Area malati, disabili e anziani

downloadRita Pezzarti … [et al.], Programma benessere emotivo anziani. Attività e giochi per conoscere, esprimere e gestire le emozioni, Erickson, Trento, 2018, pp. 174
In una società in cui i cambiamenti socio-demografici e culturali suscitano nuove attenzioni nei confronti degli anziani, il testo propone un “programma benessere” quale supporto al cambiamento. Presenta un percorso di gruppo completo, strutturato e chiaro, con precise indicazioni per l’operatore e corredato di schede, che in modo ludico e divertente, esplora il mondo emotivo, aiutando l’anziano a riconoscere le emozioni, ad ascoltarle ed ad accoglierle.
Collocazione Biblioteca: 18040

Marco Arlotti, Costanzo Ranci, Coping with the Care Deficit in Times of Austerity. Different Strategies in Long-Term Care Across the Globe, in Politiche Sociali, a. 5, n. 1 (gen.-apr. 2018), pp. 3-85
Negli ultimi decenni, l’invecchiamento della popolazione, insieme ad altri cambiamenti significativi (come l’aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro e il calo dei tassi di fertilità), ha portato all’emergere di un deficit strutturale di cura nelle società contemporanee. Un compromesso specifico tra universalismo e orientamento al mercato ha permesso di coprire progressivamente questo deficit attraverso una forte estensione delle politiche di assistenza a lungo termine in molti paesi (anche se in misura diversa), specialmente in Europa. Tuttavia, nell’ultimo decennio, il ridimensionamento dei finanziamenti pubblici e i processi di privatizzazione dell’assistenza hanno dato origine a tensioni e cambiamenti in questo campo. L’inserto di questo numero prende in esame queste tensioni in una prospettiva internazionale. Segnaliamo in particolare un articolo di Rossana Trifiletti e Stella Milani (p. 67-85) riguardante l’Italia, paese in cui la crisi economica è stata particolarmente forte e duratura, concernente il flusso di migranti per l’assistenza. Si veda anche, sullo stesso numero della rivista: Marco Arlotti, Andrea Parma, Costanzo Ranci, Riformare è possibile? Proposte e discussioni attorno all’Indennità di accompagnamento, in Politiche Sociali, a. 5, n. 1 (gen.-apr. 2018), pp. 109-114

Rita Pezzati, La terapia della bambola. L’ esperienza in una casa per anziani nel Canton Ticino con persone con demenza grave, in Lavoro sociale, n. 5 (ott. 2017), vol. 17, pp. 54-56
L’autrice espone una ricerca condotta in una Casa di Riposo per anziani concernente l’uso di bambole appositamente create a scopo terapeutico. Operatori e familiari interagiscono con le persone malate tramite l’uso di questo oggetto che dimostra di facilitare la comunicazione. Si è osservata una diminuzione dei comportamenti aggressivi ed un miglioramento delle condizioni lavorative degli operatori.

A cura di Annamaria Perino e Mariano Flocco, Le cure palliative: network, pratiche sociali e vissuti soggettivi, in Salute e società, a. 16, n. 3 (2017), pp. 9-132
Le cure palliative si fondano su un approccio integrato che prende in esame tutti i bisogni della persona malata, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita di coloro cui è stata diagnosticata una malattia inguaribile e delle loro famiglie. Questa monografia comprende diversi articoli: 1) Nuovi bisogni e nuove sfide per le cure palliative di Carlo Peruselli; 2) La formation en soins palliatifs en Europe, di Marilène Filbet e Colombe Tricou; 3) Fine vita in neonatologia. Una revisione sistematica, di Carmelo Guarino; 4) Psicologia e psicologi in cure palliative: panoramica e stato dell’arte, di Silvana Selmi; 5) Terzo settore e cure palliative, di Andrea Bassi e Alessandro Fabbri; 6) La dimensione etica nelle cure palliative. L’esperienza del Comitato per l’etica di fine vita, di Patrizia Borsellino; 7) Il modello della terapia della dignità nelle cure palliative, di Luigi Grassi e Giuseppe Moretto; 8) Il contributo del Servizio Sociale alla promozione della continuità assistenziale tra i servizi per i malati in cure palliative. Una indagine nella ULSS 4 “Alto Vicentino”, di Annamaria Perino e Elisa di Qual; 9) Quando la morte rompe i tabù. L’approccio professionale degli operatori hospice ai malati terminali, di Davide Gallesi e Mauro Martinelli.

0392-2278Silvia Fargion, Walburg Wielander, Daniela Pintarelli, Il servizio sociale in ambito ospedaliero: riflessioni sull’interprofessionalità in un contesto di squilibrio di potere, in Autonomie locali e servizi sociali, n. 2 (ago. 2017), pp. 299-314
In questo articolo si presentano alcune considerazioni legate ad un’indagine qualitativa sulle rappresentazioni di figure mediche, pazienti e assistenti sociali nel contesto ospedaliero della provincia di Bolzano. La riflessione prende le mosse da una rivisitazione del servizio sociale nel contesto ospedaliero, che supporta l’identificazione di linee di tensione nella collaborazione tra figure sociali e sanitarie.

Giovanna Vicarelli, Nuovi LEA: passaggio storico o illusione collettiva?, in Politiche Sociali, a. 4, n. 3 (set.-dic. 2017), pp. 517-522
Il DPCM 12 gennaio 2017, pubblicato il 18 marzo in Gazzetta Ufficiale, definisce i nuovi LEA. Nella struttura del SSN i LEA costituiscono un tentativo istituzionale di garantire, su tutto il territorio nazionale, livelli essenziali di assistenza a fronte di un processo crescente di regionalizzazione avviato nel ’92 e portato a compimento con la legge costituzionale n. 3 del 2001. L’autore descrive brevemente le innovazioni previste e presenta punti di forza e criticità del provvedimento.

Giulia Avancini, Dementia Friendly. Una comunità unita per combattere stigma ed emarginazione, in Lavoro sociale, n. 3 (giu. 2017), vol. 17, pp. 43-49
Viene descritta un’esperienza che si svolge nel comune di Abbiategrasso per fornire supporto e assistenza a persone anziane affette da problematiche cognitive. Sono stati coinvolti, oltre ai servizi sociali, i vigili urbani, i commercianti, gli studenti liceali, per costruire una rete di aiuto ad anziani in difficoltà. Giulia Avancini lavora presso l’Università Cattolica di Milano.

Silvia Barco, Giuseppina Busia, Marina Fasciolo, La bottega della reciprocità, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 47, n. 3 (estate 2017), pp. 30-33
L’articolo descrive il progetto “Bottega della reciprocità”, promosso dal Cissaca per creare una rete di solidarietà e mutuo-aiuto tra generazioni e favorire lo scambio di servizi destinato a persone in difficoltà. Il progetto consiste nel valorizzare i saperi e il contributo volontario delle persone anziane nel supportare minori e le loro famiglie, con particolare attenzione a quelle seguite dal servizio sociale, per facilitare la conciliazione tra tempi di cura e tempi di lavoro in quei nuclei in cui manca una rete familiare allargata. In modo reciproco, è previsto l’intervento di persone giovani (dal 16 ai 25 anni) a supporto di anziani in difficoltà, per migliorare la loro qualità di vita a domicilio e valorizzare l’incontro tra generazioni attraverso lo scambio di saperi, esperienze, sensibilità. In questo modo si incrementano le risorse di volontariato a disposizione dei servizi sociali e si attiva una rete di solidarietà tra i cittadini.

LA_BUSSOLA_webA cura di Matteo Schwarz … [et al.], La bussola. Punti cardinali per orientare la persona con HIV nella tutela dei propri diritti, in Notiziario dell’Istituto Superiore di Sanità, n. 4 (apr. 2017) supplemento 1, vol. 30, pp. 1-25
Questo lavoro, pubblicato in occasione del trentennale del Telefono Verde, è stato stilato da due esperti in materia legale nell’area in collaborazione con due ricercatori ed è articolata in domande e risposte. Questa guida è un concreto contributo nel rispondere alle esigenze delle persone-utenti che chiedono alle istituzioni pubbliche – non solo sanitarie – maggiore attenzione e supporto in alcuni fondamentali aspetti della vita a seguito di una diagnosi di sieropositività all’HIV. In un linguaggio accessibile a tutti, l’opera offre un utile vademecum sia per chi, ricevuta una diagnosi di sieropositività all’HIV, si senta solo e disorientato nel riorganizzare la propria vita convivendo con una patologia cronica, sia per tutti coloro che desiderino supportare il proprio caro nell’affrontare i problemi della vita quotidiana. Fondamentale, per la realizzazione di questo lavoro, è stata l’esperienza di counseling in materia legale che, da ormai oltre cinque anni, è andata ad arricchire le aree di intervento del Telefono Verde AIDS e IST dell’Istituto Superiore della Sanità. Raccogliendo e analizzando il contenuto delle richieste più frequenti provenienti dagli utenti, è stato possibile individuare delle aree tematiche ricorrenti ed organizzare dei contenuti in una formula comprensibile anche ai non addetti ai lavori.

Gloria Gagliardini, Il gruppo di auto-mutuo aiuto per familiari di persone con disabilità, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 47, n. 2 (2017), pp. 14-18
Il Gruppo di auto-mutuo aiuto (AMA) per familiari di persone con disabilità costituisce un’esperienza relazionale che prende forma e matura all’interno del Gruppo Solidarietà negli ultimi 8 anni. Il Gruppo solidarietà, associazione marchigiana che opera nel territorio di Ancona da 35 anni, supporta le famiglie e le persone con disabilità sul versante della tutela dei diritti e della promozione di politiche inclusive. Al suo interno il gruppo AMA, associazione costituita da volontari e non, riconosce nell’auto-mutuo aiuto uno strumento di promozione della salute e del benessere della persona. L’associazione si pone nella rete dei servizi sociali e sanitari come supporto ed integrazione alle tradizionali forme di intervento.

PEDAGOGIKA_IT_XXI_2_COVER-uai-516x729Ilenia Parenti, Carmelo Salvatore Benfante Picogna, I bisogni sociali e di salute delle persone con disabilità. Valutazione, qualità e cultura partecipativa, in Pedagogika.it, a. 21, n. 2 (apr.-giu. 2017), pp. 87-91
Nel presente lavoro gli autori descrivono uno studio esplorativo, condotto nel territorio di Caltanissetta e San Cataldo, sui bisogni sociali e di salute delle persone con disabilità. La promozione dello studio si è attivata su impulso del CESVoP (Centro sociale di volontari di Palermo), che, all’Assessorato alla Salute della Regione Siciliana, ha rappresentato l’esigenza di una ricognizione dei servizi esistenti nel territorio nonché di programmare i servizi calibrati sui bisogni della persona con disabilità

Francesca Corradini, Assistenti sociali e persone non autosufficienti. Una ricerca sui casi «andati bene», in Lavoro sociale, n. 1 (feb. 2017), vol. 17, pp. 26-31
Questo articolo illustra una ricerca dell’Università Cattolica di Milano che si propone di chiarire il ruolo degli assistenti che lavorano nell’area della non autosufficienza, ruolo spesso poco definito e sicuramente complesso. Nelle buone pratiche l’intervento si configura come intermediazione socio-assistenziale e l’assistente sociale, inserendo il proprio lavoro all’interno di una riflessione progettuale individualizzata e il più possibile condivisa, deve fare da connettore dei diversi interventi a favore del nucleo, mettendo in comunicazione servizi diversi. Sono quindi necessarie abilità professionali e personali di ascolto, comprensione e vicinanza. Nello stesso numero della rivista si veda anche l’articolo di Jacopo Tomasi, Cos’è importante per te? Cambiare prospettiva nella cura della persona (pp. 5-8).

Lisa Gollino, Marianna Lenarduzzi, Roberto Orlich, Le unità educative territoriali, Un’alternativa possibile al centro diurno per disabili, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 47, n. 1 (2017), pp. 16-18
L’Azienda per l’assistenza sanitaria n. 5 “Friuli Occidentale” ha avviato delle progettualità finalizzate alla promozione di percorsi integrati di autonomia personale e di inclusione sociale nei diversi contesti comunitari (ricreativi, culturali, sportivi, occupazionali, ecc.), alternativi o integrativi dei centri diurni, con particolare attenzione ai giovani disabili che concludono il percorso scolastico e che per i quali si ritiene preclusa la possibilità di un inserimento lavorativo. Sono state così realizzate le Unità educative territoriali (Uet) che si propongono come offerta intermedia per quei disabili che hanno abilità spendibili al di fuori dei laboratori dei centri diurni e che possono impegnarsi a beneficio della comunità. La ricerca illustrata in questo articolo analizza le caratteristiche del servizio, la relazione tra operatori e utenti, l’interazione tra gli utenti; i punti di forza e di debolezza delle Uet e il grado di soddisfazione dell’utente. Dalla ricerca emerge che le UET rappresentano una importante e significativa esperienza alternativa al tradizionale Centro diurno, con aspetti positivi e di crescita sia negli utenti sia negli operatori, facilmente esportabile come metodo e soluzione innovativa.

cop1616A cura di Emanuele Ranci Ortigosa, Politiche per la disabilità. Speciale Welforum, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 46, n. 4.3 supplemento (dic. 2016) – on line, pp. 1-67
Nell’ambito delle attività progettuali di Welforum, IRS (Rete delle Regioni, delle Province autonome e dei grandi Comuni per le politiche sociali) ha organizzato un seminario a Milano i giorni 6 e 7 ottobre 2016 per fare il punto sulle politiche per le persone con disabilità alla luce delle novità in campo normativo e programmatico (legge sul “Dopo di noi”, nuovi LEA, Vª Conferenza nazionale sulle Politiche della Disabilità, II Programma di Azione biennale dell’Osservatorio nazionale). La prima parte del seminario ha consentito di elaborare alcuni spunti interessanti a partire da uno sguardo nazionale e internazionale sui livelli delle politiche istituzionali. La seconda parte è stata dedicata a un approfondimento al livello territoriale: cosa accade nelle diverse esperienze locali? Quali sono gli snodi e le attenzioni da tenere per uno sviluppo coerente delle politiche con quanto indicato nelle sedi nazionali?

Fausto Poleselli, Dal progetto al processo nel lavoro d’aiuto. Per non trasformare un processo creativo in esercizio di potere, in Animazione Sociale, n. 9/305 (dic. 2016), pp. 66-75
In questo articolo vengono analizzati diversi aspetti dell’assistenza sociale in ambito psichiatrico, rivolgendo l’attenzione alla fase del progetto assistenziale ed al percorso terapeutico che deve comportare aspetti di creatività condivisi in un lavoro d’équipe. Fausto Poleselli lavora come assistente sociale presso l’ASL Roma 6.

Sabrina Quattrini, Assistenza alle persone con malattie croniche multiple. Politiche e pratiche, in Prospettive Sociali e Sanitarie, a. 46, n. 4 (2016), pp. 25-29
L’articolo propone una riflessione sulle cure integrate per i pazienti con multimorbidità in Italia. Dopo una presentazione del contesto italiano a livello epidemiologico e di policy sulla multimorbidità, vengono illustrati i risultati del progetto europeo “ICARE4EU” relativi ai quattro programmi tra i più innovativi individuati in Italia e i principali driver di successo.

downloadCristiana Pregno, Servizio sociale e anziani, Carocci Faber, Roma, 2016, pp. 182
L’autrice affronta il processo di invecchiamento, soprattutto nei suoi aspetti sociali riguardanti l’invalidità personale e l’implicazione della famiglie. Il ruolo dei servizi sociali è esposto sia per l’assistenza istituzionale che domiciliare. In ultimo viene considerata la violenza di cui gli anziani sono spesso vittime. Il servizio sociale, come disciplina e come professione, può apportare un contributo significativo alle nuove sfide che i bisogni della popolazione anziana propongono alla società e sollecitare lo sviluppo di sensibilità pubbliche e di competenze sul tema. Il libro si rivolge agli studenti e a chi già opera nell’ambito dei servizi sociali ed è interessato ad approfondire le complessità della condizione anziana e le strategie utili ad affrontarla. Cristina Pregno è assistente sociale specialista presso il Comune di Torino.
Collocazione Biblioteca: 17626

Mauro Perino, Perché le valenze sociali dei livelli essenziali dovrebbero essere assunte direttamente dal servizio sanitario, in Prospettive Assistenziali, n. 195 (lug.-set. 2016), pp. 4-7
Le prestazioni socio-sanitarie sono state definite dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 novembre 2001, al quale è stata data forza di legge con l’approvazione dell’articolo 54 della finanziaria 2003. Si tratta di un provvedimento normativo importante che, mentre conferma il trasferimento dei malati cronici non autosufficienti o con gravi disabilità e limitata autonomia nella cosidetta “area dell’integrazione socio-sanitaria”, individua le prestazioni domiciliari, semiresidenziali e residenziali a essa riconducibili, che devono rientrare tra i LEA, Livelli essenziali che il servizio sanitario nazionale è tenuto ad assicurare. Nell’articolo viene presentato un dibattito in merito all’argomento.

August Österle, Long-term Care Policies in Europe: Between Fiscal and Social Sustainability, in Politiche Sociali, a. 3, n. 1 (gen.-apr. 2016), pp. 3-20
Nel corso degli ultimi due decenni, molti paesi europei hanno visto ampliarsi l’esigenza di politiche di assistenza a lungo termine, ma questa tendenza è stata accompagnata dal contenimento dei costi. Questo contributo discute questi sviluppi delle politiche di assistenza a lungo termine europei dal punto di vista della sostenibilità. La sostenibilità di solito è discussa in termini finanziari, ma questi dibattiti spesso ignorano le conseguenze sociali per le generazioni future, mentre invece è necessario che, per essere sostenibili, le pratiche attuali non danneggino le loro opportunità. In questo articolo si evidenzia che, nella pratica, le misure di contenimento dei costi mettono a rischio la copertura delle esigenze di assistenza, la fornitura di lavoro di cura e un equo accesso alle cure a lungo termine. Secondo l’autore, se il concetto di sviluppo sostenibile è preso sul serio, è assolutamente necessario investire nelle politiche di assistenza a lungo termine.

Fondazione Italiana Malati di Alzheimer, L’impatto economico e sociale della malattia di Alzhaimer: Rifare il punto dopo 16 anni. Sintesi dei risultati, Censis, Roma, 2016, pp. 11
La collaborazione tra AIMA e Censis ha reso possibile la realizzazione di tre importanti studi sulla condizione delle persone affette da Alzheimer e delle loro famiglie. L’obiettivo di questo terzo e nuovo studio nazionale, realizzato grazie al contributo di Lilly, è stato quello di analizzare l’evoluzione negli ultimi 16 anni della condizione dei malati e delle loro famiglie privilegiando il punto di vista dei caregiver. L’indagine ha coinvolto un campione di 425 caregiver di malati di Alzheimer non istituzionalizzati e sono stati delineati: il profilo socio-demografico dei malati e dei caregiver; il quadro clinico dei malati e il percorso diagnostico; le terapie farmacologiche; i modelli di assistenza; il ruolo del caregiver; l’impatto sul caregiver degli oneri assistenziali; la dimensione economica dell’assistenza.

Consultare anche le bibliografie su: la famiglia, Hiv e Aids.