Area malati, disabili e anziani

COP_LS_2-17-2Giulia Avancini, Dementia Friendly. Una comunità unita per combattere stigma ed emarginazione, in Lavoro sociale, n. 3 (giu. 2017), vol. 17, pp. 43-49
Viene descritta un’esperienza che si svolge nel comune di Abbiategrasso per fornire supporto e assistenza a persone anziane affette da problematiche cognitive. Sono stati coinvolti, oltre ai servizi sociali, i vigili urbani, i commercianti, gli studenti liceali, per costruire una rete di aiuto ad anziani in difficoltà. Giulia Avancini lavora presso l’Università Cattolica di Milano.

Silvia Barco, Giuseppina Busia, Marina Fasciolo, La bottega della reciprocità, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 47, n. 3 (estate 2017), pp. 30-33
L’articolo descrive il progetto “Bottega della reciprocità”, promosso dal Cissaca per creare una rete di solidarietà e mutuo-aiuto tra generazioni e favorire lo scambio di servizi destinato a persone in difficoltà. Il progetto consiste nel valorizzare i saperi e il contributo volontario delle persone anziane nel supportare minori e le loro famiglie, con particolare attenzione a quelle seguite dal servizio sociale, per facilitare la conciliazione tra tempi di cura e tempi di lavoro in quei nuclei in cui manca una rete familiare allargata. In modo reciproco, è previsto l’intervento di persone giovani (dal 16 ai 25 anni) a supporto di anziani in difficoltà, per migliorare la loro qualità di vita a domicilio e valorizzare l’incontro tra generazioni attraverso lo scambio di saperi, esperienze, sensibilità. In questo modo si incrementano le risorse di volontariato a disposizione dei servizi sociali e si attiva una rete di solidarietà tra i cittadini.

LA_BUSSOLA_webA cura di Matteo Schwarz … [et al.], La bussola. Punti cardinali per orientare la persona con HIV nella tutela dei propri diritti, in Notiziario dell’Istituto Superiore di Sanità, n. 4 (apr. 2017) supplemento 1, vol. 30, pp. 1-25
Questo lavoro, pubblicato in occasione del trentennale del Telefono Verde, è stato stilato da due esperti in materia legale nell’area in collaborazione con due ricercatori ed è articolata in domande e risposte. Questa guida è un concreto contributo nel rispondere alle esigenze delle persone-utenti che chiedono alle istituzioni pubbliche – non solo sanitarie – maggiore attenzione e supporto in alcuni fondamentali aspetti della vita a seguito di una diagnosi di sieropositività all’HIV. In un linguaggio accessibile a tutti, l’opera offre un utile vademecum sia per chi, ricevuta una diagnosi di sieropositività all’HIV, si senta solo e disorientato nel riorganizzare la propria vita convivendo con una patologia cronica, sia per tutti coloro che desiderino supportare il proprio caro nell’affrontare i problemi della vita quotidiana. Fondamentale, per la realizzazione di questo lavoro, è stata l’esperienza di counseling in materia legale che, da ormai oltre cinque anni, è andata ad arricchire le aree di intervento del Telefono Verde AIDS e IST dell’Istituto Superiore della Sanità. Raccogliendo ed analizzando il contenuto delle richieste più frequenti provenienti dagli utenti, è stato possibile individuare delle aree tematiche ricorrenti ed organizzare dei contenuti in una formula comprensibile anche ai non addetti ai lavori.

Gloria Gagliardini, Il gruppo di auto-mutuo aiuto per familiari di persone con disabilità, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 47, n. 2 (2017), pp. 14-18
Il Gruppo di auto-mutuo aiuto (AMA) per familiari di persone con disabilità costituisce un’esperienza relazionale che prende forma e matura all’interno del Gruppo Solidarietà negli ultimi 8 anni. Il Gruppo solidarietà, associazione marchigiana che opera nel territorio di Ancona da 35 anni, supporta le famiglie e le persone con disabilità sul versante della tutela dei diritti e della promozione di politiche inclusive. Al suo interno, il gruppo AMA, associazione costituita da volontari e non, riconosce nell’auto-mutuo aiuto uno strumento di promozione della salute e del benessere della persona. L’associazione si pone nella rete dei servizi sociali e sanitari come supporto ed integrazione alle tradizionali forme di intervento.

PEDAGOGIKA_IT_XXI_2_COVER-uai-516x729Ilenia Parenti, Carmelo Salvatore Benfante Picogna, I bisogni sociali e di salute delle persone con disabilità. Valutazione, qualità e cultura partecipativa, in Pedagogika.it, a. 21, n. 2 (apr.-giu. 2017), pp. 87-91
Nel presente lavoro gli autori descrivono uno studio esplorativo, condotto nel territorio di Caltanissetta e San Cataldo, sui bisogni sociali e di salute delle persone con disabilità. La promozione dello studio si è attivata su impulso del CESVoP (Centro sociale di volontari di Palermo), che, all’Assessorato alla Salute della Regione Siciliana , ha rappresentato l’esigenza di una ricognizione dei servizi esistenti nel territorio nonchè di programmare i servizi calibrati sui bisogni della persona con disabilità

Francesca Corradini, Assistenti sociali e persone non autosufficienti. Una ricerca sui casi «andati bene», in Lavoro sociale, n. 1 (feb. 2017), vol. 17, pp. 26-31
Questo articolo illustra una ricerca dell’ Università Cattolica di Milano che si propone di chiarire il ruolo degli assistenti che lavorano nell’area della non autosufficienza, ruolo spesso poco definito e sicuramente complesso. Nelle buone pratiche l’intervento si configura come intermediazione socio-assistenziale e l’assistente sociale, inserendo il proprio lavoro all’interno di una riflessione progettuale individualizzata e il più possibile condivisa, deve fare da connettore dei diversi interventi a favore del nucleo, mettendo in comunicazione servizi diversi. Sono quindi necessarie abilità professionali e personali di ascolto, comprensione e vicinanza. Nello stesso numero della rivista si veda anche l’articolo di Jacopo Tomasi, Cos’è importante per te? Cambiare prospettiva nella cura della persona (pp. 5-8).

Lisa Gollino, Marianna Lenarduzzi, Roberto Orlich, Le unità educative territoriali, Un’alternativa possibile al centro diurno per disabili, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 47, n. 1 (2017), pp. 16-18
L’Azienda per l’assistenza sanitaria n. 5 “Friuli Occidentale” ha avviato delle progettualità finalizzate alla promozione di percorsi integrati di autonomia personale e di inclusione sociale nei diversi contesti comunitari (ricreativi, culturali, sportivi, occupazionali, ecc.), alternativi o integrativi dei centri diurni, con particolare attenzione ai giovani disabili che concludono il percorso scolastico e che per i quali si ritiene preclusa la possibilità di un inserimento lavorativo. Sono state così realizzate le Unità educative territoriali (Uet) che si propongono come offerta intermedia per quei disabili che hanno abilità spendibili al di fuori dei laboratori dei centri diurni e che possono impegnarsi a beneficio della comunità. La ricerca illustrata in questo articolo analizza le caratteristiche del servizio, la relazione tra operatori e utenti, l’interazione tra gli utenti; i punti di forza e di debolezza delle Uet e il grado di soddisfazione dell’utente. Dalla ricerca emerge che le UET rappresentano una importante e significativa esperienza alternativa al tradizionale Centro diurno, con aspetti positivi e di crescita sia negli utenti sia negli operatori, facilmente esportabile come metodo e soluzione innovativa.

cop1616A cura di Emanuele Ranci Ortigosa, Politiche per la disabilità. Speciale Welforum, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 46, n. 4.3 supplemento (dic. 2016) – on line, pp. 1-67
Nell’ambito delle attività progettuali di Welforum, IRS (Rete delle Regioni, delle Province autonome e dei grandi Comuni per le politiche sociali) ha organizzato un seminario a Milano i giorni 6 e 7 ottobre 2016 per fare il punto sulle politiche per le persone con disabilità alla luce delle novità in campo normativo e programmatico (legge sul “Dopo di noi”, nuovi LEA, Vª Conferenza nazionale sulle Politiche della Disabilità, II Programma di Azione biennale dell’Osservatorio nazionale). La prima parte del seminario ha consentito di elaborare alcuni spunti interessanti a partire da uno sguardo nazionale e internazionale sui livelli delle politiche istituzionali. La seconda parte è stata dedicata a un approfondimento al livello territoriale: cosa accade nelle diverse esperienze locali? Quali sono gli snodi e le attenzioni da tenere per uno sviluppo coerente delle politiche con quanto indicato nelle sedi nazionali?

Fausto Poleselli, Dal progetto al processo nel lavoro d’aiuto. Per non trasformare un processo creativo in esercizio di potere, in Animazione Sociale, n. 9/305 (dic. 2016), pp. 66-75
In questo articolo vengono analizzati diversi aspetti dell’assistenza sociale in ambito psichiatrico, rivolgendo l’attenzione alla fase del progetto assistenziale ed al percorso terapeutico che deve comportare aspetti di creatività condivisi in un lavoro d’équipe. Fausto Poleselli lavora come assistente sociale presso l’ASL Roma 6.

Sabrina Quattrini, Assistenza alle persone con malattie croniche multiple. Politiche e pratiche, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 46, n. 4 (2016), pp. 25-29
L’articolo propone una riflessione sulle cure integrate per i pazienti con multimorbidità in Italia. Dopo una presentazione del contesto italiano a livello epidemiologico e di policy sulla multimorbidità, vengono illustrati i risultati del progetto europeo “ICARE4EU” relativi ai quattro programmi tra i più innovativi individuati in Italia e i principali driver di successo.

downloadCristiana Pregno, Servizio sociale e anziani, Carocci Faber, Roma, 2016, pp. 182
L’autrice affronta il processo di invecchiamento soprattutto nei suoi aspetti sociali riguardanti l’invalidità personale e l’implicazione della famiglie. Il ruolo dei servizi sociali è esposto sia per l’assistenza istituzionale che domiciliare. In ultimo viene considerata la violenza di cui gli anziani sono spesso vittime. Il servizio sociale, come disciplina e come professione, può apportare un contributo significativo alle nuove sfide che i bisogni della popolazione anziana propongono alla società e sollecitare lo sviluppo di sensibilità pubbliche e di competenze sul tema. Il libro si rivolge agli studenti e a chi già opera nell’ambito dei servizi sociali ed è interessato ad approfondire le complessità della condizione anziana e le strategie utili ad affrontarla. Cristina Pregno è assistente sociale specialista presso il Comune di Torino.
Collocazione Biblioteca: 17626

Mauro Perino, Perché le valenze sociali dei livelli essenziali dovrebbero essere assunte direttamente dal servizio sanitario, in Prospettive Assistenziali, n. 195 (lug.-set. 2016), pp. 4-7
Le prestazioni socio-sanitarie sono state definite dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 novembre 2001, al quale è stata data forza di legge con l’approvazione dell’articolo 54 della finanziaria 2003. Si tratta di un provvedimento normativo importante che, mentre conferma il trasferimento dei malati cronici non autosufficienti o con gravi disabilità e limitata autonomia nella cosidetta “area dell’integrazione socio-sanitaria”, individua le prestazioni domiciliari, semiresidenziali e residenziali ad essa riconducibili, che devono rientrare tra i LEA, Livelli essenziali che il servizio sanitario nazionale è tenuto ad assicurare. Nell’articolo viene presentato un dibattito in merito all’argomento.

August Österle, Long-term Care Policies in Europe: Between Fiscal and Social Sustainability, in Politiche Sociali, a. 3, n. 1 (gen.-apr. 2016), pp. 3-20
Nel corso degli ultimi due decenni, molti paesi europei hanno visto ampliarsi l’esigenza di politiche di assistenza a lungo termine, ma questa tendenza è stata accompagnata dal contenimento dei costi. Questo contributo discute questi sviluppi delle politiche di assistenza a lungo termine europei dal punto di vista della sostenibilità. La sostenibilità di solito è discussa in termini di sostenibilità finanziaria, ma questi dibattiti di solito ignorano le conseguenze sociali per le generazioni future, mentre invece è necessario che, per essere sostenibili, le pratiche attuali non danneggino le loro opportunità. In questo articolo si evidenzia che, nella pratica, le misure di contenimento dei costi mettono a rischio la copertura delle esigenze di assistenza, la fornitura di lavoro di cura e un equo accesso alle cure a lungo termine. Secondo l’autore, se il concetto di sviluppo sostenibile è preso sul serio, è assolutamente necessario investire nelle politiche di assistenza a lungo termine.

Fondazione Italiana Malati di Alzheimer, L’impatto economico e sociale della malattia di Alzhaimer: Rifare il punto dopo 16 anni. Sintesi dei risultati, Censis, Roma, 2016, pp. 11
La collaborazione tra AIMA e Censis ha reso possibile la realizzazione di tre importanti studi sulla condizione delle persone affette da Alzheimer e delle loro famiglie. L’obiettivo di questo terzo e nuovo studio nazionale, realizzato grazie al contributo di Lilly, è stato quello di analizzare l’evoluzione negli ultimi 16 anni della condizione dei malati e delle loro famiglie privilegiando il punto di vista dei caregiver. L’indagine ha coinvolto un campione di 425 caregiver di malati di Alzheimer non istituzionalizzati e sono stati delineati: il profilo socio-demografico dei malati e dei caregiver; il quadro clinico dei malati e il percorso diagnostico; le terapie farmacologiche; i modelli di assistenza; il ruolo del caregiver; l’impatto sul caregiver degli oneri assistenziali; la dimensione economica dell’assistenza.

9788891712103_0_0_300_75Elena Luppi, Prendersi cura della terza età. Valutare e innovare i servizi per anziani fragili e non autosufficienti, Franco Angeli, 2015, Milano, pp. 140
Le riflessioni, gli approcci e gli strumenti metodologici presentati nel volume sono i risultati di un progetto di ricerca valutativa con esiti di ricerca-formazione. In particolare vengono illustrati la metodologia della ricerca realizzata, gli strumenti valutativi messi a punto nel corso del progetto e le relative procedure di valutazione formativa. Il libro si propone di offrire spunti teorici e operativi per progettare e realizzare interventi di valutazione, ricerca e formazione per tutti coloro che operano nei servizi alla terza età, nei vari contesti, per migliorarne l’offerta. L’autrice è ricercatrice in Pedagogia sperimentale presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna, dove insegna Progettazione e valutazione degli interventi educativi e Pedagogia sperimentale. Collocazione biblioteca: 17097

Laura Longo … [et al.], Indagine sul “Dopo di noi”. Prospettive nella provincia di Ferrara, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 45, n. 4 (autunno 2015), pp. 12-15
Nel 2013 un gruppo di famigliari di persone disabili, in collaborazione con l’Azienda USL di Ferrara e in accordo con i gestori dei Centri socio-riabilitativi diurni e dei Centri socio-occupazionali della Provincia di Ferrara, ha compiuto un’indagine finalizzata a capire la tenuta e la composizione della rete familiare degli utenti disabili inseriti nei vari Centri. In una fase successiva la rilevazione ha permesso di analizzare in maniera approfondita il contesto familiare sino a giungere a una stima di richieste di residenzialità potenziali nel lungo periodo.

Giancarlo Sanavio, Un sistema di servizi per le persone con disabilità e le loro famiglie, in Studi Zancan, a. 16, n. 4 (lug.-ago. 2015), pp. 69-77
L’articolo presenta l’evoluzione storica dei servizi diurni e residenziali nell’esperienza del Consorzio cooperative sociali di Padova e la costituzione dell’impresa di comunità. Viene preso in esame il periodo di crisi che ha investito i servizi dal 2008 e le strategie adottate con le famiglie nella ricerca di nuove soluzioni per garantire sostenibilità ai servizi, tra cui la Fondazione di partecipazione, il trust e la valutazione dell’esito.

COP_Famiglia-e-progetto-di-vita_6137-528-4A cura di Marisa Pavone, Famiglia e progetto di vita. Crescere un figlio disabile dalla nascita alla vita adulta, Erickson, Trento, 2014, pp. 327
Avendo come obiettivo quello di evidenziare e valorizzare le potenzialità e le competenze educative genitoriali a sostegno del progetto di vita del figlio con disabilità, il volume presenta l’esito di riflessioni e ricerche su scala nazionale, per esaminare e interpretare i cambiamenti intervenuti nelle teorie e nelle pratiche e coglierne le direzioni prospettiche. L’opera si divide in due parti. La prima esplora la famiglia come sistema titolare di progettualità dalla nascita all’età adulta e alle nuove emergenze dell’invecchiamento; la seconda la considera come interlocutore alla pari con i professionisti, nell’impegno di elaborare, condurre e valutare il progetto individuale di vita per la persona disabile. Alcuni inserti affidano la parola ai protagonisti, che illustrano buone prassi e progetti innovativi, esemplificando e puntualizzando gli argomenti. La curatrice è docente di Pedagogia speciale e didattica e delegata dal rettore per la disabilità, all’Università di Torino. Il libro contiene, tra gli altri, un intervento di Augusta Moletto e Riziero Zucchi sulla pedagogia dei genitori e uno di Andrea Canevaro sulla collaborazione interistituzionale per i soggetti con disabilità complesse.
Collocazione Biblioteca: 17886

Consultare anche le bibliografie  su: la famiglia, Hiv e Aids.