini, Marco Giannini, Hikikomori: sindrome culturale internalizzante o ritiro volontario?, in Counseling, n. 1 (feb. 2016) – on line, vol. 9, pp. 49-64
Questo articolo ci introduce agli aspetti principali e ai fattori di rischio di una condizione psico-sociale diffusa tra gli adolescenti giapponesi, l’Hikikomori, caratterizzata soprattutto da ritiro sociale. Dopo aver presentato le sue caratteristiche principali e i fattori di rischio, verranno proposte alcune prospettive future per lo studio dell’Hikikomori negli adolescenti italiani. In particolare, verrà fatto riferimento alla necessità di costruire un test per la sua misurazione, e alla possibilità di analizzare la relazione che l’Hikikomori potrebbe avere con il Disturbo d’Ansia Sociale, con il Workaholism (dipendenza dal lavoro) dei genitori e lo Studyholism del ragazzo.

Anna Paola Lacatena, Dal piacere 2.0 agli Hikikomori: se la dopamina è social. Come leggere le nuove dipendenze senza droga, in Animazione Sociale, a. 46, n. 298 (feb. 2016), pp. 104-108
Non occorre una sostanza perchè nasca una dipendenza. La neuorobiologia sempre più mostra come il sistema della gratificazione funzioni nello stesso modo, sia che venga indotto da una sostanza sia da un comportamento. Tra le dipendenze senza droga, sempre più attenzione suscita l’uso problematico di internet e dei social. Se è vero che un “mi piace” su facebook comporta un’immediata scarica di dopamina, la molecola del piacere alla base dei fenomeni di dipendenza. Con l’avvento dei social media la dimensione virtuale si è imposta, sottraendo elementi emotivi e relazionali alla vita reale. I rischi sono l’isolamento (come nel caso degli Hikikomori) e la dipendenza (Internet Addiction Disorder, in particolare Cyber-relational Addiction).L’autrice è sociologa e dirigente del dipartimento per le dipendenze di Taranto.

Michel Hautefeuille … [et al.], TDAH et addictions, in Psychotropes, n. 4 (2015), vol. 21, pp. 5-78
La monografia propone quattro contributi relativi al disturbo da deficit di attenzione/iperattività (A.D.H.D) e alla sua relazione con fenomeni di dipendenza Nell’ultimo contributo Stéphanie Bioulac esplora i legami tra A.D.H.D e videogiochi. Attingendo da tre studi, uno su A.D.H.D e dipendenza da videogiochi, uno su A.D.H.D e performance, e uno su A.D.H.D e realtà virtuale, l’autrice dimostra il lato a volte positivo a volte deleterio dei videogiochi in un contesto di A.D.H.D.

Jacopo Bernardini, Uso e abuso dello smartphone tra i giovani. Un’ indagine sulla nomofobia, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 45, n. 3 (estate 2015), pp. 28-30
Per nomofobia (abbreviazione della locuzione inglese no-mobile-phone phobia) si intende la fobia da mancanza di telefono cellulare, la paura irrazionale e persistente dovuta al non poter essere connessi a internet tramite il proprio smartphone. La ricerca qui descritta é stata condotta su un campione di giovani digitali (età tra i 18 e i 36 anni) allo scopo di fornire un primo contributo allo studio della nomofobia nello scenario italiano.

Daniela Caso, L’uso di Internet e il benessere psicosociale in adolescenza: uno studio correlazionale, in Psicologia della Salute, n. 2 (lug. 2015), pp. 141-155
Recenti studi hanno sottolineato alcuni aspetti positivi dell’uso di Internet per i giovani internauti (tra questi, l’aumento delle opportunità di contatto con parenti e amici e la riduzione della solitudine attraverso nuove modalità di contatto con i propri pari). L’uso eccessivo, o l’abuso, di Internet può, al contrario, avere effetti negativi sul benessere psicosociale e sfociare anche in forme di dipendenza. Il presente studio esplorativo si è posto l’obiettivo di rilevare i livelli di uso e/o abuso di Internet e il funzionamento psicosociale in termini integrati di salute mentale positiva e malessere mentale di adolescenti campani. Sono anche state indagate le differenze per genere, età e tempo di connessione.

Sandra Juneau, Joane Martel, La “Cyberdépendance”: un phénomène en construction, in Déviance et Société, n. 3 (set. 2014), vol. 38, pp. 285-310
Nel corso degli ultimi anni alcuni attori sociali hanno lottato per far riconoscere l’utilizzo di internet come oggetto potenziale di dipendenza patologica, da inserire nella quinta versione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), mentre altri soggetti non erano dello stesso avviso. Questo articolo riprende in modo critico i principali discorsi degli attori che partecipano alla costruzione sociale della “ciberdipendenza”. Più specificatamente, vengono messi in luce gli scontri, le conciliazioni e i fronti comuni che si costituiscono e si trasformano all’interno delle due importanti sfere di influenza, cioè la scienza e l’intervento sociale.

Carla Ricci, La Volontaria reclusione. Italia e Giappone: un legame inquietante, Aracne, Roma, 2014, pp. 143
Il testo tratta il tema delle persone in volontaria reclusione, definiti hikikomori. L’antropologa Carla Ricci ce svela i tanti aspetti e la complessità di questo fenomeno, ponendosi come caposcuola di una indagine fuori dai confini nipponici, tramite una innovativa analisi comparativa della realtà italiana con il fenomeno giapponese da cui emergono inquietanti affinità. L’evidenza sottolineata dall’Autrice è che hikikomori, anche in Italia, non può essere considerato l’esito di problemi personali, ma il risultato di molte concause determinate anche da un modo di procedere incauto e confuso che appartiene agli uomini contemporanei e che inevitabilmente influenza bambini e adolescenti. (Testo disponibile in pdf).
Collocazione Biblioteca: W0419

Annalisa Pistuddi, Alfio Lucchini, Il rischio di sviluppare comportamenti di addiction: tentativo di definizione del ruolo dei Ser.D. nell’infinita realtà virtuale, in Mission, a. 11, n. 40 (2013), pp. 60-66
L’articolo presenta alcune riflessioni teoriche sulla dipendenza da Internet, derivate da esperienze cliniche con pazienti in un Ser. D. Questi pazienti spesso mostrano seri problemi relazionali, sintomi psicopatologici e uso di primitivi meccanismi di difesa, suggerendo così di essere incapaci di esprimere la loro sofferenza psicologica e che l’uso di Internet può nascondere più a lungo questa sofferenza.

Anna Civita, Un malessere sociale: la dipendenza da Internet, Franco Angeli, Milano, 2014, pp. 159
I modelli sempre più sofisticati delle nuove tecnologie hanno stravolto il modo di interagire, di comunicare e di agire, tanto da spingere i ragazzi a trascorrere la maggior parte del loro tempo davanti al computer o con il cellulare. Il rischio è di incorrere nella dipendenza da Internet, o “Internet Addiction Disorder”, dalla quale diventa difficile uscire. Il volume mira a illustrare i pericoli di tale dipendenza e come essa si rifletta sui giovani. A tal proposito, dopo aver fornito un quadro teorico sull’evoluzione di Internet e dei Social Network, è stata condotta un’indagine empirica, sul territorio della città di Andria, che ha visto partecipi tutti gli studenti delle scuole medie superiori. L’obiettivo è di evidenziare come la dipendenza da Internet sia un malessere sociale che può essere curato e come sia importante riuscire a riconoscerla per fornire un adeguato sostegno. In appendice viene riportato il questionario utilizzato per la ricerca, l’Internet and cellular addiction test.
Collocazioni Biblioteca: 17128

Bonnaire Céline, Jean et les jeux vidéo: parcours et prise en charge familiale d’un adolescent inhibé, in Psychotropes, n. 1-2 (2014), pp. 197-215
In un momento in cui rimane molto vivo il dibattito sull’inclusione dei videogiochi nei comportamenti di dipendenza, le domande di consulenza per adolescenti (o adulti) in difficoltà per il loro utilizzo non diminuiscono. La specificità della cura con gli adolescenti è la mancanza di una loro richiesta. In effetti essa proviene dai genitori, il che rende la presa in carico complessa e l’alleanza terapeutica più delicata da costruire. Il caso presentato in questo articolo pone l’attenzione, da un lato, sulla difficoltà di lavorare con un adolescente inibito, che evita qualsiasi conflitto, poco incline all’elaborazione psichica, e dall’altro sulla ricchezza del lavoro terapeutico con le famiglie. In effetti l’inclusione delle famiglie nel follow-up contribuisce al coinvolgimento dell’adolescente nella terapia. Inoltre, per certi adolescenti, la mobilitazione dei genitori permette il confronto e fa emergere la conflittualità a cui l’adolescente tenta di sfuggire con i videogiochi.

Michele Sforza, Realtà virtuali o “nuove realtà?” Riflessioni sull’approccio psicoanalitico all’Internet Addiction Disorder, in Mission, n. 38 (2013), pp. 22-26
L’autore riflette sul coinvolgimento nelle nuove realtà virtuali di coloro che si occupano dello studio e della cura della mente umana, in particolare degli psicoanalisti. Presenta poi una recensione del libro a cura di A. Marzi, “Psicoanalisi, identità e Internet”, in cui gli autori, tutti psicanalisti, passano in rassegna diversi aspetti che coinvolgono il sapere psicoanalitico quando si confronta con i nuovi concetti di “realtà virtuale” e “spazio virtuale”, fra cui in particolare la nuova dipendenza da Internet e le possibilità di diagnosi e cura.

Federico Tonioni, Psicopatologia web-mediata. Dipendenza di internet e nuovi fenomeni dissociativi, Springer, 2013, Milano, pp. 182
La crescita inarrestabile delle relazioni internet-mediate, destinate nel tempo a prevalere sui contatti “dal vivo”, ha moltiplicato le possibilità di comunicazione tra i giovani e complicato invece le relazioni con la generazione precedente. Il volume esplora la complessità dei quadri psicopatologici che ne scaturiscono, analizzando la dipendenza da internet nel contesto allargato di altre dipendenze comportamentali, come quella del gioco d’azzardo e varie forme di perversione delle condotte sessuali. Una parte del 3° capitolo è dedicata al fenomeno hikikomori.
Collocazione Biblioteca: 17141

 A cura di Andrea Marzi, Psicoanalisi, identità e Internet. Esplorazioni nel cyberspace, Franco Angeli, Milano, 2013, pp. 251
Questo volume esplora le conseguenze della realtà virtuale nel campo analitico e le peculiari caratteristiche dell’incontro con la mente degli Internet-addicted mostrando nel dettaglio i percorsi della cura, analitica o psicoterapica, dell’analista con il “navigatore” smarrito nella realtà virtuale. I contributi qui ospitati individuano nelle principali teorie psicoanalitiche gli strumenti adeguati per cogliere le nuove soggettività che si affacciano al mondo attuale, al tempo del cyberspace e di Internet. Il libro si avvale di una introduzione di Andrea Marzi (psichiatra, psicoanalista, dottore di ricerca in deontologia ed etica medica, membro ordinario della SPI e dell’ IPA) che focalizza i principali concetti del libro, li contestualizza e ci spinge a riflettere sui “nuovi setting” per nuove patologie e per nuovi stili di vita.
Collocazione Biblioteca: 16596

A cura di Marco Cacioppo e Sergio Severino, La prossimità a distanza. Contributi psico-sociali per lo studio degli usi, abusi e dipendenze nel Web 2.0, Franco Angeli, Milano, 2013, pp. 175
L’opera, frutto di diversi contributi integrati della psicologia, della sociologia e della psicologia sociale, analizza le potenzialità e i rischi della Rete, fornendo al lettore un quadro ampio del fenomeno e delle sue complesse implicazioni in costante via di sviluppo.
Collocazione biblioteca: 16260

Dipendenza da shopping e accumulo compulsivo

A cura di Claudia Perdighe e Francesco Mancini, Il disturbo da accumulo, Raffaello Cortina, Milano, 2015, pp. 257
Dal 2013 l’accumulo patologico è stato riconosciuto come disturbo autonomo e inserito con il nome di “disturbo da accumulo” nel DSM-5. Il disturbo è molto diffuso: ne soffre tra il 2 e il 5 per cento della popolazione. Si tratta di persone per le quali “buttare via” è così difficile che esse continuano ad accumulare cose di nessun valore anche quando questo compromette la qualità della vita, la vivibilità della casa, i rapporti con gli altri. La definizione di una nuova categoria diagnostica pone i clinici davanti alla necessità di approfondire la conoscenza e mettere a punto le più efficaci strategie di trattamento. L’ultimo capitolo è dedicato in particolare allo shopping compulsivo.
Collocazione Biblioteca: 17090

 Vincenzo Marino, Elisa Barozzi, Carlo Arrigone, Shopping compulsivo. L’ altra faccia dello shopping, Odon, Milano, 2013, pp. 148
L’acquisto di beni materiali è oggi sempre più caricato di significati simbolici che alludono alla conquista di uno status sociale, di una determinata immagine e al raggiungimento di un Sé ideale altrimenti inaccessibile. I recenti orientamenti del marketing esperienziale spingono inoltre il consumatore verso una visione del consumo come esperienza, in cui il processo di acquisto si fonde con stimoli percettivi, sensoriali ed emozionali in grado di modulare gli stati d’animo. Il testo analizza il fenomeno dello shopping e dello shopping patologico attraverso un percorso di analisi multidisciplinare: psicologica, neurobiologica, storico-sociologica ed economica.
Collocazione Biblioteca: 16832

 Randy O. Frost, Gail Steketee, Tengo tutto. Perché non si riesce a buttare via niente, Erickson, Trento, 2012, pp. 270
In questo libro gli autori, due clinici tra i massimi esperti di disposofobia (accumulo compulsivo), presentano i casi più curiosi e bizzarri che hanno incontrato nella loro esperienza professionale e rispondono a una domanda che, nell’epoca del consumismo sfrenato, tocca ciascuno di noi: quand’è che smettiamo di possedere gli oggetti e iniziamo ad esserne posseduti? Fino a che punto possiamo parlare di «stranezza», e quando invece un’originale abitudine si trasforma in un’ossessione e diventa un disturbo vero e proprio? Indagando la linea sottile dove normalità e patologia si confondono, i due autori hanno cercato di capire cosa spinge queste persone a circondarsi di oggetti inutili fino a compromettere seriamente la qualità di vita propria e di chi le circonda e hanno aperto così la strada alla ricerca di nuove terapie e trattamenti realmente efficaci.
Collocazione Biblioteca: 15881

Dipendenza da lavoro

Yura Loscalzo, Marco Giannini, Workaholism: cosa c’è di nuovo?, in Counseling, n. 3 (nov. 2015) – on line, vol. 8, pp. 1-8
L’articolo presenta una rassegna sul workaholism e si propone di analizzare le pubblicazioni scientifiche degli ultimi anni sul tema, al fine di evidenziare eventuali aree da approfondire relative alla sua concettualizzazione, alle sue conseguenze, ai suoi antecedenti e agli interventi per il suo trattamento e la sua prevenzione. Gli autori sottolineano come attualmente sia necessario stabilire una definizione condivisa di workaholism che possa permettere una conoscenza maggiormente accurata del fenomeno.

Andrea Castiello d’Antonio, Ubriachi di lavoro. Il workaholism, Psicologia contemporanea, a. 37, n. 221 (set.-ott. 2010), 21-25
L’autore, psicologo psicoterapeuta, affronta il tema delle condotte lavorative di genere ossessivo-compulsivo, dette anche “workaholism”. Questo disturbo del comportamento può colpire uomini e donne, di qualunque condizione socioeconomica, età e ruolo professionale, e comporta un attivismo incessante fondato sull’esaurimento ricorsivo delle proprie energie, con gravi conseguenze sulla salute e sulla vita di relazione.

Gioacchino Lavanco, Anna Milio, Mauro Croce, Fughe nella dipendenza: la work addiction, in Personalità/Dipendenze, n. 1 (lug. 2008), vol. 14, pp. 9-27
Il lavoro presenta le differenti definizioni della dipendenza da lavoro (workaholism) e una revisione delle ricerche fatte su tale fenomeno, che necessita ancora di approfondimenti. Vengono descritti sinteticamente le scale e i questionari utilizzati nelle ricerche per costruire test adeguati all’individuazione dei fattori predittivi correlati alla dimensione del workaholism.

Gioacchino Lavanco, Avva Milio, Una nuova dipendenza: il “workaholism”. Eccessi di dedizione, in Famiglia Oggi, a. 30, n. 12 (dic. 2007), pp. 49-62
Gli autori di questo dossier riflettono sul “workaholism”, ovvero la dipendenza da lavoro che rientra in quelle forme di dipendenza in cui non necessariamente è implicato l’uso di sostanze psicoattive, ma che sono legate a oggetti o attività presenti nella vita di tutti i giorni. L’eccesso di dedizione e impegno nel lavoro possono condurre all’allontanamento dai valori, nascondere l’insorgere di problemi e modificare le relazioni. Vengono analizzati gli sviluppi e sintomi di tale forma di dipendenza, gli strumenti di diagnosi del fenomeno e le modalità di intervento.

Gioacchino Lavanco, Anna Milio, Psicologia della dipendenza dal lavoro. Work addiction e workaholics, Astrolabio, Roma, 2006, pp. 222
Gli autori, a partire dalla definizione terminologica, procedono all’inquadramento teorico della dipendenza dal lavoro e all’individuazione delle sue caratteristiche, della sua evoluzione e dei suoi effetti sull’individuo e sulle sue relazioni. Delineano quindi la figura del “workaholic” e ne presentano le principali tipologie. Non si limitano ad analizzarne le componenti individuali, ma anche il contesto più ampio in cui il soggetto è inserito: la famiglia e l’ambiente professionale in cui lavora il “workaholic”. Viene infine affrontata la questione dell’intervento su questa nuova forma di dipendenza patologica: dal trattamento individuale all’individuazione di tecniche e strategie a livello preventivo.
Collocazione biblioteca: 13284

Dipendenza da sport e da pratiche salutistiche (vigorressia) e ossessione per un corpo perfetto

Dan Véléa, Bigoressia: quando lo sport dà dipendenza, in Psicologia contemporanea, n. 253 (gen.-feb. 2016), pp. 40-43
Si definisce bigoressia la dipendenza da esercizio fisico: la liberazione di endorfina nella pratica atletica procura una sensazione di benessere, un’euforia spesso descritta dagli atleti. Inoltre è rinforzata l’autostima per le prestazioni raggiunte e ci si sente gratificati dalle modificazioni fisiche prodotte dall’attività sportiva. Nella dipendenza l’esercizio diventa compulsivo e su di esso si attua una focalizzazione esclusiva. La bigoressia inoltre si inquadra nel contesto dell’ipernarcisismo che sopravvaluta l’immagine corporea.

Pierluigi De Pascalis, Vigoressia. Quando il fitness diventa ossessione, Il pensiero scientifico, Roma, 2013, pp. 111
L’autore di questo libro, laureato in Scienze Motorie, indaga sulla dipendenza dall’attività fisica, che smette di esercitare un’influenza positiva su chi la pratica per condurre paradossalmente verso una condizione di estremo pericolo. Le persone vigoressiche, nel tentativo di incrementare in misura sempre maggiori le proprie masse muscolari, entrano in una perversa spirale capace di compromettere l’equilibrio emotivo e le relazioni sociali e affettive, sino a minare gravemente la salute e la funzionalità organica. L’autore affronta il problema da una prospettiva globale, poichè il primo passo per uscire dalla vigoressia è saperla riconoscere e l’obiettivo del libro è quello di fornire gli strumenti per riuscirci. Collocazione Biblioteca: 16709

 Gioacchino Lavanco, Teresa Fumusa, Nuove dipendenze: la chirurgia estetica, in Personalità/Dipendenze, n. 46 (2012), pp. 183-195
La società narcisistica odierna ha concorso alla promozione di un atteggiamento positivo verso la chirurgia estetica, rendendo un intervento del settore un espediente ammissibile al pari di una dieta alimentare o di un’attività fisica. Gli autori passano in rassegna le nuove dipendenze per addentrarsi poi nelle opportunità offerte dalla chirurgia estetica e nel rischio di dipendenza.