Dipendenza da gioco e altre dipendenze comportamentali

Aggiornata ad aprile 2019 – a cura di Paola Moriondo

I materiali elencati sono disponibili presso la Biblioteca del Centro Studi, Documentazione e Ricerche del Gruppo Abele, negli orari e nelle modalità previste dal regolamento della Biblioteca. L’elenco proposto non esaurisce quanto posseduto in biblioteca sul tema in oggetto. Sono presenti anche pubblicazioni scaricabili on line o in PDF. Per quanto riguarda la dipendenza da cibo si veda la bibliografia sui disturbi alimentari.

I percorsi tematici proposti sono i seguenti:

 Studi e ricerche sulle dipendenze da comportamento e i servizi preposti alla cura

dal fare al direPietro Paolo Guzzo, La co-genitorialità sociale nelle dipendenze. Proposte di riflessione, in Dal fare al dire, n. 1, 2019, pp. 55-61
La co-genitorialità consiste in una forma di azione collettiva, presa in carico congiunta in chiave anti-addiction tra famiglie, istituzioni pubbliche, agenzie educative, servizi delle dipendenze e società civile. Il tentativo è quello di aiutare le famiglie a recuperare e innovare il loro ruolo genitoriale, inteso come un processo continuo di apprendimento sociale, promuovendo percorsi di partecipazione e co-progettazione sociale e istituzionale di nuovi servizi di prevenzione, gestione e cura delle dipendenze. Pietro Paolo Guzzo è professore a contratto di Politica Sociale dell’Università “Magna Graecia” di Catanzaro.

Valeria Zavan, Elsa Basili, Alberto Arnaudo, Tra il dire e il fare. Il linguaggio e le sue difficoltà nella vita professionale quotidiana. Tra consuetudini e credenze, come sembra difficile cambiare per essere al passo coi tempi, in Dal fare al dire, a. 27, numero speciale (2018), pp. 9-17
Le comunicazioni tra mondi diversi che si trovino a confrontarsi in ambiti dove le interpretazioni non sono univoche né universalmente riconosciute risultano molto complesse. E in ambito di linguaggio nelle dipendenze patologiche, questa complessità si acuisce, colorandosi di connotati ideologici e pregiudiziali. L’articolo propone un approfondimento in merito.

Francesco Mancuso, Brain disease model of addiction: neuroscienze e scienze sociali a confronto, in Dal fare al dire, a. 27, n.1 (2018), pp. 6 -8
Lavorare nei servizi per le dipendenze in Italia vuol dire confrontarsi con modelli teorici articolati e diversi tra loro, in un equilibrio disciplinare garantito dalla condivisione di un comune centro di gravità: la prospettiva biopsicosociale. In questo articolo l’autore mette a confronto l’approccio biomedico alle dipendenze e quello delle scienze sociali per quanto riguarda il concetto di malattia, il Big Data Management and Analytics (BDMA) e le dipendenze (qui dette addizioni dal termine inglese addiction) intese come possibili condizioni autoindotte.

Dipartimento Politiche Antidroga, Relazione Annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia anno 2018 (dati 2017), Roma, Dipartimento Politiche Antidroga, 2016, pp. 223
Questa relazione viene redatta annualmente con l’obiettivo di offrire un’istantanea della situazione delle droghe in Italia ed è frutto del lavoro di raccolta dei dati relativi all’anno 2017 da parte delle amministrazioni centrali e periferiche che si occupano di questo settore. Quella del 2018 viene preceduta da una presentazione dell’attuale Ministro Lorenzo Fontana che auspica un incremento delle attività di prevenzione (anche precoce), cura e riabilitazione, accanto a quelle di contrasto allo spaccio e al traffico. La relazione si articola in cinque parti. La terza parte, in particolare, illustra l’organizzazione dei servizi pubblici e privati per il trattamento delle persone con dipendenza.

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Claudette Portelli, Matteo Papantuono, Le nuove dipendenze. Riconoscerle, capirle e superarle, Cinisello Balsamo (MI), San Paolo, 2017, pp. 189
Il rapido sviluppo della tecnologia – in modo particolare di internet e dei social media – ha agevolato l’uomo in vari ambiti della sua vita. Ma spesso l’uso dell’utile tecnologia sta diventando un abuso che in molti casi si trasforma in dipendenza. In questo saggio gli autori, psicologi e psicoterapeuti, presentano una panoramica sulle nuove patologie catalogate come “dipendenze”: oltre alle dipendenze da internet, in tutte le loro sfaccettature, gli autori parlano di autolesionismo, gambling, dismorfofobia, vigorressia e altre patologie legate all’eccessiva attenzione per il proprio aspetto fisico, dipendenza da lavoro (workaholic), sostanze psicoattive e sigarette elettroniche. Nell’ultimo capitolo il libro presenta la terapia breve strategica come uno strumento efficace per affrontare e superare le nuove forme di dipendenza patologica.
Collocazione Biblioteca: 17807

Luciano Pasqualotto … [et al.], L’ICF e le dipendenze, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 47, n. 4 (2017), pp. 26-29
Nel presente articolo, gli autori affrontano il tema delle dipendenze (da sostanza, alcol o gioco) con la convinzione che sia necessario aggiornare sia il modo di definire la condizione di dipendenza, sia il modo di pensare alla cura e alla riabilitazione. Più che in passato, si riconosce oggi che la dipendenza ha ripercussioni sulla vita quotidiana, oltre che sulla psiche e sulle funzioni del corpo, richiedendo una nuova definizione dei percorsi terapeutici. In questa prospettiva diventa necessario, secondo gli autori, poter disporre di un modello, capace di rappresentare la condizione di dipendenza in tutte le sue manifestazioni e di sostenere la definizione di percorsi riabilitativi evidence based. Da un gruppo di ricerca, di cui fanno parte gli autori, è stata individuata, come fonte di riferimento, la Classificazione ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute) elaborata dall’OMS nel 2001.

07 c salute e societa - la sociologia della salute

A cura di Pietro Paolo Guzzo e Antonietta Fiorita, Il futuro dei servizi per le dipendenze tra consumi socialmente integrati e web society, in Salute e società, a. 15, n. 2 (2016), pp. 15-211
Nato dal costante impegno di studio e ricerca dell’Osservatorio delle Dipendenze dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, il volume si interroga sul senso e sulle possibilità di un nuovo sistema dei servizi di intervento per le dipendenze (vecchie e nuove) nell’odierna web society. Nelle due sezioni, saggi ed esperienze, gli autori (medici, sociologi, giuristi, psicologi) analizzano da diverse angolazioni un ampio ventaglio di temi e possibili soluzioni, tra i quali i gruppi di auto-mutuo-aiuto come terapia del gioco d’azzardo, la dipendenza da Internet e la valutazione di alcuni modelli di intervento nel gambling.

Vincent Dodin, Guarire i giovani dalle dipendenze. 100 domande e risposte, Milano, LSWR, 2016, pp. 224
Attraverso cento domande-risposte, l’autore insegna a orientarsi nel vasto mondo delle dipendenze, cercando di offrire un aiuto sia a chi ne è affetto, sia a chi si trova nella situazione di prestare aiuto anche professionale. Si affrontano diversi temi quali: alcol, sigarette, droghe, medicinali, cyber-dipendenze, disturbi alimentari, gioco patologico, acquisti compulsivi. Vincent Dodin è professore di psichiatria alla facoltà di medicina dell’Università Cattolica di Lille. Collocazione Biblioteca: 18138

Edoardo Giusti, Mara Maglioni, Terapia delle dipendenze. Il percorso verso terapia delle dipl’autonomia e l’interdipendenza, Roma, Sovera, 2016, pp. 183
La dipendenza è un fenomeno naturale per lo sviluppo relazionale umano e qualora venga prolungata oltre il tempo dovuto genera malessere e diverse patologie. Imparare a interdipendere consente di ricercare con gli altri il proprio benessere personale. Il volume esamina il concetto di dipendenza secondo vari approcci (cognitivo-comportamentale, sistemico-relazionale, umanistico, biofunzionale…). Analizza i fattori comuni e le diverse facce della dipendenza e propone infine modelli di trattamento individuale e di gruppo personalizzati. Vengono trattati in particolare lo strumento del colloquio motivazionale e l’impiego della mindfulness per la prevenzione delle ricadute. L’intento è co-costruire un senso di autonomia mediante una metodologia pluralistica integrata con tecniche evidence-based.
Collocazione Biblioteca: 18100

Mario Pollo, La nostalgia dell’uroboros. Contributi a una psicologia culturale delle nuove addiction, Milano, Franco Angeli, 2016, pp. 219
Le nuove dipendenze vengono esplorate come l’espressione più dolorosa e significativa della tendenza emersa nella cultura contemporanea, quella di negare che la coscienza sia il centro della condizione umana. Per comprendere la relazione tra questa tendenza culturale e le dipendenze, il libro propone un percorso conoscitivo che si sviluppa in tre tappe. Nella prima vi sono alcune incursioni nella cosmologia, nella paleoantropologia, nel linguaggio omerico, nella storia e negli archetipi dell’inconscio collettivo. Nella seconda tappa, vengono descritti i motivi per cui l’emersione della coscienza nella vita umana è sempre esposta al rischio di una regressione, di cui le dipendenze sono un esempio incontrovertibile. Tali dipendenze riguardano attività che normalmente fanno parte della vita quotidiana delle persone: il gioco, il sesso, l’attività sportiva, il lavoro, gli acquisti, l’uso di internet, il cibo e gli affetti. Infine, nella terza tappa le nuove dipendenze sono descritte e analizzate da due punti di vista differenti ma complementari: gli aspetti sociologici e quelli psicologici.
Collocazione Biblioteca: 18085

A cura di Teodosio Giacolini e Claudio Leonardi, Adolescenza e dipendenze, Roma, Giovanni Fioriti, 2016, pp. 363
Questo libro offre una descrizione dei disturbi da uso di sostanze e dei comportamenti di addiction che si manifestano in adolescenza, con l’intento di migliorare la nostra comprensione del problema tramite l’utilizzo di diverse prospettive teoriche. I singoli contributi non vogliono, pertanto, corrispondere a una visione univoca del fenomeno in questione, né tantomeno offrire un quadro esplicativo definitivo, ma offrono un punto di riferimento per lo studio, per il trattamento terapeutico e per gli interventi comunitari rivolti ad adolescenti con problematiche connesse all’uso di sostanze o con comportamenti di addiction. Il volume è articolato in tre sezioni: aspetti generali, riferimenti teorici e di ricerca, quadri clinici. In ogni sezione sono presenti contributi di professionisti che hanno una competenza prioritaria nell’adolescenza o nelle dipendenze, da cui emerge anche la diversa prospettiva di osservazione. In appendice un protocollo operativo per la presa in carico e la cura, con relativa modulistica.
Collocazione Biblioteca: 17932

Dipendenza da gioco

Si veda anche la bibliografia “Il gioco d’azzardo e il trattamento“.

FAITESA cura di Ornella De Rosa, Faites vos jeux! Gioco pubblico e società contemporanea: storia, implicazioni, prospettive, Bari, Roma, Laterza, 2019, pp. 485
Negli ultimi anni è cresciuto il dibattito sul gioco pubblico in Italia, alimentato dagli studiosi, dai diversi operatori del settore e dall’avvento delle nuove tecnologie che permettono oggi inedite modalità di raccolta ed elaborazione dei dati sul gambling. Questo libro raccoglie i contributi di studiosi di più discipline – storiche, filosofiche, giuridiche, economiche, letterarie, sociali – che analizzano da diversi punti di vista il gioco pubblico, proponendo percorsi interpretativi che spaziano dalla ricerca sociale fino a giungere alle nuove frontiere del mercato. Il risultato è un quadro aggiornato e completo che fa il punto sul gioco pubblico in Italia oggi.

Marco Sisti, Niccolò Aimo, Le politiche per la riduzione dell’offerta di gioco d’azzardo in Piemonte. Gli effetti della legge regionale a circa due anni dall’approvazione, in Dal fare al dire, a. 28, n. 1, 2019, pp. 7-15
L’articolo riporta numerosi dati statistici a conferma che in concomitanza con l’attuazione delle politiche di regolazione dell’offerta del gioco d’azzardo, secondo quanto stabilito con la legge n. 9, 2016 della Regione Piemonte, i volumi del gioco su rete fisica e le relative perdite si sono ridotte fortemente nel corso del primo semestre 2018. In base a questi primi risultati, si può affermare che le norme introdotte stanno operando come atteso in termini di riduzione delle perdite complessive da gioco d’azzardo.

A cura di Alessandra Smerilli, Noi non ci azzardiamo. Giovani e azzardo. Un approccio educativo e pastorale, in Note di pastorale giovanile, n.7, (nov. 2018), pp. 7-57
La monografia offre tracce per lavorare su prevenzione ed educazione sul tema del gambling fra i più giovani. La prima parte analizza il gambling, proponendo riflessioni sui numeri del fenomeno e sulle politiche e la culture tese a contrastarlo. Inoltre propone una ricerca su azzardo e adolescenti. La seconda parte è intitolata “Pastorale e prevenzione” e contiene un’analisi di Umberto Nizzoli sulle emozioni del gioco, una scheda sull’impegno della Chiesa nella prevenzione, e infine proposte educative per le scuole e i centri di aggregazione.

Fabio Lucchini … [et al.], What predicts outcome of an Internet-delivered therapy? The role of socio-economic status and gambling behaviour, in Mission, a. 14, n. 50 (set. 2018), pp. 7-14
Questo studio ha analizzato i risultati predittivi di una terapia cognitivo-comportamentale fornita da Internet (ICBT) per il gioco d’azzardo problematico, esaminando il profilo socio-economico degli utenti e il comportamento di gioco. La preferenza per i giochi non basati sulla strategia e l’alta frequenza di gioco sono stati individuati come fattori predittivi dell’abbandono della terapia. I risultati di questo studio, sebbene preliminari, suggeriscono che le caratteristiche socio-economiche di alcuni pazienti e il comportamento di gioco possono avere un impatto sul successo o il fallimento di un ICBT e che è necessario adeguare la terapia per quegli individui a rischio. Infatti, rilevare in una fase iniziale della relazione terapeutica quei pazienti con una maggiore propensione all’abbandono può consentire l’implementazione di approcci appropriati e personalizzati.

A cura di Elio Acquas, Cristina Cadoni, Neurobiologia delle dipendenze: lo statomdd dell’arte, in MDD : Medicina delle Dipendenze, a. 8, n. 31 (set. 2018), pp. 4-80
La monografia descrive i meccanismi neuronali che si presentano nei casi di dipendenza sia da sostanze, sia da comportamento Si segnala in particolare l’articolo di Sara Lucia Maria Lo Russo, Francesca Zoratto, Walter Adriani, “Una panoramica sulle attuali conoscenze cliniche nel trattamento del gioco d’azzardo patologico.”

Paolo Jarre, Attività sovrazonali del Piano Regionale di contrasto al Gioco d’Azzardo Patologico intraprese dall’ASL TO3, in Dal fare al dire, a. 27, n. 3 (2018), pp. 55-61
L’articolo presenta le attività finanziate sul fondo per il contrasto al Gioco d’Azzardo Patologico finanziato dalla Regione Piemonte e portate avanti dall’ASL TO3. Per contrastare il Gioco d’Azzardo Patologico esistono diverse iniziative mirate a monitorare per quanto possibile il fenomeno e a formare gli operatori. Le difficoltà maggiori si incontrano nel gioco su internet, mentre nei casi del gioco condotto nei bar e nelle tabaccherie appare utile la prevenzione tramite misure restrittive.

Maurizio Fiasco … [et al.], Gambling, società e politiche, in MDD : Medicina delle Dipendenze, a. 8, n. 30 (giu. 2018), pp. 5-63
Il numero monografico della rivista raccoglie contributi di diversi autori sul tema del gioco d’azzardo, affrontato nei suoi aspetti sociali, economici, giuridici, terapeutici. Gli articoli presenti sono: “Per una policy eticamente orientata nella regolazione dell’azzardo. L’Italia faccia come il Piemonte” di Paolo Jarre; “Gioco industriale di massa, economia, pubbliche virtù” di Maurizio Fiasco; “L’economia della manipolazione e dell’inganno” di Gabriele Mandolesi e Vittorio Pelligra; “Lo stigma pubblico verso il gioco d’azzardo problematico” di Nerilee Hing et al.; “Catturati dal gioco d’azzardo” di Murat Yucel et al.; “L’implicazione delle neuroscienze nel trattamento e nelle politiche sul gioco d’azzardo” di Murat Yucel et al.; “Il gioco d’azzardo e la sua policy in Norvegia. Un caso inconsueto” di Ingeborg Rossow e Marianne Bang Hansen; “Profili giuridici della legge regionale piemontese per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico” di Mirella Pocino; “Il gioco d’azzardo e le disuguaglianze sociali e di salute” di Roberto Diecidue e Giuseppe Costa; “Lo Stato Biscazziere e lo Stato Sociale” di Alessandro Del Dotto; “Ethical gambling (gioco d’azzardo etico): la necessità di un nuovo punto di vista sul gioco d’azzardo nelle politiche di salute pubblica” di Mariano Choli.

istisanA cura di Roberta Pacifici, Massimo Giuliani, Liliana La Sala, Disturbo da gioco d’azzardo: risultati di un progetto sperimentale, Roma, ISS, 2018, pp. 147
La presente monografia ha l’obiettivo di fornire aggiornamenti scientifici sul disturbo da gioco d’azzardo, utilizzando una selezione dei risultati, dei materiali e dei contributi originali prodotti all’interno del Progetto “Sistema di sorveglianza nazionale sul disturbo da gioco d’azzardo: progetto sperimentale”. Il progetto è stato coordinato tra il 2015 e il 2016 dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità. La monografia presenta i risultati di alcune indagini originali volte a raccogliere le evidenze scientifiche sul tema e i dati nazionali inerenti la distribuzione delle strutture cliniche di trattamento; la percezione del fenomeno da parte della popolazione generale e dei pazienti; l’impianto legislativo sul gioco d’azzardo oggi vigente in Italia. Questa raccolta tematica riunisce anche alcuni contributi originali di professionisti italiani, basati sulle esperienze di diagnosi e trattamento di pazienti con disturbo da gioco d’azzardo.

Ben Riley … [et al.], Understanding the business versus care paradox in gambling venues: a qualitative study of the perspectives from gamblers, venue staff and counsellors, in Harm Reduction Journal, (2018) – on line, vol. 15, pp. 1-14
In Australia il 2,5% degli adulti è coinvolto nel gioco d’azzardo problematico, ma solo poche persone cercano aiuto; i locali stessi dove si gioca possono costituire un’opportunità per diffondere informazioni sull’offerta dei servizi di aiuto. L’articolo espone i risultati di uno studio qualitativo che indaga cosa provano i giocatori problematici nel venire identificati come tali e rinviati al trattamento da parte del personale del locale. I partecipanti allo studio erano 22 giocatori problematici, 10 membri del personale del locale e 8 consulenti del gioco problematico. Sono stati condotti 4 gruppi focus e 9 interviste semi-strutturate approfondite, di cui sono state trascritte integralmente le registrazioni audio ed è stata effettuata un’analisi fenomenologica interpretativa. Dai risultati emerge che il conflitto di ruolo vissuto dal personale e dai clienti abituali limita un rinvio efficace al trattamento dei potenziali giocatori problematici. Secondo gli autori, è importante ridurre la necessità per il personale di esprimere un giudizio morale sui comportamenti di gioco di specifici avventori per migliorare l’accettazione di informazioni responsabili e promuovere la ricerca di aiuto. Articolo disponibile in pdf.

Alberto Arnaudo, Disturbo da gioco d’azzardo patologico. Le prime risultanze sull’applicazione della Legge Regionale in Piemonte, in Dal fare al dire, a. 27, numero speciale (2018), pp. 5-8
Il breve articolo propone un’intervista al dott. Paolo Jarre, Direttore del Dipartimento Patologia delle dipendenze ASL TO3, sulle prime risultanze dell’applicazione delle legge regionale 6/2016 per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico. La normativa prevede, fra gli altri provvedimenti di restrizione dell’offerta di gioco, il cosiddetto “distanziometro”, che vieta la collocazione di apparecchi per il gioco in locali che si trovano a una determinata distanza da specifici luoghi pubblici (istituti scolastici, centri di formazione per giovani, luoghi di culto, impianti sportivi, ospedali, strutture ricettive per categorie protette, istituti di credito o sportelli bancomat, movicentro e stazioni ferroviarie).

lose for lifeA cura di Claudio Forleo e Giulia Migneco, Lose for life. Come salvare un paese in overdose da gioco d’azzardo, Milano, Altreconomia, 2017, pp. 192
Il gioco d’azzardo in Italia è un business da quasi 100 miliardi l’anno per migliaia di imprese e lavoratori, che provoca danni inenarrabili alla società dal punto di vista sanitario, economico e sociale: dietro il caleidoscopio di slot machine e lotterie si nasconde l’inferno delle dipendenze patologiche, la perdita del lavoro e della dignità, la rovina di intere famiglie. Questo testo, scritto da due giornalisti, presenta in appendice una serie di dati riferiti al 2016 e, grazie al contributo di alcuni tra i maggiori esperti del settore, spiega in modo semplice e concreto che cos’è veramente il gioco d’azzardo e cosa si può fare per promuovere efficaci politiche di prevenzione (e plasmare un nuovo approccio culturale), a partire dai territori e dalle esperienze locali. Prende il titolo da “Lose for life”, un progetto di Avviso Pubblico, associazione nazionale degli Enti Locali e delle Regioni per la formazione civile contro le mafie, con il Master in “Analisi prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione” dell’Università di Pisa.
Collocazione Biblioteca: 17942

Onofrio Casciani, … [et al.], Gioco d’azzardo e psicoterapia, in Psicobiettivo, a. 37, n. 3 (dic. 2017), pp. 21-178
Questo numero è dedicato alla psicoterapia del disturbo da gioco d’azzardo (DGA), un fenomeno in costante crescita e di significativa complessità, qui affrontato dal punto di vista di diversi approcci e modelli psicoterapeutici: la terapia cognitivo-comportamentale (Onofrio Casciani e Ornella De Luca), l’approccio psicanalitico (Giuseppe Zanda); il coinvolgimento della famiglia nel percorso terapeutico (Rolando De Luca, Susanna Petri), l’approccio junghiano e la narrazione autobiografica (Valerio Colangeli). Nella monografia troviamo “Una tossicomania senza farmaci” (2000), un intervento di Luigi Cancrini che, a partire da un romanzo di Dostoevskij, analizza il fenomeno del gioco d’azzardo patologico con molteplici chiavi di lettura: individuale, familiare e sociale. Vengono poi presentati e commentati alcuni casi clinici. Infine Fabio Presti e Silvia Ventriglia passano in rassegna i recenti contributi al trattamento delle dipendenze patologiche basati sugli approcci terapeutici della mindfulness e dell’EMDR.

Paolo Jarre, L’intesa Stato-Regioni sul gioco d’azzardo di stato. Tutto a posto e niente in ordine, in Dal fare al dire, a. 26, n.3 (2017), pp. 8-12
L’articolo propone un esame critico del Decreto Legge in via di approvazione sul gioco d’azzardo di Stato. Il documento, sulla falsa riga dell’intesa Stato – Regioni, si propone di garantire i migliori livelli di tutela della salute e di prevenire il rischio di accesso al gioco da parte dei minori. L’autore, medico, psicoterapeuta e Direttore del Dipartimento di Psicologia delle dipendenze dell’ASL TO3, analizza le singole proposte e il loro ipotetico impatto, avanzando a sua volta delle proposte, soprattutto sul reperimento di risorse da dedicare alla prevenzione e alla cura del gioco d’azzardo patologico (GAP).

Edoardo Cozzolino, Gianmaria Zita, Approcci clinici al disturbo da gioco d’azzardo, in Mission, a. 13, n. 48 (set. 2017), pp. 58-65
Gli autori, rispettivamente medico internista e psichiatra, riportano alcuni dati sull’epidemiologia, la diagnosi, la comorbilità psichiatrica e le strategie farmacologiche riguardanti il gioco d’azzardo patologico. Inoltre presentano l’approccio metodologico e clinico adottato presso il servizio per le dipendenze Ser.T. 1 di Milano ed evidenziano la necessità di un aggiornamento delle indicazioni cliniche per affrontare e trattare questo disturbo e di una riorganizzazione nella gestione dei trattamenti.

disturbo di saluteA cura di Mauro Croce, Paolo Jarre, Il disturbo da gioco d’azzardo, un problema di salute pubblica. Indicazioni per la comprensione e per l’intervento, Cuneo, Publiedit, 2017, pp. 25
Il libro offre un quadro aggiornato e completo che contestualizza il tema del gioco d’azzardo e aiuta il lettore a comprendere il fenomeno nel suo insieme, grazie a numerosi contributi rappresentativi di competenze diverse e complementari, alla luce dei più recenti sviluppi a livello internazionale dell’elaborazione teorica e della pratica sul campo. Sono esposte in modo chiaro ed esaustivo le diverse casistiche proposte (anche in relazione ai modelli possibili di cura) senza pretendere di arrivare a certezze assolute e soluzioni valide per tutti i casi. Anzi, propone agli operatori di sperimentare a loro volta, di aprirsi alle diverse possibilità e alle diverse interpretazioni. Questo volume si rivolge prima di tutto a chi ha a che fare quotidianamente con il gioco d’azzardo e le sue conseguenze, in quanto problema di salute pubblica che richiede l’intervento delle istituzioni e degli specialisti, per contenere i danni agli stessi giocatori e a coloro che li circondano, ma anche agli studenti e a coloro che vogliono approfondire la conoscenza sull’argomento. In appendice troviamo anche una mappa dei servizi in Italia e la descrizione di un nuovo strumento per l’assessment, il Gambling Pathways Questionaire (GPQ).
Collocazione Biblioteca: 17930

Fabio Lucchini, Stratificazione sociale e gioco d’azzardo. Una rassegna ragionata, in Sicurezza e scienze sociali, a. 5, n. 1 (gen.-apr. 2017), pp. 145-158
L’autore considera la letteratura internazionale sul gioco d’azzardo negli aspetti psicologici, sociali, economici. Si evidenzia una maggiore diffusione fra le classi sociali meno abbienti. Fabio Lucchini lavora presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università Bicocca di Milano.

Daniela Capitanucci, Un coordinamento contro l’overdose da gioco d’azzardo, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 47, n. 4 (2017), pp. 34-38
Il Coordinamento contro l’Overdose da Gioco d’Azzardo è nato nel 2011 come rete di Enti locali e Uffici di Piano di Zona per elaborare e proporre sinergie operative condividendo best practice. In particolare si fa riferimento a due progetti che hanno consentito di realizzare “Azioni no slot”.

Alberto Grossi, 17 milioni di italiani giocano d’azzardo, in gli asini, a. 7, n. 42-43 (ago.-set. 2017), pp. 18-21
L’articolo fornisce alcuni dati sul gioco d’azzardo in Italia (terzo paese europeo per numero di giocatori e per soldi spesi), descrive le misure contraddittorie prese dallo Stato nelle sue diverse articolazioni per arginare e al contempo favorire il gioco, informa su alcune iniziative della politica e della società civile. L’autore denuncia il costo sociale ed economico del gioco d’azzardo, una specie di tassa sociale che favorisce soltanto la criminalità, e vede una speranza di cambiamento nel crescente numero di volontari impegnati sul fronte dell’informazione e della sensibilizzazione riguardo a questi temi, nella cura delle persone e nel sostegno alle loro famiglie.

Roberta Biolcati, Alessio Plona, Gratta e vinci e slot machine. Uno studio esplorativo su donne e profili di consumo, in Psicologia della Salute, n. 2 (2017), pp. 143-159
Vengono riferiti i risultati di una ricerca su donne dedite al gioco d’azzardo. Si rileva una differenza rispetto agli uomini con una preferenza per il gratta e vinci. Si osserva, inoltre, in queste donne, una insoddisfazione nei confronti della vita familiare.

Mauro Croce, Fabrizio Arrigoni, Gratta e perdi. Anziani, fragilità e gioco gratta e perdid’azzardo, Santarcangelo di Romagna, Maggioli, 2017, pp. 124
L’“industria” del gioco d’azzardo si regge interamente su una particolare domanda di consumo: un consumo di illusioni, emozioni, eccitazioni e tensione. Gli over 65 hanno acquisito un rilievo sempre maggiore, soprattutto sotto il profilo economico. Le loro illusioni da alimentare, il loro bagaglio emotivo da risvegliare e la loro eccitazione da sostenere costituiscono un’area di mercato (e di prelievo) appetibile e non trascurabile. Il testo, analiticamente molto preciso, mette in evidenza i molteplici aspetti che intrecciano l’azzardo con la terza e quarta età, sgombrando il campo da numerosi equivoci e cliché fuorvianti; ha il coraggio di una denuncia e allo stesso tempo compie lo sforzo di delineare prospettive di prevenzione. Sul tema anziani e gambling si veda anche l’articolo di Annalisa Pistuddi … [et al.], Anziani e gioco d’azzardo: una ricerca su consapevolezza, abitudini e rischi tra gli over 65 anni con il Senior Problem Gambling Questionnaire (SPGQ), in Mission, a. 13, n. 48 (set. 2017), pp. 8-16
Collocazione Biblioteca: 17891

Alessandro Vegliach, Giulia Generoso Quartarone, “Ingranaggi familiari”: una co-progettazione tra regione, azienda sanitaria e associazionismo dedicata ai familiari dei giocatori d’azzardo patologici, in Mission, a. 13, n.47 (mar. 2017), pp. 65-69
La Regione Friuli Venezia Giulia, attraverso i suoi Dipartimenti per le Dipendenze, ha finanziato un bando di co-progettazione in tema di prevenzione e cura delle problematiche correlate al gambling. Al bando possono partecipare privati cittadini, associazioni, privato sociale. L’articolo relaziona sull’esperienza delle associazioni Hyperion e AsTrA, vincitrici del bando per il 2016 con un progetto intitolato “Ingranaggi per il cambio”. Accanto all’approccio terapeutico medico-psicologico, gli autori ritengono importante nel trattamento di tale patologia la formazione di gruppi di auto-aiuto a cui partecipino anche le famiglie.

Graziano Bellio, Amelia Fiorin, Il modello di valutazione diagnostica dell’Ambulatorio per il Gioco d’Azzardo Patologico di Castelfranco Veneto, Castelfranco Veneto (TV), Dipartimento per le dipendenze di Castelfranco Veneto, 2017, pp. 36
Il disturbo da gioco d’azzardo è attualmente considerato una forma di dipendenza comportamentale, l’unica inclusa tra i disturbi mentali nella quinta edizione del DSM-5. Questo report illustra i principi teorici e la pratica di assessment in uso presso l’ambulatorio per il gioco d’azzardo problematico di Castelfranco Veneto. Il metodo interpretativo di Blaszczynski e Nower tenta una sintesi di fattori biologici, psicologici e sociali per giungere a determinare tre possibili percorsi patogenetici in grado di portare un soggetto alla condizione di gioco patologico. Partendo da questo metodo e dal modello di intervento integrato, multimodale e multi professionale, tipico dei servizi pubblici per le dipendenze, si è costruita una metodologia di lavoro con i giocatori patologici, incardinata su un processo di valutazione diagnostica routinario e complesso. In questa ricerca viene discussa la metodologia del processo di valutazione diagnostica; sono illustrati gli strumenti di assessment utilizzati e vengono presentati i dati elaborati dei punteggi totali e delle sottoscale ottenuti a partire dal database dei pazienti pervenuti all’ambulatorio GAP; infine viene dimostrata l’utilità del modello di assessment al fine di classificare i giocatori in modo coerente con il modello patogenetico.

Anna Zenarolla, Conformismo, inconsapevolezza e desiderio di denaro in adolescenza: riflessioni a partire dai risultati di una ricerca partecipata sul rapporto tra adolescenti e gioco d’azzardo, in Studi di Sociologia, a. 55, n. 3 (lug.-set. 2017), pp. 281-296
Nell’articolo viene esposta una ricerca condotta su 1936 ragazzi di età compresa fra 14 e 19 anni nella provincia di Udine riguardo il gioco d’azzardo anche su internet. Sono stati osservati: comportamenti problematici e patologici, persistenza nel tempo, attività solitaria che limita la socializzazione, concezione distorta di norme e divieti, presenza di comportamenti passivi, percezione distorta del denaro e facili illusioni di successo, chiusura delle prospettive rivolte al futuro. Anna Zenarolla lavora all’Università di Padova.

Per Binde, Gambling-related embezzlement in the workplace: a qualitative study, in International Gambling Studies, n. 3 (dic. 2016), vol. 16, pp. 391-407
Questa ricerca studia l’appropriazione indebita di denaro sul luogo di lavoro correlata al gioco d’azzardo, un aspetto del gioco problematico che può gravemente danneggiare il giocatore, altre persone significative e il datore di lavoro. L’appropriazione indebita correlata al gioco d’azzardo procede spesso secondo una caratteristica sequenza modellata da processi specifici in cui i pensieri e le emozioni del giocatore interagiscono sistematicamente con le perdite monetarie causate dal gioco d’azzardo e con l’opportunità concreta di rubare denaro sul luogo di lavoro. In questo studio la teoria criminologica dei reati economici si è utilmente integrata con le teorie psicologiche del gioco d’azzardo problematico. Si conclude che una prospettiva processuale, oltre alla considerazione di fattori psicologici e ambientali, è preziosa per comprendere la progressione verso il gioco d’azzardo problematico grave.

fatti e cifreA cura di Roberto Decidue, Romeo Brambilla, Fatti e cifre sulle dipendenze da sostanze e comportamenti in Piemonte. Bollettino 2015, Grugliasco (TO), Osservatorio Epidemiologico delle Dipendenze Regione Piemonte, 2016, pp. 82
Il rapporto si articola nelle parti seguenti: Quadro di sintesi; Espad: consumi nella popolazione studentesca; Dipartimenti per le dipendenze: soggetti trattati; Carcere; Decessi per overdose; Ricoveri per abuso e dipendenze da sostanze; Dipartimenti per le dipendenze: personale; Enti accreditati e comunità pubbliche. Quest’anno, per la prima volta, troviamo tabelle sul dosaggio del metadone e della buprenorfina e sulla polidipendenza.
Collocazioni Biblioteca: 70R11

Claudia Durso, Baby slot: la nuova frontiera delle dipendenze, in Minorigiustizia, n. 4 (2016), pp. 230-235
Questo articolo prende in esame il problema dell’utilizzo delle sale giochi presenti nei luoghi pubblici da parte di bambini e adolescenti in età sempre più precoce. Viene presa in esame la normativa giuridica e i rischi psicologici e neurologici di fenomeni di dipendenza in soggetti molto giovani.

Lucia Coco, Il gruppo multicoppiale come risorsa nel trattamento di persone con dipendenza da gioco d’azzardo, in Dal fare al dire, a. 25, n. 2 (2016), pp. 29-37
Il Centro di riferimento Regionale per il gioco d’azzardo di Foligno offre la partecipazione a un gruppo multicoppiale, formato da coppie di cui uno dei due membri ha una dipendenza da gioco d’azzardo, in quanto alcune ricerche indicano che i problemi coniugali sono la causa più frequente di ricaduta. L’articolo descrive l’esperienza, la gestione e la dinamica del gruppo.

Paolo Canova, Diego Rizzuto; scritto in collaborazione con Gabriele Gambassini, Fate ilFate-il-nostro-gioco-Gratta-e-vinci nostro gioco. Gratta e vinci, azzardo e matematica, Torino, Add, 2016, pp. 254
Fate il Nostro Gioco nasce da un obiettivo e da una precisa convinzione. L’obiettivo è quello di svelare le regole, i piccoli segreti e le grandi verità che stanno dietro all’immenso fenomeno del gioco d’azzardo in Italia. La convinzione è che il modo migliore per farlo sia usare la matematica come una specie di antidoto logico, per creare consapevolezza intorno al gioco e svelare i suoi lati nascosti. Fate il Nostro Gioco oltre che un libro è un progetto di formazione e informazione che si fonda su un ampio studio della matematica del gioco d’azzardo, condotto da Paolo Canova e Diego Rizzuto, un matematico e un fisico torinesi, e insegna che i numeri sono una chiave di lettura efficace da cui partire per non cadere nell’inganno del “vincere facile”.
Collocazione Biblioteca: 18017

A cura di A. Iozzi, C. Primi, Quando gli adolescenti si mettono in gioco… d’azzardo, Firenze, Azienda Sanitaria Firenze, Università degli studi di Firenze, 2016, pp. 16
Nell’ambito delle attività di prevenzione della UFM SERT C del Quartiere 5 di Firenze, da Gennaio 2013 è attiva formalmente una collaborazione tra l’UFM SERT C e il Dipartimento NEUROFARBA, Sezione di Psicologia, Università degli Studi di Firenze, finalizzata all’attività progettuale sul gioco d’azzardo denominata: “Gambling e Adolescenti: promuovere un comportamento responsabile”. Tale collaborazione mira ad integrare l’attività di prevenzione e cura del Servizio Pubblico SERT C dell’Azienda Sanitaria di Firenze con l’attività di ricerca nell’ambito del gioco d’azzardo patologico e di altri comportamenti a rischio di dipendenza svolta dal Dipartimento NEUROFARBA. Questo documento raccoglie i risultati della ricerca e descrive l’intervento attuato.

Noemi Comba … [et al.], Le limitazioni imposte dagli enti locali piemontesi all’invasione degli apparecchi automatici di gioco, in Dal fare al dire, a 25, n. 1 (2016), pp. 49-55
L’articolo passa in rassegna i provvedimenti presi fino ad ora dai Comuni piemontesi per intervenire sulle conseguenze negative del Gioco d’Azzardo Patologico. Viene anche dettagliata la storia di alcuni di questi interventi, esemplificativa delle difficoltà, ma anche delle possibilità che la loro realizzazione porta con sé. Si veda anche l’articolo di Federica Devietti Goggia, La Legge Regionale Piemontese per il gioco d’azzardo sul n. 2 (2016), pp. 57-61

Liborio Martino Cammarata, Caterina Raimondi, Elisa Rodolfi, Il colore smascherato. Progetto di terapeutica artistica per giocatori d’azzardo, in Dal fare al dire, a. 25, n. 1 (2016), pp. 39-42
Nell’articolo viene descritto un progetto dell’Ambulatorio per il Gioco d’Azzardo Patologico della ASL di Novara, in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti di Brera, rivolto a un gruppo di dieci utenti in trattamento, con una dipendenza specifica dai cosiddetti “gratta e vinci”. Il tema del progetto è il graffito, colto nelle sue diverse declinazioni tecniche: un gesto che solitamente richiama il comportamento compulsivo patologico che acquista, nel contesto terapeutico, un carattere creativo e artistico.

igsEsther C. L. Goh … [et al.], The Family exclusion order as a harm-minimisation measure for casino gambling: the case of Singapore, in International Gambling Studies, n. 3 (dic. 2016), vol. 16, pp. 373-390
Singapore è una delle prime giurisdizioni del mondo che ha attuato un modello di minimizzazione del danno basato sull’esclusione richiesta da terzi, conosciuto come Family Exclusion Order (FEO – Ordine Familiare di Esclusione). A differenza di altre forme di esclusione coinvolgenti terzi praticate in altri paesi, a Singapore i familiari possono richiedere un FEO per impedire a un giocatore di entrare nei casinò, se la famiglia ha subito danni a causa del gioco d’azzardo. In questo studio sono stati scelti come campione 105 richiedenti fra quelli che sono riusciti ad avere un FEO in un periodo di cinque anni. Usando un approccio qualitativo, questo studio cerca di illuminare le complesse vicende vissute dai familiari, che li hanno spinti a richiedere il FEO.

Mark van der Maas, Problem gambling, anxiety and poverty: an examination of the relationship between poor mental health and gambling problems across socio-economic status, in International Gambling Studies, n. 2 (ago. 2016), pp. 281-295
Questo studio mostra che il contesto sociale ha un’influenza importante sulla presunta relazione fra la psicopatologia e i problemi di gioco, che è sottovalutata dall’attuale ricerca sul gioco problematico. Alla luce delle responsabilità dei fornitori di giochi e dei legislatori, ci si interroga sulla necessità di includere maggiormente il contesto socio-economico quando si fanno ipotesi sul collegamento fra gioco problematico e disturbi psichiatrici. Lo studio esamina i problemi relativi al gioco in un campione rappresentativo di adulti canadesi usando il Canadian Community Health Survey (Indagine sanitaria della comunità canadese).

Anna Paola Lacatena, Paola Monopoli e Vincenza Ariano, Donne e gioco d’azzardo, inzancan Studi Zancan, n. 5 (set.-ott. 2016) – on line, pp. 37-47
Dai dati raccolti dall’Unità di Strada Metroland del Dipartimento dipendenze patologiche e dalla somministrazione random del test “Canadian Problem Gambling Index” sulla popolazione giovanile di Taranto (516 soggetti), è emersa una significativa presenza di giocatrici donne. Nell’articolo ci si chiede se i servizi e gli operatori siano in grado di rispondere alla necessità di interventi mirati all’utenza femminile.

Yura Loscalzo … [et al.], Pubblicità e gioco d’azzardo. Uno studio correlazionale su studenti italiani, in Counseling, n. 2 (giu. 2016) – on line, pp. 6
Questa ricerca ha come obiettivo quello di indagare le relazioni tra l’esposizione alle pubblicità sul gioco d’azzardo, gli atteggiamenti sia verso i giochi che verso le pubblicità dei giochi, e l’intenzione di giocare d’azzardo. Sono stati analizzati, in un campione di studenti universitari italiani, tre tipi di gioco: poker, lotterie nazionali e scommesse sportive. I risultati evidenziano che un atteggiamento più positivo verso le pubblicità e i giochi correla con una maggiore intenzione di giocare d’azzardo. I risultati suggeriscono di realizzare ulteriori studi per raccogliere evidenze scientifiche da utilizzare a scopo preventivo in termini di intervento.

A cura di Edvige Mancinelli, Gioco, gioco d’azzardo, gioco d’azzardo patologico. Dossier, in La Salute umana, n. 261 (mag.-giu. 2016), pp. 11-40
L’autrice propone un approfondimento sul gioco d’azzardo e gioco d’azzardo patologico (GAP), recente problema della sanità pubblica. Ne viene proposto uno sguardo d’insieme: significati, dati, normativa, ipotesi di lavoro. Osservare il gioco d’azzardo in una prospettiva di sanità pubblica impone di creare consapevolezza tra i professionisti della salute, esaminare la salute della popolazione e i comportamenti a rischio e di dipendenza, comprendere a fondo le modalità attraverso le quali il gioco colpisce individui, famiglie e comunità, e infine, rafforzare le politiche intersettoriali di tutela della salute della popolazione come dichiarato nella Carta di Ottawa, al fine di ridurre al minimo anche gli impatti negativi del gioco d’azzardo.

A cura di Stefano Angeli, Position paper di FeDerSerD sul gioco d’azzardo, in Mission, a. 12, n. 44 (set. 2015), pp. 3-5
Nel breve testo vengono fatte riflessioni sulla necessità di coordinare interventi di enti locali e servizi delle dipendenze per fronteggiare il fenomeno del gioco d’azzardo, inteso come malattia, con tutte le implicazioni che questa associazione solleva. Si auspica quindi un potenziamento delle collaborazioni e delle sinergie di programmazione, ricerca, regolazione tra Stato, imprese, enti di ricerca, portatori di interessi della società civile e consumatori, al fine di individuare le migliori e più efficaci strategie per la salvaguardia della salute e degli equilibri sociali della comunità.

Dipendenza affettiva e da sesso

orfeoPrimo Lorenzi, La dipendenza amorosa. Da Orfeo alle nuove dipendenze, Roma, Alpes, 2018, pp. 146
Nel libro vengono considerati gli aspetti dipendenti all’interno della passionalità amorosa. Il fenomeno è seguito con un costante riferimento a tre componenti strutturali: un “oggetto” da cui dipendere, un contesto socioambientale che modula le spinte verso la dipendenza e il contributo di diversi tipi di personalità. Tre componenti che reciprocamente interagiscono insieme definendo la complessità del fenomeno, di cui si analizzano anche le criticità criminologiche. Primo Lorenzi è psichiatra e docente a contratto di Psicopatologia presso l’Università di Firenze.
Collocazione Biblioteca: 18195

Maria Chiara Gritti, Dipendiamo. Un trattamento sistemico di gruppo per la cura della dipendenza affettiva, in Terapia familiare, a. 41, n. 117 (lug. 2018), pp. 47-72
La dipendenza affettiva è una delle patologie più diffuse della nostra epoca, tuttavia non sono molti i contributi di orientamento sistemico su questo tema. Questo articolo illustra un trattamento di gruppo a orientamento sistemico per la cura della dipendenza affettiva, attuato sia in un Consultorio Familiare, sia in ambito privato. Il modello, chiamato “Dipendiamo”, si è rivelato efficace ai follow-up e si caratterizza per tre elementi di novità: la promozione sia della dimensione intrapsichica sia di quella interpsichica; l’impiego di tecniche non verbali di matrice sistemica; la strutturazione di un intervento breve e facilmente replicabile.

Massimo Di Grazia … [et al.], Sessualità e web negli adolescenti: riflessioni, in Rivista di sessuologia clinica, a. 24, n. 1 (2018), pp. 36-46
La diffusione del web nel quotidiano delle persone ha fatto emergere problematiche legate al suo eccessivo utilizzo, in particolare la correlazione tra sesso e web e la dipendenza che ne può derivare tra gli adolescenti, i giovani adulti e gli adulti. Quello che attrae è la curiosità verso una sessualità appagante, una alternativa a una sessualità reale deludente, una compensazione alla solitudine relazionale o il libero manifestarsi di orientamenti sessuali latenti e non espressi o socialmente inaccettabili. Occorre, secondo gli autori, comprendere meglio il fenomeno per riuscire a dare risposte a chi entra in questo loop erotico virtuale, concretizzando un programma formativo educativo fin dalle scuole primarie rivolto anche a famiglie e docenti.

Michele Spaccarotella, Fabrizio Quattrini, Coito ergo sum. Quando l’intimitàpsicont diventa ipersessualità, in Psicologia contemporanea, n. 258 (nov.-dic- 2016), pp. 42-46
L’eccessiva attività sessuale può diventare un vero e proprio disturbo quando non è un libero modo di appagare il desiderio, ma un automatismo incontrollabile per dimostrare a noi stessi e agli altri che esistiamo. L’Ipersessualità o Disturbo Ipersessuale (Hypersexual Disorder) si configura come un modello di comportamento persistente e pervasivo nel quale l’individuo perde il proprio controllo su fantasie, spinte e comportamenti sessuali, incorrendo in angoscia e danni personali.

Massimo Oz, Oltre le sbarre… delle dipendenze, in Delta, n. 74 (estate 2016), pp. 10-11
In questo articolo si affronta il tema delle dipendenze da sesso e droga considerate come una prigionia in senso lato. Viene evidenziato come, secondo l’NHS Foundation Trust, il chemsex (sesso praticato, soprattutto in ambito omosessuale, sotto gli effetti di sostanze) debba essere affrontato come un’emergenza sanitaria. Le sostanze maggiormente utilizzate allo scopo sono alcune smart drug (o droghe da club): mefedrone, metanfetamine e GBL, le cui caratteristiche sono illustrate in apposite tabelle. L’abuso di queste sostanze può essere di tre tipologie: abuso a bassa intensità, abuso binge e abuso ad alta intensità (consumatori speed freak).

Dipendenza da internet

Si veda anche la bibliografia su “Nuove generazioni e tecnologie – Aspetti patologici.

hikikomoriAnna Maria Caresta, Generazione Hikikomori. Isolarsi dal mondo fra web e manga, Roma, Castelvecchi, 2018, pp. 115
L’autrice conduce una ricerca su casi clinici in Giappone e in Italia sul fenomeno della dipendenza da internet negli adolescenti. Affronta il problema dal punto di vista sociale e psicologico nei suoi rapporti con l’aggressività, il bullismo, il ritiro sociale e scolastico. Si considerano anche gli aspetti terapeutici di questo tipo di dipendenza, con particolare riguardo all’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, ad esempio il laboratorio dei fumetti che viene condotto in collaborazione con cooperative sociali esterne.
Collocazione Biblioteca: 18004

Giuseppe Lavenia, Dipendenze tecnologiche. Valutazione, diagnosi e cura, Firenze, Giunti, 2018, pp. 105
Il libro affronta il problema della dipendenza dalle tecnologie considerando soprattutto quelle da internet e i fenomeni come il cyberbullismo, la pornografia, il gambling, le chat. Sono considerati diversi aspetti come la diffusione del fenomeno, i contesti, i linguaggi, i fruitori. Nella parte più specifica si considerano le manifestazioni cliniche, gli strumenti di valutazione, i problemi di diagnosi, le relazioni familiari. Quindi si passa alla terapie: setting, tecniche e prescrizioni, narrazione terapeutica. Il libro si conclude con l’esemplificazione di due casi clinici.
Collocazione Biblioteca: 17975

Maria Paola Piccinini … [et al.], Internet: strumento e (s)oggetto di ricerca orientamentieducativa, in Orientamenti pedagogici, n. 3 (lug.-set. 2018), vol. 65, pp. 417-607
La sezione monografica di questo numero presenta le relazioni del Seminario di studio organizzato dalla rivista, svoltosi il 30 Novembre 2017 presso l’Università Pontificia Salesiana. L’obiettivo del Seminario è quello di considerare criticamente le potenzialità che la rete fornisce per la ricerca in campo educativo. Il lavoro si divide in tre parti. La prima parte presenta articoli di carattere generale nei quali vengono individuati punti di forza, utilizzo e rilevanza dell’indagine per le scienze sociali e dell’educazione. Viene inoltre sintetizzato e analizzato il dibattito sulla definizione e sulle caratteristiche dell’internet addiction e del disturbo da gioco su internet. Nella seconda parte viene descritto l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione nella disabilità, nella psicologia sperimentale e nel trattamento clinico. L’ultima parte è dedicata alle sfide pedagogiche che la cultura digitale pone all’apprendimento, alla formazione dei docenti e agli aspetti pedagogici-educativi e pedagogici-pastorali, con un particolare approfondimento all’attenzione della Chiesa alle nuove tecnologie e al loro ruolo nell’educazione dei giovani.

Giuseppe Reale, Nomofobia. Quando lo smartphone rende schiavi. Fenomeno in forte ascesa con rilevanti ricadute sociali. Sono maturi i tempi per l’inserimento nel DSM e nei LEA?, in Dal fare al dire, a. 27, n.1 (2018), pp. 16-18
L’utilizzo eccessivo e prolungato degli smartphone e di altri dispositivi elettronici incide sulla salute delle persone sia per le onde elettromagnetiche sia per l’assuefazione ai dispositivi che ne deriva. Maggiormente a rischio sono adolescenti e preadolescenti. L’articolo prende in esame ricerche americane ed europee su questo fenomeno e si chiede se i tempi siano maturi per l’inserimento della nomofobia (no mobile-fobia: la paura sproporzionata di una persona di rimanere fuori dal contatto di rete mobile) tra i disturbi descritti nel DSM.

Juan Martinez Torvisco, Dario Garcia Rodriguez, New perspectives in Internet addiction. An exploratory study, in Studi di Sociologia, a. 55, n. 3 (lug.-set. 2017), pp. 217-230
Gli autori espongono i risultati di una ricerca condotta su soggetti dipendenti da Internet. Tramite l’uso di questionari hanno evidenziato numerosi dati esposti in modo statistico. Sono state riscontrate mancanza di socializzazione, perdita di ore lavorative o di studio, fuga dai problemi psicologici e sociali.

Giuseppe Sacchetto … [et al.], Adolescenti e media digitali. Un’indagine conoscitiva, in Dal fare al dire, a. 26, n. 2 (2017), pp. 21-29
L’articolo riferisce i dati di una ricerca-azione condotta in provincia di Cuneo allo scopo di rilevare le percezioni e le rappresentazioni che gli adolescenti hanno del loro rapporto con le nuove tecnologie. La ricerca è stata condotta dal Centro di Documentazione Steadycam del Dipartimento Dipendenze dell’ASL CN2 su 740 allievi delle Scuole superiori di Alba e Bra. Vengono esaminati i fenomeni di dipendenza vera e propria, la tendenza all’evasione dalla realtà, l’evasione compensatoria, l’impatto sulla vita reale, la ricerca di nuove emozioni.

aiutoNicola Luigi Bragazzi, Giovanni Del Puente, Aiuto sono sconnesso! No.mo.fobia e altre dipendenze telematiche, Manfredonia, Andrea Pacilli, 2016, pp. 135
Le nuove tecnologie di comunicazione sono così pervasive da modificare i nostri stili di vita: ormai senza “connessione” ci sentiamo persi. Si tratta di una nuova forma di dipendenza di cui solo ora si prende coscienza. Nel presente volume si affronta questa nuova frontiera patologica: si ricostruisce l’evoluzione dei mezzi tecnologici di comunicazione, si parla delle cosiddette tecnopatie e del tecnostress. Questo testo tratta dunque soprattutto delle dipendenze da internet (da social network, da smartphone, da shopping e da sesso on line…), ma anche di ipocondria da web, burn out digitale, phubbing e altre patologie da web.
Collocazione Biblioteca: 18026

A cura di Maura Manca, Generazione hashtag. Gli adolescenti dis-connessi, Roma, Alpes, 2016, pp. 182
La generazione hashtag: la generazione degli adolescenti che comunicano attraverso i tag usando la piattaforma digitale. Lo smartphone è una protesi della loro identità, le chat e i social network un’estensione della personalità, una sorta di hard disk esterno in cui inserire tutta la propria vita. Il concetto di privacy e identità è diventato condiviso e quindi è quasi scontato che utilizzino tutti i mezzi tecnologici a loro disposizione per trovare uno spazio personale, una dimensione che troppe volte non si riesce a creare nel mondo reale. Selfie, grooming, cyberbullismo, sexting, social mode in cui alcol e corpi magrissimi sono i protagonisti stanno diventando i compagni di viaggio di questi adolescenti. Il testo affronta questi temi con un taglio divulgativo ma rigoroso. Vi si trovano anche consigli per i genitori, gli educatori e gli adolescenti stessi.
Collocazione Biblioteca: 18174

Fabio Guerrini … [et al.], Comparazione tra nativi digitali e adulti nell’approccio alla “rete”: analisi delle differenze e del rischio di IAD. Una indagine ASL Milano 1 – CS&L, in Mission, a. 13, n. 45 (mar. 2016), pp. 62-66
Nell’attuale epoca è diventato fisiologico collegarsi e sfruttare i vantaggi offerti dalla rete, per cui il numero degli utenti è elevatissimo, in particolare tra i giovanissimi o “nativi digitali”. Nel confronto con le generazioni adulte, infatti, essi hanno acquisito l’uso del web in età puberale (ovvero in periodo di grande “plasticità” cerebrale), spesso per fini ricreativi e socializzanti e quindi non solo scolastico-culturali. Questa indagine si propone di misurare le differenze tra adulti e under 18, di cercare un punto di partenza dal quale muovere per parlare veramente di IAD (Internet Addiction Disorder) e di valutare se le abitudini degli adolescenti rivelino un uso più evoluto e più consapevole della “rete” oppure un rischio verosimile di avvicinamento a un disturbo additivo. Nell’articolo sono riportati e commentati i dati raccolti attraverso un test rivolto ad un gruppo di studenti e a uno di adulti in merito alle loro abitudini di frequentazione del web.

Anna Paola Lacatena, Dal piacere 2.0 agli Hikikomori: se la dopamina è social.anisoc Come leggere le nuove dipendenze senza droga, in Animazione Sociale, a. 46, n. 298 (feb. 2016), pp. 104-108
Non occorre una sostanza perché nasca una dipendenza. Sempre più la neurobiologia mostra come il sistema della gratificazione funzioni nello stesso modo, sia che venga indotto da una sostanza sia da un comportamento. Tra le dipendenze senza droga, sempre più attenzione suscita l’uso problematico di internet e dei social. Con l’avvento dei social media la dimensione virtuale si è imposta, sottraendo elementi emotivi e relazionali alla vita reale. I rischi sono l’isolamento (come nel caso degli hikikomori) e la dipendenza (Internet Addiction Disorder, in particolare Cyber-relational Addiction). L’autrice è sociologa e dirigente del dipartimento per le dipendenze di Taranto.

Yura Loscalzo, Cristian Nannicini, Marco Giannini, Hikikomori: sindrome culturale internalizzante o ritiro volontario?, in Counseling, n. 1 (feb. 2016) – on line, vol. 9, pp. 49-64
Questo articolo ci introduce agli aspetti principali e ai fattori di rischio di una condizione psico-sociale diffusa tra gli adolescenti giapponesi, l’Hikikomori, caratterizzata soprattutto da ritiro sociale. Dopo aver presentato le sue caratteristiche principali e i fattori di rischio, verranno proposte alcune prospettive future per lo studio dell’Hikikomori negli adolescenti italiani. In particolare, verrà fatto riferimento alla necessità di costruire un test per la sua misurazione, e alla possibilità di analizzare la relazione che l’Hikikomori potrebbe avere con il Disturbo d’Ansia Sociale, con il workaholism (dipendenza dal lavoro) dei genitori e lo studyholism del ragazzo.

Altre dipendenze

Dan Véléa, Bigoressia: quando lo sport dà dipendenza, in Psicologia contemporanea, n. 253 (gen.-feb. 2016), pp. 40-43
Si definisce bigoressia la dipendenza da esercizio fisico: la liberazione di endorfina nella pratica atletica procura una sensazione di benessere, un’euforia spesso descritta dagli atleti. Inoltre è rinforzata l’autostima per le prestazioni raggiunte e ci si sente gratificati dalle modificazioni fisiche prodotte dall’attività sportiva. Nella dipendenza l’esercizio diventa compulsivo e su di esso si attua una focalizzazione esclusiva. La bigoressia inoltre si inquadra nel contesto dell’ipernarcisismo che sopravvaluta l’immagine corporea.

Yura Loscalzo, Marco Giannini, Workaholism: cosa c’è di nuovo?, in Counseling, n. 3 (nov. 2015) – on line, vol. 8, pp. 1-8
L’articolo presenta una rassegna sul workaholism e si propone di analizzare le pubblicazioni scientifiche degli ultimi anni sul tema, al fine di evidenziare eventuali aree da approfondire relative alla sua concettualizzazione, alle sue conseguenze, ai suoi antecedenti e agli interventi per il suo trattamento e la sua prevenzione. Gli autori sottolineano come attualmente sia necessario stabilire una definizione condivisa di workaholism che possa permettere una conoscenza maggiormente accurata del fenomeno.

accuA cura di Claudia Perdighe e Francesco Mancini, Il disturbo da accumulo, Milano, Raffaello Cortina, 2015, pp. 257
Dal 2013 l’accumulo patologico è stato riconosciuto come disturbo autonomo e inserito con il nome di “disturbo da accumulo” nel DSM-5. Il disturbo è molto diffuso: ne soffre tra il 2 e il 5 per cento della popolazione. Si tratta di persone per le quali “buttare via” è così difficile che continuano ad accumulare cose di nessun valore anche quando questo compromette la qualità della loro vita, la vivibilità della casa, i rapporti con gli altri. La definizione di una nuova categoria diagnostica pone i clinici davanti alla necessità di approfondire la conoscenza e mettere a punto le più efficaci strategie di trattamento. L’ultimo capitolo è dedicato in particolare allo shopping compulsivo.
Collocazione Biblioteca: 17090